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mercoledì 10 luglio 2024

AMBIGUITÀ LINGUISTICHE: LA FRASE COLLOQUIALE 'PISCIARE IL CANE'

Nella lingua italiana, come in molte altre, esistono notevoli problemi di fraintendimento a causa dei diversi significati che possono assumere alcune parole o locuzioni cruciali. Questo inconveniente può accadere anche con frasi (sintagmi). Riporto un esempio lampante tipico della lingua colloquiale. 

PISCIARE IL CANE
1) far pisciare il cane
2) portare fuori il cane a pisciare

La frase "pisciare il cane" è un classico esempio di transitivizzazione di un verbo intransitivo, come formule analoghe del tipo "scendere il cane" o "uscire il cane" - dove  il verbo "scendere" è usato col significato di "far scendere" e il verbo "uscire" è usato col significato di "far uscire"

Anche se le autorità normative della lingua italiana standard considerano la frase un errore, dal punto di vista della linguistica storica e della sintassi, la sua formazione e la sua diffusione popolare rispondono a dinamiche precise. 

1) Il meccanismo sintattico: l'oggetto interno e la causatività

In italiano standard, il verbo pisciare è intransitivo, così come scendere e uscire. Tuttavia nel linguaggio colloquiale questi verbi assumono sempre più spesso un valore causativo.
Dire "pisciare il cane" non significa infliggere l'azione al cane, ma "fare in modo che il cane pisci" (ovvero "portare fuori il cane affinché espleti le sue funzioni fisiologiche"). Il cane non è l'oggetto diretto che subisce l'azione in modo passivo, ma è l'agente logico dell'azione stessa, stimolata da chi lo accompagna. 

2) Il substrato dialettale

Questo costrutto è profondamente radicato nella sintassi dei dialetti meridionali, dove l'uso transitivo di verbi di movimento o di stato è la norma. Strutture come "scendi il cane che lo pisci", molto diffuse in Campania, in Sicilia e in Calabria, derivano direttamente dalla sovrapposizione della struttura della lingua locale sull'italiano regionale. Si tratta quindi di un meridionalismo linguistico.
Nel parlato colloquiale, la distinzione rigida tra transitivo e intransitivo per determinati verbi legati alla quotidianità è molto più fluida rispetto all'italiano codificato dalle grammatiche ottocentesche e dal collo di bottiglia manzoniano

3) Economia linguistica e risemantizzazione

La frase ha avuto un immenso successo, uscendo dai confini regionali del Meridione per diventare un'espressione gergale diffusa quasi ovunque, soprattutto nel parlato informale. Queste sono le possibili ragioni:
i) Economia di linguaggio: "piscio il cane" è decisamente più corto, immediato e sintetico di "porto il cane a fare i bisogni" o "faccio fare la pipì al cane".
ii) Spostamento di fuoco: L'azione non è più il semplice camminare ("porto a spasso il cane"), ma viene focalizzata interamente sulla finalità pratica dell'uscita, ossia la minzione, spesso torrenziale.

4) Lo sdoganamento ironico

Oggi la frase vive una doppia vita. Se decenni fa sarebbe stata etichettata come un'aberrazione o un meridionalismo da estirpare, negli ultimi anni è penetrata nel registro colloquiale e giovanile di tutta Italia attraverso l'uso ironico e consapevole. Molti parlanti settentrionali anche colti ormai la utilizzano deliberatamente, proprio per la sua carica espressiva e la sua immediatezza nazpop. Il fenomeno, di sospetta derivazione causale per contatto linguistico, si è stabilizzato nell'uso quotidiano grazie al principio del minimo sforzo comunicativo.

Eppure, ogni volta che sento questo sintagma, immagino il senso letterale. Nella mia mente si materializza un punkabbestia che innaffia un grosso cagnone con un impetuoso getto di orina calda e fumante. L'effetto dello scontro con il senso letterale è irresistibile, ed è proprio il motivo per cui l'immagine che si crea nella mente è così grottesca. Se prendiamo la sintassi dell'italiano standard, in cui un verbo è rigidamente transitivo e il suo oggetto subisce l'azione, la traduzione visiva diventa immediatamente surreale e addirittura sadica: non si accompagna l'animale, letteralmente lo si idrata a spruzzo. Diventa un'azione unilaterale degna di un quadro di Bosch o di una comicità slapstick abbastanza estrema. Questo cortocircuito accade perché la nostra mente, davanti a una struttura transitiva classica (soggetto + verbo + oggetto diretto), applica lo schema standard: “Io lavo la macchina”? La macchina riceve l'acqua. Di conseguenza: “Io piscio il cane”? Il cane riceve il liquido. La lingua gioca spesso questi scherzi quando la struttura formale e l'intenzione logica non vanno d'accordo. 

Possibili origini

La diffusione della frase è iniziata con ogni probabilità da un innesco di origine guittesca. Ha l'aria di essere una creazione di qualcuno dei deprecabili comicastri foraggiati da Berlusconi. Roba da Zelig e simile immondizia. Ovviamente è solo un mio sospetto, dato che non sono riuscito in ogni caso a tracciare il percorso preciso. 

Una scheggia erratica
dai banchi di memoria stagnante

Ho sentito per la prima volta pronunciare la frase "pisciare il cane" dal Kremo a Torriglia, nel 2017. Il Kremo non aveva un cane, penso che si riferisse a quello di Sandro B.; ricordo ancora la mia sorpresa nell'udire quelle parole, che mi parvero incongrue, quasi irreali. Xenja dava quel modo di dire per scontato. Non rammento la reazione di Domenico M.; subito dopo ci siamo messi a mangiare dolciumi. 

Prove della natura polirematica
della frase

Il sintagma "pisciare il cane" è rigido. Non si comporta più come una normale combinazione di parole sintatticamente libera, ma ha assunto lo statuto di una locuzione bloccata, ossia un blocco unico e indissociabile che i linguisti chiamano, appunto, espressione polirematica o fraseologismo.
Analizziamo la questione in dettaglio:
 
1) Impossibilità di sostituzione sinonimica:
Non si può sostituire il verbo con un sinonimo. Se la frase rispondesse a una pura regola grammaticale produttiva, potremmo variare i singoli elementi mantenendo intatta la struttura. 
Non si può dire "orinare il cane". Suonerebbe ridicolo, quasi clinico, perderebbe all'istante tutta la sua forza comunicativa. 

2) Impossibilità di passivizzazione (blocco sintattico): 
Non si può usare il verbo al passivo.
Non si può dire "il cane è stato pisciato". A maggior ragione, non si può dire  "il cane è stato pisciato da Giovanni".
Il sistema rigetta la frase. Questo accade perché, come già rimarcato, il cane non è il vero paziente dell'azione (l'oggetto che subisce), ma è l'agente logico camuffato da oggetto. Il passivo svelerebbe l'assurdità del costrutto, riportando a galla con violenza intollerabile quel senso letterale di cui parlavamo prima, ossia il cane inzuppato di liquido giallognolo e puzzolente. La sintassi congela la frase alla sola forma attiva per preservare l'unico briciolo di senso logico-causativo rimasto.

3) Restrizione morfologica: 
Il blocco è così rigido che spesso si fatica a coniugare il verbo persino nei tempi verbali più complessi. Funziona benissimo al presente ("piscio il cane"), al passato prossimo ("ho pisciato il cane") o all'infinito ("vado a pisciare il cane"), ma proviamo a usarlo al passato remoto: otterremmo un esilarante "pisciai il cane". Va ancora peggio con le strutture ipotetiche distanti: "se io avessi pisciato il cane...". Suona già forzato, quasi estraneo al meridionalismo originario, perché queste formule richiedono un'agilità sintattica che una struttura "morta" e cristallizzata come questa non possiede. Peggio ancora, non si usa al plurale. Non ho mai sentito dire "pisciamo il cane", "pisciate il cane", "pisciano il cane". Nemmeno il futuro semplice è una possibilità concreta, dato che il linguaggio colloquiale lo sostituisce in modo quasi sistematico con il presente. Suonano stonate frasi come "piscerò il cane" e via discorrendo.  

