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sabato 16 marzo 2024

 
BARRY LYNDON 
 
Titolo originale: Barry Lyndon
Lingua originale
: Inglese, tedesco, francese
Paese di produzione
: Stati Uniti d'America, Regno Unito
Anno
: 1975
Durata
: 184 min
Rapporto
: 1,66:1(cinema)
      1,59:1(home video) 1,78:1(Blu-ray)
Genere
: Avventura, guerra, drammatico, storico
Regia
: Stanley Kubrick
Soggetto
: William Makepeace Thackeray (romanzo)
Sceneggiatura
: Stanley Kubrick
Produttore
: Stanley Kubrick
Produttore esecutivo
: Jan Harlan, Bernard Williams
Casa di produzione
: Hawk Films Ltd., Peregrine,
     Warner Bros.
Distribuzione in italiano
: Warner Bros. Italia
Fotografia
: John Alcott
Montaggio
: Tony Lawson
Musiche
: AA.VV. (brani riadattati da Leonard Rosenman)
Scenografia
: Ken Adam, Roy Walker, Vernon Dixon
Costumi
: Milena Canonero, Ulla-Britt Söderlund
Trucco
: Alan Boyle 
Direttore del casting: James Liggat 
Direttore di divisione: Malcolm J. Christopher, 
   Don Geraghty 
Direttore di produzione: Paul Hitchcock 
Manager di produzione: Terence A. Clegg, Douglas 
   Twiddy 
Effetti speciali: Gerry Johnston, John Richardson 
Controfigure: Roy Scammell, Peter Munt,
   John Sullivan
Camera a mano: Ronny Taylor 
Continuità: June Randall 
Coreografie: Geraldine Stephenson 
Colori: Dave Dowler 
Interpreti e personaggi
:
    Ryan O'Neal: Redmond Barry Lyndon
    Marisa Berenson: Lady Lyndon
    Patrick Magee: Chevalier de Balibari
    Hardy Krüger: Capitano Potzdorf
    Frederick Schiller: Herr von Potzdorf, Ministro
         di Polizia
    Steven Berkoff: Lord Ludd
    Gay Hamilton: Nora Brady 
    Liam Redmond: Signor Brady, padre di Nora 
    Billy Boyle: Mick, fratello di Nora 
    Pat Laffan: Ulick, l'altro fratello di Nora 
    Marie Kean: Madre di Barry
    Diana Körner: Lieschen (ragazza tedesca) 
    Murray Melvin: Reverendo Samuel Runt
    Frank Middlemass: Sir Charles Reginald Lyndon
    André Morell: Lord Gustavus Adolphus Wendover
    Arthur O'Sullivan: Capitano Feeny
    Godfrey Quigley: Capitano Grogan
    Leonard Rossiter: Capitano John Quin 
    Jonathan Cecil: Tenente Jonathan Fakenham 
    Peter Cellier: Sir Richard 
    Anthony Sharp: Lord Hallam 
    Philip Stone: Graham
    Leon Vitali: Lord Bullingdon
    Billy Boyle: Seamus Feeny
    Geoffrey Chater: Dottor Broughton
    David Morley: Bryan Patrick Lyndon
    Wolf Kahler: Principe di Tubinga
    Roger Booth: Re Giorgio III 
    Ferdy Mayne: Colonnello Bulow 
    John Sharp: Doohan 
    Pat Roach: Caporale Toole 
    Hans Meyer: Joseph Schulffen, ufficiale prussiano 
    Anthony Dawes: Soldato britannico 
    Barry Jackson: Soldato britannico 
    George Sewell: Secondo di Barry nel duello finale 
    Roy Spencer: Venditore di cavalli 
    Harry Towb: Taverniere 
    Non citati nei titoli originali: 
    Norman Gay: Valletto
    George Holdcroft: Gentiluomo 
    Katharina Kubrick: Danzatrice 
    Vivian Kubrick: Spettatrice dello spettacolo di magia
    Gary Taylor: Secondo di duello di Barry
    John Trehy: Padrino di duello 
Doppiatori originali
:  
    Michael Hordern: Narratore
Doppiatori italiani
:
    Giancarlo Giannini: Redmond Barry Lyndon
    Melina Martello: Lady Lyndon
    Alberto Lionello: Chevalier de Balibari
   Renato Cortesi: Lord Ludd, Mick, il principe di Tubinga, 
           Jonathan Fakenham
    Alida Cappellini: Nora Brady
    Gianna Piaz: Madre di Barry
    Oreste Lionello: Reverendo Samuel Runt
    Gianni Bonagura: Charles Lyndon, Graham
    Mario Feliciani: Lord Wendover
    Corrado Gaipa: Capitano Grogan
    Mario Maranzana: Capitano John Quin
    Rodolfo Traversa: Lord Bullingdon
    Carlo Baccarini: Dottor Broughton
    Massimo Foschi: Re Giorgio III, Ulik
    Vittorio Di Prima: Caporale Toole
    Romolo Valli: Narratore
    Marcello Tusco: Venditore di tessuti
    Roberto Bertea: Padre di Nora, un ministro di polizia
    Marco Guadagno: Lord Bullingdon da giovane
    Vittorio Congia: Recluta
    Giampiero Albertini: Padrino di Barry al duello
    Pietro Biondi: Frederick
    Silvio Spaccesi: Capitano Feeny
    Sergio Di Giulio: Seamus Feeny 
Titoli in altre lingue: 
    Lituano: Baris Lindonas 
    Lettone: Berijs Lindons 
Budget: 10-11 milioni di dollari US
Box office: 20,3 milioni di dollari US


Trama: 

Parte I: "Con quali mezzi Redmond Barry acquisì lo stile e il titolo di Barry Lyndon"

Anno del Signore 1750. Nel Regno d'Irlanda il padre di Redmond Barry viene ucciso in un duello. Barry, che appartiene a una famiglia protestante irlandese, di origine nobile ma ridotta alla povertà, si invaghisce della cugina Nora Brady e in un duello spara al suo pretendente, il capitano dell'esercito John Quin. Fugge, ma viene derubato dai banditi mentre è in viaggio verso Dublino. Senza un soldo e senza cavallo, a Barry non resta altra scelta che arruolarsi nell'esercito. L'amico di famiglia, il Capitano Grogan, lo informa che Quin in realtà non è morto: il duello è stato inscenato e il proiettile di Barry è stato sostituito in modo fraudolento con un pezzo di stoppa. L'intento della famiglia di Nora era quello di sbarazzarsi di Barry per migliorare le proprie finanze attraverso il matrimonio con Quin, codardo ma benestante. 
Barry presta servizio con il suo reggimento in Germania durante la Guerra dei Sette Anni, ma diserta dopo la morte di Grogan in combattimento contro i Francesi. Fuggito con il cavallo e l'uniforme da tenente, Barry ha una breve relazione con Frau Lieschen, una contadina tedesca sposata. Sulla strada per Brema, incontra il Capitano Potzdorf, che scopre l'inganno e lo convince a arruolarsi nell'esercito prussiano. In seguito, il giovane irlandese salva la vita di Potzdorf e riceve un encomio da Federico il Grande in persona. 
Alla fine della guerra, Barry viene reclutato dallo zio del Capitano Potzdorf nel Ministero di Polizia prussiano. I suoi superiori sospettano che il Cavaliere de Balibari, un sedicente francese che esercita la professione di giocatore d'azzardo, sia in realtà un irlandese e una spia dell'Imperatrice Maria Teresa. Per questo motivo assegnano a Barry il ruolo di suo servitore. L'emotivo e infiammabile giovane confida tutto al Cavaliere e i due diventano alleati. Dopo aver vinto un'enorme somma al gioco d'azzardo in una partita contro il Principe di Tubinga, questi accusa il Cavaliere di aver barato, pur senza addurre prove, rifiutandosi di onorare il suo debito. Il Cavaliere minaccia di esigere soddisfazione. Per evitare uno scandalo, il Ministero di Polizia salda il debito e scorta silenziosamente il Cavaliere fuori dai confini prussiani, il che consente a Barry, assunto il suo travestimento, di lasciare anche lui il Paese. Infatti il Cavaliere stesso aveva attraversato la frontiera senza incidenti la notte prima. 
I due avventurieri si riuniscono e viaggiano in lungo e in largo per l'Europa, perpetrando un gran numero di truffe al gioco d'azzardo. Barry ha anche il compito di estorcere il denaro ai debitori recalcitranti sfidandoli a duelli di spada. A Spa, incontra la bella, ricca e visibilmente depressa Lady Lyndon. La seduce e bersaglia l'anziano e cardiopatico marito Sir Charles Reginald Lyndon, causandogli un infarto mortale con un crescendo di battute caustiche.

Parte II: "Contenente un resoconto delle sventure e dei disastri che accaddero a Barry Lyndon"

Anno del Signore 1773. Barry sposa Lady Lyndon, ne assume il cognome e si stabilisce in Inghilterra. La Contessa gli dà un figlio maschio, Bryan Patrick, che lui ama moltissimo e vizia. Il matrimonio è però infelice: Barry è apertamente infedele e sperpera i beni della moglie, tenendola in isolamento. Lord Bullingdon, figlio di primo letto di Lady Lyndon e Sir Charles, è ancora addolorato per la perdita dell'anziano padre e vede giustamente nel patrigno un cercatore d'oro che non si è certo sposato per amore. Barry reagisce nel corso degli anni a questa ostilità infliggendo al figliastro terribili abusi emotivi e fisici. 
La madre di Barry va a vivere con lui e lo avverte che se Lady Lyndon dovesse morire, Bullingdon erediterebbe tutto. Consiglia al figlio di ottenere un titolo nobiliare, dato che non ha nulla intestato a suo nome. A tal fine, Barry si ingrazia l'influente Lord Wendover e spende somme ancora più ingenti del patrimonio di Lady Lyndon per ottenere il favore dell'alta società. Il suo massimo successo è partecipare a un ricevimento a cui è presente Re Giorgio III. A parte questo, non ottiene alcunché di concreto. In un'occasione Bullingdon, ormai adulto, interrompe una festa e accusa pubblicamente il patrigno di infedeltà, abusi e cattiva gestione finanziaria, annunciando che lascerà la tenuta dei Lyndon finché l'usurpatore vi rimarrà. Barry risponde aggredendo brutalmente il figliastro, fino a quando i due non vengono separati dai partecipanti alla festa. In seguito a questi fatti incresciosi, per Barry diventa irraggiungibile l'accesso a qualsiasi titolo nobiliare; viene emarginato dall'alta società, è colpito da stigma e sprofonda ulteriormente nella rovina finanziaria.
Barry dona un cavallo a Bryan in occasione del suo nono compleanno. Bryan, impaziente, monta in sella da solo, ma l'equino si imbizzarrisce e lo disarciona, provocandone la morte. Barry concepisce una sola risposta possibile alla sciagura: sprofonda nell'alcolismo. "Il solo conforto che poté trovare gli venne dal bere". Tracanna bottiglie  fino a perdere i sensi sulla poltrona, poi i valletti si occupano di metterlo a letto. Intanto Lady Lyndon cerca supporto religioso dall'effeminato sacerdote Samuel Runt, che era stato precettore di Bullingdon e di Bryan. Quando la madre di Barry licenzia Runt per evitare che il figlio perda il controllo della casa, Lady Lyndon tenta il suicidio. Runt e Graham, l'amministratore della famiglia, scrivono a Bullingdon per informarlo dell'accaduto: lui torna subito alla tenuta e sfida il patrigno a duello. 
Durante il duello, Bullingdon spara accidentalmente il primo colpo, ma Barry spara deliberatamente a terra, rifiutandosi di sfruttare l'errore del figliastro. Bullingdon si rifiuta a sua volta di accettare questo esito come soddisfazione e spara di nuovo, colpendo Barry a una gamba. Questa ferita costringe Barry a un'amputazione sotto il ginocchio. Mentre Barry è in convalescenza, Bullingdon prende il controllo della tenuta dei Lyndon. Tramite l'amministratore Graham, ricorda a Barry che il suo credito è esaurito e gli offre 500 ghinee all'anno per lasciare per sempre Lady Lyndon, le sue tenute e l'Inghilterra. Barry accetta a malincuore l'offerta e riprende la sua precedente professione di giocatore d'azzardo, conducendo vita errabonda per le nazioni, ma senza lo stesso successo di un tempo. Il narratore afferma che non si conosce nulla della sua esistenza successiva. Tuttavia, in un'inquadratura si vede Lady Lyndon che firma l'assegno annuale di rendita di Barry sotto gli occhi del figlio: sulla cedola si legge la data Dicembre 1789

"Fu durante il regno di Giorgio III che i suddetti personaggi vissero e disputarono. Buoni o cattivi, belli o brutti, ricchi o poveri, ora sono tutti uguali."


