sabato 4 maggio 2024

ETIMOLOGIA DI BARBA 'ZIO'

Com'è ben risaputo, nei dialetti galloitalici della Lombardia, del Piemonte e della Liguria, barba è la parola che significa "zio". Si trova anche in altre varietà romanze, come quelle parlate in Veneto (cisalpino ma non galloitalico) e in Friuli (reto-romanzo). Compare persino in alcune zone della Puglia. In un'occasione il termine è stato usato anche da Dante, in Paradiso XIX 137, parlando di un re che gli era antipatico, Giacomo di Maiorca: 

"E parranno a ciascun l'opere sozze / del barba e del fratel".

Il fratel, per inciso, è Federico II di Aragona. Secondo alcuni dantisti, l'uso di una parola lombarda sarebbe da considerarsi spregiativo. A parer mio, è il riaffiorare di un termine colloquiale che un tempo doveva trovarsi in un'area ben più estesa dell'attuale, interessando persino la Toscana.


Secondo i romanisti, il bizzarro termine deriva da un latino tardo barbānus, attestato anche come barbās e formato naturalmente a partire dal latino barba. Il significato originale dovrebbe essere "uomo barbuto", quindi "uomo autorevole" (si confronti il rumeno bărbat "uomo", dal latino barbātus "barbuto"). Quindi sarebbe passato ad indicare lo zio paterno.

Declinazione:

Singolare: 
Nominativo: barbās
Genitivo: barbānis
Dativo: barbānī
Accusativo: barbānem 
Vocativo: barbās
Ablativo: barbāne 

Plurale: 
Nominativo/Vocativo: barbānēs 
Genitivo: barbānum
Dativo/Ablativo: barbānibus 
Accusativo: barbānēs

Variante: barba 
(si trova due volte in una donazione dell'anno 764 nel Codex diplomaticus Langobardiae)

Sinonimo in latino classico: patruus 


Alcuni esiti poco noti: 

Dalmatico: 
   Dalmatico: buarba 
   Istriota: bara 
Reto-romanzo:
   Friulano: barbe 
   Ladino: bèrba 
   Romancio: barba 

Stando a questa ipotesi, posso ipotizzare che il longobardo abbia preso la parola barbānus dal latino volgare, adattandola in barbas. Si nota però che barbas non presenta mai attestazioni con la labiale sorda p-, come sarebbe logico aspettarsi se si trattasse di un vocabolo germanico nativo. Non mi risulta che sia attestata una variante *parpas.

Un'etimologia germanica

Esiste tuttavia anche un'altra possibilità, che inverte la catena logica dei romanisti: questo barbas potrebbe invece essere un lemma germanico genuino, formato a partire da baro "uomo libero" e dalla voce bas "zio paterno", presente in medio basso tedesco (discendente dell'antico sassone e diretto antenato del Plattdeutsch). Il latino barbānus ne sarebbe un adattamento. Questa sarebbe la trafila: 

*baro-baso > Longobardo barbas >
> Latino volgare barbasbarbānus 

La presenza della consonante sonora iniziale e mediana /b/, potrebbe essere dovuta a un prestito da una lingua germanica che non ha avuto la rotazione consonantica. Un'altra spiegazione possibile sarebbe invocare l'instabilità della rotazione consonantica longobarda. Tuttavia in tal caso ci aspetteremmo anche varianti con consonante sorda. Si noterà che anche la parola baro "uomo libero" (da cui è derivato barone), non sembra mai essere attestata come *paro - nonostante sia genuinamente germanica. La sua consonante iniziale /b/ non avrebbe nulla che possa di per sé prevenire la rotazione e divenire sorda. Tutto quindi punta a un prestito entrato in longobardo da un'altra lingua germanica, senza dubbio da una varietà di francone. 

Francone *barobas(o) > Longobardo barbas 

Riporto la documentazione relativa al secondo membro dell'antico composto.

