domenica 9 giugno 2024

GLI AGGETTIVI POSTPOSITIVI IN INGLESE

Un aggettivo prepositivo è un aggettivo che si colloca prima del nome o del pronome che modifica. In inglese questa è la norma nota a tutti: si considerino ad esempio sintagmi come red rose "rosa rossa", wise man "uomo saggio", beautiful girl "bella ragazza", big horse "cavallo grande", stupid boy "ragazzo stupido", a white car "una macchina bianca", etc. 
Eppure esistono anche casi in cui si usa un aggettivo postpositivo o postnominale, che si colloca dopo il nome o il pronome che modifica. Quando frequentavo il liceo, la professoressa d'inglese A. (RIP) era fermamente convinta che nella lingua di Albione esistesse un unico esempio di sintagma contenente un aggettivo postpositivo: poet laureate "poeta laureato". Insisteva molto su questo e si irrigidiva, facendo "gnè gnè gnè" come una scolaretta. Tutto ciò perché non era a conoscenza di altri esempi, che pure sono abbastanza numerosi, ed era affetta da sindrome di Dunning-Kruger galoppante. Se una cosa non gliela avevano insegnata a scuola e non l'aveva appresa, ne negava in modo ostinato l'esistenza. La realtà non cambia quando qualcuno si impunta. In molti casi gli esseri umani cercano di ridurre la complessità del mondo che li circonda, pensando così di poterlo controllare. Come si può agevolmente dimostrare, il poeta laureato non è una realtà isolata. 

1) Gli aggettivi postpositivi ricorrono innanzitutto con i pronomi indefiniti (-thing, -one, -body-where). Questi sono alcuni esempi significativi: 

   something new "qualcosa di nuovo"
   something strong "qualcosa di forte"
   someone more experienced "qualcuno più esperto"
   anything better "qualcosa di meglio"
   anyone important "qualcuno di importante"
   anyone special "qualcuno di speciale" 
   nobody familiar "nessuno di familiare" 
   nothing broken "niente di rotto"  
   nothing important "niente d'importante"
   somewhere nice "un posto piacevole"
   somewhere quiet "un posto tranquillo"

In particolare, gli aggettivi postpositivi ricorrono in modo sistematico con all things "tutte le cose": 

   all things existing "tutto ciò che esiste"
   all things exotic "tutto ciò che è esotico"
   all things Irish "tutto ciò che è irlandese"
   all things scientific "tutto ciò che è scientifico"

2) Gli aggettivi che terminano in -able, -ible, spesso al grado superlativo, sono postpositivi in molte occorrenze: Questi sono alcuni esempi significativi: 

   the best way possible "il miglior modo possibile" 
   the only day suitable "il solo giorno adatto"
   the only option available "la sola scelta disponibile"
   the person responsible "la persona responsabile"
   the worst choice imaginable "la peggior scelta 
       immaginabile"

Non sempre l'uso postpositivo è obbligatorio: si può trovare the only actor suitable oppure the only suitable actor "il solo attore adatto"; the best use possibile, ma anche the best possible use "il miglior uso possibile" (Quirk et al., 1985; Šaldová, 2021). 
Nel linguaggio corrente si possono trovare occorrenze in frasi abbastanza complesse:  
we have a plenty of rooms available "abbiamo molte stanza disponibili".

3) Alcuni aggettivi possono ricorrere sia in forma postpositiva che prima del nome. Tra questi se ne trovano alcuni di origine verbale terminanti in -ing o in -ed. I principali sono i seguenti (Quirk et al., 1985; Šaldová, 2021): 

absent "assente" 
appointed "designato"
concerned "riguardante"
desired "desiderato" 
following "seguente" 
involved "coinvolto" 
past "passato" 
positive "positivo" 
preceding "precedente" 
present "presente" 
proper "appropriato" 
required "richiesto" 

Esempi: 
  the people involved "le persone coinvolte"
  the people present "le persone presenti"
  the city proper "la città approriata"

Schöntal (2013) elenca numerosi altri aggettivi che in certe condizioni ricorrono dopo in nome, tra cui: 

appropriate "appropriato" 
common "comune" 
different "differente" 
equal "uguale"
full "pieno" 
greater "più grande"
inherent "inerente"
likely "verosimile"
necessary "necessario" 
new "nuovo" 
relevant "rilevante"
similar "simile"
special "speciale"
specific "specifico" 
wrong "sbagliato"

Nella lista di Schöntal sono riportati anche aggettivi in -able (es. availablecapable) o comunque già classificati in altre sezioni.

3) Gli aggettivi formati con il prefisso a- sono postpositivi: 

arms akimbo "braccia sui fianchi"
boat afloat "barca a galla"
children asleep "bambini addormentati"
food aplenty "cibo in abbondanza"
house ablaze "casa in fiamme"
people alive "persone vive"
ship adrift "nave alla deriva"

4) Compaiono aggettivi postpositivi in espressioni stereotipate, istituzionali o in qualsiasi modo fisse, codificate nell'uso corrente. 
Un gran numero di sintagmi in questo genere sono in realtà parole polirematiche, residui sclerotizzati di una situazione in cui la lingua aveva una struttura più libera. Ne riporto un elenco che non ha certo la pretesa di essere completo. Come si può vedere, molte di queste entità sono relative al linguaggio tecnico e legale (di origine normanna, ma talvolta anche anglosassone), mentre altri sono tipici del linguaggio poetico e letterario.  

accounts payable "conti da pagare",
    "debiti verso i fornitori"
amount due "somma dovuta"
athlete extraordinaire "atleta straordinario"
battle royal "lotta all'ultimo sangue"
body corporate "persona giuridica", "ente giuridico"
body politic "corpo politico" (Nazione, società, etc.)
corporation sole "impresa individuale" 
court martial "corte marziale" 
decree absolute "sentenza definitiva di divorzio" 
fee simple "possesso legale della proprietà"
heir apparent "erede in linea diretta" 
heir presumptive "erede presuntivo" 
hero manqué "eroe mancato"
knight errant "cavaliere errante" 
letters patent "lettere patenti"
letters rogatory "lettere rogatorie"
letters testamentary "lettere testamentarie"
malice aforethought "premeditazione"
persons unknown "ignoti"
proof positive "prova positiva"
time immemorial "tempo immemorabile"
times past "tempi passati"
centiuries past "secoli passati" 
tresures untold "tesori inestimabili"
words unspoken "parole non dette" 
roses galore "rose a bizzeffe"
forest primeval "foresta primordiale"
things forgotten "cose dimenticate" 
whiskey neat "whiskey liscio"
whiskey sour, lett. "whiskey acidulo" (tipo di cocktail)

In particolare, si trovano polirematiche di questo tipo in alcune precise tipologie semantiche. 

i) Gli aggettivi postpositivi compaiono spesso nelle professioni, in titoli onorifici, in gradi militari o di altro genere:

airman basic "aviere semplice"
queen consort "regina consorte"
prince consort "principe consorte"
prime minister-designate "primo ministro designato"
president elect "presidente eletto"
bishop emeritus "vescovo emerito"
pope emeritus "Papa emerito" 
professor emeritus "professore emerito"
attorney general "procuratore generale"
consul general "console generale"
director general "direttore generale" 
    (variante: director-general)
governor general "governatore generale" 
postmaster general "ufficiale capo esecutivo
     del servizio postale"
surgeon general "chirurgo generale" 
    (responsabile della salute pubblica)
poet laureate "poeta laureato"
sergeant major "sergente maggiore"
minister plenipotentiary "ministro plenipotenziario" 
minister-president, minister president "capo del
    governo"
notary public "notaio pubblico"
prince regent "principe reggente" 
queen regnant "regina regnante" 
astronomer royal "astronomo reale"
princess royal "principessa reale"
lords temporal "membri laici della Camera dei Lord"
peers temporal "membri laici della Camera dei Lord"
peers spiritual "vescovi della Camera dei Lord"

ii) Gli aggettivi postpositivi si trovano nella terminologia religiosa cristiana: 

God almighty "Dio Onnipotente"
Devil incarnate "Diavolo incarnato"
demons incarnate "demoni incarnati"
life everlasting "vita eterna" 

iii) Gli aggettivi postpositivi si trovano nei nomi di organizzazioni politiche, religiose o sociali: 

