mercoledì 30 ottobre 2024

PROVA CHE NON C'È LIBERO ARBITRIO
 
Ora, a esaminare diligentemente le ragioni esposte in precedenza, risulterebbe chiaro che la teoria del libero arbitrio - cioè quella forza libera o facoltà che, dicono i nostri avversari, Dio avrebbe concesso agli angeli e grazie alla quale essi potrebbero fare il bene e il male a loro scelta - è senza peso contro la mia tesi. Infatti sembra impossibile ai sapienti che qualcuno possa avere la potenza di fare due atti contrari simultaneamente, in una sola volta e nello stesso tempo, cioè che qualcuno possa avere la potenza di fare per tutto il tempo il bene e per tutto il tempo il male; a maggior ragione in seno a Dio, il quale conosce perfettamente tutte le cose future e secondo la cui sapienza tutto avviene necessariamente fin dall'eternità. Ma soprattutto ci sarebbe da sorprendersi se gli angeli buoni avessero potuto odiare la bontà simile alla loro - che, al pari della sua causa, esisteva fin dall'eternità - e amare la malvagità, che non esisteva ancora e che è del tutto contraria alla bontà; e ciò senza causa se, come affermano gli ignoranti, la causa del male non esisteva nel modo più assoluto. Tanto più che sta scritto nel libro di Gesù figlio di Sirac: «Ogni animale ama il suo simile, e così ogni uomo il suo prossimo. Ogni carne si unisce a quella che gli è simile, e ogni uomo si associa al suo simile» (Sir, 13, 19-20). E ancora: «Gli uccelli si riuniscono ai loro simili; e la verità ritorna verso coloro che la praticano» (Sir, 27, 10). Sicché appare evidente che gli angeli avrebbero dovuto scegliere il bene, simile a loro, che esisteva fin dall'eternità, piuttosto che respingerlo e scegliere il male che, al pari della sua causa, non esisteva, secondo la tesi dei nostri avversari, benché sembri impossibile che qualcosa possa incominciare senza una causa. Infatti è scritto: «Tutto ciò che incomincia è impossibile che non abbia una causa». E ancora: «Tutto ciò che passa dalla potenza all'effetto ha bisogno di una causa che lo porti a effetto». Inoltre, secondo loro, ciò che esisteva e la sua causa, ossia il bene, avrebbero agito meno di ciò che non esisteva e della sua causa, ossia del male, benché sia scritto: «È necessario che una cosa esista perché possa agire». E deve anche essere chiaro che, se una causa rimanesse in tutto e per tutto nella disposizione in cui si trovava prima, da essa non deriverebbe niente altro se non ciò che già ne proveniva; infatti ogni nuova azione incomincia per effetto di una nuova causa, come è scritto: «Allorché infatti qualcuno che non era agente diventa agente, ciò avviene necessariamente per effetto di una nuova causa». Pertanto bisogna ammettere che, se le disposizioni dell'agente rimanessero esattamente come erano e se all'agente non accadesse fino a un determinato momento nulla di nuovo, né in lui né fuori di lui, certo la sua azione non avrebbe ragione di essere piuttosto che di non essere. Infatti, come dalla diversità deriva l'altro, così l'identità fa durare il medesimo. Ebbene, se fosse vero che nessuno fra gli angeli ha potuto peccare senza il libero arbitrio, Dio non lo avrebbe in alcun modo concesso loro, sapendo che solo per questo motivo il suo regno sarebbe stato corrotto. Altrimenti la corruzione degli angeli deriverebbe necessariamente da Dio, che «è più grande di ogni lode» (Sir, 43, 33); cosa che è empio pensare. Ne consegue dunque che vi è un altro principio, quello del male, il quale è origine e causa della corruzione degli angeli nonché di ogni male.
 
Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

lunedì 28 ottobre 2024

ONNIPOTENZA DEL SIGNORE VERO DIO

Intendo ora discutere dell'onnipotenza del Signore vero Dio, a proposito della quale i nostri avversari molto spesso si vantano di avere la meglio su di noi, affermando che non vi è un altro potere o potenza eccetto i suoi. 
Benché il Signore vero Dio, per testimonianza delle sacre Scritture, sia chiamato onnipotente, non si deve però assolutamente credere che egli sia chiamato onnipotente nel senso che possa fare o faccia tutte le cose malvagie: vi sono infatti molte cose malvagie che il vero Dio non può né potrà mai fare. Dice infatti l'Apostolo agli Ebrei: «È impossibile che Dio menta» (Eb, 6, 18). Lo stesso Apostolo dice nella seconda Lettera a Timoteo: «Infatti se non crediamo, lui rimane fedele: non può rinnegare sé stesso» (2 Tm, 2, 13). Né si deve credere che il Dio buono possa completamente distruggere se stesso o fare realmente tutte le cose malvagie, contro ogni ragione e giustizia. Tanto più che non è assolutamente causa di questo male. Potrebbero tuttavia obiettarci: al contrario, noi possiamo affermare che il signore vero Dio è onnipotente proprio perché può fare e fa sia tutte le cose buone sia tutte quelle malvagie, anche mentire e distruggere se stesso, se volesse; ma non vuole. 

DIO NON PUÒ FARE LE COSE MALVAGIE

La risposta è facile. Infatti se Dio non vuole tutte le cose malvagie, né mentire né distruggere se stesso, è fuor di dubbio che non può farle, perché ciò che nella sua assolutezza Dio non vuole non può nemmeno farlo, e ciò che nella sua assolutezza non può fare, non lo vuole. In base a questo, non vi è nel Signore vero Dio il potere di peccare e di fare tutti i mali. La ragione è la seguente: tutto ciò che si predica di Dio è Dio stesso, essenzialmente perché, a giudizio dei sapienti, egli non è composto e non comporta in alcun modo accidenti; ne consegue necessariamente che Dio stesso e la sua volontà sono una sola e identica cosa. Perciò il Dio buono non può mentire né fare tutte le cose malvagie se non vuole, perché ciò che il vero Dio non vuole non può farlo, dal momento - ripetiamo - che lui e la sua volontà sono una sola e identica cosa. 

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

sabato 26 ottobre 2024

IL DIO MALVAGIO HA MALEDETTO CRISTO

Inoltre, secondo la credenza dei nostri avversari, il Signore e creature di cui abbiamo parlato non soltanto ha ordinato di commettere omicidio nel tempo, ma ha maledetto il Signore nostro Gesù Cristo, come sta scritto nel Deuteronomio: «Quando un uomo ha commesso una colpa ed è passibile di pena e di morte e, condannato a morte, è stato appeso al patibolo, il suo cadavere non resterà sull'albero, ma sarà sepolto lo stesso giorno, perché è maledetto da Dio chi pende da un albero» (Dt, 21, 22-23). Anche l'Apostolo dice ai Galati: «Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledetto per noi, perché sta scritto: maledetto chiunque pende da un albero» (Gal, 3, 13). Di conseguenza, agli occhi dei sapienti, non è minimamente credibile che il Padre benevolo abbia maledetto direttamente, senza essere stato influenzato dal suo nemico, suo Figlio Gesù Cristo (o addirittura se stesso, se è vero - come dicono gli ignoranti - che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono una sola e identica cosa). Esiste infatti senza alcun dubbio un creatore malvagio, che è origine e causa della maledizione di Gesù Cristo nonché di ogni male. 

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

venerdì 25 ottobre 2024

QUESTO DIO È STATO VISTO NEL TEMPO 

Pare anche, secondo la credenza degli sciocchi, che tale Signore e creatore sia stato visto faccia a faccia da molte persone in questo mondo. Come si legge nel Genesi: «E Giacobbe diede nome a quel luogo Phanuel, dicendo: "Ho visto il Signore faccia a faccia"» (Gn, 32, 30). E nell'Esodo sta scritto: "Salirono Mosè e Aronne, Nadab e Abiu, e settanta fra gli anziani di Israele; e videro il Dio di Israele» (Es, 24, 9-10). E ancora: «E il Signore parlava a Mosè faccia a faccia, come un uomo è solito parlare al suo amico» (Es, 33, 11). Questo stesso Signore dice nel Libro dei Numeri: «Ma non è così del mio servo Mosè, che in tutta la mia casa è il più fedele; infatti io gli parlo bocca a bocca, ed egli vede chiaramente il Signore, non attraverso figure ed enigmi» (Nm, 12, 7-8). Ma il nostro vero creatore non è mai stato visto da nessuno con gli occhi corporei di questo mondo, come dice nel Vangelo il beato Giovanni: «Nessuno ha mai visto Dio; il Figlio unigenito, che sta nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Gv, 1, 18). Anche l'Apostolo dice nella seconda Lettera a Timoteo: «Al re dei secoli, immortale, invisibile, al solo Dio, sia onore e gloria» (1 Tm, 1, 17). E rivolgendosi ai Colossesi lo stesso Apostolo dice di Cristo: «Egli è immagine del Dio invisibile» (Col, 1, 15). 

