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martedì 9 gennaio 2024


STEREO 

Titolo originale: Stereo (Tile 3B of a CAEE Educational
    Mosaic)
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Canada
Anno: 1969
Durata: 65 min
Dati tecnici: B/N
Rapporto: 1,66:1
Genere: Fantascienza, mockumentary
Sottogenere: Distopico, manicomiale, ballardiano
Regia: David Cronenberg 
Soggetto: David Cronenberg 
Fonti di ispirazione: James G. Ballard 
Sceneggiatura: David Cronenberg 
Tematiche: Psichiatria, telepatia
Produttore: David Cronenberg
Casa di produzione: Emergent Films
Distribuzione in italiano: Rai
Fotografia: David Cronenberg
Montaggio: David Cronenberg
Interpreti e personaggi: 
    Ronald Mlodzik
    Jack Messinger
    Paul Mulholland
    Iain Ewing
    Arlene Mlodzik
    Clara Mayer
    Glenn McCauley 
Budget: 8.500 dollari US 

Trama: 
Il film si propone come parte di un "mosaico" di risorse didattiche della fantomatica Canadian Academy of Erotic Enquiry. Documenta un esperimento condotto dall'invisibile Dottor Luther Stringfellow. Un giovane biondiccio e segaligno con un mantello nero viene visto arrivare all'Accademia in elicottero. In quella squallida fortezza psichiatrica, lo studioso si unisce a un gruppo di sette volontari a cui vengono conferite capacità telepatiche. Queste cavie umane vengono incoraggiate a svilupparsi attraverso l'esplorazione sessuale.
Si spera che i gruppi telepatici, legati da relazioni sessuali polimorfe, possano costituire un sostituto socialmente stabilizzante per il "nucleo familiare obsoleto", destinato ad essere abolito. Una ragazza sviluppa una personalità secondaria per affrontare il suo nuovo stato di coscienza, che gradualmente soppianta la sua personalità originale. Con lo sviluppo delle capacità dei volontari, gli sperimentatori si ritrovano sempre più incapaci di controllare l'andamento dell'esperimento. Decidono di separare i telepati, il che provoca due suicidi. La sequenza finale mostra la giovane donna che ha sviluppato una personalità extra mentre indossa il mantello nero. 


Recensione: 
Il film è girato in un bianco e nero opprimente, è talmente lugubre che sembra ambientato a Sesto San Giovanni! Non c'è praticamente alcun suono, a parte una voce fuori campo che si sente di tanto in tanto. Sembra che i rumori siano stati assorbiti da un silenzio artificiale, generato da una macchina che annichilisce i fononi! Questa narrazione estenuante, alienante, sarebbe in grado di indurre alla follia omicida persino Giobbe, se durasse soltanto qualche decina di minuti in più. Le parole pronunciate dalla voce narrante sono terribilmente monotone: il gergo tecnico, denso come il plutonio, non si collega sempre a ciò che scorre sullo schermo. Concentrarsi non serve a nulla. Non ha alcuna utilità la comprensione del linguaggio esoterico in un manicomio, dove la Scienza è soltanto un simulacro della sociologia politicizzata. L'idea fondante sembra essere questa: esisterebbe una relazione tra il potere telepatico e il risveglio sessuale. Le  sequenze girano intorno a se stesse, senza meta alcuna, con un gruppo di attori metodici che si limitano a esibirsi per un pubblico lobotomizzato. Si converrà che tutto ciò raggiunge alla perfezione il suo effetto, con sublime maestria: far entrare in risonanza sulle frequenze della paranoia! 

Ballardismo assoluto

James Graham Ballard, sorgente primaria dell'opera di Cronenberg, esplora la psichiatria e la psiche umana, generando atmosfere da incubo. Usa spesso figure di psichiatri e psicologi come sonde per indagare le orripilanti patologie della società moderna e la fusione tra il mondo interiore ("Innerspace") e la deprimente realtà esterna. Analizza disturbi come la psicastenia attraverso disastri urbani e paesaggi mentali. La sua narrativa, che spesso si allontana dalla fantascienza tradizionale, è una lucida rappresentazione della malattia mentale contemporanea. 

La tecnologia telepatica avanza! 

Questo primo lungometraggio di Cronenberg è stato spesso catalogato come "pseudoscienza". Il regista non cerca in alcun modo di spiegare come si ottenga effettivamente la telepatia indotta, ma fornisce piuttosto allo spettatore alcuni dati espressi con un linguaggio che imita quello scientifico e che sono correlati al fenomeno extrasensoriale in questione. Ad esempio, si discute su come l'intensità del collegamento telepatico sia correlata alla distanza di due persone telepatiche, come le emozioni influenzano la telepatia, etc. Spiega come le emozioni (ad esempio l'amore) vengano manipolate in un esperimento scientifico, servendo metodo per raccogliere informazioni sulla telepatia. Eppure, proprio in questi anni, sono condotti sempre più esperimenti in tutto e per tutto simili a quelli mostrati da Cronenberg. Quello che fino a ieri era "pseudoscientifico", grazie a Zuckerborg sta diventando oggi misurabile e galileiano. Inquietante.  

Il concetto di onnisessualità

Quando studiavo all'università, vidi affisso a una parete un geniale disegno a fumetti, satirico, che denunciava le prevaricazioni dei monosessuali (etero e omo) sui bisessuali, dei bisessuali sui trisessuali e via discorrendo, fino ad arrivare ai pentasessuali - alla lettera coloro che sono attratti da cinque sessi! Cronenberg va ancora oltre, definendo l'onnisessualità, una sessualità collettiva, polimorfa e senza genere. In quegli anni imperversava un postmodernismo martellante, ossessivo, che portava i suoi adepti a sfuriare e a impegnarsi con zelo fanatico nella destrutturazione del mondo, al fine di sostituire anche il più piccolo concetto con infiniti deliri senza né capo né coda.  

Critica 
 
L'ashkenazita Jacob Siskind, scrivendo sul Montreal Gazette, ha affermato che il film "è allo stesso tempo promettente e deludente" ("is at once promising and disappointing"). Martin Malina, scrivendo sul Montreal Star, ha affermato che era "fresco, non convenzionale e, sospetto, completamente non commerciale" ("fresh, unconventional and, I suspect, thoroughly uncommercial"). Anche Robert Fulford, usando lo pseudonimo Marshall Delaney, ha elogiato la pellicola. 
Sono contrastanti le opinioni dei commentatori del sito di critica cinematografica Il Davinotti


Pigro ha scritto: 
"L'insulsaggine della storia, dei concetti e delle azioni che vediamo si sposa benissimo con l'insulsaggine delle riprese e della recitazione: un trionfo di inutilità che riesce a rendere tediosa pure la bella location scelta. Solo per cronenbergofili, ammesso che riescano a resistere pure loro." 
Bubobubo ha scritto: 
"Seppur iperconcettuale e volutamente ermetico, in questo primo lavoro medio-lungo c'è già tutto il Cronenberg tematico dei decenni successivi: l'importanza capitale della sfera sessuale nel diapason espressivo dell'essere umano (qui addirittura come antitesi all'istituzione familiare), il dominio della mente, la necessità di creare un canale comunicativo privo delle ambiguità del linguaggio naturale (qui abolito, come ogni suono; anche il commento fuori campo è poco più di una glossolalia farsesca del linguaggio scientifico). Sottovalutato."
Cotola ha scritto: 
"Difficile immaginare che il regista di questo piccolo film sarebbe diventato il grande Cronenberg. Lo spunto di partenza sarebbe anche intrigante - c'è di mezzo la telepatia - e qualcosa di cronenberghiano c'è, visto che si inizia a parlare di corpo e dei suoi mutamenti. Certe scelte però non convincono: la mancanza di dialoghi e la onnipresente voce fuori campo a narrare la storia, tanto per iniziare. Ma anche le troppe chiacchiere che di scientifico hanno ben poco."

Brutalismo allo stato puro!

Nell'ambito dell'espansione regionale dell'Università di Toronto, negli anni '60 fu creato lo Scarborough College. Progettato da John Andrews, il primo edificio del campus iniziò ad essere costruito nel 1964. A causa di ritardi nei lavori dovuti a uno sciopero dei manovali, lo Scarborough College aprì le sue aule temporanee nel campus principale a 191 studenti a tempo pieno soltanto nel 1965. Il primo edificio fu completato per l'anno accademico successivo. Il college comprendeva uno studio di produzione televisiva di 560 m2. Questo serviva per un sistema di videolezioni unico nel suo genere, inizialmente previsto per il college, che si basava sull'uso della televisione a circuito chiuso per scopi didattici. Il sistema attirò l'attenzione dei media internazionali e fu elogiato nell'edizione del 1967 del Time. Tuttavia, il sistema di videolezioni fu abbandonato dopo essere stato criticato per la mancanza di comunicazione tra studenti e docenti. Lo stile architettonico brutalista del campus dell'epoca, il nuovo studio televisivo e il sistema di lezioni futuristico sono visibili in Stereo, il che rende questo film anche un documento storico unico. 

