venerdì 22 marzo 2019

PRESTITI ANGLOSASSONI IN NORRENO

I contatti tra Vichinghi e Anglosassoni sono stati particolarmente intensi, anche se non sempre costruttivi. Gli adoratori di Odino e di Thor appresero dai loro avversari il concetto di martirio, ricordando per molto tempo come Ragnar Lodbrok fosse stato ucciso in modo atroce dai Cristiani in Inghilterra. Da queste complesse dinamiche di interscambio sono derivati alla lingua norrena alcuni interessanti prestiti dall'antico inglese. Fornisco nel seguito un elenco di parole norrene prese a prestito dall'antico inglese, aggiungendo i necessari commenti. 

Il genere delle voci norrene è indicato tra parentesi: (m.) = maschile; (f.) = femminile; (n.) = neutro. 

antefna (f.), antifona
Prestito dall'antico inglese antefn "antifona", a sua volta dal latino ecclesiastico antipho:na. In ultima analisi è dal greco ἀντίφωνα. La parola norrena ha una -a della declinazione debole, mentre la forma anglosassone ha la declinazione forte; non è escluso che una variante *antefne sia esistita nella lingua d'origine.


ábóti (m.), abate
Prestito dall'antico inglese abbud "abate", a sua volta dal latino abba:s (gen. abba:tis). L'oscuramento dell'antica vocale /a:/ è tipico dell'anglosassone.


barlak (n.), orzo 
Prestito dall'antico inglese bærlic "orzo", da cui è derivato l'inglese moderno barley.


bákn (n.), segnale
bákna, fare segnali
Prestito dall'anglosassone bēacen "segno, portento; faro", da cui è derivato l'inglese moderno beacon "segnale nautico". Si risale al protogermanico *bauknan; l'evoluzione del dittongo /-au-/ non può essere nativa in norreno, o avremmo avuto *baukn.
    Considerazioni:

L'etimologia ultima è sconosciuta, con ogni probabilità è un termine tecnico di una lingua preindoeuropea di sostrato. Per usare il linguaggio della mitologia nordica, diremmo che è una parola della lingua dei Vani.

bátr (m.), barca
Prestito dall'antico inglese bāt (inglese moderno boat). Il termine nativo corrispondente è la forma poetica beit (n.) "nave", che però si usava soltanto in poesia. La forma protogermanica a cui risale la parola anglosassone è *baitaz (m.), quella a cui risale la parola norrena è *baitan (n.). Si vede come il dittongo protogermanico si è evoluto regolarmente in /a:/ in anglosassone e in /ei/ in norreno.
    Considerazioni:
L'etimologia ultima di questa parola è sconosciuta, con ogni probabilità è un termine tecnico di una lingua preindoeuropea di sostrato. Per usare il linguaggio della mitologia nordica, diremmo che è una parola della lingua dei Vani. 

bílifi (n.), bella vita
Prestito dall'antico inglese bīleofa, bīlifa "nutrimento, cibo". Si noti che in norreno non si hanno esiti nativi della preposizione germanica *bi "per mezzo di" e neppure del corrispondente prefisso verbale.

bjalla (f.), campana, campanello
Prestito dall'antico inglese belle "campana", da cui è derivato l'inglese moderno bell. Questa parola, caratteristica dell'anglosassone, non si trova in altre lingue germaniche se non come prestito. Per quanto riguarda l'origine ultima, deve essere connessa con l'anglosassone bellan "ruggire" (in origine "risuonare; far rumore").


bjórr (m.), birra forte (di importazione)
Prestito dall'antico inglese bēor "birra". Non si deve confondere questa parola con l'omofono bjórr (m.) "castoro", dal protogermanico *biβruz


blek (n.), inchiostro
Antico inglese blæc "nero; inchiostro". La parola proviene dalla stessa radice protogermanica del norreno blakkr "nero; blu scuro", che poi è stato preso a prestito dall'inglese, dando il moderno black "nero".


bleza, benedire
Antico inglese bletsian, blœ̄dsian "benedire". Il termine anglosassone è davvero sorprendente, dato che non ha nulla a che fare col Cristianesimo: deriva infatti dalla stessa radice protogermanica del norreno blót "sacrificio" (pagano). In origine il verbo bletsian indicava l'atto di aspergere qualcosa (albero, oggetto o persona) con il sangue di un animale sacrificato.  

dekan (m.), diacono
In ultima analisi derivato dal latino diaconus, a sua volta dal greco diakonos. Dall'aspetto fonetico risulta evidente un intermedario angolosassone: antico inglese deacon, diacon. L'accento cadeva sulla prima vocale del dittongo: in medio inglese abbiamo deken "lettore del Vangelo", "assistente di un ecclesiastico". Si noti l'assenza della terminazione del nominativo -r, come in altre parole straniere. In norreno si trova anche una forma regolarmente derivata dal latino ecclesiastico, djákn

dugga (f.), vigliacco 
Prestito dall'antico inglese docga "cane" (inglese moderno dog). Notare il genere femminile, che applicato a un uomo era considerato sommamente spregiativo. Tra l'altro, il vile era assimilato all'omosessuale passivo. Non credo che l'antica Scandinavia pagana piacerebbe molto ai moderni fautori della political correctness.
    Considerazioni
L'origine ultima dell'inglese dog è una crux inveterata. Sono dell'idea che sia derivato dal celtico *dago-ku: (gen. *dago-kunos) "buon cane", ossia "segugio" - un composto formato da due radici molto ben attestate. Va detto però che per arrivare a docga dalla protoforma proposta è necessario postulare una lingua celtica insulare finora sconosciuta. Sono convinto che sia necessario farlo, come mostrerò in un'altra occasione sulla base di ulteriori evidenze. L'accademico Gąsiorowski ha avanzato l'ipotesi che docga sia un ipocoristico di un fantomatico *dox hund "cane giallastro", il che pare piuttosto degno di irrisione e di scherno.


England (n.), Inghilterra
Prestito dall'antico inglese Englaland, Englalond "Inghilterra", ossia "Terra degli Angli".


Englar (m. pl.), Angli
Prestito dall'antico inglese Engle "Angli". Stando alla derivazione dell'etnonimo dal protogermanico, ci saremmo piuttosto aspettati un più regolare *Anglar.


enskr, inglese
engilskr, inglese
Prestito dall'antico inglese englisċ "inglese", dal protogermanico *angliskaz, derivato dal nome etnico degli Angli, a mio avviso di origine tuttora oscura. La forma breve enskr è la più diffusa: notevole è la caduta della liquida per semplificazione di un nesso consonantico improbo.


fasta, digiunare
Prestito dall'antico inglese fæstan "digiunare". La parola è giunta in Scandinavia per via della cristianizzazione. L'origine ultima è dall'aggettivo protogermanico *fastuz "fermo, saldo", donde *fastjanan, *faste:nan, *fasto:nan "osservare con fermezza (un comando, un precetto, etc.)". Lo slittamento semantico non è stato qualcosa di improvvisato, deve essere maturato in un ambiente precocemente esposto al Cristianesimo; in ogni caso in Wulfila abbiamo fastan "mantenersi saldo", ma non "astenersi dal cibo".


fiðla (f.), violino
Prestito dall'antico inglese fiþele, fiðele (f.) "viola" (strumento a corda suonato con un archetto), a sua volta dal latino tardo vi:tula. Si noti il passaggio dalla fricativa sonora /v-/ latina a una fricativa sorda /f-/. Dalla stessa fonte latina derivano anche l'italiano viola e violino


frakka (f.), giavellotto
Prestito dall'antico inglese franca (m.) "giavellotto". Possiamo capire che è un prestito per via del cambiamento di genere: il maschile debole in -a dell'anglosassone in norreno è stato assimilato al femmile debole in -a. Gli esiti nativi del protogermanico *frankæ:n "giavellotto" sono frakki (m.) "giavellotto" e frakki (m.) "ferro aguzzo e ricurvo". Come apprendiamo dalla saga di Hallfred Poeta Malvagio, un marinaio del re cristiano Olaf Tryggvason si chiamava Akkerisfrakki "Ferro Ricurvo dell'Ancora".


Frankar (m. pl.), Franchi
Frakkar (m. pl.), Franchi
    derivati:
    Frakkland (n.), Francia
Prestito dall'antico inglese Francan "Franchi", sing. Franca "Franco". L'origine dell'etnonimo è presto detta: deriva dal protogermanico *frankæ:n "giavellotto", conservato ad esempio nell'antico inglese franca (m.) "giavellotto". Nel regno dei Franchi nacque una nuova accezione dell'etnonimo, che conobbe molta fortuna: l'aggettivo franco venne a significare "libero". Il passaggio semantico fu questo: "franco" (ossia "appartenente alla classe dominante") > "esente da tasse" > "libero". Così molti autori si sono ingannati, favoleggiando di un germanico *frank "libero". Un caso da manuale di falsa etimologia.  


gaflak (n.), giavellotto leggero
Prestito dall'antico inglese gafeluc, a sua volta dal gallese medio gaflach. L'origine ultima è il protoceltico *gabalo- "forca".


guðspell, guðspjall (n.), Vangelo
Prestito dall'antico inglese gōdspell "Vangelo", traduzione quasi letterale di evangelium, a sua volta dal greco εὐαγγέλιον, lett. "Buona Novella". Il primo membro della parola anglosassone non è stato adattato in góð- "buono", bensì in guð- "Dio, divino". Un notevole caso di paretimologia o etimologia popolare. 


guðvefr (m.), tipo di stoffa fine e costosa
Prestito dall'antico inglese gōdwebb, godwebb "tipo di veste preziosa; veste di porpora".
Il primo membro della parola anglosassone non è stato adattato in góð- "buono", bensì in guð- "Dio, divino", complice anche la variante con vocale breve: la quantità vocalica era incerta già alla fonte.

harri (m.), signore
Prestito dall'antico inglese hearra, heorra, herra, hierra "signore", derivato dall'antico sassone hērro, a sua volta dall'antico alto tedesco hēriro, hērro "signore". Questo vocabolo viveva ancora nel medio inglese come harre, herre "capo, signore", quindi si è estinto.


imbrudagr, ymbrudagr (m.), digiuno delle Quattro Tempora
Prestito dall'antico inglese ymbrendagas "Quattro Tempora", sing. ymbrendæġ "giorno delle Quattro Tempora". Verosimilmente da Quatember, formato a partire su Quattuor Tempora su modello dei mesi september, octo:ber, november, december, poi contratto ulteriormente. C'è tuttavia chi vorrebbe analizzare ymbren- come un composto nativo di ymb "intorno" e ryne "corso", con allusione al ciclo delle stagioni nell'anno.


jarknasteinn (m.), pietra preziosa
Prestito dall'antico inglese eorcnanstān "pietra preziosa", dalla radice protogermanica *erkna- "splendente, prezioso, puro". Cfr. gotico airkns "santo; puro". In norreno dovremmo avere come esito l'aggettivo *jarkn, ma questo non ci è documentato. La parola anglosassone è stata presa in prestito e rifatta foneticamente. 


Jórvík (f.), York
Prestito dall'antico inglese Eoforwīċ "York", dal toponimo latino Ebora:cum, di chiarissima origine celtica (< *ebura:ko-, aggettivo derivato da *eburos "albero del tasso"). In antico inglese wīċ significa "villaggio", dal latino vi:cus. In norreno è stato rimpiazzato dal vocabolo nativo vík (f.) "baia".


kempa (m.), campione
Prestito dall'antico inglese cempa "campione". Cfr. longobardo camphio, camfio.
Il termine è un nome d'agente, antica formazione da *kampa- "battaglia" (norreno kapp "contesa", tedesco moderno Kampf "battaglia, lotta"), a sua volta prestito dal latino campus. È chiara l'origine anglosassone, perché non si ha il passaggio regolare di /mp/ in /pp/.


klæða, vestire
Prestito dall'antico inglese clǣþan "vestire", derivato dal protogermanico *klaiþanan. La parola norrena non può essere nativa per via del vocalismo della radice, incompatibile con la naturale evoluzione del dittongo /ai/ in tale contesto fonetico.


krog (n.), zafferano
Prestito dall'antico inglese crog "zafferano", a sua volta dal latino crocus. La consonante sonora -g- implica una mediazione celtica. 


lafði (f.), signora 
Prestito dall'antico inglese hlǣfdige "signora" (lett. "colei che impasta il pane"). Nell'inglese moderno questo vocabolo si è evoluto nel ben noto lady. Si noti che il norreno ha l- dove l'antico inglese ha hl-: il prestito deve essere avvenuto tramite un dialetto dell'antico norvegese che semplificava hl- in l-. Degna di attenzione è anche la vocale breve -a- del norreno rispetto alla vocale lunga -ǣ- dell'anglosassone.


láðmaðr (m.), condottiero
Prestito dall'antico inglese lādman "condottiero". Si noti la tipica evoluzione in /a:/ del dittongo protogermanico /ai/ nell'anglosassone. In tedesco abbiamo Leiter "capo, condottiero" dalla stessa radice (leiten "guidare"), con evoluzione fonetica regolare.


lávarði (m.), signore
Prestito dall'antico inglese hlāfword "signore" (lett. "guardiano del pane"). Nell'inglese moderno questo vocabolo si è evoluto nel ben noto lord.
Si noti che il norreno ha l- dove l'antico inglese ha hl-: il prestito deve essere avvenuto tramite un dialetto dell'antico norvegese che semplificava hl- in l-

león (m.), leone
ljón (m.), leone
Prestito dall'antico inglese lēo (gen./dat./acc. sing. lēon; nom./acc. pl. lēon; gen. pl. lēona; dat. pl. lēom), a sua volta dal latino leo: (gen. leo:nis), in ultima analisi dal greco λέων (gen. λέοντος). La parola greca a sua volta ha origini semitiche. Sono d'accordo con uno spiritoso navigatore nell'ammettere che la Scandinavia antica non ha poi avuto molti contatti diretti con i leoni: qualcuno potrebbe anche credere che il prestito possa essere venuto dal latino dei chierici. Notiamo però che esiste il toponimo Ljóney "Isola dei Leoni".  


loddari (m.), giocoliere, giullare
Prestito dall'antico inglese loddere "povero, mendicante", in origine "nullità, persona che non vale nulla". Onore all'opinione che gli antichi Germani avevano dei guitti! 


