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mercoledì 21 novembre 2018


COME CE LA CAVAMMO QUANDO IL PASSATO SE NE ANDÒ 

Autore: Robert Silverberg
Anno: 1969
Titolo originale: How It Was When the Past Went Away
Aka: Quando il passato se ne andò
Lingua: Inglese
Tipologia narrativa: Romanzo breve 
Genere: Fantascienza
Sottogenere: Innerspace SF, fantareligione, fantascienza
     apocalittica e post-apocalittica
1a edizione it: 1970
2a edizione it.: 1984
Editore (it.): Arnoldo Mondadori Editore
Edizioni italiane (antologie):
     1970: La fabbrica dei flagelli, Urania 551
     1984: Catastrofi!, Oscar 1767 
Traduttori:
     Beata della Frattina (1970),
     Giuseppe Lippi (1984)
Dettagli dell'antologia Catastrofi!:
   Titolo originale: Catastrophes!
   Curatore: Isaac Asimov
   Sezione:
Catalogo Vegetti: 


Trama:

Un soggetto particolarmente interessante, Haldersen, è definito "psicotico" dalle autorità sanitarie. Preso da un'ispirazione divina, tenta un esperimento che ritengo meritorio e benefico in sommo grado. Egli trova il modo di rilasciare nell'acquedotto di San Francisco una droga che cancella la memoria. Coloro che si abbeverano con l'acqua del rubinetto, subiscono una rimozione di parti dei loro archivi mnemonici o vengono addirittura formattati completamente. Si segnala il caso di un nocivo guitto, che intratteneva il pubblico con esercizi di memoria e che, trovatosi privato delle sue facoltà, opta per un dignitoso suicidio. Innumerevoli sono gli effetti positivi di questa cancellazione della memoria tra le masse: in questo modo ogni ferita viene sanata, ogni cuore infranto rinasce e rifiorisce rigoglioso, ritorna l'ispirazione di chi ne era da tempo rimasto privo, tutti i debiti vengono cancellati, le fauci dell'usura vengono spezzate, decenni di bassezze politiche e di similare immondizia si avviano alla formattazione definitiva rilasciando al contempo una benefica folata di aria purissima, tutte le determinazioni delle logge massoniche si dissolvono e via discorrendo. Haldersen fonda così una nuova religione, la Chiesa dell'Oblio, che si basa su fatti concreti e non su futili dispute dottrinali: grazie alla cancellazione di ogni memoria, essa offre una Salvezza concreta, facendo tornare i sofferenti al Vuoto beato in cui stavano prima di essere gettati in questo mondo di aberrazioni!

Recensione:

Grande Silverberg! La Chiesa dell'Oblio è un concetto geniale che meriterebbe proprio di essere tradotto in pratica! Un santo lavacro in grado di ripulire una volta per tutte la Terra dalle infinite storture dei suoi abitanti! È davvero grande la mente dello scrittore ashkenazita, che irradia lampi di purissimo genio.

L'amnesia può essere molto pericolosa e insidiosa quando colpisce una singola persona, perché pone la sua vittima in uno stato di assoluta debolezza, gettandola inerme in balia di un mondo in cui il "prossimo" è un lupo vorace e un diavolo. Senza dubbio la cancellazione della memoria ha sempre colpito l'immaginazione popolare e suscitato il massimo interesse, come anche la sua simulazione - basti pensare al caso del cosiddetto Smemorato di Collegno. Meno facile è immaginare cosa accadrebbe se ad essere colpita dalla perdita della memoria fosse un'intera comunità o - perché no? - addirittura l'intero pianeta! Ebbene, proprio Silverberg si è cimentato nell'impresa con ottimi risultati. 

