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domenica 24 marzo 2024

 
PROFONDO ROSSO 
 
Lingua originale: Italiano, inglese 
Lingue frammentarie: Ebraico
Paese di produzione: Italia 
Titolo in inglese: Deep Red
Anno: 1975
Durata: 127 min
Rapporto: 2,35:1
Genere: Orrore, thriller, giallo 
Regia: Dario Argento
Soggetto: Dario Argento, Bernardino Zapponi 
Tematiche: Infanzia deviata, sadismo  
Sceneggiatura: Dario Argento, Bernardino Zapponi
Produttore: Salvatore Argento, Angelo Iacono
Produttore esecutivo: Claudio Argento
Casa di produzione: Rizzoli Film, Seda Spettacoli
Distribuzione in italiano: Cineriz
Fotografia: Luigi Kuveiller
Montaggio: Franco Fraticelli
Effetti speciali: Germano Natali, Carlo Rambaldi
Musiche: Giorgio Gaslini, Goblin
Scenografia: Giuseppe Bassan
Costumi: Elena Mannini
Trucco: Giuliano Laurenti, Giovanni Morosi 
Arredatore di scena: Armando Mannini 
Manager di produzione: Angelo Iacono 
Assistente alla regia: Stefano Rolla 
Reparto sonoro: Nick Alexander, Mario Faraoni
Controfigure: Giorgio Ricci 
Camera a mano: Ubaldo Terzano
Assistente operatore: Antonio Annunziata, Antonio Tonti 
Continuità: Vivalda Vigorelli
Interpreti e personaggi:
    David Hemmings: Marcus Daly (1)
    Daria Nicolodi: Gianna Brezzi
    Gabriele Lavia: Carlo
    Macha Méril: Helga Ulmann
    Eros Pagni: Commissario Calcabrini
    Giuliana Calandra: Amanda Righetti
    Glauco Mauri: Professor Giordani
    Clara Calamai: Madre di Carlo
    Geraldine Hooper: Massimo Ricci (2)
    Furio Meniconi: Rodi
    Nicoletta Elmi: Olga, la bambina fulva sadica
    Liana Del Balzo: Elvira
    Piero Mazzinghi: Signor Bardi
    Jacopo Mariani: Carlo da bambino
    Salvatore Baccaro: Fruttivendolo
    Salvatore Puntillo: Poliziotto 
    Fulvio Mingozzi: Agente Mingozzi 
    Bruno Di Lula: Uomo preoccupato in bagno 
    Gianni Di Segni: Rabbino 
    Attilio Dottesio: Fiorista 
    Tom Felleghy: Chirurgo 
    Lorenzo Gobello: Spettatore al teatro 
    Tullio Lutrario: Spettatore al teatro 
    Glauco Onorato (ruolo non attribuibile)
    Pietro Oro: Spettatore al teatro; tipografo
    Mario Pascucci: Bibliotecario
    Simone Santo: Fiorista 
    Giordana Serra: Spettatrice al teatro
    Franco Vaccaro: Pietro Valgoi
(1) Spesso citato dalla critica come "Marc" o "Mark"
(2) Una donna interpreta l'amante omosessuale di Carlo.
Doppiatori originali:
    Gino La Monica: Marcus Daly
    Isa Bellini: Madre di Carlo
    Renato Cortesi: Massimo Ricci
    Corrado Gaipa: Rodi
    Emanuela Rossi: Olga, la bambina fulva sadica
    Wanda Tettoni: Elvira 
Titoli obsoleti: 
    La tigre dai denti a sciabola 
    Chipsiomega
Titoli in altre lingue: 
    Tedesco: Rosso - Die Farbe des Todes 
    Francese: Les Frissons de l'angoisse 
    Spagnolo: Rojo oscuro 
    Portoghese (Portogallo): O Mistério da Casa Assombrada 
    Portoghese (Brasile): Prelúdio Para Matar 
    Olandese: Bloedlink 
    Polacco: Głęboka czerwień 
    Russo: Кроваво-красное 
    Serbo: Tamno crveno   
    Lituano: Sodriai raudona 
    Lettone: Dziļi sarkans  
    Estone: Tumepunane 
    Ungherese: Mélyvörös 
    Finlandese: Verenpunainen kauhu 
    Greco (moderno): Βαθύ κόκκινο 
    Turco: Derin Kırmızı 
    Giapponese: 
Budget: Non documentato
Box office (Italia): 3,7 miliardi di lire italiane 
Box office (USA): 629.903 dollari US
Box office: 2,9 milioni di dollari US

Colonna sonora: 
 1. Profondo Rosso (4:56)
 2. Death Dies (4:42)
 3. Mad Puppet (5:50)
 4. Wild Session (4:59)
 5. Deep Shadows (5:46)
 6. School at Night (2:05)
 7. Gianna (1:52)

Trama: 
Anno del Signore 1956. Durante le feste natalizie in una casa di famiglia, una figura invisibile ne accoltella a morte un'altra. La lama insanguinata cade a terra ai piedi di un bambino.
Vent'anni dopo, a Roma, il professor Giordani presiede un convegno di parapsicologia con la medium Helga Ulmann. Helga è improvvisamente sopraffatta dai pensieri "contorti, perversi e omicidi" di qualcuno tra il pubblico. Parlando più tardi con Giordani, la donna afferma di credere di poter identificare questa persona, ignara che qualcuno la stia ascoltando dall'ombra.
Più tardi quella stessa notte, una figura in guanti neri invade l'appartamento di Helga e la uccide con una mannaia. Il pianista jazz inglese Marcus Daly assiste all'omicidio dalla finestra mentre passa e si precipita nell'appartamento, trovando il cadavere mutilato. Dopo l'arrivo della polizia, in Marcus si fa strada la netta sensazione che uno dei dipinti dell'appartamento sia scomparso, anche se non riesce a individuare con precisione quale. 
I media identificano Marcus come testimone oculare e mostrano la foto scattata dalla giornalista Gianna Brezzi. La mattina dopo, Marcus si reca a casa del suo amico Carlo, un alcolizzato, ma trova solo la sua eccentrica madre, Martha, che sembra dimostrargli un certo interesse. Quella stessa notte, l'assassino fa ascoltare la registrazione di una canzone per bambini fuori dalla porta di casa di Marcus, che riesce a chiudere la porta evitando l'ingresso dell'intruso; sente tuttavia il roco sussurro: "Prima o poi ti ucciderò". Gianna si sente in colpa per aver messo in pericolo Marcus scattandogli una foto, così inizia ad aiutarlo nelle indagini. 
Marcus racconta l'accaduto a Giordani, che ha incontrato al funerale di Helga. Giordani, notando che anche la sensitiva aveva accennato di aver sentito una canzone infantile durante la sua visione, si ricorda di un libro di folklore moderno che descrive una casa infestata non distante, dove a volte si sente una canzone infantile. Marcus trova il libro di folklore in biblioteca. Preso da un moto di teppismo, strappa una pagina con una foto della casa e progetta di saperne di più andando a trovare l'autrice del volume, Amanda Righetti. Tuttavia, l'assassino, che ha tenuto d'occhio Marcus, aggredisce Amanda e la annega atrocemente nell'acqua bollente prima che Marcus arrivi. 
Marcus usa la foto per trovare l'enorme casa abbandonata. Sotto il cartongesso scopre un inquietante murale: un bambino che tiene in mano un coltello insanguinato sopra un cadavere. Dopo che se ne va, un pezzo di cartongesso si stacca, rivelando un'altra figura nel disegno. Nel frattempo, Giordani, che ha aiutato Marcus nelle indagini, viene ucciso dall'assassino dopo essere stato attaccato da una grande bambola meccanizzata. 
Continuando la sua ricerca nella casa abbandonata, Marcus trova una stanza murata. Al centro del pavimento polveroso giace un cadavere mummificato. Marcus viene colpito da qualcuno, e indietreggia inorridito fino a perdere i sensi. Si risveglia fuori dalla casa, che sta bruciando. A questo punto appare Gianna, che gli spiega di aver ricevuto il suo messaggio riguardo all'indagine sulla casa e di essere arrivata in tempo per salvarlo. Marcus e Gianna aspettano la polizia nella casa del custode, la cui figlia fulva ha disegnato un'immagine identica al murale nascosto che Marcus ha trovato nella casa. La ragazza dai capelli rossi gli dice di aver visto il disegno negli archivi della scuola locale. 
Marcus e Gianna si recano immediatamente a scuola e trovano il disegno, che si rivela essere opera di Carlo, un amico d'infanzia. Gianna esce per chiamare la polizia e incontra Carlo, che la accoltella. Inseguito da Marcus e dalla polizia, Carlo corre in una strada buia e viene investito da un camion della spazzatura, che gli impiglia i vestiti e lo trascina finché un'auto in arrivo non gli passa sopra la testa. Gianna viene ricoverata in ospedale e sopravvive all'accoltellamento. 
Marcus ricorda che la notte dell'omicidio di Helga incontrò un Carlo completamente ubriaco che proveniva da una direzione diversa da quella dell'omicidio. Carlo non poteva quindi essere l'assassino. Tornato all'appartamento di Helga, Marcus ha un'illuminazione: il presunto quadro che aveva visto la notte dell'omicidio, e che in seguito non era più riuscito a trovare, era in realtà il riflesso dell'assassino in uno specchio. Mentre Marcus si rende conto di aver visto Martha, la madre di Carlo, lei gli appare alle spalle con una mannaia. Martha spiega che, dopo che il marito aveva minacciato di farla internare di nuovo in un manicomio, lo aveva ucciso a coltellate davanti al giovane Carlo. Aveva poi murato la stanza in cui si trovava il cadavere. Carlo, segnato dal trauma, da ragazzo aveva disegnato in modo compulsivo la scena del crimine; da adulto aveva cercato di reprimere il ricordo dell'omicidio tracannando immense quantità di alcol: aveva così aggredito Marcus e Gianna per proteggere la madre assassina dalle loro indagini.
Martha aggredisce Marcus e lo ferisce con la mannaia, ma la sua collana si impiglia nelle sbarre dell'ascensore. Marcus preme il tasto e l'ascensore scende, decapitando la donna. 

