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martedì 12 marzo 2024


CHINATOWN 

Titolo originale: Chinatown 
Lingua originale: Inglese 
Lingue frammentarie: Cinese 
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1974
Durata: 130 min
Rapporto: 2,35:1
Genere: Noir, giallo, drammatico, poliziesco 
Sottogenere: Neo-noir 
Regia: Roman Polański
Soggetto: Robert Towne 
Tematiche: Polizia brutale e corrotta, incesto 
Sceneggiatura: Robert Towne
Produttore: Robert Evans
Casa di produzione: Penthouse, Long Road
     Productions, Robert Evans Company
Fotografia: John A. Alonzo
Montaggio: Sam O'Steen
Effetti speciali: Logan Frazee
Musiche: Jerry Goldsmith
Scenografia: Richard Sylbert, W. Stewart Campbell,
     Ruby R. Levitt
Costumi: Anthea Sylbert 
Guardaroba: Richard Bruno, Jean Merrick 
Trucco: Lee Harman, Hank Edds 
Controfigure: Jim Burk, Alan Gibbs 
Coordinatore degli stunt: Hal Needham 
Editore musicale: John C. Hammell 
Assistente al montaggio: Florence Williamson 
Continuità: May Wale Brown 
Interpreti e personaggi: 
   Jack Nicholson: Jake "J.J." Gittes
   Faye Dunaway: Evelyn Cross Mulwray
   John Huston: Noah Cross, il padre-nonno
   Perry Lopez: Tenente Lou Escobar
   John Hillerman: Yelburton
   Darrell Zwerling: Hollis Mulwray
   Diane Ladd: Ida Sessions
   Roy Jenson: Mulvihill
   Roman Polański: Gangster gracile col coltello
   Richard Bakalyan: Detective Loach
   Cecil Elliott: Emma Dill
   James Hong: Kahn, il maggiordomo cinese
      di Evelyn
   Burt Young: Curly
   Elizabeth Harding: Moglie di Curly
   Bruce Glover: Duffy
   Joe Mantell: Walsh
   Belinda Palmer: Katherine Cross, la figlia-nipote 
       di Noah Cross, nata dall'incesto
   Jerry Fujikawa: Giardiniere
   Noble Willingham: Capo del congresso 
   Fritzie Burr: Segretario di Hollis Mulwray 
   Roy Roberts: Sindaco Bagby 
   Elliott Montgomery: Consigliere 
   Freddie Roberto: Maggiordomo di Cross 
   Charles Knapp: Becchino 
   George Justin: Barbiere 
   Beulah Quo: Domestica 
   Nandu Hinds: Sophie 
   Claudio Martinez: Ragazzo a cavallo 
   Jim Burk: Agricoltore nella valle
       (come "Jim Burke") 
   John Holland: Agricoltore nella valle 
   Denny Arnold: Agricoltore nella valle 
   Jesse Vint: Agricoltore nella valle
   Rance Howard: Agricoltore furibondo 
   Bob Golden: Poliziotto 
   Lee de Broux: Poliziotto (come "Lee De Broux")
Doppiatori italiani: 
   Cesare Barbetti: Jake "J.J." Gittes
   Vittoria Febbi: Evelyn Cross Mulwray
   Sergio Fiorentini: Noah Cross, il padre-nonno
   Renato Mori: Yelburton
   Bruno Persa: Hollis Mulwray
   Rosetta Calavetta: Ida Sessions
   Carlo Alighiero: Mulvihill
   Gianfranco Bellini: Gangster gracile col coltello
   Lydia Simoneschi: Emma Dill
   Mauro Bosco: Kahn, il maggiordomo cinese
       di Evelyn
   Manlio De Angelis: Curly
   Luciano De Ambrosis: Duffy 
Titoli in altre lingue: 
   Emiliano-romagnolo: Quartēr di cinéś 
   Russo: Китайский квартал 
   Croato: Kineska četvrt  
   Lituano: Kinų kvartalas 
   Lettone: Ķīniešu kvartāls
   Ungherese: Kínai negyed 
   Turco: Çin Mahallesi 
   Mongolo: Хятад хороолол 
   Cinese (Mandarino): 唐人街
   Giapponese: チャイナタウン 
Budget: 6 milioni di dollari US
Box office: 29,2 milioni di dollari US 

Trama:
Anno del Signore 1937. Los Angeles. Una tremenda siccità minaccia la metropoli. Una donna fulva e dall'aspetto di meretrice, che si identifica come Evelyn Mulwray, ingaggia l'investigatore privato J. J. "Jake" Gittes per seguire il marito Hollis, cornificatore seriale, nonché ingegnere capo del Dipartimento dell'Acqua e dell'Energia. Gittes, un ex poliziotto, si attiva e fotografa Hollis in compagnia di una giovane donna magrissima dai capelli chiari: le foto vengono sottratte da uno sconosciuto e finiscono sul quotidiano Post-Record, svelando l'evidente relazione extraconiugale. A questo punto si capisce che la carampana che aveva noleggiato l'investigatore non era la vera Signora Mulwray. Gittes viene quindi affrontato dalla vera Evelyn Mulwray, una donna seducente dai capelli di un indefinibile color castano chiaro, che minaccia di fargli causa. Gittes conclude che l'impostrice lo stava usando proprio per screditare Hollis. Il detective incontra il suo ex collega, il Tenente Lou Escobar del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, quando il cadavere di Hollis viene trovato in un bacino idrico. Indagando ulteriormente e compiendo alcuni sopralluoghi, scopre che ogni notte dal bacino vengono rilasciate ingenti quantità d'acqua, nonostante la città stia affrontando una grave carenza idrica. Il capo della sicurezza del Dipartimento delle Acque, Claude Mulvihill, intercetta l'investigatore e lo mette in guardia, facendogli lasciare un segno indelebile: uno dei suoi scagnozzi, un essere perfido dalla corporatura nanesca, gli infila un coltello affilato in una narice e gli taglia il naso. 
Ora che è al lavoro per la bellissima Evelyn, il lesionato Gittes indaga a fondo sulla morte di Hollis. Scopre così che il defunto era un tempo socio in affari del ricchissimo padre di Evelyn, il plutocrate Noah Cross. Questo Cross, il cui carattere è diabolico, si offre di raddoppiare la parcella di Gittes se troverà la presunta amante di Hollis, che nel frattempo è scomparsa. Gittes riceve una chiamata da una certa Ida Sessions, che si rivela essere proprio la donna fulva che si era spacciata per Evelyn. Lei si rifiuta di rivelare chi l'ha assunta, ma esorta l'uomo a controllare la sezione necrologi del Post-Record, un giornale letto soprattutto dai veci con già un piede nella fossa. I registri pubblici rivelano che gran parte della Northwest Valley ha recentemente cambiato proprietario. Gittes riconosce il nome di uno degli acquirenti dalla sezione necrologio; il quotidiano indica che il soggetto in questione era morto già da una settimana quando l'affare era stato concluso. Il detective ed Evelyn bluffano per entrare nella casa di riposo dove viveva l'acquirente e dove non è accettata la presenza di ebrei. Scoprono così che molti degli altri residenti sono anche acquirenti, ossia "teste di legno", sebbene siano così rincoglioniti da non esserne a conoscenza. Un membro sospettoso dello staff chiama Mulvihill, ma Gittes ed Evelyn sfuggono in fretta e furia a lui e ai suoi scagnozzi, nascondendosi nella villa di lei, dove giacciono insieme e fanno sesso. Lui le inietta dentro il materiale genetico e lei si copre pudicamente il seno con le mani. Più tardi quella stessa notte, Gittes segue Evelyn in una casa dove la vede mentre conforta la ragazza scomparsa, che è affetta da evidenti tare mentali. Affrontata, Evelyn afferma che la ragazza è sua sorella, Katherine. 
Una chiamata del corrotto e violento Escobar convoca Gittes all'appartamento di Ida; la donna è stata assassinata. Escobar rivela che Hollis aveva acqua salata nei polmoni, il che indica che non è annegato nel bacino idrico. Aggiunge che sospetta Evelyn dell'omicidio e ordina a Gittes di portarla subito a casa. Giunto dall'amante, Gittes recupera un paio di occhiali dal laghetto del giardino, che risulta essere pieno di acqua salata. Quindi Gittes affronta Evelyn a proposito di Katherine, che ora sostiene essere sua figlia. "È mia sorella. È mia figlia", dice, come in trance. Frustrato, l'uomo assesta ripetutamente a Evelyn fortissimi sganassoni, finché lei non crolla e rivela che Katherine è sia sua sorella che sua figlia; il padre della ragazza è proprio Noah Cross, che ha messo incinta Evelyn quando aveva 15 anni! La ragazza dice a Gittes che gli occhiali che ha trovato non appartenevano a Hollis. 
Gittes organizza la fuga delle due donne in Messico e ordina a Evelyn di incontrarlo a casa del suo maggiordomo cinese a Chinatown. Convoca l'incestuoso Noah Cross nella tenuta Mulwray, avendo dedotto che è stato lui a lasciar cadere gli occhiali quando ha annegato Hollis nello stagno. Noah Cross rivela di essere dietro sia alla carenza d'acqua che all'accaparramento di terreni nella Northwest Valley. Una volta che il terreno sarà suo, otterrà un contratto dalla città per costruire un gigantesco bacino idrico. Ha screditato e ucciso Hollis quando quest'ultima è stato sul punto di scoprire il piano. 
Gli eventi precipitano. Sotto la minaccia delle armi, Noah Cross e Mulvihill costringono Gittes a portarli a Chinatown, dove la polizia li sta aspettando. Escobar trattiene l'investigatore mentre il vecchio incestuoso cerca di reclamare Katherine per potersi accoppiare con lei! "Katherine! Io sono tuo nonno", le dice. Evelyn spara in un braccio al padre-nonno e cerca di scappare in auto con la fragilissima Katherine, ma la polizia apre il fuoco. Evelyn rimane uccisa da un proiettile che le fa esplodere il cervello da un occhio, in un bagno di sangue: crolla sul volante facendo suonare il clacson. Il demoniaco Cross porta via Katherine sconvolta e urlante, pregustando lo stupro, mentre Escobar ordina che Gittes venga rilasciato. Mentre Gittes, traumatizzato, viene condotto via dai suoi colleghi, uno di loro gli dice: "Lascia stare, Jake. È Chinatown". La folla di cinesi si disperde nella notte illune, simile a una muraglia di tenebra, come se tutte le stelle della galassia fossero all'improvviso scomparse. La strada piena di cartacce si svuota, mentre una musica struggente avvolge ogni cosa.  


