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sabato 29 giugno 2024

LA MOSCA SOLDATO NERA: LA PROMESSA DI UN MONDO SOSTENIBILE E SENZA FAME

La mosca soldato nera (in inglese black soldier fly, sigla BSF; nome scientifico Hermetia illucens) è un grazioso insetto dittero della famiglia Stratiomyidae. La specie, originaria dell'Ecozona Neotropicale (America meridione, parte dell'America centrale, Isole Caraibiche e Florida), si è recentemente diffusa in tutto il pianeta, divenendo cosmopolita. È presente nell'Ecozona Paleartica, incluse vaste aree dell'Europa (penisola Iberica, Francia meridionale, Italia, Malta, Croazia, Svizzera), arrivando sulle coste del Mar Nero, fino a Krasnodar, in Russia (Gladun, 2019), in Nordafrica e nelle Isole Canarie. Non solo: si trova nell'Ecozona Neartica (America settentrionale e  parte del Messico), nell'Ecozona Afrotropicale, nell'Ecozona Australasiana e nell'Ecozona Indomalese (inclusa India e Pakistan). In pratica manca soltanto in Antartide, ma conto che si diffonderà anche in quei luoghi impervi quando i ghiacci si scioglieranno e avrà inizio il popolamento. Forse un giorno arriverà anche sulla Luna e su Marte, al seguito dei coloni. 


Scheda tecnica 

Classificazione 
Dominio: Eukaryota 
Regno: Animalia 
Sottoregno: Eumetazoa 
Ramo: Bilateria
Phylum: Arthropoda
Subphylum: Tracheata
Superclasse: Hexapoda
Classe: Insecta 
Sottoclasse: Pterygota
Coorte: Endopterygota 
Superordine: Oligoneoptera 
Sezione: Panorpoidea
Ordine: Diptera
Sottordine: Brachycera
Coorte: Ortorrhapha
Famiglia: Stratiomyidae
Sottofamiglia: Hermetiinae
Genere: Hermetia
Specie: Hermetia illucens
Sinonimi: Mosca illucens LINNAEUS, 1758

Caratteristiche anatomiche dell'adulto:
Dimensioni: medie (15-20 mm)
Colore: nero con riflessi metallici dal blu al verde 
   sul torace 
Colorazioni rare: estremità dell'addome rossastra
Capo: largo
Occhi: molto sviluppati, con complessi disegni scuri 
   alternati a zone chiare e iridescenti
Antenne: lunghe circa il doppio del capo 
Zampe: nere con tarsi biancastri
Ali: membranose 
Posizione delle ali in fase di riposo:
    ripiegate orizzontalmente sull'addome e sovrapposte

Caratteristiche delle uova:
Dimensioni:
circa 1 mm di lunghezza
Colore: dal bianco crema al giallo pallido
Periodo di schiusa: circa 4 giorni 

Caratteristiche della larva:
Dimensioni: 1,5-2 mm ai primi stadi 
Forma: apoda, acefala, cilindrico-fusiforme, 
    marcatamente segmentata 
Tegumento: fortemente sclerotizzato 
Cuticola: contiene inclusioni di carbonato di calcio 
   a cristallizzazione esagonale  
Sviluppo postembrionale: 6 stadi 
Regime dietetico: saprofago 
Habitat: substrati organici in decomposizione
    (animali e vegetali), 
escrementi (umani e animali), 
    lettiere, discariche, suoli umidi, corteccia di alberi 
Temperatura ottimale per lo sviluppo: 25 - 30 °C
Durata dello stadio larvale: da 2 a 5 settimane
Sostanze preziose contenute: Omega 3, acido laurico,
    acidi grassi, calcio, proteine e aminoacidi
    (soprattutto 
lisina) 
Nota: 
Quando il colore delle larve si scurisce, significa che sono pronte ad impuparsi.

Caratteristiche della pupa:
Si evolve all'interno dell'exuvia dell'ultimo stadio larvale. 
Impupamento: l'apparato buccale della larva si atrofizza nel corso del sesto stadio di crescita, mentre la cuticola si sclerotizza fino a diventare un robusto guscio protettivo.
Durata dello stadio pupale: da 1 a 2 settimane

Durata del ciclo completo: 
Da 5 a 6 settimane dall'uovo all'insetto perfetto.

Altre peculiarità:
La specie è immune ai parassitoidi. 
Mostra resistenza estrema a pesticidi, insetticidi e agenti chimici di ogni tipo.
Ha prodigiosi poteri antimicrobici naturali, non trasmette malattie, neutralizza ogni patogeno. 

Mimetismo:
Hermetia illucens è una mosca mimetica, molto simile per dimensioni, colore e aspetto alla vespa muratrice a canne d'organo (Trypoxylum politum) e ai suoi parenti. Questo mimetismo è particolarmente accentuato dalle antenne allungate e simili a quelle di una vespa, dai tarsi posteriori chiari e dalla presenza di due piccole "finestre" trasparenti nei segmenti addominali basali che fanno sembrare che la mosca abbia una stretta "vita da vespa". Le larve della mosca soldato nera si differenziano dalle larve della mosca carnaria (Sarcophaga carnaria) o della mosca domestica (Musca domestica) per una sottile striscia grigio-nera sulle loro estremità posteriori. 

Produttività: 
20 tonnellate di mosche a settimana negli allevamenti in Cina, dove le larve sono nutrite con residui di cereali da birrificazione e altri scarti vegetali (Open Source Ecology, 2021).

Efficienza: 
15 kg di materiale putrescente possono essere processate per m2 di superficie a un tasso di conversione del 20% in massa di Hermetia illucens. 3 kg di insetti sono prodotti ogni giorno a partire da tale massa di rifiuti. Il costo è di circa 350 dollari US (Open Source Ecology, 2021). 



Un potenziale illimitato

Gli adulti non ronzano, non danno fastidio, non pungono, non sono attratti dalla pelle degli esseri umani, su cui non si posano. Non formano sciami. Non hanno l'abitudine di introdursi nelle case o in altri edifici. Frequentano la materia putrefatta soltanto per il tempo necessario per la deposizione delle uova. Si sostengono unicamente con i nutrienti accumulati durante lo stadio di larva. Se si forniscono loro acqua e cibo (ad esempio zucchero sciolto nell'acqua), diventano più longevi e si riproducono con accresciuto vigore. Tutto ciò è semplicemente sublime. 
La larva della mosca soldato nera è un capolavoro della Natura, una macchina miracolosa in grado di trasformare escrementi e scarti alimentari in grassi e proteine pregiate. Metabolizza persino la plastica! Prese singolarmente, le larve sono piccole, ma le cose cambiano se si mettono assieme in masse brulicanti: sono invincibili! Svuotano pozzi neri e bidoni dell'umido, fanno sparire montagne di letame. Possono essere utilizzate con grande successo per smaltire rifiuti organici sottoposti a compostaggio, liquami, reflui fognari, carcasse e cadaveri. Occupano la stessa nicchia biologica delle larve di altre specie di ditteri saprofiti, che però trasmettono morbi: quindi le contrastano, riducendone gli effetti nocivi sotto il profilo igienico e sanitario. Non provocano miasi, salvo in casi eccezionali. Bisogna anche aggiungere un'informazione della massima importanza: questi simpatici cagnotti sono commestibili! Sono appetitosi e sanno di patatine fritte! Se ne può ricavare un'eccellente farina, ricchissima di nutrienti. È stato trovato il rimedio ideale al moltissimi problemi che affliggono il Pianeta. Questa è una risorsa completamente sostenibile che permette la piena attuazione dell'economia circolare! Se ne possono ottenere immensi benefici ambientali ed energetici. Ne va incoraggiato con ogni mezzo l'utilizzo nell'alimentazione umana. Basta coi progetti funesti di coloro che vorrebbero imporre una triste alimentazione vegana all'intera popolazione terrestre: c'è un'alternativa succulenta, ghiottissima, sana, ecologica

Gli hamburger bianchi 

Si prende una bella quantità di larve di mosca soldato nera, le si pressa delicatamente con le mani e si mette la massa così ottenuta sulla piastra rovente, facendola sfrigolare fino alla cottura. Ecco ottenuto un appetitoso hamburger bianco! Proteine nobilissime à gogo! La mosca soldato nero si riproduce a ritmi vertiginosi: non si corre il pericolo di intaccare la preziosa risorsa. Si arriverà a dire: "I vermi lavorano per noi, puliscono tutto e ci nutrono!" Qualcuno li chiamerà "I vermi di Dio" e li riterrà una manna caduta dal cielo. Il mio non è sarcasmo: sto parlando sul serio! 

