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sabato 23 dicembre 2023

 
LA PAPESSA 
(2009)
 
Titolo originale: Die Päpstin
Lingua originale: Inglese, latino ecclesiastico 
Paese di produzione: Germania, Regno Unito, Italia,
    Spagna
Anno: 2009
Durata: 149 min
Rapporto: 2,35:1
Genere: Epico, storico
Regia: Sönke Wortmann
Soggetto: Dall'omonimo romanzo di Donna Woolfolk Cross
Sceneggiatura: Heinrich Hadding, Sönke Wortmann
Produttore: Martin Moszkowicz, Oliver Berben,
    Christine Rothe
Casa di produzione: Constantin Film, ARD Degeto Film,
    Dune Films
Distribuzione in italiano: Medusa Film
Fotografia: Tom Fährmann
Montaggio: Hans Funck
Musiche: Marcel Barsotti
Scenografia: Bernd Lepel
Costumi: Esther Walz
Interpreti e personaggi:
    Johanna Wokalek: Giovanna 
    David Wenham: Conte Gerold
    John Goodman: Papa Sergio II
    Edward Petherbridge: Esculapio
    Anatole Taubman: Anastasio, il bibliotecario 
    Jördis Triebel: Gudrun, madre di Giovanna
    Gerald Alexander Held: Imperatore Lotario
    Tigerlily Hutchinson: Giovanna a 6-9 anni
    Lotte Flack: Giovanna a 10-14 anni 
    Tabitha Christina Rieger: Giovanna bambina 
    Iain Glen: Il padre di Giovanna 
    Jan-Hendrik Kiefer: Giovanni, fratello di Giovanna 
    William Stütz: Giovanni a 9-12 anni 
    Jack Flack: Giovanni a 3 anni 
    Sandro Lohmann: Matteo, fratello di Giovanna 
    Lukas T. Berglund: Matteo a 6 anni 
    Oliver Nägele: Vescovo Fulgenzio 
    Marc Bischoff: Odo, il maestro 
    Claudia Michelsen: Contessa Richilde 
    Oliver Cotton: Arsenio, il padre di Anastasio
    Suzanne Bertish: Arnaldo
    Richard van Weyden: Eustasio
    Branko Tomovic: Pasquale
    Giorgio Lupano: Imprenditore romano 
    Nicholas Woodeson: Arighis, il Nomenclatore 
    Suzanne Bertish: Arnalda / Vescovo Arnaldo
Doppiatori italiani:
    Laura Lenghi: Giovanna
    Francesco Bulckaen: Conte Gerold
    Stefano De Sando: Papa Sergio II
    Dario Penne: Esculapio
    Alessio Cigliano: Anastasio, il bibliotecario
    Antonella Baldini: Gudrun, madre di Giovanna 
    Franco Mannella: Imperatore Lotario
    Aurora Manni: Giovanna a 10-14 anni
    Roberto Pedicini: Il padre di Giovanna 
    Luciano De Ambrosis: Arsenio, il padre di Anastasio
    Sonia Scotti: Arnalda / Vescovo Arnaldo
    Saverio Moriones: Eustasio
    Francesco Sechi: Pasquale 
Titoli in altre lingue: 
   Inglese: Pope Joan 
   Francese: La Papesse Jeanne 
   Spagnolo (Spagna): La papisa
   Spagnolo (Spagna): La mujer papa
   Spagnolo (America Latina): La pontífice 
   Portoghese: A Papisa Joana 
   Russo: Иоанна — женщина на папском престоле 
Budget (stimato): 22 milioni di dollari US 
Box office (al giugno 2010): 24,4 milioni di dollari US 
 
Trama: 
Anno del Signore 814. Nello stesso giorno della morte di Carlo Magno, a Ingelheim, in Franconia, nasce una bambina di nome Giovanna (Johanna). È figlia del prete del villaggio, un missionario inglese severo e d'indole violenta. Visto che in quel contesto il celibato ecclesiastico è lettera morta, questo prete ha una moglie sassone, una donna esperta di erboristeria che segretamente adora ancora il dio pagano Wodan. Nonostante la durezza del padre, che governa la famiglia con pugno di ferro, Giovanna cresce diventando una ragazza eloquente, dall'intelligenza acuta e vivace. La giovane ha imparato a leggere e a scrivere con le sue sole forze. Conosce il latino e studia intensamente la Bibbia, all'insaputa del padre. Dopo l'improvvisa morte del fratello maggiore, ucciso da una polmonite dopo una notte di tragedia, il padre vorrebbe mandare il secondogenito Giovanni (Johannes) alla scuola della cattedrale di Dorestad. Tuttavia, quando il maestro Esculapio visita la famiglia a Ingelheim, Giovanna si dimostra molto più abile del fratello nell'affrontare le Scritture. Contro il volere del padre, Giovanna viene istruita da Esculapio, che le insegna il greco e la inizia a opere letterarie come l'Odissea di Omero. 
Quando un messaggero del vescovo giunge a prendere Giovanna per portarla alla scuola della cattedrale, suo padre sostiene che si sia verificato un errore e gli permette di andarsene soltanto con l'altro figlio. Giovanna fugge di casa di notte e trova suo fratello accanto al corpo del messaggero episcopale ucciso. Il bandito che lo ha abbattuto, un sassone ribelle e pagano, taglia al cadavere il dito con l'anello prezioso, simbolo del potere ecclesiastico, quindi si dilegua nella foresta. Giovanna e il fratello raggiungono Dorestad, dove il Vescovo reagisce con grande sorpresa alle forti parole della ragazza. L'insegnante Odo la accoglie controvoglia nella sua classe. Il Conte Gerold, tuttavia, sostiene Giovanna, ormai adolescente, ospitandola in casa sua (in seguito si innamorerà di lei). Poco dopo, il nobile deve andare in guerra nell'esercito di Lotario I, impegnato a combattere la guerra di successione e a respingere i Vichinghi; sua moglie Richilde approfitta della sua assenza per cercare di organizzare il matrimonio di Giovanna con un contadino incredibilmente grossolano, sperando così di liberarsi di una pericolosa rivale. 
I Vichinghi irrompono nella chiesa durante la cerimonia nuziale, uccidono il Vescovo che sta celebrando e compiono un sanguinoso massacro. Giovanna riesce a malapena a scappare, mentre suo fratello Giovanni viene abbattuto da un fendente di spada assieme a un gran numero di ragazzi e ragazze della nobiltà dei Franchi. Temendo, con qualche ragione, di poter finire brutalizzata, Giovanna si nasconde e di notte riesce ad abbandonare la città. Si taglia i capelli, si traveste da uomo, quindi raggiunge il monastero benedettino di Fulda, dove assume il nome di Frater Johannes Anglicus e prende i voti. Rimane a lungo in quell'austera comunità religiosa, acquistando l'ammirazione di tutti per la sua profonda conoscenza della medicina e dell'erboristeria. 
Quando una febbre si diffonde nel monastero, anche Giovanna si ammala e riesce a evitare un'improvvida visita medica solo grazie a un anziano monaco, che aveva scoperto la sua vera identità femminile già anni prima. Col suo aiuto, riesce a fugge dal monastero e trova rifugio da Arn, il figlio di una donna che aveva aiutato anni prima, guarendola da una malattia cutanea erroneamente considerata lebbra. Arn la nomina precettore di sua figlia Arnalda, che dimostra grandi capacità intellettiva ed è avida di conoscenza. 
Giovanna decide di riprendere il suo travestimento maschile e si reca in pellegrinaggio a Roma per mettere a frutto le sue conoscenze e diventare Medicus. A Roma si guadagna una grande reputazione curando Papa Sergio II dalla gotta con i suoi rimedi, costringendolo a una dieta draconiana e imponendogli la totale privazione del vino. Riconoscente, Sergio la nomina suo medico personale e in seguito la insignisce della prestigiosa carica di Nomenclator. Quando il Papa minaccia Lotario I per non aver confermato la sua elezione, questi marcia verso Roma per sottometterlo. Utilizzando un ingegnoso dispositivo idraulico escogitato e fatto costruire da Giovanna, il grande portone del palazzo papale si chiude da solo, cosa che viene vista dell'esercito dei Franchi come un atto divino. Papa Sergio minaccia Lotario e i suoi soldati con l'ira di Dio se non gli renderanno omaggio. Tutti i militi Franchi si inginocchiano, e lo stesso Lotario li segue a malincuore, obtorto collo. Affascinato da ciò che ha visto, Gerold, giunto al seguito di Lotario, riconosce prontamente Giovanna dalla sua opera d'ingegneria e le rivela il suo desiderio. Lei è combattuta tra la sua identità maschile e quella femminile: teme di poter compiere per questo motivo un atto di "sodomia virtuale", anche se utilizza per il proprio piacere soltanto il vaso procreativo. 
Nel frattempo, il maligno e femmineo Anastasio, alleato di Lotario, complotta con successo per assassinare Sergio e diventare Papa lui stesso, ma il popolo elegge Giovanna come sua successore per acclamazione. Durante il suo pontificato, Giovanna si presenta come un Papa caritatevole, aiutando donne e bambini. Nomina Gerold capo dell'Esercito Papale e accoglie il suo grosso fallo nella Natura, facendosi seminare. Tuttavia, rimane incinta e il suo Regno è quindi in gravissimo pericolo. Cerca di rimandare il parto a dopo Pasqua, ma Gerold viene ucciso durante la processione dai cospiratori guidati dal perfido e sodomitico Anastasio. Quello stesso giorno Giovanna collassa e muore di parto, rivelando all'Urbe e al mondo il suo terribile segreto, in grado di scuotere le fondamenta della Cristianità.
Come la voce narrante ci spiega, l'abietto Anastasio le succede, ma poco dopo viene deposto dal popolo romano ed esiliato in un monastero. In quel luogo austero, dove non può dare sfogo alle sue bramosie, scrive un'opera ponderosa: il Liber Pontificalis, un elenco dei Papi, da cui omette Giovanna, come ultimo atto di vendetta. Molti anni dopo, la storia della Papessa viene resa nota dal Vescovo Arnaldo, che si scopre essere in realtà Arnalda, figlia di Arn. 

