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martedì 14 maggio 2024

TURCILINGI: ALCUNE NOTE ETIMOLOGICHE

I Turcilingi sono un popolo germanico, generalmente ritenuto appartenente al ramo orientale, quello dei Goti.  Alcuni li considerano un sottogruppo degli Sciri. Furono tra le milizie dell'impavido Odoacre e contribuirono a rovesciare l'Impero Romano d'Occidente. Furono considerati per secoli la quintessenza della barbarie. Ancora nel XVII secolo, il teologo inglese Lancelot Andrews (1555 - 1626) citò, per bassi scopi politici e propagandistici, "l'inumanità e la barbarie dei Turcilingi". Perché i Turcilingi ebbero una fama tanto terribile da essere menzionata con orrore, pur essendo da tempo immemore scomparsi? Ebbene, erano tanto temuti perché praticavano la sodomia violenta! Condividevano questo costume con gli Eruli e con alcuni altri popoli oscuri, come i Taifali. La cosa non deve stupire. Già abbiamo mostrato come Odoacre introdusse il favone nell'angusto budello del giovane Romolo Augustolo, possedendolo carnalmente come una femmina: ancor oggi la cosa è vista con assoluto orrore e disgusto, tanto da far tremare d'ira e sdegno innumerevoli bulli appassionati della Storia di Roma. Ne ricordo uno che, di fronte alla mia vivida descrizione, definì "aberranti" le passioni di Odoacre - a babbo morto da così tanti secoli!

Origine del nome dei Turcilingi

La formazione dell'etnonimo è chiaramente germanica: il suffisso -ing-, molto produttivo, è un patronimico e indica spesso discendenza da un antenato comune. Il problema in questo caso è la radice. Il nome, che Wulfila avrebbe trascritto *Turkiliggs /'turkiliŋgs/, sembra derivare da un antroponimo *Turkila /'turkila/ "Piccolo Turco" e avere il significato di "Discendente del Piccolo Turco". Dovevano esistere le rispettive varianti *Taurkilings /'tɔrkiliŋgs/ e *Taurkila /'tɔrkila/, dal momento che nei codici dell'opera di Giordane troviamo scritto anche Torcilingi e Thorcilingi. Probabilmente un uomo venuto da Oriente, appartenente a un popolo unnico, è giunto presso una tribù di Germani orientali, venendo adottato, distinguendosi per eroismo e infine dando origine a una cospicua stirpe regnante. 

Etimologia di turco 

Proto-turco: *tür(ü)k 
Ricostruzione alternativa: *türük / *törük
Significato: Turco, Turchi 
Possibili significati di origine:
      - potente, forte 
      - procreatore  
   Esiti storici: 
   Antico turco (anatolico): türk  
   Turco: Türk 
   Turco Ottomano: Türkman 
   Azero: Türkman 
   Turkmeno: Türkmen 
   Uzbeco: Turkmon 
   Antico turco siberiano: türk 
   Rouran: türküt "Turchi" 
   Antico Uyghuro: türkče "lingua uyghura"

L'origine di questo etnonimo, che ha finito col sostituire la più antica denominazione degli Unni, è da un'estensione con un suffisso sclerotizzato -k di una radice verbale col significato di "essere nato". Il significato originario di türk deve essere stato "uomo", "essere umano"

Proto-turco: *töre-
Significato: essere nato, avere origine 
   Antico turco: törü- "essere nato" 
   Turco: türe- "essere nato"
   Tataro (dialett.): türä- "essere nato" 
   Azero: törä- "essere nato" 
   Turkmeno: döre- "essere nato"
   Oyrat: törö- "essere nato"
   Yakuto: törȫ- "essere nato"
   Tuva: törü- "essere nato"
   Tofalar: dörü- "essere nato"
   Kirghiso: törö- "essere nato"
   Karaim: töre- "essere nato" 

Esistono paralleli in altre lingue altaiche, diverse da quelle turche; non è chiaro se si tratti di derivazioni da una protoforma comune oppure di antichissimi prestiti. 

Proto-mongolo: *töre- 
Significato: essere nato 
   Mongolo scritto: töre- "essere nato" 
   Khalkha: törö- "essere nato"
   Calmucco: tör- "essere nato"
   Buriato: türe- "essere nato"
   Ordos: törö- "essere nato"
   Dagur: turu-, ture- "essere nato"
   Monguor: turo- "essere nato"
   Mogol: türä- "essere nato" 

Proto-tunguso: *tur- 
Significato: essere nato; crescere 
   Evenki: turku- "uscire";
       turī "gregge di cervi in calore"
   Even: töri "famiglia di orsi" 
   Manchu parlato: tiuči "emergere", "apparire"
   Manchu letterario: tuči "essere nato", "crescere", 
        "uscire"

Non è un caso se ancora oggi si dice "cose turche"! Ricordo ancora nitidamente un quadretto appeso a una parete di un negozio di robivecchi a Lecco, che ritraeva un uomo col turbante nell'atto di sodomizzare un giovane messo alla pecora. Gli introduceva lentamente il glande durissimo nel cedevole intestino. Eccole le cose turche! 

sabato 9 settembre 2023

PERCHÉ LA LINGUA MANGANI È NOSTRATICA?

Se analizziamo il vocabolario della lingua attribuita da Edgar Rice Burroughs alle scimmie antropomorfe chiamate Mangani, scopriamo alcune sorprendenti corrispondenze con le lingue nostratiche, con le lingue afroasiatiche (incluse da Dolgopolsky e da Bomhard nel nostratico, considerate a parte da Starostin) e in taluni casi anche con lingue considerate non appartenenti al nostratico (sino-caucasiche, basco, etc.). Riporto un piccolo numero di esempi: 

ALA "su", "in alto" 
NALA "su", "in alto"; "salire"
   (N- deve essere un prefisso fossilizzato)
  Esiti afro-asiatici: 
    Proto-semitico: *ʕall- "altezza", "in alto"; "parte elevata" 
        *ʕaly- "salire", "arrampicarsi"; 
       Ebraico: ʕal "altezza", "in alto" 
       Arabo: ʕall "parte elevata" 
       Accadico: elû "essere alto" 
 
BAL "oro", "dorato" 
  Esiti nostratici: 
    Proto-indoeuropeo: *palw- "giallastro" 
      Latino: palleō "io sono pallido" (inf. pallēre)
      Proto-germanico: *falwaz "giallastro" 
        Tedesco: fahl "pallido", falb "giallastro", "marrone chiaro"
        Inglese: fallow "giallastro", "rossiccio" 
      Lituano: pal̃vas "pallido", "giallastro"
    Proto-altaico: *pule "rosso" 
      Proto-mongolo: *hulaγan "rosso" 
        Mongolo: ulaan "rosso"
      Proto-tunguso: *pula- "rosso"
        Manchu: fulġan "rosso" 
    Proto-uralico: *pil'mV- "scuro"; "diventare scuro" 
       Finnico: pimeä "scuro", pimene- "diventare scuro"
    Proto-dravidico: *Pul- "bruno", "giallastro" 
       Tamil: pul "bruno", "marrone" 
       Malayalam: pulla "giallastro" (detto di bestiame) 
       Telugu: pula "giallastro" 