Citazioni: 

"I politici, i monumenti e le puttane diventano tutti rispettabili se durano abbastanza."
("Politicians, ugly buildings, and whores all get respectable if they last long enough.")
Noah Cross

"Vede, signor Gittes, non capita a molti di dover affrontare il fatto che, in certi casi e in certi momenti, si è capaci di qualsiasi cosa." 
("You see, Mr. Gits, most people never have to face the fact that at the right time, the right place, they're capable of anything.")
Noah Cross

"Non ti piace parlare del passato, vero?"
("You d0n't like to talk about the past, do you?")
Evelyn Mulwray  

"Lascia stare, Jake. È Chinatown" 
("Forget it, Jake. It's Chinatown.")
Walsh

Dialoghi: 

Evelyn: "Mi dica, signor Gittes, cose così le capitano spesso?"
("Tell me, Mr. Gittes: Does this often happen to you?")
Gittes: "Perché?" 
("What's that?")
Evelyn: "Be', io giudico solo sulla base di un pomeriggio e di una sera, ma se questo è il modo in cui svolge il suo lavoro, direi che è fortunato se dura per un giorno intero."
("Well, I'm judging only on the basis of one afternoon and an evening, but, uh, if this is how you go about your work, I'd say you'd be lucky to, uh, get through a whole day.")
Gittes: "In realtà questo non mi capitava da parecchio tempo."
("Actually, this hasn't happened to me for a long time.")
Evelyn: "Quando l'ultima volta?"
("When was the last time?")
Gittes: "Perché vuole saperlo?"
("Why?")
Evelyn: "È una domanda innocente."
("It's an innocent question.")
Gittes: "A Chinatown."
("In Chinatown.")
Evelyn: "Cosa ci faceva là?" 
("What were you doing there?"
Gittes: "Lavoravo per l'Ispettore Distrettuale."
("Working for the District Attorney.")
Evelyn: "E che faceva?"
("Doing what?")
Gittes: "Il meno possibile." 
("As little as possible")
Evelyn: "L'Ispettore Distrettuale dava ai suoi uomini questo consiglio?"
("The District Attorney gives his men advice like that?")
Gittes: "Nel quartiere cinese sì."
("They do in Chinatown.")

Gittes: "Evelyn! Metti via quella pistola! Lascia che ci pensi la polizia!" 
("Evelyn, put that gun away. Let the police handle this.")
Evelyn: "È sua la polizia!"
("He owns the police!")


Recensione: 
Un film splendido e annichilente che riprende, nel pieno degli anni '70 dello scorso secolo, le atmosfere e le tematiche classiche del noir degli anni '40 e '50, impiegando nuovi mezzi ed elementi visivi. La narrazione è innervata di un profondo pessimismo cosmico, morale e umano, sotto un cielo in cui baluginano astri di cinismo, corruzione e perversità. I colori hanno qualcosa di strano anche nelle sequenze diurne, come se il sole fosse malato. Il protagonista è un anti-eroe, distrutto da un conflitto interiore e dal peso di un passato traumatizzante, che gravita intorno a una femme fatale fino al collasso e all'annientamento, come una falena che cozza contro una lanterna fino a bruciarsi le ali. Smarrimento e disincanto sono totali, assoluti: sembrano proprietà intrinseche della materia e dello spaziotempo! 

Memorabilia: 

Lo sfregio nasale del protagonista, reso con un realismo così perfetto che lo spettatore ha l'impressione di sentire l'odore del sangue rappreso misto al pus! Durante la visione del film, più volte mi sono toccato il naso, pensando di sentire col tatto la crosta sulla lesione. 

Una critica snob 

Leggendo la pagina dedicata al film di Polański nel sito di critica cinematografica Il Davinotti, ci si accorge che non sono numerosi i commenti entusiastici. Lo stesso Marcel M.J. Davinotti Jr., pur ammettendo che i personaggi sono degni di Raymond Chandler, considera la regia "farraginosa" e "lenta", sostanzialmente inefficace. Paragona la pellicola a un ambiente ricostruito con la massima accuratezza, ma privo di vita, freddo, citazionista. Tra gli utenti che sono intervenuti, prevale l'idea di ridurre Chinatown a un mero "esercizio di stile". Sono in totale disaccordo con questi giudizi artificiosi, schifiltosi, incapaci di cogliere il rifulgere del genio assoluto. Il perché dell'accoglienza tiepida è facilmente spiegabile. Il pubblico è rimasto sconvolto e terrorizzato dall'incesto!  



Il padre-nonno!

Il turpe vegliardo Noah Cross aveva ingravidato la figlia, generando una figlia-nipote di cui era sia padre che nonno. Poi concupiva anche questa figlia-nipote, gracilissima e ritardata. Avrebbe voluto possedere e ingravidare anche lei, per diventare un padre-bisnonno. E tutto in nome di Dio! 
Molti negli States fanno così. Prima leggono la Bibbia. Poi dicono: "Concupisco le mie figlie e le possiedo carnalmente, rendendole feconde. Se lo ha fatto Lot, posso farlo anch'io."  
In Italia la Bibbia non la legge nessuno. Se si andasse in giro a domandare alla gente chi era Lot, nessuno saprebbe rispondere. Credono tutti che la Bibbia sia "quella roba là di Don Matteo"

Antisemitismo furioso in California

In un momento particolarmente drammatico, Jake Gittes ed Evelyn si recano per indagare in una casa di riposo. Per non destare sospetti, l'investigatore finge di essere interessato a piazzare in quel ricovero suo padre, diventato demente e intrattabile - mentre la donna recita la parte di sua moglie. Così chiede al gestore: "Voi accettate persone di confessione ebraica?" Questi gli risponde: "Mi dispiace ma... non le accettiamo." A sua volta, Gittes dice, cercando con lo sguardo il sostegno di Evelyn: "Non si dispiaccia, neanche noi. Volevamo solo esserne sicuri. Vero, cara?"
La cosa non deve stupire. Anche se ai nostri giorni nessuno sembra saperlo, negli anni '30 l'antisemitismo negli Stati Uniti era rampante. La costa occidentale non faceva eccezione. Era molto comune che a persone di origine ebraica fosse vietato entrare in locali, club, associazioni, aree ricreative, alberghi, case di riposo e via discorrendo. Era pressante la richiesta di escludere gli ebrei dalla vita sociale, politica ed economica dell'America (Gilman, Katz, 1993). Imperava una demagogia che attribuiva la Grande Depressione alla "finanza giudaica", considerata padrona dell'amministrazione del Presidente Franklin Delano Roosevelt. Si riporta un aneddoto bizzarro. Groucho Marx voleva passare una serata in un country club della California, assieme alla giovane figlia. Gli dissero subito che non erano accettati soci ebrei e che la bambina non avrebbe potuto utilizzare la piscina. Groucho non si scompose e disse: "Mia figlia è ebrea solo per metà, può entrare in acqua fino alla cintola?" 
Un film non è soltanto un mucchietto di dettagli tecnici e registici: è soprattutto antropologia. Deve aiutare a capire il mondo. 


Inerzia poliziesca 

Il dialogo include le battute "Cosa ci faceva là?" (a Chinatown) / "Il meno possibile". Questo scambio di parole si basa su una conversazione realmente accaduta tra lo sceneggiatore Robert Towne e un agente della buoncostume che lavorava proprio nella Chinatown di Los Angeles. Il poliziotto spiegò che, a causa del complicato uso dei dialetti cinesi e delle numerose gang che operavano in quell'ambiente, la polizia non era sicura se le proprie azioni stessero effettivamente aiutando le vittime di reati o se piuttosto stessero aiutando meglio le gang a sfruttarle. Il regista ha attinto a piene mani da questo deprimente materiale, mostrando al pubblico una polizia paralizzata, incapace di ogni minima azione utile. Si ha l'idea di un Leviatano che si muove soltanto se ha un input di corruzione - e per giunta agendo in modo iniquo! 

Origini del titolo 

L'enigmatico titolo del film è una metafora della corruzione morale da parte di forze invisibili. Per tutto il film, il detective Gittes fa riferimento al suo periodo come agente di polizia a Chinatown, dove "non si capisce sempre cosa sta succedendo". A Hollywood, la celeberrima battuta finale, "Lascia perdere, Jake, è Chinatown", è diventata una specie di mantra per coloro che sono stati scottati o snobbati dall'industria dell'intrattenimento, con l'implicazione che è meglio "lasciar perdere" che farne un problema, perché è così che funziona la Settima Arte. 

Duplicati degradati! 

Il film ci mostra spesso immagini di due cose identiche, tranne per il fatto che una è difettosa: due orologi da tasca uno accanto all'altro, uno rotto. Un paio di occhiali, con una lente incrinata. Le narici di Gittes, una tagliata. Gittes ha rotto un fanale posteriore dell'auto di Evelyn. Ha perso una scarpa nel serbatoio. Evelyn ha un difetto in un'iride. Katherine sembra un duplicato di Evelyn, ma è il frutto di un incesto, piena zeppa di tare genetiche. L'elenco potrebbe continuare. Robert Towne ha sostenuto che tutto ciò non è stato intenzionale, dato che lui e Polański non hanno mai discusso l'uso di tali immagini come tema ricorrente. Non gli credo. 


