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domenica 21 luglio 2024

RESIDUI DEL GENERE NEUTRO IN ITALIANO E NEI DIALETTI MEDIANI

Le maestrine "gnè gnè gnè" affermano come dogma che i generi grammaticali dell'italiano siano due: il maschile e il femminile. Eppure esistono sostantivi maschili molto strani i cui plurali terminano in -a, sono considerati femminili e spesso hanno significato di collettivi. Non ci vuole molto a capire che sono chiari derivati del genere neutro del latino. Certo, in italiano non esiste un genere neutro propriamente detto, per la semplice ragione che le forme neutre presenti sono state classificate in modo diverso dai grammatici. La tradizione, portata avanti per secoli, dà il suo concreto  quanto funesto contributo all'offuscamento della comprensione delle cose. Proprio perché è "tradizione", diventa tabù metterla in discussione e superarla quando se ne presenterebbe la necessità: il suo fine non è formare persone in grado di pensare, bensì produrre servi, le cui capacità critiche sono come quelle di un pupazzo. 

Procediamo ad analizzare i dati.

1) Forme collettive classificate come femminili singolari, che reggono il verbo al singolare. L'articolo determinativo usato è la; non esiste possibilità di usare l'articolo indeterminativo.

la frutta 
la grana "i soldi" 
    (colloquiale o gergale, in origine plurale di grano;
    si trova anche "il grano")
la legna 

Esempi: 

"La frutta è matura."
"La grana è sparita, qualcuno l'ha rubata."
"La legna si è seccata." 

2) Forme classificate come femminili plurali irregolari (ossia "aberranti"), che reggono il verbo al plurale. L'articolo determinativo usato è le

le braccia 
le budella 
le calcagna 
    (ormai solo nella locuzione "alle calcagna")
le centinaia
le cerchia (raro)
le cervella 
le ciglia 
le cogna "tipo di unità di misura" (raro)
le corna
le cuoia 
   (ormai solo nella locuzione "tirare le cuoia",
    ossia "morire")
le dita 
le fastella "i fasci" (raro, arcaico)
le ferramenta 
   (chi si occupa delle ferramenta è chiamato 
   il ferramenta
le fila 
   (ormai solo nella locuzione "tirare le fila",
   ad esempio 
di una congiura, di un complotto)
le filamenta (raro)
le fondamenta 
le fusa
le gesta 
le ginocchia 
le gomita (regionale, Toscana)
le grana (arcaico per la grana)
le grida 
le interiora 
le labbra 
le lenzuola 
le membra 
le midolla 
le miglia 
le migliaia
le moggia "tipo di unità di misura" (raro)
le mura 
le ossa 
le paia 
le pudenda
le risa 
le serramenta 
le sopracciglia 
le staia "tipo di unità di misura" (raro)
le strida 
le strilla 
le terga (poco usato)
le uova 
le urla 
le vestigia "i resti" 

Esempi: 

"Ho le braccia indolenzite."
"Le mura della città sono inespugnabili."
"Le cervella fritte sono deliziose" 

In alcuni casi esiste anche la normale forma maschile plurale in -i. Sono i cosiddetti "plurali sovrabbondanti". La scelta dipende dalla semantica. Il fenomeno presenta sfumature molto sottili. 

braccia (neutro), parte del corpo;
bracci (maschile), ad esempio bracci di mare

ossa (neutro), parte del corpo; 
ossi (maschile), ad esempio ossi di seppia

Forme desuete

La maggior parte delle forme desuete ci suonano stonate perché sono state dimenticate. Sono del tutto scomparse dal sapere comune. Eccone una lista, che non ha la pretesa di essere esaustiva: 

le anella "gli anelli"
le àrcora "gli archi"
†le bórgora "i borghi"
le càmpora "i campi"
le castella "i castelli"
le coltella "i coltelli"
le comandamenta "i comandamenti"
le demònia "i demòni", "i diavoli"
le ditella "le ascelle"
le dónora "i doni"
le fora "i fori, le piazze" 
le fuòcora "i fuochi"
le fòcora "i fuochi" (variante del precedente)
le giumenta "i giumenti"
le intestina "gli intestini"
le istrumenta "gli strumenti"
le letta "i letti"
le luògora "i luoghi"
le martella "i martelli" 
le orecchia "gli orecchi"
le palma "i palmi"
le peccata "i peccati"
le pègnora "i pegni"
le pómora "i pomi" 
le pràtora "i prati" 
le pugna "i pugni"
le quadrella "le frecce"
le ràmora "i rami" 
le sacca "i sacchi"
le sacramenta "i sacramenti"
le sentimenta "i sentimenti"
le stèrcora "gli sterchi"
le tina "i tini" (forse sopravvive in toscano)
le tèmpora "i tempi"
le tèrgora "i terghi" (cfr. "le terga")
le vasa "i vasi"
le vasella "i vaselli"
le vestimenta "gli abiti" 

Di un paio si conservano soltanto resti in locuzioni sclerotizzate e poco usate, che a un passo dalla scomparsa. Sono le seguenti: 

le càmpora "i campi"
Si conserva solo nella locuzione "andare in campora" (diminutivo: "andare in camporella"), che indica colloquialmente raggiungere un luogo appartato in cui fare sesso. Se si dovesse estrarre il termine dalla locuzione, si direbbe la campora, una campora.

le tèmpora "i tempi"
Si conserva solo nella locuzione "digiuno delle quattro tempora" (che si dice sia stato inventato dalla Papessa Giovanna). Deriva regolarmente dal latino tempora, plurale di tempus (neutro). Plausibilmente è un dottismo.

