sabato 24 febbraio 2024

 
BLACK RAIN - PIOGGIA SPORCA 

Titolo originale: Black Rain
Paese di produzione
: Stati Uniti d'America
Lingua: Inglese, giapponese
Anno
: 1989
Durata
: 125 min
Rapporto
: 2,35:1
Genere
: Azione, thriller
Regia
: Ridley Scott
Soggetto
: Craig Bolotin, Warren Lewis
Sceneggiatura
: Craig Bolotin, Warren Lewis
Produttore
: Stanley R. Jaffe, Sherry Lansing
Produttore esecutivo
: Craig Bolotin, Julie Kirkham
Casa di produzione
: Jaffe-Lansing Pegasus Film Partners, 
      Paramount Pictures
Distribuzione in italiano
: Paramount Pictures
Fotografia
: Jan de Bont
Montaggio
: Tom Rolf
Effetti speciali
: Stan Parks, Albert Griswold, 
    Kenneth D. Pepiot, Tod Jensen, Kevin Quibell  
Musiche
: Hans Zimmer
Scenografia
: Norris Spencer, John Jay Moore, Herman 
     Zimmerman
Costumi
: Ellen Mirojnick
Trucco
: Monty Westmore, Fred C. Blau, Richard Dean 
Direttrice del casting: Dianne Crittenden 
Direttore di produzione: Mel D. Dellar 
Regista di seconda unità: Bobby Bass 
Reparto sonoro: Richard Adams, Neil Burrow, 
    Scott Burrow, Gordon Davidson 
Effetti visivi: Wayne Baker 
Continuità: Luca Kouimelis 
Interpreti e personaggi:
    Michael Douglas: Nick Conklin
    Andy García: Charlie Vincent
    Ken Takakura: Masahiro Matsumoto
    Kate Capshaw: Joyce
    Yūsaku Matsuda: Sato
    Shigeru Kôyama: Sovrintendente Ohashi
    John Spencer: Capitano Oliver
    Luis Guzmán: Frankie
    Stephen Root: Berg
    Tomisaburō Wakayama: Sugai
    Toshishiro Obata: Mediatore
    Yūya Uchida: Nashida
    Guts Ishimatsu: Katayama
    Richard Riehle: Crown
    George Kyle: Farentino
    Ken Kensei: Figlio di Matsumoto
    Clem Caserta: Abolofia 
    Tim Kelleher: Bobby
    Bruce Katzman: Yudell 
    Edmund Ikeda: Uomo d'afferi giapponese
    Tomo Nagasue: Traduttore giapponese 
    Doug Yasuda: Traduttore giapponese-americano 
    Vondie Curtis-Hall: Detective 
    Louis Cantarini: Detective   
    Joe Perce: Detective 
    Toshio Sato: Ufficiale dell'ambasciata giapponese 
    Jun Kunimura: Yashimoto 
    Roy K. Ogata: Uomo di Sato 
    Shirō Oishi: Uomo di Sato 
    Professor Toru Tanaka: Uomo di Sugai 
    Rikiya Yasuoka: Uomo di Sugai 
    Jōji Shimaki: Uomo di Sugai 
    Gorō Sasa: Uomo di Ohashi
    Taro Ibuki: Uomo di Ohashi 
    Daisuke Owaji: Uomo di Ohashi
    Keone Young: Cantante di karaoke 
    Jim Ishida: Ufficiale di scorta
    Shōtarō Hayashi: Mediatore
    Toshishiro Obata: Mediatore 
    Linda Gillen: Peggy 
    John Gotay: Danny
    Matthew Porac: Patrick
    Josip Elic: Joe, il barista 
    David Zee Tao: Poliziotto giapponese 
    Non citati nei titoli originali: 
    Ken Enomoto: Detective 
    Nathan Jung: Uomo di Sato (esecutore)
    Tak Kubota: Anziano oyabun 
    Al Leong: Uomo di Sato (sicario)
    Bruce Locke: Uomo di Sato 
    Scott Nagatani: Pianista 
    Danny Nero: Passeggero sull'aereo 
    Chris Nelson Norris: Motociclista 
    Mak Takano: Yakuza tatuato 
    Dennis Y. Takeda: Giornalista 
    Celia Xavier: Hostess del bar
Doppiatori italiani:
    Pino Colizzi: Nick Conklin
    Mauro Gravina: Charlie Vincent
    Romano Ghini: Masahiro Matsumoto
    Sonia Scotti: Joyce
    Massimo Lodolo: Sato
    Pietro Biondi: Capitano Oliver
    Roberto Stocchi: Frankie
    Mario Cordova: Berg
    Glauco Onorato: Sugai
    Silvio Anselmo: Nashida
    Mario Bardella: Crown
    Massimo Corvo: Farentino
    Marco Bresciani: Figlio di Matsumoto
Titoli in altre lingue: 
    Spagnolo (America Latina): Lluvia negra 
    Portoghese: Chuva negra 
    Basco: Euri Beltza 
    Rumeno: Gloante si cenusa la Osaka 
    Polacco: Czarny deszcz 
    Russo: Чёрный дождь 
    Ungherese: Fekete eső 
    Finlandese: Musta sade 
    Estone: Must vihm 
    Lituano: Juodasis lietus 
    Turco: Kara Yağmur  
    Giapponese: ブラック・レイン
    Giapponese (traslitterato): Burakku rein 
       (adattamento fonetico dall'inglese)
Budget: 30 milioni di dollari US
Box office: 134,2 milioni di dollari US

Trama: 
Nick Conklin è un detective del Dipartimento di Polizia di New York, che è finito nel mirino degli Affari Interni, i quali credono che lui e il suo ex socio abbiano rubato denaro utilizzato come prova in un'operazione antidroga. Inoltre, è in ritardo con il pagamento degli alimenti all'ex moglie. Un giorno, dopo un interrogatorio con gli Affari Interni, Nick e il suo attuale socio Charlie Vincent assistono a un pranzo tra un mafioso e alcuni uomini giapponesi. Il convito finisce male quando arriva uno yakuza di nome Koji Sato, che uccide i giapponesi dopo aver preso da loro un piccolo pacco. Dopo che Nick e Charlie hanno arrestato Sato, vengono incaricati di scortarlo a Osaka su ordine dell'ambasciata giapponese. Nonostante tutte le precauzioni del caso, una volta atterrati a Osaka, Nick e Charlie vengono ingannati da alcuni yakuza travestiti da poliziotti, così consegnano loro Sato prima dell'arrivo della vera polizia. 
Mentre spiegano l'incidente, Nick e Charlie riescono a convincere la polizia della prefettura di Osaka a consentire loro di osservare le indagini sulle attività di Sato, con l'ispettore associato Masahiro Matsumoto ad accompagnarli. In un nightclub, Nick incontra Joyce, una hostess americana biondiccia di Chicago che gli racconta che Sato sta combattendo una guerra tra bande con un anziano e potente oyabun di nome Kunio Sugai. Il giorno dopo, Nick e Charlie si uniscono a un raid della polizia senza permesso. Nick prende alcune banconote da 100 dollari dalla scena del crimine. In seguito dimostra a Matsumoto e al suo superiore che le banconote sono false e fanno parte di una guerra tra gruppi rivali della Yakuza. 
Dopo una serata fuori con Matsumoto, Nick e Charlie, ubriachi fradici, stanno tornando al loro hotel quando un motociclista ruba il trench di Charlie e lo conduce in un parcheggio sotterraneo. Nick li segue, solo per assistere con orrore all'aggressione di una banda di motociclisti bōsōzoku, in cui Sato appare e decapita il giovane con una katana. 
Dopo la morte di Charlie, Nick rivela a Matsumoto di aver rubato dei soldi durante il raid antidroga a New York. Questa confidenza destra un immenso turbamento nel poliziotto nipponico, che considera la corruzione qualcosa di inconcepibile. A questo punto Nick e Matsumoto seguono una hostess che è il loro unico indizio su Sato. La pista porta a una fonderia d'acciaio, dove assistono a un incontro tra Sato e Sugai. Scoprono così che il pacco che Sato ha portato a New York è la metà di una lastra da stampa che Sugai ha inviato alla mafia per verificarne la fattura; Sato si offre di restituirla se Sugai gli concede il titolo di oyabun - cosa che è molto riluttante a fare. Poco dopo l'incontro, Nick insegue Sato, ma viene prontamente arrestato ed espulso per aver portato una pistola in pubblico, mentre Matsumoto viene sospeso e declassato. Nick viene costretto a imbarcarsi su un aereo e a fare ritorno in America, ma riesce a scendere di nascosto per inseguire Sato da solo. Seguendo una soffiata della biondiccia Joyce, incontra Sugai, che gli racconta di essere sopravvissuto al bombardamento di Hiroshima e che il suo piano di contraffazione del denaro è la sua vendetta contro gli Stati Uniti per la "pioggia nera" subita quel giorno e per la giovane generazione giapponese con ideali occidentali. Nick convince Sugai che può aiutarlo a preservare la sua reputazione tra gli altri clan Yakuza recuperando la matrice sottratta da Sato.
In una fattoria isolata, Nick e Matsumoto vedono alcuni degli scagnozzi vestiti da viticoltori, deducendo che Sato stia progettando di massacrare la gang di Sugai. Durante l'incontro di tregua con Sugai, Sato si taglia il mignolo come prova di lealtà e ammenda, ma al contempo tradisce Sugai pugnalandolo alla mano, prima di scappare con entrambe le matrici. Ne nasce uno scontro a fuoco. Nick insegue Sato in motocicletta, quindi lo affronta a mani nude, riuscendo a sconfiggerlo: può scegliere se ucciderlo o meno, infilzandolo su un palo acuminato, ma decide di non farlo. Nick e Matsumoto accompagnano Sato ammanettato al quartier generale della polizia, tra lo stupore di tutti. 
Matsumoto osserva che le matrici di stampa non sono state recuperate, e Nick sembra insinuare che sia stato lui a prenderle. Quando Nick, prima di imbarcarsi, ringrazia Matsumoto per il suo aiuto e la sua amicizia, gli regala una camicia elegante in una scatola. Sotto l'indumento ripiegato, Matsumoto trova entrambe le matrici. 