Un singolare riferimento

Nel film A proposito di omicidi... (The Cheap Detective, 1978), una parodia poliziesca diretta da Robert Moore, c'è un personaggio nanesco e violento che somiglia moltissimo al cameo di Polański in Chinatown. A un certo punto, il detective Lou (interpretato da Peter Falk) gli dice, puntandogli una pistola: "Tu sei quello che si diverte a prendere a schiaffi le donne. Vediamo adesso se ti diverti quando quello che prende gli schiaffi sei tu!" Quindi lo costringe a prendersi a schiaffi da sé, e questo esegue l'ordine, finché non crolla. Il punto è che nel film tale personaggio non aveva mai preso a schiaffi nessuna: la scena mi è sempre parsa qualcosa di incongruo e incomprensibile. Ora ho capito. È possibile che la scena degli schiaffi assestati da Nicholson alla Dunaway in Chinatown fosse considerata una trovata di Polański, concepita con deliberata malvagità. Così Robert Moore ha espresso il suo sdegno e si è mostrato come una specie di "vendicatore".

Curiosità varie 

La Chinatown originale di Los Angeles fu demolita tra il 1933 e il 1936 per far posto alla Union Station. L'attuale Chinatown, situata a pochi isolati di distanza, aprì nel 1938. Quindi l'unica volta in cui Los Angeles non ebbe una Chinatown ufficiale fu il 1937, proprio l'anno in cui è ambientato questo film.

Roman Polański ha affermato che, nel restare fedele alla tradizione dei romanzi polizieschi di Raymond Chandler, ha girato l'intero film dal punto di vista del personaggio principale.

Dopo diverse riprese che non sembravano mai andare a buon fine, Faye Dunaway diede in escandescenza e chiese a Jack Nicholson di schiaffeggiarla sul serio. Così l'attore le assestò una serie di sganassoni e si sentì profondamente in colpa. Questo nonostante fosse stata proprio la Dunaway a prendere la decisione: era una donna molto morbosa, attratta dagli uomini violenti. La scena della raffica di sberle riuscì così bene che il regista ne fu entusiasta e decise di includerla nel film. Ai nostri tempi, col politically correct imperante, non sarebbe più possibile girarne una simile. 

All'epoca delle riprese, Jack Nicholson aveva appena iniziato la sua lunga relazione con Anjelica Huston. Questo rendeva le scene con il padre di lei, John Huston, piuttosto imbarazzanti.  Sì, perché il ruolo del vecio era quello del porco incestuoso. L'unica volta che Anjelica fu sul set, stavano girando la scena in cui Noah Cross interroga il personaggio di Nicholson con fare inquisitorio per accertarsi se va a letto con la figlia: "E anche ci dorme insieme? Su andiamo, signor Gittes, per ricordarselo non dovrà pensarci sopra, no?" Sì, perché in quel paese di sani principi religiosi che è l'America, un padre ha il diritto di essere geloso se la figlia gli mette le corna con un estraneo! 

Faye Dunaway e Roman Polański erano famosi per i loro furibondi litigi sul set. Durante le riprese, il regista le strappò alcune ciocche di capelli. In un'altra occasione, quando lei gli chiese quale fosse la motivazione del suo personaggio, lui esplose: "Di' solo quelle fottute parole, il tuo stipendio è la tua motivazione!" 
Ci furono anche momenti più drammatici. La Dunaway doveva orinare, ma Polański voleva girare a tutti i costi una scena e non le permetteva di liberarsi la vescica. Lei allora orinò in una tazza e gli gettò il contenuto sulla faccia. Difficile comprendere per quale motivo il regista si accanisse su una creatura così bella e sensuale. 

Nella sceneggiatura originale di Robert Towne, il malvagio Noah Cross muore e la sua eroica figlia Evelyn Mulwray sopravvive. Il regista rifiutò questo finale. Riteneva che non ci fosse nulla di speciale nei thriller in cui i buoni trionfano e che il film avesse bisogno di un finale tragico per distinguersi. In realtà lo fece per odio verso l'attrice.  

Il nome dell'ingegnere idrico ed energetico Hollis Mulwray è probabilmente un gioco di parole sul nome del capo realmente esistito del Dipartimento Idrico ed Energetico di Los Angeles, William Mulholland (1855 - 1935). Uomo ossessionato da una sfida ingegneristica di proporzioni epiche, Mulholland portò il fiume Owens a Los Angeles, trasformando la Owens Valley, precedentemente rigogliosa, in un vero e proprio deserto, attraverso una combinazione di determinazione e inganno.

Nel film si fa ripetutamente riferimento a una diga rotta che causò un disastro a Los Angeles. Questa sotto-trama è vagamente basata sul crollo della diga di St. Francis il 12 marzo 1928. La diga fu progettata e costruita tra il 1924 e il 1926 dal Bureau of Water Works and Supply, concepita come grande bacino di regolazione e stoccaggio per l'acquedotto di Los Angeles. A causa delle fondamenta difettose e di una serie di difetti di progettazione, subito dopo il suo completamento si verificarono crepe da contrazione e una piccola quantità di infiltrazioni. Nonostante una serie di riparazioni negli anni successivi, la diga si ruppe in diversi pezzi di grandi dimensioni nel marzo del 1928. L'alluvione che ne derivò causò un blackout a Los Angeles, nella San Fernando Valley e nella valle del fiume Santa Clara, danneggiando gravemente le città di Fillmore, Bardsdale e Santa Paula. Uccise 431 persone. L'ingegnere capo William Mulholland fu ritenuto responsabile del disastro, perché aveva notato diversi difetti nella diga, ma li aveva definiti irrilevanti. Aveva anche rinviato le riparazioni necessarie ore prima del cedimento della diga. Mulholland fu costretto a ritirarsi e a trascorrere il resto della sua vita da recluso.

Etimologia del cognome Gittes

Il cognome Gittes (pronuncia /'gɪtɪz/) è principalmente di origine ebraica ashkenazita dell'Europa orientale (Polonia, Ucraina), e deriva dalla parola yiddish giter, git "buono", "piacevole". In origine doveva essere un soprannome del capostipite. È possibile che in Gittes siano confluite altre etimologie, di origine tedesca, formatesi da un nome topografico designante qualcuno che viveva vicino a una barriera (medio alto tedesco gitter "cancello", "barriera", "ringhiera") o da un nome abitativo derivato dal toponimo Gitter, vicino a Brunswick. 
Nota: 
Il vegliardo incestuoso pronuncia in modo ortografico il cognome come /gits/, così l'investigatore lo corregge. Questa pronuncia errata da parte del demoniaco Cross non era prevista nella sceneggiatura. 

Etimologia del cognome Mulwray

Il cognome Mulwray (con varianti come Mulray) è di origine irlandese, radicato soprattutto nella provincia del Connacht. È una forma anglicizzata del gaelico Ó Maolruaidh, che si traduce in "discendente di Maolruadh" ("Capitano dai capelli rossi"), o talvolta di Ó Maolmhuire ("Devoto di Maria"). Storicamente, questo cognome è associato alla nobiltà irlandese cattolica, con documenti rinvenuti nel Regno Unito nel 1860.

