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venerdì 12 luglio 2024

UN INTERESSANTE ALLOTROPO: 'POPOLACCIO - POPOLAZIONE'

Richiamo l'attenzione su un caso di etimologia soltanto in apparenza banale. La parola popolaccio è considerata dagli etimologi un semplice peggiorativo di popolo, formato tramite l'aggiunta del suffisso -accio, che si trova in un gran numero di forme alterate come coltellaccio, donnaccia, etc.

popolaccio
     variante: popolazzo 
     varianti (obsolete): populaccio, populazzo
     plurale (raro, letterario): popolacci 
Derivazione accreditata: peggiorativo di popolo 
Funzione: spregiativa 
 1) popolo grossolano e ignorante
 2) la parte più misera e abietta della popolazione 
 3) massa, folla (soprattutto tumultuante) 
Nota:
Secondo il Vocabolario Treccani, la forma popolazzo sarebbe più comune di popolaccio. Per quanto riguarda l'italiano corrente, mi permetterei di nutrire un sano dubbio a questo proposito. In realtà l'autorevole fonte si riferisce all'italiano letterario. 



Nel XVI secolo l'italiano popolazzo, popolaccio è entrato come prestito nel medio francese populace ed è passato in inglese come populace

Inglese: populace
Pronuncia: /ˈpɔpjʊləs/, /ˈpɔpʊləs/ 
Sostantivo numerabile e non numerabile 
Plurale: populaces 
  1) la gente comune di una nazione
  2) gli abitanti di un paese o di una sua suddivisione
       amministrativa (stato, provincia, contea, etc.)
Sinonimi:
    common people,
    people,
    masses
    rabble,
    riffraff
    inhabitants
    population  
Ortografia errata: populus (per influenza latina)
Omofono: populous "popoloso" (aggettivo)

Pronuncia: /pɔpy'las/
Sostantivo numerabile e non numerabile
Plurale: populaces
Funzione: spregiativa 
  1) gente comune, plebe 
  2) parte meno favorita della popolazione 
Sinonimi: 
   masse
   plèbe,
   peuple
   populaire (sostantivo),
   vulgaire (sostantivo),
   populo (colloquiale),
   canaille,
   racaille

Una nuova proposta di trafila

Detto tra noi, non mi convince la formazione da un suffisso peggiorativo -accio, -azzo. A un certo punto mi sono chiesto: non potrebbe trattarsi invece di un doppione di popolazione? Trovo plausibile che il popolaccio derivi da una trafila semidotta a partire dal nominativo latino populātiō. Questa parola, che nel latino classico significava "saccheggio", "devastazione", nel latino tardo aveva anche il significato di "popolazione", "folla", "moltitudine". In altre parole, quello del popolaccio sarebbe un caso di falso peggiorativo. Meglio ancora, sarebbe un latinismo mascherato da peggiorativo. 

Latino:
     nominativo: populātiō
     genitivo: populātiōnis 
     dativo: populātiōnī 
     accusativo: populātiōnem 
     vocativo: populātiō 
     ablativo: populātiōne 
     Plurale: 
     nominativo/vocativo: populātiōnēs
     genitivo: populātiōnum 
     dativo/ablativo: populātiōnibus 
     accusativo: populātiōnēs  
 Sostantivo numerabile 
 Genere: femminile 
  1) l'atto di saccheggiare o di devastare
  2) saccheggio, devastazione
  3) bottino 
  4) distruzione, corruzione, rovina 
  5) popolazione, folla, moltitudine (latino tardo) 
Etimologia: 
   - nei sensi da 1) a 4): da populārī "devastare",
   "saccheggiare", "distruggere", "rovinare"
   (alla lettera "sottoporre alla furia della massa")
   - nel senso 5): da populus "popolo", "nazione", 
    "comunità".
Derivazione dell'italiano popolazione
   trafila dotta dall'accusativo populātiōne(m).


Le obiezioni possono essere demolite facilmente. Riporto a questo scopo una serie di fatti. 
1) Il 
cambiamento di genere è normale, dato che la parola semidotta si adatta alla morfologia della lingua volgare. Per questo popolazzo è maschile, non femminile come la parola latina da cui ha avuto origine.
2) Il suffisso accrescitivo e peggiorativo -accio / -azzo, deriva dal latino -āceu(m). La sua trafila è questa: 
- in area centro-meridionale e settentrionale, -āceu(m) si è evoluto regolarmente sviluppando l'affricata alveolare /ts/, dando -azzo
- in area specificamente toscacana, -āceu(m) ha sviluppato un'affricata postalveolare (palatale) /tʃ/, dando -accio
3) In Toscana si è prodotto un ipercorrettismo, così la forma popolazzo è stata adattata facilmente in popolaccio.
4) Lo slittamento semantico con senso spregiativo è molto razionale: non è difficile passare da "plebe" a "plebaglia".
5) Non si può invocare a sproposito il principio di economia. I suffissi diminutivi, accrescitivi, peggiorativi, non hanno una distribuzione regolare. Non possono essere applicati tutti a qualsiasi nome. Così abbiamo popolino ma non *popolone, *popoluccio o *popolastro. Il fatto che la forma popolazzo somigli così tanto a un'evoluzione del latino populātiō è troppo sospetto. Sarebbe l'applicazione del suffisso peggiorativo ad essere meno economica! 

La trafila deve essersi originata in un'epoca anteriore alle prime documentazioni della parola (XIII secolo) a partire da una singola persona, con ogni probabilità appartenente a un ordine monastico. Questo fratacchione avrà avuto un'infarinatura di latino. È possibile che la sua innovazione lessicale, un adattamento spontaneo della lingua ecclesiastica, abbia avuto successo prima tra i suoi confratelli, poi anche tra la gente che aveva con loro contatti. Il fatto che sia ormai impossibile identificare questo fratacchione, non significa che si possa negare la sua esistenza.  

Leopardi e il popolaccio 

Riporto queste parole di Giacomo Leopardi, tratte dal Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani (1824): 

"Le classi superiori d'Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico de' popolacci. Quelli che credono superiore a tutte per cinismo la nazione francese, s'ingannano." 

Sono parole tuttora attualissime, di una verità sacrosanta! Il problema è che lo "stato presente" è uno "stato permanente", che perdurerà fino a che il Bel Paese non farà la fine di Atlantide. 

venerdì 5 luglio 2024

AMBIGUITÀ LINGUISTICHE: LA FRASE 'PULIRE LA MERDA'

Nella lingua italiana, come in molte altre, esistono notevoli problemi di fraintendimento a causa dei diversi significati che possono assumere alcune parole o locuzioni cruciali. Questo inconveniente può accadere anche con frasi (sintagmi). Riporto un esempio lampante. 

PULIRE LA MERDA
1) pulire qualcosa dalla merda, 
2) rimuovere da qualcosa ciò che la contamina 

Una frase come "ho pulito la merda" cosa significa davvero?
i) Popolarmente significa: "ho pulito dalla merda", ossia "ho preso carta igienica e disinfettante, quindi ho rimosso la merda (dal pavimento, dal bordo della tazza, etc.)". 
ii) Però potrebbe anche significare: "ho reso la merda pulita".
Quest'ultima operazione è impossibile fisicamente, dato che la merda è sporca per sua stessa definizione, ma rimane comunque possibile dal punto di vista concettuale e semantico. In altre parole, si tratta di un grave inganno linguistico.
Dal punto di vista puramente logico e letterale le cose stanno così: la struttura "verbo + complemento oggetto" (come "pulire la mela" o "pulire la tavola") indica un'azione finalizzata a rendere l'oggetto pulito. Nel caso specifico, l'operazione descritta dalla  frase "pulire la merda" è un paradosso perché l'oggetto coincide con lo sporco stesso.