BARA "cervo; antilope" 
  Esiti nostratici:
    Proto-indoeuropeo: *bhreidh- / *bhrendh- "cervo" 
      Lituano: bríedis "cervo" 
      Norvegese: bringe "maschio di alce"
      Norvegese (dial.): brund "maschio di renna" 
      Messapico: brunda, brention "testa di cervo"
      Albanese: brëni "corna di cervo" 
    Proto-altaico: *bi̯ŏ́ŕu "vitello", "agnello" 
      Proto-turco: *buŕagu "vitello" 
         Turco: buzağı /bu'zau/ "vitello" 
      Proto-mongolo: *biraγu "vitello (di 1 anno) 
         Buriato: burū "vitello (di 1 anno)
         Ordos: birū "vitello (di 2 anni)"
   Esiti afro-asiatici: 
      Proto-semitico: *(ʔi)bar- "bue", "toro", "vitello" 
         Accadico: būru "giovane vitello" 
         Ugaritico: ibr /ʔabbīru/ "stallone"; "toro"
         Ebraico: 'abbīr "toro" > "forza"
         Arabo yemenita: bārah "vacca"
         Tigrè: bara "bue" 
         Amharico: bare "bue", "toro" 
         Harari: bāra "bue", "toro"
      Chadico occidentale: *bar- "bufalo" 
      Chadico centrale: *bari- "toro"
      Chadico orientale: *bur- "toro" 
      Beja: beʔrā́y "manzo"
      Kushitico centrale: *bir- "bue"
      Alto Kushitico orientale: *bōra "torello"
      Saho-Afar: *ʔabur "toro", "bue"
      Omotico: *bor- / *bariy- "toro"

HORTA "cinghiale" 
  Esiti sino-caucasici: 
    Proto-basco: *urde "maiale" 
      Basco: urde "maiale" 
    Proto-nord-caucasico: *wHārƛ̣wǝ̆ "maiale"

HOSENO "lepre" 
  Esiti nostratici:
    Proto-indoeuropeo: *k'as- "lepre" 
       Proto-germanico: *χasǣn / *χazǣn "lepre" 
          Tedesco: Hase "lepre"
          Inglese: hare "lepre"
Nota: 
La derivazione da ho "molto" + sen "saltare" potrebbe essere un'etimologia popolare.
Etimologia esterna: 
L'inventore di questa parola con ogni probabilità conosceva un po' di tedesco, così ha preso ispirazione da Hase "lepre", plurale Hasen. Non è improbabile. Si stima che un americano bianco su quattro abbia antenati tedeschi. Qualche vocabolo potrebbe essere stato trasmesso di generazione in generazione.

KAL "latte" 
  KALU "madre" 
  KALAN "femmina" 
  KALO "vacca" 
     Esiti nostratici: 
       Proto-indoeuropeo: *g(')alag(')- "latte"
          Greco: γάλα (gála) "latte", gen. γάλακτος (gálaktos)
          Latino: lāc "latte", gen. lactis
          Bangani: lɔktɔ "latte" 
    Esiti sino-caucasici: 
       Proto-cinese: *glak "latte acido"
       Proto-basco: *gaL(h)atz "panna"
          Basco: galatz "panna" 
  
KOLANA "pesce spinoso o zannuto" 
   Esiti nostratici:
     Proto-indoeuropeo: *(s)kwal- "tipo di grande pesce"; "balena"
        Latino: squālus "squalo" 
        Proto-germanico: *χwalaz "balena" 
           Norreno: hvalr "balena"
           Inglese: whale "balena" 
           Tedesco: Walfisch "balena"
       Proto-uralico: *kala "pesce"
           Finnico: kala "pesce" 
           Estone: kala "pesce"
           Ungherese: hal "pesce" 
       Proto-kartvelico: *ḳalmax- "pesce"
           Svano: ḳalmax "pesce" 
   Esiti afro-asiatici: 
      Kushitico, Chadico: *kwVl- "pesce" 
Nota: 
La derivazione da ko "forte" + lana "spina" potrebbe essere un'etimologia popolare. 

LUL "acqua" 
  Esiti nostratici: 
    Proto-indoeuropeo: *leHw- "lavare", "bagnare" 
      Hittita: lahuwai- "versare"
      Latino: lavō "io lavo" (inf. lavāre)
      Greco: λόω (lóō) "io faccio il bagno", "mi lavo"
      Gallico tardo: lautro "bagno" 
    Proto-kartvelico: *leqw-, *lqw- "sciogliersi" 
      Georgiano: lxv-, lx- "scioglersi" 
      Svano: leqw-, laqw-, lqw- "sciogliersi" 
   Esiti sino-caucasici: 
     Proto-nord-caucasico: *ɦwɨ̆lV / *lɨ̆ɦwV "fiume"; "serbatoio" 
        Avaro: ʕor "fiume" 
        Tindi: reha "sorgente minerale"
        Bezhta: juhi "rigagnolo"
        Lezghi: hül "mare"; "liquido" 
     Proto-basco: *(h)ur "acqua" 
        Basco: ur "acqua"
        Nota: L'etimologia è di Bengtson. 
     Proto-sino-tibetano: *lujH "acqua"; "flusso" 
        Tibetano: lu "terreno pieno d'acqua" 

MAL "giallo" 
  Esiti nostratici:
   Proto-indoeuropeo: *melit "miele" 
      Hittita: maliddu- "dolce"; milit- "miele" 
      Greco: μέλι (méli) "miele", gen. μέλιτος (mélitos
      Latino: mel "miele", gen. mellis 
      Proto-germanico: *miliθ "miele" 
      Proto-celtico: *meli- "miele"
      Armeno: mełr "miele" (gen. mełu)
      Albanese: mjal, mjaltë "miele"       
   Proto-altaico: *male "miele"; "olio vegetale"
      Proto-turco: *bal "miele" (< *mal
   Proto-dravidico: *māl- "intossicato", "bevanda alcolica" 
      (< "idromele")
      Tamil: māl "confusione, intossicazione"; "illusione"  
          māli "vino di palma" 
      Malayalam: māl "confusione"; "malattia mentale" 
      Telugu: mālugu "pigrizia", "accidia" 
      Naiki, Gadba: māl "bevanda alcolica"
      Parji: mēl "bevanda alcolica" 
      Nota: Vedi Starostin.       

MANGANI "scimmia (antropomorfa)" 
  Esiti nostratici:
    Proto-dravidico meridionale: *maŋai "scimmia" 
       Kannada: maŋa "scimmia"
       Malayalam: moŋŋa "scimmia" 
       Tulu: maŋe "scimmia" 
       Koraga: maŋi "scimmia" 
     Proto-dravidico meridionale: *mandi "tipo di scimmia"
        (< *maŋ-di)
       Tamil: manti "scimmia"; "scimmia femmina" 
       Malayalam: manti "scimmia dalla faccia nera"
     Proto-altaico: *mońV "scimmia" 
       Proto-tunguso: *mońo "tipo di scimmia"
         Manchu: moniyo "scimmia giallastra dalla coda corta" 
   Esiti afro-asiatici: 
       Chadico orientale: *mung- "tipo di scimmia"
          Mubi: móŋò "piccola scimmia nera"
Nota: 
La derivazione da man "grande" + gani "scimmia" potrebbe essere un'etimologia popolare.

