venerdì 4 ottobre 2024


I FRATELLI CLEMENTE ED EBERARDO,
DUE ANTICHI FARI

Sant'Agostino aveva trattato a lungo degli errori della setta dei manichei di cui era stato membro; ma molto spesso, nel Medio Evo, si usava il termine "manicheo" in senso generico per designare ogni tipo di eretico. È perciò impossibile capire, quando, nel 1015, il vescovo Gerardo di Limoges parlò di severe misure da adottare contro i manichei, se si riferisse specificamente a gente che professava un credo gnostico e se usasse la parola in senso lato. Tuttavia voci a Limoges asserivano che l'eresia che il vescovo era così ansioso di debellare fosse stata introdotta dall'Italia, dove nel 1030 l'appellativo di catari era stato adoperato, in un primo tempo, per definire una comunità di eretici che avevano credenze simili a quelle degli eredi europei orientali del X secolo di Mani, da bogmili dalmati e bosniaci. E quindi può darsi che un gruppo di manichei propriamente detti fosse attivo nel Sud della Francia già nel primo decennio dell'XI secolo. Comunque, quale che fosse la data precisa in cui forme di credo gnostico-dualistico, originario delle sette orientali manichee cominciassero a mettere radici e a fiorire in Occidente, è evidente che verso la metà del XII secolo, molti predicatori itineranti conoscevano almeno una parte dei loro principi fondamentali. Prevalentemente manichea, a sentire Guiberto da Nogent (che aveva letto quanto scritto da Sant'Agostino in merito), era l'eresia dei fratelli Clemente ed Eberardo che 

"...non è un'eresia che apertamente difenda la sua fede, ma è condannata ad eterni bisbigli e si diffonde segretamente." 

Malgrado la segretezza, Guiberto offre un resoconto dettagliato di "ciò che si dice sia la summa di essa". Quegli eretici erano accusati di considerare la bocca dei sacerdoti quella dell'inferno e delle assurdità i misteri della Chiesa cattolica. Essi ritenevano assurda l'idea del Figlio della Vergine, mentre credevano nell'imitazione della vita degli apostoli e parlavano di un "mondo proprio di Dio che si sarebbe avverato attraverso complicate procedure o altro". Il matrimonio e la procreazione erano aborriti e così ogni cibo prodotto per mezzo della generazione sessuale. Come era avvenuto circa un millennio prima con i marcioniti, questo disgusto per il mondo materiale da parte dei seguaci di Clemente ed Eberardo fece sì che il loro detrattori li ritenessero colpevoli di vizi innaturali, "uomini con uomini e donne con donne" e di vivere con donne senza sposarle chiamandole mogli, ma "senza attenersi ad una sola di esse". E, come se non bastasse, essi vennero accusati inoltre di 

"... indire assemblee in scantinati o rifugi segreti, ambedue i sessi insieme, indiscriminatamente. Accendono candele, si scoprono il petto e al cospetto di tutti, così si dice, ficcano la candela nel posteriore di qualche sgualdrina che sta fra le loro braccia, sulle loro ginocchia. Questa presto spegne la candela ed essi invocano il Re delle Tenebre ed ognuno di essi si accoppia con la donna che gli capita per prima." 

Due membri di questo gruppo furono portati di fronte al tribunale vescovile di Soissons nel 1115, ma essi, pur non negando di tenere riunioni, risposero, secondo Guiberto, a domande sulla loro fede con "parole cristianissime". In seguito furono arrestati i fondatori della setta e uno fu trovato colpevole di eresia grazie all'ordalia dell'acqua: "Clemente, gettato nella botte, tornò su e galleggiò sull'acqua come un bastone" mentre l'altro "confessò il suo errore". Ambedue furono imprigionati in attesa delle decisioni di un consiglio convocato a Beauvais per decidere che cosa fare di loro. Ma la loro attesa fu breve: 

"Nel frattempo il popolo dei fedeli, temendo cedimenti da parte del clero, corse alla prigione, li afferrò ed avendo acceso un rogo sotto di loro fuori città li bruciò ambedue fino a ridurli in cenere." 