Lundúnir (f. pl. tantum), Londra
Lundún (f.), Londra
Lundúnaborg (f.), Londra
Prestito dall'antico inglese Lunden, a sua volta dal toponimo latino Londi(:)nium, di origine celtica.


læra, insegnare
Prestito dall'antico inglese lǣra "insegnare", dal protogermanico *laizjanan. Il vocalismo della forma ancestrale prova al di là di ogni dubbio che il vocabolo norreno non è ereditato (ci aspetteremmo *leira). Evidentemente si tratta di un prestito connesso con la cristianizzazione.

mjǫðdrekka (f.), cassa, reliquiario 
Prestito dall'antico inglese mȳderce, myderce "cassa": il secondo elemento -erce deriva dal gotico wulfiliano arka "cassa", a sua volta dal latino arca. Un notevole caso di etimologia popolare, con fantasioso quanto enigmatico accostamento a mjǫðr "idromele". 


mynstr (n.), chiesa
Prestito dall'antico inglese mynster "monastero", a sua volta dal latino monaste:rium "monastero" (greco μοναστήριον). L'esito nell'inglese moderno è minster "chiesa monastica; cattedrale (senza connessione monastica)".


offra, sacrificare
Prestito dall'antico inglese offrian "offrire", a sua volta dal latino offerre "offrire". Il prestito rende il concetto cristiano di sacrificio, in netta opposizione con quello pagano.


píliza (f.), mantello da coro
Prestito dall'antico inglese pileċe (f.) "veste di pelle, pelliccia", a sua volta dall'aggettivo latino pelli:cius "fatto di pelle" (da cui deriva anche l'italiano pelliccia). Evidentemente i mantelli da coro dell'epoca medievale non somigliavano molto a quelli attuali. 

prestr (m.), prete
Prestito dall'antico inglese prēost, derivato dal latino presbyter, a sua volta dal greco "anziano". Notevole l'abbreviazione della vocale in norreno (ci aspetteremmo *préstr o addirittura *prjóstr). Chiaramente si tratta di un prestito connesso alla cristianizzazione. 


reykelsi (n.), incenso 
Prestito dall'antico inglese riecels "incenso", derivato dal verbo rēocan "fumare", dal protogermanico *riukanan.  L'aspetto fonetico è stato condizionato dall'associazione con il verbo reykja "fumare" (dal protogermanico *raukjanan), pur restando un residuo non analizzabile -elsi


ræðingr (m.), testo, lezione
Prestito dall'antico inglese rǣding "lettura, lezione, narrazione", derivato da rǣdan "leggere; spiegare, interpretare".


sálast, sálask, morire
Prestito dall'antico inglese sāwlian "rendere l'anima, morire". Un chiaro derivato di sāwol "anima". Il dittongo lungo, estremamente improbabile in norreno, è stato semplificato senza esitazione. Notare la coniugazione riflessiva (-st, -sk). 


skíri (n.), distretto, provincia 
Prestito dall'antico inglese sċīr "distretto, regione amministrativa". Il termine, di natura prettamente legale, non ha paralleli esterni all'anglosassone, così ci sono pochi dubbi che la voce norrena sia un prestito. Il gruppo consonantico /sk/ deve essere dovuto ad ipercorrettismo: probabilmente furono i Danesi del Danelaw a sostituire con /sk/ il suono palatale /ʃ/ in un contesto di bilinguismo diffuso.  


skóli, skúli (m.), scuola; apprendimento; insegnante
Prestio dall'antico inglese scōl (f.) "scuola", a sua volta dal latino schola, in ultima analisi dal greco σχολή. I problemi fonetici, morfologici e semantici non mancano. 

snákr (m.), serpente
Questa voce è derivata direttamente dall'antico inglese snaca "serpente", donde l'inglese moderno snake, a tutti ben noto.
   
Considerazioni: 
L'origine ultima è a parer mio ignota, a dispetto di ripetuti tentativi di connetterla al sanscrito nāga- "serpente", a sua volta proveniente da un sostrato sconosciuto. Nonostante la vocale lungua sia un problema, non ci sono dubbi sulla natura anglosassone del prestito. Si noterà che anglosassone /a/ - norreno /a:/ non è un'alternanza possibile nelle voci ereditate dalla protolingua germanica. 

snæða, mangiare
   derivati:
   snæðingr (m.), ora del pasto 
   snæðing (f.), ora del pasto
Prestito dall'antico inglese snǣdan "tagliare, affettare; mangiare, prendere un pasto", che deriva dal protogermanico *snaiðjanan "tagliare". Cfr. tedesco schneiden "tagliare". Il passaggio semantico è stato qualcosa di questo genere: "tagliare il cibo" > "mangiare". 


stallari (m.), ufficiale regio
Prestito dall'antico inglese steallere "maresciallo", a sua volta dal latino tardo stabula:rius "addetto alle stalle".


stívarðr (m.), custode domestico
Prestito dall'antico inglese stī(ġ)weard "custode domestico", formato da stīġ "sala" + weard "guardiano". L'esito in inglese moderno è steward "gestore, attendente".


stræti (n.), strada 
Prestito dall'antico inglese strǣt "strada", da cui l'inglese moderno street. Cfr. antico frisone strēte. In ultima istanza queste forme derivano dal protogermanico *stra:to: "strada lastricata", a sua volta un antico prestito dal latino stra:ta (neutro pl. di stra:tum), donde anche l'italiano strada. Si vede subito che la forma norrena non può essere derivata direttamente dal protogermanico: il suo vocalismo e la sua morfologia ci testimoniano che il prestito è avvenuto dall'anglosassone.
 


svinca, lavorare
Prestito dall'antico inglese swincan "lavorare; affliggere". Il nesso intrinseco tra lavoro e afflizione era ben noto. La parola norrena non può essere nativa per via della conservazione del gruppo consonantico /-nk-/, non assimilato in /-kk-/.
 

sǫ́l (f.), anima
sǫ́la (f.), anima
Termine germanico, dalla protoforma *saiwalo: "anima" (in origine "spirito delle acque", da *saiwiz "distesa d'acque"); non è tuttavia una parola del lessico ereditario norreno, dato che in norreno il dittongo -ai- non evolve in questo modo. La fonte della parola è infatti l'antico inglese sāwol "anima", evolutasi regolarmente in soule, sowle, saule, sawle in medio inglese. Se la forma protogermanica si fosse evoluta in norreno, avrebbe dato *sæful. Il prestito è oltremodo bizzarro, visto che in ogni caso l'origine del termine è eminentemente pagana, risalente a credenze neolitiche sulle acque marine come luogo di origine e dimora delle anime. Con ogni probabilità quando il prestito avvenne, i parlanti del norreno ritenevano cristiano tutto ciò che veniva dall'Inghilterra: l'origine del termine era stata dimenticata. Quello che più sorprende è che non sia documentata in tutta la Scandinavia e l'Islanda una sola occorrenza di una forma nativa derivata dal protogermanico *saiwalo: "spirito delle acque". Forse operava un tabù linguistico? Qual era dunque la natura di questa interdizione? Mi dolgo del fatto che nessun accademico abbia pensato di fare studi approfonditi sull'argomento.

tívor (n.), sacrificio, vittima sacrificale (poet.)*
      *non "dio" come spesso riportato 
Un hapax, che ricorre soltanto in una poesia che per anni ha costituito una vera e propria crux. Interpretato tradizionalmente come "dio", questo lemma è in realtà nient'altro che l'antico inglese tīber, tīfer "sacrificio, vittima sacrificale", dal protogermanico *ti:βran. Nella poesia Vǫluspá (Profezia della Veggente), il dio Baldr è ritenuto proprio una vittima sacrificale: 

Ek sá Baldri,
blóðgum tívur,
Óðins barni,
ørlǫg folgin. 

Io vidi per Balder
Un sacrificio cruento,
per il figlio di Odino
il destino nascosto.

Tale concetto di divinità-vittima mancava in origine nel paganesimo nordico, così si può considerare questa una prova concreta del fatto che Balder altro non è che una trasposizione di Cristo. In anglosassone Bealdor "Signore" è infatti un epiteto di Cristo. Bealdor è stato tradotto con l'equivalente Baldr in norreno, dando origine a una nuova figura religiosa. Si rimanda all'opera di Sophus Bugge per maggiori dettagli.

úfr (m.), ugola
Prestito dall'antico inglese ūf "ugola", a sua volta dal latino u:va "ugola" (chiamata così per via della sua forma). La parola norrena non va confusa con diversi suoi omofoni: úfr (m.) "tipo di gufo"; úfr (m.) "tipo di nastro"; úfr (m.) "lupo; orso" e úfr (m.) "ostilità". Riporto un dettaglio esilarante. L'accademico tedesco Gerhard Koebler ha glossato ufr con Zäpchen, che in tedesco indica sì l'ugola, ma anche la supposta. Il traduttore di Google (come mi piacciono queste amenità!) rende l'ulteriore glossa Zäpchen im Hals con "supposta in gola". :)


vimpill (m.), velo da donna 
Prestito dall'antico inglese wimpel "velo da donna". La parola norrena non può essere nativa, perché nelle voci regolarmente derivate dal protogermanico il gruppo consonantico /-mp-/ si assimila in /-pp-/.

Tra i prestiti più importanti dall'anglosassone si annoverano importanti parole relative all'arte della navigazione (bátr, bákn), alla società (kempa, harri, dugga, etc.) e alla religione (sǫ́l, prestr, guðspell, fasta, mynstr, etc.). Moltissimi nel Web indagano l'influenza del norreno sull'inglese, ma sono senza dubbio tra i pochi a fare l'inverso, ossia a interessarmi dell'influenza dell'antico inglese sul norreno. Mi auguro che in futuro questo campo di indagini si espanderà sempre più.

Nomi propri di persona anglosassoni importati in norreno: 

Álfvin (m.), Alvin 
L'antroponimo è un prestito dall'antico inglese Ælfwine "Amico degli Elfi" ed è identico al ben noto longobardo Albuin, ossia Alboino. Sappiamo che i canti che glorificavano Alboino giunsero fino ai Sassoni e forse anche oltre, contribuendo ad aumentare la popolarità del suo inclito nome.


Goðin (m.), Godwin
Guðini (m.), Godwin
L'antroponimo è un prestito dall'antico inglese Godwin "Amico di Dio". Della stessa origine sono i cognomi Godwin e Goodwin.


Sunnifa (f.), Sunniva
L'antroponimo è un prestito dall'antico inglese Sunngifu "Dono del Sole". Si narra che questo nome fu portato da una principessa cristiana irlandese costretta a fuggire in Norvegia, dove trovò la morte. È stato scelto di non tradurre Sunnifa in *Sunnugjǫf, come a parer mio sarebbe stato logico fare: per qualche ragione l'oscurità etimologica è stata ritenuta più conveniente.


Vinaman (m.), Vinamanno 
L'antroponimo è un prestito dall'antico inglese Wineman, nome di un santo (latinizzato in Vinamannus). Si tratta di un composto di wine "amico" con man "uomo".


Esistono nomi propri di persona norreni influenzati dalla fonetica anglosassone: 

Áslákr (m.), Oslac
In norreno il dittongo protogermanico /-ai-/ in questo contesto si è evoluto in /-ei-/, non /-a:-/. La forma norrena genuina di questo antroponimo è Ásleikr.

Óláfr (m.), Olaf 
L'antroponimo deriva dal protogermanico *Anulaiβaz "Eredità dell'Antenato". Tuttavia in norreno il dittongo protogermanico /-ai-/ in questo contesto si è evoluto in /-ei-/, non /-a:-/. Infatti esiste la genuina forma Áleifr "Olaf", ben documentata. In antico irlandese questa forma è penetrata come Aṁlaiḃ "Olaf". La forma Óláfr è dovuta all'adattamento dell'antroponimo scandinavo alla fonetica dell'anglosassone: poi dall'Inghilterra il nome è tornato in Scandinavia per effetto boomerang. Certo, è un bel paradosso: Olaf è ritenuto la quintessenza dell'essenza vichinga, eppure ha in sé una traccia anglosassone. Le peripezie non finiscono qui: dalla Norvegia è tornato in Inghilterra con il culto di Olaf il Santo (Óláfr inn Helgi), dove è documentato come Saint Olave /seɪnt 'ɔlɪv/


L'interessante caso di un teonimo controverso: 

Baldr (m.), Balder (lett. "Principe")
Il teonimo deriva dall'antico inglese Bealdor "Signore, Cristo": il prestito è stato facilitato dall'esistenza in norreno del vocabolo poetico baldr (m.) "principe". Ovviamente baldr "principe" ha in ultima analisi la stessa origine dell'anglosassone Bealdor. Come già evidenziato, si tratta di una precoce introduzione di Cristo nel pantheon nordico.

lunedì 18 marzo 2019

PRESTITI GERMANICI ORIENTALI IN NORRENO

I prestiti dalla lingua gotica al norreno che gli accademici hanno facilmente identificato sono stati ereditati dalla missione di Wulfila e sono in prevalenza relativi alla sfera religiosa. L'origine ultima di queste parole è latina e/o greca - con un paio di notevoli eccezioni da me evidenziate e neglette dagli autori. In genere prevale l'idea che non si tratti in realtà di prestiti diretti, ma di voci giunte in Scandinavia per tramite di altri Germani già cristianizzati - anche se non si può per principio escludere che ci siano state precoci missioni della Chiesa Ariana in Scandinavia. Riporto un elenco di termini appartenenti a questo strato lessicale. 