4) Mancanza di capacità produttiva del concetto:
Non si è mai formata una frase analoga "cagare il cane" per dire "portare il cane a defecare". Eppure sarebbe entrato in gioco un meccanismo perfettamente logico. Perché? Dal punto di vista della pura logica astratta e della sintassi causativa, la formazione sarebbe ineccepibile: il meccanismo di base è identico, la necessità fisiologica dell'animale è la stessa, eppure la lingua ha eretto un muro invalicabile. 
- Sovrapposizione semantica:
Uno dei motivi per cui "cagare il cane" non ha potuto avere un significato parallelo a quello di "pisciare il cane" è che il verbo cagare usato in modo transitivo nell'italiano colloquiale ha già un significato figurato potentissimo, diffuso e radicato da generazioni: "considerare", "degnare di attenzione", "calcolare qualcuno" (quasi sempre usato al negativo: "non mi caga nessuno"). Se qualcuno dicesse "oggi non ho ancora cagato il cane", il cervello di qualsiasi parlante italiano non visualizzerebbe l'azione causativa di accompagnare l'animale all'albero, ma capirebbe immediatamente: "oggi ho ignorato il mio cane, non gli ho dato retta". La lingua tende a evitare collisioni semantiche che creano un'ambiguità troppo grottesca. Dire "vado a pisciare il cane" è libero da questo vincolo perché "pisciare qualcuno" non ha un significato figurato standard equivalente a "considerare"
- Tabù scatologico: 
Anche se entrambi i verbi "pisciare" e "cagare" appartengano al registro basso, esiste una gerarchia della volgarità e del tabù sociale che separa nettamente la minzione dalla defecazione. Mentre "pisciare" ha subito un parziale sdoganamento ironico nel parlato informale, "cagare" mantiene intatta una carica scatologica grezza, pesante e d'impatto. L'effetto visivo del cortocircuito innescato dal verbo transitivo è radicalmente diverso nei due casi: "pisciare il cane" evoca un'azione fluida, quasi un lavaggio (da qui l'immagine assurda dello spruzzo), mentre "cagare il cane" evoca un atto di espulsione corporea. Nel senso letterale transitivo, l'oggetto diretto è ciò che viene evacuato. Di conseguenza, "cagare il cane" non significherebbe permettergli di liberare l'intestino, ma significherebbe letteralmente "partorirlo analmente"! Questa immagine è talmente violenta, mostruosa e semanticamente satura da bloccare sul nascere qualsiasi tentativo di transizione causativa. La mente rifiuta il costrutto perché l'interpretazione letterale è troppo ingombrante e ripugnante per poter essere superata dalla logica del "fare in modo che il cane adempia ai suoi bisogni".

Un esito paradossale

Siamo davanti a un paradosso grottesco: un'espressione nata dalla massima fluidità, come sgrammaticatura popolare e improvvisazione dei comici, una volta entrata nel repertorio del parlato è diventata più rigida e intoccabile della lingua standard. L'errore, per sopravvivere e farsi comprendere senza scatenare il caos mentale, ha dovuto darsi le sue regole ferree. Diventando una polirematica, ha firmato un patto di non-aggressione con la sintassi: "Resto così come sono, immobile, e nessuno si farà male con il senso letterale".

sabato 25 marzo 2023


E-DOLL

Titolo originale: e-Doll
AKA: Il fabbricante di sorrisi 
Autore: Francesco Verso
1ª ed. originale: 2009 
2ª edizione: 2012
3ª edizione: 2015
Tipologia narrativa: Romanzo
Genere: Fantascienza, noir, hard-boiled
Sottogenere: Cyber-sex-punk 
Lingua originale: Italiano 
Editore: Arnoldo Mondadori Editore;
      Kipple Officina Libraria; Mincione Edizioni 
Collana (Mondadori): Urania 
  Numero: 1552 
Collana (Mincione): Future Fiction 
Pagine (Urania): 304 pagg.
Codice ISBN (Kipple): 9788895414867 
Premi: Premio Urania 2008 

Sinossi (da MondoUrania.com):
"Donna morta, rannicchiata in posizione fetale. Bagno di sangue, liquidi ovunque. Bella mattinata mi si prospetta... Eri una squillo? Una di quelle disposte a tutto? Persino a farsi passare per una bambola di plastica?... Il polpastrello dell'investigatore sfiora una superficie tonda. Ne segue il percorso finché non tocca il prisma cilindrico della pompa cardiaca... 'Accidenti! Credevo... invece non è una donna.'" Ma se non è una donna, cos'altro è la vittima? La risposta viene da oltre il confine dell'umano, racchiusa in una sigla che si può pronunciare "e-doll" oppure "idol". Loro servono a questo, a vivere gli eccessi senza superarli, a eccedere senza causare altri inutili eccessi. Solo che, stavolta, l'esperimento è andato tragicamente male.

Sinossi (da Futurefiction.org):
Romanzo vincitore del premio Urania Mondadori 2008. 
Da tempo le abitudini sessuali degli esseri umani hanno subito un'evoluzione epocale grazie alla creazione degli e-Doll: più sofisticati dei normali androidi, i replicanti denominati e-Doll rappresentano la risposta definitiva alla richiesta di una sessualità senza limiti da parte di un'umanità previdente ma al tempo stesso decadente.
Maya, irrequieta adolescente moscovita, si finge un e-Doll e conduce una doppia vita. Da una parte è una studentessa svogliata, dall'altra si vende per sentirsi amata. Angel, un e-Doll ermafrodito esperto nell'arte amatoria, medita su come diventare un essere umano. I due protagonisti s'incontreranno in sessoteca e si scambieranno qualche cosa che li avvicinerà alla realizzazione di se stessi.
e-Doll è un noir fantascientifico che ci invita a riflettere sui limiti del concetto di "natura umana".

Trama: 
Mosca. Anno del Signore 2053. Il cadavere di una donna viene trovato in un cesso. Riverso accanto alla tazza, tra sangue e altri fluidi corporei. Arrivano il Tenente Igor Gankin e il cadetto Aleksej Shaparov per le indagini. Presto scoprono che non si tratta di un essere umano di sesso femminile, bensì di un simulacro robotico del tipo conosciuto come e-Doll e usato per soddisfare le pulsioni sessuali. A fabbricare queste mirabili creature è una grande azienda, la Silitron, il cui motto è "Fate l'amore. Vivrete meglio, vivrete di più!" Non si tratta di semplici giocattoli. Impossibili a distinguersi a colpo d'occhio dagli esseri umani, questi androidi sono provvisti di parola e della capacità di operare autonomamente. Hanno in circolo miliardi di nanobot, ossia robot microscopici, che assicurano loro la capacità di autoripararsi. In pratica sono quasi immortali. Il problema è quel "quasi": in questo specifico caso il danno è stato troppo grande e non c'è possibilità di recupero. Nel corso delle indagini, Gankin viene a scoprire che il caso di cui si sta occupando non è affatto isolato. Moltissimi e-Doll sono stati distrutti in tutto il mondo, come se fosse in atto un progetto di annientamento. Il poliziotto si rivolge così proprio al capo della Silitron, Grigorij Kursilov, ideatore degli e-Doll, detto il Fabbricante di Sorrisi. L'origine di questo soprannome è chiara. Con la sua opera, Kursilov ha reso possibili milioni di orgasmi intensissimi, sconvolgenti. Così spiega a Gankin che il motto della Silitron descrive una concreta realtà e non si limita ad essere una mera strategia di marketing. Due ambigui personaggi interagiscono tra loro, conoscendosi in sessoteca: l'e-Doll ermafrodita Angel e la problematica figlia adolescente dello stesso Fabbricante di Sorrisi, Maya Kursilova. Maya, sconvolta dalle tempeste ormonali della sua età, stravede a tal punto per i simulacri sessuali da desiderare di assumere la loro identità, incurante dei gravissimi pericoli che corre. Il percorso esistenziale dell'ermafrodita Angel è l'inverso di quello della giovane Maya, dato che vorrebbe diventare umano. Nella relazione che nasce tra loro, cercano qualcosa in grado di avvicinarle alla realizzazione dei loro più profondi desideri. Le linee narrative che scaturiscono da Gankin, Angel e Maya, finiscono col convergere fino ad arrivare a un'inaspettata soluzione di ogni mistero. 