Citazioni: 

"Il primo giorno di vita di Giovanna fu l'ultimo di Carlo. Lo chiamavano Carlo Magno, ma nella zona orientale dell'Impero Carolingio, in quella che prima era la Germania, la popolazione lo ricordava ancora, mentre con il suo esercito mettera le terre a ferro e fuoco per combattere il Paganesimo. Ma in quell'anno, sopravvivere all'inverno era la preoccupazione maggiore per quelle genti."
(Voce narrante di Arnaldo)

"Questa è Roma, Giovanna. Qui le persone scomode le uccidono. Non importa se sono buone o potenti."
(Conte Gerold)

Dialoghi: 

Padre di Giovanna: "La fede si fonda sull'indiscutibile autorità delle Sacre Scritture e non sui trattati dei filosofi."
Esculapio: "Ma ammetterete che la nostra capacità di essere raziocinanti è un dono di Dio."
Padre di Giovanna: "E suo soltanto."
Esculapio: "E allora perché studiare la filosofia minaccerebbe la fede? Se la ragione è un dono del Signore, come potrebbe allontanarci da lui? Temere la logica non dimostra quindi una mancanza di fede nella sua onniscienza e nel suo amore per il genere umano? Una fede salda non ha nulla da temere, perché se davvero Dio esiste la logica può soltanto condurci fino a lui. Cogito, ergo Deus est. Penso, di conseguenza Dio esiste."


Recensione: 
Il film di Wortmann (1959 - vivente), come il precedente di Michael Anderson (Pope Joan, 1972), è basato sulla popolare storia della Papessa, diffusasi a partire dal Medioevo e perdurata a lungo nell'immaginario collettivo. La Papessa Giovanna è stata menzionata in opere pubblicate diversi secoli dopo il suo regno, considerate pura e semplici "favole" dalla Chiesa di Roma. La maggior parte degli studiosi moderni, succube del Papato, ha liquidato queste interessanti storie come frutto di mera fantasia, a causa della supposta mancanza di documentazione contemporanea, oltre che dalla smentita tramite prove indirette sommamente capziose. Abbondano nel Web numerose opinioni considerate "complottiste", secondo cui la mancanza di prove sarebbe il risultato dei tentativi riusciti della Chiesa Romana di cancellare l'esistenza di Giovanna dalla storia. Eppure a riportare la leggenda della Papessa furono ecclesiastici come i domenicani Giovanni di Metz (cit. 1240) e Martino Polono (Martini Oppavensis Chronicon pontificum et imperatorum), oltre ad autori di chiarissima fama come Giovanni Boccaccio (De mulieribus claris, cap. LXXXXVIII). Siamo sicuri che si possa etichettare tutto ciò come banale "complottismo"? Per non essere linciato dagli accademici, dirò che il rumore di fondo è forte e la questione rimane quindi controversa. Personalmente, sono convinto che la Papessa Giovanna sia davvero esistita e che un giorno tutta la verità verrà finalmente a galla. 
Mi è molto piaciuta quest'opera di Wortmann, che ritengo complementare a quella di Anderson. Non la considero un remake. Splendida l'interpretazione della protagonista, Johanna Wokalek. L'attrice ha una fisionomia molto delicata e particolare, unita a un carattere indomito. È robusto e imperioso il biondiccio David Wenham nella parte del nobile franco, il Conte Gerold. Notevole John Goodman nella parte di Papa Sergio II, bilioso ma intelligentissimo. Meritevole è senza dubbio Jördis Triebel nel ruolo della santa moglie dell'odioso missionario inglese, interpretato da Iain Glen: non si riesce a capire come faccia a sopportare così stoicamente ogni sorta di angheria, umiliazione morale e violenza. 


Il padre di Giovanna:
un confronto col film del 1972

Prima ho visto il film di Wortmann, poi quello di Anderson che ne è stato il predecessore. Sono subito rimasto colpito nel riscontrare una certa somiglianza fisica degli attori che hanno interpretato il padre della futura Papessa nelle due pellicole: Jeremy Kemp (1972) e Iain Glen (2009). Per quanto riguarda l'indole e le inclinazioni, non c'è invece nessun parallelismo: non potrebbero esistere due personalità più dissimili. Credo che questa bizzarria sia il frutto di una scelta intenzionale. Non c'è altra spiegazione possibile. Il padre di Giovanna mostrato da Anderson è pacifico, mansueto: crede fermamente che Dio sia innanzitutto Amore, non odio e vendetta. Il padre di Giovanna mostrato da Wortmann è un fanatico pazzo che per reprimere le credenze pagane utilizza la violenza e persino lo stupro, con la scusa di esorcizzare!


Il sassone che viveva come un lupo 

Rispetto al film di Anderson del 1972, c'è meno attenzione ai Sassoni, stirpe a cui apparteneva la madre di Giovanna. In particolare, non viene fatta menzione alcuna della Rivolta degli Stellinga. Compare tuttavia un bandito (warg), la cui casa è la foresta. Si tratta evidentemente di un dissidente religioso, il cui odio nei confronti degli ecclesiastici è assoluto. Mi si dirà che Wortmann mostra nella sua opera che Giovanna nacque e crebbe nella regione di Magonza, in quella che è chiamata Renania-Palatinato - in accordo con Martino Polono, che la chiama Iohannes Maguntinus, oltre che Anglicus. Quindi è una terra abbastanza lontana dalla Sassonia (attuale Bassa Sassonia, circa 400 km di distanza). Questo pone tuttavia alcuni problemi di coerenza tra tradizioni diverse. Più avanti nella pellicola, possiamo ascoltare un interessante dialogo tra Papa Sergio II e Giovanna, che riporto: 

Sergio II: "Allora, parlatemi di voi, Giovanni. Venite dalla Franconia, eppure vi chiamate Anglicus"
Giovanna: "Mio padre è nato in Britannia, ma voleva predicare il Signore tra i Sassoni." 
Sergio II: "Ah, i Sassoni. Un popolo senza Dio."
Giovanna: "Molti sono cristiani, adesso, per quanto lo sia chi è stato portato alla Fede con il fuoco e la spada.
Sergio II: "È il dovere della Chiesa convertire i Pagani." 
Giovanna: "Sì, ma che cos'è un giuramento estorto con la forza?" 
Sergio II: "Eppure Cristo ci comanda di diffondere la Parola di Dio fra tutte le razze della Terra, e di battezzare il suo popolo."
Giovanna: "Ma, considerate l'ordine del comandamento: prima diffondere la Parola, dopo battezzare. Come possiamo offrire il Sacramento del Battesimo prima che la Fede venga accolta dal cuore? 
Sergio II: "Voi ragionate bene. Dove siete stato educato? 
Giovanna: "È stato un maestro greco, di nome Esculapio, a istruirmi. Poi sono stato alla scuola di Dorestad e in seguito nella Confraternita di Fulda." 

Interessante quel beffardo "voi ragionate bene". Carlo Magno aveva pronunciato un voto di sterminio, pronto ad annientare i Sassoni se non avessero accettato di essere battezzati. Le idee di quel sovrano sono ancora oggi considerate tra i "valori fondanti" della Casa Comune Europea e gli è intitolato un premio. Viva i Sassoni! 


 
Gare di scorregge alla corte del Vescovo! 

Il Vescovo nella sua sede di Dorestad conduce una vita dissoluta e sfrenata, che con Cristo ha ben poco a che vedere. Quando Giovnna viene condotta col fratello alla presenza del pingue ecclesiastico, questi sta banchettando ed è in compagnia di una bellissima donna dalla chioma corvina. Una compagnia tutt'altro che casta: lei mi mette una mano tra le gambe! L'atmosfera alla festa è piuttosto pesante, perché avvolta in una densissima coltre di gas mefitici, formatasi a causa della turbolenta attività delle viscere dei molti convitati. C'è poi chi alimenta a bella posta questa produzione di peti, che vengono incendiati da una servetta biondiccia per mezzo di una candela, provocando potenti fiammate! 


Il Vichingo e il Vescovo

Poi, qualche tempo dopo il banchetto dei peti fiammeggianti, giunge la Nemesi. Mentre il Vescovo obeso sta celebrando il matrimonio forzato di Giovanna con un villico, arriva un fierissimo capo Vichingo, che va dritto davanti all'altare, con la spada in pugno. Fissa il Vescovo, che è preso dal terrore e si smerda addosso. Pensando di salvarsi la vita, l'ecclesiastico alza innanzi a sé il grosso volume delle Scritture, come se avesse il potere di fermare il ferro tramite un improbabile miracolo, e pronuncia qualche vana parola di minaccia. Il Vichingo fende le Scritture con la lama. Non accade nulla di soprannaturale. Sembra che gli occhi dell'ecclesiastico dal sembiante porcino strabuzzino dalle orbite. Il guerriero lo decapita con un colpo netto! Poi prende la grande croce dall'altare e la esibisce come un trofeo, urlando di trionfo. 
C'è un paradosso. Da una parte c'è il Vescovo simoniaco che fa orge, crapula e scorreggia, tutto in nome di Dio; invoca Cristo usandolo come strumento di iniquo potere. Dall'altra c'è il Vichingo, pieno d'ira, che attacca ciò che è un pericolo per il Costume dei suoi Avi. Il primo è più anticristiano del secondo. 