Perciò i sapienti leggano le Scritture e credano senza dubitare che vi è un Dio malvagio, Signore e creatore, origine e causa di tutti i mali sopra descritti. Se così non fosse, bisognerebbe di necessità ammettere che lo stesso Dio vero - il quale è luce, è buono e santo, è fonte viva e origine di ogni dolcezza, soavità e giustizia - sia direttamente origine e principio di ogni iniquità, malizia, amarezza e ingiustizia; tutte le cose a lui opposte e contrarie deriverebbero interamente dal Signore stesso. Opinione che, agli occhi dei sapienti, è del tutto assurda. 

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro 

Troppi si sono schiantati tra gli scogli della teodicea, tentando di costringere l'intera esistenza nel letto di Procuste di un principio unico. Non potendo far coesistere proprietà insanabilmente contraddittorie, essi cercano il Padre invisibile nell'Aguzzino cosmico, finiscono con l'impazzire e proclamano il mistero dell'Iniquità. Non appena si intravede la realtà del Drago che governa l'universo, questo mistero si dissolve come neve al sole. Se la stessa natura della nostra anima è a noi invisibile, come si può credere in un Dio che si manifesta agli occhi temporali? Come si può credere che gli strumenti di tortura che ci seviziano siano parte di noi? 

giovedì 24 ottobre 2024

IL DIO MALVAGIO NON HA FATTO 
QUANTO AVEVA PROMESSO 

Questo Signore e creatore ha promesso ad Abramo e giurato alla sua discendenza di dare a lui e alla sua discendenza dopo di lui tutta la terra che vedeva verso settentrione e mezzogiorno, verso oriente e occidente, come si legge nel Genesi: «E il Signore disse ad Abramo dopo che Lot si fu separato da lui; "Alza gli occhi e dal luogo dove ti trovi ora guarda verso settentrione e mezzogiorno, verso oriente e occidente: darò per sempre tutta la terra che vedi a te e alla tua discendenza"» (Gn, 13, 14-15). E ancora: «Alzati, percorri la terra in lungo e in largo, perché la darò a te» (Gn, 13, 17). Anche nel Deuteronomio sta scritto: «Entrate e impadronitevi della terra che il Signore Dio ha giurato ai nostri padri Abramo, Isacco e Giacobbe di dar loro e alla loro discendenza dopo di essi» (Dt, 1, 8). 

Ma, benché questo stesso Signore abbia fatto ad Abramo una simile promessa sotto giuramento, si deve ritenere che non l'abbia mai in alcun modo mantenuta sul piano temporale. Come dice il beato Stefano negli Atti degli Apostoli: «Disse infatti il Signore ad Abramo: "Esci dalla tua terra e dal tuo parentado e vieni nella terra che ti mostrerò". Allora egli uscì dalla terra dei Caldei e si stabilì in Carran: nella terra in cui voi abitate attualmente; e non gli diede in essa in eredità nemmeno un palmo di terreno, ma promise di darla in possesso a lui e alla sua discendenza dopo di lui» (At, 7, 3-5). Sicché appare evidente che questo Signore e creatore non ha assolutamente mantenuto una promessa fatta sotto giuramento; anzi, che in questo mondo temporale e visibile - se accettiamo l'interpretazione dei nostri avversari - non l'ha mai mantenuta: infatti non si trova scritto da nessuna parte che Abramo abbia preso possesso temporalmente di questa terra, qualunque cosa balbettino in proposito gli ignoranti. 

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

martedì 22 ottobre 2024

QUESTO DIO HA CONSENTITO 
ALLA MENZOGNA 

Si trova poi nelle Scritture che questo stesso Signore e creatore, secondo i nostri avversari, ha consentito alla menzogna, mandando uno spirito cattivo e uno spirito della menzogna; inoltre, lo spirito di questo Dio è chiamato spirito malvagio e spirito perverso, come sta scritto nel primo Libro dei Re: «Ma lo spirito del Signore si allontanò da Saul, e lo agitava uno spirito perverso inviato dal Signore» (I Sam, 16, 14). E ancora nello stesso libro: «Ogni volta che lo spirito malvagio di Dio si impadroniva di Saul, Davide prendeva la cetra e la suonava con la sua mano, e Saul ne era confortato, e si sentiva sollevato; perché lo spirito malvagio si allontanava da lui» (I Sam, 16, 23). Anche nel Libro dei Giudici sta scritto: «Regnò dunque Abimelech su Israele per tre anni; e il Signore Dio ha mandato uno spirito cattivo tra Abimelech e gli abitanti di Sichem» (Gdc, 9, 22-23). Ma il Signore Dio nostro ha mandato uno spirito di verità, come dichiarato nel Vangelo. 