Il genere delle voci norrene è indicato tra parentesi: (m.) = maschile; (f.) = femminile; (n.) = neutro. 

1) djǫfull (m.), diavolo
Un prestito religioso dal gotico diabaulus "diavolo", direttamente dal latino diabolus, a sua volta dal greco διάβολος, in origine "calunniatore; accusatore", traduzione dell'ebraico שָּׂטָן Sa:ta:n "accusatore, persecutore, avversario". Il trattamento fonetico depone a favore dell'antichità della parola in norreno. 

2) engill (m.), angelo
Un prestito religioso dal gotico aggilus "angelo", pl. aggiljus, aggileis, adattamento del latino cristiano angelus, a sua volta dal greco ἄγγελος, in origine "messaggero". In ultima analisi la parola greca traduce l'ebraico מַלְאַךְ mal'akh "messo, messaggero". Il derivato erkiengill (m.) "arcangelo" non è un prestito dal gotico arkaggilus, ma una formazione analogica tramite il prefisso erki- con vocale finale piena. Questo prefisso in gotico era senza dubbio *arki-, che però non ci è attestato. La contrapposizione tra erkiengill e arkaggilus rafforza la nostra ipotesi di un'origine diretta di erki- dal latino ecclesiastico archi- piuttosto che dalle Scritture nella lingua wulfiliana.


3) húsl (n.), eucarestia
Un prestito religioso dal gotico hunsl "sacrificio", donde il composto hunslastaþs "altare" (lett. "luogo del sacrificio). L'origine ultima è sconosciuta, verosimilmente si tratta di un relitto del sostrato neolitico presente in protogermanico. Che il termine sia un prestito dalla lingua delle Scritture tradotte da Wulfila lo prova il fatto che in norreno è sempre usato per designare un concetto cristiano. Dal gotico di Wulfila deriva anche l'inglese housel "eucarestia", che oggi è considerato un termine antiquato.

4) papi (m.), monaco irlandese; papa
Un prestito religioso dal gotico papa "prete", donde antico alto tedesco phaffo, da cui il tedesco moderno Pfaffe. Nel significato di "papa" la parola è invece un prestito posteriore. Non manca chi reputa invece questa parola un prestito dall'antico irlandese pobba, pabba, popa, bobba "padre" (in senso religioso), cosa che a me pare ora assai opinabile per motivi fonetici. Il nome del missionario Poppo, che giunse in Danimarca alla corte di Aroldo I "Dente Azzurro" Gormsson, deve essere derivato proprio dalla parola irlandese.

5) pikkisdagr, píkisdagr (m.), Pentecoste
Il prestito viene dal gotico paintekuste, direttamente dal greco. Per maggior chiarezza di pensiero, alla parola al genitivo è stato aggiunto dagr "giorno".


6) ulfaldi (m.), cammello
Un prestito dal gotico ulbandus "cammello", derivato dal latino volgare *olifantus "elefante" per elephantus (classico elepha:s, gen. elephantis), a sua volta dal greco ἐλέφας. Si noti la declinazione debole, che ha sostituito l'originale tema in -u-. Anche se sapere qualcosa dell'esistenza del cammello non è di per sé un concetto legato al Cristianesimo, non c'è dubbio che la fonte di questo prestito si trova proprio nelle Scritture.


7) ups (f.), bordo del tetto, grondaia
Un prestito dal gotico ubizwa "portico". Se il protogermanico *uβizwo: si fosse evoluto naturalmente, avremmo in norreno un esito *yfr, il che non è. Alcuni hanno ipotizzato una protoforma *uβaswo:, sulla base dell'antico alto tedesco obasa, opasa, obisa "portico; sala; tetto" e dell'atico inglese efes "bordo di un tetto", che però hanno tutta l'aria di essere prestiti dal gotico. Incombe sempre il rischio di prendere il protogermanico a martellate per far tornare l'ipotesi di un'origine nativa di una parola attestata. Anche se il prestito non sembra di natura religiosa, la parola è contenuta nella traduzione delle Scritture fatta dal vescovo Wulfila, quindi è suscettibile di essere passata presso altri Germani. 


8) ǫrk (f.), arca; cassa 
    arka (f.), arca; cassa
Un prestito dal gotico arka "cassa", giunto in due tempi diversi, assimilato nel primo caso e non assimilato nel secondo (per quanto la parola più recente potrebbe essere giunta direttamente dal latino). Il termine, pur avendo un uso profano, è di chiara origine cristiana. Nella Bibbia di Wulfila indica concretamente la scatola ove veniva custodito il denaro. 


Alcune parole sono altamente problematiche, presentando problemi fonetici e semantici gravi, oppure non essendo documentate nelle traduzioni wulfiliane a noi giunte, pur dovendo essere presenti.

1) diskr (m.), piatto
Un prestito dal gotico *diskus, introdotto dal latino discus, a sua volta dal greco diskos. Si tratta di un prestito molto antico, solo in apparenza privo di implicazioni religiose. Il vocabolo norreno non può essere giunto dall'antico inglese disċ come molti credono: la consonante finale era già palatale all'epoca in cui i Vichinghi ebbero contatti con gli Anglosassoni. Non è nemmeno un prestito dal latino tardo o medievale. L'inglese moderno ha dish, diretto continuatore della forma anglosassone. Si può ipotizzare un doppione norreno *deskr (m.) "banco", donde deriva l'inglese desk "banco", che mostra una trasformazione della vocale tipicamente romanza.


2) heiðinn, pagano
Un prestito dal gotico haiþns "pagano". Questa parola è documentata soltanto nella forma sostantivata femminile haiþno "(donna) pagana"; omettiamo l'asterisco in haiþns per decenza, essendo impossibile sostantivare un aggettivo inesistente. Il sospetto è che la parola sia derivata dal greco (ethnikós) "gentile, pagano", calco dall'ebraico גּוֹיִים go:yi:m "genti, nazioni; non ebrei". L'aspirazione iniziale e il dittongo si devono all'influenza di haiþi (f.) "campo non coltivato", dal protogermanico *χaiþi: "brughiera". Così *aiþns (con ai = e aperta breve) divenne haiþns (con ai = dittongo). Si noti l'assenza della vocale tematica di haiþi prima sel suffisso nasale: non abbiamo *haiþins, bensì haiþns. Quando la parola è stata presa a prestito da altre lingue germaniche, una vocale davanti a -n- è stata ripristinata, credo per motivi fonetici. Per questo sono state ricostruite forme protogermaniche come *χaiþanaz e *χaiþinaz. Nell'immaginario gotico, il pagano doveva essere l'irreligioso, colui che era stato bandito dall'Ecumene e costretto a vivere in una terra selvaggia. Tischner sostiene che la parola gotica significasse soltanto "straniero, forestiero", ma è una tesi difficile da sostenere. Non si trattò mai di una parola ideologicamente neutra. A un certo punto fu usata dagli stessi pagani per apostrofare i cristiani come "empi, irreligiosi". Si noterà che nella saga di Hallfred Poeta Malvagio, il protagonista Hallfred, che ancora non è cristiano, chiama "vil cane pagano" il battezzato Gris che ha servito come variago a Bisanzio.


3) kirkja (f.), chiesa (come edificio e come comunità)
Un prestito dal gotico *kwrjake, *kwrjakei "chiesa", che non è arrivato fino a noi ma che è ricostruibile dalle evidenze delle lingue germaniche attestate. La parola deve essere stata presa direttamente dal greco κυριακή (kyriaké:) "del Signore", femminile dell'aggettivo κυριακός  (kyriakós), da cui deriva anche il nome Ciriaco. Questa è l'etimologia dell'inglese church, dello Scots kirk e del tedesco Kirche. La forma gotica documentata è aikklesjo "chiesa" (comunità), dal greco ἐκκλησία (ekkle:sía:).


4) sókn (f.), parrocchia
Un prestito dal gotico sokns (f.) "ricerca, inchiesta", dal verbo sokjan "cercare; desiderare; disputare"; sokjan samana significa "ragionare insieme, discutere". Verosimilmente è nel contesto della traduzione gotica delle Scritture che è maturata l'idea di usare questo termine per tradurre il greco παροικία, in origine "residenza temporanea tra stranieri". La parola norrena sókn significa anche "attacco; disputa": con questo significato è un genuino discendente del protogermanico *so:kniz. Difficile credere che il significato di "parrocchia" possa essersi sviluppato attraverso uno slittamento semantico tanto impobabile.


Oltre agli elementi lessicali sopra descritti, abbiamo un notevolissimo elemento morfologico passato dal latino al gotico di Wulfila e da questo diffuso in tutte le lingue dei Germani: il suffisso -a:rius, di cui tutti noi conosciamo gli esiti in ogni lingua neolatina. Si trova anche in italiano in parole quotidiane come marinaio, operaio, calamaro, orario, ma anche bocchinara, pompinara, marchettara e simili.

-ari, suffisso agentivo
Un prestito dal gotico -areis (pron. /-ari:s/ o /-a:ri:s/), a sua volta dal latino -a:rius, dal protoitalico -*a:zios tramite rotacismo. Il suffisso era già molto produttivo nel gotico di Wulfila. Ne abbiano in tutto otto esempi attestati: 

  bokareis "scriba" (da boka "lettera", bokos "libro")
  laisareis "maestro" (da laisjan "insegnare")
  liuþareis "cantante" (da liuþon "cantare")
  motareis "doganiere, pubblicano" (da mota "dogana")
  sokareis "disputatore" (da sokjan "disputare")
  waggareis "cuscino" (documentato all'acc. sing. come waggari;
      deriva da *wagga "guancia")
  wullareis "fullone, tintore di lana" (da wulla "lana")
  daimonareis "indemoniato, energumeno" (greco  δαιμονιζόμενος,
     tradotto in latino come "daemonium habens")
In norreno -ari forma nomi d'agente dai verbi, spesso in competizione col più antico -i, ma si trova anche in formazioni da sostantivi. Questi sono alcuni esempi: 
  dómari "giudice" (da dómr "giudizio")
  dróttnari "condottiero" (da dróttinn "signore")
  etari "ghiottone, uomo ingordo" (da eta "mangiare")
  fágari "adoratore" (da fága "adorare")
  kveljari "torturatore" (da kvelja "torturare")
  lausnari "salvatore" (da lausn "liberazione, salvezza")
  skinnari "conciatore di pelli" (da skinn "pelle")
  skipari "marinaio" (da skip "nave")

  skytari "arciere" (anche skyti, entrambi da skjota "cólpire")
  þénari "servitore" (da þéna "servire", cfr. þjónn "servo")

Va aggiunto che vi sono anche alcune voci non relative all'ambito del Cristianesimo, che hanno una fonetica aberrante e che non possono quindi essere per nessun motivo ereditati direttamente dal germanico comune. Si tratta di parole poetiche e rare, che fungono da varianti di voci di uso comune derivate invece per genuina usura popolare dalla protolingua. Ipotizzo che la sorgente di questi prestiti sia una lingua del gruppo germanico orientale poi scomparsa, che in un'epoca imprecisata dovette godere di un certo prestigio in Scandinavia. 

1) alin (f.), gomito, cubito 
Cfr. gotico aleina.
L'aspetto fonetico si spiega solo ammettendo un prestito: non si ha traccia di Umlaut, né palatale né labiale. La voce nativa è ǫln, derivata regolarmente da un precedente *alnu, a sua volta dal protogermanico *ali:no: "gomito".

2) Herjan (m.), Odino
Se il teonimo si fosse evoluto dal protogermanico secondo i genuini cambiamenti fonetici avvenuti in norreno, sarebbe *Herinn, il che non è. Si noti anche l'anomalia dell'assenza dell'uscita del nominativo, che dovrebbe avere -nn (< -n-R), com'è tipico di parole straniere. In molti siti del Web si tende a correggere Herjan in Herjann per ovviare a questa stranezza. La variante con -nn finale è documentata, non lo metto in dubbio, anche se non va nascosto che i suoi odierni propugnatori sono riconducibili a siti come Encyclopaedia Metallum, a profili di DeviantArt, etc.

3) ísarn (n.), ferro
L'aspetto fonetico si spiega solo ammettendo un prestito: non si ha traccia di consonante sonora e di rotacismo. Confronta il gotico eisarn, con una sibilante sorda. La voce nativa è íarn (arc.), járn, originatasi da *i:zarnan, con dissimilazione avvenuta dopo il rotacismo di -z-.

4) þjóðann (m.), principe, nobiluomo
Cfr. gotico
þiudans "re", þiudanon "regnare", þiudinassus "regno", þiudangardi "regno".
Se il protogermanico *þiuðanaz si fosse evoluto secondo i genuini cambiamenti fonetici avvenuti in norreno, avremmo *þjóðinn, il che non è. Si tratta di una parola poetica, non usata nel linguaggio comune. 


5) Þunarr (m.) = Þórr, Thor
L'aspetto fonetico si spiega facilmente ammettendo un prestito da una lingua germanica orientale: è preservata la vocale -u- anche se nella sillaba seguente c'è -a-. Gotico *Þunrs. La voce nativa, Þórr, è invece il frutto di una naturale evoluzione da protogermanico *Þunraz

Ritengo possibile che ci siano anche altri casi di questo genere: se ne troverò, aggiornerò senza dubbio lo stato delle conoscenze in un nuovo contributo.

martedì 12 marzo 2019

PRESTITI LATINI IN NORRENO

I prestiti dal latino al norreno sono numerosi e stratificati. Alcuni sono giunti nell'età del tardo protogermanico e sono comuni ad altre lingue del ceppo. Altri, ben individuabili, si sono accumulati nei secoli successivi. Il processo è continuato a lungo, tanto che la lingua d'origine non era più il latino dell'Impero, ma quello della Chiesa Romana.  Nemmeno la cristianizzazione ha segnato la fine di questo processo: si trovano parole provenienti dal latino medievale, di secoli successivo alla fine dell'Impero.