Alcoholics Anonymous "Alcolisti Anonimi"
Amnesty International, lett. "Amnistia Internazionale" 
Archive Global, lett. "Archivio Globale"
Church Universal and Triumphant "Chiesa
     Universale e Trionfante"
Generation Next, lett. "Prossima Generazione" 
Knights Templar "Cavalieri Templari"
Situationist International "Internazionale
     Situazionista"
Socialist International "Internazionale Socialista"
Workers United "Lavoratori Uniti"

iv) Gli aggettivi postpositivi si trovano spesso nella peculiare terminologia dell'araldica: 

bend dexter "banda diagonale da destra"
    (sinistra dell'osservatore)
bend sinister "banda diagonale da sinistra" 
    (destra dell'osservatore)
bird vigilant "uccello vigilante"
griffin rampant "grifone rampante" 
lion passant guardant "leone passante guardante", 
     "leone leopardito"
lion rampant "leone rampante"
phoenix rising "fenice che risorge"

v) Gli aggettivi postpositivi relativi ai colori si trovano nei codici d'emergenza ospedalieri (non corrispondono a quelli in uso in Italia): 

Code Amber "Codice Ambra"
Code Black "Codice Nero"
Code Orange "Codice Arancio"
Code Red "Codice Rosso" 
Code Yellow "Codice Giallo"

vi) Gli aggettivi postpositivi sono abbastanza comuni nei titoli di opere letterarie, cinematografiche e musicali: 

Bad Moon Rising, lett. "Cattiva luna crescente"
Body Electric, lett. "Corpo elettrico" 
Brideshead Rivisited, lett. "Brideshead rivisitato"
Chicken Little, lett. "Pollo piccolo"
Chronicle of a Death Foretold "Cronaca di una
    morte annunciata"
Django Unchained, lett. "Django senza catene" 
A Dream Deferred, lett. "Un sogno rinviato"
Enemy Mine, lett. "Nemico mio" 
Hannibal Rising, lett. "Hannibal nascente" 
   (si riferisce a Hannibal Lecter, non al Cartaginese)
Hercules Unchained, lett. "Ercole senza catene"
House Beautiful, lett. "Casa bella"
Jupiter Ascending, lett. "Giove ascendente"
A Love Supreme, lett. "Un amore supremo"
The Matrix Reloaded, lett. "La Matrice ricaricata"
Mission Impossible, lett. "Missione impossibile"
Monsters Unleashed, lett. "Mostri scatenati"
A Movie Worth Seeing, lett. "Un film che merita
    di essere visto"
Murder Most Foul, lett. "Omicidio efferato"
Orpheus Descending, lett. "Orfeo discendente"
Paradise Lost "Paradiso perduto"
Paradise Regained "Paradiso riconquistato"
Prometheus Unbound "Prometeo liberato"
The Struggle Eternal, lett. "La lotta eterna"
The Road Not Taken, lett. "La strada non presa"
Tarzan Triumphant, lett. "Tarzan trionfante"
Times Remembered, lett. "Tempo ricordato" 
To a God Unknown "Al Dio sconosciuto" 
The World Unseen, lett. "Il mondo non visto"

vii) Si trovano aggettivi postpositivi in sintagmi presi a prestito dal francese, senza alcun adattamento: 

agent provocateur "agente provocatore"
cause célèbre "caso celebre", "tema caldo"
femme fatale "donna fatale"
force majeure "forza maggiore" 

viii) Si trovano aggettivi postpositivi in sintagmi presi a prestito dal latino, specialmente legale:

actus reus "atto colpevole"
Asia Minor "Asia Minore"
mens rea "intenzione colpevole"
Nero Redivivus "Nerone redivivo"
persona non grata "persona non gradita"

Ricordo sempre lo sketch esilarante in cui Gene Wilder confondeva "mens rea" con "gonorrhoea" e pensava di essere stato contagiato da un mandingo!

Note grammaticali

Questi sintagmi hanno spesso peculiarità grammaticali. Normalmente, è il sostantivo a prendere il plurale sigmatico in -s, mentre l'aggettivo postpositivo rimane invariato: proof positive, plurale proofs positive. Non mancano tuttavia eccezioni degne di nota. Ne passiamo in rassegna qualcuna, tanto per far capire l'estrema complessità dell'argomento:

battle royal,
     variante: battle royale
     plurale: battle royal, battle royals, battle royale  
Nota:
Il sostantivo resta invariato al plurale. Il plurale sigmatico in -s può invece applicarsi all'aggettivo postpositivo; 
 tuttavia non è obbligatorio. Questa è davvero una situazione molto anomala: solitamente gli aggettivi sono invariati al plurale. 

body politic,
    variante (obsoleta): body politique
    plurale: body politic; (obsoleto) body politique 
Origine: Calco del latino corpus politicum
Nota: 
Non si ha mai il plurale sigmatico in -s. La variante arcaica body politique è una forma francese sclerotizzata. Si noterà che il latino corpus è di genere neutro (genitivo corporis, accusativo corpus).  

fee simple,
   plurale: fees simple 
Origine: Calco dell'antico francese fief simple
Derivati legali tecnici: 
   absolute fee simple 
   fee simple absolute in possession 
   fee simple determinable 
   fee simple subject to condition consequent 
   fee simple subject to executory interest
   fee simple subject to executory limitation
Nota:
La formazione del plurale è regolare. Tuttavia vediamo che nei termini legali tecnici derivati ci sono numerose concatenazioni inaudite. In absolute fee simple c'è un aggettivo prepositivo oltre all'aggettivo postpositivo. Negli altri casi, come in fee simple determinable, ci sono due aggettivi postpositivi. In fee simple subjetc to condition consequent notiamo addirittura tre aggettivi postpositivi (simple, subject e consequent)! 

heir apparent,
   plurale: heir apparent, heirs apparent,
        heir apparents 
   femminile: heiress apparent
   variante: heiress-apparent
   plurale: heiresses apparent, heiresses-apparent
Origine: Inglese medio heier apparaunt,
   calco del francese medio héritier apparent
Nota:
Vediamo che il plurale sigmatico in -s può essere applicato regolarmente al sostantivo, oppure irregolarmente all'aggettivo postpositivo. Può anche mancare del tutto.

notary public
  plurale: notaries public; (raro) notaries publics 
Origine: Calco dell'antico francese notaire publique.  
Nota:
Oltre alla forma regolare, col nome dotato di plurale sigmatico in -s e l'aggettivo invariabile, ne ricorre una anomala in cui anche l'aggettivo ha il plurale sigmatico in -s.

poet laureate
   plurale: poets laureate, poet laureates 
Nota:  
Vediamo che il plurale sigmatico in -s può essere applicato regolarmente al sostantivo, oppure irregolarmente all'aggettivo postpositivo. 

Analizzare tutti i singoli sintagmi è defatigante, logorante,  annichilente, quindi mi fermo qui. Credo che possa bastare.

Conclusioni

Ricordo un bulletto che diceva: "L'inglese è una lingua semplicissima con quattro regolette del cazzo". Però veniva sempre fregato. In realtà vediamo che l'inglese non è poi una lingua così semplice. Anzi, è complicatissima, perché piena zeppa di relitti di edifici smantellati che risultano incomprensibili agli stessi parlanti - figuriamoci alle maestrine che vivono in un microcosmo di grammatichina, privo di qualsiasi apertura. 

mercoledì 5 giugno 2024

ETIMOLOGIA DELL'INTERIEZIONE INGLESE BY JINGO! 'PER DIO!'

