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giovedì 21 dicembre 2023


LA PAPESSA GIOVANNA
(1972)

Titolo originale: Pope Joan 
AKA: The Devil's Imposter 
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Regno Unito
Anno: 1972
Durata: 132 min
Colore: Colore
Rapporto: 2,35:1 
Sonoro: Mono 
Genere: Drammatico, storico 
Regia: Michael Anderson
Sceneggiatura: John Briley
Produttore: Kurt Unger
Produttore esecutivo: Leonard C. Lane
Fotografia: Billy Williams
Montaggio: Bill Lenny
Musiche: Maurice Jarre
Scenografia: Elliot Scott
Costumi: Jackie Cummins
Trucco: Gordon Bond, George Partleton 
Interpreti e personaggi:
   Liv Ullmann: Papessa Giovanna
   Olivia de Havilland: Madre Superiora
   Lesley-Anne Down: Cecilia
   Franco Nero: Ludovico II il Giovane (Luigi)
   Jeremy Kemp: Padre di Giovanna
   Natasa Nicolescu: Madre di Giovanna
   Sharon Winter: Giovanna bambina 
     (non Sharob, come riportato dalla Wikipedia in italiano)
   Margareta Pogonat: Donna sassone 
   Richard Bebb: Signore del maniero
   Peter Arne: Richard
   Patrick Magee: Monaco anziano
   George Innes: Monaco
   Nigel Havers: Monaco giovane
   Susan Macready: Suor Nunziata
   Shelagh Wilcocks: Suor Luisa
   Maximilian Schell: Frate Adriano 
   André Morell: Imperatore Ludovico il Pio
   Trevor Howard: Papa Leone IV
   Martin Benson: Lotario I
   Richard Pearson: Padre Timoteo 
   John Shrapnel: Padre Giacomo 
   Manning Wilson: Vescovo
   Phillip Ross: Contadino nella capanna 
   Fred Wood: Contadino sassone con le orecchie a sventola  
   Duncan Lamont : 1° soldato ferito 
   Ion Grapini: 2° soldato ferito 
   Derek Farr: Conte Brisini 
   Non identificati: 
   Il sassone pagano fulvo che sputa 
Doppiatori italiani: 
   Benita Martini: Madre Superiora 
Titoli in altre lingue: 
   Tedesco: Papst Johanna 
   Francese: Jeanne, papesse du diable 
   Spagnolo: La papisa Juana 
   Rumeno: Papesa Ioana 
   Polacco: Papież Joanna 
   Finlandese: Petos 

Introduzione: 

"Since its first appearence in writing in medieval times a legend has persisted that during the turbulent ninth century a woman ascended to the Chair of St. Peter. 
The era was one of savagery and corruption where the Church was more often a refuge than a vocation, celibacy was not a universal requirement and it was not unusual for a nun to have a paramour or a monk to have a concubine. 
Of all the stories and legends of this violent time... this is one of the most enduring..." 

Traduzione: 

"Fin dalla sua prima apparizione scritta in epoca medievale, si è perpetuata una leggenda secondo cui, durante il turbolento IX secolo, una donna sarebbe salita al trono di San Pietro.
L'epoca era un'epoca di barbarie e corruzione, in cui la Chiesa era più spesso un rifugio che una vocazione, il celibato non era un requisito universale e non era insolito che una suora avesse un amante o un monaco una concubina.
Di tutte le storie e le leggende di quest'epoca violenta... questa è una delle più durature..."

Citazioni: 
"Come può la donna essere inferiore all'uomo nella Creazione? Lei fu creata da una costola di Adamo, ma Adamo fu creato dall'argilla. Eva ha quindi la medesima origine. In quanto a forza di volontà la donna può essere considerata superiore all'uomo. Eva mangiò la mela per amore della conoscenza e dell'erudizione. Adamo mangiò la mela soltanto perché fu Eva a chiederglielo..." 
(Giovanna) 

Trama: 
Siamo nella parte più turbolenta dell'Impero Franco della prima metà del IX secolo: la Sassonia. Giovanna viaggia di paese in paese con la madre e il padre, un missionario itinerante inglese che predica ovunque si presenti l'occasione, cercando di convincere la popolazione ad abbandonare i culti pagani. Giovanna, a cui il padre ha insegnato a leggere e scrivere fin da giovanissima, è in grado di aiutarlo con i sermoni. Legge i testi biblici facendo restare attonito chi ascolta. È considerata una specie di fenomeno da baraccone, poiché nessuno più credere che una ragazza così giovane sia dotata di tali capacità. Il padre di Giovanna propone a un gruppo di Sassoni di ospitarlo in cambio della lettura di passi del Vangelo. Il capo dei Sassoni, un uomo fulvo, sputa, destando lo stupore del predicatore. Sua moglie invece si segna e accoglie i bisognosi. "Più andiamo verso nord, più ci guardano male", nota il missionario. Anni dopo, morta la madre di Giovanna, il padre viene stroncato da un infarto mentre implora i contadini di accettare il Cristianesimo. Quelli certo pensano che Wodan l'abbia trafitto con la sua lancia, esultando in cuor loro, ma ritengono prudente non manifestare apertamente la loro gioia davanti a Giovanna, che continua il sermone del padre defunto e li convince a segnarsi. 
Ora Giovanna è sola al mondo. Tre monaci, che viaggiavano con lei e suo padre, subito approfittano della situazione e la violentano. Traumatizzata, Giovanna entra in un monastero e diviene suora, pensando che sia la sua vera vocazione. Lì incontra il monaco Adriano, che dipinge immagini dei santi. Tra lui e Giovanna inizia presto una storia d'amore, perché in quell'ambiente non vengono osservati né il celibato né la castità. 
Un giorno, una grande notizia giunge al monastero: l'Imperatore Ludovico il Pio è morto. I suoi figli Lotario e Carlo si contendono il trono. Lotario ha conquistato l'entusiastico appoggio dei Sassoni alla sua causa autorizzando il culto di Wodan. Gli insorti attaccano il monastero e lo incendiano, portando morte e devastazione. L'amica di Giovanna, la bellissima suor Cecilia, viene stuprata da molti guerrieri e uccisa. La Madre Superiora viene crocifissa a testa in giù e bruciata. Adriano e Giovanna riescono a fuggire per un pelo a questo inferno. Per facilitare la fuga, Giovanna si taglia i capelli e si traveste da monaco, prendendo il nome di Giovanni. Così Adriano e "Frate Giovanni" incontrano l'esercito di Lotario e del suo figlio maggiore, Ludovico (Luigi). In una recente battaglia, molti guerrieri Franchi sono stati gravemente feriti e agonizzano. A "Frate Giovanni" viene chiesto di ascoltare le loro confessioni, ma egli rifiuta perché non è stato ordinato. Lo conducono quindi davanti al Vescovo, che lo ordina immediatamente: assolve così i moribondi. Il giorno dopo, l'accampamento viene sciolto. Frate Adriano e "Frate Giovanni" approfittano della confusione per abbandonare l'esercito di Lotario, dirigendosi a sud. Arrivano così ad Atene, in un monastero lontanissimo dal mondo germanico, dove hanno l'opportunità di studiare e pregare. Lì apprendono che il principe Lotario è caduto in battaglia a Linz e che ora suo figlio Ludovico sta sfidando Carlo per il trono. 
Nel frattempo, Giovanna, ora "Padre Giovanni", inizia a predicare. Il suo cammino la porta con Adriano fino a Roma, dove continua la sua opera, attirando l'attenzione del Papato. Viene così convocata al cospetto di Papa Leone, che all'epoca era malato. Profondamente impressionato, il Pontefice la nomina Cardinale e suo Segretario particolare. Con stupore e dubbio, Giovanna accetta i prestigiosi incarichi, spinta dalla speranza di poter migliorare il mondo. Nel suo ruolo di Segretario particolare, attraverso abili negoziazioni e astuzia, riesce a forgiare un'alleanza tra Ludovico e Carlo contro i Saraceni; così, l'Impero non sarebbe più a rischio di essere distrutto in un'insensata faida tra fratelli. 
Poco dopo questi fatti il Papa muore, avendo espresso in extremis il desiderio che Giovanni gli succeda. Rispettando le sue ultime volontà, i cardinali eleggono Giovanni e lo incoronano senza indugio. Qualche tempo dopo, Ludovico giunge alle porte di Roma e non ha alcuna intenzione di riconoscere questa elezione. Dopo aver minacciato il nuovo Papa, riesce a fargli cambiare idea e a farsi incoronare Sacro Romano Imperatore. Presto Ludovico si rende conto che questo presunto Papa Giovanni è in realtà una donna che ben conosceva, avendola incontrata molto tempo prima proprio nel monastero poi bruciato dai Sassoni insorti. Preso dall'audacia, bacia Giovanna in bocca e lei risponde con passione. 
Tutto sembra andare per il meglio, ma a  un certo punto Giovanna ha un malore subitaneo: durante una processione a Roma per celebrare la vittoria di Ludovico e Carlo contro i Saraceni, crolla a terra, gridando di dolore. In quel momento la donna si rende conto che sta per entrare in travaglio, ma è troppo tardi e muore di parto; la folla che assisteva alla processione si inferocisce, si getta sul suo corpo e ne fa scempio (la scena è in parte off-camera, si vedono solo i popolani che si ammucchiano fittamente). 