Un allevamento domestico

Nel 2013, la designer austriaca Katharina Unger ha inventato una macchina da tavolo chiamata Farm 432, in cui le persone possono produrre larve di mosca commestibili direttamente a casa propria. Il nome deriva dal fatto che lavora su un ciclo di 432 ore. Si tratta di un elettrodomestico multicamera di plastica, che può produrre 500 grammi (1,1 libbre) di larve a settimana. Questa quantità, secondo le modiche esigenze alimentari della progettista corrisponderebbe a due pasti. Con un grammo di uova di Hermetia illucens si possono produrre ben 2,4 chilogrammi di larve. Senza dubbio è una delle più utili invenzioni apparsa nell'intera storia del genere umano.
Riportiamo le considerazioni della Unger sulle proprietà organolettiche delle larve da lei allevate: "Quando vengono cotte, emanano un odore simile a quello delle patate cotte. La consistenza è leggermente più soda all'esterno e morbida come carne all'interno. Il sapore è di nocciola e leggermente carnoso."


Un'alternativa all'olio di palma

Le pupe della mosca soldato nera possono essere processate in  appositi digestori, in modo tale da ottenere un olio ricchissimo di nutrienti, i cui usi possibili sono numerosi. Può essere utilizzato come additivo per il biodiesel, ma anche come sostituto dell'olio di palma, quello che finisce nella Nutella, tanto per intenderci. Non ci sarà più bisogno di distruggere immense superfici di foresta, con conseguente perdita di biodiversità: si otterrà tutto ciò che serve da questi insetti portentosi. Ciò permetterà di salvare gli oranghi, che sono trucidati ogni giorno a colpi di machete e a sprangate. Il loro habitat naturale non sarà più devastato per far spazio alle piantagioni! 
Un bioreattore è in grado di ottenere ben 1.800 ettolitri di olio dalle pupe della mosca soldato nera per ogni ettaro di supeficie bioreattiva investita, contro i 3,8 ettolitri ottenuti a partire da un'uguale superficie coltivata a soia (EcoSystem Corporation, 2009). 

Una fonte illimitata di fertilizzanti

Il materiale residuo dopo il processo di decomposizione dei rifiuti ad opera delle larve  (frass) è costituito da feci larvali, esoscheletri larvali persi e altro materiale organico non digerito. Il frass è uno dei principali prodotti dell'allevamento commerciale della mosca soldato nera; il suo profilo chimico varia a seconda del substrato su cui si nutrono le larve, ma in generale è considerato un fertilizzante organico versatile per le piante grazie a un rapporto favorevole di tre principali nutrienti vegetali: azoto, fosforo e potassio. Viene comunemente applicata mescolandolo direttamente al terreno ed è considerato un fertilizzante a lungo termine con un lento rilascio di nutrienti. Le prove sulle piante hanno anche riscontrato effetti fertilizzanti a breve termine paragonabili a quelli dei fertilizzanti sintetici ad azione rapida. Oltre al suo contributo di nutrienti, il frass della mosca soldato nera può trasportare ulteriori componenti benefici per la fertilità e la salute del suolo, come la chitina proveniente dagli esoscheletri persi dalle larve. L'uso di escrementi dei cagnotti di questa specie come fertilizzante può alterare efficacemente la composizione della comunità microbica del suolo, svolgendo un ruolo cruciale per la sua fertilità. 
Pur disponendo della soluzione ai problemi più gravosi, le istituzioni non vogliono applicarla. Non si vuole investire? Questo accade soltanto perché ai politicanti piace infilare la testa sotto la gonna degli scheicchi!

Un modo migliore di fare il formaggio coi vermi 

Mentre il tradizionale casu martzu sardo e altri simili prodotti caseari si affidano alla mosca del formaggio (Piophila casei), l'uso della mosca soldato nera (Hermetia illucens) rappresenterebbe un salto di qualità sia in termini di sicurezza che di efficienza nutrizionale. Le larve di Piophila casei sono note per la loro capacità di sopravvivere all'acido gastrico umano, rischiando di causare miasi intestinali. Al contrario, le larve di Hermetia illucens, se ingerite, vengono digerite normalmente come qualsiasi altra proteina. Come per il casu martzu tradizionale, le larve degradano i grassi (lipolisi) e le proteine (proteolisi) del formaggio, trasformando la pasta in una crema spalmabile dal sapore intenso e piccante. In un contesto di Novel Food, un formaggio prodotto in ambiente controllato con queste larve risolverebbe il grande limite legale del casu martzu: la tracciabilità e la garanzia sanitaria. Invece di affidarsi alla colonizzazione casuale e selvaggia delle mosche casearie, si userebbero colonie certificate, ottenendo un prodotto con standard da laboratorio moderno. Chi ha assaggiato prototipi di questo tipo descrive aromi che virano verso la frutta secca e il sottobosco, molto meno aggressivi rispetto alla decomposizione ammoniacale dei formaggi infestati accidentalmente.

Conclusioni

Purtroppo una svolta radicale e benefica è paralizzata da una burocrazia elefantiaca, mastodontica, leviatanica, che rende difficile ogni passo. Che frustrazione! 
Parafrasando Bukowski, si può dire questo. I politici sono al loro posto per far sì che nulla cambi. Se il mondo ti va bene così com'è, allora i politici sono tutti buoni. Se il mondo non ti va bene così com'è, allora i politici sono tutti cattivi. 

martedì 28 maggio 2024

ALCUNE CONSIDERAZIONI SUGLI USI CULINARI DELLE LARVE DI MOSCA

Ebbene sì, esistono i formaggi con i vermi, nonostante siano vietati dalle normative italiane ed europee. Pensate, sono prodotti fin dal Neolitico. Il più famoso e ricercato di questi output digestivi dei cagnotti è senza dubbio quello preparato dai pastori della Sardegna, di cui spesso si legge sui quotidiani online


Nome del prodotto: casu marzu 
Ortografia originale: casu martzu 
   Traduzione letterale: "formaggio marcio" 
Sinonimo: casu fràzigu
   Traduzione letterale: "formaggio fradicio"
Altri sinonimi:
    casu mùchidu,
    casu modde,
    casu bèiu,
    casu fatitu
    casu 'atu,
    casu cunditu,
    casu giampagadu
Regione: Sardegna 
Nota: 
Viene prodotto anche in Corsica, dove è chiamato casgiu merzu.

No. Non sono "vermi di formaggio", come ho sentito dire da alcune isteriche sui social. Sono autentiche larve di una mosca che frequenta anche i cadaveri di esseri umani morti ammazzati, se li riesce a trovare, ad esempio in un bosco. Il nome scientifico di questo amabile insetto snello e metallizzato è Piophila casei. Alla lettera, significa "Amante del pus del formaggio". Dovrebbe fare riflettere. 
I pastori sardi sono ben consapevoli dell'intero processo di produzione. Praticano tagli nella crosta di forme di pecorino per favorire l'infestazione. Sanno bene che sono le piccole mosche metallizzate a deporre la loro covata, che mastica, vomita e defeca la polpa del formaggio, dandole quel particolare sapore che piace agli intenditori. Ci sono anche persone a cui le cose appaiono in modo più prosaico. Ricordo che E. (RIP) diceva di aver assaggiato il casu marzu, aggiungendo che sapeva di vomito.

Molti credono per effetto Dunning-Kruger che il casu marzu sia l'unico prodotto caseario a contenere larve di mosca. Ebbene, si sbagliano di grosso. Se indagassero anche in modo superficiale, scoprirebbero che i formaggi coi vermi sono prodotti clandestinamente in tutta Italia, o lo erano fino a tempi abbastanza recenti. 