In inglese esiste la bizzarra interiezione by Jingo! "per Dio!", in cui mi sono imbattuto molti anni fa, nel corso dei miei studi universitari. A quei tempi ho potuto attingere ad informazioni distorte e false, che descrivevano l'interiezione come americana e specificamente texana. Secondo tale narrazione, i pastori protestanti del Texas erano particolarmente puritani e stizzosi: volevano reprimere le brutte abitudini dei cowboy, che si ubriacavano a rotta di collo e imprecavano contro Dio. Non essendo tollerabile la vana e blasfema menzione dei nomi God e Jesus, ecco che i cowboy avrebbero trovato un escamotage, sostituendo i nomi divini con Jingo. Nell'articolo, ormai irreperibile, si affermava che proprio in quegli ambienti ostili era stata creata la figura di Pecos Bill, a cui erano attribuite le imprese più mirabolanti, con l'intento di plasmare una specie di mitologia del West. Si diceva che avesse scavato il Grand Canyon a mani nude e creato la Death Valley. Mi sembrava di avere sotto gli occhi scene di un West pagano, libero dall'oppressione religiosa dei bacchettoni. Un paese vasto e stravagante in cui si adorava una divinità uranica non cristiana chiamata Jingo, non interessata all'ordine morale del mondo, in cui Pecos Bill aveva le funzioni di una specie di demiurgo, creatore del paesaggio, dotato delle caratteristiche che nell'antichità erano attribuite a Ercole: forza smisurata e dominio sulle bestie selvagge. Peccato che tutto ciò fosse soltanto l'amplificazione di residui di "fakelore", ossia folklore falso

In realtà, il nome Jingo non è affatto nato in Texas: è stato portato in America dall'Inghilterra, dove era già usato da tempo in formule di riconoscimento di congiurati, come hey jingo, presto-jingo. L'espressione hey Jingo (variante: hey Yingo) era nota anche nel gergo degli illusionisti e dei giocolieri, che la usavano come segnale per la comparsa magica di oggetti, un po' come il più noto Abracadabra. Una citazione di questo uso si trova nell'opera di Martim de Albuquerque (1881), con riferimento all'anno 1679.
La prima attestazione nota dell'interiezione by Jingo! risale invece al 1878, in una canzone da balera scritta da George William Hunt (Finsbury, Londra, circa 1837 - Brentwood, Essex, 1904) e cantata da Gilbert Hastings MacDermott, nato John Farrell (Islington, Londra, 1845 - 1901). Il titolo con cui è nota è "MacDermott's War Song" o "Jingo Song". Questo è il testo del coro (il grassetto è mio):

"We don't want to fight, But by Jingo! if we do, We've got the ships, we've got the men, We've got the money too." 

Traduzione:

"Non vogliamo combattere, ma per Jingo! se lo facciamo, abbiamo le navi, abbiamo gli uomini e abbiamo anche il denaro."

Lo slogan è nato nel contesto della lingua russo-turca (1877 - 1878), ma sarebbe adattissimo all'America di Donald Trump, incarnandone alla perfezione i princìpi.

Sinonimo:
by the living Jingo! 

Variante rara: 
by Gingo! 

Derivati: 

jingo "militarista fanatico", "sciovinista", "guerrafondaio"
    plurale: jingos, jingoes 
jingoist "militarista fanatico", "sciovinista", "falco"    
jingoistic "sciovinistico", "ultranazionalista",
    "eccessivamente patriottico"
jingoism "fanatismo militaresco", "sciovinismo", 
    "nazionalismo regressivo" 
to jingoize "rendere eccessivamente patriottico"

Curiosità:
Esiste un piccolo villaggio di nome Jingo in Kentucky (USA). Si pensa che si tratti di un'assonanza casuale. 

Proposte etimologiche

1) Derivazione da una frase di giuramento Jesus God, contratta e alterata per evitare la blasfemia. Possibile trafila:

Jesus God > *Jes'god > *Jisgo > *Jingo 

Il gruppo consonantico -sg- /-zg/ sarebbe diventato -ng- per eufonia o per necessità di travestimento. Un'ipotesi plausibile è che by Jingo!, con la variante by the living Jingo!, sia un'alterazione eufemistica (minced oath) di un problematico "by the living Jesus God!" o "by the living God!", che chiunque avrebbe avuto paura di proferire. Non dobbiamo dimenticare che il terrore dell'Inferno era comune.

2) Un prestito dal basco Jainko (variante: Jinko) "Dio". I balenieri Baschi, provenienti dalla Biscaglia, avevano molti contatti con gli Inglesi, spingendosi fino in America. Ci è persino noto un gergo marinaresco basato sul basco, con elementi grammaticali come i pronomi e le preposizioni presi dall'inglese. Questo gergo, di cui avremo modo di parlare in un'altra occasione, era usato in Islanda. In questo contesto, non è improbabile che il teonimo Jinko sia passato in inglese come Jingo. In particolare, by Jingo! traduce direttamente il basco ala Jinko! "per Dio!", un'interiezione segnalata da Larry Trask, tra gli altri. È un'esclamazione di sorpresa, enfasi o giuramento, spesso utilizzata nei dialetti guipuzcoani e suletini. 
Si segnala anche l'esistenza della variante high Jingo!, alla lettera "Alto Dio!", che è quasi una traduzione del basco Jaungoikoa (formato da Jaun "signore" + goiko "dell'alto", "del cielo" + -a, articolo determinativo), di cui Jainko, Jinko sarebbero contrazioni. Larry Trask era scettico su questa ipotesi. Senza dubbio avrebbe sostenuto che high Jingo! sia semplicemente una variante della formula hey Jingo! tipica di congiurati e maghi da circo. Resta il fatto che trovo poco convincenti simili obiezioni. 

3) Derivazione dal nome di San Gangolfo di Borgogna, il cui culto era molto diffuso in Francia e in Germania. 

Etimologia del nome:
burgundico Gangulf, Gangolf "Lupo del Passo" 
   (dal protogermanico *Gangawulfaz, composto di 
    *gangaz "passo" + *wulfaz "lupo")
forma latinizzata: Gangulphus 
esiti in francese:
   Gangolf
   Gengulphe,
   Gengoulf
   Gengoulph,
   Gengouph,
   Gengoux,
   Gengoult
   Gengoul
   Jangoul,
   Jangouf,
   Jangou
   Jengoul 
forme latinizzate (secondarie): Gengulphus
   Gingulphus 
esiti in inglese (dal francese): 
   Gingoulph 
esiti in tedesco: 
   Gangolf
   Gangloff
   Gongolf
   Golf
   Genf  
esiti in italiano: 
   Gangolfo,
   Gengolfo
   Gongolfo 

La palatalizzazione di g- è perfettamente regolare ed è stata causata dalla formazione della vocale anteriore -e- a partire da -a-, un fenomeno ben noto che ha colpito, oltre al lessico romanzo, molti germanismi. 
Il passaggio dal francese Gengoul, Jangoul e simili all'inglese Jingo non è impossibile.

La leggenda di San Gangolfo 

Gangolfo (circa 702 - 760) era un cortigiano di una nobile e potente famiglia della stirpe dei Burgundi, vissuto ai tempi del Re dei Franchi Pipino il Breve, il primo dei Carolingi ad aver regnato. Già fin da giovane, Gangolfo era noto per la sua rigorosa onesta e castità, oltre che per le sue grandi ricchezze. Frequentava le chiese e si immergeva nella lettura di testi religiosi. Evitava la compagnia dei libertini. Morti i suoi genitori, divenne un amministratore modello della proprietà ereditata, provvedendo alle chiese e ai poveri che si trovavano nelle sue terre. A un certo punto dovette sposarsi (ricordiamo che tra i Germani non era tollerato il celibato). Scelse però una donna che non condivideva affatto le sue virtù. Era una fallofora! Le importanti responsabilità di nobile portarono Gangolfo a partecipare alle guerre del suo tempo. Si recava spesso in Frisia per predicare il Vangelo alle popolazioni pagane - anche se con scarso successo. Durante un viaggio di ritorno, giunse in un luogo oggi chiamato Bassigny (in latino Bassiniacensis pagus), dove vide una fonte la cui acqua era molto fresca e buona. Gangolfo volle comprare la proprietà. I suoi amici lo deridevano per quello che ritenevano uno spreco insensato ("Cosa te ne fai di una fonte tanto lontana?"). Tuttavia, giunto a casa, il nobile piantò un bastone nel terreno. Diede ordine a un servo di togliere il bastone il giorno dopo: ne scaturì una fonte di acqua fresca, come quella di Bassigny. C'era però un problema: mentre era assente, la moglie gli aveva messo le corna con un prete, un individuo grossolano, scelto per i suoi modi brutali e per il fallo nerboruto. Di fronte a una simile onta, Gangolfo invocò l'ordalia, il Giudizio di Dio: costrinse la donna ad immergere una mano nella nuova fonte. La mano si ustionò miracolosamente, prova che c'era stato adulterio. Così il nobile proibì alla moglie di dividere con lui il letto e ordinò al prete brutale di emigrare. Così questi se ne andarono. Dopo questi fatti, Gangolfo cambiò vita, rinunciò ai suoi beni terreni e fece grandi penitenze, vivendo come un eremita nel castello di Avallon. Gli adulteri fecero comunque ritorno, con l'intenzione di vendicarsi. Così il prete energumeno si avvicinò a Gangolfo, che stava dormendo, aggredendolo e cercando di decapitarlo. Non ci riuscì ma lo ferì gravemente a una gamba, causando la sua morte per setticemia. Si dice che presto avvennero miracoli sulla tomba dell'austero burgundo, che aveva ricevuto i Sacramenti, prima di spirare il giorno 11 maggio del 760. La moglie adultera e il prete abbandonarono nuovamente il Paese, ma ebbero un triste destino: la donna fu colpita da una fermentazione intestinale maligna che le faceva emettere peti spaventosi, costringendola a smerdarsi addosso; l'uomo contrasse la lebbra, che lo fece marcire orrendamente. Entrambi furono condotti a una morte miserabile. 