mercoledì 28 febbraio 2024


SOL LEVANTE 

Titolo originale: Rising Sun 
Lingua: Inglese, giapponese 
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1993
Durata: 129 min
Rapporto: 1,85:1
Genere: Thriller, noir
Sottogenere: Corporate noir 
Regia: Philip Kaufman
Soggetto: Michael Crichton, dal romanzo 
   Sol levante (Rising Sun, 1992)
Sceneggiatura: Philip Kaufman, Michael Crichton,
    Michael Backes
Produttore: Peter Kaufman
Produttore esecutivo: Sean Connery
Casa di produzione: 20th Century Fox, Walrus &
    Associates Ltd
Distribuzione in italiano: 20th Century Fox
Fotografia: Michael Chapman
Montaggio: Stephen A. Rotter, William S. Scharf
Effetti speciali: Larry L. Fuentes, Mark A.Z. Dippé
Musiche: Tōru Takemitsu
Scenografia: Dean Tavoularis, Angelo P. Graham,
    Gary Fettis
Costumi: Jacqueline West 
Costumista: Alison Gail Bixby 
Disegnatore del guardaroba di Sean Connery: 
    Giorgio Armani 
Supervisore al guardaroba: Hans Georg Struhar 
Trucco: Ve Neill 
Capo parrucchiere: Kim Santantonio 
Direttrice del casting: Donna Isaacson 
Produttore di stampi: David Cohen 
Continuità: Karen Golden
Interpreti e personaggi:
    Sean Connery: John Connor
    Wesley Snipes: Web Smith
    Harvey Keitel: Tom Graham
    Tia Carrere: Jingo Asakuma
    Cary-Hiroyuki Tagawa: Eddie Sakamura
    Stan Egi: Ishihara
    Stan Shaw: Phillips
    Ray Wise: Senatore John Morton
    Steve Buscemi: Willy "the Weasel" Wilhelm 
    Sam Lloyd: Rick
    Alexandra Powers: Julia 
    Peter Crombie: Greg
    Kevin Anderson: Bob Richmond
    Mako: Yoshida-san
    Daniel von Bargen: Capo Olson
    Clyde Kusatsu: Tanaka
    Tamara Tunie: Lauren Smith
    Tony Ganios: Perry
    Tatjana Patitz: Cheryl Lynn Austin 
    Lauren Robinson: Zelda "Zelly" Smith 
    Amy Hill: Hsieh 
    Tom Dahlgren: Jim Donaldson 
    Michael Chapman: Fred Hoffman 
    Michael Kinsley: Membro del panel televisivo
    Eleanor Clift: Membro del panel televisivo
    Clarence Page: Membro del panel televisivo
    Pat Choate: Membro del panel televisivo
    Steven C. Clemons: Moderatore dello show 
    Joey Miyashima: Giovane negoziatore giapponese
    Nelson Mashita: Giovane negoziatore giapponese 
    Toshishiro Obata: Guardia delle armi imperiali
    James Oliver Bullock: Jeff 
    Dan Butler: Ken Shubik 
    Tylyn John: Donna dai capelli rossi 
    Shelley Michelle: Donna biondiccia 
    Jeff Imada: Yakuza di Eddie Sakamura 
    J. Max Kirishima: Yakuza di Eddie Sakamura 
    Meagen Fay: Receptionist della Hamaguri 
    Gunnar Peterson: Cameriere 
    Max Grodénchik: Direttore del club 
    Jessica Tuck: Aiutante del Senatore Morton 
    Masa Watanabe: Guardia dell'ascensore
    Paul Fujimoto: Iwabuchi 
    Kenji: Cuoco che cucina il tempura 
    Michael Leopard: Poliziotto 
    Tak Kubota: Yakuza della Nakamoto
    Fumio Demura: Yakuza della Nakamoto
    Tadashi Yamashita: Yakuza della Nakamoto 
    Raymond Kitamura: Yakuza della Nakamoto
    Dennis Ota: Yakuza della Nakamoto 
    Susan Iida: Ragazza nel karaoke western 
    Seiichi Tanaka: Suonatore di tamburi taiko
    Dakin Matthews: Professo Sanders 
Doppiatori italiani:
    Pino Locchi: John Connor
    Alessandro Rossi: Web Smith
    Marco Mete: Tom Graham
    Cristina Boraschi: Jingo Akasuma
    Sandro Iovino: Eddie Sakamura
    Vittorio De Angelis: Bob Richmond
    Luciano De Ambrosis: Senatore John Morton
    Antonio Sanna: Ishihara
    Sergio Graziani: Yoshida-san
    Vittorio Stagni: Willy Wilbeim
    Lucio Saccone: Phillips
    Isabella Pasanisi: Cheryl Lynn Austin
Titoli in altre lingue: 
    Tedesco: Die Wiege der Sonne
    Francese: Soleil levant 
    Spagnolo: Sol naciente 
    Svedese: Blodröd sol 
    Polacco: Wschodzące słońce 
    Russo: Восходящее солнце 
    Finlandese: Nouseva aurinko 
    Turco: Yükselen Güneş 
Budget: 40 milioni di dollari US
Box office: 107,2 milioni di dollari US

Trama:
Durante una cerimonia di gala presso la sede centrale della Nakamoto, un conglomerato aziendale giapponese (keiretsu), appena inaugurata a Los Angeles, la squillo biondiccia Cheryl Lynn Austin è stata strangolata mentre faceva sesso violento sul tavolo della sala riunioni. Il tenente della polizia di Los Angeles Webster "Web" Smith, un robusto mandingo, viene inviato con il maturo John Connor, ex capitano di polizia ed esperto di affari giapponesi, a fare da collegamento tra i dirigenti giapponesi e l'agente incaricato delle indagini - che è l'ex socio di Smith, il bilioso Tom Graham. Durante le indagini iniziali, Connor e Smith esaminano i filmati delle telecamere di sorveglianza e si accorgono che uno dei dischi è mancante. 
Smith e Connor sospettano che il segaligno Eddie Sakamura, il fidanzato di Cheryl e agente di un keiretsu rivale della Nakamoto, sia responsabile del suo omicidio, così lo interrogano a una festa in casa. Sakamura promette di portare qualcosa a Connor, che lo lascia andare a malincuore dopo avergli confiscato il passaporto. Ishihara, un dipendente della Nakamoto che Connor aveva precedentemente interrogato, consegna quindi il disco mancante, che mostra chiaramente lo stesso Sakamura copulare con Cheryl e strangolarla dopo averle scaricato lo sperma nel canale procreativo. Graham e Smith guidano un raid della SWAT a casa di Sakamura, che trovano intento a ingurgitare una gran quantità di sushi depositato sul pancino di una prostituta, mentre tracanna del sake intinto nei capezzoli di un'altra fallofora. Lui cerca di fuggire a bordo di un'auto sportiva Vector W8, ma si schianta e muore tra le fiamme. 
Smith scopre che Sakamura aveva tentato di contattarlo in merito al disco mancante, così lui e Connor portano il disco a un'esperta, Jingo Asakuma - una donna affascinante, meticcia, ma con un braccio rattrappito. L'analisi rivela presto che il disco è stato alterato digitalmente proprio per incastrare Sakamura. La Nakamoto è nel mezzo di delicate trattative per l'acquisizione di un'azienda americana di semiconduttori, la Microcom, con il Senatore John Morton, anch'esso ospite alla festa. Il politicante cambia bruscamente posizione su un disegno di legge che impedirebbe l'approvazione della fusione. Sospettando che il suo improvviso cambiamento sia in qualche modo collegato all'omicidio, Connor e Smith tentano di intervistarlo nel suo ufficio elettorale, ma senza successo. 
Tornati all'appartamento di Smith, i due trovano Sakamura vivo e vegeto. L'uomo rivela di essere stato pedinato quel giorno da Tanaka, un agente di sicurezza della Nakamoto, calvo e libidinoso, che cercava di trovare il disco originale. Non volendo essere visto con Sakamura, Tanaka gli aveva rubato l'auto sportiva e si era suicidato schiantandosi. Sakamura consegna a Connor il disco originale, ma prima che possa andarsene, il tenente Graham arriva con Ishihara. Sakamura viene ucciso combattendo contro gli uomini di Ishihara, e a Smith viene inferto un colpo potenzialmente letale, a cui sopravvive solo grazie a un giubbotto antiproiettile. 
Dopo essere stato interrogato, Smith viene messo in congedo retribuito a causa di un'indagine in corso su una precedente accusa di corruzione, emersa come un cadavere da una palude. Riunitisi con Connor e Jingo, i tre visionano il filmato originale della sorveglianza, che mostra il Senatore Morton mentre fa sesso con Cheryl e le induce asfissia erotica. Subito dopo averle iniettato il materiale genetico, credendo erroneamente di averla uccisa, Morton si allontana. Come conseguenza dell'accaduto, il politico cambia la sua posizione sul disegno di legge per rimanere nelle grazie di Nakamoto. Il filmato mostra però un'altra figura nella sala riunioni, che si avvicina e uccide Cheryl per strangolamento. Il problema è che non si vede chi è: conosce la posizione delle telecamere e resta in ombra. 
Nella speranza di far uscire allo scoperto l'assassino, Connor e Smith inviano via fax al Senatore Morton alcune immagini tratte dal filmato che mostra il suo coinvolgimento nell'omicidio. Morton, traumatizzato a morte, contatta Ishihara, rivelandogli che il dirigente è coinvolto nella copertura, e poi si suicida sparandosi un colpo nel cranio.  La moglie del senatore, invalida, rimane sconvolta nel vedere le immagini e geme disperata, il volto trasformato in una maschera di orrore! A questo punto Connor, Smith e Jingo interrompono le trattative per la fusione per mostrare al presidente della Nakamoto, Yoshida, il filmato di sorveglianza. Bob Richmond, un avvocato americano che lavora per la Nakamoto, rivela di essere il vero assassino e cerca di fuggire, solo per essere ucciso dagli amici yakuza di Eddie Sakamura, che lo gettano nel cemento, facendolo soffocare.
Yoshida difende la sua innocenza e quella dei suoi colleghi, esiliando silenziosamente Ishihara in un umiliante lavoro d'ufficio in Giappone, sepolto nelle scartoffie per tutta la vita. Smith accompagna Jingo a casa (è la compagna di Connor), dove lei solleva dubbi sul fatto che Richmond sia davvero l'assassino o se si sia semplicemente preso la colpa per proteggere qualcuno più in alto in azienda. Smith cerca di rivelare a Jingo il proprio desiderio di intraprendere una relazione sessuale; lei sembra accorgersene, ma il finale resta indeterminato.


Recensione: 
Un noir eccezionale, un capolavoro assoluto! A parer mio può essere considerato alla pari di Black Rain - Pioggia sporca (1989), diretto da Ridley Scott. Ho trovato nel Web un gran numero di critiche negative, che mi paiono pretestuose, oltre che incapaci di scalfire la mia stima per l'ottimo e robusto film di Kaufman. Purtroppo il carico di polemiche è notevole e non tanto legato alla qualità cinematografica, quanto al contesto storico e politico dei primi anni '90 del XX secolo. In quell'epoca gli Stati Uniti vivevano una paranoia economica acuta nei confronti del Giappone. Era diffuso un vero e proprio terrore che le multinazionali nipponiche stessero poco alla volta "comprando l'America". Il libro di Michael Crichton, di cui Sol Levante è un adattamento, è stato da molti considerato apertamente xenofobo e allarmista. Nonostante il tentativo di Kaufman di smussare i toni più duri del romanzo, la critica liberale accolse la pellicola con un certo sospetto, temendo che potesse suscitare pregiudizio razziale contro i Giapponesi. La figura del mediatore John Connor, descritto come un "vecchio gufo" e un congegno in grado di decodificare la cultura nipponica, ha destato in molti una certa irritazione, anche perché considerato un prodotto di stereotipi paternalisti e obsoleti. A mio avviso, la figura del traduttore interculturale è valida. Senza Connor-san, lo spettatore rimarrebbe spiazzato e incapace di comprendere quello che vede. Peggio ancora, potrebbe proiettare sulla complessa società giapponese pregiudizi e logiche occidentali bidimensionali, arrivando a distorcere ogni singolo gesto, ogni singola parola. La coppia Connery-Snipes funziona in modo eccellente; in tutta la narrazione non riesco a trovare una lacuna o un vero difetto. Il film è robusto, di una coerenza adamantina. 


