sabato 18 maggio 2024

I PAMPÌNI DEL TEOLOGO, I PÀMPINI DELLA VITE... E IL POMPINO!

In italiano il pàmpano o pàmpino è la foglia della vite (Vitis vinifera); è chiamato così anche il germoglio verde e tenero della stessa pianta, che spunta dai tralci che portano foglie, viticci e grappoli. La parola deriva dal latino pampinus, con l'accento sulla vocale -a-, essendo la -ĭ- breve. 
Nell'italiano di Papa Benedetto XVI, nato Joseph Aloisius Ratzinger (1927 - 2022), il pampìno era invece il bambino.  In pratica, tra il pàmpino della vite e il pampìno del pontefice e teologo tedesco cambia soltanto la posizione dell'accento. Questo per via di una caratteristica fonetica tipica del bavarese, che tende a realizzare la consonante occlusiva /b/ come sorda, ossia come una /p/ non aspirata. 
Ora ci addentriamo in meandri davvero bizzarri della linguistica. 
Non tutti sanno che il termine pàmpano è anche tipico del gergo ittico: indica infatti le specie di pesci del genere Trachinotus, che sono ottimi commestibili, particolarmente gustosi cucinati alla griglia. Questa denominazione è derivata dallo spagnolo: pámpano, plurale pámpanos. Discende in modo diretto dal latino pampinus, che poteva significare anche "tentacolo di polpo".  
Nell'inglese degli Stati Uniti d'America, il termine spagnolo pámpano è stato trascritto come pompano. La vocale posteriore aperta /ɔ/ dell'inglese britannico è infatti diventata una vocale centrale /a/ negli USA. Così per trascrivere una /a/ tonica dello spagnolo, è stato fatto ricorso a -o-

Un biologo americano, W. N. Lockington, è stato ingannato da un informatore linguistico particolarmente burlone, o forse soltanto da una scarsa dimestichezza con la trascrizione delle parole straniere: ha così pubblicato un libro, Notes on Pacific Coast Fishes and Fisheries (The American Naturalist, vol. 13, Essex Institute, 1879), in cui si afferma che i pescatori italiani chiamerebbero "pompino" un particolare pesce, il Poronotus simillimus! Dopo una breve ricerca, ho scoperto che il Poronotus simillimus o Stromateus simillimus, oggi Peprilus simillimus (eh sì, la Scienza continua a cambiare i nomi), è chiamato "pompano" - e non dai pescatori italiani. Il nome, pseudoitaliano, è in realtà proprio lo spagnolo "pámpano" di cui abbiamo trattato sopra, con l'accento che cade sulla prima sillaba. Credo che il dottor Lockington non abbia mai sentito pronunciare la parola "pompino" con l'accento sulla seconda sillaba, che in italiano indica la fellatio. Eppure, quando si legge la sua trascrizione erronea, si può solo avere davanti agli occhi una sequenza pornografica in cui una donna è intenta a lavorare un fallo con la bocca. 

Ecco il testo ittiologico originale in inglese: 

Stromateus simillimus Ayres, pompano. - This species was first described by Dr. Ayres (Proc. Cal. Acad., Vol. II, p. 84, fig. on p. 85) in December, 1860, and accompanied by a good outine figure.  Dr. Ayres states that in the course of seven years he only saw three or four specimens ; but this year, at least, it is far more abundant, as I have seen as many as thirty or forty on the same stall on two or three occasions during October.  As with the other Scomberoids, the examples brought to this market are caught in Monterey bay, which appears to form the northern limit of many species of fishes, crustacea and echinoderms. 
As in the arrangement of the fishes in the Museum of the California Academy of Science, we are, at present, following the classification of Dr. A. Günther, of the British Museum, the name of this species must be changed from Poronotus simillimus, the title given by Dr. Ayres, to Stromateus simillimus ; as Dr. Günther admits no such genus as Poronotus, and it agrees with Stromateus in the entire absence of the ventral fins, short elevated form of body, and single long dorsal and anal fins.   
The Italian fishermen call this species "pompino", and this must be accepted, in the absence of any other, as its English name. I am informed that a fish called "pompino", on the Atlantic coast, is considered the most delicate of all fishes ; this is Trachynotus carolinus, a very different species. Our "pompino" is also highly priced as a delicate morsel, and is one of the dearest fish on the market. 
Mr. B.B. Redding has given me an account of a little practical joke in which the New Orleans species of pompino is concerned. When, during the civil war, Dr. Russell was in this country as correspondent, I believe, of the Times, he was so anxious to taste the celebrated pompino that he obtained leave to pass through the lines and visit New Orleans for the purpose. It happened, however, that pompino was not in season, but a perch of somewhat similar size and form, aided by the cookery of a clever negro cook, was passed off upon him as pompino. Dr. Russell ate, relished exceedingly, and wrote to his paper a glowing description of the gustatory delights of pompino, and it was not till some years after that it transpired that pompino was not then in season, and that he had been put off with perch. 

Questa è la traduzione (se si ha la pazienza di leggere fino alla fine, è a dir poco esilarante!):

Stromateus simillimus Ayres, pompano. - Questa specie fu descritta per la prima volta dal Dott. Ayres (Proc. Cal. Acad., Vol. II, p. 84, fig. a p. 85) nel dicembre 1860, accompagnata da una buona illustrazione schematica. Il Dott. Ayres afferma di aver visto solo tre o quattro esemplari nel corso di sette anni; ma quest'anno, almeno, è molto più abbondante, dato che ne ho visti trenta o quaranta sulla stessa bancarella in due o tre occasioni durante ottobre. Come per gli altri Scomberoides, gli esemplari portati a questo mercato sono stati catturati nella baia di Monterey, che sembra costituire il limite settentrionale di molte specie di pesci, crostacei ed echinodermi.
Poiché nella disposizione dei pesci nel Museo dell'Accademia delle Scienze della California, attualmente seguiamo la classificazione del Dott. A. Günther del British Museum, il nome di questa specie deve essere cambiato da Poronotus simillimus, titolo attribuito dal Dr. Ayres, a Stromateus simillimus; in quanto il Dott. Günther non ammette un genere chiamato Poronotus, e questa specie concorda con Stromateus per la totale assenza di pinne ventrali, la forma del corpo corta ed elevata e le singole pinne dorsali e anali lunghe.
I pescatori italiani chiamano questa specie "pompino", e questo deve essere accettato, in mancanza di altro, come nome inglese. Mi risulta che un pesce chiamato "pompino", sulla costa atlantica, sia considerato il più delicato di tutti i pesci; si tratta del Trachynotus carolinus, una specie molto diversa. Anche il nostro "pompino" è molto apprezzato come prelibatezza ed è uno dei pesci più costosi sul mercato.
Il signor B.B. Redding mi ha raccontato di un piccolo scherzo che riguarda la specialità di New Orleans chiamata pompino. Quando, durante la guerra civile, il dottor Russell si trovava in questo paese come corrispondente, credo, del Times, era così desideroso di assaggiare il celebre pompino che ottenne il permesso di attraversare le linee nemiche e visitare New Orleans a tale scopo. Accadde, tuttavia, che il pompino non era di stagione, ma gli fu spacciato per pompino un pesce persico di dimensioni e forma simili, preparato con l'aiuto di un abile cuoco nero.
Il dottor Russell mangiò, lo gustò con grande piacere e scrisse al suo giornale una descrizione entusiastica delle delizie gustative del pompino, e solo alcuni anni dopo si scoprì che il pompino non era allora di stagione e che era stato sostituito col pesce persico.

