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giovedì 14 marzo 2024

 
CORVO ROSSO NON AVRAI IL MIO SCALPO! 
 
Titolo originale: Jeremiah Johnson
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1972
Lingua originale: Inglese; Salish (Flathead), Crow, Piegan
    (Blackfeet) 
Durata: 116 min
Genere: Western
Regia: Sydney Pollack
Soggetto: Vardis Fisher, dal romanzo "Mountain Man"
   Raymond W. Thorp e Robert Bunker, dal racconto 
   "Crow Killer")
Sceneggiatura: Edward Anhalt, John Milius 
Produttore: Joe Wizan
Casa di produzione: Warner Bros.
Fotografia: Duke Callaghan
Montaggio: Thomas Stanford
Musiche: Tim McIntire, John Rubinstein
Scenografia: Ted Haworth
Costumi: Wesley Jeffries, Bernie Pollack 
Direttore del casting: Lynn Stalmaster 
Direttore artistico: Ted Haworth 
Arredatore di scena: Raymond Molyneaux 
Manager di produzione: John R. Coonan 
Reparto artistico: Bill Gold 
Assistente alla regia: Mike Moder 
Effetti sonori: Josef von Stroheim, Michael Colgan
Controfigure: Rick Arnold, Joe Canutt, James M. George,
    Dean Smith 
Capo elettricista: Joseph Edesa 
Guardaroba: James M. George 
Assistente al montaggio: Don Guidice 
Continuità: David Rayfiel 
Interpreti e personaggi:
    Robert Redford: Jeremiah Johnson
    Will Geer: Artiglio d'Orso
    Stefan Gierasch: Del Gue
    Delle Bolton: Cigno Pazzo
    Josh Albee: Caleb
    Joaquín Martínez: Mano-che-Segna-Rosso 
        (come "Joaquin Martinez")
    Allyn Ann McLerie: La Donna Pazza
    Richard Angarola: Lingua Biforcuta
    Paul Benedict: Reverendo Lindquist
    Charles Tyner: Robidoux (come "Bill Durham")
    Jack Colvin: Tenente Mulvey
    Matt Clark: Qualen 
    Tanya Tucker: Figlia di Qualen 
    James M. George: Indiano 
Doppiatori italiani:
    Michele Kalamera: Jeremiah Johnson
    Leonardo Severini: Artiglio d'Orso
    Roberto Villa: Del Gue
    Sandro Tuminelli: Reverendo Lindquist
    Rino Bolognesi: Tenente Mulvey 
Titoli in altre lingue: 
   Spagnolo: Las adventuras de Jeremiah Johnson 
   Russo: Иеремия Джонсон 
Nota: Il titolo ha poche varianti: è Jeremiah Johnson in quasi tutte le lingue; il caso dell'italiano è un'interessante anomalia.
Budget: 3,1 milioni di dollari US
Box office: 44,7 milioni di dollari US 


 
Trama: 
Jeremiah Johnson è un veterano della guerra tra gli Stati Uniti e il Messico (1846 - 1848), che decide di condurre un'esistenza da eremita in una zona impervia delle Montagne Rocciose, dove si sostenta cacciando con le trappole. Il suo primo inverno è difficile. Ha un breve incontro con Mano-che-Segna-Rosso (nell'originale "Paints-His-Shirt-Red"), capo degli Indiani Crow, i famosi Corvi. 
Johnson interrompe inavvertitamente la caccia all'orso grizzly dell'anziano ed eccentrico Chris Lapp, soprannominato "Artiglio d'Orso" (nell'originale "Bear Claw"), che gli insegna a vivere in alta montagna. Dopo un incontro ravvicinato con i Crow, tra cui Mano-che-Segna-Rosso, e dopo aver appreso le tecniche necessarie per sopravvivere, il veterano parte per conto suo. Si imbatte quindi in una capanna i cui abitanti sono stati apparentemente attaccati dai guerrieri Piedi Neri: i soli superstiti sono una donna e il suo taciturno figlio. La donna, esasperata dal dolore, costringe il visitatore ad adottare suo figlio. Johnson e il ragazzo, a cui ha attribuito il nome biblico "Caleb", incontrano Del Gue, un montanaro calvo che è stato derubato dai Piedi Neri. Gue convince Johnson ad aiutarlo a recuperare la refurtiva, ma questi sconsiglia la violenza quando infine trovano l'accampamento dei Piedi Neri. 
Gli uomini si intrufolano nell'accampamento di notte per recuperare i beni di Gue, ma questi apre il fuoco e i Piedi Neri finiscono uccisi nella sparatoria. Gue prende diversi cavalli e scalpi dei Piedi Neri. Johnson, disgustato dall'inutile uccisione, torna da Caleb. Poco dopo, i tre vengono sorpresi da uomini della tribù delle Teste Piatte, che professano la religione cristiana e li accolgono come ospiti d'onore. Johnson, inconsapevolmente, si rende debitore del capo donandogli i cavalli e gli scalpi dei Piedi Neri. Secondo l'usanza delle Teste Piatte - chiamata potlatch dagli antropologi - per mantenere il proprio onore il capo deve fare al suo ospite un dono più grande oppure ucciderlo. Il capo dà sua figlia Cigno Pazzo (nell'originale "Swan") in sposa a Johnson. Dopo le nozze, celebrate con un rituale che combina elementi cristiani a tradizioni preesistenti, Gue se ne va per conto suo, mentre Johnson, Caleb e Cigno Pazzo si avventurano nella natura selvaggia. Trovano un luogo adatto per costruire una capanna, così si stabiliscono in questa nuova dimora e lentamente diventano una famiglia. 
Questa vita viene interrotta dall'arrivo di una squadra di soccorso della Cavalleria dell'Esercito Americano, incaricata di salvare una carovana di coloni bloccata. Sebbene Johnson sia riluttante, viene costretto a guidare la squadra di soccorso attraverso le montagne, lasciando la sua famiglia da sola nella baita. Durante il viaggio, il tenente Mulvey ordina alla squadra di procedere attraverso un sacro cimitero dei Crow contro il parere di Johnson. In seguito, Johnson torna a casa per lo stesso percorso e nota che le tombe sono ora adornate con i ciondoli blu di Cigno Pazzo; corre di nuovo alla baita, dove scopre che la moglie e Caleb sono stati uccisi. 
Johnson parte all'inseguimento dei guerrieri che hanno sterminato la sua famiglia e li attacca, uccidendoli tutti tranne uno, un uomo corpulento che canta il suo canto funebre quando si rende conto di non poter fuggire. Johnson lo lascia in vita e il sopravvissuto diffonde la storia della ricerca di vendetta dell'uomo di montagna in tutta la regione, intrappolando Johnson in una faida permanente con i Crow. La tribù invia i suoi migliori guerrieri uno alla volta per uccidere Johnson, ma lui li sconfigge tutti. La sua leggenda cresce e i Crow iniziano a rispettarlo. Incontra di nuovo Gue e torna alla capanna della madre di Caleb, solo per scoprire che lei è morta e che un nuovo colono di nome Qualen vive lì con la sua famiglia. Nelle vicinanze i Crow hanno eretto un monumento al coraggio di Johnson, lasciando ciondoli e talismani come tributo. 
Johnson e Lapp si incontrano per l'ultima volta. È in questo incontro che Lapp si rende conto del pesante tributo che Johnson ha dovuto pagare per combattere un'intera nazione da solo in una vasta e solitaria frontiera. Più tardi, Johnson ha un incontro silenzioso con Mano-che-Segna-Rosso, con ogni probabilità responsabile degli attacchi. Mentre sono seduti a cavallo, ben distanti l'uno dall'altro, Johnson afferra il fucile, ma Mano-che-Segna-Rosso alza la mano, con il palmo aperto, in un gesto di pace che Johnson ricambia, segnando la fine del loro conflitto. Il film si conclude con il testo della canzone: "And some folks say he's up there still." ("E alcuni dicono che è ancora lassù"). 

Citazioni: 

"E lo giuro, che il cuore d'una donna giovane è la roccia più dura che il Signore abbia messo su questa Terra: non riesci a farci un segno sopra." 
(Artiglio d'Orso) 

"Fra gli Indiani la fama di una tribù è determinata dalla potenza dei suoi nemici." 
(Del Gue) 

"Qui c'è il vero capolavoro di Dio. E non ci sono leggi per i coraggiosi, non ci sono rifugi per i dementi; non ci sono chiese, ma c'è quest'immenso scenario; non ci sono preti, ma c'è la fede. Per Giove, io sono un uomo delle montagne, e ci vivrò finché un proiettile o una freccia non mi fermeranno. E io farò di questa terra il mio monumento." 
(Del Gue) 

"Gli Utes e le Teste Piatte generalmente sono pacifici, i Corvi invece sono pericolosi: bravi guerrieri. A mio parere i Corvi sono gli indiani più belli che ci siano e i più cattivi, e non c'è uomo che gli tenga testa andando a cavallo. Una volta ne vidi un gruppo all'attacco in piena velocità, una gamba sul dorso del cavallo, una mano aggrappata alla criniera, sparare da sotto il collo della bestia. Eh, ma sono una razza di svergognati, fannulloni." 
(Artiglio d'Orso)


Recensione: 
Senza dubbio questa pellicola è tra le mie preferite del genere. Quando la trasmettevano in televisione, la guardavo sempre con piacere. Si può solo dire che l'interpretazione di Robert Redford sia ottima e robusta. Chi oserebbe sostenere il contrario?  
Le immagini che si vedono nei film western americani classici sono sempre più o meno le stesse: cowboy, indiani, latifondisti malvagi che cercano di rubare la terra ai più deboli, sparatorie per strada ed eroi praticamente invincibili, instancabili, indefettibili. Il punto è che queste immagini stereotipate sono erronee. Storicamente parlando, non hanno senso alcuno. Appartengono alla mitologia. 
La realtà del West, squallidissima e incredibilmente ostile, è stata dimenticata. Così hanno rimosso il cowboy che si addormentava ubriaco fradicio su un mucchio di sterco sul retro del saloon: non faceva comodo anche solo far cenno a tanta bruttura, che rasentava la subumanità. Il film di Pollack ha contribuito a togliere al West la sua patina di romanticismo per mostrare qualcosa di più simile la vita nei giorni dell'espansione dei coloni a Occidente. 
Un'altra fantasticheria che quest'opera ha aiutato a contrastare è il mito del "ritorno alla Natura". Difficile credere che l'antidoto agli opprimenti obblighi della vita urbana sia lottare per sopravvivere cacciando, mettendo le trappole e morendo di freddo, col rischio di avere l'uretra ferita da cristalli di ghiaccio formatisi nell'orina. 
Eppure manca qualcosa...
 