Gangsterologia pura e applicata

Rispetto a Black Rain, il tema gangsterologico della Yakuza è trattato in modo più sfumato e ambiguo: la differenza tra i due film è la stessa che passa tra un urlo e un sussurro. 
Mentre Ridley Scott usa la Yakuza come un elemento estetico e viscerale (neon, motociclette, tatuaggi e spade), Philip Kaufman la tratta come un'estensione organica e invisibile del potere corporativo. Ecco perché la gangsterologia di Sol Levante risulta molto più sottile e, per certi versi, più inquietante. 
In Black Rain la Yakuza è palese e grezza. È fatta di rituali di sangue, dita tagliate e gerarchie criminali classiche. Il conflitto è esterno: poliziotti americani contro criminali giapponesi. 
In Sol Levante la Yakuza è sottocutanea, quasi subliminale. Non la vedi quasi mai agire come una banda criminale; la percepisci come un'intricata rete di "facilitatori". I criminali siedono ai tavoli delle trattative miliardarie. Questo riflette l'idea, molto forte negli anni '90, che le grandi corporation giapponesi avessero una struttura speculare e talvolta sovrapposta a quella della malavita organizzata. 

Schegge del Multiverso

Non posso fissare gli occhi su una persona giapponese senza pensare che sia in realtà un alieno, discendente di una popolazione deportata chissà come da un'altra galassia in epoca remota. So che non c'è nulla di razionale in questa mia impressione, eppure resta. Quando all'inizio del film si svolge un karaoke con il video di un film western, lo spettatore dovrebbe rimanere esterrefatto. Infatti le sequenze mostrano un West abitato da giapponesi! I nomi e le parole delle canzoni sono anglosassoni, ma i protagonisti sono tutti nipponici. C'è qualcosa di stravagante in tutto questo. Stravagante quanto inspiegabile. Potrei passare cento o mille anni a studiare il Paese del Sol Levante, se avessi tale disponibilità di tempo, scoprendo sempre nuove geometrie antropologiche non euclidee!

I tamburi taiko

La tecnologia più avanzata si fonde con credenze ancestrali di un'antichità sconcertante, in una sintesi indecifrabile come un reperto archeologico rinvenuto su Marte. Così l'inaugurazione della sede della Nakamoto avviene al suono dei tamburi taiko  
In giapponese, il termine taiko (太鼓) si riferisce a qualsiasi tipo di tamburo, ad eccezione di quelli a clessidra, chiamati tsuzumi (鼓). Per indicare specificamente i tamburi giapponesi, si usa il termine wadaiko (和太鼓, dove la sillaba wa- significa "Giappone"); un insieme di tamburi è chiamato kumi-daiko (組太鼓). Si noti la lenizione della consonante iniziale t- nei composti, in cui diviene d-. Al di fuori del Giappone, taiko è usato per indicare i tamburi giapponesi, in contrapposizione a quelli di tutte le altre provenienze. 
Il processo di costruzione di un tamburo taiko varia a seconda del produttore e la preparazione sia del corpo che della pelle del tamburo può richiedere diversi anni a seconda del metodo. Ne esistono innumerevoli tipi, ciascuno designato da un nome particolare. Sarebbe troppo lungo riportare in questa sede una trattazione anche sintetica dell'argomento.
I taiko hanno un'origine mitologica nel folklore giapponese, connessa con lo Shintoismo. Le evidenze archeologiche provano che questi strumenti erano usati già nel VI secolo. Secondo un'opinione diffusa, sarebbero stati introdotti dalla Corea e dalla Cina. Hanno molti usi tradizionali, soprattutto nel teatro. Tuttavia la loro funzione principale è propiziatoria e apotropaica: si ritiene che abbiano il potere di cacciare gli spiriti maligni. 


L'apneista erotica 

La splendida Cheryl Lynn Austin è un'apneista erotica. Prova piacere soltanto ad essere penetrata selvaggiamente e soffocata dal partner. La sua è una fissazione assoluta, una monomania. Non le importa nulla di qualsiasi altra cosa. Non pratica sesso orale agli uomini. Nulla per lei è più ridicolo e inutile di un pompino. Il suo masochismo è estremo, violento. Cose simili non sono un parto di qualche fantasia malata: esistono realmente. Non sono una prerogativa delle donne, ci sono anche uomini che hanno l'orgasmo durante sessioni di soffocamento sessuale. 
L'asfissia erotica, chiamata anche asfissiofilia, ipossifilia o gioco del controllo del respiro, è la restrizione intenzionale dell'ossigeno al cervello allo scopo di aumentare e prolungare l'eccitazione sessuale. Queste pratiche sono estremamente pericolose: possono portare alla morte per asfissia. Non esistono tecniche note di riduzione del danno, l'esperienza delle persone coinvolte non offre garanzia alcuna di sicurezza. Sembra che anche in Italia si siano dati casi di apneiste sessuali rimaste uccise dalle loro passioni. Ricordo ancora la reazione di B., una bellissima e affascinante dark lady, che se ne uscì a dire: "Si dovrebbe allora vietare di guidare veicoli in autostrada perché si verificano incidenti mortali?" Questa obiezione mi aveva molto sorpreso, perché non era basata sul confronto razionale tra rischi comparabili. Sospettai che B. fosse una simpatizzante dell'apneismo erotico o addirittura una praticante, ma forse la sua era soltanto sconsiderata leggerezza.    


Senpai e kōhai: alcune considerazioni

Il rapporto tra senpai (先輩) e kōhai (後輩) viene spiegato in modo esplicito nel film, tuttavia si presentano un paio di problemi di non poco conto. In Giappone, senpai è spesso usato come appellativo e come segno di rispetto verso un superiore. Invece l'uso di kōhai può essere considerato offensivo quando usato per rivolgersi direttamente a un individuo subordinato, in quanto equivale a "mettere qualcuno al suo posto". Per questo motivo, il Capitano John Connor insulta di fatto il Tenente Webster Smith per tutto il film. Dato che Connor dovrebbe essere esperto delle usanze giapponesi, questa scelta lessicale dovrebbe essere presa molto seriamente. La parola kōhai è normalmente usata come riferimento, non come appellativo. Ad esempio si può usare una frase come "Smith è il kōhai di Connor", mentre non si potrebbe dire "Vammi a prendere quei documenti, kōhai!" 
E se Connor si rivolgesse così a Smith in modo intenzionale? 
L'origine di queste sottigliezze sociali, antropologiche e lessicali, è tipicamente confuciana. 
Note etimologiche: 
1) Senpai "mentore" è un composto di sen (先) "prima, avanti" e di pai (輩) "compagno, collega". Il significato letterale è "colui che è prima", "colui che è avanti". Il primo membro del composto si trova anche in sensei (先生) "maestro", "guida", "istruttore di arti marziali".
2) Kōhai "subordinato, protetto" è un composto di (後) "dietro, dopo" e di hai (輩) "compagno, collega", variante di pai (vedi sopra). Il significato letterale è "colui che è dietro", "colui che è dopo".
L'aspetto fonetico del secondo membro dei questi composti, che è -pai in senpai e -hai in kōhai, si deve al diverso contesto fonetico. La presenza di una nasale -n ha permesso la conservazione dell'antica occlusiva p-, che si è invece evoluta in -f- e poi in -h- in posizione intervocalica. 


La colpa di esistere 

Riporto un dialogo di estremo interesse, che è uno spaccato di un mondo di cui pochi in Occidente sospettano l'esistenza. 

Tenente "Web" Smith: "Signorina Asakuma..." 
Jingo Asakuma: "Jingo." 
Tenente "Web" Smith: "Jingo. Che effetto le fa lavorare per noi? Cioè, per la polizia. Specialmente visto..."
Jingo Asakuma: "Vuol dire, visto che sono giapponese?"
Tenente "Web" Smith: "Sì"
Jingo Asakuma: "Qui sono giapponese. Ma in Giappone ero ainoko. Mio padre era un kokujin. Sa cosa significa kokujin? Negro."
Tenente "Web" Smith: "Negro. Oh sì, so cosa significa."
Jingo Asakuma: "Sì, era un nero. Era nell'Aviazione americana. Mia madre lavorava in una tavola calda. Conosce l'espressione "essere un burakumin"? È come dire..."
Tenente "Web" Smith: "Intoccabile."
Jingo Asakuma: "Io ero ancora meno di un burakumin, perché ero deforme. Per i Giapponesi la deformità è una vergogna. Significa che hai fatto qualcosa di male. E poi, come se non bastasse, ho fatto veramente qualcosa di male."
Tenente "Web" Smith: "E cioè?"
Jingo Asakuma: "Mi sono innamorata di un gaijin. Un bianco che viveva lì. Siamo stati emarginati. Hanno reso il suo lavoro difficile e la mia vita impossibile. Ho dovuto lasciare il Giappone." 
Tenente "Web" Smith: "Lui l'ha lasciata?"
Jingo Asakuma: "Forse ci siamo lasciati." 
Tenente "Web" Smith: "No. È scappato. Si è arreso"
Jingo Asakuma: "Lui? Non è uno che si arrende. Il mio amico è un uomo molto strano. Sa cosa diceva? Lascia sempre aperta la gabbia. Così il canarino può tornare."

Breve glossario della discriminazione: 
ainoko (間の子) "bastardo", "meticcio", "sangue misto"  
    (persona di razza mista, con un genitore giapponese e
    l'altro straniero) 
burakumin (部落民) "intoccabile"
gaijin (外人) "straniero", "non giapponese"
    (alla lettera "uomo di fuori")
kokujin (黒人) "negro"
    (alla lettera "uomo nero")
kegare (穢れ) "contaminazione", "colpa ontologica" 

L'origine del concetto di kegare è tipicamente shintoista. Ho letto che nell'uso pubblico, la parola ainoko è stata sostituita da hāfu (ハーフ, derivato dall'inglese half "mezzo", "metà"). L'uso privato è tuttavia un'altra questione.