Citazioni memorabili: 

"I gentiluomini possono parlare dell'era della cavalleria. Ma pensate ai contadini, ai ladri di bestiame, ai furfanti che essi comandavano... È con questi strumenti che i grandi guerrieri e i re hanno fatto il loro feroce lavoro nel mondo."
(Redmond Barry)

"Una donna che ha un debole per le uniformi deve essere preparata a cambiare amante molto alla svelta o la sua sarà una vita molto triste."
(Narratore) 

"Le qualità e le energie che portano un uomo a conquistare una fortuna sono spesso le stesse che lo portano poi a perderla."
(Narratore)

Dialoghi:

Sir Charles Reginald Lyndon: "Buonasera, signor Barry, ve la siete fatta la mia signora?"
Barry Lyndon: "Mi scusi, ma non capisco."
Sir Charles Reginald Lyndon: "Suvvia, signore, preferisco di gran lunga aver fama di cornuto che di imbecille!"  

Colonna sonora: 

1) Sarabande (dalla Suite n. 4 in re minore, HWV 437) - Georg Friedrich Händel: è il tema conduttore del film, utilizzato nelle scene drammatiche e nei duelli.
2) Women of Ireland (Mná na hÉireann) - The Chieftains (composta da Sean O'Riada): tema romantico e nostalgico che ricorre nel film.
3) Trio per pianoforte n. 2 in mi bemolle maggiore, Op. 100 (secondo movimento) - Franz Schubert: utilizzato in scene cruciali, inclusa la parte finale.
4) Concerto per due clavicembali e orchestra in do minore, BWV 1060 (Adagio) - Johann Sebastian Bach.
5) Concerto per violoncello in mi minore (terzo movimento) - Antonio Vivaldi.
6) Marcia da Idomeneo - Wolfgang Amadeus Mozart.
7) German Dance No.1 in C major - Franz Schubert.
8) Hohenfriedberger March - Federico il Grande.
8) Brani tradizionali:
   Piper's Maggot Jig (eseguito dai The Chieftains),
   The Sea Maiden (eseguito dai The Chieftains),
   British Grenadiers,
   Lilliburlero


Recensione:
Questa è certamente una delle più importanti pellicole di tutta la storia della Settima Arte. Dal punto di vista filologico, è un'opera imponente, curata in modo micrometrico, quasi maniacale. Disegni, stampe e dipinti del XVIII secolo hanno ispirato fin nei più minuti dettagli le scene e i costumi. Il senso del Destino è onnipresente e finisce col manifestarsi nella sua dimensione più oppressiva e annichilente. Per trovare una chiave di lettura, bisogna andare molto indietro nel tempo. Nell'antica Scandinavia pagana si credeva che ogni uomo avesse due forze del Destino che lo accompagnavano: una era chiamata fylgja e rappresentava la fortuna legata all'individuo in quanto tale, mentre l'altra era chiamata hamingja e rappresentava la fortuna legata alla sua famiglia di appartenza. La parola fylgja deriva dal l'omonimo verbo che significa "accompagnare", "seguire"; la parola hamingja deriva da hamr "pelle", "forma", "aspetto". Il film si capisce meglio applicando questi concetti arcaici. Barry è un uomo dotato di una fortissima fylgja, che lo porta ad acquisire un'elevata posizione sociale, mentre è assai debole la sua hamingja, avendo egli origine da una stirpe decaduta; suo figlio Bryan è debole e muore alla simbolica età di nove anni. Cosa accade quando la fylgja abbandona il protagonista? Finisce distrutto e non si può più riprendere. 
Il genio registico di Kubrick è dimostrato in modo lampante dall'incredibile capacità di far simpatizzare lo spettatore per il protagonista, che tecnicamente parlando è una canaglia, un cacciatore di dote, un fraudolento, un giocatore d'azzardo e un baro. Inoltre, tutta l'antipatia e l'avversione è incanalata sull'odiosissimo Lord Bullingdon, che tuttavia è il legittimo beneficiario dell'eredità e dei beni di suo padre, il defunto Sir Charles Lyndon - etichettato come vegliardo cornuto e schernito. Ogni principio etico viene scardinato, mentre trionfa la Schadenfreude. Devo ammettere che mentre guardavo le sequenze del film, mi identificavo con Barry Lyndon, mentre ho provato un piacere inquietante e sadico nel vedere Bullingdon punito con lo staffile. 
Lo spettatore è interamente calato in un'epoca aliena, fatta di strani colori, futilità e sifilide. Quello che stupisce è l'impossibilità di confronto con il contesto della nostra esistenza quotidiana. Sembra un'esplosione di convulso onirismo, in cui si viene dissolti nella musica saturnina che pervade ogni cosa. Non a caso, nella lontana epoca di Splinder, impostai proprio Sarabande di Händel come colonna sonora del mio blog Esilio a Mordor


Il soggetto 

Stanley Kubrick basò la sua sceneggiatura originale sul romanzo picaresco La fortuna di Barry Lyndon (The Luck of Barry Lyndon), pubblicato a puntate nel 1844 da William Makepeace Thackeray, poi ripubblicato col titolo Memorie di Barry Lyndon, Esq. (The Memories of Barry Lyndon, Esq.). La vicenda, narrata in prima persona e curata dall'immaginario George Savage FitzBoodle, racconta la storia di un membro della piccola nobiltà irlandese che cerca di entrare a far parte dell'aristocrazia inglese. Thackeray basò la sua opera sulla vita e sulle imprese dell'irlandese Andrew Robinson Stoney, libertino e cacciatore di dote, che sposò Mary Eleanor Bowes, la contessa di Strathmore, divorziando in seguito. La nobildonna divenne nota come "la Contessa infelice" a causa della tempestosa relazione con l'avventuriero, che era sicuramente sifilitico. La contessa di Strathmore è una delle antenate della regina Elisabetta II. La versione riveduta, era più breve e concisa della pubblicazione originale a puntate e vi era stata eliminata la figura narrante di FitzBoodle. Questo è generalmente considerato il primo "romanzo senza eroe" o "romanzo con un antieroe" in lingua inglese. Alla sua pubblicazione nel 1856, l'editore di Thackeray diede questo titolo integrale: "The Memoirs of Barry Lyndon, Esq. Of The Kingdom Of Ireland Containing An Account of His Extraordinary Adventures; Misfortunes; His Sufferings In The Service Of His Late Prussian Majesty; His Visits To Many Courts of Europe; His Marriage and Splendid Establishments in England And Ireland; And The Many Cruel Persecutions, Conspiracies And Slanders Of Which He Has Been A Victim." (ossia "Le memorie del gentiluomo Barry Lyndon, del regno d'Irlanda. Comprendenti un resoconto delle sue straordinarie avventure e sventure; le sue sofferenze al servizio di Sua Maestà il defunto Re di Prussia; le sue visite a numerose corti d'Europa; il suo matrimonio e le sue splendide dimore in Inghilterra e Irlanda; e le molte e crudeli persecuzioni, cospirazioni, e calunnie di cui egli è stato vittima."

Questi sono i capitoli del romanzo di Thackeray: 

1. Il mio retaggio e la mia famiglia. subisco l'influenza della più tenera della passioni
2. In cui mi dimostro un uomo pieno di ardimento
3. La mia falsa partenza nel bel mondo
4. In cui Barry vede da vicino che cosa sia la gloria militare
5. In cui Barry cerca di allontanarsi il più possibile dalla gloria militare
6. Il carro degli arruolati con l'inganno. Episodi di vita militare
7. Barry conduce vita di guarnigione e si fa molti amici
8. Barry dice addio alla carriera militare
9. Mi presento in un modo che si addice al mio nome ed al mio lignaggio
10. Altri colpi di fortuna
11. In cui la buona sorte abbandona Barry
12. Tratta della tragica storia della principessa di X
13. Continuo la carriera di uomo di mondo
14. Torno in Irlanda ed ostento lusso e generosità in quel regno
15. Faccio la corte a Lady Lyndon
16. Provvedo con generosità alla mia famiglia e raggiungo il culmine della mia (apparente) buona fortuna
17. Mi presento come il fiore all'occhiello della buona società inglese
18. In cui la fortuna comincia a venirmi meno
19. Conclusione


Un progetto napoleonico

Stanley Kubrick aveva inizialmente pianificato di realizzare un film su Napoleone Bonaparte. Come al solito, lui e il suo team condussero diversi anni di meticolose quanto estenuanti ricerche sull'argomento e sull'epoca (si dice che Kubrick avesse letto diverse centinaia di libri su Napoleone), tanto che durante il lungo periodo di pre-produzione, un film sovietico dal tema simile aveva iniziato a svilupparsi: Waterloo (Ватерлоо, 1970), diretto da Sergej Fëdorovič Bondarčuk. 
Kubrick fu costretto ad abbandonare il suo film su Napoleone quando lo studio decise di ritirarsi dal progetto, presumibilmente a causa di problemi di budget (contrariamente a quanto si pensa, il fallimento commerciale del film di Bondarčuk non ebbe nulla a che fare con questa decisione). Decise invece di realizzare Arancia meccanica (A Clockwork Orange, 1971), ma continuò a cercare una storia ambientata nel XVIII secolo, poiché ciò gli avrebbe permesso di utilizzare le numerose ricerche storiche effettuate per il suo febbrile progetto su Napoleone, poi cancellato. Dopo avere preso in considerazione e scartato diverse opzioni, la sua attenzione finalmente cadde sul sopracitato racconto di Barry Lyndon composto da William Makepeace Thackeray. 


Curiosità varie 

Molte delle inquadrature sono state composte e girate in modo da evocare alcuni dipinti del XVIII secolo, in particolare quelli del pittore inglese Thomas Gainsborough (Sudbury, 1727 - Londra, 1788), famoso come ritrattista e paesaggista. Il risultato è un balsamo per lo Spirito! 

Si diffuse la leggenda secondo cui i costumi premiati con l'Oscar e utilizzati in questo film fossero autentici abiti d'epoca, ma ciò è solo parzialmente vero. Alcuni costumi erano veri e propri pezzi d'antiquariato acquistati all'asta dalla costumista Milena Canonero, mentre altri furono realizzati su misura appositamente per questo film, ispirandosi agli abiti dell'epoca e ai costumi raffigurati nei dipinti del periodo.

La produzione fu spostata dall'Irlanda all'Inghilterra dopo che Stanley Kubrick venne a sapere che il suo nome era sulla lista nera dell'IRA. L'accusa che gli veniva rivolta era di aver diretto un film con soldati inglesi sul suolo irlandese: una specie di profanazione. Di conseguenza, diverse scene furono eliminate. 