PASTAR "padre" 
  Esiti nostratici: 
    Proto-indoeuropeo: *pə-tḗr "padre" 
       Latino: pater "padre" 
       Greco: πατήρ (patḗr) "padre"
       Proto-germanico: *faðǣr "padre" 
         Inglese: father "padre"
         Tedesco: Vater "padre"
       Proto-celtico: *atīr "padre" 
         Antico irlandese: athir "padre"
       Sanscrito: pitā, pitar- "padre" 
       Avestico: pitā, pitar- "padre"
       Armeno: hair "padre" (gen. haur < *patros)
    Proto-altaico: *áp`a "padre"
       Proto-turco: *apa (*appa) "padre" 
         Turco: aba "padre" 
       Proto-mongolo: *ab[u] "padre" 
         Buriato: aba "padre"; abgaj "zio paterno" 
       Proto-tunguso: *apa "nonno"; "zio paterno"
    Proto-uralico: *appe "suocero" 
       Finnico: appi "suocero" 
       Ungherese: apa "padre"; após "suocero"
    Proto-kartvelico: *ṗaṗ- "nonno" 
       Georgiano: ṗaṗa, ṗaṗ- "nonno" 
       Mingrelio: ṗaṗu "nonno"
       Laz: ṗaṗuṗaṗul- "nonno" 
     Proto-dravidico: *ap- "padre" 
       Tamil: appu "padre" 
       Malayalam: appan "padre", appacci "padre" 
       Kannada: appa "padre" 
       Telugu: appa "padre"; "madre"; "sorella maggiore"
  Altri esiti: 
    Etrusco: apa "padre"; papa "nonno" 

PISAH "pesce" 
  Esiti nostratici: 
    Proto-indoeuropeo: *peisk- "pesce"
       Latino: piscis "pesce" 
          Italiano: pesce 
          Spagnolo: pez, pescado "pesce"
          Francese: poisson "pesce"
       Proto-germanico: *fiskaz "pesce" 
          Gotico: fisks "pesce"
          Norreno: fiskr "pesce"
          Tedesco: Fisch "pesce"
          Inglese: fish "pesce"
       Proto-celtico: *eiskos "pesce" (< *peiskos
       Pre-sumerico: *peš "pesce" (1)
(1) Deducibile dall'ideografia, dove al simbolo del pesce è attribuito incongruamente questo valore fonetico. Vedi Whittaker: 

TOR "animale", "bestia"  
  Esiti nostratici: 
    Proto-altaico: *t`ṓrV "giovane animale" 
      Proto-turco: *tōrum "giovane cammello"; "giovane vitello"
         Turco (dial.): torum "giovane cammello"
         Turkmeno: torum "giovane cammello" 
         Yakuto: torbos "giovane vitello" 
      Proto-mongolo: *toruj "giovane maiale"
         Buriato: toroj "giovane maiale"
         Ordos: torȫ "giovane asino" 
      Proto-tunguso: *torokī / *torakī "cinghiale" 
    Proto-kartvelico: Georgiano ṭarig- "agnello"

Non ricordo quale linguista americano, di fronte al nostratico ricostruito da Dolgopolsky, disse: "Sarebbe terribile se fosse vero". Il suo terrore crescerebbe a dismisura se sapesse che possiamo stabilire relazioni tra il nostratico e la lingua Enochiana (usata per la magia) e con una lingua di pura invenzione come quella creata da Edgar Rice Burroughs e attribuita a una specie di ominidi scimmieschi! 
Qualcuno dirà che non basta trovare assonanze, bisogna elaborare una tabella in grado di mostrare corrispondenze regolari tra i fonemi. Ribatto dicendo che quando è così grande la profondità temporale delle lingue analizzate, è sempre possibile che si moltiplichino a dismisura le ragioni delle irregolarità.  
Esistono lingue realmente inventate? Oppure chi le inventa attinge in qualche modo a un serbatoio di forme preesistenti? Che spiegazioni possiamo dare di questo fenomeno? Memoria trasmessa per via epigenetica? 

sabato 10 giugno 2023

IL MITO DI ALI' AGAMET, IL MOSTRO DALLE MEMBRA PLURIME

Per pura serendipità mi sono imbattuto in un interessantissimo documento risalente al XIX secolo, che riporta strane notizie su un appariscente mostro da manuale di teratologia, Alì Agamet, scoperto da un capitano inglese il cui nome è riportato come Alimberto Valdames. Questo essere, alto 22 palmi (circa 2,5 metri), aveva due facce, quattro braccia e quattro gambe. 


Primo documento (1819) 

Questo è il titolo del resoconto: 

Narrazione di un nuovo mostro ritrovato nel mese di Agosto 1819, in una tartana di corsari di Cipro e preso da un vascello mercantile inglese . Esso chiamavasi Alì Agamet del Regno di Cipro .

Autore: Zavaterri, V.
Anno: 1819 
Lingua: Italiano 

https://wellcomecollection.org/works/c48nw8ng/items?canvas=9

Digitalizzato da Internet Archive nel 2016. 
Link: 
https://archive.org/details/b22014974

Secondo documento (1792) 

Esiste anche una versione più antica del resoconto, datata 1792 anziché 1819 e attribuita a un diverso autore.
Questo è il titolo: 

Distinta relazione di un nuovo mostro ritrovato nel 1792 in una tartana di corsari di Cipro e presa da una vascello mercantile inglese 

Autore: Tarlino Giacomo (Turlino)
Anno: 1792 
Lingua: Italiano 
Area di pubblicazione: Venezia, Treviso, Padova, Verona e Brescia, per Giacomo Tarlino 

Una copia di quest'opera si trova nella Biblioteca di Stato di San Marino, come dimostrato dal seguente link:

https://www.bibliotecadistato.sm/on-line/home/il-patrimonio/materiale-sammarinese/scheda18132447.html

Evidentemente il resoconto attribuito a Zavaterri è una pura e semplice copia di quello attribuito a Tarlino, con la modifica della data. Mi è subito parso chiaro che già il prototipo tarliniano fosse un falso. Mi sono convinto che la storia del mostro forse non sarà mai riconducibile ad eventi reali e documentabili, avendo la sua origine in una leggenda di marinai, di quelle che si ingigantivano passando di bettola in bettola, di porto in porto. 

 
Terzo documento (1702)

Nel corso della mia appassionante ricerca, mi sono imbattuto in un terzo resoconto! Una versione ancora più antica. Risale a 90 anni esatti prima di quello di Tarlino, ossia al 1702. Riporto la parte interessata della pagina 59 del volume Royal Empire Society Vol-iv, di Lewin Evans (1937), in cui è contenuto il cenno a quest'opera, che trascrivo anche qui di seguito, evidenziandolo in grassetto: 

MONSTROSITIES 

* Valdemss, A.  Distinta relazione d'un nuovo mostro ritrovato in una tartana di corsari di Cipro, presa da un vascello mercantile Inglese il giorno 20 agosto 1702, dove dentro vi trovarono questo mostro, chiamato Al Agamett, del Regno di Cipro. App.sm.Ato Londra, Genova, Venezia, Ronciglione, Ferrara & in Piacenza nella Stampa Vescovale del Zambelli, 1702.

Subito sotto c'è una sintetica descrizione in inglese: 
[The title page has an illustration of a man with two heads, four arms, & four legs, and the words Ali' Agamet del Regno di Cipro]  

Qualcuno dirà che potrebbe trattarsi di una distorsione del resoconto del 1792, con la cifra 9 erroneamente trascritta come 0. Questa supposizione mi sembra molto implausibile. Il nome del presunto autore, Valdemss, è una trascrizione alterata di Valdames, protagonista della storia, mentre Ali' Agamet diventa addirittura Al Agamett (essendo invece riportato correttamente nella descrizione). Sono incline a ritenere che sia davvero esistito questo terzo resoconto, anche per via della menzione della "Stampa Vescovale del Zambelli", in realtà Stampa vescovile del Zambelli, con sede a Piacenza, che non compare nelle altre due versioni e che era già attiva sul finire XVII secolo e agli inizi del XVIII. Non ho potuto avere accesso alle fonti usate da Evans, anche se ha operato in pieno XX secolo. Subito mi sono messo al lavoro per scoprire se siano esistiti altri resoconti ancora più antichi di quello stampato da Zambelli.

