giovedì 14 marzo 2024

 
CORVO ROSSO NON AVRAI IL MIO SCALPO! 
 
Titolo originale: Jeremiah Johnson
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1972
Lingua originale: Inglese; Salish (Flathead), Crow, Piegan
    (Blackfeet) 
Durata: 116 min
Genere: Western
Regia: Sydney Pollack
Soggetto: Vardis Fisher, dal romanzo "Mountain Man"
   Raymond W. Thorp e Robert Bunker, dal racconto 
   "Crow Killer")
Sceneggiatura: Edward Anhalt, John Milius 
Produttore: Joe Wizan
Casa di produzione: Warner Bros.
Fotografia: Duke Callaghan
Montaggio: Thomas Stanford
Musiche: Tim McIntire, John Rubinstein
Scenografia: Ted Haworth
Costumi: Wesley Jeffries, Bernie Pollack 
Direttore del casting: Lynn Stalmaster 
Direttore artistico: Ted Haworth 
Arredatore di scena: Raymond Molyneaux 
Manager di produzione: John R. Coonan 
Reparto artistico: Bill Gold 
Assistente alla regia: Mike Moder 
Effetti sonori: Josef von Stroheim, Michael Colgan
Controfigure: Rick Arnold, Joe Canutt, James M. George,
    Dean Smith 
Capo elettricista: Joseph Edesa 
Guardaroba: James M. George 
Assistente al montaggio: Don Guidice 
Continuità: David Rayfiel 
Interpreti e personaggi:
    Robert Redford: Jeremiah Johnson
    Will Geer: Artiglio d'Orso
    Stefan Gierasch: Del Gue
    Delle Bolton: Cigno Pazzo
    Josh Albee: Caleb
    Joaquín Martínez: Mano-che-Segna-Rosso 
        (come "Joaquin Martinez")
    Allyn Ann McLerie: La Donna Pazza
    Richard Angarola: Lingua Biforcuta
    Paul Benedict: Reverendo Lindquist
    Charles Tyner: Robidoux (come "Bill Durham")
    Jack Colvin: Tenente Mulvey
    Matt Clark: Qualen 
    Tanya Tucker: Figlia di Qualen 
    James M. George: Indiano 
Doppiatori italiani:
    Michele Kalamera: Jeremiah Johnson
    Leonardo Severini: Artiglio d'Orso
    Roberto Villa: Del Gue
    Sandro Tuminelli: Reverendo Lindquist
    Rino Bolognesi: Tenente Mulvey 
Titoli in altre lingue: 
   Spagnolo: Las adventuras de Jeremiah Johnson 
   Russo: Иеремия Джонсон 
Nota: Il titolo ha poche varianti: è Jeremiah Johnson in quasi tutte le lingue; il caso dell'italiano è un'interessante anomalia.
Budget: 3,1 milioni di dollari US
Box office: 44,7 milioni di dollari US 


