giovedì 14 marzo 2024

 
CORVO ROSSO NON AVRAI IL MIO SCALPO! 
 
Titolo originale: Jeremiah Johnson
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1972
Lingua originale: Inglese; Salish (Flathead), Crow, Piegan
    (Blackfeet) 
Durata: 116 min
Genere: Western
Regia: Sydney Pollack
Soggetto: Vardis Fisher, dal romanzo "Mountain Man"
   Raymond W. Thorp e Robert Bunker, dal racconto 
   "Crow Killer")
Sceneggiatura: Edward Anhalt, John Milius 
Produttore: Joe Wizan
Casa di produzione: Warner Bros.
Fotografia: Duke Callaghan
Montaggio: Thomas Stanford
Musiche: Tim McIntire, John Rubinstein
Scenografia: Ted Haworth
Costumi: Wesley Jeffries, Bernie Pollack 
Direttore del casting: Lynn Stalmaster 
Direttore artistico: Ted Haworth 
Arredatore di scena: Raymond Molyneaux 
Manager di produzione: John R. Coonan 
Reparto artistico: Bill Gold 
Assistente alla regia: Mike Moder 
Effetti sonori: Josef von Stroheim, Michael Colgan
Controfigure: Rick Arnold, Joe Canutt, James M. George,
    Dean Smith 
Capo elettricista: Joseph Edesa 
Guardaroba: James M. George 
Assistente al montaggio: Don Guidice 
Continuità: David Rayfiel 
Interpreti e personaggi:
    Robert Redford: Jeremiah Johnson
    Will Geer: Artiglio d'Orso
    Stefan Gierasch: Del Gue
    Delle Bolton: Cigno Pazzo
    Josh Albee: Caleb
    Joaquín Martínez: Mano-che-Segna-Rosso 
        (come "Joaquin Martinez")
    Allyn Ann McLerie: La Donna Pazza
    Richard Angarola: Lingua Biforcuta
    Paul Benedict: Reverendo Lindquist
    Charles Tyner: Robidoux (come "Bill Durham")
    Jack Colvin: Tenente Mulvey
    Matt Clark: Qualen 
    Tanya Tucker: Figlia di Qualen 
    James M. George: Indiano 
Doppiatori italiani:
    Michele Kalamera: Jeremiah Johnson
    Leonardo Severini: Artiglio d'Orso
    Roberto Villa: Del Gue
    Sandro Tuminelli: Reverendo Lindquist
    Rino Bolognesi: Tenente Mulvey 
Titoli in altre lingue: 
   Spagnolo: Las adventuras de Jeremiah Johnson 
   Russo: Иеремия Джонсон 
Nota: Il titolo ha poche varianti: è Jeremiah Johnson in quasi tutte le lingue; il caso dell'italiano è un'interessante anomalia.
Budget: 3,1 milioni di dollari US
Box office: 44,7 milioni di dollari US 


 
Trama: 
Jeremiah Johnson è un veterano della guerra tra gli Stati Uniti e il Messico (1846 - 1848), che decide di condurre un'esistenza da eremita in una zona impervia delle Montagne Rocciose, dove si sostenta cacciando con le trappole. Il suo primo inverno è difficile. Ha un breve incontro con Mano-che-Segna-Rosso (nell'originale "Paints-His-Shirt-Red"), capo degli Indiani Crow, i famosi Corvi. 
Johnson interrompe inavvertitamente la caccia all'orso grizzly dell'anziano ed eccentrico Chris Lapp, soprannominato "Artiglio d'Orso" (nell'originale "Bear Claw"), che gli insegna a vivere in alta montagna. Dopo un incontro ravvicinato con i Crow, tra cui Mano-che-Segna-Rosso, e dopo aver appreso le tecniche necessarie per sopravvivere, il veterano parte per conto suo. Si imbatte quindi in una capanna i cui abitanti sono stati apparentemente attaccati dai guerrieri Piedi Neri: i soli superstiti sono una donna e il suo taciturno figlio. La donna, esasperata dal dolore, costringe il visitatore ad adottare suo figlio. Johnson e il ragazzo, a cui ha attribuito il nome biblico "Caleb", incontrano Del Gue, un montanaro calvo che è stato derubato dai Piedi Neri. Gue convince Johnson ad aiutarlo a recuperare la refurtiva, ma questi sconsiglia la violenza quando infine trovano l'accampamento dei Piedi Neri. 
Gli uomini si intrufolano nell'accampamento di notte per recuperare i beni di Gue, ma questi apre il fuoco e i Piedi Neri finiscono uccisi nella sparatoria. Gue prende diversi cavalli e scalpi dei Piedi Neri. Johnson, disgustato dall'inutile uccisione, torna da Caleb. Poco dopo, i tre vengono sorpresi da uomini della tribù delle Teste Piatte, che professano la religione cristiana e li accolgono come ospiti d'onore. Johnson, inconsapevolmente, si rende debitore del capo donandogli i cavalli e gli scalpi dei Piedi Neri. Secondo l'usanza delle Teste Piatte - chiamata potlatch dagli antropologi - per mantenere il proprio onore il capo deve fare al suo ospite un dono più grande oppure ucciderlo. Il capo dà sua figlia Cigno Pazzo (nell'originale "Swan") in sposa a Johnson. Dopo le nozze, celebrate con un rituale che combina elementi cristiani a tradizioni preesistenti, Gue se ne va per conto suo, mentre Johnson, Caleb e Cigno Pazzo si avventurano nella natura selvaggia. Trovano un luogo adatto per costruire una capanna, così si stabiliscono in questa nuova dimora e lentamente diventano una famiglia. 
Questa vita viene interrotta dall'arrivo di una squadra di soccorso della Cavalleria dell'Esercito Americano, incaricata di salvare una carovana di coloni bloccata. Sebbene Johnson sia riluttante, viene costretto a guidare la squadra di soccorso attraverso le montagne, lasciando la sua famiglia da sola nella baita. Durante il viaggio, il tenente Mulvey ordina alla squadra di procedere attraverso un sacro cimitero dei Crow contro il parere di Johnson. In seguito, Johnson torna a casa per lo stesso percorso e nota che le tombe sono ora adornate con i ciondoli blu di Cigno Pazzo; corre di nuovo alla baita, dove scopre che la moglie e Caleb sono stati uccisi. 
Johnson parte all'inseguimento dei guerrieri che hanno sterminato la sua famiglia e li attacca, uccidendoli tutti tranne uno, un uomo corpulento che canta il suo canto funebre quando si rende conto di non poter fuggire. Johnson lo lascia in vita e il sopravvissuto diffonde la storia della ricerca di vendetta dell'uomo di montagna in tutta la regione, intrappolando Johnson in una faida permanente con i Crow. La tribù invia i suoi migliori guerrieri uno alla volta per uccidere Johnson, ma lui li sconfigge tutti. La sua leggenda cresce e i Crow iniziano a rispettarlo. Incontra di nuovo Gue e torna alla capanna della madre di Caleb, solo per scoprire che lei è morta e che un nuovo colono di nome Qualen vive lì con la sua famiglia. Nelle vicinanze i Crow hanno eretto un monumento al coraggio di Johnson, lasciando ciondoli e talismani come tributo. 
Johnson e Lapp si incontrano per l'ultima volta. È in questo incontro che Lapp si rende conto del pesante tributo che Johnson ha dovuto pagare per combattere un'intera nazione da solo in una vasta e solitaria frontiera. Più tardi, Johnson ha un incontro silenzioso con Mano-che-Segna-Rosso, con ogni probabilità responsabile degli attacchi. Mentre sono seduti a cavallo, ben distanti l'uno dall'altro, Johnson afferra il fucile, ma Mano-che-Segna-Rosso alza la mano, con il palmo aperto, in un gesto di pace che Johnson ricambia, segnando la fine del loro conflitto. Il film si conclude con il testo della canzone: "And some folks say he's up there still." ("E alcuni dicono che è ancora lassù"). 

Citazioni: 

"E lo giuro, che il cuore d'una donna giovane è la roccia più dura che il Signore abbia messo su questa Terra: non riesci a farci un segno sopra." 
(Artiglio d'Orso) 

"Fra gli Indiani la fama di una tribù è determinata dalla potenza dei suoi nemici." 
(Del Gue) 

"Qui c'è il vero capolavoro di Dio. E non ci sono leggi per i coraggiosi, non ci sono rifugi per i dementi; non ci sono chiese, ma c'è quest'immenso scenario; non ci sono preti, ma c'è la fede. Per Giove, io sono un uomo delle montagne, e ci vivrò finché un proiettile o una freccia non mi fermeranno. E io farò di questa terra il mio monumento." 
(Del Gue) 

"Gli Utes e le Teste Piatte generalmente sono pacifici, i Corvi invece sono pericolosi: bravi guerrieri. A mio parere i Corvi sono gli indiani più belli che ci siano e i più cattivi, e non c'è uomo che gli tenga testa andando a cavallo. Una volta ne vidi un gruppo all'attacco in piena velocità, una gamba sul dorso del cavallo, una mano aggrappata alla criniera, sparare da sotto il collo della bestia. Eh, ma sono una razza di svergognati, fannulloni." 
(Artiglio d'Orso)


Recensione: 
Senza dubbio questa pellicola è tra le mie preferite del genere. Quando la trasmettevano in televisione, la guardavo sempre con piacere. Si può solo dire che l'interpretazione di Robert Redford sia ottima e robusta. Chi oserebbe sostenere il contrario?  
Le immagini che si vedono nei film western americani classici sono sempre più o meno le stesse: cowboy, indiani, latifondisti malvagi che cercano di rubare la terra ai più deboli, sparatorie per strada ed eroi praticamente invincibili, instancabili, indefettibili. Il punto è che queste immagini stereotipate sono erronee. Storicamente parlando, non hanno senso alcuno. Appartengono alla mitologia. 
La realtà del West, squallidissima e incredibilmente ostile, è stata dimenticata. Così hanno rimosso il cowboy che si addormentava ubriaco fradicio su un mucchio di sterco sul retro del saloon: non faceva comodo anche solo far cenno a tanta bruttura, che rasentava la subumanità. Il film di Pollack ha contribuito a togliere al West la sua patina di romanticismo per mostrare qualcosa di più simile la vita nei giorni dell'espansione dei coloni a Occidente. 
Un'altra fantasticheria che quest'opera ha aiutato a contrastare è il mito del "ritorno alla Natura". Difficile credere che l'antidoto agli opprimenti obblighi della vita urbana sia lottare per sopravvivere cacciando, mettendo le trappole e morendo di freddo, col rischio di avere l'uretra ferita da cristalli di ghiaccio formatisi nell'orina. 
Eppure manca qualcosa...
 