Nome del prodotto: gorgonzola coi grilli
Nome originale: gorgonsoa cui grilli
   Traduzione letterale: "gorgonzola coi cagnotti"
Regione: Liguria
Luogo di produzione: Entroterra di Genova

A Genova il gorgonzola coi grilli è ben noto nella tradizione. Questi "grilli" non hanno nulla a che vedere con gli animaletti chiamati così in italiano: sono proprio le minuscole larve di Piophila casei, caratterizzate dalla capacità di compiere grandi salti. Oggi questo formaggio verminoso è ancora prodotto in piccole realtà artigianali dell'entroterra. Ricordo che era menzionato in una canzone popolare in genovese, in cui un marinaio sognava un banchetto pantagruelico e nominava una per una tutte le leccornie agognate - e tra queste il gorgonzola coi grilli. La moglie, avara e austera, distruggeva i suoi sogni propinandogli un'economica stracciatella, ossia una pastina in brodo con l'aggiunta di un uovo.

Nome del prodotto: bruss ch'a marcia
Variante ortografica: bross ch'a marcia 
   Traduzione letterale: "formaggio che cammina"
Regione: Piemonte  
Luogo di produzione: Monferrato 
Nota:
Il bruss è un formaggio di recupero, cremoso e denso, ottenuto fermentando avanzi di altri formaggi, ovini o vaccini. La fermentazione viene bloccata aggiungendo grappa; se non lo si fa, le mosche casearie accorrono e vi depongono le uova.

Dai banchi di memoria stagnante è emerso un vecchio sketch di Macario (chi lo ricorda ancora quel comico bizzarro e grottesco?). Divorato dalla fame, Macario cercava di mettere le mani su un pezzo di formaggio verminoso e di divorarlo. Tuttavia i cagnotti, muovendosi, facevano spostare il formaggio, che gli sfuggiva sempre, mentre lo stomaco vuoto gli provocava i crampi. Questo genere penosissimo di comicità era particolarmente diffuso nel dopoguerra, quando si cercava di esorcizzare lo spettro della carestia.

Nome del prodotto: furmai mars 
Variante ortografica: furmai marz 
Forma italianizzata: formaggio marcio 
Regione: Lombardia  
Luogo di produzione: Valli bergamasche, Valli bresciane; 
    fino agli anni '50 si faceva in molte aree rurali 
Nota:
A seconda dei luoghi, può essere prodotto da formaggi diversi: bagòss di Bagolino, gorgonzola e persino formaggi di grana o provolone. Ho testimonianze del fatto che anche in Brianza si producesse il gorgonzola coi vermi, ma questa usanza è ormai estinta.

Nome del prodotto: nisso 
Significato letterale: "marcio", "guasto"
Nome dato ai cagnotti: saltarei
Regione: Lombardia
Luogo di produzione: Lomellina, Oltrepò Pavese

Ho avuto notizia del fatto che in una zona della Lombardia, in tempi non troppo antichi, era prodotto un tipo di gorgonzola coi vermi, che si differenziava da quello ligure e da altri simili formaggi perché infestato da larve di Calliphora vomitoria (moscone azzurro), che sono attratte dalla materia grassa e accorrono subito in gran numero a deporre la covata. Quando ancora ero un marmocchio, mia madre (RIP) mi raccontava di un medico della Lomellina, il dottor N., che era ghiottissimo di questo gorgonzola verminoso che si produceva da sé, destando l'orrore dei suoi compaesani: apprezzava particolarmente i pingui cagnotti, ben più grossi e carnosi di quelli della Piophila casei. Non erano i minuscoli "saltarei". Ho poi potuto constatare, ad anni di distanza, che il ricordo di questo medico ancora oggi non è del tutto estinto in quelle terre. Mi sono stati confermati i dettagli raccapriccianti sulla produzione: l'adepto di Ippocrate lasciava il formaggio all'aperto perché si riempisse di mosconi. Doveva avere un sistema immunitario di ferro! Mi dolgo di non poterne riportare il cognome per esteso, come di soffrire la carestia in tempi di abbondanza. 
Seppur involontariamente, anni fa mi è capitato di fare un esperimento simile. Ricordo ancora quando una fetta di gorgonzola era finita per sbaglio in mezzo alla cartaccia ed è stata colonizzata dai mosconi azzurri, dando origine a un gran numero di esemplari sommamente molesti, che mi è toccato uccidere uno a uno. Ovviamente non consideravo più commestibile il formaggio, e ho dovuto mettermi un guanto chirurgico per raccogliere una cinquantina di pupe trovate sul pavimento. Le ho messe in un secchio e le ho gettate nello scarico del cesso. Un'esperienza che non si dimentica!   

Nome del prodotto: furmai nis
   Traduzione letterale: "formaggio marcio"
Sinonimi: nissarobiola nissa, furmai cui bèch,
   furmai (nis) cui saltarei 
   Traduzione letterale: "robiola marcia";
    "formaggio coi bachi", "formaggio coi cagnotti" 
Forme italianizzate: formaggio nisso,
    formaggio coi bèghi, formaggio coi saltarelli
Nome dato ai cagnotti: bèch, saltarei
Regione: Emilia-Romagna
Luogo di produzione: Piacenza, Valle del Tidone 
Nota:
Il termine nis si trova anche in Lombardia, nella vicina provincia di Pavia (vedi sopra).

A quanto pare le autorità sanitarie hanno lanciato una crociata contro questi prodotti, che ormai nel Piacentino hanno soltanto pochi estimatori tra le persone più anziane. 

Nome del prodotto: formaio coi bai
   Traduzione letterale "formaggio coi bachi"
Nome dato ai cagnotti: bai
Regione: Veneto 

Nome del prodotto: saltarello 
Regione: Friuli-Venezia Giulia 
Luogo di produzione: Udine 
Nota:
Trae il suo nome dalle larve.

Nome del prodotto: pecorino marcetto
Sinonimo: cace fràceche 
   Traduzione letterale: "formaggio fradicio"
Regione: Abruzzo
Luogo di produzione: Teramo, L'Aquila
Nota:
A Scanno (L'Aquila) è detto pecorino di marcetto.

Nome del prodotto: cacio punto
Nome originale: cacie punt
   Traduzione letterale: "formaggio punto"
Regione: Molise
Nota:
Questa denominazione fa riferimento alle mosche che depongono le uova in fori nella crosta, prodotti per favorire l'infestazione. In genere è prodotto con latte di pecora.

Nome del prodotto: fermagge pengiute
Sinonimo: frmag punt 
   Traduzione letterale: "formaggio punto"
Regione: Puglia
Luogo di produzione: Bari
Nota:
Questa denominazione fa riferimento alle mosche che depongono le uova in fori nella crosta, prodotti per favorire l'infestazione. Può essere prodotto con latte ovino o con una mistura di latte ovino e di latte vaccino.

Nome del prodotto: casu punt
Variante ortografica: casu puntu 
   Traduzione letterale: "formaggio punto"
Regione: Puglia  
Luogo di produzione: Salento
Nota:
Questa denominazione fa riferimento alle mosche che depongono le uova in fori nella crosta, prodotti per favorire l'infestazione. 

Nome del prodotto: cas cu i vierm 
   Traduzione letterale: "formaggio coi vermi"
Regione: Basilicata 
Luogo di produzione: Entroterra potentino

Nome del prodotto: casu du quagghiu
Sinonimo: furmaggiu du quagghiu
   Traduzione letterale: "formaggio del caglio"  
Regione: Calabria 
Nota: 
È prodotto con latte ovino intero crudo (70%), latte caprino (30%), con l'aggiunta di una gran quantità di caglio, da cui trae il nome.

Il formaggio coi vermi è prodotto anche nei Paesi Baschi, dove è chiamato gazta-ustela, ossia "formaggio marcio" (da gazta "formaggio" + ustel "marcio" + -a, articolo determinativo). 
Esistono anche formaggi con gli acari, che contengono gli escrementi di questi simpatici animaletti. In Germania si trova il Milbenkäse (da Milbe "acaro" + Käse "formaggio"), tipico della Sassonia-Anhalt, mentre nella regione di Lilla, in Francia, c'è la mimolette. Il primo prodotto caseario si fa con Tyroglyphus casei, mentre il secondo si fa con una specie simile, Tyroglyphus siro

Sono sicuro che la lista da me fornita non sia esaustiva: ho appreso che prodotti caseari infestati da larve esistono persino in Egitto! Indagando più a fondo e avendone il tempo, si troveranno di certo altre meraviglie gastronomiche.