Le forme in -ora hanno origine nel latino medievale, dove neutri come tempus (plurale tempora) hanno riplasmato la declinazione di altri nomi, dando così origine a strane declinazioni analogiche come  campus, genitivo camporis, plurale campora

latino arcūs - italiano ant. àrcora 
latino campī - italiano ant. càmpora 
latino dōna - italiano ant. dónora 
latino focī "focolari" - italiano ant. fuòcora, fòcora
latino locī - italiano ant. luògora 
latino pignora "garanzie" - italiano ant pègnora
latino pōma - italiano ant. pómora 
latino prāta - italiano ant. pràtora 
latino rāmī - italiano ant. ràmora 
latino stercora - italiana ant. stèrcora 
latino tempora - italiano ant. tèmpora 
latino tergora - italiano ant. tèrgora
  (è l'italiano attuale terga ad essere analogico)

Analisi dei dati

Ci si scontra subito con un problema che ha conseguenze cruciali. Non mi risulta che sia stato trattato in maniera anche vaga dal corpo docente del sistema scolastico italiano. 

Alcuni di plurali in -a sono continuazioni dirette del latino e corrispondono alla perfezione alla lingua classica. 
Ecco alcuni esempi: 

brāchium, plurale brāchia
genere: neutro 
> italiano braccia 

cornu, plurale cornua
genere: neutro
> italiano corna 

castellum, plurale castella 
genere: neutro
> italiano antico castella

os (ossum, ossu), plurale ossa, ossua 
genere: neutro
> italiano ossa 

Altri invece non corrispondono affatto per genere alla lingua classica. 
Ecco alcuni esempi: 

digitus, plurale digitī
genere: maschile
Non corrisponde all'italiano dita.

mūrus, plurale mūrī 
genere: maschile
Non corrisponde all'italiano mura.

frūctus, plurale frūctūs 
genere: maschile
Non corrisponde all'italiano frutta

rīsus, plurale rīsūs 
genere: maschile
Non corrisponde all'italiano risa.

campus, plurale campī
genere: maschile 
Non corrisponde all'italiano antico campora.

Perché? Semplice. Da una parte c'era il latino aulico dei classici, quello che si insegna a scuola. Dall'altra parte c'era il latino volgare, parlato tutti i giorni, che era molto diverso e variava a seconda delle province. 

Nel latino volgare potevano essere di genere neutro parole che nel latino aulico erano maschili o femminili. 

Il latino classico aveva queste forme maschili: 

digitus, pl. digitī 
frūctus, pl. frūctūs 
mūrus, pl. mūrī

Il latino volgare d'Italia aveva invece forme neutre: 

*digitum, pl. *digita 
*frūctu, pl. *frūctua > *frūcta 
*mūrum, pl. *mūra 

La questione dell'articolo

Si risolve facilmente anche il nodo dell'articolo plurale "femminile" le
Il tipico pronome dimostrativo neutro plurale è illa. Si conserva nei nomi collettivi diventati singolari: 

*illa frūctua > *la frutta
illa grāna > la grana
illa ligna > la legna 

Negli altri casi è usata una diversa forma di pronome dimostrativo neutro plurale: illaec. Questa esiste ed è ben documentata. Si conserva nei nomi rimasti plurali: 

illaec brāchia > le braccia
illaec cornua > le corna 
*illaec mūra > le mura

La consonante finale -c di illaec subì il dileguo prima di potersi unire alla vocale iniziale della parola seguente: 

illaec ossa > *ille ossa > le ossa 
*illaec ova > *ille ova > le uova 
(in latino classico è ōva con la vocale lunga)


Non so perché, questo pronome riesce antipatico ai latinisti scolastico, che tendono a passarne sotto silenzio l'esistenza.
Le mie ricostruzioni spiegano ogni dettaglio in modo diretto, mentre i romanisti arrancano tra "incroci" e altre forzature.

Altri resti del genere neutro in Italia centrale

Non solo il neutro resiste al plurale nell'italiano standard. In molti dialetti dell'Italia Centrale (Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio - ma non a Roma) abbiamo un articolo determinativo diverso per alcuni sostantivi come "muro", "sangue", "cacio" e altri. Molti romanisti chiamano questo fenomeno neo-neutro, in quanto lo credono frutto di una profonda ristrutturazione linguistica, che ha portato ha considerare di genere neutro molti sostantivi indicanti materiali o anche oggetti di uso comune. La denominazione migliore sarebbe neutro materico. Sono convinto che in realtà il fenomeno abbia radici antiche.

Il latino classico aveva queste forme maschili:

cāseus, plurale cāseī
līber, plurale lībrī
sanguis, genitivo sanguinis

Il latino volgare d'Italia aveva invece forme neutre: 

cāseum, plurale cāsea (attestato)
*lībrum, plurale *lībra 
sanguen, genitivo sanguinis (attestato)

Articolo maschile: er, lu
Articolo neutro: lo 
Questi sono gli estremi residui della situazione del latino volgare, che si sono mantenuti distinti, mentre in altre aree sono collassati.

