Visualizzazione post con etichetta il volto oscuro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta il volto oscuro. Mostra tutti i post

domenica 6 ottobre 2024


LO PSEUDO-EINSTEIN: 
Un enigmatico video di propaganda
delle dottrine di Agostino

Mi è stato segnalato un video in cui un arrogante Einstein bambino fa propaganda delle idee di Agostino d'Ippona, negando la natura ontologica del Male e delle Tenebre, attribuendo questi stessi concetti alla semplice mancanza di qualcosa. Il ripugnante documento è risultato apocrifo e prodotto per manipolazione dal Ministero dell'Educazione della Repubblica di Macedonia. Come si fa notare persino in siti cattolici, l'episodio narrato dal video è del tutto estraneo ad ogni biografia nota dello scienziato di Ulm. 

In ogni caso, a quanto pare i più accesi seguaci della maligna Chiesa Romana hanno molto gradito il video in questione, approfittandone per diffondere la loro  perversa teodicea. Questo in particolare si legge nel sito
www.gliscritti.it/

"La fede cristiana, infatti, da un lato rifiuta l’idea che il male non esista, che sia semplicemente “niente” – anzi ne afferma la devastante presenza del mondo – ma, parimenti, non lo ritiene principio al pari di Dio. Infatti, rifiutando ogni dualismo, il cristianesimo afferma che esiste un solo Dio e che Dio è bontà e bellezza: il male non è quindi Dio e nemmeno viene da Lui. Il Signore stesso è ben più forte del male: Dio è precisamente il vittorioso sul male." 

Che tutto ciò sia menzogna, aberrazione e falsità, lo dimostra Cristo stesso nei Vangeli, che sempre afferma l'origine diversa e incompatibile dei Princìpi del Bene e del Male, respingendo ogni idea che Dio e Satana possano avere la stessa natura. Cristo ha rivelato che carne e Spirito non hanno radice comune e non sono opera dello stesso Creatore: "Se uno non è generato dall'acqua e dallo Spirito non può entrare nel regno di Dio. Ciò che è generato dalla carne è carne, ciò che è generato dallo Spirito è spirito." (Gv 3, 1-8). E ancora: "È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita" (Gv 6, 63-68).  Così pure Cristo si rivolge ai Farisei, e li apostrofa come prodotti di qualcosa che non è Dio Suo Padre, bensì il Dio di questo secolo, Satana: "Voi che avete per padre il diavolo, e che volete fare la volontà del padre vostro" (Gv 8, 1-44). Tutte queste cose sono dimostrate dalla realtà dei fatti, che è interamente composta dal Male e sulle cui miserie non esiste alcuna vittoria fino alla Fine dei Tempi. 

Il sito prosegue ancora affermando il pernicioso, aberrante e folle concetto di libero arbitrio: 

"Agostino d’Ippona, in particolare, ha illuminato il pensiero cristiano affermando che il male non è propriamente “essere”, bensì “assenza di bene”. Più profondamente ancora, il male si genera dal rifiuto di Dio. La creatura, volgendo le spalle a Dio, anzi opponendosi a Lui che è la vita, si trova “nell’ombra di morte”, si trova separata dal bene, da quel Bene che pure cerca continuamente di riportarla a sé." 

Questi papisti equivocano sul significato delle parole, interpretando "vita" come "esistenza biologica trasmessa dallo sperma e dal sangue mestruale". Ma Cristo non intese mai come Vita ciò che è il mero sviluppo di un coacervo abortivo di seme e di escreti femminili! 

Ancora proseguono i nostri avversari: 

"In questo senso il male non è “nulla”, poiché esiste, ma è la condizione dell’“essere creato” che si volge al nulla. Si pensi, ad esempio, a Confessioni XII,11.11: «Solo il nulla non deriva da te [Dio], e il distacco della volontà da te, l'Essere, verso esseri inferiori». 

Ma il Nulla non è l'inesistenza. Così veniamo ad apprendere che Agostino, ritenuto a torto un sapiente, dapprima nega l'esistenza di ciò che chiama "nulla", ritenendolo assenza di proprietà, poi lo afferma invece - proprio come facciamo noi - come qualcosa di concreto, il Nulla a cui le creature si rivolgono. E questi esseri inferiori verso cui tende il peccatore, da chi sarebbero creati? Da Dio? No di certo, e lo stesso Agostino ha detto "Solo il nulla non deriva da te [Dio]". Se questi esseri inferiori fossero opera di Dio, egli sarebbe infatti il Male a tutti gli effetti. Ma se essi non sono opera di Dio devono essere opera di qualcun altro. Agostino, che dentro di sé sapeva la Verità, ha scritto ogni sorta di menzogna e di incoerenza nei suoi libri per un motivo preciso. Egli era un uomo ambizioso e perfido, che aveva ben capito come non potesse far molta strada nella Chiesa Manichea, così si volse alla Chiesa Romana. Vedete le contraddizioni che ha seminato ad ogni suo passo? 

Stabilite queste cose, veniamo ora a una questione anche più importante. Con mio grande stupore, mi sono accorto che il video era già diffuso alcuni anni fa dal Governo Macedone, già nel 2009. Questa domanda non se l'è posta nessuno, a quanto mi risulta: "Perché diamine il Governo della Macedonia ha perso tempo e risorse a mettere insieme un simile filmato?" 

La risposta a questa domanda è una sola. Nel paese isolato noto come Macedonia esistono ancora dei Catari, che sono detti Bogomili o Babun dai locali, e questi sono tuttora molto attivi nella predicazione. I malfattori che governano la Macedonia hanno in odio i Buoni Uomini, e temono sommamente la Verità che essi propagandano. Per questo unico motivo desiderano in tutti i modi osteggiarla, anche servendosi della tecnologia digitale. Guardate il filmato con attenzione. Il professore rappresenta il Buon Uomo, col volto ornato dalla barba. Il bambino - essere diabolico per la Fede del Pop Bogomil - lo sfida e lo contraddice. Questo bambino, Einstein, rappresenta la Modernità, il Nuovo Mondo, tutto ciò che si oppone a quelli che sono considerati indesiderabili residui del passato. Non si illudano questi tristi figuri che governano nei Balcani. I Buoni Uomini e i loro Credenti hanno affrontato ogni sorta di tribolazione e di tortura, finendo bruciati sul rogo in gran numero senza opporsi ai loro carnefici. Hanno dato prova di eroismo, entrando nelle fiamme cantando. Non basterà un Einstein qualsiasi a cancellare la Conoscenza del Bene. 

(Il Volto Oscuro della Storia, 2 agosto 2012)

venerdì 4 ottobre 2024


I FRATELLI CLEMENTE ED EBERARDO,
DUE ANTICHI FARI

Sant'Agostino aveva trattato a lungo degli errori della setta dei manichei di cui era stato membro; ma molto spesso, nel Medio Evo, si usava il termine "manicheo" in senso generico per designare ogni tipo di eretico. È perciò impossibile capire, quando, nel 1015, il vescovo Gerardo di Limoges parlò di severe misure da adottare contro i manichei, se si riferisse specificamente a gente che professava un credo gnostico e se usasse la parola in senso lato. Tuttavia voci a Limoges asserivano che l'eresia che il vescovo era così ansioso di debellare fosse stata introdotta dall'Italia, dove nel 1030 l'appellativo di catari era stato adoperato, in un primo tempo, per definire una comunità di eretici che avevano credenze simili a quelle degli eredi europei orientali del X secolo di Mani, da bogmili dalmati e bosniaci. E quindi può darsi che un gruppo di manichei propriamente detti fosse attivo nel Sud della Francia già nel primo decennio dell'XI secolo. Comunque, quale che fosse la data precisa in cui forme di credo gnostico-dualistico, originario delle sette orientali manichee cominciassero a mettere radici e a fiorire in Occidente, è evidente che verso la metà del XII secolo, molti predicatori itineranti conoscevano almeno una parte dei loro principi fondamentali. Prevalentemente manichea, a sentire Guiberto da Nogent (che aveva letto quanto scritto da Sant'Agostino in merito), era l'eresia dei fratelli Clemente ed Eberardo che 

"...non è un'eresia che apertamente difenda la sua fede, ma è condannata ad eterni bisbigli e si diffonde segretamente." 

Malgrado la segretezza, Guiberto offre un resoconto dettagliato di "ciò che si dice sia la summa di essa". Quegli eretici erano accusati di considerare la bocca dei sacerdoti quella dell'inferno e delle assurdità i misteri della Chiesa cattolica. Essi ritenevano assurda l'idea del Figlio della Vergine, mentre credevano nell'imitazione della vita degli apostoli e parlavano di un "mondo proprio di Dio che si sarebbe avverato attraverso complicate procedure o altro". Il matrimonio e la procreazione erano aborriti e così ogni cibo prodotto per mezzo della generazione sessuale. Come era avvenuto circa un millennio prima con i marcioniti, questo disgusto per il mondo materiale da parte dei seguaci di Clemente ed Eberardo fece sì che il loro detrattori li ritenessero colpevoli di vizi innaturali, "uomini con uomini e donne con donne" e di vivere con donne senza sposarle chiamandole mogli, ma "senza attenersi ad una sola di esse". E, come se non bastasse, essi vennero accusati inoltre di 

"... indire assemblee in scantinati o rifugi segreti, ambedue i sessi insieme, indiscriminatamente. Accendono candele, si scoprono il petto e al cospetto di tutti, così si dice, ficcano la candela nel posteriore di qualche sgualdrina che sta fra le loro braccia, sulle loro ginocchia. Questa presto spegne la candela ed essi invocano il Re delle Tenebre ed ognuno di essi si accoppia con la donna che gli capita per prima." 