Qualche nota linguistica 

1) Etimologia di Gerold 
L'antroponimo Gerold deriva dal protogermanico *Gaizawaldaz "Dominatore dei Giavellotti", "Principe dei Giavellotti" (< *gaizaz "giavellotto" + -waldaz "dominatore", "principe").
2) Sassone e norreno:  
Il nome Gudrun è tipicamente norreno (Guðrún) e appartiene a una valchiria, chiamata anche Grimhildr. Nella lingua dei Sassoni, la donna sarebbe stata con ogni probabilità chiamata Krimhild. Quando Gudrun parla alla figlia Giovanna dell'antica mitologia, ne menziona i personaggi usando le forme norrene, Odino (Óðinn) e Mimir (Mímir), anziché quelle sassoni, Wôdan e *Mîmi. Verosimilmente, allo sceneggiatore e al regista mancano le nozioni fondamentali della filologia germanica: non distinguono le lingue germaniche settentrionali da quelle occidentali. Peggio, pensano che tutto ciò che è non-cristiano debba essere per forza di cose norreno. Non ho avendo letto il romanzo della Woolfolk Cross, non so dire se questi errori vi fossero già presenti. 
3) La lingua greca: 
Notiamo l'importanza della lingua greca nella formazione della giovane Giovanna. Mentre nel film di Anderson la ragazza, che sarebbe diventata la Papessa, riceveva la sua istruzione direttamente ad Atene, nel film di Wortmann la lingua greca le viene insegnata da un maestro itinerante, Esculapio, che possiede una grande conoscenza dell'antica Ellade, un caso quasi unico in quel contesto. Infatti, come specifica Giovanna a Papa Sergio, Esculapio non appartiene certo ai Franchi, essendo un nativo della Grecia migrato a Occidente. 


Il Papa sostituito

Per quanto possa sembrare strano, è stato fatto un pasticcio storico. La Papessa Giovanna (Giovanni VIII) avrebbe regnato tra Leone IV e Benedetto III, dall'855 all'857. Sergio II, che regnò per tre anni e due giorni, dall'844 all'847, fu invece il predecessore di Leone IV, il cui regnò durò 8 anni e 98 giorni, dall'847 all'855. Non so bene a cosa sia dovuta questa incongruenza, che a quanto pare è presente già nel romanzo di Donna Woolfolk Cross. L'autrice sostiene di aver condotto ricerche per proprio conto, ma sono piuttosto scettico sulla validità dei suoi risultati. In quest'epoca si è diffusa in modo capillare la nociva idea che la conoscenza della Storia (e anche quella del mito) si debba fondare sull'arbitrio degli autori di romanzi storici e sugli adattamenti cinematografiche delle loro opere. 


Vescovi con la figa! 

Nel finale del film, Arnalda lascia intendere che potessero esserci molti altri ecclesiastici di rango che nascondevano il loro sesso femminile, proprio come lei. Il problema è che, per scongiurare il ripetersi di un caso come quello della Papessa, sono state prese contromisure. Gli storici lo negano in modo pervicace, ritengono che si tratti di un mito anticlericale inventato in ambienti della Riforma Protestante. In realtà è tutto vero: è esistita una sedia forata, fatta di porfido rosso, su cui si sedeva il Papa appena eletto, in modo tale che un porporato infilasse la mano sotto per verificare l'effettivo sesso maschile. Solo in presenza di testicoli ben formati e di pene, si procedeva con la formula di rito (riportata in vari modi: "Virgam et testiculos habet", oppure "Testiculos habet et bene pendentes"), perché chi non ha testicoli non può essere fatto Papa (Testiculos qui non habet, Papa esse non posset, ossia "chi non ha testicoli, non potrà essere Papa"). Ebbene no, non era previsto che il verificatore procedesse a masturbare. ☺☺☺ Soltanto a procedura completata, superata la prova della virilità, si procedeva alla consacrazione e all'incoronazione con la tiara. Ci sono testimonianze del fatto che questa cerimonia era realmente praticata. In un'occasione, un prelato gallese, Adamo di Usk (1352 - 1430), vi poté assistere con i suoi occhi quando fu eletto Innocenzo VII (1336 circa - 1406): "Il Papa scende da cavallo per essere intronizzato ed entra nella chiesa. Quivi siede sulla cattedra porfirea fortata in basso, affinché il cardinale più giovane s'accerti della virilità e quindi cantandosi il Te Deum vien condotto all'altare" (Praz, 1979). Perché non viene data credibilità alla testimonianza di Adamo di Usk? Perché la Chiesa Romana, che nei secoli ha esercitato un'immensa influenza sulle università e sulla cultura, agisce tuttora attivamente per screditare chiunque le possa recare un nocumento anche minimo. Possiamo dire che in ogni caso il personaggio del film di Wortmann, Arnalda, non avrebbe mai realizzato il suo sogno di vedere un altro Papa dotato di cunnus

Altre recensioni e reazioni nel Web 

A quanto pare, il film di Wortmann non ha riscosso grande successo. Anzi, ha attirato un numero enorme di giudizi negativi, biliosi, furiosi, collerici. È stato considerato "banale", "approssimativo", "ridicolo" e via discorrendo. Nessuna di queste critiche sembra essere riconducibile in modo diretto alla Chiesa Romana. Hanno l'aria di essere puri e semplici tecnicismi, aventi come causa qualche aspetto non gradito come lo spessore dei personaggi, la sceneggiatura, la regia e via discorrendo. Eppure la loro insistenza ha dell'incredibile. Si può pensare che, sotto sotto, nascondano motivazioni religiose. In buona sostanza, la figura della Papessa non piace e non se ne deve parlare.
Riporto alcuni interventi pubblicati sul sito di critica cinematografica Il Davinotti.


Galbo ha scritto: "Tirate le somme tuttavia, l'interprete principale Johanna Wokalek, si rivela una della poche note positive di un film che ha i suo limite più evidenti in una sceneggiatura approssimativa che delinea caratteri banali e in una realizzazione spesso approssimativa."
Pigro ha scritto: "D’accordo che la storia della papessa è inventata, ma la ricostruzione storica pressappochista e fantasiosa disturba la visione, dando l’impressione di un pasticcio che contrasta con ciò che apparentemente dovrebbe essere un’opera seria, se non altro per i temi lambiti: la parità dei sessi, la forza della volontà..."
E ancora: "I personaggi sono rigidi, senza sfumature, così come le situazioni: è tutto superficiale nonostante si abbia l’impressione che venga proposto qualcosa di profondo. Un’occasione persa in una macedonia da ambizioso feuilleton." 
Didda23 ha scritto: "Purtroppo la realizzazione tecnica e registica lascia spesso a desiderare per mancanza di mordente e coraggio. La sceneggiatura scade troppo spesso nel banale e i dialoghi non sono così ficcanti. Si salvano il ritmo narrativo e la prova convincente della protagonista." 
Cotola ha scritto: "E' necessario vedendo un film del genere soprassedere sulla sua presunta storicità. Anche così facendo però la pellicola resta quello che è: una pessima soap priva di qualsiasi verosimiglianza e di qualsiasi tipo di spessore in cui il ridicolo, ovviamente involontario, è sempre dietro l'angolo." 
Non contento, infierisce: "Rozzo e pressappocchista come non accade spesso nemmeno nel peggiore cinema contemporaneo, raggiunge nel finale inaduite (sic) vette "trash" tali che è difficile trattenere il riso. La storia ed il mito sono cose serie e non vanno maltrattate così. Abominevole" 
Markus ha scritto: "Film pretenzioso che vorrebbe essere storiografico, ma in realtà (così com’è stato fatto) ha il carattere del trash. Il ritmo narrativo è sostenuto, ma pecca di continui passaggi forzati e involontarie situazioni ridanciane. La papessa ci mostra persino il suo "santo" deretano!" 
A parte il fatto che quel deretano è sensualissimo, trovo indegno ed esagerato il seguito: "L’amico venuto con me al cinema, all’uscita, ha commentato così: “talmente inverosimile da rasentare il grottesco”. Risate in sala con dito puntato sullo schermo… Pazzesco!" 

sabato 15 luglio 2023

UN RELITTO CELTICO IN ROMANCIO: TSCHIGRUN 'FORMAGGIO ALPINO' - E UN SUO PARENTE IN TEDESCO

In romancio esiste la parola tschigrun "formaggio alpino" (la grafia tsch- trascrive l'affricata /tʃ/, come in tedesco e come ch- in inglese). La sua origine, in apparenza problematica, può essere ricondotta a un sostrato celtico, da cui è passata come prestito all'alto tedesco Zieger, Ziger. Questa è la protoforma ricostruibile: 

