Il gorgonzola è un notissimo formaggio erborinato (dal lombardo erborin "prezzemolo"), ossia caratterizzato da venature bluastre, verdognole o grigie, prodotte da muffe nobili (spore di Penicillium glaucum, talvolta di Penicillium roqueforti). Prodotto con latte vaccino intero, è a pasta cruda e molle, di consistenza butirrosa. È originario della provincia di Milano; le sue attuali zone di produzione sono seguenti province di Milano, Monza e Brianza, Como, Lecco, Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Varese, Pavia, Novara, Vercelli, Verbania-Cusio-Ossola, Cuneo e Alessandria.
Nome del prodotto caseario: gorgonzola
Lombardo: gorgonzœula
pronuncia: /gurgun'zø:la/
Piemontese: bërgonsola
pronuncia: /bərɡunˈzɔla/
Genere: maschile
Denominazioni alternative (obsolete):
stracchino verde,
stracchino di Gorgonzola
Genere: maschile
Denominazioni alternative (obsolete):
stracchino verde,
stracchino di Gorgonzola
Attestazioni: stracchin verd (Cherubini)
Denominazione colloquiale: stracchino
Denominazione colloquale moderna: zola
(abbreviazione)
(abbreviazione)
Note:
In un borgo della Brianza profonda, mi è capitato più volte di udire la variante colloquiale gongorzola. Per quanto possa sembrare frutto di difficoltà di pronuncia o ignoranza, va detto che ha un fondamento storico: la forma con metatesi è invece quella standard.
Anni fa, in piena città di Milano, ho sentito usare la parola con l'articolo femminile (la gorgonzola) e a momenti mi è venuta una sincope. Per fortuna è qualcosa in cui non ci si imbatte tutti i giorni. L'origine di questo cattivo uso è dovuto a gente che conosce poco il formaggio in questione e ne deduce erroneamente il genere a partire dalla terminazione in -a. Un caso analogo è quello di un famosissimo vino, il barbera, che qualcuno chiama abusivamente la barbera.
Caratteristiche tecniche:
Il latte proviene da due diverse mungiture ed è cagliato separatamente. Il formaggio è quindi confezionato in forme cilindriche.
L'essiccazione dura 20 giorni, dopodiché avviene la perforazione per favorire lo sviluppo delle muffe nobili.
Caratteristiche organolettiche:
Può avere un odore greve, ma per fortuna non ha lo stesso sapore.
Etimologia:
Il nome del formaggio deriva da quello della cittadina di Gorgonzola, in provincia di Milano.
Attestazione (anno 855): Congorciola
Forma originale latina: *Concordiola
Derivazione: dal nome della dea Concordia, con un tipico suffisso diminutivo.
Pronuncia classica: *Concordìola /koŋkɔr'diɔla/
Trafila evolutiva:
*Concordìola > *Concordiòla /koŋkɔr'djɔla/ >
> Congorciola /koŋgor'dzɔla/ >
> *Gongorzola > Gorgonzola
Nota:
Nota:
Il passaggio da *Concordìola a *Concordiòla è regolare: in questo tipo di dittonghi, l'accento si sposta sull'elemento con maggior apertura. In altre parole, il dittongo da discendente diventa ascendente.
In lombardo la tipica vocale bemollizzata /ø/ si è sviluppata da /ɔ/ in posizione tonica.
False etimologie:
Non possono mancare tentativi paretimologici dilettanteschi. Così per molto tempo è stata postulato un improbabile toponimo *Curtis Argentiola o *Curs Argentiola, derivato dal nome della città di Argentia, che in epoca romana sarebbe stata situata tra Mediolanum (Milano) e Bergomum (Bergamo). Si pensava a un piccolo centro abitato, satellite di Argentia. Il punto è che si tratta di un'ipotesi derivata dalle elucubrazioni di eruditi inclini ai voli pindarici, non sostanziata da solide basi storiche - pur essendo citata dall'Enciclopedia Treccani. Sappiamo per certo che al XIV miglio da Mediolanum a Bergomum c'era una stazione di cambio (mutatio) che si chiamava Argentia. Si è favoleggiato di una città immensa distrutta da Attila nel 453 d.C. e scomparsa nel nulla. Qualcuno ha addirittura ipotizzato la derivazione di Gorgonzola da *Argentia Nova, come se -v- potesse trasformarsi in una liquida -l- per puro arbitrio. Altri notano la somiglianza con la Porta Argentea, una delle porte delle Mura Massimiane di Milano (edificate sul finire del III secolo d.C.), chiamata così perché contrapposta alla Porta Aurea. Tuttavia giova far notare che il toponimo Argentia può essere di origine celtica: il nome dell'argento è infatti comune al latino e al celtico.
