Visualizzazione post con etichetta ontologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ontologia. Mostra tutti i post

domenica 17 dicembre 2023


LA TEODICEA COME MANIFESTAZIONE SINTOMATOLOGICA

A giudicare dalle bizzarre teorie addotte dai seguaci delle religioni mondane per spiegare l’esistenza del male, si direbbe che essi soffrano di una qualche menomazione percettiva che non permette loro di recepire correttamente i dati fenomenici. Eugenio Corti, uno scrittore insignito nel 2000 del premio internazionale “Al merito della cultura cattolica”, a pag. 620 del suo romanzo “Il cavallo rosso” (Milano, Edizioni Ares, 1983) afferma che gli uomini “sono gli unici, fra tutti gli esseri creati, che hanno la possibilità d’andare contro l’ordine posto da Dio nel creato: gli uomini sono cioè gli unici esseri veramente liberi, appunto perché sono liberi nei confronti di Dio.” Ritroviamo qui due temi cari ai niceni: il libero arbitrio e l’idea secondo cui l’ordine del mondo sarebbe intrinsecamente benevolo. Ammettiamo pure che l’uomo sia libero, come sostengono i teologi, ovvero che voglia, deliberi, scelga e si autodetermini. Sorge spontaneo un quesito: la libertà di opporsi al volere di Dio, questa facoltà di cui gli uomini dispongono, è davvero un dono? Ribellandosi al progetto divino, gli esseri umani vanno incontro alla rovina. Perché dunque Dio glielo consente? “Per amore”, si dice, “Per una sovrabbondanza d’amore. Dio ama a tal punto gli uomini da permettere loro di abbracciare il male”. Questa tesi risuona da secoli, ma la longevità – com’è noto – non è sinonimo di veridicità.

Dinanzi agli orrori del Secondo conflitto mondiale, Corti così ragiona: “certamente Dio non aveva voluto questo male: bastava pensare alle parole di Cristo e anche solo del papa, contro la violenza e la guerra. Dio aveva dovuto tollerare, ecco, aveva dovuto permettere questo male, e tutte le altre cattiverie e carognate che gli uomini fanno: e ciò per non andare contro la loro libertà. Il gran problema del male nel mondo… Appunto per non impedire la libertà dell’uomo (il che equivarrebbe in conclusione a snaturare l’uomo) Dio è costretto a tollerare il male.”

Tesi a dir poco singolare. Un genitore che, per non ledere la libertà del figlio, non muovesse un dito per impedirgli di annegare la sorellina nella vasca da bagno sarebbe forse da considerare un buon genitore? Direi piuttosto un pazzo da catena.

Ma torniamo a Corti: “c’era la Provvidenza, cioè un’azione conservatrice e promotrice di Dio, nell’esercizio della quale egli si compiace di partecipare con amore anche ai casi delle sue creature più piccole (…). E c’era la libertà umana che – unica – può andare contro l’ordine di Dio. Così stando le cose è grazia che al male si connetta la sofferenza, la quale trattiene gli uomini nello scempio ch’essi possono fare del creato e di se stessi.”

Come come? La sofferenza delle vittime non ha mai trattenuto la mano dei torturatori!

Corti così prosegue: “Rimaneva il fatto che a Milano e altrove non pochi, del tutto innocenti, erano periti. A un tratto Dio non li aveva più protetti, né aiutati, non aveva più potuto… Per non opporsi alla libertà dell’uomo, tutto ciò che Dio aveva potuto fare era stato di morire – in Cristo – con loro, innocente con gli innocenti, in modo da accomunare al proprio il loro sacrificio, sublimando quest’ultimo: Cristo e tutti gli innocenti con lui compensavano il male compiuto dagli esseri liberi, in particolare da quelli che non accetterebbero mai di emendarsi…”

Ecco affacciarsi qui un principio su cui val la pena di riflettere: quello secondo cui le sofferenze degli innocenti varrebbero a compensare (equilibrare, bilanciare) le crudeltà commesse dai malvagi. Secondo Corti, dunque, il sacrificio degli innocenti, immolati come giovenchi, funge da contrappeso, ripristina cioè l’ordine “posto da Dio nel creato” che gli uomini avrebbero violato facendo un uso improprio del libero arbitrio. Ricapitolando: un Dio infinitamente buono e misericordioso crea un essere dotato dell’inclinazione ad abusare della propria libertà, il quale – com’era prevedibile – ne abusa, assecondando una tendenza insita nella propria natura, non estranea ad essa. Così facendo, causa la rovina altrui e infine la propria. Né poteva essere altrimenti: il suo Artefice non l’aveva forse fornito della capacità di peccare? L’ordine stabilito da Dio ammetteva ab origine la possibilità che l’uomo facesse cattivo uso del proprio libero arbitrio. L’umana disposizione a compiere il male era dunque parte integrante di quell’ordine. In quanto onnisciente, Dio era consapevole delle conseguenze che sarebbero scaturite dall’aver attribuito alla Sua creatura prediletta la facoltà di compiere azioni malvagie. Dio crea scientemente l’uomo in siffatto modo, allestisce un ordine del mondo che prevede la possibilità del male. Quest’ultimo, pertanto, non rappresenta una violazione dell’ordine “posto da Dio nel creato”: semmai, ne è parte costitutiva. L’ideologia che attribuisce al sacrificio degli innocenti un valore compensatorio è intrinsecamente irrazionale in quanto contraddice le proprie premesse. Come si può considerare benigno un ordine al cui riequilibrio debbano essere sacrificate milioni di creature innocenti? Si rifletta con attenzione: per i niceni, l’uomo – abusando della libertà donatagli da Dio – commette malvagità di ogni sorta, ai danni dei propri simili e del creato. In conseguenza e a riparazione di tutto ciò, Dio si immola – in Cristo – sulla croce, “per accomunare al proprio il loro sacrificio”. Ebbene, quali risultati produce questa immolazione? Il mondo continua imperterrito per la sua cattiva strada, gli uomini riprendono a scannarsi tra loro con rinnovato entusiasmo. Come se nulla fosse accaduto. In questo scenario desolante, Corti e i suoi sodali scorgono un senso compiuto: gli innocenti schiattano sì oggi come ieri, ma il loro sacrificio funge da compensazione. Da dove trae origine questa forma mentis? Dalle pagine del Levitico, dove si narra come il Dio d’Israele prescrisse minuziosamente al suo servo Mosè in qual modo effettuare gli olocausti. Ecco la fonte da cui scaturiscono le conclusioni dei niceni: “la legge dell’olocausto, dell’oblazione, del sacrificio di espiazione, del sacrificio di riparazione, dell’investitura e del sacrificio pacifico: legge che Iahvé diede a Mosè sul Monte Sinai” (Lv 7, 37). Al cap.1 v.17, si legge altresì: “un olocausto, un sacrificio consumato dal fuoco, è profumo soave per Iahvé”.

Il grande filosofo italiano Giacomo Leopardi scriveva nello Zibaldone (4511, 17 maggio 1829): “Ma che epiteto dare a quella ragione e potenza che include il male nell’ordine, che fonda l’ordine nel male? Il disordine varrebbe assai meglio: esso è vario, mutabile; se oggi v’è del male, domani vi potrà esser del bene, esser tutto bene. Ma che sperare quando il male è ordinario? dico, in un ordine ove il male è essenziale?” 

Pietro Ferrari, 9 gennaio 2013

sabato 9 dicembre 2023


SINCRETISMI ABERRANTI

Uno dei fenomeni più deteriori prodottisi in ambito culturale negli ultimi decenni è rappresentato dall’emergere del cosiddetto “neocatarismo”, ovvero dall’artificioso innesto di elementi New Age sul tronco dell’antica tradizione dualista di matrice balcanica. Principale artefice di questa operazione arbitraria e nociva, lo psichiatra Arthur Guirdham (1905-1992) - amico di René Nelli, il fondatore del Centre d'études cathares
  -
le cui pubblicazioni hanno avuto vasta eco di consensi negli Stati Uniti e in Europa. Come un apprendista stregone, Guirdham ha fabbricato bizzarre commistioni sincretistiche, vere e proprie chimere. Esse hanno attecchito, col risultato di stravolgere i princìpi cardinali della dottrina dualista e di snaturare il catarismo sino a ribaltarlo nel suo contrario. Al fine di evidenziare la fonte degli errori in cui i guirdhamiti perseverano, ho ritenuto di fare cose utile traducendo il pregevole articolo di Benjamin E. Zeller intitolato “Suffering and the Problem of Evil”, contenente utilissimi spunti di riflessione che gettano luce sul carattere spurio e mendace del neocatarismo. Buona lettura. 