La storia di John "Mangiafegato" Johnson

Senza nulla togliere al grande valore della pellicola di Pollack e degli attori eccellenti che l'hanno interpretata, c'è qualcosa di importante che è stato omesso nella narrazione. Anzi, è qualcosa di cruciale. In poche parole, si tratta di un grave esempio di censura e di revisionismo storico. Si deve sapere che il protagonista è realmente esistito. Si chiamava John "Liver-Eating" Johnson, nato John Jeremiah Garrison Johnston (New Jersey, 1824 - Santa Monica, California, 1900); si noti la consonante -t- nel cognome originale, che è andata perduta. Fu soprannominato "Liver-Eating", ossia "Mangiafegato", perché mangiava il fegato dei guerrieri Crow che uccideva, allo scopo di trasformare in escrementi la loro essenza vitale. Era un autentico antropofago. La pratica del cannibalismo ha sconvolto i Crow e ha fatto guadagnare al cacciatore una fama terribile: era considerato un demonio. Nella loro lingua, lo chiamavano Dapiek Absaroka, che significa "Uccisore di Crow" (akdappiío "uccisore", Apsáalooke "Crow"). Si dice che Johnson abbia fatto in tutto circa 300 vittime. Oltre a mangiare fegati, raccoglieva anche gli scalpi, cosa che gli permise di acquisire una grande reputazione, quindi il computo dei Crow uccisi non è poi così inverosimile come potrebbe sembrare a prima vista - anche considerato che questi atti cruenti avvennero nel corso di 25 anni. 
Secondo quanto raccontato da Boone Helm, anche lui uomo di frontiera, Johnson fu catturato da un gruppo di Piedi Neri, mentre stava recandosi dalle Teste Piatte, tribù di origine della moglie. I Piedi Neri lo tennero legato in una tenda, mettendo una guardia a sorvegliarlo. La loro intenzione era di venderlo ai Crow. Johnson si liberò dai legacci usando i denti, quindi uscì dalla tenda, colpì la guardia negli occhi e le asportò lo scalpo. Con un coltello le recise una gamba, che portò con sé per nutrirsi durante la fuga. Fuggito dai Piedi neri camminò per più di 300 chilometri e riuscì a raggiungere la capanna del suo compagno di caccia, Del Gue. 
Alla fine, Johnson fece pace con i Crow, che divennero "suoi fratelli". La sua vendetta personale contro di loro giunse così al termine. Nel 1864 si unì alla Compagnia H, 2° dell'Esercito dell'Unione, Cavalleria del Colorado, a St. Louis come soldato semplice e fu congedato con onore l'anno successivo. Durante gli anni '80 del 1800, fu nominato Vicesceriffo a Coulson, nel Montana, e Maresciallo cittadino a Red Lodge, sempre nel Montana. Morì nel 1900 in una casa di riposo per veterani, a Santa Monica, in California. 


Il tabù e le radici dell'America

Perché si è omesso di dire che Johnson era chiamato "Liver-Eating" e che era un antropofago? Credo che sia per un semplice fatto: perché gli Stati Uniti ricordano volentieri i loro presidenti e i loro eroi, ma nascondono i loro cannibali. C'è poi l'idea inveterata quanto fallace secondo cui il cannibalismo sarebbe "roba da negri" (proprio come il razzismo sarebbe "roba da biondi"). Se i fatti cozzano contro questi pregiudizi tranquillizzanti, ad esempio mostrando un caso di antropofagia compiuto da un anglosassone purosangue, ecco che saltano fuori psicologi e psichiatri a giurare e spergiurare che il cannibalismo è una "parafilia". Proprio come la coprofagia, l'incesto, la necrofilia e la pedofilia. Orbene, la cosa non è possibile. Una simile definizione è irrazionale. La carne umana non è merda. È buona e gustosa come quella del porco. Se si cucinasse un arrosto di carne umana e lo si servisse senza dire nulla sulla sua origine, sarebbe molto apprezzato da tutti, con la sola eccezione di vegetariani e vegani isterici, ovviamente. Ci sono sempre stramaledetti giornalisti, servi e prostitute del Potere, che pubblicano articoli in cui qualche cannibale è costretto a cucinare la carne delle vittime in modi elaborati per nascondere un fantomatico "sapore strano". Ma quale cazzo di sapore strano! Forse che la carogna macellata di un porco ha mai avuto un sapore strano? No! Nessuno se ne è mai lamentato. Queste narrazioni stupidissime nascono dai pregiudizi culinari americani. La causa è del Dio della Genesi e dei suoi tabù, che pervadono l'America e che hanno lasciato segni profondissimi anche il resto del mondo. Proprio quel Dio schifiltoso, che si urta se qualcuno mangia la carne assieme ai latticini, o se qualcuno entra con il pene in un intestino retto. Poi comanda di sterminare i popoli (Libri dei Re, Numeri, etc.). Egli non ha nulla a che fare con l'Amore: è un carnefice che prima istiga i suoi figli a compiere atti di sangue e di libidine, poi usa quegli stessi atti come scusa per gettarli nella Gehenna. 


Robert Redford e il cannibalismo

Negli anni '70, Robert Redford era il "golden boy" di Hollywood. Pollack voleva creare un eroe con cui il pubblico potesse identificarsi: un solitario resiliente e tormentato, ma pur sempre umano, anche nelle condizioni più estreme. Trasformare il protagonista in un uomo feroce che mastica e ingurgita i fegati dei suoi nemici, avrebbe spostato il film dal genere western non classico verso l'horror o il cinema di serie B (exploitation), alienando le simpatie di gran parte del pubblico. Per l'attore biondiccio, che era un carrierista molto attento alla propria immagine, Jeremiah doveva rappresentare un utopico ideale di libertà e comunione con la Natura, non una "bestialità degenerata"Nel film, Jeremiah Johnson inizia come un uomo che vuole solo essere lasciato in pace e finisce per diventare una leggenda suo malgrado. Se fosse arrivato a mangiare fegati per vendetta rituale, il personaggio sarebbe passato da "vittima delle circostanze" a "carnefice psicopatico" e "mostro". Il pubblico avrebbe smesso di empatizzare con la sua solitudine e ne sarebbe rimasto sconvolto, terrorizzato. Verso la fine del film, il rapporto tra Jeremiah e i Crow diventa quasi mistico. C'è un reciproco riconoscimento di valore. Se Jeremiah avesse trattato i nemici come "materia organica da trasformare in escrementi", non ci sarebbe stata la scena finale del saluto con la mano alzata (un momento di puro rispetto guerriero), ma solo un odio bestiale, assoluto e irrisolvibile. La dimensione dello sfregio inflitto con l'atto cannibalico non era solo fisica, ma spirituale e metafisica. Nella cultura di molte tribù delle pianure, il fegato non era solo un organo o un pezzo di carne: era la sede stessa della forza vitale o dell'anima. Divorarlo non era un semplice atto di fame, ma un'operazione di annientamento totale. Trasformare l'avversario in scarto biologico era il modo più estremo per negargli qualsiasi dignità, anche nell'Aldilà. 

L'onda lunga del Codice Hays 

Anche se il Codice Hays era stato ufficialmente sepolto nel 1968 e sostituito dal sistema di rating MPAA che conosciamo oggi, la sua onda lunga e il pregiudizio culturale che portava con sé erano ancora vivissimi nel 1972. Probabilmente Sydney Pollack non se l'è sentita di sfidare le convenzioni, che impedivano di parlare di qualsiasi cosa fosse considerata "perversa". Mi sembra significativo notare che la dittatura del Codice Hays metteva in uno stesso calderone di "innominabile" cose tra loro diverse come la fellatio, l'omosessualità, il cannibalismo e il malfattore che la fa franca. Esisteva la stupida credenza, tutta americana, che la realtà fosse emendabile cambiando le parole e nascondendo le cose indesiderate. Non è forse questa la radice ultima di quello schifo che è il politically correct
 

La ricerca dell'attore giusto

Volendo fare un film più aderente alla realtà storica, credo che Robert Redford non fosse adatto al ruolo. Io avrei scelto il mitico Ernest Borgnine: aveva uno sguardo vitreo e allucinato, come il vero Johnson. Un simile sguardo si riscontra spesso nei cannibali (basti pensare a Meiwes e a Chikatilo, solo per fare due esempi). Non ci sono dubbi. Borgnine aveva quella capacità di passare da un sorriso gioviale a un'espressione di pura ferocia ferina in un istante. Questo perché era un autentico berserk, un uomo con più di un aspetto, per usare un'espressione tipica dei Vichinghi. Quello sguardo suggerisce una frattura nell'anima, una disconnessione totale dalla morale umana, una bramosia che va oltre la fame biologica. Borgnine, eccellente attore di origine italiana, non avrebbe avuto bisogno di dialoghi per far capire che stava mangiando un fegato; gli sarebbe bastato guardare nella macchina da presa. 

Accoglienza in America 

Anche Jeremiah Johnson ha ricevuto un'accoglienza generalmente positiva dalla critica e ha avuto successo al botteghino, non ha ricevuto premi importanti, probabilmente a causa di una combinazione di fattori, tra cui il genere del film (un western incentrato sullo sviluppo dei personaggi piuttosto che sulle tipiche trame premiate), il momento della sua uscita e il panorama competitivo dei premi di quell'anno, in cui altri film avrebbero potuto essere considerati più "prestigiosi" dagli enti che assegnano i premi. 
Si segnala che la presentazione in anteprima mondiale avvenne il 7 maggio al Festival di Cannes del 1972, con partecipazione al concorso. Fu il primo film western ad essere ammesso al Festival. L'anteprima hollywoodiana si tenne al Chief Theater di Pocatello, nell'Idaho, seguita dalla première americana il 2 dicembre a Boise, sempre nell'Idaho - mentre l'uscita nelle sale cinematografiche statunitensi iniziò il 21 dicembre 1972 a New York City. 
Il film di Pollack ha guadagnato 8.350.000 dollari negli Stati Uniti e in Canada entro la fine del 1973. Con le riedizioni del 1974 e del 1975 ci sono stati ulteriori incassi, pari a 10.000.000 di dollari e 4 milioni di dollari rispettivamente. Negli Stati Uniti e in Canada ha incassato  in tutto ben 44.693.786 dollari, con un incasso lordo riportato per le riedizioni pari a 25.000.000 di dollari. 
 