Due membri di questo gruppo furono portati di fronte al tribunale vescovile di Soissons nel 1115, ma essi, pur non negando di tenere riunioni, risposero, secondo Guiberto, a domande sulla loro fede con "parole cristianissime". In seguito furono arrestati i fondatori della setta e uno fu trovato colpevole di eresia grazie all'ordalia dell'acqua: "Clemente, gettato nella botte, tornò su e galleggiò sull'acqua come un bastone" mentre l'altro "confessò il suo errore". Ambedue furono imprigionati in attesa delle decisioni di un consiglio convocato a Beauvais per decidere che cosa fare di loro. Ma la loro attesa fu breve: 

"Nel frattempo il popolo dei fedeli, temendo cedimenti da parte del clero, corse alla prigione, li afferrò ed avendo acceso un rogo sotto di loro fuori città li bruciò ambedue fino a ridurli in cenere." 

Se la Chiesa non sapeva ancora bene come comportarsi con uomini come Clemente e il fratello, la plebaglia certo lo sapeva. E Guiberto era dalla loro parte: 

"...per prevenire la diffusione di questo cancro" dice con approvazione, "il popolo di Dio mostrò un giusto zelo contro di loro." 

Da "I reietti del Medioevo", di Andrew McCall 

Erano tempi orribili in quelle terre di Tenebra, in cui bastava essere pallidi in volto per attirare su di sé l'ira del volgo ignorante e subire esecuzione sommaria. Un uomo, una donna con il sembiante anemico, erano subito già solo per questo accusati di non servire Mammona, di non ingozzarsi e di non praticare lussuria, e per questa loro avversione a Satana venivano torturati e uccisi in nome del Dio del Male. Per questo era necessaria una certa segretezza nella trasmissione della Buona Dottrina. Tramite tale prudenza evangelica, improntata al detto "siate astuti come serpenti e puri come colombe", la Buona Dottrina si espanse molto, anche tra gente abbiente e nobile. Al giorno d'oggi, quella stessa segretezza che permetteva la sopravvivenza in un contesto tanto avverso è d'ostacolo e non deve essere adottata. Questi sono i tempi in cui non dobbiamo nascondere la purezza delle colombe, e in cui siamo chiamati ad opporci all'assoluto potere del Male che impera tra le nazioni seguendo forme diverse da quelle che usava all'epoca dei Martiri. Oggi la menzogna e la disinformazione hanno sostituito ferro, fuoco e ordalie. Non esiste più il linciaggio. Immutabile è la Lotta Spirituale che professiamo e conduciamo senza sosta contro il mondo e le sue opere. Il mondo ci considera reietti, ci tratta come lebbrosi, perché non vogliamo piegarci ai suoi comandamenti satanici. Noi non riconosciamo alcuna delle opere carnali che le genti venerano. Il nostro fine è abolire la carne, annientare ogni concupiscenza ed estinguere i frutti dell'Altare di Satana che è il ventre femminile. Cristo disse: "Sono venuto a dissolvere le opere della femmina", e noi portiamo avanti il Verbo senza cedimenti, senza paura. 

Per quanto riguarda le accuse calunniose che da sempre ci accompagnano, esse sono in tutto e per tutto frutti infetti e perniciosi del Maligno: i seguaci del Signore delle Mosche, il cui seme è quello di Belial, tentano in tutti i modi di proiettare su di noi i loro immondissimi vizi. Sono i prelati della maligna Chiesa Romana che adorano Mammona e indulgono in ogni sorta di orge, per poi scagliarsi contro la Buona Gente, non potendo sostenere nemmeno la vista di tanta Santità che irradia dal Padre Buono. In questi giorni moderni come nel Medioevo, la bocca di preti e vescovi è la bocca dell'Inferno, e coloro che li seguono non hanno in sé alcuna innocenza, perché difendono i vizi dei loro iniqui pastori pur conoscendone bene la devastante portata. 

(Il Volto Oscuro della Storia, 17 marzo 2012)

giovedì 3 ottobre 2024


UN PERSONAGGIO ATROCE:
IL RINNEGATO ROBERTO IL BULGARO 

Originario di Milano, Roberto era stato per molti anni un Perfetto Cataro, e aveva condotto una vita di astinenza, di preghiera e di digiuno. Nessuno sa con precisione cosa gli accadde un giorno, nei primi decenni del XIII secolo. Forse un minuscolo embolo gli colpì un lobo cerebrale senza ledere le sue funzioni vitali. Fatto sta che all'improvviso una strana follia cambiò i suoi sentimenti. Già avanti negli anni, passò alla Chiesa di Roma, deprecando gli anni vissuti nella "legge della miscredenza". Vestì l'abito bianco e nero dei Domenicani. Una volta convertito mantenne comunque un soprannome significativo che indicava la sua provenienza: fu chiamato Roberto il Bulgaro. Era infatti chiara a quell'epoca la derivazione del Catarismo dalla fede dei Bogomili, detti anche Fundaiti, che erano originari della Bulgaria. Il termine Bulgaro (in francese Bougre) era già usato con il significato secondario di "sodomita": per ogni cataro la procreazione è abominevole, e ciò può facilmente essere frainteso da chi sostiene la produzione di feti. Ancora oggi si parla di "altra parrocchia" come ricordo residuo dei tempi in cui il Catarismo era una Chiesa alternativa. 

Distintosi per zelo nella sua predicazione di frate, Roberto il Bulgaro divenne famoso per aver fatto bruciare una cinquantina di Catari a La Charité-sur-Loire nel 1233. Provvisoriamente sospeso l'anno dopo a causa di eminenti proteste per i suoi metodi brutali, nel 1235 ebbe una nefasta promozione: fu nominato Inquisitore Generale di Francia dal Papa Gregorio IX. Forte della sua lunga esperienza, questo crudelissimo segugio sapeva bene come snidare ogni eterodosso nei territori soggetti al suo mandato. Gli bastavano poche parole, pochi gesti significativi, e subito capiva di avere di fronte un credente della religione a cui lui stesso aveva aderito. I motivi che avevano spinto Gregorio IX a scegliere Roberto il Bulgaro erano gli stessi che l'avevano portato a sostenere l'efferato Corrado di Marburgo. Il papato riteneva i vescovi inefficaci nella repressione dell'Eresia, perché temeva l'azione lassista del contatto continuo con la gente delle loro diocesi. Era possibile che un porporato avesse persino parenti catari, e che non avesse nessuna intenzione di procedere contro di loro. Per evitare simili rischi, Roma sollevò il clero locale da ogni indagine e conferì il terribile incarico agli ordini mendicanti, che rispondevano alla Santa Sede senza alcuna mediazione. Il potere dell'Inquisitore Generale fu senza limiti. In successive campagne repressive fece condannare al rogo centinaia di eretici, e molti altri ne fece seppellire vivi dopo torture inenarrabili. Ogni volta che intraprendeva un'azione, come minimo una cinquantina di persone venivano consegnate alle fiamme. 

La sua attività non conosceva sosta, era frenetica. I roghi si accesero dovunque: fiamme a Châlons-sur-Marne, a Péronne, a Douai, a Lille. Fiamme nel Nord della Francia, nello Champagne e nella Borgogna. A Sens e a Reims, dove molti Catari dimoravano patendo per la loro Fede, molte voci si innalzarono contro il persecutore implacabile, chiedendo inutilmente pietà. Diocesani, diaconi e persino vescovi della Chiesa di Roma protestarono contro l'aberrazione ormai dilagante. Fu tutto vano. Il maggio del 1239 Roberto il Bulgaro fece bruciare 183 Catari sotto gli occhi del Conte Thibaut IV e dell'intera sua corte, riducendo allo stremo la Chiesa di Mont Aimé, un tempo così fiorente. Di queste esecuzioni esiste la lucida e imparziale testimonianza oculare dell'abate cistercense Aubry des Trois-Fontaines (Alberico delle Tre Fontane). 

Se l'inquisitore riusciva a far dichiarare eretico un deceduto, ne faceva esumare e bruciare il corpo. Questa pratica innovativa avrebbe conosciuto una triste fortuna. Tali furono le mostruosità di cui il rinnegato si macchiò, che un benemerito frate benedettino, Matteo Paris, trovò il coraggio di procedere legalmente contro di lui. Ebbe inizio un'Inchiesta Pontificia, e tutte le voci si pronunciarono contro l'imputato. Un inquisitore era stato a sua volta inquisito a causa della sua abnorme severità: Roberto il Bulgaro fu deposto dal suo incarico e condannato al carcere a vita. Sugli ultimi anni della sua indegna esistenza terrena le fonti sono scarse, e si pensa che sia morto nella sua cella, probabilmente un "murus strictus"

Ancora una volta, il ricordo di queste epoche ci riporta a discutere sulla pretesa infallibilità della Chiesa Romana nei processi di santificazione. Il famoso San Luigi, Re Luigi IX e patrono dei lebbrosi, protesse Roberto il Bulgaro ed espresse tutta la sua stima per la sua opera malvagia. Allo stesso modo protesse gli inquisitori nella loro opera di genocidio in Linguadoca. Organizzò anche esecuzioni di Ebrei e impose loro come marchio distintivo una rotella gialla sugli abiti. 

Per concludere, segnalo questo link, esecrando i contenuti di Rino Cammilleri riportati in corsivo: 


Ringrazio Biagio M. Catalano per aver ribattuto alle molte iniquità sostenute dallo scrittore cattolico. Mi prometto di scrivere presto un Adversus Cammillerium

(Il Volto Oscuro della Storia, 12 ottobre 2007)

mercoledì 2 ottobre 2024


CORRADO DI MARBURGO,
IL PIÙ FEROCE TRA I FEROCI

Introduco ora la figura di un inquisitore crudelissimo quanto poco conosciuto al pubblico, forse perché nessun Umberto Eco 
ha mai scritto un libro dipingendolo con le fosche tinte che merita. Il suo nome è Corrado di Marburgo. Visse nella Germania del XIII secolo, e fu confessore di Santa Elisabetta di Turingia. Ebbe titolo di Inquisitore Papale, e fu noto ai suoi contemporanei con i titolo di Magister. Non è certo in quale prestigiosa sede concluse i suoi studi universitari in teologia, se a Parigi o a Bologna, ma di certo fu insignito della laurea. Non apparteneva all'ordine dei Domenicani e neppure a quello dei Francescani: da quanto sappiamo di lui era con ogni probabilità un semplice prete secolare, a dispetto di quanto affermato su dubbie basi da studiosi come Henke e Hausrath. Le fonti dell'epoca, ovviamente di parte cattolica, concordano tutte nel descriverlo come uomo integerrimo, di morale ascetica e incorruttibile, e dotato di vasta erudizione teologica.  

Fu uno dei sostenitori più accaniti della nefasta crociata contro gli Albigesi bandita dal papa Innocenzo III: in quel periodo la sua attività di veemente predicatore non conobbe sosta. Incitava al massacro degli eretici, giustificando e addirittura santificando ogni atrocità. Quando Innocenzo III morì, ci fu un generale rilassamento tra chi portava avanti la crociata genocida, al punto che gli eventi si avviavano verso la tregua. Solo una voce non perdeva il suo ardore assassino: quella di Corrado. Insignito di incarichi pontifici in sempre maggior numero, gli fu dato il potere di interferire nella gestione degli affari di diversi Principi Elettori del Sacro Romano Impero, tra cui il Duca di Sassonia e il Conte di Askanien. A seguito di aspre lotte e di corruttela, il suo potere sui monasteri tedeschi si avviava a diventare assoluto. Dai testi di cui disponiamo emerge la figura di un fosco mestatore, che univa la mortificazione fisica al plagio e alla gestione tirannica del potere. 

Si ricorda la sua opera volta ad ottenere la canonizzazione di Elisabetta di Turingia, morta nel 1231, testimoniando dei numerosi pretesi miracoli compiuti per sua intercessione. Alle testimonianze riportate al processo ecclesiastico egli aggiunse una breve vita della futura santa, scritta di suo pugno. A questa sua attività che la Chiesa di Roma tiene tuttora in massima considerazione, se ne affiancò un'altra ben più triste, che può solo svelare la sua natura di carnefice: la repressione dell'Eresia. Perseguitò i Catari e i Valdesi con una crudeltà quasi impossibile a descriversi a parole. Non solo egli fece torturare e straziare un numero impressionante di uomini e donne accusati di eterodossia, ma fece diffondere materiale calunnioso per infangare la loro reputazione. Diede la massima risonanza alla falsa etimologia proposta da Alano di Lilla, che reputava il termine Catari derivato dal latino catus ossia gatto, attribuendo loro la consuetudine di praticare ritualmente l'anilingus ai gatti in segno di adorazione al Demonio. Fu tale l'infamia che i Catari rifiutarono questa denominazione, che pure deriva chiaramente dal greco KATHAROI = PURI.  

Sevizie psicologiche si accompagnavano a quelle fisiche. L'entità precisa della persecuzione ci sfuggirà probabilmente per sempre. Com'era costume nell'Europa Settentrionale, il potere temporale dava pieno appoggio all'operato della Chiesa Romana, e al gorgo di orrori non esisteva fondo. Corrado scovava adepti del Catarismo tra i canonici e senza esitare li faceva bruciare sul rogo. Così procedette contro Heinrich Minnike, Prevosto di Goslar che in segreto seguiva le dottrine dualiste, facendolo ardere vivo senza nessuna pietà nel 1224. Poco dopo questa esecuzione, il chierico di Marburgo fu in assoluto il primo a ricoprire l'incarico di Inquisitore Papale in Germania per concessione del pontefice Gregorio IX. Questo incarico ha un'estrema importanza per gli studiosi, perché fu accompagnata da un'inaudita concessione: l'esenzione totale da tutte le ordinarie procedure canoniche. Questo significa che Corrado poteva agire a sua completa discrezione senza dover rendere conto a nessuno delle motivazioni delle sue condanne. In pratica era sufficiente un suo sospetto o una sua ubbia per fare di qualsiasi persona un mucchio di carne bruciata. Si stima che almeno un quarto dei sentenziati durante il suo mandato fossero cattolici del tutto ortodossi. È importante farlo notare, a dispetto di tutti coloro che ancora ai nostri giorni reputano i tribunali dell'Inquisizione equi e garantisti. Intere comunità furono sterminate, moltissime famiglie vennero estirpate. Questo perché l'eresia era ritenuta come peste, come la contaminazione del carbonchio che colpisce le greggi e richiede l'azione purificatrice delle fiamme. Un concetto che sarebbe stato ampiamente utilizzato verso la metà XX secolo in altro contesto.  

Dalle rovine di gruppuscoli annientati nacque una nuova religione: il Luciferismo. Impossibilitati a conoscere la vera dottrina catara per la morte dei Buoni Uomini, molti innalzarono le loro preghiere a Satana per essere liberati dalla maledizione degli inquisitori.
Persino considerando i metodi in uso all'epoca, Corrado di Marburgo fu ritenuto eccessivamente severo. Suoi complici ed esecutori furono il fratello laico domenicano Conrad Dorso e il laico Giovanni, del tutto privi di qualsiasi istruzione teologica e animati da istinti belluini. 

Mentre di solito i nobili sfuggivano alle imputazioni in virtù della loro influenza e delle loro disponibilità pecuniarie, sotto il giogo di Corrado non c'era salvezza per nessuno che avesse la sventura di attirare l'attenzione. Molti nobiluomini furono condannati al rogo come eretici ostinati. Ricordiamo la vicenda particolarmente fortunata del Conte di Sayn, che fu imputato e per protesta si rivolse all'Arcivescono di Magonza. Questi convocò un sinodo dei suoi suffraganei, e tutte le voci furono contro l'inquisitore di Marburgo, che non poté di conseguenza procedere oltre. 

Non contento dell'esito della crociata contro gli Albigesi in Linguadoca, nel 1233 Corrado propose una sorta di Soluzione Finale: una seconda crociata con massacro indiscriminato di tutti i nobili di quelle terre tormentate. 
A questa carriera di nefandezze e di mostruosità pose fine l'esasperazione di alcuni Catari, che uccisero l'inquisitore e il suo compagno francescano Gerhard Lutzelkolb il 30 giugno dello stesso anno. 

Il Sinodo di Magonza non era favorevole alla venerazione della memoria di questo assassino, ma l'iniqua mano di papa Gregorio IX dispose che fosse sepolto accanto ad Elisabetta di Turingia e che pene severe fossero comminate ai suoi esecutori. 

Ciò che è stato denominato Shoah, ossia Devastazione, non è liquidabile come un evento avulso dalla storia del pianeta: è innanzitutto un luogo mentale che esiste nel profondo di ogni inquisitore. La determinazione ad ESTINGUERE ha avuto il suo terreno di coltura più fertile nella Chiesa di Roma, ed è quello il chiaro fondamento delle dottrine di epurazione che hanno reso possibili le camere a gas e i forni crematori. Corrado di Marburgo non disponeva di simili mezzi, ma se li avesse avuti avrebbe lasciato un'Europa spopolata.

Un'importante fonte di dati è l'Enciclopedia Cattolica - che pure è notoriamente di parte - a incontestabile riprova dell'assoluta malvagità del personaggio.

(Il Volto Oscuro della Storia, 29 settembre 2007)

martedì 19 dicembre 2023

Bresson locandina

DIARIO DI UN CURATO DI CAMPAGNA 

Titolo originale: Journal d'un curé de campagne 
Lingua originale: Francese 
Paese di produzione: Francia 
Anno: 1951 
Durata: 115 min 
Dati tecnici: B/N 
Rapporto: 1,37:1 
Genere: Drammatico 
Regia: Robert Bresson 
Soggetto: Georges Bernanos (romanzo) 
Sceneggiatura: Robert Bresson 
Produttore: Pierre Gériu 
Casa di produzione: Union General Cinematographique 
Distribuzione in italiano: LUX FILM 
Fotografia: Léonce-Henry Burel 
Montaggio: Paulette Robert 
Musiche: Jean-Jacques Grunenwald 
Scenografia: Pierre Charbumier

Interpreti e personaggi: 
  Claude Laydu: Il curato di Ambricourt
  Jean Rivière: Il Conte
  Armand Guibert: Il curato di Torcy
  Antoine Balpêtre: Il dottor Delbende
  Marie-Monique Arkell: La Contessa
  Nicole Ladmiral: Chantal
  Jan Danet: Olivier
  Bernard Hubrenne: Louis Dufrêty
  Gaston Séverin: Il canonico
  Gilberte Terbois: La signora Dumouchel
  Jeanne Etievant: La donna delle pulizie
  Léon Arvel: Fabregars
  Martial Morange: L'assistente
  Martine Lemaire: Séraphita Dumontel
  Nicole Maurey: La signorina Louise
Doppiatori italiani
  Gianfranco Bellini: Il curato di Ambicourt
  Augusto Marcacci: Il Conte
  Mario Besesti: Il curato di Torcy
  Gaetano Verna: Il dottor Delbende
  Giovanna Scotto: La Contessa
  Miranda Bonansea: Chantal
  Giuseppe Rinaldi: Olivier
  Pino Locchi: Louis Dufrêty
  Amilcare Pettinelli: Il canonico
  Rina Morelli: La signora Dumouchel
  Maria Saccenti: La donna delle pulizie
  Lauro Gazzolo: Fabregars
  Germana Calderini: Séraphita Dumontel
  Renata Marini: La signorina Louise 

Riconoscimenti: 

- Premio Louis-Delluc 1951
- Gran Premio del Cinema Francese 1951
- Premio Internazionale della XII Mostra d'Arte Cinematografica
- Premio dell'Office Catholique International du Cinema (OCIC) 1951
- Premio per la miglior fotografia a Léonce-Henry Burel alla Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia 1951 

Trama: 

Francia rurale, plumbea e incubica. Nello spettrale villaggio di Ambricourt, nell'Artois, il nuovo parroco tiene un diario, in cui annota le sue insicurezze sulla fede che vacilla, la sua inesperienza, la sua salute declinante. È un giovane corvino e segaligno, fresco di seminario, che si mantiene con una dieta innaturale fatta di pane raffermo inzuppato in vino scadente ottenuto dal “clinto”, con l'aggiunta di zucchero; il suo massimo lusso è la minestra di patate. L'unico suo amico è il curato di Torcy, grassoccio e dal sembiante porcino, che cerca invano di convincerlo a nutrirsi in modo decente, dicendogli: “Dio non si offenderà se mangerai un buon arrosto”. Il curato di Ambricourt persiste nelle proprie abitudini, nonostante sia tormentato da forti dolori allo stomaco. L'altro consiglio del pingue curato di Torcy è prettamente politico: invita il collega a intrattenere stretti rapporti con la nobiltà, unico modo per avere sostegno. Il giovane prete non riesce a riscuotere le simpatie della popolazione. Non ottiene il rispetto delle bambine, che al catechismo si fanno beffe di lui. Fa pressioni sulla Contessa, distrutta dalla perdita dell'unico figlio maschio e da una vita di corna, cercando di convincerla della bontà di Dio. Poco dopo, la nobildonna muore all'improvviso, stremata. Gira il sospetto che la colpa sia proprio del prete che le ha estorto la conversione. Il Conte lo tratta male e non gli dà alcun aiuto per realizzare progetti strampalati come la fondazione di un “patronato dei giovani”. La figlia adolescente del Conte, Chantal, è ribelle e bramosa di godere il mondo. Il medico del paese a un certo punto si spara nel cranio. I villici, a causa del loro terrore superstizioso, fanno passare per accidentale la morte del dottore, convinti che la sola menzione della verità attrarrebbe l'ira divina. In ogni caso, tutti capiscono che è un suicidio, anche il curato di Torcy. La situazione peggiora. Ormai il curato di Ambricourt ha fama di essere un beone e voci sempre più insistenti ne chiedono l'allontanamento.  Isolato, finisce col recarsi a Lilla per una visita medica. 
Quando sta per partire, riceve la visita della fiera Chantal, che lo affronta e lo sfida dicendogli: “farò il male per il male”. Giunto dallo specialista, riceve un brutto colpo. Si aspettava una diagnosi di tubercolosi, invece ne riceve una di cancro allo stomaco. Chiede ospitalità a un ex compagno di seminario, che si è spretato e convive con una donna. Lì trascorre i suoi ultimi giorni, spegnendosi dopo aver pronunciato le parole “Tutto è grazia”.

Recensione:

Film depressivo e suicidario, complice anche il bianco e nero opprimente. Le sequenze irradiano uno squallore esistenziale insopportabile. Il mondo descritto è di estremo interesse antropologico. Si nota che la Chiesa di Roma stava perdendo il controllo sociale anche sulle campagne. Il rapporto con la nobiltà vacillava (il Conte fa le corna, la Contessa maledice Dio, loro figlia vorrebbe vivere a Parigi e fare sesso promiscuo). La popolazione iniziava a mostrare segni di insofferenza verso il clero e la religione cattolica (le bambine che scherniscono la transustanziazione). Il dottor Delbende, erroneamente menzionato come Delbeude nella Wikipedia in italiano, si dichiara ateo mentre visita il protagonista. È un morfinomane, come molti medici dei suoi tempi. Non trovando un senso nell'esistenza, finisce con l'arrovellarsi troppo e si uccide. Di fronte a questo strappo nel tessuto della realtà, la gente è lesta a fabbricare spiegazioni inconsistenti (si era sparsa voce che il dottore trascurava l'igiene e nessuno voleva più andare da lui). Il finale mi è parso propaganda antidonatista. La voce narrante descrive i fatti, mentre lo sfondo mostra una grande croce. Spiega che il curato agonizzante ha chiesto l'assoluzione al suo ex compagno di seminario, che lo ha avvertito di avere scrupoli (temeva che il sacramento fosse inefficace a causa della sua condotta, condannata dalla Chiesa di Roma). Il moribondo quindi lo ha rassicurato con quel misterioso "Che cosa importa? Tutto è grazia". 
In realtà le cose sono più complesse. Georges Bernanos (Parigi, 1888 - Neuilly-sur-Seine, 1948) era un bigotto animoso e rancido, oltre che un monarchico aggressivo. A quanto pare sognava il ritorno dell'Inquisizione e dei roghi. La sua biografia ha dell'incredibile. Furiosamente antitedesco, è stato tra gli ispiratori della Resistenza Francese. Ha sposato una discendente di un fratello di Giovanna d'Arco, sfinendola con continue gravidanze. Tra le altre cose, era un devoto di Teresa di Lisieux (1873 - 1897), carmelitana francese beatificata nel 1923 e santificata nel 1925 da Papa Pio XI. La frase “Tutto è grazia” è stata presa dallo scrittore proprio da Teresa di Lisieux, che predicava uno stato di “infanzia spirituale”, descrivibile come “abbandono a Dio”. Nel personaggio del curato di Ambricourt confluisce anche un altro santo, Jean-Marie Baptiste Vianney, noto come il Curato d'Ars (1786 - 1859), che nei lineamenti del volto rassomigliava in modo notevole a Michel Houellebecq. Cosa rende interessante Bernanos? Nonostante il suo fondamentalismo cattolico, era ossessionato dal Male ed era ben consapevole della corruzione universale. Credeva però che potesse esistere un rimedio, per l'appunto la grazia divina. I suoi personaggi sono sempre incredibilmente tormentati, tanto che sembrano dover espellere da un momento all'altro lo spirito urlante, in fiamme, fuori dal corpo dilaniato. 

Riporto ora la recensione di Pietro Ferrari, ricchissima di spunti di riflessione e pubblicata sul blog Il Volto Oscuro della Storia il 28 settembre 2012: 

TUTTO È GRAZIA

“Dov'è la tua scintilla adesso?”

“Che cosa importa? Tutto è grazia”. Sono queste le ultime parole pronunciate, prima di morire, dal protagonista del film di Robert Bresson “Diario di un curato di campagna” (1950), ispirato all’omonimo romanzo di Georges Bernanos. Parole che esprimono un sentire diffuso. Prevale, tra i nostri contemporanei, l’idea che il male acquisti pregnanza e visibilità solo quando lo si isoli dal contesto, di cui rappresenterebbe un semplice dettaglio, funzionale, per di più, al mantenimento dell’insieme. Se “tutto è grazia”, il male – riassorbito all’interno degli insondabili schemi divini -, acquista un senso e cessa di costituire motivo di scandalo. Nel vocabolario di Luigi Giussani occupava un posto di speciale rilievo il termine “Mistero” (in maiuscolo). I suoi seguaci sono soliti spenderlo ogni qual volta le evidenze fenomeniche contraddicano la tesi della bontà soccorrevole del Creatore. “Tutto è grazia”, anche la malattia grave di un figlio, anche la prematura scomparsa di una persona cara. Per quanto apportatori di sofferenza, questi eventi possono produrre nel medio termine effetti salvifici, in primis l’accettazione del dolore in nome dell’abbandono fiducioso al volere divino.
 
Fin qui i cattolici. Le devote della filosofia New Age si spingono oltre: definiscono il male una mera “distorsione percettiva”, un inganno dei sensi. Si direbbe che il loro cervello abbia subito troppi scossoni, probabilmente a causa dei molteplici amplessi consumati, riportando danni permanenti. Piaccia o non piaccia a codeste fattucchiere, il male continua ad esistere e ad infierire anche se lo si nega. Né la sua accettazione produce miglioramento alcuno nell’ordine delle cose. Una riproposizione del messaggio di Bresson è ravvisabile nel film di Terrence Malick “La sottile linea rossa” (1998). Il testamento spirituale del giovane curato di Ambricourt è raccolto e fatto proprio, inconsapevolmente?, dal personaggio interpretato da Jim Caviezel, il soldato Witt, il quale, come un alieno caduto sulla terra, si aggira stranito per il campo di battaglia, senza provare odio per il “nemico” ma solo un sentimento di struggente meraviglia al cospetto delle forme che la vita e la morte assumono nelle giungle contese di Guadalcanal. Di nuovo la “grazia”, dunque, che la natura manifesterebbe persino nella crudeltà. Si tratta di un evidente tentativo di trasfigurazione del male, volto a disinnescarne la carica perturbante. Il male non è negato ma stemperato nel più vasto enigma dell’Essere, un enigma che richiede da parte nostra, suggerisce Malick, la sospensione cautelativa del giudizio. 

Pietro Ferrari

domenica 17 dicembre 2023


LA TEODICEA COME MANIFESTAZIONE SINTOMATOLOGICA

A giudicare dalle bizzarre teorie addotte dai seguaci delle religioni mondane per spiegare l’esistenza del male, si direbbe che essi soffrano di una qualche menomazione percettiva che non permette loro di recepire correttamente i dati fenomenici. Eugenio Corti, uno scrittore insignito nel 2000 del premio internazionale “Al merito della cultura cattolica”, a pag. 620 del suo romanzo “Il cavallo rosso” (Milano, Edizioni Ares, 1983) afferma che gli uomini “sono gli unici, fra tutti gli esseri creati, che hanno la possibilità d’andare contro l’ordine posto da Dio nel creato: gli uomini sono cioè gli unici esseri veramente liberi, appunto perché sono liberi nei confronti di Dio.” Ritroviamo qui due temi cari ai niceni: il libero arbitrio e l’idea secondo cui l’ordine del mondo sarebbe intrinsecamente benevolo. Ammettiamo pure che l’uomo sia libero, come sostengono i teologi, ovvero che voglia, deliberi, scelga e si autodetermini. Sorge spontaneo un quesito: la libertà di opporsi al volere di Dio, questa facoltà di cui gli uomini dispongono, è davvero un dono? Ribellandosi al progetto divino, gli esseri umani vanno incontro alla rovina. Perché dunque Dio glielo consente? “Per amore”, si dice, “Per una sovrabbondanza d’amore. Dio ama a tal punto gli uomini da permettere loro di abbracciare il male”. Questa tesi risuona da secoli, ma la longevità – com’è noto – non è sinonimo di veridicità.

Dinanzi agli orrori del Secondo conflitto mondiale, Corti così ragiona: “certamente Dio non aveva voluto questo male: bastava pensare alle parole di Cristo e anche solo del papa, contro la violenza e la guerra. Dio aveva dovuto tollerare, ecco, aveva dovuto permettere questo male, e tutte le altre cattiverie e carognate che gli uomini fanno: e ciò per non andare contro la loro libertà. Il gran problema del male nel mondo… Appunto per non impedire la libertà dell’uomo (il che equivarrebbe in conclusione a snaturare l’uomo) Dio è costretto a tollerare il male.”

Tesi a dir poco singolare. Un genitore che, per non ledere la libertà del figlio, non muovesse un dito per impedirgli di annegare la sorellina nella vasca da bagno sarebbe forse da considerare un buon genitore? Direi piuttosto un pazzo da catena.

Ma torniamo a Corti: “c’era la Provvidenza, cioè un’azione conservatrice e promotrice di Dio, nell’esercizio della quale egli si compiace di partecipare con amore anche ai casi delle sue creature più piccole (…). E c’era la libertà umana che – unica – può andare contro l’ordine di Dio. Così stando le cose è grazia che al male si connetta la sofferenza, la quale trattiene gli uomini nello scempio ch’essi possono fare del creato e di se stessi.”

Come come? La sofferenza delle vittime non ha mai trattenuto la mano dei torturatori!

Corti così prosegue: “Rimaneva il fatto che a Milano e altrove non pochi, del tutto innocenti, erano periti. A un tratto Dio non li aveva più protetti, né aiutati, non aveva più potuto… Per non opporsi alla libertà dell’uomo, tutto ciò che Dio aveva potuto fare era stato di morire – in Cristo – con loro, innocente con gli innocenti, in modo da accomunare al proprio il loro sacrificio, sublimando quest’ultimo: Cristo e tutti gli innocenti con lui compensavano il male compiuto dagli esseri liberi, in particolare da quelli che non accetterebbero mai di emendarsi…”

Ecco affacciarsi qui un principio su cui val la pena di riflettere: quello secondo cui le sofferenze degli innocenti varrebbero a compensare (equilibrare, bilanciare) le crudeltà commesse dai malvagi. Secondo Corti, dunque, il sacrificio degli innocenti, immolati come giovenchi, funge da contrappeso, ripristina cioè l’ordine “posto da Dio nel creato” che gli uomini avrebbero violato facendo un uso improprio del libero arbitrio. Ricapitolando: un Dio infinitamente buono e misericordioso crea un essere dotato dell’inclinazione ad abusare della propria libertà, il quale – com’era prevedibile – ne abusa, assecondando una tendenza insita nella propria natura, non estranea ad essa. Così facendo, causa la rovina altrui e infine la propria. Né poteva essere altrimenti: il suo Artefice non l’aveva forse fornito della capacità di peccare? L’ordine stabilito da Dio ammetteva ab origine la possibilità che l’uomo facesse cattivo uso del proprio libero arbitrio. L’umana disposizione a compiere il male era dunque parte integrante di quell’ordine. In quanto onnisciente, Dio era consapevole delle conseguenze che sarebbero scaturite dall’aver attribuito alla Sua creatura prediletta la facoltà di compiere azioni malvagie. Dio crea scientemente l’uomo in siffatto modo, allestisce un ordine del mondo che prevede la possibilità del male. Quest’ultimo, pertanto, non rappresenta una violazione dell’ordine “posto da Dio nel creato”: semmai, ne è parte costitutiva. L’ideologia che attribuisce al sacrificio degli innocenti un valore compensatorio è intrinsecamente irrazionale in quanto contraddice le proprie premesse. Come si può considerare benigno un ordine al cui riequilibrio debbano essere sacrificate milioni di creature innocenti? Si rifletta con attenzione: per i niceni, l’uomo – abusando della libertà donatagli da Dio – commette malvagità di ogni sorta, ai danni dei propri simili e del creato. In conseguenza e a riparazione di tutto ciò, Dio si immola – in Cristo – sulla croce, “per accomunare al proprio il loro sacrificio”. Ebbene, quali risultati produce questa immolazione? Il mondo continua imperterrito per la sua cattiva strada, gli uomini riprendono a scannarsi tra loro con rinnovato entusiasmo. Come se nulla fosse accaduto. In questo scenario desolante, Corti e i suoi sodali scorgono un senso compiuto: gli innocenti schiattano sì oggi come ieri, ma il loro sacrificio funge da compensazione. Da dove trae origine questa forma mentis? Dalle pagine del Levitico, dove si narra come il Dio d’Israele prescrisse minuziosamente al suo servo Mosè in qual modo effettuare gli olocausti. Ecco la fonte da cui scaturiscono le conclusioni dei niceni: “la legge dell’olocausto, dell’oblazione, del sacrificio di espiazione, del sacrificio di riparazione, dell’investitura e del sacrificio pacifico: legge che Iahvé diede a Mosè sul Monte Sinai” (Lv 7, 37). Al cap.1 v.17, si legge altresì: “un olocausto, un sacrificio consumato dal fuoco, è profumo soave per Iahvé”.

Il grande filosofo italiano Giacomo Leopardi scriveva nello Zibaldone (4511, 17 maggio 1829): “Ma che epiteto dare a quella ragione e potenza che include il male nell’ordine, che fonda l’ordine nel male? Il disordine varrebbe assai meglio: esso è vario, mutabile; se oggi v’è del male, domani vi potrà esser del bene, esser tutto bene. Ma che sperare quando il male è ordinario? dico, in un ordine ove il male è essenziale?” 

Pietro Ferrari, 9 gennaio 2013

venerdì 15 dicembre 2023


IL PROCESSO AGLI ULTIMI CATARI 

Titolo originale: Il processo agli ultimi Catari. Inquisitori,
       confessori, storie 
Autore: Elena Bonoldi Gattermayer 
Editore: Jaca Book 
Collana: Biblioteca di Cultura Medievale 
Anno: 2011
Codice ISBN: 8816409843
Codice ISBN-13: 9788816409842
Pagine: 315
Prezzo: € 24,00

Descrizione:

"Sulla scena del tragico conflitto religioso scatenato dalla dottrina catara, fondata su una dualità, respinta da Roma come corrotta, all’inizio del XIV secolo, nell’estremo Sud francese, un piccolo gruppo di uomini e donne coraggiosi testimoniava di villaggio in villaggio in una pericolosa clandestinità la forza della «Eglesia de Deu», come essi la chiamavano."

"Convinti della validità della propria fede, quei cristiani dissidenti affronteranno processi, prigioni, roghi stabiliti da autorità civili ed ecclesiastiche decise a eliminare definitivamente il credo eretico da tutta l’Occitania. Qual era la loro dottrina, la loro fede, la loro esperienza?"

"Il processo agli ultimi catari ripercorre, attraverso i testi degli interrogatori, inediti in italiano, tratti con rigore dai documenti giacenti negli archivi vaticani, la difficile e aspra quotidianità di quegli uomini e quelle donne facendola rivivere non attraverso la stilizzazione del racconto storico o letterario, bensì attraverso le loro stesse parole, quelle che i protagonisti di questa strana e originale stagione della cristianità europea hanno lasciato alla storia in forma di confessioni."

"Dal materiale emerge, oltre che la profonda fede rivoluzionaria di quegli uomini e quelle donne, pronti a sacrificare se stessi, l’essenza stessa delle loro vite, a qualsiasi strato sociale appartenessero. Essi, pur abitando in una regione sottoposta a Parigi, conservavano con fierezza l’originalità della cultura occitanica, capace di trasformare il diritto romano in funzione del carattere della propria gente, nonchè di rappresentare, come poche altre terre nell’Europa di quei tempi, un esempio di convivenza religiosa e di libertà di pensiero uniche e all’avanguardia." 

Recensione: 
Un ottimo volume. Ricordo in particolare un brano che era una vivida descrizione del Purgatorio secondo le credenze di un villaggio convertito alla religione Catara all'epoca degli Autier, conservando però credenze anteriori, rielaborate in modo originalissimo e ben lontano dall'ortodossia della Chiesa di Roma. Secondo questi pastori e contadini, il Purgatorio sarebbe stato un mondo in tutto e per tutto uguale al nostro, con montagne, valli e paesi, abitati da umani che svolgevano le stesse attività svolte sulla Terra. Così c'erano chiese e curati che vi dicevano messa. Tanto per dare un'idea, avrebbe avuto senso dire: "Blarn è un paese che si trova nel Purgatorio, nella Valle di Belurnis, a occidente di Meilom". Oppure: "Come Bram e Lavaur si trovano sulla terra, in Linguadoca, così Blarn e Meilom si trovano in Purgatorio". Come in un avvincente libro fantasy. Probabilmente c'era soltanto una differenza: chi nasceva in questo Purgatorio, dopo esser morto sulla Terra, non invecchiava e non moriva come i mortali, durando nella sua dimora finché non veniva l'ora di essere accolto in Paradiso. Peire Autier ovviamente non credeva a queste favole e negava l'esistenza del Purgatorio, tuttavia era tollerante e non redarguiva i paesani. Non sono riuscito a trovare da nessun'altra parte quanto narrato vividamente dall'autrice, Elena Bonoldi Gattermayer. Mi riprometto di approfondire l'argomento e di svilupparlo ulteriormente in un'occasione migliore.

Questo scrivevo nel lontano 2011: 

Un libro messo nel luogo sbagliato 

Di recente sono stato alla Feltrinelli di Milano, Piazza del Duomo, e mi sono imbattuto in questo libro di estremo interesse. Con mio grande
stupore, non era collocato nella sezione "Storia Medievale", come a rigor di logica ci si sarebbe potuti aspettare, e neppure in "Religione" o "Storia delle Religioni". Era invece in bella mostra nella sezione "Anticlericalismo". Mi sono subito chiesto come mai. Una collocazione anomala, che non ha nessun senso logico. Insieme a questo volume - peraltro edito da una casa editrice notoriamente legata a Comunione e Liberazione - ce ne erano moltissimi altri, che spaziavano da Giordano Bruno alla Casta del Vaticano, più altri ancora del tipo "Il libro che la vostra Chiesa non vi farebbe mai leggere""Il libro che Gesù Cristo non vi farebbe mai leggere", "Il libro che Dio non vi farebbe mai leggere", "Il libro che il Vaticano non vi farebbe mai leggere", e via discorrendo. Tutti colati con lo stampino. Ho così deciso di comprare il libro alla Hoepli, che almeno lo pone tra i testi di Storia del Medioevo, anche se in mezzo a un certo numero di volumi che trattano di streghe, spettri, vampiri e lupi mannari. A volte mi sembra che l'ironia del Creatore Malvagio sia pervasiva e sottile.

Non posso fare a meno di notare questo: la Chiesa Romana agì in modo profondamente diverso contro i Buoni Uomini e contro Bruno, Galilei e altri. Nel primo caso, fece di tutto per sradicare la Vera Chiesa di Dio, nel secondo agì contro singoli individui. Il primo crimine è contro lo Spirito ed è infinitamente più grave del secondo. La società materialista sorvola sulla persecuzione e sull'assassinio dei Buoni Uomini, mentre eleva a simbolo le persecuzioni di Bruno e di Galilei. Strumentalizza ogni cosa: usa i Martiri della Chiesa di Dio come arma per le sue battaglie politiche, e poi ha orrore anche di un singolo Credente del Catarismo quando lo incontra. Questo infatti mi dicono ogni volta che si imbattono in me: che sono un folle, che dovrei andare dallo psichiatra, e via discorrendo. Eppure porto avanti e diffondo quelle stesse idee che diffondeva Peire Autier - pur essendo io indegno e privo del Battesimo di Spirito. 

Ora, invito tutti a notare come la descrizione fatta dalla Jaca Book non sia affatto negativa, ma anzi elogi i Buoni Uomini per la loro Fede e la purezza della loro vita. A questo contrappongo le invettive dei Demoatei, che mi vorrebbero rinchiudere in manicomio e sottoporre a trattamento psichiatrico per il solo fatto di essere un fiero avversario del materialismo. 

Per finire, parafrasando il Professor Francesco Zambon, sarebbe tempo di considerare il Catarismo come una delle grandi religioni d'ispirazione cristiana, senza dubbio tra le espressioni più pure e intransigenti della spiritualità medioevale

(Il Volto Oscuro della Storia, 1 aprile 2011) 

A distanza di tanti anni, mi sono trovato in stato di paranoia, non ricordando più se poi il volume della Bonoldi Gattermayer lo avessi davvero comprato. Ho cercato dappertutto in casa, ma non ho trovato il volume. Mi sono venuti "falsi ricordi" che mi hanno ancor più confuso, provocandomi paranoie peggiori. Ho poi concluso che non avevo effettuato l'acquisto, pur avendone l'intenzione, altrimenti avrei sicuramente scritto e pubblicato un post sulla credenza sincretista nel Purgatorio, così peculiare. 

martedì 12 dicembre 2023


UN CASO DI APPROPRIAZIONE INDEBITA

Negli ultimi decenni, in concomitanza con l’espandersi del movimento New Age e del turismo di massa, si è venuta affermando una visione a dir poco singolare del Catarismo, la cui origine può essere fatta risalire alla pubblicazione di “The Cathars and Reincarnation” dello psichiatra Arthur Guirdham (London, Neville Spearman, 1970).  Il libro narra il caso di una paziente psichiatrica, tale “Mrs. Smith”, convinta di essere la reincarnazione di una donna catara vissuta in Linguadoca nel XIII secolo. Nel corso delle sue successive ricerche sul Catarismo, Guirdham entrò in contatto con René Nelli, docente presso l’Università di Tolosa e fondatore dei Cahiers d'Études Cathares (sua la postfazione all’edizione francese del libro). Nel 1977 Guirdham pubblicò “The Great Heresy: The History and Beliefs of the Cathars”. Questi testi conobbero una certa diffusione nel mondo anglosassone. La cosa non rimase senza conseguenze: da allora, infatti, non saranno pochi gli individui che, suggestionati da tali letture, si dichiareranno “catari reincarnati”. A cominciare dallo stesso Guirdham, autoconvintosi di essere la reincarnazione di un cataro menzionato da “Mrs. Smith” nelle sue visioni, tale “Roger de Grisolles”.  Di pari passo con la riscoperta delle vicende legate alla  Linguadoca, crebbe da parte del pubblico la curiosità per i luoghi che furono teatro della crociata bandita da Innocenzo III. La locale industria alberghiera non tardò a scorgervi un’inaspettata opportunità di guadagno. Una vasta congerie di attività commerciali trae oggi beneficio dal turismo nei “luoghi catari” e lo promuove nei modi più consoni ai propri interessi. Nel medesimo tempo, su questo fertile substrato attecchirono, da un lato, velleità indipendentiste – ai cui disegni risultava funzionale una raffigurazione del catarismo come “religione nazionale occitana” -, e dall’altro il movimento New Age. Quest’ultimo, facendosi forte delle tesi di Anne Brenon, erede di René Nelli e direttrice del Centre National d'Études Cathares, procedeva a una vera e propria annessione ex-post del catarismo, ascrivendo il fenomeno dei sedicenti “reincarnati” al rinnovamento spirituale apportato dall’Età dell’Acquario. Sulla scorta di queste tesi, che dipingono i Catari come monisti assertori di una concezione positiva della sessualità e della natura (quasi fossero precursori del movimento New Age), Montségur è diventata meta di pellegrinaggio per femministe, panteisti, edonisti di ogni genere e specie. E man mano che queste falangi sciamavano in Linguadoca, la Conoscenza del Bene arretrava. Il danno così arrecato al Catarismo risulta essere non meno grave di quello prodotto, secoli or sono, dalle truppe del Montfort e dall’Inquisizione. 

Pietro Ferrari, 27 febbraio 2012 

Riporto in questa sede anche il commento da me aggiunto al post di cui sopra tanti anni fa: 

Al giorno d'oggi prevale un'informazione frammentaria, superficiale: la gente non ha la capacità di approfondire e di studiare alcunché. Per questo si lascia incantare dai guru, anche se proferiscono assurdità che negano la realtà stessa dei fatti. È così molto difficile combattere questa pestilenza. Certo, è difficile innanzitutto contrastare motivazioni economiche e politiche. Sarebbe già un notevole passo avanti se si riuscisse a diffondere con successo le nozioni fondamentali della Conoscenza del Bene, far sì che la gente sappia che esiste e di cosa si tratta. Qui subentra un'ulteriore punto critico. Noi usiamo argomentazioni razionali, per capirle basterebbe un corso di logica aristotelica. Tuttavia è difficile pensare che possano attecchire su menti deliranti. Per contro, in questi giorni ho visto argomenti New Age e complottisti attecchire su un materialista di Democrazia Atea. La cosa mi ha stupito molto: si tratta di un caso di infezione decisamente insolito, quasi un presagio sinistro dell'irrobustirsi del virus. Prego il Padre dei Buoni Spiriti che ci dia la forza e la capacità di combattere nemici tanto potenti.
Un abbraccio nello Spirito a voi, Fratelli carissimi

lunedì 11 dicembre 2023



I "REINCARNATI" DI GUIRDHAM 
E L'ILLUSIONE DELL'IPNOSI REGRESSIVA 

Una dottrina New Age mascherata da Catarismo 

Uno dei casi più strani che mi sia stato dato di studiare è quello di Arthur Guirdham, uno psichiatra inglese. Essendo in pensione dopo una vita di duro lavoro tra i meandri mentali di un'infinità di pazienti, aveva senza dubbio molto tempo libero. Non fa quindi specie se fu vittima dei suoi stessi fantasmi psichici. Così si mise a scrivere libri che a suo dire spiegavano in dettaglio esperienze di ipnosi regressiva a cui aveva sottoposto diverse persone nel corso della sua carriera, facendo emergere i loro ricordi di vite passate.

Scrittore e studioso del paranormale, questo psichiatra era noto con lo pseudonimo Francis Eaglesfield. Nacque nel 1905 nel Cumberland, una regione storica dell'Inghilterra settentrionale. Studiò al Keble College dell'Università di Oxford e al Charing Cross Hospital di Londra.

A quanto Guirdham ci racconta, a colpirlo in particolare fu il caso di una donna, la Signora Smith, che ipnotizzata riportò alla luce i ricordi di una vita del XIII secolo. Entrata in analisi nel tentativo di curare l'epilessia, questa donna raccontò di incubi lucidi nei quali era la figlia di contadini della regione di Tolosa, amici di un Buon Uomo chiamato Roger de Grisolles (sarebbe poi molto interessante sapere come la donna pronunciava questo nome). Grisolles fu catturato e morì in prigione, mentre la giovane donna fu bruciata viva sul rogo.

Per una bizzarra coincidenza, lo stesso Guirdham affermava di aver fatto sogni del tutto simili fino all'adoloscenza. Alla fine rivelò alla sua paziente di essere stato Roger de Grisolles in una sua vita precedente, e che quindi qualcosa li legava. A parte l'ambientazione medievale, mi sembra di ricordare una trama simile in una commedia di Macario.

Due libri significativi che lo psichiatra inglese scrisse sono stati The Lake and the Castle (1976) e The Great Heresy: The History and Beliefs of the Cathars (1977). A quanto pare tutto coincideva alla perfezione con la realtà storica, ogni dettaglio contenuto nelle narrazioni di Guirdham e della Signora Smith era corretto. Fu interpellato persino uno dei massimi studiosi mondiali di Catarismo, René Nelli, che avrebbe confermato con entusiasmo ogni cosa. A tal punto giunse l'ammirazione di Nelli per l'inglese che sembra abbia affermato: "se le fonti storiche e Guirdham fossero in disaccordo, seguirei senza esitazione quest'ultimo".

C'è da rimanere perplessi. Qualcuno dice che il materiale raccolto da Guirdham conterrebbe dati e dettagli di cui non poteva assolutamente essere a conoscenza, in quanto furono scoperti in documenti del XIII secolo contenuti in archivi nascosti e rivelati solo più tardi. Ma c'è da aspettarsi che a dire questo non siano certo gli scettici. Al momento ho sentito soltanto chiacchiere, ma non ho potuto raccogliere nulla di preciso.  

A questo punto l'indagine deve proseguire sul piano della teologia, abbandonando lo studio delle semplici prove (in pratica irreperibili) - che possono benissimo essere falsate. La Dottrina dei Buoni Uomini afferma chiaramente che chi riceve un Consolamentum valido si libera dalla schiavitù della carne e accede ad un mondo di Spirito. Una Terra dei Viventi i cui elementi, non materiali, sono incorruttibili. Ora, dobbiamo ritenere che un Buon Uomo non è più su questa terra, per necessità. Se uno ritiene che ciò non sia vero, non può in alcun modo definirsi un credente della Vera Chiesa di Dio.

Ho incontrato diversi Guirdhamiti in Rete, e parlando con loro ho potuto riscontrare quanto segue: essi credono che questo mondo possa essere redento e fatto evolvere fino a realizzare il Paradiso in Terra. Credono altresì che i Buoni Uomini si siano nuovamente incarnati proprio per aiutare l'Umanità in un'epoca difficile, per far sì che abbia inizio una Nuova Era di Consapevolezza Spirituale.

Ora faccio ai lettori una domanda retorica. Cosa sono le idee appena esposte? Semplice. Sono idee New Age! Il concetto di esistenza terrena come tappa necessaria all'evoluzione dello Spirito non fa parte del Catarismo in nessuna sua forma. Nessuna delle Chiese Catare ha mai affermato che noi siamo qui per seguire un piano cosmico evolutivo. Questo invece affermano tutti i Catari: siamo caduti dal Cielo e imprigionati nell'Inferno che è la vita terrena.

Anche dai pochi dati su Arthur Guirdham esposti in questa sede risulta che le sue idee contrastano in tutto con la Fede Catara. È un grave scandalo anche solo pensare che i Martiri di Montségur possano di nuovo essere avvolti in tuniche carnali. Ma anche se vedessimo la cosa da un punto di vista prettamente scientifico e materialista, dovremmo riconoscere che i Guirdhamiti che affermano di essere stati bruciati a Montségur non sono duecento, sono molti di più.

Inolte, perché non c'è gente che afferma di essere morta tra le fiamme a Verona, a Mont Aimé o in qualcuno degli altri roghi che hanno funestato l'Europa? Forse perché l'immaginario collettivo pensa che il Catarismo fosse esclusivo della Linguadoca. Moltissime persone neanche immaginano che ci fossero Catari in Italia, in Germania, in Austria, nella Francia del Nord, nelle Fiandre, in Inghilterra, in Spagna, in Bosnia, in Dalmazia, in Bulgaria, in Ungheria, in Grecia, a Bisanzio, etc.  

Mentre svariati giornalisti parlano di un vero e proprio "Ritorno dei Catari", soltanto un navigatore in un forum ha espresso qualche dubbio. Se sono qui a soffrire, è perché evidentemente non ho ricevuto un Consolamentum valido in una mia vita precedente. Se mi alzo alle sei la mattina per andare al lavoro, prendo il treno e torno a casa esausto e sudato, significa che sono nel Tartaro e che qualunque sacramento abbia ricevuto non mi ha affatto giovato.

Se uno è qui ci sono varie possibilità. Ad esempio queste:

1) Ha passato vite da cattolico, da giudeo, da pagano, da saraceno, da ribaldo o altro, e non ha mai avuto la Fede dei Buoni Uomini;
2) Ha avuto la Fede, ma non è stato consolato perché è morto all'improvviso o è stato imprigionato;
3) Ha ricevuto un Consolamentum non valido, ossia il Buon Uomo che glielo ha impartito non era tale per via di infrazioni sessuali o alimentari;
4) Ha ricevuto un Consolamentum valido, ma essendo la sua natura diabolica non gli ha giovato, oppure ha commesso infrazioni dopo averlo ricevuto;
5) Ha abiurato, ha tradito i Buoni Uomini;
6) È morto nella disperazione. 

Chiunque mi conosca bene non può avere dubbi sull'opzione che mi riguarda: è sicuramente l'ultima. 

(Il Volto Oscuro della Storia, 4 luglio 2009) 

In questo contributo, che ripubblico ben volentieri a distanza di tanti anni, ho potuto dimostrare l'incompatibilità tra la religione dei Catari e le dottrine spiritiste, provando al contempo la fallacia delle opinioni e dell'autorità di René Nelli. Per il resto, non è stata trovata finora alcuna prova scientifica valida dell'esistenza come della non esistenza della reincarnazione.
Riporto infine un thread di commenti al post del 2009. 

Un dialogo blogosferico
(che molti riterranno surreale) 

Antares: In effetti è quasi certo che non ci siano Buoni Uomini con accesso al pc e alla Rete. Gli ultimi documenti del XVIII secolo li descrivono come viventi in uno stato di "abietta povertà", seppur ben forniti di testi. 
Una volta girando per siti mi sono imbattuto in un vescovo della Chiesa Greco-Ortodossa che voleva far passare per Consolamentum l'ordinazione della sua comunità. Non aveva la Dottrina e il suo rito poteva solo far diventare preti ortodossi, non Buoni Uomini. Sono poi riuscito a convincerlo che il Battesimo di Spirito è una cosa del tutto diversa, e che non ci sono state più ordinazioni valide dai tempi di Costantino e di Silvestro. Non mi dilungo in ogni caso sui Buoni Uomini in questa sede, girano troppi cattolici-belva nostalgici delle crociate e dei roghi. 

Kopelev: Il dubbio da voi sollevato è più che legittimo. Sono del parere che qualcuno vi sia,  ma chissà  dove, forse a centinaia di chilometri di distanza dai luoghi in cui viviamo. Probabilmente egli conduce vita eremitica, sullo stile di Antonio l'Egizio, e non dispone di computer. 

Albedo: Ci somo persone che sono alla ricerca di nuove trovate per ammaliare la gente, questo "neocatarismo", ad esempio, le comprende proprio tutte: cristianesimo, religioni orientali, rosacrocianesimo, panteismo, e alla fine si condisce tutto con la parola "cataro", giusto per attirare la curiosità  delle persone (non sottovalutate il numero di persone, anche di media cultura che non sanno nemmeno che che cosa sia il catarismo). Si confeziona così un nuovo prodotto con cui vendere libri e fare convegni. 
Ora pongo una domanda fondamentale: possibile che su tutta la terra si sia perso il consolamentum, non esiste più nessuno che possa darlo? Il Demiurgo è riuscito a raggiungere la vittoria finale, costringendo tutte le anime a reincarnarsi? 

Antares: Carissimo Albedo, quella che hai posto è proprio la domanda che tanto mi angoscia. Sono convinto che qualcuno esista, perché è scritto che la Chiesa dei Buoni Uomini durerà  fino alla Fine dei Tempi. Capire invece dove si trovino questi Buoni Uomini e chi siano è un problema che non si riesce ancora a risolvere... 

Albedo: Le menzogna della New Age è come un virus mutante che cerca di impossessarsi di ogni involucro che trova, assumendone il nome anche se l'ontologia è del tutto diversa. Credo che non sia mai abbastanza ripeterlo, perché le genti non si accorgono di quanto sia insidioso e deleterio questo processo. 

Kopelev: Ancora una volta Antares compie un gesto encomiabile, denunciando le insidie che si celano dietro il cosiddetto "neocatarismo". La tesi secondo cui questo mondo possa essere redento e fatto evolvere fino a realizzare il Paradiso in Terra è di matrice diabolica. C'è Satana in persona dietro di essa, e chi la propala si fa suo complice. 

sabato 9 dicembre 2023


SINCRETISMI ABERRANTI

Uno dei fenomeni più deteriori prodottisi in ambito culturale negli ultimi decenni è rappresentato dall’emergere del cosiddetto “neocatarismo”, ovvero dall’artificioso innesto di elementi New Age sul tronco dell’antica tradizione dualista di matrice balcanica. Principale artefice di questa operazione arbitraria e nociva, lo psichiatra Arthur Guirdham (1905-1992) - amico di René Nelli, il fondatore del Centre d'études cathares
  -
le cui pubblicazioni hanno avuto vasta eco di consensi negli Stati Uniti e in Europa. Come un apprendista stregone, Guirdham ha fabbricato bizzarre commistioni sincretistiche, vere e proprie chimere. Esse hanno attecchito, col risultato di stravolgere i princìpi cardinali della dottrina dualista e di snaturare il catarismo sino a ribaltarlo nel suo contrario. Al fine di evidenziare la fonte degli errori in cui i guirdhamiti perseverano, ho ritenuto di fare cose utile traducendo il pregevole articolo di Benjamin E. Zeller intitolato “Suffering and the Problem of Evil”, contenente utilissimi spunti di riflessione che gettano luce sul carattere spurio e mendace del neocatarismo. Buona lettura. 

La sofferenza e il problema del male 
di Benjamin E. Zeller 

Le credenze New Age tendono a negare o quantomeno a minimizzare l’esistenza concreta del male. Sotto tale profilo, la New Age è simile sia al suo predecessore teologico, il movimento Ottocentesco del New Thought (Nuovo Pensiero), sia alla sua cultura d’origine: la filosofia di pensiero ottimista e progressista dell’America del secondo dopoguerra. La New Age discende in parte dal Nuovo Pensiero – che è a sua volta una derivazione della Christian Science – ed ha ereditato la posizione di quest’ultima circa la natura sostanzialmente illusoria del male. Il New Thought dichiarava che il male, la malattia e il peccato esistono solo perché la mente umana lo permette, e che tutte queste condizioni si possono superare mediante il potere della mente. La New Age accetta queste premesse di base. Gran parte delle tecniche di cura New Age cercano di utilizzare il potere della mente per controllare gli effetti fisici del male e della sofferenza. Anche la cultura americana, e specificamente l’ottimismo e lo spirito costruttivo del dopoguerra, hanno influenzato il punto di vista New Age sulla sofferenza e il male. Il senso di sovrabbondante ottimismo che caratterizza la New Age si pone sulla scia di una lunga tradizione di pensiero americano progressista, più precisamente la scuola di pensiero fondata da Norman Vincent Peale denominata “pensiero positivo”. Questa corrente afferma che la sofferenza è solamente uno stato mentale e che si possono superare tutti gli ostacoli mediante l’ottimismo e la perseveranza. Il movimento New Age fa suo questo approccio e dichiara che il male e il dolore esistono solo in quanto gli esseri umani consentono loro di esistere. Idealmente, gli esseri umani progrediranno sino a superare sia la sofferenza che il male, e a conseguire in tal modo una più elevata consapevolezza. Gruppi e sottoculture New Age espongono diversamente il credo secondo cui il male esiste solo come un’illusione propagata da menti irriflessive. A Course in Miracles (di 
Helen Schucman e William Thetford, ndr), uno dei testi New Age più popolari, insiste sul fatto che il mondo fisico stesso rappresenta solamente un’oscura proiezione del potere del pensiero. Male, bene, sofferenza e piacere non esistono per davvero secondo tale visione del mondo, almeno non nell’accezione comunemente intesa, ovvero non in senso fisico. A tale riguardo A Course in Miracles recepisce una lunga tradizione di pensiero filosofico che nega in modo similare la realtà di questo mondo. Altri gruppi e testi New Age mostrano un diverso approccio. Coloro che prestano particolare importanza alle tradizioni oracolari – tarocchi, astrologia, I Ching – di norma intendono la sofferenza come l’esito di un fallimento nel seguire il sentiero appropriato indicato dagli oracoli, e il male come una mancanza di equilibrio e più in generale come un fallimento sociale nel seguire la direzione più adatta. Di nuovo, il male esiste in quanto la mente umana ha fatto sì che esistesse. Dal momento che i seguaci della New Age credono generalmente che la mente umana possa sconfiggere il male allo stesso modo in cui lo produce, essi si dedicano a varie pratiche al fine di conseguire tale obiettivo.  Molti New Agers considerano la meditazione come il metodo più efficace per sconfiggere il male. I praticanti New Age attingono qui alla ricca tradizione meditativa propria delle religioni asiatiche, che concepisce la pratica della meditazione come un metodo per superare l’illusione. Numerose scuole induiste e buddhiste insegnano che il mondo è colmo di Maya, o illusione, e che la mente umana può superare tale illusione mediante la meditazione. Analogamente i New Agers hanno utilizzato queste pratiche meditative asiatiche al fine di liberare la propria mente dalle illusioni del male e del dolore. Occorre riconoscere che nel movimento New Age si presta scarsa attenzione al problema del male mentre ci si focalizza sul dolore e le sue cause. Sebbene fra i praticanti New Age non vi sia accordo sulla natura precisa del dolore, ad accomunarli è il principio del karma. Qui la New Age attinge al bacino delle religioni asiatiche, nella forma in cui esse furono volgarizzate nel secolo XIX dalla Teosofia, che introdusse il concetto di karma nella comunità religiosa americana. I New Agers credono che il karma spieghi per quale ragione gli individui soffrono e che il conseguire un’appropriata comprensione del karma, così come il padroneggiare il genere di karma che ciascuno accumula, conduca alla fine della sofferenza.

Conformemente all’approccio generale secondo cui gli esseri umani creano la propria stessa realtà, la visione del mondo New Age guarda al karma come a un mezzo per spiegare la natura dell’esperienza umana del mondo. Sebbene i giudizi New Age sul karma variino, tutti concordano sul fatto che azioni e pensieri negativi conducano a un cattivo karma, e che azioni e pensieri positivi conducano a un buon karma. Pertanto, il karma funziona come la legge universale di causa ed effetto che include ciascuna delle azioni di una persona. Analogamente alla concezione induista e buddhista del karma, i New Agers considerano il karma come impersonale ed automatico. Ma a differenza delle impostazioni induista e buddhista che fondamentalmente cercano di minimizzare il karma nella sua interezza, i New Agers in massima parte sperano di massimizzare il proprio karma positivo al fine di creare un mondo positivo per se stessi. Maggiore è il karma positivo che una persona ottiene, migliori la sua esperienza di vita e le esperienze di vite future. 

Il karma spiega un altro risvolto della concezione New Age del male e del dolore, segnatamente quello secondo cui gli esseri umani creano la propria sofferenza allo scopo di ricavarne lezioni spirituali. Gli studiosi definiscono tale concezione della sofferenza una spiegazione pedagogica del male, poiché guarda alla sofferenza come a una forma d’insegnamento. In accordo a questo approccio New Age, il mondo che la mente umana crea induce gli individui ad esperire eventi che insegneranno loro grandi verità spirituali, quand’anche tali esperienze dovessero causare dolore momentaneo. Dopo molte di queste esperienze, gli individui avranno acquisito conoscenza spirituale sufficiente per non necessitare di ulteriori lezioni. Gli studiosi rilevano come in una prospettiva psicologica questo approccio alla sofferenza attribuisca un significato compiuto al dolore, e perciò consenta ai praticanti New Age di concepire le proprie esperienze esistenziali come significative. Ne consegue che la teoria complessiva New Age del male e della sofferenza funziona come un modo per minimizzare il dolore privo di significato. 

Pietro Ferrari, 18 dicembre 2014