Il genere delle voci norrene è indicato tra parentesi: (m.) = maschile; (f.) = femminile; (n.) = neutro.

abbatissa, abbadissa (f.), abatessa
abbadís (f.), abatessa
Prestito dal latino ecclesiastico abba:tissa. La variante abbadissa presenta una lenizione di -t- in -d- tipica del protoromanzo. Per quanto riguarda abbadís, sembra che si tratti di un'associazione paretmologica a dís (f.) "divinità femminile", come si nota anche dalla declinazione (gen. sing. abbadísar; pl. abbadísir). 


akkeri (n.), àncora
Prestito dal latino ancora, a sua volta dal greco ἄγκυρα (ánkyra). Il prestito presenta anomalie e potrebbe essere avvenuto già nel tardo protogermanico come *ankarjan. Nessuna  delle altre lingue germaniche ha forme simili, derivano tutte direttamente dal latino (es. anglosassone ancor, ancra). Dal norreno questa parola è giunta in irlandese (acair "ancora") e nelle lingue slave, essendo stata portata nella Rus' dai Variaghi (russo jakor' "ancora).

almusa, ǫlmusa (f.), elemosina
Prestito dal latino elee:mosyna, a sua volta dal greco ἐλεημοσύνη, chiaramente connesso con la cristianizzazione.  


altari (n.), altare
Prestito dal latino ecclesiastico alta:re, che nel lessico cristiano ha sostituito a:ra, parola giudicata parola irrimediabilmente pagana. Si noti l'assenza dell'Umlaut palatale. 


ama (f.), grosso tino 
Prestito dal latino ama, hama "secchio", a sua volta dal greco ἄμη "secchio d'acqua". Non sembra che questo vocabolo abbia dato origine a esiti romanzi: molto probabilmente era già entrato nel protogermanico come *amo:n.


ametta (f.), copricapo di lino
Prestito dal latino amictus "mantello, sopravveste".


ampli (n.), fiasca
Prestito dal latino ampulla "ampolla, boccetta". Con ogni probabilità la parola è entrata già nel tardo protogermanico come *amplæ:n "fiasca".


annáll (m.), annale
Prestito dal latino anna:lis "annali, libri in cui vengono registrati i fatti importanti dell'anno", a sua volta da annus "anno".


appella, appellarsi al Papa
appellera, appellarsi al Papa 
Prestito dal latino appella:re "chiamare per nome; appellarsi". La variante con la terminazione -era è dovuta a influenza francese: l'infinito dei verbi in -er diventava in norreno parte della radice, proprio come il tedesco -ieren. Tuttavia, essendo la forma francese apeller, con consonante -p- semplice, il vocabolo norreno deve provenire dal latino ecclesiastico.


balsamr (m.), balsamo
Prestito dal latino balsamum, a sua volta dal greco βάλσαμον (balsamon). L'origine ultima della parola ellenica è incerta; si tratta forse di un remoto prestito da una lingua semitica.


beja, bæja (f.), catena
Prestito dal latino bo:ia "gogna, collare di cuoio", donde deriva anche l'italiano boia "carnefice". Notevole è la presenza dell'Umlaut palatale, segno che il prestito potrebbe avere una qualche antichità.

belti (n.), cintura
Deriva dal protogermanico *baltjan "cintura", a sua volta un antico prestito dal latino balteus, balteum "cinturone". L'origine ultima della parola è etrusca. 


biblja, biflja (f.), libro in latino
Prestito dal latino ecclesiastico Biblia "Bibbia", dal greco τὰ βιβλία "i libri", plurale di βιβλίον "libro".


bik (n.), pece 
Prestito dal latino pix "pece", acc. picem. Un prestito antico, come mostrato dalla conservazione della consonante velare.


bikarr (m.), tazza  
Prestito dal latino tardo bicarium, penetrato a fondo nel mondo germanico (cfr. tedesco Becher "tazza").


biskup (m.), vescovo
Deriva dal tardo protogermanico *biskopaz, a sua volta un prestito dal latino episcopus. La caduta della vocale iniziale e la consonante sonora sono segni di usura popolare, prova che la parola non è giunta per via letteraria. Per questo non sono incline a  ritenerla un prestito diretto dal gotico wulfiliano aipiskaupus. L'antichità del prestito non implica una precoce cristianizzazione: in italiano esistono nomi di religiosi islamici come gli imam e i mullah senza che l'Italia sia per necessità un paese islamico.


bréf (n.), lettera
Deriva dal latino tardo bre:ve (scriptum) "scritto breve". 


buðkr (m.), scatola
Prestito dal latino medievale butica "grosso barile", evoluzione di apothe:ca "magazzino; cantina" (dal greco ἀποθήκη); secondo altri sarebbe soltanto un derivato di buttis "botte".


bukran (n.), stoffa di lino o di cotone
Prestito dal latino medievale bucaranum, bucarannum "tipo di tela sottile". Il francese boucaran (boucarant, boucarand, boucran, bougran, bouracan, etc.) è attestato dal XVII secolo.


buzel (m.), barile
Prestito dal latino medievale bussellus. Cfr. antico francese boisseaus, boissels, obl. boissel "una misura di capacità per liquidi", da cui deriva l'inglese bushel "unità di misura corrispondente a otto galloni". 


búlla (f.), bolla (d'acqua)
Deriva dal latino bulla "bolla d'acqua, rigonfiamento di un liquido".


búss (m.), tipo di albero
Deriva dal latino buxus "bosso". Data la quantità vocalica, direi che il prestito non è antichissimo. 


bytta (f.), barile (di vino)
bytti (n.), barile, tino 
Prestito dal latino buttis "botte".


dalmatika (f.), veste liturgica del prete
Deriva dal latino ecclesiastico Dalmatica "veste liturgica del diacono", a sua volta derivato da Dalmatia "Dalmazia". 


dekurr (m.), decuria
Deriva dal latino decuria "decina, insieme di dieci elementi; collegio formato da dieci membri". Si noti il cambiamento di genere. Il prestito non è di certo remoto, come dimostra il vocalismo.


dispensera, dispensare 
Deriva dal latino dispe:nsa:re "dispensare". Risulta chiara l'origine ecclesiastica del prestito. Il suffisso -era è un francesismo.

disponera, disporre
Deriva dal latino dispo:nere "disporre". Risulta chiara l'origine ecclesiastica del prestito. Il suffisso -era è un francesismo.


disputa, litigare
Deriva dal latino disputa:re "disputare, argomentare" (in origine anche "computare"). Risulta chiara l'origine ecclesiastica del prestito. 


divisera, dividere, ripartire 
Deriva dal latino di:vi:sa:re "dividere, ripartire", in origine un causativo formato da di:vi:dere. Il suffisso -era è un francesismo.

djákn (m.), diacono
djákni (m.), diacono
Questa forma viene direttamente dal latino ecclesiastico diaconus, mentre la variante dekan (m.) ha subìto la mediazione dell'antico inglese e mostra contaminazione con deca:nus "priore di dieci monaci". Nel gotico di Wulfila esisteva già il termine diakaunus "diacono", ma le forme norrene non ne sono derivazioni, o avremmo con ogni probabilità *djǫkunn. La variante norrena con la declinazione debole non è citata nel dizionario di Zoëga. 

dikt (n.), composizione in latino 
dikta, comporre in latino
   diktan (f.), composizione in latino
Chiaramente un prestito dal latino ecclesiastico: i Nordici non erano in contatto con alcuna lingua romanza che conservasse intatto il gruppo latino -ct-

dreki (m.), drago; drakkar 
Prestito dal latino draco: (gen. draco:nis) "drago". Notevole la presenza dell'Umlaut palatale. La parola, derivata dalla forma nominativa, potrebbe essere giunta in norreno per tramite di una lingua britannica (confronta il gallese draig < gallese medievale dreic "drago" < *drakü: < draco:).


emenda, migliorare
emendera, migliorare
Prestito dal latino e:menda:re "correggere". Il suffisso -era è un francesismo.

erki-, arci-
   erkibiskup "arcivescovo"
   erkibiskupligr "arcivescovile"
   erkidjákn "arcidiacono"
   erkiengill "arcangelo"
   erkiprestr "arciprete"
Deriva dal latino archi-, a sua volta dal greco ἀρχι-. Si notino la consonante velare e l'Umlaut palatale. Potremmo essere indotti a pensare che il prestito, evidentemente antico, sia venuto dal gotico di Wulfila. Tuttavia, visto che non abbiamo attestazioni dirette del prefisso nei testi wulfiliani superstiti, lo trattiamo in questa sezione. A parer mio il prefisso potrebbe piuttosto stato estratto dal tardo protogermanico *arkibiskupaz "arcivescovo". Quello che è certo è che il norreno non può aver preso erki- dall'anglosassone ærċe- (inglese moderno arch-), che ha una consonante postalveolare (palatale).


ermiti, hermiti (m.), eremita
Deriva dal latino ecclesiastico ere:mi:ta, a sua volta dal greco ἐρημίτης, alla lettera "solitario". 


eximi (m.), tipo di panno di seta costosa
Prestito dal latino medievale examitum, samitum "sciàmito" (tessuto di seta pregiata), a sua volta dal greco bizantino ἑξάμιτον "a sei fili".


eyrir (m.), oncia di argento
In Islanda un'oncia di argento equivaleva a un ottavo di marco (mǫrk) e a sessanta penningar
Il vocabolo norreno deriva dal protogermanico *aurijaz, a sua volta dal latino aureus "moneta d'oro". Nel gotico di Wulfila potrebbe benissimo essere esistito *aureis "moneta d'oro". 


eysill (m.), aceto
Prestito dal latino tardo ace:tillum, lett. "piccolo aceto". Si noti l'esito sibilante dell'antica consonante velare latina, cosa che presuppone un prestito tardo.


fálki (m.), falcone
Non può essere dal francese antico faucons, obl. faucon "falcone": deve essere l'esito di una forma *falkæ:n, a sua volta regolare adattamento protogermanico dal latino falco: (gen. falco:nis) "falco". Vocabolo di incerta origine, secondo alcuni si tratterebbe di una voce genuinamente germanica, ma le argomentazioni non sono convincenti. La cosa mi pare piuttosto improbabile, così lo includo in questo elenco. Già nei primi secoli d.C. compare in latino il termine falco: "falco", tradizionalmente ricondotto a falx (gen. falcis) "falce", con tutta probabilità una falsa etimologia. 

ferma, confermare 
Prestito dal latino ecclesiastico confirma:re "confermare" (riferito alla Cresima). Il norreno amava poco i prefissi incomprensibili, così accadde che con- fu presto espunto. 


figúra (f.), immagine poetica
Deriva dal latino figu:ra, tramite il linguaggio ecclesiastico.


fítons-andi (m.), spirito profetico
Prestito dal latino medievale Phiton, Fiton < Python, cfr. Grandgent. La radice fíton-, giunta evidentemente dal latino ecclesiastico, conserva la tradizione della pronuncia di ph in parole di origine greca come f, unitamente a una trasposizione di aspirata. Il secondo membro del composto, andi (m.) "spirito", è chiaramente un vocabolo ereditato dal protogermanico. 


fíka, fíkja (f.), fico
Deriva dal latino fi:cus (f.) "fico" (albero e frutto), di origine mediterranea.


fontr (m.), fonte battesimale
Deriva dal latino fo:ns, gen. fontis "fonte". La variante funtr è invece giunta tramite l'antico francese.


form (n.), forma
formera, formare, costruire
Prestito dal latino fo:rma. Dal genere femminile della parola latina si è avuto un passaggio al neutro. 


fóguti (m.), ufficiale giudiziario
Prestito dal latino advo:ca:tus "avvocato". Come spesso accade, i prefissi stranieri, non comprensibili, sono espulsi dal norreno. Notevole la consonante sorda iniziale.


fruktr, fryktr (m.), frutto
Deriva dal latino fructus (gen. fructu:s) "frutto". L'aspetto fonetico prova che la parola è giunta in epoca tarda tramite la lingua ecclesiastica.


fundera, fondare
Deriva dal latino funda:re "fondare". Il suffisso -era è un francesismo. 


fustan (n.), panno di cotone
Prestito dal latino medievale fustanum, pannus fustaneus "tessuto di cotone misto a lana", probabilmente derivato dal nome della città egiziana di al-Fustat. Dalla stessa fonte latina deriva l'italiano fustagno.


gafi (m.), grifone, animale fantastico
Prestito dal latino ga:via "gabbiano". Il fatto che la quantità vocalica non si sia conservata indica che la fonte della parola è tarda, probabilmente scritta. 


galeið (f.), galea (nave)
Prestito dal latino medievale galea, a sua volta dal greco bizantino γαλέα.


gimr (m.), pietra preziosa
Prestito dal latino gemma "pietra preziosa". Notare il cambiamento di genere.


gingibráð (n.), pane allo zenzero
Il primo membro del composto deriva dal latino zingiber "zenzero"; il secondo membro è chiaramente connesso con brauð (n.) "pane", ma non può essere nativo a causa dell'anomala presenza di una vocale lunga /a:/ al posto dell'atteso dittongo /au/. L'iniziale /dz/ di zingiber è resa con /gj/ (scritta g-). Anche in latino tardo si ebbe una soluzione simile: esiste una variante gingiber.