Proto-germanico: *baswǣn "zio paterno"
     Ricostruzioni alternative: baswô
Esiti: 
   Antico frisone: bas 
      Frisone di Saterland: Boas
      Frisone occidentale: baes, baas 
   Antico sassone: *baso 
      Medio basso tedesco: bas
   Antico olandese: *baso 
      Medio olandese: baes 
         Olandese moderno: baas 


In ultima analisi, è questa l'origine dell'inglese boss (prestito dall'olandese). Mi sembra un'etimologia abbastanza plausibile.

Alcuni notevoli prestiti
 
1) Dal veneto, la parola barba "zio" passò al cimbro (Sette Comuni, Luserna): barba, plurale barben.
Esempio di frase: 
De barben zeint zobia béetare "gli zii sono come padri".
2) Lo stesso termine si trova anche in mòcheno. 
3) Da Venezia, la parola barba arrivò in Grecia. In greco moderno colloquiale si usa μπάρμπας (pronuncia bárbas) "zio", plurale μπαρμπάδες (pronuncia barbádes) "zii". 
Esempio di frase:
Έχω έναν μπάρμπα στη Νέα Υόρκη (pronuncia Écho énan bárba sti Néa Yórki) "Ho uno zio a New York".

giovedì 2 maggio 2024

ETIMOLOGIA DI BAGONGHI

Il bizzarro termine Bagonghi (variante nano Bagonghi; sardo Bagonchi) è uno pseudonimo usato per indicare una persona di bassa statura, nanesca, spesso goffa, talvolta con caratteri grotteschi come braccia corte, testa grossa e simili. Si usa soprattutto con riferimento a nani circensi. Infatti la designazione comparve come nome d'arte di alcuni nani che lavoravano nei circhi, attivi tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Tra questi si possono citare il faentino Andrea Bernabè (Circo Guillaume e vari altri), il galliatese Giuseppe Bignoli (Circo Pellegrini e vari altri), il romano Francesco "Checco" Medori (Circo Togni) e altri di cui non sono riuscito a identificare il luogo d'origine: Filippo Ruffa (Circo Orfei), Marco Sensale (Circo Mancini), Umberto Salvatore (in vari circhi). È possibile che proprio il Bernabè (1850 - 1920) sia stato il proto-Bagonghi. L'epiteto è in genere considerato "obsoleto", tuttavia l'ho sentito usare non poche volte a Milano, anche in riferimento a personaggi pubblici - senza però alcuna comprensione di una possibile origine deonomastica. Ormai è visto come un nome comune, non diversamente da "nano", "pigmeo" o simili, e quindi è scritto spesso bagonghi, senza l'iniziale maiuscola.

Pronuncia:
La vocale tonica -o- è chiusa: Bagónghi.
    Trascrizione fonologica: /ba'gongi/
    Trascrizione fonetica IPA: [ba'goŋgi]

Fraseologia:
    È un Bagonghi.
    È un nano Bagonghi.

Diffusione regionale:
Nelle varie regioni d'Italia, si accentua un'accezione anziché un'altra. A volte prevale la bonarietà, altre l'avversione, la ripugnanza fisica e lo stigma sociale. Ecco una breve panoramica: 

- Piemonte: Il Bagonghi è soprattutto una persona piccola e sgraziata che indossa abiti di taglia troppo larga. 
- Lombardia: A Milano si usava la locuzione Bagonghi e sensa murusa, ossia "nano e senza fidanzata", enfatizzando l'esclusione sociale di chi non era conforme ai rigidi canoni fisici richiesti dalla società del tempo per esercitare una qualsiasi attività sessuale non masturbatoria. 
Altrove nella regione, Bagonghi era meno insultante e indicava una persona goffa e impacciata. 
- Sardegna: Il Bagonchi ha la testa grossa e gli arti corti (nanismo tiroideo).
- Altre regioni: In zone dell'Emilia Romagna, a Livorno, a Venezia e in Puglia si usava la locuzione pari Bagonghi, ossia "uguale a Bagonghi", per indicare una persona piccola che indossa abiti troppo larghi e con maniche troppo lunghe, rendendosi goffa nei movimenti. A Lecce si ha la forma Baconchi, con un adattamento simile a quello visto in sardo. 