Posso azzardarmi a ipotizzare qualcosa sul funzionamento della droga utilizzata da Haldersen per formattare i banchi di memoria delle genti di San Francisco: con ogni probabilità attacca i corpi mammillari, di fatto agendo come la sindrome di Wernicke-Korsakoff. Oliver Sacks nel suo libro L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello descrive un caso molto interessante nel capitolo Il marinaio perduto. Questo militare, distrutto dall'etilismo, non riusciva a ricordare alcunché degli ultimi 30 anni della sua vita passata e, a complicare le cose, anche la sua memoria a breve termine era stata aggredita: i ricordi gli si dissolvevano già a distanza di poche ore o addirittura di pochi minuti. Eppure Sacks fu colpito da un comportamento religioso del paziente e discrisse con quale "piena, intensa e tranquilla disposizione d'animo, con quale calma di una concentrazione e di attenzione assolute, egli si accostò e partecipò alla Santa Comunione. Era totalmente trattenuto, assorbito da un sentimento. In quel momento non c'era smemoratezza, non c'era sindrome di Korsakoff, né la loro esistenza pareva possibile o immaginabile". Non posso fare a meno di notare la somiglianza con il rito della Chiesa dell'Oblio fondata da Haldersen, in cui l'Eucarestia è proprio l'assunzione della pozione che dona l'Oblio. Luis Buñuel, citato dallo stesso Sacks, scrisse: "La memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino il nostro agire. Senza di essa non siamo nulla". Verissimo. Va però precisato che non siamo nulla in ogni caso. 

Biblioteca galattica

Questa è la pagina della Biblioteca Galattica dedicata al romanzo breve, con annessa valutazione:


Un interessante progetto 

A quanto ho appreso, la Focus Features ha acquisito i diritti di quest'opera di Silverberg e ne progetta l'adattamento cinematografico. Questa pagina del sito Comingsoon.net risale al 2014: 


Questo è quanto è riportato sul sito Cineblog.it:

"La Focus Features adatterà il romanzo sci-fi di Robert Silverberg How It Was When the Past Went Away, inizialmente pubblicato nel 1969 con l'antologia "Three of Tomorrow". Alex e David Pastor si occuperanno dello script, per una storia che si svolgerà all'indomani di un evento che causa la perdita di memoria di massa. Tutta colpa di un folle, che mette dell'anfetamina nell'acqua di San Francisco, con la città che lentamente inizia a cadere a pezzi. Gli abitanti non sanno più chi sono, con chi vivono, dove lavorano e senza memoria. Effetti devastanti della droga, per una storia raccontata come 'disaster movie'. Tra i produttori Wyck Godfrey e Marty Bowen della saga Twilight."  

Per raggiungere il frammento sopra riportato, anch'esso abbastanza datato, sono giunto su una pagina che riportava il nome di Ben Stiller, così ho pensato che il ruolo di Haldersen sarebbe stato assegnato a quell'attore - che ricordo soprattutto perché in un film rifiutava un pompino da una milf.

Nonostante l'adattamento di How It Was When the Past Went Away sia stato annunciato anni fa, dalle informazioni raccolte nel Web, sembra che il progetto non sia stato portato a compimento. Il mio timore è che possa andare alla deriva, come spesso accade alle cose in questo universo in sfacelo. 

domenica 4 dicembre 2016


L'AMORE AL TEMPO DEI MORTI

Titolo originale: Born with the Dead
Autore: Robert Silverberg
Lingua originale: Inglese
Genere: Fantascienza, Dark Science Fiction

Composizione:
 un romanzo breve + un racconto
Anno:
 1974
I pubblicazione in Italia: 1993*
   (Casa Editrice Nord)
II pubblicazione in Italia: 2006
Casa editrice: Fazi Editore

Collana: Le Strade
Numero collana: 111 
Numero pagine: 206
Codice ISBN: 978-8881127740
Traduttori: Carla Vannuccini, Marco Pittoni 
Premi:
   Nebula Award for Best Novella, 1974
   Locus Award for Best Novella, 1975

*Si tratta dell'antologia intitolata Oltre il limite. Nella pagina della Biblioteca Galattica è datata 1971, ma questo è assurdo: sarebbe un caso di pubblicazione nell'universo tachionico, in cui l'effetto precede la causa e i libri possono essere dati alle stampe prima di essere scritti. In realtà è un refuso. Solo uno dei racconti che compongono la raccolta è datato 1971: questa data è stata estesa all'intero volume.  