I difficili rapporti tra Kaufman e Crichton

Michael Crichton ha scritto la parte di Connor pensando a Sir Sean Connery. Infatti, il nome stesso "John Connor" deriva da quello di Sean Connery, essendo John la traduzione inglese del gaelico Seán "Giovanni". 
Per il resto, i rapporti tra lo scrittore e Philip Kaufman non sono stati idilliaci fin dal principio. Michael Crichton e Michael Backes hanno abbandonato il progetto soprattutto a causa di disaccordi registici e di sceneggiatura: in particolare rigettavano con furia l'idea secondo cui uno dei personaggi principali avrebbe dovuto essere un uomo di colore. I problemi non si sono limitati a questo, dato che Kaufman ha deciso, per motivi mai chiariti, di cambiare l'identità dell'assassino rispetto al romanzo. Queste scelte hanno provocato le reazioni furiose dei fan dello scrittore, come se non bastasse l'ostilità della critica liberale, di cui già abbiamo fatto menzione. 
Si sono resi necessari alcuni cambiamenti nella tecnologia. Nel libro, i giapponesi utilizzavano telecamere ad alta definizione con videocassetta. Nel film, questa soluzione è stata sostituita dai LaserDisc registrabili. 


La ragazza del sushi

L'attrice bionda Shelley Michelle, che ha interpretato la ragazza ricoperta di sushi, ha dichiarato in un'intervista che quella scena ha richiesto diversi giorni di riprese, in cui ha dovuto rimanere sdraiata sul pavimento per ore completamente nuda. Il primo giorno ha notato che la troupe continuava a sbirciare in modo morboso il suo corpo. Presto ha smesso di farci caso, perché ha pensato che tutti si fossero abituati a vederla nuda. Poi hanno assunto dei veri SWAT per fare irruzione nel locale. All'inizio, continuavano a guardarla anche loro, ma lei ha detto che non era timida, quindi non le dava fastidio. Hanno usato del vetro vero per quando hanno sfondato le finestre e i cocci volavano ovunque. Lei era preoccupata di farsi male, ma per fortuna questo non è mai successo. 


Un singolare problema di adattamento

Il cognome Sakamura nella versione italiana è parodiato come Caccadura dal corrotto Graham. Immaginavo che nella versione originale l'elemento Saka- fosse parodiato come Sucker, ossia "Ciucciacazzi". Questa trovata fa parte dell'immaginario collettivo anglosassone e in particolare americano. Dopotutto, ricordo di aver sentito il grottesco personaggio di Austin Powers interpretare la parola giapponese sake "bevanda alcolica" come suck it "ciuccialo". Invece, quando ho recuperato la sceneggiatura in inglese, mi sono dovuto rendere conto che l'odioso Graham aveva pronunciato il cognome nipponico come un insignificante Sakamutu. Non c'era nessun doppiosenso osceno. Spesso l'originalità la mettono i doppiatori italiani! 

Bizzarrie nell'irruzione

Quando una delle guardie del corpo di Sakamura, il gigantesco Perry, gli mette una mano sulla spalla, Connor afferma che si tratta di aggressione. Colpisce quindi la guardia alla gola, facendola crollare a terra e levandole il respiro. Come agente di polizia, la reazione di Connor sarebbe considerata a dir poco esagerata. Gli sarebbe stato invece richiesto di gestire la situazione come farebbe qualsiasi altro agente di polizia, immobilizzando e trattenendo il gorilla. 
Dopo essere entrati in casa di Sakamura, due agenti della SWAT rimangono immobili, puntando le pistole contro la bionda, che giace nuda. Non avrebbero avuto alcun motivo di farlo, visto che, in primo luogo, non è lei la sospettata; in secondo luogo, è palesemente disarmata e non rappresenta una minaccia; in terzo luogo, il vero sospettato, che è proprio Sakamura, sta scappando. La logica degli agenti è stata paralizzata dalla GAFI!

L'arte della guerra

Nella scena al country club, il consiglio che il senatore Morton dà ai detective è il seguente: "Se la battaglia non può essere vinta, non combatterla". La citazione è tratta dal libro L'arte della guerra di Sun Tzu (cinese moderno: Sūnzĭ, 孫子), filosofo e generale cinese vissuto con ogni probabilità tra il VI e il V secolo a.C., noto per essere uno dei massimi strateghi militari di tutti i tempi. Wesley Snipes e Cary-Hiroyuki Tagawa sono apparsi in seguito nel film L'arte della guerra (The Art of War, 2000), diretto da Christian Duguay, che fa anch'esso riferimento al trattato di Sun Tzu. 


Un problema di densità

L'assassino viene afferrato dagli yakuza e gettato in uno stampo riempito di cemento liquido, in cui affonda finendo col soffocare. In realtà ciò non potrebbe accadere, perché la densità del cemento (tra 2.300 e 2.500 kg/m3) è maggiore di quella del corpo umano (tra 985 e 1.040 kg/m3). Per poter affondare, un corpo dovrebbe essere appesantito da qualcosa di ancora più denso, ad esempio con almeno il doppio del peso corporeo in ferro, altrimenti galleggerebbe sul cemento come un tappo di sughero nell'acqua. Il pericolo di una caduta nel cemento, oltre al rimanere incastrati, è soprattutto chimico: si tratta di sostanze alcaline, caustiche, in grado di provocare gravi ustioni alla pelle e agli occhi.
A questo punto qualcuno si porrà una domanda: perché allora si affonda nelle sabbie mobili? Il motivo è presto spiegato. Si affonda nelle sabbie mobili perché sono un mix instabile di sabbia, argilla e acqua risalente, che agisce come un fluido denso (circa il doppio dell'acqua). Questo fluido annulla l'attrito tra i granelli di sabbia e toglie la capacità portante al terreno. In realtà non si sprofonda del tutto, ma si resta intrappolati a causa dell'alta viscosità, in genere fino a circa la metà del proprio volume (bacino/vita). Un amico, un robusto siciliano di ascendenza normanna, mi raccontò di essere stato intrappolato nelle sabbie mobili nei pressi del Po, durante un'escursione, aggiungendo di essere riuscito a liberarsi sgusciando fuori dai pantaloni irrigiditi, mantenendo la calma e senza movimenti bruschi, trascinandosi infine in salvo grazie a un ramo tesogli da un soccorritore. Quindi una caduta nelle sabbie mobili non può essere assimilata a una caduta nel cemento fresco, che ha una densità molto maggiore. Le sabbie mobili cinematografiche, in cui si scompare rapidamente, sono pura e semplice mitologia, escogitata per rendere le scene più spettacolari. 

sabato 24 febbraio 2024

 
BLACK RAIN - PIOGGIA SPORCA 

Titolo originale: Black Rain
Paese di produzione
: Stati Uniti d'America
Lingua: Inglese, giapponese
Anno
: 1989
Durata
: 125 min
Rapporto
: 2,35:1
Genere
: Azione, thriller, noir
Regia
: Ridley Scott
Soggetto
: Craig Bolotin, Warren Lewis
Sceneggiatura
: Craig Bolotin, Warren Lewis
Produttore
: Stanley R. Jaffe, Sherry Lansing
Produttore esecutivo
: Craig Bolotin, Julie Kirkham
Casa di produzione
: Jaffe-Lansing Pegasus Film Partners, 
      Paramount Pictures
Distribuzione in italiano
: Paramount Pictures
Fotografia
: Jan de Bont
Montaggio
: Tom Rolf
Effetti speciali
: Stan Parks, Albert Griswold, 
    Kenneth D. Pepiot, Tod Jensen, Kevin Quibell  
Musiche
: Hans Zimmer
Scenografia
: Norris Spencer, John Jay Moore, Herman 
     Zimmerman
Costumi
: Ellen Mirojnick
Trucco
: Monty Westmore, Fred C. Blau, Richard Dean 
Direttrice del casting: Dianne Crittenden 
Direttore di produzione: Mel D. Dellar 
Regista di seconda unità: Bobby Bass 
Reparto sonoro: Richard Adams, Neil Burrow, 
    Scott Burrow, Gordon Davidson 
Effetti visivi: Wayne Baker 
Continuità: Luca Kouimelis 
Interpreti e personaggi:
    Michael Douglas: Nick Conklin
    Andy García: Charlie Vincent
    Ken Takakura: Masahiro Matsumoto
    Kate Capshaw: Joyce
    Yūsaku Matsuda: Sato
    Shigeru Kôyama: Sovrintendente Ohashi
    John Spencer: Capitano Oliver
    Luis Guzmán: Frankie
    Stephen Root: Berg
    Tomisaburō Wakayama: Sugai
    Toshishiro Obata: Mediatore
    Yūya Uchida: Nashida
    Guts Ishimatsu: Katayama
    Richard Riehle: Crown
    George Kyle: Farentino
    Ken Kensei: Figlio di Matsumoto
    Clem Caserta: Abolofia 
    Tim Kelleher: Bobby
    Bruce Katzman: Yudell 
    Edmund Ikeda: Uomo d'afferi giapponese
    Tomo Nagasue: Traduttore giapponese 
    Doug Yasuda: Traduttore giapponese-americano 
    Vondie Curtis-Hall: Detective 
    Louis Cantarini: Detective   
    Joe Perce: Detective 
    Toshio Sato: Ufficiale dell'ambasciata giapponese 
    Jun Kunimura: Yashimoto 
    Roy K. Ogata: Uomo di Sato 
    Shirō Oishi: Uomo di Sato 
    Professor Toru Tanaka: Uomo di Sugai 
    Rikiya Yasuoka: Uomo di Sugai 
    Jōji Shimaki: Uomo di Sugai 
    Gorō Sasa: Uomo di Ohashi
    Taro Ibuki: Uomo di Ohashi 
    Daisuke Owaji: Uomo di Ohashi
    Keone Young: Cantante di karaoke 
    Jim Ishida: Ufficiale di scorta
    Shōtarō Hayashi: Mediatore
    Toshishiro Obata: Mediatore 
    Linda Gillen: Peggy 
    John Gotay: Danny
    Matthew Porac: Patrick
    Josip Elic: Joe, il barista 
    David Zee Tao: Poliziotto giapponese 
    Non citati nei titoli originali: 
    Ken Enomoto: Detective 
    Nathan Jung: Uomo di Sato (esecutore)
    Tak Kubota: Anziano oyabun 
    Al Leong: Uomo di Sato (sicario)
    Bruce Locke: Uomo di Sato 
    Scott Nagatani: Pianista 
    Danny Nero: Passeggero sull'aereo 
    Chris Nelson Norris: Motociclista 
    Mak Takano: Yakuza tatuato 
    Dennis Y. Takeda: Giornalista 
    Celia Xavier: Hostess del bar
Doppiatori italiani:
    Pino Colizzi: Nick Conklin
    Mauro Gravina: Charlie Vincent
    Romano Ghini: Masahiro Matsumoto
    Sonia Scotti: Joyce
    Massimo Lodolo: Sato
    Pietro Biondi: Capitano Oliver
    Roberto Stocchi: Frankie
    Mario Cordova: Berg
    Glauco Onorato: Sugai
    Silvio Anselmo: Nashida
    Mario Bardella: Crown
    Massimo Corvo: Farentino
    Marco Bresciani: Figlio di Matsumoto
Titoli in altre lingue: 
    Spagnolo (America Latina): Lluvia negra 
    Portoghese: Chuva negra 
    Basco: Euri Beltza 
    Rumeno: Gloante si cenusa la Osaka 
    Polacco: Czarny deszcz 
    Russo: Чёрный дождь 
    Ungherese: Fekete eső 
    Finlandese: Musta sade 
    Estone: Must vihm 
    Lituano: Juodasis lietus 
    Turco: Kara Yağmur  
    Giapponese: ブラック・レイン
    Giapponese (traslitterato): Burakku rein 
       (adattamento fonetico dall'inglese)
Budget: 30 milioni di dollari US
Box office: 134,2 milioni di dollari US