Conclusioni

Sono convinto che l'etimologia giusta sia quella basca; non sono tuttavia in gradi di provarlo, perché le altre ipotesi sono molto difficili da confutare.

lunedì 3 giugno 2024

I BRETONI DELLA GALIZIA E DELLE ASTURIE

In Galizia, nella Spagna settentrionale, esistevano stanziamenti di Bretoni, che mantennero a lungo la loro lingua celtica, forse fino al XIII secolo. Purtroppo è difficile trovare informazioni dettagliate, oltre che per la mancanza di interesse da parte degli storici, anche per un fenomeno funesto che può essere definito "invisibilità archeologica e documentale".


Le migrazioni dei Bretoni

Fine del V secolo. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, le incursioni dei Sassoni provocarono intense migrazioni dalla Britannia occidentale, in particolare dalla regione oggi nota come Cornovaglia, che all'epoca era abitata dai Dumnonii. Questi Britanni si stabilirono nella parte occidentale della regione della Gallia nota come Aremorica o Armorica ("Che sta davanti al mare", dal gallico are "davanti" + more "mare"), che da loro prese il nome con cui la conosciamo ancora: fu così che ebbe origine la Bretagna. La popolazione dell'Armorica era poco numerosa e fu assorbita dagli immigrati. Essendo una regione periferica, poverissima e ritenuta di scarso interesse dall'amministrazione romana, doveva sopravvivere una forma tarda di lingua gallica, molto simile a quella dei nuovi arrivati. Ancora oggi è materia di discussione se esistano nella lingua bretone influssi o resti ascrivibili in modo non ambiguo agli abitanti precedenti. Si parlerà meglio della questione in un'altra occasione. Il movimento demico per via marittima non si fermò: in parte dalla Britannia e in parte dall'Armorica, la migrazione raggiunse la Spagna tra il V e il VI secolo, con stanziamenti lungo le coste della Galizia (Gallaecia) e delle Asturie. Fu fondata la sede vescovile di Britonia (Britonensis ecclesia), che si trovava nel Regno dei Suebi (Svevi). Attualmente conserva il nome di Santa Maria de Bretoña ed è una parrocchia situata nel municipio di A Pastoriza, nella provincia di Lugo, in Galizia. 
Sebbene la lingua sia da tempo scomparsa, la prova più tangibile della permanenza di questi Bretoni è la toponomastica. In Galizia e nelle Asturie esistono molti villaggi chiamati BretoñaBertoña, Bretón e simili. Questi dati sono riportati da Simon Young (2002):   

Bretoña: Galizia, provincia di Lugo, comune di A Pastoriza (anno 1089, "Britonia")
Bretoña: Galizia, provincia di A Coruña, comune di A Capela (anno 936, "Bretonia et alia Britonia");
Bretoña: Galizia, provincia di Potevedra, comune di Barro;
Bretonia: Galizia, provincia di Lugo, comune di Sober;
Bertón: Galizia, provincia di A Coruña, comune di Ferrol; 
Bretún: provincia di Soria, 40 chilometri a nord di Soria, vicino ai confini di Rioxa;
Bretón: Asturie, provincia di Avilés;
Bretios: Galizia, provincia di Pontevedra, comune di De Páramo;
Brito: nord del Portogallo, tra Vinhais e Verín;
Brito: nord del Portogallo, vicino a Guimaraes;
Bretal: Galizia, provincia di A Coruña, comune di Ribeira;
Bretelo: Galizia, provincia di Ourense, comune di Chadrexa de Quiexa, 5 chilometri da Ponte da Barca;
Britelo: nord del Portogallo, vicino a Mondim de Basto.

Il fatto che questi nomi non siano stati sostituiti da nomi cristiani generici, indica che la identità etnica do questi Bretoni era percepita come distinta per secoli dai vicini.

Le cause dell'invisibilità

Spesso nella Storia ci si imbatte in "punti ciechi" che rendono difficile ogni indagine. Quando questo accade, si scopre che il mondo accademico tende a latitare o addirittura a negare l'esistenza della questione. L'unico modo per ovviare a questo inconveniente è analizzare il contesto, con grande pazienza. 

Assimilazione amministrativa: A differenza dei Suebi o dei Visigoti, i Bretoni non cercarono di fondare un regno indipendente, ma si integrarono nel sistema ecclesiastico galiziano, occupando i vuoti amministrativi. I Bretoni non si stabilirono in città romane preesistenti (come Lucus Augusti, l'attuale Lugo), ma in aree rurali o costiere meno densamente popolate. Questo permise ai coloni di conservare i propri costumi e la lingua, ma contribuì alla marginalizzazione. 

Spostamenti lungo la direttrice Nord-Sud: La presenza di una Bretoña vicino a Pontevedra, molto a sud, suggerisce che non rimasero confinati sulle scogliere del nord, ma vennero integrati nel Regno Suebo come una forza demografica mobile e utile alla colonizzazione interna.

Interferenze esterne: Nel corso del IX secolo le coste della Galizia e delle Asturie furono ripetutamente saccheggiate dai Vichinghi, che vi portarono una spaventosa devastazione. Come conseguenza, la diocesi di Britonia fu gravemente colpita da queste incursioni e la sede del centro religioso fu spostata nell'entroterra, a San Martiño de Mondoñedo - cosa che favorì l'ulteriore diluizione dell'identità bretone in quella delle circostanti popolazioni di lingua romanza.

Diglossia e oralità: Il bretone era la lingua del focolare e della comunità, mentre il latino era l'unica lingua della scrittura e dell'amministrazione. Non possediamo testi scritti in bretone galiziano perché a quell'epoca nessuno scriveva nelle lingue volgari. Si noterà che i più antichi documenti della lingua in Bretagna risalgono al IX secolo.

Mancanza di tratti distintivi: I coloni bretoni adottarono rapidamente gli stili architettonici e materiali locali. Senza ceramiche o stili costruttivi unici, è quasi impossibile per gli archeologi distinguere un insediamento bretone da uno galiziano del VII secolo. 

Documentazione

1) Il primo documento in cui viene menzionata la presenza della Diocesi di Britonia è la cosiddetta Divisione di Teodemiro, in latino Divisio Theodemiri, denominata anche Parrochiale suevum o Parrochiale Suevorum, risalente circa all'anno 569. Ecco il testo, che ho recuperato. Un elenco numerato di sedi si conclude con la seguente menzione: 

XIII. 1. Ad sedem Britonorum ecclesias quae sunt intro Britones una cum monasterio Maximi et quae in Asturias sunt.

Traduzione: 

XIII. 1. Alla sede dei Britanni si trovano le chiese che sono tra i Britanni assieme al monastero di Massimo e quelle che sono nelle Asturie.

Il testo, pubblicato e commentato a cura di , è scaricabile liberamente dal Web: 


2) Abbiamo un altro documento importantissimo, che risale al 572 e consiste negli atti del II Concilio di Braga (Bracara). Tra i vescovi firmatari, è registrato un nome sicuramente celtico e di origine britannica: Mailoc

Martinus Bracarensis metropolitanae ecclesiae episcopus his gestis subscripsi. 
Remisol Besensis ecclesiae episcopus his gestis subscripsi. 
Lucetius Conimbrensis ecclesiae episcopus his gestis subscripsi. 
Adoric Egestanae ecclesiae episcopus his gestis subscripsi. 
Sardinarius Lamicensis ecclesiae episcopus his gestis subscripsi. 
Viator Magnetensis ecclesiae episcopus his gestis subscripsi. 

Item ex synodo Lucensi.

Nitigisius Lucensis metropolitanae ecclesiae episcopus his gestis subscripsi.
Andreas Iriensis ecclesiae episcopus his gestis subscripsi.
Wittimer Auriensis ecclesiae episcopus his gestis subscripsi.
Anila Tudensis ecclesiae episcopus his gestis subscripsi.
Polemius Asturicensis ecclesiae episcopus his gestis subscripsi.
Mailoc Britonensis ecclesiae episcopus his gestis subscripsi.