Diverse scene interne furono girate a Powerscourt House, una famosa dimora settecentesca nella Contea di Wicklow, nella Repubblica d'Irlanda. La casa fu distrutta da un incendio accidentale pochi mesi dopo le riprese, nel novembre 1974, quindi questo film rappresenta l'ultima testimonianza degli interni perduti, in particolare del "salone", che fu utilizzato per più di una scena. Le montagne di Wicklow sono visibili, ad esempio, attraverso la finestra del salone durante una scena ambientata a Berlino.

Quando Barry chiede informazioni su un dipinto, gli viene detto che è stato realizzato da un certo Ludovico Corde. Il vero nome dell'artista era Ludovico Cardi (detto anche "il Cigoli") ed era effettivamente un discepolo di Alessandro Allori, come viene affermato nel film. È interessante notare che il precedente film di Kubrick, Arancia meccanica, presenta in modo prominente un procedimento "terapeutico" denominato "Ludovico". Il regista era noto per simili fissazioni.

Il regista era solito girare moltissime riprese di una stessa scena, solo per ottenere "quel qualcosa in più" di cui vagheggiava nella mente in stato di suggestione; non era insolito che si susseguissero dalle venti alle cinquanta riprese per scena. Si dice che abbia girato oltre cento riprese della scena in cui Barry Lyndon incontra per la prima volta Lady Honoria. Alla fine, l'attore Ryan O'Neal si esasperò così tanto per questa pratica estenuante che a un certo punto si rivolse a Kubrick con fierezza e lo apostrofò: "Va bene, ti dico cosa faremo. Tu reciti la mia parte in questa scena, e poi ti imito." Come al solito, il regista pensò che O'Neal si stesse comportando semplicemente in modo insolente, grezzo. Non gli veniva in mente neppure per un istante che un essere umano potesse avere limiti di sopportazione. 

Per illuminare al meglio le scene a lume di candela, Stanley Kubrick utilizzò candele realizzate su misura. Ogni candela aveva tre stoppini anziché uno e conteneva una cera altamente volatile. Questo faceva sì che le candele si consumassero molto rapidamente, motivo per cui molte di quelle che si vedono nei film sono così corte. 

Una scena di sesso tra Barry e Lady Lyndon fu girata, ma poi venne tagliata.

Secondo Tatum, la figlia di Ryan O'Neal, che viveva con la famiglia Kubrick durante la produzione del film, accadde un fatto increscioso. Il regista scoprì che la propria figlia tredicenne Vivian aveva flirtato con l'attore, così ne nacque un forte litigio. 

Leon Vitali, che interpretava il ruolo dell'odioso Lord Bullingdon, vomitò davvero durante il duello finale. Gli fu offerto un pranzo misto con gli ingredienti più pesanti che fu possibile trovare, nella speranza che ne fosse nauseato a sufficienza. Quando i conati tardavano ad apparire, ingerì un uovo crudo intero, che rigurgitò all'istante. A scatenare l'effetto emetico furono probabilmente le particelle fecali presenti sul guscio rotto: fu quindi un vero e proprio atto di coprofagia! Per fortuna il regista fu subito soddisfatto e non gli chiese di ripetere il processo. Un'autentica rarità per Kubrick, che era noto girare più riprese. 

L'edizione del dicembre 1975 includeva una lettera di Stanley Kubrick ai proiezionisti. Iniziava così: "Un'infinita cura è stata dedicata all'aspetto di Barry Lyndon, alla fotografia, alle scenografie, ai costumi; e all'accurata correzione del colore e alla qualità complessiva delle copie in laboratorio, così come alla colonna sonora. Tutto questo lavoro è ora nelle vostre mani, e la vostra attenzione alla messa a fuoco nitida, al buon suono e alla cura con cui maneggerete la pellicola renderà questo sforzo gratificante."


La grettezza di una casa di produzione

La Warner Bros. avrebbe finanziato questo film solo a condizione che Stanley Kubrick scegliesse come protagonista una delle 10 star più redditizie del botteghino, secondo l'annuale sondaggio Quigley. Ryan O'Neal fu indicata come la seconda star più redditizia del 1973, ed era superato solo da Clint Eastwood. Ironicamente, questa fu la sua unica presenza nella top 10, poiché gli espositori che stilarono la classifica avevano attribuito il successo di Love Story (1970) di Arthur Hiller (uno dei maggiori incassi dell'epoca) alla co-protagonista di O'Neal, Ali MacGraw, inserendola così nella lista nel 1971. Le altre 10 star più quotate erano Steve McQueen (terzo posto), Burt Reynolds (quarto posto), Robert Redford (quinto posto), Barbra Streisand (sesto posto), Paul Newman (settimo posto), Charles Bronson (ottavo posto), John Wayne (nono posto) e Marlon Brando (decimo posto). A parte la Streisand, del sesso sbagliato, la maggior parte di queste star sarebbe stata troppo vecchia o assolutamente inadatta per il ruolo. Quindi gli unici attori che Kubrick poté ingaggiare per il ruolo pur continuando a ricevere il sostegno finanziario dell'avida Warner Bros. furono O'Neal e Redford. Sia O'Neal che Redford erano di origine irlandese-americana, entrambi avevano un certo appeal al botteghino ed erano abbastanza giovani per interpretare il ruolo, sebbene Redford avesse cinque anni più di O'Neal. All'epoca O'Neal era la star più famosa, avendo ottenuto anche una nomination all'Oscar come miglior attore per Love Story. Tuttavia, Kubrick a quanto pare offrì la parte a Redford, che fortunatamente la rifiutò. Così O'Neal fu scelto. La stella di Redford avrebbe presto eclissato quella di O'Neal, balzando in cima alle classifiche del botteghino nel 1974 dopo i successi de La stangata (The Sting, 1973) di George Roy Hill e Come eravamo (The Way We Were, 1973) di Sydney Pollack. O'Neal abbandonò la Top 10 dopo il 1973, e questa è ancora oggi la sua unica apparizione in classifica. Provate a immaginarvi come sarebbe stonato un Barry Lyndon interpretato da Redford! 
Nonostante gli straordinari effetti visivi e i risultati tecnici raggiunti, questo film non ebbe il successo finanziario che Stanley Kubrick e la Warner Bros. si aspettavano. La mancanza di successo al botteghino all'epoca influì sulla decisione del regista di realizzare Shining (1980). 

Alcune note sul produttore esecutivo

Jan Harlan, produttore esecutivo di questo film e cognato di Stanley Kubrick, è nipote di Veit Harlan, famoso regista tedesco del periodo nazista, che nel 1942 scrisse e diresse Il grande re (Der grosse König, 1942), un film biografico su Federico il Grande, ambientato anch'esso durante la Guerra dei Sette Anni - lo stesso periodo in cui si svolge in parte anche Barry Lyndon
L'archivio cinematografico IMDb.com omette di riportare che Veit Harlan fu un nazionalsocialista fanatico e un antisemita furioso, che diresse il film di propaganda hitleriana Süss l'ebreo (Jud Süß, 1940). Dopo la caduta dei Reich Millenario, Veit Harlan diresse Processo a porte chiuse (Anders als du und ich, 1957), tutto incentrato sui pederasti e sul terrore che gli studenti si svirilizzassero! Il destino spesso fa accadere cose del tutto inattese: uno dei figli del regista della NSDAP divenne un frenetico attivista di sinistra, mentre una sua nipote sposò l'ebreo ashkenazita Stanley Kubrick. 


Etimologia di Barry 

Il nome irlandese Barry è una forma anglicizzata dell'irlandese Báire, un diminutivo di Bairrfhionn, Fionnbharr "Capelli biondi", "Testa bionda". Il composto deriva da fionn "bianco; biondo" (protoceltico *windos); barr "testa" (protoceltico *barrus). L'associazione è a San Finbarr, Patrono del Cork. Una variante comune di Báire è Barra. Come cognome, Barry può essere una forma anglicizzata dell'irlandese Ó Beargha "Discendente di Beargh". Il nome Beargh significa "Aguzzo" o "Predatore".  

Etimologia di Balibari 

Il buffo cognome posticcio del Cavaliere de Balibari è derivato dalla pronuncia francesizzata di un toponimo fantomatico, Ballybarry, che è una traduzione di Barrytown (in irlandese baile significa "città"). Quindi Balibari significa alla lettera "Città di Barry". Una bella allusione criptica al nome stesso del protagonista. 

Etimologia di Lyndon 

Il cognome Lyndon, di origine toponomastica, significa "Collina del Tiglio": deriva dall'antico inglese lind "tiglio" + dūn "collina", "montagna". L'elemento dūn è in ultima analisi un prestito celtico (protoceltico *dūno- "montagna", ma anche "città, fortezza"). Esiste anche l'ipotesi che il toponimo significasse invece "Collina del Lino", dall'antico inglese līn "lino" - questa proposta mi sembra meno plausibile, anche se non impossibile. In entrambi i casi si dovrebbe ammettere la natura non etimologica della lettera -y-, che sarebbe dovuta a un tentativo di nobilitazione. Si nota che Lyndon è attualmente più diffuso come nome di battesimo che come cognome.

Etimologia di Bullingdon

Il nome Bullingdon portato dall'odioso rampollo deriva dalla cristallizzazione di un cognome, che a sua volta proviene da un toponimo. Si chiama Bullingdon un'antica centena (distretto amministrativo) dell'Oxfordshire; esiste anche un piccolo borgo chiamato Bullingdon Green. Il significato è con ogni probabilità "Valle di Bula", ossia "Valle del Toro". L'area in questione compare nei documenti già nel XII secolo come Bulesden (1179) e nel XIII secolo come Bulandene: deriva dall'antico inglese Bula (nome proprio, a sua volta da bula "toro") e da denu "valle". Il nome è anteriore al famoso club dell'Università di Oxford, che in origine era una società sportiva che si riuniva proprio in quella zona. 