Quarto documento (1690) 

Finalmente ho avuto successo nella mia ricerca. Ancora un'altra versione! A questo punto si va avanti ad infinitum! Ecco un quarto resoconto, risalente al 1690. 
Questo è il titolo: 

Nova e verissima relatione del oribilissimo mostro chiamato Alì Agamet; nato ne’ deserti di Cipro, l’anno 1647 li 12 marzo e ritrovato da certi agà, che andavano alla caccia per quei boschi il mese di zugno prossimo passato, con un destinto racconto di sua complessione, del viver, mangiar, bever, vestir, conversar ed’ogni’altra circonstanza, essendo loro eletto capitano d’una squadra de rebelli di Cipro contro la Porta a favor di quel comandante, contro il regnante ottomano sollevato ...), Venezia, 1690  

Autore: al momento sconosciuto
Anno: 1960 
Lingua: Italiano 

La fonte è il lavoro di Anastasia Stouraiti, Marvels of the Levant: Print Media and the Politics of Wonder in Early Modern Venice, pubblicato su History Workshop Journal 90  (2020) e consultabile su Academia.edu.

https://www.academia.edu/43523925/
Marvels_of_the_Levant_Print_Media_
and_the_Politics_of_Wonder_in_Early_
Modern_Venice

Non ho la possibilità di consultare il testo, contenuto nella Biblioteca del Museo Correr a Venezia. Tutte le informazioni a mia disposizione sono tratte proprio dall'articolo della Stouraiti. 

Contenuti del resoconto del 1819

Una storia davvero avvincente. Si narra di come il Capitano Alimberto Valdames stesse viaggiando verso Algeri, conducendo un vascello mercantile inglese di media grandezza, con regolare licenza di esercitare il commercio. A un certo punto si imbatté in una tartana di grandi dimensioni, piena zeppa di corsari provenienti dall'isola di Cipro. Ne nacque uno scontro furibondo. Essendo gli Inglesi ben forniti di armi, riuscirono a prevalere e a catturare la tartana, dopo due ore di duri scontri, in cui imperversava il terribile gigante Alì Agamet, deforme e incredibilmente bellicoso. Ecco l'esito della battaglia: 

- Morti dalla parte inglese: 27.
- Morti dalla parte dei corsari: 19.
- Un numero imprecisato di feriti da entrambe le parti.
- Prigionieri cristiani liberati: 22. 
- Corsari ridotti in schiavitù e messi ai remi: 38 (incluso il gigante). 

Questa è una dettagliata descrizione dell'incredibile essere catturato: 

- presenza di due facce, rivolta una a destra e una a sinistra; 
- presenza di due occhi, uno per faccia; 
- presenza di due nasi, uno per faccia; 
- presenza di due bocche, una per faccia; 
- presenza di due folte barbe, una per faccia; 
- presenza di un mento tra le due facce;
- assenza di capelli e di peli sul corpo, ad eccezione delle due barbe; 
- presenza di quattro braccia, tutte abili e in grado di maneggiare armi; 
- presenza di quattro gambe, tutte abili e in grado di camminare; 
- capacità di mangiare contemporaneamente da entrambe le bocche;
- capacità di parlare contemporaneamente da entrambe le bocche;
- presenza di due grosse mammelle sul petto; 
- appetito insaziabile (mangiava come dieci persone affamate); 
- emissione di rutti spaventosi durante la nutrizione; 
- predilezione per la carne cruda e il sangue. 

Il mostruoso gigante 
dimostrò di non avere alcun problema di linguaggio articolato: si presentò descrivendo le sue origini e la sua condizione. Parlava nella sua lingua nativa (probabilmente il turco Ottomano), che evidentemente il Capitano Valdames conosceva bene.  

   "Io mi chiamo ALI' AGAMET , e sono di legge Maomettana ; nacqui nella superba Città di Babilonia , e fui figliolo di Selim Arabo , e di Ozime di Babilonia ; dandomi mia Madre alla luce , e vedendomi nato differente dagli altri uomini , procurò di tenermi celato più che fosse stato possibile temendo che potessi essergli rapito ; ma non scorse lungo tempo , che ne fu informato il nostro Bassa , il quale ordinò che immediatamente gli fossi presentato , il che fu eseguito . Visto che mi ebbe ordinò che fussi allevato nel suo proprio Palazzo , fintanto che pervenni all'età di dodici anni , e vedendomi così mostruoso pensò mandarmi in dono al Gran Signore Imperatore dei Turchi , come infatti fece . 
  Imbarcatomi adunque , e solcando l' onde , con prospero vento si navigava ; ma non durò molto la calma , perchè rivolgendosi il vento venne, quasi all’ improvviso una fierissima burrasca , e trasportato il Legno nei Mari di Cipro malamente reggendosi agli spessi colpi della fortuna si affondò, ed io dall’ onde abbattuto a terra mi ritrovai e mi ricoverai in un Bosco , che non troppo da lungi vidi , e vi soggiornai per lo spazio di sette mesi, senza veder mai persona alcuna , nutrendomi di erbe e di radiche o talvolta di Animali selvaggi , che ben spesso io prendeva . Dopo questo tempo capitò questa l' altana , che ora avete in vostro potere, dalla quale smontando molti per l’ acqua a loro mancata mi pigliarono, e vedendomi di questa' robustezza , e conoscendomi abile a maneggiar dell’ armi , mi vollero per loro compagno , ma però mai ad alcuno mi volli palesare , benchè molte volte facessi loro istanza , acciocchè al Gran Turco mi avessero condotto conforme mi aveva destinato il Bassa di Babilonia ; onde cosi incognito sono stato con esso loro lo spazio di nove anni solcando diversi Mari , facendo di grosse prede : e perchè detti Corsari erano di Cipro, mi cognominarono Alì Agamet del Regno di Cipro per molte mie prove , e prese fatte con terrore e spavento di tutti , ed oggi mi trovo vostro schiavo : e questo è quanto posso dirvi ."

Gli Inglesi fecero ritorno in Inghilterra. Fatta calafatare la tartana, organizzarono una specie di zoo umano nella città (il cui nome non è tramandato), facendo esibire Alì Agamet e riscuotendo grande successo. Così si conclude il racconto. 

I resoconti del 1819 e del 1690: 
un rapido confronto 

Nell'opera citata dalla Stouraiti, Alì Agamet mancava del linguaggio articolato, a differenza di quanto narrato dai resoconti successivi: sapeva esprimersi soltanto con gesti che apparivano esagerati, incoerenti e ridicoli agli stessi Turchi. La sua avidità nel bere lo faceva orinare di continuo, altra fonte di situazioni imbarazzanti. Viene ritratto con capelli lunghi, sporchi e carichi di polvere. Le sue guance erano ricoperte di un sudore nero e fetido, mentre gli occhi erano così rossi da sembrare carboni ardenti che "esalavano orrore". Altre caratteristiche erano identiche a quelle descritte da Zavaterri: due facce, due barbe, grosse mammelle, quattro braccia e quattro gambe. Non risulta alcuna menzione degli Inglesi di Valdames. Gli agà che hanno scoperto la creatura a Cipro erano locali ufficiali militari maomettani (in turco ağa significa "cacciatore"), che hanno pensato bene di arruolarlo e di utilizzarlo in un'insurrezione contro il Sultano. Questa insurrezione si dimostra fallimentare: molto probabilmente il gigante mostruoso allude al personaggio storico dell'insorto cipriota Mehmet Ağa Boyacioğlu, la cui ribellione fu stroncata dalle forze ottomane proprio nel 1690 (Stouraiti, 2020). La genealogia attribuita ad Alì Agamet è molto diversa da quella riportata da Zavaterri nel 1819: sarebbe stato figlio di un rinnegato che avrebbe abiurato la religione cristiana per convertirsi all'Islam, rapendo una donna cristiana e costringendola a sua volta ad abiurare. 

