I vincisgrassi sono una specialità marchigiana di pasta al forno, simile alle lasagne. Il piatto è costituito da sfoglie di pasta all'uovo farcite con un ragù ricco di rigaglie di pollo e di frattaglie. Ricordo di aver sentito parlare in una trasmissione televisiva dell'uso di cervella di vitello nella preparazione. Non ho comunque potuto trovarne conferma. In epoca moderna, si ha la disdicevole tendenza ad abolire questo tipo di ingredienti, a causa della diffusione di un sentire schifiltoso tra la popolazione. Nel corso degli anni mi sono fatto questa idea: i più giovani sono caratterizzati da due cose, la dimestichezza con i codici di autenticazione e il ribrezzo verso le frattaglie.
Il celeberrimo Vocabolario Treccani, stando come sempre sul vago, classifica la parola vincisgrassi come "di incerta origine".
Nome del piatto: vincisgrassi
Varianti: vincesgrassi
Varianti obsolete: pincisgrassi, princisgrassi,
princisgras, princisglasses
Etimologia tradizionale:
Il nome della preparazione culinaria avrebbe tratto la sua origine dal generale austriaco Alfred von Windisch-Graetz (traslitterazioni alternative: Windisch-Grätz, Windischgrätz), nato a Bruxelles nel 1787 da famiglia originaria della Stiria e morto a Vienna nel 1862. Il militare si distinse combattendo strenuamente contro Napoleone. Nel 1833 fu nominato Feldmaresciallo. Una leggenda popolare narra che quando fu nelle Marche, in occasione dell'occupazione di Ancona, gustò a tal punto le ricche lasagne che le chiamarono col suo cognome, pronunciandolo come potevano. Il nome di Windisch-Graetz viene menzionato per la prima volta in relazione all'origine del vincisgrassi nel 1927, in un'opera del cuoco marchigiano Cesare Tirabasso, "La guida in cucina".
Il nome della preparazione culinaria avrebbe tratto la sua origine dal generale austriaco Alfred von Windisch-Graetz (traslitterazioni alternative: Windisch-Grätz, Windischgrätz), nato a Bruxelles nel 1787 da famiglia originaria della Stiria e morto a Vienna nel 1862. Il militare si distinse combattendo strenuamente contro Napoleone. Nel 1833 fu nominato Feldmaresciallo. Una leggenda popolare narra che quando fu nelle Marche, in occasione dell'occupazione di Ancona, gustò a tal punto le ricche lasagne che le chiamarono col suo cognome, pronunciandolo come potevano. Il nome di Windisch-Graetz viene menzionato per la prima volta in relazione all'origine del vincisgrassi nel 1927, in un'opera del cuoco marchigiano Cesare Tirabasso, "La guida in cucina".
Altre proposte etimologiche:
Il nome originale della preparazione culinaria sarebbe stato princisgrassi, derivato da "principe grasso", con riferimento al fatto che era un piatto particolarmente pingue e adatto a un giovane nobile.
Il piatto esisteva già prima che lo assaggi che lo mangiasse il militare austriaco. Nella narrazione tradizionale sembra che siano emerse significative incongruenze, tanto da dedursi la sua natura anacronistica, inventata ex post. L'assedio di Ancona avvenne nel 1799 e Windisch-Graetz avrebbe avuto soltanto 12 anni: molto difficile che vi abbia partecipato. Poi è stato chiarito che l'assedio a cui è fatto riferimento deve essere giocoforza quello avvenuto cinquant'anni dopo, nel 1849 (Lucchesi, 2015).
Le varianti formate a partire da princis-, riduzione di "principe", sono anche le più antiche. Nel ricettario di Antonio Nebbia "Il Cuoco Maceratese", la cui prima edizione risale al 1779, compaiono ben tre menzioni:
i) un "Piatto d'uova in Princisgras",
ii) una "salsa per il Princisgras",
iii) le "lasagne di princisgras".
Si capisce che il coriaceo Alfred von Windisch-Graetz non poteva aver dato il nome al piatto prima ancora di nascere!
La trafila dovrebbe essere questa:
principe grasso > *princisgrasso >
> princisgrassi > pincisgrassi > *fincinsgrassi >
> vincisgrassi
> princisgrassi > pincisgrassi > *fincinsgrassi >
> vincisgrassi
1) passaggio da *princisgrasso a princisgrassi:
Il nome del piatto viene considerato un plurale/collettivo;
Il nome del piatto viene considerato un plurale/collettivo;
2) passaggio da princisgrassi a pincisgrassi:
Si ha dissimilazione, perché la presenza di due gruppi consonantici con una rotica, ossia pr- e -gr-, è considerata di pronuncia difficile, così si semplifica pr- in p-;
Si ha dissimilazione, perché la presenza di due gruppi consonantici con una rotica, ossia pr- e -gr-, è considerata di pronuncia difficile, così si semplifica pr- in p-;
3) passaggio da pincisgrassi a vincisgrassi:
Si ha lenizione. La consonante occlusiva p- iniziale diventa una fricativa *f-, poi si sonorizza in v-.