Recensione: 
Ho letto questo romanzo appena uscito, nel lontano 2009. Aveva ricevuto il Premio Urania giusto un anno prima, nel 2008 (20a edizione). Quando ho deciso di recensirlo, a molti anni di distanza, mi sono accorto che mi restavano in mente soltanto pochi brandelli di trama, a malapena recuperabili dai banchi di memoria stagnante. Ricordo che non mi era dispiaciuto, anche se non aveva suscitato in me uno sconfinato entusiasmo. Ho dovuto analizzarlo in formato .pdf per ravvivare i ricordi e trovare agevolmente le informazioni cercate, rintracciandole con la giusta paginazione della versione cartacea. L'importanza di e-Doll è soprattutto filosofica ed etica: è ricchissimo di spunti di riflessione sulla natura dell'essere umano, sul suo comportamento e sull'origine ultima della violenza. Tratta inoltre il problema dell'Intelligenza Artificiale e del mistero insondabile della coscienza. Un androide è un essere vivente? Lo si può paragonare a un oggetto inanimato, a un virus oppure a un essere umano? Tutti temi di grandissima attualità, domande cogenti a cui urge trovare una risposta. Si perdoneranno quindi facilmente le occasionali inconsistenze e le bizzarrie che qua e là emergono nel testo. Si nota inoltre una conoscenza profonda della Russia e della sua realtà antropologica, maturata dalla personale esperienza dell'autore, che ha vissuto a lungo a Mosca. 

Il caso del meticcio abbronzato 

Non mancano gli spunti ironici e divertenti. Una cosa si è stampata nella mia mente e mi ha destato l'effetto di un'inalazione di gas esilarante. Si tratta di un brano che riporto in questa sede (Urania n. 1552, pag. 35). I grassetti sono miei. 

"Sergej scuote l'ampolla con maggiore forza, provocando un vistoso attaccamento del liquido ai bordi. 
— Ne dubito. Come può vedere, questo non è sangue umano. Nessun essere vivente può produrre una sostanza così ricca di melatonina e qui dentro ce n'è una concentrazione tale da trasformare un albino in meticcio nel giro di un paio di giorni.
"Melatonina?" si chiede Gankin. "È un cosmetico? Un trattamento estetico d'ultima generazione? Magari una cura a base di unguenti per migliorare le prestazioni sessuali. Qualcuno alla Silitron è in vena di sabotaggi? D'altronde potrebbe anche trattarsi di uno scherzetto della SimVita o di un cantinaro che vuole promuovere i suoi cloni di serie B."

La melanina (pigmento nero del corpo umano) è stata qui confusa con la melatonina (l'ormone che regola il ritmo sonno-veglia), di cui pure è data una sintetica descrizione in un altro passo (Urania n. 1552, pag. 62).  
Evidentemente Gankin e il suo collega non hanno la benché minima idea di cosa sia l'albinismo e non sanno che esistono molti albini nell'Africa Subsahariana. Non sembrano nemmeno avere idea di cosa sia un meticcio - che non è necessariamente scuro di pelle. Solo per fare un esempio, un meticcio europeo-cinese ha la pelle chiara come quella dei suoi genitori. Ebbene, la melatonina non c'entra proprio nulla col colore della pelle. Detto questo, l'autore non deve giustificare nulla. Secondo me è stato un errore cercare di farlo. Non si può attribuire all'autore la colpa del fatto che non funziona il discorso sulla melatonina e sui meticci: se qualcuno descrive due ignoranti in un suo testo, non significa che la loro ignoranza gli debba essere imputata! Del resto, il romanzo è ambientato in Russia, dove hanno idee molto particolari e amano poco la Scienza. Se uno li critica, si becca un'accusa di "russobobia" (!). 

Il problema dell'invecchiamento

Com'è invecchiato e-Doll? Meglio di molte altre opere di SF, anche pubblicate soltanto ieri. Scritto in un'epoca di grandi trasformazioni già in atto, non sempre è riuscito ad essere così predittivo nel campo della tecnologia come ci si sarebbe aspettati, ma solleva sempre questioni sociali del massimo interesse. 
Nel 2053 è menzionato una ventina di volte il congegno chiamato pad, che è in tutto e per tutto simile allo smartphone. Si coglie lo sforzo di descrivere un'umanità che utilizza questi mezzi in ogni istante della giornata, anche se non arrivando ai livelli di tirannia tecnocratica e di dipendenza a cui oggi siamo sottoposti. La cosa in assoluto più difficile è adattare alle macchine la prospettiva dei personaggi di un romanzo. Gli smartphone costituiscono la nostra visuale sull'Universo, ma il nostro modo di concepire le storie si è formato in un tempo in cui simili mezzi non esistevano. Dovremmo descrivere le navigazioni compulsive e nevrotiche fatte anche quando siamo seduti sulla tazza? Dovremmo parlare dei dialoghi fatti con l'Intelligenza Artificiale mentre stiamo defecando? 

Interrogativi etici inediti 

L'uccisione dei simulacri sessuali è citata nel corso del romanzo. "Scusi, ma non ne vengono uccisi tutti i giorni?", chiede il cadetto Aleksej Shaparov a un certo punto (Urania n. 1552, pag. 15). 

Ancora più importante è questa citazione (Urania n. 1552, pag. 138): 

"Gli e-doll neutralizzano la noia atavica degli esseri umani e la rendono un’evenienza passeggera, lieve come una piuma. Inoltre conoscono il modo di sedare quel viscerale bisogno di amore e morte che è congenito alla loro stessa natura. 
Le morti a ripetizione e gli omicidi sessuali inscenati allo scopo di lenire una sofferenza e una depravazione diffusa e mal esorcizzata, servono a questo. E per questo gli e-doll vengono uccisi, sfigurati, smembrati, soffocati, impiccati, seviziati, squartati e quant'altro possa via via estrarsi dall'immaginazione, dal rancore, dalla sperimentazione più ardita e fine a se stessa." 

Qualcuno, a una presentazione del libro, disse che G. (RIP), un amabile e dottissimo vecchietto, sarebbe ringiovanito di 20 anni se ci fossero stati gli e-Doll, se avesse potuto disporne. Immagini ripugnanti mi hanno sconvolto. Non oso pensare al povero e gentile G. intento a stuprare, seviziare, sfigurare e mutilare un e-Doll dalle sembianze di una ragazzina, per poi ucciderlo in modo atroce impiccandolo, soffocandolo,  smembrandolo, squartandolo. G. non nascondeva in sé una belva! Ci sono rimasto di merda a sentire un simile discorso folle! Poco importa che gli e-Doll siano in grado di autoripararsi e di resuscitare, capacità che gli esseri umani non hanno. Domanda: "Uccideresti qualcuno se fossi in grado di farlo poi rivivere?" Ovviamente la risposta è NO. Sempre di uccisione si tratta!  

La teoria idraulica
e la teoria del gusto acquisito

Quella che l'autore afferma in e-Doll è la cosiddetta teoria idraulica della violenza. In parole povere, significa che ogni uomo ha necessità di torturare e uccidere gli inermi: se normalmente non lo fa, è per via della deterrenza della Legge, di quello che Hobbes chiamava Leviatano. Conviene temere il carcere e le punizioni. Quindi, per mantenere il patto sociale, gli esseri umani si astengono dal commettere delitti, pur avendo il sé una natura belluina, pronta ad esplodere se non trova uno sfogo adeguato (ad esempio la guerra, le rivolte, i pogrom, le esecuzioni, etc.). 
Sono invece convinto della validità della teoria del gusto acquisito. Ogni essere umano sperimenta nel corso della sua esistenza una serie di vittorie su una sensazione che all'inizio gli era parsa spiacevole o addirittura disgustosa, per assuefarsi e iniziare ad amare ciò che al primo impatto non gli era molto piaciuto. Ne abbiamo innumerevoli esempi nella vita di tutti i giorni. In campo alimentare si va dal vino secco al gorgonzola e a piacevolezze come il casu martzu. In campo sessuale si va dai pompini al leccare i buchi del culo e via discorrendo. Moltissime donne che ne avevano schifo, sono diventate avide fellatrici e spermatofaghe guardando grandi quantità di materiale pornografico. Così è possibile acquisire ogni cosa, soltanto con un po' di esposizione e di buona volontà. Anche la coprofagia, la necrofilia, il cannibalismo, il sadismo estremo. Esposizione provoca assuefazione. Assuefazione provoca gusto acquisito. Quali sono i limiti etici di questo processo? Simulacri come gli e-Doll avrebbero un effetto devastante sulla società umana. Non solo non farebbero affatto diminuire le violenze e gli omicidi: questi atti aumenterebbero in modo esponenziale, non sarebbero più ritenuti moralmente ripugnanti, si radicherebbero come genere voluttuario. Come direbbe l'Ispettore Derrick, sarebbe la Fine. La Fine di Tutto.