La storia di John "Mangiafegato" Johnson

Senza nulla togliere al grande valore della pellicola di Pollack e degli attori eccellenti che l'hanno interpretata, c'è qualcosa di importante che è stato omesso nella narrazione. Anzi, è qualcosa di cruciale. In poche parole, si tratta di un grave esempio di censura e di revisionismo storico. Si deve sapere che il protagonista è realmente esistito. Si chiamava John "Liver-Eating" Johnson, nato John Jeremiah Garrison Johnston (New Jersey, 1824 - Santa Monica, California, 1900); si noti la consonante -t- nel cognome originale, che è andata perduta. Fu soprannominato "Liver-Eating", ossia "Mangiafegato", perché mangiava il fegato dei guerrieri Crow che uccideva, allo scopo di trasformare in escrementi la loro essenza vitale. Era un autentico antropofago. La pratica del cannibalismo ha sconvolto i Crow e ha fatto guadagnare al cacciatore una fama terribile: era considerato un demonio. Nella loro lingua, lo chiamavano Dapiek Absaroka, che significa "Uccisore di Crow" (akdappiío "uccisore", Apsáalooke "Crow"). Si dice che Johnson abbia fatto in tutto circa 300 vittime. Oltre a mangiare fegati, raccoglieva anche gli scalpi, cosa che gli permise di acquisire una grande reputazione, quindi il computo dei Crow uccisi non è poi così inverosimile come potrebbe sembrare a prima vista - anche considerato che questi atti cruenti avvennero nel corso di 25 anni. 
Secondo quanto raccontato da Boone Helm, anche lui uomo di frontiera, Johnson fu catturato da un gruppo di Piedi Neri, mentre stava recandosi dalle Teste Piatte, tribù di origine della moglie. I Piedi Neri lo tennero legato in una tenda, mettendo una guardia a sorvegliarlo. La loro intenzione era di venderlo ai Crow. Johnson si liberò dai legacci usando i denti, quindi uscì dalla tenda, colpì la guardia negli occhi e le asportò lo scalpo. Con un coltello le recise una gamba, che portò con sé per nutrirsi durante la fuga. Fuggito dai Piedi neri camminò per più di 300 chilometri e riuscì a raggiungere la capanna del suo compagno di caccia, Del Gue. 
Alla fine, Johnson fece pace con i Crow, che divennero "suoi fratelli". La sua vendetta personale contro di loro giunse così al termine. Nel 1864 si unì alla Compagnia H, 2° dell'Esercito dell'Unione, Cavalleria del Colorado, a St. Louis come soldato semplice e fu congedato con onore l'anno successivo. Durante gli anni '80 del 1800, fu nominato Vicesceriffo a Coulson, nel Montana, e Maresciallo cittadino a Red Lodge, sempre nel Montana. Morì nel 1900 in una casa di riposo per veterani, a Santa Monica, in California. 


Il tabù e le radici dell'America

Perché si è omesso di dire che Johnson era chiamato "Liver-Eating" e che era un antropofago? Credo che sia per un semplice fatto: perché gli Stati Uniti ricordano volentieri i loro presidenti e i loro eroi, ma nascondono i loro cannibali. C'è poi l'idea inveterata quanto fallace secondo cui il cannibalismo sarebbe "roba da negri" (proprio come il razzismo sarebbe "roba da biondi"). Se i fatti cozzano contro questi pregiudizi tranquillizzanti, ad esempio mostrando un caso di antropofagia compiuto da un anglosassone purosangue, ecco che saltano fuori psicologi e psichiatri a giurare e spergiurare che il cannibalismo è una "parafilia". Proprio come la coprofagia, l'incesto, la necrofilia e la pedofilia. Orbene, la cosa non è possibile. Una simile definizione è irrazionale. La carne umana non è merda. È buona e gustosa come quella del porco. Se si cucinasse un arrosto di carne umana e lo si servisse senza dire nulla sulla sua origine, sarebbe molto apprezzato da tutti, con la sola eccezione di vegetariani e vegani isterici, ovviamente. Ci sono sempre stramaledetti giornalisti, servi e prostitute del Potere, che pubblicano articoli in cui qualche cannibale è costretto a cucinare la carne delle vittime in modi elaborati per nascondere un fantomatico "sapore strano". Ma quale cazzo di sapore strano! Forse che la carogna macellata di un porco ha mai avuto un sapore strano? No! Nessuno se ne è mai lamentato. Queste narrazioni stupidissime nascono dai pregiudizi culinari americani. La causa è del Dio della Genesi e dei suoi tabù, che pervadono l'America e che hanno lasciato segni profondissimi anche il resto del mondo. Proprio quel Dio schifiltoso, che si urta se qualcuno mangia la carne assieme ai latticini, o se qualcuno entra con il pene in un intestino retto. Poi comanda di sterminare i popoli (Libri dei Re, Numeri, etc.). Egli non ha nulla a che fare con l'Amore: è un carnefice che prima istiga i suoi figli a compiere atti di sangue e di libidine, poi usa quegli stessi atti come scusa per gettarli nella Gehenna. 


Robert Redford e il cannibalismo

Negli anni '70, Robert Redford era il "golden boy" di Hollywood. Pollack voleva creare un eroe con cui il pubblico potesse identificarsi: un solitario resiliente e tormentato, ma pur sempre umano, anche nelle condizioni più estreme. Trasformare il protagonista in un uomo feroce che mastica e ingurgita i fegati dei suoi nemici, avrebbe spostato il film dal genere western non classico verso l'horror o il cinema di serie B (exploitation), alienando le simpatie di gran parte del pubblico. Per l'attore biondiccio, che era un carrierista molto attento alla propria immagine, Jeremiah doveva rappresentare un utopico ideale di libertà e comunione con la Natura, non una "bestialità degenerata"Nel film, Jeremiah Johnson inizia come un uomo che vuole solo essere lasciato in pace e finisce per diventare una leggenda suo malgrado. Se fosse arrivato a mangiare fegati per vendetta rituale, il personaggio sarebbe passato da "vittima delle circostanze" a "carnefice psicopatico" e "mostro". Il pubblico avrebbe smesso di empatizzare con la sua solitudine e ne sarebbe rimasto sconvolto, terrorizzato. Verso la fine del film, il rapporto tra Jeremiah e i Crow diventa quasi mistico. C'è un reciproco riconoscimento di valore. Se Jeremiah avesse trattato i nemici come "materia organica da trasformare in escrementi", non ci sarebbe stata la scena finale del saluto con la mano alzata (un momento di puro rispetto guerriero), ma solo un odio bestiale, assoluto e irrisolvibile. La dimensione dello sfregio inflitto con l'atto cannibalico non era solo fisica, ma spirituale e metafisica. Nella cultura di molte tribù delle pianure, il fegato non era solo un organo o un pezzo di carne: era la sede stessa della forza vitale o dell'anima. Divorarlo non era un semplice atto di fame, ma un'operazione di annientamento totale. Trasformare l'avversario in scarto biologico era il modo più estremo per negargli qualsiasi dignità, anche nell'Aldilà. 

L'onda lunga del Codice Hays 

Anche se il Codice Hays era stato ufficialmente sepolto nel 1968 e sostituito dal sistema di rating MPAA che conosciamo oggi, la sua onda lunga e il pregiudizio culturale che portava con sé erano ancora vivissimi nel 1972. Probabilmente Sydney Pollack non se l'è sentita di sfidare le convenzioni, che impedivano di parlare di qualsiasi cosa fosse considerata "perversa". Mi sembra significativo notare che la dittatura del Codice Hays metteva in uno stesso calderone di "innominabile" cose tra loro diverse come la fellatio, l'omosessualità, il cannibalismo e il malfattore che la fa franca. Esisteva la stupida credenza, tutta americana, che la realtà fosse emendabile cambiando le parole e nascondendo le cose indesiderate. Non è forse questa la radice ultima di quello schifo che è il politically correct
 

La ricerca dell'attore giusto

Volendo fare un film più aderente alla realtà storica, credo che Robert Redford non fosse adatto al ruolo. Io avrei scelto il mitico Ernest Borgnine: aveva uno sguardo vitreo e allucinato, come il vero Johnson. Un simile sguardo si riscontra spesso nei cannibali (basti pensare a Meiwes e a Chikatilo, solo per fare due esempi). Non ci sono dubbi. Borgnine aveva quella capacità di passare da un sorriso gioviale a un'espressione di pura ferocia ferina in un istante. Questo perché era un autentico berserk, un uomo con più di un aspetto, per usare un'espressione tipica dei Vichinghi. Quello sguardo suggerisce una frattura nell'anima, una disconnessione totale dalla morale umana, una bramosia che va oltre la fame biologica. Borgnine, eccellente attore di origine italiana, non avrebbe avuto bisogno di dialoghi per far capire che stava mangiando un fegato; gli sarebbe bastato guardare nella macchina da presa. 