L'identità del capitano inglese

Azzardo una ricostruzione del nome originale del Capitano Valdames. A parer mio si chiamava Lambert Van Dammes ed era di origine fiamminga. Il nome di battesimo, Lambert, con ogni probabilità pronunciato /'læmbəɹt/, è stato italianizzato in Alimberto, nome raro ma effettivamente esistente: ad esempio ci è noto uno pseudonimo usato da Galileo Galilei, Alimberto Mauri. Possiamo fare qualche ipotesi in più: il nome potrebbe essere stato appreso dalla viva voce e trascritto in modo approssimativo. La vocale anteriore /æ/ avrebbe impedito che il nome fosse italianizzato in Lamberto. Un apprendimento dalla lingua scritta di un originale Albert avrebbe invece portato a italianizzare il nome in Alberto. Il cognome Van Dammes, la cui esistenza è attestata (pur essendo più comune Van Damme), deve aver prodotto Valdames per dissimilazione. La trascrizione di Valdames in ortografia inglese avrebbe poi dato il Valdemss riportato da Evans. Anche in questo caso, deve essere postulato l'apprendimento dalla viva voce, attraverso diversi passaggi. Colui che ha messo per iscritto il resoconto per la prima volta, deve aver ampliato qualcosa di mirabolante che ha sentito con le sue orecchie in un luogo sordido, in un angiporto o in una taverna malfamata. Ad ogni passaggio successivo, devono essere occorse ulteriori distorsioni.  
Appurato che al capitano inglese si potrebbe attribuire il nominativo Lambert Van Dammes, non possiamo in alcun modo ricondurlo a una persona effettivamente esistita, per via dell'estrema difficoltà ad accedere a documenti dell'epoca in cui si suppone abbia vissuto. Non dimentichiamoci la faccenda scabrosa della diversità delle date: 1819, 1792, 1702, 1690. Ne sono convinto: scavando bene, salterebbero fuori altre versioni più vetuste, che creerebbero più domande di quante contribuirebbero a risolvere! In ogni caso, sarebbe come cercare un ago in un pagliaio. 

Il nome Alì Agamet 

Evidentemente il nome del gigante mostruoso sta per Alì Ahmed. Alì (عليّ ʻAlī) significa "Sublime". Ahmed (أحمد Aḥmad) significa "Molto Lodevole". I due antroponimi, di chiara origine araba coranica, sono diffusissimi nel mondo islamico e non presentano alcuna difficoltà di analisi. La forma Agamet mostra, con la sua consonante sorda finale, una mediazione del turco. 

Un maomettano non molto osservante 

Alì Agamet si professava di religione maomettana, tuttavia non teneva in alcun conto le prescrizioni alimentari. Non soltanto mangiava qualsiasi tipo di carne e beveva birra: beveva anche il sangue, che anzi era la sua bevanda preferita. Nella nota proibizione coranica, sono vietati il sangue, le carogne e la carne di porco, tutte cose considerate impure e messe sullo stesso piano. Vero però è che è concessa esplicita licenza di nutrirsi di carne di porco in caso di viaggio in terre non islamiche o in condizioni estreme, come l'assenza di altro cibo. Allo stesso modo, è contemplata la possibilità che un viandante islamico si possa ubriacare in terra non islamica, con solo la raccomandazione di non pregare in quello stato. Va anche detto che non sempre, nel corso dei secoli, i Musulmani hanno sfoggiato dovunque quel rigore che oggi si tende ad attribuire loro. In particolare, nell'Impero Ottomano si beveva con una certa abbondanza e i divieti duravano al massimo tre giorni. 

Incongruenze interne 

Si noti che la stampa era già pienamente sviluppata in Inghilterra negli anni in cui si suppone che il fantomatico Lambert Van Dammes esibisse Alì Agamet in una città costiera. La presenza di un mostro così straordinario sarebbe stata documentata opportunamente e avrebbe destato immenso clamore dovunque. 
Anche il racconto più antico attestato presenta incoerenze. Se Alì Agamet, trovato a Cipro dagli ufficiali militari, non possedeva il linguaggio articolato, come poteva comunicare agli altri il proprio nome? Glielo avrebbero attribuito? 

Riscontro teratologico 

Alì Agamet aveva caratteristiche che possono essere originate dalla fusione di gemelli siamesi: diprosopia (duplicazione craniofacciale) e polimelia (presenza di arti soprannumerari). Altre peculiarità sorprendenti sono l'iperfagia e gli elementi di pseudo-ermafroditismo e ginecomastia (presenza di grosse mammelle). Nessuno si è mai preso la briga di descrivere i suoi genitali e le sue funzioni defecatorie. Quanti peni aveva? Tre, due o uno solo? E l'ano? Era unico o ne aveva due? Quello che stupisce è la perfetta funzionalità di tutte le membra: quattro braccia in grado di combattere e di adoperare armi, quattro gambe in grado di camminare avanzando e indietreggiando, perfettamente sincronizzate. Da condizioni che sono estremamente rare, non ha mai avuto origine un "gigante mostruoso" come quello descritto. In genere gli arti in eccesso non hanno piena funzionalità. Il folklore spesso esagera e combina caratteristiche rare per creare creature fantastiche. Si nota che la presenza di mammelle sviluppate in un uomo era considerata una caratteristica diabolica, spesso associata ad assassini particolarmente efferati. Non so se abbia senso insistere con i referti medici sul protagonista di quello che è nato come pamphlet

Possibile significato

Alì Agamet potrebbe essere una metafora e un prodotto del radicatissimo terrore per i Turchi. Non dobbiamo mai dimenticarci che i Turchi erano visti come un flagello, perché rapivano, riducevano in schiavitù e sodomizzavano! Soprattutto sodomizzavano. Devastavano l'intestino retto a tutti coloro su cui mettevano le mani. Uomini, donne, bambini, non si salvava nessuno. Non per niente si dice "cose turche". Potevano arrivare dovunque. Ci sono state scorrerie persino in Islanda. La Stouraiti è convinta che il terrore più insondabile che percorreva la Cristianità fosse quello delle abiure, in quanto erano molti ad abbandonare la Chiesa Romana per abbracciare l'Islam. Una cosa non esclude l'altra, questo è sicuro. Così possiamo concludere che Alì Agamet è fatto della stessa sostanza dell'Incubo!