In sintesi: 
er < ille (nominativo maschile), 
        illum (accusativo maschile) 
lu < illum (accusativo maschile) 
lo < illud (neutro)

Spesso l'articolo neutro lo produce raddoppiamento fonosintattico, a differenza dell'articolo maschile lu. Ad esempio in Abruzzo e nel Lazio lo mmèle "il miele". Questo è perfettamente coerente con il quadro sopra delineato! Abbiamo anche interessantissime coppie minime: 

lu niro "il nero" (detto di uomo, es. un soprannome)
lo niro "il nero" (detto del colore nero)

Esempi di trafile: 

lo cacio < illud cāseum
    (anziché ille cāseus, hīc cāseus)

lo libro < *illud lībrum 
    (anziché ille līber, hīc līber)

lo muro < *illud mūrum
    (anziché ille mūrus, hīc mūrus

lo sangue < illud sanguen
    (anziché ille sanguis, hīc sanguis)

La forma neutra sanguen è citata da grammatici e glossatori antichi. Era diffusa, come documentato da Varrone, prima che il potere normativo del latino classico cercasse di imporre dovunque la forma maschile sanguis.

lunedì 15 luglio 2024

ALCUNE NOTE SULLE FORME ALTERATE DEI SOSTANTIVI IN ITALIANO

Nella lingua italiana si riscontra un'immensa varietà di forme alterate dei sostantivi, come i diminutivi, gli accrescitivi, i peggiorativi e i vezzeggiativi - che sono talmente comuni da sembrare il prodotto di generazione spontanea. Mi rendo conto che manca un elenco completo di questi derivati, una specie di dizionario che le includa tutte e le renda facilmente consultabili. Certo, mi si dirà che i nomi alterati sono elencati nei comuni dizionari con grande completezza e precisione, ma si deve riconoscere che la ricerca sistematica rischia di essere davvero difficoltosa. Non si ha un quadro d'insieme. Nelle grammatiche e nelle altre opere che trattano di questo argomento, si trovano più che altro pochi esempi sparsi. 
Trovo importante notare le profonde asimmetrie e le differenze di produttività di questi derivati. In molti casi, hanno assunto significati particolari e sono diventati sclerotizzati (esempi: il gattuccio è un pesce cartilagineo e non un felino; la cavalletta è un insetto e non un equino, etc.). Alcune derivazioni sono sull'orlo della creazione estemporanea: raccogliere tutte le forme di questo genere è un'impresa titanica e logorante. 
Senza alcuna pretesa di completezza e di esaustività, propongo di passare in rassegna un certo numero di esempi significativi, in modo tale da renderne evidenti le grandi irregolarità e le lacune. 
Le forme obsolete sono contrassegnate con una croce (). Le forme inesistenti, non attestate o non consolidate nel vocabolario sono contrassegnate con un asterisco (*). Comunque sia, alcune potrebbero anche essere state pronunciate da qualcuno in qualche occasione. Accoglierò volentieri ogni segnalazione di forme non elencate. 
 
uomo 
  omino
  ometto "uomo minuto"; "appendiabiti" 
  omone
  omaccio 
  omaccione
  omiciattolo 
  omuccio 
  omuncolo (forma dotta, latino homunculus)
Forme regionali: 
  omarino (Italia Centrale)
Forme obsolete: 
  omicciolo
  omicciuolo
  omiciatto
  omicciatto
  ominello 
  ominone 
A quanto pare, non si trovano queste forme:
  *omello
  *omastro
Nota: 
In siciliano si trova ominicchiu "uomo mediocre", da un latino volgare *hominiculu(m). La forma italianizzata ominicchio è stata resa celebre dallo scrittore Leonardo Sciascia, nel suo romanzo Il giorno della civetta (1961). 
In bolognese si trova umarell "ometto", simile a omarino. Il termine è stato reso popolare dallo scrittore Danilo Masotti in epoca recente (a partire dal 2005).

donna 
  donnetta "donna minuta"
  donnina "donna sexy" 
  donnona "donna massiccia"
  donnone "donna massiccia" (m.) 
  donnaccia "prostituta" 
  donnicciola "donna sciocca"; "donna misera" 
      (forma antiquata: donnicciuola)    
  donnicciola "uomo querulo, effeminato e debole" 
      (forma antiquata: donnicciuola)
  donnuccia "uomo querulo, effeminato e debole"
  donnucola "donna misera"  
Forme obsolete: 
  donnàcchera "donna vile" 
  donnaccia "donna dal cattivo carattere"
  donnàccola "donna misera"; "donna pettegola"
A quanto pare, non si trovano queste forme:
  *donnella  
  *donnastra 

bambino 
   bambinetto 
   Bambinello "Bambin Gesù"
   bambinone "adulto infantile"
   bambinaccio (raro)
   bambinuccio (raro)
A quanto pare, non si trovano queste forme:
   *bambinino
   *bambinastro 
   *bambinucolo
Nota: 
La stessa parola bambino in origine era una forma alterata, un diminutivo di bambo "stupido", che ormai nessuno più usa in italiano, pur trovando una chiara corrispondenza nel milanese bamba.
Fraseologia: 
"Tuo nipote è proprio un bambinaccio: crescendo diventerà un bullo pestilenziale."
"Hanno devastato il Presepe e decapitato il Bambinello."
"Hermann Göring era un bambinone."

bambina
  bambinella
  bambinetta 
  bambinona "bambina robusta" (raro)
  bambinaccia 
  bambinuccia (raro)
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *bambinina 
  *bambinastra 
  *bambinucola
Nota: 
La forma bambinella è un normale diminutivo, senza le implicazioni religiose del Bambinello
La forma bambinona è un normale accrescitivo fisico, senza la semantica del maschile bambinone riferito a un adulto infantile.