Accoglienza in America 

Anche Jeremiah Johnson ha ricevuto un'accoglienza generalmente positiva dalla critica e ha avuto successo al botteghino, non ha ricevuto premi importanti, probabilmente a causa di una combinazione di fattori, tra cui il genere del film (un western incentrato sullo sviluppo dei personaggi piuttosto che sulle tipiche trame premiate), il momento della sua uscita e il panorama competitivo dei premi di quell'anno, in cui altri film avrebbero potuto essere considerati più "prestigiosi" dagli enti che assegnano i premi. 
Si segnala che la presentazione in anteprima mondiale avvenne il 7 maggio al Festival di Cannes del 1972, con partecipazione al concorso. Fu il primo film western ad essere ammesso al Festival. L'anteprima hollywoodiana si tenne al Chief Theater di Pocatello, nell'Idaho, seguita dalla première americana il 2 dicembre a Boise, sempre nell'Idaho - mentre l'uscita nelle sale cinematografiche statunitensi iniziò il 21 dicembre 1972 a New York City. 
Il film di Pollack ha guadagnato 8.350.000 dollari negli Stati Uniti e in Canada entro la fine del 1973. Con le riedizioni del 1974 e del 1975 ci sono stati ulteriori incassi, pari a 10.000.000 di dollari e 4 milioni di dollari rispettivamente. Negli Stati Uniti e in Canada ha incassato  in tutto ben 44.693.786 dollari, con un incasso lordo riportato per le riedizioni pari a 25.000.000 di dollari. 
 

Altre recensioni e reazioni nel Web
 
Il Dizionario dei film Morandini coglie l'importanza di questa pellicola con un intervento citatissimo nel Web: 
 
"È uno dei western che inaugurarono una nuova tendenza del genere, con gli indigeni amerindi visti come una cultura ostile all'estendersi della civilizzazione, ma non inferiore né negativa. (...) Il conflitto tra la collettività dei legittimi padroni del luogo e la necessità storica del pioniere scatena una dura lotta, ma sfocia nella necessaria pratica della tolleranza."  

L'irritabile Roger Greenspun, critico cinematografico del New York Times, osservò nella sua recensione del 1972, oscurissima e a malapena comprensibile: 

"Il fatto che non riesca del tutto è forse meno colpa dell'attore o della concezione che di una sceneggiatura che tende a essere ponderosa riguardo ai suoi imponderabili e che ogni tanto sembra scritta dagli autori della Bibbia... Ma nonostante tutto il suo coinvolgimento con l'arte cinematografica accademica, Jeremiah Johnson è pieno di compensazioni. Ci sono [momenti] di grande bellezza e terrore e di pathos profondamente meritato." 

Un articolo di Variety affermava, in occasione della presentazione a Cannes: 

"Il film ha una sua forza e bellezza e l'unica critica potrebbe risiedere nella sua esegesi non sempre chiara dello spirito umanistico e della libertà a cui aspirano la maggior parte dei suoi personaggi. Non è un western di nuova concezione, con le sue demistificazioni, la sporcizia e l'enfasi sulla brutalità dell'epoca, così come i suoi aspetti eroici, ma mostra una visione più profonda delle relazioni tra indiani e bianchi e beneficia di una regia superba, di un'eccellente fotografia e di un montaggio nitido." 

Charles Champlin del Los Angeles Times ha parlato di "una rara e tonica autenticità", affermando questo:  

"Il film non tanto rivela uno stile di vita, quanto piuttosto ci immerge al suo interno. Accendere il fuoco con selce e acciaio sembra il lavoro terribilmente frustrante che è; cacciare e pescare sembrano esasperanti quanto lo sono; la neve sembra fredda quanto lo è e le mani hanno l'aspetto intorpidito e violaceo che conferisce loro".

Gene Siskel del Chicago Tribune, ha scritto: 

"Stranamente, sono le scene violente, quelle che non funzionano all'interno della storia, in cui Pollack eccelle. La battaglia di Jeremiah con un branco di lupi e, più tardi, un branco di Indiani Crow, sono esempi sbalorditivi di regia e montaggio."

Immagino che ormai tutto questo materiale dei quotidiani americani, risalente al 1972, sarebbe finito al macero da molto tempo, se si fossero lasciate le cose al loro corso. Restano numerosi frammenti unicamente perché qualcuno si è preso la briga di riportarli nelle vastità del Web. 

Curiosità varie 

Il corpo del cacciatore John Johnston era stato sepolto nel cimitero della Veterans Administration di Los Angeles, California. Dopo l'uscita del film di Pollack, i resti di Johnston furono traslati e riseppelliti all'Old Trail Town di Cody, nel Wyoming. Robert Redford fu uno dei portatori della bara alla cerimonia di sepoltura, a cui parteciparono ben 2.000 persone. 
Domanda da un milione di dollari: Redford era a conoscenza delle pratiche antropofaghe di Johnson, oppure viveva in un mondo suo? A quanto pare, durante quella cerimonia, l'attore parlò del rispetto che provava per la tempra di quell'uomo, pur ammettendo implicitamente che il suo Jeremiah ne era una versione romanzata, un simbolo dell'individualismo americano piuttosto che un resoconto biografico fedele. 

Lo sceneggiatore John Milius non andava d'accordo con Robert Redford e con Sydney Pollack, così fu licenziato. Milius sosteneva che gli sceneggiatori successivi non avrebbero saputo scrivere come lui; l'unico che diede un contributo alla sceneggiatura fu Edward Anhalt. Dopo che Anhalt abbandonò il progetto, Pollack e Redford furono costretti a riassumere Milius per finire il film. 

Il ruolo di Jeremiah Johnson doveva essere originariamente interpretato da Lee Marvin e poi da Clint Eastwood, con Sam Peckinpah incaricato della regia. Tuttavia, Peckinpah non andò d'accordo con Eastwood, così abbandonò il progetto. Eastwood decise di girare invece Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! (1971). La Warner Bros. intervenne e scelse la sceneggiatura di John Milius come veicolo per Robert Redford. Senza ancora un regista in lizza, Redford convinse Sydney Pollack a prendere il timone; i due stavano cercando un altro film su cui collaborare dopo Questa ragazza è di tutti (1966). 
Lee Marvin, pieno di fierezza, sarebbe stato una buona opzione. Clint Eastwood, troppo magro, non sarebbe andato bene. 

Il casting per il ruolo di Cigno Pazzo (Swan), la moglie di Jeremiah, durò tre mesi. Dopo un'audizione per un altro ruolo, l'attrice Delle Bolton fu notata dal direttore del casting, che la invitò a partecipare al concorso per gli Hugh O'Brian Awards della UCLA School of Theatre Arts. La Bolton sostenne poi un colloquio con 200 donne native americane e alla fine vinse il ruolo, pur non essendo lei stessa nativa americana. 

Molte delle riprese del film sono state girate nella proprietà di Robert Redford nello Utah o nelle sue vicinanze - all'epoca possedeva circa 600 acri - anche se alcune location si trovavano a ben 600 miglia di distanza. Vivendo nello Utah, l'attore ha spesso svolto il ruolo di guida turistica per i sopralluoghi e le ricognizioni delle location del film. Lo Stato ospita anche il Sundance Film Festival, che si tiene ogni anno. 