Recensione: 
Questo film unisce il mito ai fatti storici, li mescola in una trama indistricabile. In altre parole si può dire che presenti un mito molto radicato nei secoli, quello della Papessa Giovanna, dandogli sostanza come se fosse verificabile in ogni dettaglio, cercando di supplire alle lacune causate dalla censura ecclesiastica e istituzionale, che lo ha fatto passare per apocrifo. Pur con tutti i suoi limiti, lo trovo un lavoro eccellente e mi rammarico che sia così poco noto al grande pubblico. Sono a dir poco superlative le interpretazioni di Liv Ullmann, di Franco Nero e di Trevor Howard, meritevoli di essere eternate nella memoria collettiva! Ottimi anche Jeremy Kemp, Olivia de Havilland e la sensualissima Lesley-Anne Down. Non va poi dimenticato il callido Maximilian Schell nei panni del fratacchione che riesce a trovare il modo di infilare il suo esuberante favone nella Natura di Giovanna, usando le belle parole per sedurre.
In origine la pellicola di Anderson era molto diversa da quella che conosciamo: le sequenze storiche erano presentate come flashback di una psicologa e predicatrice Evangelica, che sotto ipnosi regressiva si era convinta di essere la reincarnazione della Papessa. Una cosa molto strana, dato che gli Evangelici mostrano un rifiuto viscerale del concetto di reincarnazione, considerando "illusione diabolica" qualunque cosa sia ad essa collegata. Vero è che la stessa Chiesa Romana afferma che "non c'è reincarnazione dopo la morte"; tuttavia tende a passare sotto silenzio l'argomento, mentre gli Evangelici sono molto  espliciti, aggressivi e bellicosi. Vi furono con ogni probabilità reazioni molto negative da parte di gruppi di influenza religiosi e politici, che convinsero il regista a dare al film un nuovo formato, tagliando tutte le scene relative alla psicologa ossessionata dalla Papessa e mantenendo soltanto quelle ambientate nel IX secolo. Il titolo "The Devil's Imposter" è stato dato proprio a questa release. Poi, nel 2009, i brani tagliati sono stati reinseriti ed è stata fatta una terza release dal titolo "She... Who Would Be Pope" - in pratica un pasticcio. Si può dire per certo che di quest'ultima operazione non si sentiva proprio il bisogno.


Resistenza e insurrezione dei Sassoni 

Credo che questa sia una delle pochissime rappresentazioni cinematografiche degli antichi Sassoni pagani, purtroppo ridotti dalla scuola a una nota a piè di pagina nei libri di storia. È ancora più rara, perché mostra un evento meno noto delle guerre condotte da Carlo Magno e ad esse successivo: l'insurrezione dei liberti e dei contadini liberi, una guerra di religione nota come Rivolta degli Stellinga. Rimando per maggiori dettagli all'articolo da me scritto sull'argomento:


La scena, pur breve, in cui il fierissimo Sassone fulvo sputa quando sente nominare il Vangelo, è senza dubbio meritevole di entrare nel Tempio dell'Immortalità della Settima Arte. Non ha eguali, mai è stato visto qualcosa di simile. Eppure l'attore che l'ha interpretata resta sconosciuto, senza nome. Per quanti sforzi io abbia fatto per identificarlo, non ci sono riuscito. Sono giunto alla conclusione che sia stato rimosso dai titoli e da ogni altro documento per motivi superstizioni, scaramantici. Forse temevano le conseguenze di un gesto considerato sacrilego, per quanto fosse soltanto recitato. In ogni caso, con queste sequenze crude il regista ha cercato di dare posterità a un Medioevo ben diverso da quello che insegnano le maestrine e i professori ai mocciosi, ai bulletti. Nulla è più insopportabile dell'oppressione religiosa! La parola "Resistenza" ha un senso proprio applicata ai Sassoni, ed è sinonimo di "Eroismo"! Possa il suo ricordo permanere immortale nei secoli! 

I paradossi dei Sassoni

I costumi dei Sassoni erano talmente rigidi che non riusciremmo a vivere in quel contesto nemmeno per un'ora. Anderson doveva esserne ben consapevole: mostra l'orrendo destino di una monaca, che viene rotta, spaccata in due, riempita di sperma e ammazzata, perché le leggi ancestrali non permettevano in nessun modo il concepimento di bastardi. Il culto assoluto della Purezza di Sangue era qualcosa che nel mondo moderno ha avuto possibili paralleli soltanto nelle dottrine dell'Ordine Nero delle SS. Eppure le cose non sono così semplici: i Sassoni pagani... erano radicalmente democratici e non tolleravano alcun tiranno!

Una grave incoerenza 

Un marchiano anacronismo nel film è la citazione dei Francescani, che non potevano esistere nel IX secolo! Questo viene detto a Papa Leone IV (790 - 855), riferendo le parole del neoeletto Cardinale Giovanni: 

"Poi, appena finito lì, è andato subito a San Matteo, dove ha parlato ai novizi, dicendo loro che tutti i preti dovrebbero fare voto di povertà, così come i Francescani. Ha detto che Cristo non aveva beni terreni e che sono ipocriti quei preti che pretendono di servirlo portando pietre preziose, che potrebbero riscattare un principe, per non parlare degli Apostoli."

Ebbene, all'epoca nessuno avrebbe potuto immaginare che un giorno sarebbe esistito Francesco d'Assisi (1181/1182 - 1226). Probabilmente pochi sanno che Leone IV è stato canonizzato. 


Curiosità 

Il piano originale era di girare il film in Italia, ma si rivelò troppo costoso, quindi le riprese furono quasi tutte effettuate nei Bray Studios fuori Londra, sede dei film horror della Hamme. Solo una piccola parte del lavoro fu svolta in Romania e a Cipro. Girare in Romania, a Brasov, si rivelò piuttosto difficile, dato che non esisteva quasi nessuna industria cinematografica locale; inoltre il paese era strettamente controllato dal brutale regime comunista di Ceauşescu, la cui burocrazia era elefantiaca, leviatanica, in grado di fiaccare anche la volontà più granitica.

Anche se Jeremy Kemp interpretò il padre di Giovanna, in realtà era di qualche anno più giovane di Liv Ullmann. Helen Mirren (Morgana in Excalibur, di John Boorman, 1981) e Vanessa Redgrave (Ginevra in Camelot, di Joshua Logan, 1967) furono contattate per il ruolo principale. In particolare, Susannah York (Marjorie Scarlett in Un colpevole senza volto, di Michael Anderson, 1975) voleva la parte. 

Liv Ullmann (la Papessa Giovanna), Maximilian Schell (Frate Adriano) e Jeremy Kemp (il padre di Giovanna) sono apparsi tutti nel film Quell'ultimo ponte (A Bridge Too Far, 1977), diretto da Richard Attenborough. Queste trasmigrazioni cinematografiche mi hanno sempre affascinato. 

Altre recensioni e reazioni nel Web 

Riporto la traduzione della recensione pubblicata dall'utente madcardinal nel lontano 2007 su IMDb.com. Non mi stupirei troppo se dietro il suo nick si nascondesse un autentico porporato, per quanto bizzarro! 

"Ho trovato la versione cinematografica della storia della Papessa Giovanna avvincente perché trasmetteva la forza e l'importanza della vocazione spirituale di Giovanna, pur ritraendola come un essere umano che respira (il che potrebbe essere un po' ironico, dato che è possibile che sia solo una leggenda). Ecco una donna che ascolta la voce di Dio e la voce del desiderio carnale. Non è né l'umile prostituta né la vergine eterea. Inoltre, è confortante vedere film in cui la spiritualità e la fede in Dio vengono prese sul serio.
Ho trovato le interpretazioni eccellenti, soprattutto quelle di Liv Ullman e Trevor Howard. Ullman è bravissima a ritrarre la tensione verticale della spiritualità e la straziante ambiguità del vivere nel mondo materiale. L'interpretazione di Trevor Howard è stata assolutamente convincente. Anche Susan Winter ha avuto una presenza pacata nella sua breve interpretazione della giovane Giovanna, che mi ha colpito. Che cosa inconsistente essere una ragazza nel Medioevo: che microcosmo dell'intera esistenza umana.
Questo film ha i suoi difetti, in particolare il montaggio sconnesso e il ritmo scomposto. Non ho nulla da ridire, tuttavia, sulla qualità audio non proprio ideale dei dialoghi o sulle occasionali linee bianche che appaiono momentaneamente sullo schermo di tanto in tanto, perché quando guardo un film, lo accetto per quello che è; non vorrei che fosse qualcosa che non è: un film realizzato con un budget modesto nel 1972 non dovrebbe avere l'aspetto e il sound di un blockbuster ad alto budget girato nel 2006. Nel complesso, questo film è un successo. 
Nota di cautela: non è un film per bambini."  