martedì 12 marzo 2024


CHINATOWN 

Titolo originale: Chinatown 
Lingua originale: Inglese 
Lingue frammentarie: Cinese 
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1974
Durata: 130 min
Rapporto: 2,35:1
Genere: Noir, giallo, drammatico, poliziesco 
Sottogenere: Neo-noir 
Regia: Roman Polański
Soggetto: Robert Towne 
Tematiche: Polizia brutale e corrotta, incesto 
Sceneggiatura: Robert Towne
Produttore: Robert Evans
Casa di produzione: Penthouse, Long Road
     Productions, Robert Evans Company
Fotografia: John A. Alonzo
Montaggio: Sam O'Steen
Effetti speciali: Logan Frazee
Musiche: Jerry Goldsmith
Scenografia: Richard Sylbert, W. Stewart Campbell,
     Ruby R. Levitt
Costumi: Anthea Sylbert 
Guardaroba: Richard Bruno, Jean Merrick 
Trucco: Lee Harman, Hank Edds 
Controfigure: Jim Burk, Alan Gibbs 
Coordinatore degli stunt: Hal Needham 
Editore musicale: John C. Hammell 
Assistente al montaggio: Florence Williamson 
Continuità: May Wale Brown 
Interpreti e personaggi: 
   Jack Nicholson: Jake "J.J." Gittes
   Faye Dunaway: Evelyn Cross Mulwray
   John Huston: Noah Cross, il padre-nonno
   Perry Lopez: Tenente Lou Escobar
   John Hillerman: Yelburton
   Darrell Zwerling: Hollis Mulwray
   Diane Ladd: Ida Sessions
   Roy Jenson: Mulvihill
   Roman Polański: Gangster gracile col coltello
   Richard Bakalyan: Detective Loach
   Cecil Elliott: Emma Dill
   James Hong: Kahn, il maggiordomo cinese
      di Evelyn
   Burt Young: Curly
   Elizabeth Harding: Moglie di Curly
   Bruce Glover: Duffy
   Joe Mantell: Walsh
   Belinda Palmer: Katherine Cross, la figlia-nipote 
       di Noah Cross, nata dall'incesto
   Jerry Fujikawa: Giardiniere
   Noble Willingham: Capo del congresso 
   Fritzie Burr: Segretario di Hollis Mulwray 
   Roy Roberts: Sindaco Bagby 
   Elliott Montgomery: Consigliere 
   Freddie Roberto: Maggiordomo di Cross 
   Charles Knapp: Becchino 
   George Justin: Barbiere 
   Beulah Quo: Domestica 
   Nandu Hinds: Sophie 
   Claudio Martinez: Ragazzo a cavallo 
   Jim Burk: Agricoltore nella valle
       (come "Jim Burke") 
   John Holland: Agricoltore nella valle 
   Denny Arnold: Agricoltore nella valle 
   Jesse Vint: Agricoltore nella valle
   Rance Howard: Agricoltore furibondo 
   Bob Golden: Poliziotto 
   Lee de Broux: Poliziotto (come "Lee De Broux")
Doppiatori italiani: 
   Cesare Barbetti: Jake "J.J." Gittes
   Vittoria Febbi: Evelyn Cross Mulwray
   Sergio Fiorentini: Noah Cross, il padre-nonno
   Renato Mori: Yelburton
   Bruno Persa: Hollis Mulwray
   Rosetta Calavetta: Ida Sessions
   Carlo Alighiero: Mulvihill
   Gianfranco Bellini: Gangster gracile col coltello
   Lydia Simoneschi: Emma Dill
   Mauro Bosco: Kahn, il maggiordomo cinese
       di Evelyn
   Manlio De Angelis: Curly
   Luciano De Ambrosis: Duffy 
Titoli in altre lingue: 
   Emiliano-romagnolo: Quartēr di cinéś 
   Russo: Китайский квартал 
   Croato: Kineska četvrt  
   Lituano: Kinų kvartalas 
   Lettone: Ķīniešu kvartāls
   Ungherese: Kínai negyed 
   Turco: Çin Mahallesi 
   Mongolo: Хятад хороолол 
   Cinese (Mandarino): 唐人街
   Giapponese: チャイナタウン 
Budget: 6 milioni di dollari US
Box office: 29,2 milioni di dollari US 

Trama:
Anno del Signore 1937. Los Angeles. Una tremenda siccità minaccia la metropoli. Una donna fulva e dall'aspetto di meretrice, che si identifica come Evelyn Mulwray, ingaggia l'investigatore privato J. J. "Jake" Gittes per seguire il marito Hollis, cornificatore seriale, nonché ingegnere capo del Dipartimento dell'Acqua e dell'Energia. Gittes, un ex poliziotto, si attiva e fotografa Hollis in compagnia di una giovane donna magrissima dai capelli chiari: le foto vengono sottratte da uno sconosciuto e finiscono sul quotidiano Post-Record, svelando l'evidente relazione extraconiugale. A questo punto si capisce che la carampana che aveva noleggiato l'investigatore non era la vera Signora Mulwray. Gittes viene quindi affrontato dalla vera Evelyn Mulwray, una donna seducente dai capelli di un indefinibile color castano chiaro, che minaccia di fargli causa. Gittes conclude che l'impostrice lo stava usando proprio per screditare Hollis. Il detective incontra il suo ex collega, il Tenente Lou Escobar del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, quando il cadavere di Hollis viene trovato in un bacino idrico. Indagando ulteriormente e compiendo alcuni sopralluoghi, scopre che ogni notte dal bacino vengono rilasciate ingenti quantità d'acqua, nonostante la città stia affrontando una grave carenza idrica. Il capo della sicurezza del Dipartimento delle Acque, Claude Mulvihill, intercetta l'investigatore e lo mette in guardia, facendogli lasciare un segno indelebile: uno dei suoi scagnozzi, un essere perfido dalla corporatura nanesca, gli infila un coltello affilato in una narice e gli taglia il naso. 
Ora che è al lavoro per la bellissima Evelyn, il lesionato Gittes indaga a fondo sulla morte di Hollis. Scopre così che il defunto era un tempo socio in affari del ricchissimo padre di Evelyn, il plutocrate Noah Cross. Questo Cross, il cui carattere è diabolico, si offre di raddoppiare la parcella di Gittes se troverà la presunta amante di Hollis, che nel frattempo è scomparsa. Gittes riceve una chiamata da una certa Ida Sessions, che si rivela essere proprio la donna fulva che si era spacciata per Evelyn. Lei si rifiuta di rivelare chi l'ha assunta, ma esorta l'uomo a controllare la sezione necrologi del Post-Record, un giornale letto soprattutto dai veci con già un piede nella fossa. I registri pubblici rivelano che gran parte della Northwest Valley ha recentemente cambiato proprietario. Gittes riconosce il nome di uno degli acquirenti dalla sezione necrologio; il quotidiano indica che il soggetto in questione era morto già da una settimana quando l'affare era stato concluso. Il detective ed Evelyn bluffano per entrare nella casa di riposo dove viveva l'acquirente e dove non è accettata la presenza di ebrei. Scoprono così che molti degli altri residenti sono anche acquirenti, ossia "teste di legno", sebbene siano così rincoglioniti da non esserne a conoscenza. Un membro sospettoso dello staff chiama Mulvihill, ma Gittes ed Evelyn sfuggono in fretta e furia a lui e ai suoi scagnozzi, nascondendosi nella villa di lei, dove giacciono insieme e fanno sesso. Lui le inietta dentro il materiale genetico e lei si copre pudicamente il seno con le mani. Più tardi quella stessa notte, Gittes segue Evelyn in una casa dove la vede mentre conforta la ragazza scomparsa, che è affetta da evidenti tare mentali. Affrontata, Evelyn afferma che la ragazza è sua sorella, Katherine. 
Una chiamata del corrotto e violento Escobar convoca Gittes all'appartamento di Ida; la donna è stata assassinata. Escobar rivela che Hollis aveva acqua salata nei polmoni, il che indica che non è annegato nel bacino idrico. Aggiunge che sospetta Evelyn dell'omicidio e ordina a Gittes di portarla subito a casa. Giunto dall'amante, Gittes recupera un paio di occhiali dal laghetto del giardino, che risulta essere pieno di acqua salata. Quindi Gittes affronta Evelyn a proposito di Katherine, che ora sostiene essere sua figlia. "È mia sorella. È mia figlia", dice, come in trance. Frustrato, l'uomo assesta ripetutamente a Evelyn fortissimi sganassoni, finché lei non crolla e rivela che Katherine è sia sua sorella che sua figlia; il padre della ragazza è proprio Noah Cross, che ha messo incinta Evelyn quando aveva 15 anni! La ragazza dice a Gittes che gli occhiali che ha trovato non appartenevano a Hollis. 
Gittes organizza la fuga delle due donne in Messico e ordina a Evelyn di incontrarlo a casa del suo maggiordomo cinese a Chinatown. Convoca l'incestuoso Noah Cross nella tenuta Mulwray, avendo dedotto che è stato lui a lasciar cadere gli occhiali quando ha annegato Hollis nello stagno. Noah Cross rivela di essere dietro sia alla carenza d'acqua che all'accaparramento di terreni nella Northwest Valley. Una volta che il terreno sarà suo, otterrà un contratto dalla città per costruire un gigantesco bacino idrico. Ha screditato e ucciso Hollis quando quest'ultima è stato sul punto di scoprire il piano. 
Gli eventi precipitano. Sotto la minaccia delle armi, Noah Cross e Mulvihill costringono Gittes a portarli a Chinatown, dove la polizia li sta aspettando. Escobar trattiene l'investigatore mentre il vecchio incestuoso cerca di reclamare Katherine per potersi accoppiare con lei! "Katherine! Io sono tuo nonno", le dice. Evelyn spara in un braccio al padre-nonno e cerca di scappare in auto con la fragilissima Katherine, ma la polizia apre il fuoco. Evelyn rimane uccisa da un proiettile che le fa esplodere il cervello da un occhio, in un bagno di sangue: crolla sul volante facendo suonare il clacson. Il demoniaco Cross porta via Katherine sconvolta e urlante, pregustando lo stupro, mentre Escobar ordina che Gittes venga rilasciato. Mentre Gittes, traumatizzato, viene condotto via dai suoi colleghi, uno di loro gli dice: "Lascia stare, Jake. È Chinatown". La folla di cinesi si disperde nella notte illune, simile a una muraglia di tenebra, come se tutte le stelle della galassia fossero all'improvviso scomparse. La strada piena di cartacce si svuota, mentre una musica struggente avvolge ogni cosa.  


Citazioni: 

"I politici, i monumenti e le puttane diventano tutti rispettabili se durano abbastanza."
("Politicians, ugly buildings, and whores all get respectable if they last long enough.")
Noah Cross

"Vede, signor Gittes, non capita a molti di dover affrontare il fatto che, in certi casi e in certi momenti, si è capaci di qualsiasi cosa." 
("You see, Mr. Gits, most people never have to face the fact that at the right time, the right place, they're capable of anything.")
Noah Cross

"Non ti piace parlare del passato, vero?"
("You d0n't like to talk about the past, do you?")
Evelyn Mulwray  

"Lascia stare, Jake. È Chinatown" 
("Forget it, Jake. It's Chinatown.")
Walsh

Dialoghi: 

Evelyn: "Mi dica, signor Gittes, cose così le capitano spesso?"
("Tell me, Mr. Gittes: Does this often happen to you?")
Gittes: "Perché?" 
("What's that?")
Evelyn: "Be', io giudico solo sulla base di un pomeriggio e di una sera, ma se questo è il modo in cui svolge il suo lavoro, direi che è fortunato se dura per un giorno intero."
("Well, I'm judging only on the basis of one afternoon and an evening, but, uh, if this is how you go about your work, I'd say you'd be lucky to, uh, get through a whole day.")
Gittes: "In realtà questo non mi capitava da parecchio tempo."
("Actually, this hasn't happened to me for a long time.")
Evelyn: "Quando l'ultima volta?"
("When was the last time?")
Gittes: "Perché vuole saperlo?"
("Why?")
Evelyn: "È una domanda innocente."
("It's an innocent question.")
Gittes: "A Chinatown."
("In Chinatown.")
Evelyn: "Cosa ci faceva là?" 
("What were you doing there?"
Gittes: "Lavoravo per l'Ispettore Distrettuale."
("Working for the District Attorney.")
Evelyn: "E che faceva?"
("Doing what?")
Gittes: "Il meno possibile." 
("As little as possible")
Evelyn: "L'Ispettore Distrettuale dava ai suoi uomini questo consiglio?"
("The District Attorney gives his men advice like that?")
Gittes: "Nel quartiere cinese sì."
("They do in Chinatown.")

Gittes: "Evelyn! Metti via quella pistola! Lascia che ci pensi la polizia!" 
("Evelyn, put that gun away. Let the police handle this.")
Evelyn: "È sua la polizia!"
("He owns the police!")