Altre recensioni e reazioni nel Web
 
Il Dizionario dei film Morandini coglie l'importanza di questa pellicola con un intervento citatissimo nel Web: 
 
"È uno dei western che inaugurarono una nuova tendenza del genere, con gli indigeni amerindi visti come una cultura ostile all'estendersi della civilizzazione, ma non inferiore né negativa. (...) Il conflitto tra la collettività dei legittimi padroni del luogo e la necessità storica del pioniere scatena una dura lotta, ma sfocia nella necessaria pratica della tolleranza."  

L'irritabile Roger Greenspun, critico cinematografico del New York Times, osservò nella sua recensione del 1972, oscurissima e a malapena comprensibile: 

"Il fatto che non riesca del tutto è forse meno colpa dell'attore o della concezione che di una sceneggiatura che tende a essere ponderosa riguardo ai suoi imponderabili e che ogni tanto sembra scritta dagli autori della Bibbia... Ma nonostante tutto il suo coinvolgimento con l'arte cinematografica accademica, Jeremiah Johnson è pieno di compensazioni. Ci sono [momenti] di grande bellezza e terrore e di pathos profondamente meritato." 

Un articolo di Variety affermava, in occasione della presentazione a Cannes: 

"Il film ha una sua forza e bellezza e l'unica critica potrebbe risiedere nella sua esegesi non sempre chiara dello spirito umanistico e della libertà a cui aspirano la maggior parte dei suoi personaggi. Non è un western di nuova concezione, con le sue demistificazioni, la sporcizia e l'enfasi sulla brutalità dell'epoca, così come i suoi aspetti eroici, ma mostra una visione più profonda delle relazioni tra indiani e bianchi e beneficia di una regia superba, di un'eccellente fotografia e di un montaggio nitido." 

Charles Champlin del Los Angeles Times ha parlato di "una rara e tonica autenticità", affermando questo:  

"Il film non tanto rivela uno stile di vita, quanto piuttosto ci immerge al suo interno. Accendere il fuoco con selce e acciaio sembra il lavoro terribilmente frustrante che è; cacciare e pescare sembrano esasperanti quanto lo sono; la neve sembra fredda quanto lo è e le mani hanno l'aspetto intorpidito e violaceo che conferisce loro".

Gene Siskel del Chicago Tribune, ha scritto: 

"Stranamente, sono le scene violente, quelle che non funzionano all'interno della storia, in cui Pollack eccelle. La battaglia di Jeremiah con un branco di lupi e, più tardi, un branco di Indiani Crow, sono esempi sbalorditivi di regia e montaggio."

Immagino che ormai tutto questo materiale dei quotidiani americani, risalente al 1972, sarebbe finito al macero da molto tempo, se si fossero lasciate le cose al loro corso. Restano numerosi frammenti unicamente perché qualcuno si è preso la briga di riportarli nelle vastità del Web. 

Curiosità varie 

Il corpo del cacciatore John Johnston era stato sepolto nel cimitero della Veterans Administration di Los Angeles, California. Dopo l'uscita del film di Pollack, i resti di Johnston furono traslati e riseppelliti all'Old Trail Town di Cody, nel Wyoming. Robert Redford fu uno dei portatori della bara alla cerimonia di sepoltura, a cui parteciparono ben 2.000 persone. 
Domanda da un milione di dollari: Redford era a conoscenza delle pratiche antropofaghe di Johnson, oppure viveva in un mondo suo? A quanto pare, durante quella cerimonia, l'attore parlò del rispetto che provava per la tempra di quell'uomo, pur ammettendo implicitamente che il suo Jeremiah ne era una versione romanzata, un simbolo dell'individualismo americano piuttosto che un resoconto biografico fedele. 

Lo sceneggiatore John Milius non andava d'accordo con Robert Redford e con Sydney Pollack, così fu licenziato. Milius sosteneva che gli sceneggiatori successivi non avrebbero saputo scrivere come lui; l'unico che diede un contributo alla sceneggiatura fu Edward Anhalt. Dopo che Anhalt abbandonò il progetto, Pollack e Redford furono costretti a riassumere Milius per finire il film. 

Il ruolo di Jeremiah Johnson doveva essere originariamente interpretato da Lee Marvin e poi da Clint Eastwood, con Sam Peckinpah incaricato della regia. Tuttavia, Peckinpah non andò d'accordo con Eastwood, così abbandonò il progetto. Eastwood decise di girare invece Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! (1971). La Warner Bros. intervenne e scelse la sceneggiatura di John Milius come veicolo per Robert Redford. Senza ancora un regista in lizza, Redford convinse Sydney Pollack a prendere il timone; i due stavano cercando un altro film su cui collaborare dopo Questa ragazza è di tutti (1966). 
Lee Marvin, pieno di fierezza, sarebbe stato una buona opzione. Clint Eastwood, troppo magro, non sarebbe andato bene. 

Il casting per il ruolo di Cigno Pazzo (Swan), la moglie di Jeremiah, durò tre mesi. Dopo un'audizione per un altro ruolo, l'attrice Delle Bolton fu notata dal direttore del casting, che la invitò a partecipare al concorso per gli Hugh O'Brian Awards della UCLA School of Theatre Arts. La Bolton sostenne poi un colloquio con 200 donne native americane e alla fine vinse il ruolo, pur non essendo lei stessa nativa americana. 

Molte delle riprese del film sono state girate nella proprietà di Robert Redford nello Utah o nelle sue vicinanze - all'epoca possedeva circa 600 acri - anche se alcune location si trovavano a ben 600 miglia di distanza. Vivendo nello Utah, l'attore ha spesso svolto il ruolo di guida turistica per i sopralluoghi e le ricognizioni delle location del film. Lo Stato ospita anche il Sundance Film Festival, che si tiene ogni anno. 

La ragazzina biondiccia che Johnson trova nascosta nella cantina è in realtà la futura superstar della musica country Tanya Tucker. La sua famiglia viveva nella zona in cui si girava il film e lei continuava a insistere con Robert Redford affinché le desse una parte. Il suo singolo di grande successo "Delta Dawn" fu trasmesso in radio un mese prima dell'uscita del film al cinema.

martedì 12 marzo 2024


CHINATOWN 

Titolo originale: Chinatown 
Lingua originale: Inglese 
Lingue frammentarie: Cinese 
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1974
Durata: 130 min
Rapporto: 2,35:1
Genere: Noir, giallo, drammatico, poliziesco 
Sottogenere: Neo-noir 
Regia: Roman Polański
Soggetto: Robert Towne 
Tematiche: Polizia brutale e corrotta, incesto 
Sceneggiatura: Robert Towne
Produttore: Robert Evans
Casa di produzione: Penthouse, Long Road
     Productions, Robert Evans Company
Fotografia: John A. Alonzo
Montaggio: Sam O'Steen
Effetti speciali: Logan Frazee
Musiche: Jerry Goldsmith
Scenografia: Richard Sylbert, W. Stewart Campbell,
     Ruby R. Levitt
Costumi: Anthea Sylbert 
Guardaroba: Richard Bruno, Jean Merrick 
Trucco: Lee Harman, Hank Edds 
Controfigure: Jim Burk, Alan Gibbs 
Coordinatore degli stunt: Hal Needham 
Editore musicale: John C. Hammell 
Assistente al montaggio: Florence Williamson 
Continuità: May Wale Brown 
Interpreti e personaggi: 
   Jack Nicholson: Jake "J.J." Gittes
   Faye Dunaway: Evelyn Cross Mulwray
   John Huston: Noah Cross, il padre-nonno
   Perry Lopez: Tenente Lou Escobar
   John Hillerman: Yelburton
   Darrell Zwerling: Hollis Mulwray
   Diane Ladd: Ida Sessions
   Roy Jenson: Mulvihill
   Roman Polański: Gangster gracile col coltello
   Richard Bakalyan: Detective Loach
   Cecil Elliott: Emma Dill
   James Hong: Kahn, il maggiordomo cinese
      di Evelyn
   Burt Young: Curly
   Elizabeth Harding: Moglie di Curly
   Bruce Glover: Duffy
   Joe Mantell: Walsh
   Belinda Palmer: Katherine Cross, la figlia-nipote 
       di Noah Cross, nata dall'incesto
   Jerry Fujikawa: Giardiniere
   Noble Willingham: Capo del congresso 
   Fritzie Burr: Segretario di Hollis Mulwray 
   Roy Roberts: Sindaco Bagby 
   Elliott Montgomery: Consigliere 
   Freddie Roberto: Maggiordomo di Cross 
   Charles Knapp: Becchino 
   George Justin: Barbiere 
   Beulah Quo: Domestica 
   Nandu Hinds: Sophie 
   Claudio Martinez: Ragazzo a cavallo 
   Jim Burk: Agricoltore nella valle
       (come "Jim Burke") 
   John Holland: Agricoltore nella valle 
   Denny Arnold: Agricoltore nella valle 
   Jesse Vint: Agricoltore nella valle
   Rance Howard: Agricoltore furibondo 
   Bob Golden: Poliziotto 
   Lee de Broux: Poliziotto (come "Lee De Broux")
Doppiatori italiani: 
   Cesare Barbetti: Jake "J.J." Gittes
   Vittoria Febbi: Evelyn Cross Mulwray
   Sergio Fiorentini: Noah Cross, il padre-nonno
   Renato Mori: Yelburton
   Bruno Persa: Hollis Mulwray
   Rosetta Calavetta: Ida Sessions
   Carlo Alighiero: Mulvihill
   Gianfranco Bellini: Gangster gracile col coltello
   Lydia Simoneschi: Emma Dill
   Mauro Bosco: Kahn, il maggiordomo cinese
       di Evelyn
   Manlio De Angelis: Curly
   Luciano De Ambrosis: Duffy 
Titoli in altre lingue: 
   Emiliano-romagnolo: Quartēr di cinéś 
   Russo: Китайский квартал 
   Croato: Kineska četvrt  
   Lituano: Kinų kvartalas 
   Lettone: Ķīniešu kvartāls
   Ungherese: Kínai negyed 
   Turco: Çin Mahallesi 
   Mongolo: Хятад хороолол 
   Cinese (Mandarino): 唐人街
   Giapponese: チャイナタウン 
Budget: 6 milioni di dollari US
Box office: 29,2 milioni di dollari US 