Curiosità tecniche 

Cronenberg utilizzò una Arriflex 35 che aveva ottenuto tramite un noleggio differito da Janet Good presso la Canadian Motion Picture Equipment Rental Company. Il film fu girato in bianco e nero e senza sonoro sincronizzato, proprio a causa del rumore dell'Arriflex 35. La voce narrante fu aggiunta in un secondo tempo. 

martedì 5 luglio 2022


IL VAMPIRO DEL PIANETA ROSSO

Titolo originale: Not of This Earth
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1957
Durata: 67 min
Dati tecnici: B/N
     rapporto: 1,85 : 1
Genere: Fantascienza, horror  
Sottogenere: Vampiri spaziali 
Regia: Roger Corman
Sceneggiatura: Charles B. Griffith, Mark Hanna
Produttore: Roger Corman
Casa di produzione: Los Altos Productions
Fotografia: John J. Mescall
Montaggio: Charles Gross
Effetti speciali: Paul Blaisdell, Bob Burns
Musiche: Ronald Stein
Trucco: Curly Batson
Interpreti e personaggi:
    Paul Birch: Paul Johnson
    Beverly Garland: Nadine Storey
    Morgan Jones: Harry Sherbourne
    William Roerick: Dottor Rochelle
    Jonathan Haze: Jeremy Perrin
    Dick Miller: Joe Piper
    Anna Lee Carroll: Donna del Pianeta Rosso
    Pat Flynn: Simmons
    Barbara Bohrer: Cameriera
    Roy Engel: Sergente Walton
    Tamar Cooper: Joanne
    Harold Fong: Umano da inviare su Davanna
Doppiatori italiani:
    Renato Turi: Paul Johnson
    Rita Savagnone: Nadine Storey
    Luciano De Ambrosis: Harry Sherbourne
    Riccardo Mantoni: Dottor Rochelle
    Oreste Lionello: Jeremy Perrin
    Ferruccio Amendola: Joe Piper
    Marcella Rovena: Donna del Pianeta Rosso
    Gino Baghetti: Sergente Walton 
Titoli in altre lingue: 
    Tedesco: Gesandter des Grauens 
    Francese: Le Vampire de New York 
    Portoghese (Brasile): O Emissário do Outro Mundo 
    Russo: Не с этой Земли 
Budget: 80.000-100.000 dollari US
Box office: circa 1 milione di dollari US 


Trama: 
Un sinistro extraterrestre in giacca e cravatta ha adottato il nome "Mr. Johnson" per muoversi tra la popolazione di Los Angeles. L'alieno ha una sensibilità acutissima per i suoni e si distingue solo per la sua sintassi pomposa e formale, oltre che per i suoi occhiali da sole, che indossa anche al buio. Gli occhiali da sole nascondono il suo sguardo vuoto e dagli occhi bianchi, senza né iride né pupilla, che uccide le sue vittime bruciando il loro cervello. Rimuove il sangue della sua prima vittima - una ragazza che torna a casa di notte dopo un appuntamento - utilizzando un sistema di tubi e contenitori che tiene in una valigetta di alluminio. 
Johnson proviene dal pianeta Davanna, dove gli abitanti hanno sviluppato una malattia incurabile del sangue come effetto collaterale di una guerra nucleare. È stato inviato sulla Terra per esaminare il sangue degli umani per la sua possibile utilità nella cura della morente razza umanoide di Davanna, il cui sangue si sta lentamente trasformando in polvere nelle vene. Johnson risponde a un'autorità su Davanna, con la quale può comunicare attraverso un dispositivo nascosto dietro un pannello scorrevole nel soggiorno della sua villa a Griffith Park. La sua guardia del corpo, Jeremy, che funge anche da autista e cameriere, gli fornisce supporto e protezione, ma non è a conoscenza del fatto che sia un alieno psicopatico pluriomicida. 
Johnson assume la bionda infermiera Nadine perché si prenda cura di lui a casa sua. Il capo della donna, il medico cittadino Dottor Rochelle, è sotto il controllo ipnotico di Johnson dopo aver scoperto la peculiare struttura delle cellule del sangue del suo paziente. Con un limite al numero di trasfusioni che può ricevere, Johnson inizia ad uccidere la gente del posto e a prosciugare all'istante il loro sangue. Alle sue vittime si aggiungono un ambulante cinese, uno squallido venditore porta a porta di aspirapolvere (l'equivalente americano del Folletto) e un trio di senzatetto ubriaconi. La polizia è sconcertata da questi "uccisioni vampiriche"
I piani di Johnson vengono sconvolti dall'apparizione inaspettata e improvvisa di una donna di Davanna. Sebbene Johnson possa comandare gli umani della Terra attraverso la telepatia, fino al punto di usare la loro lingua madre, può anche comunicare completamente con i suoi compagni alieni attraverso la telepatia. La femmina aliena gli chiede una trasfusione immediata, perché le sue condizioni fisiche stanno rapidamente peggiorando. Johnson irrompe nell'ufficio di Rochelle, ma per sbaglio ruba sangue contaminato dalla rabbia. Più tardi, la donna di Davanna crolla per strada, morendo in ospedale tra atroci sofferenze.
L'amico di Nadine, il poliziotto Harry Sherbourne, cerca di interrogare il Dottor Rochelle sulla morta, ma il medico non è in grado di parlare mentre è sotto il controllo mentale di Johnson. Per precauzione, temendo di essere scoperto, Johnson invia una bizzarra creatura aliena simile a un polpo volante, attivata dall'ossigeno, che uccide Rochelle soffocandolo. L'elegante extraterrestre elimina anche Jeremy, che ha scoperto le prove della sua origine. Tenta quindi di rapire e portare con sé Nadine, che però riesce a chiamare la polizia mentre fugge nel parco. Johnson la abbandona, inseguito da Sherbourne in arrivo sulla sua moto. Quando l'agente accende la sirena, Johnson, che soffre immensamente i suoni acuti, perde il controllo della sua macchina e muore nell'incidente. 
Dopo l'inumazione di Johnson, Sherbourne e Nadine stanno accanto alla sua tomba, che reca l'iscrizione "Qui giace un uomo che non era di questa Terra". Mentre Sherbourne esprime una lieve compassione per Johnson, per la sua motivazione nel salvare il suo mondo e la sua popolazione morente, Nadine si rifiuta di offrire qualsiasi tipo di pietà. I due se ne vanno, proprio mentre un uomo misterioso, che indossa occhiali da sole scuri, si avvicina alla tomba. Come Johnson, indossa gli stessi occhiali da sole e porta con sé la stessa custodia contenente l'attrezzatura per trasfusione. 

Frasi promozionali: 

"More deadly than Dracula" 

"In qualche parte di questa Terra esiste qualcosa che non è di questa Terra" 

Sequenze memorabili: 

Il ritrovamento del cranio del venditore del Folletto, carbonizzato nel crematorio domestico! 


Recensione: 
Non è poi così male. Non mi è affatto dispiaciuto. Nonostante i suoi limiti, tipici dei tempi in cui fu fatto, questo film è tutto sommato fantascienza sana e abbastanza robusta. Il mostro, il pericolo giunto dall'Abisso di Tenebra, inizia la  sua opera predando una coppietta. I due giovani, ansiosi di consumare i piaceri della loro esistenza, convinti di avere davanti a sé un'infinità di tempo, progettano un appuntamento per potersi smandruppare selvaggiamente. Peccato che il succhiasangue si sia messo sulle tracce della ragazza. Così la fulmina con i suoi occhi bianchi e le estrae l'essenza vitale, lasciandola stecchita. Direi che è un drammatico inizio di una vicenda plumbea, tesa, ben congegnata. Certo, le idee inverosimili pullulano, come quella del sangue che evapora. Diciamo che in qualche modo, non so come, il regista è riuscito ad accattivarsi la mia indulgenza. 
Nella versione in italiano non compare il nome del pianeta d'origine dell'elegantissimo "Johnson", Davanna, che è stato sostituito con un più familiare Marte. Da qui è derivato il titolo Il vampiro del pianeta rosso. In Italia a quell'epoca l'immaginario collettivo tendeva ad identificare Marte come il solo luogo di provenienza di eventuali extraterrestri, al punto che il termine "marziano" era sinonimo di "alieno". A favorire l'identificazione di Davanna con Marte c'era il mito, molto radicato, secondo cui la vita sul Pianeta Rosso fosse in declino, minacciata dall'esaurimento delle risorse e da svariate catastrofi (tra cui la guerra). L'idea portante, che si ritrova in moltissime opere d'ingegno, è questa: Marte sta diventando inabitabile, così la sua gente comincia a migrare sulla Terra. Alla luce di tutto ciò, direi che lo stesso Corman identificasse Davanna con Marte. 
Il finale è al tempo stesso affascinante e pieno di ingenuità. Gli esseri umani cercano in tutti i modi di razionalizzare gli eventi, eliminando tutto ciò che proviene dal vasto reame dell'inconoscibile e dell'incontrollabile. Credo proprio che nessuno collocherebbe una lapide con una scritta come quella mostrata nel film di Corman, in cui si ammette in forma ufficiale l'esistenza di qualcosa che non è di questo mondo. Non vedremo mai qualcosa di simile.  