L'anno stesso dell'uscita del film, Roger Greenspun se ne è uscito con questi commenti, pubblicati sul New York Times: 

"Joan's vocation may be to serve God, but her temptation is always to satisfy men. The men show up surely enough — the artistic Benedictine brother Adrian (Maximilian Schell); the fiery Louis, her favorite (Franco Nero), and great grandson, no less, of Charlemagne — and never more regularly than at the convent where Joan passes her adolescent girlhood. It is an outrageous convent, wild despite the efforts of Olivia de Havilland as Mother Superior to keep things ladylike, and its novices might have been penitents from the cast of Sex Kittens Go to College..."

Traduzione:

"La vocazione di Giovanna può essere quella di servire Dio, ma la sua tentazione è sempre quella di soddisfare gli uomini. Gli uomini si presentano, come è ovvio – l'artistico frate benedettino Adriano (Maximilian Schell); l'ardente Luigi, il suo preferito (Franco Nero), e pronipote, nientemeno, di Carlo Magno – e mai con maggiore regolarità che nel convento dove Giovanna trascorre la sua adolescenza. È un convento sfarzoso, selvaggio nonostante gli sforzi di Olivia de Havilland, nei panni della Madre Superiora, per mantenere l'ambiente signorile, e le sue novizie potrebbero essere state penitenti del cast di Sex Kittens Go to College..." 

Anche se Greenspun era di origine Ashkenazita, le sue reazioni viscerali sono quelle di un cattolico-belva. La furia della critica cattolica desta la mia ilarità. Dicono che mancano le prove dell'esistenza della Papessa Giovanna, che ogni allusione alla corruzione del Papato li offende. Quello che non possono nascondere è l'esistenza di Teodora, di Marozia e della Pornocrazia! 

venerdì 16 giugno 2023


LA RIVOLTA DEGLI STELLINGA

I
frilingi (uomini liberi) e i lazzi (liberti) furono le due caste del popolo dei Sassoni di Germania, che nei primi anni '40 del IX secolo diedero vita alla rivolta degli Stellinga ("compagni d'armi", "camerati"), scagliandosi contro i loro signori. In tedesco moderno il movimento è anche denominato Stellingabund, ossia "Lega degli Stellinga". Scopo precipuo degli Stellinga era quello di recuperare i diritti goduti in epoca anteriore alla cristianizzazione forzata dei Sassoni ad opera di Carlo Magno. Il Sovrano dei Franchi aveva favorito gli edhilingui, ossia i nobili, che erano stati lesti ad accomodarsi col suo potere e ad accettare la nuova religione, anche perché soggetti a forme più o meno elaborate di intimidazione e di corruzione. Per contro, i frilingi e i lazzi, accesi sostenitori degli antichi culti pagani, costituivano continui focolai di resistenza, così furono ridotti allo stato di meri contadini. Oltre al recupero dei diritti politici, i frilingi e i lazzi intendevano abolire l'obbligo di seguire la religione cristiana, lasciando ai singoli il diritto di professare liberamente il paganesimo. Si chiedeva di fare ritorno all'antica legge dei Sassoni tramandata oralmente, che era stata abolita dalla Lex Saxonum (782 - 803) e dai due capitolari sassoni (782 - 795; 797) - ossia dalla legge messa per iscritto da Carlo Magno. In pratica l'obiettivo era la restaurazione dell'antico modo di vivere. I contadini sassoni erano terrorizzati all'idea di perdere il sostegno degli Dei e degli Antenati, a cui erano legatissimi. I nobili erano poco valorosi, temevano di perdere i loro privilegi ed erano convinti che il Dio dei Franchi li avrebbe protetti meglio. 
In particolare, la legge imposta da Carlo Magno proibiva il Thing, assemblea democratica in cui nei tempi della Sassonia libera tutte le parti sociali avevano la loro rappresentanza. Questa istituzione antichissima, già descritta da Tacito, era il cuore stesso dell'identità germanica, che mal tollerava ogni forma di imposizione tirannica. La politica era confusa con la religione: si compivano riti e si prendevano decisioni anche servendosi delle sorti. Ai tempi dell'indipendenza, ogni anno si teneva un grande Thing cantonale nel luogo chiamato Marklo ("Bosco sacro dei confini"), che era il centro cultuale e decisionale dell'intera Sassonia. Gli Stellinga erano ben consapevoli dell'importanza del Thing di Marklo, di cui chiedevano la restaurazione. 
La rivolta si estese in tutta la Sassonia, minacciando di eliminare la nobiltà e la Chiesa, rappresentando un pericolo concreto in grado di porre fine alla permanenza del potere carolingio e della stessa religione cristiana. È difficile immaginare come sarebbe andata la Storia se i ribelli avessero avuto successo!  

Le fonti storiche che parlano della rivolta degli Stellinga sono le seguenti: 
1) Nitardo (Nithard), Historiarum libri IIII
2) Rodolfo di Fulda, Translatio S. Alexandri 1
3) Gerardo (Gerward), Annales Xantenses
4) Prudenzio di Troyes, Annales Bertiniani;
5) Eginardo (Einhard), Annales Fuldenses sive Annales regni Francorum Orientalis

Le prime quattro di queste fonti sono considerate tra loro indipendenti. All'epoca gli eventi fecero grandissimo scalpore: i cronisti hanno dedicato più spazio agli Stellinga di quanto ne avessero a suo tempo dedicato all'incoronazione imperiale di Carlo Magno a Roma (Goldberg, 1995). Questo fatto è a mio avviso molto significativo.  

Un feroce sistema di caste

Tra i Sassoni le caste erano separate da un'antica proibizione, un tabù radicatissimo, tanto che i matrimoni misti erano puniti con la morte. Rodolfo di Fulda (Translatio S. Alexandri 1, pag. 675) afferma quanto segue: 

"Et id legibus firmatum, ut nulla pars in copulandis coniugiis propiae sortis terminos transferat, sed nobilis nobilem ducat uxorem, et liber liberam, libertus coniungatur libertae, et servus ancillae. Si vero quispiam horum sibi non congruentem et genere prestantiorem duxerit uxorem, cum vitae suae damno componat." 

Traduzione: 

"Ed è stabilito per legge che nessuno dei coniugi, unendosi in matrimonio, oltrepassi i confini della propria sorte, ma un nobile sposi una nobile, un libero una libera, un liberto una liberta e uno schiavo una schiava. Ma se qualcuno di questi sposasse una moglie che non gli si addice e che è più distinta per la sua stirpe, dovrebbe riparare con la perdita della propria vita."

I bastardi non erano tollerati. Il matrimonio con persone di altre stirpi germaniche non era ammesso. Gli stranieri erano odiati. 
Al di sotto dei lazzi c'erano gli schiavi (latino mancipia), che erano privi di qualsiasi diritto e considerati alla stregua di merda umana. Quella non era una società granché tollerante, in cui fosse facile vivere. 
Ossessionati dalla purezza delle caste, proprio come le genti dell'India, i Sassoni arrivavano a un livello di fanatismo che oggi ci appare inconcepibile: punivano con la morte ogni forma di sesso al di fuori del matrimonio, con la sola possibile eccezione dello stupro durante la guerra. Questi costumi severi ci sono attestati nell'opera dell'Arcivescovo Bonifacio (nato Wynfrith). Ci si lamenta della "sessuofobia" della Chiesa Romana? Ebbene, al confronto dei Sassoni antichi, i preti e i fratacchioni (dell'epoca) apparirebbero come "antesignani della liberazione sessuale"