Trama:
Anno del Signore 1937. Los Angeles. Una tremenda siccità minaccia la metropoli. Una donna fulva e dall'aspetto di meretrice, che si identifica come Evelyn Mulwray, ingaggia l'investigatore privato J. J. "Jake" Gittes per seguire il marito Hollis, cornificatore seriale, nonché ingegnere capo del Dipartimento dell'Acqua e dell'Energia. Gittes, un ex poliziotto, si attiva e fotografa Hollis in compagnia di una giovane donna magrissima dai capelli chiari: le foto vengono sottratte da uno sconosciuto e finiscono sul quotidiano Post-Record, svelando l'evidente relazione extraconiugale. A questo punto si capisce che la carampana che aveva noleggiato l'investigatore non era la vera Signora Mulwray. Gittes viene quindi affrontato dalla vera Evelyn Mulwray, una donna seducente dai capelli di un indefinibile color castano chiaro, che minaccia di fargli causa. Gittes conclude che l'impostrice lo stava usando proprio per screditare Hollis. Il detective incontra il suo ex collega, il Tenente Lou Escobar del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, quando il cadavere di Hollis viene trovato in un bacino idrico. Indagando ulteriormente e compiendo alcuni sopralluoghi, scopre che ogni notte dal bacino vengono rilasciate ingenti quantità d'acqua, nonostante la città stia affrontando una grave carenza idrica. Il capo della sicurezza del Dipartimento delle Acque, Claude Mulvihill, intercetta l'investigatore e lo mette in guardia, facendogli lasciare un segno indelebile: uno dei suoi scagnozzi, un essere perfido dalla corporatura nanesca, gli infila un coltello affilato in una narice e gli taglia il naso. 
Ora che è al lavoro per la bellissima Evelyn, il lesionato Gittes indaga a fondo sulla morte di Hollis. Scopre così che il defunto era un tempo socio in affari del ricchissimo padre di Evelyn, il plutocrate Noah Cross. Questo Cross, il cui carattere è diabolico, si offre di raddoppiare la parcella di Gittes se troverà la presunta amante di Hollis, che nel frattempo è scomparsa. Gittes riceve una chiamata da una certa Ida Sessions, che si rivela essere proprio la donna fulva che si era spacciata per Evelyn. Lei si rifiuta di rivelare chi l'ha assunta, ma esorta l'uomo a controllare la sezione necrologi del Post-Record, un giornale letto soprattutto dai veci con già un piede nella fossa. I registri pubblici rivelano che gran parte della Northwest Valley ha recentemente cambiato proprietario. Gittes riconosce il nome di uno degli acquirenti dalla sezione necrologio; il quotidiano indica che il soggetto in questione era morto già da una settimana quando l'affare era stato concluso. Il detective ed Evelyn bluffano per entrare nella casa di riposo dove viveva l'acquirente e dove non è accettata la presenza di ebrei. Scoprono così che molti degli altri residenti sono anche acquirenti, ossia "teste di legno", sebbene siano così rincoglioniti da non esserne a conoscenza. Un membro sospettoso dello staff chiama Mulvihill, ma Gittes ed Evelyn sfuggono in fretta e furia a lui e ai suoi scagnozzi, nascondendosi nella villa di lei, dove giacciono insieme e fanno sesso. Lui le inietta dentro il materiale genetico e lei si copre pudicamente il seno con le mani. Più tardi quella stessa notte, Gittes segue Evelyn in una casa dove la vede mentre conforta la ragazza scomparsa, che è affetta da evidenti tare mentali. Affrontata, Evelyn afferma che la ragazza è sua sorella, Katherine. 
Una chiamata del corrotto e violento Escobar convoca Gittes all'appartamento di Ida; la donna è stata assassinata. Escobar rivela che Hollis aveva acqua salata nei polmoni, il che indica che non è annegato nel bacino idrico. Aggiunge che sospetta Evelyn dell'omicidio e ordina a Gittes di portarla subito a casa. Giunto dall'amante, Gittes recupera un paio di occhiali dal laghetto del giardino, che risulta essere pieno di acqua salata. Quindi Gittes affronta Evelyn a proposito di Katherine, che ora sostiene essere sua figlia. "È mia sorella. È mia figlia", dice, come in trance. Frustrato, l'uomo assesta ripetutamente a Evelyn fortissimi sganassoni, finché lei non crolla e rivela che Katherine è sia sua sorella che sua figlia; il padre della ragazza è proprio Noah Cross, che ha messo incinta Evelyn quando aveva 15 anni! La ragazza dice a Gittes che gli occhiali che ha trovato non appartenevano a Hollis. 
Gittes organizza la fuga delle due donne in Messico e ordina a Evelyn di incontrarlo a casa del suo maggiordomo cinese a Chinatown. Convoca l'incestuoso Noah Cross nella tenuta Mulwray, avendo dedotto che è stato lui a lasciar cadere gli occhiali quando ha annegato Hollis nello stagno. Noah Cross rivela di essere dietro sia alla carenza d'acqua che all'accaparramento di terreni nella Northwest Valley. Una volta che il terreno sarà suo, otterrà un contratto dalla città per costruire un gigantesco bacino idrico. Ha screditato e ucciso Hollis quando quest'ultima è stato sul punto di scoprire il piano. 
Gli eventi precipitano. Sotto la minaccia delle armi, Noah Cross e Mulvihill costringono Gittes a portarli a Chinatown, dove la polizia li sta aspettando. Escobar trattiene l'investigatore mentre il vecchio incestuoso cerca di reclamare Katherine per potersi accoppiare con lei! "Katherine! Io sono tuo nonno", le dice. Evelyn spara in un braccio al padre-nonno e cerca di scappare in auto con la fragilissima Katherine, ma la polizia apre il fuoco. Evelyn rimane uccisa da un proiettile che le fa esplodere il cervello da un occhio, in un bagno di sangue: crolla sul volante facendo suonare il clacson. Il demoniaco Cross porta via Katherine sconvolta e urlante, pregustando lo stupro, mentre Escobar ordina che Gittes venga rilasciato. Mentre Gittes, traumatizzato, viene condotto via dai suoi colleghi, uno di loro gli dice: "Lascia stare, Jake. È Chinatown". La folla di cinesi si disperde nella notte illune, simile a una muraglia di tenebra, come se tutte le stelle della galassia fossero all'improvviso scomparse. La strada piena di cartacce si svuota, mentre una musica struggente avvolge ogni cosa.  


Citazioni: 

"I politici, i monumenti e le puttane diventano tutti rispettabili se durano abbastanza."
("Politicians, ugly buildings, and whores all get respectable if they last long enough.")
Noah Cross

"Vede, signor Gittes, non capita a molti di dover affrontare il fatto che, in certi casi e in certi momenti, si è capaci di qualsiasi cosa." 
("You see, Mr. Gits, most people never have to face the fact that at the right time, the right place, they're capable of anything.")
Noah Cross

"Non ti piace parlare del passato, vero?"
("You d0n't like to talk about the past, do you?")
Evelyn Mulwray  

"Lascia stare, Jake. È Chinatown" 
("Forget it, Jake. It's Chinatown.")
Walsh

Dialoghi: 

Evelyn: "Mi dica, signor Gittes, cose così le capitano spesso?"
("Tell me, Mr. Gittes: Does this often happen to you?")
Gittes: "Perché?" 
("What's that?")
Evelyn: "Be', io giudico solo sulla base di un pomeriggio e di una sera, ma se questo è il modo in cui svolge il suo lavoro, direi che è fortunato se dura per un giorno intero."
("Well, I'm judging only on the basis of one afternoon and an evening, but, uh, if this is how you go about your work, I'd say you'd be lucky to, uh, get through a whole day.")
Gittes: "In realtà questo non mi capitava da parecchio tempo."
("Actually, this hasn't happened to me for a long time.")
Evelyn: "Quando l'ultima volta?"
("When was the last time?")
Gittes: "Perché vuole saperlo?"
("Why?")
Evelyn: "È una domanda innocente."
("It's an innocent question.")
Gittes: "A Chinatown."
("In Chinatown.")
Evelyn: "Cosa ci faceva là?" 
("What were you doing there?"
Gittes: "Lavoravo per l'Ispettore Distrettuale."
("Working for the District Attorney.")
Evelyn: "E che faceva?"
("Doing what?")
Gittes: "Il meno possibile." 
("As little as possible")
Evelyn: "L'Ispettore Distrettuale dava ai suoi uomini questo consiglio?"
("The District Attorney gives his men advice like that?")
Gittes: "Nel quartiere cinese sì."
("They do in Chinatown.")

Gittes: "Evelyn! Metti via quella pistola! Lascia che ci pensi la polizia!" 
("Evelyn, put that gun away. Let the police handle this.")
Evelyn: "È sua la polizia!"
("He owns the police!")


Recensione: 
Un film splendido e annichilente che riprende, nel pieno degli anni '70 dello scorso secolo, le atmosfere e le tematiche classiche del noir degli anni '40 e '50, impiegando nuovi mezzi ed elementi visivi. La narrazione è innervata di un profondo pessimismo cosmico, morale e umano, sotto un cielo in cui baluginano astri di cinismo, corruzione e perversità. I colori hanno qualcosa di strano anche nelle sequenze diurne, come se il sole fosse malato. Il protagonista è un anti-eroe, distrutto da un conflitto interiore e dal peso di un passato traumatizzante, che gravita intorno a una femme fatale fino al collasso e all'annientamento, come una falena che cozza contro una lanterna fino a bruciarsi le ali. Smarrimento e disincanto sono totali, assoluti: sembrano proprietà intrinseche della materia e dello spaziotempo! 

Memorabilia: 

Lo sfregio nasale del protagonista, reso con un realismo così perfetto che lo spettatore ha l'impressione di sentire l'odore del sangue rappreso misto al pus! Durante la visione del film, più volte mi sono toccato il naso, pensando di sentire col tatto la crosta sulla lesione. 