gladel (n.), giavellotto
Deriva dal latino gladiolus "piccola spada; gladiolo", diminutivo di gladius "spada (corta)". 


gradall, gradal (m.), messale
Deriva dal latino ecclesiastico (respo:nso:rium) gradua:le.


gráða (f.), paragrafo; livello, rango
Deriva dal latino gradus "passo, andatura; posto, posizione; grado di parentela". 


grípr (m.), grifone
Prestito dal latino tardo gry:phus (per il classico gry:ps, gen. gry:pis) "grifone" a sua volta dal greco γρῡ́ψ, γρῦψ (gen. γρῡπός).


gyðingr (m.), giudeo, ebreo
    derivati:
    Gyðingaland, Palestina
    gyðingaskírn (f.), circoncisione
    gyðingligr, giudaico, ebraico (agg.)
Deriva dal latino iu:daeus "ebreo", tramite un percorso non proprio lineare. La semiconsonante /j/ iniziale, ormai sparita dalla lingua, è stata resa con /gj/ (scritta g-). Si noti il suffisso patronimico -ingr, indicante discendenza.


hlébarðr (m.), leopardo 
Prestito dal latino leopardus. Il suo aspetto fonetico inconsueto è un indizio di qualche tentativo di etimologia popolare. Nella lingua poetica la parola aveva anche altri significati: "orso", "lupo" e "scudo". Nel senso di "scudo" è termine genuinamente germanico, derivato da hlé "protezione" e da barð "barba (di ascia)", "bordo, margine (di scudo)", con allusione alla tipica forma degli scudi dei Normanni. Esiste anche la variante léparðr, più assimilata alla forma latina.

holkr (m.), nave da carico 
Prestito dal latino holcas "nave mercantile, cargo", a sua volta dal greco ὁλκάς. L'inglese hulk "nave dismessa" ha la stessa origine. L'introduzione della parola in norreno è sufficientemente antica per aver conservato l'aspirata iniziale. Da non confondersi con la parola nativa holkr "anello", derivata dal protogermanico *χulkaz


hrókr (m.), torre degli scacchi
Prestito dal latino medievale roccus, a sua volta dal persiano rukh. Il francese antico ha rocs, obl. roc (da cui ci aspetteremmo *rokr). Suppongo che la vocale lunga della forma norrena sia dovuta a un prolungamento di compenso, come se la sorgente fosse *ro:cus per roccus. La hr- iniziale potrebbe essere un tentativo di rendere la pronuncia rotacistica dei responsabili dell'importazione della parola. Tutto molto oscuro. 


innsigli (n.), sigillo
Prestito dal latino sigillum (antico diminutivo di signum "segno"), con l'aggiunta del prefisso inn- "dentro". Si rimanda alla voce sigla "sigillare".


júði (m.), giudeo, ebreo
Prestito dal latino iu:daeus "ebreo", entrato nella lingua in epoca diversa rispetto al sinonimo gyðingr. Si noti la conservazione della vocale lunga latina e la semiconsonante iniziale integra. 


kaldel (n.), placenta
Prestito dal latino medievale caldellus, diminutivo di caldus "caldo", per il classico calidus.


kalekr (m.), calice
Prestito dal latino calix, gen. sing. calicis "calice".


kamell (m.), cammello
Prestito dal latino came:lus "cammello", derivato dal greco κάμηλος, a sua volta di chiara origine semitica.


kameri, kamri (m.), gabinetto; camera
Deriva di certo dal latino camera. Le circostanze del prestito non sono tuttavia chiare.


kanóki (m.), canonico
kannukr, kanunkr (m.), canonico
Prestito dal latino cano:nicus.


kantara-, cantore (solo in composti)
    derivati: 

    kantarakápa (f.), mantello dei cantori del coro ecclesiastico
Deriva dal latino cantor "cantore". Il composto norreno corrisponde al latino ecclesiastico cappa canto:rum "mantello dei cantori".


kantiki (m.), cantico
Prestito dal latino ecclesiastico canticum.


kantilena, kantilia (f.), cantilena
Prestito dal latino ecclesiastico cantile:na.


kapella (f.), cappella
    derivati: 

    kapelluprestr (m.), prete di una cappella
Prestito dal latino ecclesiastico capella. Tipico prestito connesso con la cristianizzazione. 


kapellánn (m.), cappellano
Prestito dal latino ecclesiastico capella:nus, derivato da capella "cappella".


kapituli (m.), capitolo; sala d'incontro in un convento 
Prestito dal latino ecclesiastico capitulum, diminutivo di caput (gen. capitis) "capo, testa".


kapp (n.), contesa
    (cfr. ted. Kampf  "battaglia, lotta")
    derivati:
    kappi (m.), campione, combattente
    kappfullr, litigioso, veemente
    kappleikr (m.), gara di lotta
    kappsamligr, veemente
    kappsund (n.), gara di nuoto

Forse uno dei prestiti più antichi dal latino nelle lingue germaniche. Giunse in norreno molto presto, come mostrato dall'assimilazione di /mp/ in /pp/. L'origine ultima è tradizionalmente identificata nel latino campus, inteso come campo di battaglia. Non è però escluso che possa trattarsi di un prestito celtico, visto che in gallese cam- (< *kambo-) vale "battaglia" in alcuni composti: camlan "campo di battaglia" < *kambo-landa: (lett. "terra curva", i.e. "terra perversa").
Le forme celtiche non possono venire dal latino, ma potrebbero ben aver dato *kampan "battaglia" in protogermanico, con regolare desonorizzazione di /b/ in /p/ (ma con l'iniziale /k/ conservata). Trovo interessante la questione, che per me è ancora sub iudice

kardináli (m.), cardinale
Prestito dal latino ecclesiastico cardina:lis, derivato da cardo: (gen. cardinis) "cardine".


karði (m.), cardo
Prestito dal latino carduus "cardo".


karfi (m.), nave da traffico interno
Prestito dal latino ca:rabus "tipo di imbarcazione", lett. "granchio". Da non confondersi con l'omonimo karfi (m.) "carpa".


kastali (m.), castello
Deriva dal latino castellum, diminutivo di castrum (vedi la voce kastr "accampamento"). Non sono chiare le circostanze del prestito.


kastr (m.), accampamento
Deriva dal latino castrum "accampamento, campo militare; fortilizio, piazzaforte, castello".

kaup (n.), affare
kaupa, comperare
    derivati:
    kaupmaðr (m.), mercante
Deriva dal protogermanico *kaupan "affare", *kaupaz "a buon mercato", a sua volta antichi prestiti dal latino caupo: (gen. capo:nis) "taverniere; mercante di frontiera".


kápa (f.), mantello con cappuccio
Deriva dal latino tardo ca:pa, cappa "specie di berretto". Si deve considerare ingenua e infondata l'etimologia offerta da Isidoro di Siviglia, che derivava questa voce da caput "capo, testa".

keisari (m.), Imperatore
Prestito dal latino Caesar, o meglio dalla forma accusativa Caesarem. Con ogni probabilità la flessione debole è un residuo della desinenza dell'accusativo, -em. Le forme presenti nelle altre lingue germaniche derivano invece direttamente dal nominativo (es. gotico kaisar). 


kerra (f.), carro; carriola 
Prestito dal latino carrus, tramite una forma collettiva *carria, che spiega l'Umlaut palatale.


ketill (m.), pentola, calderone
Deriva dal protogermanico *katilaz "pentola", antico prestito dal latino catillus, diminutivo di cati:nus "vaso di pietra". La parola si trova in gotico di Wulfila come katils.

kista (f.), cesto, scatola, cassa
kistill (m.), piccola cassa
Antico prestito dal latino cista, avvenuto già nel protogermanico, come si evince dalla consonante velare intatta. Possiamo ricostruire la protoforma *kisto: "cesto, scatola".  


kjallari (m.), cantina
Antico prestito dal latino cella:rium, avvenuto già nel protogermanico come *kella:rjan, da cui deriva anche il tedesco Keller "cantina". Si noti la frattura vocalica nella prima sillaba. 


klausa (f.), clausola
Prestito dal latino clausula "chiusura, fine, conclusione; clausola", con retroformazione, essendo il suffisso -ula interpretato come diminutivo.


klaustr (m.), chiostro, convento 
    gen. sing. klaustrs; pl. klaustrar
    derivati:
    klaustrafólk (n.), gente del convento
    klaustramenn (m., pl.), uomini del convento
    klaustrganga (f.), entrata in convento
    klaustrgarðr (m.), muro del convento
Prestito dal latino claustrum "chiostro" (lett. "luogo chiuso"). 


klám-, vergogna
    solo in composti:
    klámhǫgg (n.), colpo di vergogna
    klámorð (n.), parolaccia
Prestito dal latino cla:mor (gen. cla:mo:ris) "rumore". Si noti la perdita del suffisso in rotica; la quantità vocalica della prima sillaba è conservata.


klárr, chiaro
Prestito dal latino cla:rus.


klefi (m.), piccola stufa
Deriva dal latino cli:banus "tortiera; forno portatile". Non sono chiare le circostanze del prestito, che presenta diverse anomalie fonetiche.


klerkr (m.), chierico
Prestito dal latino ecclesiastico cle:ricus, a sua volta derivato da cle:rus "clero".

klokka (f.), campana
Prestito dal latino tardo clocca, a sua volta di origine celtica. 


kommún (n.), comunione
Prestito dal latino ecclesiastico commu:nio: (gen. commu:nio:nis), che in origine significava "comunanza, partecipazione".


kompona, comporre, scrivere in latino 
komponera, comporre, scrivere in latino
Prestito dal latino compo:nere "comporre". Il suffisso -era è un francesismo.


konfirmera, confermare
Prestito dal latino confirma:re. Possiamo definirlo un latinismo abbastanza crudo - a parte il suffisso -era - mentre il sinonimo ferma è giunto dal francese antico.


konkordéra, concordare
Prestito dal latino concorda:re. Si noti la vocale lunga nel suffisso francesizzante.


konvent (f.), convento
konventa (f.), convento
Prestito dal latino ecclesiastico conventus (gen. conventu:s), che nella lingua classica significava alla lettera "adunanza, assemblea".

koparr (m.), rame
Prestito dal latino cuprum, entrato già in protogermanico come *kuparaz, *kupparaz. Si noti il genere maschile della parola norrena. Non sono attestati esiti nel gotico di Wulfila.


koppr (m.), tazza, piccolo vaso
koppa-
, coppettazione, salasso
    derivato:
    koppablóð (n.), sangue rimosso tramite salasso
Deriva dal latino cuppa, cu:pa "coppa". Un esempio di prestito non necessariamente connesso con la cristianizzazione. 


korell, kurell (m.), corallo
Prestito dal latino corallus, corallum, a sua volta dal greco κοράλλιον.


koróna (f.), corona
krúna (f.), corona; tonsura
krýna, incoronare
Prestito dal latino coro:na.


korporall (m.), panno eucaristico
Deriva dal latino ecclesiastico corpora:le


kostr (m.), costo, spesa
kosta, costare
kostnaðr (m.), spesa 
Prestito dal latino tardo costa:re "costare, valere" (con vocale -o- breve), per il classico consta:re "persistere, perdurare", ma attestato anche col senso di "valere", donde "costare". Da questo verbo in epoca medievale è stato derivato per retroformazione il sostantivo costus, da cui deriva l'italiano costo (XIII secolo). Ebbene, la parola kostr in norreno ha una storia più antica. Il prestito dal latino tardo infatti è omofono di una parola nativa con diverso significato, derivante dal protogermanico *kustuz "scelta", a sua volta dal verbo kjósa "scegliere". In gotico abbiamo kustus "prova" e kiusan "provare". Queste parole hanno la stessa radice indoeuropea del latino gustus "gusto" e non c'entrano nulla col concetto di costare.


kólorr (m.), colore
Prestito dal latino color (gen. colo:ris). Evidentemente è un dottismo. 


kómeta (f.), cometa
Prestito dal latino come:ta, a sua volta dal greco κομήτης.


kórr (m.), coro
kóri (m.), coro
Prestito dal latino chorus "coro". Un termine molto importante connesso con la cristianizzazione.


kredda (f.), Credo
kredo (f.), Credo
Prestito dal latino ecclesiastico cre:do: "io credo", forma verbale in seguito sostantivata. Ho motivo di credere che la variante kredo, tratta a viva forza dalla lingua scritta, sia indeclinabile.


krisma (f.), olio santo
krismi (m.), olio santo
krisma, cresimare, dare l'unzione 
Prestito dal latino ecclesiastico chri:sma "unzione".

kristinn (m.), cristiano
kristna, cristianizzare, battezzare
kristni (f.), Cristianesimo, Cristianità
kristninni (f.), comunità Cristiana
     altri derivati:
     kristindómr (m.), Cristianesimo, Cristianità 
     kristiliga, in modo cristiano (< *kristin-liga)
     kristniboð (n.), predicazione del Cristianesimo
     kristnispell (n.), apostasia, profanazione del Cristianesimo
Prestito dal latino ecclesiastico chri:stia:nus.
La riduzione del suffisso latino in -inn è regolare, essendo il prestito antico. 