 
Trama: 
Jeremiah Johnson è un veterano della guerra tra gli Stati Uniti e il Messico (1846 - 1848), che decide di condurre un'esistenza da eremita in una zona impervia delle Montagne Rocciose, dove si sostenta cacciando con le trappole. Il suo primo inverno è difficile. Ha un breve incontro con Mano-che-Segna-Rosso (nell'originale "Paints-His-Shirt-Red"), capo degli Indiani Crow, i famosi Corvi. 
Johnson interrompe inavvertitamente la caccia all'orso grizzly dell'anziano ed eccentrico Chris Lapp, soprannominato "Artiglio d'Orso" (nell'originale "Bear Claw"), che gli insegna a vivere in alta montagna. Dopo un incontro ravvicinato con i Crow, tra cui Mano-che-Segna-Rosso, e dopo aver appreso le tecniche necessarie per sopravvivere, il veterano parte per conto suo. Si imbatte quindi in una capanna i cui abitanti sono stati apparentemente attaccati dai guerrieri Piedi Neri: i soli superstiti sono una donna e il suo taciturno figlio. La donna, esasperata dal dolore, costringe il visitatore ad adottare suo figlio. Johnson e il ragazzo, a cui ha attribuito il nome biblico "Caleb", incontrano Del Gue, un montanaro calvo che è stato derubato dai Piedi Neri. Gue convince Johnson ad aiutarlo a recuperare la refurtiva, ma questi sconsiglia la violenza quando infine trovano l'accampamento dei Piedi Neri. 
Gli uomini si intrufolano nell'accampamento di notte per recuperare i beni di Gue, ma questi apre il fuoco e i Piedi Neri finiscono uccisi nella sparatoria. Gue prende diversi cavalli e scalpi dei Piedi Neri. Johnson, disgustato dall'inutile uccisione, torna da Caleb. Poco dopo, i tre vengono sorpresi da uomini della tribù delle Teste Piatte, che professano la religione cristiana e li accolgono come ospiti d'onore. Johnson, inconsapevolmente, si rende debitore del capo donandogli i cavalli e gli scalpi dei Piedi Neri. Secondo l'usanza delle Teste Piatte - chiamata potlatch dagli antropologi - per mantenere il proprio onore il capo deve fare al suo ospite un dono più grande oppure ucciderlo. Il capo dà sua figlia Cigno Pazzo (nell'originale "Swan") in sposa a Johnson. Dopo le nozze, celebrate con un rituale che combina elementi cristiani a tradizioni preesistenti, Gue se ne va per conto suo, mentre Johnson, Caleb e Cigno Pazzo si avventurano nella natura selvaggia. Trovano un luogo adatto per costruire una capanna, così si stabiliscono in questa nuova dimora e lentamente diventano una famiglia. 
Questa vita viene interrotta dall'arrivo di una squadra di soccorso della Cavalleria dell'Esercito Americano, incaricata di salvare una carovana di coloni bloccata. Sebbene Johnson sia riluttante, viene costretto a guidare la squadra di soccorso attraverso le montagne, lasciando la sua famiglia da sola nella baita. Durante il viaggio, il tenente Mulvey ordina alla squadra di procedere attraverso un sacro cimitero dei Crow contro il parere di Johnson. In seguito, Johnson torna a casa per lo stesso percorso e nota che le tombe sono ora adornate con i ciondoli blu di Cigno Pazzo; corre di nuovo alla baita, dove scopre che la moglie e Caleb sono stati uccisi. 
Johnson parte all'inseguimento dei guerrieri che hanno sterminato la sua famiglia e li attacca, uccidendoli tutti tranne uno, un uomo corpulento che canta il suo canto funebre quando si rende conto di non poter fuggire. Johnson lo lascia in vita e il sopravvissuto diffonde la storia della ricerca di vendetta dell'uomo di montagna in tutta la regione, intrappolando Johnson in una faida permanente con i Crow. La tribù invia i suoi migliori guerrieri uno alla volta per uccidere Johnson, ma lui li sconfigge tutti. La sua leggenda cresce e i Crow iniziano a rispettarlo. Incontra di nuovo Gue e torna alla capanna della madre di Caleb, solo per scoprire che lei è morta e che un nuovo colono di nome Qualen vive lì con la sua famiglia. Nelle vicinanze i Crow hanno eretto un monumento al coraggio di Johnson, lasciando ciondoli e talismani come tributo. 
Johnson e Lapp si incontrano per l'ultima volta. È in questo incontro che Lapp si rende conto del pesante tributo che Johnson ha dovuto pagare per combattere un'intera nazione da solo in una vasta e solitaria frontiera. Più tardi, Johnson ha un incontro silenzioso con Mano-che-Segna-Rosso, con ogni probabilità responsabile degli attacchi. Mentre sono seduti a cavallo, ben distanti l'uno dall'altro, Johnson afferra il fucile, ma Mano-che-Segna-Rosso alza la mano, con il palmo aperto, in un gesto di pace che Johnson ricambia, segnando la fine del loro conflitto. Il film si conclude con il testo della canzone: "And some folks say he's up there still." ("E alcuni dicono che è ancora lassù"). 