Problemi sanitari

Le larve della mosca del formaggio (Piophila casei), saltando fino a una distanza di circa 15 centimetri, possono finire negli occhi, più raramente nel naso. Almeno in teoria, sono in gradi di dare origine a parassitosi (miasi) in queste parti del corpo. Ai tempi dei Nuragici a queste cose forse non ci si badava troppo. Si legge spesso che in Sardegna esiste il costume di indossare gli occhiali quando si mangia il casu marzu, ma questa informazione desta in genere lo scherno o la furia degli isolani. Si dice anche che molti fanno uscire le larve dal formaggio mettendolo in un sacchetto di plastica e causandone così il soffocamento. Non so se sia vero, non ho avuto occasione di trovare riscontri. Certo è invece che l'ingestione di larve vive può causare miasi intestinale con conseguente perforazione e peritonite (un esito in genere fatale), anche se sembra che sia un evento abbastanza raro. Più frequenti sono i fastidi provocati dagli uncini dell'apparato buccale dei parassiti, che si conficcano nella mucosa gastrica, facendo insorgere nausea, vomito e sanguinamenti. Il sistema adottato dai pastori sardi per neutralizzare ogni minaccia consiste nell'ingurgitare quantità di robuste bevande alcoliche, come il vino Cannonau e il distillato Filu 'e ferru. L'alcol asfissia gli intrusi, prevenendo la miasi. Non può nulla contro altri patogeni trasmissibili, ma va detto che quei pastori, estremamente longevi, hanno una tempra d'acciaio, ignota alle genti continentali. 
Mi sono imbattuto tempo fa in un tale che aveva avuto una sgradevole esperienza con un formaggio verminoso prodotto in Italia centrale. Così aveva il dente avvelenato: diceva che i marcetti, oltre a puzzare maledettamente, provocano conati di vomito e disturbi gastrointestinali. 
Le larve del moscone azzurro (Calliphora vomitoria) non saltano, ma resta la loro capacità di trasmettere un gran numero di infezioni e di dare origine a miasi intestinale. Essendo ben più grosse e aggressive di quelle della Piophila, la probabilità di causare lesioni gastriche e intestinali è maggiore. Mi accadde anni fa di mangiare della carne cucinata che sembrava buona, quando mi accorsi che brulicava di giovani cagnotti, nati da poco. A deporre la covata era stato certamente un moscone azzurro. Non mi persi d'animo: mangiai alcuni semi di albicocca e bevvi un quarto di litro di brandy. Le larve asfissiarono e non ebbi conseguenza alcuna. Com'è ovvio, non incoraggio nessuno a imitare la mia esperienza. 
Formaggio coi vermi, sì o no? Diciamo che leccare l'ano a un gran numero di amanti occasionali è meno rischioso per la salute.

Testimonianze nel Web
 
In un forum online mi sono imbattuto in un testo, di cui avevo copiato in un file txt alcuni estratti significativi, in vista di una futura pubblicazione. Purtroppo il sito non è più raggiungibile. Provvedo quindi a riportare il materiale a mia disposizione in questa sede, come estrema forma di salvataggio di importanti informazioni antropologiche. I grassetti sono miei, come l'indicazione dei refusi con (sic).  

"Anche nelle valli trentine i “brigoi del formai” erano (sono?) da alcuni considerati una prelibatezza da inseguire con la polenta. I racconti di mia madre (classe 1926) erano pieni di aneddoti di “brigoloti” saltellanti. Gli acari sono invece chiamati “carpisi” (el formai coi carpisi) quello mi è cpitato (sic)  di assaggiarlo, non in quanto prlibatezza (sic) ma solo perchè il formaggio poverino così era (guai rifiutare quello che ti mettevano nel piatto). Altri ne erano entusiasti per la piccantezza che il formaggio in quella poco invidiabile situazione acquisisce." 

E ancora:

"In Schwaben (Svevia) esisteva l’abitudine di appendere i residui delle carcasse degli animali domestici macellati all’aperto in modo che le mosche carnarie vi deponessero le uova. Quando le larve erano abbastanza cresciute la carcassa veniva battuta con un bastoncino tenendo sotto di questa una pentola nella quale raccogliere le larve cadute."

Un utente scettico, un certo Massimiliano, che confondeva in modo delittuoso la Svevia con la Svezia, ha scritto quanto segue: 

"La mosca è uno dei più importanti vettori del Clostridium botulinum. Le larve, come tutti gli invertebrati, sono tolleranti alla tossina botulinica, ma i vertebrati no. Mangiare un quantitativo significativo di larve di mosca prelevate da un cadavere è letale (sembra che un chilo di tossina botulinica possa mandare al Creatore 7 miliardi di persone…). Nella zootecnia non industriale, l’abitudine di dare, come integrazione alimentare, dei bigattini alle galline è sempre accompagnata dal consiglio che siano quantitativi molto limitati e mai dati con continuità… Quindi, credere che qualche essere umano possa raccogliere bigattini per nutrirsene è un raccontino da bar…"

Forse questo Massimiliano non comprendeva una cosa molto semplice: il fatto che le larve delle mosche (incluse quelle di Piophila casei) siano vettori del Clostridium botulini non significa che siano interamente composte di tossina botulinica e che possano sterminare gli esseri umani a miliardi! Per mettere insieme una quantità di contaminante sufficiente ad uccidere un umano adulto bisognerebbe mangiare una quantità significativa di larve, cosa che sfido chiunque a fare.  In genere i formaggi infestati non favoriscono la crescita del Clostridium botulini, che è un anaerobio obbligato. Intanto i ghiottoni di casu marzu che ingurgitano la covata della Piophila casei dimostrano che ho ragione: per quanto discutibile, la cosa è possibile
Per quanto riguarda la Svevia, regione storica della Germania, le larve menzionate nel forum sono quelle della Sarcophaga carnaria, che infestano i resti di macellazione. Evidentemente venivano cotte, cosa che permetteva di neutralizzare i patogeni. Doveva essere un cibo di emergenza, da utilizzarsi in tempi di carestia. Non dobbiamo dimenticarci che la Svevia è stata teatro di spaventosi conflitti e di episodi di fame estrema nel corso della Guerra dei Trent'anni (1618 - 1648): la gente fu costretta a mangiare cose che non sono considerate commestibili. Questo ha dato origine a racconti tramandati di generazione in generazione.

Etimologia di brìgoi, brigoloti 

Ho subito cercato riscontri è ho trovato su Facebook informazioni interessanti. Le larve e i bambini in Veneto sono chiamati allo stesso modo. Questa è la glossa che ho trovato: "brigoloti, perché no' i sta mai fermi!!!" Evidentemente i brìgoi trentini sono una variante di questi benedetti brigoloti.

Queste sono alcune voci diffuse in Trentino, formate a partire dalla stessa radice e riportate nel Dizionario Cembrano di Aldo Aneggi:

brigolament (sostantivo maschile) = formicolio, tremolio;
      irrequietezza.
brigolar (verbo) = brulicare, muoversi continuamente;
      se brigola "si tira innanzi", "si vive".
brigolin (aggettivo) = irrequieto.
brigolin (sostantivo maschile) = irrequietezza.
brigoloti (sostantivo maschile plurale) = acari del formaggio,
     larve.

Se ne trovano molte altre nel LEI (Lessico etimologico italiano) di Max Pfister, anche relative a diverse regioni:


La radice del verbo brigolar "brulicare" è la stessa delle parole italiane brio "forza" e briga "molestia, fastidio; preoccupazione; lite, contrasto", brigare "ingegnarsi", "darsi da fare per ottenere qualcosa". In ultima analisi l'origine è celtica, dalla radice *brīg- "forza, vivacità" (la vocale tonica è lunga, /i:/).

Etimologia di carpisi 

Sempre nel LEI, si trovano informazioni estremamente interessanti.