Recensione: 
L'impianto narrativo è una catabasi nell'abissale mondo della mafia giapponese, la temibile Yakuza. Film di questo genere, ambientati nel Paese del Sol Levante, sono eccellenti e ci aiutano a conoscere realtà di un'alienità sconcertante - al punto che si fatica molto a credere che possano essere state generate dallo stesso pianeta su cui viviamo! Parafrasando Darwin, a volte mi sono cullato nel sospetto che il Giappone sia il prodotto di una seconda Creazione!
Ottima l'interpretazione del convulso Michael Douglas, adrenalinico, galvanizzato come un'anguilla elettrica dall'inizio alla fine. Si percepisce in ogni sequenza il dramma della sua vita. Eccellente anche Ken Takakura nel ruolo dell'ispettore Masahiro Matsumoto, che incarna i princìpi stessi dell'etica nipponica. Mi è sembrato invece un po' esangue e poco robusto Andy Garcia nel ruolo di Charlie Vincent, destinato ad uscire presto di scena nel modo più tragico e insensato. 
Ridley Scott trae ispirazione da un altro film da lui diretto, Blade Runner (1982), per le ambientazioni e l'atmosfera, plasmando realtà metropolitane perennemente notturne, popolate da colori e luci di un'incredibile aggressività. In questo universo urbanoide, in cui non esistono il sonno e il riposo, le moltitudini sciamano in modo vorticoso come formiche alate, incapaci di fermarsi anche solo per un attimo. Un'altra fonte d'ispirazione è senza dubbio Yakuza (The Yakuza, 1974), thriller neo-noir diretto da Sydney Pollack e interpretato da un possente Robert Mitchum. La sceneggiatura è stata scritta da Paul Schrader (il regista di Hardcore, tanto per intenderci) e Robert Towne, da un soggetto di Leonard Schrader. Considerato poco vigoroso al suo esordio, la pellicola pollackiana con gli anni è riuscita a guadagnare consenso fino ad acquisire lo status di cult, influenzando tra gli altri lo stesso Scott. 


In memoria di Yūsaku Matsuda

Quello del gangster Sato è stato l'ultimo ruolo cinematografico di Yūsaku Matsuda. L'attore sapeva di avere un cancro alla vescica e che le sue condizioni sarebbero state aggravate nel corso della recitazione nel film. Scelse comunque di portare avanti il suo lavoro, all'insaputa del regista, dicendo a quanto pare: "In questo modo, vivrò per sempre". Il 6 novembre 1989, meno di sette settimane dopo la Première americana del film, Matsuda morì a causa della malattia, all'età di soli 40 anni. Questa pellicola è dedicata alla sua memoria. 
La cosa più bizzarra è questa: nel cinema giapponese, Ken Takakura era noto per aver interpretato regolarmente gangster della Yakuza, mentre Yūsaku Matsuda era noto per aver interpretato spesso detective. Tuttavia, nel film di Ridley Scott, i ruoli sono invertiti, con Takakura che interpreta un poliziotto e Matsuda che interpreta un affiliato alla Yakuza. 

Una scelta arbitraria ma ben riuscita

Questi sono gli attori che furono presi in considerazione per il ruolo dell'inquieto Nick Conklin: 
Jeff Bridges, 
Kevin Costner, 
Willem Dafoe, 
Richard Dreyfuss, 
Mel Gibson, 
Michael Keaton, 
Michael Nouri, 
Ron Perlman, 
Kurt Russell, 
Arnold Schwarzenegger, 
Sylvester Stallone, 
Patrick Swayze, 
Peter Weller, 
Bruce Willis. 
La Paramount scelse Michael Douglas unicamente per via del suo rapporto privilegiato con i produttori Sherry Lansing e Stanley R. Jaffe. Provo a immaginarmi come sarebbero venute le scene con ciascuno degli attori elencati. In alcuni casi mi sembrano improponibili!  


Dialogo tra il boss Sugai e Conklin 

Sugai: "Sato poteva benissimo essere un americano. Quelli come lui rispettano una cosa soltanto: il denaro."
Conklin: "E lei invece perché è qui? Per amore?"
Sugai: "Avevo solo dieci anni quando i B-29 arrivarono sopra di noi. La mia famiglia visse per tre giorni sotto terra, e quando venimmo fuori la città non esisteva più. Il grande calore portò la pioggia. Una pioggia sporca! Voi rendeste sporca la pioggia. Voi ci cacciaste a forza in gola i vostri valori, e noi perdemmo la nostra identità. Voi avete creato Sato e migliaia di uomini come lui. Io vi ricompenserò."
Conklin: "Vuole quella matrice? Dica dov'è nascosto Sato." 
Sugai: "Tu non hai nessun peso in questa faccenda. Ho promesso agli altri oyabun che la guerra sarebbe cessata. 
Conklin: "E chi ha detto che devono saperlo?"
Sugai: "Lo sa il mio senso del dovere e dell'onore. Se ti rimanesse più tempo, ti spiegherei cosa significa."

L'altro Black Rain

Anche se la cosa può sorprendere, quello di Ridley Scott è uno dei due film del 1989 intitolati "Black Rain". Ne esiste infatti un altro. Una pellicola sulle conseguenze del bombardamento atomico di Hiroshima, diretta da Shōhei Imamura, uscì nello stesso anno con il titolo giapponese Kuroi Ame (黒い雨), che si traduce "Pioggia nera": kuroi (黒い) significa "nero"; ame (雨) significa "pioggia". Sebbene i due film non siano correlati, i titoli si riferiscono entrambi allo stesso fenomeno post-bombardamento, connesso con il fallout radioattivo. 


Origini e tradizioni della Yakuza 

Il cruento rituale di amputazione eseguito dal capobanda Koji Sato nella scena in cui incontra il suo ex capo Sugai, si chiama otoshimae (落とし前), ossia "accorciamento delle dita"; è anche noto come yubitsume (指詰め). Nella malavita giapponese, è un modo con cui un membro dimostra la propria contrizione o fa ammenda al capo per un'offesa arrecata, anche inavvertitamente. In una società severissima in cui ogni infrazione è vista come una colpa ontologica, l'espiazione è radicale. Da quanto si conosce, il rituale ha avuto origine dai bakuto (博徒), giocatori d'azzardo itineranti che assieme ad altri gruppi emarginati sono stati predecessori della moderna Yakuza, la cui formazione come sodalizio criminale può essere fatta risalire al periodo Edo, nel XVII secolo. Così stabiliva l'usanza dei bakutose una persona non era in grado di saldare un debito di gioco, lo yubitsume era considerato una forma alternativa di rimborso. Lo yubitsume era anche una forma di punteggio di credito e di reputazione criminale.

Etimologia di Yakuza 

Il termine yakuza (in scrittura katakana: ヤクザ) deriva dal nome dato a una mano perdente nel tradizionale gioco di carte giapponese Oicho-Kabu (おいちょかぶ), simile al baccarat e in ultima analisi importato dal Portogallo (portoghese oito "ottava carta" + cabo "estremità"). Il significato originario di yakuza è "inutile" o "buono a nulla". L'etimologia è ben strana. Si riferisce alla sequenza numerica 8-9-3 (in giapponese arcaico ya "otto" + ku "nove" + za "tre"), la cui somma è 20, con un punteggio pari a zero: corrisponde alla peggior mano possibile per un giocatore. Non mi addentro oltre nei dettagli di questa numerologia misterica. Una cosa sembra certa: questo termine fu adottato da giocatori d'azzardo ed emarginati per descrivere se stessi come disadattati della società. Il nome che gli appartenenti alla Yakuza danno alla loro organizzazione è Ninkyō Dantai (任侠団体), che corrisponde in modo sorprendente a "Onorata Società". Questo è un caso di "convergenza evolutiva".

Etimologia di oyabun 

Il termine oyabun (親分) è un composto derivato da oya (親, che significa "genitore") con l'aggiunta del suffisso -bun (分, che significa "parte", "ruolo" o "status"). Si traduce letteralmente in "status genitoriale" o "genitore adottivo" e rappresenta un capo nella Yakuza tradizionale o nelle gerarchie professionali, che agisce come un padre surrogato per i propri subordinati, detti kobun (子分, che significa "status di figlio"). 
Il titolo deriva dalla struttura relazionale oyabun - kobun ("genitore - figlio"), che rispecchia le tradizionali gerarchie familiari giapponesi. Storicamente è stato utilizzato all'interno di gruppi come i tekiya (的屋 "commercianti ambulanti") durante il periodo Edo, dove l'oyabun fungeva da supervisore e mentore. Enfatizza tuttora un legame familiare di lealtà e dovere piuttosto che una semplice relazione d'affari. 