 
Recensione: 
Questa pellicola è il capolavoro assoluto del giallo-thriller italiano, sintesi perfetta tra estetica macabra, suspense e colpi di scena. Il regista crea un incubo visivo barocco, dove la realtà si fonde con il subconscio, utilizzando dettagli macabri e giochi di specchi per disorientare lo spettatore. Trasforma la macchina da presa in un occhio inquietante. L'uso frequente della soggettiva fa vedere il mondo con gli occhi del killer, creando confusione tra il pubblico e l'omicida. Le musiche prog-rock dei Goblin, martellanti e incalzanti, diventano parte integrante della tensione, che viene amplificata in modo quasi insopportabile. Il film è ricco di indizi nascosti, che il pubblico spesso rimuove, rendendo necessaria almeno una seconda visione. È il film della maturità per Argento, capace di mescolare enigmi logici con una messa in scena barocca e sanguinosa che ha ridefinito il genere slasher. Questo labirinto visivo e sonoro è invecchiato bene: nei decenni non ha perso un briciolo della sua forza disturbante. 
Quando il film uscì, avevo 9 anni. La prima volta che lo vidi, avvenne in stato di sonnambulismo. Era un'epoca pre-tecnologica, la Rete non esisteva. In casa c'era una sola televisione. A mia madre (RIP), Dario Argento non piaceva - più che altro per sentito dire. Temeva che, se avessi visto film horror, sarei cresciuto "pauroso", come diceva, ossia "pieno di paure". Una notte mi alzai mentre i miei genitori dormivano e guardai il film senza che me ne restasse memoria alcuna - finché non lo vidi molti anni dopo ed ebbi fortissimi déjà vu, dal primo istante della pellicola all'ultimo. Fui così assolutamente certo che lo avevo già visto in uno stato di incoscienza soltanto apparente. 


Gli archetipi e l'intuizione finale

In Profondo Rosso, Argento compie un’operazione magistrale: riveste una struttura da giallo moderno con una pelle fatta di archetipi universali, quelli che Carl Jung definirebbe come immagini primordiali che risiedono nel nostro inconscio collettivo. Il film non è solo una caccia all'assassino, ma una vera e propria discesa agli Inferi, ossia una catabasi. Sotto la superficie agiscono forze potenti, spaventose. 
L'archetipo centrale è la Grande Madre o Madre Terribile (Mater Terribilis). Solitamente simbolo di nutrimento e vita, la figura materna qui appare nella sua manifestazione divoratrice, che annienta e castra. L'assassino non riesce a svincolarsi dall'ombra materna, restando prigioniero di un grembo che è diventato una prigione di follia.  
La villa del bambino urlante, con i suoi bui corridoi labirintici e i segreti murati, è una rappresentazione fisica dell'archetipo della Casa-Utero: un luogo che dovrebbe proteggere e che invece soffoca e uccide. 
L'assassino incarna l'archetipo del Fanciullo Eterno (Puer Aeternus), un essere involuto che si rifiuta di crescere, essendo rimasto fissato in un'età infantile, larvale. L'uso della canzoncina infantile non è solo un vezzo horror; è il segnale che l'archetipo del Puer è stato corrotto. Il gioco diventa morte perché il bambino non ha mai imparato il confine tra sé e l'altro. 
Marcus rappresenta l'archetipo dell'Investigatore-Cercatore, ma la sua ricerca è speculare a quella dell'assassino. L'assassino è l'Ombra di Marcus, quasi un suo Doppelgänger: rappresenta ciò che Marcus non vuole vedere (letteralmente, nel caso dello specchio). Più Marcus si addentra nel mistero, più entra in contatto con la propria fragilità e con l'irrazionale, perdendo così la sua identità di musicista logico e sicuro di sé. 
In molti miti c'è una figura che detiene la Conoscenza, ad esempio un indovino o un saggio. In Profondo Rosso, questo ruolo spetta alla sensitiva Helga Ulmann, dotata di poteri telepatici. Tuttavia, nell'universo di Argento la saggezza non salva: la sensitiva viene infatti eliminata proprio perché "vede troppo". Questo suggerisce un archetipo tragico: la conoscenza della verità come una condanna a morte
Gli archetipi sono rafforzati da uno schema simbolico basato sui Quattro Elementi
- Fuoco: Il calore del sangue e la passione distruttiva.
- Acqua: Le fontane della piazza notturna, che sono i simboli di una purificazione impossibile.
- Terra: Le mura della villa che nascondono i cadaveri.
- Aria: Il soffio del vento e i sussurri che perseguitano i protagonisti.
Il film è strutturato come un rito d'iniziazione fallito. Marcus cerca di risolvere l'enigma per diventare "adulto e consapevole", ma alla fine si ritrova davanti a uno specchio di sangue, traumatizzato quanto l'assassino che ha appena sconfitto.


La bambina fulva sadica 

Olga cattura le lucertole e le dilania, le strazia, le infilza con uno spillo, godendo di ogni loro attimo di agonia! Per questa sua "abitudine voluttuaria", desta le ire dell'anziano padre, che non esita a prenderla a schiaffi, Inutilmente. 
La bambina non parla molto, comunica attraverso l'azione violenta. Questo stabilisce un legame sottile con la follia dell'assassino: entrambi usano la sofferenza altrui per affermare la propria esistenza in un mondo che sembra non comprenderli o isolarli. La reazione di Marcus di fronte al rettile trafitto è di disagio, quasi di impotenza, e sottolinea ancora una volta come lui sia un osservatore che non riesce mai a intervenire in tempo per fermare l'orrore. 
Già nell'antichità esisteva l'immagine della lucertola seviziata con un ago: è noto il mito ellenico di Apollo Sauroctono ("Uccisore della lucertola"). L'opera scultorea originale di Prassitele mostra il dio, giovane e quasi femmineo, nell'atto di colpire una lucertola che si arrampica su un tronco. Questa immagine classica si riflette e si distorce nel film di Argento. Nell'iconografia greca, Apollo non uccide la lucertola per odio, ma quasi per un gioco divino, con un distacco che rasenta l'indifferenza. In Profondo Rosso, la bambina agisce con la stessa freddezza divina, essendo però mossa dal demonismo interiore: non c'è rabbia nel suo gesto, ma i suoi occhi irradiano una luce di sadismo assoluto. Questo trasforma l'atto di annientamento della vittima da semplice "monelleria" a una manifestazione di un tremendo potere ancestrale, amorale e ctonio. Apollo è spesso rappresentato come un dio dai tratti efebici, a metà tra il maschile e il femminile. Argento gioca costantemente con l'ambiguità di genere - basti pensare all'identità dell'assassino o al rapporto tra Marcus e Gianna. La bambina, che ricalca il gesto di Apollo, riafferma in qualche modo questa confusione: un'entità piccola e apparentemente fragile che possiede la spietatezza di un carnefice. Nella simbologia antica, la lucertola è legata alla terra e alla rigenerazione (si pensi alla coda che ricresce). Ucciderla trafiggendola significa bloccare il flusso della vita, immobilizzare il divenire. Nel film di Argento, questo simboleggia il tema del trauma congelato: l'assassino è rimasto infilzato in un momento del passato, quello dell'omicidio del padre, così non può più evolversi. Come la lucertola infilzata da Olga, l'anima del killer è inchiodata a un singolo istante di violenza, che lo pietrifica per l'Eternità.
Crescendo, l'attrice Nicoletta Elmi è diventata una donna bellissima, estremamente affascinante. Ha gli occhi di ghiaccio e uno sguardo inquietante. Me la immagino come una Domina, in abiti di cuoio e borchie, nell'atto di sottomettere e umiliare un amante-succube. Peccato che la sua carriera nella Settima Arte sia finita anzitempo nel 1985: a quanto pare si è messa a lavorare come logopedista e ha adottato tre bambini colombiani. 
Ebbene sì. La grossa lucertola verde è stata davvero pugnalata con uno spillo e lasciata lì a contorcersi con le interiora bucate, finché non è spirata nel modo più penoso, consegnandosi alle Forze della Putrefazione. In seguito, Dario Argento ha affermato di essersi pentito amaramente di aver girato quella scena. Va detto che all'epoca non era affatto diffusa la sensibilità nei confronti degli animali, che finivano spesso seviziati per pura animosità. 