Recensione: 
Un film splendido e annichilente che riprende, nel pieno degli anni '70 dello scorso secolo, le atmosfere e le tematiche classiche del noir degli anni '40 e '50, impiegando nuovi mezzi ed elementi visivi. La narrazione è innervata di un profondo pessimismo cosmico, morale e umano, sotto un cielo in cui baluginano astri di cinismo, corruzione e perversità. I colori hanno qualcosa di strano anche nelle sequenze diurne, come se il sole fosse malato. Il protagonista è un anti-eroe, distrutto da un conflitto interiore e dal peso di un passato traumatizzante, che gravita intorno a una femme fatale fino al collasso e all'annientamento, come una falena che cozza contro una lanterna fino a bruciarsi le ali. Smarrimento e disincanto sono totali, assoluti: sembrano proprietà intrinseche della materia e dello spaziotempo! 

Memorabilia: 

Lo sfregio nasale del protagonista, reso con un realismo così perfetto che lo spettatore ha l'impressione di sentire l'odore del sangue rappreso misto al pus! Durante la visione del film, più volte mi sono toccato il naso, pensando di sentire col tatto la crosta sulla lesione. 

Una critica snob 

Leggendo la pagina dedicata al film di Polański nel sito di critica cinematografica Il Davinotti, ci si accorge che non sono numerosi i commenti entusiastici. Lo stesso Marcel M.J. Davinotti Jr., pur ammettendo che i personaggi sono degni di Raymond Chandler, considera la regia "farraginosa" e "lenta", sostanzialmente inefficace. Paragona la pellicola a un ambiente ricostruito con la massima accuratezza, ma privo di vita, freddo, citazionista. Tra gli utenti che sono intervenuti, prevale l'idea di ridurre Chinatown a un mero "esercizio di stile". Sono in totale disaccordo con questi giudizi artificiosi, schifiltosi, incapaci di cogliere il rifulgere del genio assoluto. Il perché dell'accoglienza tiepida è facilmente spiegabile. Il pubblico è rimasto sconvolto e terrorizzato dall'incesto!  



Il padre-nonno!

Il turpe vegliardo Noah Cross aveva ingravidato la figlia, generando una figlia-nipote di cui era sia padre che nonno. Poi concupiva anche questa figlia-nipote, gracilissima e ritardata. Avrebbe voluto possedere e ingravidare anche lei, per diventare un padre-bisnonno. E tutto in nome di Dio! 
Molti negli States fanno così. Prima leggono la Bibbia. Poi dicono: "Concupisco le mie figlie e le possiedo carnalmente, rendendole feconde. Se lo ha fatto Lot, posso farlo anch'io."  
In Italia la Bibbia non la legge nessuno. Se si andasse in giro a domandare alla gente chi era Lot, nessuno saprebbe rispondere. Credono tutti che la Bibbia sia "quella roba là di Don Matteo"

Antisemitismo furioso in California

In un momento particolarmente drammatico, Jake Gittes ed Evelyn si recano per indagare in una casa di riposo. Per non destare sospetti, l'investigatore finge di essere interessato a piazzare in quel ricovero suo padre, diventato demente e intrattabile - mentre la donna recita la parte di sua moglie. Così chiede al gestore: "Voi accettate persone di confessione ebraica?" Questi gli risponde: "Mi dispiace ma... non le accettiamo." A sua volta, Gittes dice, cercando con lo sguardo il sostegno di Evelyn: "Non si dispiaccia, neanche noi. Volevamo solo esserne sicuri. Vero, cara?"
La cosa non deve stupire. Anche se ai nostri giorni nessuno sembra saperlo, negli anni '30 l'antisemitismo negli Stati Uniti era rampante. La costa occidentale non faceva eccezione. Era molto comune che a persone di origine ebraica fosse vietato entrare in locali, club, associazioni, aree ricreative, alberghi, case di riposo e via discorrendo. Era pressante la richiesta di escludere gli ebrei dalla vita sociale, politica ed economica dell'America (Gilman, Katz, 1993). Imperava una demagogia che attribuiva la Grande Depressione alla "finanza giudaica", considerata padrona dell'amministrazione del Presidente Franklin Delano Roosevelt. Si riporta un aneddoto bizzarro. Groucho Marx voleva passare una serata in un country club della California, assieme alla giovane figlia. Gli dissero subito che non erano accettati soci ebrei e che la bambina non avrebbe potuto utilizzare la piscina. Groucho non si scompose e disse: "Mia figlia è ebrea solo per metà, può entrare in acqua fino alla cintola?" 
Un film non è soltanto un mucchietto di dettagli tecnici e registici: è soprattutto antropologia. Deve aiutare a capire il mondo. 


Inerzia poliziesca 

Il dialogo include le battute "Cosa ci faceva là?" (a Chinatown) / "Il meno possibile". Questo scambio di parole si basa su una conversazione realmente accaduta tra lo sceneggiatore Robert Towne e un agente della buoncostume che lavorava proprio nella Chinatown di Los Angeles. Il poliziotto spiegò che, a causa del complicato uso dei dialetti cinesi e delle numerose gang che operavano in quell'ambiente, la polizia non era sicura se le proprie azioni stessero effettivamente aiutando le vittime di reati o se piuttosto stessero aiutando meglio le gang a sfruttarle. Il regista ha attinto a piene mani da questo deprimente materiale, mostrando al pubblico una polizia paralizzata, incapace di ogni minima azione utile. Si ha l'idea di un Leviatano che si muove soltanto se ha un input di corruzione - e per giunta agendo in modo iniquo! 

Origini del titolo 

L'enigmatico titolo del film è una metafora della corruzione morale da parte di forze invisibili. Per tutto il film, il detective Gittes fa riferimento al suo periodo come agente di polizia a Chinatown, dove "non si capisce sempre cosa sta succedendo". A Hollywood, la celeberrima battuta finale, "Lascia perdere, Jake, è Chinatown", è diventata una specie di mantra per coloro che sono stati scottati o snobbati dall'industria dell'intrattenimento, con l'implicazione che è meglio "lasciar perdere" che farne un problema, perché è così che funziona la Settima Arte. 

Duplicati degradati! 

Il film ci mostra spesso immagini di due cose identiche, tranne per il fatto che una è difettosa: due orologi da tasca uno accanto all'altro, uno rotto. Un paio di occhiali, con una lente incrinata. Le narici di Gittes, una tagliata. Gittes ha rotto un fanale posteriore dell'auto di Evelyn. Ha perso una scarpa nel serbatoio. Evelyn ha un difetto in un'iride. Katherine sembra un duplicato di Evelyn, ma è il frutto di un incesto, piena zeppa di tare genetiche. L'elenco potrebbe continuare. Robert Towne ha sostenuto che tutto ciò non è stato intenzionale, dato che lui e Polański non hanno mai discusso l'uso di tali immagini come tema ricorrente. Non gli credo. 


Un singolare riferimento

Nel film A proposito di omicidi... (The Cheap Detective, 1978), una parodia poliziesca diretta da Robert Moore, c'è un personaggio nanesco e violento che somiglia moltissimo al cameo di Polański in Chinatown. A un certo punto, il detective Lou (interpretato da Peter Falk) gli dice, puntandogli una pistola: "Tu sei quello che si diverte a prendere a schiaffi le donne. Vediamo adesso se ti diverti quando quello che prende gli schiaffi sei tu!" Quindi lo costringe a prendersi a schiaffi da sé, e questo esegue l'ordine, finché non crolla. Il punto è che nel film tale personaggio non aveva mai preso a schiaffi nessuna: la scena mi è sempre parsa qualcosa di incongruo e incomprensibile. Ora ho capito. È possibile che la scena degli schiaffi assestati da Nicholson alla Dunaway in Chinatown fosse considerata una trovata di Polański, concepita con deliberata malvagità. Così Robert Moore ha espresso il suo sdegno e si è mostrato come una specie di "vendicatore".

Curiosità varie 

La Chinatown originale di Los Angeles fu demolita tra il 1933 e il 1936 per far posto alla Union Station. L'attuale Chinatown, situata a pochi isolati di distanza, aprì nel 1938. Quindi l'unica volta in cui Los Angeles non ebbe una Chinatown ufficiale fu il 1937, proprio l'anno in cui è ambientato questo film.

Roman Polański ha affermato che, nel restare fedele alla tradizione dei romanzi polizieschi di Raymond Chandler, ha girato l'intero film dal punto di vista del personaggio principale.

Dopo diverse riprese che non sembravano mai andare a buon fine, Faye Dunaway diede in escandescenza e chiese a Jack Nicholson di schiaffeggiarla sul serio. Così l'attore le assestò una serie di sganassoni e si sentì profondamente in colpa. Questo nonostante fosse stata proprio la Dunaway a prendere la decisione: era una donna molto morbosa, attratta dagli uomini violenti. La scena della raffica di sberle riuscì così bene che il regista ne fu entusiasta e decise di includerla nel film. Ai nostri tempi, col politically correct imperante, non sarebbe più possibile girarne una simile. 

All'epoca delle riprese, Jack Nicholson aveva appena iniziato la sua lunga relazione con Anjelica Huston. Questo rendeva le scene con il padre di lei, John Huston, piuttosto imbarazzanti.  Sì, perché il ruolo del vecio era quello del porco incestuoso. L'unica volta che Anjelica fu sul set, stavano girando la scena in cui Noah Cross interroga il personaggio di Nicholson con fare inquisitorio per accertarsi se va a letto con la figlia: "E anche ci dorme insieme? Su andiamo, signor Gittes, per ricordarselo non dovrà pensarci sopra, no?" Sì, perché in quel paese di sani principi religiosi che è l'America, un padre ha il diritto di essere geloso se la figlia gli mette le corna con un estraneo! 

Faye Dunaway e Roman Polański erano famosi per i loro furibondi litigi sul set. Durante le riprese, il regista le strappò alcune ciocche di capelli. In un'altra occasione, quando lei gli chiese quale fosse la motivazione del suo personaggio, lui esplose: "Di' solo quelle fottute parole, il tuo stipendio è la tua motivazione!" 
Ci furono anche momenti più drammatici. La Dunaway doveva orinare, ma Polański voleva girare a tutti i costi una scena e non le permetteva di liberarsi la vescica. Lei allora orinò in una tazza e gli gettò il contenuto sulla faccia. Difficile comprendere per quale motivo il regista si accanisse su una creatura così bella e sensuale. 

Nella sceneggiatura originale di Robert Towne, il malvagio Noah Cross muore e la sua eroica figlia Evelyn Mulwray sopravvive. Il regista rifiutò questo finale. Riteneva che non ci fosse nulla di speciale nei thriller in cui i buoni trionfano e che il film avesse bisogno di un finale tragico per distinguersi. In realtà lo fece per odio verso l'attrice.  

Il nome dell'ingegnere idrico ed energetico Hollis Mulwray è probabilmente un gioco di parole sul nome del capo realmente esistito del Dipartimento Idrico ed Energetico di Los Angeles, William Mulholland (1855 - 1935). Uomo ossessionato da una sfida ingegneristica di proporzioni epiche, Mulholland portò il fiume Owens a Los Angeles, trasformando la Owens Valley, precedentemente rigogliosa, in un vero e proprio deserto, attraverso una combinazione di determinazione e inganno.

Nel film si fa ripetutamente riferimento a una diga rotta che causò un disastro a Los Angeles. Questa sotto-trama è vagamente basata sul crollo della diga di St. Francis il 12 marzo 1928. La diga fu progettata e costruita tra il 1924 e il 1926 dal Bureau of Water Works and Supply, concepita come grande bacino di regolazione e stoccaggio per l'acquedotto di Los Angeles. A causa delle fondamenta difettose e di una serie di difetti di progettazione, subito dopo il suo completamento si verificarono crepe da contrazione e una piccola quantità di infiltrazioni. Nonostante una serie di riparazioni negli anni successivi, la diga si ruppe in diversi pezzi di grandi dimensioni nel marzo del 1928. L'alluvione che ne derivò causò un blackout a Los Angeles, nella San Fernando Valley e nella valle del fiume Santa Clara, danneggiando gravemente le città di Fillmore, Bardsdale e Santa Paula. Uccise 431 persone. L'ingegnere capo William Mulholland fu ritenuto responsabile del disastro, perché aveva notato diversi difetti nella diga, ma li aveva definiti irrilevanti. Aveva anche rinviato le riparazioni necessarie ore prima del cedimento della diga. Mulholland fu costretto a ritirarsi e a trascorrere il resto della sua vita da recluso.