ragazzo 
   ragazzino
   ragazzetto 
   ragazzotto 
   ragazzone (raro)
   ragazzaccio 
   ragazzuccio (raro) 
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *ragazzello
  *ragazzastro 

ragazza 
   ragazzina 
   ragazzetta
   ragazzotta  
   ragazzona  
   ragazzaccia
   ragazzuccia (raro)
A quanto pare, non si trovano queste forme:
  *ragazzella 
  *ragazzastra 

padre
  padrino "uomo che tiene a battesimo o a cresima" 
  padrino "capo mafioso"
  patrigno "padre adottivo"
Falso accrescitivo:  padrone "chi ha il possesso"; 
   "santo patrono"
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *padrello
  *padretto
  *padrastro 
  *padruccio
  *padrucolo

madre 
  madrina "donna che tiene a battesimo o a cresima"
  matrigna "madre adottiva"
Falso accrescitivo: matrona (latinismo)
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *madrella
  *madretta
  *madrastra 
  *madruccia
  *madrucola

fratello 
  fratellino
  fratellone 
  fratellaccio (raro)
  fratellastro "fratello unilaterale" 
  fratelluccio 
A quanto pare, non si trovano queste forme:
  *fratelletto
  *fratellucolo
Nota:
La stessa parola fratello in origine era una parola alterata, essendo derivata da un diminutivo del latino frāter.

sorella 
  sorellina
  sorellona 
  sorellaccia (raro)
  sorellastra "sorella unilaterale" 
  sorelluccia 
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *sorelletta
  *sorellucola 
Nota:
La stessa parola sorella in origine era una forma alterata, essendo derivata da un diminutivo del latino soror.

figlio 
   figliolo
   figliuolo (antiquato)
   figlioletto 
  figliolino 
   figlietto (raro) 
   figliettino "monello" (regionale, Toscana)
   figliolone (raro)
   figliaccio (raro) 
   figliolaccio (raro)
   figliastro "figlio adottivo"
   figlioccio "chi è tenuto a battesimo o a cresima"
Forme obsolete: 
  figlioccetto (diminutivo di figlioccio)
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
   *figliello (cacofonico)
   *figlino
   *figlione
   *figliucolo
Nota: 
Il diminutivo figliolo discende direttamente dal latino fīliolus. L'accento, originariamente sulla seconda -i-, si è spostato regolarmente sulla vocale più aperta -o-

figlia
  figliola 
  figliuola (antiquato)
  figlioletta 
  figliolina (raro)
  figlietta (raro)
  figliettina (raro)
  figliaccia (raro)
  figliolaccia (raro)
  figliastra "figlia adottiva"
  figlioccia "chi è tenuta a battesimo o a cresima"
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *figliella (cacofonico)
  *figlina 
  *figliona
  *figliucola
Nota: 
Il diminutivo figliola discende direttamente dal latino fīliola. L'accento, originariamente sulla seconda -i-, si è spostato regolarmente sulla vocale più aperta -o-.

acqua  
  acquetta 
  acquerella "pioggerella sottile"
  acquicella "pioggia rada", "rivoletto d'acqua" (raro)
  acquolina "secrezione di saliva"
  acquaccia "acqua torbida", "acqua malsana"
Forme obsolete: 
  acquastro "acqua sporca", "liquame"
  acquastrone "liquame dei pozzi neri"
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *acquella
  *acquettina
  *acquona 
Note: 
i) In brianzolo (Albiate) ho sentito aquascia "succhi gastrici che risalgono in bocca". Corrisponde all'italiano acquaccia, ormai in corso di obsolescenza. 
ii) Il toscano acquastrone è ben documentato, ma sembra ormai estinto. Questa parola era collegata al lavoro di una classe di intoccabili, i votapozzi, che raccoglievano la parte solida e la rivendevano come concime, mentre la parte liquida la gettavano senza tante cerimonie nell'Arno. Quello stesso fiume in cui poi il Manzoni lavava i panni!
iii) La parola acquarello, acquerello "tipo di tecnica di pittura" è un derivato di diverso tipo. 

fiume 
  fiumiciattolo 
  fiumicello (raro) 
  fiumaccio (raro)
Forme obsolete: 
  fiumicino
  fiumone 
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *fiumino
  *fiumello 
  *fiumetto 
  *fiumastro  
Toponimo: Fiumicino.  

fuoco 
  fuocherello 
  focherello (variante più rara del precedente)
  fuochetto 
  fuochino (si usa soltanto in un gioco)
  fuocone (raro o desueto)
  fuocaccio (raro o desueto)
Forme obsolete:
  focolino
  focherellino 
  fochetto 
  fochettino 
  focarone 
  focone 

cane 
  cagnolino
  cagnoletto (raro)
  cagnoletto "palombo" (regionale)
  cagnino (raro)
  cagnetto 
  cagnone 
  cagnaccio "cane aggressivo e mordace"
  cagnastro (raro, non standard)
  cagnuccio (raro) 
  cagnotto "larva di mosca" 
Forme obsolete: 
  cagnòlo 
  cagnuolo
  cagnolinetto
  cagnotto "bravo, sgherro"
  cagnucciaccio 
  cagnucciòlo 
  cagnuzzo
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *cagnello 
  *cagnellino 
  *cagnettino
Falso diminutivo: canino "dente aguzzo"
(deriva dall'omonimo aggettivo dotto, che significa "di cane", "simile al cane") 

porco 
   porcello 
   porcellino 
   porchetto 
   porcone "individuo sudicio o volgare" 
   porcellone "individuo lascivo"
   porcaccio "persona sudicia e riprovevole" (raro) 
   porcastro "incrocio tra maiale e cinghiale"
Falso diminutivo: porcino "tipo di fungo"
(deriva dall'omonimo aggettivo dotto, che significa "di porco", "simile al porco")

cavallo
  cavallino "puledro"; "cavallo di piccola taglia"
  cavalletto "tipo di strumento di supporto";
      "tipo di strumento di tortura" 
  cavalletta "insetto degli ortotteri"
  cavallotto "cavallo di media grandezza" (raro)
  cavallone "cavallo di grande taglia" (raro)
  cavallone "grande onda marina"
  cavallaccio (raro)
  cavalluccio (raro)
  cavalluccio marino "ippocampo"
Forme obsolete: 
  cavalletta "cavalletto, strumento di supporto"
  cavallastro "ronzino"