Se la Chiesa non sapeva ancora bene come comportarsi con uomini come Clemente e il fratello, la plebaglia certo lo sapeva. E Guiberto era dalla loro parte: 

"...per prevenire la diffusione di questo cancro" dice con approvazione, "il popolo di Dio mostrò un giusto zelo contro di loro." 

Da "I reietti del Medioevo", di Andrew McCall 

Erano tempi orribili in quelle terre di Tenebra, in cui bastava essere pallidi in volto per attirare su di sé l'ira del volgo ignorante e subire esecuzione sommaria. Un uomo, una donna con il sembiante anemico, erano subito già solo per questo accusati di non servire Mammona, di non ingozzarsi e di non praticare lussuria, e per questa loro avversione a Satana venivano torturati e uccisi in nome del Dio del Male. Per questo era necessaria una certa segretezza nella trasmissione della Buona Dottrina. Tramite tale prudenza evangelica, improntata al detto "siate astuti come serpenti e puri come colombe", la Buona Dottrina si espanse molto, anche tra gente abbiente e nobile. Al giorno d'oggi, quella stessa segretezza che permetteva la sopravvivenza in un contesto tanto avverso è d'ostacolo e non deve essere adottata. Questi sono i tempi in cui non dobbiamo nascondere la purezza delle colombe, e in cui siamo chiamati ad opporci all'assoluto potere del Male che impera tra le nazioni seguendo forme diverse da quelle che usava all'epoca dei Martiri. Oggi la menzogna e la disinformazione hanno sostituito ferro, fuoco e ordalie. Non esiste più il linciaggio. Immutabile è la Lotta Spirituale che professiamo e conduciamo senza sosta contro il mondo e le sue opere. Il mondo ci considera reietti, ci tratta come lebbrosi, perché non vogliamo piegarci ai suoi comandamenti satanici. Noi non riconosciamo alcuna delle opere carnali che le genti venerano. Il nostro fine è abolire la carne, annientare ogni concupiscenza ed estinguere i frutti dell'Altare di Satana che è il ventre femminile. Cristo disse: "Sono venuto a dissolvere le opere della femmina", e noi portiamo avanti il Verbo senza cedimenti, senza paura. 

Per quanto riguarda le accuse calunniose che da sempre ci accompagnano, esse sono in tutto e per tutto frutti infetti e perniciosi del Maligno: i seguaci del Signore delle Mosche, il cui seme è quello di Belial, tentano in tutti i modi di proiettare su di noi i loro immondissimi vizi. Sono i prelati della maligna Chiesa Romana che adorano Mammona e indulgono in ogni sorta di orge, per poi scagliarsi contro la Buona Gente, non potendo sostenere nemmeno la vista di tanta Santità che irradia dal Padre Buono. In questi giorni moderni come nel Medioevo, la bocca di preti e vescovi è la bocca dell'Inferno, e coloro che li seguono non hanno in sé alcuna innocenza, perché difendono i vizi dei loro iniqui pastori pur conoscendone bene la devastante portata. 

(Il Volto Oscuro della Storia, 17 marzo 2012)

giovedì 3 ottobre 2024


UN PERSONAGGIO ATROCE:
IL RINNEGATO ROBERTO IL BULGARO 

Originario di Milano, Roberto era stato per molti anni un Perfetto Cataro, e aveva condotto una vita di astinenza, di preghiera e di digiuno. Nessuno sa con precisione cosa gli accadde un giorno, nei primi decenni del XIII secolo. Forse un minuscolo embolo gli colpì un lobo cerebrale senza ledere le sue funzioni vitali. Fatto sta che all'improvviso una strana follia cambiò i suoi sentimenti. Già avanti negli anni, passò alla Chiesa di Roma, deprecando gli anni vissuti nella "legge della miscredenza". Vestì l'abito bianco e nero dei Domenicani. Una volta convertito mantenne comunque un soprannome significativo che indicava la sua provenienza: fu chiamato Roberto il Bulgaro. Era infatti chiara a quell'epoca la derivazione del Catarismo dalla fede dei Bogomili, detti anche Fundaiti, che erano originari della Bulgaria. Il termine Bulgaro (in francese Bougre) era già usato con il significato secondario di "sodomita": per ogni cataro la procreazione è abominevole, e ciò può facilmente essere frainteso da chi sostiene la produzione di feti. Ancora oggi si parla di "altra parrocchia" come ricordo residuo dei tempi in cui il Catarismo era una Chiesa alternativa. 