Etimologia del cognome Gittes

Il cognome Gittes (pronuncia /'gɪtɪz/) è principalmente di origine ebraica ashkenazita dell'Europa orientale (Polonia, Ucraina), e deriva dalla parola yiddish giter, git "buono", "piacevole". In origine doveva essere un soprannome del capostipite. È possibile che in Gittes siano confluite altre etimologie, di origine tedesca, formatesi da un nome topografico designante qualcuno che viveva vicino a una barriera (medio alto tedesco gitter "cancello", "barriera", "ringhiera") o da un nome abitativo derivato dal toponimo Gitter, vicino a Brunswick. 
Nota: 
Il vegliardo incestuoso pronuncia in modo ortografico il cognome come /gɪts/, così l'investigatore lo corregge. Questa pronuncia errata da parte del demoniaco Cross non era prevista nella sceneggiatura. 

Etimologia del cognome Mulwray

Il cognome Mulwray (con varianti come Mulray) è di origine irlandese, radicato soprattutto nella provincia del Connacht. È una forma anglicizzata del gaelico Ó Maolruaidh, che si traduce in "discendente di Maolruadh" ("Capitano dai capelli rossi"), o talvolta di Ó Maolmhuire ("Devoto di Maria"). Storicamente, questo cognome è associato alla nobiltà irlandese cattolica, con documenti rinvenuti nel Regno Unito nel 1860.

sabato 2 marzo 2024

 
CANE DI PAGLIA 
 
Titolo originale: Straw Dogs
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito
Anno: 1971
Durata: 118 min (NTSC) (versione cinematografica),
   113 min (NTSC) (versione censurata)
Rapporto: 1,85:1
Genere: Drammatico, noir, thriller 
Sottogenere: Thriller psicologico 
Regia: Sam Peckinpah
Soggetto: dal romanzo The Siege of Trencher's Farm
     di Gordon M. Williams
Sceneggiatura: David Zelag Goodman, Sam Peckinpah
Produttore: Daniel Melnick
Produttore esecutivo: Daniel Melnick
Coproduttore: James Swann
Casa di produzione: ABC Pictures, Talent Associates,
     Amerbroco Films 
Distribuzione (USA e UK): Cinerama Releasing 
     Corporation
Distribuzione in italiano: 20th Century Fox
Fotografia: John Coquillon
Montaggio:
Roger Spottiswoode, Paul Davies,
    Tony Lawson
Effetti speciali: John Richardson
Musiche: Jerry Fielding
Scenografia: Ken Bridgeman
Costumi: Tiny Nicholls
Trucco: Harry Frampton 
Direttrice del casting: Miriam Brickman 
Direttore della produzione: Derek Kavanagh
Assistente alla regia: Terry Marcel
Camera a mano: Herbert Smith 
Reparto sonoro: John Bramall, Garth Craven 
Coordinatore degli stunt: Billy Cornelius 
Consulente editoriale: Robert L. Wolfe
Continuità: Pamela Davies
Interpreti e personaggi:
    Dustin Hoffman: David Sumner
    Susan George: Amy Sumner
    Peter Vaughan: Tom Hedden
    T.P. McKenna: Maggiore John Scott
    Del Henney: Charlie Venner
    Jim Norton: Chris Cawsey, l'acchiappatopi
    Donald Webster: Riddaway
    Ken Hutchison: Norman Scutt
    Sally Thomsett: Janice Hedden
    Robert Keegan: Harry Ware 
    Peter Arne: John Niles, il minorato 
    Cherina Schaer: Louise Hood 
    Colin Welland: Reverendo Barney Hood
    David Warner: Henry Niles
    Len Jones: Bobby Hedden
    Michael Mundell: Bertie Hedden (scene eliminate)
Doppiatori italiani:
    Ferruccio Amendola: David Sumner
    Vittoria Febbi: Amy Sumner
    Gualtiero De Angelis: Tom Hedden
    Glauco Onorato: Charlie Venner
    Bruno Persa: Maggiore John Scott
    Vittorio Stagni: Chris Cawsey, l'acchiappatopi
    Sandro Acerbo: Bobby Hedden
    Luciano De Ambrosis: Riddaway
    Cesare Barbetti: Norman Scutt
    Flaminia Jandolo: Janice Hedden
    Manlio De Angelis: John Niles, il minorato 
    Romano Ghini: Reverendo Barney Hood 
Titoli in altre lingue: 
    Tedesco: Wer Gewalt sät 
    Francese: Les Chiens de paille 
    Spagnolo: Perros de paja 
    Portoghese (Portogallo): Cães de Palha 
    Portoghese (Brasile): Sob o Dominio do Medo
    Basco: Lastozko Txakurrak 
    Lettone: Salmu suņi 
    Polacco: Nędzne psy 
    Russo: Соломенные псы 
    Turco: Köpekler 
    Esperanto: Pajlhundoj 
Budget: Incerto, da 1 a 3,2 milioni di dollari US
Box office: 8 milioni di dollari US
 

Trama: 
Questa pellicola di Peckinpah narra la storia tristissima e oltremodo squallida di un insignificante matematico americano, David Summer, che contro ogni buon senso decide di trasferirsi in un distretto impervio e rurale della Cornovaglia, paese natale della sua giovane moglie Amy, magrolina e biondiccia, sessualmente molto appetibile. Quando la donna legge e gioca a scacchi, appartiene alla seducente tipologia della professoressa con gli occhiali. Subito sorge una domanda: come può una donna simile essere innamorata di un topo di biblioteca rachitico? Ecco. Non è tutto oro quello che luccica. 
L'ex fidanzato di Amy, Charlie Venner, che è un gigantesco energumeno, si risente a morte del fatto che un estraneo gracile e apparentemente mite abbia sposato una donna del posto. Sputano bile anche gli amici di Venner: Norman Scutt, Chris Cawsey e Phil Riddaway. Amy ai loro occhi ha commesso la peggiore infrazione possibile ai tabù tribali, rifiutando gli uomini della propria comunità per unirsi a uno straniero. Scutt, un ex galeotto, confida a Cawsey la sua invidia per la passata relazione di Venner con Amy. 
Nel frattempo il matematico esplora il villaggio, incontrando al pub lo zio di Venner, Tom Hedden, un violento ubriacone, la cui figlia adolescente, Janice, è piuttosto esuberante. Infatti la disinibita ragazza flirta con Henry Niles, un gigante mentalmente ritardato e disprezzatissimo dall'intera comunità, al punto che tutti desiderano trovare un pretesto per farlo rinchiudere in manicomio. 
I Sumner hanno preso in affitto una fattoria isolata, Trenchers Farm, che un tempo apparteneva al padre di Amy. Assumono Scutt e Cawsey per rifare il tetto del garage e, impazienti per la mancanza di progressi, aggiungono Venner e suo cugino Bobby Hedden alla forza lavoro. Le tensioni nel loro matrimonio diventano presto evidenti. Amy si mostra sempre più insofferente nei confronti del marito per via dell'importanza estrema che egli dà ai propri studi. Ogni giorno che passa si creano dissidi, ad esempio perché il matematico si chiude nel suo studio e non va in cucina quando viene avvisato che la cena è pronta. Inoltre, cosa più importante, la donna critica la passività di David, la sua incapacità di prendere decisioni, e insinua che la codardia sia stata la vera ragione per cui ha lasciato un campus universitario americano volatile e politicizzato, trovando rifugio in una regione remota. 
Il triste David si ritira ulteriormente nei suoi studi, ignorando sia l'ostilità della gente del posto sia l'insoddisfazione di Amy. Il suo distacco si traduce nei bizzosi scherzi di Amy, che catturano l'attenzione, e nei comportamenti provocatori nei confronti degli operai, in particolare del nerboruto Venner. David fatica anche a farsi accettare dalla gente istruita del posto, come si evince dalle conversazioni con il Reverendo Barney Hood, sua moglie. Non riesce a legare nemmeno con il Maggiore John Scott, il magistrato locale.
Quando il matematico trova la gatta impiccata in un armadio della camera da letto, Amy crede che il responsabile sia uno dei bulli, Cawsey oppure Scutt. Insiste affinché David affronti gli operai, ma lui è troppo intimidito, si defeca in mano al solo pensiero. Gli uomini invitano David a caccia; lo portano con l'inganno nella brughiera e lo lasciano lì come un merlo. Con David lontano da casa, Venner si reca a Trenchers Farm e violenta Amy. Durante l'aggressione, lei a volte sembra gradire il suo abbraccio. Scutt entra silenziosamente, fa cenno a Venner, sotto la minaccia di una pistola, di allontanarsi e stupra a sua volta Amy, ma in modo ben più feroce: le devasta l'intestino. David torna molto più tardi, in stato di spossatezza e di obnubilazione. La moglie non gli dice nulla della violenza carnale, a parte un commento criptico che ovviamente gli sfugge.
Il matematico licenzia gli operai per la loro lentezza. Più tardi, i Sumner partecipano a una serata sociale in chiesa, dove Amy rimane sconvolta nel vedere i suoi stupratori. Janice invita il gigante minorato Henry ad andarsene con lei e, in un edificio nascosto dalla folla, inizia a sedurlo. Quando il fratello di Janice si accorge della sua scomparsa, viene mandato a cercarla; mentre la chiama, Henry va nel panico e soffoca accidentalmente Janice nel tentativo di tenerla zitta. I Sumner lasciano la serata prima del previsto, guidando attraverso una fitta nebbia, e investono accidentalmente Henry mentre scappa. Lo portano ferito a casa loro e telefonano al pub per segnalare l'incidente. La gente del posto, che nel frattempo ha saputo che Janice è stata vista l'ultima volta con il gigante, viene avvisata della sua posizione. Presto, Hedden, Scutt, Venner, Cawsey e Riddaway bussano ubriachi fradici e violenti alla porta dei Sumner. Intuendo la loro intenzione di linciare Henry, David si rifiuta di lasciarlo prendere, nonostante le suppliche di Amy. La situazione di stallo sembra risvegliare nel matematico un istinto territoriale: "Questa è casa mia, è parte di me e non permetterò nessuna violenza a ciò che è mio!" 
Il magistrato Scott arriva per disinnescare la situazione, ma viene ucciso accidentalmente dal vecchio Hedden, prossimo al coma etilico, durante una colluttazione. Rendendosi conto del pericolo che corre assistendo a questo omicidio, il matematico improvvisa diverse trappole e prepara le armi armi per respingere gli aggressori. Costringe inavvertitamente Hedden a spararsi a un piede, fa perdere i sensi a Riddaway e poi colpisce a morte Cawsey con un attizzatoio. Venner lo tiene sotto tiro, ma le urla di Amy allertano entrambi gli uomini, quando Scutt la aggredisce di nuovo. Scutt suggerisce a Venner di unirsi a lui in un altro stupro, ma Venner gli spara a morte. A questo punto il matematico furioso disarma Venner, ha con lui una terribile colluttazione, nel corso della quale gli spezza il collo con una trappola. Ripensando alla carneficina che ne è derivata e sorpreso dalla propria violenza, mormora tra sé e sé: "Mio Dio, li ho fatti fuori tutti". Salta su Riddaway, che lo attacca brutalmente, ma viene colpito da Amy con una fucilata che gli spappola le interiora. 
David sale in macchina per riportare Henry al villaggio. In un attimo di lucidità, il gigante ritardato dice di non sapere la strada di casa. Il matematico gli risponde di non saperla nemmeno lui.