Proto-celtico: *dwigrū "formaggio",
      genitivo *dwigronos 
Derivazione: da *dwi- "due volte" e *gwor- "calore" (analogo all'italiano ricotta, ossia "cotta due volte"). 
Note: 
L'assibilazione del gruppo iniziale *dw- deve essere stata causata dalla vocale anteriore seguente; probabilmente è uno sviluppo locale, che non ho mai riscontrato in altre lingue celtiche. Questo mutamento deve essere abbastanza antico, visto che la parola si trova in alto tedesco già con una consonante affricata /ts/

Questo è quanto riportato nel dizionario online DWDS (Der deutsche Wortschatz von 1600 bis heute "Il vocabolario tedesco dal 1600 ad oggi"): 

Zieger, auch (besonders schweiz.) Ziger m. (landschaftlich f.) ‘Käse aus Molke, Quark’, zunächst (vor allem in der Schweiz, im Elsaß, in Oberschwaben und Tirol) Bezeichnung für das Molkeneiweiß, die aus der (bei der Käseherstellung anfallenden) Molke durch Sieden und Säurebeimischung gewonnene Quarkmasse (daneben im Schwäb. und Bair.-Öst. Schotten m., Schotte f., s. d.), dann auch ‘aus Molkeneiweiß bereiteter Käse, Ziegerkäse’, mhd. ziger m. (frühmhd. vereinzelt zigere f.). Dem alem. tirol. Zi(e)ger ‘durch Gerinnen der Molke gewonnene feste Masse’ entspricht rätoroman. (Graubünden) tšigrun, šigrun, sigrun, auch (t)šagrun. Nach Hubschmied in: Vox Romanica 1 (1936) 92 ff. handelt es sich wohl um ein Wort der gallischen Milchwirtschaft, so daß vielleicht von einem spätgall. *tsigros auszugehen ist, entstanden aus gall. *dwigros ‘zweite Erwärmung’, zu kelt. *ger- ‘erwärmen, erhitzen’ (anzuschließen an die Wurzel ie. *gu̯her- ‘heiß, warm’, s. gar; vgl. air. fogeir ‘er erhitzt’) und der Kompositionsform kelt. *dwi- ‘zweifach’ (vgl. air. dē-, s. auch bi-); Benennungsmotiv wäre dann, daß die Milchflüssigkeit nach der Käsegewinnung zur Ausfällung des Molkeneiweißes nochmals und stärker erhitzt wird (vgl. ital. ricotta ‘Molkenkäse’, zu ital. ricuocere ‘noch einmal kochen, wieder aufkochen’). – Zi(e)gerkäse m. ‘aus Molkeneiweiß bereiteter Kräuterkäse’, mhd. zigerkæse

Traduzione in italiano: 

Zieger, anche (soprattutto svizzero) Ziger m. (rurale f.) 'formaggio di siero di latte, quark(1)', inizialmente (soprattutto in Svizzera, Alsazia, Alta Svevia e Tirolo) nome della proteina del siero di latte, che deriva dalla (a cagliata massa ottenuta durante la produzione del formaggio) mediante bollitura e aggiunta di acido (anche in Svevia e Baviera-Est Schotten m., Schotte f., s. d.), poi anche ‘formaggio a base di proteine ​​del siero di latte, formaggio di capra’, mhd (primo mhd. occasionalmente zigere f.). Dimmi tutto. Tirolo. Zi(e)ger 'massa solida ottenuta dalla coagulazione del siero' corrisponde a Retoromanzo (Grigioni) tšigrun, šigrun, sigrun, anche (t)šagrun. Secondo Hubschmied in: Vox Romanica 1 (1936) 92 ss. si tratta probabilmente di una parola dell'industria casearia gallica, per cui forse deriva da un tardo Gallico *tsigros viene da Gall. *dwigros ‘secondo riscaldamento’, anch’esso celtico. *ger- 'calore, calore' (da collegare alla radice i.e. *gu̯her- 'caldo, tiepido', vedi gar; cfr. air. fogeir 'egli riscalda') e la forma compositiva celtica *dwi- "doppio" (cfr. air. dē-, vedi anche bi-); Il motivo del nome sarebbe quindi che il liquido del latte viene riscaldato nuovamente e con maggiore forza dopo che il formaggio ha fatto precipitare le proteine ​​del siero di latte (cfr. italiano ricotta 'formaggio di siero di latte', italiano ricuocere 'cuocere di nuovo, portare di nuovo a ebollizione') . – Zi(e)gerkäse m. ‘formaggio alle erbe a base di proteine ​​del siero di latte’, medio alto tedesco zigerkæse

(1) Il quark è un formaggio fresco di latte vaccino pastorizzato, simile alla ricotta. 

Nel seguito riportiamo la protoforma indoeuropea con i suoi principali derivati formati tramite suffissi. Ci limitiamo ad evidenziare i discendenti in celtico, germanico, latino e greco antico (più un interessante esito in ligure), senza la pretesa di essere esaustivi. 

Proto-indoeuropeo: *gwher- "essere caldo"; "diventare caldo" 


Proto-celtico: *uϕo-gwereti "egli scalda" 
   Antico irlandese: fogeir "egli scalda" 
Proto-celtico: *gwerets "lardo" (genitivo *gweretos)
   Antico irlandese: geir "lardo" (genitivo geired)
   Medio gallese: gwer "lardo" 
Proto-celtico: *gworos "incubazione"; "pus"
   Antico irlandese: gor "incubazione"; "pus"
   Medio bretone: gor "pus"
   Gallese: gôr "pus" 

Derivati: 

i) Proto-indoeuropeo: *gwhéros "calore"; "tempo caldo" 


Proto-ellenico: *kwhéros "calore"; "stagione calda" 
    Greco antico: θέρος (théros) "calore"; "estate"

ii) Proto-indoeuropeo: *gwhermṇ "calore"


Proto-italico: *fermentom "fermentazione"
   Latino: fermentum "fermentazione", "lievito, fermento" 
Proto-germanico: *warmaz "caldo" 
   Antico alto tedesco: warm "caldo" 
   Norreno: varmr "caldo"  
   etc.
Proto-ligure: *bormos "caldo", "ribollente" 
   Idronimi: Bormida 
   Toponimi: Bormio, Worms (< Borbetomagus) 
   Teonimi celtici: Bormo, Borvo, Bormanus, Bormanicus
       Borbanus 
Proto-ellenico: *kwhermós "caldo" 
   Greco antico: θερμός (thermós) "caldo" 

iii) Proto-indoeuropeo: *gwhṛnós "qualcosa di caldo"


Proto-celtico: *gwornos "cosa ardente" 
   Antico irlandese: gorn "tizzone ardente"
Proto-italico: *fornos "cosa ardente" 
   Latino: furnus "forno", "fornace"

iv) Proto-indoeuropeo: *gwhrensós "calore" 


Proto-celtico: *gwrensos "calore" 
   Antico irlandese: grís "fuoco"; "calore"
   Gallese: gwres "calore"; "febbre" 

v) Proto-indoeuropeo: *gwhoréjeti "scaldare" 


Proto-celtico: *gworīti "egli scalda" 
   Antico irlandese: guirid "egli scalda" 

vi) Proto-indoeuropeo: *gwhṛnéuti "scaldarsi" 


Proto-germanico: *brinnanan "bruciare", "ardere" 
   Gotico: brinnan "bruciare", "ardere" 
   Antico alto tedesco: brinnan "bruciare", "ardere" 
   Norreno: brinna, brenna "bruciare", "ardere"
   etc. 

venerdì 30 giugno 2023


I PAGANI DI BERGEN IN NORVEGIA
(XII-XIV SECOLO) 

Come al solito, il mondo accademico tende a pontificare anche quando non possiede sufficienti informazioni. Così la scomparsa della scrittura runica in Norvegia è stata associata alla Cristianizzazione, avvenuta nel tardo X secolo e nel corso dell'XI. Questa è stata la vulgata accettata quasi per dogma, per lungo tempo. Poi, a partire dal 1955, nel quartiere di Bryggen a Bergen, sono state trovate circa 670 iscrizioni in caratteri runici, risalenti ad epoca basso medievale, da XII al XIV secolo. Sono incise su legno, principalmente di pino. Questi preziosi reperti si sono dimostrati una prova inconfutabile del perdurare della scrittura runica ben dopo i complessi eventi che hanno portato alla prevalenza del Cristianesimo. L'alfabeto latino non è diventato immediatamente popolare quando è stato importato assieme alla religione cristiana; si può dire che sia rimasto appannaggio degli ecclesiastici e dei ceti elevati. La popolazione meno abbiente è invece rimasta fedele alla propria eredità ancestrale, in modo tenace, soprattutto nelle impervie aree dell'entroterra. Per i Cristiani, un battezzato che continuava con gli antichi usi e costumi era un "cattivo cristiano". Chi si trovava in questa condizione ambigua, dal canto suo se ne fregava altamente e fingeva di aver adottato la religione straniera per continuare tranquillamente la sua esistenza. 

Quello che sorprende nel materiale runico ritrovato nella città mercantile di Bergen è la scarsa influenza cristiana. Certo, esistono iscrizioni cristiane con menzioni di Dio, della Vergine e di Santi, in funzione apotropaica, com'è logico attendersi, ma sono state trovate anche numerose iscrizioni pagane con menzioni di Odino e di Thor, delle Valchirie e delle Norne. Questo fatto di capitale importanza, che prova la tarda persistenza di pratiche e credenze pagane, è stato notato da Ebbe Schön nella sua opera Asa-Tors hammare: gudar och jättar i tro och tradition ("Il martello di Asa-Thor: Dei e giganti nella fede e nella tradizione"2004). Destano particolare attenzione alcuni testi erotici. Infine non va nascosto che esistono iscrizioni del tutto incomprensibili, che sembrano redatte in una lingua sconosciuta.