Una critica snob 

Leggendo la pagina dedicata al film di Polański nel sito di critica cinematografica Il Davinotti, ci si accorge che non sono numerosi i commenti entusiastici. Lo stesso Marcel M.J. Davinotti Jr., pur ammettendo che i personaggi sono degni di Raymond Chandler, considera la regia "farraginosa" e "lenta", sostanzialmente inefficace. Paragona la pellicola a un ambiente ricostruito con la massima accuratezza, ma privo di vita, freddo, citazionista. Tra gli utenti che sono intervenuti, prevale l'idea di ridurre Chinatown a un mero "esercizio di stile". Sono in totale disaccordo con questi giudizi artificiosi, schifiltosi, incapaci di cogliere il rifulgere del genio assoluto. Il perché dell'accoglienza tiepida è facilmente spiegabile. Il pubblico è rimasto sconvolto e terrorizzato dall'incesto!  



Il padre-nonno!

Il turpe vegliardo Noah Cross aveva ingravidato la figlia, generando una figlia-nipote di cui era sia padre che nonno. Poi concupiva anche questa figlia-nipote, gracilissima e ritardata. Avrebbe voluto possedere e ingravidare anche lei, per diventare un padre-bisnonno. E tutto in nome di Dio! 
Molti negli States fanno così. Prima leggono la Bibbia. Poi dicono: "Concupisco le mie figlie e le possiedo carnalmente, rendendole feconde. Se lo ha fatto Lot, posso farlo anch'io."  
In Italia la Bibbia non la legge nessuno. Se si andasse in giro a domandare alla gente chi era Lot, nessuno saprebbe rispondere. Credono tutti che la Bibbia sia "quella roba là di Don Matteo"

Antisemitismo furioso in California

In un momento particolarmente drammatico, Jake Gittes ed Evelyn si recano per indagare in una casa di riposo. Per non destare sospetti, l'investigatore finge di essere interessato a piazzare in quel ricovero suo padre, diventato demente e intrattabile - mentre la donna recita la parte di sua moglie. Così chiede al gestore: "Voi accettate persone di confessione ebraica?" Questi gli risponde: "Mi dispiace ma... non le accettiamo." A sua volta, Gittes dice, cercando con lo sguardo il sostegno di Evelyn: "Non si dispiaccia, neanche noi. Volevamo solo esserne sicuri. Vero, cara?"
La cosa non deve stupire. Anche se ai nostri giorni nessuno sembra saperlo, negli anni '30 l'antisemitismo negli Stati Uniti era rampante. La costa occidentale non faceva eccezione. Era molto comune che a persone di origine ebraica fosse vietato entrare in locali, club, associazioni, aree ricreative, alberghi, case di riposo e via discorrendo. Era pressante la richiesta di escludere gli ebrei dalla vita sociale, politica ed economica dell'America (Gilman, Katz, 1993). Imperava una demagogia che attribuiva la Grande Depressione alla "finanza giudaica", considerata padrona dell'amministrazione del Presidente Franklin Delano Roosevelt. Si riporta un aneddoto bizzarro. Groucho Marx voleva passare una serata in un country club della California, assieme alla giovane figlia. Gli dissero subito che non erano accettati soci ebrei e che la bambina non avrebbe potuto utilizzare la piscina. Groucho non si scompose e disse: "Mia figlia è ebrea solo per metà, può entrare in acqua fino alla cintola?" 
Un film non è soltanto un mucchietto di dettagli tecnici e registici: è soprattutto antropologia. Deve aiutare a capire il mondo. 


Inerzia poliziesca 

Il dialogo include le battute "Cosa ci faceva là?" (a Chinatown) / "Il meno possibile". Questo scambio di parole si basa su una conversazione realmente accaduta tra lo sceneggiatore Robert Towne e un agente della buoncostume che lavorava proprio nella Chinatown di Los Angeles. Il poliziotto spiegò che, a causa del complicato uso dei dialetti cinesi e delle numerose gang che operavano in quell'ambiente, la polizia non era sicura se le proprie azioni stessero effettivamente aiutando le vittime di reati o se piuttosto stessero aiutando meglio le gang a sfruttarle. Il regista ha attinto a piene mani da questo deprimente materiale, mostrando al pubblico una polizia paralizzata, incapace di ogni minima azione utile. Si ha l'idea di un Leviatano che si muove soltanto se ha un input di corruzione - e per giunta agendo in modo iniquo! 

Origini del titolo 

L'enigmatico titolo del film è una metafora della corruzione morale da parte di forze invisibili. Per tutto il film, il detective Gittes fa riferimento al suo periodo come agente di polizia a Chinatown, dove "non si capisce sempre cosa sta succedendo". A Hollywood, la celeberrima battuta finale, "Lascia perdere, Jake, è Chinatown", è diventata una specie di mantra per coloro che sono stati scottati o snobbati dall'industria dell'intrattenimento, con l'implicazione che è meglio "lasciar perdere" che farne un problema, perché è così che funziona la Settima Arte. 

Duplicati degradati! 

Il film ci mostra spesso immagini di due cose identiche, tranne per il fatto che una è difettosa: due orologi da tasca uno accanto all'altro, uno rotto. Un paio di occhiali, con una lente incrinata. Le narici di Gittes, una tagliata. Gittes ha rotto un fanale posteriore dell'auto di Evelyn. Ha perso una scarpa nel serbatoio. Evelyn ha un difetto in un'iride. Katherine sembra un duplicato di Evelyn, ma è il frutto di un incesto, piena zeppa di tare genetiche. L'elenco potrebbe continuare. Robert Towne ha sostenuto che tutto ciò non è stato intenzionale, dato che lui e Polański non hanno mai discusso l'uso di tali immagini come tema ricorrente. Non gli credo. 


Un singolare riferimento

Nel film A proposito di omicidi... (The Cheap Detective, 1978), una parodia poliziesca diretta da Robert Moore, c'è un personaggio nanesco e violento che somiglia moltissimo al cameo di Polański in Chinatown. A un certo punto, il detective Lou (interpretato da Peter Falk) gli dice, puntandogli una pistola: "Tu sei quello che si diverte a prendere a schiaffi le donne. Vediamo adesso se ti diverti quando quello che prende gli schiaffi sei tu!" Quindi lo costringe a prendersi a schiaffi da sé, e questo esegue l'ordine, finché non crolla. Il punto è che nel film tale personaggio non aveva mai preso a schiaffi nessuna: la scena mi è sempre parsa qualcosa di incongruo e incomprensibile. Ora ho capito. È possibile che la scena degli schiaffi assestati da Nicholson alla Dunaway in Chinatown fosse considerata una trovata di Polański, concepita con deliberata malvagità. Così Robert Moore ha espresso il suo sdegno e si è mostrato come una specie di "vendicatore".

Curiosità varie 

La Chinatown originale di Los Angeles fu demolita tra il 1933 e il 1936 per far posto alla Union Station. L'attuale Chinatown, situata a pochi isolati di distanza, aprì nel 1938. Quindi l'unica volta in cui Los Angeles non ebbe una Chinatown ufficiale fu il 1937, proprio l'anno in cui è ambientato questo film.

Roman Polański ha affermato che, nel restare fedele alla tradizione dei romanzi polizieschi di Raymond Chandler, ha girato l'intero film dal punto di vista del personaggio principale.

Dopo diverse riprese che non sembravano mai andare a buon fine, Faye Dunaway diede in escandescenza e chiese a Jack Nicholson di schiaffeggiarla sul serio. Così l'attore le assestò una serie di sganassoni e si sentì profondamente in colpa. Questo nonostante fosse stata proprio la Dunaway a prendere la decisione: era una donna molto morbosa, attratta dagli uomini violenti. La scena della raffica di sberle riuscì così bene che il regista ne fu entusiasta e decise di includerla nel film. Ai nostri tempi, col politically correct imperante, non sarebbe più possibile girarne una simile. 

All'epoca delle riprese, Jack Nicholson aveva appena iniziato la sua lunga relazione con Anjelica Huston. Questo rendeva le scene con il padre di lei, John Huston, piuttosto imbarazzanti.  Sì, perché il ruolo del vecio era quello del porco incestuoso. L'unica volta che Anjelica fu sul set, stavano girando la scena in cui Noah Cross interroga il personaggio di Nicholson con fare inquisitorio per accertarsi se va a letto con la figlia: "E anche ci dorme insieme? Su andiamo, signor Gittes, per ricordarselo non dovrà pensarci sopra, no?" Sì, perché in quel paese di sani principi religiosi che è l'America, un padre ha il diritto di essere geloso se la figlia gli mette le corna con un estraneo! 

Faye Dunaway e Roman Polański erano famosi per i loro furibondi litigi sul set. Durante le riprese, il regista le strappò alcune ciocche di capelli. In un'altra occasione, quando lei gli chiese quale fosse la motivazione del suo personaggio, lui esplose: "Di' solo quelle fottute parole, il tuo stipendio è la tua motivazione!" 
Ci furono anche momenti più drammatici. La Dunaway doveva orinare, ma Polański voleva girare a tutti i costi una scena e non le permetteva di liberarsi la vescica. Lei allora orinò in una tazza e gli gettò il contenuto sulla faccia. Difficile comprendere per quale motivo il regista si accanisse su una creatura così bella e sensuale. 

Nella sceneggiatura originale di Robert Towne, il malvagio Noah Cross muore e la sua eroica figlia Evelyn Mulwray sopravvive. Il regista rifiutò questo finale. Riteneva che non ci fosse nulla di speciale nei thriller in cui i buoni trionfano e che il film avesse bisogno di un finale tragico per distinguersi. In realtà lo fece per odio verso l'attrice.  

Il nome dell'ingegnere idrico ed energetico Hollis Mulwray è probabilmente un gioco di parole sul nome del capo realmente esistito del Dipartimento Idrico ed Energetico di Los Angeles, William Mulholland (1855 - 1935). Uomo ossessionato da una sfida ingegneristica di proporzioni epiche, Mulholland portò il fiume Owens a Los Angeles, trasformando la Owens Valley, precedentemente rigogliosa, in un vero e proprio deserto, attraverso una combinazione di determinazione e inganno.