Recensione: 
L'ambientazione è pervasa dall'orrore delle piccole comunità chiuse, sprofondate nel coma storico. Nel Regno Unito è diffuso il mito, forse fondato, della Cornovaglia come una terra isolata, in cui persistono modi di vita particolarmente arcaici, che altrove sono stati superati da secoli - spesso addirittura dal Medioevo. Sono villaggi simili a gusci impenetrabili, che oppongono una resistenza feroce a qualsiasi cosa possa essere creduta una minaccia all'integrità. Ogni rapporto umano si fonda su un'ignoranza cieca, brutale ed oscena, in un microcosmo che non conosce grandi aperture. L'impermeabilità al mondo esterno si unisce a un elevato coefficiente di consanguineità, ai limiti dell'incesto, che rende i cugini tra loro geneticamente affini come fratelli. Il protagonista del film commette un errore gravissimo a credere di poter trovare la pace in un ambiente simile: deve subito affrontare l'ostilità dei vicini, come un bruco gettato in un nido di formiche rosse. Un uomo di Scienza ha necessità di un contesto urbano e stimolante, in cui poter scambiare idee con i suoi simili. Messo in mezzo ai trogloditi, sicuramente avvizzisce, nella migliore delle ipotesi. Ebbene, David Sumner questo conto non l'ha fatto. Inoltre un uomo di Scienza dovrebbe stare molto attento alla compagna che si trova. Se questa non condivide i suoi interessi e non ha un opportuno livello d'istruzione, ne seguiranno soltanto guai. Certo, se il matematico avesse pensato a queste cose, non ci sarebbe stato nulla da raccontare.     
Il film di Sam Peckinpah uscì nelle sale nello stesso anno di Arancia meccanica (A Clockwork Orange) di Stanley Kubrick, Il braccio violento della legge (The French Connection) di William Friedkin e Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! (Dirty Harry) di Don Siegel. Nel Regno Unito uscì a novembre, mentre negli Stati Uniti uscì a dicembre. Quindi si era sul finire del 1971, un anno tosto per la Settima Arte. Il pubblico era già esasperato per via del percepito aumento della violenza nel cinema in generale, così esplosero polemiche accesissime. 
Dustin Hoffman, che non stravedeva per i film violenti (non aveva le physique du role), ammise in seguito di aver accettato il ruolo soltanto per denaro. Mi è stato fatto notare che la sua trasformazione in un berserk appare piuttosto improbabile, addirittura grottesca! 
Il finale non è soltanto geografico (lo smarrimento nelle dense nebbie della Cornovaglia): è metaforico. David non può più tornare alla sua vita di prima. Ha superato il punto di non ritorno. Ha scoperto di essere un assassino e di averci provato piacere. La sua "casa" (la sua identità di uomo colto, razionale e superiore) è andata distrutta insieme alla porta d'ingresso. 


Origine del titolo 
 
Il titolo viene dal filosofo cinese Lao Tzu (Lǎozǐ, 老子), che era solito dire questo (Tao Te Ching, capitolo 5): "Il Cielo e la Terra non usano carità, tengono le diecimila creature per cani di paglia. Il santo non usa carità, tiene i cento cognomi per cani di paglia." 
Si trovano versioni un po' diverse della traduzione, ad esempio "Il Cielo e la Terra non sono umani, considerano tutte le cose come cani di paglia. Il saggio non è umano, considera tutte le persone come cani di paglia."
Questo è il testo nella lingua originale, in caratteri ideografici: 

天地不仁
以萬物為芻狗
聖人不仁
以百姓為芻狗

Questa è la trascrizione fonetica in cinese moderno: 
"Tiān dì bù rén, yǐ wàn wù wéi chú gǒu; shèng rén bù rén, yǐ bǎi xìng wéi chú gǒu."
I cani di paglia (芻狗 chú gǒu) erano oggetti cerimoniali usati come sostituti di vittime viventi nei sacrifici, che in un'epoca precedente all'imporsi di questa usanza erano cruenti. Una volta esaurito il loro scopo rituale, questi cani di paglia venivano trattati con immenso disprezzo, calpestati, gettati nell'immondizia o bruciati. L'usanza si è formata perché i cani veri erano piuttosto costosi e nessuno gradiva lo spreco.
Nel titolo in italiano si è passati dal plurale dell'originale (Straw dogs) al singolare (Cane di paglia). Questo cambiamento arbitrario ha causato fraintendimento e confusione. Infatti qualche critico è stato portato a credere che i "cani di paglia" della versione in inglese siano gli aggressori, i bulli, mentre nellla versione italiana il riferimento sia invece al matematico perseguitato. Se questo fosse vero, sarebbe un cambio di visuale assolutamente drastico. C'è poi chi ha inteso le cose in questo modo: tutti i personaggi, sia la vittima che i carnefici, sono "cani di paglia", perché questa è la condizione universale del genere umano. Questo per un motivo molto semplice. Finché un essere umano occupa il suo posto nella società, non dà fastidio a nessuno. Quando scatta una molla che lo fa deragliare, allora si trasforma in semplice immondizia da smaltire. La certezza dell'interpretazione non c'è in ogni caso. Qual è l'interpretazione data da Sam Peckinpah? Il regista ha dichiarato in un'occasione che qualsiasi essere umano, per quanto mite e accomodante, può ribellarsi e diventare una belva quando sono superati certi limiti. La morale è un lusso che la Natura non conosce. 
Glossario: 
tiān "cielo" 
"terra" 
"non"
rén "benevolenza", "compassione" 
"considerare come" 
wàn "miriade, 10.000"
"cosa", "materia, sostanza"
wéi "essere come"
chú "paglia" 
gǒu "cane"
shèng "nobile", "santo", "saggio"
rén "uomo, persona" 
bǎi "cento" 
xìng "nome di famiglia", "clan"
 
Il Regno sanguinario di Cristo 

Un giorno il matematico riceve la visita del prete anglicano del villaggio. Nel corso della breve ma tormentata conversazione, risponde a una provocazione dell'ospite con questa frase: "Ché in nessun altro regno c'è stato tanto spargimento di sangue come in quello di Cristo". È una traduzione quasi letterale dell'originale "After all, there's never been a kingdom given to so much bloodshed as that of Christ". L'ecclesiastico rimane sconvolto, viene punto nel vivo e farfuglia: "Allude ai Martiri cristiani?" No, non era a questo che allude il matematico, anche se si limita a rispondere con un sibillino "Può darsi". La moglie del reverendo chiede: "E chi la disse quella frase?" Il reverendo di rimando dice: "Non ricordo, ma l'ho già sentita". Subito dopo si congeda. Poi, quando sono a letto, la biondiccia Amy accusa il marito di essere stato scortese con l'ecclesiastico. Ho scoperto che la versione in lingua originale è molto diversa da quella italiana. Non c'è allusione alcuna ai Martiri cristiani. Invece il reverendo risponde in questo modo alla frase sul Regno sanguinario di Cristo: "That's Montesquieu, isn't it?" Il professore di rimando: "Oh really?" La moglie del reverendo pone una domanda banale: "Who's he?" Al che, suo marito le risponde: "Someone well worth reading" (ossia "Qualcuno che vale la pena di leggere"). Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu (1689 - 1755) è stato un filosofo e commentatore sociale francese, a cui viene talvolta attribuito il concetto di separazione dei poteri, poi incorporato nella Costituzione degli Stati Uniti. I Martiri sono scaturiti dalla fantasia del doppiatore, forse perché ha compreso male il nome di Montesquieu! Come già visto nel caso di Darth Vader, diventato Dart Fener per via di un doppiatore congestionato dal raffreddore, anche qui si è avuta una spaventosa distorsione percettiva. Così Montesquieu, mal pronunciato, è diventato Martyrs ed è stato tradotto con "Martiri", aggiungendovi quindi l'ovvio aggettivo "cristiani". Non sembrano esserci dubbi. Ora vorrei che voi tutti ci ragionaste anche solo per un istante. Queste versioni divergenti dell'audio di uno stesso film, in lingue diverse, creano mondi tra loro totalmente dissimili. Ogni doppiaggio è una monade di Leibniz, un universo senza finestre sull'esterno. L'inganno della Settima Arte è spaventoso!

Antiamericanismo strisciante 

Già all'inizio del film, il matematico viene importunato dai bulli per via delle sue origini americane. Questi cercano di informarsi da lui sui dettagli più morbosi e violenti della vita negli States. Gli chiedono se ha visto "rivolte di negri". Lui, esasperato, risponde che la violenza l'ha vista soltanto nei film europei. Più avanti, nel corso della visita del Reverendo, si ha un secondo indizio dei sentimenti dei villici cornovagliesi, molto ostili nei confronti di tutto ciò che ha a che fare con l'America. Poco prima che la discussione prendesse una piega teologica (il Regno sanguinario di Cristo, di cui sopra), il religioso ha accusato il matematico, in modo grossolano, scaricando sugli scienziati la responsabilità diretta dell'invenzione dell'atomica, oltre che della guerra. 

Il sarcofago del gallinaccio 

Una scena di una tristezza incredibile. Il matematico è stato indotto con l'inganno a partecipare a una battuta di caccia. I bulli gli dicono di stare appostato in attesa dell'arrivo delle anatre selvatiche, quindi lo abbandonano per introdursi nella sua casa e fare i loro porci comodi. Con estremo ritardo si fa strada nell'accademico il vago sospetto di essere stato buggerato. A un certo punto spara in aria, colpendo a morte un grosso volatile, che cade lontano. Quando va a recuperare la preda, vede che è una specie di gallinaccio, non un'anatra. Anziché portarlo con sé, lo appoggia tra alcuni rami secchi che si innalzano come dita lebbrose verso il cielo. Quelle sono le esequie dell'uccello dalle penne arruffate: la struttura di rami secchi costituisce una specie di sarcofago. Emerge la natura autistica dell'uomo, che conduce un'esistenza separata dal mondo e non ha la benché minima idea di come trarre vantaggio dai propri beni. Un'esistenza che in questo non è poi così dissimile dalla mia. 


Una strana paracusia
o i residui immaginari della lingua cornica 

Quando ho visto il film anni fa, un paio di volte, sono rimasto colpito da alcune sequenze. Quando la moglie del matematico trova la sua gatta impiccata nell'armadio della camera da letto, esclama più volte un paio di parole che non sembrano in inglese e che ho decodificato come "YS CATH!", che in gallese significano "è il gatto". Ho pensato che il regista e lo sceneggiatore avessero l'intenzione di riprodurre la lingua cornica, un tempo parlata in Cornovaglia, che era simile al gallese e al bretone. Le spiegazioni da me trovate erano due: o quella era l'estrema sopravvivenza della lingua che si credeva estinta sul finire del XVIII secolo, oppure la moglie del matematico apparteneva al movimento per la rivitalizzazione del cornico, che ha acquistato non pochi consensi nel corso del XX secolo. Invece mi sono sbagliato completamente. Rivedendo il film e cercando i dialoghi nel Web, mi sono reso conto che avevo equivocato. In realtà non c'è nessun frammento di frase in cornico o in gallese nel film. La moglie del matematico dice "CAWSEY O SCUTT", e poi "SCUTT O CAWSEY". Ecco, Cawsey (pronuncia /'kɔzɪ/) e Scutt (pronuncia /skʌt/) sono i cognomi di due ribaldi. I nominativi completi sono Chris Cawsey e Norman Scutt. Dev'essere stato il tono di voce ad ingannarmi, unitamente al fatto che il doppiatore pronunciava in modo chiuso la congiunzione "o", facendola suonare quasi "u". Inoltre, dopo aver pronunciato i due cognomi, la donna chiede al marito se ha sentito quello che ha detto; lui allora le chiede "Perché?" (ossia che motivo avrebbero avuto quei due di ammazzare la gatta). Evidentemente aveva compreso alla perfezione cosa gli era stato detto, o avrebbe reagito diversamente. Se avesse sentito una frase in cornico, non avrebbe capito e avrebbe chiesto spiegazioni, ad esempio chiedendo "Cos'hai detto?". Non ci si aspetta infatti che un americano abbia anche soltanto una vaga idea dell'esistenza di quella lingua. 