Latino volgare: carius / caria ‘tarlo’; cariēs / caria / carius ‘putrefazione’
Derivati: cariolus ‘tarlo’
Aggiungo senz'altro cariō (accusativo cariōnem) ‘tarlo, rodilegno’
Latino classico: cariēs (genitivo cariēī) "putrefazione" 
Nota etimologica:
La tradizionale etimologia da careō "mancare" (alludendo a denti a cui mancano pezzi) è estremamente stupida e insensata, l'ennesimo tentativo di spiegare Omero con Omero. Il termine latino non era usato come nel linguaggio moderno solo per indicare la carie dei denti.
Origine della radice: elemento del sostrato, con ogni probabilità tirrenico  

Gli esiti romanzi sono innumerevoli. Riportiamo soltanto qualche dato significativo estratto dal LEI:

Milanese antico: cairo "tarlo del legno"
Piemontese (Gattinara): carí "processionaria"
(glossato come "tipo di bruco che invade i boschi a colonie e distrugge il fogliame")
Istriota: kyéro "carie"
Napoletano (XVII sec.): càiro "malattia delle parti ossee"
Napoletano (XVIII sec.): cario "malattia delle parti ossee"
Ligure centrale (Carpasio): càira "tarlo del legno"
Veneto (Bellunese): chéra "grillotalpa" 

Pfister è dell'idea che questa radice abbia subìto un'incrocio "alla Devoto" con il verbo carpere "prendere", dando origine a un paio di esiti peculiari: 

Ladino (Predazzo, TN): kárpẹ ‘tarme’ (femm. pl.),
Veneto (Tonezza del Cimone, VI): kárp ‘tarme’ (femm. pl.)

Questi dati sono presi dal sito dell'AIS (Atlante linguistico ed etnografico dell'Italia e della Svizzera meridionale), tavola n. 482 (non 462 come riportato per refuso nel LEI). Ecco il link, che porta alla schermata navigabile: 


Va detto che le due occorrenze riportate di kárpẹ sono circondate da moltissimi casi in cui si hanno forme come tárpẹ e persino pármẹ. Si potrebbe trattare di complessi mutamenti con dissimilazione: 

tármẹ > pármẹ 
tármẹ > tárpẹ > kárpẹ 

La presenza del càrpisi "acari" reso noto da un forum, non riportato nel LEI e neppure nell'AIS, rafforza l'idea di una forma originale, derivata dalla radice di caria e varianti, con l'aggiunta di un suffisso labiale. Al cosiddetto "incrocio" con il verbo carpere non credo nemmeno un po'. Questo fa capire quanto lacunosi e incompleti siano gli studi dei romanisti. 

Ricostruzione del sostrato dai dati latini e romanzi

Forma etrusca ricostruibile: *karia, *karie, *kariu(n)
Significato: "vermi", "putrefazione" 
Semantica: La putrefazione era connessa con i cagnotti, e con ogni probabilità era creduta derivata dalla loro azione
Proto-tirrenico: *kanri- 

Un possibile lontano parente 

Basco: har "verme"
Protobasco: *(h)anaR "verme"
Pre-protobasco: *kanaR "verme" 

venerdì 24 maggio 2024

ETIMOLOGIA E ORIGINI DEL COSSUS, GHIOTTONERIA DEGLI ANTICHI ROMANI

Gli antichi Romani praticavano l'entomofagia: consumavano una specie di insetto allo stadio larvale, che costituiva un piatto molto ricercato e denominato cossus. La larva, che per natura era xilofaga, era costretta a una dieta innaturale a base di farina, per poter essere ingrassata e "spurgata", come ci ha tramandato Plinio il Vecchio nella sua monumentale Naturalis Historia (Libro XVIII, 37). Questa è la citazione:

Vermiculantur magis minusve quaedam, omnes tamen fere, idque aves cavi corticis sono experiuntur. Iam quidem et hoc in luxuria esse coepit, praegrandesque roborum delicatiore sunt in cibo - cossos vocant - atque etiam farina saginati hi quoque altiles fiunt.
Traduzione:
"Alcuni (alberi) si tarlano più o meno, quasi tutti comunque (lo fanno), e gli uccelli lo scoprono da suono della corteccia cava. Ormai anche ciò ha iniziato ad essere di gran moda e gli enormi vermi delle querce - vengono chiamati "cossi" - sono considerati un cibo assai delicato e vengono anche nutriti con la farina, così diventano anche più grassi." 
N.B.
Numerose edizioni riportano cosses anziché cossos.

Il severo Plinio, che aderiva allo Stoicismo, disapprovava severamente questi eccessi alimentari: li considerava vere e proprie aberrazioni. La preparazione culinaria a base di larve del legno, che oggi riterremmo ripugnante, non deve stupire più di tanto. Sappiamo che gli antichi Greci, che pure erano così snob e schifiltosi, ritenevano una leccornia le cicale fritte. 


cossus, nome maschile, II declinazione: 
    genitivo: cossī 
    dativo/ablativo: cossō 
    accusativo: cossum  
    vocativo (non usato): cosse 
  plurale:
    nominativo: coss
ī 
    genitivo: cossōrum
    dativo/ablativo: cossīs 
    accusativo: cossōs 
Forme alternative: accusativo plurale cossēs, III declinazione 
(forse dovuta a un errore per cossōs)
Nota:
Il termine era usato dai veterinari di epoca tarda per indicare un parassita intestinale.

Etimologia di cossus 

Sono stati fatti svariati tentativi di ricondurre lo strano vocabolo latino a qualche etimologia indoeuropea, ma sono tutti labilissimi, futili. Ecco una lista di queste comparazioni:

1) Protoindoeuropeo *k'es- "tagliare", con riferimento al fatto che la larva perfora il legno. 
    Latino: 
    castrō "castrare" (lett. "recidere")
    castus "puro" (lett. "castrato")
    castrum "fortezza" (lett. "cosa intagliata nella pietra") 
    careō "mancare" (incerto)
    Sanscrito:
    शस्त्र  śastraṃ "coltello", "spada" 
Nota: 
Il vocalismo delle forme latine è problematico: non ci aspetteremmo come risultato -o-.
2) Protoindoeuropeo *(s)ker- "tagliare", sempre con la stessa semantica della radice precedente. 
    Latino: 
    cortex "corteccia" (lett. "cosa tagliata")
    Greco: 
    κείρω (kéirō) "recidere"
Nota:
Presupporrebbe una protoforma *(s)korsos o *(s)korttos, del tutto implausibile (non si sarebbe evoluta in cossus).
3) Greco σκίδνημι (skídnēmi) "disperdere",
     Lituano kedeti "scoppiare". 
Nota:
Presupporrebbe una protoforma *(s)kodtos, del tutto implausibile (si noti che il vocalismo del greco non è compatibile). 

Respingo tutte queste proposte etimologiche, per affermare che si tratta di un prestito da un sostrato preindoeuropeo o da un adstrato: le probabilità che una ghiottoneria così stravagante sia stata importata sono altissime. La sorgente potrebbe benissimo essere l'etrusco, ma al momento non ci sono dati su cui lavorare. Si noterà che Cossus è un cognomen: sappiamo che è esistito Aulo Cornelio Cosso (Aulus Cornelius Cossus), famoso per aver ottenuto la prestigiosa spolia opima nel 437 a.C. uccidendo in duello il re etrusco Lars Tolumnio (Larθ Tulumne) durante la guerra contro Veio e Fidene. In origine questo cognomen (che era una specie di soprannome) significasse "rugoso", "dalla pelle raggrinzita e coriacea". Ce lo ha tramandato Sesto Pompeo Festo nel suo trattato lessicografico De verborum significatu. Questa è la citazione:

Cossi ab antiquis decebantur natura rugosi corporis homines a similitudine vermium ligno editorum qui cossi appellant.
("Gli antichi chiamavano "cossi" gli uomini per natura dalla pelle rugosa, per la somiglianza con i vermi che si nutrono nel legno, chiamati per l'appunto "cossi".)

Questa spiegazione forse ci dà un indizio in più e ci tornerà utile in seguito.