La ragazzina biondiccia che Johnson trova nascosta nella cantina è in realtà la futura superstar della musica country Tanya Tucker. La sua famiglia viveva nella zona in cui si girava il film e lei continuava a insistere con Robert Redford affinché le desse una parte. Il suo singolo di grande successo "Delta Dawn" fu trasmesso in radio un mese prima dell'uscita del film al cinema.

martedì 12 marzo 2024


CHINATOWN 

Titolo originale: Chinatown 
Lingua originale: Inglese 
Lingue frammentarie: Cinese 
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1974
Durata: 130 min
Rapporto: 2,35:1
Genere: Noir, giallo, drammatico, poliziesco 
Sottogenere: Neo-noir 
Regia: Roman Polański
Soggetto: Robert Towne 
Tematiche: Polizia brutale e corrotta, incesto 
Sceneggiatura: Robert Towne
Produttore: Robert Evans
Casa di produzione: Penthouse, Long Road
     Productions, Robert Evans Company
Fotografia: John A. Alonzo
Montaggio: Sam O'Steen
Effetti speciali: Logan Frazee
Musiche: Jerry Goldsmith
Scenografia: Richard Sylbert, W. Stewart Campbell,
     Ruby R. Levitt
Costumi: Anthea Sylbert 
Guardaroba: Richard Bruno, Jean Merrick 
Trucco: Lee Harman, Hank Edds 
Controfigure: Jim Burk, Alan Gibbs 
Coordinatore degli stunt: Hal Needham 
Editore musicale: John C. Hammell 
Assistente al montaggio: Florence Williamson 
Continuità: May Wale Brown 
Interpreti e personaggi: 
   Jack Nicholson: Jake "J.J." Gittes
   Faye Dunaway: Evelyn Cross Mulwray
   John Huston: Noah Cross, il padre-nonno
   Perry Lopez: Tenente Lou Escobar
   John Hillerman: Yelburton
   Darrell Zwerling: Hollis Mulwray
   Diane Ladd: Ida Sessions
   Roy Jenson: Mulvihill
   Roman Polański: Gangster gracile col coltello
   Richard Bakalyan: Detective Loach
   Cecil Elliott: Emma Dill
   James Hong: Kahn, il maggiordomo cinese
      di Evelyn
   Burt Young: Curly
   Elizabeth Harding: Moglie di Curly
   Bruce Glover: Duffy
   Joe Mantell: Walsh
   Belinda Palmer: Katherine Cross, la figlia-nipote 
       di Noah Cross, nata dall'incesto
   Jerry Fujikawa: Giardiniere
   Noble Willingham: Capo del congresso 
   Fritzie Burr: Segretario di Hollis Mulwray 
   Roy Roberts: Sindaco Bagby 
   Elliott Montgomery: Consigliere 
   Freddie Roberto: Maggiordomo di Cross 
   Charles Knapp: Becchino 
   George Justin: Barbiere 
   Beulah Quo: Domestica 
   Nandu Hinds: Sophie 
   Claudio Martinez: Ragazzo a cavallo 
   Jim Burk: Agricoltore nella valle
       (come "Jim Burke") 
   John Holland: Agricoltore nella valle 
   Denny Arnold: Agricoltore nella valle 
   Jesse Vint: Agricoltore nella valle
   Rance Howard: Agricoltore furibondo 
   Bob Golden: Poliziotto 
   Lee de Broux: Poliziotto (come "Lee De Broux")
Doppiatori italiani: 
   Cesare Barbetti: Jake "J.J." Gittes
   Vittoria Febbi: Evelyn Cross Mulwray
   Sergio Fiorentini: Noah Cross, il padre-nonno
   Renato Mori: Yelburton
   Bruno Persa: Hollis Mulwray
   Rosetta Calavetta: Ida Sessions
   Carlo Alighiero: Mulvihill
   Gianfranco Bellini: Gangster gracile col coltello
   Lydia Simoneschi: Emma Dill
   Mauro Bosco: Kahn, il maggiordomo cinese
       di Evelyn
   Manlio De Angelis: Curly
   Luciano De Ambrosis: Duffy 
Titoli in altre lingue: 
   Emiliano-romagnolo: Quartēr di cinéś 
   Russo: Китайский квартал 
   Croato: Kineska četvrt  
   Lituano: Kinų kvartalas 
   Lettone: Ķīniešu kvartāls
   Ungherese: Kínai negyed 
   Turco: Çin Mahallesi 
   Mongolo: Хятад хороолол 
   Cinese (Mandarino): 唐人街
   Giapponese: チャイナタウン 
Budget: 6 milioni di dollari US
Box office: 29,2 milioni di dollari US 

Trama:
Anno del Signore 1937. Los Angeles. Una tremenda siccità minaccia la metropoli. Una donna fulva e dall'aspetto di meretrice, che si identifica come Evelyn Mulwray, ingaggia l'investigatore privato J. J. "Jake" Gittes per seguire il marito Hollis, cornificatore seriale, nonché ingegnere capo del Dipartimento dell'Acqua e dell'Energia. Gittes, un ex poliziotto, si attiva e fotografa Hollis in compagnia di una giovane donna magrissima dai capelli chiari: le foto vengono sottratte da uno sconosciuto e finiscono sul quotidiano Post-Record, svelando l'evidente relazione extraconiugale. A questo punto si capisce che la carampana che aveva noleggiato l'investigatore non era la vera Signora Mulwray. Gittes viene quindi affrontato dalla vera Evelyn Mulwray, una donna seducente dai capelli di un indefinibile color castano chiaro, che minaccia di fargli causa. Gittes conclude che l'impostrice lo stava usando proprio per screditare Hollis. Il detective incontra il suo ex collega, il Tenente Lou Escobar del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, quando il cadavere di Hollis viene trovato in un bacino idrico. Indagando ulteriormente e compiendo alcuni sopralluoghi, scopre che ogni notte dal bacino vengono rilasciate ingenti quantità d'acqua, nonostante la città stia affrontando una grave carenza idrica. Il capo della sicurezza del Dipartimento delle Acque, Claude Mulvihill, intercetta l'investigatore e lo mette in guardia, facendogli lasciare un segno indelebile: uno dei suoi scagnozzi, un essere perfido dalla corporatura nanesca, gli infila un coltello affilato in una narice e gli taglia il naso. 
Ora che è al lavoro per la bellissima Evelyn, il lesionato Gittes indaga a fondo sulla morte di Hollis. Scopre così che il defunto era un tempo socio in affari del ricchissimo padre di Evelyn, il plutocrate Noah Cross. Questo Cross, il cui carattere è diabolico, si offre di raddoppiare la parcella di Gittes se troverà la presunta amante di Hollis, che nel frattempo è scomparsa. Gittes riceve una chiamata da una certa Ida Sessions, che si rivela essere proprio la donna fulva che si era spacciata per Evelyn. Lei si rifiuta di rivelare chi l'ha assunta, ma esorta l'uomo a controllare la sezione necrologi del Post-Record, un giornale letto soprattutto dai veci con già un piede nella fossa. I registri pubblici rivelano che gran parte della Northwest Valley ha recentemente cambiato proprietario. Gittes riconosce il nome di uno degli acquirenti dalla sezione necrologio; il quotidiano indica che il soggetto in questione era morto già da una settimana quando l'affare era stato concluso. Il detective ed Evelyn bluffano per entrare nella casa di riposo dove viveva l'acquirente e dove non è accettata la presenza di ebrei. Scoprono così che molti degli altri residenti sono anche acquirenti, ossia "teste di legno", sebbene siano così rincoglioniti da non esserne a conoscenza. Un membro sospettoso dello staff chiama Mulvihill, ma Gittes ed Evelyn sfuggono in fretta e furia a lui e ai suoi scagnozzi, nascondendosi nella villa di lei, dove giacciono insieme e fanno sesso. Lui le inietta dentro il materiale genetico e lei si copre pudicamente il seno con le mani. Più tardi quella stessa notte, Gittes segue Evelyn in una casa dove la vede mentre conforta la ragazza scomparsa, che è affetta da evidenti tare mentali. Affrontata, Evelyn afferma che la ragazza è sua sorella, Katherine. 
Una chiamata del corrotto e violento Escobar convoca Gittes all'appartamento di Ida; la donna è stata assassinata. Escobar rivela che Hollis aveva acqua salata nei polmoni, il che indica che non è annegato nel bacino idrico. Aggiunge che sospetta Evelyn dell'omicidio e ordina a Gittes di portarla subito a casa. Giunto dall'amante, Gittes recupera un paio di occhiali dal laghetto del giardino, che risulta essere pieno di acqua salata. Quindi Gittes affronta Evelyn a proposito di Katherine, che ora sostiene essere sua figlia. "È mia sorella. È mia figlia", dice, come in trance. Frustrato, l'uomo assesta ripetutamente a Evelyn fortissimi sganassoni, finché lei non crolla e rivela che Katherine è sia sua sorella che sua figlia; il padre della ragazza è proprio Noah Cross, che ha messo incinta Evelyn quando aveva 15 anni! La ragazza dice a Gittes che gli occhiali che ha trovato non appartenevano a Hollis. 
Gittes organizza la fuga delle due donne in Messico e ordina a Evelyn di incontrarlo a casa del suo maggiordomo cinese a Chinatown. Convoca l'incestuoso Noah Cross nella tenuta Mulwray, avendo dedotto che è stato lui a lasciar cadere gli occhiali quando ha annegato Hollis nello stagno. Noah Cross rivela di essere dietro sia alla carenza d'acqua che all'accaparramento di terreni nella Northwest Valley. Una volta che il terreno sarà suo, otterrà un contratto dalla città per costruire un gigantesco bacino idrico. Ha screditato e ucciso Hollis quando quest'ultima è stato sul punto di scoprire il piano. 
Gli eventi precipitano. Sotto la minaccia delle armi, Noah Cross e Mulvihill costringono Gittes a portarli a Chinatown, dove la polizia li sta aspettando. Escobar trattiene l'investigatore mentre il vecchio incestuoso cerca di reclamare Katherine per potersi accoppiare con lei! "Katherine! Io sono tuo nonno", le dice. Evelyn spara in un braccio al padre-nonno e cerca di scappare in auto con la fragilissima Katherine, ma la polizia apre il fuoco. Evelyn rimane uccisa da un proiettile che le fa esplodere il cervello da un occhio, in un bagno di sangue: crolla sul volante facendo suonare il clacson. Il demoniaco Cross porta via Katherine sconvolta e urlante, pregustando lo stupro, mentre Escobar ordina che Gittes venga rilasciato. Mentre Gittes, traumatizzato, viene condotto via dai suoi colleghi, uno di loro gli dice: "Lascia stare, Jake. È Chinatown". La folla di cinesi si disperde nella notte illune, simile a una muraglia di tenebra, come se tutte le stelle della galassia fossero all'improvviso scomparse. La strada piena di cartacce si svuota, mentre una musica struggente avvolge ogni cosa.  