Citazioni: 

"E lo giuro, che il cuore d'una donna giovane è la roccia più dura che il Signore abbia messo su questa Terra: non riesci a farci un segno sopra." 
(Artiglio d'Orso) 

"Fra gli Indiani la fama di una tribù è determinata dalla potenza dei suoi nemici." 
(Del Gue) 

"Qui c'è il vero capolavoro di Dio. E non ci sono leggi per i coraggiosi, non ci sono rifugi per i dementi; non ci sono chiese, ma c'è quest'immenso scenario; non ci sono preti, ma c'è la fede. Per Giove, io sono un uomo delle montagne, e ci vivrò finché un proiettile o una freccia non mi fermeranno. E io farò di questa terra il mio monumento." 
(Del Gue) 

"Gli Utes e le Teste Piatte generalmente sono pacifici, i Corvi invece sono pericolosi: bravi guerrieri. A mio parere i Corvi sono gli indiani più belli che ci siano e i più cattivi, e non c'è uomo che gli tenga testa andando a cavallo. Una volta ne vidi un gruppo all'attacco in piena velocità, una gamba sul dorso del cavallo, una mano aggrappata alla criniera, sparare da sotto il collo della bestia. Eh, ma sono una razza di svergognati, fannulloni." 
(Artiglio d'Orso)


Recensione: 
Senza dubbio questa pellicola è tra le mie preferite del genere. Quando la trasmettevano in televisione, la guardavo sempre con piacere. Si può solo dire che l'interpretazione di Robert Redford sia ottima e robusta. Chi oserebbe sostenere il contrario?  
Le immagini che si vedono nei film western americani classici sono sempre più o meno le stesse: cowboy, indiani, latifondisti malvagi che cercano di rubare la terra ai più deboli, sparatorie per strada ed eroi praticamente invincibili, instancabili, indefettibili. Il punto è che queste immagini stereotipate sono erronee. Storicamente parlando, non hanno senso alcuno. Appartengono alla mitologia. 
La realtà del West, squallidissima e incredibilmente ostile, è stata dimenticata. Così hanno rimosso il cowboy che si addormentava ubriaco fradicio su un mucchio di sterco sul retro del saloon: non faceva comodo anche solo far cenno a tanta bruttura, che rasentava la subumanità. Il film di Pollack ha contribuito a togliere al West la sua patina di romanticismo per mostrare qualcosa di più simile la vita nei giorni dell'espansione dei coloni a Occidente. 
Un'altra fantasticheria che quest'opera ha aiutato a contrastare è il mito del "ritorno alla Natura". Difficile credere che l'antidoto agli opprimenti obblighi della vita urbana sia lottare per sopravvivere cacciando, mettendo le trappole e morendo di freddo, col rischio di avere l'uretra ferita da cristalli di ghiaccio formatisi nell'orina. 
Eppure manca qualcosa...
 