Il problema della lingua 

Si capisce che l'extraterrestre, essendo dotato di poteri telepatici, riesca a comprendere alla perfezione qualsiasi lingua con cui entri a contatto. Non soltanto è in grado di esprimersi in un perfetto inglese, tanto da passare per un americano senza mai destare sospetto: quando incontra un cinese, entra nella sua mente e gli dà brevi ordini proprio in cinese. Tuttavia, quando comunica con i suoi superiori su Davanna, servendosi di un "armadio" che permette trasmissioni in tempo reale, perché continua ad esprimersi in inglese? Così anche quando viene trovato da una donna di Davanna, che cammina per strada: il dialogo tra i due si svolge in inglese. Sarebbe stato più logico se quelle parti fossero in una lingua aliena costruita a bella posta per le esigenze della narrazione, con i sottotitoli. Il punto è sempre lo stesso. L'americano medio tende a credere che esistano soltanto due lingue nell'Universo: l'inglese e il francese. Solo per fare un esempio, Donald Trump è convinto che la Bibbia sia stata scritta in inglese e che lo stesso Mosè parlasse inglese; crede queste cose pur avendo un genero ashkenazita che conosce l'ebraico. Moltissimi nel Midwest hanno la stessa convinzione. Certo, l'americano medio sa bene che esistono altre lingue, se si imbatte in loro parlanti (come ad esempio il cinese del film), ma appena è lasciato tra sé e sé, torna subito a credere all'idea espressa dal motto "Ovunque nell'Universo si parla inglese tranne che in Francia"
 
Occhiali ai raggi X!

Griffth ha dichiarato che il film "ha dato il via a tutto il business degli occhi a raggi X." E ancora: "La maggior parte dei temi di Roger erano stabiliti fin dall'inizio. Qualunque cosa funzionasse, lui veniva e la riprendeva, e molte cose venivano usate più e più volte. Durante la produzione di Not of This Earth, ero sposato con un'infermiera e lei mi ha aiutato a fare molte ricerche mediche. Ricordo come in quella sceneggiatura curavamo il cancro. In qualche modo il film era un disastro quando fu finito." 
Quando l'ho letto, non ci volevo credere, eppure è proprio così! Tutti quei giocattoli inutilizzabili che venivano venduti come occhialini in grado di far vedere le donne nude, erano un'invenzione di Corman scaturita da Il vampiro del pianeta rosso! Che grandi aspettative erano riposte nei raggi X, su basi completamente pseudologiche! Si infilavano gli occhialini ed ecco che nulla avrebbe avuto più misteri, ogni femmina si sarebbe denudata volente o nolente, si sarebbe potuto vederle le tette, la figa, le chiappe, il buco del culo! Invece era tutto un imbroglio. Sob. Che grande delusione quando me ne sono accorto! Però aveva ragione Freud a definire i bambini "perversi polimorfi"

Curiosità

Per l'uscita televisiva nel 1963, per rendere il film più lungo, il regista Herbert L. Strock scrisse un enfatico prologo, del tutto prescindibile, e lo aggiunse all'inizio subito dopo i titoli di testa. Questo è il testo tradotto in italiano:

"Stai per avventurarti nella dimensione dell'Impossibile! Per entrare in questo regno devi liberare la tua mente dalle catene terrene che la legano! Se gli eventi a cui stai per assistere sono incredibili, è solo perché il tuo l'immaginazione è incatenata! Siediti, rilassati e credi... così da poter oltrepassare il limite del tempo e dello spazio... in quella terra che a volte visiti nei tuoi sogni!"

Oltre al testo introduttivo aggiunto a viva forza, alcune scene sono state ripetute nel corso del film per farlo sembrare più lungo. Le sequenze ripetute sono le seguenti: 
1) la scena in cui l'extraterrestre parla con il corriere nel suo salotto (che appare per la prima volta prima dei titoli di testa come "flash forward"), 
2) la scena in cui l'extraterrestre insegue Nadine (ripetuta immediatamente), 
3) la scena in cui Harry insegue l'extraterrestre (ripetuto immediatamente).

Questo film è diventato di pubblico dominio per un cavillo surreale: la stampa di rilascio non includeva l'anno del copyright. 

Quando Jeremy sta trascinando il baule per l'alieno "Johnson", gli chiede: "Che cos'hai qui, Re Farouk?" Jeremy si riferisce al Re Farouk d'Egitto, che viveva in esilio da quando fu rovesciato nel 1952.

Paul Birch è uscito dal film prima che le riprese fossero completate dopo aver avuto uno scontro fisico con Roger Corman. Si dice che abbia detto: "Sono un attore e non ho bisogno di questa roba ... Al diavolo tutto! Addio!" Secondo la co-protagonista Beverly Garland, Birch si è opposto al ritmo veloce del film, alle lenti a contatto in plastica dura, antiquate e scomode, che doveva indossare senza sosta, oltre che al basso budget del film, considerato al di sotto del suo status. Di conseguenza, le scene rimanenti di Birch sono state girate con Lyle Latell che raddoppiava per lui.

Il remake del 1988 

L'ashkenazita Jim Wynorski ha diretto un remake della pellicola di Corman: Not of This Earth (1988). A quanto pare il titolo non è stato tradotto in italiano. Roger Corman è il produttore esecutivo. Non ho visionato il film, che a quanto pare è memorabile soltanto perché il ruolo dell'infermiera Nadine è interpretato dall'ex pornodiva Traci Lords - un tempo famosa per aver ciucciato numerosi bischeri durissimi. Il budget stimato del remake di Wynorski ammonta a 296.000 dollari US. 

Il remake del 1995 

Un nuovo remake della pellicola di Corman è stato diretto da Terence H. Winkless: il film TV Not of This Earth (1995). Il titolo in italiano è Killer dallo spazio. Roger Corman figura tra i produttori esecutivi. Non ho visionato nemmeno questo film, mi sento stanco soltanto a pensare al continuo susseguirsi dei rifacimenti. L'infermiera è qui chiamata Amanda Sayles ed è interpretata da Elizabeth Barondes. 

domenica 3 luglio 2022


L'ASSALTO DEI GRANCHI GIGANTI

Titolo originale: Attack of the Crab Monsters
Lingua originale: Inglese, francese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1956 
Data di uscita (US): Febbraio 1957 
Durata: 68 min
Dati tecnici: B/N
    rapporto: 1,78:1
Genere: Fantascienza, orrore 
Sottogenere: Animali assassini 
Regia: Roger Corman
Sceneggiatura: Charles B. Griffith
Produttore: Roger Corman
Casa di produzione: Los Altos Productions
Fotografia: Floyd Crosby
Montaggio: Charles Gross
Effetti speciali: Beach Dickerson, Ed Nelson
Musiche: Ronald Stein
Trucco: Curly Batson
Interpreti e personaggi:
    Richard Garland: Dale Drewer
    Pamela Duncan: Martha Hunter
    Russell Johnson: Hank Chapman
    Leslie Bradley: Dottor Karl Weigand
    Mel Welles: Jules Deveroux
    Richard H. Cutting: Dottor James Carson
    Beach Dickerson: Marinaio Ron Fellows
    Tony Miller: Marinaio Jack Sommers
    Ed Nelson: Guardiamarina Quinlan
    Maitland Stuart: Marinaio Mac
    Charles B. Griffith: Marinaio Tate 
Titoli in altre lingue: 
    Francese: L'Attaques des crabes géants 
    Spagnolo: El ataque de los cangrejos gigantes 
    Rumeno: Atacul crabilor monștri 
    Russo: Атака крабов-монстров 
Budget: 70.000 - 85.000 dollari US
Box office: circa 1 milione di dollari US 

