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domenica 12 maggio 2024

SCIRI E BASTARNI: ALCUNE NOTE ETIMOLOGICHE

Due popoli indoeuropei enigmatici abitavano nella regione dei Carpazi a partire dal III secolo a.C., giunti da Settentrione, con ogni probabilità dall'area oggi chiamata Polonia: gli Sciri e i Bastarni. I primi sono tradizionalmente sono considerati Germani, o comunque di lingua germanica. Per quanto riguarda i secondi, molti li considerano Germani, anche se regna una certa confusione e sono stati avanzati diversi dubbi. Dato che si tratterebbe di due delle più antiche attestazioni di popoli di lingua germanica nella Storia, la questione deve quindi essere discussa con particolare attenzione. Va detto che già nell'antichità circolavano opinioni estremamente confuse. 

1) Gli Sciri 

Forma latina: Scīriī /'ski:rii:/, Scīrī /'ski:ri:/
     (genitivo Scīriōrum, Scīrōrum)
Forma greca: ΣκίριοιΣκίροι

Gli Sciri furono un popolo germanico il cui etnonimo è trasparente, ben comprensibile a partire dalla lingua di Wulfila: skeirs /ski:rs/ significa "chiaro", anche nel senso di "puro" (il dittongo grafico -ei- trascrive una -i- lunga). Un testo teologico in gotico è conosciuto come Skeireins /'ski:ri:ns/, ossia "Spiegazioni" - alla lettera "Chiarimenti". La parola skeirs aveva già un ampio campo semantico, analogamente a quanto avviene in italiano con chiaro (da cui si formano molti derivati come chiarire, chiarezza, etc.). 
Così è ragionevole supporre che il nome degli Sciri, appartenente al germanico orientale, significhi proprio "Chiari", "Splendenti", "Puri" e anche "Puri di sangue", "Puri di stirpe". 

Forma gotica ricostruita: *Skeirjos /'ski:rjo:s/ 
Tema della declinazione: -ja- 

Non ci sono particolari problemi ad ammettere un dileguo della -j- di *Skeirjos, senza dubbio favorito dalla vocale anteriore della sillaba precedente. 

Forma gotica ricostruita: *Skeiros /'ski:ro:s/ 
Tema della declinazione: -a-

L'etimologia è diretta, si tratta di una sostantivazione dell'aggettivo skeirs "chiaro", che ha una vocale tematica -i- / -ja-:

Forma protogermanica ricostruibile: *skīriz 
Forme gotiche attestate: skeirs

Declinazione forte: 
nominativo maschile: skeirs
nominativo femminile: skeirs
nominativo neutro: skeir, skeirjata 

Declinazione debole: 
nominativo maschile: skeirja 
nominativo femminile: skeirjo 
nominativo neutro: skeirjo 

Etimologie alternative: 

1) È stata proposta la derivazione del nome degli Sciri dal protogermanico *skīrō "divisione amministrativa" (da cui l'inglese shire "contea"). Il problema è che non è una ricostruzione sicura: potrebbe essere *skīzō con la sibilante sonora /z/ rotacizzata in seguito. L'etnonimo degli Sciri, antichissimo (dal II secolo a.C.), non può essere il prodotto di un rotacismo, essendo questo mutamento fonetico avvenuto in epoca molto posteriore (nelle lingue germaniche occidentali).
Per ulteriori dettagli rimando al mio articolo sull'etimologia di sceriffo


2) È stata proposta la derivazione del nome degli Sciri dal medio persiano shīr "latte" o dal suo omofono shīr "leone". La prima ipotesi incontra difficoltà semantiche insormontabili; la seconda sarebbe semanticamente accettabile. Tuttavia  occorre scartare entrambe le comparazioni: sono inammissibili già per motivi fonologici (non rendono conto del gruppo consonantico /sk-/). 

Gli antroponimi noti associabili agli Sciri sono tardi e appartengono chiaramente alla lingua gotica: Edeko, Edica (padre di Odoacre), Onulphus, Onulf (fratello di Odoacre). 
Esistono alcuni toponimi della Baviera che derivano dal nome degli Sciri: 
Scheyern (attestato come Scira nel 1080)
Scheuer (attestato come Sciri nel 975 circa)
Scheuern in Neubeuern (attestato come Skira nell'XI secolo)
Scheuring (attestato come Sciringen nel 1150) 
La fonologia presenta irregolarità che meriterebbero di essere investigate. Sembra quasi che rifletta sviluppi di una lingua diversa dall'antico bavarese. 

Conclusioni: 
Le implicazioni dell'etimologia gotica, che resta la migliore, sono potenti. 

2) I Bastarni

Forma latina: Basternae
     (genitivo Basternārum)
Forma greca: ΒαστάρναιΒαστέρναι 

I Bastarni furono un popolo indoeuropeo di incerta origine: in genere sono considerati Germani, ma non manca chi li attribuisce ai Celti o addirittura ai Sarmati (Iranici). Particolarmente diffusa è l'idea che in origine fossero Germani, ma mescolati ad elementi di altra stirpe, come i Celti e i Sarmati. Non c'è finora alcun sostanziale accordo nel mondo accademico sulla reale appartenenza etnica di queste genti: si riflette la molteplicità delle opinioni presenti negli autori classici. Ecco un quadro sintetico: 

1) Livio, Plutarco: i Bastarni sono Galli, Galati, ossia Celti  
2) Strabone, Plinio il Vecchio: i Bastarni sono Germani 
3) Tacito: i Bastarni sono Germani, ma con sangue e influenza dei Sarmati
(l'autore aggiunge che sono pigri e sporchi) 
4) Dione Cassio, Zosimo: i Bastarni sono Sciti 
5) Appiano: i Bastarni sono Traci 
Nota: 
Strabone, che considera i Bastarni Germani, in un'altra occasione li elenca tra i Roxolani, considerati Sciti. Si contraddice. Zosimo considera Sciti persino i Goti, la cui lingua è eminentemente germanica.

Da questi elementi piuttosto scarsi ed erratici deriva una singolare suggestione. Se i Bastarni sono stati una mescolanza di genti, viene naturale pensare che fossero... i BastardiLa tentazione è quella di contrapporre agli Sciri, che sono i "Puri", i Bastarni, interpretando il nome di questi ultimi come "Mescolati", "Impuri" e "Bastardi", come anche suggerito dalla notevole assonanza. Ecco, se ciò fosse vero, si sarebbe trovata la vera etimologia della parola "bastardo". In realtà le cose non sono così facili. 
i) Cominciamo dalla semantica: nessun popolo si darebbe un nome intrinsecamente spregiativo. Certo, in teoria potrebbe essere un esoetnico, attribuito da avversari, ma è comunque difficile credere che dell'endoetnico non sia rimasta traccia alcuna. A quanto pare, i Bastarni erano invece fierissimi del loro nome e si consideravano le più potenti tra le genti. Argomenti simili sono stati enunciati dallo storico britannico Roger Batty (2008).
ii) La formazione dello spiacevole epiteto "bastardo" è avvenuta in epoca medievale, in condizioni complesse, e presenta caratteristiche non ravvisabili nell'etnonimo dei Bastarni.  
Per ulteriori dettagli rimando al mio articolo sull'etimologia della parola bastardo


In realtà esiste un'etimologia ben più plausibile per il nome dei Bastarni, che permette di superare tutte le criticità, evitando problemi semantici e anacronismi. 
La derivazione proposta è dal verbo protogermanico *bastijanan "unire", "mettere insieme", da cui discende in ultima analisi l'italiano bastire, imbastire. Un'unione di popoli esprime comunque un concetto di varietà, ma senza alcuna accezione negativa. 

Protoforma gotica ricostruita: *Bastarnos
         /'bastarno:s/
   Variante: *Bastairnos /'bastεrno:s/ 

Protogermanico: *Bastarnōz / *Basternōz 
Significato: Gli Uniti

Wiktionary si limita a ricostruire il verbo a livello di germanico occidentale, anche se a mio avviso è possibile pensare che fosse già presente nella protolingua germanica comune. 

Antico alto tedesco: besten (< *bastjan)
Tedesco moderno: basteln, besteln 
Medio basso tedesco: besten 
Latino volgare: *bastīre (prestito germanico)

Il verbo sarebbe derivato a sua volta dal protogermanico *bastaz "fibra" (inglese bast "rafia", "fibra tenace e grossolana", tedesco Bast idem), nel senso originario di "unire più fibre", "cucire insieme".  


Un tipo di carro: la basterna. Non sembra derivato da *bastum "sostegno", più plausibilmente è stato preso proprio dall'inclito nome dei Bastarni. 