Nel film si fa ripetutamente riferimento a una diga rotta che causò un disastro a Los Angeles. Questa sotto-trama è vagamente basata sul crollo della diga di St. Francis il 12 marzo 1928. La diga fu progettata e costruita tra il 1924 e il 1926 dal Bureau of Water Works and Supply, concepita come grande bacino di regolazione e stoccaggio per l'acquedotto di Los Angeles. A causa delle fondamenta difettose e di una serie di difetti di progettazione, subito dopo il suo completamento si verificarono crepe da contrazione e una piccola quantità di infiltrazioni. Nonostante una serie di riparazioni negli anni successivi, la diga si ruppe in diversi pezzi di grandi dimensioni nel marzo del 1928. L'alluvione che ne derivò causò un blackout a Los Angeles, nella San Fernando Valley e nella valle del fiume Santa Clara, danneggiando gravemente le città di Fillmore, Bardsdale e Santa Paula. Uccise 431 persone. L'ingegnere capo William Mulholland fu ritenuto responsabile del disastro, perché aveva notato diversi difetti nella diga, ma li aveva definiti irrilevanti. Aveva anche rinviato le riparazioni necessarie ore prima del cedimento della diga. Mulholland fu costretto a ritirarsi e a trascorrere il resto della sua vita da recluso.

Etimologia del cognome Gittes

Il cognome Gittes (pronuncia /'gɪtɪz/) è principalmente di origine ebraica ashkenazita dell'Europa orientale (Polonia, Ucraina), e deriva dalla parola yiddish giter, git "buono", "piacevole". In origine doveva essere un soprannome del capostipite. È possibile che in Gittes siano confluite altre etimologie, di origine tedesca, formatesi da un nome topografico designante qualcuno che viveva vicino a una barriera (medio alto tedesco gitter "cancello", "barriera", "ringhiera") o da un nome abitativo derivato dal toponimo Gitter, vicino a Brunswick. 
Nota: 
Il vegliardo incestuoso pronuncia in modo ortografico il cognome come /gɪts/, così l'investigatore lo corregge. Questa pronuncia errata da parte del demoniaco Cross non era prevista nella sceneggiatura. 

Etimologia del cognome Mulwray

Il cognome Mulwray (con varianti come Mulray) è di origine irlandese, radicato soprattutto nella provincia del Connacht. È una forma anglicizzata del gaelico Ó Maolruaidh, che si traduce in "discendente di Maolruadh" ("Capitano dai capelli rossi"), o talvolta di Ó Maolmhuire ("Devoto di Maria"). Storicamente, questo cognome è associato alla nobiltà irlandese cattolica, con documenti rinvenuti nel Regno Unito nel 1860.

sabato 2 marzo 2024

 
CANE DI PAGLIA 
 
Titolo originale: Straw Dogs
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito
Anno: 1971
Durata: 118 min (NTSC) (versione cinematografica),
   113 min (NTSC) (versione censurata)
Rapporto: 1,85:1
Genere: Drammatico, noir, thriller 
Sottogenere: Thriller psicologico 
Regia: Sam Peckinpah
Soggetto: dal romanzo The Siege of Trencher's Farm
     di Gordon M. Williams
Sceneggiatura: David Zelag Goodman, Sam Peckinpah
Produttore: Daniel Melnick
Produttore esecutivo: Daniel Melnick
Coproduttore: James Swann
Casa di produzione: ABC Pictures, Talent Associates,
     Amerbroco Films 
Distribuzione (USA e UK): Cinerama Releasing 
     Corporation
Distribuzione in italiano: 20th Century Fox
Fotografia: John Coquillon
Montaggio:
Roger Spottiswoode, Paul Davies,
    Tony Lawson
Effetti speciali: John Richardson
Musiche: Jerry Fielding
Scenografia: Ken Bridgeman
Costumi: Tiny Nicholls
Trucco: Harry Frampton 
Direttrice del casting: Miriam Brickman 
Direttore della produzione: Derek Kavanagh
Assistente alla regia: Terry Marcel
Camera a mano: Herbert Smith 
Reparto sonoro: John Bramall, Garth Craven 
Coordinatore degli stunt: Billy Cornelius 
Consulente editoriale: Robert L. Wolfe
Continuità: Pamela Davies
Interpreti e personaggi:
    Dustin Hoffman: David Sumner
    Susan George: Amy Sumner
    Peter Vaughan: Tom Hedden
    T.P. McKenna: Maggiore John Scott
    Del Henney: Charlie Venner
    Jim Norton: Chris Cawsey, l'acchiappatopi
    Donald Webster: Riddaway
    Ken Hutchison: Norman Scutt
    Sally Thomsett: Janice Hedden
    Robert Keegan: Harry Ware 
    Peter Arne: John Niles, il minorato 
    Cherina Schaer: Louise Hood 
    Colin Welland: Reverendo Barney Hood
    David Warner: Henry Niles
    Len Jones: Bobby Hedden
    Michael Mundell: Bertie Hedden (scene eliminate)
Doppiatori italiani:
    Ferruccio Amendola: David Sumner
    Vittoria Febbi: Amy Sumner
    Gualtiero De Angelis: Tom Hedden
    Glauco Onorato: Charlie Venner
    Bruno Persa: Maggiore John Scott
    Vittorio Stagni: Chris Cawsey, l'acchiappatopi
    Sandro Acerbo: Bobby Hedden
    Luciano De Ambrosis: Riddaway
    Cesare Barbetti: Norman Scutt
    Flaminia Jandolo: Janice Hedden
    Manlio De Angelis: John Niles, il minorato 
    Romano Ghini: Reverendo Barney Hood 
Titoli in altre lingue: 
    Tedesco: Wer Gewalt sät 
    Francese: Les Chiens de paille 
    Spagnolo: Perros de paja 
    Portoghese (Portogallo): Cães de Palha 
    Portoghese (Brasile): Sob o Dominio do Medo
    Basco: Lastozko Txakurrak 
    Lettone: Salmu suņi 
    Polacco: Nędzne psy 
    Russo: Соломенные псы 
    Turco: Köpekler 
    Esperanto: Pajlhundoj 
Budget: Incerto, da 1 a 3,2 milioni di dollari US
Box office: 8 milioni di dollari US
 

Trama: 
Questa pellicola di Peckinpah narra la storia tristissima e oltremodo squallida di un insignificante matematico americano, David Summer, che contro ogni buon senso decide di trasferirsi in un distretto impervio e rurale della Cornovaglia, paese natale della sua giovane moglie Amy, magrolina e biondiccia, sessualmente molto appetibile. Quando la donna legge e gioca a scacchi, appartiene alla seducente tipologia della professoressa con gli occhiali. Subito sorge una domanda: come può una donna simile essere innamorata di un topo di biblioteca rachitico? Ecco. Non è tutto oro quello che luccica. 
L'ex fidanzato di Amy, Charlie Venner, che è un gigantesco energumeno, si risente a morte del fatto che un estraneo gracile e apparentemente mite abbia sposato una donna del posto. Sputano bile anche gli amici di Venner: Norman Scutt, Chris Cawsey e Phil Riddaway. Amy ai loro occhi ha commesso la peggiore infrazione possibile ai tabù tribali, rifiutando gli uomini della propria comunità per unirsi a uno straniero. Scutt, un ex galeotto, confida a Cawsey la sua invidia per la passata relazione di Venner con Amy. 
Nel frattempo il matematico esplora il villaggio, incontrando al pub lo zio di Venner, Tom Hedden, un violento ubriacone, la cui figlia adolescente, Janice, è piuttosto esuberante. Infatti la disinibita ragazza flirta con Henry Niles, un gigante mentalmente ritardato e disprezzatissimo dall'intera comunità, al punto che tutti desiderano trovare un pretesto per farlo rinchiudere in manicomio. 
I Sumner hanno preso in affitto una fattoria isolata, Trenchers Farm, che un tempo apparteneva al padre di Amy. Assumono Scutt e Cawsey per rifare il tetto del garage e, impazienti per la mancanza di progressi, aggiungono Venner e suo cugino Bobby Hedden alla forza lavoro. Le tensioni nel loro matrimonio diventano presto evidenti. Amy si mostra sempre più insofferente nei confronti del marito per via dell'importanza estrema che egli dà ai propri studi. Ogni giorno che passa si creano dissidi, ad esempio perché il matematico si chiude nel suo studio e non va in cucina quando viene avvisato che la cena è pronta. Inoltre, cosa più importante, la donna critica la passività di David, la sua incapacità di prendere decisioni, e insinua che la codardia sia stata la vera ragione per cui ha lasciato un campus universitario americano volatile e politicizzato, trovando rifugio in una regione remota. 
Il triste David si ritira ulteriormente nei suoi studi, ignorando sia l'ostilità della gente del posto sia l'insoddisfazione di Amy. Il suo distacco si traduce nei bizzosi scherzi di Amy, che catturano l'attenzione, e nei comportamenti provocatori nei confronti degli operai, in particolare del nerboruto Venner. David fatica anche a farsi accettare dalla gente istruita del posto, come si evince dalle conversazioni con il Reverendo Barney Hood, sua moglie. Non riesce a legare nemmeno con il Maggiore John Scott, il magistrato locale.
Quando il matematico trova la gatta impiccata in un armadio della camera da letto, Amy crede che il responsabile sia uno dei bulli, Cawsey oppure Scutt. Insiste affinché David affronti gli operai, ma lui è troppo intimidito, si defeca in mano al solo pensiero. Gli uomini invitano David a caccia; lo portano con l'inganno nella brughiera e lo lasciano lì come un merlo. Con David lontano da casa, Venner si reca a Trenchers Farm e violenta Amy. Durante l'aggressione, lei a volte sembra gradire il suo abbraccio. Scutt entra silenziosamente, fa cenno a Venner, sotto la minaccia di una pistola, di allontanarsi e stupra a sua volta Amy, ma in modo ben più feroce: le devasta l'intestino. David torna molto più tardi, in stato di spossatezza e di obnubilazione. La moglie non gli dice nulla della violenza carnale, a parte un commento criptico che ovviamente gli sfugge.
Il matematico licenzia gli operai per la loro lentezza. Più tardi, i Sumner partecipano a una serata sociale in chiesa, dove Amy rimane sconvolta nel vedere i suoi stupratori. Janice invita il gigante minorato Henry ad andarsene con lei e, in un edificio nascosto dalla folla, inizia a sedurlo. Quando il fratello di Janice si accorge della sua scomparsa, viene mandato a cercarla; mentre la chiama, Henry va nel panico e soffoca accidentalmente Janice nel tentativo di tenerla zitta. I Sumner lasciano la serata prima del previsto, guidando attraverso una fitta nebbia, e investono accidentalmente Henry mentre scappa. Lo portano ferito a casa loro e telefonano al pub per segnalare l'incidente. La gente del posto, che nel frattempo ha saputo che Janice è stata vista l'ultima volta con il gigante, viene avvisata della sua posizione. Presto, Hedden, Scutt, Venner, Cawsey e Riddaway bussano ubriachi fradici e violenti alla porta dei Sumner. Intuendo la loro intenzione di linciare Henry, David si rifiuta di lasciarlo prendere, nonostante le suppliche di Amy. La situazione di stallo sembra risvegliare nel matematico un istinto territoriale: "Questa è casa mia, è parte di me e non permetterò nessuna violenza a ciò che è mio!" 
Il magistrato Scott arriva per disinnescare la situazione, ma viene ucciso accidentalmente dal vecchio Hedden, prossimo al coma etilico, durante una colluttazione. Rendendosi conto del pericolo che corre assistendo a questo omicidio, il matematico improvvisa diverse trappole e prepara le armi armi per respingere gli aggressori. Costringe inavvertitamente Hedden a spararsi a un piede, fa perdere i sensi a Riddaway e poi colpisce a morte Cawsey con un attizzatoio. Venner lo tiene sotto tiro, ma le urla di Amy allertano entrambi gli uomini, quando Scutt la aggredisce di nuovo. Scutt suggerisce a Venner di unirsi a lui in un altro stupro, ma Venner gli spara a morte. A questo punto il matematico furioso disarma Venner, ha con lui una terribile colluttazione, nel corso della quale gli spezza il collo con una trappola. Ripensando alla carneficina che ne è derivata e sorpreso dalla propria violenza, mormora tra sé e sé: "Mio Dio, li ho fatti fuori tutti". Salta su Riddaway, che lo attacca brutalmente, ma viene colpito da Amy con una fucilata che gli spappola le interiora. 
David sale in macchina per riportare Henry al villaggio. In un attimo di lucidità, il gigante ritardato dice di non sapere la strada di casa. Il matematico gli risponde di non saperla nemmeno lui.