Nel Quarto Libro dei Re, il profeta Michea dice: «Ho visto il Signore seduto sul suo trono e tutto l'esercito del cielo che gli stava accanto a destra e a sinistra; e il Signore dice: "Chi ingannerà Achab, re di Israele, perché salga e cada a Ramoth di Galaad?". E uno disse una cosa, l'altro un'altra. Uscì uno spirito e stette davanti al Signore, e disse: "Io lo ingannerò". Gli rispose il Signore: "In che modo?". E quello disse: Uscirò e sarò uno spirito menzognero nella bocca di tutti i suoi profeti". E il Signore disse: "Ingannerai, e riuscirai: esci e fa' così". Ora ecco che il Signore ha dato uno spirito di menzogna nella bocca di tutti i tuoi profeti che sono qui, e il Signore ha pronunciato sciagure contro di te» (3 Re, 22, 19-23). Così appare ancora una volta evidente - secondo l'interpretazione dei nostri avversari - che questo Signore e creatore ha inviato uno spirito cattivo e uno spirito di menzogna; cosa che, assolutamente, il vero Dio non avrebbe fatto in alcun modo. 

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

domenica 20 ottobre 2024


IL DIO MALVAGIO HA COMMESSO 
FORNICAZIONE

Questo Signore e creatore ha infatti ordinato nel Deuteronomio: «Se un uomo è giaciuto con la moglie di un altro, muoiano entrambi, l'adultero e l'adultera; e tu estirperai il male da Israele» (Dt, 22, 22). E ancora: «Un uomo non prenderà la moglie di suo padre né solleverà la sua coperta» (Dt, 22, 30). Nel Levitico lo stesso Signore dice: «Non scoprirai la vergogna di tuo padre» (Lv, 18,8). E ancora: «Se un uomo si è giaciuto con la propria matrigna e ha scoperto la vergogna di suo padre, siano messi a morte entrambi» (Lv, 20, 11).

Ora, è evidente che, in violazione del summenzionato precetto, questo Signore e creatore ha fatto commettere adulterio temporalmente in questo mondo, in maniera visibile e carnale, secondo la credenza e l'interpretazione dei nostri avversari, come si trova espresso con la massima chiarezza, in base alla loro convinzione, nel secondo Libro dei Re.

Dice infatti lo stesso Signore e creatore a Davide per bocca del profeta Natan: «Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, per fare il male al mio cospetto? Hai colpito con la spada Uria l'Hittita e hai preso come moglie sua moglie; lo hai ucciso con la spada dei figli di Ammone. Per questo motivo la spada non si allontanerà dalla tua casa in eterno, dato che mi hai disprezzato e hai preso la moglie di Uria l'Hittita per farne tua moglie. Così dice il Signore: "Ecco, io susciterò su di te un male proveniente dalla tua casa; e prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi, e le darò al tuo vicino, ed egli si giacerà con le tue mogli sotto gli occhi di questo sole; perché tu hai agito di nascosto, io invece compirò questa parola al cospetto di tutto Israele"» (2 Sam, 12, 9-12).

Perciò, secondo la fede dei nostri avversari, questo Signore e creatore o è stato un mentitore o, senza alcun dubbio, ha commesso adulterio nel tempo, come si vede chiaramente che ha fatto, in base alla loro interpretazione, nel secondo libro dei Re: «E Architofel dice ad Assalonne: "Va' dalle concubine di tuo padre, quelle alle quali ha lasciato la custodia della casa, affinché quando tutto Israele avrà sentito che hai disonorato tuo padre si rafforzino le mani di coloro che sono con te". Allora tesero la tenda di Assalonne sul terrazzo ed egli entrò dalle concubine di suo padre davanti a tutto Israele» (2 Sam, 16, 21-22). Così, secondo l'interpretazione dei nostri avversari, questo Signore e creatore ha compiuto temporalmente e visibilmente in questo modo l'opera di adulterio che aveva annunciato, per di più in violazione del precetto che che egli stesso aveva formulato, come abbiamo mostrato in precedenza: «Se un uomo è giaciuto con la moglie di un altro» (Dt, 22,22) ecc.