La natura inconcepibile della corruzione

In una società basata interamente sull'Onore, la corruzione è qualcosa di pericolosissimo, una vera e propria minaccia esistenziale, un contaminante che viene da fuori. In realtà, la corruzione in Giappone è presente e ben documentata, solo che è tabù parlarne per via della "cultura della vergogna", un sentire diffuso in modo capillare, onnipresente. La vergogna è denominata haji (恥), parola che significa anche "disgrazia", "disonore", "umiliazione". Quando la corruzione ha fatto la sua comparsa, in epoca feudale, ha sconvolto tutti. Si trattava di casi di compravendita di titoli nobiliari fittizi. Quando fu appurato che tutti coloro che erano coinvolti nello scandalo erano cristiani, fu compresa la portata del morbo. Ne nacque la convinzione che la religione importata dall'Occidente fosse la causa prima della contaminazione e che andasse eradicata con sistemi draconiani. 

I motociclisti bōsōzoku 

I bōsōzoku (暴走族) sono una subcultura che ha elementi in comune con i punk, caratteristiche del teppismo e vaghe venature anarcoidi. In genere sono molesti, rumorosi e spericolati, ma sostanzialmente inoffensivi. Potremmo tradurre la parola con "centauri", anche se sarebbe una scelta imprecisa. La parola bōsōzoku si traduce alla lettera "tribù della velocità violenta" o "tribù in fuga". È un composto che deriva da  (暴) "violenza", "spericolatezza", "comportamento fuori controllo" + (走) "correre", "gareggiare", "guidare" + zoku (族) "tribù", "banda", "gruppo". 
Queste gang di motociclisti si sono formate negli anni '50 del XX secolo, ma inizialmente il loro nome era kaminari-zoku (雷族), ossia "tribù del tuono". Il nome bōsōzoku si è imposto qualche tempo dopo, agli inizi negli anni '70. La subcultura ha raggiunto l'apice nel 1982 con oltre 42.000 membri, per poi declinare. Oltre alla pura e semplice criminalità, rappresentava una ribellione e una forma di resistenza contro il rigido conformismo sociale giapponese, attraverso veicoli fortemente personalizzati, rumorosi e spesso illegali. 


La viticoltura in Giappone

Una delle cose che saltano all'occhio in questo film è la coltivazione della vite: gli oyabun si riuniscono in una tenuta agricola piena di filari di vigne. Ridley Scott ha fatto le riprese in una regione vinicola della California, Napa County, perché esasperato dalla burocrazia giapponese che gli rendeva la vita impossibile. Eppure l'ambientazione è realistica e non contiene alcuna incoerenza.  
Anche se la cosa è poco risaputa, il Paese del Sol Levante produce vino. Il vitigno autoctono più noto è il Kōshū (甲州), un'uva a bacca rosa presente sul territorio da circa un millennio e giunta attraverso la Via della Seta. Il Kōshū è coltivato principalmente nella Prefettura di Yamanashi, vicino al monte Fuji. Il vino che se ne ricava è bianco, di colore delicato e cristallino, con aromi freschi di agrumi e note floreali bianche; ha bassa gradazione alcolica e acidità vivace. Un altro vitigno autoctono, il Muscat Bailey A, serve a produrre i vini rossi ed è più recente, essendo stato creato negli anni '20 del XX secolo incrociando Muscat Hamburg a Bailey. L'artefice di quest'uva è stato Zenbei Kawakami; il suo intento era migliorare la resistenza del vitigno alle malattie fungine e al clima umido. I vini prodotti dal Muscat Bailey A sono leggeri, aromatici e fruttati, spesso caratterizzati da note di fragola, ciliegia e lampone, con tannini morbidi e acidità moderata. 

martedì 20 febbraio 2024


L'IMPERO DELLE TERMITI GIGANTI

Titolo originale: Empire of the Ants
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Lingua originale: Inglese 
Anno: 1977
Durata: 89 min
Genere: Orrore, fantascienza 
Formato : Colore 
Suono: Mono
Rapporto: 1,85:1 - 35 mm
Regia: Bert I. Gordon
Soggetto: H. G. Wells, dal racconto breve 
    Empire of the Ants (1905)
Sceneggiatura: Bert I. Gordon, Jack Turley
Produttore: Bert I. Gordon, Samuel Z. Arkoff
Casa di produzione: Cinema 77
Fotografia: Reginald H. Morris
Montaggio: Michael Luciano
Musiche: Dana Kaproff 
Luogo delle riprese: Florida 
Direttrice del casting: Betty Martin 
Arredatore di scena: Anthony C. Montenaro 
Trucco: Ellis Burman Jr., Guy Del Russo,
   Romaine Green, Dave Ayres 
Direttore della produzione: Salvatore Billitteri, 
   Neil A. Machlis 
Reparto artistico: Roger Ragland, Drew Struzan 
Assistente alla regia: Mel Efros, David McGiffert
Secondo audio regista: Adrienne Bourbeau, 
   James Quinn  
Editore dei dialoghi: William L. Manger 
Effetti speciali: Roy L. Downey 
Effetti visivi: Bert I. Gordon, Burt I. Harris Jr. 
Miniature: Erik von Buelow 
Controfigure: Billy Hank Hooker, Hugh Hooker,
   Buddy Joe Hooker
Reparto camera: William D. Barber, Lou Noto 
Guardaroba: Joanne Haas 
Coordinatore delle formiche: Warren Estes
Interpreti e personaggi: 
   Joan Collins: Marilyn Fryser
   Robert Lansing: Dan Stokely
   John David Carson: Joe Morrison
   Albert Salmi: Sceriffo Art Kincade
   Jacqueline Scott: Margaret Ellis 
   Pamela Susan Shoop: Coreen Bradford 
   Robert Pine: Larry Graham 
   Edward Power: Charlie Pearson 
   Brooke Palance: Christine Graham
   Tom Fadden: Sam Russell 
   Irene Tedrow: Velma Thompson 
   Harry Holcombe: Harry Thompson 
   Jack Kosslyn: Thomas Lawson 
   Ilse Earl: Mary Lawson 
   Janie Gavin: Ginny
   Norman Franklin: Anson Parker
   Florence McGee: Phoebe Russell  
   Jim Wheelus: Membro dell'equipaggio
   Mike Armstrong: Jim 
   Tom Ford: Pete
   Charles Redd: Tassista 
Doppiatori italiani:
   Rita Savagnone: Marilyn Fryser 
Doppiatori francesi: 
   Jacqueline Cohen: Marilyn Fryser 
   Claude Bertrand: Dan Stokely 
   Edmond Bernard: Sceriffo Art Kincade
   Maurice Sarfati: Larry Graham 
   Francine Lainé: Christine Graham 
Doppiatori tedeschi: 
   Bettina Schön: Marilyn Fryser
   Edgar Ott: Dan Stokely
   Wolfgang Völz: Sceriffo Art Kincade 
   Thomas Danneberg: Larry Graham
   Friedrich W. Bauschulte: Harry Thompson
   Inge Wolffberg: Mary Lawson
Titoli in altre lingue: 
    Tedesco: In der Gewalt der Riesenameisen 
    Francese: L'Empire des fourmis géantes 
    Spagnolo: El imperio de las hormigas 
    Rumeno: Imperiul furnicilor
    Russo: Империя муравьёв 
    Finlandese: Muurahaisten valtakunta 
Budget: circa 500.000 dollari US
Box office: 2,5 milioni di dollari US 