Distintosi per zelo nella sua predicazione di frate, Roberto il Bulgaro divenne famoso per aver fatto bruciare una cinquantina di Catari a La Charité-sur-Loire nel 1233. Provvisoriamente sospeso l'anno dopo a causa di eminenti proteste per i suoi metodi brutali, nel 1235 ebbe una nefasta promozione: fu nominato Inquisitore Generale di Francia dal Papa Gregorio IX. Forte della sua lunga esperienza, questo crudelissimo segugio sapeva bene come snidare ogni eterodosso nei territori soggetti al suo mandato. Gli bastavano poche parole, pochi gesti significativi, e subito capiva di avere di fronte un credente della religione a cui lui stesso aveva aderito. I motivi che avevano spinto Gregorio IX a scegliere Roberto il Bulgaro erano gli stessi che l'avevano portato a sostenere l'efferato Corrado di Marburgo. Il papato riteneva i vescovi inefficaci nella repressione dell'Eresia, perché temeva l'azione lassista del contatto continuo con la gente delle loro diocesi. Era possibile che un porporato avesse persino parenti catari, e che non avesse nessuna intenzione di procedere contro di loro. Per evitare simili rischi, Roma sollevò il clero locale da ogni indagine e conferì il terribile incarico agli ordini mendicanti, che rispondevano alla Santa Sede senza alcuna mediazione. Il potere dell'Inquisitore Generale fu senza limiti. In successive campagne repressive fece condannare al rogo centinaia di eretici, e molti altri ne fece seppellire vivi dopo torture inenarrabili. Ogni volta che intraprendeva un'azione, come minimo una cinquantina di persone venivano consegnate alle fiamme. 

La sua attività non conosceva sosta, era frenetica. I roghi si accesero dovunque: fiamme a Châlons-sur-Marne, a Péronne, a Douai, a Lille. Fiamme nel Nord della Francia, nello Champagne e nella Borgogna. A Sens e a Reims, dove molti Catari dimoravano patendo per la loro Fede, molte voci si innalzarono contro il persecutore implacabile, chiedendo inutilmente pietà. Diocesani, diaconi e persino vescovi della Chiesa di Roma protestarono contro l'aberrazione ormai dilagante. Fu tutto vano. Il maggio del 1239 Roberto il Bulgaro fece bruciare 183 Catari sotto gli occhi del Conte Thibaut IV e dell'intera sua corte, riducendo allo stremo la Chiesa di Mont Aimé, un tempo così fiorente. Di queste esecuzioni esiste la lucida e imparziale testimonianza oculare dell'abate cistercense Aubry des Trois-Fontaines (Alberico delle Tre Fontane). 

Se l'inquisitore riusciva a far dichiarare eretico un deceduto, ne faceva esumare e bruciare il corpo. Questa pratica innovativa avrebbe conosciuto una triste fortuna. Tali furono le mostruosità di cui il rinnegato si macchiò, che un benemerito frate benedettino, Matteo Paris, trovò il coraggio di procedere legalmente contro di lui. Ebbe inizio un'Inchiesta Pontificia, e tutte le voci si pronunciarono contro l'imputato. Un inquisitore era stato a sua volta inquisito a causa della sua abnorme severità: Roberto il Bulgaro fu deposto dal suo incarico e condannato al carcere a vita. Sugli ultimi anni della sua indegna esistenza terrena le fonti sono scarse, e si pensa che sia morto nella sua cella, probabilmente un "murus strictus"

Ancora una volta, il ricordo di queste epoche ci riporta a discutere sulla pretesa infallibilità della Chiesa Romana nei processi di santificazione. Il famoso San Luigi, Re Luigi IX e patrono dei lebbrosi, protesse Roberto il Bulgaro ed espresse tutta la sua stima per la sua opera malvagia. Allo stesso modo protesse gli inquisitori nella loro opera di genocidio in Linguadoca. Organizzò anche esecuzioni di Ebrei e impose loro come marchio distintivo una rotella gialla sugli abiti. 