Come si può vedere, la lista è lunga e monotona. A noi interessa soprattutto la firma finale:

"Io, Mailoc, vescovo della Chiesa Bretone, ho firmato questi atti".

Sappiamo che questo Mailoc era bretone per il suo nome, ma i suoi scritti, se ne avesse lasciati, sarebbero stati sicuramente in un perfetto latino ecclesiastico. Questo terribile filtro linguistico ha cancellato la voce originale dei coloni, lasciandoci solo i nomi che gli altri usavano per definirli.

Etimologia di Mailoc 

Il nome Mailoc (varianti: Mahiloc, Maeloc) è derivato da una protoforma ricostruibile *Maglācos, il cui significato è "Nobile". Deriva, tramite il tipico suffisso aggettivale -ācos, da *magalos, *maglos "nobiluomo", "principe", "capo". Diffuso come formante antroponimico in Britannia, appare anche in Gallia in alcune iscrizioni (Magalus; dativo Magalu) probabilmente legate al popolo dei Biturigi Cubi (gallico: Biturīges Cubī). Ci è noto anche un capo dei Boi della Cisalpina il cui nome è stato tramandato dagli autori romani come Magalus. Chiamarsi così denotava nobiltà e comando. In medio gallese ha dato mael "principe"; in antico irlandese ha dato la forma poetica mál "nobile, principe".
Il nome britannico *Maglocunos "Nobile Cane", latinizzato in Maglocunus, ha dato l'antico bretone Maelcon, il medio gallese Maelgwn, l'antico irlandese Máelchú, Melcho (forse un prestito britannico). 




Gli ultimi residui 

Nel XIII secolo un documento legale menziona privilegi specifici per la "Terra di Britonia", suggerendo che un'identità giuridica o linguistica residua persistesse ancora. Come evidenziato da Simon Young nel suo contributo Notes on Britones in Thirteen-century Galicia (2001), una carta del monastero di Meira (provincia di Lugo), databile al 1233, discute una donazione comprendendo le seguenti parole: 

De comparatione et de acquisitione, illam uidlicet totam, que fuit de Maria Michaelis et de Santa Pelagii, et de hominibus illis qui vocabantur britones et biortos, et quantam habui de mulieribus que dicebantur chavellas.

Traduzione:

A proposito del confronto e dell'acquisizione, vale a dire tutto quello che era di Maria (figlia) di Michele e di Santa (figlia) di Pelagio, e di quegli uomini che erano chiamati Bretoni e Biorti, e quanto avevo delle donne che erano chiamate Chavellas.

Non è chiaro cosa si intendesse con i nomi Chavellas e Biortos, ma è inequivocabile la menzione dei Britones, che deve fare riferimento all'antica colonia. La carta parla di proprietà che si trovavano nel territorio dell'attuale villaggio di Lousada, proprio nell'area in cui si erano stabiliti gli immigranti celtici. Sempre secondo quanto riportato da Young, un'altra carta del XIII secolo, nel Portogallo settentrionale, fa menzione di una "hereditas de brethones", ossia una "eredità dei Bretoni"
Note:
i) Si nota la presenza dell'antroponimo Pelagio, che era abbastanza comune in Spagna. In particolare, sono noti il condottiero Pelagio delle Asturie (circa 690 - 737), il vescovo Pelagio da Oviedo (morto nel 1153) e San Pelagio da Cordova (912 - 925), che fu martirizzato per aver respinto le avances di un emiro pederasta. Non si può tuttavia evitare di notare che il teologo Pelagio (360 - 420) era nato in Britannia: il suo nome era un'ellenizzazione di *Morigenos "Figlio del Mare" ed era soprannominato Britto
ii) L'etnonimo Biortos, non galiziano, ricorda il basco bihur(ri) "cattivo, perfido", "perverso, "distorto", "confuso", da cui bihurtu "diventare", "tornare", "torcere", "slogarsi". Anche in iberico esisteva una parola assonante, biuŕ, che potrebbe avere la stessa origine (anche se al momento siamo nel campo delle ipotesi).

Questo è il link al lavoro di Young:

sabato 1 giugno 2024

ESITI DEL LATINO CONSUMERE 'CONSUMARE' E CONSUMMARE 'PORTARE A TERMINE'

Quante volte abbiamo sentito usare la locuzione "consumare il matrimonio", ad esempio in frasi come "il matrimonio non è stato consumato" e simili? Il volgo, nella sua belluina ignoranza, pensa che si alluda all'atto sessuale come a qualcosa che si gode, attribuendo così al verbo consumare un significato simile a quello che ricorre nella locuzione "consumare il pasto". Invece il vero significato è "portare a compimento il matrimonio" (ossia "compiere l'atto sessuale"). Quante volte abbiamo sentito un cronista dire che "la tragedia si è consumata"? Pensate che molti non hanno capito il vero significato della frase!  

In realtà, il verbo italiano consumare è frutto di una grave confusione che ha portato inaspettatamente due distinti verbi latini a collassare in uno solo, a causa dell'errore di un autorevole letterato che non sono riuscito ad identificare.
I verbi in questione sono i seguenti:

1) cōnsūmere 
   i. prendere interamente
   ii. consumare, distruggere, logorare
   iii. uccidere
   iv. mangiare, divorare
   v. rovinare 
   vi. sprecare, dissipare  
   vii. spendere, adoperare, impiegare 
   viii. passare, trascorrere (detto di tempo)

Coniugazione: III 
Forme coniugate:
  cōnsūmō (presente indicativo, I pers. sing.)
  cōnsūmis (presente indicativo, II pers. sing.)
  cōnsūmpsī (perfetto indicativo, I pers. sing.)
  cōnsūmptum (supino attivo)
con- "assieme" (< *kom-) + sūmere "prendere"
Note: 
(a) La vocale -o- del prefisso con- si allunga regolarmente a causa del gruppo consonantico -ns-. Nella lingua classica, molti non pronunciavano questa -n-, altri nasalizzavano la vocale precedente.
(b) Il verbo sūmere deriva a sua volta da un antico composto:
sūmō < *subs-emō, formato a partire da subs- "sotto" + emō "prendo".
(c) Derivati:
  absūmere "diminuire, rovinare"
  adsūmereassūmere "ricevere, adottare, accettare"
  dēsūmere "scegliere, selezionare"
  īnsūmere "spendere"; "applicare"
  praesūmere "prendere prima, anticipare", "supporre"
  trānsūmere "prendere da uno all'altro"; "adottare". 
In latino medievale c'è subsūmere "ricondurre un concetto o un fatto a norma più generale".
In italiano abbiamo assumere, desumere, presumere, tutti da trafile dotte; sussumere è usato solo nel linguaggio legale. 

2) cōnsummāre
   i. sommare, aggiungere 
   ii. ammontare a (un numero)
   iii. compiere, finire, rendere perfetto

Coniugazione: I 
Forme coniugate: 
  cōnsummō (presente indicativo, I pers. sing.)
  cōnsummās (presente indicativo, II pers. sing.)
  cōnsummāvī (perfetto indicativo, I pers. sing.)
  cōnsummātum (supino attivo) 
Etimologia: 
con- "assieme" (< *kom-) + summa "totale" + -āre (suff. verb.).  
Note:
(a) La vocale -o- del prefisso con- si allunga regolarmente a causa del gruppo consonantico -ns-. Nella lingua classica, molti non pronunciavano questa -n-, altri nasalizzavano la vocale precedente.
(b) Il sostantivo summa "cima", "sommità", "la cosa principale", "ammontare", "totale", etc., è derivato dall'aggettivo summus (< *supmos) "il più alto", "il più grande", "il migliore", superlativo di superus (< *superos) "che sta sopra, che sta più in alto".
(c) L'esito di summa in italiano è somma.

Consummatum est 

Questa locuzione latina è tratta dalla Vulgata del Vangelo secondo Giovanni (19,30) e significa "tutto è compiuto". È la traduzione delle ultime parole pronunciate da Gesù sulla croce prima di morire, indicando la conclusione della sua missione terrena e il compimento delle Scritture.