Questa anomalia linguistica si è creata per tre motivi principali:

1) Metonimia (sostituzione dell'oggetto con il contenuto)

La lingua italiana tende a semplificare le frasi eliminando i passaggi intermedi. In questo caso si verifica una metonimia, dove si nomina lo sporco anziché il luogo o l'oggetto che lo contiene.
- Cosa diciamo: "Pulire la merda"
- Cosa intendiamo logicamente: "Pulire dalla merda (il pavimento, la lettiera, la gabbia, etc.)"

2) Sovrapposizione tra "pulire" ed "eliminare"

In molti dialetti e nel registro colloquiale italiano, il verbo "pulire" ha assorbito il significato di "rimuovere", "spazzare via", "eliminare".
Quando si dice "pulisci quel tavolo", si intende dire "rendi pulito il tavolo". 
Quando si dice "pulisci quella macchia", il verbo cambia focus: non si vuole rendere pulita la macchia, si vuole cancellarla. "Pulire la merda" segue esattamente lo stesso meccanismo della macchia.

3) Economia linguistica

La lingua parlata premia la velocità. Dire "andare a rimuovere gli escrementi dal pavimento" richiede troppi fonemi. Dire "pulire la merda" è immediato, evoca subito l'azione e lo scenario, anche a costo di creare un paradosso logico se analizzato al microscopio della sintassi.

La situazione in altre lingue

Il cortocircuito logico "verbo di pulizia + sporcizia" non è un'esclusiva italiana, ma molte lingue lo evitano usando verbi di movimento e rimozione anziché di purificazione.

i) Inglese: il paradosso viene in parte evitato 

In inglese l'espressione metaforica esiste ed è molto comune, ma la struttura verbale corregge la logica:

Sintagmi:
   to clean up the shit
   to clean up the mess
Analisi: 
Ormai anche i sassi in Italia sanno che in inglese shit significa "merda". Meno numerosi sono quelli che conoscono la parola mess "disordine", "casino". L'aggiunta di up crea un phrasal verb, to clean up, trasformando la semantica del verbo semplice. Non significa più "rendere pulito", ma in frasi di questo genere assume il significato preciso di "raccogliere", "ordinare""mettere a posto". La logica in qualche modo è salva: si "raccoglie" la sporcizia per asportarla, in nessun caso la si rende pulita. 

ii) Spagnolo: stesso identico paradosso

Lo spagnolo condivide con l'italiano la stessa identica ambiguità strutturale.

Sintagmi:
   limpiar la mierda 
Analisi: 
Il verbo limpiar "pulire" soffre dello stesso identico difetto dell'italiano. 
Logicamente significherebbe "rendere pulita la merda", ma viene usato correntemente sia in senso letterale ("pulire") che metaforico ("risolvere i guai altrui"). Ricordo un video in cui uno spagnolo sanguigno risolveva i guai della sua compagna, pagandole i debiti. Usava proprio questa frase: "Limpié tu mierda". Poi pretendeva che lei si sdebitasse leccandogli l'ano.

iii) Francese: uso di verbi diversi 

Senso letterale: 
Si usa ramasser la merde, ossia "raccogliere la merda". Qui la logica è perfetta: l'oggetto viene rimosso dal pavimento e non si presenta l'ambiguità semantica.

Senso metaforico: 
Si usa nettoyer la merde, ossia "pulire la merda", oppure essuyer i plâtres, ossia "asciugare gli intonaci". Nel momento in cui i francesi usano il verbo nettoyer "pulire" associato alla sporcizia, accettano lo stesso paradosso logico italiano per pura espressività gergale. 

iv) Tedesco: logica ferrea e precisione

Il tedesco rifiuta categoricamente l'assurdità logica nella lingua standard attraverso l'uso di verbi composti separabili.

Sintagmi:
  Die Scheisse wegmachen
,
  Die Kot wegmachen, 
  Die Scheisse wegräumen
  Die Kot wegräumen 
Analisi: 
Le parole per indicare la merda sono Scheisse (ortografia antica: Scheiße) e Kot "sterco" (alla lettera "fango"). I verbi usati contengono la radice weg "via" (avverbio). Così wegmachen significa alla lettera "fare via", ovvero "rimuovere", mentre wegräumen significa alla lettera "fare spazio via", ovvero "sgomberare".  Il tedesco non dice mai che "pulisce" lo sporco, ma dichiara esplicitamente che lo sposta altrove o lo elimina. I Tedeschi non sono collerici come gli Spagnoli: le pratiche sodomitiche le eseguono come necessità fisiche scontate, non come cose imposte in rapporti di coppia convulsi e conflittuali, o in incontri-scontri.

v) Quechua: il paradosso logico scompare del tutto

In Quechua, la lingua nativa delle Ande tuttora parlata da milioni di persone, la situazione è l'esatto opposto rispetto all'italiano e dello spagnolo. La struttura di questa lingua agglutinante è estremamente concreta e non permette il cortocircuito di "rendere pulito lo sporco", perché i verbi legati alla pulizia incorporano l'azione fisica esatta ("raccogliere", "spazzare", "lavare") o fanno riferimento allo stato finale del luogo (il pavimento, il corpo, etc.), mai all'implausibile purificazione del rifiuto.

L'azione in Quechua si scompone così, preservando la logica:

a) I verbi d'azione specifici (cosa si fa allo sporco)

In Quechua non esiste un verbo generico e astratto come "pulire" che si possa applicare indifferentemente a un pavimento o a un escremento. L'azione si descrive tramite verbi di rimozione fisica:

- akata astay oppure akata wikch'uy:
Significa letteralmente "trasportare la merda" o "gettare via la merda" (da aka "escremento" + -ta, suffisso dell'accusativo + astay "trasportare", wikch'uy "buttare"). 
Nota:
La logica è impeccabile: l'oggetto viene rimosso, non lavato.
- pichay:
è il verbo che significa "spazzare" o "pulire una superficie". Se si usa questo verbo, l'oggetto grammaticale non è mai lo sporco, ma il luogo. Si dirà quindi pampata pichay "spazzare il pavimento".
Il verbo pichay deriva da picha "scopa, ramazza", che in origine indicava un arbusto da cui si ricavavano strumenti di pulizia.

b) Il concetto di "rendere pulito" 

Si può utilizzare il verbo llimphuchay "rendere pulito". Se un parlante Quechua vuole esprimere l'idea astratta di "rendere pulito qualcosa", usa la radice llimphu "pulito", "puro", "lucido", unita al suffisso fattivo -chay, che significa "fare" o "trasformare in".