Citazioni: 

"I politici, i monumenti e le puttane diventano tutti rispettabili se durano abbastanza."
("Politicians, ugly buildings, and whores all get respectable if they last long enough.")
Noah Cross

"Vede, signor Gittes, non capita a molti di dover affrontare il fatto che, in certi casi e in certi momenti, si è capaci di qualsiasi cosa." 
("You see, Mr. Gits, most people never have to face the fact that at the right time, the right place, they're capable of anything.")
Noah Cross

"Non ti piace parlare del passato, vero?"
("You d0n't like to talk about the past, do you?")
Evelyn Mulwray  

"Lascia stare, Jake. È Chinatown" 
("Forget it, Jake. It's Chinatown.")
Walsh

Dialoghi: 

Evelyn: "Mi dica, signor Gittes, cose così le capitano spesso?"
("Tell me, Mr. Gittes: Does this often happen to you?")
Gittes: "Perché?" 
("What's that?")
Evelyn: "Be', io giudico solo sulla base di un pomeriggio e di una sera, ma se questo è il modo in cui svolge il suo lavoro, direi che è fortunato se dura per un giorno intero."
("Well, I'm judging only on the basis of one afternoon and an evening, but, uh, if this is how you go about your work, I'd say you'd be lucky to, uh, get through a whole day.")
Gittes: "In realtà questo non mi capitava da parecchio tempo."
("Actually, this hasn't happened to me for a long time.")
Evelyn: "Quando l'ultima volta?"
("When was the last time?")
Gittes: "Perché vuole saperlo?"
("Why?")
Evelyn: "È una domanda innocente."
("It's an innocent question.")
Gittes: "A Chinatown."
("In Chinatown.")
Evelyn: "Cosa ci faceva là?" 
("What were you doing there?"
Gittes: "Lavoravo per l'Ispettore Distrettuale."
("Working for the District Attorney.")
Evelyn: "E che faceva?"
("Doing what?")
Gittes: "Il meno possibile." 
("As little as possible")
Evelyn: "L'Ispettore Distrettuale dava ai suoi uomini questo consiglio?"
("The District Attorney gives his men advice like that?")
Gittes: "Nel quartiere cinese sì."
("They do in Chinatown.")

Gittes: "Evelyn! Metti via quella pistola! Lascia che ci pensi la polizia!" 
("Evelyn, put that gun away. Let the police handle this.")
Evelyn: "È sua la polizia!"
("He owns the police!")


Recensione: 
Un film splendido e annichilente che riprende, nel pieno degli anni '70 dello scorso secolo, le atmosfere e le tematiche classiche del noir degli anni '40 e '50, impiegando nuovi mezzi ed elementi visivi. La narrazione è innervata di un profondo pessimismo cosmico, morale e umano, sotto un cielo in cui baluginano astri di cinismo, corruzione e perversità. I colori hanno qualcosa di strano anche nelle sequenze diurne, come se il sole fosse malato. Il protagonista è un anti-eroe, distrutto da un conflitto interiore e dal peso di un passato traumatizzante, che gravita intorno a una femme fatale fino al collasso e all'annientamento, come una falena che cozza contro una lanterna fino a bruciarsi le ali. Smarrimento e disincanto sono totali, assoluti: sembrano proprietà intrinseche della materia e dello spaziotempo! 

Memorabilia: 

Lo sfregio nasale del protagonista, reso con un realismo così perfetto che lo spettatore ha l'impressione di sentire l'odore del sangue rappreso misto al pus! Durante la visione del film, più volte mi sono toccato il naso, pensando di sentire col tatto la crosta sulla lesione. 

Una critica snob 

Leggendo la pagina dedicata al film di Polański nel sito di critica cinematografica Il Davinotti, ci si accorge che non sono numerosi i commenti entusiastici. Lo stesso Marcel M.J. Davinotti Jr., pur ammettendo che i personaggi sono degni di Raymond Chandler, considera la regia "farraginosa" e "lenta", sostanzialmente inefficace. Paragona la pellicola a un ambiente ricostruito con la massima accuratezza, ma privo di vita, freddo, citazionista. Tra gli utenti che sono intervenuti, prevale l'idea di ridurre Chinatown a un mero "esercizio di stile". Sono in totale disaccordo con questi giudizi artificiosi, schifiltosi, incapaci di cogliere il rifulgere del genio assoluto. Il perché dell'accoglienza tiepida è facilmente spiegabile. Il pubblico è rimasto sconvolto e terrorizzato dall'incesto!  



Il padre-nonno!

Il turpe vegliardo Noah Cross aveva ingravidato la figlia, generando una figlia-nipote di cui era sia padre che nonno. Poi concupiva anche questa figlia-nipote, gracilissima e ritardata. Avrebbe voluto possedere e ingravidare anche lei, per diventare un padre-bisnonno. E tutto in nome di Dio! 
Molti negli States fanno così. Prima leggono la Bibbia. Poi dicono: "Concupisco le mie figlie e le possiedo carnalmente, rendendole feconde. Se lo ha fatto Lot, posso farlo anch'io."  
In Italia la Bibbia non la legge nessuno. Se si andasse in giro a domandare alla gente chi era Lot, nessuno saprebbe rispondere. Credono tutti che la Bibbia sia "quella roba là di Don Matteo"

Antisemitismo furioso in California

In un momento particolarmente drammatico, Jake Gittes ed Evelyn si recano per indagare in una casa di riposo. Per non destare sospetti, l'investigatore finge di essere interessato a piazzare in quel ricovero suo padre, diventato demente e intrattabile - mentre la donna recita la parte di sua moglie. Così chiede al gestore: "Voi accettate persone di confessione ebraica?" Questi gli risponde: "Mi dispiace ma... non le accettiamo." A sua volta, Gittes dice, cercando con lo sguardo il sostegno di Evelyn: "Non si dispiaccia, neanche noi. Volevamo solo esserne sicuri. Vero, cara?"
La cosa non deve stupire. Anche se ai nostri giorni nessuno sembra saperlo, negli anni '30 l'antisemitismo negli Stati Uniti era rampante. La costa occidentale non faceva eccezione. Era molto comune che a persone di origine ebraica fosse vietato entrare in locali, club, associazioni, aree ricreative, alberghi, case di riposo e via discorrendo. Era pressante la richiesta di escludere gli ebrei dalla vita sociale, politica ed economica dell'America (Gilman, Katz, 1993). Imperava una demagogia che attribuiva la Grande Depressione alla "finanza giudaica", considerata padrona dell'amministrazione del Presidente Franklin Delano Roosevelt. Si riporta un aneddoto bizzarro. Groucho Marx voleva passare una serata in un country club della California, assieme alla giovane figlia. Gli dissero subito che non erano accettati soci ebrei e che la bambina non avrebbe potuto utilizzare la piscina. Groucho non si scompose e disse: "Mia figlia è ebrea solo per metà, può entrare in acqua fino alla cintola?" 
Un film non è soltanto un mucchietto di dettagli tecnici e registici: è soprattutto antropologia. Deve aiutare a capire il mondo. 


Inerzia poliziesca 

Il dialogo include le battute "Cosa ci faceva là?" (a Chinatown) / "Il meno possibile". Questo scambio di parole si basa su una conversazione realmente accaduta tra lo sceneggiatore Robert Towne e un agente della buoncostume che lavorava proprio nella Chinatown di Los Angeles. Il poliziotto spiegò che, a causa del complicato uso dei dialetti cinesi e delle numerose gang che operavano in quell'ambiente, la polizia non era sicura se le proprie azioni stessero effettivamente aiutando le vittime di reati o se piuttosto stessero aiutando meglio le gang a sfruttarle. Il regista ha attinto a piene mani da questo deprimente materiale, mostrando al pubblico una polizia paralizzata, incapace di ogni minima azione utile. Si ha l'idea di un Leviatano che si muove soltanto se ha un input di corruzione - e per giunta agendo in modo iniquo! 

Origini del titolo 

L'enigmatico titolo del film è una metafora della corruzione morale da parte di forze invisibili. Per tutto il film, il detective Gittes fa riferimento al suo periodo come agente di polizia a Chinatown, dove "non si capisce sempre cosa sta succedendo". A Hollywood, la celeberrima battuta finale, "Lascia perdere, Jake, è Chinatown", è diventata una specie di mantra per coloro che sono stati scottati o snobbati dall'industria dell'intrattenimento, con l'implicazione che è meglio "lasciar perdere" che farne un problema, perché è così che funziona la Settima Arte. 

Duplicati degradati! 

Il film ci mostra spesso immagini di due cose identiche, tranne per il fatto che una è difettosa: due orologi da tasca uno accanto all'altro, uno rotto. Un paio di occhiali, con una lente incrinata. Le narici di Gittes, una tagliata. Gittes ha rotto un fanale posteriore dell'auto di Evelyn. Ha perso una scarpa nel serbatoio. Evelyn ha un difetto in un'iride. Katherine sembra un duplicato di Evelyn, ma è il frutto di un incesto, piena zeppa di tare genetiche. L'elenco potrebbe continuare. Robert Towne ha sostenuto che tutto ciò non è stato intenzionale, dato che lui e Polański non hanno mai discusso l'uso di tali immagini come tema ricorrente. Non gli credo. 