La sofferenza e il problema del male 
di Benjamin E. Zeller 

Le credenze New Age tendono a negare o quantomeno a minimizzare l’esistenza concreta del male. Sotto tale profilo, la New Age è simile sia al suo predecessore teologico, il movimento Ottocentesco del New Thought (Nuovo Pensiero), sia alla sua cultura d’origine: la filosofia di pensiero ottimista e progressista dell’America del secondo dopoguerra. La New Age discende in parte dal Nuovo Pensiero – che è a sua volta una derivazione della Christian Science – ed ha ereditato la posizione di quest’ultima circa la natura sostanzialmente illusoria del male. Il New Thought dichiarava che il male, la malattia e il peccato esistono solo perché la mente umana lo permette, e che tutte queste condizioni si possono superare mediante il potere della mente. La New Age accetta queste premesse di base. Gran parte delle tecniche di cura New Age cercano di utilizzare il potere della mente per controllare gli effetti fisici del male e della sofferenza. Anche la cultura americana, e specificamente l’ottimismo e lo spirito costruttivo del dopoguerra, hanno influenzato il punto di vista New Age sulla sofferenza e il male. Il senso di sovrabbondante ottimismo che caratterizza la New Age si pone sulla scia di una lunga tradizione di pensiero americano progressista, più precisamente la scuola di pensiero fondata da Norman Vincent Peale denominata “pensiero positivo”. Questa corrente afferma che la sofferenza è solamente uno stato mentale e che si possono superare tutti gli ostacoli mediante l’ottimismo e la perseveranza. Il movimento New Age fa suo questo approccio e dichiara che il male e il dolore esistono solo in quanto gli esseri umani consentono loro di esistere. Idealmente, gli esseri umani progrediranno sino a superare sia la sofferenza che il male, e a conseguire in tal modo una più elevata consapevolezza. Gruppi e sottoculture New Age espongono diversamente il credo secondo cui il male esiste solo come un’illusione propagata da menti irriflessive. A Course in Miracles (di 
Helen Schucman e William Thetford, ndr), uno dei testi New Age più popolari, insiste sul fatto che il mondo fisico stesso rappresenta solamente un’oscura proiezione del potere del pensiero. Male, bene, sofferenza e piacere non esistono per davvero secondo tale visione del mondo, almeno non nell’accezione comunemente intesa, ovvero non in senso fisico. A tale riguardo A Course in Miracles recepisce una lunga tradizione di pensiero filosofico che nega in modo similare la realtà di questo mondo. Altri gruppi e testi New Age mostrano un diverso approccio. Coloro che prestano particolare importanza alle tradizioni oracolari – tarocchi, astrologia, I Ching – di norma intendono la sofferenza come l’esito di un fallimento nel seguire il sentiero appropriato indicato dagli oracoli, e il male come una mancanza di equilibrio e più in generale come un fallimento sociale nel seguire la direzione più adatta. Di nuovo, il male esiste in quanto la mente umana ha fatto sì che esistesse. Dal momento che i seguaci della New Age credono generalmente che la mente umana possa sconfiggere il male allo stesso modo in cui lo produce, essi si dedicano a varie pratiche al fine di conseguire tale obiettivo.  Molti New Agers considerano la meditazione come il metodo più efficace per sconfiggere il male. I praticanti New Age attingono qui alla ricca tradizione meditativa propria delle religioni asiatiche, che concepisce la pratica della meditazione come un metodo per superare l’illusione. Numerose scuole induiste e buddhiste insegnano che il mondo è colmo di Maya, o illusione, e che la mente umana può superare tale illusione mediante la meditazione. Analogamente i New Agers hanno utilizzato queste pratiche meditative asiatiche al fine di liberare la propria mente dalle illusioni del male e del dolore. Occorre riconoscere che nel movimento New Age si presta scarsa attenzione al problema del male mentre ci si focalizza sul dolore e le sue cause. Sebbene fra i praticanti New Age non vi sia accordo sulla natura precisa del dolore, ad accomunarli è il principio del karma. Qui la New Age attinge al bacino delle religioni asiatiche, nella forma in cui esse furono volgarizzate nel secolo XIX dalla Teosofia, che introdusse il concetto di karma nella comunità religiosa americana. I New Agers credono che il karma spieghi per quale ragione gli individui soffrono e che il conseguire un’appropriata comprensione del karma, così come il padroneggiare il genere di karma che ciascuno accumula, conduca alla fine della sofferenza.

Conformemente all’approccio generale secondo cui gli esseri umani creano la propria stessa realtà, la visione del mondo New Age guarda al karma come a un mezzo per spiegare la natura dell’esperienza umana del mondo. Sebbene i giudizi New Age sul karma variino, tutti concordano sul fatto che azioni e pensieri negativi conducano a un cattivo karma, e che azioni e pensieri positivi conducano a un buon karma. Pertanto, il karma funziona come la legge universale di causa ed effetto che include ciascuna delle azioni di una persona. Analogamente alla concezione induista e buddhista del karma, i New Agers considerano il karma come impersonale ed automatico. Ma a differenza delle impostazioni induista e buddhista che fondamentalmente cercano di minimizzare il karma nella sua interezza, i New Agers in massima parte sperano di massimizzare il proprio karma positivo al fine di creare un mondo positivo per se stessi. Maggiore è il karma positivo che una persona ottiene, migliori la sua esperienza di vita e le esperienze di vite future. 

Il karma spiega un altro risvolto della concezione New Age del male e del dolore, segnatamente quello secondo cui gli esseri umani creano la propria sofferenza allo scopo di ricavarne lezioni spirituali. Gli studiosi definiscono tale concezione della sofferenza una spiegazione pedagogica del male, poiché guarda alla sofferenza come a una forma d’insegnamento. In accordo a questo approccio New Age, il mondo che la mente umana crea induce gli individui ad esperire eventi che insegneranno loro grandi verità spirituali, quand’anche tali esperienze dovessero causare dolore momentaneo. Dopo molte di queste esperienze, gli individui avranno acquisito conoscenza spirituale sufficiente per non necessitare di ulteriori lezioni. Gli studiosi rilevano come in una prospettiva psicologica questo approccio alla sofferenza attribuisca un significato compiuto al dolore, e perciò consenta ai praticanti New Age di concepire le proprie esperienze esistenziali come significative. Ne consegue che la teoria complessiva New Age del male e della sofferenza funziona come un modo per minimizzare il dolore privo di significato. 

Pietro Ferrari, 18 dicembre 2014

giovedì 12 ottobre 2023



LA CONOSCENZA DEGLI ANGELI 

Qualche anno fa un utente Splinder denominato Bart ha apposto un commento a un mio post pubblicato sul blog Riti e Rituali, del Fratello Mstatus. Il testo era tratto dall'opera teologica di Giovanni di Lugio, della Chiesa di Desenzano. Parlava dei Due Princìpi, ed in particolar modo dell'uso del termine "Nulla". Questo Bart era capace di intendere soltanto la parola "nulla" come epiteto della "non esistenza", vedendo una contraddizione nel parlare del Nulla come di un principio. Così gli ho risposto: "Non c'è alcuna contraddizione. Muoversi ed esistere non significa di per sé essere. Questo universo è corroso nel suo midollo ontico, è nulla. Nulla è la vita biologica che vi viene trasmessa tramite la procreazione, perché ciò è opera del Dio Malvagio. La creazione malvagia è una discarica di corruzione, e siccome siamo in essa imprigionati, ne consegue che una parte della nostra natura è nulla". Per niente convinto, Bart è tornato alla carica scrivendo: "E come mai la natura è razionale, si lascia capire? se Dio è Logos e la natura non viene da Dio come mai?" 