Trama: 
Nick Conklin è un detective del Dipartimento di Polizia di New York, che è finito nel mirino degli Affari Interni, i quali credono che lui e il suo ex socio abbiano rubato denaro utilizzato come prova in un'operazione antidroga. Inoltre, è in ritardo con il pagamento degli alimenti all'ex moglie. Un giorno, dopo un interrogatorio con gli Affari Interni, Nick e il suo attuale socio Charlie Vincent assistono a un pranzo tra un mafioso e alcuni uomini giapponesi. Il convito finisce male quando arriva uno yakuza di nome Koji Sato, che uccide i giapponesi dopo aver preso da loro un piccolo pacco. Dopo che Nick e Charlie hanno arrestato Sato, vengono incaricati di scortarlo a Osaka su ordine dell'ambasciata giapponese. Nonostante tutte le precauzioni del caso, una volta atterrati a Osaka, Nick e Charlie vengono ingannati da alcuni yakuza travestiti da poliziotti, così consegnano loro Sato prima dell'arrivo della vera polizia. 
Mentre spiegano l'incidente, Nick e Charlie riescono a convincere la polizia della prefettura di Osaka a consentire loro di osservare le indagini sulle attività di Sato, con l'ispettore associato Masahiro Matsumoto ad accompagnarli. In un nightclub, Nick incontra Joyce, una hostess americana biondiccia di Chicago che gli racconta che Sato sta combattendo una guerra tra bande con un anziano e potente oyabun di nome Kunio Sugai. Il giorno dopo, Nick e Charlie si uniscono a un raid della polizia senza permesso. Nick prende alcune banconote da 100 dollari dalla scena del crimine. In seguito dimostra a Matsumoto e al suo superiore che le banconote sono false e fanno parte di una guerra tra gruppi rivali della Yakuza. 
Dopo una serata fuori con Matsumoto, Nick e Charlie, ubriachi fradici, stanno tornando al loro hotel quando un motociclista ruba il trench di Charlie e lo conduce in un parcheggio sotterraneo. Nick li segue, solo per assistere con orrore all'aggressione di una banda di motociclisti bōsōzoku, in cui Sato appare e decapita il giovane con una katana. 
Dopo la morte di Charlie, Nick rivela a Matsumoto di aver rubato dei soldi durante il raid antidroga a New York. Questa confidenza destra un immenso turbamento nel poliziotto nipponico, che considera la corruzione qualcosa di inconcepibile. A questo punto Nick e Matsumoto seguono una hostess che è il loro unico indizio su Sato. La pista porta a una fonderia d'acciaio, dove assistono a un incontro tra Sato e Sugai. Scoprono così che il pacco che Sato ha portato a New York è la metà di una lastra da stampa che Sugai ha inviato alla mafia per verificarne la fattura; Sato si offre di restituirla se Sugai gli concede il titolo di oyabun - cosa che è molto riluttante a fare. Poco dopo l'incontro, Nick insegue Sato, ma viene prontamente arrestato ed espulso per aver portato una pistola in pubblico, mentre Matsumoto viene sospeso e declassato. Nick viene costretto a imbarcarsi su un aereo e a fare ritorno in America, ma riesce a scendere di nascosto per inseguire Sato da solo. Seguendo una soffiata della biondiccia Joyce, incontra Sugai, che gli racconta di essere sopravvissuto al bombardamento di Hiroshima e che il suo piano di contraffazione del denaro è la sua vendetta contro gli Stati Uniti per la "pioggia nera" subita quel giorno e per la giovane generazione giapponese con ideali occidentali. Nick convince Sugai che può aiutarlo a preservare la sua reputazione tra gli altri clan Yakuza recuperando la matrice sottratta da Sato.
In una fattoria isolata, Nick e Matsumoto vedono alcuni degli scagnozzi vestiti da viticoltori, deducendo che Sato stia progettando di massacrare la gang di Sugai. Durante l'incontro di tregua con Sugai, Sato si taglia il mignolo come prova di lealtà e ammenda, ma al contempo tradisce Sugai pugnalandolo alla mano, prima di scappare con entrambe le matrici. Ne nasce uno scontro a fuoco. Nick insegue Sato in motocicletta, quindi lo affronta a mani nude, riuscendo a sconfiggerlo: può scegliere se ucciderlo o meno, infilzandolo su un palo acuminato, ma decide di non farlo. Nick e Matsumoto accompagnano Sato ammanettato al quartier generale della polizia, tra lo stupore di tutti. 
Matsumoto osserva che le matrici di stampa non sono state recuperate, e Nick sembra insinuare che sia stato lui a prenderle. Quando Nick, prima di imbarcarsi, ringrazia Matsumoto per il suo aiuto e la sua amicizia, gli regala una camicia elegante in una scatola. Sotto l'indumento ripiegato, Matsumoto trova entrambe le matrici. 


Recensione: 
L'impianto narrativo è una catabasi nell'abissale mondo della mafia giapponese, la temibile Yakuza. Film di questo genere, ambientati nel Paese del Sol Levante, sono eccellenti e ci aiutano a conoscere realtà di un'alienità sconcertante - al punto che si fatica molto a credere che possano essere state generate dallo stesso pianeta su cui viviamo! Parafrasando Darwin, a volte mi sono cullato nel sospetto che il Giappone sia il prodotto di una seconda Creazione!
Ottima l'interpretazione del convulso Michael Douglas, adrenalinico, galvanizzato come un'anguilla elettrica dall'inizio alla fine. Si percepisce in ogni sequenza il dramma della sua vita. Eccellente anche Ken Takakura nel ruolo dell'ispettore Masahiro Matsumoto, che incarna i princìpi stessi dell'etica nipponica. Mi è sembrato invece un po' esangue e poco robusto Andy Garcia nel ruolo di Charlie Vincent, destinato ad uscire presto di scena nel modo più tragico e insensato. 
Ridley Scott trae ispirazione da un altro film da lui diretto, Blade Runner (1982), per le ambientazioni e l'atmosfera, plasmando realtà metropolitane perennemente notturne, popolate da colori e luci di un'incredibile aggressività. In questo universo urbanoide, in cui non esistono il sonno e il riposo, le moltitudini sciamano in modo vorticoso come formiche alate, incapaci di fermarsi anche solo per un attimo. Un'altra fonte d'ispirazione è senza dubbio Yakuza (The Yakuza, 1974), thriller neo-noir diretto da Sydney Pollack e interpretato da un possente Robert Mitchum. La sceneggiatura è stata scritta da Paul Schrader (il regista di Hardcore, tanto per intenderci) e Robert Towne, da un soggetto di Leonard Schrader. Considerato poco vigoroso al suo esordio, la pellicola pollackiana con gli anni è riuscita a guadagnare consenso fino ad acquisire lo status di cult, influenzando tra gli altri lo stesso Scott. 