Kristr (m.), Cristo
    derivati:
    Kristfé (n.), proprietà data in sostegno ai poveri
    kristmaðr (m.), campione di Cristo (pl. Kristmenn)
Prestito dal latino Chri:stus, a sua volta dal greco Χριστός "L'Unto", traduzione letterale dell'ebraico מָשִׁיחַ "Messia". 


krúss, krúz, krúx (m.), croce
Prestito dal latino crux (gen. crucis) "croce". Prestito connesso con la cristianizzazione. La vocale lunga delle forme norrene non è primitiva.  


kvaterni (m.), quaderno
Prestito dal latino dotto quaternum, a sua volta da quaterni: "a quattro a quattro". Il quaderno era detto così perché composto da fogli piegati in quattro. 


kvátra (f.), gioco da tavolo coi dadi
Prestito dal latino quattuor "quattro", di chiara origine indoeuropea.


kyllir (m.), scroto
Deriva dal protogermanico *kulljaz "sacco scrotale", prestito dal latino culleus "borsa di cuoio", in qualche modo connesso con co:leus "testicolo". 


kylna (f.), bagno pubblico, bagno turco
Deriva dal latino culi:na "cucina". In antico inglese si trova cylen "cucina", della stessa origine. Tuttavia la forma norrena mostra il suffisso -a della declinazione debole, oltre a un significato peculiare - così non va considerato un prestito dall'anglosassone. 


kæsir (m.), caglio
Deriva dal protogermanico *ka:sijaz "formaggio; caglio", che è un antico prestito dal latino ca:seus "cacio, formaggio". Dalla stessa fonte deriva anche l'inglese cheese. L'unica lingua germanica che non ha attestati discendenti di questa radice è il gotico, che però potrebbe ben aver avuto *kâseis "caglio", in modo del tutto analogo al norreno.


kǫttr (m.), gatto
   gen. sing. kattar; pl. kettir
Deriva dal protogermanico *kattuz "gatto", prestito dal latino cattus. Il gotico di Wulfila deve avere *kattus, pl. *kattjus, ma purtroppo la parola non ci è attestata. 


lampi (m.), lampada
Deriva dal latino lampas (gen. lampadis) "lampada, lanterna; fiamma", a sua volta dal greco λαμπάς "torcia". 


latína (f.), lingua latina
Prestito dal latino lati:na (lingua).


leena (f.), leonessa
Prestito dal latino leaena "leonessa". Evidentemente è un termine letterario. Esiste anche una forma leóna (f.), plasmata su analogia del maschile.


legáti (m.), inviato, legato
Prestito dal latino le:ga:tus "inviato". Evidentemente è un termine letterario. 


legill (m.), barile di legno
Prestito dal latino medievale lagellum, verosimilmente un diminutivo tardo di lagoena, lage:na "bottiglia, fiasco, brocca da vino". Si noti però l'Umlaut palatale.


leikr, dilettantesco, amatoriale 
Prestito dal latino la:icus "laico, non ecclesiastico". Evidentemente è un termine letterario. Non va confuso con l'omofono leikr (m.) "gioco", di chiara origine germanica (cfr. gotico laikan "saltare di gioia, ballare") 


lektari (m.), leggio
Prestito dal latino ecclesiastico lecto:rium.


lektia (f), compito di lettura dal Vangelo
Prestito dal latino ecclesiastico lectio: (gen. lectio:nis) "lezione".


lenz (f.), lancia, giavellotto 
Prestito dal latino lancea "lancia".  Si noti la contemporanea presenza dell'Umlaut palatale e dell'assibilazione della consonante velare della forma originale latina. Se il primo tratto depone per un'origine antica, il secondo contraddice tale deduzione: resta l'enigma. 

lepra (f.), lebbra 
Prestito dal latino lepra "lebbra", a sua volta dal greco λέπρα.

lilja (f.), giglio
Prestito dal latino li:lium "giglio". Non è chiaro il percorso che ha portato questa parola in norreno. Anche l'antico alto tedesco ha una forma simile, lilia, con vocale breve, contro la vocale lunga del latino.

lín (n.), lino
  composti:
  lérept (n.), panno di lino (< *lín-rept)
  línbrǿkr (f. pl.), pantaloni di lino
  línfé (n.),  dono nuziale
  línsekkr (m.), sacco di lino 

  línvefr (m.), rete di lino
Deriva dal protogermanico *li:nan, a sua volta antico prestito dal latino li:num. La coltivazione del lino tra i Germani aveva notevole importanza.


lína (f.), linea, striscia
linja (f.), galleria, balcone
Prestito dal latino li:nea. La forma linja è giunta in un contesto diverso da quella con vocale lunga. Si noterà che la Scandinavia, che ha avuto tardi il Cristianesimo, ha avuto tardi anche il teatro.


manga (f.), macchina da getto 
Prestito dal latino manganum, a sua volta dal greco μάγγανον "catapulta, balestra". 


manga, negoziare, mercanteggiare
mangari (m.), rivenditore
Prestito dal latino tardo mango:na:re "mercanteggiare", a sua volta da mango: (gen. mango:nis) "mercante di schiavi; mercante disonesto; furfante".


manna (n.), manna
Prestito dal latino ecclesiastico manna, di origine semitica. Ho ragione di credere che il termine sia indeclinabile.


marmari, malmai (m.), marmo
Prestito dal latino marmor (gen. marmoris) "marmo", a sua volta dal greco μάρμαρον.


mátér (n.), materia
Prestito dal latino ma:teria, anche se non è escluso che possa derivare dal suo discendente francese antico matiere (f.) "materia". Trovo strano l'esito della prima sillaba, che conserva la quantità del latino. 


messa (f.), messa
    gen. sing. messu; pl. messur
Prestito dal latino missa "messa", connesso con la cristianizzazione. Il passaggio dalla vocale -i- del latino ecclesiastico a -e- si deve alla vocale -a finale. Per analogia si sono tale vocale si è estesa alle forme declinate, che pure hanno -u- nella sillaba finale. 


metr (n.), metro
    gen. sing. metrs; pl. metr
Prestito dal latino metrum, a sua volta dal greco μέτρον "misura". 


mirra (f.), mirra 
   gen./dat./acc. mirru
Prestito dal latino ecclesiastico myrrha, a sua volta dal greco μύρρα, in ultima analisi di origine semitica. L'importazion non sembra troppo antica, vista la vocale tonica -i- (ci aspetteremmo *merra).


míla (f.), miglio
Prestito dal latino mi:lia, forma plurale di mi:lle "mille". 


mitr (n.), mitra, cappello del vescovo
    gen. sing. mitrs; pl. mitr 
mitra (f.), mitra, cappello del vescovo
Prestito dal latino mitra "copricapo del vescovo", a sua volta dal greco μίτρα "ghirlanda".


momenta (f.), attimo, batter d'occhio
Prestito dotto dal latino mo:mentum. Pur non essendo un termine connesso con la cristianizzazione, è difficile immaginarlo senza l'introduzione della cultura latina. 


mortinn, mortit, morto di morte nanturale
Prestito dal latino volgare *mortinus per il classico mortuus "morto". In antico inglese troviamo qualcosa di simile: myrten "morto di morte naturale". A differenza della forma anglosassone, quella norrena non presenta Umlaut palatale.  


muskat (n.), noce moscata
Prestito dal latino medievale muscatum, muscata "noce moscata", dal greco μόσχος, a sua volta di origine persiana (cfr. persiano moderno moshk).


mútari (m.), un tipo di falco (forse il falco pellegrino) 
Prestito dal latino mu:ta:rius "che muta le piume", da mu:ta:re "cambiare". Deve essere un termine tecnico della falconeria.


mylna (f.), mulino (ad acqua)
Prestito dal latino moli:na "mulino". L'antico inglese ha mylen "mulino", ma la desinenza finale debole -a della forma norrena mi fa pensare che il prestito sia più antico, avvenuto già nel protogermanico *muli:no:(n) "mulino ad acqua" (i Germani conoscevano in origine soltanto mulini a mano). 


mynt (f.), moneta
Prestito dal latino mone:ta "denaro coniato, moneta", con ogni probabilità già presente nel protogermanico come *muni:to: "moneta". In antico inglese è mynet "moneta", in antico alto tedesco è muniz, con II rotazione consonantica.


mǫttull (m.), mantello
Un prestito particolarmente antico, che mostra evoluzione di -nt- in -tt- come nelle voci native, oltre a un Umlaut labiale indotto dalla vocale del suffisso. 

munkr (m.), monaco 
Prestito dal latino monachus "monaco", a sua volta dal greco μοναχός. Il significato antico del termine è "solitario".


múll (m.), mulo 
I muli giunsero tardi in Scandinavia, e la loro produzione a partire da asini e cavalle non fu mai redditizia. Quindi fu tardo anche il prestito della parola per designare tali animali. La fonte è il latino ecclesiastico.

múrr (m..), muro
La costruzione in muratura non era usuale nel nord, dove gli edifici erano fabbricati utilizzando materiali più facili a lavorarsi, come la legna e la torba pressata. 

náttúra (f.), natura
Prestito dal latino na:tu:ra "nascita; forma, aspetto, costituzione fisica, etc.", che presenta conservazione perfetta della quantità vocalica non solo nella sillaba tonica, ma anche in quella pretonica.


nón (n.), ora nona (le tre del pomeriggio)
nóna (f.), ora nona (le tre del pomeriggio)
Prestito dal latino (ho:ra) no:na "ora nona", corrispondente alle nostre tre del pomeriggio. Lo stesso prestito si è avuto anche in anglosassone, dando l'inglese moderno noon  "mezzogiorno" (con slittamento semantico). 
 
nóti (m.), segno, nota
Prestito dal latino nota "nota, contrassegno; caratteristica". Si noti la vocale lunga in norreno rispetto a quella breve del latino: la parola sarà una tarda acquisizione.


nunna (f.), suora
Deriva dal latino tardo nonna "monaca, religiosa; balia". Il prestito è connesso con la cristianizzazione. Dalla stessa fonte latina deriva anche l'inglese nun "suora" (anglosassone nunne).


næpa (f.), rapa bianca
Prestito dal latino na:pus "navone, pianta affine alla rapa". La fonetica è irregolare, le circostanze dell'acquisizione di questa parola non mi sono chiare. Anche in antico inglese si è avuto un esito simile, ma con la declinazione forte: nǣp "rapa".


obláta, ofláta (f.), ostia
Un termine connesso con la cristianizzazione. Alla lettera significa "offerta", in ultima analisi dal latino obla:tus "offerto", participio passato di offerre "offrire".

olea, olia (f.), olio (di oliva) 
Prestito dal latino oleum "olio (di oliva)". Notare il cambiamento di genere.


olífa (f.), oliva
Prestito dal latino oli:va "oliva". La fonte deve essere il latino ecclesiastico, di cui conserva bene la fonetica (-f- suona /v/).


orða (f.), regola di un ordine religioso 
Prestito dal latino o:rdo: (gen. o:rdinis) "fila, linea, rango, successione, etc.", con adattamento fonetico peculiare. Questa parola non va confusa con l'omofono orða "parlare", derivato da orð (n.) "parola"


organ (n.), organo
Prestito dal latino ecclesiastico organum, a sua volta dal greco ὄργανον "strumento, utensile".  


pallaz (m.), palazzo
Prestito dal latino pala:tium "palazzo", successivo alla trasformazione dell'antica consonante dentale in un'affricata. 


panna (f.), padella
Prestito dal latino tardo panna, contrazione di patina "padella".


par (n.), paio
Prestito dal latino tardo *pariu(m) "paio", formato a partire dal neutro plurale paria "le cose pari" dell'aggettivo pa:r (gen. paris) "pari, uguale". 

paradís (f.), paradiso 
È notevole il genere femminile, con ogni probabilità per analogia a dís (f.) "divinità femminile". Si tratterebbe di una notevole contaminazione pagana, con buona pace dei due Re Olaf e del loro fanatismo. 

parði (m.), leopardo
Prestito dal latino pardus "pantera maschio, leopardo". Per ulteriori considerazioni rimando al sinonimo hlébarðr.


past (n.), cibo
Prestito dal latino pa:stus "cibo, pasto di animali" (gen. pa:stu:s). Si noti il cambiamento di genere. La totale scomparsa del tema in -u- della parola latina fa pensare a un prestito non troppo antico, con ogni probabilità ecclesiastico. 


pati (m.), padre
Prestito dal latino pater "padre", di cui continua il nominativo, probabilmente da qualche forma di latino tardo o di protoromanzo in cui la rotica finale -r era caduta.


patína (f.), teca eucaristica
Prestito dal latino patina "piatto, scodella, padella". Si noti la vocale lunga nella seconda sillaba, segno che la parola è entrata in norreno tramite ecclesiastici che conoscevano male il latino, pronunciando erroneamente /pa'ti:na/, con l'acceto sulla seconda sillaba, un po' come il gobbo tignoso del Nome della Rosa che pronunciava asperge me spermàte anziché asperge me spèrmate.


pái (m.), pavone
   gen./dat./acc. sing. ; pl. pár; dato pl. pǫ́um, pǫ́m
   composti: 

   páfugl (m.), pavone
Prestito dal latino pa:vo: "pavone" (acc. pa:vo:nem).


pálmr (m.), palma (albero)
pálmi (m.), id.
    derivati: 

    pálmari
(m.), pellegrino 

Il passaggio di nomi latini femminili al genere maschile non è affatto eccezionale in norreno. Il prestito è connesso alla cristianizzazione. Nella tradizione pagana l'Albero della Vita è il frassino. Per contro, nell'iconografia dei Normanni nel Regno di Sicilia l'Albero della Vita era la palma. Il nome del pellegrino, pálmari, viene dal latino tardo palma:rius, donde francese antico palmiers (obl. palmier) e l'antroponimo maschile italiano Palmiro

pápa (m.), Papa
Prestito dal latino pa:pa "padre" (titolo attribuito ai vescovi). Come altri titoli stranieri, è un maschile in -a.