Questa è infatti la posizione della Chiesa Romana, che la Natura sia stata scritta usando un linguaggio matematico proprio dal Dio del Credo di Nicea. Alla fine qualcosa mi ha distolto dalla discussione, che è venuta a cadere. 

La realtà dei fatti è molto scomoda e inquietante. La Natura è a tutti gli effetti oscura e impenetrabile. Non si lascia affatto capire. Noi elaboriamo modelli logico-matematici perché siamo colpiti da AGNOSIA, ossia da incapacità di distinguere le cose. Così con le stampelle della logica, noi costruiamo edifici di teorie balbuzienti per ovviare al danno che ci ha colpiti quando siamo precipitati in fiamme dal Cielo. Me ne sono reso conto appieno leggendo un libro del neurologo Oliver Sacks, "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello". A tutti sono noti i devastanti danni apportati da ictus e altri incidenti all'emisfero sinistro del cervello. Pochi hanno però studiato i danni provocati da simili infortuni all'emisfero destro. Ne ha parlato diffusamente anche Lurija, il padre della neurologia, riportando un gran numero di casi singolari. Si nota ad esempio come alcuni pazienti siano affetti da prosopagnosia, ossia dall'impossibilità di distinguere un volto dall'altro. Ognuno di noi ha bene impressi nella memoria i lineamenti delle persone che riconosce, ma chi soffre di prosopagnosia non ci riesce. Non può riconoscere qualcuno se non per dettagli come la barba, la capigliatura, i nei, e deve analizzarli uno ad uno con penosa fatica per ricomporre un quadro convincente. Così se si prendessero fotografie dei volti di Belén Rodriguez e di Maradona, ecco che il prosopagnosico vedrebbe solo una differenza: Maradona ha la barba. Si nota l'uso della logica come stampella, per compensare gli effetti di un trauma che ha fatto perdere l'intuizione. 

Quando eravamo nei Cieli, quando eravamo Angeli, potevamo conoscere ogni cosa direttamente, in modo sintetico, senza alcuna necessità di analisi. Così se qualcuno avesse rovesciato su un tavolo una scatola di piselli, avremmo detto all'istante una parola di poche sillabe, avente il significato del numero esatto di piselli, senza alcun bisogno di contarli. Ad esempio qualcosa come IADX, con il senso di 492, senza alcun bisogno di specificare con quei suoni qualcosa come "quattro centinaia, nove decine e due unità". Adesso siamo privi di queste immense capacità simboliche e cognitive. L'unica lingua che conservi un sistema numerico angelico è la lingua Enochiana, che alcuni autori ritengono una creazione di John Dee, mentre altri sono propensi a crederla un idioma di origine non umana. In pratica non possiamo più sapere quasi nulla in modo diretto: dobbiamo contare i piselli uno ad uno. Siamo limitati, e Satana è il Signore dell'Analisi. Il suo mondo è ostile e impenetrabile. Le nostre antiche facoltà sono andate perse e dobbiamo ovviare a questo come possiamo. Il Logos è del Vero Dio, non della scienza umana che ha bisogno di contare il numero delle dita delle mani per sapere che ne abbiamo dieci. 

Esistono alcune persone bizzarre che hanno mantenuto notevoli tracce della Conoscenza degli Angeli, e che possono conoscere i numeri senza contare. Per esempio Jedediah Buxton, che nel bel mezzo di una festa danzante non comprendeva la musica, ma era attraversato da flussi numerici descriventi quanti passi venivano compiuti dalle coppie vorticanti, istante dopo istante. Quando sentiva un discorso politico, non capiva nulla e ne era disturbato, ma anche a distanza di anni, sapeva dire con esattezza quante parole e quante sillabe il politico avesse pronunciato, e senza alcuno sforzo. Oppure i gemelli autistici descritti da Sacks, che possedevano un algoritmo inconscio che permetteva loro di conoscere l'esatta data della Pasqua di qualsiasi anno del passato o dell'avvenire. Se uno chiedeva loro quando sarebbe caduta la Pasqua nell'anno 679.392.456 d.C., quelli avrebbero risposto all'istante, visualizzandolo in un universo figurato e simbolico che potevano contemplare come si contempla un qualsiasi paesaggio. La Scienza è del tutto incapace di spiegare l'esistenza di simili facoltà. Dal punto di vista biologico ed evolutivo, non si possono situare da nessuna parte. Come altro poterle spiegare, se non come una prova della nostra origine da un altro universo? 

(Il Volto Oscuro della Storia, 1 mar 2011)

martedì 10 ottobre 2023


Contaminazione ontologica e annientamento

"Il governo giapponese al momento offre 300.000 Yen (circa 3000 US$) agli emigrati dall'America Latina per ritornare nei loro Paesi di origine. Questa somma comprende una addizionale di 2000 US$ per ogni membro del nucleo familiare."

(Fonte: Wikipedia) 

C'è un piccolo problema. Questi emigrati, detti
"dekasegi", una volta tornati in Giappone sono considerati "gaijin", ossia "stranieri" - e trattati di conseguenza. In altre parole, avendo abitato in terre lontane, sono gravati da una colpa ontologica (kegare) e pesantemente discriminati. Non mi stupirei se venissi a sapere che alcuni nuclei saranno allocati nel distretto di Fukushima. 

(Dualismo Assoluto, 21 ottobre 2016)

Feroce discriminazione e rimozione chirurgica 

In Giappone sono operative misure per estinguere le minoranze etniche e religiose indesiderate. Tra queste anche la deportazione in aree fortemente contaminate dalla radioattività. Quando in Europa le persone parlano con accenti queruli o furibondi di "xenofobia", "intolleranza" e "razzismo", nella sostanza parlano senza cognizione di causa, essendo vissute sotto una campana di vetro. Potrebbero parlare in modo più sensato se vivessero per un anno in Giappone nella condizione dei Burakumin

(Dualismo Assoluto, 22 ottobre 2016) 

venerdì 6 ottobre 2023

I PARIA DEL GIAPPONE


I Burakumin, un tempo chiamati Eta (ossia "pieni di sozzura"), sono considerati Intoccabili. Secondo la religione shintoista, per il solo fatto di esistere essi commettono peccato. Non è nemmeno vero che si tratti di una minoranza soltanto sociale: si noterà che molti Burakumin sono caratterizzati da pelosità abbondante e da caratteri somatici affini a quelli degli Ainu, che erano la popolazione aborigena dell'Arcipelago. 

(Dualismo Assoluto, 21 ottobre 2016)

1) Esistono tuttora registri di cognomi dei Burakumin. Anche se sarebbe illegale, questi elenchi vengono utilizzati ancora oggi dalle aziende: se un candidato ha un cognome considerato maledetto, non viene assunto. 

2) Esistono lavori che possono essere svolti soltanto da questi Intoccabili. Sono tutti quelli che hanno a che fare con la morte e col sangue: macelleria, concia delle pelli, sepoltura dei morti, etc. Se qualcuno sceglie di svolgere una di queste professioni, diventa un Burakumin anche se non lo è per ascendenza, e viene trattato di conseguenza dai suoi stessi familiari. 

3) Ai Burakumin è permesso di esistere soltanto per essere umiliati in eterno. Ogni segno della loro identità è stato annientato: la loro antica lingua è perduta per sempre. Persiste unicamente la loro colpa nel corso dei secoli, dato che il loro peccato coincide con il solo fatto di essere al mondo. 