Trama: 
La narrazione iniziale, in stile di un documentario pierangelista, sottolinea come le formiche usino sostanze chimiche dette "feromoni" per comunicare tra loro, e come questo causi una risposta obbligatoria. Mentre scorrono i titoli di testa, molti barili con adesivi di rifiuti radioattivi vengono scaricati da una nave nell'oceano. Uno dei contenitori finisce su una spiaggia, perde e rilascia sulla sabbia una sostanza viscida, argentea. 
Nel frattempo, la losca e sensuale immobiliarista Marilyn Fryser porta i potenziali clienti in gita in barca per visitare un'area di sviluppo immobiliare di fronte al mare, proprio nella zona della discarica. Con l'assistenza dell'amante Charlie, intende vendere loro terreni edificabili sulle cosiddette Dreamland Shores, dove è previsto il resort Dreamland Coast. In realtà si tratta di terreni senza valore. A bordo dell'imbarcazione salgono gli anziani coniugi Velma e Harry Thompson, i giovani coniugi Christine e Larry Graham, la giovane single Coreen Bradford, il viaggiatore solitario Joe Morrison, Margaret Ellis, recentemente licenziata dopo molti anni come segretaria, e la coppia sposata Mary e Thomas Lawson. Il nocchiero è Dan Stokely. All'insaputa dei visitatori, le formiche si contorcono gongolando nella sostanza radioattiva del bidone che perde. 
Inizia un tour dei terreni, durante il quale Marilyn presenta i vari lotti in vendita. Serpeggia il malcontento, anche per i liquori scadenti offerti al rinfresco. Mary e Thomas Lawson, che hanno un carattere rognoso, mettono in dubbio il valore immobiliare degli appezzamenti, così si separano dal gruppo per ispezionare e si rendono conto che le tubature posate in loco sono fittizie. A questo punto i coniugi vengono attaccati e uccisi da formiche giganti mutanti, che hanno assunto proporzioni colossali, paragonabili a quelle di un grosso furgone. Le formiche titaniche fanno irruzione sulla spiaggia e distruggono l'imbarcazione della Fryser, inseguendo il gruppo attraverso i boschi. 
I fuggiaschi trascorrono la notte attorno a un falò, che viene spento la mattina successiva da un temporale. Sapendo che si trova una barca a remi a sole due miglia di distanza, sulla riva del fiume, si mettono in marcia per raggiungerla. Durante il cammino tra gli alberi, la moglie di Larry, Charlie, Harry e Velma vengono uccisi uno dopo l'altro. Marilyn, Dan, Joe, Larry, Coreen e Margaret raggiungono la barca a remi, ma non riescono a fuggire senza essere scoperti. Subiscono ripetuti attacchi dalle formiche. Alla fine, la barca si capovolge e Larry viene ucciso. Gli altri fuggono fino a raggiungere una casa. Gli abitanti chiamano lo Sceriffo, che porta il gruppo nella città più vicina, situata nei pressi di un'immensa raffineria di zucchero. Lo Sceriffo promette di occuparsi delle formiche giganti con i suoi uomini. In città, Joe non riesce a stabilire una connessione telefonica. Dan, a sua volta, fatica a noleggiare un'auto. Coreen è confusa perché la donna della casa nel bosco le ha detto di non andare in nessun caso alla raffineria di zucchero. Il gruppo si insospettisce e ruba un'auto. Il tentativo di fuga fallisce miseramente. Tutti vengono arrestati dalla polizia e condotti proprio alla raffineria di zucchero.  Con grande costernazione, scoprono che la formica regina, le cui dimensioni sono da incubo, usa i feromoni contenuti nelle sue flatulenze mefitiche per mettere gli abitanti del paese sotto il suo controllo! Coloro che sono cosparsi di feromoni sono ridotti a semplici automi biologici, costretti a lavorare come schiavi per fornire alla colonia di formiche montagne di zucchero, proveniente dalla piantagione locale. La regina li asfissia e li fa sgobbare! 
A un certo punto inizia la ribellione: Dan riesce a tenere a bada la smisurata regina con una potente torcia, inquietando così anche le altre formiche che sono entrate nella raffineria. Joe Morrison uccide la formica regina servendosi dell'esplosione del contenuto di un'autocisterna, permettendo ai superstiti di fuggire dalla zona a bordo di un motoscafo.


Recensione:
Non per niente Bert Ira Gordon affermava che l'acronimo del suo nominativo era BIG, ossia "GRANDE", con allusione alla sua fissazione per l'ingigantimento delle creature, umane e animali. Sembra che nella vita non riuscisse davvero a pensare ad altro, a parte qualche volta alle poppe. Non ci dormiva la notte. 
In estrema sintesi, questo è stato il terzo dei tre film diretti da Bert Ira Gordon basandosi sulle opere di H.G. Wells, almeno secondo le sue dichiarazioni. In realtà, tutte e tre le pellicole in questione hanno poco o nulla a che fare con il materiale originale. Questo è stato anche l'ottavo dei film diretti dallo stesso regista che affrontano il tema dei mostri giganti. Si converrà che siamo di fronte a una vera e propria monomania: ha pochi riscontri nell'universo della Settima Arte! Molti nel Web hanno avuto la mia stessa impressione. Non a caso si è parlato di "insana macrofilia" (Gestarsh99, 2014). Sì, senza dubbio era un macrofilo, ossia un feticista del gigantismo (Anthonyvm, 2018)! 
Nel titolo in italiano notiamo la solita irritante "traduzione" ad mentulam canis, in cui le formiche diventano termiti, come per miracolo. Certo, sono sempre imenotteri, ma molto diversi tra loro. Gordon, sempre attento agli effetti speciali, ha utilizzato riprese di esemplari di formica proiettile di Panama (Paraponera clavata), nota per avere il morso più doloroso al mondo. Il dolore della puntura è lancinante e può durare fino a 24 ore; è classificato al livello più alto (4+) nella scala del dolore di Schmidt. La puntura inietta una neurotossina paralizzante chiamata poneratossina, che provoca sudorazione, pelle d'oca e, in alcuni casi, paralisi temporanea degli arti o allucinazioni. Tuttavia è raramente letale. Sono formiche di grandi dimensioni (le operaie possono raggiungere i 2-3 cm), di colore nero-brunastro, con mandibole evidenti e un aculeo velenoso. Direi che è stata un'ottima scelta! 
In una sequenza si assiste ad una spettacolare lotta tra queste formiche e esemplari di una specie più piccola, di colore chiaro, rossiccio. Le buone idee non mancano, tutto sommato, anche se i mezzi sono piuttosto scarsi (riprese in soggettiva attraverso una grattugia; pantomime e sovrapposizioni da teatro ottico di Reynaud, etc.). Oggi viviamo in un'epoca di mezzi sofisticatissimi, ma le buone idee non ci sono più. Dato che detesto che cerca di grattare il fondo della pentola, mi auguro di non ricevere mai la notizia del progetto di un remake


Struttura sociale e linguaggio delle formiche

"Questa è la formica, un piccolo insetto del genere Imenotteri, della famiglia dei Formicidi. Forse fra tutti gli animali esistenti nel nostro pianeta, la formica è l'unico che può gareggiare con l'intelligenza dell'Uomo, ed è l'unico animale che un giorno potrebbe sostituirsi all'Uomo. 
Le formiche sono organizzate in classi sociali altamente specializzate che si dividono in tre gruppi: le regine, ovvero femmine feconde; i maschi e le operaie, o femmine sterili. Dopo un unico e breve volo nuziale, regine e maschi cadono a terra esausti, ed è lì che avviene l'unico accoppiamento della loro vita. Il maschio infatti dopo poco muore, e la femmina fecondata dopo qualche anno di vita potrà deporre migliaia e migliaia di uova.
Le formiche hanno un sofisticato sistema di comunicazione. I messaggi vengono trasmessi da una formica all'altra per mezzo di una sostanza chimica chiamata feromones, che causa una risposta obbligatoria. Il feromones, sostanza coercitiva della mente, dà un ordine al quale non è possibile disobbedire."  


La Britannica aperta 

La bellissima Joan Collins aveva una certa predisposizione per le avventure con gli uomini e per questo era soprannominata "The British Open", ossia "La Britannica aperta". Questo è un interessante caso di aggettivo pospositivo. Il senso del nick suggerisce l'interpretazione di "aperta" come "che ha facilità nell'intrattenere rapporti sessuali". In italiano l'aggettivo "aperto" acquisisce un'accezione più scurrile, potendosi riferire alla larghezza degli orifizi, spanati dalla continua introduzione di falli eretti! Un simile uso era già attestato in greco antico, almeno in contesti omosessuali: esisteva il composto εὐρύπρωκτος (eurúprōktos) "dal culo largo", ossia "culaperto". Talvolta nell'inglese dei porno si trova "wide open", riferito ad orifizi, come pura e semplice etichetta descrittiva. Esempi: wide open pussy "fica ben aperta", oppure spreading her juicy pussy wide open "spalancando bene la sua fica succosa". Non sono però sicuro che il soprannome della Collins sottintendesse una simile malizia. 

La rivolta di una paladina dei lavoratori

Stando al racconto della Collins, un ritardo nell'arrivo delle controfigure degli attori costrinse a girare la scena del ribaltamento della canoa nel film senza alcun aiuto. Dal momento che non si erano presentati, gli stuntmen non sarebbero stati pagati, e questo mandava su tutte le furie l'affascinante attrice britannica. Il regista la accusava di essere difficile e poco collaborativa, in una parola una stronza, così lei dovette desistere, temendo di guadagnarsi una cattiva fama e di perdere future opportunità lavorative. Molto probabilmente il putiferio è sorto perché lei non si era prestata a qualche richiesta sessuale. Penso che sia andata così: il regista voleva metterglielo tra le tipte e lei si è rifiutata. La Collins era sì "aperta", ma era anche una donna molto fiera e i ganzi se li sceglieva da sé! In seguito dichiarò di aver accettato la parte nel film di Gordon soltanto perché stava attraversando un periodo difficile e aveva un disperato bisogno di soldi. Descrisse la sua interpretazione nel ruolo della Fryser come "il punto più basso di tutta la sua carriera". Su questo giudizio, fin troppo severo, non sono affatto d'accordo: è soltanto grazie a lei se si riesce a guardare il film. È stata pagata 45.000 dollari US. 


Un singolare dettaglio

Le inquietanti uniformi rosse, indossate dall'equipaggio che scarica i barili di rifiuti radioattivi nell'oceano, sono un retaggio della sequenza del sogno di Tracy Ballard (interpretata da Blythe Danner) in Futureworld - 2000 anni nel futuro (Futureworld), un altro film realizzato dalla American International Pictures, ma uscito nel 1976, giusto un anno prima dell'uscita della pellicola di Gordon sulle formiche giganti. Diretto da Richard T. Heffron, Futureworld è un sequel del celeberrimo Il mondo dei Robot (Westworld, 1973), scritto e diretto da Michael Crichton, interpretato da un indimenticabile Yul Brinner nel ruolo dell'automa-pistolero.