Macchinazioni carolinge

È importante precisare che la rivolta degli Stellinga non fu qualcosa di spontaneo e comprensibile solo a partire dalla società sassone e dalle sue dinamiche interne. Il potere dei Franchi giocò un ruolo determinante nel quadro complesso delle alleanze e delle inimicizie. 
Era infatti in ballo qualcosa di cruciale: la spinosa successione del figlio di Carlo Magno, Ludovico I il Pio. Gli eredi, Lotario I, Carlo il Calvo e Ludovico I il Germanico, precipitarono l'Impero in una guerra civile. 
I frilingi e i lazzi furono fomentati abilmente dall'Imperatore Lotario I, che li indusse ad iniziare le ostilità: li incontrò in segreto nell'agosto dell'anno 841, chiedendo il loro sostegno contro i nobili alleati di Ludovico II il Germanico. Disse loro mille parole ingannevoli, permettendo i culti pagani e promettendo un implausibile ritorno della Sassonia all'indipendenza. Egli intendeva costringere suo fratello Ludovico II il Germanico a rinunciare ad ogni pretesa di fargli cedere parte del potere. Per questo motivo, decise di recargli il massimo danno, destabilizzando il suo dominio. In pratica, i popolani Sassoni furono usati come burattini, manovrati abilmente dal burattinaio. Lotario I aveva piena consapevolezza di ciò che stava facendo: guardava dall'alto un esteso panorama, prevedendo ogni mossa. Invece i popolani Sassoni non avevano alcuna consapevolezza, dato che la loro visuale era molto limitata. Non avevano la benché minima idea di ciò che si stava agitando nell'Impero e più in generale nella Cristianità. Non erano in grado di estendere il loro sguardo al di là delle loro minuscole entità tribali. È stato questo a fregarli, a farli cadere nella trappola. Erano stati indotti a commettere un atto che dalla legge dei Franchi era considerato "alto tradimento": questo stesso fatto avrebbe permesso la loro repressione. Non avrebbero potuto dimostrare, restaurata la legge dei Franchi, che era stato lo stesso Imperatore ad istigarli. 
Accadde così che sul finire dell'anno 841 i frilingi e i lazzi misero in atto le istruzioni di Lotario I e diedero inizio all'insurrezione contro gli edhilingui, cessando di considerarli loro legittimi padroni. Il movimento raccolse un'altissima adesione: la Sassonia era in fiamme! Gli Stellinga si abbandonarono a persecuzioni e a violenze di ogni genere, la cui inaudita gravità fu rimarcata dalle fonti storiche di parte franca. Infuriarono ovunque distruggendo chiese e monasteri, ferendo e uccidendo gli ecclesiastici. Il successo non poteva durare. Si trattava pur sempre di contadini con armi leggere, senza corazza. Ludovico II il Germanico riuscì a prendere il sopravvento. Dopo la pace provvisoria con il fratello Lotario I, a cui era stato costretto anche dalle caotiche condizioni in Sassonia, dall'estate dell'842 in poi si dedicò all'annientamento degli insorti. Istigò i nobili, promettendo loro la restaurazione della legge dei Franchi e il ritorno al pieno potere. Riuscì a far passare dalla sua parte anche quei nobili che sostenevano l'Imperatore e che erano stati da lui fatti espatriare perché fossero al riparo dalla furia degli StellingaLa repressione fu spietata. Ludovico II percorse la Sassonia spazzando via ogni resistenza. Ci furono nuovi focolai del movimento nell'843, ma furono distrutti senza difficoltà. Com'era da aspettarsi, era venuto a mancare ogni sostegno imperiale ai combattenti per i valori dell'antica Sassonia. A quanto pare, dopo l'843, non si sentì più parlare degli Stellinga

Prudenzio di Troyes (DCCCXLI. 115. 1392A-1392B) riporta quanto segue:

Lotharius terga vertens et Aquasgrani perveniens, Saxones ceterosque confines restaurandi praelii gratia sibi conciliare studet, in tantum, ut Saxonibus qui Stellinga appellantur, quorum multiplicior numerus in eorum gente habetur, optionem cuiuscumque legis vel antiquorum Saxonum consuetudinis, utram earum mallent, concesserit;  qui semper ad mala proclives, magis ritum paganorum imitari, quam christianae fidei sacramenta tenere delegerunt. 

Traduzione: 

Lotario, voltate le spalle e giunto ad Aquisgrana, si sforza di conquistare i Sassoni e il resto dei confini per ripristinare il favore della battaglia, al punto che ha concesso ai Sassoni chiamati Stellinga, che sono considerati il ​​numero maggiore nella loro nazione, la scelta di qualsiasi legge o antico costume sassone preferiscano; i quali, sempre inclini al male, hanno scelto di imitare i riti dei pagani piuttosto che attenersi ai sacramenti della fede cristiana. 

Esito della rivolta: 
Ludovico il Germanico, stroncata la rivolta, fece decapitare 140 capitani degli Stellinga, ne fece impiccare altri 14, mentre a moltissimi insorti furono amputati gli arti (Prudenzio di Troyes, Annales Bertiniani). 

Un articolo (Thompson, 1926), menziona una terza insurrezione degli Stellinga, che sarebbero ricomparsi circa dieci anni dopo, nell'852. L'autore rimanda agli Annales Fuldenses di Eginardo, ma analizzando la citazione riportata, non trovo altro che un resoconto delle beghe fondiarie e fiscali di Ludovico II il Germanico, senza alcuna esplicita descrizione di un movimento insurrezionale. 
Esistono comunque testimonianze del perdurare di resti del paganesimo sassone in epoca successiva. Come riportato da Adamo di Brema, nel 1013, quando il Vescovo Unwin giunse ad Amburgo, trovò riti pagani ancora celebrati in alcune parti della diocesi, con i digiuni della Chiesa ignorati e persino sacrifici di sangue (Thompson, 1926).

Glossario sassone  

ethiling "uomo nobile",
     pl. ethilingos, ethilingas, ethilinga 
  forma latinizzata: edhilingus, pl. edhilingui (1)
  glosse latine: pl. nobiles, nobiliores 
frîling "uomo libero",
     pl. frîlingos, frîlingas, frîlinga 
  forma latinizzata: frilingus, pl. frilingi 
  glosse latine: pl. ingenui, ingenuiles
lât "liberto" 
     pl. lâtos, lâtas, lâta 
  forme alto tedesche latinizzate: pl. lazzi, lassi, liti
  glosse latine: pl. liberti, serviles  
stellian "porre", "collocare", "mettere assieme" 
   collettivo stellinga "compagni di lotta", "camerati",
   forme latinizzate: pl. stellingae, stellingi 
   glosse latine: Stellingae, servi Saxonum seditiosi
   cfr. antico alto tedesco gistallo "compagno" 

(1) Il motivo dell'adattamento latino in -ui è semplicemente incomprensibile. 

Le parole sassoni hanno l'accento sulla prima sillaba, mentre le forme latinizzate hanno l'accento sulla penultima sillaba: 

sassone Stèllinga - latino Stellìngae 

La fallimentare analisi marxista 

Gli studiosi marxisti della Germania dell'Est (Stern, Bartmuß et al.) e dell'Unione Sovietica (Porshnev) hanno spiegato le cause della rivolta degli Stellinga in termini di "sfruttamento", "oppressione" e "lotta di classe". Eppure, nel contesto del IX secolo, sfruttamento, oppressione e società fortemente stratificata erano caratteristiche universali in Europa, il che non spiega come mai nell'Alto Medioevo ci siano stati così poche rivolte popolari di questo genere (Goldberg, 1995). Il problema è che l'ideologia marxista non riconosce l'estrema importanza della religione nei conflitti umani, ritenendola una pura e semplice emanazione delle classi dominanti per narcotizzare i sottoposti e impedire loro di insorgere. Invece qui vediamo che l'insurrezione non ha soltanto motivi politici ed economici: è una rivolta religiosa esplosa dopo mezzo secolo di oppressione spietata da parte di un potere invasore ed iniquo. La religione è un fatto viscerale, non razionale né razionalizzabile. Come ben si sa dall'esperienza, le religioni possono portare alla distruzione di beni materiali assai utili e alla rinuncia anche radicale a cose di per sé altamente convenienti. Gli Stellinga avrebbero preferito essere i soli padroni di se stessi nella miseria assoluta, piuttosto che essere coperti di ricchezze ma con un piede franco calcato sul collo! 

Link utili 

Raccomando la lettura dell'articolo di Eric J. Goldberg, Popular Revolt, Dynastic Politics, and Aristocratic Factionalism in the Early Middle Ages: The Saxon Stellinga Reconsidered, pubblicato nel 1995 su Speculum, volume 70, n° 3 (Luglio 1995), pagg. 467-501 (35 pagine)


Molto interessante è anche l'articolo di James Westfall Thompson, The Early History of the Saxons as a Field for the Study of German Social Origins, pubblicato nel 1926 su American Journal of Sociology, volume 31, n° 5 (Marzo 1926), pagg. 601-616:

sabato 4 febbraio 2023


Á SPRENGISANDI

Gruppo: Islandica
Paese: Islanda 
Lingua: Islandese 
Album: Íslandsklukkur - Icelandic Folk Music -
       Rhythms Of The North 
Anno: 1994 
Produttori: Magnús Þór Sigmundsson,
       Rafn Ragnar Jónsson 
Cantante: Bergþór Pálsson 
Autore del testo: Grimur Thomsen (1820 - 1896) 
Genere: Folk 
Stile: Nordic 
Link: 


Testo:

Á sprengisandi  

Ríðum, ríðum og rekum yfir sandinn,
rennur sól á bak við Arnarfell,
hér á reiki er margur óhreinn andinn,
úr því fer að skyggja á jökulsvell;
Drottinn leiði drösulinn minn,
drjúgur verður síðasti áfanginn.
Drottinn leiði drösulinn minn,
drjúgur verður síðasti áfanginn.
 