Peculiari scelte stilistiche 

Proprio all'inizio (Urania n. 1552, pag. 7) si legge: "Fa un caldo melenso alle prime luci di un'alba estiva moscovita"
Domanda: il caldo può essere melenso? Forse sì, intendendo la parola "melenso" come "appiccicoso", anche se il suo significato principale è "scemo", "lento nei movimenti". Sulla semantica e sull'origine ignota di questo aggettivo si potrebbero scrivere volumi. In ogni caso è una scelta inconsueta.  
Noto che il Tenente Gankin viene menzionato per cognome, mentre il cadetto Shaparov viene più spesso chiamato Aleskej. Questa scelta non nuoce alla narrazione. 
Mi imbatto in un "post-mortem", scritto col trattino. Mi rendo conto che non tutti sono latinisti. In fin dei conti, le cose che ho menzionato sono più che altro curiosità. 

False etimologie 

Il Fabbricante di Sorrisi fa una disquisizione "filologica" in cui si cimenta in alcune false etimologie: riconduce l'inglese harlot  "prostituta" e il tedesco Hure "prostituta" al greco hierodulai "sacerdotesse" (Urania n. 1552, pag. 91). Tali derivazioni, basate su semplici assonanze fallaci, sono impossibili già soltanto per ragioni fonetiche. Ancora una volta, l'autore non ha colpa se descrive un personaggio che crede fermamente in grossolane scempiaggini. Il problema è che c'è gente che scandaglia migliaia di siti del Web alla ricerca di simili "perle", considerandole vere. Si vede il dramma della Rete a due velocità: c'è chi può accedere a studi sofisticatissimi di linguistica e chi si ostina a basarsi su etimologie popolari ottocentesche, che non dovrebbero nemmeno più circolare.
In altra sede tratterò in modo dettagliato le etimologie delle voci citate. 

Stravaganti mitologemi 

Con buona pace delle credenze del Fabbricante di Sorrisi, il soma, bevanda sacra e rituale dell'antica India, non era la secrezione della ghiandola pineale. Cosa fosse esattamente non lo sa nessuno, si sa soltanto che era un succo estratto da una pianta non identificata, oggetto di culto sacrificale. Ho trovato molto divertenti le scene evocate dalla mia immaginazione leggendo i brani in cui viene glorificato il sangue mestruale. Quello che forse il pubblico scandalizzato non riesce bene a capire, è che nessuno può impedire a un autore di attribuire a un suo personaggio il feticismo del mestruo!  

Curiosità  

In tutto il volume Vladimir Putin non viene menzionato neppure una volta; si cita tuttavia l'educazione Komsomol.  


Altre recensioni e reazioni nel Web 

Il Web si è diviso e polarizzato: appena il romanzo è stato pubblicato, si sono avute da una parte alcune recensioni entusiastiche e dall'altra un gran numero di recensioni fortemente negative, spesso al limite del denigratorio (ricordo una tale Gamberetta che si era accanita in modo particolare). Alcune reazioni (rare) rasentano l'apoteosi. Eccone qualche estratto significativo:

"In definitiva Verso ha mescolato tecnologia, erotismo, affetti famigliari e filosofia, senza dimenticare un accenno alle radici della fantascienza, rappresentate da Asimov e Dick, in un romanzo affascinante, degno vincitore del Premio Urania." 
(Giampaolo Rai, Fantascienza.com) 
https://www.fantascienza.com/13060/e-doll

"... Verso riesce a costruire una storia avvincente e, nello stesso tempo, capace di concedersi riflessioni a voce alta sul destino futuro dell'umanità. È questo forse il compito primario della narrativa odierna di genere – non tanto (o soltanto) riservarsi lo spazio dell’azione e dell’avventura quanto contribuire ad analizzare narrativamente un futuro che stinge già nel presente e che del presente conserva i caratteri dell’incubo e del dolore di vivere ma che ancora potrà forse essere riscattato da un semplice atto d’amore." 
(Giuseppe Panella, Retroguardia) 

"E' parlando di sesso che Verso ci conduce sui campi della narrativa d'anticipazione, attraverso tecnologia e fotografia sociale, lasciando emergere a tratti la riflessione a tratti il thriller, lasciandosi sfuggire qualche afflato filosofico mentre il mistero va a svelarsi e la vicenda trova il suo epilogo in un finale drammatico e - a modo suo - poetico." 
(Fabio Novel, ThrillerMagazine.it) 

Le reazioni negative sono principalmente dovute a due cause: 
1) L'inveterato puritanesimo di uno zoccolo duro di lettori uranisti, pardon, di lettori di Urania; 
2) Motivazioni stilistiche, narrative, tecniche, tutte puramente pretestuose. 

Il summenzionato zoccolo duro puritano non ha origini religiose. Ha le sue origini nello scientismo (cosa ben diversa dalla Scienza). Coloro che ne fanno parte sfoggiano un atteggiamento pedante e sterile da scolarette gnè-gnè-gnè e sono convinti di vivere nella realtà idealizzata dei documentari di Piero Angela, in cui in decenni non si è menzionata nemmeno una volta l'esistenza della merda! Gente simile etichetta come "pornografia" qualsiasi cosa che non sia "lui sopra, lei sotto, al buio, con la camicia col buco"
 
Ecco alcune recensioni negative tratte dal sito Anobii.com:   


Un certo Fayd, convinto che la fantascienza abbia l'imperativo di essere asessuata come le amebe, ha scritto: 

Non mi è piaciuto. Questo è un Giudizio personale, è ovvio.
Ho trovato questo libro assolutamente vuoto. Del porno con sprazzi di filosofia spicciola. Una fatica ad arrivare all'ultima pagina che non avevo mai provato prima. Descrizioni pretenziose quasi ad emulare grandi scrittori di altri tempi.
Scene spinte di coiti spesso violenti e assurdi. Esasperate e asasperanti (sic) riflessioni che sinceramente trovo di una banalità rara.
[...] Se questo è il futuro della fantascienza italiana forse devo cambiare genere oppure devo semplicemente continuare a leggere i "maestri". Mi rituffo in Dan Simmons che avevo lasciato da parte per finire questo strazio. Spero di vedere altra fantascienza italiana nel mondo ....ma badate bene ho detto FANTASCIENZA non pornoscienza o filopornoscienza. 

L'utente HAL9000, più sintetico, ha scritto: 

Nonostante l'elevato numero di pagine, la trama è piuttosto semplice. Lo stile spesso troppo ricercato è appesantito da lunghe ed intricate dissertazioni che rendono la lettura poco scorrevole e un po' stucchevole. Il contenuto a base di sesso "malato" lascia spazio anche a qualche buona idea, ma che non basta a risollevare il romanzo. 