La bambola grottesca

La sequenza dell'orrida bambola di porcellana mossa da un meccanismo è un unicum nel cinema di genere dell'epoca, a livello mondiale, e rappresenta uno dei momenti più puramente perturbanti ("Uncanny") dell'intera storia della Settima Arte. Non è soltanto un salto sulla sedia, ma un vero e proprio corto circuito logico e visivo! L'apparizione dell'automa che ride, prima della morte del professor Giordani, è inconsueta per diversi motivi che toccano vette di sadismo e tecnica cinematografica altissime. 
Secondo la definizione di Sigmund Freud, il perturbante è qualcosa di familiare che improvvisamente diventa estraneo e minaccioso. Una bambola di porcellana dovrebbe evocare infanzia, gioco e rassicurazione. Argento la trasforma in un mostruoso messaggero di morte. Il fatto che si muova con scatti meccanici, rigidi, che rida con un suono metallico e distorto, rompe la barriera tra l'animato e l'inanimato. È un cadavere meccanico che simula la vita. In quella scena si ha l'Eclissi dell'Assassino. Infatti l'assassino scompare dietro l'oggetto. Non è il killer a spaventare, ma il suo "prolungamento" giocattolo. Simbolicamente, la bambola è il sostituto del figlio. Rappresenta la fissazione infantile della madre (Martha) che usa un simulacro di bambino per terrorizzare la sua vittima prima di colpirla. L'automa è privo di anima, esattamente come l'assassino è privo di empatia. È un guscio vuoto che esegue un programma di crudeltà. 
La stranezza della scena deriva anche da una precisa scelta tecnica di Argento. Per rendere i movimenti della bambola così innaturali e inquietanti, il regista fece costruire un automa a grandezza naturale da Carlo Rambaldi. Il vero tocco di genio fu far muovere la bambola molto velocemente e poi rallentare la pellicola in montaggio, o viceversa, creando quell'effetto di "moto a scatti" che sembra sfidare le leggi della fisica. Questo genera nello spettatore un senso di nausea cinetica: il cervello capisce che c'è qualcosa che non va nel movimento. 
Il suono della risata della bambola è sovrapponibile alla canzoncina infantile che precede i delitti. È una risata di scherno verso la logica scientifica del professor Giordani. Giordani rappresenta la ragione, la scienza, la deduzione: è l'incarnazione di un costrutto galileiano e cartesiano. La bambola rappresenta invece l'irrazionale, il grottesco, l'incubo che entra in ufficio. Infilzare Giordani (un altro atto di penetrazione violenta) dopo averlo distratto con un giocattolo è l'atto di suprema umiliazione della vittima. Se si osserva bene il volto della bambola, si nota che ha un'espressione vitrea ma quasi adulta nei lineamenti, con labbra rosse eccessive che richiamano – ancora una volta – il trucco pesante della madre, Martha. Sembra quasi che la bambola sia Martha che ritorna bambina, come una specie di caricatura aberrante. Quell'entità è un mostro vomitato dall'Incubo! 
Non è un oggetto che appartiene al mondo fisico, ma un’estrusione della psiche malata dell'assassino che prende corpo nella realtà di Marcus e del professor Giordani. Quell'automa è un mostro ontologico, e la sua forza inquietante deriva proprio da questo senso di rigetto viscerale, come se la realtà stessa non riuscisse a contenerlo. La sequenza è una delle vette del cinema di Argento. L'incubo, per definizione, è qualcosa che non può essere fermato e che segue una logica propria, assurda e spietata. L'automa incarna questa inevitabilità. Non respira, non ha motivazioni umane, non prova pietà. Si muove con quegli scatti convulsi che ricordano le crisi epilettiche o i movimenti di un insetto morente, ma con una velocità predatoria. È il corpo del trauma che torna a bussare alla porta. Quando quella porta si apre e l'automa entra ridendo, lo spettatore prova lo stesso shock di Giordani. Non è paura di un uomo con un coltello (quella è paura razionale): è terrore dell'assurdo. In quel momento, le leggi della fisica e della logica del giallo crollano, e restiamo soli davanti all'Orrore Assoluto.
Quella scena è stata così influente che ha dato il via praticamente a tutto il filone delle bambole assassine o inquietanti nel cinema moderno. L'automa di Argento resta insuperato perché non è posseduto da demoni: è un congegno mosso da una pazzia puramente umana. 


Una sequenza "sborror"!

Quando la collana impigliata all'ascensore affonda nel collo di Martha, recidendole il capo, si vede un fiotto di fluido biancastro e denso uscirle dalla bocca: sembra sperma! È come se l'assassina avesse eseguito una fellatio a qualcuno, trattenendo in bocca il materiale genetico eiaculato, a lungo, senza inghiottirlo o sputarlo - cosa che appare abbastanza inverosimile, dato che prima di far colare quel liquido dalle labbra aveva parlato a lungo. Nessuno può negare che le sequenze in questione descrivano qualcosa che trova un impressionante riscontro in migliaia di fotogrammi pornografici ("blowjob", "spit cum", "oral creampie", etc.). 
Qual è il significato di questo dettaglio assolutamente viscerale e disturbante? Senza dubbio Argento voleva suggerire qualcosa di profondo. Il legame tra Martha e Carlo è simbiotico, malsano, soffocante: è l'archetipo edipico dell'incesto tra madre e figlio. In quest'ottica, la decapitazione diventa l'atto finale di un'espulsione violenta: la madre vomita il seme del figlio che ha ingurgitato, digerito e distrutto. È l'immagine definitiva della vagina dentata della madre divoratrice: la donna ha inghiottito la virilità del figlio per tenerlo legato a sé per sempre, e solo la morte, ossia la separazione fisica della testa dal corpo, libera quel segreto rimosso. Argento usa spesso il contrasto cromatico: il bianco denso contro il rosso vivido del sangue. Visivamente, quel liquido perlaceo suggerisce qualcosa di "alieno" o di profondamente corrotto all'interno del corpo della madre. Non è solo sangue, ossia vita: è un siero di follia, una sostanza che non dovrebbe essere lì. Il regista lavora molto sull'inconscio. Anche se non ha dichiarato esplicitamente che "quello è sperma", l'effetto disturbante generato nello spettatore è esattamente ciò che cercava: una reazione di repulsione legata a qualcosa di sessualmente deviato e organico.
Dal punto di vista squisitamente tecnico della realizzazione, quel fluido spermatico era probabilmente una miscela di latte condensato o composti simili, usati spesso negli effetti speciali dell'epoca per simulare sostanze organiche diverse dal sangue e dalle feci. L'artefice di questa trovata è stato il geniale e poliedrico Carlo Rambaldi, a cui si devono cose immense e (purtroppo) anche quel ributtante alieno degenere di E.T.


L'onnipresenza della castrazione

Il tema della castrazione in Profondo Rosso non è solo un sottotesto freudiano, ma un vero e proprio motore d'azione che Argento visualizza con una precisione chirurgica e quasi sadica. Se la madre è l'eviratrice primaria e assoluta, il film è pieno di "oggetti sostitutivi" e mutilazioni che richiamano la perdita della virilità e del potere. 
In quasi tutti i delitti di Argento, e in particolare in questo film, l'arma bianca (coltello, mannaia, spilla) è un simbolo fallico rivoltato contro la vittima. La madre-assassina usa un oggetto lungo e penetrante per riappropriarsi di un potere maschile che non le appartiene. Quando la sensitiva Helga viene colpita attraverso la porta, l'arma che attraversa il legno è un'intrusione violenta in uno spazio privato, una penetrazione mortale che nega la vita. 
Carlo vive in uno stato di perenne castrazione psicologica. La sua omosessualità, nel contesto culturale degli anni '70 del XX secolo, viene presentata come una fuga dal modello maschile dominante e un rifugio dal controllo materno. La morte di Carlo è l'apice di questo simbolismo: muore trascinato da un camion, con la testa che urta ripetutamente l'asfalto. È una distruzione del volto e del corpo che rappresenta l'annullamento definitivo della sua identità da parte del meccanismo del Destino innescato dalla madre-carnefice. 
Secondo la psicoanalisi, la decapitazione rappresenta il simbolo per eccellenza della castrazione. La morte di Martha non è casuale: lei perde letteralmente la testa, ossia la sede del comando e della razionalità corrotta, a causa di una collana, un gioiello simbolo di vanità femminile. Il fatto che la sua testa venga separata dal corpo, mentre lo sperma fuoriesce dalla bocca, chiude il cerchio: la madre, che ha castrato il figlio e il marito, subisce la castrazione definitiva. 
Anche il protagonista, Marcus, subisce una forma di castrazione simbolica. È un musicista, ossia un artista, un creatore, che perde gradualmente il controllo della realtà. Il suo continuo scontro con Gianna è emblematico. Gianna è una donna forte, guida un'auto che cade a pezzi ma corre ugualmente, vince a braccio di ferro. L'uomo si sente costantemente minacciato nella mascolinità da una donna moderna e aggressiva, riflettendo la propria incapacità di risolvere il mistero, il "particolare mancante", con la sola logica analitica maschile. È come se Marcus sentisse le dita di Gianna che gli penetrano nell'intestino retto, fino ad arrivare a stimolare la prostata, inducendo erezione ed emissione di materiale genetico nel vuoto. 
Il trauma originale che dà il via a tutto è una scena d'infanzia dove il padre viene ucciso davanti al bambino. Quel momento è l'atto di castrazione originario, primordiale: l'autorità paterna viene distrutta, lasciando il bambino solo con la Madre Terribile. In Argento, la castrazione non è mai solo fisica, ma è l'incapacità dei personaggi di agire sul mondo. Marcus guarda, ma non vede; Carlo beve, ma non dimentica; Martha uccide, ma non si libera. 


Il fallimento della percezione

Il quadro-specchio è senza dubbio il dispositivo narrativo più geniale della storia del giallo. È un gioco di prestigio cinematografico che trasforma lo spettatore in un testimone oculare inaffidabile. Inganna la mente razionale, è un capolavoro di manipolazione psicologica. 
Quando Marcus attraversa il corridoio dopo l'omicidio della sensitiva, la macchina da presa inquadra per una frazione di secondo il volto dell'assassina riflesso tra i quadri. Marcus registra l'immagine, ma il suo cervello la cataloga immediatamente, in modo erroneo, come un quadro grottesco. Questo è l'archetipo dell'Angoscia del Vedere: il terrore non deriva da ciò che non sappiamo, ma da ciò che abbiamo visto e non riusciamo a ricordare o decodificare. In questa sequenza, lo specchio non è un oggetto d'arredo, ma una soglia, un confine tra due mondi. Rappresenta il confine tra la realtà (Marcus che cammina nel corridoio) e l'orrore (il volto di Martha). Trasformando lo specchio in un quadro, Argento ci dice che l'Orrore è diventato "arte", è diventato parte della stessa estetica della casa. La follia si è mimetizzata tra le decorazioni borghesi. Marcus è un uomo che vive di armonia e precisione: il quadro mancante diventa la sua ossessione compulsiva. Simbolicamente, quel vuoto nella memoria è una lacuna dell'anima.
Per tutto il film, Marcus cerca di ritrovare quel quadro, parlando con esperti, tornando nella casa, analizzando i dettagli. Il fatto che la soluzione sia sempre stata lì, in quel riflesso, è la suprema beffa dell'assassino: la verità lo ha guardato in faccia, e lui non l'hai riconosciuta. Al primo passaggio, quasi nessuno nota che quel volto è vivo. Quando, nel finale, la verità viene rivelata con un flashback che corregge la nostra memoria visiva, proviamo un senso di vertigine. Argento ci dimostra che siamo ciechi pur avendo gli occhi aperti.