Þey þey! þey þey! þaut í holti tófa,
þurran vill hún blóði væta góm,
eða líka einhver var að hóa
undarlega digrum karlaróm;
útilegumenn í Ódáðahraun
eru kannske að smala fé á laun.
útilegumenn í Ódáðahraun
eru kannske að smala fé á laun.
 
Ríðum, ríðum, rekum yfir sandinn,
rökkrið er að síða á Herðubreið,
álfadrottning er að beisla gandinn,
ekki er gott að verða á hennar leið;
vænsta klárinn vildi ég gefa til
að vera kominn ofan í Kiðagil
vænsta klárinn vildi ég gefa til
að vera kominn ofan í Kiðagil

Traduzione in italiano:

Sullo Sprengisandur 

Cavalchiamo, cavalchiamo e arranchiamo sulla strada 
Il sole tramonta dietro Arnarfell 
Qui vagherà lo spirito molto impuro 
Dopo che avranno iniziato a calare le ombre sul ghiacciaio
Il Signore guida il mio cavallo
Si fa dura l'ultima tappa
Il Signore guida il mio cavallo
Si fa dura l'ultima tappa
 
Ssh, zitto! Ssh, zitto! Una volpe è corsa sulla collina
Il palato secco vuole inzuppare di sangue
Oppure era qualcuno che urlava
Con una voce maschile stranamente profonda
Fuorilegge nell'Ódáðahraun 
Stanno forse radunando le pecore in segreto
Fuorilegge nell'Ódáðahraun
Stanno forse radunando le pecore in segreto
 
Cavalchiamo, cavalchiamo, arranchiamo sulla strada
Il crepuscolo cala accanto al Herðubreið 
La regina degli elfi sta bardando il cavallo
Non è buona cosa trovarsi sulla sua strada
Il mio fedele destriero donerei volentieri
Per giungere fin dentro il Kiðagil 

Note:
1. Strada che fin dal medioevo attraversa lo Sprengisandur
2. Arnarfell: città nella pianura Þingvellir
3. Ódáðahraun: grande deserto freddo vulcanico ai confini dello Sprengisandur
4. Herðubreið: vulcano situato nell'Ódáðahraun
5. Kiðagil: gola che segnava l'arrivo nella zona sicura della via dello Sprengisandur e la prossima fine del viaggio 


Glossario islandese-italiano:  

að vera kominn "per giungere" 
   koma "venire", "giungere" 
andinn "lo spirito" (forna articolata di andi "spirito") 
Arnafell, lett. "Montagna delle Aquile" 
    arna "delle aquile" + fell "montagna";
    arna è il genitivo plurale di örn "aquila". 
á "su" (preposizione + dativo) 
á bak "dietro" 
á hennar leið "sulla sua strada" 
   hennar "di lei"; leið "strada"  
á jökulsvell "sulla superficie del ghiacciaio" 
   jökull "ghiacciaio" + svell "superficie ghiacciata" 
á laun "in segreto", "segretamente" 
á reiki "sta vagando" 
    reika "vagare" 
á Sprengisandi "sullo Sprengisandur" 
áfanginn "la tappa" (forma articolata di áfangi "fase",  
    cfr. áfang, alla lettera "tocco rozzo o violento", ma
    anche "multa") 
álfadrottning "regina degli elfi" 
    álfur "elfo" + drottning "regina" 
beisla "bardare" (lett. "fornire di briglia")
Drottinn "Il Signore" 
drösulinn minn "il mio cavallo" (accusativo, 
    da drösull, cfr. norreno drasill "cavallo, stallone") 
drjúgur "sostanziale, considerevole" 
Herðubreið, lett. "Ampio di spalle", 
    da herðar "spalle" + breið "ampia, larga" (femminile
    di breiður "ampio, largo") 
hér "qui" 
eða "o", "oppure" 
einhver var "era qualcuno" 
   einhver "qualcuno", var "fu, era"
ekki "non", "niente" 
ekki er gott "non è cosa buona" 
er "è" 
er að síða "sta calando" 
gandinn "cavallo, cavalcatura" (accusativo,
     da gandur, che significa anche "bacchetta magica";
     cfr. norreno gandr "lupo, bestia pericolosa",
     "spirito immondo") 
hóa "chiamare ad alta voce" 
í holti "sulla collina" (lett. "nella collina") 
kannske "forse" (prestito dal danese, lingua coloniale;
     già dall'aspetto si capisce che non è un termine nativo) 
karlaróm "voce di uomo", "voce maschile" 
    digrum karlaróm "con grossa voce maschile", 
    digur "grosso" (detto ad es. di voce) 
Kiðagil, lett. "Burrone dei Capretti" 
    kiða "dei capretti" + gil "burrone"; 
    kiða è il genitivo plurale di kið "capretto" 
klárinn "il destriero" (forma articolata di klár "destriero",
    da non confondersi con l'omofono aggettivo klár
    "intelligente") 
leiði "che guidi" (tradotto con "guida") 
líka "anche", "allo stesso modo" 
margur óhreinn "molto impuro" 
    ó-, prefisso negativo; hreinn "puro" 
ofan í "fin dentro" 
og "e" (dal norreno ok
Ódáðahraun, lett. "Campo di lava delle atrocità" 
    ódáða "delle atrocità" + hraun "campo di lava"; 
    ódáða è il genitivo plurale di ódáð "atrocità, delitto"; 
    il toponimo spesso è tradotto con "Campo di lava 
    dei fuorilegge". 
rekum "arranchiamo" 
    reka "costringere", "condurre"; "far andare alla deriva",
    etc. 
rennur "corre" (il sole corre dietro ad Arnafell =
     il sole tramonta dietro ad Arnafell)
ríðum "cavalchiamo" 
    ríða "cavalcare" 
rökkrið "crepuscolo" 
síðasti "l'ultimo" 
skyggja "fare buio", "calare" (detto dell'oscurità)
smala fé "radunare le pecore" 
   eru kannske að smala fé "stanno forse radunando
   le pecore" 
Sprengisandur, lett. "Sabbia su cui si balza in fretta" 
sól "sole" 
til "a", "verso" (preposizione + genitivo)
tófa "volpe" (plurale tófur
undarlega "stranamente" 
úr því fer "da quando va", "da quando inizia"   
    fara "andare" 
útilegumenn "banditi", "fuorilegge" 
verður "diventa" 
    verða "divenire" 
við "vicino, presso"; con" (preposizione + accusativo) 
vildi ég gefa "donerei", "dare" 
vill hún "lei vuole" 
    vilja "volere", hún "lei, essa" 
vænsta "volentieri" 
væta "inumidire", "inzuppare" 
   væta blóði "inzuppare col sangue" 
yfir sandinn "sulla sabbia" (tradotto con "sulla strada") 
þaut "saltò su" 
   þjóta "saltar su", "affrettarsi" 
þey! "zitto!" 
þurran góm "il palato secco" (accusativo maschile,
   da þurr "secco", gómur "palato")

Recensione: 

Per apprezzare appieno questo bellissimo brano, è necessario conoscere qualcosa della storia su cui si fonda il testo. Quando l'Islanda fu popolata da coloni giunti dalla Norvegia, col significativo contributo di schiavi importati dall'Irlanda e dalla Scozia, i centri abitati più popolosi si svilupparono nella parte sudoccidentale dell'isola. In particolare, a Þingvellir (lett. "Prati dell'Assemblea", ortografia anglicizzata Thingvellir) si riuniva ogni anno il Parlamento (Alþingi), cuore palpitante delle istituzioni democratiche islandesi. Nonostante la parte settentrionale dell'isola fosse poco favorevole dal punto di vista del clima e delle risorse, vi si trovavano diverse comunità. I loro notabili avevano necessità di raggiungere la sede del Parlamento per discutere le cause: l'isolamento era un lusso che nessuno poteva permettersi. La via più sicura per giungere a destinazione prevedeva un lungo viaggio tramite nave, costeggiando i fiordi. C'era il rischio concreto che ad essere avvantaggiato fosse chi arrivava prima, perché poteva contare su più tempo per trovare sostenitori. Per questo motivo qualcuno ebbe l'ardire di compiere un viaggio molto più breve ma denso di pericoli mortali, che prevedeva di attraversare la parte interna dell'isola servendosi della strada detta Sprengisandur (nei testi delle saghe era conosciuta semplicemente come Sandr "Sabbia" o Sandleið "Strada sabbiosa"). La desolazione era spaventosa: non si trovavano sorgenti e non cresceva nemmeno un filo d'erba, per circa 200 chilometri! Erano terre senza vita, inospitali come Marte. Per questo, si doveva percorrere la via nel più breve tempo possibile. Si procedeva su un carro trainato da un cavallo. Si doveva portare acqua e cibo. Se il cavallo moriva era la fine: si restava abbandonati nel deserto. Fiorivano leggende funeste. Si narrava che nell'area impervia chiamata Ódáðahraun trovassero rifugio numerosi fuorilegge, che avrebbero trovato modo di nascondervi quanto necessario a sopravvivere. Poi c'erano i fantasmi di coloro che avevano fallito la traversata, condannati a rimanere tra le gelide sabbie per l'Eternità. Tale era il terrore che a un certo punto nessuno ebbe più il coraggio di mettersi in viaggio lungo lo Sprengisandur, di cui si finirono col perdere le tracce, anche se non fu mai dimenticato. Oggi è una strada sterrata F26, utilizzata dagli amanti dell'avventura.