Etimologia alternative: 

1) Lo studioso russo Oleg Trubačev (Indoiranica, 1999) ha proposto una derivazione dall'avestico bast- "legare"; "schiavo" (cfr. ossetico bættən "legare", bast "legato") e *arna- "prole", considerandolo analogo nella formazione all'epiteto δουλόσποροι "gli schiavi Sporoi" menzionato da Nonno e Cosma, dove gli Sporoi sono il popolo che Procopio menziona come gli antenati degli Slavi. Echeggiano note di linguistica nazionalista. Anche se è interessante la somigianza della radice iranica bast- con il verbo protogermanico *bastijanan, rimane difficile pensare che l'elemento -arn- / -ern- sia qualcosa di più di in mero suffisso.
2) Secondo lo studioso lituano Rimantas Matulis, il nome dei Bastarni sarebbe spiegabile ricorrendo alla locuzione lituana basi tarnai "servi scalzi". Questa interpretazione viene talvolta utilizzata per sostenere la presenza o l'influenza baltica nella regione del Danubio durante l'antichità. Ha tutta l'aria di essere un'etimologia popolare.

Divisioni e antroponimi dei Bastarni

I Bastarni si dividevano in Atmoni, Sidones e Peucini (o Peuci).
Da questi etnonimo possiamo fare interessanti deduzioni. 

1) Atmoni "Gente dello Spirito"
Cfr. protogermanico *ǣþmaz "spirito, respiro"
Nota:
L'esito della vocale tonica è simile a quello del germanico occidentale e settentrionale, diverge da quello del germanico orientale.
2) Sidones "Gente della Tradizione" 
Varianti: Sidoni, Sidini 
Cfr. protogermanico *siðuz "costume, tradizione"
Nota: 
Sono applicate le leggi di Grimm e di Verner.
3) Peucini "Gente del Pino"
Varianti: Peuci 
Cfr. protogermanico *fiuχtijōn "abete"
Nota: 
Manca l'elemento dentale -t-. Manca l'applicazione della legge di Grimm. Essendo il nome derivato da quello dell'isola di Peuce (greco Πεύκη), potrebbe semplicemente essere un prestito. 

Sappiamo che il nome di alcuni capi. Uno di questi, Deldo, è di etimologia incerta e significato al momento indeterminabile. Un altro, Teutagonus "Figlio della Tribù", di chiarissima tradizione indoeuropea, che mostra una formazione più celtica che germanica. Un altro ancora, Cotto, ha un nome tipicamente celtico che significa "L'Anziano".

Conclusioni 

Sussistono varie possibilità. La lingua dei Bastarni potrebbe essere un sottogruppo ignoto delle lingue germaniche. Tuttavia si potrebbe anche trattare di una sottofamiglia indoeuropea indipendente, oggi perduta ("i Bastarni sono Bastarni"). Si dà la possibilità che nel corso del tempo i Bastarni siano passati dalla loro lingua originaria a una lingua germanica. Per chiarire definitivamente la questione servirebbero ulteriori dati, che molto difficilmente saranno reperiti.

sabato 16 marzo 2024

 
BARRY LYNDON 
 
Titolo originale: Barry Lyndon
Lingua originale
: Inglese, tedesco, francese
Paese di produzione
: Stati Uniti d'America, Regno Unito
Anno
: 1975
Durata
: 184 min
Rapporto
: 1,66:1(cinema)
      1,59:1(home video) 1,78:1(Blu-ray)
Genere
: Avventura, guerra, drammatico, storico
Regia
: Stanley Kubrick
Soggetto
: William Makepeace Thackeray (romanzo)
Sceneggiatura
: Stanley Kubrick
Produttore
: Stanley Kubrick
Produttore esecutivo
: Jan Harlan, Bernard Williams
Casa di produzione
: Hawk Films Ltd., Peregrine,
     Warner Bros.
Distribuzione in italiano
: Warner Bros. Italia
Fotografia
: John Alcott
Montaggio
: Tony Lawson
Musiche
: AA.VV. (brani riadattati da Leonard Rosenman)
Scenografia
: Ken Adam, Roy Walker, Vernon Dixon
Costumi
: Milena Canonero, Ulla-Britt Söderlund
Trucco
: Alan Boyle 
Direttore del casting: James Liggat 
Direttore di divisione: Malcolm J. Christopher, 
   Don Geraghty 
Direttore di produzione: Paul Hitchcock 
Manager di produzione: Terence A. Clegg, Douglas 
   Twiddy 
Effetti speciali: Gerry Johnston, John Richardson 
Controfigure: Roy Scammell, Peter Munt,
   John Sullivan
Camera a mano: Ronny Taylor 
Continuità: June Randall 
Coreografie: Geraldine Stephenson 
Colori: Dave Dowler 
Interpreti e personaggi
:
    Ryan O'Neal: Redmond Barry Lyndon
    Marisa Berenson: Lady Lyndon
    Patrick Magee: Chevalier de Balibari
    Hardy Krüger: Capitano Potzdorf
    Frederick Schiller: Herr von Potzdorf, Ministro
         di Polizia
    Steven Berkoff: Lord Ludd
    Gay Hamilton: Nora Brady 
    Liam Redmond: Signor Brady, padre di Nora 
    Billy Boyle: Mick, fratello di Nora 
    Pat Laffan: Ulick, l'altro fratello di Nora 
    Marie Kean: Madre di Barry
    Diana Körner: Lieschen (ragazza tedesca) 
    Murray Melvin: Reverendo Samuel Runt
    Frank Middlemass: Sir Charles Reginald Lyndon
    André Morell: Lord Gustavus Adolphus Wendover
    Arthur O'Sullivan: Capitano Feeny
    Godfrey Quigley: Capitano Grogan
    Leonard Rossiter: Capitano John Quin 
    Jonathan Cecil: Tenente Jonathan Fakenham 
    Peter Cellier: Sir Richard 
    Anthony Sharp: Lord Hallam 
    Philip Stone: Graham
    Leon Vitali: Lord Bullingdon
    Billy Boyle: Seamus Feeny
    Geoffrey Chater: Dottor Broughton
    David Morley: Bryan Patrick Lyndon
    Wolf Kahler: Principe di Tubinga
    Roger Booth: Re Giorgio III 
    Ferdy Mayne: Colonnello Bulow 
    John Sharp: Doohan 
    Pat Roach: Caporale Toole 
    Hans Meyer: Joseph Schulffen, ufficiale prussiano 
    Anthony Dawes: Soldato britannico 
    Barry Jackson: Soldato britannico 
    George Sewell: Secondo di Barry nel duello finale 
    Roy Spencer: Venditore di cavalli 
    Harry Towb: Taverniere 
    Non citati nei titoli originali: 
    Norman Gay: Valletto
    George Holdcroft: Gentiluomo 
    Katharina Kubrick: Danzatrice 
    Vivian Kubrick: Spettatrice dello spettacolo di magia
    Gary Taylor: Secondo di duello di Barry
    John Trehy: Padrino di duello 
Doppiatori originali
:  
    Michael Hordern: Narratore
Doppiatori italiani
:
    Giancarlo Giannini: Redmond Barry Lyndon
    Melina Martello: Lady Lyndon
    Alberto Lionello: Chevalier de Balibari
   Renato Cortesi: Lord Ludd, Mick, il principe di Tubinga, 
           Jonathan Fakenham
    Alida Cappellini: Nora Brady
    Gianna Piaz: Madre di Barry
    Oreste Lionello: Reverendo Samuel Runt
    Gianni Bonagura: Charles Lyndon, Graham
    Mario Feliciani: Lord Wendover
    Corrado Gaipa: Capitano Grogan
    Mario Maranzana: Capitano John Quin
    Rodolfo Traversa: Lord Bullingdon
    Carlo Baccarini: Dottor Broughton
    Massimo Foschi: Re Giorgio III, Ulik
    Vittorio Di Prima: Caporale Toole
    Romolo Valli: Narratore
    Marcello Tusco: Venditore di tessuti
    Roberto Bertea: Padre di Nora, un ministro di polizia
    Marco Guadagno: Lord Bullingdon da giovane
    Vittorio Congia: Recluta
    Giampiero Albertini: Padrino di Barry al duello
    Pietro Biondi: Frederick
    Silvio Spaccesi: Capitano Feeny
    Sergio Di Giulio: Seamus Feeny 
Titoli in altre lingue: 
    Lituano: Baris Lindonas 
    Lettone: Berijs Lindons 
Budget: 10-11 milioni di dollari US
Box office: 20,3 milioni di dollari US


Trama: 

Parte I: "Con quali mezzi Redmond Barry acquisì lo stile e il titolo di Barry Lyndon"