Sinossi:

Il libro è composto da un romanzo breve e da un racconto: 
1) L'amore al tempo dei morti (Born with the Dead,
    1974)
2) La Partenza (Going, 1971) 

L'amore al tempo dei morti parla di una improbabile fine del XX secolo (ormai è il passato), in cui chiunque lo voglia può essere resuscitato dalla morte tramite la tecnologia. Questi morti vivono in luoghi loro destinati, le Città Fredde, conducendo una vita apparentemente normale, mangiando, defecando, pensando, andandosene a spasso e avendo persino qualche rudimentale attività sessuale. Un uomo, Jorge (no, non è il famoso Pompeo Bergoglio), soffre per la dolorosa perdita della moglie, che ama moltissimo. La donna aveva lasciato come sua ultima volontà quella di essere riportata in vita, così dopo il trapasso è stata portata in una Città Fredda e il suo desiderio è stato realizzato. Una volta resuscitati, questi morti hanno una personalità diversa da quella che avevano in vita, il loro comportamento è difficilmente comprensibile. Il punto è che Jorge continua ad essere innamorato follemente della moglie e cerca in tutti i modi di contattarli, nonostante siano vietati contatti tra vivi e morti. La insegue in capo al mondo e si rivela un fastidiosissimo stalker (molesto persino per il lettore costretto a sopportarne l'idiozia). Questo fino all'inatteso colpo di scena... 

La Partenza parla di un mondo in cui la medicina ha fatto tali progressi da prolungare la vita degli esseri umani. Siccome le persone vivono ben oltre il secolo, la demografia è fortemente controllata, in modo tale da evitare al pianeta di soffocare. Il problema è che perché qualcuno nasca, qualche anziano deve rinunciare a tirare avanti per altri decenni. Si è così sviluppata una nuova religione di sapore nettamente dianetico, affine alle tante sette americane cosiddette del "potenziale umano". Il fondamento di questa forma di condizionamento mentale è il concetto di Partenza. Il vocabolo è un eufemismo e allude con grande chiarezza all'eutanasia, presentata come un atto di somma generosità nei confronti delle nuove generazioni. Il verbo eufemistico Andare, scritto con la maiuscola, assume quindi una valenza mistica. Il racconto è imperniato sulla figura e sulla vita di Henry Staunt, un compositore ultracentenario di fama mondiale, che pur essendo ancora perfettamente sano, all'improvviso è colpito da un'ispirazione inspiegabile e decide di essere portato alla Casa del Commiato per Andare, ossia per essere terminato. 

Recensione:

Pur avendo grande stima per Robert Silverberg e apprezzatondo molte sue opere, devo ammettere che questo libro non mi è piaciuto affatto. Il primo racconto, L'amore al tempo dei morti, l'ho trovato noiosissimo, al punto che ho fatto una gran fatica a finirlo. Quando comincio a leggere un libro capisco subito se mi piacerà o se farà schifo, a volte già dalle prime righe. Mi guida una specie di intuizione. Forse ho sbagliato a non immergermi nella lettura portandola a termine in breve tempo. Si tratta infatti di uno scritto paragonabile a un bicchiere pieno di kefir o di pulque: bisogna berlo tutto d'un fiato. Forse a indisporre è l'ambientazione così stonata, in cui eventi mirabolanti avvengono in anni che sono ormai alle nostre spalle. Si è come presi da una specie di indefinibile amarezza. Questo scritto non appartiene al nostro tempo. Infatti è stato concepito in un'epoca che ancora guardava all'anno 2000 come a un faro in cui si sarebbe realizzato come per incantesimo tutto ciò che la mente umana avrebbe potuto sognare. Le cose sono andate in modo ben diverso. Adesso tutto ci appare chiaro, ma negli anni '70 dello scorso secolo non era così. Si tendeva ad accelerare il progresso scientifico e tecnologico nell'immaginario, facendolo impennare negli anni '90, materializzando dal nulla cose che sono ancor oggi del tutto irrealizzabili. Allo stesso modo alcuni autori dipingevano la fine del secolo come teatro di viaggi interstellari o come luogo pieno di robot. Robert Silverberg in quel lasso di tempo ha addirittura resuscitato i morti. Siamo ormai nel dominio dell'archeofantascienza