In questi tempi degenerati, il Folk è una necessità. Musica di questo tipo è sommamente utile e meritoria, in qualche modo aiuta a contrastare l'Oblio, almeno finché dura in noi un barlume di vita. Se ne può trarre un grande diletto.   

lunedì 5 dicembre 2022

ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL TENENTE COLOMBO E SUL SUO OPERATO

Colombo (nella versione originale Columbo) è una popolarissima serie televisiva statunitense di genere giallo-poliziesco, prodotta dal 1968 al 2003. L'indiscusso protagonista, il Tenente Colombo, è interpretato dal robusto Peter Falk (New York, 1987 - Beverly Hills, 2011), che in realtà non era di discendenza italiana, come spesso si crede: era ashkenazita sia da parte di padre (origini polacche e russe) che di madre (origini ungheresi e ceche). Il padre si chiamava Michael Peter Falk, mentre la madre si chiamava Madeline Hochhauser. 


Il Tenente Colombo è un personaggio a dir poco inverosimile, un poliziotto zelante e coscienzioso che però non ha mai fatto carriera. Non è riuscito ad accedere all'ascensore sociale. Le sue argomentazioni sono cervellotiche, le prove esili e spesso addirittura fabbricate. Nella realtà, 9 imputati su 10 sarebbero assolti. Infatti è innegabile che nel mondo in cui viviamo, molti imputati accusati sulla base di prove simili a quelle raccolte da Colombo sarebbero assolti senza troppe difficoltà! Il sistema giudiziario prevede regole precise e standard di prova molto elevati per garantire un processo equo. Ottenere una confessione è molto più difficile di quanto possa accadere in un poliziesco. Inoltre bisogna considerare un dato di fatto incontrovertibile: nella Terra dei Coraggiosi, le confessioni estorte con l'inganno non sono ammesse in tribunale

Colombo opera incessantemente in ambienti altolocati, tra ricchi imprenditori, artisti famosi, medici di successo e altre figure di spicco della società. Il sistema giudiziario americano tende piuttosto ad infierire su gente di bassa condizione sociale. Quanti colletti bianchi ci sono in carcere? Ben pochi. I membri dell'élite, dotati di cospicue risorse, hanno possibilità per difendersi quasi illimitate, anche quando sono clamorosamente colpevoli. Esiste la concreta possibilità che nella realtà un personaggio come Colombo sarebbe ritenuto comunista. Con la sua insistenza nel perseguire i ricchi e potenti, rappresenta una sorta di vendicatore di questa disparità, un detective che non si lascia intimidire dal loro status sociale e che li inchioda alle loro responsabilità. L'esito più plausibile di questo modo di procedere potrebbe risolversi in due alternative: essere mandato a dirigere il traffico o essere sepolto vivo tra le scartoffie in un archivio sotterraneo dimenticato da Dio.  

Negli anni '70, periodo in cui la serie era più popolare, il clima politico e sociale negli Stati Uniti era ancora segnato dalla Guerra Fredda e dal terrore del Comunismo. Un personaggio come Colombo, che metteva in discussione lo strapotere e i privilegi dell'élite, avrebbe potuto facilmente essere etichettato come sovversivo o addirittura comunista, soprattutto se le sue indagini avessero toccato interessi economici o politici importanti, come quelli dei militari - solo per fare un esempio. 

Il Tenente Colombo, pur non essendo esplicitamente un personaggio politico, incarna senza dubbio una certa visione di Giustizia e Uguaglianza che, in un contesto reale, potrebbe suscitare violente reazioni negative e feroce ostilità. Possiamo definirlo un personaggio cripto-politico. La sua stessa figura, quella di un detective umile e trasandato, quasi sudicio (Houellebecq direbbe: "Puzza un po'."), che mette sotto scacco personaggi ricchi e potenti, tutta gente profumata di lavanda persino nelle parti intime, rappresenta una sfida  eclatante all'ordine sociale consolidato! Non si vedeva nulla di simile dai tempi dell'eroico Florian Geyer! Indubbiamente la serie TV può essere letta come una critica nemmeno troppo velata all'aberrante sistema giudiziario e alla società americana del suo tempo. La sua sostanziale inverosimiglianza risiede anche in questo: in un mondo reale, un detective come lui incontrerebbe molte più difficoltà e resistenze nel perseguire i suoi bersagli altolocati

Ecco la più tipica struttura narrativa, che tende a ricorrere da un episodio all'altro: 

- Intuizione e deduzione. Colombo si affida molto all'intuito e alla sua capacità di osservazione. Sa già fin dall'inizio se qualcuno è colpevole, per una sorta di dono paranormale. Nella realtà, le indagini dovrebbero basarsi su prove concrete e riscontri oggettivi.
- Prove circostanziali. Spesso le prove che Colombo presenta in tribunale sono indiziarie e basate su circostanze. Nella realtà, prove di questo tipo non sarebbero sufficienti per una condanna. Se un tribunale le accogliesse, nessuno di noi sarebbe al sicuro. 
- Confessione finale. Molto spesso, Colombo riesce a ottenere una confessione dal colpevole, inducendogli uno stato di confusione e provocando il crollo psicologico. Cosa faticosa e or della fine vana, dal momento che l'ammissione della colpa è stata estorta con la persecuzione e con molteplici artifici. 

La serie TV ha in ogni caso un grande merito: presenta un eroe che non si arrende a una società in cui i privilegiati si considerano una razza di semidei. La Legge deve essere uguale per tutti, non possono esistere tirannelli per cui l'omicidio di una persona scomoda viene ad essere visto come un insetticidio. Vediamo ancora una volta l'assurdità del sistema democratico americano, in cui queste stridenti contraddizioni sono sotto la luce del sole! 

Curiosità

Gli ideatori del personaggio, Richard Levinson e William Link, erano appassionati dei romanzi di Ellery Queen e artefici della serie omonima per gli studi televisivi Universal, in California. L'ispirazione è stata da loro presa dal bizzarrissimo personaggio del giudice istruttore Porfirij Petrovič, presente nel romanzo Delitto e castigo (Преступление и наказание, Prestuplénie i nakazànie) dello scrittore e filosofo russo Fëdor Dostoevskij (1821 - 1881). Ebbene, questo Petrovič era famoso per la sua abilità quasi diabolica di utilizzare la logica per incastrare i colpevoli.

Alcune note sul cognome 

In origine il personaggio doveva chiamarsi Tenente Fisher. Poi il cognome fu cambiato in Columbo. In seguito, Columbo è stato adattato in Colombo nella versione in italiano. Si noterà che il cognome Colombo è comunissimo nell'Italia settentrionale, con massima diffusione in Lombardia, anche se si trova dovunque nel territorio nazionale. In ogni caso Columbo esiste, anche se abbastanza raro. Si trova soprattutto in Sicilia (Agrigento) e in Puglia (Bari). 

Il colombre 

Il colombre e altri cinquanta racconti è una raccolta di racconti di Dino Buzzati del 1966. La trama si sviluppa intorno all'idea di un terribile pesce persecutore, una specie di squalo che caccia la vittima designata, inseguendola anche per decenni, fino allo sfinimento e alla morte. Nel testo sono indicati vari altri nomi del colombrekolomber, kahloubrha, kalonga, kalu-balu, chalung-gra. Sono convinto che il cognome del Tenente Colombo sia stato in qualche modo ispirato dalla creatura del racconto di Buzzati, anche considerando il parallelismo con l'originale Fisher, costruito su una parola che rimanda a un catturatore di creature acquatiche. Così dal "Pescatore" si è giunti allo "Squalo Persecutore". A quanto mi risulta, nessuno finora ha mai notato questo possibile parallelismo. 

sabato 3 dicembre 2022

L'AMERICANIZZAZIONE FORZATA DEI COGNOMI TEDESCHI

Mi accingo ad esporre in questa sede un fatto che può essere soltanto definito con una parola: etnocidio. L'intera società degli Stati Uniti d'America è fondata su un principio sommamente oppressivo: per quanto varia e molteplice possa essere l'origine delle genti che risiedono nel territorio, essi devono a tutti i costi avere una sola ed unica lingua, dato che sono incorporati in un unico popolo, quello Americano. Non è sufficiente che la totalità dei cittadini conosca alla perfezione ed usi la lingua inglese americana: è ostacolata la conservazione della conoscenza della lingua di origine. Dove ne sussista qualche memoria, essa deve essere cancellata. Ovviamente non esiste una legge scritta che sancisca questo (non esiste una lingua ufficiale), tuttavia è un principio vivo ed operante. 