Alex Marchetti ha scritto: 

Le citazioni, i riferimenti e i rimandi a Blade Runner si sprecano in questo saggio filosofico travestito da romanzo di fantascienza. La trama è la leva attraverso la quale l'autore propone e dispone le sue teorie sulla sessualità e sull'evoluzione, a volte fondate, ma più spesso strampalate per servire esse stesse alla trama. 
[...] Ma è nel finale che un romanzo potenzialmente sufficiente perde consistenza, nelle azioni confuse e incoerenti dei personaggi, nel finalino happy end che stride con le pretese neo-noir del resto della storia e, in ultima analisi, nell'assoluta inconsistenza di una vicenda che si riveste di fantascienza senza esserlo.
Insipido come lacrime diluite nell'acqua piovana.

Una chiusura più insensata delle scorregge di un pollo. Questo pensa che "come lacrime diluite nell'acqua piovana" sia diverso da "come lacrime nella pioggia"!  

Altre recensioni non proprio eulogistiche si trovano su Goodreads.com


Riporto poi una frase volante, sentita da A. (si dice il peccato ma non il peccatore): "Fa il verso a Houellebecq"

L'opinione di Zoon

Chiudo infine con l'opinione di Sandro "Zoon" Battisti, pubblicata come commento su Anobii.com e molto condivisibile. La riporto in questa sede:

il romanzo di francesco è un viaggio verso le propaggini di un'umanità che sta abbandonando le sue antiche fattezze. ma è una transumanità che abbonda di malvezzi e deviazioni prossime - se non superiori - all'umano.
l'autore ha messo mano a questi vizi e li ha mostrati, una critica del futuro per parare al presente, e lo ha fatto sostanzialmente bene, riuscendo a coinvolgermi mentre legggevo il libro in posti disagiati e rumorosi. qualche difetto c'è, e direi imputabile più che altro a un editing non accuratissimo, ma la polveriera che è esplosa in concomitanza con la pubblicazione di questo premio urania è meritata, ma immeritate sono molte critiche che si basano, alcune, su un sentito dire o su un tabù ancora intoccabile che è il sesso.
i personaggi principali li ho torvati credibili, e il finale mi ha sorpreso dopo che avevo sbagliato in precedenza almeno tre colpevoli. 

venerdì 17 marzo 2023


LO SCHELETRO IMPOSSIBILE

Titolo originale: Inherit the Stars
Autore: James P. Hogan 
Lingua originale: Inglese 
Anno: 1977
Genere: Fantascienza
Sottogenere: Fantascienza archeologica,
   fantascienza pseudo-hard  
Tipologia narrativa: Romanzo

1a edizione italiana: 1/1/1978
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
Collana: Urania
   (Urania quattordicinale - I romanzi) 
Numero: 739 
Pagine: 162 pagg. 
Codice ISBN: A000031829 
Traduttore: Beata della Frattina 
Copertina: Karel Thole 
Curatori: Carlo Fruttero, Franco Lucentini 
Premi: Seiun Award (Giappone)

Sinossi (da MondoUrania.com):
"Una tuta rossa d'astronauta con dentro uno scheletro umano. Non sarebbe poi una scoperta così sensazionale, perchè sulla Luna c'è una grossa base spaziale, con decine di scienziati che vanno, vengono, esplorano, frugano, e che possono avere incidenti. Ma questa volta non si segnala nessun incidente, nessun uomo è mancante. E la tuta è di un materiale ignoto, contiene strumenti mai visti e un giornale di bordo scritto in un alfabeto indecifrabile. Un extraterrestre, allora? Attorno all'enigma di "Charlie", come viene battezzato lo scheletro, si scatena un'appassionante controversia internazionale dove tutti i rami della scienza, dalla paleontologia alla chimica, dalla crittografia alla fisica, sono coinvolti. Ogni teoria, ogni soluzione, appare plausibile e valida finchè non viene drammaticamente smentita dalla successiva. Ma tutte concordano su un punto: lo scheletro di Charlie è un'assoluta impossibilità. "Fantascienza pura", così Isaac Asimov ha definito questo romanzo in cui, una volta tanto, l'accento principale cade sui fatti, le idee, la possibilità e gli uomini della scienza d'oggi." 

Trama: 
Anno del Signore 2027. L'umanità sta vivendo una piccola età dell'oro. Il mondo è in pace e la Guerra Fredda si è conclusa in un clima di distensione e di disarmo generale. Si sono registrati notevoli progressi tecnologici in ogni campo, tra cui l'energia pulita da fusione, la bonifica ambientale, i trasporti veloci e l'accesso economico allo spazio; un'agenzia spaziale delle Nazioni Unite sta guidando un aggressivo programma di esplorazione del sistema solare. Un giorno accade un evento portentoso e terribile: uno degli equipaggi di ricognizione lunare si imbatte in un corpo disseccato, avvolto in una tuta spaziale, all'interno di una piccola caverna sull'argenteo satellite. Il mistero assume proporzioni immani quando i test rivelano che il cadavere (soprannominato "Charlie") ha 50.000 anni! Il livello tecnologico della tuta spaziale è sostanzialmente simile a quello della Terra alla fine degli anni '20, ma è ovviamente il prodotto di una base tecnologica del tutto diversa. Per comodità, gli scienziati etichettano l'ipotetico popolo di "Charlie" come "Lunariani" (inglese: Lunarians), anche se è ovvio che non provengano dalla Luna. 
Col tempo, la Divisione Spaziale delle Nazioni Unite scopre ulteriori prove dell'occupazione Lunariana sulla Luna 50.000 anni fa, tra cui basi in rovina, altri resti umani e sufficienti esempi di scrittura; quest'ultima viene utilizzata per decifrare la loro lingua. I materiali tradotti dimostrano che i Lunariani – pur essendo geneticamente indistinguibili dagli umani – non erano nativi della Terra; le registrazioni del loro pianeta natale descrivono un mondo molto più freddo, con un anno della durata di 1.700 giorni, enormi calotte glaciali e profili continentali completamente sconosciuti. Inoltre, si scopre che le basi dei Lunariani sulla Luna furono tutte distrutte simultaneamente 50.000 anni fa in un enorme parossismo di violenza, che comportava l'uso diffuso di armi nucleari.
Nel frattempo, una spedizione della Space Arm nella fascia degli asteroidi scopre che essa comprende i resti di un pianeta delle dimensioni della Terra, a cui viene dato il nome di "Minerva" e che sembra corrispondere ai documenti superstiti del pianeta natale dei Lunariani. 50.000 anni fa, Minerva veniva lentamente strangolata da un'era glaciale; la sua popolazione formò due regimi totalitari, che si impegnarono in una guerra costante nel tentativo di evacuare le loro élite sulla Terra del Pleistocene, molto più abitabile. Il diario di "Charlie" include una descrizione dell'ultima di queste guerre, che fu di natura sufficientemente catastrofica non solo da distruggere la civiltà dei Lunariani, ma da destabilizzare la struttura interna del pianeta al punto di disintegrarlo. 
Questi dati costituiscono il fondamento dei misteri centrali del romanzo: come è possibile che esseri umani identici si siano evoluti in modo indipendente sia sulla Terra che su Minerva? In secondo luogo, poiché i Lunariani avevano trasportato un'enorme quantità di materiale militare sulla luna terrestre, perché non avevano compiuto il banale passo di atterrare sulla Terra stessa? 
La situazione viene poi complicata e parzialmente risolta da un'altra scoperta: un'enorme astronave sepolta sotto i ghiacci di Ganimede. Ben più avanzata della tecnologia Lunariana, la nave si rivela vecchia di 25 milioni di anni e con un equipaggio di esseri alti tre metri, chiaramente estranei alla vita terrestre. Tuttavia, questi cosiddetti "Ganimediani" (inglese: Ganymeans) possono essere evolutivamente correlati a campioni di pesce in scatola rinvenuti nelle basi lunari dei Lunariani, suggerendo che appartenessero entrambi alla stessa linea di discendenza; il che significa che i Ganimediani dovevano essere i veri nativi di Minerva. I campioni biologici rinvenuti nella nave dimostrano inoltre che i Ganimedi ani avevano introdotto la vita vegetale e animale terrestre su Minerva nell'ambito di un fallito progetto di geoingegneria, e che i Lunariani devono essersi evoluti su Minerva da primati superiori trapiantati lì dai Ganimediani. 
I due scienziati più importanti del team investigativo sono il fisico Victor Hunt e il biologo Christian Danchekker. Ognuno di loro sviluppa una teoria concorrente per spiegare il paradosso, e quindi inizialmente si trovano in disaccordo; tuttavia, entrambi applicano il metodo scientifico e la ricerca della verità, così alla fine sviluppano un rapporto e un profondo rispetto reciproco. Ognuno di loro risolve una metà del mistero: Hunt si rende conto che i Lunariani non avevano capacità interplanetarie affidabili al momento della loro distruzione, e che erano arrivati ​​solo fino alla luna di Minerva, che avevano fortificato pesantemente a causa delle loro interminabili guerre. Durante il loro conflitto finale, Minerva fu distrutta e la sua luna, non più legata gravitazionalmente, precipitò verso il sistema interno, dove fu catturata dalla gravità dalla Terra, entrando in un'orbita stabile. L'attuale luna della Terra è in realtà l'ex luna di Minerva! 
I pochissimi Lunariani superstiti riuscirono a scendere sulla Terra, a bordo dell'unica astronave rimasta. Nel frattempo, Danchekker risolve l'altra metà del mistero: la straordinaria somiglianza genetica tra Lunariani e umani è spiegata dal fatto che tutti gli umani moderni discendono interamente da questi sopravvissuti Lunariani. Dotati di un feroce istinto di sopravvivenza dall'ambiente spietato di Minerva e ulteriormente acuito dalla loro storia di guerra, i Lunariani – al loro arrivo sulla Terra – erano sprofondati nella barbarie e avevano sterminato i loro cugini terrestri meno avanzati e meno aggressivi, i Neanderthal. 