Note antropologiche

Riporto questa interessante citazione:

"Il bagonghi non si limita […] a esibire la propria deformità; recita, fa piroette, giochi di destrezza e di parole, e ha quindi bisogno, come qualsiasi attore o clown, di talento, dedizione e lunga pratica della propria arte. Deve però anche essere, sin dall’inizio, mostruoso e afflitto, vale a dire patetico. C’è persino una mitologia spicciola, cara ai giornalisti italiani, che insiste nel considerare tutti i bagonghi delle vittime del proprio ruolo."

(Leslie Fiedler, Freaks. Miti e immagini dell’io segreto, 1978)

Un panorama di incertezza 

Anni fa mi sono imbattuto nell'ipotesi che Bagonghi fosse semplicemente un antico cognome italiano, poi caduto in disuso. Sembra evidente che nessuno sia riuscito a trovare documentazione di una famiglia così denominata, spulciando nei documenti polverosi - altrimenti si sarebbe saputo.
Più diffusa è 
l'idea che possa trattarsi di un soprannome che per qualche imponderabile motivo aveva avuto un'immensa fortuna. Come molti danno per scontato, Bagonghi sarebbe stato il nome d'arte del famosissimo Andrea Bernabè. Il problema è che un nome d'arte non sarà scaturito dal Nulla: deve avere in qualche modo una ragione e una logica. 
Labili ipotesi sono state avanzate da dialettologi dilettanti, di quelli che non avevano alcuna seria base linguistica e filologica. Infatti non c'è nulla di convincente. Così sono futili i tentativi etimologici di paragonare l'epiteto alle parole cremonesi bàagol "piccolo" e bagulàa "chiacchierare", menzionati sul quotidiano Cremona Sera (2021).  

Origini africane dell'epiteto

Per fortuna ho reperito un tentativo etimologico più serio, che considero molto interessante. Questa spiegazione è esotica e ha avuto una certa diffusione nel Web, anche se permane ignoto il suo autore, a cui andrebbero riconosciuti meriti. Vorrei approfondire meglio la questione, sperando che possa essere di giovamento agli eventuali lettori. 
L'origine di Bagonghi è dal nome dei Pigmei Bakango (detti anche Kango), che fanno parte dei Bambuti (detti anche Mbuti) dell'Africa Centrale, nella parte nord orientale di quella che è oggi la Repubblica Democratica del Congo. Il prefisso ba- è un caratteristico pluralizzatore nelle lingue Bantu.
Le lingue originarie dei Pigmei si sono estinte nel corso dei secoli, lasciando come traccia soltanto elementi di sostrato. Tutte le popolazioni di questo ceppo hanno adottato le lingue dei confinanti stanziali, agricoltori/allevatori, a seconda della regione: 
- Lingue Bantu
- Lingue Ubangi
- Lingue sudaniche centrali.

Questa è la trafila fonetica da me ricostruita, altamente speculativa ma a mio parere ragionevole:

BAKÀNGO
> *BAGÀNGO
> *BAGÀNGU
> *BAGÒNGU
> *BAGÒNGÜ >
> BAGÓNGHI 

Il nome, in origine un plurale, avrà perso la sua trasparenza etimologica, diventando singolare una volta che è stato adottato dai parlanti di lingue finitime, della famiglia sudanica centrale (Mangbetu, Efe, Asua, etc.). Sarebbe il caso di condurre indagini sul campo per verificare se la trafila di cui sopra ha qualche corrispondenza documentabile. 
A chi pensa che un simile confronto sia basato su pure e semplici assonanze, dirò questo: non dobbiamo mai dimenticare che gli ambienti circensi sono sempre stati cosmopoliti. Resta da accertare la sequenza degli eventi e dei contatti, cosa che potrebbe risultare impossibile, dopo tanto tempo. Si consideri quanto sia difficile già soltanto reperire biografie sommarie dei singoli Bagonghi noti.