Anno del Signore 1750. Nel Regno d'Irlanda il padre di Redmond Barry viene ucciso in un duello. Barry, che appartiene a una famiglia protestante irlandese, di origine nobile ma ridotta alla povertà, si invaghisce della cugina Nora Brady e in un duello spara al suo pretendente, il capitano dell'esercito John Quin. Fugge, ma viene derubato dai banditi mentre è in viaggio verso Dublino. Senza un soldo e senza cavallo, a Barry non resta altra scelta che arruolarsi nell'esercito. L'amico di famiglia, il Capitano Grogan, lo informa che Quin in realtà non è morto: il duello è stato inscenato e il proiettile di Barry è stato sostituito in modo fraudolento con un pezzo di stoppa. L'intento della famiglia di Nora era quello di sbarazzarsi di Barry per migliorare le proprie finanze attraverso il matrimonio con Quin, codardo ma benestante. 
Barry presta servizio con il suo reggimento in Germania durante la Guerra dei Sette Anni, ma diserta dopo la morte di Grogan in combattimento contro i Francesi. Fuggito con il cavallo e l'uniforme da tenente, Barry ha una breve relazione con Frau Lieschen, una contadina tedesca sposata. Sulla strada per Brema, incontra il Capitano Potzdorf, che scopre l'inganno e lo convince a arruolarsi nell'esercito prussiano. In seguito, il giovane irlandese salva la vita di Potzdorf e riceve un encomio da Federico il Grande in persona. 
Alla fine della guerra, Barry viene reclutato dallo zio del Capitano Potzdorf nel Ministero di Polizia prussiano. I suoi superiori sospettano che il Cavaliere de Balibari, un sedicente francese che esercita la professione di giocatore d'azzardo, sia in realtà un irlandese e una spia dell'Imperatrice Maria Teresa. Per questo motivo assegnano a Barry il ruolo di suo servitore. L'emotivo e infiammabile giovane confida tutto al Cavaliere e i due diventano alleati. Dopo aver vinto un'enorme somma al gioco d'azzardo in una partita contro il Principe di Tubinga, questi accusa il Cavaliere di aver barato, pur senza addurre prove, rifiutandosi di onorare il suo debito. Il Cavaliere minaccia di esigere soddisfazione. Per evitare uno scandalo, il Ministero di Polizia salda il debito e scorta silenziosamente il Cavaliere fuori dai confini prussiani, il che consente a Barry, assunto il suo travestimento, di lasciare anche lui il Paese. Infatti il Cavaliere stesso aveva attraversato la frontiera senza incidenti la notte prima. 
I due avventurieri si riuniscono e viaggiano in lungo e in largo per l'Europa, perpetrando un gran numero di truffe al gioco d'azzardo. Barry ha anche il compito di estorcere il denaro ai debitori recalcitranti sfidandoli a duelli di spada. A Spa, incontra la bella, ricca e visibilmente depressa Lady Lyndon. La seduce e bersaglia l'anziano e cardiopatico marito Sir Charles Reginald Lyndon, causandogli un infarto mortale con un crescendo di battute caustiche.

Parte II: "Contenente un resoconto delle sventure e dei disastri che accaddero a Barry Lyndon"

Anno del Signore 1773. Barry sposa Lady Lyndon, ne assume il cognome e si stabilisce in Inghilterra. La Contessa gli dà un figlio maschio, Bryan Patrick, che lui ama moltissimo e vizia. Il matrimonio è però infelice: Barry è apertamente infedele e sperpera i beni della moglie, tenendola in isolamento. Lord Bullingdon, figlio di primo letto di Lady Lyndon e Sir Charles, è ancora addolorato per la perdita dell'anziano padre e vede giustamente nel patrigno un cercatore d'oro che non si è certo sposato per amore. Barry reagisce nel corso degli anni a questa ostilità infliggendo al figliastro terribili abusi emotivi e fisici. 
La madre di Barry va a vivere con lui e lo avverte che se Lady Lyndon dovesse morire, Bullingdon erediterebbe tutto. Consiglia al figlio di ottenere un titolo nobiliare, dato che non ha nulla intestato a suo nome. A tal fine, Barry si ingrazia l'influente Lord Wendover e spende somme ancora più ingenti del patrimonio di Lady Lyndon per ottenere il favore dell'alta società. Il suo massimo successo è partecipare a un ricevimento a cui è presente Re Giorgio III. A parte questo, non ottiene alcunché di concreto. In un'occasione Bullingdon, ormai adulto, interrompe una festa e accusa pubblicamente il patrigno di infedeltà, abusi e cattiva gestione finanziaria, annunciando che lascerà la tenuta dei Lyndon finché l'usurpatore vi rimarrà. Barry risponde aggredendo brutalmente il figliastro, fino a quando i due non vengono separati dai partecipanti alla festa. In seguito a questi fatti incresciosi, per Barry diventa irraggiungibile l'accesso a qualsiasi titolo nobiliare; viene emarginato dall'alta società, è colpito da stigma e sprofonda ulteriormente nella rovina finanziaria.
Barry dona un cavallo a Bryan in occasione del suo nono compleanno. Bryan, impaziente, monta in sella da solo, ma l'equino si imbizzarrisce e lo disarciona, provocandone la morte. Barry concepisce una sola risposta possibile alla sciagura: sprofonda nell'alcolismo. "Il solo conforto che poté trovare gli venne dal bere". Tracanna bottiglie  fino a perdere i sensi sulla poltrona, poi i valletti si occupano di metterlo a letto. Intanto Lady Lyndon cerca supporto religioso dall'effeminato sacerdote Samuel Runt, che era stato precettore di Bullingdon e di Bryan. Quando la madre di Barry licenzia Runt per evitare che il figlio perda il controllo della casa, Lady Lyndon tenta il suicidio. Runt e Graham, l'amministratore della famiglia, scrivono a Bullingdon per informarlo dell'accaduto: lui torna subito alla tenuta e sfida il patrigno a duello. 
Durante il duello, Bullingdon spara accidentalmente il primo colpo, ma Barry spara deliberatamente a terra, rifiutandosi di sfruttare l'errore del figliastro. Bullingdon si rifiuta a sua volta di accettare questo esito come soddisfazione e spara di nuovo, colpendo Barry a una gamba. Questa ferita costringe Barry a un'amputazione sotto il ginocchio. Mentre Barry è in convalescenza, Bullingdon prende il controllo della tenuta dei Lyndon. Tramite l'amministratore Graham, ricorda a Barry che il suo credito è esaurito e gli offre 500 ghinee all'anno per lasciare per sempre Lady Lyndon, le sue tenute e l'Inghilterra. Barry accetta a malincuore l'offerta e riprende la sua precedente professione di giocatore d'azzardo, conducendo vita errabonda per le nazioni, ma senza lo stesso successo di un tempo. Il narratore afferma che non si conosce nulla della sua esistenza successiva. Tuttavia, in un'inquadratura si vede Lady Lyndon che firma l'assegno annuale di rendita di Barry sotto gli occhi del figlio: sulla cedola si legge la data Dicembre 1789

"Fu durante il regno di Giorgio III che i suddetti personaggi vissero e disputarono. Buoni o cattivi, belli o brutti, ricchi o poveri, ora sono tutti uguali."


Citazioni memorabili: 

"I gentiluomini possono parlare dell'era della cavalleria. Ma pensate ai contadini, ai ladri di bestiame, ai furfanti che essi comandavano... È con questi strumenti che i grandi guerrieri e i re hanno fatto il loro feroce lavoro nel mondo."
(Redmond Barry)

"Una donna che ha un debole per le uniformi deve essere preparata a cambiare amante molto alla svelta o la sua sarà una vita molto triste."
(Narratore) 

"Le qualità e le energie che portano un uomo a conquistare una fortuna sono spesso le stesse che lo portano poi a perderla."
(Narratore)

Dialoghi:

Sir Charles Reginald Lyndon: "Buonasera, signor Barry, ve la siete fatta la mia signora?"
Barry Lyndon: "Mi scusi, ma non capisco."
Sir Charles Reginald Lyndon: "Suvvia, signore, preferisco di gran lunga aver fama di cornuto che di imbecille!"  

Colonna sonora: 

1) Sarabande (dalla Suite n. 4 in re minore, HWV 437) - Georg Friedrich Händel: è il tema conduttore del film, utilizzato nelle scene drammatiche e nei duelli.
2) Women of Ireland (Mná na hÉireann) - The Chieftains (composta da Sean O'Riada): tema romantico e nostalgico che ricorre nel film.
3) Trio per pianoforte n. 2 in mi bemolle maggiore, Op. 100 (secondo movimento) - Franz Schubert: utilizzato in scene cruciali, inclusa la parte finale.
4) Concerto per due clavicembali e orchestra in do minore, BWV 1060 (Adagio) - Johann Sebastian Bach.
5) Concerto per violoncello in mi minore (terzo movimento) - Antonio Vivaldi.
6) Marcia da Idomeneo - Wolfgang Amadeus Mozart.
7) German Dance No.1 in C major - Franz Schubert.
8) Hohenfriedberger March - Federico il Grande.
8) Brani tradizionali:
   Piper's Maggot Jig (eseguito dai The Chieftains),
   The Sea Maiden (eseguito dai The Chieftains),
   British Grenadiers,
   Lilliburlero