Riporto il testo di alcune iscrizioni, che considero notevoli. I lati dei legni su cui sono incise sono indicati con le lettere A, B, C, D.

Iscrizione runica N B145 

Traslitterazione: 

A. 
fell · til · friþrar · þ(e)llu · farl(e)ghrar · m(e)r · arla · fiskall · festibala · forn · byr hamar 

B.
norna · þæim (u)ihdi heuir þundar · þornluþrs ·  (e)olun·buþar · gloumar · gyghiartouma 

C.
kaltrs falkha . haldet ~ omnia . uinsciþ · amor . æþ nos c(c)itam(m)-- amori . 

D.
galdrs fasl(e)gha · haldet ~ omnia · uinciþ · amor . æþ nos c(e)damus . amori . 

Normalizzazione: 

A. 
Fell til fríðrar þellu fárligrar mér árla fiskáls festibála forn byrr hamarnorna;

B. 
þeim lundi hefir Þundar þornlúðrs jǫlunbúðar glaumarr gýgjartauma

C.
galdrs fastliga haldit. Omnia vincit Amor, et nos cedam[us] Amori.

D.
galdrs fastliga haldit. Omnia vincit Amor, et nos cedamus Amori. 

Traduzione: 

A. 
L'antica brezza delle Dee della scogliera è caduta presto su di me, rispetto al bellissimo e pericoloso giovane pino del fuoco inamovibile della distesa dei pesci. 
(ossia "Mi sono innamorato subito di quella donna bellissima e pericolosa")

B.
(su) quell'albero di Odino conduce, del trogolo di spine, della dimora del conflitto, il gigante delle briglie della gigantessa.

C.
La presa salda della magia. L'amore vince tutto; cediamo anche noi all'amore!

D. 
La presa salda della magia. L'amore vince tutto; cediamo anche noi all'amore!

Note:
Questo è un testo di magia seiðr. Le parti A e B sono composte di kenningar oscurissime, che hanno l'aspetto di pura poesia nonsense. La parte B è in assoluto la più difficile. Certe parole sono ai confini dell'intraducibilità. 
Come si può ben vedere, alla fine (parti C e D) è riportato e ripetuto un ben noto verso in latino: appare Virgilio nella sua veste medievale di mago! Doveva essere un contesto estremamente interessante dal punto di vista antropologico e culturale! Devo dire che non è affatto facile spiegare come abbiano fatto le parole di Virgilio a unirsi alla tradizione magica autoctona. 

Þundr è un antico nome di Odino (genitivo Þundar); 
jǫlun- può essere connesso con la rara parola poetica jǫll "distrurbo", "conflitto" (l'origine ultima è al momento ignota); 
glaumarr "gigante", da una radice che indica il rumore, specie se festoso (è una tipica kenning). 

Iscrizione runica N B380 

Traslitterazione:  

hæil ÷ se þu : ok : i huhum : goþom
þor : þik : þig÷gi : oþen : þik ÷ æihi : 

Normalizzazione: 

Heill sé þú ok í hugum góðum. Þórr þik þiggi, Óðinn þik eigi.

Traduzione: 

Salute a te e buoni pensieri. Possa Thor accoglierti, possa Odino possederti.

Note: 
Non ci sono dubbi sul fatto che chi ha inciso questa iscrizione era un attivo praticante dei sacrifici cruenti (blót). 

Iscrizione runica N B257 

Traslitterazione:

A. 
rist ek : bot:runar : rist : ek : biabh:runar : eæin:fal : uiþ : aluom : tuialt : uiþ trolom : þreualt : uiþ : þ(u)-- 

B.
uiþ enne : skøþo : skah : ualkyrriu : sua:at : eæi mehi : þo:at æ uili : læuis : kona : liui : þinu g- 

C.
ek sender : þer : ek se a þer : ylhiar : erhi ok oþola : a þer : rini : uþole : auk : i(a)luns : moþ : sittu : alri : sop þu : aldr(i) -

D. 
ant : mer : sem : sialþre : þer : beirist : rubus : rabus : eþ : arantabus : laus : abus : rosa : gaua --

Normalizzazione: 

A. 
Ríst ek bótrúnar, ríst ek bjargrúnar, einfalt við alfum, tvífalt við trollum, þrífalt við þ[ursum], 

B.
við inni skoðu skag valkyriu, svát ei megi, þótt æ vili, lævís kona, lífi þínu gr[anda], 

C.
ek sendi þér, ek sé á þér, ylgjar ergi ok úþola. Á þér hríni úþoli ok joluns móð. Sittu aldri, sof þú aldri

D. 
ant mér sem sjalfri þér beirist rubus rabus et arantabus laus abus rosa gaua ...

Traduzione: 

A. 
Io incido rune di aiuto, io incido rune di protezione, una volta contro gli elfi, due volte contro i mostri, tre volte contro gli orchi,

B.
contro la dannosa Valchiria Skag, affinché non possa mai, anche se lo volesse - donna malvagia! - ferire la tua vita 

C.
Io mando a te, io guardo su di te: malvagità e odio da lupo. Che l'angoscia insopportabile e la miseria del conflitto abbiano effetto su di te. Non ti siederai mai, non dormirai mai.

D.
Amami come te stessa!
(formule magiche di aspetto latino)

Note:
Si tratta di malocchio! È stato notato che l'iscrizione ha stretti parallelismi con gli amuleti magici presenti nella poesia eddica, in particolare il verso 36 del poema Skírnismál. Secondo l'edizione di Finnur Jónsson del 1932 e la traduzione del 2014 di Carolyne Larrington (con le interruzioni di riga modificate per corrispondere all'originale):

Þurs rístk þér
ok þría stafi,
ęrgi ok œði ok óþola,
svá ek þat af ríst
sem ek þat á ręist,
ef gęrvask þarfar þess.

Traduzione: 

Orco, incido per te
e tre rune, 
oscenità, frenesia e desiderio insopportabile;
posso scolpire via questo,
come l'ho inciso,
se c'è bisogno di ciò.

Si nota la parola jǫlun, qui al genitivo jǫluns, già vista nell'iscrizione runica N B145 (vedi sopra). La sua occorrenza conferma il significato attribuito. 

Iscrizione runica N 288 

Traslitterazione: 

uikigr-

Normalizzazione: 

Víkingr 

Traduzione: 

Vichingo

Note: 
Il testo è breve ma altamente significativo. Dimostra la persistenza dell'epiteto víkingr "vichingo", ossia "pirata", ben oltre l'anno 1066, che è considerato ufficialmente la "fine dell'Età Vichinga". Si noti che l'iscrizione N B288 è del tutto diversa: la catalogazione di questi documenti è molto caotica.

Iscrizione runica N B11

Traslitterazione: 

felleg er fuþ sin bylli
fuþorglbasm


Normalizzazione: 

Féligr er fuð sinn byrli
Fuðorglbasm

Traduzione: 

Amabile è la figa, possa il cazzo riempirla!
(rune ordinate dell'alfabeto Fuþork)

Note:
Questa è una tipica iscrizione erotica, che lascia ben poco all'immaginazione. 

Iscrizione runica B018

Traslitterazione: 

þr:inliossa:log:rostirriþatbiþa:(aþ) 
yþænþuæt[-]nuka:ældiriþsu(an)ahiþar: 
s(au)dælakumlynhuit(an)ha[--]klko 
lotak(ol)ahbohas(ol)ar:fiartar:tahs[--] [...]kuiþi 
þækanukabækiiar 

Normalizzazione: 

Traduzione: 
sconosciuta 

Note: 
Questa è una delle iscrizioni runiche scritte in quella che ha tutta l'aria di essere una lingua sconosciuta. Non mi risultano tentativi di normalizzazione e di traduzione di questo testo. Bisognerebbe chiedersi che lingua è mai questa e come riuscire ad identificarla. Forse un giorno qualcuno riuscirà a dare una spiegazione usando il norreno. In questo caso, si dimostrerà che l'intraducibilità era dovuta soltanto alla cattiva grafia (mancanza di separazione tra le parole, etc.) e all'uso di kenningar incredibilmente ostiche. Staremo a vedere come si risolverà la questione. 

Bigliografia 

Riporto il link all'articolo di Aslak Ljestøl, Rúnavísur frá Björgvin (in islandese), che discute ampiamente questo materiale runico: 


Molto interessanti sono anche queste pagine: 

https://www.arild-hauge.com/innskrifter4.htm

https://academytravel.com.au/blog/runic-writing-in-medieval-bergen

Riporto il link a un database delle iscrizioni runiche, ma la sua esplorazione si presenta abbastanza ardua:


Molti altri documenti sono presenti nel Web, basta dedicarci un po' di tempo, se si trova interessante l'argomento.