Anche se il pesce dello studioso in realtà non ha nulla a che fare con il sesso orale, non si può fare a meno di ridere! 
Tornando alla viticoltura, è emerso dai miei banchi di memoria stagnante un episodio di molti anni fa. La sensuale ed esuberante R. stava leggendo un brano a caso del Decameron di Boccaccio, quando al posto di Pampìnea ha letto Pompinéa. Anche se per pura malizia, è caduta nello stesso errore del dottor Lockington: dai pampini della vite è passata ai pompini!

martedì 14 maggio 2024

TURCILINGI: ALCUNE NOTE ETIMOLOGICHE

I Turcilingi sono un popolo germanico, generalmente ritenuto appartenente al ramo orientale, quello dei Goti.  Alcuni li considerano un sottogruppo degli Sciri. Furono tra le milizie dell'impavido Odoacre e contribuirono a rovesciare l'Impero Romano d'Occidente. Furono considerati per secoli la quintessenza della barbarie. Ancora nel XVII secolo, il teologo inglese Lancelot Andrews (1555 - 1626) citò, per bassi scopi politici e propagandistici, "l'inumanità e la barbarie dei Turcilingi". Perché i Turcilingi ebbero una fama tanto terribile da essere menzionata con orrore, pur essendo da tempo immemore scomparsi? Ebbene, erano tanto temuti perché praticavano la sodomia violenta! Condividevano questo costume con gli Eruli e con alcuni altri popoli oscuri, come i Taifali. La cosa non deve stupire. Già abbiamo mostrato come Odoacre introdusse il favone nell'angusto budello del giovane Romolo Augustolo, possedendolo carnalmente come una femmina: ancor oggi la cosa è vista con assoluto orrore e disgusto, tanto da far tremare d'ira e sdegno innumerevoli bulli appassionati della Storia di Roma. Ne ricordo uno che, di fronte alla mia vivida descrizione, definì "aberranti" le passioni di Odoacre - a babbo morto da così tanti secoli!

Origine del nome dei Turcilingi

La formazione dell'etnonimo è chiaramente germanica: il suffisso -ing-, molto produttivo, è un patronimico e indica spesso discendenza da un antenato comune. Il problema in questo caso è la radice. Il nome, che Wulfila avrebbe trascritto *Turkiliggs /'turkiliŋgs/, sembra derivare da un antroponimo *Turkila /'turkila/ "Piccolo Turco" e avere il significato di "Discendente del Piccolo Turco". Dovevano esistere le rispettive varianti *Taurkilings /'tɔrkiliŋgs/ e *Taurkila /'tɔrkila/, dal momento che nei codici dell'opera di Giordane troviamo scritto anche Torcilingi e Thorcilingi. Probabilmente un uomo venuto da Oriente, appartenente a un popolo unnico, è giunto presso una tribù di Germani orientali, venendo adottato, distinguendosi per eroismo e infine dando origine a una cospicua stirpe regnante. 

Etimologia di turco 

Proto-turco: *tür(ü)k 
Ricostruzione alternativa: *türük / *törük
Significato: Turco, Turchi 
Possibili significati di origine:
      - potente, forte 
      - procreatore  
   Esiti storici: 
   Antico turco (anatolico): türk  
   Turco: Türk 
   Turco Ottomano: Türkman 
   Azero: Türkman 
   Turkmeno: Türkmen 
   Uzbeco: Turkmon 
   Antico turco siberiano: türk 
   Rouran: türküt "Turchi" 
   Antico Uyghuro: türkče "lingua uyghura"

L'origine di questo etnonimo, che ha finito col sostituire la più antica denominazione degli Unni, è da un'estensione con un suffisso sclerotizzato -k di una radice verbale col significato di "essere nato". Il significato originario di türk deve essere stato "uomo", "essere umano"

Proto-turco: *töre-
Significato: essere nato, avere origine 
   Antico turco: törü- "essere nato" 
   Turco: türe- "essere nato"
   Tataro (dialett.): türä- "essere nato" 
   Azero: törä- "essere nato" 
   Turkmeno: döre- "essere nato"
   Oyrat: törö- "essere nato"
   Yakuto: törȫ- "essere nato"
   Tuva: törü- "essere nato"
   Tofalar: dörü- "essere nato"
   Kirghiso: törö- "essere nato"
   Karaim: töre- "essere nato" 

Esistono paralleli in altre lingue altaiche, diverse da quelle turche; non è chiaro se si tratti di derivazioni da una protoforma comune oppure di antichissimi prestiti. 