Recensione: 
Quando mi sono imbattuto per la prima volta in quest'opera di James P. Hogan, leggendone la sinossi, ne sono stato profondamente colpito. Mi ha subito riportato alla memoria qualcosa che risaliva a qualche anno prima. Erano i tempi di Splinder, ormai remoti. Sabato 17 dicembre 2005, avevo scritto il seguente microracconto sul blog connettivista Cybergoth, intitolato Il lato oscuro della luna
 


L'ispirazione di questa orrenda visione era stata tratta da un sogno particolarmente angosciante. In realtà, leggendo Lo scheletro impossibile, mi sono presto reso conto che il tema trattato era molto diverso da quello del mio testo connettivista. Non si aveva a che fare con una distorsione spaziotemporale in grado di trasportare manufatti umani negli abissi del Cosmo. Il reperto erratico rinvenuto sulla Luna aveva invece a che fare con gli Antichi Astronauti. Il reperto erratico non consisteva nei resti di un uomo della nostra epoca storica venuto misteriosamente a trovarsi dove non doveva essere. Era invece un esemplare fossile di un tempo in cui, a rigor di logica, gli esseri umani non avrebbero dovuto avere la capacità di viaggiare da un pianeta all'altro. L'idea mi è molto piaciuta e ho seguito con grande interesse la narrazione, anche quando ho cominciato ad imbattermi in dettagli grotteschi...  

La fisica di Atomino Bip Bip... 

A un certo punto ho avuto reminiscenze topolinesche. A risvegliare le memorie sopite è stata la menzione delle particelle subatomiche denominate "mesoni". Mi ricordo come se fosse ieri un'avventura del roditore di Topolinia. Il Professor Enigm era in preda all'affanno e spiegava a Topolino, senza riuscire a smetterla di essere iper-tecnico, di aver fatto una sensazionale scoperta:

"Mi sono accorto che surriscaldando i mesoni di un elemento, quell'elemento scompariva!" 

Tutto ciò è splendido! Siamo all'apoteosi della Fisica! 

... e la fisica di Hogan!

Ed ecco i fantomatici mesoni di Hogan: 

"Quindici anni prima era stata la sede del Laboratorio Statale di Ricerca sulle Armi Nucleari Bonneville. Qui scienziati americani che lavoravano in collaborazione con l'Istituto di Ricerca degli Stati Uniti dell'Europa Federale, di Ginevra, avevano elaborato la teoria della dinamica dei mesoni che aveva portato alla creazione della bomba nucleonica. La teoria prediceva una reazione "pulita" nell'ambito di una potenza molto maggiore di quella della fusione termonucleare. Gli esperimenti condotti nel Sahara l'avevano confermata."

E ancora:

"La teoria matematica sviluppatasi dalla dinamica dei mesoni presupponeva l'esistenza di tre elementi transuranici non ancora scoperti. Sebbene esistessero per ora solo allo stadio d'ipotesi furono battezzati iperio, bonnevillio e genevio. Secondo la teoria, questi elementi, una volta formati, sarebbero divenuti stabili grazie a una distorsione nella curva massa transuranica contro energia coibente. Erano elementi difficilissimi a trovarsi e comunque non reperibili sulla Terra. Secondo la teoria matematica solo grazie a due condizioni note si poteva ottenere la condizione ideale per la loro formazione: il punto centrale della detonazione di una bomba nucleonica o il collasso di una supernova che di conseguenza si sarebbe trasformata in una stella neutronica."
 
Il Nobel ad Einstein per la Relatività generale non l'hanno mica dato (l'ha ricevuto per la spiegazione del meno noto effetto fotoelettrico). Magari lo darebbero al Professor Enigm per la storia dei mesoni surriscaldati o a Hogan per i nuclei transuranici stabili. La storia disneyana in cui Romano Scarpa ha introdotto il personaggio di Atomino Bip Bip è del 1959: evidentemente deve aver lasciato la sua traccia nella Noosfera, venendo quindi intercettata e in qualche modo utilizzata da Hogan. Memetica sublime! 

Un'infinita rete di contraddizioni logiche 

Bellissimo il processo dialettico che tormenta gli scienziati con un'infinita serie di domande incapaci di generare risposte! Ad ogni domanda la Conoscenza si fa più incerta, dando origine a una cascata di nuove domande, ad infinitum! Si introducono ad ogni passo diaboliche e disturbanti contraddizioni che provocano emicranie nei protagonisti. Questo scrive NetMassimo (netmassimo.com/2016/02/29/): "La trama è composta soprattutto dalle discussioni tra gli scienziati che cercano di risolvere il mistero di Charlie. Decisamente non si tratta di un romanzo d’azione ma di speculazione. Per questo motivo, è difficile parlare di ritmo della narrazione perciò l’attenzione del lettore viene mantenuta dall’intrigo di una ricerca che sembra ribaltare continuamente le teorie degli scienziati." Penso che sarebbe bello trarre un adattamento cinematografico da questo giallo archeoastronomico. Invece non è concesso. In questa tirannia mediatica viene rovesciata addosso alle masse la merda di Netflix!    

Decomposizione totale!

Massimo Luciani (andromedasf.altervista.org) fa notare una significativa incongruenza:

"Piuttosto sono rimasto perplesso dal fatto che di Charlie sia stato trovato solo lo scheletro, il risultato di una normale decomposizione del cadavere. Considerando il fatto che è morto sulla Luna in una tuta spaziale mi sarebbe sembrato più logico che il suo corpo non si decomponesse ma si mummificasse. Se si tratta di un errore non è comunque grave ai fini della trama." 

Credo che uno scheletro faccia comunque più effetto di una mummia, per questo Hogan ha sorvolato sui dettagli tanatologici in assenza di un'atmosfera consistente! 

Il Ciclo dei Giganti 

Questo romanzo di Hogan è il primo di una serie di cinque, una specie di pentalogia denominata Ciclo dei Giganti (Giant Series). In Italia sono stati tutti pubblicati da Mondadori, i primi tre in Urania e gli ultimi due in Urania Jumbo. Ecco l'elenco con le date: 

1) Lo scheletro impossibile (Inherit the Stars, 1977), Urania n. 739 (1978); 
2) Chi c'era prima di noi (The Gentle Giants of Ganymede, 1978), Urania n. 765 (1978);  
3) La stella dei giganti (Giants' Star, 1981), Urania n. 931 (1982);  
4) Entoverse (Entoverse, 1991), Urania Jumbo n. 1 (2018);  
5) Missione su Minerva (Mission to Minerva, 2005), Urania Jumbo n. 4 (2018). 