La maledizione del fonico

Pamela Susan Shoop dichiarò che il fonico del film ebbe un litigio furibondo con il regista verso la fine delle riprese e che poi, in stato di indemoniamento, gettò tutti i nastri audio nelle acque melmose e lutulente della palude. Persero tutto, quindi l'intero film dovette essere riprodotto in loop. Per questo motivo, le voci e le azioni non sono mai del tutto in fase. La Collins recita per lo più in un inglese americano, senza caratteristiche britanniche. Tuttavia, quando si innervosisce, qualche traccia della sua origine salta fuori. 

domenica 18 febbraio 2024


IL CIBO DEGLI DEI

Titolo originale: The Food of the Gods
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1976
Durata: 88 min
Genere: Orrore, fantascienza 
Sottogenere: Animal horror 
Regia: Bert I. Gordon
Soggetto: H.G. Wells, dal romanzo
   The Food of the Gods and How It Came to Earth
   (1904)
Sceneggiatura: Bert I. Gordon 
Produttore: Bert I. Gordon
Produttore esecutivo: Samuel Z. Arkoff 
Casa di produzione: American International Pictures 
Distribuzione: American International Pictures
Distribuzione in italiano: Eureka Distribuzione
Fotografia: Reginald H. Morris
Montaggio: Corky Ehlers
Musiche: Elliot Kaplan
Scenografia: Graeme Murray 
Direttrice del casting: Betty Martin
Truccatrice: Phyllis Newman 
Truccatore speciale: Thomas R. Burman
Parrucchiera: Salli Bailey 
Post-produzione: Salvatore Billitteri 
Assistenti alla regia: Gavin B. Graig, Marianne Dolen,
    Flora M. Gordon 
Direttore del set: John Stark
Tecnico del suono: George Mulholland 
Effetti speciali: Tom Fisher, John Thomas,
    Keith Wardlow, Rick Baker 
Effetti visivi: Bert I. Gordon, Jody Richardson 
Miniature: Erik von Buelow 
Camera a mano: Rod Parkhurst 
Primo assistente cameraman: Thom Rian 
Secondo assistente cameraman: Gundar Lipsbergs
Capo elettricista: Brian Montague 
Tecnico Cinemobile: Dalibor Roas
Guardaroba: Ilse Richter 
Continuità: Margaret Hanly 
Interpreti e personaggi: 
    Marjoe Gortner: Morgan
    Pamela Franklin: Lorna
    Ralph Meeker: Jack Bensington
    Jon Cypher: Brian
    Ida Lupino: Mrs. Skinner
    John McLiam: Mr. Skinner
    Belinda Balaski: Rita
    Tom Stovall: Thomas
    Chuck Courtney: Davis 
    Reg Tunnicliffe: Attendente del traghetto
    Kevin Schumm: Bambino nella classe
Titoli in altre lingue: 
    Tedesco: Die Insel der Ungeheuer 
    Francese: Soudain... les monstres 
    Spagnolo: El alimento de los dioses 
    Rumeno: Hrana zeilor 
    Russo: Пища богов 
    Giapponese: 巨大生物の島
       (Kyodai seibutsu no shima,
       "L'isola delle creature giganti") 
Budget: 900.000 dollari US
Box office: 1 milione di dollari US

Trama:
Il "cibo" è un liquido denso e biancastro che affiora misteriosamente dal terreno su un'isola remota da qualche parte nella Columbia Britannica. Il signor e la signora Skinner, una coppia di fanatici religiosi, considerano questa sbobba un dono di Dio e ne danno da mangiare ai loro polli, che diventano diventano grandi come cavalli. Anche ratti, vespe e larve consumano la sostanza, così l'isola viene presto infestata da parassiti giganteschi. 
Morgan, un giocatore di football professionista, è sull'isola per una battuta di caccia con i suoi amici, quando uno di loro viene punto a morte da vespe giganti. Morgan cerca aiuto alla fattoria degli Skinner, ma viene attaccato da uno dei polli giganti e riesce ad ucciderlo infilzandolo con un forcone. La signora Skinner, presente, gli mostra la sostanza mescolata al mangime, ma è convinta che non abbia nulla a che fare con la morte del suo amico nel bosco. Morgan e Brian, scettici sulla causa della morte, rimuovono il corpo di Davis per portarlo via dall'isola. Il signor Skinner intende commercializzare il liquido. Una notte, mentre torna a casa a piedi dopo che la gomma della sua auto si era forata nella foresta, viene attaccato nel bosco e ucciso da topi colossali. 
Dopo aver riportato i suoi amici sulla terraferma, Morgan apprende dall'autopsia che l'amico non è morto per una caduta, così assieme a Brian decide di tornare sull'isola per indagare ulteriormente. Assieme a lui ci sono anche Thomas e la moglie Rita in stato di gravidanza, Jack Bensington, l'avidissimo proprietario di un'azienda di cibo per cani, che spera di trovare il modo di commercializzare la sostanza, oltre alla sua assistente, la batteriologa Lorna Scott. Bensington ha occhi solo per il liquido redditizio e vuole concludere in fretta e furia l'affare, ma il contratto non può essere firmato, essendo il signor Skinner defunto. La signora Skinner mostra all'affarista la fonte del "cibo". Poco dopo, vengono attaccati da uno sciame di vespe giganti, ma riescono a fuggire in casa per il rotto della cuffia. Sopraggiungono Morgan e Brian, che individuano e fanno saltare in aria l'enorme nido cartaceo dei mostruosi imenotteri. Nonostante sia scampato per un pelo alla morte, Bensington rimane determinato a recuperare il liquido. Dopo una serie di spaventose peripezie, in cui Brian rimane ucciso, i ratti di proporzioni immense si avvicinano, guidati da un terrificante esemplare albino. Bensington nel frattempo ha messo il "cibo" al sicuro in contenitori, nonostante le proteste di Lorna. In uno degli attacchi dei pestilenziali roditori, la signora Skinner viene straziata a morte e fa una ben misera fine anche il plutocratico Bensington. 
Morgan fa esplodere una diga vicina, allagando la zona e annegando gli immani ratti, le cui dimensioni e peso rendono impossibile il nuoto. Dopo che le acque si sono ripulite, i sopravvissuti ammucchiano i corpi dei roditori, rovesciandovi sopra i contenitori di "cibo" e la benzina prima di bruciarli. Tuttavia, diversi di questi barattoli vengono trascinati via dalla corrente, finendo alla deriva in una fattoria sulla terraferma. La sostanza viene ingerita dalle mucche da latte. Nella scena finale del film, si vedono degli scolari che bevono inconsapevolmente il latte contaminato, che farà loro subire un'ineluttabile crescita anomala.


Recensione: 
Per Bert Ira Gordon, questo è il secondo adattamento parziale del romanzo di H.G. Wells L'alimento divino (The Food of the Gods and How It Came to Earth, 1904), a undici anni di distanza dal primo, Village of the Giants (1965). Il regista sentiva la necessità di dedicarsi all'horror più livido, sola possibilità di trasporre in fotogrammi l'opera dello scrittore britannico. Non poteva certo essere soddisfacente una briosa commedia sugli adolescenti ribelli cresciuti in modo abnorme per aver mangiato una torta simile a uno stronzo rosa! 
Nonostante i mezzi limitati, che scadono nel trash, il livello di tensione è eccellente. Alla fine si avverte l'incompletezza della narrazione, che si interrompe di colpo lasciando lo spettatore col fiato sospeso: il "cibo", trasportato dalle acque, finito nel latte delle vacche e ingerito dai bambini, arrecherà danni spaventosi alla specie umana - danni che tuttavia non sono mostrati. Forse il regista aveva programmato un sequel, in cui mostrare effetti di gigantismo ben più drammatici di quelli già visti in Village of the Giants
Ci sono alcune differenze importanti tra la trama del film e l'opera di Wells, in cui il "cibo" è una sostanza artificiale e l'azione si svolge in Inghilterra. A parte le plateali insufficienze registiche, si segnala un incoerenza: a un certo punto si enuncia l'idea folle secondo cui gli animali ingigantiti contribuirebbero a risolvere il problema della fame nel mondo, senza considerare che richiederebbero quantità ingenti di risorse (cibo, acqua) per essere mantenuti. Il solito "rimedio" ingannevole che si rivela poi un aggravio! A quanto pare, questa trovata non è contenuta nel romanzo di H.G. Wells, che non ho ancora avuto occasione di leggere.