Discendenti nelle lingue romanze

Italiano: cosso "foruncolo", "pustola"
Rumeno: coş "foruncolo", "pustola"
    (forma definita: coşul; plurale: coşuri; da non confondere 
    con le parole omofone che significano "camino" e "cestino")
Spagnolo: coso "rodilegno"; cojijo "baco, parassita"
Galiziano: coxo "eczema", "eruzione"
Note: 
La parola italiana cosso sembra desueta, in ogni caso non l'ho mai sentita usare. Indica soprattutto foruncoli sulla faccia, come la parola rumena coş, che è genuina e non letteraria. La denominazione nelle due lingue è dovuta al fatto che spremendo una pustola, ne esce una striscia di pus che somiglia a un verme.
La parola spagnola coso è di trafila dotta (-ss- > -s-), mentre cojijo è di trafila volgare (-ss- > -j-). Si dovrebbe ricostruire una protoforma *cossīssus, anche se il suffisso sembra molto incerto e in ogni caso non latino. 

Parole assonanti di origine iberica

Per loro inveterata quanto futile tradizione, i romanisti hanno sostenuto per secoli (oggi sembrano rinsaviti) una derivazione da cossus della parola spagnola gusano "verme", che nulla ha a che vedere già soltanto per motivi fonologici. 

Spagnolo: gusano "verme"
Derivati: gusarapo, gusarapa "girino"; "larva",
     "piccolo verme"
Forma iberica ricostruibile: *gusan- / *gusar- "verme" 
Origine del composto:
*gusar- "verme" + *apo "rospo" > gusarapo, gusarapa
Nota: 
Basco apo, zapo "rospo", da cui lo spagnolo sapo.
L'alternanza tra -n e -r si trova in molti composti baschi. L'alternanza tra forme con iniziale in vocale e con z- è piuttosto comune in basco. Il nome spagnolo del rospo non è derivato dal greco σήψ (sḗps) "tipo di serpente", con buona pace dei romanisti. 

Altri oscuri resti di sostrato: 
Galiziano couza "tarma"; "tarlo". 

Parentele implausibili
 
Basco: izain "sanguisuga"
   Varianti: 
   uzan (viscaino),
   izaiñ, izai (alto navarrese, gipuzkoano)
   itxain (basso navarrese)
   xixain (laburdino)
   zizein, zizeñ (suletino)
Protobasco: *izani 
Pre-protobasco: *zizani
Se la forma viscaina uzan potrebbe far pensare a una parentela diretta con lo spagnolo gusano, le altre varianti basche rendono poco attraente questa ipotesi. Vediamo subito che la vocale u- è secondaria. Dai dati a disposizione, possiamo considerare la protoforma ricostruibile *izani come il prodotto della dissimilazione di un precedente *zizani. Si associano quindi alcune parole basche come zizare "lombrico", che hanno conservato l'originale sibilante. 

Notiamo che il nome basco del serpente potrebbe avere qualche somiglianza col nome spagnolo del verme soltanto ricorrendo a metatesi (cosa che mi pare implausibile):

Basco: suge "serpente" 
Protobasco: *suge 

Possiamo poi citare il nome burushaski del serpente, che mostra una somiglianza straordinaria con il nome spagnolo del verme (γ- indica una fricativa uvulare sonora, che sarebbe trascrivibile con gh-):

Proto-Burushaski: *γusán- "serpente"
  Yasin: γusánum 
  Hunza: γusánus 
  Nagar: γusánus 

Un'illusoria etimologia slava 

Molte lingue slave hanno una parola che significa "bruco" e che ha una somiglianza fortuita con la parola spagnola. Riporto in questa sede un riassunto dei dati (la consonante -c- trascrive l'affricata /ts/): 

Slavo ecclesiastico: юсеница (jusenica)
Ucraino: гу́сениця (húsenycja
Bulgaro: гъсе́ница (gǎsénica)
Serbo-Croato: гу̏с(ј)еница / gȕs(j)enica
Sloveno: gosẹ̑nica
Ceco: housenka 
Slovacco: húsenica 
Antico polacco: wąsienica
Polacco: gąsienica
Sorabo superiore: husańca
Sorabo inferiore: guseńca 

Protoforma ricostruibile: *ǫsěnica "bruco". 
L'occlusiva iniziale /g-/ non è originale e deriva da analogia con lo slavo comune гоущерица (gušterica) "lucertola".

Conclusioni: credo che ci sia ancora molto da studiare prima di venirne a capo!


Identificazione dell'insetto

Anche a costo di risultare impopolare, dirò quella che a me pare un'ovvietà: l'insetto d'interesse culinario era semplicemente quello che gli attuali entomologi chiamano... Cossus cossus! È un lepidottero appartenente alla famiglia dei Cossidae, detto anche rodilegno rosso, il cui bruco è gigantesco. Sostengo questo, nonostante sia ben consapevole del fatto che il nome scientifico del rodilegno rosso è moderno. Nel Web è molto diffusa l'idea che i Romani chiamassero cossus larve di coleotteri come quella del cervo volante (Lucanus cervus), del cerambice della quercia (Cerambyx cerdo) o addirittura del priono conciario (Prionus coriarius) - argomentando in modo vano che il rodilegno rosso ha un sapore decisamente troppo forte e sgradevole per essere considerato una prelibatezza da imperatori. Il dibattito va avanti da anni, in modo non sereno, con i dilettanti bulleschi che cercano di imporre le loro idee facendo "gnè gnè gnè" a mitraglietta. 
Innanzitutto va ricordato che il rodilegno rosso è una specie polifaga che attacca anche le querce, anche se non sono i suoi alberi preferiti. Il fatto che i Romani considerassero una leccornia proprio il parassita che viveva nella quercia è perfettamente compatibile con la loro mentalità bizzarra. Certo, doveva essere difficile ottenere il pingue bottino dal legno duro della quercia, ma questo non era un limite: avevano tempo da perdere e soprattutto da far perdere agli schiavi! 
Festo definisce il cossus come "rugoso", termine che può essere meglio attribuito alla larva del Cossus cossus che a quella del cervo volante e dei cerambicidi. Il rodilegno rosso, pur essendo un bruco, ha un capo molto sclerificato, ossia duro, e una pelle decisamente più coriacea rispetto a quella bianchiccia e molle di una larva di Lucanus cervus. La sua pelle sembra quella di un vecchio! Inoltre, la larva del Cossus secerne un liquido caustico per scavare il legno; questo dettaglio si sposa bene con l'idea di un animale aggressivo o protetto, capace di resistere in ambienti ostili e difficile da raccogliere.
Nemmeno il fatto che la larva del Cossus sia stata definita "di sapore acre e disgustoso, sia cruda che cotta" può essere considerato un serio ostacolo: i Romani amavano il contrasto violento, sapori forti che giudicheremmo spaventosi! Per un nobile romano, mangiare una larva dal sapore di aceto o di legno, per giunta esalante fetore di becco, non era un limite, ma una ricercatezza: era la dimostrazione di poter dominare la Natura e trasformare ciò che è selvatico o repellente in un lusso costoso. L'entomofagia è un tipico gusto acquisito, come mangiare il gorgonzola o leccare sfinteri anali. 
Comunque sia, c'è anche una famosa voce contraria, quella di uno studioso francese che ha giurato di aver trovato il modo di cucinare il rodilegno rosso rendendolo una vera e propria leccornia! È l'ineffabile Jean-Henri Fabre, entomofago praticante, che ha scritto quanto segue: 

"Le témoignage est unanime. Le rôti est juteux, souple et de haut goût. On lui reconnaît certaine saveur d'amandes grillées que relève un vague arôme de vanille. En somme, le mets vermiculaire est trouvé très acceptable ; on pourrait même dire excellent. Que serait-ce si l'art raffiné des gourmets antiques avaient cuisiné la chose !"
("Il verdetto è unanime. L'arrosto è succoso, tenero e delizioso. Ha un distinto sapore di mandorle tostate, esaltato da un sottile sentore di vaniglia. In breve, il piatto di vermicelli è considerato molto buono; si potrebbe persino dire eccellente. Immaginate se fosse stata applicata la raffinata arte dei buongustai antichi!")
Link:

Memorie morbose

Ero ancora giovane. Ricordo che la signora A., una cougar biondiccia, diceva di aver visto un grosso rodilegno rosso, da lei descritto come un "budello" e riconosciuto da una foto entomologica che le avevo mostrato. Aggiunse quindi di averlo "sploffato sotto i piedi". La cosa destò in me un grande turbamento e una frenesia a cui non sapevo dare un nome. Guardavo con estremo interesse i piedi ben curati della signora A. e fantasticavo, nonostante fosse una donna matura, mentre io ero soltanto un liceale ignaro della vita. La immaginavo mentre accarezzava e schiacciava il mio fallo eretto con le dita dei piedi dalle unghie smaltate di rosso, fino a farlo esplodere. Era come se vivessi la scena, godevo del suo stupore nel vedere il seme eruttare. Sua figlia M., che era mia coetanea e scialba, non la consideravo degna di alcun interesse.

martedì 20 febbraio 2024


L'IMPERO DELLE TERMITI GIGANTI

Titolo originale: Empire of the Ants
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Lingua originale: Inglese 
Anno: 1977
Durata: 89 min
Genere: Orrore, fantascienza 
Formato : Colore 
Suono: Mono
Rapporto: 1,85:1 - 35 mm
Regia: Bert I. Gordon
Soggetto: H. G. Wells, dal racconto breve 
    Empire of the Ants (1905)
Sceneggiatura: Bert I. Gordon, Jack Turley
Produttore: Bert I. Gordon, Samuel Z. Arkoff
Casa di produzione: Cinema 77
Fotografia: Reginald H. Morris
Montaggio: Michael Luciano
Musiche: Dana Kaproff 
Luogo delle riprese: Florida 
Direttrice del casting: Betty Martin 
Arredatore di scena: Anthony C. Montenaro 
Trucco: Ellis Burman Jr., Guy Del Russo,
   Romaine Green, Dave Ayres 
Direttore della produzione: Salvatore Billitteri, 
   Neil A. Machlis 
Reparto artistico: Roger Ragland, Drew Struzan 
Assistente alla regia: Mel Efros, David McGiffert
Secondo audio regista: Adrienne Bourbeau, 
   James Quinn  
Editore dei dialoghi: William L. Manger 
Effetti speciali: Roy L. Downey 
Effetti visivi: Bert I. Gordon, Burt I. Harris Jr. 
Miniature: Erik von Buelow 
Controfigure: Billy Hank Hooker, Hugh Hooker,
   Buddy Joe Hooker
Reparto camera: William D. Barber, Lou Noto 
Guardaroba: Joanne Haas 
Coordinatore delle formiche: Warren Estes
Interpreti e personaggi: 
   Joan Collins: Marilyn Fryser
   Robert Lansing: Dan Stokely
   John David Carson: Joe Morrison
   Albert Salmi: Sceriffo Art Kincade
   Jacqueline Scott: Margaret Ellis 
   Pamela Susan Shoop: Coreen Bradford 
   Robert Pine: Larry Graham 
   Edward Power: Charlie Pearson 
   Brooke Palance: Christine Graham
   Tom Fadden: Sam Russell 
   Irene Tedrow: Velma Thompson 
   Harry Holcombe: Harry Thompson 
   Jack Kosslyn: Thomas Lawson 
   Ilse Earl: Mary Lawson 
   Janie Gavin: Ginny
   Norman Franklin: Anson Parker
   Florence McGee: Phoebe Russell  
   Jim Wheelus: Membro dell'equipaggio
   Mike Armstrong: Jim 
   Tom Ford: Pete
   Charles Redd: Tassista 
Doppiatori italiani:
   Rita Savagnone: Marilyn Fryser 
Doppiatori francesi: 
   Jacqueline Cohen: Marilyn Fryser 
   Claude Bertrand: Dan Stokely 
   Edmond Bernard: Sceriffo Art Kincade
   Maurice Sarfati: Larry Graham 
   Francine Lainé: Christine Graham 
Doppiatori tedeschi: 
   Bettina Schön: Marilyn Fryser
   Edgar Ott: Dan Stokely
   Wolfgang Völz: Sceriffo Art Kincade 
   Thomas Danneberg: Larry Graham
   Friedrich W. Bauschulte: Harry Thompson
   Inge Wolffberg: Mary Lawson
Titoli in altre lingue: 
    Tedesco: In der Gewalt der Riesenameisen 
    Francese: L'Empire des fourmis géantes 
    Spagnolo: El imperio de las hormigas 
    Rumeno: Imperiul furnicilor
    Russo: Империя муравьёв 
    Finlandese: Muurahaisten valtakunta 
Budget: circa 500.000 dollari US
Box office: 2,5 milioni di dollari US 


Trama: 
La narrazione iniziale, in stile di un documentario pierangelista, sottolinea come le formiche usino sostanze chimiche dette "feromoni" per comunicare tra loro, e come questo causi una risposta obbligatoria. Mentre scorrono i titoli di testa, molti barili con adesivi di rifiuti radioattivi vengono scaricati da una nave nell'oceano. Uno dei contenitori finisce su una spiaggia, perde e rilascia sulla sabbia una sostanza viscida, argentea. 
Nel frattempo, la losca e sensuale immobiliarista Marilyn Fryser porta i potenziali clienti in gita in barca per visitare un'area di sviluppo immobiliare di fronte al mare, proprio nella zona della discarica. Con l'assistenza dell'amante Charlie, intende vendere loro terreni edificabili sulle cosiddette Dreamland Shores, dove è previsto il resort Dreamland Coast. In realtà si tratta di terreni senza valore. A bordo dell'imbarcazione salgono gli anziani coniugi Velma e Harry Thompson, i giovani coniugi Christine e Larry Graham, la giovane single Coreen Bradford, il viaggiatore solitario Joe Morrison, Margaret Ellis, recentemente licenziata dopo molti anni come segretaria, e la coppia sposata Mary e Thomas Lawson. Il nocchiero è Dan Stokely. All'insaputa dei visitatori, le formiche si contorcono gongolando nella sostanza radioattiva del bidone che perde. 
Inizia un tour dei terreni, durante il quale Marilyn presenta i vari lotti in vendita. Serpeggia il malcontento, anche per i liquori scadenti offerti al rinfresco. Mary e Thomas Lawson, che hanno un carattere rognoso, mettono in dubbio il valore immobiliare degli appezzamenti, così si separano dal gruppo per ispezionare e si rendono conto che le tubature posate in loco sono fittizie. A questo punto i coniugi vengono attaccati e uccisi da formiche giganti mutanti, che hanno assunto proporzioni colossali, paragonabili a quelle di un grosso furgone. Le formiche titaniche fanno irruzione sulla spiaggia e distruggono l'imbarcazione della Fryser, inseguendo il gruppo attraverso i boschi. 
I fuggiaschi trascorrono la notte attorno a un falò, che viene spento la mattina successiva da un temporale. Sapendo che si trova una barca a remi a sole due miglia di distanza, sulla riva del fiume, si mettono in marcia per raggiungerla. Durante il cammino tra gli alberi, la moglie di Larry, Charlie, Harry e Velma vengono uccisi uno dopo l'altro. Marilyn, Dan, Joe, Larry, Coreen e Margaret raggiungono la barca a remi, ma non riescono a fuggire senza essere scoperti. Subiscono ripetuti attacchi dalle formiche. Alla fine, la barca si capovolge e Larry viene ucciso. Gli altri fuggono fino a raggiungere una casa. Gli abitanti chiamano lo Sceriffo, che porta il gruppo nella città più vicina, situata nei pressi di un'immensa raffineria di zucchero. Lo Sceriffo promette di occuparsi delle formiche giganti con i suoi uomini. In città, Joe non riesce a stabilire una connessione telefonica. Dan, a sua volta, fatica a noleggiare un'auto. Coreen è confusa perché la donna della casa nel bosco le ha detto di non andare in nessun caso alla raffineria di zucchero. Il gruppo si insospettisce e ruba un'auto. Il tentativo di fuga fallisce miseramente. Tutti vengono arrestati dalla polizia e condotti proprio alla raffineria di zucchero.  Con grande costernazione, scoprono che la formica regina, le cui dimensioni sono da incubo, usa i feromoni contenuti nelle sue flatulenze mefitiche per mettere gli abitanti del paese sotto il suo controllo! Coloro che sono cosparsi di feromoni sono ridotti a semplici automi biologici, costretti a lavorare come schiavi per fornire alla colonia di formiche montagne di zucchero, proveniente dalla piantagione locale. La regina li asfissia e li fa sgobbare! 
A un certo punto inizia la ribellione: Dan riesce a tenere a bada la smisurata regina con una potente torcia, inquietando così anche le altre formiche che sono entrate nella raffineria. Joe Morrison uccide la formica regina servendosi dell'esplosione del contenuto di un'autocisterna, permettendo ai superstiti di fuggire dalla zona a bordo di un motoscafo.