La scena dello stupro

Quando Charlie Venner violenta la moglie del matematico, si vedono varie cose che denotano una grande ambiguità. I capezzoli di lei sono furiosamente eretti, segno inequivocabile che l'attrice provava piacere nel girare la scena. Poi si vede che è lei ad ancheggiare, in modo vistoso, segno che l'attrice era eccitata e conduceva l'atto sessuale, seppur simulato. Anche certi toccamenti fatti da lei alle braccia e al torace dell'uomo sono indicatori. Quando l'uomo ha rilasciato lo sperma nella vagina, arriva Norman Scutt, che penetra la donna da dietro, in modo brutale. Lei mostra un invincibile disgusto e il suo volto è contratto in smorfie di dolore, segno che lo stupratore la sta sodomizzando. L'attrice recita alla perfezione, si vede che oppone resistenza alla penetrazione nell'ano, con tutte le sue forze. Il suo volto è carico di dolore e di umiliazione, ogni sua fibra è sofferenza atroce. Eppure proprio questa scena del secondo stupro è stata tagliata, sminuendo così la portata del primo e dando origine a interpretazioni fuorvianti. Senza la brutale distinzione tra i due atti di violenza consecutivi, il senso della trasformazione di David in un berserk e del trauma di Amy viene completamente distorto. Se si vede solo la parte ambigua con Venner, il massacro finale compiuto dal matematico furioso sembra quasi una reazione sproporzionata o, peggio, una difesa del "possesso" su una moglie infedele. Con la sequenza integrale, il massacro diventa l'unica conclusione possibile di un'escalation in cui la civiltà è stata completamente annientata. Il protagonista non difende più solo la sua casa o sua moglie, ma reagisce a un male assoluto e privo di sfumature che è entrato nel suo spazio vitale. Ovviamente Peckinpah fu accusato di essere fascista e misogino. Lui si difese dicendo di essere un osservatore della natura umana, aggiungendo che l'uomo è un animale territoriale e la violenza è un linguaggio universale che la cultura cerca solo di mascherare
In Irlanda, la censura rimosse completamente tutte le sequenze di stupro, sia quello vaginale che quello anale. In Sudafrica il film fu vietato dalla commissione di censura dell'apartheid, anche se di neri non se ne vedono. 

I dettagli tecnici dello stupro

La scena dello stupro era descritta solo in termini vaghi della sceneggiatura, e rimase avvolta in un silenzio minaccioso per tutta la durata delle riprese. Quando Sam Peckinpah accettò finalmente e con riluttanza di discutere la scena con Susan George, annunciò senza mezzi termini: "Non ho intenzione di dirti come la girerò, ma ti dirò che sarai nuda; due uomini ti aggrediranno; uno farà sesso con te; e l'altro ti sodomizzerà"
"A 20 anni", ricorda la George, "devo dire che mi sono appoggiata allo schienale della sedia e ho chiesto 'Cosa significa?'. Lui me l'ha detto. Ed ero terrorizzata. Dal modo in cui parlava, mi sembrava che intendesse che si trattasse di una cosa vera, che si sarebbe realmente verificata sul set. Così mi sono alzata dalla sedia, l'ho guardato negli occhi e gli ho detto 'Non sono pronta a farlo, Sam'". E lui disse: "Lo farai". Io risposi: "No, non mi hai sentito, non sono pronto a farlo e devi trovarti un'altra Amy"
Seguirono recriminazioni, durante le quali George mantenne coraggiosamente la sua posizione anche quando fu minacciata di azioni legali per aver infranto il suo contratto. Alla fine, Peckinpah cedette e accettò di rappresentare il trauma di Amy concentrandosi sui suoi occhi e sul suo viso, piuttosto che sul suo corpo, anche se viene mostrata nuda durante la scena. 


Il romanzo di Gordon M. Williams 

Ci sono differenze significative tra il romanzo The Siege of Trencher's Farm (1968) e il film. Nel primo, il matematico si chiama George Magruder. Sua moglie si chiama Louise, è britannica ma non nativa del villaggio. Inoltre la coppia ha una figlia, anch'essa intrappolata nella fattoria. Sam Peckinpah ha rimosso questa scomoda figlia e ha riscritto il personaggio della moglie del protagonista, presentandola come una donna più giovane e libera. Anche a rischio di rasentare l'implausibilità: quale donna piacevole accetterebbe di mettersi assieme a un matematico gracile e tedioso, se non per soldi? Tra l'altro, il primo a riconoscere questo fu proprio Dustin Hoffman, che non era d'accordo con la scelta di Susan George per il ruolo di Amy. L'attore riteneva che il suo personaggio non si sarebbe mai sposato con una ragazza così "alla Lolita". Sam Peckinpah, preso dalle sue fissazioni sessuali, insistette per la George, un'attrice all'epoca sconosciuta. 
Nell'opera di Williams non è contenuta la benché minima menzione di violenza sessuale. Janice è una bambina di otto anni, mentre Henry Niles (non John) è un pedofilo assassino evaso dal carcere. Non solo non è un gigante, ma è descritto come un uomo malaticcio e di corporatura minuscola, in pratica un nano! Janice non viene raggiunta da lui, perché tratta in salvo in tempo dal dottore del paese, un personaggio rimosso nella sceneggiatura.
L'adattamento del romanzo ha tratto ispirazione da due libri dell'antropologo statunitense Robert Ardrey, African Genesis (non tradotto, 1961) e L'imperativo territoriale (The Territorial Imperative, 1984), i quali sostengono una grande quanto scomoda verità: l'uomo è essenzialmente un carnivoro che lotta istintivamente per il controllo del territorio. 
Lo scrittore Gordon M. Williams, che era piuttosto puritano, rimase così sconvolto dall'adattamento del suo romanzo che giurò di non vendere mai più una sua opera a un americano. 
Una reazione di questo genere non fu un caso isolato: Sam Peckinpah aveva tentato di convincere il drammaturgo Harold Pinter a lavorare al suo progetto prima dell'inizio della produzione, ma Pinter, detestando l'argomento, rifiutò. Lo trovava rivoltanteIl regista avrebbe voluto Richard Harris o Peter O'Toole per il ruolo dell'energumeno Charlie Venner, ma i famosi attori non accettarono per motivi di incompatibilità morale col personaggio. Temevano che la loro carriera sarebbe stata macchiata per sempre. 

La reazione del villici di Cornovaglia 

Il villaggio di St. Buryan è stato utilizzato come location per le riprese, con alcuni abitanti del posto impiegati come comparse. L'autore locale Derek Tangye racconta in uno dei suoi libri che al momento delle riprese nessun abitante del villaggio erano a conoscenza della natura del film, aggiungendo che al momento dell'uscita, tutti furono molto turbati nello scoprire di essere stati utilizzati in qualcosa di natura così incoerente con i loro valori morali. Sembra che sopravvivesse un tabù che vietava loro persino di toccarsi i genitali per non incorrere nell'ira divina e nell'Inferno!

Interessanti arcaismi 

Nella scena iniziale del pub si parla di "trenta scellini" (in inglese "thirty bob"). Questa somma, in moneta pre-decimale, era il cinquanta per cento in più di una sterlina. Una sterlina, prima del 1971, equivaleva a venti scellini. Inoltre, per il pubblico moderno, potrebbe essere utile sapere che le leggi britanniche sulle licenze imponevano ai pub di chiudere ogni pomeriggio tra le 14:30 e le 18:00, sebbene gli orari precisi fossero variabili a causa della non uniformità delle ordinanze delle diverse contee e dei diversi distretti.

Curiosità varie 

Prima delle riprese, il regista diede istruzioni a Dustin Hoffman e a Susan George di vivere insieme per due settimane (more uxorio?), con il co-sceneggiatore David Zelag Goodman al seguito. Alcune delle loro interazioni durante questo periodo sono state inserite nella sceneggiatura del film. 

T.P. McKenna, che interpreta il Maggiore John Scott, ha un braccio legato al collo. Questo non era previsto nella sceneggiatura: l'attore, libidinosissimo, si era procurato la frattura durante una festa selvaggia con un paio di escort, organizzata dallo stesso Sam Peckinpah. 

La zoppia di Henry Niles non era prevista dalla sceneggiatura. L'attore David Warner si era rotto un piede prima delle riprese; era tuttavia in grado di camminare con un bastone all'inizio delle riprese principali. Poiché la frattura è avvenuta prima delle riprese, era considerato non assicurabile. Per questo motivo non è accreditato. 

Il futuro del film fu messo a repentaglio quando il regista e co-sceneggiatore Sam Peckinpah contrasse la polmonite dopo una notte passata a bere alcolici a garganella con Ken Hutchison nel mare di Land's End. Dopo essersi ripreso dalla colossale sbornia in una clinica di Londra, Peckinpah fu riammesso in servizio solo dopo aver promesso di rimanere sobrio. Non era certo un asceta o un penitente, su questo non ci sono dubbi. In pratica l'hanno tirato fuori dal coma etilico per la collottola. 

Queste sono le attrici prese in considerazione per il ruolo di Amy prima che fosse scelta Susan George: 
Judy Geeson, 
Jacqueline Bisset, 
Diana Rigg, 
Helen Mirren, 
Carol White, 
Charlotte Rampling, 
Judy Huxtable, 
Hayley Mills.

Secondo Garner Simmons nel suo libro "Peckinpah: A Portrait In Montage" (2004), il direttore della fotografia iniziale fu Brian Probyn, che abbandonò il progetto per divergenze creative riguardanti l'illuminazione di una sequenza; quindi fu scelto Arthur Ibbetson, che però abbandonò poco dopo per non meglio precisati "motivi religiosi". La scelta successiva fu John Coquillon, che aveva lavorato come direttore della fotografia in film horror britannici a basso budget come La rossa maschera del terrore (The Oblong Box, 1969) e Terrore e terrore (Scream and Scream Again, 1970), entrambi diretti da Gordon Hessler. Coquillon rimase nel film e in seguito avrebbe lavorato come direttore della fotografia in altri tre film di Sam Peckinpah: Pat Garrett e Billy Kid (Pat Garrett and Billy the Kid, 1973), La croce di ferro (Cross of Iron, 1977) e Osterman Weekend (The Osterman Weekend, 1983). 

Per rendere una violenza così pervasiva e viscerale, Peckinpah usò un montaggio frammentatissimo e l'uso alternato dello slow-motion. Voleva che ogni colpo fosse "sentito" dallo spettatore, trasformando l'orrore in una sorta di balletto macabro. Non voleva che guardassimo lo scontro, voleva che lo subissimo!

Per esprimere un piacere morboso nella scena in cui il matematico in stato di berserksgang percuote a morte con una spranga l'uomo a terra, Dustin Hoffman chiese che ci fossero alcune noci di cocco da rompere. In un'inquadratura si vede effettivamente un pezzetto di cocco volare via: Sam Peckinpah lo spacciò per materia cerebrale.