Un singolare riferimento

Nel film A proposito di omicidi... (The Cheap Detective, 1978), una parodia poliziesca diretta da Robert Moore, c'è un personaggio nanesco e violento che somiglia moltissimo al cameo di Polański in Chinatown. A un certo punto, il detective Lou (interpretato da Peter Falk) gli dice, puntandogli una pistola: "Tu sei quello che si diverte a prendere a schiaffi le donne. Vediamo adesso se ti diverti quando quello che prende gli schiaffi sei tu!" Quindi lo costringe a prendersi a schiaffi da sé, e questo esegue l'ordine, finché non crolla. Il punto è che nel film tale personaggio non aveva mai preso a schiaffi nessuna: la scena mi è sempre parsa qualcosa di incongruo e incomprensibile. Ora ho capito. È possibile che la scena degli schiaffi assestati da Nicholson alla Dunaway in Chinatown fosse considerata una trovata di Polański, concepita con deliberata malvagità. Così Robert Moore ha espresso il suo sdegno e si è mostrato come una specie di "vendicatore".

Curiosità varie 

La Chinatown originale di Los Angeles fu demolita tra il 1933 e il 1936 per far posto alla Union Station. L'attuale Chinatown, situata a pochi isolati di distanza, aprì nel 1938. Quindi l'unica volta in cui Los Angeles non ebbe una Chinatown ufficiale fu il 1937, proprio l'anno in cui è ambientato questo film.

Roman Polański ha affermato che, nel restare fedele alla tradizione dei romanzi polizieschi di Raymond Chandler, ha girato l'intero film dal punto di vista del personaggio principale.

Dopo diverse riprese che non sembravano mai andare a buon fine, Faye Dunaway diede in escandescenza e chiese a Jack Nicholson di schiaffeggiarla sul serio. Così l'attore le assestò una serie di sganassoni e si sentì profondamente in colpa. Questo nonostante fosse stata proprio la Dunaway a prendere la decisione: era una donna molto morbosa, attratta dagli uomini violenti. La scena della raffica di sberle riuscì così bene che il regista ne fu entusiasta e decise di includerla nel film. Ai nostri tempi, col politically correct imperante, non sarebbe più possibile girarne una simile. 

All'epoca delle riprese, Jack Nicholson aveva appena iniziato la sua lunga relazione con Anjelica Huston. Questo rendeva le scene con il padre di lei, John Huston, piuttosto imbarazzanti.  Sì, perché il ruolo del vecio era quello del porco incestuoso. L'unica volta che Anjelica fu sul set, stavano girando la scena in cui Noah Cross interroga il personaggio di Nicholson con fare inquisitorio per accertarsi se va a letto con la figlia: "E anche ci dorme insieme? Su andiamo, signor Gittes, per ricordarselo non dovrà pensarci sopra, no?" Sì, perché in quel paese di sani principi religiosi che è l'America, un padre ha il diritto di essere geloso se la figlia gli mette le corna con un estraneo! 

Faye Dunaway e Roman Polański erano famosi per i loro furibondi litigi sul set. Durante le riprese, il regista le strappò alcune ciocche di capelli. In un'altra occasione, quando lei gli chiese quale fosse la motivazione del suo personaggio, lui esplose: "Di' solo quelle fottute parole, il tuo stipendio è la tua motivazione!" 
Ci furono anche momenti più drammatici. La Dunaway doveva orinare, ma Polański voleva girare a tutti i costi una scena e non le permetteva di liberarsi la vescica. Lei allora orinò in una tazza e gli gettò il contenuto sulla faccia. Difficile comprendere per quale motivo il regista si accanisse su una creatura così bella e sensuale. 

Nella sceneggiatura originale di Robert Towne, il malvagio Noah Cross muore e la sua eroica figlia Evelyn Mulwray sopravvive. Il regista rifiutò questo finale. Riteneva che non ci fosse nulla di speciale nei thriller in cui i buoni trionfano e che il film avesse bisogno di un finale tragico per distinguersi. In realtà lo fece per odio verso l'attrice.  

Il nome dell'ingegnere idrico ed energetico Hollis Mulwray è probabilmente un gioco di parole sul nome del capo realmente esistito del Dipartimento Idrico ed Energetico di Los Angeles, William Mulholland (1855 - 1935). Uomo ossessionato da una sfida ingegneristica di proporzioni epiche, Mulholland portò il fiume Owens a Los Angeles, trasformando la Owens Valley, precedentemente rigogliosa, in un vero e proprio deserto, attraverso una combinazione di determinazione e inganno.

Nel film si fa ripetutamente riferimento a una diga rotta che causò un disastro a Los Angeles. Questa sotto-trama è vagamente basata sul crollo della diga di St. Francis il 12 marzo 1928. La diga fu progettata e costruita tra il 1924 e il 1926 dal Bureau of Water Works and Supply, concepita come grande bacino di regolazione e stoccaggio per l'acquedotto di Los Angeles. A causa delle fondamenta difettose e di una serie di difetti di progettazione, subito dopo il suo completamento si verificarono crepe da contrazione e una piccola quantità di infiltrazioni. Nonostante una serie di riparazioni negli anni successivi, la diga si ruppe in diversi pezzi di grandi dimensioni nel marzo del 1928. L'alluvione che ne derivò causò un blackout a Los Angeles, nella San Fernando Valley e nella valle del fiume Santa Clara, danneggiando gravemente le città di Fillmore, Bardsdale e Santa Paula. Uccise 431 persone. L'ingegnere capo William Mulholland fu ritenuto responsabile del disastro, perché aveva notato diversi difetti nella diga, ma li aveva definiti irrilevanti. Aveva anche rinviato le riparazioni necessarie ore prima del cedimento della diga. Mulholland fu costretto a ritirarsi e a trascorrere il resto della sua vita da recluso.

Etimologia del cognome Gittes

Il cognome Gittes (pronuncia /'gɪtɪz/) è principalmente di origine ebraica ashkenazita dell'Europa orientale (Polonia, Ucraina), e deriva dalla parola yiddish giter, git "buono", "piacevole". In origine doveva essere un soprannome del capostipite. È possibile che in Gittes siano confluite altre etimologie, di origine tedesca, formatesi da un nome topografico designante qualcuno che viveva vicino a una barriera (medio alto tedesco gitter "cancello", "barriera", "ringhiera") o da un nome abitativo derivato dal toponimo Gitter, vicino a Brunswick. 
Nota: 
Il vegliardo incestuoso pronuncia in modo ortografico il cognome come /gɪts/, così l'investigatore lo corregge. Questa pronuncia errata da parte del demoniaco Cross non era prevista nella sceneggiatura. 

Etimologia del cognome Mulwray

Il cognome Mulwray (con varianti come Mulray) è di origine irlandese, radicato soprattutto nella provincia del Connacht. È una forma anglicizzata del gaelico Ó Maolruaidh, che si traduce in "discendente di Maolruadh" ("Capitano dai capelli rossi"), o talvolta di Ó Maolmhuire ("Devoto di Maria"). Storicamente, questo cognome è associato alla nobiltà irlandese cattolica, con documenti rinvenuti nel Regno Unito nel 1860.

venerdì 8 marzo 2024


L'UOMO CHE CADDE SULLA TERRA

Titolo originale: The Man Who Fell to Earth
Paese di produzione: Gran Bretagna
Lingua: Inglese 
Anno: 1976
Durata: 138 min
Genere: Fantascienza, drammatico, sentimentale, 
    erotico 
Regia: Nicolas Roeg
Soggetto: Walter Tevis (romanzo)
Sceneggiatura: Paul Mayersberg
Produttore: Michael Deeley, Barry Spikings, 
Produttore associato: John Peverall 
Produttore esecutivo: Si Litvinoff
Casa di produzione: British Lion Films
Fotografia: Anthony B. Richmond
Montaggio: Graeme Clifford
Musiche: John Phillips, Stomu Yamashta
Scenografia: Brian Eatwell
Costumi: May Routh
Trucco: Linda de Vetta 
Arredatore di scena: Simon Wakefield 
Parrucchiere: Martin Samuel
Assistente alla regia: Kip Gowans 
Effetti speciali: Desmond Briscoe 
Effetti fotografici speciali: Harrison Ellenshaw
Effetti visivi: John Speer 
Controfigure: Richard Graydon, Matthew Norris
Capo elettricista: Martin Evans 
Camera a mano: Gordon Hayman 
Casting: Alan Swain, Jeanne Swain
Continuità: Susanna Merry
Interpreti e personaggi:
     David Bowie: Thomas Jerome Newton
     Rip Torn: Nathan Bryce
     Candy Clark: Mary-Lou
     Buck Henry: Oliver Farnsworth
     Bernie Casey: Mr. Peters
     Jackson Kane: Professor Walt Canutti
     Rick Riccardo: Trevor
     Tony Mascia: Arthur
     Linda Hutton: Elaine
     Hilary Holland: Jill
     Adrienne Larussa: Helen
     Lilybelle Crawford: Proprietaria del negozio
         di gioielli (una carampana rattrappita)
     Richard Breeding: Portiere d'albergo
     Albert Nelson: Cameriere
     Peter Prouse: Agente della CIA, collega del
         signor Peters
     James Lovell: Se stesso (Capitano James Lovell,
         comandante dell'Apollo 13)
Doppiatori italiani: 
     Roberto Chevalier: Thomas Jerome Newton
Titoli in altre lingue: 
    Tedesco: Der Mann, der vom Himmel fiel 
    Francese: L'Homme qui venait d'ailleurs 
    Spagnolo (Spagna): El hombre que vino
       de las estrellas  
    Spagnolo (America Latina): El hombre que cayó
       a la Tierra 
    Catalano: L'home que va caure a la Terra
    Rumeno: Omul care a căzut pe Pământ 
    Russo: Человек, который упал на Землю 
    Polacco: Człowiek, który spadł na ziemię 
    Lettone: Cilvēks, kurš nokrita uz Zemes 
    Ungherese: A Földre pottyant férfi  
    Finlandese: Mies toisesta maailmasta 
    Turco: Dünyaya düşen adam 
    Giapponese: 地球に落ちて来た男 
Budget: 1,5 milioni di dollari US
Box office: 3 milioni di dollari US
Premi:
   Saturn Awards 1977: miglior attore (David Bowie)