Recensione:
Questa è certamente una delle più importanti pellicole di tutta la storia della Settima Arte. Dal punto di vista filologico, è un'opera imponente, curata in modo micrometrico, quasi maniacale. Disegni, stampe e dipinti del XVIII secolo hanno ispirato fin nei più minuti dettagli le scene e i costumi. Il senso del Destino è onnipresente e finisce col manifestarsi nella sua dimensione più oppressiva e annichilente. Per trovare una chiave di lettura, bisogna andare molto indietro nel tempo. Nell'antica Scandinavia pagana si credeva che ogni uomo avesse due forze del Destino che lo accompagnavano: una era chiamata fylgja e rappresentava la fortuna legata all'individuo in quanto tale, mentre l'altra era chiamata hamingja e rappresentava la fortuna legata alla sua famiglia di appartenza. La parola fylgja deriva dal l'omonimo verbo che significa "accompagnare", "seguire"; la parola hamingja deriva da hamr "pelle", "forma", "aspetto". Il film si capisce meglio applicando questi concetti arcaici. Barry è un uomo dotato di una fortissima fylgja, che lo porta ad acquisire un'elevata posizione sociale, mentre è assai debole la sua hamingja, avendo egli origine da una stirpe decaduta; suo figlio Bryan è debole e muore alla simbolica età di nove anni. Cosa accade quando la fylgja abbandona il protagonista? Finisce distrutto e non si può più riprendere. 
Il genio registico di Kubrick è dimostrato in modo lampante dall'incredibile capacità di far simpatizzare lo spettatore per il protagonista, che tecnicamente parlando è una canaglia, un cacciatore di dote, un fraudolento, un giocatore d'azzardo e un baro. Inoltre, tutta l'antipatia e l'avversione è incanalata sull'odiosissimo Lord Bullingdon, che tuttavia è il legittimo beneficiario dell'eredità e dei beni di suo padre, il defunto Sir Charles Lyndon - etichettato come vegliardo cornuto e schernito. Ogni principio etico viene scardinato, mentre trionfa la Schadenfreude. Devo ammettere che mentre guardavo le sequenze del film, mi identificavo con Barry Lyndon, mentre ho provato un piacere inquietante e sadico nel vedere Bullingdon punito con lo staffile. 
Lo spettatore è interamente calato in un'epoca aliena, fatta di strani colori, futilità e sifilide. Quello che stupisce è l'impossibilità di confronto con il contesto della nostra esistenza quotidiana. Sembra un'esplosione di convulso onirismo, in cui si viene dissolti nella musica saturnina che pervade ogni cosa. Non a caso, nella lontana epoca di Splinder, impostai proprio Sarabande di Händel come colonna sonora del mio blog Esilio a Mordor


Il soggetto 

Stanley Kubrick basò la sua sceneggiatura originale sul romanzo picaresco La fortuna di Barry Lyndon (The Luck of Barry Lyndon), pubblicato a puntate nel 1844 da William Makepeace Thackeray, poi ripubblicato col titolo Memorie di Barry Lyndon, Esq. (The Memories of Barry Lyndon, Esq.). La vicenda, narrata in prima persona e curata dall'immaginario George Savage FitzBoodle, racconta la storia di un membro della piccola nobiltà irlandese che cerca di entrare a far parte dell'aristocrazia inglese. Thackeray basò la sua opera sulla vita e sulle imprese dell'irlandese Andrew Robinson Stoney, libertino e cacciatore di dote, che sposò Mary Eleanor Bowes, la contessa di Strathmore, divorziando in seguito. La nobildonna divenne nota come "la Contessa infelice" a causa della tempestosa relazione con l'avventuriero, che era sicuramente sifilitico. La contessa di Strathmore è una delle antenate della regina Elisabetta II. La versione riveduta, era più breve e concisa della pubblicazione originale a puntate e vi era stata eliminata la figura narrante di FitzBoodle. Questo è generalmente considerato il primo "romanzo senza eroe" o "romanzo con un antieroe" in lingua inglese. Alla sua pubblicazione nel 1856, l'editore di Thackeray diede questo titolo integrale: "The Memoirs of Barry Lyndon, Esq. Of The Kingdom Of Ireland Containing An Account of His Extraordinary Adventures; Misfortunes; His Sufferings In The Service Of His Late Prussian Majesty; His Visits To Many Courts of Europe; His Marriage and Splendid Establishments in England And Ireland; And The Many Cruel Persecutions, Conspiracies And Slanders Of Which He Has Been A Victim." (ossia "Le memorie del gentiluomo Barry Lyndon, del regno d'Irlanda. Comprendenti un resoconto delle sue straordinarie avventure e sventure; le sue sofferenze al servizio di Sua Maestà il defunto Re di Prussia; le sue visite a numerose corti d'Europa; il suo matrimonio e le sue splendide dimore in Inghilterra e Irlanda; e le molte e crudeli persecuzioni, cospirazioni, e calunnie di cui egli è stato vittima."

Questi sono i capitoli del romanzo di Thackeray: 

1. Il mio retaggio e la mia famiglia. subisco l'influenza della più tenera della passioni
2. In cui mi dimostro un uomo pieno di ardimento
3. La mia falsa partenza nel bel mondo
4. In cui Barry vede da vicino che cosa sia la gloria militare
5. In cui Barry cerca di allontanarsi il più possibile dalla gloria militare
6. Il carro degli arruolati con l'inganno. Episodi di vita militare
7. Barry conduce vita di guarnigione e si fa molti amici
8. Barry dice addio alla carriera militare
9. Mi presento in un modo che si addice al mio nome ed al mio lignaggio
10. Altri colpi di fortuna
11. In cui la buona sorte abbandona Barry
12. Tratta della tragica storia della principessa di X
13. Continuo la carriera di uomo di mondo
14. Torno in Irlanda ed ostento lusso e generosità in quel regno
15. Faccio la corte a Lady Lyndon
16. Provvedo con generosità alla mia famiglia e raggiungo il culmine della mia (apparente) buona fortuna
17. Mi presento come il fiore all'occhiello della buona società inglese
18. In cui la fortuna comincia a venirmi meno
19. Conclusione


Un progetto napoleonico

Stanley Kubrick aveva inizialmente pianificato di realizzare un film su Napoleone Bonaparte. Come al solito, lui e il suo team condussero diversi anni di meticolose quanto estenuanti ricerche sull'argomento e sull'epoca (si dice che Kubrick avesse letto diverse centinaia di libri su Napoleone), tanto che durante il lungo periodo di pre-produzione, un film sovietico dal tema simile aveva iniziato a svilupparsi: Waterloo (Ватерлоо, 1970), diretto da Sergej Fëdorovič Bondarčuk. 
Kubrick fu costretto ad abbandonare il suo film su Napoleone quando lo studio decise di ritirarsi dal progetto, presumibilmente a causa di problemi di budget (contrariamente a quanto si pensa, il fallimento commerciale del film di Bondarčuk non ebbe nulla a che fare con questa decisione). Decise invece di realizzare Arancia meccanica (A Clockwork Orange, 1971), ma continuò a cercare una storia ambientata nel XVIII secolo, poiché ciò gli avrebbe permesso di utilizzare le numerose ricerche storiche effettuate per il suo febbrile progetto su Napoleone, poi cancellato. Dopo avere preso in considerazione e scartato diverse opzioni, la sua attenzione finalmente cadde sul sopracitato racconto di Barry Lyndon composto da William Makepeace Thackeray. 


Curiosità varie 

Molte delle inquadrature sono state composte e girate in modo da evocare alcuni dipinti del XVIII secolo, in particolare quelli del pittore inglese Thomas Gainsborough (Sudbury, 1727 - Londra, 1788), famoso come ritrattista e paesaggista. Il risultato è un balsamo per lo Spirito! 

Si diffuse la leggenda secondo cui i costumi premiati con l'Oscar e utilizzati in questo film fossero autentici abiti d'epoca, ma ciò è solo parzialmente vero. Alcuni costumi erano veri e propri pezzi d'antiquariato acquistati all'asta dalla costumista Milena Canonero, mentre altri furono realizzati su misura appositamente per questo film, ispirandosi agli abiti dell'epoca e ai costumi raffigurati nei dipinti del periodo.

La produzione fu spostata dall'Irlanda all'Inghilterra dopo che Stanley Kubrick venne a sapere che il suo nome era sulla lista nera dell'IRA. L'accusa che gli veniva rivolta era di aver diretto un film con soldati inglesi sul suolo irlandese: una specie di profanazione. Di conseguenza, diverse scene furono eliminate. 

Diverse scene interne furono girate a Powerscourt House, una famosa dimora settecentesca nella Contea di Wicklow, nella Repubblica d'Irlanda. La casa fu distrutta da un incendio accidentale pochi mesi dopo le riprese, nel novembre 1974, quindi questo film rappresenta l'ultima testimonianza degli interni perduti, in particolare del "salone", che fu utilizzato per più di una scena. Le montagne di Wicklow sono visibili, ad esempio, attraverso la finestra del salone durante una scena ambientata a Berlino.

Quando Barry chiede informazioni su un dipinto, gli viene detto che è stato realizzato da un certo Ludovico Corde. Il vero nome dell'artista era Ludovico Cardi (detto anche "il Cigoli") ed era effettivamente un discepolo di Alessandro Allori, come viene affermato nel film. È interessante notare che il precedente film di Kubrick, Arancia meccanica, presenta in modo prominente un procedimento "terapeutico" denominato "Ludovico". Il regista era noto per simili fissazioni.