Il contesto anseatico (XIV secolo)

La Lega Anseatica (da hansa "coorte") aprì un suo importante ufficio a Bergen nel 1360, in cui i mercanti tedeschi controllavano l'esportazione dello stoccafisso norvegese e l'importazione di vari prodotti, tra cui i cereali e il sale. Questi mercanti della Lega facevano lavorare gente di Bergen e dell'interno montuoso, in condizioni molto dure. Fa un certo effetto constatare che tra i lavoratori vi erano molti pagani, residui di un mondo che è stato dato per morto da secoli dalle istituzioni scolastiche. Sono stato nel famoso Quartiere Anseatico di Bryggen nell'estate del 1992, il giorno dopo aver visitato il lebbrosario adibito a museo. Ho potuto vedere con i miei occhi che nei dormitori qualche lavoratore, proprio in prossimità delle cuccette, aveva inciso strani simboli. Tutto irradiava un'atmosfera orrenda di schiavitù, di sopportazione, di vita difficile.

martedì 30 maggio 2023

ETIMOLOGIA DELL'ANTROPONIMO NORMANNO BOEMONDO

Boemondo d'Altavilla, detto anche Boemondo di Taranto (tra il 1051 e il 1058 - 1111), figlio di Roberto il Guiscardo, Principe di Taranto (1015 - 1085), fu uno dei più cospicui comandanti della Prima Crociata. Conquistò Antiochia e ne divenne Principe. I manuali storici si occupano di riportare le sue vittorie e le sue sconfitte. Quello che a me interessa è l'etimologia del suo bizzarro antroponimo. Da dove potrà mai derivare Boemondo

A quanto sembra, questo nome non è attestato in norreno, come invece ci si aspetterebbe. Ne ho invano cercato tracce, senza trovare nulla. Non fa parte del ricchissimo patrimonio onomastico degli antichi Scandinavi. Potrebbe invece trovarsi nelle saghe norvegesi del XIV secolo, che erano traduzioni o adattamenti di testi in lingua francese antica, di argomento cavalleresco. In tal caso sarebbe passato dalla lingua d'oïl all'antico norvegese. Si converrà che non è affatto facile ricercare una data informazione, visto che il materiale spesso non è consultabile. Va già bene se si trovano dei file .pdf senza la possibilità di fare ricerche nel testo. 

Questo è tutto ciò che si riesce a recuperare nel Web: 

Forme attestate: Boiamund, BoamundBiamund,
     Baamund, Baamont 
Forme latinizzate: BohemundusBoemundus
     BuamundusBoamundus 
Greco (Anna Comnena): Βαϊμοῦντος (Baïmuntos
Italiano: Boemondo
     Buiamonte (Toscana, citato da Dante) 
     Baiamonte (Toscana, Sicilia) 
     Bajamonte (Veneto) 
     
Boimonte (Campania, Calabria) 
     Biamonte (Liguria) 

Forme moderne: 
  Italiano: Boemondo 
  Siciliano: Buimunnu  
  Francese: Bohémond
  Tedesco: Bohemund 
  Inglese: Bohemond 

Le forme attestate come Boiamund e simili dovrebbero trovarsi in documenti in latino e in opere in francese antico. Alcuni autori le enumerano tra le attestazioni di antroponimi dell'area dell'antico alto tedesco (Förstemann, 1856). 

La seconda parte del composto non presenta problemi: deriva in modo diretto dal protogermanico *-munduz "protettore", che si trova negli antroponimi maschili e ha la stessa radice di *mundō "protezione", "mano" (genere: femminile). L'esito norreno di *-munduz è -mundr (genitivo -mundar). 
Nelle lingue germaniche antiche si trovano moltissimi nomi propri di persona maschili formati con questo elemento.

Possibili etimologie germaniche: 

1) "Protettore dei ragazzi" 
Possibile primo membro del composto: norreno bófi /'bo:vi/ "ragazzo" (genitivo bófa); in islandese moderno è passato a significare "bandito". Il termine è derivato dalla stessa radice protogermanica *bō- che con diverse estensioni ha dato l'inglese boy e il tedesco Bube "ragazzo". Alfonso Burgio riporta quanto segue nel suo Dizionario dei nomi propri di persona (1992): "dal germanico Boemunt composto dalla radice munt, mund, difesa, protezione. Il primo elemento da bob, ragazzo. Il nome significa protettore dei ragazzi." Mi pare un'ipotesi abbastanza implausibile, anche perché non si trovano antroponimi composti formati a partire da questa radice. 
2) "Protettore dei Boi"  
Possibile primo elemento del composto: il nome della popolazione celtica dei Boi (gallico Boio-, attestato in antroponimi). Salvatore Carmelo Trovato, in Studi linguistici in memoria di Giovanni Tropea (Edizioni dell'Orso, 2009), riporta: "Bojen 'Boi' + *munda- 'protezione, difesa' = 'protettore dei Boi'." Mi pare un'ipotesi abbastanza implausibile. La popolazione celtica dei Boi è indicata da Trovato con la sua attuale denominazione tedesca, Bojen, segno che non è un esperto di lingue celtiche antiche.  

Etimologie marchianamente false: 
 
i) Boatus Mundi "Clamore del Mondo" 
Questa è una tipica etimologia popolare, che ignora ogni rudimento di grammatica e si basa unicamente sull'assonanza, spesso rozza. Non ha fondamento alcuno. 
ii) "Uomo forte" 
Questa "traduzione" è riportata nel lavoro di Carlo Ermanno Ferrari, Vocabolario de' nomi proprj sustantivi (1830). Non ha fondamento alcuno. 
iii) "Arciere" 
Questa "traduzione" è riportata nel sito Santi, beati e testimoni (www.santiebeati.it), che menziona un San Boemondo morto nel 1140 (solo una trentina di anni dopo la morte di Boemondo di Taranto), senza dettagli biografici né agiografia. Non ha fondamento alcuno.

Un'etimologia popolare biblica: 

Tutto inizia dall'oscura allusione a un gigante denominato Buamundus, protagonista di un racconto popolare andato perduto. Roberto il Guiscardo fece battezzare il figlio con il nome Marco (non certo tipico dei Normanni), per poi soprannominarlo Buamundus per via della massiccia corporatura che aveva già da bambino. La fonte di queste informazioni, a parer mio di attendibilità assai dubbia, è il monaco e storico inglese Orderico Vitale (1075 - 1142). Questo è il brano: "Marcus quippe in baptismate nominatus est; sed a patre suo, audita in convivio ioculari fabula de Buamundo gigante, puero iocunde impositum est", ossia "Marco è stato effettivamente battezzato così; ma da suo padre, che aveva ascoltato in una festa la favola del gigante Buamundus, (quel nome) è stato imposto allegramente al bambino". Il nome Buamundus altro non sarebbe che una deformazione popolare di Behemoth, nome ebraico della bestia di proporzioni immani descritta nella Bibbia (Libro di Giobbe) e raffigurata con le sembianze di un mostruoso ippopotamo. Se questo fosse vero, l'antroponimo Boemondo sarebbe un semplice soprannome pseudo-germanico. La sua somiglianza con i nomi germanici in -mund sarebbe dovuta a un'etimologia popolare. Un nome biblico sarebbe stato adattato dal volgo assumendo così l'aspetto di un nome germanico genuino. Una vicenda simile è quella dei rubicondi irlandesi che credevano Maria Maddalena una loro compaesana: sarebbero stati pronti a giurare e a spergiurare che il suo vero nome fosse Mary McDillon.   

Conclusioni:  

Che nome è Boemondo? È un nome norreno? È un nome franco, ascrivibile all'antico alto tedesco? Oppure è davvero un nome biblico passato attraverso l'usura fonetica del popolino? Perché non sembra essere esistito prima del figlio di Roberto il Guiscardo? Se fosse stato solo un soprannome, come mai avrebbe acquistato lo status di nome di battesimo tra i discendenti di Boemondo di Taranto? A cosa si deve la grande variabilità delle sue attestazioni, perdurate spesso fino ad oggi come cognomi? Per giungere a una conclusione ragionevole servono ulteriori studi e dati (forse perduti per sempre). Ricordo un professore che era solito dire: "Ci sono aspetti del Medioevo che non ci saranno mai noti, non li potremo mai conoscere." Ecco, mi pare che l'etimologia di Boemondo sia tra questi misteri. Quello che mi pare incredibile, è la totale assenza di interesse da parte del mondo accademico. 

martedì 21 marzo 2023

 
COMPRATEMI TUTTA
 
Titolo originale:  The best of Jack Williamson
Autore: Jack Williamson
Anno: 1978 
Lingua originale: Inglese 
Genere: Fantascienza 
Sottogenere: Space opera, distopia
Tipologia: Antologia di racconti 

Edizione italiana: 18/3/1979
Editore: Arnoldo Mondadori Editore 
Collana: Urania
  (Urania settimanale - Le antologie)
  Numero: 775 
Copertina: Karel Thole 
Traduttore: Riccardo Valla 
Pagine: 154 pagg.
Codice EAN: 5000089600861

Indice:
L'ugualizzatore (The Equalizer)
Venditore ambulante (The Peddler's Nose)
La più felice delle creature (The Happiest Creature)
Il freddo occhio verde (The Cold Green Eye)
Operazione gravità (Operation: Gravity)
Visita alla mamma (Jamboree)
Bel tuffo, ragazzo (The Highest Dive)
Compratemi tutta (Guinevere for Everybody) 


Sinossi (da MondoUrania.com): 
La ragazza era incatenata alla macchina distributrice, il suo richiamo lamentoso si perdeva nella vastità dell'atrio dell'aereoporto. - Ehi, voi... C'è nessuno che voglia comprarmi?... Forse voi, signore? - disse a uno degli assonnati passeggeri appena sbarcati dal jet di Kansas City, fissandolo coi suoi grandi e conturbanti occhi azzurri. - Compratemi voi... compratemi tutta... vedrete che vi piacerò... - Philip Chimberley si fermò, la guardò, inghiottì a fatica. Sulla macchina distributrice, una stereoscopica insegna luminosa diceva: GHISLENA COMPRATELA SUBITO NON E' UN ROBOT... CHE COS'E'? Uno dei poli della narrativa di Jack Williamson è una profonda quanto misteriosa familiarità con gli usi e i costumi degli androidi, un'acutissima sensibilità per la loro psicologia. L'altro polo è un "senso del Cosmo" portato a limiti insuperati e forse insuperabili di spettacolarità. Entrambi i poli sono rappresentati in questa e nella precedente raccolta ("La Stazione della Stella Morta", URANIA n. 773) delle maggiori storie di uno dei maggiori maestri della fantascienza. 