In memoria di Yūsaku Matsuda

Quello del gangster Sato è stato l'ultimo ruolo cinematografico di Yūsaku Matsuda. L'attore sapeva di avere un cancro alla vescica e che le sue condizioni sarebbero state aggravate nel corso della recitazione nel film. Scelse comunque di portare avanti il suo lavoro, all'insaputa del regista, dicendo a quanto pare: "In questo modo, vivrò per sempre". Il 6 novembre 1989, meno di sette settimane dopo la Première americana del film, Matsuda morì a causa della malattia, all'età di soli 40 anni. Questa pellicola è dedicata alla sua memoria. 
La cosa più bizzarra è questa: nel cinema giapponese, Ken Takakura era noto per aver interpretato regolarmente gangster della Yakuza, mentre Yūsaku Matsuda era noto per aver interpretato spesso detective. Tuttavia, nel film di Ridley Scott, i ruoli sono invertiti, con Takakura che interpreta un poliziotto e Matsuda che interpreta un affiliato alla Yakuza. 

Una scelta arbitraria ma ben riuscita

Questi sono gli attori che furono presi in considerazione per il ruolo dell'inquieto Nick Conklin: 
Jeff Bridges, 
Kevin Costner, 
Willem Dafoe, 
Richard Dreyfuss, 
Mel Gibson, 
Michael Keaton, 
Michael Nouri, 
Ron Perlman, 
Kurt Russell, 
Arnold Schwarzenegger, 
Sylvester Stallone, 
Patrick Swayze, 
Peter Weller, 
Bruce Willis. 
La Paramount scelse Michael Douglas unicamente per via del suo rapporto privilegiato con i produttori Sherry Lansing e Stanley R. Jaffe. Provo a immaginarmi come sarebbero venute le scene con ciascuno degli attori elencati. In alcuni casi mi sembrano improponibili!  


Dialogo tra il boss Sugai e Conklin 

Sugai: "Sato poteva benissimo essere un americano. Quelli come lui rispettano una cosa soltanto: il denaro."
Conklin: "E lei invece perché è qui? Per amore?"
Sugai: "Avevo solo dieci anni quando i B-29 arrivarono sopra di noi. La mia famiglia visse per tre giorni sotto terra, e quando venimmo fuori la città non esisteva più. Il grande calore portò la pioggia. Una pioggia sporca! Voi rendeste sporca la pioggia. Voi ci cacciaste a forza in gola i vostri valori, e noi perdemmo la nostra identità. Voi avete creato Sato e migliaia di uomini come lui. Io vi ricompenserò."
Conklin: "Vuole quella matrice? Dica dov'è nascosto Sato." 
Sugai: "Tu non hai nessun peso in questa faccenda. Ho promesso agli altri oyabun che la guerra sarebbe cessata. 
Conklin: "E chi ha detto che devono saperlo?"
Sugai: "Lo sa il mio senso del dovere e dell'onore. Se ti rimanesse più tempo, ti spiegherei cosa significa."

L'altro Black Rain

Anche se la cosa può sorprendere, quello di Ridley Scott è uno dei due film del 1989 intitolati "Black Rain". Ne esiste infatti un altro. Una pellicola sulle conseguenze del bombardamento atomico di Hiroshima, diretta da Shōhei Imamura, uscì nello stesso anno con il titolo giapponese Kuroi Ame (黒い雨), che si traduce "Pioggia nera": kuroi (黒い) significa "nero"; ame (雨) significa "pioggia". Sebbene i due film non siano correlati, i titoli si riferiscono entrambi allo stesso fenomeno post-bombardamento, connesso con il fallout radioattivo. 


Origini e tradizioni della Yakuza 

Il cruento rituale di amputazione eseguito dal capobanda Koji Sato nella scena in cui incontra il suo ex capo Sugai, si chiama otoshimae (落とし前), ossia "accorciamento delle dita"; è anche noto come yubitsume (指詰め). Nella malavita giapponese, è un modo con cui un membro dimostra la propria contrizione o fa ammenda al capo per un'offesa arrecata, anche inavvertitamente. In una società severissima in cui ogni infrazione è vista come una colpa ontologica, l'espiazione è radicale. Da quanto si conosce, il rituale ha avuto origine dai bakuto (博徒), giocatori d'azzardo itineranti che assieme ad altri gruppi emarginati sono stati predecessori della moderna Yakuza, la cui formazione come sodalizio criminale può essere fatta risalire al periodo Edo, nel XVII secolo. Così stabiliva l'usanza dei bakutose una persona non era in grado di saldare un debito di gioco, lo yubitsume era considerato una forma alternativa di rimborso. Lo yubitsume era anche una forma di punteggio di credito e di reputazione criminale.

Etimologia di Yakuza 

Il termine yakuza (in scrittura katakana: ヤクザ) deriva dal nome dato a una mano perdente nel tradizionale gioco di carte giapponese Oicho-Kabu (おいちょかぶ), simile al baccarat e in ultima analisi importato dal Portogallo (portoghese oito "ottava carta" + cabo "estremità"). Il significato originario di yakuza è "inutile" o "buono a nulla". L'etimologia è ben strana. Si riferisce alla sequenza numerica 8-9-3 (in giapponese arcaico ya "otto" + ku "nove" + za "tre"), la cui somma è 20, con un punteggio pari a zero: corrisponde alla peggior mano possibile per un giocatore. Non mi addentro oltre nei dettagli di questa numerologia misterica. Una cosa sembra certa: questo termine fu adottato da giocatori d'azzardo ed emarginati per descrivere se stessi come disadattati della società. Il nome che gli appartenenti alla Yakuza danno alla loro organizzazione è Ninkyō Dantai (任侠団体), che corrisponde in modo sorprendente a "Onorata Società". Questo è un caso di "convergenza evolutiva".

Etimologia di oyabun 

Il termine oyabun (親分) è un composto derivato da oya (親, che significa "genitore") con l'aggiunta del suffisso -bun (分, che significa "parte", "ruolo" o "status"). Si traduce letteralmente in "status genitoriale" o "genitore adottivo" e rappresenta un capo nella Yakuza tradizionale o nelle gerarchie professionali, che agisce come un padre surrogato per i propri subordinati, detti kobun (子分, che significa "status di figlio"). 
Il titolo deriva dalla struttura relazionale oyabun - kobun ("genitore - figlio"), che rispecchia le tradizionali gerarchie familiari giapponesi. Storicamente è stato utilizzato all'interno di gruppi come i tekiya (的屋 "commercianti ambulanti") durante il periodo Edo, dove l'oyabun fungeva da supervisore e mentore. Enfatizza tuttora un legame familiare di lealtà e dovere piuttosto che una semplice relazione d'affari. 


La natura inconcepibile della corruzione

In una società basata interamente sull'Onore, la corruzione è qualcosa di pericolosissimo, una vera e propria minaccia esistenziale, un contaminante che viene da fuori. In realtà, la corruzione in Giappone è presente e ben documentata, solo che è tabù parlarne per via della "cultura della vergogna", un sentire diffuso in modo capillare, onnipresente. La vergogna è denominata haji (恥), parola che significa anche "disgrazia", "disonore", "umiliazione". Quando la corruzione ha fatto la sua comparsa, in epoca feudale, ha sconvolto tutti. Si trattava di casi di compravendita di titoli nobiliari fittizi. Quando fu appurato che tutti coloro che erano coinvolti nello scandalo erano cristiani, fu compresa la portata del morbo. Ne nacque la convinzione che la religione importata dall'Occidente fosse la causa prima della contaminazione e che andasse eradicata con sistemi draconiani. 

I motociclisti bōsōzoku 

I bōsōzoku (暴走族) sono una subcultura che ha elementi in comune con i punk, caratteristiche del teppismo e vaghe venature anarcoidi. In genere sono molesti, rumorosi e spericolati, ma sostanzialmente inoffensivi. Potremmo tradurre la parola con "centauri", anche se sarebbe una scelta imprecisa. La parola bōsōzoku si traduce alla lettera "tribù della velocità violenta" o "tribù in fuga". È un composto che deriva da  (暴) "violenza", "spericolatezza", "comportamento fuori controllo" + (走) "correre", "gareggiare", "guidare" + zoku (族) "tribù", "banda", "gruppo". 
Queste gang di motociclisti si sono formate negli anni '50 del XX secolo, ma inizialmente il loro nome era kaminari-zoku (雷族), ossia "tribù del tuono". Il nome bōsōzoku si è imposto qualche tempo dopo, agli inizi negli anni '70. La subcultura ha raggiunto l'apice nel 1982 con oltre 42.000 membri, per poi declinare. Oltre alla pura e semplice criminalità, rappresentava una ribellione e una forma di resistenza contro il rigido conformismo sociale giapponese, attraverso veicoli fortemente personalizzati, rumorosi e spesso illegali. 


La viticoltura in Giappone

Una delle cose che saltano all'occhio in questo film è la coltivazione della vite: gli oyabun si riuniscono in una tenuta agricola piena di filari di vigne. Ridley Scott ha fatto le riprese in una regione vinicola della California, Napa County, perché esasperato dalla burocrazia giapponese che gli rendeva la vita impossibile. Eppure l'ambientazione è realistica e non contiene alcuna incoerenza.  
Anche se la cosa è poco risaputa, il Paese del Sol Levante produce vino. Il vitigno autoctono più noto è il Kōshū (甲州), un'uva a bacca rosa presente sul territorio da circa un millennio e giunta attraverso la Via della Seta. Il Kōshū è coltivato principalmente nella Prefettura di Yamanashi, vicino al monte Fuji. Il vino che se ne ricava è bianco, di colore delicato e cristallino, con aromi freschi di agrumi e note floreali bianche; ha bassa gradazione alcolica e acidità vivace. Un altro vitigno autoctono, il Muscat Bailey A, serve a produrre i vini rossi ed è più recente, essendo stato creato negli anni '20 del XX secolo incrociando Muscat Hamburg a Bailey. L'artefice di quest'uva è stato Zenbei Kawakami; il suo intento era migliorare la resistenza del vitigno alle malattie fungine e al clima umido. I vini prodotti dal Muscat Bailey A sono leggeri, aromatici e fruttati, spesso caratterizzati da note di fragola, ciliegia e lampone, con tannini morbidi e acidità moderata.