Consummatio saeculorum
Italiano: Consumazione dei secoli 

Questa locuzione, che si trova in San Gerolamo, indica il compimento definitivo, la fine del mondo o la conclusione del tempo storico, spesso con una connotazione religiosa legata alla realizzazione del piano di Dio. L'espressione è sinonimo di termine ultimo della storia umana e inizio di una nuova era spirituale.

Esiti romanzi di cōnsūmere e cōnsummare

In spagnolo e in portoghese resta la differenza nella coniugazione, segno che i dotti avevano un'ottima conoscenza del latino ecclesiastico.

Spagnolo:
consumir "consumare" 
consumar "compiere", "commettere"; completare, portare a compimento"

Portoghese: 
consumir "consumare"
consumar "completare, portare a compimento"

In francese i confini cominciano a vacillare. Si ha confusione: si conservano i due verbi, ma cōnsummare ha assunto anche il significato di cōnsūmere. 

Francese: 
consumer "consumare"; "usare risorse o tempo"
consommer "consumare", "ingerire"
consommer "completare", "raggiungere uno scopo", "compiere" 
Note:
La sovrapposizione è dovuta a interferenza tra una trafila dotta o una semidotta. 
Famoso è il consommé di tartaruga, che si ingurgita, non si compie!

Anche in inglese esiste la distinzione tra i due verbi, che non sono ovviamente nativi (sono tra gli infiniti prestiti entrati nel corpo di una lingua germanica molto usurata). Non si è avuta la parziale confusione riscontrata in francese. 

Inglese:
to consume "consumare"
to consummate "completare", "rendere perfetto"
consummate (aggettivo): "completo", "perfetto", "esperto" 
Nota:
Il verbo to consume è dal medio inglese consumen, a sua volta dal francese antico consumer.
Il verbo to consummate è derivato dall'aggettivo consummate, che è attestato dall'inizio del XVI secolo (verso il 1500) ed è entrato in inglese direttamente dal latino universitario consummatus "perfetto". 

Essendo l'inglese una lingua fortemente dissociativa, il parlante privo di studi universitari non ha la benché minima idea di dove cozzare. La catastrofe di Hastings (1066) ha innescato un processo che ha mandato in frantumi l'antico inglese, lingua logica e perfetta, per dare origine a una vera e propria chimera, il cui risultato è la distruzione della possibilità stessa di comprendere la realtà. Duole imbattersi in gente che celebra l'accaduto come un trionfo della "civiltà" sulla "barbarie". 

Gli esiti elencati contrastano in modo netto con quelli dell'italiano, in cui la confusione è completa e si trova già in Dante. Oltre al matrimonio, si può consumare un reato, un'impresa e via discorrendo - ma chi lo fa più? Si tratta di residui letterari e sclerotizzati, tenuti in vita sotto naftalina: nel linguaggio corrente, il significato dominante è quello del latino cōnsūmere "logorare, distruggere", "sprecare"; "mangiare".

L'origine della confusione italiana 

Mentre in occitano moderno si trova soltanto consumar "consumare", in antico provenzale i due verbi latini avevano dato un esito confuso. Infatti abbiamo consumar, consomar "consumare, logorare" (detto ad esempio delle sofferenze d'amore), ma anche "portare a compimento". A mio parere il toscano ha preso proprio dal provenzale, che nel XIII aveva un'influenza culturale considerevole e dominava la vita cortese. Dante, che pure "svecchiò" la lingua dotta dai troppi prestiti occitani, ad esempio sostituendo beninanza con benignità, non fu in grado di riconoscere il problema insito nel verbo consumare

Conclusioni 

Peccato che la scuola non dedichi tempo a questi dettagli. Dimenticavo: un parlante che accresce la propria consapevolezza linguistica... è scomodo!

martedì 28 maggio 2024

ALCUNE CONSIDERAZIONI SUGLI USI CULINARI DELLE LARVE DI MOSCA

Ebbene sì, esistono i formaggi con i vermi, nonostante siano vietati dalle normative italiane ed europee. Pensate, sono prodotti fin dal Neolitico. Il più famoso e ricercato di questi output digestivi dei cagnotti è senza dubbio quello preparato dai pastori della Sardegna, di cui spesso si legge sui quotidiani online


Nome del prodotto: casu marzu 
Ortografia originale: casu martzu 
   Traduzione letterale: "formaggio marcio" 
Sinonimo: casu fràzigu
   Traduzione letterale: "formaggio fradicio"
Altri sinonimi:
    casu mùchidu,
    casu modde,
    casu bèiu,
    casu fatitu
    casu 'atu,
    casu cunditu,
    casu giampagadu
Regione: Sardegna 
Nota: 
Viene prodotto anche in Corsica, dove è chiamato casgiu merzu.

No. Non sono "vermi di formaggio", come ho sentito dire da alcune isteriche sui social. Sono autentiche larve di una mosca che frequenta anche i cadaveri di esseri umani morti ammazzati, se li riesce a trovare, ad esempio in un bosco. Il nome scientifico di questo amabile insetto snello e metallizzato è Piophila casei. Alla lettera, significa "Amante del pus del formaggio". Dovrebbe fare riflettere. 
I pastori sardi sono ben consapevoli dell'intero processo di produzione. Praticano tagli nella crosta di forme di pecorino per favorire l'infestazione. Sanno bene che sono le piccole mosche metallizzate a deporre la loro covata, che mastica, vomita e defeca la polpa del formaggio, dandole quel particolare sapore che piace agli intenditori. Ci sono anche persone a cui le cose appaiono in modo più prosaico. Ricordo che E. (RIP) diceva di aver assaggiato il casu marzu, aggiungendo che sapeva di vomito.

Molti credono per effetto Dunning-Kruger che il casu marzu sia l'unico prodotto caseario a contenere larve di mosca. Ebbene, si sbagliano di grosso. Se indagassero anche in modo superficiale, scoprirebbero che i formaggi coi vermi sono prodotti clandestinamente in tutta Italia, o lo erano fino a tempi abbastanza recenti. 

Nome del prodotto: gorgonzola coi grilli
Nome originale: gorgonsoa cui grilli
   Traduzione letterale: "gorgonzola coi cagnotti"
Regione: Liguria
Luogo di produzione: Entroterra di Genova

A Genova il gorgonzola coi grilli è ben noto nella tradizione. Questi "grilli" non hanno nulla a che vedere con gli animaletti chiamati così in italiano: sono proprio le minuscole larve di Piophila casei, caratterizzate dalla capacità di compiere grandi salti. Oggi questo formaggio verminoso è ancora prodotto in piccole realtà artigianali dell'entroterra. Ricordo che era menzionato in una canzone popolare in genovese, in cui un marinaio sognava un banchetto pantagruelico e nominava una per una tutte le leccornie agognate - e tra queste il gorgonzola coi grilli. La moglie, avara e austera, distruggeva i suoi sogni propinandogli un'economica stracciatella, ossia una pastina in brodo con l'aggiunta di un uovo.

Nome del prodotto: bruss ch'a marcia
Variante ortografica: bross ch'a marcia 
   Traduzione letterale: "formaggio che cammina"
Regione: Piemonte  
Luogo di produzione: Monferrato 
Nota:
Il bruss è un formaggio di recupero, cremoso e denso, ottenuto fermentando avanzi di altri formaggi, ovini o vaccini. La fermentazione viene bloccata aggiungendo grappa; se non lo si fa, le mosche casearie accorrono e vi depongono le uova.

Dai banchi di memoria stagnante è emerso un vecchio sketch di Macario (chi lo ricorda ancora quel comico bizzarro e grottesco?). Divorato dalla fame, Macario cercava di mettere le mani su un pezzo di formaggio verminoso e di divorarlo. Tuttavia i cagnotti, muovendosi, facevano spostare il formaggio, che gli sfuggiva sempre, mentre lo stomaco vuoto gli provocava i crampi. Questo genere penosissimo di comicità era particolarmente diffuso nel dopoguerra, quando si cercava di esorcizzare lo spettro della carestia.

Nome del prodotto: furmai mars 
Variante ortografica: furmai marz 
Forma italianizzata: formaggio marcio 
Regione: Lombardia  
Luogo di produzione: Valli bergamasche, Valli bresciane; 
    fino agli anni '50 si faceva in molte aree rurali 
Nota:
A seconda dei luoghi, può essere prodotto da formaggi diversi: bagòss di Bagolino, gorgonzola e persino formaggi di grana o provolone. Ho testimonianze del fatto che anche in Brianza si producesse il gorgonzola coi vermi, ma questa usanza è ormai estinta.

Nome del prodotto: nisso 
Significato letterale: "marcio", "guasto"
Nome dato ai cagnotti: saltarei
Regione: Lombardia
Luogo di produzione: Lomellina, Oltrepò Pavese

Ho avuto notizia del fatto che in una zona della Lombardia, in tempi non troppo antichi, era prodotto un tipo di gorgonzola coi vermi, che si differenziava da quello ligure e da altri simili formaggi perché infestato da larve di Calliphora vomitoria (moscone azzurro), che sono attratte dalla materia grassa e accorrono subito in gran numero a deporre la covata. Quando ancora ero un marmocchio, mia madre (RIP) mi raccontava di un medico della Lomellina, il dottor N., che era ghiottissimo di questo gorgonzola verminoso che si produceva da sé, destando l'orrore dei suoi compaesani: apprezzava particolarmente i pingui cagnotti, ben più grossi e carnosi di quelli della Piophila casei. Non erano i minuscoli "saltarei". Ho poi potuto constatare, ad anni di distanza, che il ricordo di questo medico ancora oggi non è del tutto estinto in quelle terre. Mi sono stati confermati i dettagli raccapriccianti sulla produzione: l'adepto di Ippocrate lasciava il formaggio all'aperto perché si riempisse di mosconi. Doveva avere un sistema immunitario di ferro! Mi dolgo di non poterne riportare il cognome per esteso, come di soffrire la carestia in tempi di abbondanza. 
Seppur involontariamente, anni fa mi è capitato di fare un esperimento simile. Ricordo ancora quando una fetta di gorgonzola era finita per sbaglio in mezzo alla cartaccia ed è stata colonizzata dai mosconi azzurri, dando origine a un gran numero di esemplari sommamente molesti, che mi è toccato uccidere uno a uno. Ovviamente non consideravo più commestibile il formaggio, e ho dovuto mettermi un guanto chirurgico per raccogliere una cinquantina di pupe trovate sul pavimento. Le ho messe in un secchio e le ho gettate nello scarico del cesso. Un'esperienza che non si dimentica!   

Nome del prodotto: furmai nis
   Traduzione letterale: "formaggio marcio"
Sinonimi: nissarobiola nissa, furmai cui bèch,
   furmai (nis) cui saltarei 
   Traduzione letterale: "robiola marcia";
    "formaggio coi bachi", "formaggio coi cagnotti" 
Forme italianizzate: formaggio nisso,
    formaggio coi bèghi, formaggio coi saltarelli
Nome dato ai cagnotti: bèch, saltarei
Regione: Emilia-Romagna
Luogo di produzione: Piacenza, Valle del Tidone 
Nota:
Il termine nis si trova anche in Lombardia, nella vicina provincia di Pavia (vedi sopra).

A quanto pare le autorità sanitarie hanno lanciato una crociata contro questi prodotti, che ormai nel Piacentino hanno soltanto pochi estimatori tra le persone più anziane. 

Nome del prodotto: formaio coi bai
   Traduzione letterale "formaggio coi bachi"
Nome dato ai cagnotti: bai
Regione: Veneto 

Nome del prodotto: saltarello 
Regione: Friuli-Venezia Giulia 
Luogo di produzione: Udine 
Nota:
Trae il suo nome dalle larve.

Nome del prodotto: pecorino marcetto
Sinonimo: cace fràceche 
   Traduzione letterale: "formaggio fradicio"
Regione: Abruzzo
Luogo di produzione: Teramo, L'Aquila
Nota:
A Scanno (L'Aquila) è detto pecorino di marcetto.

Nome del prodotto: cacio punto
Nome originale: cacie punt
   Traduzione letterale: "formaggio punto"
Regione: Molise
Nota:
Questa denominazione fa riferimento alle mosche che depongono le uova in fori nella crosta, prodotti per favorire l'infestazione. In genere è prodotto con latte di pecora.

Nome del prodotto: fermagge pengiute
Sinonimo: frmag punt 
   Traduzione letterale: "formaggio punto"
Regione: Puglia
Luogo di produzione: Bari
Nota:
Questa denominazione fa riferimento alle mosche che depongono le uova in fori nella crosta, prodotti per favorire l'infestazione. Può essere prodotto con latte ovino o con una mistura di latte ovino e di latte vaccino.

Nome del prodotto: casu punt
Variante ortografica: casu puntu 
   Traduzione letterale: "formaggio punto"
Regione: Puglia  
Luogo di produzione: Salento
Nota:
Questa denominazione fa riferimento alle mosche che depongono le uova in fori nella crosta, prodotti per favorire l'infestazione. 

Nome del prodotto: cas cu i vierm 
   Traduzione letterale: "formaggio coi vermi"
Regione: Basilicata 
Luogo di produzione: Entroterra potentino

Nome del prodotto: casu du quagghiu
Sinonimo: furmaggiu du quagghiu
   Traduzione letterale: "formaggio del caglio"  
Regione: Calabria 
Nota: 
È prodotto con latte ovino intero crudo (70%), latte caprino (30%), con l'aggiunta di una gran quantità di caglio, da cui trae il nome.

Il formaggio coi vermi è prodotto anche nei Paesi Baschi, dove è chiamato gazta-ustela, ossia "formaggio marcio" (da gazta "formaggio" + ustel "marcio" + -a, articolo determinativo). 
Esistono anche formaggi con gli acari, che contengono gli escrementi di questi simpatici animaletti. In Germania si trova il Milbenkäse (da Milbe "acaro" + Käse "formaggio"), tipico della Sassonia-Anhalt, mentre nella regione di Lilla, in Francia, c'è la mimolette. Il primo prodotto caseario si fa con Tyroglyphus casei, mentre il secondo si fa con una specie simile, Tyroglyphus siro

Sono sicuro che la lista da me fornita non sia esaustiva: ho appreso che prodotti caseari infestati da larve esistono persino in Egitto! Indagando più a fondo e avendone il tempo, si troveranno di certo altre meraviglie gastronomiche.


Problemi sanitari

Le larve della mosca del formaggio (Piophila casei), saltando fino a una distanza di circa 15 centimetri, possono finire negli occhi, più raramente nel naso. Almeno in teoria, sono in gradi di dare origine a parassitosi (miasi) in queste parti del corpo. Ai tempi dei Nuragici a queste cose forse non ci si badava troppo. Si legge spesso che in Sardegna esiste il costume di indossare gli occhiali quando si mangia il casu marzu, ma questa informazione desta in genere lo scherno o la furia degli isolani. Si dice anche che molti fanno uscire le larve dal formaggio mettendolo in un sacchetto di plastica e causandone così il soffocamento. Non so se sia vero, non ho avuto occasione di trovare riscontri. Certo è invece che l'ingestione di larve vive può causare miasi intestinale con conseguente perforazione e peritonite (un esito in genere fatale), anche se sembra che sia un evento abbastanza raro. Più frequenti sono i fastidi provocati dagli uncini dell'apparato buccale dei parassiti, che si conficcano nella mucosa gastrica, facendo insorgere nausea, vomito e sanguinamenti. Il sistema adottato dai pastori sardi per neutralizzare ogni minaccia consiste nell'ingurgitare quantità di robuste bevande alcoliche, come il vino Cannonau e il distillato Filu 'e ferru. L'alcol asfissia gli intrusi, prevenendo la miasi. Non può nulla contro altri patogeni trasmissibili, ma va detto che quei pastori, estremamente longevi, hanno una tempra d'acciaio, ignota alle genti continentali. 
Mi sono imbattuto tempo fa in un tale che aveva avuto una sgradevole esperienza con un formaggio verminoso prodotto in Italia centrale. Così aveva il dente avvelenato: diceva che i marcetti, oltre a puzzare maledettamente, provocano conati di vomito e disturbi gastrointestinali. 
Le larve del moscone azzurro (Calliphora vomitoria) non saltano, ma resta la loro capacità di trasmettere un gran numero di infezioni e di dare origine a miasi intestinale. Essendo ben più grosse e aggressive di quelle della Piophila, la probabilità di causare lesioni gastriche e intestinali è maggiore. Mi accadde anni fa di mangiare della carne cucinata che sembrava buona, quando mi accorsi che brulicava di giovani cagnotti, nati da poco. A deporre la covata era stato certamente un moscone azzurro. Non mi persi d'animo: mangiai alcuni semi di albicocca e bevvi un quarto di litro di brandy. Le larve asfissiarono e non ebbi conseguenza alcuna. Com'è ovvio, non incoraggio nessuno a imitare la mia esperienza. 
Formaggio coi vermi, sì o no? Diciamo che leccare l'ano a un gran numero di amanti occasionali è meno rischioso per la salute.