Recensione: 
L'ambientazione è pervasa dall'orrore delle piccole comunità chiuse, sprofondate nel coma storico. Nel Regno Unito è diffuso il mito, forse fondato, della Cornovaglia come una terra isolata, in cui persistono modi di vita particolarmente arcaici, che altrove sono stati superati da secoli - spesso addirittura dal Medioevo. Sono villaggi simili a gusci impenetrabili, che oppongono una resistenza feroce a qualsiasi cosa possa essere creduta una minaccia all'integrità. Ogni rapporto umano si fonda su un'ignoranza cieca, brutale ed oscena, in un microcosmo che non conosce grandi aperture. L'impermeabilità al mondo esterno si unisce a un elevato coefficiente di consanguineità, ai limiti dell'incesto, che rende i cugini tra loro geneticamente affini come fratelli. Il protagonista del film commette un errore gravissimo a credere di poter trovare la pace in un ambiente simile: deve subito affrontare l'ostilità dei vicini, come un bruco gettato in un nido di formiche rosse. Un uomo di Scienza ha necessità di un contesto urbano e stimolante, in cui poter scambiare idee con i suoi simili. Messo in mezzo ai trogloditi, sicuramente avvizzisce, nella migliore delle ipotesi. Ebbene, David Sumner questo conto non l'ha fatto. Inoltre un uomo di Scienza dovrebbe stare molto attento alla compagna che si trova. Se questa non condivide i suoi interessi e non ha un opportuno livello d'istruzione, ne seguiranno soltanto guai. Certo, se il matematico avesse pensato a queste cose, non ci sarebbe stato nulla da raccontare.     
Il film di Sam Peckinpah uscì nelle sale nello stesso anno di Arancia meccanica (A Clockwork Orange) di Stanley Kubrick, Il braccio violento della legge (The French Connection) di William Friedkin e Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! (Dirty Harry) di Don Siegel. Nel Regno Unito uscì a novembre, mentre negli Stati Uniti uscì a dicembre. Quindi si era sul finire del 1971, un anno tosto per la Settima Arte. Il pubblico era già esasperato per via del percepito aumento della violenza nel cinema in generale, così esplosero polemiche accesissime. 
Dustin Hoffman, che non stravedeva per i film violenti (non aveva le physique du role), ammise in seguito di aver accettato il ruolo soltanto per denaro. Mi è stato fatto notare che la sua trasformazione in un berserk appare piuttosto improbabile, addirittura grottesca! 
Il finale non è soltanto geografico (lo smarrimento nelle dense nebbie della Cornovaglia): è metaforico. David non può più tornare alla sua vita di prima. Ha superato il punto di non ritorno. Ha scoperto di essere un assassino e di averci provato piacere. La sua "casa" (la sua identità di uomo colto, razionale e superiore) è andata distrutta insieme alla porta d'ingresso. 


Origine del titolo 
 
Il titolo viene dal filosofo cinese Lao Tzu (Lǎozǐ, 老子), che era solito dire questo (Tao Te Ching, capitolo 5): "Il Cielo e la Terra non usano carità, tengono le diecimila creature per cani di paglia. Il santo non usa carità, tiene i cento cognomi per cani di paglia." 
Si trovano versioni un po' diverse della traduzione, ad esempio "Il Cielo e la Terra non sono umani, considerano tutte le cose come cani di paglia. Il saggio non è umano, considera tutte le persone come cani di paglia."
Questo è il testo nella lingua originale, in caratteri ideografici: 

天地不仁
以萬物為芻狗
聖人不仁
以百姓為芻狗

Questa è la trascrizione fonetica in cinese moderno: 
"Tiān dì bù rén, yǐ wàn wù wéi chú gǒu; shèng rén bù rén, yǐ bǎi xìng wéi chú gǒu."
I cani di paglia (芻狗 chú gǒu) erano oggetti cerimoniali usati come sostituti di vittime viventi nei sacrifici, che in un'epoca precedente all'imporsi di questa usanza erano cruenti. Una volta esaurito il loro scopo rituale, questi cani di paglia venivano trattati con immenso disprezzo, calpestati, gettati nell'immondizia o bruciati. L'usanza si è formata perché i cani veri erano piuttosto costosi e nessuno gradiva lo spreco.
Nel titolo in italiano si è passati dal plurale dell'originale (Straw dogs) al singolare (Cane di paglia). Questo cambiamento arbitrario ha causato fraintendimento e confusione. Infatti qualche critico è stato portato a credere che i "cani di paglia" della versione in inglese siano gli aggressori, i bulli, mentre nellla versione italiana il riferimento sia invece al matematico perseguitato. Se questo fosse vero, sarebbe un cambio di visuale assolutamente drastico. C'è poi chi ha inteso le cose in questo modo: tutti i personaggi, sia la vittima che i carnefici, sono "cani di paglia", perché questa è la condizione universale del genere umano. Questo per un motivo molto semplice. Finché un essere umano occupa il suo posto nella società, non dà fastidio a nessuno. Quando scatta una molla che lo fa deragliare, allora si trasforma in semplice immondizia da smaltire. La certezza dell'interpretazione non c'è in ogni caso. Qual è l'interpretazione data da Sam Peckinpah? Il regista ha dichiarato in un'occasione che qualsiasi essere umano, per quanto mite e accomodante, può ribellarsi e diventare una belva quando sono superati certi limiti. La morale è un lusso che la Natura non conosce. 
Glossario: 
tiān "cielo" 
"terra" 
"non"
rén "benevolenza", "compassione" 
"considerare come" 
wàn "miriade, 10.000"
"cosa", "materia, sostanza"
wéi "essere come"
chú "paglia" 
gǒu "cane"
shèng "nobile", "santo", "saggio"
rén "uomo, persona" 
bǎi "cento" 
xìng "nome di famiglia", "clan"
 
Il Regno sanguinario di Cristo 

Un giorno il matematico riceve la visita del prete anglicano del villaggio. Nel corso della breve ma tormentata conversazione, risponde a una provocazione dell'ospite con questa frase: "Ché in nessun altro regno c'è stato tanto spargimento di sangue come in quello di Cristo". È una traduzione quasi letterale dell'originale "After all, there's never been a kingdom given to so much bloodshed as that of Christ". L'ecclesiastico rimane sconvolto, viene punto nel vivo e farfuglia: "Allude ai Martiri cristiani?" No, non era a questo che allude il matematico, anche se si limita a rispondere con un sibillino "Può darsi". La moglie del reverendo chiede: "E chi la disse quella frase?" Il reverendo di rimando dice: "Non ricordo, ma l'ho già sentita". Subito dopo si congeda. Poi, quando sono a letto, la biondiccia Amy accusa il marito di essere stato scortese con l'ecclesiastico. Ho scoperto che la versione in lingua originale è molto diversa da quella italiana. Non c'è allusione alcuna ai Martiri cristiani. Invece il reverendo risponde in questo modo alla frase sul Regno sanguinario di Cristo: "That's Montesquieu, isn't it?" Il professore di rimando: "Oh really?" La moglie del reverendo pone una domanda banale: "Who's he?" Al che, suo marito le risponde: "Someone well worth reading" (ossia "Qualcuno che vale la pena di leggere"). Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu (1689 - 1755) è stato un filosofo e commentatore sociale francese, a cui viene talvolta attribuito il concetto di separazione dei poteri, poi incorporato nella Costituzione degli Stati Uniti. I Martiri sono scaturiti dalla fantasia del doppiatore, forse perché ha compreso male il nome di Montesquieu! Come già visto nel caso di Darth Vader, diventato Dart Fener per via di un doppiatore congestionato dal raffreddore, anche qui si è avuta una spaventosa distorsione percettiva. Così Montesquieu, mal pronunciato, è diventato Martyrs ed è stato tradotto con "Martiri", aggiungendovi quindi l'ovvio aggettivo "cristiani". Non sembrano esserci dubbi. Ora vorrei che voi tutti ci ragionaste anche solo per un istante. Queste versioni divergenti dell'audio di uno stesso film, in lingue diverse, creano mondi tra loro totalmente dissimili. Ogni doppiaggio è una monade di Leibniz, un universo senza finestre sull'esterno. L'inganno della Settima Arte è spaventoso!