Páskar (m. pl.), Pasqua
    derivati:
    Páskartíð (f.), tempo di Pasqua
Prestito dal latino ecclesiastico Pa:scha "Pasqua", a sua volta dal greco
Πάσχα, in ultima analisi di origine semitica (ebraico פֶּסַח Pesakh). Si tratta di un prestito connesso con la cristianizzazione.

pell (n.), stoffa fine
Prestito dal latino pallium "mantello greco". Data la presenza dell'Umlaut palatale, possiamo presupporre che la parola latina fosse entrata già nel protogermanico come *palljan "stoffa fine". 


pella (f.), pergamena
Prestito dal latino pellis "pelle". La pergamena giunse nel Nord col Cristianesimo.


penta, pentirsi
Chiaramente si tratta un termine ecclesiastico, giunto con la cristianizzazione. La sua adozione è dovuta al fatto che non si è trovato un equivalente adatto nel vocabolario nativo. Nel gotico di Wulfila invece una parola nativa per esprimere il concetto esisteva: idreigon "pentirsi". Alla lettera significava "tornare indietro", quasi "tornare sui propri passi". 

pera (f.), pera
Prestito dal latino pirum "pera", con ogni probabilità dalla forma plurale pira "pere" poi reinterpretata come singolare.


persóna (f.), persona
persóni (m.), persona
Prestito dal latino ecclesiastico perso:na "persona", in latino classico "maschera", di chiara origine etrusca.


petallum (n.), piastra d'oro sul cappuccio del vescovo
Prestito dal latino petalum "petalo". Si potrebbe parlare di crudo latinismo.


pikturr (m.), pittore
La forma proviene direttamente dal latino pictor, e si oppone alla voce pentari giunta dal francese antico. Si potrebbe dire che è un crudo latinismo. 

piparr (m.), pepe
pipra, pepare
Prestito dal latino piper "pepe", presente già nel protogermanico *piparaz: questo termine culturale è sufficientemente antico da trovarsi in tutte le lingue germaniche occidentali (inglese pepper; tedesco Pfeffer, con la seconda rotazione consonantica). Si noti il genere maschile nelle lingue germaniche, in contrasto col neutro della parola latina. Il pepe era ritenuto una leccornia e una manifestazione di lusso già dai Goti.

pistill (m.), epistola 
Prestito dal latino ecclesiastico epistola, epistula, a sua volta dal greco ἐπιστολή

pitenz (f.), razione alimentare; pasto in ricordo dei defunti
Prestito dal latino medievale pietantia "cibo particolare (per i monaci)", derivato da pieta:s (gen. pieta:tis) "pietà, misericordia". Dalla stessa fonte latina deriva anche il latino pietanza. 


píla (f.), freccia
Prestito dal latino pi:lum "giavellotto". Dalla stessa fonte latina proviene anche il tedesco Pfeil "freccia", con II rotazione consonantica (antico alto tedesco pfīl).


pílárr (m.), pilastro
Prestito dal latino tardo pi:la:re "pilastro", da cui deriva anche il francese antico piliers, obl. pilier (francese moderno pilier), che però non può essere la sorgente della parola norrena. 

pín (f.), multa; tortura
pína
(f.), multa; tortura

pína, punire; torturare 
    derivati:
    pínsl, písl (f.), pena, tormento

Di certo un antico prestito popolare, come prova -i:- al posto di un precedente -e:-, dal latino poena (pronuncia tarda /pe:na/). Si noterà il suffisso nativo in pínsl, che è davvero enigmatico: quando il prestito avvenne, doveva essere produttivo. 

pípa (f.), pipa, tubo; tipo di strumento musicale
Prestito dal latino tardo pi:pa "zampogna", da pi:pa:re "chiocciare, pigolare". Dalla stessa fonte latina deriva anche il tedesco Pfeife, con II rotazione consonantica.


planéta (f.), pianeta (veste del prete)
Prestito dal latino ecclesiastico plane:ta, a sua volta dal greco πλανῆτης.


planka (f.), bordo, tavola
Prestito dal latino planca "tavola, asse".


planta (f.), pianta
planta, piantare
Prestito dal latino planta, che è passato anche nel germanico occidentale (es. tedesco Pflanze "pianta", pflanzen "piantare). 


plata (f.), oggetto piatto; corazza a piastre
Si trova anche una variante con vocale lunga, pláta, con lo stesso significato.
Prestito dal latino tardo *platta "piastra", da *plattus, *platus "piatto" (agg.), a sua volta dal greco πλατύς "largo; piatto".


plága (f.), punizione
Prestito dal latino pla:ga "ferita, piaga; colpo, percossa". Lo slittamento semantico non è poi così strano, quando consideriamo l'intera gamma dei significati della parola latina.


plána, livellare, rendere liscio
Prestito dal latino pla:na:re "spianare", derivato da pla:nus "piano, piatto, pianeggiante.


plóma (f.), prugna
Prestito dal latino pru:num "prugna, susina". La parola norrena presenta molteplici difficoltà fonetiche, ma non ci sono dubbi sulla sua origine non nativa.


ponta, fornire di accenti (segni ortografici)
Prestito dal latino puncta:re, alla lettera "pungere".


port (n.), città, castello 
    derivati:
    portkona (f.), prostituta
Prestito dal latino portus "porto". Doveva indicare una città o un borgo situato in riva al mare.


postoli (m.), apostolo
postoligr, apostolico
Prestito dal latino ecclesiastico apostulus, a sua volta dal greco
ἀπόστολος

prefatia (f.), introduzione alla messa
Prestito dal latino praefa:tio: (gen. praefa:tio:nis) "discorso introduttivo". 


preláti (m.), prelato
Prestito dal latino ecclesiastico praela:tus, che in origine significava "prediletto, preferito", dal participio passato di praeferre "preferire".


presenta  (f.), dono, presente
Prestito dal latino praese:ns (gen. praesentis) "presente, in persona, etc.".  


pressa, premere, pressare
Prestito dal latino pre:ssa:re "premere, stringere, comprimere".


prédika, predicare 
prédikan (f.), predicazione
prédikari (m.), predicatore; frate domenicano
Prestito dal latino praedica:re "dichiarare, rendere noto, divulgare", nell'accezione cristiana "diffondere il Vangelo".


prím (n.), luna nuova
Notevole la trasformazione di un femminile in un neutro, osservata in molti altri casi.

próf (n.), prova, testimonianza
prófa, provare, dimostrare 
Prestito dal latino proba "prova, saggio". Il norreno mostra una vocale lunga dove il latino ha una vocale breve. Si ha cambiamento di genere. 


prófasti (m.), prevosto
prófastr (m.), prevosto
Prestito dal latino ecclesiastico praepositus "preposto", nel latino classico "capo militare, intendente, ufficiale; governatore".


prófenda, próvenda, próventa (f.), prebenda
Prestito dal latino ecclesiastico praebenda, derivato da praebe:re "offrire, somministrare" (< prae- "davanti" + habe:re "avere").


Pulkrokirkja (f.), Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme
La prima parte del composto, pulkro-, è chiaramente un'abbreviazione del latino sepulchrum, sepulcrum "sepolcro, tomba". La seconda parte del composto è kirkja "chiesa".


pund (n.), libbra
Deriva dal protogermanico *pundan "libbra", prestito dal latino pondus (gen. ponderis) "peso; peso di una libbra", secondo altri dall'avverbio pondo: "del peso di", sempre dalla stessa radice. 


pundari (m.), stadera
Deriva dal latino tardo ponda:rium, a sua volta da pondus "peso; peso di una libbra".


punktr (m.), punto
Direttamente dal latino punctus. Si potrebbe dire che è un crudo latinismo. 

purpura, purpuri (m.), porpora
Prestito dal latino purpura (f.) "porpora". Si noti il maschile in -a, in alternativa a quello regolare in -i.


pyttr (m.), pozzo; cesso 
Deriva dal protogermanico *putjaz, a sua volta un antico prestito dal latino puteus. L'introduzione del Cristianesimo ha dato grande impulso alla diffusione dell'uso della latrina, dove in tempi pagani prevaleva la defecazione all'aperto. 


pǫstutjald (n.), abbigliamento dell'altare 
Il primo membro del composto è un prestito dal latino tardo *pastas "portico antistante la casa", a sua volta dal greco παστάς.


rauði (m.), rame grezzo
Notevole prestito, verosimilmente antico, dal latino raudus, ru:dus (gen. rauderis, ru:deris) "pezzo di bronzo non lavorato", in ultima analisi di origine etrusca.


regula (f.), regola del convento 
Prestito dal latino ecclesiastico re:gula "regola", giunto attraverso fonte dotta in un'epoca in cui ogni nozione dell'antica quantità vocalica era andata perduta. 


rigr (m.), rigidità; durezza di cuore
Deriva dal latino rigor (gen. rigo:ris) "durezza, rigidità; il freddo". A causa della sua peculiare fonetica non può venire dall'antico francese: con ogni probabilità è un diretto derivato della forma nominativa latina. Restano da chiarire le motivazioni e le circostanze di questo prestito così singolare. A quanto pare, la parola ricorre come hapax in una formula religiosa nella tarda Maríu Saga (Saga di Maria). 


Róm (f.), Roma
Róma (f.), Roma
Prestito dal latino Ro:ma, inclito nome dell'Urbe. La variante con la declinazione forte è la più antica, quella con la declinazione debole in -a è un prestito letterario più recente.


rómverr, romverr (m.), romano
Rómverjar (m. pl.), Romani
rómverskr (agg.), romano
   altri derivati: 

   Rómaborg (f.), città di Roma
   Rómaríki (n.), Impero romano
   Rómavegr (m.), la strada per Roma
   Rómferð (f.), viaggio a Roma, pellegrinaggio a Roma
Formato dal latino Ro:ma, con l'aggiunta di verr (m.), uomo, della stessa radice indoeuropea del latino vir (gen. viri:) "uomo" e del gallico viros "uomo", mentre il plurale è formato da un discendente del protogermanico -*wa:rjo:z "uomini", di incerta origine e non chiaramente connesso con la voce indoeuropea ereditata. 


rós (f.), rosa
Prestito dal latino rosa, chiaramente letterario, come provato anche dalla discrepanza della quantità vocalica.


sallaðr (m.), pesce salato
Prestito dal latino tardo sala:tus "salato", che ha sostituito il classico salsus.


salmr (m.), salmo
Prestito dal latino ecclesiastico psalmus, a sua volta dal greco ψαλμός.


saltari (m.), salterio
Prestito dal latino ecclesiastico psalte:rium "salterio", a sua volta dal greco ψαλτήριον. Questo termine è connesso con la cristianizzazione.


sekkr (m.), sacco
Deriva dal protogermanico *sakkuz, chiaro prestito dal latino saccus. Cfr. gotico sakkus "sacco". Notevole l'Umlaut palatale, che presupporrebbe una variante *sakkiz


serkr (m.), camicia, casacca 
Deriva dal protogermanico *sarkiz, prestito dal latino sarci:re "cucire, rammendare". Da questa parola deriva il glorioso nome berserkr (m.) "guerriero invasato", lett. "casacca d'orso", che potremmo ben rendere con "orso mannaro".


sigla, sigillare, apporre il sigillo 
Deriva dal latino sigilla:re "sigillare, apporre il sigillo", verbo formato a partire da sigillum "sigillo" (antico diminutivo di signum "segno"). Questo verbo non deve essere confuso con l'omofono sigla "veleggiare", termine nativo derivato da segl (n.) "vela".


signa, benedire
Deriva dal latino ecclesiastico signa:re "segnare", riferito al segno della croce.


sikulgjǫrð (f.), equipaggiamento della nave; cintura della spada
Il primo membro del composto, sikul-, è un prestito tardo dal latino cingulum "fascia; cintura della spada". Si noti l'assibilazione dell'antica consonante velare iniziale.


simfon (m.), lira (strumento musicale)
Prestito molto rozzo dal latino sympho:nia "musica, concerto", a sua volta dal greco συμφωνία.


sister, sefsterr (m.), volume
Prestito dal latino sexta:rius "sestario" (unità di misura per liquidi o granaglie, corrispondente a circa mezzo chilo).


skapular (n.), scapolare
Prestito dal latino medievale scapula:re, formato da scapula "spalla". Parte dell'abito dei monaci, lo scapolare consiste in una striscia di stoffa con apertura per la testa, pendente sul petto e sul dorso.


skemill (m.), sgabello 
Deriva dal latino volgare scamellum, diminutivo di scamnum "sedile, panca". Cfr. antico alto tedesco scamil, tedesco moderno Schemel, antico inglese sċamul


skipastóll (m.), flotta
Il primo membro del composto è chiaramente skip (n.) "nave", mentre il secondo è un prestito dal latino stolus "tragitto via mare", a sua volta dal greco στόλος. L'aspetto fonetico è stato influenzato per falsa etimologia dalla parola nativa stóll (m.) "sedia".


skipt (n.), quartiere dei Variaghi a Bisanzio
Deriva dal latino excubitus "incarico di sentinella, turno di guardia". 


skons (m.), lanterna cieca 
Siamo nel campo del più spinto tecnicismo. Si tratta in ultima analisi di un prestito dal latino absco:nsa "nascosta". 


skript (f.), pittura, disegno; confessione
skript (n.), scritto
Prestito dal latino scriptus "scritto", quindi "cosa scritta", con una serie di slittamenti semantici molto interessanti.


skript (f.), cripta
Prestito dal latino ecclesiastico crypta "cripta" (alla lettera "ciò che è nascosto"), a sua volta dal greco κρύπρη. Dalla stessa fonte derivano le parole italiane cripta (termine dotto) e grotta (termine passato per la genuina usura del volgo).


skrín (n.), santuario
Prestito dal latino ecclesiastico scri:nium "santuario", con notevole slittamento semantico: in origine la parola significava "cassetta". Dalla stessa fonte latina provengono anche l'inglese shrine "santuario" e il tedesco Schrein id. 


skutill (m.), scodella
Prestito dal latino scutella "scodella, piccola tazza", con un cambiamento di genere, cosa niente affatto rara.