asino
  asinello 
  asinetto (raro) 
  asinino (raro)
  asinone (raro)
  asinaccio 
  asinastro "asinaccio" (raro) 
  asinastro "tipo di piccolo fico"
  asinuccio
Forme obsolete: 
  asinastro "asinello", "piccolo asino"
Nota: 
In brianzolo abbiamo asnùn e asninùn "asinone":

gatto 
  gattino
  gattina 
  gattone 
  gattaccio 
  gattuccio "tipo di squalo"
A quanto pare, non si trovano queste forme:
  *gattetto 
  *gattastro 
  *gattucolo 
Nota: 
Non si è prodottto *gattetto perché cacofonico. 

topo
   topolino 
   topino 
   topone 
   topaccio    
   topuccio (raro)
   topastro (raro)
A quanto pare, non si trovano queste forme:
   *topello
   *topetto 
   *topucolo   

orso 
  orsacchiotto "cucciolo di orso"
  orsetto "cucciolo di orso" 
  orsone (raro)
  orsaccio (raro)
  orsuccio 
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *orsino
  *orsello 
  *orsastro 
  *orsucolo

volpe  
  volpacchiotto "cucciolo di volpe"
  volpetta (raro)
  volpino "finto furbo" (lessico paninaro)
  volpone "furbacchione" 
  volpona "furbacchiona" (raro)
Forme obsolete: 
  volpacchiotta 
  volpicella 
  volpicino 
  volpona "grossa volpe" 
  volpaccia 
  volponaccia
  volponaccio
A quanto pare, non si trovano queste forme:
  *volpastra 
  *volpastro
  *volpuccia
  *volpucola 
Falso diminutivo: volpino "tipo di cane"
   (deriva dall'omonimo aggettivo dotto, che significa
   "di volpe", "simile alla volpe")

lupo 
  lupacchiotto "cucciolo di lupo"
  lupetto "cucciolo di lupo", "lupo giovane"
  lupicino "cucciolo di lupo"
  lupone "persona ingorda"
  lupaccio "persona ingorda"
  lupastro "grosso lupo" (raro, quasi desueto)
  lupuccio (raro o desueto) 
Forme obsolete: 
  lupatto "cucciolo di lupo", "lupo giovane"
  lupattino
  lupattello
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *lupello 
  *lupucolo 
Falso diminutivo: lupino "tipo di legume" 
       (è dal latino lupīnus
Note: 
Il fitonimo luppolo deriva dal latino lupulus, in origine un diminutivo di lupus.

uovo 
  ovetto 
     plurale ovettiovette (raro)
  ovone "grande uovo" (raro)
  ovuccio (raro)
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *ovello 
  *ovino (la parola indica la invece la pecora)
  *ovaccio
  *oviciattolo 
  *ovastro 

uccello
   uccellino
   uccelletto 
   uccellotto 
   uccellone "grosso uccello" 
   uccellone "grosso pene"
   uccellaccio 
   uccellastro (raro)
   uccelluccio
Nota: 
Un tempo uccellone significava anche "uomo stupido".

passero 
   passerino (raro)
   passerotto 
   passerone (raro)
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
   *passerello
   *passeraccio 
   *passerastro
Nota: 
La forma *passerello ricorre come cognome: Passerello, Passarello, Passariello. Questo è segno che un tempo dovette essere di uso corrente.
La forma *passeraccio sarebbe la naturale evoluzione volgare di passeraceo; tuttavia non sono riuscito a documentarla.

aquila 
  aquilotto "giovane aquila"
  aquiletta "tipo di moneta" (raro)
  aquilone "tipo di giocattolo volante" 
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *aquilella 
  *aquilona 
  *aquilaccia 
  *aquiluccia 
  *aquilastra 
  *aquilucola 
Falso diminutivo: aquilone "vento del nord, bora"
Nota:
Il nome del vento del nord è derivato dal latino aquilō (genitivo aquilōnis), più precisamene dall'accusativo aquilōne(m)

gallo
  galletto "gallo giovane" 
  galletto "finferlo" (tipo di fungo)
  gallinaccio "tacchino"
  gallinaccio "gallina vecchia e malandata"
  galluccio "finferlo" (tipo di fungo)
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *gallello (cacofonico) 
   *gallino (interferisce con gallina)
  *gallone 
  *gallastro
  *gallucolo 
Nota:
La forma *gallone verrebbe a confondersi con gallone "tipo di unità di misura di liquidi", di etimologia dissimile.

gallina
  gallinella "piccola gallina", "giovane gallina"
  gallinella "ragazza bella e futile"
  gallinella "finferlo" (tipo di fungo)
  gallinaccia "gallina brutta o di scarto" (raro)
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *gallinetta
  *gallinona 
  *gallinastra 
  *gallinucola   

pollo 
  polletto "pollo giovane"
  pollastro "pollo giovane"
  pollastra "gallina giovane"
  pollastrello "pollo giovane"
  pollastrella "gallina giovane"
  pollastrella "ragazza bella e futile"
  pollastrone "uomo ingenuo, credulone"
  pollanca "gallina giovane" (dialettale)
Diminutivo fossile: pulcino 
A quanto pare, non si trovano queste forme:
  *pollello 
  *pollino 
  *pollone 
  *pollaccio 
  *polluccio 
  *pollucolo
Nota:
La forma *pollone verrebbe a confondersi con pollone "germoglio vigoroso", di etimologia dissimile.