La storia di John "Mangiafegato" Johnson

Senza nulla togliere al grande valore della pellicola di Pollack e degli attori eccellenti che l'hanno interpretata, c'è qualcosa di importante che è stato omesso nella narrazione. Anzi, è qualcosa di cruciale. In poche parole, si tratta di un grave esempio di censura e di revisionismo storico. Si deve sapere che il protagonista è realmente esistito. Si chiamava John "Liver-Eating" Johnson, nato John Jeremiah Garrison Johnston (New Jersey, 1824 - Santa Monica, California, 1900); si noti la consonante -t- nel cognome originale, che è andata perduta. Fu soprannominato "Liver-Eating", ossia "Mangiafegato", perché mangiava il fegato dei guerrieri Crow che uccideva, allo scopo di trasformare in escrementi la loro essenza vitale. Era un autentico antropofago. La pratica del cannibalismo ha sconvolto i Crow e ha fatto guadagnare al cacciatore una fama terribile: era considerato un demonio. Nella loro lingua, lo chiamavano Dapiek Absaroka, che significa "Uccisore di Crow" (akdappiío "uccisore", Apsáalooke "Crow"). Si dice che Johnson abbia fatto in tutto circa 300 vittime. Oltre a mangiare fegati, raccoglieva anche gli scalpi, cosa che gli permise di acquisire una grande reputazione, quindi il computo dei Crow uccisi non è poi così inverosimile come potrebbe sembrare a prima vista - anche considerato che questi atti cruenti avvennero nel corso di 25 anni. 
Secondo quanto raccontato da Boone Helm, anche lui uomo di frontiera, Johnson fu catturato da un gruppo di Piedi Neri, mentre stava recandosi dalle Teste Piatte, tribù di origine della moglie. I Piedi Neri lo tennero legato in una tenda, mettendo una guardia a sorvegliarlo. La loro intenzione era di venderlo ai Crow. Johnson si liberò dai legacci usando i denti, quindi uscì dalla tenda, colpì la guardia negli occhi e le asportò lo scalpo. Con un coltello le recise una gamba, che portò con sé per nutrirsi durante la fuga. Fuggito dai Piedi neri camminò per più di 300 chilometri e riuscì a raggiungere la capanna del suo compagno di caccia, Del Gue. 
Alla fine, Johnson fece pace con i Crow, che divennero "suoi fratelli". La sua vendetta personale contro di loro giunse così al termine. Nel 1864 si unì alla Compagnia H, 2° dell'Esercito dell'Unione, Cavalleria del Colorado, a St. Louis come soldato semplice e fu congedato con onore l'anno successivo. Durante gli anni '80 del 1800, fu nominato Vicesceriffo a Coulson, nel Montana, e Maresciallo cittadino a Red Lodge, sempre nel Montana. Morì nel 1900 in una casa di riposo per veterani, a Santa Monica, in California. 


Il tabù e le radici dell'America

Perché si è omesso di dire che Johnson era chiamato "Liver-Eating" e che era un antropofago? Credo che sia per un semplice fatto: perché gli Stati Uniti ricordano volentieri i loro presidenti e i loro eroi, ma nascondono i loro cannibali. C'è poi l'idea inveterata quanto fallace secondo cui il cannibalismo sarebbe "roba da negri" (proprio come il razzismo sarebbe "roba da biondi"). Se i fatti cozzano contro questi pregiudizi tranquillizzanti, ad esempio mostrando un caso di antropofagia compiuto da un anglosassone purosangue, ecco che saltano fuori psicologi e psichiatri a giurare e spergiurare che il cannibalismo è una "parafilia". Proprio come la coprofagia, l'incesto, la necrofilia e la pedofilia. Orbene, la cosa non è possibile. Una simile definizione è irrazionale. La carne umana non è merda. È buona e gustosa come quella del porco. Se si cucinasse un arrosto di carne umana e lo si servisse senza dire nulla sulla sua origine, sarebbe molto apprezzato da tutti, con la sola eccezione di vegetariani e vegani isterici, ovviamente. Ci sono sempre stramaledetti giornalisti, servi e prostitute del Potere, che pubblicano articoli in cui qualche cannibale è costretto a cucinare la carne delle vittime in modi elaborati per nascondere un fantomatico "sapore strano". Ma quale cazzo di sapore strano! Forse che la carogna macellata di un porco ha mai avuto un sapore strano? No! Nessuno se ne è mai lamentato. Queste narrazioni stupidissime nascono dai pregiudizi culinari americani. La causa è del Dio della Genesi e dei suoi tabù, che pervadono l'America e che hanno lasciato segni profondissimi anche il resto del mondo. Proprio quel Dio schifiltoso, che si urta se qualcuno mangia la carne assieme ai latticini, o se qualcuno entra con il pene in un intestino retto. Poi comanda di sterminare i popoli (Libri dei Re, Numeri, etc.). Egli non ha nulla a che fare con l'Amore: è un carnefice che prima istiga i suoi figli a compiere atti di sangue e di libidine, poi usa quegli stessi atti come scusa per gettarli nella Gehenna. 


Robert Redford e il cannibalismo

Negli anni '70, Robert Redford era il "golden boy" di Hollywood. Pollack voleva creare un eroe con cui il pubblico potesse identificarsi: un solitario resiliente e tormentato, ma pur sempre umano, anche nelle condizioni più estreme. Trasformare il protagonista in un uomo feroce che mastica e ingurgita i fegati dei suoi nemici, avrebbe spostato il film dal genere western non classico verso l'horror o il cinema di serie B (exploitation), alienando le simpatie di gran parte del pubblico. Per l'attore biondiccio, che era un carrierista molto attento alla propria immagine, Jeremiah doveva rappresentare un utopico ideale di libertà e comunione con la Natura, non una "bestialità degenerata"Nel film, Jeremiah Johnson inizia come un uomo che vuole solo essere lasciato in pace e finisce per diventare una leggenda suo malgrado. Se fosse arrivato a mangiare fegati per vendetta rituale, il personaggio sarebbe passato da "vittima delle circostanze" a "carnefice psicopatico" e "mostro". Il pubblico avrebbe smesso di empatizzare con la sua solitudine e ne sarebbe rimasto sconvolto, terrorizzato. Verso la fine del film, il rapporto tra Jeremiah e i Crow diventa quasi mistico. C'è un reciproco riconoscimento di valore. Se Jeremiah avesse trattato i nemici come "materia organica da trasformare in escrementi", non ci sarebbe stata la scena finale del saluto con la mano alzata (un momento di puro rispetto guerriero), ma solo un odio bestiale, assoluto e irrisolvibile. La dimensione dello sfregio inflitto con l'atto cannibalico non era solo fisica, ma spirituale e metafisica. Nella cultura di molte tribù delle pianure, il fegato non era solo un organo o un pezzo di carne: era la sede stessa della forza vitale o dell'anima. Divorarlo non era un semplice atto di fame, ma un'operazione di annientamento totale. Trasformare l'avversario in scarto biologico era il modo più estremo per negargli qualsiasi dignità, anche nell'Aldilà. 

L'onda lunga del Codice Hays 

Anche se il Codice Hays era stato ufficialmente sepolto nel 1968 e sostituito dal sistema di rating MPAA che conosciamo oggi, la sua onda lunga e il pregiudizio culturale che portava con sé erano ancora vivissimi nel 1972. Probabilmente Sydney Pollack non se l'è sentita di sfidare le convenzioni, che impedivano di parlare di qualsiasi cosa fosse considerata "perversa". Mi sembra significativo notare che la dittatura del Codice Hays metteva in uno stesso calderone di "innominabile" cose tra loro diverse come la fellatio, l'omosessualità, il cannibalismo e il malfattore che la fa franca. Esisteva la stupida credenza, tutta americana, che la realtà fosse emendabile cambiando le parole e nascondendo le cose indesiderate. Non è forse questa la radice ultima di quello schifo che è il politically correct
 

La ricerca dell'attore giusto

Volendo fare un film più aderente alla realtà storica, credo che Robert Redford non fosse adatto al ruolo. Io avrei scelto il mitico Ernest Borgnine: aveva uno sguardo vitreo e allucinato, come il vero Johnson. Un simile sguardo si riscontra spesso nei cannibali (basti pensare a Meiwes e a Chikatilo, solo per fare due esempi). Non ci sono dubbi. Borgnine aveva quella capacità di passare da un sorriso gioviale a un'espressione di pura ferocia ferina in un istante. Questo perché era un autentico berserk, un uomo con più di un aspetto, per usare un'espressione tipica dei Vichinghi. Quello sguardo suggerisce una frattura nell'anima, una disconnessione totale dalla morale umana, una bramosia che va oltre la fame biologica. Borgnine, eccellente attore di origine italiana, non avrebbe avuto bisogno di dialoghi per far capire che stava mangiando un fegato; gli sarebbe bastato guardare nella macchina da presa. 

Accoglienza in America 

Anche Jeremiah Johnson ha ricevuto un'accoglienza generalmente positiva dalla critica e ha avuto successo al botteghino, non ha ricevuto premi importanti, probabilmente a causa di una combinazione di fattori, tra cui il genere del film (un western incentrato sullo sviluppo dei personaggi piuttosto che sulle tipiche trame premiate), il momento della sua uscita e il panorama competitivo dei premi di quell'anno, in cui altri film avrebbero potuto essere considerati più "prestigiosi" dagli enti che assegnano i premi. 
Si segnala che la presentazione in anteprima mondiale avvenne il 7 maggio al Festival di Cannes del 1972, con partecipazione al concorso. Fu il primo film western ad essere ammesso al Festival. L'anteprima hollywoodiana si tenne al Chief Theater di Pocatello, nell'Idaho, seguita dalla première americana il 2 dicembre a Boise, sempre nell'Idaho - mentre l'uscita nelle sale cinematografiche statunitensi iniziò il 21 dicembre 1972 a New York City. 
Il film di Pollack ha guadagnato 8.350.000 dollari negli Stati Uniti e in Canada entro la fine del 1973. Con le riedizioni del 1974 e del 1975 ci sono stati ulteriori incassi, pari a 10.000.000 di dollari e 4 milioni di dollari rispettivamente. Negli Stati Uniti e in Canada ha incassato  in tutto ben 44.693.786 dollari, con un incasso lordo riportato per le riedizioni pari a 25.000.000 di dollari. 
 

Altre recensioni e reazioni nel Web
 
Il Dizionario dei film Morandini coglie l'importanza di questa pellicola con un intervento citatissimo nel Web: 
 
"È uno dei western che inaugurarono una nuova tendenza del genere, con gli indigeni amerindi visti come una cultura ostile all'estendersi della civilizzazione, ma non inferiore né negativa. (...) Il conflitto tra la collettività dei legittimi padroni del luogo e la necessità storica del pioniere scatena una dura lotta, ma sfocia nella necessaria pratica della tolleranza."  

L'irritabile Roger Greenspun, critico cinematografico del New York Times, osservò nella sua recensione del 1972, oscurissima e a malapena comprensibile: 

"Il fatto che non riesca del tutto è forse meno colpa dell'attore o della concezione che di una sceneggiatura che tende a essere ponderosa riguardo ai suoi imponderabili e che ogni tanto sembra scritta dagli autori della Bibbia... Ma nonostante tutto il suo coinvolgimento con l'arte cinematografica accademica, Jeremiah Johnson è pieno di compensazioni. Ci sono [momenti] di grande bellezza e terrore e di pathos profondamente meritato." 

Un articolo di Variety affermava, in occasione della presentazione a Cannes: 

"Il film ha una sua forza e bellezza e l'unica critica potrebbe risiedere nella sua esegesi non sempre chiara dello spirito umanistico e della libertà a cui aspirano la maggior parte dei suoi personaggi. Non è un western di nuova concezione, con le sue demistificazioni, la sporcizia e l'enfasi sulla brutalità dell'epoca, così come i suoi aspetti eroici, ma mostra una visione più profonda delle relazioni tra indiani e bianchi e beneficia di una regia superba, di un'eccellente fotografia e di un montaggio nitido." 

Charles Champlin del Los Angeles Times ha parlato di "una rara e tonica autenticità", affermando questo:  

"Il film non tanto rivela uno stile di vita, quanto piuttosto ci immerge al suo interno. Accendere il fuoco con selce e acciaio sembra il lavoro terribilmente frustrante che è; cacciare e pescare sembrano esasperanti quanto lo sono; la neve sembra fredda quanto lo è e le mani hanno l'aspetto intorpidito e violaceo che conferisce loro".