Racconti: 

1) L'ugualizzatore 
Un racconto densamente e compattamente politico, ambientato in una spaventosa distopia orwelliana. La Terra è sotto la dittatura di un presidente trumpiforme e di una mostruosa entità statuale denominata Macchina della Giustizia. Per far sopravvivere questa dittatura, sono necessarie immense quantità di plutonio e di altri materiali radioattivi, così viene inviata una spedizione mineraria sui pianeti della Stella Nera di Barstow, situata a pochi anni luce dalla Terra. Due prigionieri, Jim Cameron e Chad Barstow  sono liberati da Julian Hudd, Segretario Speciale della Macchina della Giustizia. Chad è il nipote di Dane Barstow, scopritore dell'omonima stella e sovversivo. Il gerarca mette i due uomini al corrente di strani avvenimenti: si sono interrotte tutte le comunicazioni con la base lunare di Fort America e con la Terra. Si rende quindi necessario organizzare una spedizione per capire cos'è successo e trovare un rimedio; Jim e Chad sono arruolati. Alla guida viene messo il robusto e fulvo Capitano Rory Doyle, sotto la sorveglianza l'odiosissimo Giustizialista Victor Lord, che ne approfitta per dare il tormento a tutti, abusando della sua autorità. Giunti sulla Luna, trovano la base di Fort America in condizioni di totale abbandono: non si trova più traccia di nessuno, come se ci fosse stata un'evacuazione ordinata. Il mistero è fittissimo. Viene così deciso di recarsi sulla Terra, atterrando nell'antica capitale, Americania, che viene trovata deserta proprio come Fort America. Studiando i resti di un missile, viene trovato qualche indizio su un misterioso evento che ha portato alla cessazione improvvisa del regime. Dopo molte peripezie e colpi di scena, si scoprirà che la causa di tutto ciò è un congegno ai limiti della magia, inventato dal nonno di Chad Barstow. Semplicissimo a prodursi, è in grado di fornire a tutti una quantità infinita di energia pulita e gratuita, ponendo fine all'idea stessa di esistenza dello Stato.   

2) Venditore ambulante 
È la storia di un vagabondo dello spazio, un reietto che gira da un sistema planetario all'altro tentando di rifilare ai nativi pericolose pataccate, rimediando in cambio alcol di pessima qualità. Questo individuo ha un aspetto fisico grottesco e assai peculiare, caratterizzato da un gigantesco nasone! Cerca invano di sfuggire alle autorità che presiedono alla Quarantena, il cui compito è quello di evitare alle genti in grado di compiere viaggi interstellari di entrare in contatto con le popolazioni dei pianeti arretrati. Oltre a questo, le autorità vorrebbero costringere il poveraccio a sottoporsi a un intervento di chirurgia plastica per ridurre il suo nasone imponente a un nasino francese! Lui si oppone con furia: ha il terrore che possano ridurre anche il suo fallo!  

3) La più felice delle creature 
Un energumeno ripugnante viene raccattato dal deserto del Nuovo Messico, dalle parti di Albuquerque, e portato su un'astronave. È un individuo violento dal cervello rudimentale, più un umanoide riscimmiato che un essere umano vero e proprio. Quelli dell'astronave gli promettono di dargli una nuova vita beata, a patto che non ne parli con nessuno e che rinunci ad uccidere. Alla fine lo scaricano in un pianeta artificiale che è una brutta copia della terra, proprio in un luogo che somiglia a quel deretano cosmico che è Albuquerque. Ritrova la sua fidanzata, che è ovviamente una copia. Da li in poi tutto gli finisce in merda!

4) Il freddo occhio verde 
Un bambino americano cresce in India tra i monaci di Mahavira ed apprende la loro sapienza. I suoi genitori sono morti durante un viaggio e l'orfano viene inviato nel lontano Kansas, da un'arcigna e bigotta zia, Agatha, che vede come fumo negli occhi ogni minima cosa etichettabile come "non cristiana" e "pagana". La vecchia ha una caratteristica fisica sinistra e inquietanti: i suoi occhi sono di colori diversi, uno bruno e uno verde. Dopo aver cercato con ogni mezzo di imporre la conversione al bambino, sottoponendolo a maltrattamenti e violenze, si renderà infine conto della realtà pericolosissima del Karma...

5) Operazione gravità 
Il Capitano Barron, che comanda la nave da guerra "Starhawk" (ossia "Falco delle Stelle"), riceve la visita di un vecchiaccio oltremodo molesto, che si rivela essere uno scienziato, il Dottor Knedder. Con sommo fastidio del Capitano, la sua amatissima nave viene requisita dall'Ammiraglio (mai menzionato per cognome) e messa a disposizione dello scienziato, che subito la fa da padrone e si comporta in modo spocchioso. L'operazione "Gigante Nano" ha priorità su tutto. Dopo varie peripezie, si comprende che la destinazione del nuovo viaggio è un pianeta situato oltre l'orbita di Plutone. Questo corpo celeste, denominato Cerbero, è piccolissimo ma ha una massa smisurata, in pratica è una stella collassata fatta di materia neutronica. In altre parole, è una nana bianca. Per il Capitano Barron non sarà facile salvare la pelle e tenere a bada il despotico Dottor Knedder, a cui è stato conferito il titolo di Ammiraglio!

6) Visita alla mamma 
Un racconto a dir poco esasperante. La specie umana è stata colpita da una catastrofe che ha ucciso tutti gli adulti. Così la procreazione è affidata a una macchina folle chiamata "Mamma", che si occupa di fabbricare i bebè, chiamati "zampemolli". Questi esseri larvali crescono e diventano odiosissimi Scout, educati nei ranghi da un robot ossessivo chiamato "Papà", dotato di cingoli e fruste, che li sorveglia senza sosta. Ogni anno si tiene una riunione, il cosiddetto "Jamboree". Quando i ragazzi crescono troppo, vengono soppressi e i loro corpi sono utilizzati dalla "Mamma" come pappa genetica per dar vita alla generazione successiva. Uno scout insolitamente intelligente cerca di porre fine a queste aberrazioni facendo esplodere il reattore nucleare che alimenta la "Mamma". Il problema è che fallisce miseramente.  

7) Bel tuffo, ragazzo  
Max Mayfield è impegnato in una pericolosa missione spaziale esplorativa sull'immenso pianeta denominato Atlante, che è una sfida alle leggi della fisica. Ha una massa piccolissima e dimensioni spropositate. La gravità è molto debole ed è facilissimo essere spazzati via dal vento. I colleghi di Mayfield sono il giapponese monco Komatsu e lo slavo ustionato Marutiak; i datori di lavoro sono alieni giganteschi simili a ragni e a stelle marine, impegnati nella ricerca dei misteri del pianeta impossibile. La vita di Mayfield sarà durissima e messa a rischio istante dopo istante, eppure grazie a un suo errore Atlante rivelerà finalmente i suoi segreti!  

8) Compratemi tutta 
Un austero informatico, Chimberley, giunto in un aeroporto si imbatte in qualcosa di sorprendente: una bellissima ragazza in vendita per pochi dollari. Bionda e con grandi occhi azzurri, la sensuale creatura dell'ingegneria genetica dice di chiamarsi Ghislena e implora Chimberley di comprarla. L'informatico deve indagare su un guasto all'Intelligenza Artificiale denominata Athena Sue e ha bisogno di numerose informazioni, ma si scontra con l'omertà della fanciulla. Per poterne venire a capo, si trova costretto a comprarla. A questo punto si accorge di qualcosa di molto spiacevole: la popolazione mostra un'ostilità assoluta nei suoi confronti, perché ha comprato questa prostituta. Non si lascia perdere d'animo, nonostante lui e la ragazza rischino il linciaggio. Nel corso delle indagini, viene a galla la verità. Una verità attualissima: l'Intelligenza Artificiale è stata sabotata da Matt Skane, il precedente Direttore Generale, nerboruto e fulvo come Thor. Lui e i suoi dirigenti, esautorati e privati del lavoro dalla Rivoluzione Informatica, hanno elaborato un piano diabolico. Chimberley riuscirà a risolvere il difficile caso con le sue doti di detective, ma non potrà impedire a Skane e ai suoi di reinsediarsi nelle loro posizioni di potere e di corruzione. Scoprirà infine qualcosa di molto spiacevole sulla splendida Ghislena...  