Una geografia incubica

Nonostante il film sia ambientato a Roma, la maggior parte delle riprese sono state effettuate a Torino. A parer mio, non siamo di fronte a una pura e semplice scelta tecnica. Argento ha di fatto disegnato un mondo alternativo, riempiendo Roma di luoghi tetri e abissali che non appartengono al suo contesto. Si potrebbe definire un'operazione di trapianto ontologico, una lugubre migrazione di fantasmi di luoghi dalle regioni più oscure del Multiverso. 


I luoghi delle riprese: Piazza C.L.N.

Uno dei luoghi più famosi è senza dubbio Piazza C.L.N. (acronimo di "Comitato di Liberazione Nazionale", da me pronunciato "CLIN"). È una piazzetta situata nel centro storico di Torino, che si trova appena dietro le due chiese "gemelle" di piazza San Carlo (Santa Cristina e San Carlo), lungo l'asse di via Roma, in direzione di piazza Carlo Felice e dei giardini Sambuy. Ovviamente le informazioni le ho raccattate nel Web, dato che la mia memoria per la toponomastica urbana è disastrosa. Prima del 1935 la piazzetta era nota come "Piazza delle Due Chiese". A caratterizzarla sono le due statue gemelle, gigantesche ed opprimenti, collocate sulle due fontane. Assurte a fama internazionale per via di Profondo Rosso, nel 1987 le fontane furono svuotate e messe fuori servizio a causa della perigliosa usura della copertura della vasca e dell'impianto idrico. Un restauro radicale fu avviato nel 2005, dopo un ventennio di completo abbandono e degrado. Grazie a questo intervento, le due fontane sono attualmente in funzione. 


I luoghi delle riprese: Villa Scott

La spettrale Villa del bambino urlante, collocata dalla fantasia di Argento nelle campagne romane, è in realtà Villa Scott, un edificio storico di Torino situato presso la prestigiosa zona della Precollina, nel quartiere Cavoretto al confine con Borgo Crimea (Borgo Po). Splendido esempio di Liberty torinese, fu costruita nel 1902 su progetto dell'ingegner Pietro Fenoglio. Il contesto storico è quello dell'urbanizzazione della collina torinese, tra gli ultimi anni dell'Ottocento e i primi anni del Novecento. Sorgevano come funghi le ville nobiliari e dell'alta borghesia. All'epoca delle riprese del film di Argento, l'edificio era di proprietà dell'Ordine delle Suore della Redenzione, che lo avevano adibito a collegio femminile con il nome di Villa Fatima. la produzione pagò un periodo di villeggiatura a Rimini alle suore e a tutte le ragazze allora ospitate nel collegio, in modo tale da poter effettuare le riprese. 

Musiche immortali

L'inquietante colonna sonora di Profondo Rosso è entrata nella mitologia. Argento inizialmente contattò il pianista e compositore jazz Giorgio Gaslini per la colonna sonora del film; tuttavia, non fu soddisfatto del suo lavoro. Questi ne fu irritato in sommo grado e lasciò incompiuto il progetto. Dopo aver fallito nel tentativo di convincere i Pink Floyd a sostituire Gaslini, Argento tornò in Italia e trovò i Goblin, una band locale di progressive rock, composta da Claudio Simonetti, Walter Martino, Maurizio Guarini, Massimo Morante e Fabio Pignatelli. Il loro leader, Claudio Simonetti, impressionò Argento componendo due brani in una sola notte. Argento mise subito sotto contratto i Goblin, che finirono per comporre la maggior parte della colonna sonora del film (circa il 90%); tre composizioni di Gaslini furono mantenute nella versione finale. 

La questione del titolo 

Il film si intitolava originariamente "La tigre dai denti a sciabola", seguendo il consolidato schema dei precedenti thriller di Dario Argento. Tuttavia, con suo grande disappunto, altri registi avevano iniziato a usare per i propri film di genere titoli simili, legati agli animali (una "tendenza faunistica"), così decise di imboccare una strada diversa. Va detto che come titolo, "La tigre dai denti a sciabola" lascia molto a desiderare e non avrebbe contribuito all'immensa fortuna della pellicola - per non parlare del grecizzante e bruttissimo "Chipsiomega" (riportato erronemamente come "Chipsyomega" su IMDb.com). Direi che metà della fama acquisita si deve proprio alla geniale scelta del titolo "Profondo Rosso"! Intitolarlo "La tigre dai denti a sciabola" o "Chipsiomega" sarebbe stato come spararsi a bella posta una revolverata in un piede. Per inciso, la futile polemica sulla cosiddetta "serie degli animali" è una delle trovate mediatiche più stupide e insensate della storia della Settima Arte in Italia. A sentire critici e giornalisti, lo spettatore avrebbe dovuto cagarsi addosso alla semplice menzione del nome di un animale in un titolo! 

L'enigma dell'adattamento in giapponese

Dopo gli ottimi riscontri internazionale del successivo film di Dario Argento, Suspiria (1977), accadde un fatto assai singolare: Profondo Rosso fu distribuito in Giappone con il titolo "Suspiria 2" (サスペリア PART2, traslitterazione "Sasuperia PART2"), nonostante fosse stato realizzato due anni prima e non sussistesse alcun collegamento narrativo tra le due pellicole! 


Curiosità varie

Secondo Dario Argento, la sceneggiatura di Profondo Rosso era lunga più di 500 pagine. Quando suo padre Salvatore Argento (produttore) e suo fratello Claudio (produttore esecutivo) lessero la sceneggiatura, rimasero scioccati dalla sua lunghezza e la ritennero tediosa. Temevano che il pubblico non avrebbe capito le intenzioni di Dario; pensavano che alcune parti fossero troppo criptiche, così Dario si convinse ad accorciarla a "sole" 321 pagine. 

Il co-sceneggiatore Bernardino Zapponi ha dichiarato che l'ispirazione per le scene di omicidio è nata dalla sua riflessione, insieme a Dario Argento, su ferite dolorose in cui il pubblico potesse immedesimarsi. In sostanza, non tutti conoscono il dolore di essere colpiti da un proiettile, ma a tutti è capitato almeno una volta di urtare accidentalmente un mobile o di scottarsi con l'acqua bollente. 
Il regista e sceneggiatore ha poi dichiarato a proposito del film: "Mentre lo giravo, sapevo esattamente cosa volevo. Ero molto rilassato, per niente stressato. La storia è bellissima, l'ho scritta senza sforzo in un paio di giorni. È stato miracoloso. Basta guardare un film per capire cosa provava il regista nel momento in cui lo stava realizzando."

In una scena Marcus passa davanti al Blue Bar di notte. Il bar è ispirato al famoso dipinto "Nighthawks" di Edward Hopper (il titolo significa alla lettera "I nottoloni"; comunemente è tradotto "I nottambuli"). Nella famosa scena in cui Marcus e Carlo suonano insieme il pianoforte, si può notare una donna con un cappello, seduta con in mano una tazza di caffè. Ebbene, questa misteriosa signora è ispirata al celebre dipinto "Automat" (1927) di Edward Hopper. Questo è il secondo riferimento a un dipinto di Hopper nel film. In realtà, il Blue Bar non è mai esistito: è stato costruito in Piazza C.L.N. appositamente per le riprese.

Secondo Daria Nicolodi, David Hemmings era molto depresso durante le riprese perché il suo matrimonio con Gayle Hunnicut stava andando in pezzi. La Nicolodi ha detto che Hemmings aveva un tic nervoso che lo portava a strofinare l'unghia dell'indice lungo il lato del pollice e che lo faceva così spesso da bucarsi la mano; ha anche detto che Dario Argento ha messo in difficoltà Hemmings durante le riprese, costringendolo a ripetere le scene più e più volte. 

Lino Capolicchio era la prima scelta del regista per il ruolo di Marcus. Un incidente d'auto, mentre si recava a un incontro con Argento, gli impedì di accettare la parte. In un'intervista, Capolicchio ha raccontato che, dopo un po' di tempo, quando ebbe l'occasione di rivedere l'auto coinvolta nell'incidente, ritrovò la sceneggiatura che Argento gli aveva inviato, ancora macchiata di sangue di quel terribile giorno. 