Il secondo racconto, La Partenza, avrebbe potuto chiamarsi Geriatric Park, proprio come le esilaranti sequenze nate dalla fantasia di Leslie Nielsen e incorporate nel film Una Pallottola Spuntata 331/3 - L'insulto finale. Si respira un'aria pesantissima, anche se dolciastra come l'asfissia da monossido di carbonio. Il racconto, nel perfetto stile americano della "story of my life", è lento ed estenuante, anche se nettamente migliore di Born with the Dead. Pur essendo ben più plausibile di un mondo in cui i cadaveri resuscitati deambulano, parlottano e fanno safari per cacciare i dodo e i moa, resta comunque un parto dei reami dell'improbabilità. Si fonda infatti sull'assunto che gli esseri umani trovino il modo di controllare su tutto il globo l'impulso di pullulare come cagnotti. Questo è il punto. Il dato ineliminabile e tragico della sovrappopolazione del globo terracqueo viene bellamente ignorato, come se tutto potesse essere risolto con qualche trovata propagandistica. Pensare che questo sia possibile è pericoloso. Nessuno slogan, nessun condizionamento scolastico si è mai dimostrato capace di spingere le masse acefale a tenere a freno i propri deleteri impulsi sessuali. Si capisce che senza un controllo della sessualità e della procreazione a livello planetario - non solo in Occidente, ma soprattutto nelle aree a più elevato tasso di incremento demografico - l'idea di una civiltà umana stabile e pacifica può ritenersi una puerile utopia. 

Moltissimi concordano sul fatto che con questo volume Silverberg abbia anticipato i temi della bioetica e i loro deprimenti sviluppi. Si tratterebbe di uno scritto profetico. Eppure leggendolo si ha l'impressione che sia tutto stonato, che nulla corrisponda davvero a ciò che dobbiamo vivere ai nostri giorni, dove la quasi immortalità è concessa ai topi di laboratorio, ormai immuni da qualsiasi malattia e persino in grado di riparare cancri e fratture della schiena, mentre tali brillanti risultati faticano molto a essere trasferiti agli umani. L'amarezza è inevitabile: nel mondo reale del presente i sofferenti continuano a soffrire e il loro trapasso viene ostacolato dall'ingerenza di ecclesiastici incartapecoriti. Anche le previsioni che si possono trarre concordano poco con il placido mondo di Going. Quando il pungiglione di Thanatos avrà preso uno dopo l'altro tutti i porporati, quando l'invecchiamanto dell'Occidente avrà raggiunto livelli insostenibili, inizierà una sistematica rimozione di tutti i degenti non assistibili, che saranno implacabilmente eliminati. Saranno distribuiti kit per l'eutanasia e decine di milioni di persone subiranno rimozione dalla società - e questo senza che sia cambiata una virgola nelle carte costituzionali delle nazioni. Il Grande Genocidio avverrà in condizioni di piena ed effettiva democrazia, la stessa che oggi impedisce ai paralizzati di porre termine ai loro giorni. La popolazione che sostituirà gli estinti occidentali verrà da zone in cui i feti vengono prodotti con ritmi di accrescimento tipici delle mosche carnarie.     

Isaac Asimov ha dichiarato: "Silverberg va oggi dove la fantascienza andrà domani". Una sentenza brillante, certo, anche se ho i miei dubbi che si possa considerare veritiera. La fantascienza langue come una pozza stagnante destinata a inaridirsi, esponendo all'implacabile sole girini morenti. Il mondo reale procede verso la sua Nemesi a passi da gigante e quanto sognato da Silverberg appare persino idilliaco. In ogni caso, potendo scegliere, troverei splendido poter lasciare la desolazione della Terra dei Morti per trasferirmi su Majipoor. 

Reazioni nel Web

A quanto pare questo libro è come il piatto nazionale scozzese detto haggis, composto da uno stomaco di agnello ripieno di interiora macinate con cipolla e altri ingredienti: o è amatissimo o è odiatissimo, senza mezze misure. Queste sono le brevi recensioni riportate su Anobii.