Per concludere, segnalo questo link, esecrando i contenuti di Rino Cammilleri riportati in corsivo: 


Ringrazio Biagio M. Catalano per aver ribattuto alle molte iniquità sostenute dallo scrittore cattolico. Mi prometto di scrivere presto un Adversus Cammillerium

(Il Volto Oscuro della Storia, 12 ottobre 2007)

mercoledì 2 ottobre 2024


CORRADO DI MARBURGO,
IL PIÙ FEROCE TRA I FEROCI

Introduco ora la figura di un inquisitore crudelissimo quanto poco conosciuto al pubblico, forse perché nessun Umberto Eco 
ha mai scritto un libro dipingendolo con le fosche tinte che merita. Il suo nome è Corrado di Marburgo. Visse nella Germania del XIII secolo, e fu confessore di Santa Elisabetta di Turingia. Ebbe titolo di Inquisitore Papale, e fu noto ai suoi contemporanei con i titolo di Magister. Non è certo in quale prestigiosa sede concluse i suoi studi universitari in teologia, se a Parigi o a Bologna, ma di certo fu insignito della laurea. Non apparteneva all'ordine dei Domenicani e neppure a quello dei Francescani: da quanto sappiamo di lui era con ogni probabilità un semplice prete secolare, a dispetto di quanto affermato su dubbie basi da studiosi come Henke e Hausrath. Le fonti dell'epoca, ovviamente di parte cattolica, concordano tutte nel descriverlo come uomo integerrimo, di morale ascetica e incorruttibile, e dotato di vasta erudizione teologica.  

Fu uno dei sostenitori più accaniti della nefasta crociata contro gli Albigesi bandita dal papa Innocenzo III: in quel periodo la sua attività di veemente predicatore non conobbe sosta. Incitava al massacro degli eretici, giustificando e addirittura santificando ogni atrocità. Quando Innocenzo III morì, ci fu un generale rilassamento tra chi portava avanti la crociata genocida, al punto che gli eventi si avviavano verso la tregua. Solo una voce non perdeva il suo ardore assassino: quella di Corrado. Insignito di incarichi pontifici in sempre maggior numero, gli fu dato il potere di interferire nella gestione degli affari di diversi Principi Elettori del Sacro Romano Impero, tra cui il Duca di Sassonia e il Conte di Askanien. A seguito di aspre lotte e di corruttela, il suo potere sui monasteri tedeschi si avviava a diventare assoluto. Dai testi di cui disponiamo emerge la figura di un fosco mestatore, che univa la mortificazione fisica al plagio e alla gestione tirannica del potere. 

Si ricorda la sua opera volta ad ottenere la canonizzazione di Elisabetta di Turingia, morta nel 1231, testimoniando dei numerosi pretesi miracoli compiuti per sua intercessione. Alle testimonianze riportate al processo ecclesiastico egli aggiunse una breve vita della futura santa, scritta di suo pugno. A questa sua attività che la Chiesa di Roma tiene tuttora in massima considerazione, se ne affiancò un'altra ben più triste, che può solo svelare la sua natura di carnefice: la repressione dell'Eresia. Perseguitò i Catari e i Valdesi con una crudeltà quasi impossibile a descriversi a parole. Non solo egli fece torturare e straziare un numero impressionante di uomini e donne accusati di eterodossia, ma fece diffondere materiale calunnioso per infangare la loro reputazione. Diede la massima risonanza alla falsa etimologia proposta da Alano di Lilla, che reputava il termine Catari derivato dal latino catus ossia gatto, attribuendo loro la consuetudine di praticare ritualmente l'anilingus ai gatti in segno di adorazione al Demonio. Fu tale l'infamia che i Catari rifiutarono questa denominazione, che pure deriva chiaramente dal greco KATHAROI = PURI.  