Il regista era solito girare moltissime riprese di una stessa scena, solo per ottenere "quel qualcosa in più" di cui vagheggiava nella mente in stato di suggestione; non era insolito che si susseguissero dalle venti alle cinquanta riprese per scena. Si dice che abbia girato oltre cento riprese della scena in cui Barry Lyndon incontra per la prima volta Lady Honoria. Alla fine, l'attore Ryan O'Neal si esasperò così tanto per questa pratica estenuante che a un certo punto si rivolse a Kubrick con fierezza e lo apostrofò: "Va bene, ti dico cosa faremo. Tu reciti la mia parte in questa scena, e poi ti imito." Come al solito, il regista pensò che O'Neal si stesse comportando semplicemente in modo insolente, grezzo. Non gli veniva in mente neppure per un istante che un essere umano potesse avere limiti di sopportazione. 

Per illuminare al meglio le scene a lume di candela, Stanley Kubrick utilizzò candele realizzate su misura. Ogni candela aveva tre stoppini anziché uno e conteneva una cera altamente volatile. Questo faceva sì che le candele si consumassero molto rapidamente, motivo per cui molte di quelle che si vedono nei film sono così corte. 

Una scena di sesso tra Barry e Lady Lyndon fu girata, ma poi venne tagliata.

Secondo Tatum, la figlia di Ryan O'Neal, che viveva con la famiglia Kubrick durante la produzione del film, accadde un fatto increscioso. Il regista scoprì che la propria figlia tredicenne Vivian aveva flirtato con l'attore, così ne nacque un forte litigio. 

Leon Vitali, che interpretava il ruolo dell'odioso Lord Bullingdon, vomitò davvero durante il duello finale. Gli fu offerto un pranzo misto con gli ingredienti più pesanti che fu possibile trovare, nella speranza che ne fosse nauseato a sufficienza. Quando i conati tardavano ad apparire, ingerì un uovo crudo intero, che rigurgitò all'istante. A scatenare l'effetto emetico furono probabilmente le particelle fecali presenti sul guscio rotto: fu quindi un vero e proprio atto di coprofagia! Per fortuna il regista fu subito soddisfatto e non gli chiese di ripetere il processo. Un'autentica rarità per Kubrick, che era noto girare più riprese. 

L'edizione del dicembre 1975 includeva una lettera di Stanley Kubrick ai proiezionisti. Iniziava così: "Un'infinita cura è stata dedicata all'aspetto di Barry Lyndon, alla fotografia, alle scenografie, ai costumi; e all'accurata correzione del colore e alla qualità complessiva delle copie in laboratorio, così come alla colonna sonora. Tutto questo lavoro è ora nelle vostre mani, e la vostra attenzione alla messa a fuoco nitida, al buon suono e alla cura con cui maneggerete la pellicola renderà questo sforzo gratificante."


La grettezza di una casa di produzione

La Warner Bros. avrebbe finanziato questo film solo a condizione che Stanley Kubrick scegliesse come protagonista una delle 10 star più redditizie del botteghino, secondo l'annuale sondaggio Quigley. Ryan O'Neal fu indicata come la seconda star più redditizia del 1973, ed era superato solo da Clint Eastwood. Ironicamente, questa fu la sua unica presenza nella top 10, poiché gli espositori che stilarono la classifica avevano attribuito il successo di Love Story (1970) di Arthur Hiller (uno dei maggiori incassi dell'epoca) alla co-protagonista di O'Neal, Ali MacGraw, inserendola così nella lista nel 1971. Le altre 10 star più quotate erano Steve McQueen (terzo posto), Burt Reynolds (quarto posto), Robert Redford (quinto posto), Barbra Streisand (sesto posto), Paul Newman (settimo posto), Charles Bronson (ottavo posto), John Wayne (nono posto) e Marlon Brando (decimo posto). A parte la Streisand, del sesso sbagliato, la maggior parte di queste star sarebbe stata troppo vecchia o assolutamente inadatta per il ruolo. Quindi gli unici attori che Kubrick poté ingaggiare per il ruolo pur continuando a ricevere il sostegno finanziario dell'avida Warner Bros. furono O'Neal e Redford. Sia O'Neal che Redford erano di origine irlandese-americana, entrambi avevano un certo appeal al botteghino ed erano abbastanza giovani per interpretare il ruolo, sebbene Redford avesse cinque anni più di O'Neal. All'epoca O'Neal era la star più famosa, avendo ottenuto anche una nomination all'Oscar come miglior attore per Love Story. Tuttavia, Kubrick a quanto pare offrì la parte a Redford, che fortunatamente la rifiutò. Così O'Neal fu scelto. La stella di Redford avrebbe presto eclissato quella di O'Neal, balzando in cima alle classifiche del botteghino nel 1974 dopo i successi de La stangata (The Sting, 1973) di George Roy Hill e Come eravamo (The Way We Were, 1973) di Sydney Pollack. O'Neal abbandonò la Top 10 dopo il 1973, e questa è ancora oggi la sua unica apparizione in classifica. Provate a immaginarvi come sarebbe stonato un Barry Lyndon interpretato da Redford! 
Nonostante gli straordinari effetti visivi e i risultati tecnici raggiunti, questo film non ebbe il successo finanziario che Stanley Kubrick e la Warner Bros. si aspettavano. La mancanza di successo al botteghino all'epoca influì sulla decisione del regista di realizzare Shining (1980). 

Alcune note sul produttore esecutivo

Jan Harlan, produttore esecutivo di questo film e cognato di Stanley Kubrick, è nipote di Veit Harlan, famoso regista tedesco del periodo nazista, che nel 1942 scrisse e diresse Il grande re (Der grosse König, 1942), un film biografico su Federico il Grande, ambientato anch'esso durante la Guerra dei Sette Anni - lo stesso periodo in cui si svolge in parte anche Barry Lyndon
L'archivio cinematografico IMDb.com omette di riportare che Veit Harlan fu un nazionalsocialista fanatico e un antisemita furioso, che diresse il film di propaganda hitleriana Süss l'ebreo (Jud Süß, 1940). Dopo la caduta dei Reich Millenario, Veit Harlan diresse Processo a porte chiuse (Anders als du und ich, 1957), tutto incentrato sui pederasti e sul terrore che gli studenti si svirilizzassero! Il destino spesso fa accadere cose del tutto inattese: uno dei figli del regista della NSDAP divenne un frenetico attivista di sinistra, mentre una sua nipote sposò l'ebreo ashkenazita Stanley Kubrick. 


Etimologia di Barry 

Il nome irlandese Barry è una forma anglicizzata dell'irlandese Báire, un diminutivo di Bairrfhionn, Fionnbharr "Capelli biondi", "Testa bionda". Il composto deriva da fionn "bianco; biondo" (protoceltico *windos); barr "testa" (protoceltico *barrus). L'associazione è a San Finbarr, Patrono del Cork. Una variante comune di Báire è Barra. Come cognome, Barry può essere una forma anglicizzata dell'irlandese Ó Beargha "Discendente di Beargh". Il nome Beargh significa "Aguzzo" o "Predatore".  

Etimologia di Balibari 

Il buffo cognome posticcio del Cavaliere de Balibari è derivato dalla pronuncia francesizzata di un toponimo fantomatico, Ballybarry, che è una traduzione di Barrytown (in irlandese baile significa "città"). Quindi Balibari significa alla lettera "Città di Barry". Una bella allusione criptica al nome stesso del protagonista. 

Etimologia di Lyndon 

Il cognome Lyndon, di origine toponomastica, significa "Collina del Tiglio": deriva dall'antico inglese lind "tiglio" + dūn "collina", "montagna". L'elemento dūn è in ultima analisi un prestito celtico (protoceltico *dūno- "montagna", ma anche "città, fortezza"). Esiste anche l'ipotesi che il toponimo significasse invece "Collina del Lino", dall'antico inglese līn "lino" - questa proposta mi sembra meno plausibile, anche se non impossibile. In entrambi i casi si dovrebbe ammettere la natura non etimologica della lettera -y-, che sarebbe dovuta a un tentativo di nobilitazione. Si nota che Lyndon è attualmente più diffuso come nome di battesimo che come cognome.