Nessuna persona saggia potrebbe quindi ritenere che sia stato il vero creatore a dare, temporalmente, le mogli di un uomo a suo figlio o a qualche altro uomo perché commettesse fornicazione, come - secondo la fede degli ignoranti - si crede abbia fatto colui che ha creato le realtà visibili di questo mondo, così come si è chiaramente mostrato in precedenza.

Giacché bisogna ricordare che il Signore Dio nostro, vero creatore, non ha mai ordinato di commettere temporalmente, in questo mondo, adulterio o fornicazione. Dice infatti l'Apostolo nella prima Lettera ai Corinzi: «Non ingannatevi, perché né i fornicatori né gli adulteri possederanno il regno di Dio» (Cor, 8, 9-10). E agli Efesini lo stesso Apostolo dice: «Infatti sappiate bene che nessun fornicatore o impuro ha diritto di eredità nel regno di Cristo e di Dio» (Ef, 5,5). E ai Tessalonicesi egli stesso dice: «Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla fornicazione» (1 Ts, 4, 3).

Il nostro vero Creatore non ha dunque preso temporalmente, in questo mondo, le mogli di Davide, né le ha date al suo vicino perché commettesse adulterio con loro al cospetto di tutto Israele e alla luce del sole, come si legge nel testo citato prima. Esiste infatti senza alcun dubbio un Creatore malvagio che è origine e causa di ogni fornicazione e adulterio di questo mondo: lo abbiamo già mostrato in precedenza e, con l'aiuto di Dio, lo mostreremo ancor meglio più avanti. 
 
Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

venerdì 18 ottobre 2024


IL DIO MALVAGIO HA FATTO RAPINARE 
CON LA FORZA I BENI ALTRUI 
E COMMETTERE OMICIDIO

Ora possiamo mostrare con la massima evidenza per mezzo del Vecchio Testamento - secondo la fede dei nostri avversari - che il suddetto Signore e creatore ha fatto rapinare con la forza i beni altrui e sottrarre temporalmente, a titolo di prestito, i tesori degli Egizi e addirittura commettere, nel mondo materiale, i più grandi massacri.

Dice infatti nell'Esodo lo stesso Signore a Mosè: «Dirai dunque a tutto il popolo che ogni uomo chieda al sua amico e ogni donna alla sua vicina vasi d'argento e d'oro, e il Signore darà credito al popolo presso gli Egizi» (Es, 11, 2-3). E ancora: «E i figli di Israele fecero come aveva comandato loro Mosè, e chiesero agli Egizi vasi d'argento e d'oro e abiti in quantità. E il Signore diede credito al popolo presso gli Egizi in modo che facessero loro dei prestiti; e così depredarono gli Egizi» (Es, 12, 35-36).

E nel Deuteronomio Mosè dice al popolo: «Se ti avvicinerai a una città per espugnarla, prima di tutto le offrirai la pace; se accetterà e ti aprirà le porte, tutta la popolazione che si trova in essa sarà salva e ti servirà pagandoti tributo. Ma se non vorranno concludere l'alleanza e inizieranno la guerra contro di te, tu la attaccherai; e quando il Signore Dio tuo la consegnerà nelle tue mani, colpirai a fil di spada tutti i maschi, risparmiando le donne e i bambini, il bestiame e le altre cose che si trovano nella città; tutto il bottino, lo dividerai fra l'esercito, e ti nutrirai delle spoglie dei tuoi nemici, che ti darà il Signore Dio tuo. Così farai a tutte le città che si trovano a grande distanza da te e che non sono fra quelle di cui riceverai il possesso. Delle città che ti saranno date non lascerai invece sopravvivere assolutamente nessuno; ma ne passerai tutti gli abitanti a fil di spada: Hittiti, Amorrei, Cananei, Ferezei, Gebusei e Hivvei, come ti ha comandato il Signore Dio tuo» (Dt, 20, 10-17).