Proto-mongolo: *töre- 
Significato: essere nato 
   Mongolo scritto: töre- "essere nato" 
   Khalkha: törö- "essere nato"
   Calmucco: tör- "essere nato"
   Buriato: türe- "essere nato"
   Ordos: törö- "essere nato"
   Dagur: turu-, ture- "essere nato"
   Monguor: turo- "essere nato"
   Mogol: türä- "essere nato" 

Proto-tunguso: *tur- 
Significato: essere nato; crescere 
   Evenki: turku- "uscire";
       turī "gregge di cervi in calore"
   Even: töri "famiglia di orsi" 
   Manchu parlato: tiuči "emergere", "apparire"
   Manchu letterario: tuči "essere nato", "crescere", 
        "uscire"

Non è un caso se ancora oggi si dice "cose turche"! Ricordo ancora nitidamente un quadretto appeso a una parete di un negozio di robivecchi a Lecco, che ritraeva un uomo col turbante nell'atto di sodomizzare un giovane messo alla pecora. Gli introduceva lentamente il glande durissimo nel cedevole intestino. Eccole le cose turche! 

domenica 12 maggio 2024

SCIRI E BASTARNI: ALCUNE NOTE ETIMOLOGICHE

Due popoli indoeuropei enigmatici abitavano nella regione dei Carpazi a partire dal III secolo a.C., giunti da Settentrione, con ogni probabilità dall'area oggi chiamata Polonia: gli Sciri e i Bastarni. I primi sono tradizionalmente sono considerati Germani, o comunque di lingua germanica. Per quanto riguarda i secondi, molti li considerano Germani, anche se regna una certa confusione e sono stati avanzati diversi dubbi. Dato che si tratterebbe di due delle più antiche attestazioni di popoli di lingua germanica nella Storia, la questione deve quindi essere discussa con particolare attenzione. Va detto che già nell'antichità circolavano opinioni estremamente confuse. 

1) Gli Sciri 

Forma latina: Scīriī /'ski:rii:/, Scīrī /'ski:ri:/
     (genitivo Scīriōrum, Scīrōrum)
Forma greca: ΣκίριοιΣκίροι

Gli Sciri furono un popolo germanico il cui etnonimo è trasparente, ben comprensibile a partire dalla lingua di Wulfila: skeirs /ski:rs/ significa "chiaro", anche nel senso di "puro" (il dittongo grafico -ei- trascrive una -i- lunga). Un testo teologico in gotico è conosciuto come Skeireins /'ski:ri:ns/, ossia "Spiegazioni" - alla lettera "Chiarimenti". La parola skeirs aveva già un ampio campo semantico, analogamente a quanto avviene in italiano con chiaro (da cui si formano molti derivati come chiarire, chiarezza, etc.). 
Così è ragionevole supporre che il nome degli Sciri, appartenente al germanico orientale, significhi proprio "Chiari", "Splendenti", "Puri" e anche "Puri di sangue", "Puri di stirpe". 

Forma gotica ricostruita: *Skeirjos /'ski:rjo:s/ 
Tema della declinazione: -ja- 

Non ci sono particolari problemi ad ammettere un dileguo della -j- di *Skeirjos, senza dubbio favorito dalla vocale anteriore della sillaba precedente. 

Forma gotica ricostruita: *Skeiros /'ski:ro:s/ 
Tema della declinazione: -a-

L'etimologia è diretta, si tratta di una sostantivazione dell'aggettivo skeirs "chiaro", che ha una vocale tematica -i- / -ja-:

Forma protogermanica ricostruibile: *skīriz 
Forme gotiche attestate: skeirs

Declinazione forte: 
nominativo maschile: skeirs
nominativo femminile: skeirs
nominativo neutro: skeir, skeirjata 

Declinazione debole: 
nominativo maschile: skeirja 
nominativo femminile: skeirjo 
nominativo neutro: skeirjo 

Etimologie alternative: 

1) È stata proposta la derivazione del nome degli Sciri dal protogermanico *skīrō "divisione amministrativa" (da cui l'inglese shire "contea"). Il problema è che non è una ricostruzione sicura: potrebbe essere *skīzō con la sibilante sonora /z/ rotacizzata in seguito. L'etnonimo degli Sciri, antichissimo (dal II secolo a.C.), non può essere il prodotto di un rotacismo, essendo questo mutamento fonetico avvenuto in epoca molto posteriore (nelle lingue germaniche occidentali).
Per ulteriori dettagli rimando al mio articolo sull'etimologia di sceriffo


2) È stata proposta la derivazione del nome degli Sciri dal medio persiano shīr "latte" o dal suo omofono shīr "leone". La prima ipotesi incontra difficoltà semantiche insormontabili; la seconda sarebbe semanticamente accettabile. Tuttavia  occorre scartare entrambe le comparazioni: sono inammissibili già per motivi fonologici (non rendono conto del gruppo consonantico /sk-/). 

Gli antroponimi noti associabili agli Sciri sono tardi e appartengono chiaramente alla lingua gotica: Edeko, Edica (padre di Odoacre), Onulphus, Onulf (fratello di Odoacre). 
Esistono alcuni toponimi della Baviera che derivano dal nome degli Sciri: 
Scheyern (attestato come Scira nel 1080)
Scheuer (attestato come Sciri nel 975 circa)
Scheuern in Neubeuern (attestato come Skira nell'XI secolo)
Scheuring (attestato come Sciringen nel 1150) 
La fonologia presenta irregolarità che meriterebbero di essere investigate. Sembra quasi che rifletta sviluppi di una lingua diversa dall'antico bavarese. 

Conclusioni: 
Le implicazioni dell'etimologia gotica, che resta la migliore, sono potenti. 

2) I Bastarni

Forma latina: Basternae
     (genitivo Basternārum)
Forma greca: ΒαστάρναιΒαστέρναι 

I Bastarni furono un popolo indoeuropeo di incerta origine: in genere sono considerati Germani, ma non manca chi li attribuisce ai Celti o addirittura ai Sarmati (Iranici). Particolarmente diffusa è l'idea che in origine fossero Germani, ma mescolati ad elementi di altra stirpe, come i Celti e i Sarmati. Non c'è finora alcun sostanziale accordo nel mondo accademico sulla reale appartenenza etnica di queste genti: si riflette la molteplicità delle opinioni presenti negli autori classici. Ecco un quadro sintetico: 

1) Livio, Plutarco: i Bastarni sono Galli, Galati, ossia Celti  
2) Strabone, Plinio il Vecchio: i Bastarni sono Germani 
3) Tacito: i Bastarni sono Germani, ma con sangue e influenza dei Sarmati
(l'autore aggiunge che sono pigri e sporchi) 
4) Dione Cassio, Zosimo: i Bastarni sono Sciti 
5) Appiano: i Bastarni sono Traci 
Nota: 
Strabone, che considera i Bastarni Germani, in un'altra occasione li elenca tra i Roxolani, considerati Sciti. Si contraddice. Zosimo considera Sciti persino i Goti, la cui lingua è eminentemente germanica.