Si nota che i navigatori SpeakingParts e Karmillion commentano anche un terzo racconto, intitolato Thomas l'araldo (1972), che era incluso nell'antologia Oltre il limite (1993) e che non è stato pubblicato nel volume di Fazi Editore del 2006.

sabato 3 dicembre 2016


IL LIBRO DEI TESCHI 

AKA: Vacanze nel deserto
Titolo originale:
The Book of Skulls
Autore: Robert Silverberg
Lingua originale:
 Inglese
Genere: Fantastico, dark fantasy 
I pubblicazione: 1972
I pubblicazione italiana: 1975
   (Andromeda n. 18)
II pubblicazione italiana: 1991
   (Classici Urania n. 172*)
  
III pubblicazione italiana: 2004
   (con nuova traduzione)
Casa editrice: Fazi Editore
Collana: Le strade
Numero collana: 85
Numero pagine: 255
Codice ISBN: 9788881125463
Traduzione: Marco Pittoni

*Non è il n. 192, come erroneamente riportato su Fantascienza.com.

Trama:

Siamo nell'epoca dei Beatnik. Quattro studenti pieni pieni zeppi di fumo e di illusioni si dirigono verso il deserto dell'Arizona alla ricerca di una conventicola monastica che custodirebbe il segreto dell'immortalità. È la Confraternita dei Teschi, il cui testo sacro è il Libro dei Teschi (Liber Calvariarum), articolato in numerosi Misteri. Una copia manoscritta dell'antico testo è stata ritrovata per puro caso da Eli, un giovane filologo ashkenazita newyorkese studioso di lingue morte. Il testo è scritto in un idioma definito "corrotto" e di difficile comprensione, che consiste in una forma di tardo latino in cui emerge già una sorta di proto-catalano. Subito l'ashkenazita parla della sua scoperta ai suoi compagni di stanza, convincendoli a seguirlo in quella che fin da subito appare come un'impresa dissennata. Secondo il Libro dei Teschi, la Confraternita non sottopone alla Prova singoli candidati, ma esclusivamente gruppi di quattro. Solo due dei quattro possono ottenere di essere accolti: degli altri uno dovrà suicidarsi e uno dovrà essere ucciso. I quattro giovani, di estrazione sociale molto diversa, si mettono in viaggio, alternando fede assoluta nella promessa di vita eterna a momenti di scetticismo. Le cose non andranno come previsto... 

Recensione:

Pur essendo Silverberg un eminente autore di fantascienza (talvolta con sfumature fantasy ed erotiche, come nel Ciclo di Majipoor), questo suo capolavoro non tocca la SF nemmeno di striscio. Nonostante ciò alcuni lettori considerano pertinente al genere fantascientifico l'immortalità custodita dalla Confraternita dei Teschi. Immortalità a mio avviso fantomatica, se devo essere sincero. Non mi pronuncio troppo per non spoilerare, ma devo ammettere che gli eventi non chiariranno affatto se i settari simili a fratacchioni ossessionati dai teschi siano davvero in possesso della formula magica per tenere lontano l'artiglio di Azrael e sconfiggere la Morte. Se anche fosse, non si tratterebbe comunque di una trovata tecnologica futuribile, semmai di magia.

Il libro ha uno schema narrativo piuttosto inconsueto: non è diviso in capitoli consequenziali, ma presenta in modo alterno le riflessioni dei quattro protagonisti che procedono verso la loro meta, dividendo la narrazione in brevi sezioni intitolate ogni volta col nome del narratore che espone e commenta gli eventi: Eli, Ned, Timothy, Oliver. 

Il Bello, il Ricco, il Sodomita e l'Ebreo

Eli è l'ebreo ashkenazita. È descritto come un tipico rappresentante della fauna anerobica di New York. Passa le sue giornate nei sotterranei dell'università a frugare tra volumi polverosi abbandonati alla rinfusa. Dismorfofobico, probabilmente pieno di complessi di inferiorità per il suo aspetto fisico corrispondente ai peggiori stereotipi antisemiti, lamenta di continuo la sua estrema difficoltà ad avvicinare le ragazze, il cui contatto fisico desidera ardentemente. Insomma, si tratta di un nerd erotomane che suppura nelle sue fantasie pornografiche.