Mi sono fermato alla prima di queste opere. Ovviamente avrò cura di leggere e di recensire tutti i romanzi di questo ciclo, sempre ammesso che l'Angelo della Morte non mi ghermirà prima. 

Hogan e Ridley Scott  

Si comprende all'istante che Ridley Scott ha attinto a piene mani a questo materiale per realizzare Prometheus (2012) e Alien: Covenant (2017). Giganti, Ingegneri, elaborate mitologie che sostituiscono almeno in parte le architetture concettuali di Darwin. Abbiamo così scenari innovativi, con gli esseri umani descritti come antica fabbricazione tecnologica, prodotti da manipolazioni genetiche! Un lettore ha affermato in un sito Web che tutto è talmente bello che viene voglia di crederci. Anche a me viene voglia di crederci: tutto sembra acquisire un senso. Tuttavia mi rendo conto che arriviamo sempre al solito paradosso: per spiegare il mondo in cui viviamo si rende necessario postularne un altro. Chiaramente la costruzione non funziona. Se già fatichiamo a spiegare questo mondo usando le insufficienti risorse del cervello umano, figuriamoci come possiamo spiegare un altro mondo di cui non sappiamo niente. Non si capisce perché immaginare alieni che creano Homo sapiens usando l'ingegneria genetica dovrebbe essere una soluzione soddisfacente, quasi consolatoria. Qual è poi l'origine di questi alieni? L'evoluzione, ovviamente

Altre recensioni e reazioni nel Web 

L'ottimo Carlo Menzinger, autore di romanzi ucronici (ricordiamo bene Il Colombo divergente, 2001), ha scritto una recensione intitolata LE SORPRESE DELL'ARCHEOLOGIA LUNARE, comparsa su Anobii.com

 
"La strutturazione della trama de “Lo scheletro impossibile” è davvero notevole. Questo romanzo di James Patrick Hogan, scritto nel 1977, è il primo di cinque episodi della serie chiamata “Ciclo dei giganti”. Partendo dalla scoperta sulla Luna del cadavere di un astronauta umano vecchio di 50.000 anni, Hogan ci trascina in una serie di indagini e speculazioni successive che fanno mutare le ipotesi per la soluzione di questo mistero delineando e subito dopo smontando una serie di scenari alternativi. La conclusione è perfettamente logica ed equilibrata, partendo dai presupposti fantasiosi del ritrovamento iniziale e di quelli successivi. Trovo solo assurdo che si riesca a decifrare così bene una lingua sconosciuta, senza alcuna assonanza con lingue note e senza alcuna “stele di Rosetta”." 

E ancora: 

"Il romanzo risente solo (ma non troppo) del tipico difetto dell’hard fiction: spiega con troppi dettagli tecnico scientifici ogni cosa. Per il resto, si presenta non solo ben costruito, con una sorta di struttura da giallo ma sfruttata per un mistero decisamente molto più appassionante dello scoprire chi abbia assassinato la vittima di turno. Qui si ragiona sulle origini dell’umanità e lo si fa con grande fantasia e intelligenza. Mi dispiace non svelare il finale, che davvero merita di essere raccontato per il suo grande equilibrio narrativo ma non sarebbe giusto verso chi, purtroppo per lui, questa storia ancora non avesse letto." 

martedì 28 febbraio 2023


WHATEVER THAT HURTS 

Gruppo: Tiamat 
Album: Wildhoney 
Anno: 1994 
Paese: Svezia  
Lingua: Inglese 
Genere: Gothic Metal, Death Metal 
Formato: CD 
Etichetta: Century Media 
Formazione: 
  Johan Edlund - voce, chitarra
  Johnny Hagel - basso
  Lars Sköld - batteria
  Magnus Sahlgren - chitarra solista
  Waldemar Sorychta - tastiere
  Birgit Zacher - voce addizionale 
Etimologia del nome del gruppo: da Tiāmat, nome accadico della Dea degli Abissi, Madre del Cosmo (cfr. ebraico Tehōm "Abisso")
Link: 


Testo in inglese: 

Whatever that hurts

Decoction of Jimsonweed
Slimy trailing plants distil
Claustrophobia and blood mixed seed
Cursed downstairs against my will
Cobweb sticks to molten years
Cockroaches served with cream
I wipe the silver bullet tears
And with every tear a dream
With every tear a dream..
Honey tea, psilocybe larvae
Honeymoon, silver spoon
Psilocybe tea
Energy trickles with the tide
Masterminds and the suicide squad
Drink acid water by my side
Stake the saviour of their daily fraud
Overfilled toothpaste tubes
Sleepless and timeless faces
Drippety drop on sugarcubes
The one eyed's eye twinkles and gazes
Twinkles and gazes...
Honey tea, psilocybe larvae
Honeymoon, silver spoon
Psilocybe tea 

Traduzione: 

Qualsiasi cosa dia fastidio 

Decozione di stramonio 
Piante rampicanti viscide distillano
Semi di claustrofobia mista a sangue 
Maledetto piano inferiore 
Contro la mia volontà 
La ragnatela si attacca 
Agli anni fusi 
Scarafaggi serviti con panna 
Asciugo le lacrime del proiettile d'argento 
E con ogni lacrima un sogno... 
Tè al miele, larve di psilocybe  
Luna di miele, cucchiaio d'argento 
Tè alla psilocybe 
L'energia scorre con la marea
I cervelloni e la squadra suicida
Bevono acqua acida al mio fianco
Perfora col palo il salvatore della loro frode quotidiana 
Tubetti di dentifricio stracolmi
Volti insonni e senza tempo
Goccia gocciolante su zollette di zucchero
L'occhio del guercio brilla e guarda... 
Tè al miele, larve di psilocybe
Luna di miele, cucchiaio d'argento
Tè alla psilocybe 

Recensione: 
Il brano è semplicemente esaltante. Il video è uno spettacolare viaggio allucinatorio in un Inferno psichedelico. I colori sono abbacinanti, quasi esplosivi. Si scorgono forme transeunti, vorticose, in cui volti oscuri si ridefiniscono istante dopo istante, sfaldandosi, frammentandosi, ricomponendosi. Un pupazzo si contorce, il suo capo è fatto con una sigaretta mezza combusta. Si contorce, danzando come gli spettri di stelle morenti sul margine di un Orizzonte degli Eventi che annienta l'Essere! Un Buco Nero ontologico! Un burattinaio agita le dita di legno rossiccio, cercando di stringere un pupazzo che è una specie di mosca plasmata da un Demiurgo folle! Intanto dall'alto colano fiotti di un miele allucinogeno, tossico, che uccide i viventi. 

San Isidro o la carne degli Dei 

La Psilocybe cubensis (Earle) Singer, 1948 è un fungo basidiomicete della famiglia delle Strophariaceae. Ha poteri psichedelici, contenendo il principio attivo detto psilocibina. Questo fungo, noto anche con il sinonimo scientifico di Stropharia cubensis, in Messico è denominato San Isidro, che in spagnolo significa "San Isidoro". Gli Aztechi ne facevano largo uso e lo chiamavano teōnacatl, ossia "carne degli Dei" (più precisamente "fungo degli Dei", da teōtl "divinità" e nanacatl "fungo", alla lettera "quasi-carne", forma reduplicata di nacatl "carne"). Francamente non so se sia infestato da larve o se queste si siano prodotte nella mente frenetica del cantante dei Tiamat. Nemmeno so se con questo fungo ci facciano del tè, se lo mettano in infusione. Molti anni fa mi capitò di conoscere in chat un pazzoide che ci faceva delle fritture. Poi parlava di Rettiliani e delle opere di Carlos Castaneda.

lunedì 23 gennaio 2023

Viaggio in Eschaton 

Sono solo in una navicella progettata per resistere a qualsiasi aggressione astrale. Lo scafo è stato plasmato in una lega biometallica di un vivo color carminio. I motivatori e i motori non sono composti da parti distinte e funzionano seguendo principi fisici sconosciuti a qualsiasi civiltà umana. Attraverso un oblò osservo rapito l'orrore esterno. Gli Alberi di Gonostra fioriscono di bruchi. Gemmano nella tenebra, rischiarandola con i loro colori sgargianti. Seguendo funzioni di accrescimento frattale, le larve germogliano voraci espandendosi come cancri dai tronchi. Crescendo divorano le spore che galleggiano nell'etere nero, e producono altre larve dal loro dorso. Si generano strutture simili a mostruose chiome di gorgoni, che arrivano ad essere grandi come galassie. Giunti al limite estremo, questi esseri si spaccano, si scindono spargendo i loro piccolissimi semi per milioni di anni luce, iniziando nuovi cicli di colonizzazione. 