Il film fu concesso in licenza per la distribuzione nelle sale cinematografiche nell'ex Jugoslavia e distribuito con il titolo serbo-croato "Tajna napustene kuce" ("Il mistero della casa abbandonata"). La versione proiettata era quella internazionale che includeva tutte le scene cruente. In Jugoslavia, negli anni '70, pochissimi film erano vietati ai minori di 15 anni, e quasi mai per motivi legati a violenza, sesso o nudità, il che portava regolarmente un pubblico minorenne, persino scolaresco, a frequentare i cinema e a guardare tranquillamente film ben al di sopra della propria fascia d'età. Mi è stato riferito che nell'ex Jugoslavia i giornali pornografici erano presenti dovunque, in bella mostra nelle case, e circolavano regolarmente persino tra bambini.

martedì 9 gennaio 2024


STEREO 

Titolo originale: Stereo (Tile 3B of a CAEE Educational
    Mosaic)
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Canada
Anno: 1969
Durata: 65 min
Dati tecnici: B/N
Rapporto: 1,66:1
Genere: Fantascienza, mockumentary
Sottogenere: Distopico, manicomiale, ballardiano
Regia: David Cronenberg 
Soggetto: David Cronenberg 
Fonti di ispirazione: James G. Ballard 
Sceneggiatura: David Cronenberg 
Tematiche: Psichiatria, telepatia
Produttore: David Cronenberg
Casa di produzione: Emergent Films
Distribuzione in italiano: Rai
Fotografia: David Cronenberg
Montaggio: David Cronenberg
Interpreti e personaggi: 
    Ronald Mlodzik
    Jack Messinger
    Paul Mulholland
    Iain Ewing
    Arlene Mlodzik
    Clara Mayer
    Glenn McCauley 
Budget: 8.500 dollari US 

Trama: 
Il film si propone come parte di un "mosaico" di risorse didattiche della fantomatica Canadian Academy of Erotic Enquiry. Documenta un esperimento condotto dall'invisibile Dottor Luther Stringfellow. Un giovane biondiccio e segaligno con un mantello nero viene visto arrivare all'Accademia in elicottero. In quella squallida fortezza psichiatrica, lo studioso si unisce a un gruppo di sette volontari a cui vengono conferite capacità telepatiche. Queste cavie umane vengono incoraggiate a svilupparsi attraverso l'esplorazione sessuale.
Si spera che i gruppi telepatici, legati da relazioni sessuali polimorfe, possano costituire un sostituto socialmente stabilizzante per il "nucleo familiare obsoleto", destinato ad essere abolito. Una ragazza sviluppa una personalità secondaria per affrontare il suo nuovo stato di coscienza, che gradualmente soppianta la sua personalità originale. Con lo sviluppo delle capacità dei volontari, gli sperimentatori si ritrovano sempre più incapaci di controllare l'andamento dell'esperimento. Decidono di separare i telepati, il che provoca due suicidi. La sequenza finale mostra la giovane donna che ha sviluppato una personalità extra mentre indossa il mantello nero. 


Recensione: 
Il film è girato in un bianco e nero opprimente, è talmente lugubre che sembra ambientato a Sesto San Giovanni! Non c'è praticamente alcun suono, a parte una voce fuori campo che si sente di tanto in tanto. Sembra che i rumori siano stati assorbiti da un silenzio artificiale, generato da una macchina che annichilisce i fononi! Questa narrazione estenuante, alienante, sarebbe in grado di indurre alla follia omicida persino Giobbe, se durasse soltanto qualche decina di minuti in più. Le parole pronunciate dalla voce narrante sono terribilmente monotone: il gergo tecnico, denso come il plutonio, non si collega sempre a ciò che scorre sullo schermo. Concentrarsi non serve a nulla. Non ha alcuna utilità la comprensione del linguaggio esoterico in un manicomio, dove la Scienza è soltanto un simulacro della sociologia politicizzata. L'idea fondante sembra essere questa: esisterebbe una relazione tra il potere telepatico e il risveglio sessuale. Le  sequenze girano intorno a se stesse, senza meta alcuna, con un gruppo di attori metodici che si limitano a esibirsi per un pubblico lobotomizzato. Si converrà che tutto ciò raggiunge alla perfezione il suo effetto, con sublime maestria: far entrare in risonanza sulle frequenze della paranoia! 

Ballardismo assoluto

James Graham Ballard, sorgente primaria dell'opera di Cronenberg, esplora la psichiatria e la psiche umana, generando atmosfere da incubo. Usa spesso figure di psichiatri e psicologi come sonde per indagare le orripilanti patologie della società moderna e la fusione tra il mondo interiore ("Innerspace") e la deprimente realtà esterna. Analizza disturbi come la psicastenia attraverso disastri urbani e paesaggi mentali. La sua narrativa, che spesso si allontana dalla fantascienza tradizionale, è una lucida rappresentazione della malattia mentale contemporanea. 

La tecnologia telepatica avanza! 

Questo primo lungometraggio di Cronenberg è stato spesso catalogato come "pseudoscienza". Il regista non cerca in alcun modo di spiegare come si ottenga effettivamente la telepatia indotta, ma fornisce piuttosto allo spettatore alcuni dati espressi con un linguaggio che imita quello scientifico e che sono correlati al fenomeno extrasensoriale in questione. Ad esempio, si discute su come l'intensità del collegamento telepatico sia correlata alla distanza di due persone telepatiche, come le emozioni influenzano la telepatia, etc. Spiega come le emozioni (ad esempio l'amore) vengano manipolate in un esperimento scientifico, servendo metodo per raccogliere informazioni sulla telepatia. Eppure, proprio in questi anni, sono condotti sempre più esperimenti in tutto e per tutto simili a quelli mostrati da Cronenberg. Quello che fino a ieri era "pseudoscientifico", grazie a Zuckerborg sta diventando oggi misurabile e galileiano. Inquietante.  

Il concetto di onnisessualità

Quando studiavo all'università, vidi affisso a una parete un geniale disegno a fumetti, satirico, che denunciava le prevaricazioni dei monosessuali (etero e omo) sui bisessuali, dei bisessuali sui trisessuali e via discorrendo, fino ad arrivare ai pentasessuali - alla lettera coloro che sono attratti da cinque sessi! Cronenberg va ancora oltre, definendo l'onnisessualità, una sessualità collettiva, polimorfa e senza genere. In quegli anni imperversava un postmodernismo martellante, ossessivo, che portava i suoi adepti a sfuriare e a impegnarsi con zelo fanatico nella destrutturazione del mondo, al fine di sostituire anche il più piccolo concetto con infiniti deliri senza né capo né coda.  

Critica 
 
L'ashkenazita Jacob Siskind, scrivendo sul Montreal Gazette, ha affermato che il film "è allo stesso tempo promettente e deludente" ("is at once promising and disappointing"). Martin Malina, scrivendo sul Montreal Star, ha affermato che era "fresco, non convenzionale e, sospetto, completamente non commerciale" ("fresh, unconventional and, I suspect, thoroughly uncommercial"). Anche Robert Fulford, usando lo pseudonimo Marshall Delaney, ha elogiato la pellicola. 
Sono contrastanti le opinioni dei commentatori del sito di critica cinematografica Il Davinotti


Pigro ha scritto: 
"L'insulsaggine della storia, dei concetti e delle azioni che vediamo si sposa benissimo con l'insulsaggine delle riprese e della recitazione: un trionfo di inutilità che riesce a rendere tediosa pure la bella location scelta. Solo per cronenbergofili, ammesso che riescano a resistere pure loro." 
Bubobubo ha scritto: 
"Seppur iperconcettuale e volutamente ermetico, in questo primo lavoro medio-lungo c'è già tutto il Cronenberg tematico dei decenni successivi: l'importanza capitale della sfera sessuale nel diapason espressivo dell'essere umano (qui addirittura come antitesi all'istituzione familiare), il dominio della mente, la necessità di creare un canale comunicativo privo delle ambiguità del linguaggio naturale (qui abolito, come ogni suono; anche il commento fuori campo è poco più di una glossolalia farsesca del linguaggio scientifico). Sottovalutato."
Cotola ha scritto: 
"Difficile immaginare che il regista di questo piccolo film sarebbe diventato il grande Cronenberg. Lo spunto di partenza sarebbe anche intrigante - c'è di mezzo la telepatia - e qualcosa di cronenberghiano c'è, visto che si inizia a parlare di corpo e dei suoi mutamenti. Certe scelte però non convincono: la mancanza di dialoghi e la onnipresente voce fuori campo a narrare la storia, tanto per iniziare. Ma anche le troppe chiacchiere che di scientifico hanno ben poco."

Brutalismo allo stato puro!

Nell'ambito dell'espansione regionale dell'Università di Toronto, negli anni '60 fu creato lo Scarborough College. Progettato da John Andrews, il primo edificio del campus iniziò ad essere costruito nel 1964. A causa di ritardi nei lavori dovuti a uno sciopero dei manovali, lo Scarborough College aprì le sue aule temporanee nel campus principale a 191 studenti a tempo pieno soltanto nel 1965. Il primo edificio fu completato per l'anno accademico successivo. Il college comprendeva uno studio di produzione televisiva di 560 m2. Questo serviva per un sistema di videolezioni unico nel suo genere, inizialmente previsto per il college, che si basava sull'uso della televisione a circuito chiuso per scopi didattici. Il sistema attirò l'attenzione dei media internazionali e fu elogiato nell'edizione del 1967 del Time. Tuttavia, il sistema di videolezioni fu abbandonato dopo essere stato criticato per la mancanza di comunicazione tra studenti e docenti. Lo stile architettonico brutalista del campus dell'epoca, il nuovo studio televisivo e il sistema di lezioni futuristico sono visibili in Stereo, il che rende questo film anche un documento storico unico. 