Ned è il sodomita. Descritto come una "checca", è in realtà unicamente attivo e non disdegna fugaci avventure con ragazze, che sceglie in modo sistematico tra le più racchie, penetrandole al solo scopo di far spurgare il fallo in mancanza di amanti di sesso maschile. Nativo di Boston, la sua famiglia è di orgine irlandese e fortemente cattolica. Nonostante l'opprimente educazione religiosa ricevuta, Ned è stato capace di maturare un senso critico e di distaccarsi dal mondo dei preti. Interessato in modo morboso alla poesia decadente, coltiva lui stesso velleità poetiche. Secondo alcuni, si tratterebbe di uno tra i primi personaggi omosessuali nel panorama della fantascienza. Non essendo però quest'opera ascrivibile alla SF, bisognerà cercare altrove. 

Timothy è il ricco. Proviene da una potente famiglia aristocratica WASP in cui per ben otto generazioni nessuno ha mai avuto la benché minima necessità di lavorare. A causa di questa condizione privilegiata è fermamente convinto che il mondo intero sia come il villaggio dei Puffi. Ogni cosa la vede come un gioco e in realtà non crede realmente al contenuto del Libro dei Teschi. Per lui l'impresa è soltanto un'occasione per una nuova avventura. Eppure sotto questa personalità larvale e anodina, il plutocrate deve convivere con qualcosa di terribile, che farebbe strillare dall'orrore la massima parte delle lettrici, specie quelle più sensibili.

Oliver è il bello. Campagnolo del Kansas, incarna il tipico modello di americano robusto e biondo, amatissimo dalle femmine per cui dimostra a sua volta una fortissima attrazione. Ipersessuale, è tuttavia poco attratto dalla subcultura della droga tanto in auge nel contesto studentesco della Beat Generation: sostiene che il suo massimo sballo lo ottiene con un bicchier di vino rosso ma evidentemente non sa che il fumo passivo di erba equivale a quello attivo. Sotto la maschera del contadinotto ingenuo nasconde un segreto che all'epoca era ritenuto terribile, mentre al giorno d'oggi potrebbe al massimo dare origine a una canzonaccia di Povia.

I Frati del Diavolo 

I fratacchioni della Confraternita dei Teschi sono furbi, come tutti i loro simili di altri ordini. Non sono poi tanto ascetici. Ben poco rilevante è il fatto che si fabbricano una birra di frumento e un liquore d'erbe, bevendone ad ogni pasto. Il fatto più significativo è che usano delle prosperose adepte di sesso femminile per far tracimare il loro surplus di produzione spermatica, facendo passare queste pratiche per buone e sante. In altre parole, sono dediti a tregende e a sabba, con la scusa di riportare l'armonia nel mondo. Sono pieni zeppi di baggianate New Age e fanno credere di provenire da Atlantide, di essere tanto vetusti da aver visto con i propri occhi i tempi dei Faraoni e i tempi di Cristo. A volte viene ai giovani studenti il sospetto che i fratacchioni siano eredi degli Aztechi, dato che hanno il convento pieno zeppo di ornamenti fabbricati nello stile di quelle genti mesoamericane. Con le adepte lascive i falsi santi parlano una lingua che nessuno riesce a identificare: Eli ipotizza che possa trattarsi proprio della lingua degli Aztechi. Evidentemente lo studente non conosce una sola sillaba della splendida lingua Nahuatl, e sarebbe bastato anche leggerne una descrizione per riconoscerla all'istante, tanto peculiari sono i suoi suoni. In realtà si può dimostrare che gli Aztechi non c'entrano proprio nulla. La dieta dei monaci esclude il mais e ritiene come solo cereale lecito il frumento, segno che la setta non può avere un'origine mesoamericana, senza contare il fatto la lingua in cui è scritto il Libro dei Teschi. Tutto è molto sospetto e innumerevoli sono gli indizi che puntano a una mistificazione. Una mente acuta non si sarebbe lasciata ingannare. Il Nono Mistero del testo scacro della Confraternita recita: "Il prezzo di una vita deve essere sempre un'altra vita". Sembra una frase moderna: in epoca medievale, data la diversità della forma mentis, lo stesso concetto sarebbe stato espresso in modo completamente diverso. 