Recensione:
Non per niente Bert Ira Gordon affermava che l'acronimo del suo nominativo era BIG, ossia "GRANDE", con allusione alla sua fissazione per l'ingigantimento delle creature, umane e animali. Sembra che nella vita non riuscisse davvero a pensare ad altro, a parte qualche volta alle poppe. Non ci dormiva la notte. 
In estrema sintesi, questo è stato il terzo dei tre film diretti da Bert Ira Gordon basandosi sulle opere di H.G. Wells, almeno secondo le sue dichiarazioni. In realtà, tutte e tre le pellicole in questione hanno poco o nulla a che fare con il materiale originale. Questo è stato anche l'ottavo dei film diretti dallo stesso regista che affrontano il tema dei mostri giganti. Si converrà che siamo di fronte a una vera e propria monomania: ha pochi riscontri nell'universo della Settima Arte! Molti nel Web hanno avuto la mia stessa impressione. Non a caso si è parlato di "insana macrofilia" (Gestarsh99, 2014). Sì, senza dubbio era un macrofilo, ossia un feticista del gigantismo (Anthonyvm, 2018)! 
Nel titolo in italiano notiamo la solita irritante "traduzione" ad mentulam canis, in cui le formiche diventano termiti, come per miracolo. Certo, sono sempre imenotteri, ma molto diversi tra loro. Gordon, sempre attento agli effetti speciali, ha utilizzato riprese di esemplari di formica proiettile di Panama (Paraponera clavata), nota per avere il morso più doloroso al mondo. Il dolore della puntura è lancinante e può durare fino a 24 ore; è classificato al livello più alto (4+) nella scala del dolore di Schmidt. La puntura inietta una neurotossina paralizzante chiamata poneratossina, che provoca sudorazione, pelle d'oca e, in alcuni casi, paralisi temporanea degli arti o allucinazioni. Tuttavia è raramente letale. Sono formiche di grandi dimensioni (le operaie possono raggiungere i 2-3 cm), di colore nero-brunastro, con mandibole evidenti e un aculeo velenoso. Direi che è stata un'ottima scelta! 
In una sequenza si assiste ad una spettacolare lotta tra queste formiche e esemplari di una specie più piccola, di colore chiaro, rossiccio. Le buone idee non mancano, tutto sommato, anche se i mezzi sono piuttosto scarsi (riprese in soggettiva attraverso una grattugia; pantomime e sovrapposizioni da teatro ottico di Reynaud, etc.). Oggi viviamo in un'epoca di mezzi sofisticatissimi, ma le buone idee non ci sono più. Dato che detesto che cerca di grattare il fondo della pentola, mi auguro di non ricevere mai la notizia del progetto di un remake


Struttura sociale e linguaggio delle formiche

"Questa è la formica, un piccolo insetto del genere Imenotteri, della famiglia dei Formicidi. Forse fra tutti gli animali esistenti nel nostro pianeta, la formica è l'unico che può gareggiare con l'intelligenza dell'Uomo, ed è l'unico animale che un giorno potrebbe sostituirsi all'Uomo. 
Le formiche sono organizzate in classi sociali altamente specializzate che si dividono in tre gruppi: le regine, ovvero femmine feconde; i maschi e le operaie, o femmine sterili. Dopo un unico e breve volo nuziale, regine e maschi cadono a terra esausti, ed è lì che avviene l'unico accoppiamento della loro vita. Il maschio infatti dopo poco muore, e la femmina fecondata dopo qualche anno di vita potrà deporre migliaia e migliaia di uova.
Le formiche hanno un sofisticato sistema di comunicazione. I messaggi vengono trasmessi da una formica all'altra per mezzo di una sostanza chimica chiamata feromones, che causa una risposta obbligatoria. Il feromones, sostanza coercitiva della mente, dà un ordine al quale non è possibile disobbedire."  


La Britannica aperta 

La bellissima Joan Collins aveva una certa predisposizione per le avventure con gli uomini e per questo era soprannominata "The British Open", ossia "La Britannica aperta". Questo è un interessante caso di aggettivo pospositivo. Il senso del nick suggerisce l'interpretazione di "aperta" come "che ha facilità nell'intrattenere rapporti sessuali". In italiano l'aggettivo "aperto" acquisisce un'accezione più scurrile, potendosi riferire alla larghezza degli orifizi, spanati dalla continua introduzione di falli eretti! Un simile uso era già attestato in greco antico, almeno in contesti omosessuali: esisteva il composto εὐρύπρωκτος (eurúprōktos) "dal culo largo", ossia "culaperto". Talvolta nell'inglese dei porno si trova "wide open", riferito ad orifizi, come pura e semplice etichetta descrittiva. Esempi: wide open pussy "fica ben aperta", oppure spreading her juicy pussy wide open "spalancando bene la sua fica succosa". Non sono però sicuro che il soprannome della Collins sottintendesse una simile malizia. 

La rivolta di una paladina dei lavoratori

Stando al racconto della Collins, un ritardo nell'arrivo delle controfigure degli attori costrinse a girare la scena del ribaltamento della canoa nel film senza alcun aiuto. Dal momento che non si erano presentati, gli stuntmen non sarebbero stati pagati, e questo mandava su tutte le furie l'affascinante attrice britannica. Il regista la accusava di essere difficile e poco collaborativa, in una parola una stronza, così lei dovette desistere, temendo di guadagnarsi una cattiva fama e di perdere future opportunità lavorative. Molto probabilmente il putiferio è sorto perché lei non si era prestata a qualche richiesta sessuale. Penso che sia andata così: il regista voleva metterglielo tra le tipte e lei si è rifiutata. La Collins era sì "aperta", ma era anche una donna molto fiera e i ganzi se li sceglieva da sé! In seguito dichiarò di aver accettato la parte nel film di Gordon soltanto perché stava attraversando un periodo difficile e aveva un disperato bisogno di soldi. Descrisse la sua interpretazione nel ruolo della Fryser come "il punto più basso di tutta la sua carriera". Su questo giudizio, fin troppo severo, non sono affatto d'accordo: è soltanto grazie a lei se si riesce a guardare il film. È stata pagata 45.000 dollari US. 


Un singolare dettaglio

Le inquietanti uniformi rosse, indossate dall'equipaggio che scarica i barili di rifiuti radioattivi nell'oceano, sono un retaggio della sequenza del sogno di Tracy Ballard (interpretata da Blythe Danner) in Futureworld - 2000 anni nel futuro (Futureworld), un altro film realizzato dalla American International Pictures, ma uscito nel 1976, giusto un anno prima dell'uscita della pellicola di Gordon sulle formiche giganti. Diretto da Richard T. Heffron, Futureworld è un sequel del celeberrimo Il mondo dei Robot (Westworld, 1973), scritto e diretto da Michael Crichton, interpretato da un indimenticabile Yul Brinner nel ruolo dell'automa-pistolero.

La maledizione del fonico

Pamela Susan Shoop dichiarò che il fonico del film ebbe un litigio furibondo con il regista verso la fine delle riprese e che poi, in stato di indemoniamento, gettò tutti i nastri audio nelle acque melmose e lutulente della palude. Persero tutto, quindi l'intero film dovette essere riprodotto in loop. Per questo motivo, le voci e le azioni non sono mai del tutto in fase. La Collins recita per lo più in un inglese americano, senza caratteristiche britanniche. Tuttavia, quando si innervosisce, qualche traccia della sua origine salta fuori.