E ancora nello stesso libro: «Seon uscì incontro a noi con tutto il popolo per combattere a Iessa, e il Signore Dio nostro ce lo consegnò; noi lo colpimmo con i suoi figli e con tutto il suo popolo. E in quella occasione prendemmo tutte le città, dopo aver ucciso tutti i loro abitanti, uomini, donne e bambini; non vi lasciammo sussistere alcunché» (Dt, 2, 32-34). E ancora: «Il Signore Dio nostro consegnò dunque nelle nostre mani anche Og, re di Basan, e tutto il suo popolo; e noi lo colpimmo fino ad annientarlo, devastando tutte le sue città in un solo momento. Non ci fu città che ci sfuggisse; sessanta città, tutta la regione di Argob, regno di Og, in Basan» (Dt, 3, 3-4) ecc. «... e li sterminammo come facemmo con Seon, re di Esebon, distruggendo ogni città, uomini, donne e bambini; prendemmo invece come bottino il bestiame e le spoglie delle città» (Dt, 3, 6-7).

A proposito dell'uomo che raccoglieva legna il giorno di sabato, è scritto nel Libro dei Numeri: «Ora avvenne che, trovandosi i figli di Israele nel deserto e avendo sorpreso un uomo che raccoglieva legna il giorno di sabato, lo presentarono a Mosè, ad Aronne e a tutto il popolo; questi lo rinchiusero in carcere, non sapendo che cosa dovessero fare di lui. E il Signore disse a Mosè: "Che quest'uomo sia messo a morte, tutto il popolo lo lapidi fuori del campo"» (Nm, 15, 32-35).

Lo stesso Signore dice nell'Esodo al popolo israelitico: «Riempirò il numero dei tuoi giorni. Manderò il mio terrore davanti a te, e sterminerò ogni popolo dal quale andrete, e farò voltare le spalle a tutti i tuoi nemici» (Es, 23, 26-27).

E nel Levitico dice: «Inseguite i vostri nemici, ed essi cadranno davanti a voi; cinque dei vostri ne inseguiranno cento, e cento dei vostri diecimila; cadranno i vostri nemici sotto la spada davanti a voi» (Lv, 26, 7-8).

Anche nel Libro dei Numeri egli dice: «Se non vorrete massacrare gli abitanti della terra, coloro che sopravviveranno saranno come chiodi nei vostri occhi e lance nei vostri fianchi e vi combatteranno nella terra della vostra abitazione; e tutto quello che avevo pensato di far loro, lo farò a voi» (Nm, 33, 55-56).

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

Se i testi veterotestamentari fossero letti con attenzione, non poche domande troverebbero un'immediata seppur agghiacciante risposta. Mi domando chi continuerebbe a vedervi scientemente la presenza e l'ispirazione di un'entità buona. A tutti sarebbe evidente: quel Dio è Orrore, e la vita sotto il suo giogo è una condanna. Chi non coglierebbe la sinistra e inquietante profezia contenuta nel Libro dei Numeri? Ancora una volta, l'estinzione volontaria del genere umano si presenta come la sola salvezza. 

giovedì 17 ottobre 2024

LA TOTALITÀ DEI BENI 
E LA TOTALITÀ DEI MALI 
NON PROVENGONO 
DA UNA SOLA E MEDESIMA CAUSA 

Pertanto è chiaro agli occhi dei sapienti che in questi segni universali - vale a dire 'tutto', 'ogni cosa', 'tutte le cose' e gli altri segni che si trovano nelle sacre Scritture - non sono comprese le realtà buone e quelle malvagie, le pure e le impure, le transitorie e le permanenti; per la ragione essenziale che sono assolutamente opposte e contrarie, e non possono provenire direttamente da una sola causa. 

Dice infatti Gesù figlio di Sirac: «Il bene è contro il male e la vita contro la morte; così anche il peccatore contro l'uomo giusto. Allo stesso modo osserva tutte le opere dell'Altissimo» (Sir, 33, 15). E Paolo nella seconda Lettera ai Corinzi dice: «Quale comunanza è possibile tra giustizia e iniquità? E quale rapporto tra la luce e le tenebre? Quale patto tra Cristo e Belial? O quale intesa fra il fedele e l'infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gli idoli?» (2 Cor, 6, 14-16). 

Come a dire: la giustizia non ha assolutamente nulla in comune con l'iniquità, né la luce con le tenebre, e Cristo non ha alcun patto con Belial; bisogna intendere così perché queste realtà opposte e contrarie non provengono da una sola e medesima causa. Altrimenti, se la giustizia e l'iniquità, la luce e le tenebre, Cristo e Belial, il fedele e l'infedele provenissero assolutamente e direttamente dalla causa suprema di tutti i beni, avrebbero comunanza e accordo fra loro, e non si distruggerebbero a vicenda come fanno manifestamente ogni giorno il bene e il male, secondo quanto abbiamo mostrato chiaramente prima: «Il bene è contro il male e la vita contro la morte» (Sir, 33, 15). 