Trama: 
Thomas Jerome Newton sembra un uomo fulvo e pallido, ma in realtà è un alieno umanoide giunto sulla Terra da un pianeta lontano. Atterrato nel New Mexico, ha in tutto e per tutto l'aspetto di un inglese. Ha anche un passaporto britannico finto. È arrivato sulla Terra in missione per trovare il modo di riportare l'acqua sul suo pianeta natale, che sta attraversando una catastrofica siccità. 
Integratosi nella società americana, riesce a sfruttare rapidamente la tecnologia avanzata del suo pianeta natale per brevettare numerose invenzioni sulla Terra. Acquisisce così un'enorme ricchezza come capo di un conglomerato tecnologico dell'Arizona, la World Enterprises Corporation, con l'aiuto del famoso avvocato brevettuale Oliver Farnsworth.
Questa ricchezza gli è necessaria per costruire un veicolo spaziale con l'arduo obiettivo di trasportare l'acqua sul suo mondo di origine. 
Durante il suo ritorno in New Mexico, Newton incontra Mary-Lou, una giovane donna solitaria dell'Oklahoma che per mantenersi lavora part-time in un piccolo hotel. Mary-Lou introduce Newton a molte usanze della Terra, tra cui la pratica della Chiesa, l'alcol e il sesso (della prima si potrebbe benissimo fare a meno...). Lei e Newton fanno coppia e si trasferiscono insieme in una casa che lui ha costruito vicino al  luogo del suo sbarco in New Mexico. 
Il dottor Nathan Bryce, un ex professore universitario che aveva avuto rapporti sessuali con le sue studentesse, ha ottenuto un lavoro come tecnico del carburante alla World Enterprises Corporation e diventa gradualmente il confidente di Newton. Bryce percepisce l'alienità di Newton e organizza un incontro con lui a casa sua, dove ha nascosto una speciale macchina fotografica a raggi X. Quando scatta una foto all'amico con questo congegno, viene subito rivelata la sua fisiologia aliena. 
La passione di Newton per l'alcol e la televisione (è in grado di guardare un gran numero di televisori contemporaneamente) finisce col diventare paralizzante, tanto che lui e Mary-Lou litigano. Rendendosi conto che Bryce ha scoperto il suo segreto, Newton commetto il gravissimo errore di rivelare la sua forma aliena a Mary-Lou. Lei non riesce ad accettare una verità tanto terribile, così fugge in preda al panico e all'orrore. Poco tempo dopo, la coppia si riavvicina. Fanno l'amore: lui essuda e alla fine è come se fosse tutto coperto da una gran quantità di sperma, che imbratta anche il corpo di lei. Mary-Lou si ritrae e si rifugia in cucina, dove piange accovacciata.
Finalmente Newton completa l'astronave e tenta di imbarcarsi nel suo viaggio inaugurale. All'impresa è data un'intensa esposizione mediatica. Tuttavia, poco prima del decollo previsto, viene catturato e trattenuto contro la sua volontà da agenti governativi di una compagnia rivale. Il suo socio in affari Farnsworth viene assassinato. Il governo, che aveva monitorato Newton tramite il suo autista, lo tiene prigioniero per anni in un lussuoso appartamento chiuso a chiave, costruito all'interno di un hotel. 
Verso la fine della sua prigionia, Newton riceve di nuovo la visita di Mary-Lou. Lei è molto più anziana, il suo aspetto è stato rovinato dall'alcol e dal tempo. Lui invece non ha subito alcun cambiamento. I due hanno un rapporto sessuale giocoso e fintamente violento, che prevede l'uso di una pistola a salve; in seguito trascorrono il tempo bevendo e giocando a ping-pong. Mary-Lou dichiara di non amarlo più, e lui risponde di non amarla più nemmeno lui. 
I carcerieri tengono l'alieno sedato con l'alcol, da cui è da lungo tempo diventato dipendente, sottoponendolo a rigorosi esami medici che indeboliscono il suo travestimento umano. Un esame, che prevede l'uso di raggi X, fa sì che le lenti a contatto che indossa si fissino in modo permanente ai suoi occhi. Alla fine Newton scopre che la sua prigione dalle sbarre dorate, ormai abbandonata, è aperta e se ne va. 
Impossibilitato a tornare a casa, Newton crea una registrazione con messaggi alieni, che spera di trasmettere via radio al suo pianeta natale. Bryce, che nel frattempo ha sposato Mary-Lou, acquista una copia dell'album e resce ad incontrare l'alieno in un ristorante. Newton è ancora ricco e dall'aspetto giovanile nonostante siano passati molti anni. Tuttavia, è anche caduto in depressione e continua a soffrire di alcolismo. Ha quasi perso la vista. Seduto nel patio esterno del ristorante, chiede di Mary-Lou, prima di crollare ubriaco sulla sedia. 


Recensione: 
Un film angosciante e confuso, a tratti fatto di puro delirio, da me visto quando ero giovane e mi trovavo in stato febbrile. Questi sono i motivi dell'inquietudine che trasmette: la sensazione frustrante di fallimento nel vedere abortire la missione verso le stelle, l'impotenza dell'alieno piovuto sulla Terra che non riesce a fare ritorno al suo pianeta d'origine. Inadeguatezza tecnologica, pastoie burocratiche e maneggi di malfattori hanno contribuito a rendere l'avventura dell'extraterrestre in mezzo al genere umano un viaggio di sola andata. Il ritmo è lento, la narrazione poco chiara, interrotta da flashback psichedelici di paesaggi e scene di vita del pianeta da cui è giunto l'alieno, un mondo a bassa gravità, su cui brilla un sole molto più luminoso del nostro. Raggi spietati, durissimi, che torturano i viventi già provati dalla scarsità d'acqua. C'è soltanto deserto, mancano gli oceani. Gli umanoidi hanno gli occhi di color giallo zabaione, con le pupille verticali come quelle delle vipere. Con mia grande sorpresa, rivedere il film dopo tanto tempo mi ha dato le stesse impressioni di marasma che mi aveva dato la prima volta: mi sono sentito come se la mia temperatura corporea fosse alta.  
Va anche detto questo: è normale che sia destabilizzante un'opera di Nicolas Roeg, visto che diresse A Venezia... un dicembre rosso shocking (Dont' Look Now, 1973). Ve lo ricordate? È quello in cui compare la raggelante figura di un nano distorto! 
I film di Roeg sono noti per presentare scene e immagini della trama in modo disordinato, fuori dall'ordine cronologico e causale, costringendo lo spettatore a riorganizzarle mentalmente per comprenderne la trama. Sembrano "frantumare la realtà in mille pezzi" e sono "imprevedibili, affascinanti, criptici e capaci di lasciare lo spettatore a chiedersi cosa diavolo sia appena successo...".   

Sequenze inquietanti: 
L'extraterrestre ha un improvviso attacco di amok mentre la sua compagna che sta portando un vassoio di biscotti appena sfornati. Preso dal delirio, colpisce con grande violenza il vassoio, facendo volare i biscotti e spargendoli sul pavimento. Una scena che non si dimentica, come una pugnalata: un atroce subliminale deve essere stato innestato tra i fotogrammi. 

Sequenze erotiche frammentarie: 
In una camera d'albergo un uomo maturo è assieme a una ragazza con gli occhiali e i capelli neri corti a caschetto. Lui le mette una mano sulla testa e cerca di spingerla a fargli un pompino, ma lei rifiuta, fa la faccia schifata dicendo che l'uccello sembra quello di suo padre. Quindi gli si accovaccia sulla virilità e lui la penetra con vigore. In una camera attigua, un altro uomo è assieme a una ragazza dai capelli neri e lunghi, senza occhiali. Lei gli prende in mano il falletto, che è molle e non reagisce; fa per fargli un pompino, dicendo anche lei qualcosa su suo padre, ma ridendo, poi cambia posizione salendo con la testa verso il torace di lui, che riesce infine ad entrarle nel canale procreativo. 
(Quando vidi il film per la prima volta, queste sequenze mi erano sfuggite: ero molto più interessato ai viaggi interstellari.)