Da questi elementi piuttosto scarsi ed erratici deriva una singolare suggestione. Se i Bastarni sono stati una mescolanza di genti, viene naturale pensare che fossero... i BastardiLa tentazione è quella di contrapporre agli Sciri, che sono i "Puri", i Bastarni, interpretando il nome di questi ultimi come "Mescolati", "Impuri" e "Bastardi", come anche suggerito dalla notevole assonanza. Ecco, se ciò fosse vero, si sarebbe trovata la vera etimologia della parola "bastardo". In realtà le cose non sono così facili. 
i) Cominciamo dalla semantica: nessun popolo si darebbe un nome intrinsecamente spregiativo. Certo, in teoria potrebbe essere un esoetnico, attribuito da avversari, ma è comunque difficile credere che dell'endoetnico non sia rimasta traccia alcuna. A quanto pare, i Bastarni erano invece fierissimi del loro nome e si consideravano le più potenti tra le genti. Argomenti simili sono stati enunciati dallo storico britannico Roger Batty (2008).
ii) La formazione dello spiacevole epiteto "bastardo" è avvenuta in epoca medievale, in condizioni complesse, e presenta caratteristiche non ravvisabili nell'etnonimo dei Bastarni.  
Per ulteriori dettagli rimando al mio articolo sull'etimologia della parola bastardo


In realtà esiste un'etimologia ben più plausibile per il nome dei Bastarni, che permette di superare tutte le criticità, evitando problemi semantici e anacronismi. 
La derivazione proposta è dal verbo protogermanico *bastijanan "unire", "mettere insieme", da cui discende in ultima analisi l'italiano bastire, imbastire. Un'unione di popoli esprime comunque un concetto di varietà, ma senza alcuna accezione negativa. 

Protoforma gotica ricostruita: *Bastarnos
         /'bastarno:s/
   Variante: *Bastairnos /'bastεrno:s/ 

Protogermanico: *Bastarnōz / *Basternōz 
Significato: Gli Uniti

Wiktionary si limita a ricostruire il verbo a livello di germanico occidentale, anche se a mio avviso è possibile pensare che fosse già presente nella protolingua germanica comune. 

Antico alto tedesco: besten (< *bastjan)
Tedesco moderno: basteln, besteln 
Medio basso tedesco: besten 
Latino volgare: *bastīre (prestito germanico)

Il verbo sarebbe derivato a sua volta dal protogermanico *bastaz "fibra" (inglese bast "rafia", "fibra tenace e grossolana", tedesco Bast idem), nel senso originario di "unire più fibre", "cucire insieme".  


Un tipo di carro: la basterna. Non sembra derivato da *bastum "sostegno", più plausibilmente è stato preso proprio dall'inclito nome dei Bastarni. 

Etimologia alternative: 

1) Lo studioso russo Oleg Trubačev (Indoiranica, 1999) ha proposto una derivazione dall'avestico bast- "legare"; "schiavo" (cfr. ossetico bættən "legare", bast "legato") e *arna- "prole", considerandolo analogo nella formazione all'epiteto δουλόσποροι "gli schiavi Sporoi" menzionato da Nonno e Cosma, dove gli Sporoi sono il popolo che Procopio menziona come gli antenati degli Slavi. Echeggiano note di linguistica nazionalista. Anche se è interessante la somigianza della radice iranica bast- con il verbo protogermanico *bastijanan, rimane difficile pensare che l'elemento -arn- / -ern- sia qualcosa di più di in mero suffisso.
2) Secondo lo studioso lituano Rimantas Matulis, il nome dei Bastarni sarebbe spiegabile ricorrendo alla locuzione lituana basi tarnai "servi scalzi". Questa interpretazione viene talvolta utilizzata per sostenere la presenza o l'influenza baltica nella regione del Danubio durante l'antichità. Ha tutta l'aria di essere un'etimologia popolare.

Divisioni e antroponimi dei Bastarni

I Bastarni si dividevano in Atmoni, Sidones e Peucini (o Peuci).
Da questi etnonimo possiamo fare interessanti deduzioni. 

1) Atmoni "Gente dello Spirito"
Cfr. protogermanico *ǣþmaz "spirito, respiro"
Nota:
L'esito della vocale tonica è simile a quello del germanico occidentale e settentrionale, diverge da quello del germanico orientale.
2) Sidones "Gente della Tradizione" 
Varianti: Sidoni, Sidini 
Cfr. protogermanico *siðuz "costume, tradizione"
Nota: 
Sono applicate le leggi di Grimm e di Verner.
3) Peucini "Gente del Pino"
Varianti: Peuci 
Cfr. protogermanico *fiuχtijōn "abete"
Nota: 
Manca l'elemento dentale -t-. Manca l'applicazione della legge di Grimm. Essendo il nome derivato da quello dell'isola di Peuce (greco Πεύκη), potrebbe semplicemente essere un prestito. 

Sappiamo che il nome di alcuni capi. Uno di questi, Deldo, è di etimologia incerta e significato al momento indeterminabile. Un altro, Teutagonus "Figlio della Tribù", di chiarissima tradizione indoeuropea, che mostra una formazione più celtica che germanica. Un altro ancora, Cotto, ha un nome tipicamente celtico che significa "L'Anziano".

Conclusioni 

Sussistono varie possibilità. La lingua dei Bastarni potrebbe essere un sottogruppo ignoto delle lingue germaniche. Tuttavia si potrebbe anche trattare di una sottofamiglia indoeuropea indipendente, oggi perduta ("i Bastarni sono Bastarni"). Si dà la possibilità che nel corso del tempo i Bastarni siano passati dalla loro lingua originaria a una lingua germanica. Per chiarire definitivamente la questione servirebbero ulteriori dati, che molto difficilmente saranno reperiti.

venerdì 10 maggio 2024

LA DUPLICE ETIMOLOGIA DELLA PAROLA SCERIFFO

La parola sceriffo nella lingua italiana ha due diversi significati, e ovviamente due diverse etimologie: 

1) capo della polizia di contea (Stati Uniti d'America);
    alto magistrato di contea (Regno Unito) 
2) nobile arabo (es. "sono gli abiti di uno sceriffo dei Beni Wejh")
 
Nella seconda accezione, può essere considerato obsoleto, ma resta usato nella versione in italiano del film Lawrence d'Arabia (Lawrence of Arabia, 1962), diretto da David Lean - che costituisce una fonte autorevole.

Etimologia 1)

Nell'accezione di "capo di polizia di contea" o "alto magistrato di contea", la parola sceriffo deriva dall'inglese sheriff, che è un antico composto ormai fossilizzato.  