Sevizie psicologiche si accompagnavano a quelle fisiche. L'entità precisa della persecuzione ci sfuggirà probabilmente per sempre. Com'era costume nell'Europa Settentrionale, il potere temporale dava pieno appoggio all'operato della Chiesa Romana, e al gorgo di orrori non esisteva fondo. Corrado scovava adepti del Catarismo tra i canonici e senza esitare li faceva bruciare sul rogo. Così procedette contro Heinrich Minnike, Prevosto di Goslar che in segreto seguiva le dottrine dualiste, facendolo ardere vivo senza nessuna pietà nel 1224. Poco dopo questa esecuzione, il chierico di Marburgo fu in assoluto il primo a ricoprire l'incarico di Inquisitore Papale in Germania per concessione del pontefice Gregorio IX. Questo incarico ha un'estrema importanza per gli studiosi, perché fu accompagnata da un'inaudita concessione: l'esenzione totale da tutte le ordinarie procedure canoniche. Questo significa che Corrado poteva agire a sua completa discrezione senza dover rendere conto a nessuno delle motivazioni delle sue condanne. In pratica era sufficiente un suo sospetto o una sua ubbia per fare di qualsiasi persona un mucchio di carne bruciata. Si stima che almeno un quarto dei sentenziati durante il suo mandato fossero cattolici del tutto ortodossi. È importante farlo notare, a dispetto di tutti coloro che ancora ai nostri giorni reputano i tribunali dell'Inquisizione equi e garantisti. Intere comunità furono sterminate, moltissime famiglie vennero estirpate. Questo perché l'eresia era ritenuta come peste, come la contaminazione del carbonchio che colpisce le greggi e richiede l'azione purificatrice delle fiamme. Un concetto che sarebbe stato ampiamente utilizzato verso la metà XX secolo in altro contesto.  

Dalle rovine di gruppuscoli annientati nacque una nuova religione: il Luciferismo. Impossibilitati a conoscere la vera dottrina catara per la morte dei Buoni Uomini, molti innalzarono le loro preghiere a Satana per essere liberati dalla maledizione degli inquisitori.
Persino considerando i metodi in uso all'epoca, Corrado di Marburgo fu ritenuto eccessivamente severo. Suoi complici ed esecutori furono il fratello laico domenicano Conrad Dorso e il laico Giovanni, del tutto privi di qualsiasi istruzione teologica e animati da istinti belluini. 

Mentre di solito i nobili sfuggivano alle imputazioni in virtù della loro influenza e delle loro disponibilità pecuniarie, sotto il giogo di Corrado non c'era salvezza per nessuno che avesse la sventura di attirare l'attenzione. Molti nobiluomini furono condannati al rogo come eretici ostinati. Ricordiamo la vicenda particolarmente fortunata del Conte di Sayn, che fu imputato e per protesta si rivolse all'Arcivescono di Magonza. Questi convocò un sinodo dei suoi suffraganei, e tutte le voci furono contro l'inquisitore di Marburgo, che non poté di conseguenza procedere oltre. 

Non contento dell'esito della crociata contro gli Albigesi in Linguadoca, nel 1233 Corrado propose una sorta di Soluzione Finale: una seconda crociata con massacro indiscriminato di tutti i nobili di quelle terre tormentate. 
A questa carriera di nefandezze e di mostruosità pose fine l'esasperazione di alcuni Catari, che uccisero l'inquisitore e il suo compagno francescano Gerhard Lutzelkolb il 30 giugno dello stesso anno. 

Il Sinodo di Magonza non era favorevole alla venerazione della memoria di questo assassino, ma l'iniqua mano di papa Gregorio IX dispose che fosse sepolto accanto ad Elisabetta di Turingia e che pene severe fossero comminate ai suoi esecutori. 

Ciò che è stato denominato Shoah, ossia Devastazione, non è liquidabile come un evento avulso dalla storia del pianeta: è innanzitutto un luogo mentale che esiste nel profondo di ogni inquisitore. La determinazione ad ESTINGUERE ha avuto il suo terreno di coltura più fertile nella Chiesa di Roma, ed è quello il chiaro fondamento delle dottrine di epurazione che hanno reso possibili le camere a gas e i forni crematori. Corrado di Marburgo non disponeva di simili mezzi, ma se li avesse avuti avrebbe lasciato un'Europa spopolata.

Un'importante fonte di dati è l'Enciclopedia Cattolica - che pure è notoriamente di parte - a incontestabile riprova dell'assoluta malvagità del personaggio.

(Il Volto Oscuro della Storia, 29 settembre 2007)