Etimologia di Bullingdon

Il nome Bullingdon portato dall'odioso rampollo deriva dalla cristallizzazione di un cognome, che a sua volta proviene da un toponimo. Si chiama Bullingdon un'antica centena (distretto amministrativo) dell'Oxfordshire; esiste anche un piccolo borgo chiamato Bullingdon Green. Il significato è con ogni probabilità "Valle di Bula", ossia "Valle del Toro". L'area in questione compare nei documenti già nel XII secolo come Bulesden (1179) e nel XIII secolo come Bulandene: deriva dall'antico inglese Bula (nome proprio, a sua volta da bula "toro") e da denu "valle". Il nome è anteriore al famoso club dell'Università di Oxford, che in origine era una società sportiva che si riuniva proprio in quella zona. 

martedì 12 marzo 2024


CHINATOWN 

Titolo originale: Chinatown 
Lingua originale: Inglese 
Lingue frammentarie: Cinese 
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1974
Durata: 130 min
Rapporto: 2,35:1
Genere: Noir, giallo, drammatico, poliziesco 
Sottogenere: Neo-noir 
Regia: Roman Polański
Soggetto: Robert Towne 
Tematiche: Polizia brutale e corrotta, incesto 
Sceneggiatura: Robert Towne
Produttore: Robert Evans
Casa di produzione: Penthouse, Long Road
     Productions, Robert Evans Company
Fotografia: John A. Alonzo
Montaggio: Sam O'Steen
Effetti speciali: Logan Frazee
Musiche: Jerry Goldsmith
Scenografia: Richard Sylbert, W. Stewart Campbell,
     Ruby R. Levitt
Costumi: Anthea Sylbert 
Guardaroba: Richard Bruno, Jean Merrick 
Trucco: Lee Harman, Hank Edds 
Controfigure: Jim Burk, Alan Gibbs 
Coordinatore degli stunt: Hal Needham 
Editore musicale: John C. Hammell 
Assistente al montaggio: Florence Williamson 
Continuità: May Wale Brown 
Interpreti e personaggi: 
   Jack Nicholson: Jake "J.J." Gittes
   Faye Dunaway: Evelyn Cross Mulwray
   John Huston: Noah Cross, il padre-nonno
   Perry Lopez: Tenente Lou Escobar
   John Hillerman: Yelburton
   Darrell Zwerling: Hollis Mulwray
   Diane Ladd: Ida Sessions
   Roy Jenson: Mulvihill
   Roman Polański: Gangster gracile col coltello
   Richard Bakalyan: Detective Loach
   Cecil Elliott: Emma Dill
   James Hong: Kahn, il maggiordomo cinese
      di Evelyn
   Burt Young: Curly
   Elizabeth Harding: Moglie di Curly
   Bruce Glover: Duffy
   Joe Mantell: Walsh
   Belinda Palmer: Katherine Cross, la figlia-nipote 
       di Noah Cross, nata dall'incesto
   Jerry Fujikawa: Giardiniere
   Noble Willingham: Capo del congresso 
   Fritzie Burr: Segretario di Hollis Mulwray 
   Roy Roberts: Sindaco Bagby 
   Elliott Montgomery: Consigliere 
   Freddie Roberto: Maggiordomo di Cross 
   Charles Knapp: Becchino 
   George Justin: Barbiere 
   Beulah Quo: Domestica 
   Nandu Hinds: Sophie 
   Claudio Martinez: Ragazzo a cavallo 
   Jim Burk: Agricoltore nella valle
       (come "Jim Burke") 
   John Holland: Agricoltore nella valle 
   Denny Arnold: Agricoltore nella valle 
   Jesse Vint: Agricoltore nella valle
   Rance Howard: Agricoltore furibondo 
   Bob Golden: Poliziotto 
   Lee de Broux: Poliziotto (come "Lee De Broux")
Doppiatori italiani: 
   Cesare Barbetti: Jake "J.J." Gittes
   Vittoria Febbi: Evelyn Cross Mulwray
   Sergio Fiorentini: Noah Cross, il padre-nonno
   Renato Mori: Yelburton
   Bruno Persa: Hollis Mulwray
   Rosetta Calavetta: Ida Sessions
   Carlo Alighiero: Mulvihill
   Gianfranco Bellini: Gangster gracile col coltello
   Lydia Simoneschi: Emma Dill
   Mauro Bosco: Kahn, il maggiordomo cinese
       di Evelyn
   Manlio De Angelis: Curly
   Luciano De Ambrosis: Duffy 
Titoli in altre lingue: 
   Emiliano-romagnolo: Quartēr di cinéś 
   Russo: Китайский квартал 
   Croato: Kineska četvrt  
   Lituano: Kinų kvartalas 
   Lettone: Ķīniešu kvartāls
   Ungherese: Kínai negyed 
   Turco: Çin Mahallesi 
   Mongolo: Хятад хороолол 
   Cinese (Mandarino): 唐人街
   Giapponese: チャイナタウン 
Budget: 6 milioni di dollari US
Box office: 29,2 milioni di dollari US 

Trama:
Anno del Signore 1937. Los Angeles. Una tremenda siccità minaccia la metropoli. Una donna fulva e dall'aspetto di meretrice, che si identifica come Evelyn Mulwray, ingaggia l'investigatore privato J. J. "Jake" Gittes per seguire il marito Hollis, cornificatore seriale, nonché ingegnere capo del Dipartimento dell'Acqua e dell'Energia. Gittes, un ex poliziotto, si attiva e fotografa Hollis in compagnia di una giovane donna magrissima dai capelli chiari: le foto vengono sottratte da uno sconosciuto e finiscono sul quotidiano Post-Record, svelando l'evidente relazione extraconiugale. A questo punto si capisce che la carampana che aveva noleggiato l'investigatore non era la vera Signora Mulwray. Gittes viene quindi affrontato dalla vera Evelyn Mulwray, una donna seducente dai capelli di un indefinibile color castano chiaro, che minaccia di fargli causa. Gittes conclude che l'impostrice lo stava usando proprio per screditare Hollis. Il detective incontra il suo ex collega, il Tenente Lou Escobar del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, quando il cadavere di Hollis viene trovato in un bacino idrico. Indagando ulteriormente e compiendo alcuni sopralluoghi, scopre che ogni notte dal bacino vengono rilasciate ingenti quantità d'acqua, nonostante la città stia affrontando una grave carenza idrica. Il capo della sicurezza del Dipartimento delle Acque, Claude Mulvihill, intercetta l'investigatore e lo mette in guardia, facendogli lasciare un segno indelebile: uno dei suoi scagnozzi, un essere perfido dalla corporatura nanesca, gli infila un coltello affilato in una narice e gli taglia il naso. 
Ora che è al lavoro per la bellissima Evelyn, il lesionato Gittes indaga a fondo sulla morte di Hollis. Scopre così che il defunto era un tempo socio in affari del ricchissimo padre di Evelyn, il plutocrate Noah Cross. Questo Cross, il cui carattere è diabolico, si offre di raddoppiare la parcella di Gittes se troverà la presunta amante di Hollis, che nel frattempo è scomparsa. Gittes riceve una chiamata da una certa Ida Sessions, che si rivela essere proprio la donna fulva che si era spacciata per Evelyn. Lei si rifiuta di rivelare chi l'ha assunta, ma esorta l'uomo a controllare la sezione necrologi del Post-Record, un giornale letto soprattutto dai veci con già un piede nella fossa. I registri pubblici rivelano che gran parte della Northwest Valley ha recentemente cambiato proprietario. Gittes riconosce il nome di uno degli acquirenti dalla sezione necrologio; il quotidiano indica che il soggetto in questione era morto già da una settimana quando l'affare era stato concluso. Il detective ed Evelyn bluffano per entrare nella casa di riposo dove viveva l'acquirente e dove non è accettata la presenza di ebrei. Scoprono così che molti degli altri residenti sono anche acquirenti, ossia "teste di legno", sebbene siano così rincoglioniti da non esserne a conoscenza. Un membro sospettoso dello staff chiama Mulvihill, ma Gittes ed Evelyn sfuggono in fretta e furia a lui e ai suoi scagnozzi, nascondendosi nella villa di lei, dove giacciono insieme e fanno sesso. Lui le inietta dentro il materiale genetico e lei si copre pudicamente il seno con le mani. Più tardi quella stessa notte, Gittes segue Evelyn in una casa dove la vede mentre conforta la ragazza scomparsa, che è affetta da evidenti tare mentali. Affrontata, Evelyn afferma che la ragazza è sua sorella, Katherine. 
Una chiamata del corrotto e violento Escobar convoca Gittes all'appartamento di Ida; la donna è stata assassinata. Escobar rivela che Hollis aveva acqua salata nei polmoni, il che indica che non è annegato nel bacino idrico. Aggiunge che sospetta Evelyn dell'omicidio e ordina a Gittes di portarla subito a casa. Giunto dall'amante, Gittes recupera un paio di occhiali dal laghetto del giardino, che risulta essere pieno di acqua salata. Quindi Gittes affronta Evelyn a proposito di Katherine, che ora sostiene essere sua figlia. "È mia sorella. È mia figlia", dice, come in trance. Frustrato, l'uomo assesta ripetutamente a Evelyn fortissimi sganassoni, finché lei non crolla e rivela che Katherine è sia sua sorella che sua figlia; il padre della ragazza è proprio Noah Cross, che ha messo incinta Evelyn quando aveva 15 anni! La ragazza dice a Gittes che gli occhiali che ha trovato non appartenevano a Hollis. 
Gittes organizza la fuga delle due donne in Messico e ordina a Evelyn di incontrarlo a casa del suo maggiordomo cinese a Chinatown. Convoca l'incestuoso Noah Cross nella tenuta Mulwray, avendo dedotto che è stato lui a lasciar cadere gli occhiali quando ha annegato Hollis nello stagno. Noah Cross rivela di essere dietro sia alla carenza d'acqua che all'accaparramento di terreni nella Northwest Valley. Una volta che il terreno sarà suo, otterrà un contratto dalla città per costruire un gigantesco bacino idrico. Ha screditato e ucciso Hollis quando quest'ultima è stato sul punto di scoprire il piano. 
Gli eventi precipitano. Sotto la minaccia delle armi, Noah Cross e Mulvihill costringono Gittes a portarli a Chinatown, dove la polizia li sta aspettando. Escobar trattiene l'investigatore mentre il vecchio incestuoso cerca di reclamare Katherine per potersi accoppiare con lei! "Katherine! Io sono tuo nonno", le dice. Evelyn spara in un braccio al padre-nonno e cerca di scappare in auto con la fragilissima Katherine, ma la polizia apre il fuoco. Evelyn rimane uccisa da un proiettile che le fa esplodere il cervello da un occhio, in un bagno di sangue: crolla sul volante facendo suonare il clacson. Il demoniaco Cross porta via Katherine sconvolta e urlante, pregustando lo stupro, mentre Escobar ordina che Gittes venga rilasciato. Mentre Gittes, traumatizzato, viene condotto via dai suoi colleghi, uno di loro gli dice: "Lascia stare, Jake. È Chinatown". La folla di cinesi si disperde nella notte illune, simile a una muraglia di tenebra, come se tutte le stelle della galassia fossero all'improvviso scomparse. La strada piena di cartacce si svuota, mentre una musica struggente avvolge ogni cosa.  