Curiosità tecniche 

Cronenberg utilizzò una Arriflex 35 che aveva ottenuto tramite un noleggio differito da Janet Good presso la Canadian Motion Picture Equipment Rental Company. Il film fu girato in bianco e nero e senza sonoro sincronizzato, proprio a causa del rumore dell'Arriflex 35. La voce narrante fu aggiunta in un secondo tempo. 

martedì 5 luglio 2022


IL VAMPIRO DEL PIANETA ROSSO

Titolo originale: Not of This Earth
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1957
Durata: 67 min
Dati tecnici: B/N
     rapporto: 1,85 : 1
Genere: Fantascienza, horror  
Sottogenere: Vampiri spaziali 
Regia: Roger Corman
Sceneggiatura: Charles B. Griffith, Mark Hanna
Produttore: Roger Corman
Casa di produzione: Los Altos Productions
Fotografia: John J. Mescall
Montaggio: Charles Gross
Effetti speciali: Paul Blaisdell, Bob Burns
Musiche: Ronald Stein
Trucco: Curly Batson
Interpreti e personaggi:
    Paul Birch: Paul Johnson
    Beverly Garland: Nadine Storey
    Morgan Jones: Harry Sherbourne
    William Roerick: Dottor Rochelle
    Jonathan Haze: Jeremy Perrin
    Dick Miller: Joe Piper
    Anna Lee Carroll: Donna del Pianeta Rosso
    Pat Flynn: Simmons
    Barbara Bohrer: Cameriera
    Roy Engel: Sergente Walton
    Tamar Cooper: Joanne
    Harold Fong: Umano da inviare su Davanna
Doppiatori italiani:
    Renato Turi: Paul Johnson
    Rita Savagnone: Nadine Storey
    Luciano De Ambrosis: Harry Sherbourne
    Riccardo Mantoni: Dottor Rochelle
    Oreste Lionello: Jeremy Perrin
    Ferruccio Amendola: Joe Piper
    Marcella Rovena: Donna del Pianeta Rosso
    Gino Baghetti: Sergente Walton 
Titoli in altre lingue: 
    Tedesco: Gesandter des Grauens 
    Francese: Le Vampire de New York 
    Portoghese (Brasile): O Emissário do Outro Mundo 
    Russo: Не с этой Земли 
Budget: 80.000-100.000 dollari US
Box office: circa 1 milione di dollari US 


Trama: 
Un sinistro extraterrestre in giacca e cravatta ha adottato il nome "Mr. Johnson" per muoversi tra la popolazione di Los Angeles. L'alieno ha una sensibilità acutissima per i suoni e si distingue solo per la sua sintassi pomposa e formale, oltre che per i suoi occhiali da sole, che indossa anche al buio. Gli occhiali da sole nascondono il suo sguardo vuoto e dagli occhi bianchi, senza né iride né pupilla, che uccide le sue vittime bruciando il loro cervello. Rimuove il sangue della sua prima vittima - una ragazza che torna a casa di notte dopo un appuntamento - utilizzando un sistema di tubi e contenitori che tiene in una valigetta di alluminio. 
Johnson proviene dal pianeta Davanna, dove gli abitanti hanno sviluppato una malattia incurabile del sangue come effetto collaterale di una guerra nucleare. È stato inviato sulla Terra per esaminare il sangue degli umani per la sua possibile utilità nella cura della morente razza umanoide di Davanna, il cui sangue si sta lentamente trasformando in polvere nelle vene. Johnson risponde a un'autorità su Davanna, con la quale può comunicare attraverso un dispositivo nascosto dietro un pannello scorrevole nel soggiorno della sua villa a Griffith Park. La sua guardia del corpo, Jeremy, che funge anche da autista e cameriere, gli fornisce supporto e protezione, ma non è a conoscenza del fatto che sia un alieno psicopatico pluriomicida. 
Johnson assume la bionda infermiera Nadine perché si prenda cura di lui a casa sua. Il capo della donna, il medico cittadino Dottor Rochelle, è sotto il controllo ipnotico di Johnson dopo aver scoperto la peculiare struttura delle cellule del sangue del suo paziente. Con un limite al numero di trasfusioni che può ricevere, Johnson inizia ad uccidere la gente del posto e a prosciugare all'istante il loro sangue. Alle sue vittime si aggiungono un ambulante cinese, uno squallido venditore porta a porta di aspirapolvere (l'equivalente americano del Folletto) e un trio di senzatetto ubriaconi. La polizia è sconcertata da questi "uccisioni vampiriche"
I piani di Johnson vengono sconvolti dall'apparizione inaspettata e improvvisa di una donna di Davanna. Sebbene Johnson possa comandare gli umani della Terra attraverso la telepatia, fino al punto di usare la loro lingua madre, può anche comunicare completamente con i suoi compagni alieni attraverso la telepatia. La femmina aliena gli chiede una trasfusione immediata, perché le sue condizioni fisiche stanno rapidamente peggiorando. Johnson irrompe nell'ufficio di Rochelle, ma per sbaglio ruba sangue contaminato dalla rabbia. Più tardi, la donna di Davanna crolla per strada, morendo in ospedale tra atroci sofferenze.
L'amico di Nadine, il poliziotto Harry Sherbourne, cerca di interrogare il Dottor Rochelle sulla morta, ma il medico non è in grado di parlare mentre è sotto il controllo mentale di Johnson. Per precauzione, temendo di essere scoperto, Johnson invia una bizzarra creatura aliena simile a un polpo volante, attivata dall'ossigeno, che uccide Rochelle soffocandolo. L'elegante extraterrestre elimina anche Jeremy, che ha scoperto le prove della sua origine. Tenta quindi di rapire e portare con sé Nadine, che però riesce a chiamare la polizia mentre fugge nel parco. Johnson la abbandona, inseguito da Sherbourne in arrivo sulla sua moto. Quando l'agente accende la sirena, Johnson, che soffre immensamente i suoni acuti, perde il controllo della sua macchina e muore nell'incidente. 
Dopo l'inumazione di Johnson, Sherbourne e Nadine stanno accanto alla sua tomba, che reca l'iscrizione "Qui giace un uomo che non era di questa Terra". Mentre Sherbourne esprime una lieve compassione per Johnson, per la sua motivazione nel salvare il suo mondo e la sua popolazione morente, Nadine si rifiuta di offrire qualsiasi tipo di pietà. I due se ne vanno, proprio mentre un uomo misterioso, che indossa occhiali da sole scuri, si avvicina alla tomba. Come Johnson, indossa gli stessi occhiali da sole e porta con sé la stessa custodia contenente l'attrezzatura per trasfusione. 

Frasi promozionali: 

"More deadly than Dracula" 

"In qualche parte di questa Terra esiste qualcosa che non è di questa Terra" 

Sequenze memorabili: 

Il ritrovamento del cranio del venditore del Folletto, carbonizzato nel crematorio domestico! 


Recensione: 
Non è poi così male. Non mi è affatto dispiaciuto. Nonostante i suoi limiti, tipici dei tempi in cui fu fatto, questo film è tutto sommato fantascienza sana e abbastanza robusta. Il mostro, il pericolo giunto dall'Abisso di Tenebra, inizia la  sua opera predando una coppietta. I due giovani, ansiosi di consumare i piaceri della loro esistenza, convinti di avere davanti a sé un'infinità di tempo, progettano un appuntamento per potersi smandruppare selvaggiamente. Peccato che il succhiasangue si sia messo sulle tracce della ragazza. Così la fulmina con i suoi occhi bianchi e le estrae l'essenza vitale, lasciandola stecchita. Direi che è un drammatico inizio di una vicenda plumbea, tesa, ben congegnata. Certo, le idee inverosimili pullulano, come quella del sangue che evapora. Diciamo che in qualche modo, non so come, il regista è riuscito ad accattivarsi la mia indulgenza. 
Nella versione in italiano non compare il nome del pianeta d'origine dell'elegantissimo "Johnson", Davanna, che è stato sostituito con un più familiare Marte. Da qui è derivato il titolo Il vampiro del pianeta rosso. In Italia a quell'epoca l'immaginario collettivo tendeva ad identificare Marte come il solo luogo di provenienza di eventuali extraterrestri, al punto che il termine "marziano" era sinonimo di "alieno". A favorire l'identificazione di Davanna con Marte c'era il mito, molto radicato, secondo cui la vita sul Pianeta Rosso fosse in declino, minacciata dall'esaurimento delle risorse e da svariate catastrofi (tra cui la guerra). L'idea portante, che si ritrova in moltissime opere d'ingegno, è questa: Marte sta diventando inabitabile, così la sua gente comincia a migrare sulla Terra. Alla luce di tutto ciò, direi che lo stesso Corman identificasse Davanna con Marte. 
Il finale è al tempo stesso affascinante e pieno di ingenuità. Gli esseri umani cercano in tutti i modi di razionalizzare gli eventi, eliminando tutto ciò che proviene dal vasto reame dell'inconoscibile e dell'incontrollabile. Credo proprio che nessuno collocherebbe una lapide con una scritta come quella mostrata nel film di Corman, in cui si ammette in forma ufficiale l'esistenza di qualcosa che non è di questo mondo. Non vedremo mai qualcosa di simile.  


Il problema della lingua 

Si capisce che l'extraterrestre, essendo dotato di poteri telepatici, riesca a comprendere alla perfezione qualsiasi lingua con cui entri a contatto. Non soltanto è in grado di esprimersi in un perfetto inglese, tanto da passare per un americano senza mai destare sospetto: quando incontra un cinese, entra nella sua mente e gli dà brevi ordini proprio in cinese. Tuttavia, quando comunica con i suoi superiori su Davanna, servendosi di un "armadio" che permette trasmissioni in tempo reale, perché continua ad esprimersi in inglese? Così anche quando viene trovato da una donna di Davanna, che cammina per strada: il dialogo tra i due si svolge in inglese. Sarebbe stato più logico se quelle parti fossero in una lingua aliena costruita a bella posta per le esigenze della narrazione, con i sottotitoli. Il punto è sempre lo stesso. L'americano medio tende a credere che esistano soltanto due lingue nell'Universo: l'inglese e il francese. Solo per fare un esempio, Donald Trump è convinto che la Bibbia sia stata scritta in inglese e che lo stesso Mosè parlasse inglese; crede queste cose pur avendo un genero ashkenazita che conosce l'ebraico. Moltissimi nel Midwest hanno la stessa convinzione. Certo, l'americano medio sa bene che esistono altre lingue, se si imbatte in loro parlanti (come ad esempio il cinese del film), ma appena è lasciato tra sé e sé, torna subito a credere all'idea espressa dal motto "Ovunque nell'Universo si parla inglese tranne che in Francia"
 
Occhiali ai raggi X!