anatra 
  anatroccolo 
  anatrella (raro)
  anatrino (raro) 
  anatrina (raro)
Forme desuete: 
  anatrotto 
Nota: 
Pur esistendo la variante anitra (ormai obsoleta ma ancor viva quando ero giovane), le forme alterate si formano soltanto da anatra.

oca 
  ochetta 
  ochina 
  ocherella 
  ocona 
  ocone 
  ocaccia (raro)
  ocuccia (raro)
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
 *ocastra
 *ocucola (cacofonico)

pane 
  panino 
  panetto "pane di piccola pezzatura" (raro)
  panetto "piccola quantità di sostanza compatta" 
      (es. burro, cioccolato, zolfo, etc.) 
  pagnotta 
  pagnottella "panino" (regionale, Roma)
  pagnottella "tipo di salume" (regionale, Puglia) 
  pagnottina 
  pagnottona 
  panettone 
  panone "chi esagera col pane" (raro)
  panaccio "pane di cattiva qualità" (raro)
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
 *panello
 *panucolo 

pasta 
  pastina "pasta minuta"
  pastella "impasto per friggere" 
  pastarella "pasta dolce" (regionale, Roma)
  pastetta "pastella" (regionale, Napoli)
  pastone 
  pasticcio "tipo di pietanza ripiena"; "lavoro mal fatto";
      "situazione intricata"
  pasticcio "lasagne" (regionale, Friuli)
  pastrocchio "pasticcio" (regionale, settentrionale)
Nota: 
La forma pastetta esiste pur essendo cacofonica, perché è un prestito.

vino
  vinello 
  vinarello (raro)
  vinerello (raro)
  vinetto (raro)
  vinettino (raro)
  vinone "vino forte e pregiato"
  vinaccio (raro)
  vinuccio 

libro
   libretto "opuscolo"
   libriccino
   librone
   libraccio 
   libriciattolo (raro o obsoleto)
   libruccio (raro) 
   librucolo (raro) 
Forma dotta sclerotizzata: 
   libello "opera satirica"
Nota: 
Famoso è il libriccino di cui si parla nel Libro della Rivelazione.

avvocato
  avvocatino
  avvocatone 
  avvocataccio (raro)
  avvocatucolo "avvocato di scarso valore" 
  avvocatuzzo "avvocato di scarso valore"
  avvocaticchio "avvocato di scarso valore" (*)
(*) Forma soprattutto meridionale.
A quanto pare, non si trovano queste forme:
  *avvocatetto (cacofonico)
  *avvocatastro (cacofonico)

medico
   medichetto (raro)
   medichino (raro)
   medicone "medico corpulento"; "medico bonario" (raro)
   medicaccio 
   medicastro "medico incompetente"
   medicuccio 
   medicuzzo "medico giovane e inesperto"
A quanto pare, non si trovano queste forme:
  *medichello 
  *medicucolo
  *medichicchio (cacofonico)

dottore 
   dottorino
   dottorone "persona boriosa che millanta competenza"
   dottoraccio "professionista poco stimato"
   dottoruccio
   dottorucolo (raro)
   dottoricchio 
Forme obsolete: 
   †dottorello 
   dottorastro 
Fraseologia:
   "Un dottorastro de' più gretti" 

frate 
   fratino
   fraticello (raro)
   fraticello "tipo di eretico"
   fratacchione 
   frataccio 
   fratuccio 
   fratucolo
Forme obsolete: 
  fratacchiotto "frate di bassa statura e tarchiato" 

prete
   pretino "prete giovane, esile e debole"
   pretone "prete robusto"
   pretaccio "prete molesto"
   pretazzo "prete molesto" (volgare)
   preticello (raro)
   pretuccio 
   pretucolo (raro)
Forme obsolete: 
   pretacchione
   pretignuolo
   pretónzolo
Nota: 
Mi è capitato di sentire pretonzo, con riferimento a un bambino che si atteggiava a futuro prete. Lì per lì pensai che fosse una crasi di prete + stronzo. Il suffisso era -ónzo, con la vocale chiusa, la forma alterata è senza dubbio un resto di pretónzolo.

santo 
  santino "immagine di un santo"
  santarellino "finto santo, ipocrita"
  santone "capo settario" 
  santuccio (raro)
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *santello 
  *santetto
  *santaccio 
  *santastro 
  *santucolo 
Nota: 
Il terrore superstizioso dei Santi e il loro culto feticistico rendono molto difficile l'esistenza di forme peggiorative. 

re
  reuccio
  règolo "re di un piccolo territorio" (latinismo)
Forme obsolete: 
  †reino
Nota: 
Claudio Villa era chiamato "il reuccio della canzone italiana".

ladro
   ladraccio
   ladruccio (raro)
   ladruncolo
Falso accrescitivo: ladrone 
Forme obsolete: 
  ladracchiòlo 
Nota:
La forma ladrone deriva direttamente dall'accusativo latino latrōne(m) e non è un autentico accrescitivo. 
Forme obsolete: 
  ladruccio 
  ladracchiòlo
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *ladrello
  *ladretto
  *ladrastro  

amore 
   amorino "putto"
   amorettino "amore leggero"
   amoretto (raro)
   amorone "amore intenso" (raro)
   amoraccio 
   amorazzo (variante volgare del precedente)
   amorucolo 
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *amorello 
  *amorastro

gioco
   giochetto 
   giochino 
   giocone (raro) 
   giocaccio (raro) 
   giocuccio (raro)
A quanto pare, non si trovano queste forme:
  *giochello 
  *giocastro 
  *giocucolo (cacofonico)
Falso diminutivo: giocattolo
Nota: 
La parola giocattolo è una formazione indipendete dal verbo giocare.