sabato 29 aprile 2023

 
ZARDOZ

Titolo originale: Zardoz
Paese di produzione: Regno Unito 
Lingua: Inglese 
Anno: 1974
Durata: 102 min
Genere: Fantascienza 
Sottogenere: Distopia, post-apocalittico 
Tematiche: Immortalità, libertà, genocidio, 
    manipolazione, ricerca della Libertà 
Regia: John Boorman
Soggetto: John Boorman
Sceneggiatura: John Boorman
Produttore: John Boorman
Casa di produzione: 20th Century Fox, John Boorman 
     Production
Distribuzione in italiano: 20th Century Fox
Fotografia: Geoffrey Unsworth
Montaggio: John Merritt
Effetti speciali: Jerry Johnson
Musiche: David Munrow
Scenografia: Anthony Pratt
Costumi: Christel Kruse Boorman 
Titoli in altre lingue: 
   Turco: Taş Tanrı Zardoz 
       (lett. "Il Dio di Pietra Zardoz")
Interpreti e personaggi:
    Sean Connery: Zed
    Charlotte Rampling: Consuella
    Sara Kestelman: May
    John Alderton: Amico *
    Niall Buggy: Arthur Frayn
    Sally Anne Newton: Avalow
    Bosco Hogan: George Saden
    Christopher Casson: Vecchio saggio
    Bairbre Dowling: Stella
    Reginald Jarman: La voce della Morte 
    Jessica Swift: Una apatica
    John Boorman: Un bruto 
    * In inglese Friend
Doppiatori italiani:
    Adalberto Maria Merli: Zed
    Livia Giampalmo: Consuella
    Angiola Baggi: May
    Romano Malaspina: Amico
    Oreste Lionello: Arthur Frayn
    Rossella Izzo: Avalow
    Roberto Del Giudice: George Saden
    Roberto Bertea: Vecchio saggio
    Alida Cappellini: Stella
    Rossella Izzo: Una apatica
    Corrado Gaipa: Voce (alterata) Zardoz
    Luciano Melani: Morte 
Budget: 1 milione di dollari US 
Box office: 1,8 milioni di dollari US 

Trama: 
Nell'anno 2293, in seguito a un crollo tecnologico, l'umanità è divisa in due. Gli Eterni, che hanno ottenuto l'immortalità, vivono in piccole comunità isolate chiamate "Vortex", conducendo un'esistenza lussuosa ma dominata dalla noia. In questi Vortex tutti gli uomini sono impotenti e tutte le donne sono frigide. Non vi esiste il desiderio sessuale, in alcuna sua forma. A di fuori di queste isole si estende l'Inferno. La massa della popolazione terrestre è costituito dai Bruti, regrediti a livelli bestiali e costretti a lavorare la terra per nutrire gli Eterni. Per controllare l'incredibile fertilità dei Bruti, che si moltiplicano a dismisura, gli Eterni hanno creato una religione genocidaria basata sul culto di una terribile divinità uranica, Zardoz, che si manifesta come una gigantesca testa volante di pietra. Periodicamente Zardoz scende dal cielo, parla con voce tonante e istiga una classe di guerrieri, gli Sterminatori, ad annientare i Bruti. 
Zed, uno Sterminatore di Bruti, ha qualcosa di strano. Organizza un complotto per scoprire la verità: si nasconde a bordo della Testa di Pietra di Zardoz durante un viaggio, e uccide il suo creatore-operatore Eterno, Arthur Frayn. Ovviamente, essendo immortale, questo Frayn viene prontamente riportato alla vita nel Vortex. 
Arrivato nel Vortex, Zed incontra due Eterni di sesso femminile: Consuella e la sua assistente May. Dominando l'uomo con poteri psichici, lo rendono prigioniero e semplice lavoratore all'interno della loro comunità. Consuella vuole che Zed venga annientato affinché la resistenza non possa usarlo per scatenare una rivoluzione; altri, guidati da May e dal sovversivo Amico, insistono per tenerlo in vita per ulteriori studi, mentre progettano segretamente di rovesciare il governo e porre fine alle sofferenze del genere umano. 
Col tempo, Zed scopre la natura del Vortex. Gli Eterni sono sorvegliati e protetti dalla morte dal Tabernacolo, una specie di Intelligenza Artificiale. Data la loro durata di vita potenzialmente illimitata, gli Eterni si sono annoiati e corrotti, e stanno sprofondando nella follia. L'inutilità della procreazione ha rimosso il bisogno stesso dell'attività sessuale, mentre la meditazione ha sostituito il sonno. Alcuni membri del Vortex cadono in catatonia, formando uno strato sociale che gli Eterni chiamano "Apatici". Gli Eterni trascorrono le loro giornate a custodire la vasta conoscenza dell'umanità, sfornando un pane speciale e verdastro con le consegne di grano. Partecipano attivamente a stupidi rituali di meditazione comunitari. Per dare alla vita una parvenza di significato, in un fallito tentativo di impedire all'umanità di diventare permanentemente catatonica, il Vortex ha sviluppato complesse regole sociali i cui trasgressori vengono puniti con l'invecchiamento artificiale. I trasgressori più estremi sono condannati a una vecchiaia permanente: si defecano e si pisciano addosso, farfugliano, sbavano. Gli Eterni che sono riusciti a morire, solitamente per incidente, rinascono in un altro corpo sano, riprodotto sinteticamente, identico a quello che hanno perso. 
Zed è meno brutale e molto più intelligente di quanto gli Eterni credano. Le analisi genetiche rivelano che è il risultato finale di lunghi esperimenti eugenetici ideati da Arthur Frayn, che controllava le terre esterne con gli Sterminatori. L'obiettivo del creatore di Zardoz era quello di generare un superuomo che penetrasse il Vortex e salvasse l'umanità dal suo irrimediabilmente quanto stagnante status quo. Tra le rovine del vecchio mondo, Arthur Frayn aveva incoraggiato Zed a imparare a leggere e lo aveva condotto al libro Il meraviglioso mago di Oz, provocando in lui una crisi esistenziale e teologica. Comprendere l'origine del nome ZardozWizard of Oz – aveva portato Zed a una profonda consapevolezza, risultata nell'accusa a Frayn, colpevole di essere uno spregevole manipolatore. Infuriato da quanto appreso, Zed aveva quindi deciso di indagare ulteriormente sul mistero di Zardoz. 
Mentre Zed intuisce la natura del Vortex e i suoi problemi, gli Eterni lo usano per combattere le loro lotte intestine. Guidati da Consuella, gli Eterni decidono di uccidere Zed e di far invecchiare Amico. Zed fugge e si rifugia da May e da Amico: con il loro aiuto assorbe tutta la Conoscenza degli Eterni, inclusa quella sull'origine del Vortex, proiettata nella sua mente da un cristallo. Può usarla per distruggere il Tabernacolo. Mentre assorbe la Conoscenza, Zed ingravida May e alcune delle sue seguaci: eiacula loro dentro al canale procreativo. Quindi estingue il Tabernacolo, disattivando così i campi di forza e i filtri percettivi che circondano il Vortex. Questo aiuta gli Sterminatori a irrompere e a uccidere la maggior parte degli Eterni, che accolgono la Morte come una liberazione dalla loro noiosa esistenza. May e molti dei suoi seguaci sfuggono al massacro, dirigendosi verso i Bruti per dare alla luce la loro prole come esseri illuminati, seppur mortali. 
Consuella, innamoratasi di Zed, partorisce tra i resti della testa di pietra. Il bambino cresce mentre i genitori invecchiano. Quando il giovane li lascia per intraprendere il proprio cammino, questi continuano a decadere e alla fine muoiono. Non rimane nulla se non le impronte delle mani dipinte sul muro e la pistola di Zed. 

 
Recensione: 
Il concetto portante della religione di Zardoz è quello del Mago di Oz, il cui potere traumatizzante è immenso! Se lo si analizzasse meglio, si comprenderebbe forse la vera origine del concetto stesso di divinità. Una civiltà avanzata costituita da poche persone trova un mondo semplice ed efficace per gestire le masse, da cui si isola per non contaminarsi e per non soccombere: inventare un Dio terribile, spaventoso, capace di ispirare terrore e di tenere sotto controllo le eccedenze demografiche, istigando una classe di guerrieri a compiere eccidi. Il sistema funziona alla perfezione, come un ingranaggio ben oliato, eppure a un certo punto un sasso si introduce tra i denti del meccanismo e lo fa schiantare. 
Trovo che sia un ottimo film, molto originale e ricchissimo di spunti di riflessione su come i popoli nascono, si sviluppano, decadono e infine si estinguono. Sicuramente sarebbe piaciuto anche al grande Oswald Spengler! Nel corso degli anni è diventato un cult, anche se c'è sempre chi lo ritiene di non facile digeribilità e chi lo mette in farsetta ironizzando sui mutandoni sgargianti indossati dal protagonista: "Zardoz, o quando Sean Connery si mise in mutande per pagare il mutuo" o altre simili scempiaggini. 