Citazioni: 

"I politici, i monumenti e le puttane diventano tutti rispettabili se durano abbastanza."
("Politicians, ugly buildings, and whores all get respectable if they last long enough.")
Noah Cross

"Vede, signor Gittes, non capita a molti di dover affrontare il fatto che, in certi casi e in certi momenti, si è capaci di qualsiasi cosa." 
("You see, Mr. Gits, most people never have to face the fact that at the right time, the right place, they're capable of anything.")
Noah Cross

"Non ti piace parlare del passato, vero?"
("You d0n't like to talk about the past, do you?")
Evelyn Mulwray  

"Lascia stare, Jake. È Chinatown" 
("Forget it, Jake. It's Chinatown.")
Walsh

Dialoghi: 

Evelyn: "Mi dica, signor Gittes, cose così le capitano spesso?"
("Tell me, Mr. Gittes: Does this often happen to you?")
Gittes: "Perché?" 
("What's that?")
Evelyn: "Be', io giudico solo sulla base di un pomeriggio e di una sera, ma se questo è il modo in cui svolge il suo lavoro, direi che è fortunato se dura per un giorno intero."
("Well, I'm judging only on the basis of one afternoon and an evening, but, uh, if this is how you go about your work, I'd say you'd be lucky to, uh, get through a whole day.")
Gittes: "In realtà questo non mi capitava da parecchio tempo."
("Actually, this hasn't happened to me for a long time.")
Evelyn: "Quando l'ultima volta?"
("When was the last time?")
Gittes: "Perché vuole saperlo?"
("Why?")
Evelyn: "È una domanda innocente."
("It's an innocent question.")
Gittes: "A Chinatown."
("In Chinatown.")
Evelyn: "Cosa ci faceva là?" 
("What were you doing there?"
Gittes: "Lavoravo per l'Ispettore Distrettuale."
("Working for the District Attorney.")
Evelyn: "E che faceva?"
("Doing what?")
Gittes: "Il meno possibile." 
("As little as possible")
Evelyn: "L'Ispettore Distrettuale dava ai suoi uomini questo consiglio?"
("The District Attorney gives his men advice like that?")
Gittes: "Nel quartiere cinese sì."
("They do in Chinatown.")

Gittes: "Evelyn! Metti via quella pistola! Lascia che ci pensi la polizia!" 
("Evelyn, put that gun away. Let the police handle this.")
Evelyn: "È sua la polizia!"
("He owns the police!")


Recensione: 
Un film splendido e annichilente che riprende, nel pieno degli anni '70 dello scorso secolo, le atmosfere e le tematiche classiche del noir degli anni '40 e '50, impiegando nuovi mezzi ed elementi visivi. La narrazione è innervata di un profondo pessimismo cosmico, morale e umano, sotto un cielo in cui baluginano astri di cinismo, corruzione e perversità. I colori hanno qualcosa di strano anche nelle sequenze diurne, come se il sole fosse malato. Il protagonista è un anti-eroe, distrutto da un conflitto interiore e dal peso di un passato traumatizzante, che gravita intorno a una femme fatale fino al collasso e all'annientamento, come una falena che cozza contro una lanterna fino a bruciarsi le ali. Smarrimento e disincanto sono totali, assoluti: sembrano proprietà intrinseche della materia e dello spaziotempo! 

Memorabilia: 

Lo sfregio nasale del protagonista, reso con un realismo così perfetto che lo spettatore ha l'impressione di sentire l'odore del sangue rappreso misto al pus! Durante la visione del film, più volte mi sono toccato il naso, pensando di sentire col tatto la crosta sulla lesione. 

Una critica snob 

Leggendo la pagina dedicata al film di Polański nel sito di critica cinematografica Il Davinotti, ci si accorge che non sono numerosi i commenti entusiastici. Lo stesso Marcel M.J. Davinotti Jr., pur ammettendo che i personaggi sono degni di Raymond Chandler, considera la regia "farraginosa" e "lenta", sostanzialmente inefficace. Paragona la pellicola a un ambiente ricostruito con la massima accuratezza, ma privo di vita, freddo, citazionista. Tra gli utenti che sono intervenuti, prevale l'idea di ridurre Chinatown a un mero "esercizio di stile". Sono in totale disaccordo con questi giudizi artificiosi, schifiltosi, incapaci di cogliere il rifulgere del genio assoluto. Il perché dell'accoglienza tiepida è facilmente spiegabile. Il pubblico è rimasto sconvolto e terrorizzato dall'incesto!  



Il padre-nonno!

Il turpe vegliardo Noah Cross aveva ingravidato la figlia, generando una figlia-nipote di cui era sia padre che nonno. Poi concupiva anche questa figlia-nipote, gracilissima e ritardata. Avrebbe voluto possedere e ingravidare anche lei, per diventare un padre-bisnonno. E tutto in nome di Dio! 
Molti negli States fanno così. Prima leggono la Bibbia. Poi dicono: "Concupisco le mie figlie e le possiedo carnalmente, rendendole feconde. Se lo ha fatto Lot, posso farlo anch'io."  
In Italia la Bibbia non la legge nessuno. Se si andasse in giro a domandare alla gente chi era Lot, nessuno saprebbe rispondere. Credono tutti che la Bibbia sia "quella roba là di Don Matteo"

Antisemitismo furioso in California

In un momento particolarmente drammatico, Jake Gittes ed Evelyn si recano per indagare in una casa di riposo. Per non destare sospetti, l'investigatore finge di essere interessato a piazzare in quel ricovero suo padre, diventato demente e intrattabile - mentre la donna recita la parte di sua moglie. Così chiede al gestore: "Voi accettate persone di confessione ebraica?" Questi gli risponde: "Mi dispiace ma... non le accettiamo." A sua volta, Gittes dice, cercando con lo sguardo il sostegno di Evelyn: "Non si dispiaccia, neanche noi. Volevamo solo esserne sicuri. Vero, cara?"
La cosa non deve stupire. Anche se ai nostri giorni nessuno sembra saperlo, negli anni '30 l'antisemitismo negli Stati Uniti era rampante. La costa occidentale non faceva eccezione. Era molto comune che a persone di origine ebraica fosse vietato entrare in locali, club, associazioni, aree ricreative, alberghi, case di riposo e via discorrendo. Era pressante la richiesta di escludere gli ebrei dalla vita sociale, politica ed economica dell'America (Gilman, Katz, 1993). Imperava una demagogia che attribuiva la Grande Depressione alla "finanza giudaica", considerata padrona dell'amministrazione del Presidente Franklin Delano Roosevelt. Si riporta un aneddoto bizzarro. Groucho Marx voleva passare una serata in un country club della California, assieme alla giovane figlia. Gli dissero subito che non erano accettati soci ebrei e che la bambina non avrebbe potuto utilizzare la piscina. Groucho non si scompose e disse: "Mia figlia è ebrea solo per metà, può entrare in acqua fino alla cintola?" 
Un film non è soltanto un mucchietto di dettagli tecnici e registici: è soprattutto antropologia. Deve aiutare a capire il mondo. 