skyrbjúgr (m.), scorbuto
Prestito dal latino medievale scorbutum, con diverse varianti: scorbutus, scorbuttus, scorbuthus, etc. L'origine ultima è oscurissima, tanto che secondo alcuni la forma norrena sarebbe quella originale, col significato di "gonfiore (bjúgr) da abuso di latte cagliato (skyr)". Questa tuttavia ha l'aria di essere un'etimologia popolare. Nell'area tedesca e olandese abbiamo così tante forme confuse che non si riesce a venire a capo del problema.


slagingr (m.), abito del pellegrino
Prestito dal latino medievale sclavinia, slavinia "tipo di mantello" (cfr. antico francese esclavine).


smaragdr (m.) "smeraldo"
Prestito dal latino smaragdus "smeraldo", a sua volta dal greco σμάραγδος. Dal momento che non presenta alcun adattamento fonetico, si può supporre che sia un prestito dal latino ecclesiastico o comunque dotto. 


sokkr (m.), calza
Prestito dal latino soccus "tipo di calzatura", a sua volta dal greco συκχίς per tramite etrusco.


sóli (m.), suola di scarpa
La vocale lunga è decisamente irregolare. Il termine latino, solea, ha una -o- breve e aperta, come provato anche dal suo esito italiano suola, con regolare dittongazione. Non si trova tuttavia una valida sorgente romanza atta a spiegare una fonologia tanto peculiare in norreno.  

sónn (m.), suono
sóna
, suonare
Prestito dal latino sonus "suono"; sona:re "suonare, risuonare". Notare la discrepanza di quantità vocalica, segnale di un'acquisizione tarda.


spazera, camminare
Prestito dal latino dotto spa:tia:ri: "passeggiare, camminare". Il suffisso -era è un francesismo.


spáði (m.), spada (lunga)
Deriva dal latino spatha "spada germanica", a sua volta dal greco σπάθη. Si notino le molteplici anomalie fonetiche: la vocale tonica è lunga, la consonante mediana è una fricativa sonora. Inoltre abbiamo un cambiamento di genere.


spegill (m.), specchio
Deriva dal latino specillum, diminutivo di speculum. Il prestito deve essere giunto tramite una forma di latino tardo e volgare, considerata la consonante sonora -g-. Opinione comune tra gli accademici è che derivi dal medio basso tedesco, ma in quella lingua si ha spêgel, con le varianti speigel, spîgel, con vocale lunga. La parola norrena nativa per indicare lo specchio è skuggsjá


spenna, spendere
Deriva dal latino expendere "misurare con la bilancia; spendere". Il prestito deve essere abbastanza antico.


stíll (m.), stilo (strumento per scrivere); modo di scrivere
Prestito dal latino sti:lus "cannuccia appuntita per scrivere". 


stoppa, riempire un buco (con stoppa)
Prestito dal latino tardo stuppa:re "riempire un buco con stoppa", a sua volta formato da stuppa, stu:pa "cascame, stoppa".


stóla (f.), stola, veste ecclesiastica
stóli (m.), sopravveste lunga
Prestito dal latino stola "veste lunga femminile; veste regale, etc." a sua volta dal greco στολή "abito".


strúz (m.), struzzo
    gen. sing. strúz; pl. strúzar
Prestito tardo dal latino stru:thio: (gen. stru:thio:nis), a sua volta dal greco στρουθίων.


studera, studiare 
Prestito tardo dal latino stude:re "studiare".

súrna (f.), sirena
Prestito dal latino tardo si:re:na, per il classico si:re:n (gen. si:re:nis) "sirena", a sua volta dal greco Σειρήν -  per quanto non sia affatto chiaro come la parola sia stata adattata in norreno fino a dare un simile esito. Forse è stato per via dell'omofono súrna "bruciare, inacidirsi", per via dell'azione seduttiva esercitata da tali creature sui marinai? 


sútari (m.), calzolaio
Prestito dal latino su:tor (gen. su:to:ris) "calzolaio, ciabattino". In origine doveva essere sottinteso il termine per "scarpa", essendo su:tor il cucitore. Così "cucitore di scarpe" => "calzolaio". Un simile processo è evidente nel tedesco Schuster "calzolaio".


Sýrland (n.), Siria
Il primo membro del composto è chiaramente da Sy:ria "Siria". Notevole la conservazione del vocalismo, sia nella qualità che nella quantità.


tabla, tabola (f.), tavola (dell'altare)
Prestito dal latino ecclesiastico tabula "tavola". Quando questa parola entrò in norreno, nessuno era capace di capire che aveva la stessa radice di un prestito più antico, tafl "gioco della dama" (vedi sotto).


taferni (m.), taverna
Prestito dal latino taberna "osteria, locanda". Altri significati della parola latina, come "bottega" o "tugurio", non sono stati importati.


tafl (n.), gioco della dama 
    gen. sing. tafls; pl. tǫfl
tefla, giocare a dama
Deriva dal latino tabula "tavola; tavoletta". Un antico prestito culturale non connesso con la cristianizzazione. 


tapit (n.), tappeto
Prestito dal latino tape:tum "coperta di lana; tappeto".


tempra, temperare, moderare; mescolare
Prestito dal latino tempera:re "temperare, combinare nelle giuste proporzioni, miscelare, etc.". Il termine, anche se a prima vista profano, deve essere connesso con la cristianizzazione: è proprio la radice del concetto di temperanza (di pertinenza degli antropologi, avendo le genti più familiarità con il bukkake).


tenningr (m.), dado
Deriva dal latino quaternio: (gen. quaternio:nis) "il numero quattro; quattro (sui dadi)", con un suffisso diminutivo germanico. Il prestito deve essere avvenuto in epoca antica, tanto che potremmo ricostruire un protogermanico tardo *terningaz, da cui anche l'antico alto tedesco terning "dado". Un prestito culturale non connesso con la cristianizzazione.


tesaurr (m.), tesoro
Deriva dal latino the:saurus "tesoro", a sua volta dal greco θησαυρός. Il prestito deve essere dotto e non troppo antico; la quantità vocalica della prima sillaba non è conservata. 


texti (m.), testo; Vangelo
Deriva dal latino ecclesiastico textus (gen. textu:s) "testo", alla lettera "tessuto, intreccio; composizione stilistica". È un prestito chiaramente connesso alla critianizzazione. Prima che il Cristo Bianco facesse la sua irruzione in Scandinavia, di una simile parola non si sentiva il bisogno. 


tigl (n.), tegola; mattone  
Prestito dal latino te:gula "tegola". Nelle lingue germaniche occidentali questa parola mostra una vocale lunga, es. tedesco Ziegel "tegola" (antico alto tedesco ziagal).

titull (m.), titolo
Prestito dal latino titulus "titolo; cartello, iscrizione, etichetta; onorificenza, etc.". La parola sembra essere giunta in norreno dal linguaggio dotto. 


tollr (m.), dogana
Prestito dal latino telo:ne:um "dogana", attraverso la forma volgare *tollo:nium. In ultima analisi dal greco τελωνεῖον. In tedesco abbiamo Zoll "dogana", dalla stessa fonte, con II rotazione consonantica.


tónn (m.), tono
tóni (m.), tono
Prestito dal latino tonus "tono; suono", lett. "tensione di una fune" a sua volta dal greco τόνος (stessa radice indoeuropea del latino tendere) Il termine potrà anche sembrare profano, ma sarebbe difficilmente concepibile senza la cristianizzazione. Come spesso accade con i prestiti dotti e/o ecclesiastici, la parola entra in norreno con una quantità vocalica diversa da quella di origine.


traktr (m.), canto di chiesa
trakt (n.), zona, regione
Prestito dal latino tractus (gen. tractu:s) "tratto, linea", ma anche "periodo, lasso di tempo". 


tripla, cantare in tre voci
Questa voce viene dal latino ecclesiastico ed è connessa al canto liturgico.


tunna (f.), tino, barile
Prestito dal latino tunna "tipo di recipiente", di probabile origine celtica.


turturi (m.), tortora
Prestito dal latino turtur (gen. turturis) "tortora". Non deve essere un'importazione molto antica e l'origine è senz'altro ecclesiastica (di tortore si parla nelle Scritture, ad esempio come vittime sacrificali nell'Antico Testamento). 


url, urlan (n.), velo per coprire la testa e il collo
Prestito molto alterato dal latino o:ra:rium "fazzoletto". Si noti la dissimilazione delle rotiche.


vers (m.), verso (poetico) 
Prestito dal latino versus (gen. versu:s) "linea, riga". 


vinzari (m.), stadera
Prestito dal latino uncia:rius "del peso di un'oncia". Lo sviluppo fonetico della vocale iniziale latina è decisamente anomalo.


víll (m.), velo della suora
Prestito dal latino ve:lum "velo". Termine connesso con la cristianizzazione. 


vín (n.), vino 
   composti:
   vínlauss, senza vino 
   vínleysi (n.), mancanza di vino 
   vínóðr, furioso per il troppo vino bevuto 
   víntré (n.), vite (lett. "pianta del vino")
   vínviðr (m.), vite (lett. "pianta del vino")
Deriva dal protogermanico *wi:nan, a sua volta prestito dal latino vi:num. Uno dei più antichi e gloriosi prestiti dalla lingua di Roma al mondo germanico. Forse è addirittura il più antico in assoluto. Fu portato direttamente dai caupones, mercanti di frontiera che si addentravano nei territori delle popolazioni non soggette all'Impero. 


ymni (m.), inno
   varianti: hymni, imni

Prestito dal latino ecclesiastico hymnus, a sua volta prestito dal greco ὕμνος. Senza dubbio è una parola connnessa alla cristianizzazione. Si noti però la vocale y della parola norrena, che presuppone una pronuncia /ymnus/, non /imnus/, cosa alquanto singolare, che meriterebbe l'attenzione degli studiosi. Si noti anche l'antico inglese ymne "inno", dalla stessa fonte.  

Il Cristianesimo non ha portato una vera rivoluzione onomastica: i battezzati continuavano a mantenere e a dare ai figli i nomi tradizionali, spesso composti con l'elemento Þór- "Thor". Questi sono alcuni nomi propri di origine latina cristiana o comunque giunti tramite il latino:

Ádám (m.), Adamo
Deriva dal latino crisitano Ada:m (indeclin., ma anche gen. Adae), a sua volta dall'ebraico (אָדָם 'A:da:m). Si noti l'assenza della desinenza -r del nominativo maschile forte.


Jóhann, Jóhannes (m.), Giovanni 
Jón
(m.), Giovanni 
   forme diminutive: Jóni, Jónsi
  
nomi composti:
   Jóngeirr
(m.), formato con geirr "giavellotto" 
Deriva dal latino cristiano Io:hanne:s, dal greco Ιωάννης, a sua volta di origine ebraica (יוֹחָנָן Yo:kha:na:n "Dio è Grazioso").
Si noti l'assenza della desinenza -r del nominativo maschile forte. 

Jóhanna (f.), Giovanna
   forma diminutiva: Jóka
Deriva dal latino Io:hanna, formato sul maschile Io:hannes (vedi sopra).


Jósep (m.), Giuseppe 
Deriva dal latino crisitano Ioseph(us), di origine ebraica (יוֹסֵף Yo:se:ph "Egli accresca").


Karlamagnús (m.), Carlomagno
Magnús (m.), Carlomagno
     gen. Magnúss, dat. Magnúsi
    
forma diminutiva: Mangi

Deriva dal latino medievale (Carolus) Magnus "(Carlo) il Grande"; si noterà che Karla- proviene direttamente dalla lingua dei Franchi: *karl "maschio; uomo libero", dal protogermanico *karlaz < *karilaz. Lo stesso vocabolo si trova nel lessico nativo del norreno: karl "uomo" (opposto a "donna"). Notiamo l'avverbio karlmannliga "virilmente" e l'aggettivo karlmannigr "virile", che sono quasi identici all'antroponimo Carlomanno (portato dal figlio primogenito di Carlo Martello e dal fratello minore di Carlomagno). Evidentemente la forma Magnús è un ipocoristico, divenuto molto diffuso nell'onomastica norvegese.


Klemetr (m.), Clemente
Klemens (m.), Clemente
Deriva dal latino Cleme:ns (gen. Clementis) "Mite". 


Markus (m.), Marco
Deriva dal latino Ma:rcus, a sua volta dal teonimo Ma:rs (gen. Ma:rtis) "Marte".


Marteinn (m.), Martino
Deriva dal latino Ma:rti:nus, a sua volta dal teonimo Ma:rs (gen. Ma:rtis) "Marte". Non mi è chiara l'origine del dittongo -ei- nella forma norrena.


Máría (f.), Maria
    gen./dat./acc. Máríu 
Si trova anche una variante con la prima sillaba breve. Deriva dal latino Mari:a, dal greco Μαριάμ, Μαρία, Μαρίη a sua volta dall'ebraico (מִרְיָם Mirya:m).


Mikjáll (m.), Michele
    variante: Mikael
Deriva dal latino cristiano Michae:l, a sua volta dall'ebraico (מִיכָאֵל Mi:kha:'e:l "Chi è come Dio?").


Nikolás (m.), Nicola
Deriva dal latino Ni:cola:us, a sua volta dal greco Νικόλαος, composto di νίκη "vittoria" e di λαός "popolo".


Páll (m.), Palo
Deriva dal latino Paulus. Prima che l'Apostolo delle Genti fosse chiamato così, questo era un cognome romano della Gens Aemilia, tratto dall'aggettivo paulus "poco; di piccola taglia".


Pétr (m.), Pietro 
Deriva dal latino Petrus, greco Πέτρος, formato da petra (gr. πέτρα) "pietra" come traduzione del nome Cefa, di origine aramaica e con lo stesso significato. 


Salómon (m.), Salomone
Deriva dal latino Salomo:n (gen. Salomo:nis), di origine ebraica (
שְׁלֹמֹה Shelo:mo:h).