Griffth ha dichiarato che il film "ha dato il via a tutto il business degli occhi a raggi X." E ancora: "La maggior parte dei temi di Roger erano stabiliti fin dall'inizio. Qualunque cosa funzionasse, lui veniva e la riprendeva, e molte cose venivano usate più e più volte. Durante la produzione di Not of This Earth, ero sposato con un'infermiera e lei mi ha aiutato a fare molte ricerche mediche. Ricordo come in quella sceneggiatura curavamo il cancro. In qualche modo il film era un disastro quando fu finito." 
Quando l'ho letto, non ci volevo credere, eppure è proprio così! Tutti quei giocattoli inutilizzabili che venivano venduti come occhialini in grado di far vedere le donne nude, erano un'invenzione di Corman scaturita da Il vampiro del pianeta rosso! Che grandi aspettative erano riposte nei raggi X, su basi completamente pseudologiche! Si infilavano gli occhialini ed ecco che nulla avrebbe avuto più misteri, ogni femmina si sarebbe denudata volente o nolente, si sarebbe potuto vederle le tette, la figa, le chiappe, il buco del culo! Invece era tutto un imbroglio. Sob. Che grande delusione quando me ne sono accorto! Però aveva ragione Freud a definire i bambini "perversi polimorfi"

Curiosità

Per l'uscita televisiva nel 1963, per rendere il film più lungo, il regista Herbert L. Strock scrisse un enfatico prologo, del tutto prescindibile, e lo aggiunse all'inizio subito dopo i titoli di testa. Questo è il testo tradotto in italiano:

"Stai per avventurarti nella dimensione dell'Impossibile! Per entrare in questo regno devi liberare la tua mente dalle catene terrene che la legano! Se gli eventi a cui stai per assistere sono incredibili, è solo perché il tuo l'immaginazione è incatenata! Siediti, rilassati e credi... così da poter oltrepassare il limite del tempo e dello spazio... in quella terra che a volte visiti nei tuoi sogni!"

Oltre al testo introduttivo aggiunto a viva forza, alcune scene sono state ripetute nel corso del film per farlo sembrare più lungo. Le sequenze ripetute sono le seguenti: 
1) la scena in cui l'extraterrestre parla con il corriere nel suo salotto (che appare per la prima volta prima dei titoli di testa come "flash forward"), 
2) la scena in cui l'extraterrestre insegue Nadine (ripetuta immediatamente), 
3) la scena in cui Harry insegue l'extraterrestre (ripetuto immediatamente).

Questo film è diventato di pubblico dominio per un cavillo surreale: la stampa di rilascio non includeva l'anno del copyright. 

Quando Jeremy sta trascinando il baule per l'alieno "Johnson", gli chiede: "Che cos'hai qui, Re Farouk?" Jeremy si riferisce al Re Farouk d'Egitto, che viveva in esilio da quando fu rovesciato nel 1952.

Paul Birch è uscito dal film prima che le riprese fossero completate dopo aver avuto uno scontro fisico con Roger Corman. Si dice che abbia detto: "Sono un attore e non ho bisogno di questa roba ... Al diavolo tutto! Addio!" Secondo la co-protagonista Beverly Garland, Birch si è opposto al ritmo veloce del film, alle lenti a contatto in plastica dura, antiquate e scomode, che doveva indossare senza sosta, oltre che al basso budget del film, considerato al di sotto del suo status. Di conseguenza, le scene rimanenti di Birch sono state girate con Lyle Latell che raddoppiava per lui.

Il remake del 1988 

L'ashkenazita Jim Wynorski ha diretto un remake della pellicola di Corman: Not of This Earth (1988). A quanto pare il titolo non è stato tradotto in italiano. Roger Corman è il produttore esecutivo. Non ho visionato il film, che a quanto pare è memorabile soltanto perché il ruolo dell'infermiera Nadine è interpretato dall'ex pornodiva Traci Lords - un tempo famosa per aver ciucciato numerosi bischeri durissimi. Il budget stimato del remake di Wynorski ammonta a 296.000 dollari US. 

Il remake del 1995 

Un nuovo remake della pellicola di Corman è stato diretto da Terence H. Winkless: il film TV Not of This Earth (1995). Il titolo in italiano è Killer dallo spazio. Roger Corman figura tra i produttori esecutivi. Non ho visionato nemmeno questo film, mi sento stanco soltanto a pensare al continuo susseguirsi dei rifacimenti. L'infermiera è qui chiamata Amanda Sayles ed è interpretata da Elizabeth Barondes. 

domenica 3 luglio 2022


L'ASSALTO DEI GRANCHI GIGANTI

Titolo originale: Attack of the Crab Monsters
Lingua originale: Inglese, francese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1956 
Data di uscita (US): Febbraio 1957 
Durata: 68 min
Dati tecnici: B/N
    rapporto: 1,78:1
Genere: Fantascienza, orrore 
Sottogenere: Animali assassini 
Regia: Roger Corman
Sceneggiatura: Charles B. Griffith
Produttore: Roger Corman
Casa di produzione: Los Altos Productions
Fotografia: Floyd Crosby
Montaggio: Charles Gross
Effetti speciali: Beach Dickerson, Ed Nelson
Musiche: Ronald Stein
Trucco: Curly Batson
Interpreti e personaggi:
    Richard Garland: Dale Drewer
    Pamela Duncan: Martha Hunter
    Russell Johnson: Hank Chapman
    Leslie Bradley: Dottor Karl Weigand
    Mel Welles: Jules Deveroux
    Richard H. Cutting: Dottor James Carson
    Beach Dickerson: Marinaio Ron Fellows
    Tony Miller: Marinaio Jack Sommers
    Ed Nelson: Guardiamarina Quinlan
    Maitland Stuart: Marinaio Mac
    Charles B. Griffith: Marinaio Tate 
Titoli in altre lingue: 
    Francese: L'Attaques des crabes géants 
    Spagnolo: El ataque de los cangrejos gigantes 
    Rumeno: Atacul crabilor monștri 
    Russo: Атака крабов-монстров 
Budget: 70.000 - 85.000 dollari US
Box office: circa 1 milione di dollari US 

Trama: 
Un gruppo di scienziati e i cinque marinai che costituiscono il loro equipaggio di supporto, sbarcano su un remoto isolotto nell'Oceano Pacifico. Stanno cercando una precedente spedizione scomparsa senza lasciare traccia, mentre continuano le loro ricerche sugli effetti delle radiazioni dei test nucleari dell'atollo di Bikini sulle piante insulari e sulla vita marina. Questi sono gli scienziati: il Dottor Karl Weigand, il geologo James Carson e i tre biologi Jules Deveroux, Martha Hunter, Dale Drewer. Il gruppo include anche il tecnico e factotum Hank Chapman. Subito dopo il loro arrivo, il marinaio Tate cade in acqua e muore in modo atroce, il suo corpo decapitato galleggia in superficie. Due marinai vengono lasciati a guardia degli esploratori, mentre gli altri, guidati dal guardiamarina Quinlan, tentano di tornare sulla terraferma. Non ci riescono, perché il loro idrovolante esplode inspiegabilmente. Gli scienziati non capiscono cosa sia successo, quindi decidono di restare sull'isola e continuare le loro ricerche. Leggono voci di diario scritte dal precedente team scientifico, che menzionano la presenza di vermi assassini. Martha e Dale vanno a fare immersioni subacquee. Quella notte, Martha sente la voce del capo della spedizione precedente, McLane, che la chiama con insistenza. Carson scende in una voragine apertasi all'esterno durante un inspiegabile terremoto, perdendo l'equilibrio e cadendo nelle viscere della Terra. 
Con grande orrore, presto si viene a sapere che il gruppo precedente è stato ucciso e divorato da due granchi giganteschi, mutati e provvisti di intelligenza umana, che hanno assorbito le menti delle loro vittime, riuscendo a parlare telepaticamente con le loro voci. La maggior parte dei membri al seguito del Dottor Weigand vengono sistematicamente attaccati e uccisi dai mostri, che ora sono invulnerabili alla maggior parte delle armi standard a causa delle mutazioni della loro struttura cellulare. I superstiti scoprono finalmente che i due granchi giganteschi sono la causa dei terremoti e delle frane che sconvolgono l'isola, che minaccia di sgretolarsi. Le dimensioni della terraferma di riducono, perché viene minata dai cunicoli scavati dai portentosi crostacei! 
Gli ultimi tre membri della spedizione rivolgono la loro attenzione a un modo per impedire ai due mostri di accoppiarsi e di riprodursi. Riescono a uccidere uno dei granchi giganteschi in una grotta, facendogli crollare sul cranio un masso immenso, fatto rovinare tramite il brillamento di una carica esplosiva. Mentre l'isola continua a disgregarsi nel Pacifico, e dopo essere riuscito a malapena a fuggire dal loro laboratorio in rovina, Dale, Martha e Hank incontrano finalmente l'ultimo granchio gigante intelligente, Hoolar, che parla loro tramite telepatia. Hoolar giura di andare sulla terraferma con le sue uova fecondate quando l'isola si sarà dissolta e i tre umani saranno assimilati: il suo intento è divorare ancora più persone, fagocitando le menti dei morti nel processo. A questo punto Hank si sacrifica abbattendo una torre di trasmissione carica elettricamente, facendola schiantare direttamente sopra la bestia colossale, fulminandola assieme alla covata contenuta nel suo ventre! Dale e Martha si abbracciano sulla piccola porzione di ciò che resta di quella che un tempo era una grande isola: uno scoglio microscopico.  