Effetti speciali bizzarri

Per creare l'effetto delle creature gigantesche sono state utilizzate riproduzioni sovradimensionate di vermi, polli, vespe e ratti. Sono state utilizzate anche sei diverse teste di ratto meccanizzate e quattro costumi da ratto indossati da esseri umani. I risultati purtroppo sono piuttosto trash, soprattutto per quanto riguarda le vespe, grezze, nere e sfocate al punto di essere assolutamente inguardabili. Sembra che le atroci sagome siano state appese sullo sfondo e azionate tramite fili.  I polli immensi hanno dato a Jerry Calà l'idea folgorante per la realizzazione di Chicken Park (1994), considerato dalla critica uno dei film più brutti della Settima Arte. I ratti, su cui il regista si è particolarmente concentrato, sono invece abbastanza potenti. Possiamo dire che svolgono abbastanza bene il loro sporco lavoro, soprattutto quando si ammassano e quando massacrano.
Molti animalisti hanno creduto che per realizzare questo film il cast abbia effettivamente sparato a topi veri, con qualcosa di simile a delle pistole ad aria compressa. Se tuttavia si guarda no le sequenze fotogramma per fotogramma, è chiaro che in realtà hanno sparato un getto ad alta intensità di sangue finto, stordendo i roditori - che tuttavia non sempre sono biologici. Tra l'altro, uno dei costumi da ratto finto è stato utilizzato nel The Star Wars Holiday Special, un film televisivo del 1978 diretto da Steve Binder, trasmesso un'unica volta dall'emittente statunitense CBS e mai pubblicato in alcun formato; non è mai giunto in Italia. 
Sequenze memorabili:
I cagnotti grandi come braccia! 
Errori: 
Dopo che il signor Skinner viene ucciso dai ratti, si può vedere il suo occhio chiuso che sbatte mentre viene trascinato via. È diventato uno zombie? 
Uno strambo dettaglio tecnico:
Si capisce subito quando le foto dei ratti colossali sono state scattate da vicino, con l'intento di farli sembrare più grandi. Questo perché alcune parti sono a fuoco e altre sono sfocate, cosa che accade quando si fotografa un soggetto da pochi centimetri di distanza. Se i ratti fossero davvero giganteschi e venissero ripresi da una distanza superiore a 10 metri, l'intera immagine sarebbe a fuoco (è la cosiddetta "messa a fuoco all'infinito").


Accoglienza 

Questa è stata la pellicola di maggior successo dell'American International Pictures nel 1976; è stata nominata per il miglior film horror dall'Academy of Science Fiction, Fantasy and Horror Films nella quarta edizione dei Saturn Awards nel 1976. Eppure si trovano diverse recensioni non eulogistiche nella stampa americana dell'epoca. Ne riporto alcune, che trovo abbastanza significative. 
Roger Ebert del Chicago Sun-Times ha considerato il film scadente (dandogli una stella su quattro). 
Vincent Canby del New York Times lo ha definito "una miscela incredibilmente ridicola di cliché di fantascienza e film horror"
Gene Siskel del Chicago Tribune ha scritto: "La pesante campagna pubblicitaria televisiva promette galli alti due metri e ratti grandi come pantere. Ciò che dovrebbe promettere, se la verità nell'etichettatura fosse applicata alle pubblicità cinematografiche, sono effetti speciali pessimi e una sceneggiatura ridicola".
Arthur D. Murphy di Variety ha scritto: "Troppa enfasi da parte di Gordon sui suoi buoni effetti speciali visivi si combina con troppa poca attenzione ai suoi compiti di scrittura ... Ogni attore ha fatto di meglio prima; questa sceneggiatura è atroce".
Kevin Thomas del Los Angeles Times ha scritto che "l'intero film è uno scherzo,  involontariamente"
Tom Milne del Monthly Film Bulletin lo ha definito "un pezzo davvero spaventoso di horror fantascientifico in cui il dialogo cretino, che si spera illumini le follie dell'avidità umana e manomettere la natura, rappresenta un pericolo maggiore per il cast rispetto alle vespe giganti rozzamente animate o alle mostruose teste di ratto e di galletto rigidamente manipolate dalle quinte." 
Tra gli altri riconoscimenti, ricevette il Golden Turkey Award per il peggior film sui roditori di tutti i tempi. 
Sembra che il film abbia avuto qualche sostenitore in Francia, dove è stato vincitore del Licorne d'or ("Unicorno d'oro") al Festival international de Paris du film fantastique et de science-fiction ("Festival internazionale di Parigi del cinema fantastico e di fantascienza").
Per quanto riguarda la Germania, il 7 settembre 2018, il film fu presentato sul canale televisivo tedesco Tele5 come parte della serie Die schlechtesten Filme aller Zeiten (SchleFaZ, ossia "I peggiori film di tutti i tempi"). Difficile reperire informazioni sulla critica in altre nazioni. In particolare, non ho trovato niente relativo all'Italia. Del resto, non dobbiamo dimenticare che la reperibilità di questa pellicola è molto bassa. 


Altre recensioni e reazioni nel Web

Come spesso accade, è di qualche aiuto il sito di critica cinematografica Il Davinotti, che dedica alla pellicola di Gordon questa pagina: 


Questa è la memorabile sentenza del mitico Puppigallo: 

"Sembra anticipare Stuff il gelato che uccide. Qui c'e una bianca crema che ingigantisce gli animali, il cui contenuto batterico verrà ripreso dal film di Cohen. Mancano però, sia un pizzico di ironia, che un minimo di classe nella realizzazione. L'unico, vero punto a suo favore, visto che anche gli effetti sono assai poco speciali, consiste nel ritmo, quasi costante e in alcune scene inevitabilmente risibili: le vespe, che nel secondo incontro rombano come il motore di una Ferrari e il megagallo. I topastri almeno fanno il loro dovere, ma non riescono a salvare la pellicola." 

Rambo90 ha scritto: 

"Incredibile avventura fatta di animali giganti ingenuamente puerile e dalla costruzione classicissima. Si parte subito, ma il ritmo poi diventa lento tra interminabili sequenze di topi che corrono tra i prati e litigi tra i membri del gruppo di sopravvissuti. Gli effetti sono così così ma qualche fotomontaggio funziona. Il cast si adopera davvero poco per essere convincente ma non è aiutato da dialoghi molto schematici."

Fauno ha scritto: 

"Sarebbe buono senza quella bigotta di Mrs. Skinner e quel solito avvoltoio approfittatore che si maschera dietro i buoni propositi di combattere la fame del mondo... Sono solo questi due personaggi, patetici e fatti con lo stampino, che rischiano di ridurre la potenza del film a quella di un episodio di una serie televisiva. Per il resto la scienza viene rispettata: verissimo che topi del genere non riescono a nuotare, ma francamente mi hanno molto più suggestionato le vespe... Molto reale il danno fatto da loro."

Markus ha scritto:

"Nelle intenzioni di Gordon la pellicola è una riproposta del genere appartenente al filone animali assassini giganti (che negli Anni ’50 ebbero buoni consensi al botteghino), ma la misera messa in scena toglie molto del fascino che il film potrebbe avere. Il ritmo c’è, gli attori anche, ma il limite di operazioni di questo genere è che o si hanno i soldi per renderli credibili, oppure si rischia il ridicolo. Qua si salvano solo i feroci topastri che camminano attorno ad un plastico di una casa!" 


Curiosità

Questo è stato il penultimo film dell'attrice Ida Lupino. Il suo ultimo film, My Boys Are Good Boys (1979), diretto da Bethel  Buckalew, vedeva anche la partecipazione di Ralph Meeker, che qui ha interpretato l'avidissimo Bensington.

Questo è stato l'ultimo lungometraggio dell'attrice britannica Pamela Franklin, che ha continuato a lavorare in televisione in diversi ruoli da guest star

L'animatore, effettista e produttore britannico-americano Raymond Frederick Harryhausen (1920 - 2013) era interessato a realizzare questo film. Non mi è chiaro se volesse occuparsi della regia o della produzione. Non mi è nemmeno noto il motivo che avrebbe impedito a questo suo progetto di materializzarsi. 

Un implausibile "sequel"

Ebbene sì, il film di Gordon ha avuto un tentativo di sequel, The Food of the Gods II (1989), diretto da Damian Lee e uscito in Italia come Denti assassini. Anziché affrontare la crescita incontrollata dei corpi umani, il regista si ostina a seguire il filo conduttore dei ratti mostruosi, fino ad incarognirsi.

venerdì 16 febbraio 2024


VILLAGE OF THE GIANTS

Titolo originale: Village of the Giants
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1965
Durata: 81 min
Rapporto: 1,85:1
Genere: Fantascienza, commedia 
Sottogenere: Teensploitation 
Regia: Bert I. Gordon
Soggetto: Herbert George Wells, dal romanzo
     The Food of the Gods and How It Came to Earth
     (1904); Bert I. Gordon
Sceneggiatura: Alan Caillou
Produttore: Bert I. Gordon
Casa di produzione: Berkeley Productions,
      Embassy Pictures Corporation, Joseph E. Levine 
      Productions
Distribuzione in italiano: Metro-Goldwyn-Mayer/
      UA Entertainment
Fotografia: Paul Vogel
Montaggio: John A. Bushelman
Effetti speciali: Bert I. Gordon, Flora M. Gordon,
      Herman E. Townsley
Musiche: Jack Nitzsche
Scenografia: Franz Bachelin
Trucco: Wally Westmore
Interpreti e personaggi: 
    Tommy Kirk: Mike
    Johnny Crawford: Horsey
    Beau Bridges: Fred
    Ronny Howard: Genius
    Joy Harmon: Merrie
    Bob Random: Rick
    Tisha Sterling: Jean
    Charla Doherty: Nancy
    Tim Rooney: Pete
    Kevin O'Neal: Harry
    Gail Gilmore: Elsa
    Toni Basil: Red
    Hank Jones: Chuck
    Jim Begg: Fatso
    Vicki London: Georgette
    Joseph Turkell: Sceriffo
    Rance Howard: Assistente dello sceriffo
    Debi Storm: Cora la figlia dello sceriffo
    Freddy Cannon: Se stesso
    Mike Clifford: Se stesso
    The Beau Brummels: Se stessi
    Julie Kenney: Ragazza nel seminterrato (non accreditata)
    Higgins: Wolf, il cane di Genius (non accreditato)
    Orangey: Gatto (non accreditato) 
Titoli in altre lingue: 
    Spagnolo: El pueblo de los gigantes 
    Spagnolo (Cile): La aldea de los gigantes 
    Portoghese: A Cidade dos Gigantes
    Russo: Деревня великанов 
    Ungherese: Óriások falva 
Budget: 750.000 dollari US 
Box office: Sconosciuto 