Un'opera autentica e antibuonista

Quello che mi è piaciuto in questo capolavoro di Silverberg è il suo profondissimo disprezzo per la piaga della political correctness, per quel buonismo disgustoso e ostentato che affligge questi tempi sciagurati. Cosa a dir poco splendida e mirabile, non vi si trova ombra di femminismo. Al giorno d'oggi non si potrebbe più scrivere un testo così potente. Ad ogni riga si solleverebbero carampane isteriche e strepitanti (di entrambi i sessi), tanto che l'autore finirebbe boicottato e non arriverebbe da nessuna parte. Se possiamo leggere in santa pace Il Libro dei Teschi, se possiamo trovarlo in qualsiasi biblioteca o libreria e nessuno ci fracassa i coglioni, è perché si tratta di un fossile. Siamo di fronte a qualcosa che è giunto dall'epoca pre-buonista ed è rimasto immune alla censura che poi si sarebbe imposta in tutto il declinante Occidente. Un fenomeno analogo, anche se in forma ben più estrema, ha colpito i Canti di Maldoror di Lautréamont, che sono acquistabili da chiunque, eppure se qualcuno oggi scrivesse e pubblicasse cose simili finirebbe in galera all'istante. 

La lingua del Liber Calvariarum

Robert Silverberg non ci fornisce nemmeno un esempio concreto della lingua in cui è scritto il Libro dei Teschi. Nemmeno una frase fatta e finita. Ci fa capire che si tratta di una forma intermedia tra il latino volgare e uno stadio primitivo del catalano, evidentemente infarcita di un gran numero di prestiti e di locuzioni dal latino ecclesiastico. Senza dubbio un idioma informe e instabile, poco adatto ad esprimere idee di particolare complessità. Non c'è bisogno di chiedersi perché l'autore non abbia immaginato il testo sacro scritto in latino: senza dubbio l'ha fatto per aumentare l'atmosfera di fitto mistero e di turbamento. Va notato che la lingua catalana conserva il vocabolo latino calvaria "teschio", che si è evoluto in calavera (pl. calaveres). La stessa voce si trova anche in altre lingue neolatine della Penisola Iberica: spagnolo calavera, portoghese e galiziano caveira. Non mi risulta che esistano forme simili in altre regioni della Romània. Notevole è l'anaptissi, che tuttora non ha una chiara spiegazione. La protoforma doveva suonare CALAVAIRA. Supplico in minima parte alla mancanza dell'autore: la formulazione di Liber Calvariarum nel suo volgare "corrotto" doveva essere qualcosa come ELLU LIBRU DE ELLAS CALAVAIRAS. Come già in altre occasioni, Silverberg mostra un certo interesse per la linguistica, tanto da inventare nomi che presuppongono un certo ragionamento, metodico e affascinante. Non sembra tuttavia essere un filologo tanto appassionato da dare origine a veri e propri trattati. 

Le glosse Yiddish

La versione di Fazi Editore include un glossario che spiega alcuni termini espressivi della lingua Yiddish che ricorrono nella narrazione, usati dall'ashkenazita Eli. Ho potuto constatare che questo glossario manca del tutto nell'edizione di Mondadori del 1991, Classici Urania n. 172. Allo stesso modo non si trova traccia di questa appendice nelle versioni in altre lingue: evidentemente è stata aggiunta espressamente per l'edizione italiana del 2004. Alcuni termini sono di chiara etimologia germanica, mentre altri sono assai incerti e presentano caratteri quasi onomatopeici. Particolare attenzione merita una serie di vocaboli allitteranti: schmeggege, schlemihl, schlemazel, schmendrick, schlep, il cui significato corrisponde all'incirca a "minchione". Essi vengono spesso salmodiati da Eli tutti in fila ogni volta che ammette qualche errore commesso. Altre parole sono tratte tali e quali dalla lingua ebraica, come goy "non ebreo", col suo plurale goyim; altre ancora sono di chiara origine germanica, come shvartzer "negro"

Reazioni nel Web

Su Anobii si trova un certo numero di commenti, alcuni dei quali eulogistici e altri un po' critici. Riporto quindi il link, convinto di fare cosa utile e gradita (devo avvisare però che qualche utente spoilera):