Così llimphuchay significa letteralmente "trasformare in pulito". Tuttavia, se si provasse a dire *"akata llimphuchay", un nativo andino capirebbe letteralmente "rendere pulita la merda", cioè esattamente il paradosso logico che hai evidenziato. Di conseguenza, nessun parlante Quechua userebbe mai questa combinazione, perché la struttura stessa del suffisso -chay richiede che l'oggetto finale diventi l'aggettivo di partenza.

c) La specificità del corpo e degli oggetti

Il Quechua è così attento alla logica materiale delle azioni che possiede verbi completamente diversi per l'atto di "lavare" a seconda di ciò che si tocca, impedendo ambiguità:

mayllay "lavare le mani o gli utensili";
upakuy (/ uqpakuy) "lavarsi la faccia";
taqsay "lavare i vestiti o i capelli"

Mentre l'italiano preferisce l'economia linguistica (accettando l'assurdità logica di "pulire la macchia", "pulire la merda"), il Quechua applica una precisione materiale: lo sporco si sposta o si butta (astay, wikch'uy), ed è solo lo spazio fisico che lo conteneva a venire purificato (llimphuchay). 
Questi concetti sono molto importanti per le genti incaiche, il cui puritanesimo è estremo.

martedì 25 giugno 2024

ETIMOLOGIA DI PRINCISBECCO 'LEGA DI RAME, ZINCO E STAGNO'

Il princisbecco è una lega di rame (89% - 93%) e zinco (11% - 7%), con l'aggiunta di minuscole quantità di stagno. Ha l'aspetto dell'oro, ma ovviamente ha un costo molto inferiore. La sua invenzione e il suo nome si devono a un orologiaio londinese, Christopher Pinchbeck (1670 - 1732). Questa è la trafila dell'adattamento in italiano:

Pinchbeck > Princisbecco 

L'etimologia popolare, che ha influenzato notevolmente il suono della parola, è chiara: si pensava che derivasse da "principe becco", ossia "principe cornuto" - proprio perché di splendida apparenza ma privo di valore. Nei composti, poteva capitare che principe diventasse princis- (ad esempio principe grasso, diventato princisgras "tipo di pasta al forno marchigiana", da cui l'odierno vincisgrassi). 

Varianti (obsolete):

princisbech
princisbecche
prencisbecco

Note sulla pronuncia: 

Il Vocabolario Treccani raccomanda una /e/ tonica chiusa (princisbécco), anche se in Lombardia queste pretese normative sono vane e restano lettera morta.

Modi di dire (obsoleti):

dama di princisbecco "donna che ostenta nobiltà"
essere solo princisbecco "essere solo apparenza"
restare di princisbecco "rimanere sbalorditi"
    (sinonimi: restare di sale, restare di stucco, 
     restare senza parole, restare stupefatti)
rimanere di princisbecco "rimanere sbalorditi"
    (sinonimi: rimanere di sale, rimanere di stucco,
    rimanere senza parole, rimanere stupefatti)

Adattamenti in altre lingue

Non sono riuscito a trovare molte forme adattate oltre a quella dell'italiano. In genere il termine si è diffuso in tutta Europa, quindi devono essere esistiti molteplici adattamenti, che però hanno lasciato poche tracce rintracciabili. Sono riuscito a trovare soltanto queste:

Francese (obsoleto): peinchebec, pinche-bec  
Irlandese: pinspic 

Essendo la lega metallica ormai caduta in disuso, non è facile ricostruire la relativa archeologia linguistica. 

Sinonimi: 

Non senza fatica, sono riuscito a reperire ulteriori informazioni sulla lega metallica in questione.

Italiano: similoro 
Francese: similor 
Spagnolo: similoro 
Tedesco:
   Spinsbek,
   Similor (1),
   Prinzmetal (2),
   Scheingold (3)

(1) Genere neutro: das Similor.
(2) Questa denominazione, formata da Prinz "principe" + Metall "metallo", sembra essere stata forgiata a partire dall'italiano princisbecco. Tuttavia si scrive con una sola -l finale, anche se esiste la variante Prinzmetall. Genere neutro: das Prinzmetal
(3) Alla lettera "oro splendente" (da scheinen "splendere" + Gold "oro"). Ovviamente il genere è neutro, come il nome ancestrale del metallo imitato: das Scheingold

Chiedo venia se salteranno fuori ulteriori informazioni di cui non sono venuto a conoscenza.

Etimologia del cognome Pinchbeck 

Verosimilmente, l'orologiaio-metallurgo di Londra ha preso il suo cognome dal nome del villaggio e parrocchia civile di Pinchbeck, nella contea del Lincolnshire. Il primo membro del toponimo deriva dall'antico inglese pinċ "tipo di pesce" (sanguinerola comune, nome scientifico Phoxinus phoxinus), mentre il secondo deriva dal norreno bekkr "torrente". Un vichingo avrebbe chiamato quel luogo *Pinzbekkr, e probabilmente questo è proprio ciò che avvenne. 

I clamorosi errori del traduttore di Google

Ho potuto constatare qualcosa di assurdo, me mostra l'assoluta inaffidabilità delle macchine. 
1) Se si inserisce la parola "pinchbeck" nel traduttore di Google, nella sezione relativa alla lingua inglese, la traduzione in italiano è "pizzicotto"
Nota:
In effetti esiste in inglese il verbo to pinch "pizzicare", che però non ha alcuna relazione con il nome della lega metallica e del suo inventore. Il traduttore traduce alla lettera pinch- e trascura -beck
2) Se si inserisce la parola "princisbecco" nel traduttore di Google, nella sezione relativa alla lingua italiana, la traduzione in inglese è "princesbeak" (che non esiste). 
Nota: 
Il traduttore traduce princis- con princes- (come se fosse il genitivo prince's "del principe") e -becco con -beak. In effetti in inglese beak significa "becco" (rostro di uccello). 

venerdì 21 giugno 2024

ETIMOLOGIA E ORIGINI DEI VINCISGRASSI

I vincisgrassi sono una specialità marchigiana di pasta al forno, simile alle lasagne. Il piatto è costituito da sfoglie di pasta all'uovo farcite con un ragù ricco di rigaglie di pollo e di frattaglie. Ricordo di aver sentito parlare in una trasmissione televisiva dell'uso di cervella di vitello nella preparazione. Non ho comunque potuto trovarne conferma. In epoca moderna, si ha la disdicevole tendenza ad abolire questo tipo di ingredienti, a causa della diffusione di un sentire schifiltoso tra la popolazione. Nel corso degli anni mi sono fatto questa idea: i più giovani sono caratterizzati da due cose, la dimestichezza con i codici di autenticazione e il ribrezzo verso le frattaglie. 
Il celeberrimo Vocabolario Treccani, stando come sempre sul vago, classifica la parola vincisgrassi come "di incerta origine". 



Nome del piatto: vincisgrassi 
Varianti: vincesgrassi 
Varianti obsolete: pincisgrassi, princisgrassi,
      princisgras, princisglasses 

Etimologia tradizionale:

Il nome della preparazione culinaria avrebbe tratto la sua origine dal generale austriaco Alfred von Windisch-Graetz (traslitterazioni alternative: Windisch-Gr
ätzWindischgrätz), nato a Bruxelles nel 1787 da famiglia originaria della Stiria e morto a Vienna nel 1862. Il militare si distinse combattendo strenuamente contro Napoleone. Nel 1833 fu nominato Feldmaresciallo. Una leggenda popolare narra che quando fu nelle Marche, in occasione dell'occupazione di Ancona, gustò a tal punto le ricche lasagne che le chiamarono col suo cognome, pronunciandolo come potevano. Il nome di Windisch-Graetz viene menzionato per la prima volta in relazione all'origine del vincisgrassi nel 1927, in un'opera del cuoco marchigiano Cesare Tirabasso, "La guida in cucina"

Altre proposte etimologiche:

Il nome originale della preparazione culinaria sarebbe stato princisgrassi, derivato da "principe grasso", con riferimento al fatto che era un piatto particolarmente pingue e adatto a un giovane nobile. 