Se ci riflettiamo, è una cosa a dir poco orribile.

martedì 2 maggio 2023


ARANCIA MECCANICA 

Titolo originale: A Clockwork Orange
Lingua originale: Inglese, Nadsat
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito
Anno: 1971
Durata: 136 min
Rapporto: 1,66:1
Genere: Grottesco, drammatico, fantascienza 
Sottogenere: Distopico 
Regia: Stanley Kubrick
Soggetto: Anthony Burgess (romanzo)
Sceneggiatura: Stanley Kubrick
Produttore: Stanley Kubrick
Produttore esecutivo: Max L. Raab, Si Litvinoff
Casa di produzione: Warner Bros.
Distribuzione in italiano: Warner Bros. 
Tematiche: Criminalità giovanile, stupro, psichiatria,
    medicina autoritaria, libero arbitrio, fantapolitica   
Fotografia: John Alcott
Montaggio: Bill Butler
Effetti speciali: Sandy DellaMarie, Mark Freund
Musiche: Walter Carlos, AA.VV.
Scenografia: John Barry
Costumi: Milena Canonero
Trucco: Fred Williamson, George Partleton,
    Barbara Daly
Interpreti e personaggi:
    Malcolm McDowell: Alexander "Alex" DeLarge
    Patrick Magee: Frank Alexander
    Michael Bates: Capo guardia
    Warren Clarke: Dim
    John Clive: Attore teatrale
    Adrienne Corri: Signora Alexander
    Carl Duering: Dottor Brodsky
    Paul Farrell: Vagabondo
    Clive Francis: Pensionante
    Michael Gover: Governatore della prigione
    Miriam Karlin: Miss Weathers, la signora dei gatti
    James Marcus: Georgie Boy
    Aubrey Morris: Deltoid
    Godfrey Quigley: Cappellano della prigione
    Sheila Raynor: Mamma
    Madge Ryan: Dottoressa Branom
    John Savident: Signor Dolin, il cospiratore
    Anthony Sharp: Ministro dell'Interno
    Philip Stone: Papà
    Pauline Taylor: Psichiatra
    Margaret Tyzack: Signora Rubinstein, la cospiratrice
    George O'Gorman: Impiegato al negozio di dischi
    Barbara Scott: Marty, la ragazza bruna
         al negozio di dischi
    Steven Berkoff: Tom
    Michael Tarn: Pete
    David Prowse: Julian
    Peter Burton: Viceministro
    John J. Carney: Sergente di polizia
    Lee Fox: Sergente di polizia alla scrivania
    Craig Hunter: Dottor Alcott
Doppiatori italiani:
    Adalberto Maria Merli: Alexander "Alex" DeLarge
    Silvio Spaccesi: Frank Alexander
    Mario Maranzana: Capo guardia
    Paolo Modugno: Dim
    Pierangelo Civera: Attore teatrale
    Benita Martini: Signora Alexander / signora
         Rubinstein, la cospiratrice
    Mario Feliciani: Dottor Brodsky / cappellano
        della prigione
    Corrado Gaipa: Vagabondo
    Paolo Ferrari: Pensionante
    Renato Turi: Governatore della prigione
    Lilla Brignone: Miss Weathers, la signora dei gatti
    Luigi Diberti: Georgie
    Oreste Lionello: Deltoid
    Wanda Tettoni: Mamma
    Renzo Montagnani: Signor Dolin, il cospiratore
    Romolo Valli: Ministro dell'Interno
    Gianni Bonagura: Papà
    Valeria Valeri: Psichiatra
    Renato Cortesi: Impiegato al negozio di dischi
    Alida Cappellini: Marty, la ragazza bruna
        al negozio di dischi
    Massimo Foschi: Tom / Julian
    Piero Tiberi: Pete
    Marcello Tusco: Viceministro
    Romano Malaspina: Sergente di polizia
    Direttore di doppiaggio: Mario Maldesi
Titoli in altre lingue:
   Spagnolo: La naranja mecánica
   Tedesco: Uhrwek Orange
   Francese: Orange Mécanique
   Romagnolo: Purtugàl mecànig
   Finlandese: Kellopeliappelsiini
   Turco: Otomatik Portakal 
Budget: 1,3 milioni di dollari US 
Box office: 114 milioni di dollari US 

Trama: 
In una Gran Bretagna futuristica, Alex DeLarge è il capo di una banda di drughi (ossia "amici"): Georgie, Dim e Pete. Il loro punto di ritrovo è il Korova Milk Bar, dove tracannano lattepiù, ossia latte addizionato a droghe varie, come mescalina e anfetamina. Quindi si dedicano ad una notte di "ultra-violenza" all'insegna dell'alcol, massacrando di botte un vagabondo e scontrandosi con una banda rivale. Fatta irruzione nella casa dello scrittore Frank Alexander, lo percuotono fino a renderlo invalido. Alex stupra la moglie di Alexander cantando "Singin' in the Rain". Il giorno dopo, l'agente di sorveglianza di Alex, l'inespressivo P.R. Deltoid, lo raggiunge e lo ammonisce, asfissiandolo di moralismo, come se le imprese compiute fossero marachelle scolastiche. 
Dopo una gretta discussione tra i drughi sull'irrilevanza degli atti criminali compiuti, Alex afferma la sua autorità con un'azione più grave: si introduce nella lussuosa dimora di una ricca "gattara", quindi afferra un gigantesco fallo finto e la colpisce sul volto fino ad ucciderla ("L'ha uccisa a cazzate!", è stato il commento di P. quando ha visto la scena). L'allarme si mette a suonare. I compagni di Alex riescono a fuggire per un soffio, dopo averlo colpito a tradimento con una bottigliata in testa. Arrestato e processato, Alex viene condannato a 14 anni di carcere per omicidio. 
A due anni dalla condanna, Alex accetta di fare la cavia per una tecnica sperimentale denominata "Ludovico" (Ludovico Technique nell'originale), promossa dal Ministro dell'Interno, che gli permetterà di tornare in libertà. Si tratta di una terapia avversiva per la riabilitazione dei criminali, efficace nel giro di due settimane. Il suo scopo è creare effetti negativi e indesiderabili ai comportamenti indesiderati, portando a una loro abolizione de facto. Alex viene legato a una sedia, con gli occhi spalancati. Gli vengono iniettati flussi di droghe. È costretto a guardare film di sesso e violenza, alcuni accompagnati dalle musiche del suo compositore preferito, Ludwig van Beethoven. Alex è nauseato. Temendo di vomitare per la troppa musica, implora di interrompere il trattamento. Il Ministro illustra ai funzionari la "riabilitazione" di Alex. Il giovane non è in grado di reagire a un attore che lo schernisce e lo aggredisce; si sente male alla vista di una donna in topless. Il cappellano del carcere lamenta che ad Alex sia stato rubato il libero arbitrio; il Ministro afferma che la tecnica Ludovico ridurrà la criminalità e allevierà l'affollamento nelle carceri, consentendo più spazio ai prigionieri politici. 
Uscito di prigione, Alex scopre che i suoi beni sono stati venduti per risarcire le sue vittime e che i suoi genitori gli hanno affittato la stanza. Non ha più un posto dove ripararsi. Un vagabondo che Alex aveva aggredito anni prima lo attacca insieme ai suoi amici. Alex viene salvato da due poliziotti che, con enorme sorpresa, scopre essere i suoi ex drughi Dim e Georgie. Questi lo picchiano e quasi lo annegano prima di abbandonarlo. Alex crolla sulla soglia di una casa vicina. Quando si sveglia, si ritrova proprio nella dimora del signor Alexander, che ora è costretto su una sedia a rotelle. Lo scrittore non riconosce nel giovane l'autore dell'aggressione subita; ha però appreso dai quotidiani della sua esistenza e della tecnica Ludovico. Si prepara così a presentarlo ai colleghi per usarlo come arma politica. Tutto va in merda non appena Alex inizia a cantare "Singin' in the Rain" mentre fa il bagno: Alexander si rende conto che è stato lui a massacrarlo e a stuprare sua moglie. Compie la sua vendetta drogandolo e chiudendolo in camera da letto, poi suona a tutto volume la Nona Sinfonia di Beethoven dal piano di sotto. Incapace di sopportare il dolore, Alex tenta il suicidio gettandosi dalla finestra e perde i sensi. Al risveglio, si rende conto di essere ricoverato in ospedale con ferite multiple. 
Durante i test psicologici a cui viene sottoposto, Alex scopre di non provare più la benché minima avversione per la violenza e il sesso. Il Ministro arriva tutto trafelato e si scusa, dicendo che il governo ha fatto ricoverare il signor Alexander. Si offre di prendersi cura di Alex e di trovargli un lavoro in cambio della sua collaborazione alla campagna elettorale e alla controffensiva delle pubbliche relazioni. Il Ministro porta uno stereo gigantesco che suona la Nona di Beethoven. Alex contempla la violenza e pensa di fare sesso con una donna di fronte a una folla elogiativa, pensando: "Sono guarito, eccome!"
 

Recensione: 
Questo film fa parte di una delle tante esperienze che ho vissuto con grande ritardo e ormai fuori dal contesto in cui avrebbero avuto senso. Quando l'ho visto per la prima volta, ero ormai laureato. L'avevano ridato al cinema ed ero andato a vederlo con l'amico P., non ricordo l'anno esatto ma doveva essere intorno al 2000. Non ho dimenticato quando mi imbattei per la prima volta in Arancia meccanica, molti anni prima. Ero al mare con mia madre (RIP). Avrò avuto sedici anni al massimo. Passeggiando per strada di sera, passammo vicino al cinema. Fui attratto dal titolo bizzarro sui manifesti. "Cosa sarà mai un'arancia meccanica?", mi ero chiesto incuriosito.  Essendo quasi incapace di capire le metafore, come il protagonista di un racconto di Dick, pensai che dovesse essere proprio un meccanismo a forma di arancia. A che diavolo poteva mai servire una cosa simile? Il gestore del cinema era un tipo abbronzato e dai capelli grigi, nervoso come un folletto, che faceva da "buttadentro": si metteva vicino all'ingresso e cercava di convincere la gente ad assistere alla proiezione. Avvicinò mia madre, dicendo mirabilia della pellicola di Kubrick. Tuttavia, precisò che c'era qualche particolare scabroso, che era "un po' pornografica" e che "si vedeva uno stupro". Aggiunse che ai figli bisogna fare vedere di tutto. Sì, lui faceva vedere i porno a suo figlio. Il film era vietato ai minori di 18 anni, ma a lui non importava. Mia madre si inorridì e mi condusse via. Se fossi stato ancora un moccioso, non mi avrebbe nemmeno spiegato cosa significa "stupro". Era un suo tipico modo di fare, come quando in prima elementare avevo riempito un quaderno di svastiche e lei mi aveva urlato contro, senza spiegarmi nulla, come se fossi stato tenuto ad avere la scienza infusa. Ormai a sedici anni avevo sentito parlare di stupri e avevo qualche idea di cosa si trattasse. Presto smisi di pensare al film che non avevo potuto vedere per via delle irrazionali paure di mia madre e mi dedicai ad altro. Tutte queste cose sono rimaste a fermentare nella mia mente, come una lettiera di pus: quando infine ho potuto visionare la pellicola, ho provato empatia per Alex. Queste sono le meraviglie dei metodi di educazione e della natura umana. 

 
Il romanzo d'origine

Mentre il film di Kubrick ha goduto di una fama immensa, tanto da essere conosciuto praticamente da tutti, direi che è molto meno noto l'omonimo romanzo di Anthony Burgess da cui è stato tratto, A Clockwork Orange, pubblicato per la prima volta nel 1962. In Italia venne pubblicato da Einaudi nel 1969 con il titolo tradotto: Un'arancia ad orologeria. Soltanto nel 1996 il titolo fu cambiato in Arancia meccanica, perché fu riconosciuta la mirabile complementarità dei due diversi linguaggi artistici rappresentati dal testo scritto e dal suo adattamento cinematografico.
In realtà, se si intervistasse un campione casuale di persone a Milano o a Roma, si scoprirebbe che ben pochi sono a conoscenza del fatto che il film sia un adattamento da un romanzo; molti addirittura ignorano l'esistenza stessa di un autore di nome Anthony Burgess. Si contano sulla punta delle dita di una mano coloro che hanno sentito nominare un precedente film adattato della stessa opera: Vinyl, diretto da Andy Warhol nel 1965. Ovviamente, non appena l'avrò visionato, provvederò a recensirlo. 
Nel processo di adattamento sono stati omessi o fusi tra loro episodi e personaggi minori. Alcuni dei dialoghi sono stati riassegnati, a partire l'infernale battuta rivolta ad Alex da un anonimo funzionario di tribunale ("Spero in Dio che ti torturerà fino alla follia"), che è stata riassegnata all'odioso Deltoid. Tra i personaggi non presenti nel film figurano un bibliotecario ferito da Alex, che si vendica su di lui due anni dopo, oltre ad alcuni amici e nemici del carcere. Sono spariti un gentile abortista che aiuta i compagni di prigione feriti in risse un uomo aggressivo che muore d'infarto dopo che Alex lo ha colpito per legittima difesa. 
Nel libro Alex è giovanissimo, è molto avanti nella sua carriera di delinquente a 15 anni. Inoltre non è mai rivelato il suo cognome. Si autodefinisce "Alexander the Large" nel corso di una violenza sessuale. Nel film, Malcolm McDowell improvvisa il nome "DeLarge", un gioco di parole su "the Large", nella "Scena 15", la registrazione in prigione, un originale di Kubrick non presente nel romanzo. Si verifica un errore di continuità quando una didascalia nella "Scena 31", in ospedale, forse girata in precedenza, riporta il cognome di Alex come Burgess, in onore dello scrittore. Il suo nome completo è Alex Burgess in diversi articoli di giornale visti dopo il suo tentativo di suicidio.
Il film omette il ventunesimo capitolo del libro, che non era presente nell'edizione statunitense. Alex, uscito dalla sua "guarigione", ha reclutato una nuova gang, continuando ad imperversare e ad arrecare caos. Più tardi, incontra Pete, che ora ha un lavoro onesto e una famiglia. Alex, ormai cresciuto e annoiato dalla sua vita criminale, sceglie di seguire l'esempio. Decide che è più stimolante e piacevole costruire e creare piuttosto che distruggere, così vorrebbe costruirsi un futuro. Il regista scoprì questo capitolo aggiuntivo solo quando la sceneggiatura era "praticamente terminata" e non prese mai seriamente in considerazione l'idea di utilizzarlo: lo riteneva incoerente con lo stile e il tono del resto del romanzo. Qualcuno però afferma che egli fosse già a conoscenza del capitolo finale durante la lavorazione della pellicola. In ogni caso, applaudo il genio di Kubrick: senza l'abolizione dell'ultimo capitolo, il film sarebbe stato di un moralismo melenso e insopportabile!  

Le controverse origini del titolo

Secondo una versione molto diffusa, diffusa dallo stesso Burgess, l'enigmatico titolo A Clockwork Orange trarrebbe la sua origine da una frase gergale tipica del Cocney, il dialetto dei proletari di Londra: "as queer as a clockwork orange", ossia "strano come un'arancia a orologeria". Secondo Dominic Head (2002), Blake Morrison ha riportato che il significato sarebbe in ultima analisi qualcosa come "davvero strano" (con o senza un'implicazione sessuale). Questo modo di dire stravagante sarebbe nato nell'East London. Il problema è che non si riesce a documentare con testimonianze inoppugnabili il suo uso effettivo. Per essere onesti, sembra un'invenzione dello stesso scrittore, fatta passare per dato di fatto. Nello specifico, l'arancia meccanica sarebbe il protagonista dell'opera, Alex: dopo il condizionamento che gli ha abraso il cervello, nasconderebbe la sua vera natura di "automa della società" dietro l'apparenza di un normale e onesto cittadino. 
Nota: 
Il titolo fu tradotto in serbo-croato come "L'arancia dell'inferno" (Paklena Naranca in croato, Paklena Pomorandza in serbo). Questo deriva dal termine usato per indicare le bombe a orologeria, ovvero Paklena Masina, ossia "macchina dell'inferno". Burgess riteneva che queste traduzioni fossero fuorvianti, in quanto suggerivano una bomba a mano, mentre il suo titolo indicava una creatura naturale trasformata in macchina.
 

La controversia del Libero Arbitrio 

Il cappellano del carcere, che solleva la cruciale questione del libero arbitrio, sembra anglicano per via del colletto completo che indossa. Va detto questo: sulla questione della capacità di scegliere tra Bene e Male, nella Chiesa Anglicana sono diffuse dottrine molto simili a quelle della Chiesa Cattolica. Se non c'è libertà di scelta, viene negato alla radice ogni valore ai concetti di Salvezza e di Dannazione. Il terrore dei teologi di queste religioni è la necessità del concetto di predestinazione, che a sua volta nega alla radice ogni valore al concetto di bontà di Dio. Se Dio sa tutto ab aeterno, egli predestina le sue creature alla beatitudine o alla sofferenza senza fine. Le soluzioni ovvie sono queste: o Dio non è affatto buono, oppure Dio non esiste affatto. I religiosi che hanno investito sulla teologia di Nicea, ovviamente non vogliono abbandonare il loro potere e il loro prestigio, così insistono con il libero arbitrio. Non vogliono risposte alle loro domande, preferiscono brancolare nella confusione. Vediamo nella figura di Alex la traduzione pratica di queste inquietudini spirituali, che hanno permeato la Cristianità per secoli, sconvolgendola. 
Burgess scrisse questo: "una creatura che può solo fare il bene o il male ha l'apparenza di un frutto amabile caratterizzato da colore e succo, ma in effetti internamente è un giocattolo a molla pronto a essere caricato da Dio, dal Diavolo o dallo Stato onnipotente, e a far scattare la propria violenza, come, per l'appunto, un mero e semplice congegno meccanico caricato a molla." E ancora: "il titolo sarebbe adatto ad un racconto sull'applicazione delle leggi di Ivan Pavlov, ovvero meccaniche, ad un organismo che, come un frutto, era capace di esprimere colore e dolcezza."  
La questione morale centrale del film è la definizione di "bontà" e se abbia senso usare la terapia avversiva per inibire o addirittura sopprimere i comportamenti immorali. Kubrick, scrivendo su Saturday Review, parlò così della sua opera: "Una satira sociale che affronta la questione se la psicologia comportamentale e il condizionamento psicologico siano nuove armi pericolose che un governo totalitario può usare per imporre ampi controlli sui suoi cittadini e trasformarli in poco più che robot". Allo stesso modo, ebbe a dire in seguito: "È la storia della dubbia redenzione di un delinquente adolescente attraverso la terapia dei riflessi condizionali. È, allo stesso tempo, una lezione continua sul libero arbitrio"
 

La lingua Nadsat

Il Nadsat è definito come una lingua artistica ed è opera di Anthony Burgess. Tecnicamente parlando si tratta di un gergo. Le parole sono per la maggior parte di origine russa, più o meno adattate alla fonetica inglese, talvolta in modo furbesco. Non mancano parole tratte da slang inglesi, come ad esempio quello degli studenti, o anche di etimologia sconosciuta. Si trovano poche tracce di prestiti dal tedesco. Eccone una lista significativa di vocaboli Nadsat:

appy polly loggies "scusa" (< apologies)
baboochka "donna anziana" 
baddiwad "cattivo" 
banda "banda, gang" 
bezoomny "pazzo" 
biblio "biblioteca"
bitva "battaglia"
Bog "Dio"
bogman "prete"
bolnoy "malato"
bolshy "grande" 
boohoo "piangere" 
boomaboom "tuono" 
boorjoyce "borghese"
bratchny "bastardo" 
bratty "fratello"
britva "rasoio" 
brooko "addome" 
brosat "gettare" 
brosay "gettare" 
bruiseboys "ufficiali di polizia", "guardie di sicurezza" 
bugatties "ricchi"
bugatty "ricco" 
cables "vasi sanguigni, vene"
cal "merda, escrementi" 
cancer "sigaretta" 
cantora "ufficio" 
carman "tasca" 
chai "tè"  
charles "cappellano"
charlie "cappellano"
chasha "coppa"
chasso "guardia" 
chelloveck "uomo"
cheena "donna"
cheest "lavare" 
chepooka "assurdità" 
choodessny "meraviglioso"
clop "bussare" 
cluve "becco, rostro" 
collocoll "campana" 
crark "ululare"
cutter "soldi"
dama "signora" 
decrep "anziano"
ded "anziano" 
dedoochka "uomo anziano"
deng "moneta"
devotchka "giovane donna", "ragazza" 
dobby "buono", "bene" 
domy "casa"
dook "fantasma" 
dorogoy "caro", "prezioso"; "costoso" 
dratsing "combattente", "battagliero"
drencrom "droga"
droog "amico" 
droogie "amichevolmente" 
dung "defecare"
dva "due"
eegra "gioco" 
eemya "nome" 
eggiweg "uovo" 
em "madre" 
fag "stanco, esausto"
fagged "stanco, esausto" 
faggy "stanco, esausto" 
fashed "annoiato" 
filmdrome "cinema" 
firegold "bevanda forte"
flip "folle" 
forella "trota"; "signora anziana" 
gazetta "giornale"
glazz "occhio" 
glazzballs "occhi"
glazzies "occhi" 
gloopy "stupido"
glory "capelli" 
goloss "voce, tono"
gooba "labbro"
gooly "camminare" 
gorlo "gola" 
govoreet "parlare" 
grahzny "sporco" 
grape "ugola" 
grazzy "sporco" (vedi grahzny)
gromky "ad alta voce"
gruppa "gruppo" 
guff "ridere" 
guffaw "ridere" 
gulliver "testa"
guttiwuts "intestini" 
hen-korm "mangime per polli"
horrorshow "buono", "figo" 
interessovat "interessare"
itty "andare" 
jammiwam "marmellata"
jeezny "vita" 
juice "lacrime"
kartoffel "patate"
kashl "tosse" 
keeshkas "intestini"
kisa "ragazza"
kleb "pane" 
klootch "chiave"
knopka "bottone" 
kopat "comprendere , provare empatia"
korova "mucca"
koshka "gatto" 
koshtoom "vestito"
kot "gatto"
krovvy "sangue" 
kupet "comprare" 
lapa "zampa" 
lewdies "gente" 
lighter "donna vecchia" 
litso "faccia" 
lomtick "pezzo" 
loveted "preso"
lubbilubbing "fare l'amore" 
luna "luna" 
malchick "ragazzo" 
malenky "piccolo"
maslo "burro" 
merzky "sporco", "disgustoso" 
messel "pensiero, fantasia"
mesto "luogo" 
millicent "poliziotto"
millicents "polizia"
minoota "minuto" 
molodoy "giovane" 
moloko "latte"
moodge "uomo" 
morder "muso" 
mounch "snack" 
mozg "cervello" 
nachinat "iniziare"
nadmenny "arrogante" 
nadsat "adolescenza" 
nagoy "nudo" 
nazz "scemo"
neezhnies "mutande"
nochy "notte"
noga "piede" 
nogas "piedi"  
nozh "coltello" 
nuking "fiuto" 
oddy-knocky "solitario"
odin "uno" 
okno "finestra" 
oobivat "uccidere"
ookadeet "lasciare"
ooko "orecchio"
oomny "intelligente" 
oozhassny "terribile"
oozy "catena" 
orange "uomo"
osoosh "asciugare"
otchkies "occhiali"
pan-handle "erezione" 
pee "padre"
peet "bere"
pishscha "cibo" 
platch "piangere" 
platties "vestiti" 
plenny "prigioniero" 
plosh "spruzzare"
plott "corpo"; "pene"
podooshka "cuscino" 
pol "sesso" (genere)
polezny "utile" 
pony "capire" 
poogly "terrorizzato" 
pooshka "pistola" 
prestoopnik "criminale" 
privodeet "portare da qualche parte"
ptitsa "ragazza" 
purplewurple "ammaccato, livido"
pyahnitsa "ubriaco"
rabbit "lavoro"
rabbiter "lavoratore" 
radosty "gioia" 
raskazz "storia, racconto"
rassoodock "mente" 
raz "tempo" 
razdraz "infastidito" 
razrez "strappare, lacerare"
rook "mano"
rooker "mano" 
rookerful "manciata"
rot "bocca" 
rozz "poliziotto" 
rozz-shop "stazione di polizia" 
rozz-van "auto o furgone della polizia"
sabog "scarpa"  
sakar "zucchero"
sammy "generoso" 
sarky "sarcastico"
scoteena "bestia"; "vacca" 
shaika "banda, gang"
sharp "femmina" 
sharries "natiche, chiappe" 
shest "barriera" 
shilarny "preoccupazione" 
shive "fetta"
shiyah "collo"
shlaga "bastone, mazza" 
shlagnicked "bastonato"
shlapa "cappello" 
shlem "elmetto", "casco"
shoom "rumore"; "sirena" (della polizia, etc.) 
shoot "scemo"
shvat "prendere" 
skazat "dire" 
skitebird "testa di merda"
skolliwoll "scuola" 
skorry "veloce, rapido" 
sladkvat "il più dolce"
sladky "dolce" 
sloochat "succedere, accadere"
sloosh "sentire, ascoltare" 
slooshy "sentire, ascoltare" 
slovo "parola" 
smarting "danneggiato, rotto" 
smeck "ridere" 
smot "guardare" 
sneety "sogno" 
snoutie "tabacco" 
sobirat "raccogliere"   
sod "fornicatore"; "sodomita"
sod "fornicare"; "compiere sodomia"  
sooka "puttana" 
soomka "donna anziana" 
sophistos "gente sofisticata", "bella gente"
soviet "consiglio; ordine" 
spat "dormire" 
spoogy "terrorizzato" 
Staja "prigione di Stato"
starry "vecchio, antico" 
stoolies "sedie" 
strack "orrore" 
synthemesc "droga"
tally "cintola" 
tashtook "fazzoletto" 
tick-tocker "cuore" 
timps "tamburi" 
tolchock "colpo, schiaffo, pugno" 
toofles "pantofole"
tree "tre"
vareet "escogitare" (lett. "cucinare")
veck "persona"
vehina "vino"
vellocet "droga" 
veshch "cosa"
viddied "visto"
viddy "vedere" 
vino "vino"; "sangue" (cfr. vehina)
voloss "capelli" 
von "odore" 
vred "danneggiare"
yahma "buco"
yahoody "ebreo"
yahzick "lingua" 
yarbles "testicoli" 
yarblockos "testicoli" 
yeckate "guidare"
zammechat "notevole" 
zasnoot "dormire"
zheena "moglie" 
zoobies "denti" 
zvonock "campanello" (della porta)
zvook "suono" 

Stanley Kubrick temeva che l'utilizzo del Nadsat sarebbe stato eccessivo e che il film non sarebbe stato accessibile a un vasto pubblico. Quando il romanzo di Burgess fu pubblicato per la prima volta, subì critiche simili, così un'appendice con il glossario Nadsat fu aggiunta alla seconda edizione e a quelle successive (con le voci di origine non russa contrassegnate da un asterisco). Una scelta intelligente che sostengo a spada tratta! Ogni opera di fantascienza dovrebbe includere un glossario capace di spiegare come si pronunciano i nomi, dando anche qualche rudimento del lessico delle lingue costruite impiegate. 
 
i) primo problema etimologico risolto
Alcuni wikipediani avevano dato alla parola em "madre" un'etimologia falsa quanto assurda, ritenendola la semplice abbreviazione m. della parola mother, pronunciata come il nome della lettera. Invece em "madre" è puro ebraico biblico: אֵם 'ēm. Anthony Burgess, che era un linguista, doveva saperlo bene. Eppure qualche altro wikipediano ha compilato correttamente la pagina di Wiktionary relativa alla voce in questione:

 
Coloro che hanno compilato le pagine relative al Nadsat non avevano potuto reperire questa cruciale informazione. Sono riuscito a inserire l'etimologia corretta nella Wikipedia in italiano, che ancora adesso è ben visibile. Questa è una prova di quanto Wikipedia, pur essendo piena zeppa di bachi, può essere costantemente migliorata. 
ii) secondo problema etimologico risolto  
Bizzarramente proprio la parola orange "uomo" è di origine malese, da orang "uomo". La parola malese ha una -ng finale che suona come quella dell'inglese thing, mentre il termine Nadsat suona come la parola inglese orange "arancia", con consonante finale palatale. Ero convinto che l'origine malese non fosse diretta, bensì mediata dal nome di scimmia orang utan, che alla lettera significa "uomo della foresta" (adattamenti italiani orango, orangotango, rangutàn e simili). Poi ho appreso che Anthony Burgess, ideatore del Nadsat, è vissuto a lungo in Malesia e a Brunei, conosceva bene la lingua austronesiana di quei paesi. 
iii) bizzarri elementi di morfologia
Alcuni elementi morfologici non sono di origine slava. Il suffisso agentivo anglosassone -er è pienamente produttivo: rabbiter "lavoratore" da rabbit "lavoro" (dal russo robóta). Troviamo anche il suffissoide -man che forma derivati atti a descrivere uomini che svolgono una professione: bogman "prete" da Bog "Dio". La trasparenza etimologica di -man (dall'inglese man "uomo") si deve unicamente al bilinguismo, perché la parola man non ricorre mai isolata in Nadsat. Un ipotetico parlante monolingue Nadsat non ne comprenderebbe affatto l'origine. 
iv) prestiti lessicali oscurati 
Un ipotetico parlante monolingue Nadsat non comprenderebbe  la formazione di parole come firegold "bevanda forte", proprio come un russo non comprende l'etimologia di fejerverk "fuochi d'artificio", prestito dal tedesco Feuerwerk, composto di Feuer "fuoco" e di Werk "opera, lavoro", "fabbrica". 
v) adattamenti fonetici 
Si segnalano alcuni adattamenti fonetici. Quando è in posizione mediana, la fricativa -kh- diventa regolarmente un'occlusiva -k- (es. ooko "orecchio", dal russo ukho). Subisce lo stesso trattamento anche all'inizio di parola seguita da consonante (es. kleb "pane", dal russo khleb) Invece all'inizio di parola seguita da vocale, diviene h- (es. horrorshow "bene", dal russo khoroshó). Si nota che esiste un adattamento in italiano del Nadsat, in cui horrorshow "bene" è reso con un grottesco cinebrivido
vi) un gergo studentesco reduplicativo 
Alcune parole, non esclusive del Nadsat, sono formate tramite reduplicazione: è inserita una vocale mediana -i- e l'ultima sillaba ripete la prima avendo però sempre w- come consonante iniziale. 
baddiwad "cattivo" < inglese bad 
eggiwegg "uovo" < inglese egg 
jammiwam "marmellata" < inglese jam 
In un caso la formazione avviene a partire da una parola russa: 
skolliwoll "scuola" < russo shkola
vii) un caso di contrasto minimo  
Le due parole cheena "donna" e zheena "moglie" sono molto simili, tanto che si sarebbe tentati di ritenerle pure e semplici varianti. In realtà, anche se la radice è comune, derivano da due diverse parole: cheena è dal russo zhenshchina "donna" (con caduta della prima sillaba), mentre zheena è da zhena "moglie". 
viii) etimologia di Nadsat 
Il nome del gergo è stato tratto dal suffisso -nadtsat', che caratterizza i numerali russi da 11 a 19 e che corrisponde in modo grossolano all'inglese -teen, tipico dei numerali da 13 a 19. In pratica il Nadsat è il "(linguaggio) degli adolescenti"


Alcune considerazioni politiche

La società rappresentata nel film era percepita da alcuni come comunista a causa dei suoi lievi legami con la cultura russa. Lo slang adolescenziale ha una forte influenza russa, come nel romanzo; Anthony Burgess spiega che lo slang serviva, in parte, ad attirare il lettore nel mondo dei personaggi del libro e a impedire che questo diventasse obsoleto. Ci sono prove che suggeriscono che la società sia socialista, o forse una società in evoluzione da un socialismo fallito a una società pienamente fascista. Nel romanzo, le strade sono decorate con dipinti di operai nello stile dell'arte socialista russa, mentre nel film c'è un murale di opere d'arte socialiste, sfigurato con scritte oscene e disegni di cazzi smisurati. Come sottolinea to dallo stesso Malcolm McDowell, l'abitazione di Alex è stata girata su un'architettura fallimentare del Partito Laburista, mentre il nome "Municipal Flat Block 18A, Linear North" allude alle abitazioni in stile socialista. Più avanti nel film, quando il nuovo governo di destra prende il potere, l'atmosfera è certamente più autoritaria rispetto all'atmosfera anarchica iniziale. Le opinioni di Kubrick sono considerate piuttosto ambigue sul tipo di società in questione; ha anche affermato che il film presenta paragoni tra la sinistra e la destra dello spettro politico, essendoci poche differenze tra le due: "Il Ministro, interpretato da Anthony Sharp, è chiaramente una figura di destra. Lo scrittore, Patrick Magee, è un pazzo di sinistra... Differiscono solo nei loro dogmi. I loro mezzi e fini sono difficilmente distinguibili".