Testimonianze nel Web
 
In un forum online mi sono imbattuto in un testo, di cui avevo copiato in un file txt alcuni estratti significativi, in vista di una futura pubblicazione. Purtroppo il sito non è più raggiungibile. Provvedo quindi a riportare il materiale a mia disposizione in questa sede, come estrema forma di salvataggio di importanti informazioni antropologiche. I grassetti sono miei, come l'indicazione dei refusi con (sic).  

"Anche nelle valli trentine i “brigoi del formai” erano (sono?) da alcuni considerati una prelibatezza da inseguire con la polenta. I racconti di mia madre (classe 1926) erano pieni di aneddoti di “brigoloti” saltellanti. Gli acari sono invece chiamati “carpisi” (el formai coi carpisi) quello mi è cpitato (sic)  di assaggiarlo, non in quanto prlibatezza (sic) ma solo perchè il formaggio poverino così era (guai rifiutare quello che ti mettevano nel piatto). Altri ne erano entusiasti per la piccantezza che il formaggio in quella poco invidiabile situazione acquisisce." 

E ancora:

"In Schwaben (Svevia) esisteva l’abitudine di appendere i residui delle carcasse degli animali domestici macellati all’aperto in modo che le mosche carnarie vi deponessero le uova. Quando le larve erano abbastanza cresciute la carcassa veniva battuta con un bastoncino tenendo sotto di questa una pentola nella quale raccogliere le larve cadute."

Un utente scettico, un certo Massimiliano, che confondeva in modo delittuoso la Svevia con la Svezia, ha scritto quanto segue: 

"La mosca è uno dei più importanti vettori del Clostridium botulinum. Le larve, come tutti gli invertebrati, sono tolleranti alla tossina botulinica, ma i vertebrati no. Mangiare un quantitativo significativo di larve di mosca prelevate da un cadavere è letale (sembra che un chilo di tossina botulinica possa mandare al Creatore 7 miliardi di persone…). Nella zootecnia non industriale, l’abitudine di dare, come integrazione alimentare, dei bigattini alle galline è sempre accompagnata dal consiglio che siano quantitativi molto limitati e mai dati con continuità… Quindi, credere che qualche essere umano possa raccogliere bigattini per nutrirsene è un raccontino da bar…"

Forse questo Massimiliano non comprendeva una cosa molto semplice: il fatto che le larve delle mosche (incluse quelle di Piophila casei) siano vettori del Clostridium botulini non significa che siano interamente composte di tossina botulinica e che possano sterminare gli esseri umani a miliardi! Per mettere insieme una quantità di contaminante sufficiente ad uccidere un umano adulto bisognerebbe mangiare una quantità significativa di larve, cosa che sfido chiunque a fare.  In genere i formaggi infestati non favoriscono la crescita del Clostridium botulini, che è un anaerobio obbligato. Intanto i ghiottoni di casu marzu che ingurgitano la covata della Piophila casei dimostrano che ho ragione: per quanto discutibile, la cosa è possibile
Per quanto riguarda la Svevia, regione storica della Germania, le larve menzionate nel forum sono quelle della Sarcophaga carnaria, che infestano i resti di macellazione. Evidentemente venivano cotte, cosa che permetteva di neutralizzare i patogeni. Doveva essere un cibo di emergenza, da utilizzarsi in tempi di carestia. Non dobbiamo dimenticarci che la Svevia è stata teatro di spaventosi conflitti e di episodi di fame estrema nel corso della Guerra dei Trent'anni (1618 - 1648): la gente fu costretta a mangiare cose che non sono considerate commestibili. Questo ha dato origine a racconti tramandati di generazione in generazione.

Etimologia di brìgoi, brigoloti 

Ho subito cercato riscontri è ho trovato su Facebook informazioni interessanti. Le larve e i bambini in Veneto sono chiamati allo stesso modo. Questa è la glossa che ho trovato: "brigoloti, perché no' i sta mai fermi!!!" Evidentemente i brìgoi trentini sono una variante di questi benedetti brigoloti.

Queste sono alcune voci diffuse in Trentino, formate a partire dalla stessa radice e riportate nel Dizionario Cembrano di Aldo Aneggi:

brigolament (sostantivo maschile) = formicolio, tremolio;
      irrequietezza.
brigolar (verbo) = brulicare, muoversi continuamente;
      se brigola "si tira innanzi", "si vive".
brigolin (aggettivo) = irrequieto.
brigolin (sostantivo maschile) = irrequietezza.
brigoloti (sostantivo maschile plurale) = acari del formaggio,
     larve.

Se ne trovano molte altre nel LEI (Lessico etimologico italiano) di Max Pfister, anche relative a diverse regioni:


La radice del verbo brigolar "brulicare" è la stessa delle parole italiane brio "forza" e briga "molestia, fastidio; preoccupazione; lite, contrasto", brigare "ingegnarsi", "darsi da fare per ottenere qualcosa". In ultima analisi l'origine è celtica, dalla radice *brīg- "forza, vivacità" (la vocale tonica è lunga, /i:/).

Etimologia di carpisi 

Sempre nel LEI, si trovano informazioni estremamente interessanti.

Latino volgare: carius / caria ‘tarlo’; cariēs / caria / carius ‘putrefazione’
Derivati: cariolus ‘tarlo’
Aggiungo senz'altro cariō (accusativo cariōnem) ‘tarlo, rodilegno’
Latino classico: cariēs (genitivo cariēī) "putrefazione" 
Nota etimologica:
La tradizionale etimologia da careō "mancare" (alludendo a denti a cui mancano pezzi) è estremamente stupida e insensata, l'ennesimo tentativo di spiegare Omero con Omero. Il termine latino non era usato come nel linguaggio moderno solo per indicare la carie dei denti.
Origine della radice: elemento del sostrato, con ogni probabilità tirrenico  

Gli esiti romanzi sono innumerevoli. Riportiamo soltanto qualche dato significativo estratto dal LEI:

Milanese antico: cairo "tarlo del legno"
Piemontese (Gattinara): carí "processionaria"
(glossato come "tipo di bruco che invade i boschi a colonie e distrugge il fogliame")
Istriota: kyéro "carie"
Napoletano (XVII sec.): càiro "malattia delle parti ossee"
Napoletano (XVIII sec.): cario "malattia delle parti ossee"
Ligure centrale (Carpasio): càira "tarlo del legno"
Veneto (Bellunese): chéra "grillotalpa" 

Pfister è dell'idea che questa radice abbia subìto un'incrocio "alla Devoto" con il verbo carpere "prendere", dando origine a un paio di esiti peculiari: 

Ladino (Predazzo, TN): kárpẹ ‘tarme’ (femm. pl.),
Veneto (Tonezza del Cimone, VI): kárp ‘tarme’ (femm. pl.)

Questi dati sono presi dal sito dell'AIS (Atlante linguistico ed etnografico dell'Italia e della Svizzera meridionale), tavola n. 482 (non 462 come riportato per refuso nel LEI). Ecco il link, che porta alla schermata navigabile: 


Va detto che le due occorrenze riportate di kárpẹ sono circondate da moltissimi casi in cui si hanno forme come tárpẹ e persino pármẹ. Si potrebbe trattare di complessi mutamenti con dissimilazione: 

tármẹ > pármẹ 
tármẹ > tárpẹ > kárpẹ 

La presenza del càrpisi "acari" reso noto da un forum, non riportato nel LEI e neppure nell'AIS, rafforza l'idea di una forma originale, derivata dalla radice di caria e varianti, con l'aggiunta di un suffisso labiale. Al cosiddetto "incrocio" con il verbo carpere non credo nemmeno un po'. Questo fa capire quanto lacunosi e incompleti siano gli studi dei romanisti. 

Ricostruzione del sostrato dai dati latini e romanzi

Forma etrusca ricostruibile: *karia, *karie, *kariu(n)
Significato: "vermi", "putrefazione" 
Semantica: La putrefazione era connessa con i cagnotti, e con ogni probabilità era creduta derivata dalla loro azione
Proto-tirrenico: *kanri- 

Un possibile lontano parente 

Basco: har "verme"
Protobasco: *(h)anaR "verme"
Pre-protobasco: *kanaR "verme"