Inglese: sheriff 
   Pronuncia: /ˈʃɛɹɪf/, /ˈʃɛɹəf/
   Forma plurale: sheriffs 
Forme obsolete: sherriffshrieve 
Forma dotta (calco): shire-reeve 
Scots: shirra 
Medio inglese: shirreve 
  Varianti: scirereve, scyrreve, scirreve, shirryf
    schireveschirref, scheryfe, schereffe, scherreve
    schereref, shyryfshyrrefe, sherryff, shreve 
   Pronuncia: /ˈʃireːv(ə)//ˈʃ(ɛ)reːv(ə)/, /ˈʃiːreːv(ə)/,
          /ˈʃɛriv(ə)/, /ˈʃirif(ə)/, /ˈʃɛrif(ə)/
   Forma plurale: shireves, etc. 
Antico inglese: sċīrġerēfa "magistrato distrettuale"
   < sċīr "contea, distretto" + ġerēfa "magistrato"
  Pronuncia: /ʃi:rje're:fa/, /ʃi:rje're:va/
  Forma plurale: sċirġerēfan 
      (declinazione debole)

Derivati di sheriff

sheriffalty "ufficio o giurisdizione di uno sceriffo" 
sheriffdom "regione in cui uno sceriffo ha autorità"; 
    "ufficio o periodo di ufficio di uno sceriffo"
sheriffhood "ufficio di sceriffo"
sheriffry "area di giurisdizione di uno sceriffo"
sheriffwick "area di giurisdizione di uno sceriffo"; 
    "posizione o ufficio di sceriffo"
Nota: 
Treccani ipotizza che la parola inglese sia giunta in italiano attraverso la mediazione del francese chérif. Tuttavia, la forma corretta in francese è shérif. Vedi nel seguito per chérif "nobile arabo". Anche quelli della Treccani possono ciccare!


Passiamo ora ad analizzare in dettaglio le origini di entrambe le componenti che hanno dato origine alla parola sheriff.  

Primo membro del composto:

La parola inglese shire /'ʃaɪə/ "contea" (/-ʃɪə/ nei composti), tramite il medio inglese schire (varianti: shire, chire, schere, schyere, schyr, schyre, shere, shiere, shyre, ssire) /'ʃi:r(ə)/, /'ʃe:r(ə)/, risale all'antico inglese sċīr (variante: sċȳr/ʃi:r/, che è purtroppo di etimologia incerta. Al di fuori dell'anglosassone, trova riscontri noti soltanto nell'antico alto tedesco skīra (varianti: scīra, skiera, sciera) "carica, ufficio", che presenta non pochi problemi. Già soltanto una variante come skiera, con un difficile dittongo -ie-, fa venire il sospetto che qualcosa ci stia sfuggendo. 

La ricostruzione a livello di protogermanico non dà certezze. 
Esistono infatti due possibilità diverse: 
i) *skīrō
ii) *skīzō 

i) La rotica -r- dell'antico inglese e dell'antico alto tedesco sarebbe genuina. Si tratterebbe di un sostantivo femminile derivato dalla stessa base dell'aggettivo *skīriz "chiaro", "splendente". La trafila semantica sarebbe la seguente: "cosa splendente" > "onore" > "ufficio, incarico" > "divisione amministrativa", "distretto". La radice dell'aggettivo *skīriz è la stessa di *skīnanan "splendere" (da cui inglese to shine, etc.) 
Sono stati indicati possibili paralleli nelle lingue slave (*ščirŭ "pulito", "vero", ma potrebbe trattarsi di un prestito dal gotico) e nell'albanese hir "grazia, favore" (< *skīra). 
ii) La rotica -r- dell'antico inglese e dell'antico alto tedesco sarebbe invece il regolare derivato del rotacismo di un'originaria sibilante sonora -z-. La protoforma *skīzo permetterebbe il paragone al latino cūra "attenzione", "preoccupazione" (ma anche "amministrazione", "governo"), che deriva da un più antico coera, coira, a sua volta dal proto-italico *kwoizā (cfr. peligno coisatens = cūrāvērunt). La derivazione sarebbe quindi da un protoindoeuropeo *kweis- "vedere", "prestare attenzione", con esiti in celtico e in indoiranico.
Nota: 
Il tentativo di far risalire *skīrō al protoindoeuropeo *(s)ker- "dividere" è da rigettarsi: il vocalismo sarebbe inesplicabile.

Secondo membro del composto

L'inglese reeve "ufficiale" deriva dall'antico inglese ġerēfa "magistrato", che a sua volta è dalla protoforma germanica occidentale *garāfijō "conte", "magistrato". 
Dalla stessa protoforma deriva il famoso nome tedesco del conte, Graf.

Antico alto tedesco: grāfio, grāfo, grāvo, grāviogrāphio, krāvio, grābo, crābo "conte"  
Da qui derivano chiaramente le forme attestate in latino medievale: grāfiō, garāfiō, grāffiō, grāviō


Dalla protoforma germanica occidentale è possibile risalire a un protogermanico *gagrǣfijǣn, ricostruibile a partire dal gotico gagrefts "decreto", "editto", che tuttavia è di origine piuttosto incerta. Si nota che presupporrebbe un verbo *grefan "comandare", "ordinare", finora non attestato.  
Nota: 
La tradizionale etimologia del nome del conte dal greco γραφεύς (graphéus) "scriba", è ingenua e va rigettata già solo per motivi fonologici.

Etimologia 2)

Nell'accezione di "nobile arabo", la parola sceriffo deriva, con ogni probabilità tramite l'inglese Sharif (varianti: sharifSherif, sherifshereef, xerif), dall'aggettivo arabo شَرِيف  šarīf "nobile", "onorato", "di nobile lignaggio", "eccellente". È un titolo d'onore, derivato dal verbo شَرُفَ  šarufa "essere nobile" e spesso attribuito a discendenti del Profeta.  

maschile: شَرِيف  šarīf 
femminile: شَرِيفَة  šarīfa 
maschile plurale (regolare): شَرِيفُون  šarīfūn
maschile plurale (fratto): شُرَفَاء  šurafāʔ, أَشْرَاف  ʔašrāf
femminile plurale (regolare): شَرِيفَات  šarīfāt
femminile plurale (fratto): شَرَائِف  šarāʔif
elativo: أَشْرَف  ʔašraf 


Questa parola è entrata in molte lingue, sia europee che extraeuropee. Ne riporto alcuni notevoli esempi, senza la pretesa di essere esaustivo. 

Adattamenti europei:
Francese: chérif
Spagnolo: jerife
Portoghese: xerife 

Prestiti in importanti lingue asiatiche:
Persiano: شریف  šarif "nobile, aristocratico" 
   fraseologia:
   مرد شریف  mard-e šarif "uomo nobile"
   دودمانی شریف  dudmâni šarif "un nobile lignaggio"
   اسم شریف شما  esm-e šarif-e šomâ "il vostro illustre nome" 
Turco Ottomano: شریف  şerif "nobile, onorato"; "santo"
  Turco moderno: şerif "sacro" 
Hindi: शरीफ़  śarīf "nobile"
Bengali: শরীফ  śoriph "santo", "nobile" 
Gujarati: શરીફ  śarīph "santo", "nobile" 
Malese, Indonesiano: syarif "uomo di nobile stirpe", 
       "discendente del Profeta" (1)

(1) Sembra che sia abbastanza difficile far capire a un indonesiano che uno sceriffo di un film western (syerif) non si presenta come un discendente del Profeta (syarif).

Altri prestiti: 
Maguindanao: serip "discendente del Profeta" (2) 
Maranao: sarip "nobile", "capo di una setta religiosa" 
Somali: sariif "nobile", "onorevole",
       "discendente del Profeta"
Swahili: sharifu "nobile", "onorevole",
       "discendente del Profeta"

(2) Wiktionary dà la forma sarib, che non sono stato in grado di trovare. 

Conclusioni

Questo caso dimostra l'importanza estrema della Scienza dei prestiti lessicali. Si riesce a tracciare ogni ramificazione labirintica dei passaggi da una lingua all'altra, tuttavia il rumore di fondo diventa importante man mano che andiamo indietro nel tempo, fino a presentarci un ostacolo per ora insormontabile. La speranza è quella di reperire nuovi elementi che possano far luce sul mondo protogermanico.

lunedì 6 maggio 2024

LA CONTROVERSA ETIMOLOGIA DI BASTARDO

Tutti sappiamo cosa significa la parola bastardo. Pochi si sono posti domande sulle sue origini. Dirò subito che la ricerca si presenta come particolarmente spinosa. L'etimologia di bastardo più accreditata nel mondo accademico è quella che presuppone un accrescitivo-peggiorativo di basto "sella rudimentale per animali da soma", ottenuto tramite il suffisso -ardo, di origine germanica e vasta diffusione. La parola è giunta in italiano dal francese antico (lingua di oïl) del XIII secolo: bastard (nominativo singolare bastartz) o fils de bast (alla lettera "figlio del basto"). In francese moderno il vocabolo si è evoluto in bâtard, perdendo regolarmente la sibilante. Questa era l'accezione: il figlio legittimo è procreato nel letto nuziale, mentre il figlio illegittimo è nato da un connubio adulterino che avviene al di fuori del letto nuziale, ad esempio appoggiandosi al dorso del mulo. Il mitico Lino Bènfi in un suo sketch ci ricordava che il mulo è morbido (in realtà intendeva alludere in modo guittesco al culo). Questa è la versione canonica del mondo accademico, che considera il composto ibrido, ossia esso stesso un bastardo germano-romanzo. 

Etimologia di basto
Si ricostruisce un latino volgare *bastum, a quanto pare non attestato, formato a partire dal verbo greco βαστάζω (bastázō) "io porto, sostengo un peso". 

Etimologia del suffisso -ardo (lingua d'oïl -ard): 
Protogermanico: *χarduz "duro" 
    Gotico: hardus "duro" 
    Tedesco: hart "duro" 
    Inglese: hard "duro" 

Un giochetto topolinesco

Ricordo uno stupido gioco comparso su un numero di Topolino. Su uno sfondo azzurrognolo in cui campeggiava il faccione grossolano e sghignazzante di Gambadilegno, comparivano alcune ingannevoli derivazioni di parole, in apparenza formate con i suffissi -ino e -one
Il primo riquadro era quello dei falsi diminutivi. Sono pseudo-formazioni di questo genere:

uovo : ovino 
tacco : tacchino 
mulo : mulino 
pulce : pulcino 
naso : nasello 

Il secondo riquadro era quello dei falsi accrescitivi. Sono pseudo-formazioni di questo genere:

basto : bastone 
matto : mattone 
burro : burrone 
lampo : lampone 

Ricordo nitidamente alcune di queste "coppie", come uovo : ovino e basto : bastone. Ce n'erano alcune altre di questo tipo, che però ho dimenticato. Si potrebbe aggiungere un ulteriore esempio di falso peggiorativo, formato con il suffisso -accia (femminile):

foca : focaccia 

Detto questo, bastone non può essere considerato un "falso accrescitivo", dato che è proprio un derivato di basto, nel suo senso originario di "carico"; "sostegno". Il bastone è il sostegno per eccellenza. Adesso vorrei sapere quanti giovani della Gen Z saprebbero descrivermi a grandi linee la semantica della parola basto. Con un po' di fantasia, il basto, carico del mulo, è il sostegno della coppia di adulteri che fotte appoggiandosi al morbido animale. Date le imposizioni draconiane della Chiesa Romana, lo sperma veniva scaricato nel vaso procreativo e ne nasceva ineluttabilmente il bastardo. Più ci rimuginavo e meno mi quadrava, così me ne sono uscito con un'idea migliore, più sensata. 

L'etimologia germanica del francese antico bast

Il primo membro del francese antico bastard in realtà non è affatto la parola che indica il carico del mulo. Si tratta della fossilizzazione di una parola originaria della lingua germanica dei Franchi: *banst "granaio", cfr. gotico bansts "granaio", medio olandese banst, olandese moderno (dialettale) banst, baanst, baast, baas - tutti output del protogermanico *banstiz. Così il francese antico fils de bast è in realtà il "figlio del granaio". Il granaio è un luogo ben più diffuso e naturale per copulare di quanto non possa esserlo il dorso o il fianco di un animale da soma! Quando la lingua dei Franchi si è stemperata e ha cessato di essere di uso corrente nella Neustria, si è avuta la confusione con l'omofono bast "carico". 

Una seconda etimologia germanica?

A complicare le cose, abbiamo il paragone con l'antico frisone bōst "matrimonio morganatico" (variante bōste), che risale regolarmente al protogermanico *banstiz o *banstuz (con perdita della nasale e allungamento compensatorio della vocale). Tra i germanisti è comune l'idea che la parola derivi dal protogermanico *bindanan "legare" (tedesco binden, inglese to bind, etc.), con il significato originale di legame. Si arriva così al marasma etimologico: non abbiamo modo di discriminare tra due possibilità equiprobabili. Si tenga però conto che la parola dell'antico frisone è isolata tra le lingue germaniche - per quanto ne sappiamo. Avanziamo così la possibilità che derivi in ogni caso da *banstiz con il preciso significato di "granaio", con riferimento a un connubio "spontaneo" e non sancito dalla Chiesa Romana. Nel frisone occidentale moderno il vocabolo è tuttora conservato come boask, boaste. Essendo l'argomento così spinoso e controverso, bisognerà dedicarci ulteriori sforzi, finché non sarà risolto.

Una fittissima rete di contatti

La parola si è espansa in modo notevolissimo in tutta Europa in epoca medievale, fino ad essere ereditata ad esempio dall'inglese moderno (bastard). La fortuna del bastardo è millenaria: in norreno il termine è stato preso a prestito dal francese antico: bastarðr. Così Vilhjálmr Bastarðr è il nome dato dai Norvegesi a Guglielmo il Conquistatore (1028 - 1087), meglio denominato Guglielmo il Bastardo. Il termine si è affiancato alle denominazioni native hornungr e bǽsingr, entrambe traducibili allo stesso modo.

sabato 4 maggio 2024

ETIMOLOGIA DI BARBA 'ZIO'

Com'è ben risaputo, nei dialetti galloitalici della Lombardia, del Piemonte e della Liguria, barba è la parola che significa "zio". Si trova anche in altre varietà romanze, come quelle parlate in Veneto (cisalpino ma non galloitalico) e in Friuli (reto-romanzo). Compare persino in alcune zone della Puglia. In un'occasione il termine è stato usato anche da Dante, in Paradiso XIX 137, parlando di un re che gli era antipatico, Giacomo di Maiorca: 

"E parranno a ciascun l'opere sozze / del barba e del fratel".

Il fratel, per inciso, è Federico II di Aragona. Secondo alcuni dantisti, l'uso di una parola lombarda sarebbe da considerarsi spregiativo. A parer mio, è il riaffiorare di un termine colloquiale che un tempo doveva trovarsi in un'area ben più estesa dell'attuale, interessando persino la Toscana.


Secondo i romanisti, il bizzarro termine deriva da un latino tardo barbānus, attestato anche come barbās e formato naturalmente a partire dal latino barba. Il significato originale dovrebbe essere "uomo barbuto", quindi "uomo autorevole" (si confronti il rumeno bărbat "uomo", dal latino barbātus "barbuto"). Quindi sarebbe passato ad indicare lo zio paterno.

Declinazione:

Singolare: 
Nominativo: barbās
Genitivo: barbānis
Dativo: barbānī
Accusativo: barbānem 
Vocativo: barbās
Ablativo: barbāne 

Plurale: 
Nominativo/Vocativo: barbānēs 
Genitivo: barbānum
Dativo/Ablativo: barbānibus 
Accusativo: barbānēs

Variante: barba 
(si trova due volte in una donazione dell'anno 764 nel Codex diplomaticus Langobardiae)

Sinonimo in latino classico: patruus 


Alcuni esiti poco noti: 

Dalmatico: 
   Dalmatico: buarba 
   Istriota: bara 
Reto-romanzo:
   Friulano: barbe 
   Ladino: bèrba 
   Romancio: barba 

Stando a questa ipotesi, posso ipotizzare che il longobardo abbia preso la parola barbānus dal latino volgare, adattandola in barbas. Si nota però che barbas non presenta mai attestazioni con la labiale sorda p-, come sarebbe logico aspettarsi se si trattasse di un vocabolo germanico nativo. Non mi risulta che sia attestata una variante *parpas.

Un'etimologia germanica

Esiste tuttavia anche un'altra possibilità, che inverte la catena logica dei romanisti: questo barbas potrebbe invece essere un lemma germanico genuino, formato a partire da baro "uomo libero" e dalla voce bas "zio paterno", presente in medio basso tedesco (discendente dell'antico sassone e diretto antenato del Plattdeutsch). Il latino barbānus ne sarebbe un adattamento. Questa sarebbe la trafila: 

*baro-baso > Longobardo barbas >
> Latino volgare barbasbarbānus 

La presenza della consonante sonora iniziale e mediana /b/, potrebbe essere dovuta a un prestito da una lingua germanica che non ha avuto la rotazione consonantica. Un'altra spiegazione possibile sarebbe invocare l'instabilità della rotazione consonantica longobarda. Tuttavia in tal caso ci aspetteremmo anche varianti con consonante sorda. Si noterà che anche la parola baro "uomo libero" (da cui è derivato barone), non sembra mai essere attestata come *paro - nonostante sia genuinamente germanica. La sua consonante iniziale /b/ non avrebbe nulla che possa di per sé prevenire la rotazione e divenire sorda. Tutto quindi punta a un prestito entrato in longobardo da un'altra lingua germanica, senza dubbio da una varietà di francone. 

Francone *barobas(o) > Longobardo barbas 

Riporto la documentazione relativa al secondo membro dell'antico composto.

Proto-germanico: *baswǣn "zio paterno"
     Ricostruzioni alternative: baswô
Esiti: 
   Antico frisone: bas 
      Frisone di Saterland: Boas
      Frisone occidentale: baes, baas 
   Antico sassone: *baso 
      Medio basso tedesco: bas
   Antico olandese: *baso 
      Medio olandese: baes 
         Olandese moderno: baas 


In ultima analisi, è questa l'origine dell'inglese boss (prestito dall'olandese). Mi sembra un'etimologia abbastanza plausibile.

Alcuni notevoli prestiti
 
1) Dal veneto, la parola barba "zio" passò al cimbro (Sette Comuni, Luserna): barba, plurale barben.
Esempio di frase: 
De barben zeint zobia béetare "gli zii sono come padri".
2) Lo stesso termine si trova anche in mòcheno. 
3) Da Venezia, la parola barba arrivò in Grecia. In greco moderno colloquiale si usa μπάρμπας (pronuncia bárbas) "zio", plurale μπαρμπάδες (pronuncia barbádes) "zii". 
Esempio di frase:
Έχω έναν μπάρμπα στη Νέα Υόρκη (pronuncia Écho énan bárba sti Néa Yórki) "Ho uno zio a New York".