La variante princisglasses è in assoluto la più antica, risalendo addirittura al XVIII secolo. In un trattato di grastronomia umbra, compare una ricetta di un "Piatto d'uova in Princisglasses", corredata di una singolare nota a piè di pagina: "alla Principe di Galles" (Pezzella, 1985). Quindi ci aspetteremmo *princisgalles. La ricetta è la stessa presa poi dal sopracitato Antonio Nebbia. Trovo che il riferimento al Galles sia un'etimologia popolare dell'epoca. In realtà questo princisglasses non è in alcun modo separabile da princisgras. La sua formazione mostra due fenomeni notevoli.
i) La dissimilazione dei due gruppi consonantici con una rotica, ossia pr- e -gr-, avviene mutando -gr- in -gl-. Si produce una liguida.
ii) Si ha uno pseudo-plurale sigmatico in -es, per rendere la parola più prestigiosa, attribuendole un'origine straniera non meglio precisata, forse francese. Se fosse un francesismo, questa terminazione in -es sarebbe soltanto grafica e si capirebbe come mai manca nella variante princisgras, che sarebbe una trascrizione meno "dotta".
Una contrazione estrema:
Un'opera anonima risalente al 1891, "Il cuoco perfetto marchigiano", riporta due varianti sorprendenti: misgras e visgras. La prima si trova nella ricetta del "Gattò di lasagne alla Misgras". Si tratta chiaramente della stessa parola, checché ne dicano gli etimologi popolari.
Questa è la trafila:
Questa è la trafila:
a) contrazione:
vincisgrassi > *vinsgras > visgras
b) nasalizzazione:
b) nasalizzazione:
visgras > misgras
Nota:
Nota:
Il fenomeno è simile a quello che ha portato funghi a diventare munghi nel linguaggio colloquiale in diverse parti del Piemonte (fenomeno già segnalato dal Biondelli).
La ricetta di Antonio Nebbia
"Prendete una mezza libra de persciutto, facetelo a dadi piccoli, con quattr'once di tartufari fettati fini; da poi prendete una foglietta e mezza di latte, stemperatelo in una cazzarola con tre once di farina, mettelo in un fornello mettendoci del persciutto, e tartufari, maneggiando sempre fino a tanto che comincia a bollire, e deve bollire per mezz'ora; da poi vi metterete mezza libra di pana fresca, mescolando ogni cosa per farla unire insieme; da poi fate una perla di tagliolini con dentro due ovi e quattro rossi; stendetela non tanto fina e tagliatela ad uso di mostaccioli di Napoli, non tanto larghi; cuoceteli con la metà di brodo e la metà di acqua, aggiustati con sale; prendete il piatto che dovete mandare in tavola: potete fare intorno al detto piatto un bordo di pasta a frigè per ritenere in esso piatto la salsa, acciocché non dia fuori quando lo metterete nel forno, mentre gli va fatto prendere un poco di brulì; cotte che avrete le lasagne, cavatele ed incasciatele con formaggio parmiggiano e le andrete aggiustando nel piatto sopraddetto, con un solaro de salsa, butirro e formaggio e l'altro de lasagne slargate, e messe in piano, e così andrete facendo per fino che avrete terminato di empire detto piatto; bisogna avvertire che al di sopra deve terminare la salsa con butirro e formaggio parmiggiano e terminato, mettetelo in forno per fargli fare il suo brulì."
Glossario:
acciocché "affinché"
brulì "crosta superficiale"
(dal francese brûlé "bruciato")
(dal francese brûlé "bruciato")
butirro "burro"
cavatele "toglietele"
cazzarola "casseruola"
empire "riempire"
facetelo "fatelo"
fettati "affettati"
fina "fine" (agg.)
fino a tanto "fintanto"
incasciatele "conditele con formaggio"
(da cascio "cacio, formaggio")
lasagne slargate "lasagne allargate"
ovi "uova"
mettelo "mettetelo"
(è una forma aplologica)
(è una forma aplologica)
mostaccioli di Napoli "dolci simili a ravioli"
(di cui viene imitata la forma di rombo)
parmiggiano "parmigiano"
parmiggiano "parmigiano"
pasta a frigè, rivestimento o striscia di pasta,
che serviva a contenere la salsa e gli strati di sfoglia
che serviva a contenere la salsa e gli strati di sfoglia
per fino che avrete "finché avrete"
persciutto "prosciutto"
rossi "tuorli"
solaro, un'unità di misura caduta in disuso
tartufari "tartufi"