Trama: 
La vicenda ha luogo nella fittizia Hainesville, in California. Dopo essersi schiantati con la loro auto contro un posto di blocco durante un temporale, numerosi adolescenti festaioli venuti da fuori si dedicano prima a una vigorosa e giocosa lotta nel fango, poi si dirigono verso la città a piedi. Sono Fred, Pete, Rick, Harry e le loro amiche Merrie, Elsa, Georgette e Jean. Fred ricorda di aver incontrato Nancy, una ragazza di Hainesville, così decidono di cercarla. 
Questa Nancy, nel frattempo, è con il suo fidanzato Mike, mentre il fratello minore, il fulvo e occhialuto "Genius", gioca con il suo set del piccolo chimico in cantina. Genius crea accidentalmente una sostanza che chiama "goo" e fa crescere a dismisura qualunque animale la ingerisca, tra cui un cane e una coppia di anatre.
I ragazzi giunti da fuori città irrompono nel teatro locale, si puliscono dalla pioggia e dal fango, poi vanno in un locale lì vicino dove si esibiscono i Beau Brummels. Poco dopo arrivano le anatre gigantesche, immani, più alte di un adulto, seguite da Mike e Nancy. Tutti sono sbalorditi dalle dimensioni dei volatili e si chiedono come abbiano fatto a diventare così grandi. Mike spiega che è un segreto, ma seguendo un suggerimento dei loro amici Horsey e Red, organizzano un picnic nella piazza del paese il giorno dopo, dove arrostiscono le anatre e ne danno da mangiare a tutti la carne succulenta.
Anche Fred e i suoi amici vedono il potenziale di ciò che ha fatto crescere le anatre, ma la loro mente è rivolta esclusivamente al profitto. Decidono di scoprire il segreto e alla fine ci riescono, fuggendo con un campione. Tornati a teatro, la banda discute su cosa fare con questo "goo". Sentendosi sotto pressione, Fred lo taglia a fette, dando a tutti un pezzo a testa, che viene subito consumato. Quando il "goo" fa effetto, coloro che lo hanno ingurgitato crescono fino a superare i 9 metri di altezza, strappandosi i vestiti. All'inizio tutti sono traumatizzati, ma presto si rendono conto del loro nuovo potere grazie alle colossali dimensioni, così decidono di prendere il controllo della città.
Durante la notte, i giganti decidono di isolare Hainesville dal resto del mondo. Distruggono le linee telefoniche, rovesciano le antenne radiotelevisive e bloccano le strade rimanenti che conducono fuori città. Quando lo Sceriffo e Mike arrivano per occuparsene, scoprono che i giganti non hanno intenzione di andarsene e stanno tenendo prigioniera la figlia dello Sceriffo, Cora, in modo tale da non avere problemi. Mentre gli adulti della città sembrano paralizzati, i ragazzi decidono di reagire. Un tentativo di catturare Fred finisce per far prendere in ostaggio anche Nancy. 
Nel frattempo, il fulvo Genius continua a lavorare, cercando di produrre altro "goo". Mike gli chiede di preparare una scorta di etere: ha notato che i giganti, che si sono insediati nel teatro, lasciano solo Merrie a fare la guardia agli ostaggi. Mike e Horsey progettano di sottomettere Merrie, recuperare le armi e liberare Nancy e la figlia dello Sceriffo. 
Dopo aver condotto i giganti fuori dal teatro, Mike si comporta come Davide di fronte al Golia di Fred, per distrarli mentre Horsey e gli altri effettuano il salvataggio. Il nuovo tentativo di Genius di produrre il "goo" lo porta a scoprire un antidoto. Il marmocchio fulvo si reca in piazza in bicicletta con un secchio pieno dell'antidoto, che esala vapori mefitici densi e giallastri. I giganti ne inalano i fumi e tornano tutti alla normalità come per incanto. Mike affronta Fred e lo fa scappare dalla città con i suoi amici, ormai ridicoli nei loro abiti troppo grandi. 
Tuttavia, quando Fred e gli altri raggiungono la loro auto, incontrano un gruppo di viaggiatori naneschi che hanno sentito parlare del "goo" e dei suoi prodigiosi effetti: si stanno dirigendo in città alla ricerca della sostanza, che vogliono ingurgitare. Alcuni sono giunti persino dal Giappone!

Slogan: 
"Teen-agers zoom to supersize and terrorize a town!"


Recensione: 
Si tratta di un adattamento molto libero del romanzo di H.G. Wells L'alimento divino, aka Il cibo degli dei (The Food of the Gods and How It Came to Earth, 1904). In seguito l'opera dello scrittore britannico è stata portata sullo schermo una seconda volta dallo stesso regista, che ha diretto Il cibo degli dei (The Food of the Gods, 1976). 
A differenza di quanto accade in altre pellicole di Gordon sul gigantismo, umano o animale, in Village of the Giants la fantascienza si mescola alla commedia ed è priva della benché minima venatura di horror. Assume dall'inizio alla fine un tono scanzonato, leggerello e addirittura goliardico: un mix esplosivo di ottimismo, fede nella Scienza, rivoluzione culturale e sessuale, boom economico, cambiamenti sociali. Contribuiscono a questa atmosfera anni '60 anche la musica e le sequenze psichedeliche dei giovani che ballano in stato di alterazione, in abiti succinti. Sono presenti elementi che si sarebbero poi sviluppati nel genere beach party. Per dare un'idea del rimbambimento generale, basti considerare le sequenze in cui in una discoteca fanno la loro comparsa le due anatre colossali, che suscitano nel presenti stupore misto a una grande ilarità, ma nessuna paura. Eppure le anatre sono piuttosto aggressive e voraci: se si trovassero in mezzo a umani più piccoli di loro, non esiterebbero a dilaniarli! Anche un gatto gigantesco potrebbe dare dei bei problemi! Di fronte a queste mie osservazioni, il regista risponderebbe senza dubbio che la sua opera non è fatta per suscitare discussioni filosofiche ed etologiche; aggiungerebbe che tutto va preso per quello che è: una commediola, per l'appunto. 
Anziché la radioattività, la causa della crescita fino a proporzioni immense è qui la chimica, intesa come puerile miscuglio causale di sostanze. Questa non è Scienza, ovviamente, ma rende bene l'idea del pensiero imperante in quegli anni. Non esiste metodo, non esiste nemmeno una larvata comprensione dell'Universo e delle leggi su cui si fonda. Non esiste ricerca, tutto è imitazione dei gesti di una scimmia folle! 


Etimologia di goo

La parola goo non è certo un'invenzione del regista di questo film. Indica una sostanza liquida densa o semiliquida, di consistenza appiccicosa e di composizione sconosciuta, come ad esempio la melma o lo sperma. 
Sinonimi gergali: goop, gloop, gunk, gunge
Nel dizionario etimologico Etymonline si ha un riferimento circolare. Da una parte, gli autori ritengono che l'aggettivo gooey "viscido, appiccicoso" derivi da goo con l'aggiunta del tipico suffisso -y (di cui -ey sarebbe una variante); in un altro luogo del dizionario, gli stessi autori ritengono invece che goo sia frutto di una retroformazione da gooey. Per altri invece goo è solo un'alterazione infantile di glue "colla". Esiste anche l'idea che goo sia un'abbreviazione di burgoo "porridge denso", (variante: burgout) attestato nel XVIII secolo, sulla cui origine sono state fatte diverse ipotesi:
1) dal gallese burym "lievito" + cawl "cavolo"; "pappa" (in origine "zuppa di cavoli");
2) dall'arabo برغل burĝul "chicchi di frumento cotti al vapore e macinati" (a sua volta di origine turca); 
3) dall'alterazione di ragout "ragù" (dal francese). 
Alcuni derivati di goo
   goo-gobs "gran quantità" (slang afroamericano)
   man goo "sperma". 
Siamo in condizioni di pantano etimologico: decidere qualcosa di concreto è molto difficile. 
La parola goo, nella locuzione black goo, è stata utilizzata da Ridley Scott per indicare il Seme Nero da cui hanno origine i Neomorfi e gli Xenomorfi. 

Una torta di aspetto fecale

Il "goo" era in realtà una semplice torta di pan di Spagna, con l'aggiunta di un innocuo colorante alimentare. Guardandola bene, mi sembra che abbia più l'aspetto di un grosso stronzo compatto, di color rosa sgargiante, appena uscito dal deretano di un titano. Dopo aver girato la scena in cui i ragazzi fuori città mangiano questa roba e crescono fino a diventare giganti, gli attori insistettero per mangiare un'altra torta simile prima di ogni giorno di riprese, per aiutarli a entrare meglio nel personaggio.