Ne consegue dunque che vi è un altro principio, quello del male: esso è origine e causa di ogni iniquità, impurità e infedeltà, e inoltre di tutte le tenebre. Se non fosse così, lo stesso Dio vero - che è fedelissimo, che è giustizia suprema e assoluta purezza - sarebbe interamente causa e principio di ogni male, e tutti gli opposti e contrari emanerebbero direttamente dal Signore stesso; cosa che sarebbe del tutto folle e insensato pensare. 

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

martedì 15 ottobre 2024


I SEGNI UNIVERSALI DEL MALE

Ora bisogna esporre il problema di quei segni universali - dei quali ho parlato in precedenza - che designano le cose malvagie, vane, transitorie, da rifiutare, ecc.

Dice infatti l'Ecclesiaste: «Vanità delle vanità e tutto è vanità" (Qo, 1, 2). E ancora: «Ho visto tutto ciò che accade sotto il sole, ed ecco tutto è vanità e afflizione dello spirito» (Qo, 1, 4). E ancora: «Ogni cosa ha il suo tempo, e nel momento prescritto tutto passa sotto il sole: tempo di nascere e tempo di morire» (Qo, 3, 1-2). E ancora: «Tutte le cose sono soggette alla vanità e tutte tendono verso un solo luogo; sono fatte di terra e alla terra ritorneranno» (Qo, 3, 19-20). E ancora: «Mi sono disgustato della mia vita vedendo che tutte le cose sotto il sole sono malvagie e che tutto è vanità e afflizione dello spirito» (Qo, 2, 17).

Anche l'Apostolo dice ai Colossesi: «Se siete morti con Cristo agli elementi di questo mondo, perché decretate ancora come se viveste in questo mondo: non toccate, non gustate, non maneggiate tutto ciò che è destinato a consumarsi con l'uso?» (Col, 2, 20-22). E ai Filippesi lo stesso Apostolo dice: «Se qualcun altro pensa di confidare nella carne, potrei farlo più di lui io, circonciso l'ottavo giorno, della stirpe di Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei, quanto a legge Fariseo; quanto a zelo persecutore della Chiesa di Dio; quanto alla giustizia che si può raggiungere con la legge, di condotta irreprensibile. Ma le cose che per me erano dei guadagni, queste stesse cose le ho considerate perdite a causa di Cristo. Anzi, considero tutte le cose come perdite in confronto alla sovraeminente conoscenza di Gesù Cristo, mio Signore, per il quale ho perduto tutte le cose e le reputo lordura, per poter guadagnare Cristo» (Fil, 3, 4-8).

E nel Vangelo del beato Matteo Cristo dice allo scriba: «Se vuoi essere perfetto, va' e vendi tutto ciò che hai» (Mt, 19, 21), cioè abbandona tutto ciò che possiedi carnalmente secondo la legge. E il testo continua: «Allora, in risposta, Pietro gli disse: "Ecco, noi abbiamo abbandonato tutto e ti abbiamo seguito, che cosa dunque avremo?"» (Mt, 19, 27). Cui Cristo rispose: «Voi che avete abbandonato tutto e mi avete seguito» ecc. Anche l'Apostolo dice ai Colossesi: «Ora, però, deponete anche voi tutto: collera, detrazione, sdegno, malizia, bestemmia» (Col, 3, 8) ecc.

E il beato Giovanni dice nella sua prima Lettera: «Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se qualcuno ama il mondo, in lui non è la carità del Padre, perché tutto ciò che è nel mondo è concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia della vita, che non proviene dal Padre ma dal mondo» (1 Gv, 2, 15-16) ecc.

Sicché bisogna rendersi chiaramente conto che questi segni universali riferiti alle cose malvagie, vane e transitorie non sono della stessa specie degli altri segni universali prima menzionati, che designano le cose buone, pure, grandemente desiderabili e permanenti in eterno. Soprattutto per il fatto che non hanno nulla in comune, non possono in alcun modo coesistere entro una stessa forma di universalità - dato che si distruggono e si combattono a vicenda - né possono provenire da una causa unica.
 
Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro