mercoledì 30 ottobre 2024

PROVA CHE NON C'È LIBERO ARBITRIO
 
Ora, a esaminare diligentemente le ragioni esposte in precedenza, risulterebbe chiaro che la teoria del libero arbitrio - cioè quella forza libera o facoltà che, dicono i nostri avversari, Dio avrebbe concesso agli angeli e grazie alla quale essi potrebbero fare il bene e il male a loro scelta - è senza peso contro la mia tesi. Infatti sembra impossibile ai sapienti che qualcuno possa avere la potenza di fare due atti contrari simultaneamente, in una sola volta e nello stesso tempo, cioè che qualcuno possa avere la potenza di fare per tutto il tempo il bene e per tutto il tempo il male; a maggior ragione in seno a Dio, il quale conosce perfettamente tutte le cose future e secondo la cui sapienza tutto avviene necessariamente fin dall'eternità. Ma soprattutto ci sarebbe da sorprendersi se gli angeli buoni avessero potuto odiare la bontà simile alla loro - che, al pari della sua causa, esisteva fin dall'eternità - e amare la malvagità, che non esisteva ancora e che è del tutto contraria alla bontà; e ciò senza causa se, come affermano gli ignoranti, la causa del male non esisteva nel modo più assoluto. Tanto più che sta scritto nel libro di Gesù figlio di Sirac: «Ogni animale ama il suo simile, e così ogni uomo il suo prossimo. Ogni carne si unisce a quella che gli è simile, e ogni uomo si associa al suo simile» (Sir, 13, 19-20). E ancora: «Gli uccelli si riuniscono ai loro simili; e la verità ritorna verso coloro che la praticano» (Sir, 27, 10). Sicché appare evidente che gli angeli avrebbero dovuto scegliere il bene, simile a loro, che esisteva fin dall'eternità, piuttosto che respingerlo e scegliere il male che, al pari della sua causa, non esisteva, secondo la tesi dei nostri avversari, benché sembri impossibile che qualcosa possa incominciare senza una causa. Infatti è scritto: «Tutto ciò che incomincia è impossibile che non abbia una causa». E ancora: «Tutto ciò che passa dalla potenza all'effetto ha bisogno di una causa che lo porti a effetto». Inoltre, secondo loro, ciò che esisteva e la sua causa, ossia il bene, avrebbero agito meno di ciò che non esisteva e della sua causa, ossia del male, benché sia scritto: «È necessario che una cosa esista perché possa agire». E deve anche essere chiaro che, se una causa rimanesse in tutto e per tutto nella disposizione in cui si trovava prima, da essa non deriverebbe niente altro se non ciò che già ne proveniva; infatti ogni nuova azione incomincia per effetto di una nuova causa, come è scritto: «Allorché infatti qualcuno che non era agente diventa agente, ciò avviene necessariamente per effetto di una nuova causa». Pertanto bisogna ammettere che, se le disposizioni dell'agente rimanessero esattamente come erano e se all'agente non accadesse fino a un determinato momento nulla di nuovo, né in lui né fuori di lui, certo la sua azione non avrebbe ragione di essere piuttosto che di non essere. Infatti, come dalla diversità deriva l'altro, così l'identità fa durare il medesimo. Ebbene, se fosse vero che nessuno fra gli angeli ha potuto peccare senza il libero arbitrio, Dio non lo avrebbe in alcun modo concesso loro, sapendo che solo per questo motivo il suo regno sarebbe stato corrotto. Altrimenti la corruzione degli angeli deriverebbe necessariamente da Dio, che «è più grande di ogni lode» (Sir, 43, 33); cosa che è empio pensare. Ne consegue dunque che vi è un altro principio, quello del male, il quale è origine e causa della corruzione degli angeli nonché di ogni male.
 
Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

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