Marco "Antares666" Moretti 
(blog connettivista Cybergoth, 21 ottobre 2006)  

sabato 21 gennaio 2023

Occhi di falena 
  
Il robot ibrido si muove con lentezza esasperante, destando non poco nervosismo nei torvi scienziati giapponesi accalcati nel laboratorio... 
Un sottile velo di ormoni femminei fa all'improvviso palpitare le antenne biologiche dell'organismo cibernetico, connesse tramite fibre ottiche a un microchip che codifica l'impulso sessuale. Il processore si mette in moto... Le membra meccaniche insettoidi si muovono con crescente prontezza, e inizia l'inseguimento della preda. Il Signor Okahata ammicca soddisfatto ai suoi collaboratori. Rabbrividisco. La mia mente si volge ancora una volta agli Abissi di Abyabp, matrice di Pseudovita... 

Marco "Anares666" Moretti 
(blog connettivista Cybergoth, 22 luglio 2006) 

giovedì 19 gennaio 2023

Naufrago 

Lontano da ogni galassia. Nessun fotone filtra attraverso il buio insondabile. In un piccolo vascello io fluttuo in questo vuoto assoluto. Soltanto un misero guscio di noce, un relitto condannato a un fato di eterna solitudine. Molto raramente, diciamo una volta ogni due o tre anni, una singola molecola d'idrogeno urta contro lo scafo, al che il rivelatore emette un suono stridulo e impulsivo che allieta la mia attesa infinita. Dov'è il quasar più vicino? Dov'è l'ormai obliato calore della luce di una stella, fosse anche così distante da colpire a malapena la mia retina atrofica con l'impressione di un vaghissimo contrasto?

Marco "Antares666" Moretti
(blog connettivista Cybergoth, 26 febbraio 2006) 

martedì 17 gennaio 2023

La Caverna delle Scimmie 

È un luogo abominevole in cui ogni speranza in una umana utopia svanisce, scardinata dalla brutale evidenza della vera origine della Vita. L'archeologo incespica, incapace di reggersi in piedi per lo spettacolo raccapricciante che appare alla sua vista non appena illumina quei diabolici recessi con la sua torcia. Un immenso cimitero di primati... Montagne di scimmie morte in vari stadi di decomposizione si innalzano dovunque come macabre stalagmiti. Tutto è mescolato alla rinfusa, dallo scheletro al cadavere di pochi giorni. Le specie rappresentate sono molteplici: scimpanzé, gorilla, babbuini, ma anche varietà sconosciute, che nessun tassonomo ha mai studiato. È un incubo ad occhi aperti. Dalle masse di carne marcescente si levano lezzi infernali e nuvole di mosche, e i reflui colano confluendo in veri e propri ruscelli di putredine scura. Il fetore è tale da impedire l'esplorazione degli antri più interni. Procedendo tra cagnotti e carcasse, lo studioso arriva fino al centro di quel sacrario maledetto. Lì si estende un lago nero. Sulla riva uno scimpanzé si muove seguendo ritmi ipnotici davanti a una colossale locusta di pietra, e dai suoi gesti sembra che sia in adorazione della mostruosa statua. La debole luce proiettata dalla torcia permette di distinguere la sua sagoma come in un teatrino cinese degli orrori. Attende la morte pregando il Demiurgo del Morbo, colpito da una forma di inesplicabile furore mistico... 

Marco "Antares666" Moretti 
(blog connettivista Cybergoth, 30 settembre 2006)

domenica 15 gennaio 2023

Un luogo orribile

Chiamato Nodaaums. Mi ci trovo senza sapere perché, come se vi fossi stato trasportato in una notte illune, rapito attraverso una porta dimensionale. Il cielo sembra fatto di inchiostro. La sola luce si diffonde da alcune fioche lampade al neon, ed è aggredita dalla tenebra. Sono nudo e confuso, su un molo spettrale. A poco a poco i miei occhi si abituano a quell'oscurità, quel tanto che basta per vedere il mare: una distesa di un liquido nero e denso che sembra petrolio. Sono colto da tremende vertigini nell'osservare le onde imponenti e pesanti che agitano la superficie di veleno. Un forte vento si alza, gelido. Sono del tutto indifeso. Percepisco qualcosa di malvagio in quell'improvviso fortunale. Cerco inutilmente un riparo e mi dirigo verso la terraferma. Scorgo le rovine di un edificio cubico fatto di grandi blocchi di marmo. Dal suo interno emana ORRORE. Rotaie arrugginite mi fanno pensare che un tempo potesse essere una stazione. Il vento aumenta ancora e trascina via cumuli di rifiuti. Le mie capacità empatiche mi fanno precipitare nel panico, come se miliardi di vite umane stroncate dal ferro urlassero simultaneamente in me. 

Marco "Antares666" Moretti
(blog connettivista Cybergoth, 25 settembre 2006)

venerdì 13 gennaio 2023

Il lato oscuro della Luna 

Impenetrabile e duro nero punteggiato di stelle, che come piccoli pugnali trafiggono le retine... I tre astronauti procedono con grande cautela in avanscoperta di quel desolato e sconosciuto scenario. Potenti fari fendono la tenebra del mondo morto e senz'atmosfera. All'improvviso vicino al cratere si rivela al campo visivo un dettaglio inaspettato. Gli astronauti compiono grandi balzi, favoriti dalla gravità lunare, ma ben presto si accasciano a terra, soverchiati da un indicibile campo d'orrore... È come se da quelle rocce irradiasse tutto l'abominio dell'universo... Una sensazione di atroce desolazione li divora, li getta nel panico senza che ci sia una spiegazione plausibile... Fattisi coraggio, i tre riescono alla fine a vincere quel soprannaturale senso di oppressione e raggiungono il punto che ha attratto la loro attenzione. Con incredibile stupore scorgono qualcosa di IMPOSSIBILE: i raggi dei loro fari illuminano la spettrale sagoma del relitto di un caccia bombardiere tedesco della II Guerra Mondiale... 

Marco "Antares666" Moretti 
(blog connettivista Cybergoth, 17 dicembre 2005)

mercoledì 11 gennaio 2023

Due scimmie decapitate 

Giacciono sul tavolo operatorio. Lo scienziato getta nell'inceneritore la testa di una e il corpo acefalo dell'altra. Poi immerge le due parti rimaste in una soluzione vitale che impedisce ai tessuti di decomporsi, mantenendoli vivi a livello cellulare, pur essendo ogni loro sinapsi inattiva. Nessun impulso elettrico attraversa le ramificazioni dendritiche. La testa di scimmia e la scimmia acefala prescelte per l'Esperimento sono a detta di tutti morte. Nessuna autorità religiosa osa sostenere il contrario, e un notaio attesta legalmente la cosa con un sigillo di ceralacca. Ecco che dopo un anno lo scienziato ritorna su questo insano progetto, determinato a distruggere una volta per tutte la Teoria Tomistica della Sostanza... così monta la testa mozzata sul busto dell'altro animale, saldando con pazienza ogni singola terminazione nervosa e rigenerando le cicatrici neurali con flussi dosati di nanorobot. Poi inietta il sangue artificiale nelle arterie, nelle vene, e con un elettrostimolatore dà la scocca fatale al cuore... Pochi istanti dopo la scimmia ibrida APRE GLI OCCHI, e il suo sguardo abissale è animato da aliene scintille di ODIO... 

Marco "Antares666" Moretti
(blog connettivista Cybergoth, 15 dicembre 2005)