giovedì 2 maggio 2024

ETIMOLOGIA DI BAGONGHI

Il bizzarro termine Bagonghi (variante nano Bagonghi; sardo Bagonchi) è uno pseudonimo usato per indicare una persona di bassa statura, nanesca, spesso goffa, talvolta con caratteri grotteschi come braccia corte, testa grossa e simili. Si usa soprattutto con riferimento a nani circensi. Infatti la designazione comparve come nome d'arte di alcuni nani che lavoravano nei circhi, attivi tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Tra questi si possono citare il faentino Andrea Bernabè (Circo Guillaume e vari altri), il galliatese Giuseppe Bignoli (Circo Pellegrini e vari altri), il romano Francesco "Checco" Medori (Circo Togni) e altri di cui non sono riuscito a identificare il luogo d'origine: Filippo Ruffa (Circo Orfei), Marco Sensale (Circo Mancini), Umberto Salvatore (in vari circhi). È possibile che proprio il Bernabè (1850 - 1920) sia stato il proto-Bagonghi. L'epiteto è in genere considerato "obsoleto", tuttavia l'ho sentito usare non poche volte a Milano, anche in riferimento a personaggi pubblici - senza però alcuna comprensione di una possibile origine deonomastica. Ormai è visto come un nome comune, non diversamente da "nano", "pigmeo" o simili, e quindi è scritto spesso bagonghi, senza l'iniziale maiuscola.

Pronuncia:
La vocale tonica -o- è chiusa: Bagónghi.
    Trascrizione fonologica: /ba'gongi/
    Trascrizione fonetica IPA: [ba'goŋgi]

Fraseologia:
    È un Bagonghi.
    È un nano Bagonghi.

Diffusione regionale:
Nelle varie regioni d'Italia, si accentua un'accezione anziché un'altra. A volte prevale la bonarietà, altre l'avversione, la ripugnanza fisica e lo stigma sociale. Ecco una breve panoramica: 

- Piemonte: Il Bagonghi è soprattutto una persona piccola e sgraziata che indossa abiti di taglia troppo larga. 
- Lombardia: A Milano si usava la locuzione Bagonghi e sensa murusa, ossia "nano e senza fidanzata", enfatizzando l'esclusione sociale di chi non era conforme ai rigidi canoni fisici richiesti dalla società del tempo per esercitare una qualsiasi attività sessuale non masturbatoria. 
Altrove nella regione, Bagonghi era meno insultante e indicava una persona goffa e impacciata. 
- Sardegna: Il Bagonchi ha la testa grossa e gli arti corti (nanismo tiroideo).
- Altre regioni: In zone dell'Emilia Romagna, a Livorno, a Venezia e in Puglia si usava la locuzione pari Bagonghi, ossia "uguale a Bagonghi", per indicare una persona piccola che indossa abiti troppo larghi e con maniche troppo lunghe, rendendosi goffa nei movimenti. A Lecce si ha la forma Baconchi, con un adattamento simile a quello visto in sardo. 

Note antropologiche

Riporto questa interessante citazione:

"Il bagonghi non si limita […] a esibire la propria deformità; recita, fa piroette, giochi di destrezza e di parole, e ha quindi bisogno, come qualsiasi attore o clown, di talento, dedizione e lunga pratica della propria arte. Deve però anche essere, sin dall’inizio, mostruoso e afflitto, vale a dire patetico. C’è persino una mitologia spicciola, cara ai giornalisti italiani, che insiste nel considerare tutti i bagonghi delle vittime del proprio ruolo."

(Leslie Fiedler, Freaks. Miti e immagini dell’io segreto, 1978)

Un panorama di incertezza 

Anni fa mi sono imbattuto nell'ipotesi che Bagonghi fosse semplicemente un antico cognome italiano, poi caduto in disuso. Sembra evidente che nessuno sia riuscito a trovare documentazione di una famiglia così denominata, spulciando nei documenti polverosi - altrimenti si sarebbe saputo.
Più diffusa è 
l'idea che possa trattarsi di un soprannome che per qualche imponderabile motivo aveva avuto un'immensa fortuna. Come molti danno per scontato, Bagonghi sarebbe stato il nome d'arte del famosissimo Andrea Bernabè. Il problema è che un nome d'arte non sarà scaturito dal Nulla: deve avere in qualche modo una ragione e una logica. 
Labili ipotesi sono state avanzate da dialettologi dilettanti, di quelli che non avevano alcuna seria base linguistica e filologica. Infatti non c'è nulla di convincente. Così sono futili i tentativi etimologici di paragonare l'epiteto alle parole cremonesi bàagol "piccolo" e bagulàa "chiacchierare", menzionati sul quotidiano Cremona Sera (2021).  

Origini africane dell'epiteto

Per fortuna ho reperito un tentativo etimologico più serio, che considero molto interessante. Questa spiegazione è esotica e ha avuto una certa diffusione nel Web, anche se permane ignoto il suo autore, a cui andrebbero riconosciuti meriti. Vorrei approfondire meglio la questione, sperando che possa essere di giovamento agli eventuali lettori. 
L'origine di Bagonghi è dal nome dei Pigmei Bakango (detti anche Kango), che fanno parte dei Bambuti (detti anche Mbuti) dell'Africa Centrale, nella parte nord orientale di quella che è oggi la Repubblica Democratica del Congo. Il prefisso ba- è un caratteristico pluralizzatore nelle lingue Bantu.
Le lingue originarie dei Pigmei si sono estinte nel corso dei secoli, lasciando come traccia soltanto elementi di sostrato. Tutte le popolazioni di questo ceppo hanno adottato le lingue dei confinanti stanziali, agricoltori/allevatori, a seconda della regione: 
- Lingue Bantu
- Lingue Ubangi
- Lingue sudaniche centrali.

Questa è la trafila fonetica da me ricostruita, altamente speculativa ma a mio parere ragionevole:

BAKÀNGO
> *BAGÀNGO
> *BAGÀNGU
> *BAGÒNGU
> *BAGÒNGÜ >
> BAGÓNGHI 

Il nome, in origine un plurale, avrà perso la sua trasparenza etimologica, diventando singolare una volta che è stato adottato dai parlanti di lingue finitime, della famiglia sudanica centrale (Mangbetu, Efe, Asua, etc.). Sarebbe il caso di condurre indagini sul campo per verificare se la trafila di cui sopra ha qualche corrispondenza documentabile. 
A chi pensa che un simile confronto sia basato su pure e semplici assonanze, dirò questo: non dobbiamo mai dimenticare che gli ambienti circensi sono sempre stati cosmopoliti. Resta da accertare la sequenza degli eventi e dei contatti, cosa che potrebbe risultare impossibile, dopo tanto tempo. Si consideri quanto sia difficile già soltanto reperire biografie sommarie dei singoli Bagonghi noti.