Pillole di nichilismo morale

Non stupisce la trasformazione dei Drughi in poliziotti.  Hanno escogitato un modo sicuro per esercitare liberamente la loro violenza innata! 


Curiosità 

Gli arredamenti in forma umana del mitico Korova Milk Bar erano basati sul lavoro dello scultore Allen Jones. Il regista provvedeva a far svuotare, lavare e riempire i distributori di latte ogni ora, perché il latte si cagliava continuamente sotto le potenti luci dello studio, cuocendo ed esalando disgustosi lezzi di smegma. Le sedie del bar erano frutto di una sofisticata operazione di riciclo, provenendo dalla stazione spaziale vista in un altro film di Kubrick, 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey, 1968).

Gli occhi di Malcolm McDowell furono anestetizzati affinché potesse affrontare le scene di tortura ed essere filmato per lunghi periodi senza provare eccessivi fastidi. Ciononostante, le sue cornee vennero ripetutamente graffiate dagli artigli metallici dei divaricatori oculari. Ebbe persino un episodio di cecità temporanea nel corso della scena della tecnica Ludovico e una costola incrinata nel corso della scena in cui veniva umiliato un branco di vecchiacci! Questo significa sudare per immedesimarsi in una parte sul set! 

Girare la scena dello stupro della signora Alexander fu così difficile che l'attrice inizialmente scelta per il ruolo si ritirò. La parte fu quindi affidata ad Adrienne Corri, che a quanto pare era furiosa per l'elevato numero di riprese richieste da Kubrick, ritenendo che la lavorazione avrebbe dovuto essere svolta in tempi rapidi, tanto era ripugnante. Malcolm McDowell, tuttavia, ha dato una versione diversa dell'accaduto: ha affermato che la Corri era molto "disposta" ad accettare il ruolo breve ma difficile e la nudità durante le riprese, e ha persino scherzato sul fatto che lui avrebbe potuto vedere che è una "rossa naturale", scoprendone il "cespuglietto". A distanza di tanto tempo, accertare la verità dei fatti è un'impresa disperata. 

Il serpente di Alex non si trova nel romanzo di Burgess. Lo ha fatto aggiungere Kubrick per dispetto, quando ha saputo che l'attore nutriva una vera e propria fobia verso i rettili. 

Nel romanzo di Burgess la ragazza che la gang di Billy Boy sta violentando, così come Marty e Sonietta (le ragazze che Alex rimorchia) sono descritte come delle bambine di circa 10 anni. Alex le violenta mentre sono ubriache e drogate. Stanley Kubrick spiegò i motivi della sua riluttanza a mantenere la fedeltà al testo originale: oltre a giudicare le scene troppo ributtanti da filmare, usare attori adulti per interpretare i membri "adolescenti" della gang avrebbe fatto sembrare Alex un pedofilo - anziché un minorenne a sua volta. Per ovviare a simili aberrazioni, che sicuramente sarebbero anche state illegali, il regista decise di rendere tutti adulti e consenzienti. Così il problema è stato risolto. 

Nonostante l'ossessione di Alex per Beethoven, la colonna sonora contiene più musica di Rossini che di Beethoven. La scena di sesso accelerata con le due ragazze, la lotta al rallentatore tra Alex e i suoi Drughi, lo scontro con la banda di Billy Boy, l'intrusione nella casa della "gattara" e la scena in cui Alex guarda nel fiume e medita il suicidio prima di essere avvicinato dal mendicante, sono tutte accompagnate dalla musica di Rossini.

Arancia meccanica era uscito nel Regno Unito con un divieto di visione "X", venendo proiettato regolarmente nelle sale cinematografiche. A quanto si dice, due odiosi crimini imitativi spinsero Stanley Kubrick a ritirare il film, ponendo fine alla sua distribuzione su suolo britannico. Nel 1973, un gruppo di uomini che cantava "Singin' in the Rain" stuprò una ragazza olandese nel Lancashire. Un sedicenne che indossava l'uniforme di Alex, composta da tuta bianca, bombetta nera e anfibi, picchiò brutalmente un ragazzo più giovane. A questo si erano aggiunte minacce di morte. Negli anni '80 e '90, i fan britannici che volevano vederlo dovettero ordinarlo nei negozi di videonoleggi o importarlo da altri paesi, solitamente dalla Francia. Nel 1993, lo Scala Film Club di Londra proiettò il film senza autorizzazione. Su insistenza di Kubrick, la Warner Brothers fece causa e vinse, imponendo la chiusura allo Scala, ormai quasi in bancarotta. Nel 2000, l'anno dopo la morte di Kubrick, il film fu distribuito in tutta la Gran Bretagna con un semplice divieto di visione ai minori di 18 anni. 

Alcune note su Anthony Burgess 

L'autore del soggetto, Anthony Burgess, era uno scrittore, critico letterario e glottoteta britannico, nato John Anthony Burgess Wilson (Manchester, 1917 - Londra, 1993). Le sue attività sono state numerosissime e vulcaniche: è stato anche compositore, librettista, poeta, drammaturgo, giornalista, saggista, traduttore, educatore. La sua famiglia era cattolica di stretta osservanza, sia da parte di padre che di madre; egli prese il cognome Burgess dal ramo materno. Servì per sei anni nell'Esercito Britannico, dal 1940 al 1946. Ha collaborato con Franco Zeffirelli nella realizzazione dell'atroce sceneggiato televisivo Gesù di Nazareth (1976); parafrasando Voltaire, l'ho visto ma me la pagheranno. 
Una delle idee centrali della teologia di Burgess è la necessità da parte di un cristiano di perdonare atti orribili. Egli cercò di metterla in pratica nel corso della sua vita. Mentre era di stanza a Gibilterra, accadde qualcosa che lo mise duramente alla prova: alcuni soldati americani stuprarono sua moglie incinta, assestandole calci violentissimi nel ventre, facendola abortire e lasciandola con gravi problemi ginecologici per il resto della vita. I suoi superiori, dando prova di una disumanità spaventosa, gli negarono il permesso di vederla. Proprio questo trauma dovette costituire il nucleo di ispirazione per il suo romanzo A Clockwork Orange.
Con un simile curriculum, stupisce che lo scrittore-glottoteta inglese non sia stato proposto per la beatificazione. Ebbene, ci sono non pochi aspetti strani nella sua vita. Quando era in Malesia e a Brunei, aveva intenzione di rimanerci per il resto della vita e si dava da fare a sedurre le donne locali. Aveva persino preso in considerazione, per meglio integrarsi nel contesto, di convertirsi all'Islam. Si consideri che all'epoca la società musulmana da quelle parti era molto tollerante, al punto da non punire l'uso di alcolici e l'adulterio. Qualcuno deve aver messo in guardia Burgess, dicendogli che la situazione sarebbe potuta cambiare. Solo per fare un esempio, attualmente a Brunei è in vigore la Shari'a, non gira un goccio d'alcol ed è prevista la lapidazione per il sesso fuori dal matrimonio! Burgess fece i suoi calcoli, comprese il pericolo e prese la sua decisione. Così la sua progettata conversione all'Islam non è mai avvenuta. Deve aver visto qualcosa di orribile, che ha indotto in lui un cambiamento. In seguito al suo ritorno in Inghilterra, scrisse il romanzo distopico 1985, pubblicato nel 1976, in cui si parla dell'islamizzazione del Regno Unito. Vedo che nel Web l'autore è definito "islamofobo". Evidentemente questi complessi trascorsi devono aver comunque fatto storcere il naso a molti negli ambienti del Vaticano. Sono belli questi scherzetti della vita, che fanno andare storte le cose ai cattolici famelici di nuovi santi. Basti pensare al caso di Gilbert Keith Chesterton, che non è stato beatificato perché è saltato fuori che era un antisemita furioso.