Inerzia poliziesca 

Il dialogo include le battute "Cosa ci faceva là?" (a Chinatown) / "Il meno possibile". Questo scambio di parole si basa su una conversazione realmente accaduta tra lo sceneggiatore Robert Towne e un agente della buoncostume che lavorava proprio nella Chinatown di Los Angeles. Il poliziotto spiegò che, a causa del complicato uso dei dialetti cinesi e delle numerose gang che operavano in quell'ambiente, la polizia non era sicura se le proprie azioni stessero effettivamente aiutando le vittime di reati o se piuttosto stessero aiutando meglio le gang a sfruttarle. Il regista ha attinto a piene mani da questo deprimente materiale, mostrando al pubblico una polizia paralizzata, incapace di ogni minima azione utile. Si ha l'idea di un Leviatano che si muove soltanto se ha un input di corruzione - e per giunta agendo in modo iniquo! 

Origini del titolo 

L'enigmatico titolo del film è una metafora della corruzione morale da parte di forze invisibili. Per tutto il film, il detective Gittes fa riferimento al suo periodo come agente di polizia a Chinatown, dove "non si capisce sempre cosa sta succedendo". A Hollywood, la celeberrima battuta finale, "Lascia perdere, Jake, è Chinatown", è diventata una specie di mantra per coloro che sono stati scottati o snobbati dall'industria dell'intrattenimento, con l'implicazione che è meglio "lasciar perdere" che farne un problema, perché è così che funziona la Settima Arte. 

Duplicati degradati! 

Il film ci mostra spesso immagini di due cose identiche, tranne per il fatto che una è difettosa: due orologi da tasca uno accanto all'altro, uno rotto. Un paio di occhiali, con una lente incrinata. Le narici di Gittes, una tagliata. Gittes ha rotto un fanale posteriore dell'auto di Evelyn. Ha perso una scarpa nel serbatoio. Evelyn ha un difetto in un'iride. Katherine sembra un duplicato di Evelyn, ma è il frutto di un incesto, piena zeppa di tare genetiche. L'elenco potrebbe continuare. Robert Towne ha sostenuto che tutto ciò non è stato intenzionale, dato che lui e Polański non hanno mai discusso l'uso di tali immagini come tema ricorrente. Non gli credo. 


Un singolare riferimento

Nel film A proposito di omicidi... (The Cheap Detective, 1978), una parodia poliziesca diretta da Robert Moore, c'è un personaggio nanesco e violento che somiglia moltissimo al cameo di Polański in Chinatown. A un certo punto, il detective Lou (interpretato da Peter Falk) gli dice, puntandogli una pistola: "Tu sei quello che si diverte a prendere a schiaffi le donne. Vediamo adesso se ti diverti quando quello che prende gli schiaffi sei tu!" Quindi lo costringe a prendersi a schiaffi da sé, e questo esegue l'ordine, finché non crolla. Il punto è che nel film tale personaggio non aveva mai preso a schiaffi nessuna: la scena mi è sempre parsa qualcosa di incongruo e incomprensibile. Ora ho capito. È possibile che la scena degli schiaffi assestati da Nicholson alla Dunaway in Chinatown fosse considerata una trovata di Polański, concepita con deliberata malvagità. Così Robert Moore ha espresso il suo sdegno e si è mostrato come una specie di "vendicatore".

Curiosità varie 

La Chinatown originale di Los Angeles fu demolita tra il 1933 e il 1936 per far posto alla Union Station. L'attuale Chinatown, situata a pochi isolati di distanza, aprì nel 1938. Quindi l'unica volta in cui Los Angeles non ebbe una Chinatown ufficiale fu il 1937, proprio l'anno in cui è ambientato questo film.

Roman Polański ha affermato che, nel restare fedele alla tradizione dei romanzi polizieschi di Raymond Chandler, ha girato l'intero film dal punto di vista del personaggio principale.

Dopo diverse riprese che non sembravano mai andare a buon fine, Faye Dunaway diede in escandescenza e chiese a Jack Nicholson di schiaffeggiarla sul serio. Così l'attore le assestò una serie di sganassoni e si sentì profondamente in colpa. Questo nonostante fosse stata proprio la Dunaway a prendere la decisione: era una donna molto morbosa, attratta dagli uomini violenti. La scena della raffica di sberle riuscì così bene che il regista ne fu entusiasta e decise di includerla nel film. Ai nostri tempi, col politically correct imperante, non sarebbe più possibile girarne una simile. 

All'epoca delle riprese, Jack Nicholson aveva appena iniziato la sua lunga relazione con Anjelica Huston. Questo rendeva le scene con il padre di lei, John Huston, piuttosto imbarazzanti.  Sì, perché il ruolo del vecio era quello del porco incestuoso. L'unica volta che Anjelica fu sul set, stavano girando la scena in cui Noah Cross interroga il personaggio di Nicholson con fare inquisitorio per accertarsi se va a letto con la figlia: "E anche ci dorme insieme? Su andiamo, signor Gittes, per ricordarselo non dovrà pensarci sopra, no?" Sì, perché in quel paese di sani principi religiosi che è l'America, un padre ha il diritto di essere geloso se la figlia gli mette le corna con un estraneo! 

Faye Dunaway e Roman Polański erano famosi per i loro furibondi litigi sul set. Durante le riprese, il regista le strappò alcune ciocche di capelli. In un'altra occasione, quando lei gli chiese quale fosse la motivazione del suo personaggio, lui esplose: "Di' solo quelle fottute parole, il tuo stipendio è la tua motivazione!" 
Ci furono anche momenti più drammatici. La Dunaway doveva orinare, ma Polański voleva girare a tutti i costi una scena e non le permetteva di liberarsi la vescica. Lei allora orinò in una tazza e gli gettò il contenuto sulla faccia. Difficile comprendere per quale motivo il regista si accanisse su una creatura così bella e sensuale. 

Nella sceneggiatura originale di Robert Towne, il malvagio Noah Cross muore e la sua eroica figlia Evelyn Mulwray sopravvive. Il regista rifiutò questo finale. Riteneva che non ci fosse nulla di speciale nei thriller in cui i buoni trionfano e che il film avesse bisogno di un finale tragico per distinguersi. In realtà lo fece per odio verso l'attrice.  

Il nome dell'ingegnere idrico ed energetico Hollis Mulwray è probabilmente un gioco di parole sul nome del capo realmente esistito del Dipartimento Idrico ed Energetico di Los Angeles, William Mulholland (1855 - 1935). Uomo ossessionato da una sfida ingegneristica di proporzioni epiche, Mulholland portò il fiume Owens a Los Angeles, trasformando la Owens Valley, precedentemente rigogliosa, in un vero e proprio deserto, attraverso una combinazione di determinazione e inganno.

Nel film si fa ripetutamente riferimento a una diga rotta che causò un disastro a Los Angeles. Questa sotto-trama è vagamente basata sul crollo della diga di St. Francis il 12 marzo 1928. La diga fu progettata e costruita tra il 1924 e il 1926 dal Bureau of Water Works and Supply, concepita come grande bacino di regolazione e stoccaggio per l'acquedotto di Los Angeles. A causa delle fondamenta difettose e di una serie di difetti di progettazione, subito dopo il suo completamento si verificarono crepe da contrazione e una piccola quantità di infiltrazioni. Nonostante una serie di riparazioni negli anni successivi, la diga si ruppe in diversi pezzi di grandi dimensioni nel marzo del 1928. L'alluvione che ne derivò causò un blackout a Los Angeles, nella San Fernando Valley e nella valle del fiume Santa Clara, danneggiando gravemente le città di Fillmore, Bardsdale e Santa Paula. Uccise 431 persone. L'ingegnere capo William Mulholland fu ritenuto responsabile del disastro, perché aveva notato diversi difetti nella diga, ma li aveva definiti irrilevanti. Aveva anche rinviato le riparazioni necessarie ore prima del cedimento della diga. Mulholland fu costretto a ritirarsi e a trascorrere il resto della sua vita da recluso.

Etimologia del cognome Gittes

Il cognome Gittes (pronuncia /'gɪtɪz/) è principalmente di origine ebraica ashkenazita dell'Europa orientale (Polonia, Ucraina), e deriva dalla parola yiddish giter, git "buono", "piacevole". In origine doveva essere un soprannome del capostipite. È possibile che in Gittes siano confluite altre etimologie, di origine tedesca, formatesi da un nome topografico designante qualcuno che viveva vicino a una barriera (medio alto tedesco gitter "cancello", "barriera", "ringhiera") o da un nome abitativo derivato dal toponimo Gitter, vicino a Brunswick. 
Nota: 
Il vegliardo incestuoso pronuncia in modo ortografico il cognome come /gɪts/, così l'investigatore lo corregge. Questa pronuncia errata da parte del demoniaco Cross non era prevista nella sceneggiatura. 

Etimologia del cognome Mulwray

Il cognome Mulwray (con varianti come Mulray) è di origine irlandese, radicato soprattutto nella provincia del Connacht. È una forma anglicizzata del gaelico Ó Maolruaidh, che si traduce in "discendente di Maolruadh" ("Capitano dai capelli rossi"), o talvolta di Ó Maolmhuire ("Devoto di Maria"). Storicamente, questo cognome è associato alla nobiltà irlandese cattolica, con documenti rinvenuti nel Regno Unito nel 1860.