La genesi della pellicola

Questo ha dichiarato Boorman in un'occasione: 

"Scrissi Zardoz a casa mia nel 1972 (…) Ne uscì una sceneggiatura più simile alla forma di un romanzo. Gradualmente la rielaborai in una forma cinematografica che si rivelò troppo audace per la maggior parte degli studios. Alla fine trovai i finanziamenti e girai il film (…) Mentre montavo il film decisi di riportarlo alla forma di un romanzo. Esso segue fedelmente il film, ma si appoggia molto alla stesura iniziale." 

Il regista avrebbe poi ammesso di essere stato sotto l'effetto di droghe durante la scrittura e la produzione del film. Ha affermato inoltre di non essere nemmeno lui sicuro di cosa trattino le varie parti del film, principalmente a causa dello stato confusionale in cui si trovava in quel momento. Col senno di poi, diverse scene gli sono parse inutili. 
Queste sono cose che fanno riflettere. Alla luce di tutto questo, si comprende bene quella psichedelia pervasiva, quell'onirismo quasi violento che caratterizza molte sequenze. La narrazione non è pienamente razionale: come in una visione notturna, sprofonda in una densa selva di simbolismi arcani, che forse non saranno mai decrittati.
 

Etimologia di Zardoz  

Come Zed capisce nel corso di una subitanea illuminazione, il nome della divinità che adora e nel cui nome compie sterminio, altro non è che il nome del personaggio di una favola. Wizard of Oz "Mago di Oz" è diventato naturalmente Zardoz. Considerata la pronuncia dell'inglese britannico, l'evoluzione fonologica deve essere stata più o meno questa: 

/'wɪzəd əv 'ɔz/ => /'za:dəz/

Quello che credo ci sia di più irreale nel film è il tenace legame col passato. Zed impara di nascosto a leggere, in realtà su istigazione di uno degli Eterni, che vuole creare scompiglio nella propria comunità e nel mondo esterno. In una condizione di crollo della civiltà, come quella descritta nella sceneggiatura, tutto andrebbe perduto o alla meglio distorto fino a diventare irriconoscibile. L'idea che la lingua inglese, la sua scrittura e la capacità di leggerla si conservino immutate attraverso un simile aumento dell'entropia sociale, è più assurda di una testa petrigna e volante che incita al genocidio. 


Il Dio di Pietra Zardoz 

Il titolo del film di Boorman è lo stesso in quasi tutte le lingue, anche perché non c'è da fantasticarci troppo. Tuttavia si nota una sorprendente eccezione. In turco la traduzione è Taş Tanrı Zardoz, ossia "Il Dio di Pietra Zardoz". 

taş "pietra" 
Tanrı "Dio" 

La parola Tanrı è antichissima e in epoca pre-islamica indicava la divinità uranica, il Cielo. Tutto ciò è estremamente interessante. Nuove religioni irrompono nel mondo, ma non possono introdurre dall'Oltre un linguaggio del tutto sconosciuto alle genti, o sarebbero isolate in una sorta di autismo e non comunicherebbero con nessuno. Devono per forza di cose utilizzare parole già usate dai popoli a cui si rivolgono, lasciandone immutato il significante ma trasformandone in modo radicale il significato.


Il Comando dello Sterminio 

Queste sono le parole che Zardoz rivolge agli Sterminatori, nella versione originale:

"The gun is good. The penis is evil. The penis shoots seeds, and makes new life to poison the Earth with a plague of men, as once it was, but the gun shoots death, and purifies the Earth of the filth of brutals. Go forth . . . and kill!" 

Traduzione: 

"Il fucile è il bene, il pene è il male. Il pene spara il seme, e procura nuova vita per avvelenare la Terra con la piaga dell'uomo, com'era un tempo, ma il fucile spara morte, e purifica la Terra dalla sozzura dei Bruti. Avanti... e uccidete!" 

Nella versione italiana del film che ho potuto visionare, il testo è invece questo: 

"Il fucile è il Bene! Lo sperma è il Male! Lo sperma provoca la vita, che avvelena la Terra infestandola di esseri umani, come una volta! Invece il fucile sparge la morte, che purifica la Terra dalla piaga dei Bruti! Andate... e uccidete!"  

Come si può vedere, questo testo è infinitamente più potente e ispirato dell'originale e della sua traduzione letterale! È bastato sostituire qualche parola (ad esempio "pene" con "sperma") per ottenere un effetto dirompente come quello di una tempesta. Adesso è necessario porsi una domanda molto importante. L'opera originale è la stessa cosa di questo adattamento in italiano? La mia risposta è semplice: no, non è la stessa cosa. 


L'illusione della continuità 

Ci sarebbe da domandarsi come Zed avrebbe interpretato l'immensa massa di informazioni accolte nella sua memoria dal prodigioso cristallo degli Eterni, essendo egli parte di un mondo completamente diverso da quello in cui la Divina Commedia era ancora comprensibile - solo per fare un esempio. A quanto pare, Boorman aveva l'idea della possibilità di ripristinare una cultura distrutta, interrotta da una crisi che avrebbe spezzato anche civiltà più forti. Gli Eterni non hanno avuto una lunga vita, perché sono stati stroncati dal ferro degli Sterminatori. Si può stimare in poco meno di tre secoli la durata del loro "paradiso". Un tempo troppo breve perché si presentino problemi comunicativi. Che accadrebbe se questi "immortali" durassero tre millenni? La loro lingua rimarrebbe inalterata oppure si trasformerebbe come accade nel passaggio delle generazioni degli umani mortali? I neuroni e le sinapsi si usurano, cede la loro capacità di immagazzinare e trasmettere informazioni. In tre millenni come si conserverebbero i ricordi? Si sfalderebbe ogni cosa? Oppure sarebbe possibile resistere all'usura del tempo e conservare intatta l'architettura del linguaggio? Sono propenso al pessimismo. A parer mio, tutto si trasformerebbe fino a diventare irriconoscibile. Se gli Eterni non avessero scelto la morte ad opera di Zed e dei suoi uomini, presto o tardi la loro tecnologia avrebbe mostrato segni di cedimento: a quel punto si sarebbero trovati come gli Struldbrug di cui ci ha narrato il grande Jonathan Swift!  


Curiosità 

Secondo Boorman, Sean Connery ebbe molte difficoltà a trovare lavoro dopo Agente 007 - Una cascata di diamanti (Diamonds Are Forever, 1971), diretto da Guy Hamilton. L'attore sarebbe stato ingaggiato per 200.000 dollari. Tale salario era un quinto del budget del film, 1 milione di dollari.

Per contenere il più possibile i costi della produzione, Sean Connery usava la propria utilitaria per andare e venire dal set. In seguito il regista disse che l'idea era stata proprio dell'attore, la cui avarizia era proverbiale. La cosa non deve stupire, essendo egli un discendente della robusta e tenace stirpe dei Caledoni!