Trama: 
Un gruppo di scienziati e i cinque marinai che costituiscono il loro equipaggio di supporto, sbarcano su un remoto isolotto nell'Oceano Pacifico. Stanno cercando una precedente spedizione scomparsa senza lasciare traccia, mentre continuano le loro ricerche sugli effetti delle radiazioni dei test nucleari dell'atollo di Bikini sulle piante insulari e sulla vita marina. Questi sono gli scienziati: il Dottor Karl Weigand, il geologo James Carson e i tre biologi Jules Deveroux, Martha Hunter, Dale Drewer. Il gruppo include anche il tecnico e factotum Hank Chapman. Subito dopo il loro arrivo, il marinaio Tate cade in acqua e muore in modo atroce, il suo corpo decapitato galleggia in superficie. Due marinai vengono lasciati a guardia degli esploratori, mentre gli altri, guidati dal guardiamarina Quinlan, tentano di tornare sulla terraferma. Non ci riescono, perché il loro idrovolante esplode inspiegabilmente. Gli scienziati non capiscono cosa sia successo, quindi decidono di restare sull'isola e continuare le loro ricerche. Leggono voci di diario scritte dal precedente team scientifico, che menzionano la presenza di vermi assassini. Martha e Dale vanno a fare immersioni subacquee. Quella notte, Martha sente la voce del capo della spedizione precedente, McLane, che la chiama con insistenza. Carson scende in una voragine apertasi all'esterno durante un inspiegabile terremoto, perdendo l'equilibrio e cadendo nelle viscere della Terra. 
Con grande orrore, presto si viene a sapere che il gruppo precedente è stato ucciso e divorato da due granchi giganteschi, mutati e provvisti di intelligenza umana, che hanno assorbito le menti delle loro vittime, riuscendo a parlare telepaticamente con le loro voci. La maggior parte dei membri al seguito del Dottor Weigand vengono sistematicamente attaccati e uccisi dai mostri, che ora sono invulnerabili alla maggior parte delle armi standard a causa delle mutazioni della loro struttura cellulare. I superstiti scoprono finalmente che i due granchi giganteschi sono la causa dei terremoti e delle frane che sconvolgono l'isola, che minaccia di sgretolarsi. Le dimensioni della terraferma di riducono, perché viene minata dai cunicoli scavati dai portentosi crostacei! 
Gli ultimi tre membri della spedizione rivolgono la loro attenzione a un modo per impedire ai due mostri di accoppiarsi e di riprodursi. Riescono a uccidere uno dei granchi giganteschi in una grotta, facendogli crollare sul cranio un masso immenso, fatto rovinare tramite il brillamento di una carica esplosiva. Mentre l'isola continua a disgregarsi nel Pacifico, e dopo essere riuscito a malapena a fuggire dal loro laboratorio in rovina, Dale, Martha e Hank incontrano finalmente l'ultimo granchio gigante intelligente, Hoolar, che parla loro tramite telepatia. Hoolar giura di andare sulla terraferma con le sue uova fecondate quando l'isola si sarà dissolta e i tre umani saranno assimilati: il suo intento è divorare ancora più persone, fagocitando le menti dei morti nel processo. A questo punto Hank si sacrifica abbattendo una torre di trasmissione carica elettricamente, facendola schiantare direttamente sopra la bestia colossale, fulminandola assieme alla covata contenuta nel suo ventre! Dale e Martha si abbracciano sulla piccola porzione di ciò che resta di quella che un tempo era una grande isola: uno scoglio microscopico.  


Recensione: 
Una cosa posso dire con certezza: questa non è esattamente tra le migliori opere di Corman! Il regista statunitense, all'epoca fiero sostenitore del cinema a costo zero, ha cercato di ovviare alla quasi totale assenza di mezzi ricorrendo alla tecnica dell'off-camera: i granchi ci sono ma non si vedono per la maggior parte del film. Si passano interminabili minuti di noia tra un'allerta, un'esplorazione e un tremore del suolo. Non potendo cavarsela con questo escamotage fino all'ultimo minuto di pellicola, a un certo punto questi benedetti crostacei devono pur saltar fuori. Ed eccoli finalmente comparire: sono fatti di cartapesta! Con ogni probabilità sono stati assemblati da un gruppo di mocciosi delle elementari, o che diamine di denominazione scolastica si usa in America per esprimere il concetto. Oppure saranno stati presi da un baraccone delle giostre. Non dimentichiamoci che gli States sono la terra dei Luna Park. Si ravvisa una totale mancanza di conoscenza, seppur rudimentale, dell'anatomia dei granchi. Solo per fare un esempio, i granchi hanno occhi completamente neri e durissimi, posti proprio in cima alle corte antenne. Qui invece vediamo occhi smisurati posti sul carapace, simili a quelli dei vertebrati, dotati di iride, di pupilla (dipinte a mano) e persino di spesse palpebre. Sono anche ben visibili due narici. Trovo tutto ciò grottesco: i granchi non hanno mica un sistema respiratorio come il nostro. Ho notato che domina la tendenza a non criticare coloro che sono etichettati come "Grandi" o "Maestri", come se fosse un obbligo morale esaltare anche le loro peggiori creazioni. Mi è stato detto che Corman è quasi una divinità, così in nessun caso si può definire "trash" un suo lavoro. Non ho questo tabù: sono in grado di dire peste e corna di un film di chiunque, fosse anche di una divinità, se necessario. Riconosco che L'assalto dei granchi giganti sia un film a dir poco bizzarro e inconsueto, ma questo non basta a farne un capolavoro. Checché ne dicano i fan, posso garantire che Corman non ha fatto soltanto cose belle! 
Per essere un film realizzato con mezzi così primitivi, si può dire che abbia avuto un buon riscontro al botteghino. Questo forse si deve anche al fatto che fu distribuito in modalità "double bill" assieme a un altro film di Corman: Il vampiro del pianeta rosso (Not of this Earth, 1957). Questo significa che lo spettatore pagava due biglietti al prezzo di uno. I cinema e i drive-in erano più che altro luoghi di incontro per coppiette, che approfittavano dell'oscurità per smandrupparsi: mi domando quanti abbiano davvero prestato attenzione alle sequenze sullo schermo. 

Le opinioni di Roger Corman 

Corman era particolarmente affezionato a questo film, credo per motivi sentimentali. Così ebbe a dire:

"Questo è stato il maggior successo di tutti i primi film horror a basso budget. Penso che il suo successo abbia qualcosa a che fare con la natura selvaggia del titolo che, lo ammetto, è piuttosto inconsueto. Tuttavia, penso che gran parte della sua popolarità abbia a che fare con la costruzione della trama. Ho sempre creduto che, nei film horror e di fantascienza, di solito si spenda troppo tempo per spiegare i personaggi in modo approfondito e sviluppare varie sottotrame. Il pubblico di genere guarda davvero questi film per i loro elementi di fantascienza o per il loro valore scioccante. Ovviamente vogliono capire i personaggi e vogliono entrare in empatia con tutti loro per condividere le emozioni presenti. Ma non desiderano farlo a scapito degli altri aspetti del quadro. Ne ho parlato con Chuck Griffith. Chuck e io abbiamo elaborato una trama generale prima che lui si mettesse a lavorare sulla sceneggiatura. Gli ho detto: "Non voglio che ci sia una scena in questo film che non finisca con uno shock o con il sospetto che stia per accadere un evento scioccante". Ed è così che si leggeva la sceneggiatura finita. Guardando il film hai sempre avuto la sensazione che qualcosa, qualsiasi cosa stesse per accadere. Penso che questa costruzione, oltre al fatto che la creatura fosse grande e brutta, abbia conquistato il pubblico." 

Il mio sospetto è che il regista non avesse mai sentito parlare delle seghe al cinema e nei drive-in. In ogni caso, quando l'ashkenazita Jim Wynorski propose di dirigere un remake, Corman rifiutò in modo categorico, dicendo che era così attaccato all'originale da non sopportare l'idea. La sceneggiatura wynorskiana, che era già pronta, rimase così inutilizzata.   

Fantascienza e pseudoscienza 

Per gran parte del XX secolo, alle radiazioni ionizzanti erano attribuiti poteri incredibili. L'argomento era una fonte di ispirazione inesauribile. Scrittori, sceneggiatori e registi facevano gara a chi la sparava più grossa. Se si dovessero raccogliere tutte le trovate letterarie e cinematografiche fondate sui presunti effetti della radioattività sugli esseri viventi, si compilerebbe una ponderosa enciclopedia di fanta-fisica, i cui volumi a stento potrebbero essere contenuti in una biblioteca grande come un grattacielo di cento piani! Va detto che senza la pseudoscienza, ci sarebbe poca fantascienza.  
Senza dubbio in questa pellicola di Corman è originale l'idea alla base della mutazione dei crostacei, che sarebbero privi di una struttura molecolare definita, essendo i loro atomi completamente disconnessi tra loro e liberi di muoversi, in modo simile a quanto accade agli elettroni in un conduttore elettrico in tensione. Il fatto che ciò sia originale non implica tuttavia che sia plausibile. Ci si domanda come possa un essere in queste condizioni avere una forma definita, avere organi o altre parti funzionali, come possa pensare e parlare, su cosa si basi il suo accoppiamento e la sua riproduzione, etc. L'intero impianto della narrazione è antifisico, irreale, intrinsecamente insensato, pur facendo sfoggio di un linguaggio scientifico. Potremmo dire che nella migliore delle ipotesi è sfocato. Cagliostro e Paracelso avrebbero saputo dare spiegazioni migliori. 
Notevole è la fissazione cormaniana per la telepatia e il controllo mentale, poteri che compaiono in diversi altri suoi film. Se i granchi giganteschi non fossero stati telepatici, la sceneggiatura sarebbe stata ancor più limitata e grossolana: ci sarebbe stato davvero molto poco da dire. Se c'è qualcosa di buono, direi che è proprio qualche spunto per meditazioni sulla natura dell'autocoscienza, del pensiero e del linguaggio umano. 

Dialoghi: 

Hank Chapman: "Cosa significa, dottore?"
Dott. Karl Weigand: "Lui è morto."
Dale Drewer: "Ma ha parlato, Karl."
Hank Chapman: "Questa dovrebbe essere una storia di fantasmi?"
Dott. Karl Weigand: "No. No, non credo ai fantasmi. Si tratta di un uomo morto, ma la cui voce e memoria vivono. Come ciò possa accadere non lo so, ma le sue implicazioni sono molto più terribili di quanto qualsiasi fantasma potrebbe mai essere."

Martha Hunter: "Ebbene, dottore?"
Dott. Karl Weigand: "È ridicolo! La struttura molecolare di questo granchio... è interamente sconvolta. Non c'è coesione tra gli atomi. 
Hank Chapman: "Non capisco." 
Dott. Karl Weigand: "Nemmeno io. A quanto pare abbiamo a che fare con dei mostri inconcepibili, derivanti da un'overdose di avvelenamento da radiazioni. Come posso spiegarlo? Vedi, l'elettricità... L'elettrone libero nell'atomo di rame si distacca per ruotare attorno all'atomo successivo, trasportando la carica attraverso un filo. Mi segui, Hank?" 
Hank Chapman: "Penso di sì. Gli elettroni liberi si muovono da un atomo all'altro lungo il rame alla velocità della luce. Me lo ricordo dal liceo."
Dott. Karl Weigand: "Sì, da atomo ad atomo. Beh, qualcosa del genere è successo al nostro granchio. Ma, invece di elettroni liberi, il granchio ha atomi liberi. Tutti slegati. È come una massa di liquido con una forma permanente. Di conseguenza, qualsiasi sostanza il granchio mangi viene assimilata nel suo corpo di energia solida, diventando parte del granchio."
Martha Hunter: "Come i corpi dei morti?"
Dott. Karl Weigand: "Sì, e così il loro tessuto cerebrale, che dopotutto non è altro che un magazzino di impulsi elettrici."
Dale Drewer: "Ciò significa che il granchio può mangiare il cervello della sua vittima, assorbendone la mente integra e funzionante."
Dott. Karl Weigand: "È una teoria valida come qualunque altra per spiegare cosa è successo."
Martha Hunter: "Ma, dottore, questa teoria non spiega perché le menti di Jules e Carson si siano rivolte contro di noi."
Dale Drewer: "Conservazione della specie. Una volta erano uomini, ora sono granchi di terra." 

Errori vari 

Le rappresentazioni dei terremoti vengono eseguite semplicemente scuotendo la fotocamera. Mentre il gruppo degli scienziati si sposta quando si verifica il terremoto, il gruppo dei marinai non si muove affatto. 

In alcune sequenze si vedono ruote e gambe in movimento sotto il carapace dei granchi giganteschi! 

Sebbene il personaggio interpretato da Richard Garland si chiami "Dale Brewer" in tutto il film, nei titoli di coda il nominativo è scritto "Dale Drewer". Semplice refuso? Forse chi preparò i titoli era un astemio militante (in America ci sono molte simili forme di fanatismo), che non sopportava il cognome "Brewer", il cui significato è "produttore di alcolici" (per fermentazione o per distillazione). Così il problematico "Brewer" divenne un più anodino "Drewer". In Italia, dove il problema era più che altro il sesso, si ricorda il Pianeta Porno che divenne il Pianeta Korno

domenica 15 marzo 2020

IL TELEPATE

A volte, durante i miei quotidiani viaggi in treno verso il luogo di schiavitù salariata, mi imbatto in un individuo alquanto singolare. Nella maggior parte dei casi lo trovo la mattina presto andando verso Milano sul treno che proviene da Biasca, anche se qualche volta lo incrocio mentre mi dirigo verso Seregno dopo una defatigante giornata di lavoro. È un uomo maturo di statura molto bassa, con pochi capelli grigi, una bella pelata e baffetti esigui. Una fisionomia comune in Inghilterra, ma abbastanza inusuale in Italia. Il suo volto mi ricorda vagamente quello di Vittorio Sermonti, il noto e apprezzato dantista, ma il cranio ha una forma bombata davvero curiosa. Ha uno sguardo tremendo e di fuoco, con occhi chiari che sembrano di brace come quelli di Caronte. Ogni volta che lo vedo sono preso da un disagio insostenibile, e questo per una ragione molto semplice: so per certo che è un telepate. Riesce a scandagliare la mente di tutti i suoi vicini, scavando in profondità, leggendo i pensieri e dicifrando le emozioni. Il punto è che lo sento scavare nella mia anima come se usasse strumenti chirurgici, sono cosciente della reale esistenza dei suoi poteri perché li ho vissuti sulla mia pelle. Me ne sono accorto in occasione di una giornata estiva particolarmente afosa. Una donna bionda e formosa era seduta davanti a me, proprio di fianco al telepate. Guardando le gambe e i piedi di quella bellezza statuaria mi sono messo a fantasticare e ho pensato di strusciarle il fallo sulla pelle di tutto il suo corpo fino ad avere un'eiaculazione. Gli occhi dell'uomo simile a un piccolo Caronte mi hanno incenerito: poteva vedere nella mente ogni mia azione immaginaria e disapprovava fortemente tali fantasie. Mentre nella fantasia il mio fallo accarezzava il volto della maliarda, passandole prima sulle guance, poi sotto il naso, sulle labbra e cominciando quindi ad eruttare il seme, sono stato assalito da una sensazione difficile a definirsi, come una fitta, una scossa, in ogni caso qualcosa di molto fastidioso. Allora ho visto che il telepate mi fissava, pieno d'ira. La sua ostilità era totale, pur rimanendo egli immobile. Sembrava quasi che mi accusasse di aver commesso un atto di violenza! La donna non si è accorta di nulla: sonnecchiava beata senza nemmeno sapere cosa stava accadendo. Ho subito cambiato scompartimento e da allora ho deciso di oppormi ai tentacoli telepatici di quell'essere alieno, rifuggendolo. Non so chi o cosa sia, ma di certo non è un terrestre. Non è l'unico caso di individuo telepatico in cui mi sono imbattuto, ma devo dire che nel corso della mia esistenza ben poche cose sono state per me altrettanto spiacevoli.

Marco "Antares666" Moretti, gennaio 2017

martedì 10 marzo 2020

IL NOBILUOMO E LA NEVE DELLA MORTE

Una giornata di sole, il cielo sereno e splendente nonostante sia inverno, senza nemmeno l'ombra di una nube. Sono a Milano in Via Melchiorre Gioia, appena uscito dal bar dove ho consumato un pasto scadente durante la pausa pranzo, un input a malapena migliore dell'output. All'improvviso vedo sopraggiungere un uomo quale mai ho visto prima nel corso della mia esistenza. È longilineo, magrissimo e scattante, con la pelle chiara come se non avesse sangue nelle vene, o come se il suo sangue non avesse quasi emoglobina. Somiglia a Sting, il famoso cantante, ma è incredibilmente longilineo, gli occhi sono grigi tanto da sembrare fatti di ghiaccio, i capelli sono rossi come il fuoco o come una varietà metallica di carota. Mi accorgo subito che la fisionomia è del tutto inusuale, non ci si potrebbe imbattere in nulla di simile nel capoluogo lombardo, nemmeno per caso. I suoi abiti sono neri, la sua andatura è sostenuta, il suo portamento è altero, aristocratico. Capisco subito che il lui c'è una nobiltà che non ha mai potuto avere origine su questo pianeta. Forse potrebbe essere un inglese, certo, ma ha comunque qualcosa di diverso, di inesplicabile. Non posso razionalizzare una presenza così incongrua. Se in strada si vedesse un gruppo di uomini di quel tipo, si urlerebbe di certo per lo stupore. Già uno così sfiora quasi l'assurdo, un gruppo sarebbe qualcosa di impossibile, di troppo impensabile per essere reale. A un certo punto sento in me la sua essenza, come se fosse avvenuto un contatto telepatico. Tutto dura pochi istanti, eppure mi cambia la vita. Mi rendo conto che è come se lo avessi riconosciuto, nonostante l'alienità che separa le nostre rispettive condizioni. Un pensiero pulsa nella mia testa: "BONDA GAVALANT!" Quella lingua, che il genere umano ritiene ignota, in realtà la conosco bene. Siamo soltanto in due a parlarla in questo mondo infelice, io e un fraterno amico. Per questo la mia sorpresa è ancora più grande. "BONDA GAVALANT!" significa "NOBILUOMO DI GAVALAN!" L'uomo dai capelli fulvi e lucenti capisce all'istante che ho capito la sua origine. Ha captato i miei pensieri, li ha sentiti in sé, ne sono certo. Mi guarda in preda all'inquietudine e si allontana a passo spedito, come se avesse visto la Morte. Solo allora capisco il perché della sua visita su questo globo terracqueo, proprio a Milano. È venuto a cercare la Neve della Morte, la cocaina!  
 
Marco "Antares666" Moretti, dicembre 2013  

martedì 8 ottobre 2019

ETIMOLOGIA E PRONUNCIA DI ZUCKERBERG

Tutto noi conosciamo Mark Zuckerberg. Entrato di prepotenza nelle nostre vite, ne ha preso il completo controllo. Scandaglia le nostre menti in tempo reale tramite meccanismi di captazione telepatica e ha acquisito su tutti noi un potere superiore a quello esercitato da qualsiasi dittatore del passato. Molti però si pongono una domanda che potrà sembrare futile. Come si deve pronunciare il cognome Zuckerberg? Anche a costo di essere impopolare, affermo e affermerò sempre una sacrosanta verità. I cognomi ashkenaziti sono in gran parte composti formati a partire da parole della lingua tedesca, quindi appartengono ipso facto alla lingua tedesca. Mi si dirà che si tratta di adattamenti dallo yiddish. Benissimo, ricordo che lo yiddish è una lingua eminentemente germanica, per la precisione una varietà dell'alto tedesco. Reputo pertanto una aberrazione insopportabile qualsiasi pronuncia ortografica anglosassone di questi cognomi - e di ogni cognome tedesco in generale, quale che sia la sua origine. Tutti sappiamo che Frankenstein si deve pronunciare /'fɹaŋkǝnʃtaɪn/ e non /'fɹaŋkǝnsti:n/ (come se fosse scritto Fronkensteen) o addirittura /'fɹæŋkǝnstɪn/ (come se fosse scritto Frankenstin). Spero che lo abbiano imparato anche nella Terra dei Liberi, visto che l'acuto Mel Brooks ha pensato di insegnarlo a quella progenie incolta tramite il suo film Frankenstein Junior (1974). Allo stesso modo Zuckerberg è e sarà sempre da pronunciarsi /'tsʊkəɹbɛɹg/, non /'zʌkəɹbəɹg/ o simili, come invece fanno negli Stati Uniti d'America e in altre nazioni di lingua inglese. La prima sillaba del cognome ha una vocale -u- (persino la vocale /u/ italiana è un'approssimazione migliore di quella usata dagli anglosassoni!) e inizia con una consonante affricata sorda /ts/, come quella che si trova nelle parole italiane razzismo, tazza e cozza. Non ha la consonante fricativa sonora /z/, come quella che si trova nelle parole italiane rosa, cosa e casa, che in tedesco si trova anche in posizione iniziale in parole come Sonne "sole", Saft "succo", sein "essere" e Sieg "vittoria". Trovo assolutamente deprecabile e priva di senso l'abbreviazione Zuck, pronunciata /zʌk/ e oggi tanto popolare, dato che oscura completamente l'etimologia del cognome. Anche se gli Stati Uniti d'America hanno fatto una bandiera dell'ignoranza e dell'incapacità di comprendere l'etimologia dei nomi, bastano poche nozioni di tedesco per sapere cosa significa il cognome del plenipotenziario di Satana sulla Terra: Montagna di Zucchero. Non è un concetto troppo arduo. Né mi sembra impossibile memorizzare parole semplici come Zucker "zucchero" e Berg "montagna". Seguendolo, si comprende che questi cognomi sono trasparenti, ossia traducibili. Così come Zuckerberg significa "Montagna di Zucchero", possiamo tradutte all'istante moltissimi cognomi ashkenaziti: Weinstein "Pietra del Vino", Goldberg "Montagna d'Oro", Goldblum "Fiore d'Oro", Goldstaub "Polvere d'Oro", Goldstein "Pietra d'Oro", Goldschmiedt "Orafo", Rosenberg "Montagna della Rosa", Schwartzkopf "Testa Nera", etc. Perché queste ovvietà vengono bellamente ignorate?

Qualcuno mi dirà che persino lo stesso Mark Zuckerberg pronuncia in modo anglizzato il proprio cognome come /'zʌkəɹbəɹg/, favorendo tra i suoi dipendenti l'abbreviazione /zʌk/ e andando volentieri contro la fonetica stessa della lingua tedesca. La cosa è irrilevante. La natura di una lingua non cambia per l'arbitrio di uomini tirannici. Altri mi diranno che è un fatto politico: moltissimi Ashkenaziti hanno favorito l'anglizzazione della pronuncia dei loro cognomi per reazione contro il Reich. Ciò è una pura e semplice assurdità: la lingua tedesca non è un'invenzione di Adolf Hitler e della NSDAP! Una persona che deturpa il proprio cognome, quale ne sia il motivo, si fa servitrice della Menzogna. Lo stesso Mel Brooks ha fatto allusione a questa tendenza: il discendente di Victor Frankenstein pronunciava stizzosamente il proprio cognome come Frankenstin a causa di un senso di vergogna, per dissociarsi da un passato per cui provava un'invincibile ripugnanza. Riacquistato l'orgoglio dell'appartenenza ai propri Padri, ecco che lo scienziato ripudiava Frankenstin per tornare a farsi chiamare Frankenstein. Perché Mark Zuckerberg non fa lo stesso? Per una lingua non c'è maledizione peggiore dell'ortografia storica, generatrice di storture e di errori a non finire. A questo punto, alterazione per alterazione, pronuncerò il cognome Zuckerberg in un nuovo modo, inedito: Zuckerborg. La logica soggiacente è chiara. Se una persona ha un account su Facebook, significa che è stata assimilata. Ogni resistenza è futile.

lunedì 8 luglio 2019


THE CELL - LA CELLULA 

Titolo originale: The Cell
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Lingua: Inglese
Anno: 2000
Durata: 107 min
Rapporto: 2.35:1
Genere: Orrore, fantascienza, thriller
Regia: Tarsem Singh
Soggetto: Mark Protosevich
Sceneggiatura: Mark Protosevich
Produzione: Julio Caro, Eric McLeod
Fotografia: Paul Laufer
Montaggio: Robert Duffy, Paul Rubell
Effetti speciali: John S. Baker, Tony Centonze
Musiche: Howard Shore
Scenografia: Tom Foden
Location: Namibia; California
Interpreti e personaggi
    Jennifer Lopez: Catherine Deane
    Vince Vaughn: Agente FBI Peter Novak
    Vincent D'Onofrio: Carl Rudolph Stargher
    Jake Thomas: Carl Stargher (da giovane)
    Jake Weber: Agente FBI Gordon Ramsey
    Dylan Baker: Henry West
    Marianne Jean-Baptiste: Dottoressa Miriam Kent
    Patrick Bauchau: Lucien Baines
    Gerry Becker: Dottor Barry Cooperman
    Tara Subkoff: Julia Hickson
    Catherine Sutherland: Anne Marie Vicksey
    Musetta Vander: Ella Baines
    Colton James: Edward Baines
    Dean Norris: Cole
    Gareth Williams: Padre di Carl Stargher
    Pruitt Taylor Vince: Dottor Reid
    James Gammon: Teddy Lee
    Kim Chizevsky-Nicholls: Vittima di Stargher 
Doppiatori italiani
    Laura Boccanera: Catherine Deane
    Tony Sansone: Agente FBI Peter Novak
    Tonino Accolla: Carl Rudolph Stargher
Budget: 33 milioni di dollari US
Box office: 104 milioni di dollari US
Riconoscimenti:
   1) Blockbuster Entertainment Awards 2001: Favorite Actress - Science Fiction Jennifer Lopez
      2) MTV Movie Award 2001: Best Dressed Jennifer Lopez World Stunt Awards - Taurus Award: Best High Work Jill Brown

Trama: 
Quando gli agenti federali l'hanno trovato, il cadavere della ragazza emanava intensi lezzi di candeggina, che hanno fatto storcere il naso a tutti. Un investigatore a momenti sveniva. No, ragazzi. Quella non era candeggina. Era sburra. Ebbene, quell'ammasso di lubrico materiale genetico, pullulante di spermatozzi ormai in decomposizione, era stato scaricato sulla donna morta dal maniaco necrofilo Carl Rudolph Stargher. Questo carnefice, di un sadismo infinito, faceva affogare lentamente le sue vittime in una cella di plexiglas, immettendo in quell'ambiente stagno un flusso costante d'acqua proveniente da una specie di doccia. Così godeva ad osservare la disperazione e l'agonia, il lento soffocamento della malcapitata di turno. In questo modo si procurava erezioni durissime e si preparava alla seconda fase del suo abominevole teatrino: la consumazione dell'atto sessuale, che consisteva in uno strusciamento ossessivo dei genitali sulle membra della morta. Lo psicopatico aveva la pelle della schiena perforata da ganci possenti, collegati a funi. Nel momento più opportuno azionava con un telecomando un paranco che lo elevava fin sul soffitto, appeso all'apparato di contenzione. A questo punto raggiungeva l'orgasmo. Senza nemmeno toccarsi il membro virile, più teso di un argano di balestra, si metteva ad eiettare fiumi di liquido seminale nel vuoto, getti di materia vilissima che finivano sul corpo freddo oggetto dell'insana bramosia necrofila. Come fermare un simile flagello? Nessun investigatore è al corrente del luogo in cui il maniaco tiene prigioniera l'ultima donna da lui rapita, si sa soltanto che potrebbe essere ancora viva. Andato in coma nel corso di un'irruzione degli agenti, per non aver potuto assumere in tempo un farmaco salvavita, il mostro soffocatore non è più stato in grado di pronunciare una sola sillaba. Anche volendo, non potrebbe rivelare nemmeno un insignificante dettaglio dei crimini di cui si è macchiato. A questo punto solo una persona su tutto il pianeta può sperare di risolvere questo rompicapo e di salvare la vittima ancora segregata in un luogo ignoto, già minacciata dal lento stillicidio di una doccia nella gabbia sigillata. Questa eroina è la dottoressa Catherine Deane, una procace psicologa - intrepretata dalla famosa Jennifer Lopez, quella che è spesso accusata dai santi uomini Evangelici e Mormoni di provocar loro erezioni, causando la dannazione eterna di miliardi di anime non nate scaturite dall'uretra congestionata in seguito a palliti turgide. La Deane è specializzata nell'usare una macchina che le permette di entrare nella mente di persone inerti nel corso di uno stato di attività cerebrale simile al sonno REM. Servendosi di questa mirabile tecnologia, ha a lungo cercato di far breccia in un fanciullo autistico in coma allo scopo di comunicare con lui e di risvegliarlo. Nella sua opera non ha avuto molto successo, a dire il vero, ma l'FBI non ha altra scelta: sarà proprio lei a occuparsi del caso, a cercare di penetrare nella mente distorta dello psicopatico, con risultati imprevedibili...  


Recensione:  
Il film è stato proiettato al mitico Cineforum Fantafilm dell'amico Andrea "Jarok" Vaccaro il 06/12/2010. Purtroppo non mi è stato possibile assistere allo spettacolo. Adesso, a distanza di anni, apprezzo pienamente questo capolavoro, generato dal genio dell'India. Tarsem Dhandwar Singh è infatti un regista indiano nato a Jalandhar nel 1961. Appartiene alla comunità religiosa Sikh, come è possibile capire già dal nome Singh "Leone", dato a tutti i maschi che hanno ricevuto il battesimo chiamato Amrit (le femmine invece si chiamano tutte Kaur "Principessa"). Maestro indiscusso dell'ideazione di video musicali e di sketch pubblicitari, il nostro Tarsem dà proprio in The Cell il meglio delle sue facoltà innate. Possiamo considerare la pellicola come un immenso crogiolo ribollente, in cui gli ingredienti più disparati si mescolano fino a dare corpo a una miscela esplosiva: antropologia, criminologia, religione, onirismo, psicologia e molto altro.  

Le origini di un sadico necrofilo   

Mi spiace dirlo ma non posso farne a meno. So che gli amici tradizionalisti e i fusariani si adireranno, ma tanto la realtà non cambia. Lo psicopatico Carl Rudolph Stargher è un prodotto della cosiddetta "famiglia tradizionale" nell'ambito di una setta evangelica estremista, di quelle che in Amerdica sono pane quotidiano. La dottoressa Catherine Deane compie catabasi oniriche nella parte più intima dell'essere del serial killer necrofilo, riuscendo a ricostruirne l'intero processo di formazione. Quando era un bambino innocente, è stato sottoposto da un padre brutale ad abusi spaventosi, che hanno causato lo stravolgimento della sua personalità, plasmandola in forme a dir poco demoniache. Le spiegazioni alternative sono due: 1) il bambino ha subìto una vera e propria trasmutazione ontologica, trasformandosi in un demone; 2) lo spirito del bambino è stato espulso dal corpo, che è diventato la dimora di un demone o di una legione di demoni. In entrambi i casi, la causa scatenante è da identificarsi nelle opere maligne del padre. L'energumeno ha cercato di affogare il suo pargoletto mentre veniva battezzato, poi al ritorno a casa gli ha assestato un pugno in faccia rompendogli la mandibola. Ogni volta che disobbediva agli ordini, lo massacrava di botte e gli ustionava i testicoli col ferro da stiro arroventato. Dopo anni di abusi fisici e morali, di orrende torture e di indottrinamento, è cresciuto giorno dopo giorno il mostro, fino a rivelarsi in tutto il suo fulgore nero, come una funesta falena che sfarfalla dal bozzolo. Certo, il padre ha sempre terrorizzato a morte il bruco con il ricatto dell'Inferno, ignorando l'esistenza stessa della metamorfosi; come risultato ha ottenuto una cosa soltanto, ha creato l'Inferno.


Un inatteso colpo di genio

Per la dottoressa Catherine Deane la discesa nelle abissali caverne oniriche dei suoi pazienti è qualcosa di incredibilmente snervante e frustrante. La tecnologia non mantiene le sue promesse e non le consente di trovare il bandolo della matassa in quei labirinti tenebrosi. Il bambino autistico la ostacola, oppone resistenza ad ogni sua mossa. Lei vorrebbe fargli attraversare un fiume, ma non si vede nemmeno una goccia d'acqua: ovunque si estendono soltanto sabbie rossicce. Ogni dialogo in quel deserto è vano. Il moccioso, serrato come un riccio, contorce il volto in un odioso grugno. "L'orco quel che vuole fa, e l'orco quando vuole trovar mi sa", sibila. Chi sia quest'orco non si capisce. Un prodotto dell'immaginazione? Una paranoia che ha preso corpo? Un pedosauro? L'informazione non è recuperabile, per quanto grande sia lo sforzo della terapeuta. Allo stesso modo il maniaco Carl Rudolph Stargher si erge come una fortezza inespugnabile davanti a lei. Quando impersona l'innocenza perduta, appare come un fragile bambino seviziato dal padre diabolico. Poi subisce una metamorfosi e appare in tutto il fulgore del Potere del Male. Vestito con bellissimi abiti imperiali, egli è colui che dispensa il tormento, colui che uccide per provare voluttà. Un Caligola Elettrico! Un Barone Vladimir Harkonnen dalla forma fisica smagliante! All'improvviso giunge alla ricercatrice la grande intuizione, come un lampo: prendendosi ogni responsabilità, non perde tempo e senza alcuna autorizzazione burocratica decide di invertire la macchina onirica. Anziché essere lei a insinuarsi nella mente del predatore, sarà lui a entrare nella sua. Il rischio è immenso, eppure l'idea si rivela subito giusta. Il principio è molto semplice: ognuno è signore e padrone del proprio microcosmo, dove chi entra è soltanto un ospite, un estraneo senza alcun potere. Quando Stargher fa il suo ingresso nella mente della dottoressa Deane, non è più un imperatore dalle vesti sfarzose. È inerme e si regge a stento in piedi. La padrona di casa ha un aspetto conturbante, a metà strada tra una guerriera ninja e la Vergine Maria - ma vestita di rosso anziché di azzurro. Accoglie nel proprio regno quell'estraneo minuscolo, tremebondo, esitante, che fino a poco prima era fonte di terrore - e risolve tutto all'istante a suon di sganassoni.

Fonti di ispirazione   

La cultura eclettica del regista Sikh lo ha di certo portato a visionare e ad analizzare con accuratezza Dreamscape - Fuga nell'incubo (Joseph Ruben, 1984), che è un importante capostipite di pellicole oniriche, la cui origine può essere individuata nel romanzo di Roger Zelazny He Who Shapes (aka The Dream Master, 1966) - pur avendo una trama in larga misura indipendente.  

A un certo punto la dottoressa Deane guarda alla televisione un film di animazione: è Il pianeta selvaggio, di René Laloux (1973), disegnato da Roland Topor! Senza dubbio uno dei miei preferiti. Si riconoscono subito le figure spettrali dei Draag, giganti dalla pelle azzurrognola, intenti a giocare con i piccolissimi e miserabili Oms - gli antenati della specie umana.

Quando l'agente dell'FBI Peter Novak entra nella mente del mostro nel tentativo di liberare Catherine Deane, si ritrova in un paesaggio desolato e arido in cui tre donne a bocca spalancata rivolgono il loro sguardo verso il Cielo del Nulla. Questa scena è ispirata a un dipinto del pittore norvegese Odd Nerdrum (Dawn, 1990). Le splendide opere di Nerdrum consistono in immagini infernali in cui prevalgono necrofilia, cannibalismo, coprofilia e coprofagia, sullo sfondo di un mondo annientato. Immagini che comunicano un'angoscia insopprimibile. 

Un ambiente infero dai massicci muri petrigni e pieno di scale, che la dottoressa Deane attraversa inseguendo Stargher bambino, è ispirato al dipinto intitolato Schacht dell'artista surrealista svizzero Hans Ruedi Giger, il creatore di Alien. 

Un altro artista a cui Singh fa riferimento è l'inglese Damien Steven Hirst. Un cavallo viene tagliato in sottili segmenti da una serie di lame cadute dal soffitto, formando una struttura che rimanda all'installazione hirstiana denominata Some Comfort Gained for the Acceptance of the Inherent Lies in Everything (1996). Per realizzare la scena, il regista si rivolse a una clinica veterinaria a Parigi, che conservava sezioni di animali. Questa è purissima Arte Metafisica!  

Prima di accarezzare le donne uccise col proprio glande tumefatto e di coprirle di sperma, il maniaco le sottopone a un rituale che ha l'intento di "purificarle": le dissangua, come se fossero bestie sottoposte a macellazione halal. Per questo il cadavere rinvenuto dagli agenti è così pallido. Il dissanguamento rituale è ovviamente una reminiscenza biblica, che affonda le sue radici nel Pentateuco: il Popolo Eletto ha ereditato leggi che vietano l'assimilazione del sangue e dichiarano impuro ogni contatto con tale fluido vitale - con l'eccezione degli omicidi considerati "leciti". La fonte d'ispirazione della scena del rinvenimento del corpo cosparso di sburra in sfacelo è la celeberrima serie televisiva Twin Peaks. Chi non ricorda Laura Palmer, adolescente sessualmente attiva e dedita a riti satanici, senza vita e chiusa in un sacco di plastica trasparente?

Non manca l'autoreferenzialità. In una sequenza si vede il carnefice seduto accanto a una vasca da bagno piena di sangue in cui è immerso il corpo della sua prima vittima. Tutto ciò rimanda al video del brano Losing My Religion dei R.E.M., dall'albun Out of Time (1991). Ebbene, quel video è opera dello stesso regista indiano. Diverse canzoni del gruppo rock statunitense si sono ben impresse nella mia memoria, anche a causa della pronuncia alterata delle parole (ad esempio consider this giungeva e giunge tuttora alle mie orecchie come consideradàs).

Questa trattazione non esaurisce l'argomento. Tarsem Singh ha tratto ispirazione anche dai video girati da Floria Sigismondi per Marilyn Manson, oltre a Closer di Mark Romanek, a The Perfect Drug dei Nine Inch Nails e a Bedtime Story di Madonna.

Curiosità

Vincent D'Onofrio ammise che sua moglie si rifiutò di dormire con lui per due settimane dopo aver visto la sua performance nel film, come se fosse uno psicopatico genuino e un serial killer. Tra l'altro, l'attore fu sottoposto a svariate umiliazioni: dovette indossare una parrucca e una tuta di plastica aderente per simulare la pelle con i ganci inseriti. Si noterà che rituali in cui l'iniziato viene appeso in modo simile (non ricorrendo a finzioni), erano già diffusi a suo tempo tra gli eroici Sioux e sono tuttora fiorenti in alcune comunità dedite al BDSM. 

L'innato e ipocrita puritanesimo imperante in America ha fatto sì che nella distribuzione domestica fosse tagliata proprio la scena più importante, quella della masturbazione necrofila e dello scaricamento del liquame genetico sui resti mortali femminili, esangui e più pallidi del gesso. Così diventa incomprensibile l'odore pungente di candeggina avvertito dagli agenti dell'FBI al rinvenimento della carcassa! Poi i padri di famiglia amerdicani possono impunemente continuare a seviziare i loro figli e per le autorità morali è tutto OK.   

Quando Carl Stargher sbudella Peter Novak con un brutto arnese, il povero investigatore doveva ricordare a Catherine Deane l'aborto a cui si era sottoposta quando era al college. Questo doveva essere l'episodio centrale della sua esistenza tormentata, la causa prima del senso di colpa che l'accompagnava perennemente. All'ultimo fu deciso un cambiamento nei dialoghi, perché risultò che questa scena avrebbe reso la dottoressa una protagonista piuttosto antipatica al pubblico. Non dimentichiamoci che gli States sono un paese biblico pullulante di adoratori dei feti: un aborto anche soltanto immaginario non sarebbe mai stato perdonato e la stessa Jennifer Lopez, già nel mirino dei fondamentalisti per la storia delle palliti turgide, ne avrebbe avuto un danno d'immagine.

The Cell 2 

Come sempre accade di questi tempi, è stato fatto un sequel: The Cell 2 - La soglia del terrore (Tim Iacofano, 2009), interpretato da Tessie Santiago, Chris Bruno e Frank Whaley (per me sono perfetti sconosciuti, forse perché sono troppo vecchio). Non l'ho visionato, quindi non saprei giudicarlo. Se devo essere franco, nutro una grande diffidenza verso questi prodotti realizzati raschiando il fondo della pentola per raccattare quattro soldi in più. Leggendo la trama e i riassunti nel Web, comprendo che forse qualche elemento originale potrebbe anche esserci. Mi riservo comunque di pubblicare una recensione appena sarà possibile. 

Altre recensioni 

Roger Ebert, critico cinematografico statunitense deceduto nel 2013, ha detto mirabilia del film e del suo artefice: 

"Tarsem, il regista, è un virtuoso visivo che, senza sforzo, fa il giocoliere con la trama. È splendido il modo in cui miscela così tanti stili, generi in un film così originale."

Morando Morandini, critico cinematografico italiano deceduto nel 2015, era tutto fuorché entusiasta dell'opera del Sikh. Così ha scritto: 

"È, come tentativo di thriller visionario, un bluff che, tolti pochi momenti ingegnosi, ha lo spessore narrativo di un videogioco e il valore grafico della copertina di un CD heavy metal." 

Che dire? Nel frattempo Morandini si è spento, mortuus est, etc., così come è tramontata la tecnologia dei CD. Sic transit gloria mundi!  

Lietta Tornabuoni, giornalista e critica cinematografica italiana deceduta nel 2011, ha scritto quanto segue: 

"Sono interessanti sia il tentativo di materializzare in immagini una mente malvagia e mostruosa, sia il fallimento del tentativo: un eccesso di artificio troppo lambiccato toglie forza all'impresa."

Marco Balbi, attore e doppiatore italiano tuttora vivente, è partito in quarta nella sua recensione apparsa su Ciak nel 2000:

"Se c'era bisogno di una conferma «cinematografica» del suo straordinario talento visivo, Tarsem, pluripremiato e geniale autore di videoclip e spot pubblicitari, l'ha data: il suo film è un fasto di immagini traboccanti colori e invenzioni visive, un'opera barocca che fin dai primi fotogrammi delizia l'occhio dello spettatore."

Poi però esprime un certo scetticismo: a suo avviso il problema principale della pellicola "è proprio la sceneggiatura, una storia inverosimile e prevedibile, una scimmiottatura de Il silenzio degli innocenti.

Il campionario dei giudizi è forse un po' scarno, ma a mio avviso si può considerare significativo.