Già ai tempi della Grande Guerra, fu condotta una campagna di odio mortale nei confronti della Germania, della sua lingua e della sua cultura. Ricordo un manifesto pubblicitario, che mostrava un gigantesco scimmione col tipico elmo prussiano ornato dalla punta di una lancia e una clava poderosa con sopra scritto "KULTUR". L'allusione era ovviamente al cosiddetto Kulturkampf, alla lettera "Lotta per la Cultura", condotta dal Cancelliere Otto von Bismarck (1815 - 1898). Nel manifesto, la scimmia colossale e aggressiva, che rappresentava il Kaiser, afferrava una sensuale donna bionda, chiaro simbolo dell'America. Una scritta campeggiava in alto, a mo' di imperativo bellico, istigando il lettore: "DESTROY THIS MAD BRUTE", ossia "Distruggete questo folle bruto". L'autore accreditato di questo orrore è l'artista visivo Harry Ryle Hopps (1869 - 1937), ma in realtà sono convinto che l'idea ispiratrice sia da attribuire in toto al maligno Edward Louis Bernays (1891 - 1991), cugino di Sigmund Freud e maestro di manipolazione delle masse. Da queste opere oltremodo perniciose nacque un clima di persecuzione tale che moltissime persone di ascendenza tedesca cercarono scampo cambiando il proprio cognome di origine, facendo del loro meglio per offuscare  o nascondere qualsiasi connessione con la Germania. Spesso la conservazione della lingua tedesca nell'uso comune, ad esempio in famiglia, era vista come una prova di tradimento e trattata di conseguenza. La stampa in lingua tedesca fu abolita. Furono dati alle fiamme mucchi di libri in lingua tedesca. Furono chiuse le scuole parrocchiali che insegnavano in lingua tedesca. Come conseguenza di queste politiche, la lingua tedesca si ridusse in condizioni catacombali, scomparendo dalla vita pubblica. 


Si segnala il caso di Robert Paul Prager (1888 - 1918), un immigrante nato a Dresda, che finì linciato in Illinois a causa della dilagante isteria anti-germanica. Mentre il clima di paranoia bellica raggiungeva il suo acme, Prager fu accusato di essere una spia e di avere idee socialiste. Così alcune centinaia di uomini e ragazzi lo prelevarono nella sua abitazione. Prima lo umiliarono, lo massacrarono di bastonate e lo costrinsero a camminare scalzo sui cocci di vetro, poi lo impiccarono. Il linciaggio destò la condanna dal Presidente Woodrow Wilson. Attualmente nessuno si ricorda di questi fatti, dato che l'Illinois esiste nella fantasia popolare soltanto come un luogo pieno zeppo di nazisti. 


Una rinnovata ondata persecutoria colpì i cittadini americani di origine tedesca nel corso della Seconda Guerra Mondiale, portando a un'altra ondata di cambiamenti di cognome. Negli anni '40 comparvero manifesti in cui si invitava a non parlare la lingua del Nemico, perché nel suo vocabolario non vi era traccia delle Quattro Libertà. Dunque la "libertà" doveva essere la costrizione ad abbandonare l'eredità dei propri antenati. Ecco uno dei più stridenti e odiosi paradossi della democrazia! Non dobbiamo dimenticare che nel Texas moltissimi furono accusati di essere spie di Hitler, internati in campi di prigionia e costretti ad abiurare la loro stessa identità, tanto che la lingua tedesca da allora non fu più trasmessa alle nuove generazioni. Paradosso su paradosso: negli anni '20  il Ku Klux Klan aveva perseguitato e cercato di eliminare dal Texas quel gruppo etnico! Persino uno degli Stati con una delle più consistenti comunità storiche di parlanti germanofoni, la Pennsylvania, vide diminuire drasticamente l'apprendimento da parte dei più giovani, da una generazione all'altra. Oggi solo una minoranza dei discendenti è in grado di parlare in modo fluente la varietà locale della lingua tedesca, il Pennsylvania Dutch. Le politiche nocive fanno più danni dell'amianto! 

I cognomi adattati

In alcuni casi, l'adattamento dal tedesco all'inglese è soltanto ortografico, in altri è stata applicata una traduzione. In qualche caso la traduzione è errata. Se il cognome mimetizzato era già diffuso e genuinamente anglosassone, il risultato era ritenuto desiderabile in massimo grado. Ecco un elenco di cognomi adattati: 

Adler => Eagle 
Alscher => Aleshire 
Baer
=> Bear 
Baumann
=> Bowman, Baughman  
Bäumeler
=> Bimeler 
Becker, B
äcker => Baker, Beck 
Beier => Byer, Byers 
Beiler => Baylor 
Berger => Barger 
Bethke => Bethkey 
Betz => Bates 
Bieler
=> Beeler 
Birckenbeuel => Perkapeal, Pirkeypile, Porcabile 
Blume
=> Bloom 
Bode
=> Bodey 
Boscher
=> Bosher 
Böhm => Bame, Beam 
Brann => Brown 
Brauer => Brewer 
Braun => Brown 
Brändle => Brantley 
Breitkopf
=> Broadhead 
Bresler, Bressler => Presley 
Bruckner => Brookner 
Buehring
=> Bouhring 
Bürger
=> Burger  
Busch
=> Bush 
Christmann
=> Chrisman 
Clemenz
=> Clements, Clemons 
Dunkelberger
=> Dunkleberger 
Eichhoff
=> Eickoff 
Eisenhauer => Ironcutter 
Engel
=> Angle, Angel  
Erhardt
=> Airheard 
Fassbinder
=> Cooper 
Feuerstein => Firestone
Fischer => Fisher 
Flemming => Fleming 
Förster => Foster 
Frei, Frey => Fry 
Freimann => Freeman 
Freund => Friend 
Frohmann => Froman 
Fröbel => Fravel 
Fuchs => Fox 
Fuhrmann => Furman 
Fuss => Foos 
Fürst => Furst 
Gärtner => Gardner 
Geier => Kyer 
Gerber => Garber; Tanner 
Gerth => Garth 
Goethe => Goethie 
Goetz
=> Gates, Yates 
Goldschmidt => Goldsmith 
Gottlieb
=> Cudlipp 
Göbel, Goebel => Gable 
Graf => Grove 
Gruen => Green 
Gruenebaum => Greentree 
Guengerich => Gingerich, Gingrich 
Gute, Gude => Goode 
Gutmann => Goodman 
Hafer => Haver 
Harbach => Harbough 
Hartenstein => Hartenstine 
Hausmann => Houseman 
Heid => Hite 
Heide => Hidy 
Heilmann => Hileman 
Heiner => Hiner 
Heinz => Hines 
Heiss => Hayes 
Hermann => Harman 
Herr => Harr 
Herschi => Hershey 
Herzog
=> Duke 
Hirschberger
=> Harshbarger 
Hoffmann => HoffmanHuffman 
Hofheinz => Huffines 
Huber => Hoover, OubreOuvre 
Huth
=> Hood 
Jahraus
=> Yahraus 
J
ägerJaeger => Yeager, Yager, Yaeger; Hunter   
Joder
=> Yoder 
John
=> Jone, Jones 
Jundt => Yount 
Jung
=> Young 
Jungfleisch
=> Yungfleisch 
Jungwirth
=> Yungvirt 
Jüngling
=> Yuengling, Yingling 
Jüngst
=> Yingst 
Kade
=> Kadey, Kadie 
Kaiser
=> Kizer, Keyser 
Keil => Kyle 
Kieffer
, Kiefer => Pine 
Kirchmann => Churchman 
Kirchwall => Kercheval 
Klein => KlineClineClyne; Small   
Koch => Cook 
Kohl => Cole 
Kohlmann => Coleman 
Koppel => Copple 
KönigKoenig => King 
Krause = Krouse, Grouse 
Krämer, Kraemer => Kremer, Creamer 
Kreutzer = Crozer 
Kuester = Custer 
Kugler => Coogler 
Kuhn => Coon 
Kuntz => Coons, Coontz, Kountz  
Kurz => Short 
Kühlbach => Coolbaugh 
Kühn, Kuehn => KeehnKiihn 
Kühne => Keehney   
Lang => Long 
Lange => LongLangey, Langie 
Lauter
=> Lowther 
Lehmann
=> Layman 
Leibrock => Lybrock 
Lentz => Lantz 
Lewerenz => Leverenz 
Lieber
=> Liewer 
Lorenz
=> Lawrence 
Löwe
=> Lyon, Lyons 
Löwenstein
=> Livingstone 
Luckenbach
=> Lookabaugh 
Ludwig
=> Lewis 
Manz
=> Mounce 
Marschall
=> Marshall 
Merkle
=> Merkley 
Mertz
=> Martz 
Meyer, Meier => Myers, Moyer 
Moeschl
=> Mitchell 
Moritz
=> Morris 
Müller, Mueller => Miller 
Nagel => Nagle 
Neibert => Nighbart 
Neuhaus => Newhouse 
Neuhäuser => Nihizer 
Neumann, Neuman => Newman 
Oehm => Ames 
Oppenheimer
=> Oppenhimer 
Pfalzgraf, Pfaltzgraf
=> Palsgraf, Falsgraf 
Pfeffer
=> Peffer, Feffer 
Pfersching
=> Pershing, Fershing 
Pfister
=> Pister, Fister 
Presler, Pressler => Presley 
Puttmann => Putman 
Reiher => Ryer 
Reimann => Rayman 
Reiner => Riner 
Reiss => Rice 
Richenbacher => Rickenbacker 
Ried => Reed 
Rieple => Rippley 
Riese
=> Rees, Reese 
Roemer
=> Romer 
Rothmann
=> Redman 
Rübsam, R
übsamen => Turnipseed 
Sauer => Sower 
Sauter
=> Southers 
Schaf => Chauffe
Schanz
=> Chance 
Scharf
=> Sharp 
Schäfer => Shaffer, Shepherd 
Schenk
=> Shank 
Scheuner
=> Shewner 
Schild, Schildt => Shield 
Schimmelpfennig => Shimmelpennig, Shimmelfennig 
Schmal => Small 
Schmidt, Schmid, SchmiedSchmitz => Smith 
Schneider => Taylor; Snyder, Snyder 
Schoeplein
=> Chapline 
Schreiber
=> Shriver 
Schuermann
=> Shurman, Sherman 
Schuessler
=> Chisler 
Schuetz => Sheetz 
Schumacher => Shoemaker 
Schumann => Shuman, Choohman 
Schwaiger => Shepherd 
Schwangau => Swango
Schwartz, Schwarz => Black; Swartz 
Schwartzenbach
=> Swartzenbaugh 
Schweinfurt => Swineford 
Schweitzer => Switzer 
Seidenstricker => Silknitter 
Seilers
=> Siler 
Siegel
=> Siegle, Seagles, Syele, Siele
Spannagel
=> Sponaugle 
Spengler
=> Spangler 
Stahl => Steel 
Staufer => Stover 
Stein => Stone 
Steiner => Stiner, Stoner 
Steinmetz => Stinemetz 
Steuer, Steuert, Steier, Steiert => Stewart, Stuart 
Storch
=> Stork 
Taucher
=> Taugher 
Tempel
=> Temple 
Thalheimer
=> Thalhimer 
Tiefert
, Tiffert, Differt => Teaford 
Traut
=> Trout 
Treuer
=> Troyer 
Uhl
=> Ewel 
Vierlaender
=> Verlander 
Vogel
=> Bogle 
Wachter
=> Walker 
Wagner
=> Wagoner, Waggoner 
Wassermann
=> Waterman 
Weber => Weaver 
Weimar => Wymar 
WeißWeiss => White  
Welker, Welcker => Walker 
Werner
=> Warner 
Wieden
=> Weedon 
Wiegand
=> Wehunt 
Wieland
=> Wyland 
Wier
=> Wyer 
Wilhelm => Williams 
Willcke
=> Willkie 
Winkler
=> Vinkler 
Zimmermann => Carpenter 
Zug => Zook
Zürn => Zern 