Il mito del casaro e delle vacche stracche
Col nome stracchino si indica una tipologia di formaggi a pasta molle e cruda, a cui appartiene anche il gorgonzola - che è uno dei pochi ad essere erborinato. La tradizione, che come sempre genera pacchetti memetici senza sosta, sostiene che i formaggi della famiglia degli stracchini siano prodotti con il latte di vacche stracche, ossia stanche, perché di ritorno dall'alpeggio dopo la transumanza. Un casaro distratto o innamorato avrebbe usato questo latte "stracco", inventando così un nuovo prodotto caseario. Infatti in lombardo stracch significa "stanco" (la parola è di chiara origine longobarda). Sarebbe bello credere a questa favola. Va detto che non sussiste alcuna prova dell'esistenza effettiva di una simile usanza. Lo stress fisico del viaggio prolungato influisce negativamente sulla qualità e sulla caseificabilità del latte. Nessun casaro medievale avrebbe aspettato il momento di massimo sfinimento degli animali per produrre i suoi formaggi migliori. L'associazione sistematica tra la stanchezza fisica della mandria e il formaggio è una narrazione ottocentesca, amplificata dalla successiva letteratura turistica e commerciale.
La vera etimologia resta controversa, ma sembra riferirsi a una tecnica di lavorazione (il latte "straccato" ossia "privato del siero"), oppure alla consistenza del formaggio (l'aspetto "stracco" del prodotto maturo, che tende a colare, non è rigido come i normali prodotti d'alpeggio).
Nella Bergamasca esistono le denominazioni strachitunt "stracchino rotondo" e strachì quader "stracchino quadrato". Lo strachitunt è un formaggio erborinato, simile al gorgonzola ma diverso, in cui non avviene l'inoculazione artificiale di muffe, facendo sì che queste si sviluppano in modo spontaneo. Lo strachì quader, che non è erborinato, è quello che comunemente si chiama taleggio. Entrambi i formaggi traggono il loro nome dalla forma, rotonda nel primo caso, simile a una mattonella nel secondo.
Un'interessante ambiguità...
il Manzoni e il Mascetti
il Manzoni e il Mascetti
Nasce un'ambiguità lessicale che può portare a fraintendimenti: in Lombardia e in alcune aree del Piemonte, il nome stracchino è sinonimo di gorgonzola. Con ogni probabilità deriva da una semplificazione di "stracchino verde" o di "stracchino di Gorgonzola". Ogni tentativo di indagine approfondita incontra ostacoli. Si nota che Manzoni menziona il gorgonzola ne I promessi sposi (Capitolo XVI). Renzo Tramaglino è in fuga verso Bergamo dopo i tumulti a Milano. Ecco la citazione:
Mentre cerca la maniera di pescar tutte quelle notizie, senza dar sospetto, vede pendere una frasca da una casuccia solitaria, fuori d’un paesello. Da qualche tempo, sentiva anche crescere il bisogno di ristorar le sue forze; pensò che lì sarebbe il luogo di fare i due servizi in una volta; entrò. Non c’era che una vecchia, con la rocca al fianco, e col fuso in mano. Chiese un boccone; gli fu offerto un po’ di stracchino e del vin buono: accettò lo stracchino, del vino la ringraziò (gli era venuto in odio, per quello scherzo che gli aveva fatto la sera avanti); e si mise a sedere, pregando la donna che facesse presto. Questa, in un momento, ebbe messo in tavola; e subito dopo cominciò a tempestare il suo ospite di domande, e sul suo essere, e sui gran fatti di Milano: chè la voce n’era arrivata fin là.
Renzo, non solo seppe schermirsi dalle domande, con molta disinvoltura; ma, approfittandosi della difficoltà medesima, fece servire al suo intento la curiosità della vecchia, che gli domandava dove fosse incamminato.
“ Devo andare in molti luoghi, ” rispose: “ e, se trovo un ritaglio di tempo, vorrei anche passare un momento da quel paese, piuttosto grosso, sulla strada di Bergamo, vicino al confine, però nello stato di Milano... Come si chiama? ” — Qualcheduno ce ne sarà, — pensava intanto tra sè.
- Gorgonzola, volete dire, - rispose la vecchia.
“ Gorgonzola! ” ripetè Renzo, quasi per mettersi meglio in mente la parola. “ È molto lontano di qui? ” riprese poi.
“ Non lo so precisamente: saranno dieci, saranno dodici miglia. Se ci fosse qualcheduno de’ miei figliuoli, ve lo saprebbe dire. ”
Direi che ci sono pochi dubbi sulla natura dello stracchino manzoniano! Si presenta poi un'altra questione, che rende tutto ancor più difficile. La produzione dello stracchino è considerata di origine toscana e risalente ad epoca medievale. In effetti in Toscana lo stracchino è ancor oggi un diffuso formaggio a pasta molle. Una cosa è certa: lo stracchino del Conte Lello Mascetti non ha nulla a che fare con il gorgonzola.