Recensione:
Le otto storie che compongono l'antologia sembrano tra loro del tutto slegate: si potrebbe pensare che l'unico elemento davvero in comune sia l'autore. Non hanno la stessa ambientazione e più in generale non appartengono allo stesso universo narrativo - anche se in alcuni casi si trovano elementi in comune (gli Scout, il cognome Barstow, la Quarantena, l'energia psionica, etc.). Si ha l'impressione che questo numero di Urania sia ingannevole, dato che in qualche modo confonde il lettore. L'intenzione era quella di dare particolare risalto a un racconto capace di indurre fantasie erotiche, ossia Compratemi tutta, troppo breve per essere pubblicato da solo. Si potrebbe pensare che fosse una buona trovata di marketing, con allusioni prostitutive e una ragazza discinta sulla copertina, ma occorre ricordare l'inveterato puritanesimo di gran parte dei lettori italiani di fantascienza. Forse era piuttosto un tentativo di dare la scossa a un pubblico inerte!
Tuttavia, se ci si pensa con attenzione, si scopre che c'è un minimo comun denominatore. Il tema fondamentale trattato, trasversale a tutti i racconti, è quello della tirannia e delle sue conseguenze sull'individuo. Si esplorano le diverse declinazioni dell'assenza di libertà:
  1) tirannia politica,
  2) tirannia militare, 
  3) tirannia religiosa, 
  4) tirannia scientifica,
  5) tirannia robotica. 
Si mostra in tutta la sua sua grottesca aberrazione la mentalità del pistolero americano, in preda alla paranoia della sicurezza, che ragiona secondo questi principi: "Se non so cos'è, sparo", "Se non capisco cos'è, sparo"
Un'altro tema trattato, abbastanza peculiare, è quello dell'estrema inospitalità del Cosmo. Williamson non ha ancora ben chiaro che siamo soli in un Universo insensato. Tuttavia si avvicina spesso a questa consapevolezza, ad esempio nel racconto lungo L'ugualizzatore

Fantafisica e incapacità predittiva

Nel primo racconto, L'ugualizzatore, viene effettuata una ricognizione sulla base lunare, che viene trovata deserta. Sono rimasto allibito quando mi sono imbattuto in questa "perla":

"Ci guidò lungo un corridoio laterale, e infine apri una porta che non era chiusa a chiave. La serie di stanze che si presentò ai nostri occhi era deserta… e perfettamente in ordine. Sedie vuote erano ordinatamente appoggiate alle scrivanie vuote. I telefoni erano regolarmente appesi al gancio, le penne erano infilate nel calamaio." 
(pag. 20) 

Capacità predittive: zero. Colonizzazione spaziale con penne e calamai! Se ci pensiamo bene, è pazzesco. Procedendo nella lettura, veniamo infine a conoscenza degli arcani Misteri dell'Ugualizzatore. Williamson immagina che disponendo un circuito secondo una data geometria, si possa generare energia dal nulla, in modo assolutamente gratuito e in quantità illimitata! La Termodinamica è qui surclassata da una specie di Marxismo fantafisico: si suppone che la disponibilità di energia ottenuta dall'ugualizzatore sia in grado di produrre in modo spontaneo la Rivoluzione, facendo emergere all'istante la vera natura dell'essere umano, ovviamente buona! Il ginevrino Rousseau ne sarebbe di certo entusiasta. 

Fantainformatica e ingegneria genetica

Il computer Athena Sue è un'Intelligenza Artificiale. Come al solito, ha proporzioni colossali, titaniche. Inoltre è un assemblato di tecnologia arcaica! 

"Un tempo, si disse, il dolce suono del pensiero meccanizzato riempiva coi suoi bisbigli l'intera sala. Le schede perforale passavano allegramente nel selezionatore, allorché Athena Sue voleva ricordare qualcosa. Le testine incidevano frusciante nastro magnetico, a mano a mano che archiviavano nuove informazioni. I relè crepitavano quando prendeva le sue rapide decisioni, e le sue numerose labbra mormoravano in forma di stampatrici automatiche." 
(pag. 156)

Come una massa antidiluviana di nastri magnetici, testine e relè possa dar origine a una vita in tutto e per tutto simile a quella umana, è qualcosa di incomprensibile!

Meditazioni sull'insufficienza umana 

Se la fantascienza è tanto una boiata, perché mi ostino a leggerla? Semplice. Mi affascina la natura fallimentare delle capacità predittive umane. La questione rimanda allo studio della Natura del Tempo. Molti sono ossessionati da dilemmi cosmologici e cosmogonici: "L'Universo è finito o infinito?", "L'Universo ha avuto un inizio o esiste da sempre?" Altre domande mi affliggono: "Il futuro è aperto o chiuso?", "Abbiamo possibilità di scegliere tra varie possibilità oppure esiste una sola possibilità realizzabile?", "Il futuro è prevedibile o imprevedibile?" Il cervello umano è insufficiente. Nemmeno le menti più geniali hanno potuto dare risposte certe e definitive, nonostante secoli di studio e di impegno. 

Un pregevole thriller metafisico

Mi è piaciuto il racconto Il freddo occhio verde, decisamente anomalo per essere etichettato come Science Fiction. Trasmette un'angoscia spaventosa, ai limiti del sulfureo. Questo è un risultato notevole. Un racconto che non desta nulla nel lettore, non vale nulla. La tirannia religiosa si manifesta con un'odio insanabile verso tutto ciò che è sconosciuto. È questo l'equivalente religioso del pistolero che spara a tutto ciò che non capisce. Nel finale avviene l'irruzione del soprannaturale, come se fosse un elemento retributivo che estingue una spaventosa ingiustizia. Il lettore ne rimane quasi sollevato, perché vede all'opera qualcosa che nella realtà appartiene soltanto al mondo delle fantasticherie. Probabilmente questo racconto è autobiografico e descrive l'esperienza dell'autore con l'opprimente mondo delle Chiese Evangeliche americane. 

Etimologia di Barstow 

Il cognome Barstow trae origine da un luogo perduto chiamato Bairstow, situato nello Yorkshire, in Inghilterra. In medio inglese il nome era Bayrestowe. Il significato in antico inglese è "luogo delle bacche": il raro suffisso -stow(e) deriva da stōw "luogo", "posto" (plurale stōwa, stōwe), mentre la prima parte del composto è da beġer, che significa "bacca". La città di Barstow, in California, ha tratto il suo nome nel 1884 in onore di William Barstow Strong, il presidente della Ferrovia di Santa Fe. Questo notabile ha promosso lo sviluppo della linea ferroviaria che attraversava l'area che all'epoca era chiamata Waterman Junction. La città è stata denominata ufficialmente Barstow nel 1886 quando è stata richiesta la fondazione di un ufficio postale con questo nome. 

Etimologia di Ghislena 

L'antroponimo femminile Ghislena è chiaramente un derivato del norreno gísl "ostaggio". Sembra un nomen omen, tanto si adatta al personaggio. Peccato che nell'originale in inglese, il nome della dolce donzella in vendita sia invece Guinivere, ossia Ginevra! Due cose sono sommamente esecrabili: 
1) I famosi tagli di Urania; 
2) I cambiamenti arbitrari nei nomi, fatti dai traduttori per motivi imperscrutabili. 
In questo specifico caso è possibile che sia stato scelto di "tradurre" Guinivere con "Ghislena" per evitare fastidiose pronunce ortografiche. Scopriamo però cose molto interessanti passando in rassegna le varie edizioni italiane del racconto di Williamson.

Sintetica storia editoriale

Come spiegato nella sinossi contenuta nel sito di MondoUrania, altri sei racconti di Williamson sono stati pubblicati due volte in una raccolta intitolata La stazione della stella oscura (Urania n. 773, 1979). Nel 1993 lo stesso titolo è stato dato anche a una raccolta completa di tutti i 14 racconti (Classici Urania n. 191; I Libri di Urania n. 9). Nel sito Fantascienza.com si scopre che, oltre a quella di Riccardo Valla, esistono anche altre due traduzioni del racconto Guinivere for Everybody. Una è opera di Ugo Malaguti, l'altra di Roberta Rambelli. Entrambe sono intitolate Ginevra per tutti. Ecco il link: 


Ecco l'elenco completo delle pubblicazioni: 

1) Ginevra per tutti, 1971 in Tempesta su Giove, Nova SF° a. V n. 14, Libra Editrice. 
Traduzione: Ugo Malaguti
2) Ginevra per tutti, 1977 in Racconti di fantascienza, Cultura Politica 182, Savelli.
Traduzione: Ugo Malaguti
3) Compratemi tutta, 1979 in Compratemi tutta, Urania 775, Arnoldo Mondadori Editore. 
Traduzione: Riccardo Valla
4) Ginevra per tutti, 1980 in Robotica, Grandi Opere Nord 6, Editrice Nord.
Traduzione: Roberta Rambelli
5) Compratemi tutta, 1991 in Il quarto libro della fantascienza, Supercoralli, Einaudi. 
Traduzione: Riccardo Valla
ISBN: 8806126261 
6) Compratemi tutta, 1992 in Il quarto libro della fantascienza, Einaudi Tascabili. Letteratura 115, Einaudi.
Traduzione: Riccardo Valla
ISBN: 8806131613 
7) Compratemi tutta, 1993 in La Stazione della Stella Morta, Classici Urania 191, Arnoldo Mondadori Editore. 
Traduzione: Riccardo Valla 
8) Compratemi tutta, 1993 in La Stazione della Stella Morta I Libri di Urania 9, Arnoldo Mondadori Editore
traduzione: Riccardo Valla
ISBN: 8804371293