La scena finale, quella della scheletrificazione di Zed e di Consuella, dovette essere girata per ben tre volte. Secondo il regista fu una scena molto difficile perché prevedeva una telecamera bloccata che riprendeva Sean Connery e Charlotte Rampling in numerose inquadrature di pochi secondi ciascuna. Tra una ripresa e l'altra veniva poi applicato loro del trucco per farli sembrare anziani, in modo tale da ottenere l'effetto di invecchiamento nel tempo. Questo processo richiese un giorno intero. Sean Connery, la cui virilità estrema è notoria, odiava profondamente il trucco, quindi si infuriò quando seppe che il negativo si era graffiato e che avrebbero dovuto rifare la scena ancora una volta. Boorman raccontò cosa accadde in seguito: "Rifacemmo tutto daccapo, per tutto il giorno. L'assistente al caricamento della telecamera aprì la macchina da presa ed espose la pellicola. Quindi dovemmo rifare tutto di nuovo. Sean non mi credeva; pensava che lo stessi prendendo in giro. Quando lo convinsi che dovevamo farlo per la terza volta, si avventò contro l'assistente al caricamento della telecamera e quasi lo uccise. Ci vollero tre prese per immobilizzarlo." In seguito il caricatore della telecamera dovette emigrare e cambiare nome per sfuggire all'ira dell'attore scozzese! 

Il direttore della fotografia Geoffrey Unsworth girò le scene con l'obiettivo completamente aperto, filtri antinebbia sulla macchina da presa e macchine del fumo sul set per ottenere un aspetto diffuso e impressionistico. Il procedimento funzionò sulle copie di prima generazione, ma quando la pellicola fu duplicata per la distribuzione, la qualità dell'immagine era così scadente da risultare quasi inutilizzabile. Lo studio proibì a qualsiasi direttore della fotografia di utilizzare quel processo nei film successivi. 

Un vero babbuino sul set ha attaccato una controfigura vestita con un costume da scimmia, che impersonava proprio un babbuino. 

Il regista affermò in seguito che il clima politico e culturale irlandese rese la produzione particolarmente difficile. All'inizio, il governo irlandese si rifiutò di permettere alla troupe di importare armi sceniche a causa degli attacchi terroristici dell'IRA che si verificavano in quel periodo, il che impedì quasi del tutto la realizzazione del film. Menzionò anche il fatto che molti membri del cast avevano problemi con la nudità richiesta e che era molto difficile convincere le donne a mostrare il seno. 

John Boorman usò come comparse i Pavee, un popolo di nomadi dell'Irlanda, la cui lingua è lo Shelta. Disse che erano le comparse migliori che avesse mai avuto, estremamente piacevoli e affidabili. Li scelse perché pensava che sembrassero persone che avevano davvero vissuto all'aria aperta. 

Sul set regnava una grande libertà. Si dice che la bellissima Charlotte Rampling non vedesse l'ora di girare la scena di sesso con l'itifallico Sir Sean Connery, ma che sia rimasta delusa quando tutto è finito così in fretta. 

L'atmosfera al di fuori delle riprese, alimentata da una grande abbondanza di narcotici, era così edonistica che al villaggio di Garrykennedy, dove si svolgevano le riprese, fu concesso l'accesso temporaneo a una clinica mobile per le malattie veneree. Il censimento del 1975 rivelò anche che la popolazione del villaggio era cresciuta del 15%. 

In una scena Sean Connery appare nei panni di una sposa. Interpretare quella sequenza di travestimento lo fece sentire profondamente a disagio. Mi domando come abbia fatto Boorman a costringerlo. 

Tra gli Eterni c'è un ribelle calvo e invecchiato che somiglia a Lino Bènfi, con tanto di baffetti grigiastri! 

Cineforum Fantafilm 

Il film fu proiettato al Cineforum Fantafilm dell'amico Andrea "Jarok" Vaccaro, a Milano, il 12 giugno 2006. Quelli erano tempi in cui si poteva ancora fare qualcosa di interessante. Adesso la zona della metropoli dove avvenivano le proiezioni è diventata off limits per via della criminalità, diffusa in modo capillare e oltremodo aggressiva: inoltrarsi da quelle parti di notte significa essere massacrati dai maranza!  

Accoglienza 

Zardoz uscì nelle sale il 6 febbraio 1974, a Los Angeles e New York. Immediatamente il film ricevette recensioni negative. Oltre alle critiche feroci, il pubblico reagì molto negativamente al mondo in apparenza confuso e onirico che il regista aveva plasmato. Secondo un articolo di Starlog Magazine sul film, questi recensori (e il pubblico in generale) non riuscirono a comprendere molte delle analogie e delle affermazioni filosofiche di Boorman. Gli spettatori riferirono che quando gli spettatori insoddisfatti della proiezione precedente uscivano dalla sala, incoraggiavano quelli in attesa ad andarsene, lanciando feroci invettive. Zardoz riuscì a malapena a recuperare il budget. Eppure è destinato a diventare immortale! 

Ecco alcune delle recensioni negative fatte da giornalisti (categoria che in generale stimo meno delle larve delle mosche carnarie): 

1) Nora Sayre del New York Times ha scritto che Zardoz "è fantascienza che raramente riesce a mantenere le sue ambiziose promesse... Nonostante i suoi espedienti pseudoscientifici e una pletora di dialoghi didattici, Zardoz è più confuso che emozionante, anche con un climax frenetico e sparatutto". 
2) Roger Ebert del Chicago Sun-Times lo ha definito un "film autenticamente eccentrico, un viaggio in un futuro che sembra governato da arredatori di scena perennemente fatti... Il film è un esercizio di autoindulgenza (spesso interessante) da parte di Boorman, che ha avuto più o meno carta bianca per dedicarsi a un progetto personale dopo l'immenso successo di Un tranquillo weekend di paura". 
3) Gene Siskel del Chicago Tribune lo ha definito "un film con un messaggio chiaro, e il messaggio è che il commento sociale al cinema è meglio contenerlo all'interno di una storia attentamente elaborata, non strombazzato con etichette di personaggi, effetti speciali e una dose di disperazione che celebra l'umanità del regista mentre rimprovera la dissolutezza del pubblico". 

Altre recensioni e reazioni nel Web 

Per il piacere filosofico degli eventuali e rarissimi lettori di questo blog, traggo qualche pensiero sparso e frammentario dal sito di critica cinematografica Il Davinotti


Il mitico Puppigallo ha espesso le sue perplessità: "Questa è una fantascienza fatta di idee, di concetti, di utopia che sfocia nel delirio, nell'onnipotenza che crea mostri asettici, quasi robotici. Ma è anche una fantascienza piuttosto pesante, arrancante, dove si viene sottoposti a un fuoco di fila di informazioni, di sollecitazioni visive, non trasmesse da effetti speciali, ma da ambienti e costumi." 
Capannelle, molto scettico, ha scritto: "Nella prima parte la curiosità cede ben presto il passo alla depressione e bisogna arrivare a metà film per risollevarsi e tentare un diverso approccio al racconto, ma in seguito l'affastellarsi di storie ed esplorazioni filosofiche, esoteriche e hippie, continua e fa vagheggiare la fine." 
Buiomega71 intuisce la verità sulla natura allucinatoria dell'ispirazione di Boorman: "Più che un film un'esperienza lisergica, di assoluta anarchia narrativa, che non assomiglia a nessun altra pellicola e in cui Boorman è libero di sperimentare una "follia" tra le più significative della fanta 70." 
Pol riconosce la grandezza dell'impresa: "Boorman mette in scena una sequela di immagini di grande impatto pur disponendo di un budget modesto e trova un equilibrio miracoloso che permette al tessuto narrativo di non rimanere soffocato dall'aspetto visionario (quest'ultimo una vera delizia per gli occhi)."