Numerosi sono i casi di cognomi composti con traduzioni o adattamenti parziali. In altre parole, soltanto un membro è stato anglicizzato. A volte si ha l'impressione che ciò indichi un certo declino nella capacità di intendere la lingua tedesca. In qualche caso la traduzione del membro adattato del composto è falsa. Ecco un sintetico elenco di cognomi di questo tipo: 

Apfelbaum => Applebaum 
Armagost => Armacost 
Armstädt
=> Armistead, Armsteed 
Baumgarten => Baumgarden 
Blumenberg => Bloomberg 
Braunstein => Brownstein 
Eisenhauer => Eisenhower 
Erhard => Earhart 
Gruenebaum => Greenbaum 
Grünberg => Greenberg 
Grünspan => Greenspan 
Gutweiler => Goodweiler 
Haudenschild => Haudenshield 
Holzapfle => Holzapple 
Löwenstein => Lovenstine 
Messerschmidt
=> Messersmith 
Neumeyer => Newmeyer 
Ottenbreit => Ottenbrite 
Rothmann
=> Rodman 
Spritznagel => Spritznogle 
Steinbach
=> Stainback 
Steinweg => Steinway 
Weinberg => Wineberg 
Zimmermann
=> Simmerman 

Non mancano etimologie popolari: 

Kirchthaler => Cashdollar
Pfannebecker => Pennypacker 
Rübsam => Reapsome 
Schwartz => Sewards 
Todenackers => Toothatchers 

Si hanno persino alcuni esempi di cognomi mascherati in modo tale da sembrare irlandesi o scozzesi: 

Muckenfuss => McAfoos 
Mückenheimer => McEnheimer 
Ödekoven => O'Dekoven 

Come si può vedere, nemmeno i cognomi di famiglie di origine ebrea ashkenazita sono stati esentati dal processo di assimilazione, come si può vedere: solo per fare un esempio, notiamo Gutmann (varianti: Guttman, Gutman, Guthman) adattato in Goodman. Si noterà che Goodman è anche una forma anglicizzata del cognome ispanico Guzmán, che in origine aveva lo stesso significato, provenendo dalla lingua dei Goti. 

Come si può vedere dalla mole di esempi riportati, spesso i tentativi di occultamento erano goffi, persino grotteschi, al punto da far somigliare l'identità scomoda al famoso segreto di Pulcinella. Alla base di tutto questo si può intravedere una certa ingenuità: anche un mulo capirebbe che cognomi come Yingst e Baumgarden sono tutto fuorché anglosassoni. 

Pronunce ortografiche 

Anche quando i cognomi hanno conservato la loro ortografia originale, sono stati spesso soggetti a pronunce ortografiche nate dalla più belluina ignoranza. Così in cognomi come Thiel, Thiessen, Thode, Bethke, Rothrock, Walther, Jungbluth, Kornbluth, Wirth, gli americani interpretano la sequenza th come grafia del suono interdentale /θ/ come nelle parole inglesi thin, thick, etc. In cognomi come Schultheiss, le consonanti -t--h- sono divise dal confine della sillaba in tedesco, appartenendo a due radici diverse; in inglese americano questo gruppo -th- viene invece pronunciato come la fricativa interdentale /θ/. In modo del tutto simile, in cognomi come Wollersheim, le consonanti -s- e -h- sono divise dal confine della sillaba in tedesco, appartenendo a due radici diverse; in inglese americano questo gruppo -sh- viene invece pronunciato come una fricativa postalveolare /ʃ/.
Curioso è il caso del cognome Koch: dove si è conservato e non è diventato Cook, è andato incontro a pronunce aberranti: /koʊk/, /kak/ e persino /kɔtʃ/. Si dà il caso di Gerhardt, che è pronunciato /'dʒɛɹɪd/, come se fosse scritto Jerrid. Si ha notizia di famiglie Vogel che pronunciano il loro cognome /'voʊʒəl/, come se fosse scritto Vojal. Si capisce che in certi casi anche le pronunce ortografiche più stravaganti potevano servire allo scopo di mascherare la provenienza di una persona. 

Il caso di Trump 

Poi c'è lui, Donald Trump, l'esuberante Ciuffo di Zabaione. Il cognome Trump è senza dubbio tedesco e si è diffuso dal Palatinato Renano. La grafia originale è Drumpf e sono note molte varianti, attestate negli archivi della città di Kallstadt, ove si è formata la stirpe: Drumpft, Trumpf, Trumpff, Drumb, Dromb, Tromb, Tromp, Trum, etc. Il significato originale è "suonatore di) tamburo", dal medio alto tedesco trumpe "tamburo" - non "scorreggia" come alcuni utenti di Quora hanno suggerito per motivazioni bassamente ideologiche. Il mito della "scorreggia" deriva dall'omonimia con il medio inglese trump(e), tromp(e) "corno (strumento musicale)", da cui il significato petomaniaco può ben essere dedotto! Il vero parallelo etimologico inglese di Trump è invece drum "tamburo". Il tedesco moderno ha Trommel "tamburo" (tardo medio alto tedesco trummel), sempre dalla stessa radice. Si noterà che lo stesso Donald Trump ha sostenuto che suo padre Fred aveva nascosto con cura le origini tedesche della famiglia per paura di persecuzioni, affermando di essere di ascendenza svedese. 

Alcuni link utili 


Affermo e ribadisco la necessità di andare contro le perverse dinamiche dell'Oblio linguistico! Se una persona ha un cognome alloglotto, ha il dovere di apprendere e di conservare la lingua che lo ha originato, opponendosi alla tirannia!