Citazioni: 

"La cosa strana della televisione è che non ti dice tutto. Ti mostra tutto sulla vita sulla Terra, ma i veri misteri rimangono. Forse è nella natura della televisione. Solo onde nello spazio."
(Thomas Jerome Newton) 

Dialoghi:

Nathan Bryce: "Si sente amareggiato per qualcosa?" 
Thomas Jerome Newton: "Amareggiato? No. Probabilmente vi avremmo trattato allo stesso modo, se fosse venuto lei da noi." 


Sperma alieno?

A quanto pare, David Bowie non poté lavorare al film per due giorni perché aveva bevuto del "latte andato a male". Bowie vide "un liquido dorato che nuotava in vortici luccicanti all'interno del bicchiere". Secondo il sito web Bowie Golden Years, Bowie "ancora oggi non è sicuro di cosa sia realmente accaduto". E ancora: "Non è stata rilevata alcuna traccia di elementi estranei durante i test, sebbene sei testimoni abbiano affermato di aver visto la strana materia sul fondo del bicchiere". Le conclusioni del Duca Bianco, spesso in preda alle ubbie, furono a dir poco sconfortanti: "Già in uno stato di estrema fragilità, Bowie riteneva che l'intero luogo avesse un karma pessimo"
Accadde poi che David Bowie, Bernie Casey, Nicolas Roeg, Rip Torn e Buck Henry morirono tutti a distanza di quattro anni esatti l'uno dall'altro, come se le scadenze fossero state programmate da un orologio. Il primo ad andarsene fu proprio Bowie nel 2016, l'ultimo fu Henry nel 2020 (l'8 gennaio, giorno in cui Bowie avrebbe compiuto 73 anni e due giorni prima della sua morte). Sarà stata la maledizione dello sperma dorato dell'alieno! 

La casta Mary-Lou

Alla domanda sulla sua scena di sesso, Candy Clark ha detto: "Non avevo mai girato una scena di nudo prima, non mi ero mai lasciata andare a una posa da modella nuda. Non avevo mai nemmeno permesso a un fidanzato di scattarmi una foto nuda. Eppure ero lì, nuda, con David Bowie, davanti alle telecamere e a un sacco di uomini sconosciuti". Era estremamente pudica. "Credo che David fosse nervoso quanto me. Comunque, abbiamo deciso spontaneamente di finire tutto il più in fretta possibile. Ci siamo lanciati l'uno verso l'altra e abbiamo iniziato a scambiarci abbracci e baci frenetici. All'improvviso il regista ha esclamato: “Ehi, questo non è un incontro di wrestling! Calmiamoci e andiamo piano”"

La Caduta di Icaro

Il dipinto che appare nel film è "Paesaggio con la caduta di Icaro". Per molto tempo si è pensato che fosse opera di Pieter Brueghel il Vecchio (circa 1525/1530 - 1569), ma di recente l'attribuzione è stata messa in dubbio. Nella mitologia greca, Icaro riuscì a volare, con le ali costruite dal padre Dedalo, usando piume fissate con la cera. Ignorando gli avvertimenti del padre, Icaro volò troppo vicino al sole, facendo sciogliere la cera, così cadde in mare e annegò. Nel dipinto le sue gambe sono visibili nell'acqua appena sotto la nave. È un'altra metafora della difficile situazione di Thomas Jerome Newton. Una crudele ironia, vista la poca acqua presente sul suo pianeta. 


Il romanzo di Walter Tevis

Il romanzo fantascientifico di Walter Tevis, L'uomo che cadde sull Terra (The Man Who Fell to Earth), fu pubblicato per la prima volta nel 1963. In Italia apparve due volte nella collana Urania, nel 1964 (n. 359) e nel 1976 (n. 694), subendo tagli e alterazioni, anche per motivi politici: fu persino epurato il nome di Ezra Pound da una frase. Ormai è risaputo che quando si è letta un'opera in un numero di Urania, è meglio rileggerla in un'edizione integrale e più conforme all'originale.  
Il romanzo di Tevis fu opzionato diverse volte per il grande schermo - anche come episodio pilota per una serie TV - ma non ne risultò alcun adattamento. Roeg, che era venuto a conoscenza di quest'opera da Douglas Cammell, fu l'unico a riuscire a svilupparne qualcosa di utile, in base a un accordo con la Columbia. Come di consueto, sussistono alcune differenze tra il libro e il film. L'extraterrestre atterra in Kentucky nel primo, in Nuovo Messico nel secondo. Così non è menzionato nella pellicola il mito di Rumpelstiltskin, un nano malvagio dotato di poteri magici, che cerca di rubare il figlio a una principessa e può essere sconfitto soltanto se si indovina il suo nome. Bisogna leggere il romanzo per apprendenre il nome del pianeta da cui è giunto Newton: Anthea. Non sono soltanto i dettagli a differire. Anche la modalità narrativa è abbastanza dissimile: l'opera di Tevis ha una struttura semplice e lineare, priva di colpi di scena, mentre il fim è frammentato e allucinatorio. 

Dettagli di pre-produzione

Inizialmente Roeg aveva preso in considerazione l'idea di affidare il ruolo di Thomas Jerome Newton all'autore Michael Crichton, quindi all'impettito Peter O'Toole, prima di scegliere Bowie. Mi vengono i brividi al solo pensiero. Peter O'Toole come alieno sarebbe stato inguardabile. A quanto ho potuto appurare, il regista è rimasto molto colpito dal Duca Bianco dopo aver visionato il documentario Cracked Actor (1975) di Alan Yentob. 

Problemi all'uscita, scarso successo

Secondo Michael Deeley, quando Barry Diller della Paramount vide il film finito si rifiutò di pagarlo, sostenendo che fosse diverso da ciò che lo studio desiderava. La British Lion fece causa alla Paramount e riuscì ad ottenere un minuscolo risarcimento. Il film poté usufruire di un'esigua distribuzione negli Stati Uniti tramite Cinema V in cambio di 850.000 dollari. Soltanto grazie alle vendite al di fuori degli States, il budget del film fu a malapena recuperato. Il British Board of Film Censors approvò la visione del film senza tagli per un pubblico adulto nel Regno Unito, con classificazione X. 


Colonna sonora

A causa di una disputa creativa e contrattuale tra Roeg e lo studio, non è stata pubblicata alcuna colonna sonora ufficiale per il film, sebbene l'edizione tascabile del romanzo del 1976 della Pan Books (pubblicata per accompagnare il film) affermi sul retro di copertina che la colonna sonora è disponibile su RCA Records. A quanto pare, la natura della disputa consiste in questo: David Bowie aveva preparato qualcosa, che però non è piaciuta al regista. Sembra che il Duca Bianco si sia offeso a morte e che abbia scaricato la colpa dell'accaduto sul suo manager, fatto oggetto di allucinanti sfuriate. La colonna sonora, derivata da master riscoperti nel XXI secolo, è stata infine pubblicata su CD e LP nel 2016 in concomitanza con il 40° anniversario della première del film. La musica del compositore giapponese Tsutomu Yamashita (Stomu Yamashta) era già apparsa nei suoi album. 

Il regista 

Nicolas Roeg nacque a Londra, a St. John Wood, il 15 agosto 1928. I suoi genitori erano Jack Nicolas Roeg e Mabel Gertrude, nata Silk. Il padre era di origine olandese e aveva avuto un notevole successo nel commercio di diamanti, fino a un investimento sbagliato in Sudafrica che gli arrecò notevoli perdite finanziarie, lasciandolo in gravi difficoltà. In seguito, il regista dichiarò che il suo interesse per il cinema fu innescato da uno studio di registrazione situato proprio di fronte a casa sua. Fu educato alla Mercer's School di Londra. 
Essendo un cognome olandese, Roeg dovrebbe essere pronunciato /ru:g/, come se fosse scritto Roog. Dato l'imperversare delle pronunce ortografiche e la scarsa memoria storica delle persone, non mi stupirei se il regista stesso pronunciasse il proprio cognome /roʊg/, come se fosse scritto Roag o Rohg. 

Era proprio necessario?

1) S.O.S. Terra (The Man Who Fell to Earth, 1987), diretto da Bobby Roth, è un remake del film del 1976 con David Bowie. Si tratta di un adattamento per la televisione. La sceneggiatura è di Richard Kletter, Paul Mayersberg e dello stesso Walter Tevis. Attori: Lewis Smith, James Laurenson, Robert Picardo. 
2) A quanto riporta Wikipedia in francese, sarebbe stato fatto un altro adattamento nel 2008, The Man Who Fell to Earth, questa volta per il cinema. Non ho trovato alcuna informazione su questa pellicola, di cui ignoro persino il regista. Se persino il Web tace, immagino che sia del tutto prescindibile.
3) L'uomo che cadde sulla Terra (The Man Who Fell to Earth, 2022) è una miniserie televisiva drammatica fantascientifica statunitense creata da Jenny Lumet e Alex Kurtzman. È un inutile sequel del film del 1976 con David Bowie. Tutte risorse sprecate. Questa serie vede protagonisti il mandingo Chiwetel Ejiofor nel ruolo di un alieno che arriva sul pianeta Terra, e Bill Nighy che interpreta il ruolo originariamente interpretato da Bowie nel film del 1976. Ha debuttato su Showtime il 24 aprile 2022. Per fortuna è stata cancellata dopo una stagione.