Gene Siskel del Chicago Tribune, ha scritto: 

"Stranamente, sono le scene violente, quelle che non funzionano all'interno della storia, in cui Pollack eccelle. La battaglia di Jeremiah con un branco di lupi e, più tardi, un branco di Indiani Crow, sono esempi sbalorditivi di regia e montaggio."

Immagino che ormai tutto questo materiale dei quotidiani americani, risalente al 1972, sarebbe finito al macero da molto tempo, se si fossero lasciate le cose al loro corso. Restano numerosi frammenti unicamente perché qualcuno si è preso la briga di riportarli nelle vastità del Web. 

Curiosità varie 

Il corpo del cacciatore John Johnston era stato sepolto nel cimitero della Veterans Administration di Los Angeles, California. Dopo l'uscita del film di Pollack, i resti di Johnston furono traslati e riseppelliti all'Old Trail Town di Cody, nel Wyoming. Robert Redford fu uno dei portatori della bara alla cerimonia di sepoltura, a cui parteciparono ben 2.000 persone. 
Domanda da un milione di dollari: Redford era a conoscenza delle pratiche antropofaghe di Johnson, oppure viveva in un mondo suo? A quanto pare, durante quella cerimonia, l'attore parlò del rispetto che provava per la tempra di quell'uomo, pur ammettendo implicitamente che il suo Jeremiah ne era una versione romanzata, un simbolo dell'individualismo americano piuttosto che un resoconto biografico fedele. 

Lo sceneggiatore John Milius non andava d'accordo con Robert Redford e con Sydney Pollack, così fu licenziato. Milius sosteneva che gli sceneggiatori successivi non avrebbero saputo scrivere come lui; l'unico che diede un contributo alla sceneggiatura fu Edward Anhalt. Dopo che Anhalt abbandonò il progetto, Pollack e Redford furono costretti a riassumere Milius per finire il film. 

Il ruolo di Jeremiah Johnson doveva essere originariamente interpretato da Lee Marvin e poi da Clint Eastwood, con Sam Peckinpah incaricato della regia. Tuttavia, Peckinpah non andò d'accordo con Eastwood, così abbandonò il progetto. Eastwood decise di girare invece Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! (1971). La Warner Bros. intervenne e scelse la sceneggiatura di John Milius come veicolo per Robert Redford. Senza ancora un regista in lizza, Redford convinse Sydney Pollack a prendere il timone; i due stavano cercando un altro film su cui collaborare dopo Questa ragazza è di tutti (1966). 
Lee Marvin, pieno di fierezza, sarebbe stato una buona opzione. Clint Eastwood, troppo magro, non sarebbe andato bene. 

Il casting per il ruolo di Cigno Pazzo (Swan), la moglie di Jeremiah, durò tre mesi. Dopo un'audizione per un altro ruolo, l'attrice Delle Bolton fu notata dal direttore del casting, che la invitò a partecipare al concorso per gli Hugh O'Brian Awards della UCLA School of Theatre Arts. La Bolton sostenne poi un colloquio con 200 donne native americane e alla fine vinse il ruolo, pur non essendo lei stessa nativa americana. 

Molte delle riprese del film sono state girate nella proprietà di Robert Redford nello Utah o nelle sue vicinanze - all'epoca possedeva circa 600 acri - anche se alcune location si trovavano a ben 600 miglia di distanza. Vivendo nello Utah, l'attore ha spesso svolto il ruolo di guida turistica per i sopralluoghi e le ricognizioni delle location del film. Lo Stato ospita anche il Sundance Film Festival, che si tiene ogni anno. 

La ragazzina biondiccia che Johnson trova nascosta nella cantina è in realtà la futura superstar della musica country Tanya Tucker. La sua famiglia viveva nella zona in cui si girava il film e lei continuava a insistere con Robert Redford affinché le desse una parte. Il suo singolo di grande successo "Delta Dawn" fu trasmesso in radio un mese prima dell'uscita del film al cinema.

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