Recensione: 
Una cosa posso dire con certezza: questa non è esattamente tra le migliori opere di Corman! Il regista statunitense, all'epoca fiero sostenitore del cinema a costo zero, ha cercato di ovviare alla quasi totale assenza di mezzi ricorrendo alla tecnica dell'off-camera: i granchi ci sono ma non si vedono per la maggior parte del film. Si passano interminabili minuti di noia tra un'allerta, un'esplorazione e un tremore del suolo. Non potendo cavarsela con questo escamotage fino all'ultimo minuto di pellicola, a un certo punto questi benedetti crostacei devono pur saltar fuori. Ed eccoli finalmente comparire: sono fatti di cartapesta! Con ogni probabilità sono stati assemblati da un gruppo di mocciosi delle elementari, o che diamine di denominazione scolastica si usa in America per esprimere il concetto. Oppure saranno stati presi da un baraccone delle giostre. Non dimentichiamoci che gli States sono la terra dei Luna Park. Si ravvisa una totale mancanza di conoscenza, seppur rudimentale, dell'anatomia dei granchi. Solo per fare un esempio, i granchi hanno occhi completamente neri e durissimi, posti proprio in cima alle corte antenne. Qui invece vediamo occhi smisurati posti sul carapace, simili a quelli dei vertebrati, dotati di iride, di pupilla (dipinte a mano) e persino di spesse palpebre. Sono anche ben visibili due narici. Trovo tutto ciò grottesco: i granchi non hanno mica un sistema respiratorio come il nostro. Ho notato che domina la tendenza a non criticare coloro che sono etichettati come "Grandi" o "Maestri", come se fosse un obbligo morale esaltare anche le loro peggiori creazioni. Mi è stato detto che Corman è quasi una divinità, così in nessun caso si può definire "trash" un suo lavoro. Non ho questo tabù: sono in grado di dire peste e corna di un film di chiunque, fosse anche di una divinità, se necessario. Riconosco che L'assalto dei granchi giganti sia un film a dir poco bizzarro e inconsueto, ma questo non basta a farne un capolavoro. Checché ne dicano i fan, posso garantire che Corman non ha fatto soltanto cose belle! 
Per essere un film realizzato con mezzi così primitivi, si può dire che abbia avuto un buon riscontro al botteghino. Questo forse si deve anche al fatto che fu distribuito in modalità "double bill" assieme a un altro film di Corman: Il vampiro del pianeta rosso (Not of this Earth, 1957). Questo significa che lo spettatore pagava due biglietti al prezzo di uno. I cinema e i drive-in erano più che altro luoghi di incontro per coppiette, che approfittavano dell'oscurità per smandrupparsi: mi domando quanti abbiano davvero prestato attenzione alle sequenze sullo schermo. 

Le opinioni di Roger Corman 

Corman era particolarmente affezionato a questo film, credo per motivi sentimentali. Così ebbe a dire:

"Questo è stato il maggior successo di tutti i primi film horror a basso budget. Penso che il suo successo abbia qualcosa a che fare con la natura selvaggia del titolo che, lo ammetto, è piuttosto inconsueto. Tuttavia, penso che gran parte della sua popolarità abbia a che fare con la costruzione della trama. Ho sempre creduto che, nei film horror e di fantascienza, di solito si spenda troppo tempo per spiegare i personaggi in modo approfondito e sviluppare varie sottotrame. Il pubblico di genere guarda davvero questi film per i loro elementi di fantascienza o per il loro valore scioccante. Ovviamente vogliono capire i personaggi e vogliono entrare in empatia con tutti loro per condividere le emozioni presenti. Ma non desiderano farlo a scapito degli altri aspetti del quadro. Ne ho parlato con Chuck Griffith. Chuck e io abbiamo elaborato una trama generale prima che lui si mettesse a lavorare sulla sceneggiatura. Gli ho detto: "Non voglio che ci sia una scena in questo film che non finisca con uno shock o con il sospetto che stia per accadere un evento scioccante". Ed è così che si leggeva la sceneggiatura finita. Guardando il film hai sempre avuto la sensazione che qualcosa, qualsiasi cosa stesse per accadere. Penso che questa costruzione, oltre al fatto che la creatura fosse grande e brutta, abbia conquistato il pubblico." 

Il mio sospetto è che il regista non avesse mai sentito parlare delle seghe al cinema e nei drive-in. In ogni caso, quando l'ashkenazita Jim Wynorski propose di dirigere un remake, Corman rifiutò in modo categorico, dicendo che era così attaccato all'originale da non sopportare l'idea. La sceneggiatura wynorskiana, che era già pronta, rimase così inutilizzata.   

Fantascienza e pseudoscienza 

Per gran parte del XX secolo, alle radiazioni ionizzanti erano attribuiti poteri incredibili. L'argomento era una fonte di ispirazione inesauribile. Scrittori, sceneggiatori e registi facevano gara a chi la sparava più grossa. Se si dovessero raccogliere tutte le trovate letterarie e cinematografiche fondate sui presunti effetti della radioattività sugli esseri viventi, si compilerebbe una ponderosa enciclopedia di fanta-fisica, i cui volumi a stento potrebbero essere contenuti in una biblioteca grande come un grattacielo di cento piani! Va detto che senza la pseudoscienza, ci sarebbe poca fantascienza.  
Senza dubbio in questa pellicola di Corman è originale l'idea alla base della mutazione dei crostacei, che sarebbero privi di una struttura molecolare definita, essendo i loro atomi completamente disconnessi tra loro e liberi di muoversi, in modo simile a quanto accade agli elettroni in un conduttore elettrico in tensione. Il fatto che ciò sia originale non implica tuttavia che sia plausibile. Ci si domanda come possa un essere in queste condizioni avere una forma definita, avere organi o altre parti funzionali, come possa pensare e parlare, su cosa si basi il suo accoppiamento e la sua riproduzione, etc. L'intero impianto della narrazione è antifisico, irreale, intrinsecamente insensato, pur facendo sfoggio di un linguaggio scientifico. Potremmo dire che nella migliore delle ipotesi è sfocato. Cagliostro e Paracelso avrebbero saputo dare spiegazioni migliori. 
Notevole è la fissazione cormaniana per la telepatia e il controllo mentale, poteri che compaiono in diversi altri suoi film. Se i granchi giganteschi non fossero stati telepatici, la sceneggiatura sarebbe stata ancor più limitata e grossolana: ci sarebbe stato davvero molto poco da dire. Se c'è qualcosa di buono, direi che è proprio qualche spunto per meditazioni sulla natura dell'autocoscienza, del pensiero e del linguaggio umano. 

Dialoghi: 

Hank Chapman: "Cosa significa, dottore?"
Dott. Karl Weigand: "Lui è morto."
Dale Drewer: "Ma ha parlato, Karl."
Hank Chapman: "Questa dovrebbe essere una storia di fantasmi?"
Dott. Karl Weigand: "No. No, non credo ai fantasmi. Si tratta di un uomo morto, ma la cui voce e memoria vivono. Come ciò possa accadere non lo so, ma le sue implicazioni sono molto più terribili di quanto qualsiasi fantasma potrebbe mai essere."

Martha Hunter: "Ebbene, dottore?"
Dott. Karl Weigand: "È ridicolo! La struttura molecolare di questo granchio... è interamente sconvolta. Non c'è coesione tra gli atomi. 
Hank Chapman: "Non capisco." 
Dott. Karl Weigand: "Nemmeno io. A quanto pare abbiamo a che fare con dei mostri inconcepibili, derivanti da un'overdose di avvelenamento da radiazioni. Come posso spiegarlo? Vedi, l'elettricità... L'elettrone libero nell'atomo di rame si distacca per ruotare attorno all'atomo successivo, trasportando la carica attraverso un filo. Mi segui, Hank?" 
Hank Chapman: "Penso di sì. Gli elettroni liberi si muovono da un atomo all'altro lungo il rame alla velocità della luce. Me lo ricordo dal liceo."
Dott. Karl Weigand: "Sì, da atomo ad atomo. Beh, qualcosa del genere è successo al nostro granchio. Ma, invece di elettroni liberi, il granchio ha atomi liberi. Tutti slegati. È come una massa di liquido con una forma permanente. Di conseguenza, qualsiasi sostanza il granchio mangi viene assimilata nel suo corpo di energia solida, diventando parte del granchio."
Martha Hunter: "Come i corpi dei morti?"
Dott. Karl Weigand: "Sì, e così il loro tessuto cerebrale, che dopotutto non è altro che un magazzino di impulsi elettrici."
Dale Drewer: "Ciò significa che il granchio può mangiare il cervello della sua vittima, assorbendone la mente integra e funzionante."
Dott. Karl Weigand: "È una teoria valida come qualunque altra per spiegare cosa è successo."
Martha Hunter: "Ma, dottore, questa teoria non spiega perché le menti di Jules e Carson si siano rivolte contro di noi."
Dale Drewer: "Conservazione della specie. Una volta erano uomini, ora sono granchi di terra." 

Errori vari 

Le rappresentazioni dei terremoti vengono eseguite semplicemente scuotendo la fotocamera. Mentre il gruppo degli scienziati si sposta quando si verifica il terremoto, il gruppo dei marinai non si muove affatto. 

In alcune sequenze si vedono ruote e gambe in movimento sotto il carapace dei granchi giganteschi! 

Sebbene il personaggio interpretato da Richard Garland si chiami "Dale Brewer" in tutto il film, nei titoli di coda il nominativo è scritto "Dale Drewer". Semplice refuso? Forse chi preparò i titoli era un astemio militante (in America ci sono molte simili forme di fanatismo), che non sopportava il cognome "Brewer", il cui significato è "produttore di alcolici" (per fermentazione o per distillazione). Così il problematico "Brewer" divenne un più anodino "Drewer". In Italia, dove il problema era più che altro il sesso, si ricorda il Pianeta Porno che divenne il Pianeta Korno