Il testamento dell'Arcivescovo
Ansperto da Biassono, di nobile famiglia di origine longobarda (forse Confalonieri), fu Arcivescovo di Milano dall'868 all'881. Uomo di grande cultura, fu il fondatore dello scriptorium arcivescovile di Milano, con la collaborazione di monaci irlandesi giunti da Tours. Il suo testamento, datato 879, riporterebbe la menzione di un caseus maculatus (ossia "formaggio maculato"), che sarebbe la prima testimonianza storica del gorgonzola. Purtroppo è d'obbligo l'uso del condizionale sulla menzione del prodotto caseario, perché non si trova traccia alcuna del testo in latino, né tantomeno una sua traduzione in italiano. Questo benedetto caseus maculatus compare su moltissimi siti del Web, ma ha l'aria di essere soltanto un pacchetto memetico autoreferenziale, derivato dalla fantasia di qualche romanista ottocentesco e proliferato in modo incontrollabile. In ogni caso non sono riuscito a trovarne traccia. Se fosse reale, penso che sarebbe nell'interesse di tutti riportare il testo con la menzione! Non solo: ci sono numerosissime citazioni ancora più vaghe, di un documento dell'anno 879, di cui non è riportato alcun dettaglio, nemmeno che si tratta proprio del testamento dell'Arcivescovo. In qualche caso c'è il riferimento al mito del casaro e delle vacche stracche, che c'entra con il nobile Ansperto come i cavoli a merenda.
Le vere origini del formaggio blu
Per scoprire le vere origini del gorgonzola, dobbiamo andare molto più indietro nel tempo, in piena Età del Ferro, quando la Cultura Celtica cominciò la sua prodigiosa espansione.
Questi sono i pilastri della Civiltà di Hallstatt:
1) Oro Bianco:
La straordinaria ricchezza di questa cultura derivava dal controllo della miniera di sale di Hallstatt, la più antica del mondo e tuttora in funzione. Il sale era fondamentale per conservare il cibo e veniva esportato in tutto il continente.
La straordinaria ricchezza di questa cultura derivava dal controllo della miniera di sale di Hallstatt, la più antica del mondo e tuttora in funzione. Il sale era fondamentale per conservare il cibo e veniva esportato in tutto il continente.
2) Rivoluzione del Ferro:
A partire dall'VIII secolo a.C. (fasi Hallstatt C e D), i fabbri locali padroneggiarono la metallurgia del ferro, forgiando spade lunghe, asce e strumenti da lavoro che surclassarono le vecchie armi in bronzo.
3) Commercio Globale:
Grazie ai fiumi alpini, i Proto-Celti stabilirono rotte commerciali con i Greci e gli Etruschi, scambiando sale e metalli con vino, manufatti di avorio africano e ceramiche mediterranee.
4) Società d'élite:
Le tombe dei capi tribù testimoniano una società fortemente gerarchica. I nobili venivano sepolti sotto grandi tumuli all'interno di carri a quattro ruote, adornati con spade preziose, fibule e corone d'oro.
Su Focus, nel corso dell'anno 2021, è stato pubblicato un articolo di estremo interesse, intitolato Birra e formaggio blu nel menu dei nostri antenati. Questo è il link:
Il sottotitolo è immaginifico e fa sognare:
"Dagli escrementi millenari rinvenuti nella miniera di sale di Hallstatt, in Austria, la prova che birra e formaggio blu erano già prodotti e consumati nella preistoria"
Lo studio scientifico che ha permesso di giungere a questi eccezionali risultati è stato guidato dall'istituto di ricerca privato Eurac Research, con sede a Bolzano. La miniera di sale di Hallstatt è il luogo della rivoluzionaria scoperta. In quelle profondità sono stati trovati resti di escrementi umani risalenti a circa 2.700 anno fa, nell'Età del Ferro. Dall'analisi di questi massicci coproliti, si sono scoperte interessanti informazioni sulla dieta di chi li ha deposti. I minatori ingurgitavano grandi quantità di pane e formaggio blu, tracannando birra. Questo formaggio blu era un pregiato erborinato, con tipiche muffe azzurrognole, in tutto e per tutto simile al moderno gorgonzola. Sono state trovate inequivocabili tracce di Penicillium roqueforti. Si trova finalmente il bandolo della matassa: i formaggi erborinati, tra cui il gorgonzola, sono geniali invenzioni celtiche come le camicie, le brache, la sella a quattro corni, gli speroni, l'aratro con vomere di ferro, i baffi, l'arte astratta e tante altre cose tuttora utilizzate su larga scala sull'intero pianeta!