Gigantismo felino 

Quasi tutti gli esseri umani o gli animali che sono cresciuti in questo film, sono stati eliminati prima della fine. Questo è avvenuto in due modi: tramite uccisione (nel caso delle anatre e del ragno) o tramite rimpicciolimento (nel caso degli adolescenti giganti e del cane Wolf). Così è finito il loro regno dei giganti prima della conclusione dell'opera. Esiste un'unica eccezione: il gatto soriano arancione che è stato il primo a crescere. Dopo che il felino rossiccio, ormai gigante, esce dalla stanza, il suo destino non viene mai rivelato o menzionato nuovamente per l'intera durata del film. Quando gli è stato chiesto in seguito, lo stesso Bert Ira Gordon non ha fornito alcuna risposta o dettaglio su quale fosse il destino del gatto. Per quanto ne sappiamo, il gatto è rimasto gigantesco anche dopo la fine del film, creando un buco di trama, piuttosto rivelatore, che non è mai stato affrontato. Ci sarebbe stato abbastanza materiale per immaginare un seguito in cui la commedia si trasforma bruscamente in horror, col gatto che si mette a straziare persone per puro piacere! 


Un volatile raccapricciante

Il pollo che mangiano i ragazzi giganti è legato alla famosa catena di ristoranti Chicken Delight. Questa catena era nota per la consegna a domicilio di pollo e costine, oltre che per il suo accattivante motto: "Don't cook tonight, call Chicken Delight" (ossia "Non cucinare questa sera, chiama Chicken Delight"). Uno striscione della catena di ristoranti è visibile su un muro dietro gli adulti che consegnano i fucili. Ma il cast non ha potuto mangiare il pollo vero e proprio. Secondo la bionda Joy Harmon, ma ormai la cosa è difficile da verificare, "I ragazzi degli attrezzi di scena ci hanno dato un uccello davvero piccolo che hanno fritto per farlo sembrare un piccolo pollo. Proveniva da un famoso ristorante di pollo ed era orribile. Odiavo mangiarla, qualsiasi cosa fosse, e dovevo continuare a mangiarla ancora e ancora."
Doveva essere un tordo magrissimo e per giunta bruciacchiato! Ai nostri giorni, per molto meno scatterebbe una raffica di denunce per maltrattamento ad animali! 
 


Musica

La sigla strumentale è opera dal compositore e arrangiatore Jack Nitzsche. Fu originariamente pubblicata con il titolo "The Last Race" dalla Reprise Records, mesi prima dell'uscita del film, e sarebbe stata poi utilizzata come colonna sonora principale per Death Proof, la parte di Grindhouse diretta da Quentin Tarantino, nel 2007. 
I Beau Brummels, i cantanti Freddy Cannon e Mike Clifford, fanno tutti parte del cast. Cannon ha sfornato una serie di successi negli anni '60, tra cui "Palisades Park""Tallahassee Lassie"; interpreta "Little Bitty Corrine" nel suo stile inconfondibile (indossando un cardigan in piena estate), mentre Mike Clifford (veterano dell'Ed Sullivan Show e in seguito attore) canticchia il suo immancabile lento, "Marianne". A Clifford viene attribuita anche un'altra canzone, "Nothing Can Stand in My Way", che però non compare nel film. Non è stata pubblicata ufficialmente la colonna sonora di questa pellicola. 


Accoglienza

Questo film a basso budget, uscito negli States il 20 ottobre 1965 (fonte: IMDb), ebbe all'epoca un successo commerciale limitato, anche perché fu distribuito principalmente nei drive-in come parte di un programma a doppio spettacolo. Tuttavia attirò presto l'attenzione dei media e del pubblico grazie ad alcuni dei suoi stravaganti effetti speciali e al sex appeal leggermente provocatorio, comprese alcune scene di nudo implicito. Margaret Hartford del Los Angeles Times, ad esempio, allude a questi elementi nella sua recensione dell'epoca. Se la memoria non mi inganna, parlava di una pellicola tutta fatta di tette e di culi. Secondo questo filone della critica cinematografica, le cose migliori del film sono gli effetti speciali e i trucchi fotografici, insieme a quelle infinite viste di giovani torsi sani e perfettamente eugenetici che volteggiano esuberanti al ritmo dei Beau Brummells o di Freddy Cannon, con la sceneggiatura di Alan Caillou che mantiene l'azione veloce e le danze ondeggianti. 
Non si trovano molte notizie sulla distribuzione di questa pellicola in altre nazioni. A quanto pare, il titolo non fu mai tradotto in italiano (avrebbe dovuto essere "Il villaggio dei giganti"). Ho potuto visionare la pellicola unicamente in inglese. 


Sequenze incoerenti 

Come si può facilmente vedere, le dimensioni dei giganti non sono costanti nel corso del film: variano molto, assieme a quelle degli oggetti miniaturizzati che maneggiano. Le razioni di cibo e bevande, di proporzioni ridicole, non potrebbero in ogni caso mantenere simili corpi. In alcune sequenze i giganti sembrano poco più grandi di esseri umani normali, in altre invece svettano come torri. Quando poi tornano alle dimensioni normali, asfissiati dai fumi dell'antidoto, la quantità di tessuti a cui si aggrappano per preservare il loro pudore è inferiore a quella che dovrebbe essere: sembra che i loro abiti, ricavati dai tendoni del teatro, si siano rattrappiti come se fossero parti di organismi biologici. 
Quando Mike e Nancy si trovano ad affrontare il ragno gigante, riescono a vincerlo grazie a uno stratagemma. Mike uccide la creatura staccando un tubo, allagando la cantina e gettando una presa elettrica rotta nell'acqua, fulminandola. Tuttavia, nelle scene successive, soprattutto quella in cui Fred e la sua banda irrompono per rubare il "goo", pochi minuti dopo che Mike e Nancy se ne sono andati, non c'è più traccia né dell'allagamento né della carcassa bruciata del titanico aracnide. 
Nei primi momenti in cui vediamo il cane ingigantito nel film, ci accorgiamo che non indossa più il collare come faceva prima della crescita. In teoria, essendo diventato un cane di taglia gigante, il collare si sarebbe dovuto rompere per la pressione, oppure avrebbe dovuto strozzarlo. Eppure, pochi secondi dopo che il cane è stato rimpicciolito dall'antidoto, alla fine del film, torna alle sue dimensioni normali e indossa di nuovo il collare, comparso misteriosamente dal nulla. 

Sequenze tagliate

Alcune scene presenti nella sceneggiatura originale furono omesse dal film finale, probabilmente a causa dei costi eccessivi. Tra queste: le scene che precedono l'incidente d'auto che apre il film, con i ragazzi che viaggiano su due auto anziché su una; le scene di crescita di tutti i giganti (nel film, si vedono crescere solo Elsa, Fred e Merrie); Georgette che balla con Horsey anziché con Merrie; i giganti che abbattono i pali del telefono e distruggono l'auto dello Sceriffo, per interrompere le comunicazioni con il mondo esterno; Mike che cerca di scappare e chiedere aiuto, solo per essere fermato da Fred; i giganti che fanno festa notte e giorno, seminando il caos in tutta la città. La più notevole delle idee partorita dalla mente febbrile di Caillou era quella della morte atroce del Vicesceriffo, schiacciato come uno scarafaggio sotto i piedi nudi dei giganti! Ritenuta troppo audace, non fu mai neppure tentato un abbozzo di traduzione in realtà. Ci sarebbero stati gravi problemi nella trama: ritornati normali, gli adolescenti troppo cresciuti sarebbero stati incriminati per omicidio.

Alcune interviste imbarazzanti

L'attore statunitense Beau Bridges ha uno dei suoi primi ruoli come leader non ufficiale degli adolescenti che si trasformano in giganti. In seguito ha ricordato l'accaduto con parole futili: "Quando l'ho fatto, avevo circa 18 o 19 anni, e l'ho preso molto sul serio. Pensavo fosse la mia occasione per essere davvero un portavoce della mia generazione, capisci? Ho fatto quel lungo discorso quando ero a teatro, e ho mangiato questo "goo"... Mi sono rivolto al capo della polizia della città parlando dei giovani, degli adolescenti, che lui dice stanno perdendo il controllo, e ho parlato di libertà e tutto il resto. L'ho preso così sul serio, e credo di aver persino riscritto le mie battute. Ora, però, è, uh, un po' imbarazzante."
Tommy Kirk ha girato il film dopo il suo arresto per possesso di droga. In seguito ha dichiarato di non essersi "troppo imbarazzato" per la sua interpretazione: "È un film un po' folle, ma la qualità della produzione è piuttosto buona e in un certo senso regge. Avrei potuto fare a meno delle anatre danzanti, però."

Curiosità grossolane 

Inizialmente, la brunetta Vicki London era stata scelta per il ruolo femminile principale, ma ha avuto un problema: si è rifiutata di mostrare le sue morbide tipte al regista. Così il ruolo è stato assegnato alla bionda Joy Harmon, che non ha avuto difficoltà a far rizzare la Torre di Pisa.