Il piatto esisteva già prima che lo assaggi che lo mangiasse il militare austriaco. Nella narrazione tradizionale sembra che siano emerse significative incongruenze, tanto da dedursi la sua natura anacronistica, inventata ex post. L'assedio di Ancona avvenne nel 1799 e Windisch-Graetz avrebbe avuto soltanto 12 anni: molto difficile che vi abbia partecipato. Poi è stato chiarito che l'assedio a cui è fatto riferimento deve essere giocoforza quello avvenuto cinquant'anni dopo, nel 1849 (Lucchesi, 2015). 
Le varianti formate a partire da princis-, riduzione di "principe", sono anche le più antiche. Nel ricettario di Antonio Nebbia "Il Cuoco Maceratese", la cui prima edizione risale al 1779, compaiono ben tre menzioni: 

i) un "Piatto d'uova in Princisgras"
ii) una "salsa per il Princisgras"
iii) le "lasagne di princisgras"

Si capisce che il coriaceo Alfred von Windisch-Graetz non poteva aver dato il nome al piatto prima ancora di nascere!
La trafila dovrebbe essere questa: 

principe grasso > *princisgrasso >
> princisgrassi > pincisgrassi > *fincinsgrassi >
> vincisgrassi 

1) passaggio da *princisgrasso a princisgrassi:
Il nome del piatto viene considerato un plurale/collettivo;
2) passaggio da princisgrassi a pincisgrassi:
Si ha dissimilazione, perché la presenza di due gruppi consonantici con una rotica, ossia pr- e -gr-, è considerata di pronuncia difficile, così si semplifica pr- in p-;
3) passaggio da pincisgrassi a vincisgrassi
Si ha lenizione. La consonante occlusiva p- iniziale diventa una fricativa *f-, poi si sonorizza in v-

La variante princisglasses è in assoluto la più antica, risalendo addirittura al XVIII secolo. In un trattato di grastronomia umbra, compare una ricetta di un "Piatto d'uova in Princisglasses", corredata di una singolare nota a piè di pagina: "alla Principe di Galles" (Pezzella, 1985). Quindi ci aspetteremmo *princisgalles. La ricetta è la stessa presa poi dal sopracitato Antonio Nebbia. Trovo che il riferimento al Galles sia un'etimologia popolare dell'epoca. In realtà questo princisglasses non è in alcun modo separabile da princisgras. La sua formazione mostra due fenomeni notevoli.
i) La dissimilazione dei due gruppi consonantici con una rotica, ossia pr- e -gr-, avviene mutando -gr- in -gl-. Si produce una liguida.
ii) Si ha uno pseudo-plurale sigmatico in -es, per rendere la parola più prestigiosa, attribuendole un'origine straniera non meglio precisata, forse francese. Se fosse un francesismo, questa terminazione in -es sarebbe soltanto grafica e si capirebbe come mai manca nella variante princisgras, che sarebbe una trascrizione meno "dotta". 

Una contrazione estrema: 

Un'opera anonima risalente al 1891, "Il cuoco perfetto marchigiano", riporta due varianti sorprendenti: misgras e visgras. La prima si trova nella ricetta del "Gattò di lasagne alla Misgras". Si tratta chiaramente della stessa parola, checché ne dicano gli etimologi popolari.
Questa è la trafila: 

a) contrazione: 
   vincisgrassi > *vinsgras > visgras  
b) nasalizzazione: 
   visgras > misgras 
Nota: 
Il fenomeno è simile a quello che ha portato funghi a diventare munghi nel linguaggio colloquiale in diverse parti del Piemonte (fenomeno già segnalato dal Biondelli). 

La ricetta di Antonio Nebbia 

"Prendete una mezza libra de persciutto, facetelo a dadi piccoli, con quattr'once di tartufari fettati fini; da poi prendete una foglietta e mezza di latte, stemperatelo in una cazzarola con tre once di farina, mettelo in un fornello mettendoci del persciutto, e tartufari, maneggiando sempre fino a tanto che comincia a bollire, e deve bollire per mezz'ora; da poi vi metterete mezza libra di pana fresca, mescolando ogni cosa per farla unire insieme; da poi fate una perla di tagliolini con dentro due ovi e quattro rossi; stendetela non tanto fina e tagliatela ad uso di mostaccioli di Napoli, non tanto larghi; cuoceteli con la metà di brodo e la metà di acqua, aggiustati con sale; prendete il piatto che dovete mandare in tavola: potete fare intorno al detto piatto un bordo di pasta a frigè per ritenere in esso piatto la salsa, acciocché non dia fuori quando lo metterete nel forno, mentre gli va fatto prendere un poco di brulì; cotte che avrete le lasagne, cavatele ed incasciatele con formaggio parmiggiano e le andrete aggiustando nel piatto sopraddetto, con un solaro de salsa, butirro e formaggio e l'altro de lasagne slargate, e messe in piano, e così andrete facendo per fino che avrete terminato di empire detto piatto; bisogna avvertire che al di sopra deve terminare la salsa con butirro e formaggio parmiggiano e terminato, mettetelo in forno per fargli fare il suo brulì."

Glossario:

acciocché "affinché" 
brulì "crosta superficiale"
     (dal francese brûlé "bruciato")
butirro "burro" 
cavatele "toglietele"
cazzarola "casseruola"
empire "riempire"
facetelo "fatelo"
fettati "affettati" 
fina "fine" (agg.) 
fino a tanto "fintanto"
incasciatele "conditele con formaggio" 
   (da cascio "cacio, formaggio")
lasagne slargate "lasagne allargate"
ovi "uova" 
mettelo "mettetelo"
   (è una forma aplologica)
mostaccioli di Napoli "dolci simili a ravioli" 
   (di cui viene imitata la forma di rombo) 
parmiggiano "parmigiano"
pasta a frigè, rivestimento o striscia di pasta,
   che serviva a contenere la salsa e gli strati di sfoglia  
per fino che avrete "finché avrete"
persciutto "prosciutto"
rossi "tuorli"
solaro, un'unità di misura caduta in disuso 
tartufari "tartufi" 

mercoledì 19 giugno 2024

ETIMOLOGIA E ORIGINI DEL CERVELLATO

Il cervellato è un salume milanese, ormai da tempo caduto in disuso. All'epoca di Carlo Porta (1775 - 1821), era considerato una gloria della cucina meneghina. Se oggi uno andasse a Milano a intervistare i passanti, chiedendo loro cosa sia il cervellato, credo proprio che nessuno saprebbe rispondere correttamente. La parola dovrebbe essere di genere maschile, visto che tale era nella lingua di Milano. Tuttavia, nel Web si trova più comunemente la variante femminile cervellata. In pratica si tratta di una specie di würstel milanese, confezionato in un budello reso giallastro dallo zafferano, con impasto chiaro e finissimo. Gli ingredienti includevano carne suina, sangue rappreso di maiale, formaggio e spezie. Veniva usato per condire il tipico risotto giallo alla milanese. 


Nome del salume: cervellaa
Pronuncia: /tʃerve'la:/
Genere: maschile 
Forme italianizzate: cervellatocervellata 
Derivati: cervellee "salumiere"; "macellaio"
Pronuncia: /tʃerve'le:/

Il Porta cita il nobile salume nell'ode "A certi forestee che viven in Milan e che ne sparlen" ("A certi forestieri che vivono a Milano e che ne sparlano"): 

Hinn staa chi, s'hin faa su 
lenc e petard col noster cervellaa, 
che abonora el g'ha faa 
slongà el coll come i grù,
e adess, porconi, el ghe fa ingossa anch lu!

Traduzione: 

"Sono stati qui, sono diventati 
lenti e scorreggioni col nostro cervellato,
che a suo tempo ha fatto loro
allungare il collo come le gru,
e adesso, porconi, gli fa nausea anche lui!"

Glossario: 

ingossa "nausea" 
lenc "lenti" (plurale di lent)
petard "scorreggioni", "flatulenti"
    (stessa etimologia dell'italiano petardo)
porconi: è un prestito dall'italiano, poco adattato
    (doveva però 
essere pronunciato purcuni)
s'hin faa su "sono diventati"
    (alla lettera "si sono fatti su")
slongà el coll "allungare il collo"

Il cervelat svizzero 

Qualche tempo fa, viaggiando sul treno che da Locarno porta a Milano Centrale, ho preso una copia gratuita del giornale con le notizie del Canton Ticino e ho letto un articolo su un tipico salume svizzero, in tutto e per tutto simile al cervellato di Milano: il cervelat. Sono così venuto a sapere che esistono tra le popolazioni elvetiche bizzarri pregiudizi su questo salume, che pure è popolarissimo dovunque, anche nelle aree di lingua tedesca. È considerato la "salsiccia nazionale svizzera". Si trovano persino fotografie che mostrano un cervelat infilzato su un'alabarda e cotto alla brace. Molti credono che venga confezionato utilizzando cervella bovine e vari scarti di macelleria, inclusi gli occhi. Il punto è questo: se simili idee non trovano riscontro nelle pratiche odierne, corrispondono a quanto avveniva in epoche passate. A parte il fatto che le cervella sono un alimento eccellente, per quanto deperibile, il concetto somiglia un po' a quanto successo al famoso hot dog, che non è certo più prodotto con carne di cane - eppure in epoche di carestia ormai lontane, un simile utilizzo era una concreta realtà. 

Nome del salume: cervelat 
Pronuncia: /serve'la/ 
Varianti: Servelat, Servella 

La prima attestazione si trova in un ricettario bernese scritto da Sabina Welserin e pubblicato nel 1553. Gli ingredienti sono molto simili a quelli del cervellato di cui parla il Porta: carne di maiale, pancetta, formaggio, sangue di maiale fresco e spezie varie, come pepe, zenzero, cannella, chiodi di garofano, noce moscata, zucchero e zafferano. Il fatto che il nome non sia germanico, indica che la preparazione culinaria deve avere avuto la sua origine in un'area di lingua romanza: a Berna doveva essere un articolo d'importazione. Il problema è che certamente il salume doveva esistere già molto tempo prima che la Welserin ne mettesse per iscritto una ricetta - cosa che in genere non viene considerata dai commentatori moderni. Orbene, l'ipotesi più immediata e plausibile è che il centro d'irradiazione del salume in questione si debba identificare proprio con l'augusta città di Milano. 
Oltre che in Svizzera, il cervelat (varianti: cervelas, servelade) è diffuso con diverse ricette in Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi - praticamente in tutta l'Europa centrale. 

La vexata quaestio dell'etimologia

Il termine cervellaa, come il toscano cervellata, deriva chiaramente da un tardo latino cerebellata "salsiccia fatta con cervella" (da cerebellum, diminutivo di cerebrum "cervello"). Non importa se di cervello ne veniva aggiunto poco o pochissimo nell'impasto. Non importa se poi, col passare del tempo, di cervello non ne è stato aggiunto più. L'origine è questa, anche se si dice che gli storici facciano fatica a trovare attestazioni sul reale uso della materia grigia, suina o bovina. Le ricette cambiano; le parole sono più importanti e possono permetterci di risalire alle origini. 

La testimonianza del Cherubini

Nel suo Vocabolario milanese-italiano (1839), Francesco Cherubini (Milano, 1789 - Oliva di Lomaniga, 1851) riporta quanto segue: 

Cervellàa. s.m. Cervellata? Composto di grascia porcina e di grascia d’arnione di manzo, scusse affatto di carne, triturate minutissimamente, insalate e regalate d’aromi e di cacio lodigiano trito; il quale composto s’usa o come condimento di brodi da zuppe o come ripieno d’altre vivande, e si vende insaccato in budelle tinte in giallo collo zafferano e strozzate a lunghezza di spanna come i salsicciuoli comuni. Ho segnato con la? la voce italiana Cervellata perché, quantunque simigli di viso la nostrale, pure la dissimiglia per valore se guardasi alla definizione che ne danno i dizionari generali della lingua. Essi la fanno una Salsiccia composta di carne e cervella di porco, cioè onninamente il rovescio della nostra Cervellata(omissis)... Forse in antico usarono i nostri padri far entrare nei loro Cervellàa anche le cervella porcine, e di quì nacque il nome all’oggetto; ma in ogni caso convien dire o che appena ne li regalassero per ornato e bizzarria, giacché troppi majali sarebbe stato necessario ammazzare per farne di proposito con poche e sì piccine cervella quegl’infiniti Cervellàa pei quali la cucina suol fare ricorso al pizzicagnolo, o pure che altrevolte pochissimi ne usassero le cucine, cosicché in tutti quei pochissimi potesse l’esistenza delle cervella porcine giustificarne il nome." 

Glossario:

arnione "rene", "rognone" 
cacio lodigiano "formaggio di Lodi"
  (con buona pace di Grandi, è quello che oggi chiamiamo
  parmigiano)
cervella porcine "cervella di porco"
grascia "grasso di animale"
il rovescio "il contrario"
insalate "salate"
majali "maiali" 
nostrale "caratteristico dei nostri luoghi"
onninamente "interamente", "del tutto"
pizzicagnolo "salumiere"
salsicciuoli "salsicciotti"
scusse affatto di carne "del tutto prive di carne"
simigli di viso "somigli all'apparenza"

La testimonianza di Vincenzo Corrado 

Nel suo ricettario Il Cuoco galante, Vincenzo Corrado (1736 - 1836) riporta la ricetta del cervellato alla milanese:

"Per due libbre di pancetta di porco ben triturata fuori della cotica e due midolla di manzo e cervella di porco vi si mettono due once e mezza tra cannella, noce moscata e garofani, una libbra di cacio Parmigiano grattato, quattro once di acqua garofanata con varie gocce d’olio di garofani e due once di sale. Tutto mescolato se n’empiano le budella, prima tinte in acqua di zafferano, e si conservino all’uso"

Glossario: 

se n'empiano "se ne riempiano"

Come si vede, le cervella ci sono eccome! Corrado è ricordato come un esponente della cucina della nobiltà napoletana sul finire del XVIII secolo.

Altri salumi peculiari

1) La cervellata di Vogogna (provincia di Verbano-Cusio-Ossola, Piemonte) include tra i suoi ingredienti, oltre alle cervella, anche midollo di manzo, formaggio duro e zafferano. Questo salume tradizionale, era in origine usato per condire minestre e risotti. Non ci sono dubbi sul fatto che abbia la stessa origine del cervellaa di Milano.
2) I sanguinacci, in diverse tradizioni italiane, possono essere preparati utilizzando il cervello, oltre al sangue suino. Ai nostri tempi, per motivi igienici e sanitari non ne è più consentita la produzione. Il sanguinaccio con cervello è tipico della Puglia, in particolare di Lecce. Questo salume non va confuso con un dolce chiamato anch'esso sanguinaccio.
3) La coppa di testa è un salume cotto, ottenuto dalla carne della testa del maiale, prodotto in diverse regioni d'Italia (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo; una variante si trova in Piemonte e in Liguria). La ricetta prevede la rimozione delle cervella, che non sono incluse nell'impasto. 
4) Le cervellatine napoletane sono salsicce sottili fresche tipiche della Campania. In origine contenevano cervella, ma attualmente questo ingrediente non è più contemplato. Il salume è caratterizzato da un impasto di carni suine magre, aromatizzate con sale e spezie. 
5) La cervellata calabrese è un insaccato fresco composto da carne suina, inclusi tagli della testa. Non contiene pomodoro né vino rosso. In genere non contiene peperoncino, ma ho trovato anche ricette che lo includono. Questo salume è aromatizzato con vino bianco, pepe nero e finocchio selvatico. Attualmente le cervella non sono presenti tra gli ingredienti, ma potevano essere incluse in origine.
6) La cervellata di Toritto (provincia di Bari) è un insaccato composto prevalentemente da carne bovina (70-80%) e da una minore percentuale di carne suina (20-30%). Caratterizzata dal diametro sottile, è speziata con pecorino, aglio e basilico; viene cotta al fornello e arrotolata in modo tale da formare una specie di "girella". Non contiene cervella, è asciutta e non è nemmeno chiara l'origine del suo nome.
7) Un salume tedesco che in origine conteneva cervella suine e bovine è il Gelbwurst o "salsiccia gialla", che era detto anche Hirnwurst "salsiccia di cervello". È tipico della Baviera. Le sue origini a quanto pare sono abbastanza recenti (inizi del XX secolo); attualmente è vietato per legge l'uso di cervello bovino. 

Nota: 
Bisogna poi guardarsi dai casi di assonanza ("falsi amici"): 
I salumi Cervellera traggono la loro denominazione dal cognome della famiglia che li produce e non contengono cervella. 

Le cervellate del Maestro Martino

Le cervellate de carne de porco o de vitello giovane, citate dal Maestro Martino de' Rossi (Blenio, Canton Ticino, 1430 - Milano o Roma, fine XV secolo) nel Libro de arte coquinaria (1450 - 1460), somigliano molto al cervellaa milanese e non includono cervella. Il ricettario è stato composto per un porporato noto per la sua estrema voracità: il Cardinale camerlengo Ludovico Scarampi Mezzarota, Patriarca di Aquileia. Noto anche come "Cardinal  Lucullo", ingurgitava quantità immani di ghiottonerie in banchetti opulenti! 
Riporto in questa sede la ricetta delle cervellate. 


Per fare bon cervellate de carne de porco o de vitello giovine. 

Piglia carne magra senza nervo cioè de la cossa, et di bon grasso di porcho o de vitello, et battilo tanto minutamente col coltello quanto sia possibile. Dapoi togli di bon cascio vecchio et un pocho di bon cascio grasso et di bone spetie et doi o tre ova et similemente del sale secundo la quantità, et mescola diligentemente tutte queste cose inseme et fa' che siano un pocho gialle di zafrano, et togli de le budella grosse del porcho, et nettale molto bene che siano sottili che non gli resti niente di grasso, et impieli de questa materia et stringila bene nele dicte budella et falle longhe o curte como ti piace; et vogliono essere cotti allesso, et non possono durare più che due dì in perfectione. Niente di mancho secundo il tempo il bisogno si possono conservare quindici o vinti dì et più, se seranno ben governate. 

Glossario:

allesso "a lesso"
bone spetie "buone spezie"
cascio "formaggio" 
cossa "coscia"
dapoi "quindi"
de "di"
doi o tre ova "due o tre uova"
et "e"
impieli "riempili"
in perfectione "in perfezione"
inseme "insieme"
longhe o curte "lunghe o corte"
nele dicte budella "nelle budella di cui sopra"
nettale "puliscile"
niente di mancho "tuttavia"
pocho "poco"
porcho "porco"
secundo "secondo"
seranno "saranno" 
similemente "similmente"
vinti "venti" (20) 
vinti dì "venti giorni"
zafrano "zafferano" 

Un'ipotesi insensata

Pur di negare l'esistenza di antichi salumi preparati con l'aggiunta di materia cerebrale, si è diffusa l'idea insensata che il cervellato o cervellata tragga il suo nome da uno strumento musicale rinascimentale, chiamato appunto cervellato. È uno strumento aerofono ad ancia doppia, chiamato racket (varianti: rackett, rancket) in tedesco e in inglese.
In realtà è proprio lo strumento a trarre il suo nome dal salume milanese, per via della forma, che ricorda un insieme di salsicciotti. 
Dimostrazione:
i) Lo strumento rinascimantale si chiama "cervellato" perché somiglia al salume detto "cervellato". 
Perché il salume si chiama "cervellato"?
Il salume si chiama così perché un tempo includeva cervello tra gli ingredienti. =>
=> Si spiega la denominazione dello strumento rinascimentale in modo lineare e chiaro. 
ii) Il salume si chiama "cervellato" perché somiglia a uno strumento rinascimentale detto "cervellato". 
Perché lo strumento rinascimentale si chiama "cervellato"? 
Lo strumento rinascimentale non somiglia a nulla che abbia a che fare con un cervello. => 
=> Non si spiega la denominazione dello strumento rinascimentale in alcun modo. 
iii) In tedesco lo strumento in questione è anche chiamato, seppur di rado, Wurstfagott, ossia "fagotto a salsiccia". 
QED 

domenica 9 giugno 2024

GLI AGGETTIVI POSTPOSITIVI IN INGLESE

Un aggettivo prepositivo è un aggettivo che si colloca prima del nome o del pronome che modifica. In inglese questa è la norma nota a tutti: si considerino ad esempio sintagmi come red rose "rosa rossa", wise man "uomo saggio", beautiful girl "bella ragazza", big horse "cavallo grande", stupid boy "ragazzo stupido", a white car "una macchina bianca", etc. 
Eppure esistono anche casi in cui si usa un aggettivo postpositivo o postnominale, che si colloca dopo il nome o il pronome che modifica. Quando frequentavo il liceo, la professoressa d'inglese A. (RIP) era fermamente convinta che nella lingua di Albione esistesse un unico esempio di sintagma contenente un aggettivo postpositivo: poet laureate "poeta laureato". Insisteva molto su questo e si irrigidiva, facendo "gnè gnè gnè" come una scolaretta. Tutto ciò perché non era a conoscenza di altri esempi, che pure sono abbastanza numerosi, ed era affetta da sindrome di Dunning-Kruger galoppante. Se una cosa non gliela avevano insegnata a scuola e non l'aveva appresa, ne negava in modo ostinato l'esistenza. La realtà non cambia quando qualcuno si impunta. In molti casi gli esseri umani cercano di ridurre la complessità del mondo che li circonda, pensando così di poterlo controllare. Come si può agevolmente dimostrare, il poeta laureato non è una realtà isolata. 

1) Gli aggettivi postpositivi ricorrono innanzitutto con i pronomi indefiniti (-thing, -one, -body-where). Questi sono alcuni esempi significativi: 

   something new "qualcosa di nuovo"
   something strong "qualcosa di forte"
   someone more experienced "qualcuno più esperto"
   anything better "qualcosa di meglio"
   anyone important "qualcuno di importante"
   anyone special "qualcuno di speciale" 
   nobody familiar "nessuno di familiare" 
   nothing broken "niente di rotto"  
   nothing important "niente d'importante"
   somewhere nice "un posto piacevole"
   somewhere quiet "un posto tranquillo"

In particolare, gli aggettivi postpositivi ricorrono in modo sistematico con all things "tutte le cose": 

   all things existing "tutto ciò che esiste"
   all things exotic "tutto ciò che è esotico"
   all things Irish "tutto ciò che è irlandese"
   all things scientific "tutto ciò che è scientifico"

2) Gli aggettivi che terminano in -able, -ible, spesso al grado superlativo, sono postpositivi in molte occorrenze: Questi sono alcuni esempi significativi: 

   the best way possible "il miglior modo possibile" 
   the only day suitable "il solo giorno adatto"
   the only option available "la sola scelta disponibile"
   the person responsible "la persona responsabile"
   the worst choice imaginable "la peggior scelta 
       immaginabile"

Non sempre l'uso postpositivo è obbligatorio: si può trovare the only actor suitable oppure the only suitable actor "il solo attore adatto"; the best use possibile, ma anche the best possible use "il miglior uso possibile" (Quirk et al., 1985; Šaldová, 2021). 
Nel linguaggio corrente si possono trovare occorrenze in frasi abbastanza complesse:  
we have a plenty of rooms available "abbiamo molte stanza disponibili".

3) Alcuni aggettivi possono ricorrere sia in forma postpositiva che prima del nome. Tra questi se ne trovano alcuni di origine verbale terminanti in -ing o in -ed. I principali sono i seguenti (Quirk et al., 1985; Šaldová, 2021): 

absent "assente" 
appointed "designato"
concerned "riguardante"
desired "desiderato" 
following "seguente" 
involved "coinvolto" 
past "passato" 
positive "positivo" 
preceding "precedente" 
present "presente" 
proper "appropriato" 
required "richiesto" 

Esempi: 
  the people involved "le persone coinvolte"
  the people present "le persone presenti"
  the city proper "la città approriata"

Schöntal (2013) elenca numerosi altri aggettivi che in certe condizioni ricorrono dopo in nome, tra cui: 

appropriate "appropriato" 
common "comune" 
different "differente" 
equal "uguale"
full "pieno" 
greater "più grande"
inherent "inerente"
likely "verosimile"
necessary "necessario" 
new "nuovo" 
relevant "rilevante"
similar "simile"
special "speciale"
specific "specifico" 
wrong "sbagliato"

Nella lista di Schöntal sono riportati anche aggettivi in -able (es. availablecapable) o comunque già classificati in altre sezioni.

3) Gli aggettivi formati con il prefisso a- sono postpositivi: 

arms akimbo "braccia sui fianchi"
boat afloat "barca a galla"
children asleep "bambini addormentati"
food aplenty "cibo in abbondanza"
house ablaze "casa in fiamme"
people alive "persone vive"
ship adrift "nave alla deriva"

4) Compaiono aggettivi postpositivi in espressioni stereotipate, istituzionali o in qualsiasi modo fisse, codificate nell'uso corrente. 
Un gran numero di sintagmi in questo genere sono in realtà parole polirematiche, residui sclerotizzati di una situazione in cui la lingua aveva una struttura più libera. Ne riporto un elenco che non ha certo la pretesa di essere completo. Come si può vedere, molte di queste entità sono relative al linguaggio tecnico e legale (di origine normanna, ma talvolta anche anglosassone), mentre altri sono tipici del linguaggio poetico e letterario.  

accounts payable "conti da pagare",
    "debiti verso i fornitori"
amount due "somma dovuta"
athlete extraordinaire "atleta straordinario"
battle royal "lotta all'ultimo sangue"
body corporate "persona giuridica", "ente giuridico"
body politic "corpo politico" (Nazione, società, etc.)
corporation sole "impresa individuale" 
court martial "corte marziale" 
decree absolute "sentenza definitiva di divorzio" 
fee simple "possesso legale della proprietà"
heir apparent "erede in linea diretta" 
heir presumptive "erede presuntivo" 
hero manqué "eroe mancato"
knight errant "cavaliere errante" 
letters patent "lettere patenti"
letters rogatory "lettere rogatorie"
letters testamentary "lettere testamentarie"
malice aforethought "premeditazione"
persons unknown "ignoti"
proof positive "prova positiva"
time immemorial "tempo immemorabile"
times past "tempi passati"
centiuries past "secoli passati" 
tresures untold "tesori inestimabili"
words unspoken "parole non dette" 
roses galore "rose a bizzeffe"
forest primeval "foresta primordiale"
things forgotten "cose dimenticate" 
whiskey neat "whiskey liscio"
whiskey sour, lett. "whiskey acidulo" (tipo di cocktail)

In particolare, si trovano polirematiche di questo tipo in alcune precise tipologie semantiche. 

i) Gli aggettivi postpositivi compaiono spesso nelle professioni, in titoli onorifici, in gradi militari o di altro genere:

airman basic "aviere semplice"
queen consort "regina consorte"
prince consort "principe consorte"
prime minister-designate "primo ministro designato"
president elect "presidente eletto"
bishop emeritus "vescovo emerito"
pope emeritus "Papa emerito" 
professor emeritus "professore emerito"
attorney general "procuratore generale"
consul general "console generale"
director general "direttore generale" 
    (variante: director-general)
governor general "governatore generale" 
postmaster general "ufficiale capo esecutivo
     del servizio postale"
surgeon general "chirurgo generale" 
    (responsabile della salute pubblica)
poet laureate "poeta laureato"
sergeant major "sergente maggiore"
minister plenipotentiary "ministro plenipotenziario" 
minister-president, minister president "capo del
    governo"
notary public "notaio pubblico"
prince regent "principe reggente" 
queen regnant "regina regnante" 
astronomer royal "astronomo reale"
princess royal "principessa reale"
lords temporal "membri laici della Camera dei Lord"
peers temporal "membri laici della Camera dei Lord"
peers spiritual "vescovi della Camera dei Lord"

ii) Gli aggettivi postpositivi si trovano nella terminologia religiosa cristiana: 

God almighty "Dio Onnipotente"
Devil incarnate "Diavolo incarnato"
demons incarnate "demoni incarnati"
life everlasting "vita eterna" 

iii) Gli aggettivi postpositivi si trovano nei nomi di organizzazioni politiche, religiose o sociali: 

Alcoholics Anonymous "Alcolisti Anonimi"
Amnesty International, lett. "Amnistia Internazionale" 
Archive Global, lett. "Archivio Globale"
Church Universal and Triumphant "Chiesa
     Universale e Trionfante"
Generation Next, lett. "Prossima Generazione" 
Knights Templar "Cavalieri Templari"
Situationist International "Internazionale
     Situazionista"
Socialist International "Internazionale Socialista"
Workers United "Lavoratori Uniti"

iv) Gli aggettivi postpositivi si trovano spesso nella peculiare terminologia dell'araldica: 

bend dexter "banda diagonale da destra"
    (sinistra dell'osservatore)
bend sinister "banda diagonale da sinistra" 
    (destra dell'osservatore)
bird vigilant "uccello vigilante"
griffin rampant "grifone rampante" 
lion passant guardant "leone passante guardante", 
     "leone leopardito"
lion rampant "leone rampante"
phoenix rising "fenice che risorge"

v) Gli aggettivi postpositivi relativi ai colori si trovano nei codici d'emergenza ospedalieri (non corrispondono a quelli in uso in Italia): 

Code Amber "Codice Ambra"
Code Black "Codice Nero"
Code Orange "Codice Arancio"
Code Red "Codice Rosso" 
Code Yellow "Codice Giallo"

vi) Gli aggettivi postpositivi sono abbastanza comuni nei titoli di opere letterarie, cinematografiche e musicali: 

Bad Moon Rising, lett. "Cattiva luna crescente"
Body Electric, lett. "Corpo elettrico" 
Brideshead Rivisited, lett. "Brideshead rivisitato"
Chicken Little, lett. "Pollo piccolo"
Chronicle of a Death Foretold "Cronaca di una
    morte annunciata"
Django Unchained, lett. "Django senza catene" 
A Dream Deferred, lett. "Un sogno rinviato"
Enemy Mine, lett. "Nemico mio" 
Hannibal Rising, lett. "Hannibal nascente" 
   (si riferisce a Hannibal Lecter, non al Cartaginese)
Hercules Unchained, lett. "Ercole senza catene"
House Beautiful, lett. "Casa bella"
Jupiter Ascending, lett. "Giove ascendente"
A Love Supreme, lett. "Un amore supremo"
The Matrix Reloaded, lett. "La Matrice ricaricata"
Mission Impossible, lett. "Missione impossibile"
Monsters Unleashed, lett. "Mostri scatenati"
A Movie Worth Seeing, lett. "Un film che merita
    di essere visto"
Murder Most Foul, lett. "Omicidio efferato"
Orpheus Descending, lett. "Orfeo discendente"
Paradise Lost "Paradiso perduto"
Paradise Regained "Paradiso riconquistato"
Prometheus Unbound "Prometeo liberato"
The Struggle Eternal, lett. "La lotta eterna"
The Road Not Taken, lett. "La strada non presa"
Tarzan Triumphant, lett. "Tarzan trionfante"
Times Remembered, lett. "Tempo ricordato" 
To a God Unknown "Al Dio sconosciuto" 
The World Unseen, lett. "Il mondo non visto"

vii) Si trovano aggettivi postpositivi in sintagmi presi a prestito dal francese, senza alcun adattamento: 

agent provocateur "agente provocatore"
cause célèbre "caso celebre", "tema caldo"
femme fatale "donna fatale"
force majeure "forza maggiore" 

viii) Si trovano aggettivi postpositivi in sintagmi presi a prestito dal latino, specialmente legale:

actus reus "atto colpevole"
Asia Minor "Asia Minore"
mens rea "intenzione colpevole"
Nero Redivivus "Nerone redivivo"
persona non grata "persona non gradita"

Ricordo sempre lo sketch esilarante in cui Gene Wilder confondeva "mens rea" con "gonorrhoea" e pensava di essere stato contagiato da un mandingo!

Note grammaticali

Questi sintagmi hanno spesso peculiarità grammaticali. Normalmente, è il sostantivo a prendere il plurale sigmatico in -s, mentre l'aggettivo postpositivo rimane invariato: proof positive, plurale proofs positive. Non mancano tuttavia eccezioni degne di nota. Ne passiamo in rassegna qualcuna, tanto per far capire l'estrema complessità dell'argomento:

battle royal,
     variante: battle royale
     plurale: battle royal, battle royals, battle royale  
Nota:
Il sostantivo resta invariato al plurale. Il plurale sigmatico in -s può invece applicarsi all'aggettivo postpositivo; 
 tuttavia non è obbligatorio. Questa è davvero una situazione molto anomala: solitamente gli aggettivi sono invariati al plurale. 

body politic,
    variante (obsoleta): body politique
    plurale: body politic; (obsoleto) body politique 
Origine: Calco del latino corpus politicum
Nota: 
Non si ha mai il plurale sigmatico in -s. La variante arcaica body politique è una forma francese sclerotizzata. Si noterà che il latino corpus è di genere neutro (genitivo corporis, accusativo corpus).  

fee simple,
   plurale: fees simple 
Origine: Calco dell'antico francese fief simple
Derivati legali tecnici: 
   absolute fee simple 
   fee simple absolute in possession 
   fee simple determinable 
   fee simple subject to condition consequent 
   fee simple subject to executory interest
   fee simple subject to executory limitation
Nota:
La formazione del plurale è regolare. Tuttavia vediamo che nei termini legali tecnici derivati ci sono numerose concatenazioni inaudite. In absolute fee simple c'è un aggettivo prepositivo oltre all'aggettivo postpositivo. Negli altri casi, come in fee simple determinable, ci sono due aggettivi postpositivi. In fee simple subjetc to condition consequent notiamo addirittura tre aggettivi postpositivi (simple, subject e consequent)! 

heir apparent,
   plurale: heir apparent, heirs apparent,
        heir apparents 
   femminile: heiress apparent
   variante: heiress-apparent
   plurale: heiresses apparent, heiresses-apparent
Origine: Inglese medio heier apparaunt,
   calco del francese medio héritier apparent
Nota:
Vediamo che il plurale sigmatico in -s può essere applicato regolarmente al sostantivo, oppure irregolarmente all'aggettivo postpositivo. Può anche mancare del tutto.

notary public
  plurale: notaries public; (raro) notaries publics 
Origine: Calco dell'antico francese notaire publique.  
Nota:
Oltre alla forma regolare, col nome dotato di plurale sigmatico in -s e l'aggettivo invariabile, ne ricorre una anomala in cui anche l'aggettivo ha il plurale sigmatico in -s.

poet laureate
   plurale: poets laureate, poet laureates 
Nota:  
Vediamo che il plurale sigmatico in -s può essere applicato regolarmente al sostantivo, oppure irregolarmente all'aggettivo postpositivo. 

Analizzare tutti i singoli sintagmi è defatigante, logorante,  annichilente, quindi mi fermo qui. Credo che possa bastare.

Conclusioni

Ricordo un bulletto che diceva: "L'inglese è una lingua semplicissima con quattro regolette del cazzo". Però veniva sempre fregato. In realtà vediamo che l'inglese non è poi una lingua così semplice. Anzi, è complicatissima, perché piena zeppa di relitti di edifici smantellati che risultano incomprensibili agli stessi parlanti - figuriamoci alle maestrine che vivono in un microcosmo di grammatichina, privo di qualsiasi apertura.