faccenda
   faccenduola 
   faccendina
   faccendona
   faccendaccia (raro)
A quanto pare, non si trovano queste forme: 
  *faccendella
  *faccendetta 
  *faccendastra 

poesia
   poesietta (raro)
   poesiola 
   poesiona (raro) 
   poesiaccia "poesia scritta male" (raro)
   poesiuccia 
Nota: 
La Treccani riporta una forma diminutiva rara poesiina, fortemente cacofonica.

poeta 
   poetino 
   poetone (raro)
   poetaccio (raro)
   poetastro 
   poetuccio (raro)
   poetucolo 
Forme obsolete: 
  poetonzólo

problema 
  problemino
  problemone
  problemaccio 
  problemuccio
  problemucolo 
Nota:
Ho udito problemucolo con le mie orecchie all'epoca degli studi universitari.

comico
   comichetto
   comicone (raro) 
   comicaccio "comico scadente" 
   comicazzo (volgare)
   comicastro "comico scadente" 
A quanto pare, non si trovano queste forme:
  *comichello 
  *comichino
  *comichicchio
Nota: 
Il diminutivo comichetto è stato molto usato da Lino Banfi.  

Lacune, creazioni arbitrarie

Molti sostantivi ammettono una sola forma alterata nell'uso corrente. Così ad esempio: 

lago
  laghetto 
Forme obsolete:
  laghettino 

tempo 
  tempaccio
Forme obsolete: 
  tempino
  tempetto
  tempuccio

tempio 
  tempietto 

Molti sostantivi non ammettono alcuna forma alterata, o ne ammettono soltanto in casi eccezionali, legati alla creatività del singolo. Così ad esempio: 

Dio 
Non esiste alcuna forma alterata di questa parola. Anche in un contesto di divinità pagane, sono inconcepibili forme come *dietto, *diello, *dione, etc. 

vescovo
Non esistono forme come *vescovino, *vescovetto, *vescovone, *vescovuccio, etc.; mi sono imbattuto in una menzione di vescovaccio nel Web, che certo non sarà stata accolta dalla Crusca. In latino medievale esistevano i diminutivi episcopellus e episcopinus, che indicavano un personaggio carnevalesco detto anche episcopus stultorum, episcopus fatuorum, episcopus puerorum o episcopus innocentium.

papa
La Treccani menziona soltanto un diminutivo o vezzeggiativo papetto, quasi certamente obsoleto.  

cielo
Non esistono forme come *cielino, *cielone, *cielaccio, etc.

fulmine 
Non esistono forme come *fulminino*fulminone, etc.; soltanto una volta mi è capitato di sentire l'imprecazione fulminacci! 

avvoltoio
Non esistono forme come *avvoltoiello, *avvoltoietto, *avvoltoione, *avvoltoiaccio
Qualcuna di queste forme potrebbe comparire nella lingua colloquiale come creazione del momento, non sedimentata nel vocabolario. Esempio:
"Sei un avvoltoiaccio di un usuraio!"

sciacallo
Non esistono forme come *sciacallino, *sciacalletto, *sciacallone, *sciacallaccio, etc.
Qualcuna di queste forme potrebbe comparire nella lingua colloquiale come creazione del momento, non sedimentata nel vocabolario. Esempio:
"Quell'uomo minuscolo e repellente è pura e semplice malvagità scatenata: è uno sciacalletto che gode delle disgrazie altrui."

In altri casi, le forme alterate sono dubbie. Non credo all'esistenza di alcune, anche se riportate da qualche sito Web; in ogni caso sarebbero così rare da non essere riconosciute dalla maggior parte dei parlanti. Così ad esempio: 

mare
Non esistono forme come *marone, *maraccio, che ripugnano all'orecchio di ogni parlante. Le forme *marettino e *marellino potrebbero avere corrispondenze nella toponomastica della Sicilia (da non confondersi con Marettimo, che sta per "marittimo"). Il termine maretta è un falso diminutivo.

ratto
Sono inesistenti o desuete forme come *rattino e *rattuccio (chi vezzeggerebbe mai un un ratto?); potrebbero esistere rattone e rattaccio, ma è molto dubbio che si vada al di là della teoria. Ho trovato rattona "donna brutta e sporca", anche se è una forma colloquiale che potrebbe essere stata inventata dalla persona da cui l'ho udita, in Brianza.

La gente ha la naturale tendenza a far proliferare le forme alterate, ma spesso le istituzioni intervengono e bacchettano, con piglio paternalistico. Sono stati deprecati da Umberto Eco, se non ricordo male, oltre che dall'Accademia della Crusca, alcuni diminutivi molto comuni come attimino e cafferino.
Famosissimo poi è il ciaone crozzesco, che è un'opera forgiata in spirito di guitteria, assolutamente estemporanea: non sembra che fosse mai esistita prima di essere pronunciata in occasione di un programma.

venerdì 12 luglio 2024

UN INTERESSANTE ALLOTROPO: 'POPOLACCIO - POPOLAZIONE'

Richiamo l'attenzione su un caso di etimologia soltanto in apparenza banale. La parola popolaccio è considerata dagli etimologi un semplice peggiorativo di popolo, formato tramite l'aggiunta del suffisso -accio, che si trova in un gran numero di forme alterate come coltellaccio, donnaccia, etc.

popolaccio
     variante: popolazzo 
     varianti (obsolete): populaccio, populazzo
     plurale (raro, letterario): popolacci 
Derivazione accreditata: peggiorativo di popolo 
Funzione: spregiativa 
 1) popolo grossolano e ignorante
 2) la parte più misera e abietta della popolazione 
 3) massa, folla (soprattutto tumultuante) 
Nota:
Secondo il Vocabolario Treccani, la forma popolazzo sarebbe più comune di popolaccio. Per quanto riguarda l'italiano corrente, mi permetterei di nutrire un sano dubbio a questo proposito. In realtà l'autorevole fonte si riferisce all'italiano letterario. 



Nel XVI secolo l'italiano popolazzo, popolaccio è entrato come prestito nel medio francese populace ed è passato in inglese come populace

Inglese: populace
Pronuncia: /ˈpɔpjʊləs/, /ˈpɔpʊləs/ 
Sostantivo numerabile e non numerabile 
Plurale: populaces 
  1) la gente comune di una nazione
  2) gli abitanti di un paese o di una sua suddivisione
       amministrativa (stato, provincia, contea, etc.)
Sinonimi:
    common people,
    people,
    masses
    rabble,
    riffraff
    inhabitants
    population  
Ortografia errata: populus (per influenza latina)
Omofono: populous "popoloso" (aggettivo)

Pronuncia: /pɔpy'las/
Sostantivo numerabile e non numerabile
Plurale: populaces
Funzione: spregiativa 
  1) gente comune, plebe 
  2) parte meno favorita della popolazione 
Sinonimi: 
   masse
   plèbe,
   peuple
   populaire (sostantivo),
   vulgaire (sostantivo),
   populo (colloquiale),
   canaille,
   racaille

Una nuova proposta di trafila

Detto tra noi, non mi convince la formazione da un suffisso peggiorativo -accio, -azzo. A un certo punto mi sono chiesto: non potrebbe trattarsi invece di un doppione di popolazione? Trovo plausibile che il popolaccio derivi da una trafila semidotta a partire dal nominativo latino populātiō. Questa parola, che nel latino classico significava "saccheggio", "devastazione", nel latino tardo aveva anche il significato di "popolazione", "folla", "moltitudine". In altre parole, quello del popolaccio sarebbe un caso di falso peggiorativo. Meglio ancora, sarebbe un latinismo mascherato da peggiorativo. 

Latino:
     nominativo: populātiō
     genitivo: populātiōnis 
     dativo: populātiōnī 
     accusativo: populātiōnem 
     vocativo: populātiō 
     ablativo: populātiōne 
     Plurale: 
     nominativo/vocativo: populātiōnēs
     genitivo: populātiōnum 
     dativo/ablativo: populātiōnibus 
     accusativo: populātiōnēs  
 Sostantivo numerabile 
 Genere: femminile 
  1) l'atto di saccheggiare o di devastare
  2) saccheggio, devastazione
  3) bottino 
  4) distruzione, corruzione, rovina 
  5) popolazione, folla, moltitudine (latino tardo) 
Etimologia: 
   - nei sensi da 1) a 4): da populārī "devastare",
   "saccheggiare", "distruggere", "rovinare"
   (alla lettera "sottoporre alla furia della massa")
   - nel senso 5): da populus "popolo", "nazione", 
    "comunità".
Derivazione dell'italiano popolazione
   trafila dotta dall'accusativo populātiōne(m).


Le obiezioni possono essere demolite facilmente. Riporto a questo scopo una serie di fatti. 
1) Il 
cambiamento di genere è normale, dato che la parola semidotta si adatta alla morfologia della lingua volgare. Per questo popolazzo è maschile, non femminile come la parola latina da cui ha avuto origine.
2) Il suffisso accrescitivo e peggiorativo -accio / -azzo, deriva dal latino -āceu(m). La sua trafila è questa: 
- in area centro-meridionale e settentrionale, -āceu(m) si è evoluto regolarmente sviluppando l'affricata alveolare /ts/, dando -azzo
- in area specificamente toscacana, -āceu(m) ha sviluppato un'affricata postalveolare (palatale) /tʃ/, dando -accio
3) In Toscana si è prodotto un ipercorrettismo, così la forma popolazzo è stata adattata facilmente in popolaccio.
4) Lo slittamento semantico con senso spregiativo è molto razionale: non è difficile passare da "plebe" a "plebaglia".
5) Non si può invocare a sproposito il principio di economia. I suffissi diminutivi, accrescitivi, peggiorativi, non hanno una distribuzione regolare. Non possono essere applicati tutti a qualsiasi nome. Così abbiamo popolino ma non *popolone, *popoluccio o *popolastro. Il fatto che la forma popolazzo somigli così tanto a un'evoluzione del latino populātiō è troppo sospetto. Sarebbe l'applicazione del suffisso peggiorativo ad essere meno economica! 

La trafila deve essersi originata in un'epoca anteriore alle prime documentazioni della parola (XIII secolo) a partire da una singola persona, con ogni probabilità appartenente a un ordine monastico. Questo fratacchione avrà avuto un'infarinatura di latino. È possibile che la sua innovazione lessicale, un adattamento spontaneo della lingua ecclesiastica, abbia avuto successo prima tra i suoi confratelli, poi anche tra la gente che aveva con loro contatti. Il fatto che sia ormai impossibile identificare questo fratacchione, non significa che si possa negare la sua esistenza.  

Leopardi e il popolaccio 

Riporto queste parole di Giacomo Leopardi, tratte dal Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani (1824): 

"Le classi superiori d'Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico de' popolacci. Quelli che credono superiore a tutte per cinismo la nazione francese, s'ingannano." 

Sono parole tuttora attualissime, di una verità sacrosanta! Il problema è che lo "stato presente" è uno "stato permanente", che perdurerà fino a che il Bel Paese non farà la fine di Atlantide.