Antiamericanismo strisciante 

Già all'inizio del film, il matematico viene importunato dai bulli per via delle sue origini americane. Questi cercano di informarsi da lui sui dettagli più morbosi e violenti della vita negli States. Gli chiedono se ha visto "rivolte di negri". Lui, esasperato, risponde che la violenza l'ha vista soltanto nei film europei. Più avanti, nel corso della visita del Reverendo, si ha un secondo indizio dei sentimenti dei villici cornovagliesi, molto ostili nei confronti di tutto ciò che ha a che fare con l'America. Poco prima che la discussione prendesse una piega teologica (il Regno sanguinario di Cristo, di cui sopra), il religioso ha accusato il matematico, in modo grossolano, scaricando sugli scienziati la responsabilità diretta dell'invenzione dell'atomica, oltre che della guerra. 

Il sarcofago del gallinaccio 

Una scena di una tristezza incredibile. Il matematico è stato indotto con l'inganno a partecipare a una battuta di caccia. I bulli gli dicono di stare appostato in attesa dell'arrivo delle anatre selvatiche, quindi lo abbandonano per introdursi nella sua casa e fare i loro porci comodi. Con estremo ritardo si fa strada nell'accademico il vago sospetto di essere stato buggerato. A un certo punto spara in aria, colpendo a morte un grosso volatile, che cade lontano. Quando va a recuperare la preda, vede che è una specie di gallinaccio, non un'anatra. Anziché portarlo con sé, lo appoggia tra alcuni rami secchi che si innalzano come dita lebbrose verso il cielo. Quelle sono le esequie dell'uccello dalle penne arruffate: la struttura di rami secchi costituisce una specie di sarcofago. Emerge la natura autistica dell'uomo, che conduce un'esistenza separata dal mondo e non ha la benché minima idea di come trarre vantaggio dai propri beni. Un'esistenza che in questo non è poi così dissimile dalla mia. 


Una strana paracusia
o i residui immaginari della lingua cornica 

Quando ho visto il film anni fa, un paio di volte, sono rimasto colpito da alcune sequenze. Quando la moglie del matematico trova la sua gatta impiccata nell'armadio della camera da letto, esclama più volte un paio di parole che non sembrano in inglese e che ho decodificato come "YS CATH!", che in gallese significano "è il gatto". Ho pensato che il regista e lo sceneggiatore avessero l'intenzione di riprodurre la lingua cornica, un tempo parlata in Cornovaglia, che era simile al gallese e al bretone. Le spiegazioni da me trovate erano due: o quella era l'estrema sopravvivenza della lingua che si credeva estinta sul finire del XVIII secolo, oppure la moglie del matematico apparteneva al movimento per la rivitalizzazione del cornico, che ha acquistato non pochi consensi nel corso del XX secolo. Invece mi sono sbagliato completamente. Rivedendo il film e cercando i dialoghi nel Web, mi sono reso conto che avevo equivocato. In realtà non c'è nessun frammento di frase in cornico o in gallese nel film. La moglie del matematico dice "CAWSEY O SCUTT", e poi "SCUTT O CAWSEY". Ecco, Cawsey (pronuncia /'kɔzɪ/) e Scutt (pronuncia /skʌt/) sono i cognomi di due ribaldi. I nominativi completi sono Chris Cawsey e Norman Scutt. Dev'essere stato il tono di voce ad ingannarmi, unitamente al fatto che il doppiatore pronunciava in modo chiuso la congiunzione "o", facendola suonare quasi "u". Inoltre, dopo aver pronunciato i due cognomi, la donna chiede al marito se ha sentito quello che ha detto; lui allora le chiede "Perché?" (ossia che motivo avrebbero avuto quei due di ammazzare la gatta). Evidentemente aveva compreso alla perfezione cosa gli era stato detto, o avrebbe reagito diversamente. Se avesse sentito una frase in cornico, non avrebbe capito e avrebbe chiesto spiegazioni, ad esempio chiedendo "Cos'hai detto?". Non ci si aspetta infatti che un americano abbia anche soltanto una vaga idea dell'esistenza di quella lingua. 


La scena dello stupro

Quando Charlie Venner violenta la moglie del matematico, si vedono varie cose che denotano una grande ambiguità. I capezzoli di lei sono furiosamente eretti, segno inequivocabile che l'attrice provava piacere nel girare la scena. Poi si vede che è lei ad ancheggiare, in modo vistoso, segno che l'attrice era eccitata e conduceva l'atto sessuale, seppur simulato. Anche certi toccamenti fatti da lei alle braccia e al torace dell'uomo sono indicatori. Quando l'uomo ha rilasciato lo sperma nella vagina, arriva Norman Scutt, che penetra la donna da dietro, in modo brutale. Lei mostra un invincibile disgusto e il suo volto è contratto in smorfie di dolore, segno che lo stupratore la sta sodomizzando. L'attrice recita alla perfezione, si vede che oppone resistenza alla penetrazione nell'ano, con tutte le sue forze. Il suo volto è carico di dolore e di umiliazione, ogni sua fibra è sofferenza atroce. Eppure proprio questa scena del secondo stupro è stata tagliata, sminuendo così la portata del primo e dando origine a interpretazioni fuorvianti. Senza la brutale distinzione tra i due atti di violenza consecutivi, il senso della trasformazione di David in un berserk e del trauma di Amy viene completamente distorto. Se si vede solo la parte ambigua con Venner, il massacro finale compiuto dal matematico furioso sembra quasi una reazione sproporzionata o, peggio, una difesa del "possesso" su una moglie infedele. Con la sequenza integrale, il massacro diventa l'unica conclusione possibile di un'escalation in cui la civiltà è stata completamente annientata. Il protagonista non difende più solo la sua casa o sua moglie, ma reagisce a un male assoluto e privo di sfumature che è entrato nel suo spazio vitale. Ovviamente Peckinpah fu accusato di essere fascista e misogino. Lui si difese dicendo di essere un osservatore della natura umana, aggiungendo che l'uomo è un animale territoriale e la violenza è un linguaggio universale che la cultura cerca solo di mascherare
In Irlanda, la censura rimosse completamente tutte le sequenze di stupro, sia quello vaginale che quello anale. In Sudafrica il film fu vietato dalla commissione di censura dell'apartheid, anche se di neri non se ne vedono. 

I dettagli tecnici dello stupro

La scena dello stupro era descritta solo in termini vaghi della sceneggiatura, e rimase avvolta in un silenzio minaccioso per tutta la durata delle riprese. Quando Sam Peckinpah accettò finalmente e con riluttanza di discutere la scena con Susan George, annunciò senza mezzi termini: "Non ho intenzione di dirti come la girerò, ma ti dirò che sarai nuda; due uomini ti aggrediranno; uno farà sesso con te; e l'altro ti sodomizzerà"
"A 20 anni", ricorda la George, "devo dire che mi sono appoggiata allo schienale della sedia e ho chiesto 'Cosa significa?'. Lui me l'ha detto. Ed ero terrorizzata. Dal modo in cui parlava, mi sembrava che intendesse che si trattasse di una cosa vera, che si sarebbe realmente verificata sul set. Così mi sono alzata dalla sedia, l'ho guardato negli occhi e gli ho detto 'Non sono pronta a farlo, Sam'". E lui disse: "Lo farai". Io risposi: "No, non mi hai sentito, non sono pronto a farlo e devi trovarti un'altra Amy"
Seguirono recriminazioni, durante le quali George mantenne coraggiosamente la sua posizione anche quando fu minacciata di azioni legali per aver infranto il suo contratto. Alla fine, Peckinpah cedette e accettò di rappresentare il trauma di Amy concentrandosi sui suoi occhi e sul suo viso, piuttosto che sul suo corpo, anche se viene mostrata nuda durante la scena. 


Il romanzo di Gordon M. Williams 

Ci sono differenze significative tra il romanzo The Siege of Trencher's Farm (1968) e il film. Nel primo, il matematico si chiama George Magruder. Sua moglie si chiama Louise, è britannica ma non nativa del villaggio. Inoltre la coppia ha una figlia, anch'essa intrappolata nella fattoria. Sam Peckinpah ha rimosso questa scomoda figlia e ha riscritto il personaggio della moglie del protagonista, presentandola come una donna più giovane e libera. Anche a rischio di rasentare l'implausibilità: quale donna piacevole accetterebbe di mettersi assieme a un matematico gracile e tedioso, se non per soldi? Tra l'altro, il primo a riconoscere questo fu proprio Dustin Hoffman, che non era d'accordo con la scelta di Susan George per il ruolo di Amy. L'attore riteneva che il suo personaggio non si sarebbe mai sposato con una ragazza così "alla Lolita". Sam Peckinpah, preso dalle sue fissazioni sessuali, insistette per la George, un'attrice all'epoca sconosciuta. 
Nell'opera di Williams non è contenuta la benché minima menzione di violenza sessuale. Janice è una bambina di otto anni, mentre Henry Niles (non John) è un pedofilo assassino evaso dal carcere. Non solo non è un gigante, ma è descritto come un uomo malaticcio e di corporatura minuscola, in pratica un nano! Janice non viene raggiunta da lui, perché tratta in salvo in tempo dal dottore del paese, un personaggio rimosso nella sceneggiatura.
L'adattamento del romanzo ha tratto ispirazione da due libri dell'antropologo statunitense Robert Ardrey, African Genesis (non tradotto, 1961) e L'imperativo territoriale (The Territorial Imperative, 1984), i quali sostengono una grande quanto scomoda verità: l'uomo è essenzialmente un carnivoro che lotta istintivamente per il controllo del territorio. 
Lo scrittore Gordon M. Williams, che era piuttosto puritano, rimase così sconvolto dall'adattamento del suo romanzo che giurò di non vendere mai più una sua opera a un americano. 
Una reazione di questo genere non fu un caso isolato: Sam Peckinpah aveva tentato di convincere il drammaturgo Harold Pinter a lavorare al suo progetto prima dell'inizio della produzione, ma Pinter, detestando l'argomento, rifiutò. Lo trovava rivoltanteIl regista avrebbe voluto Richard Harris o Peter O'Toole per il ruolo dell'energumeno Charlie Venner, ma i famosi attori non accettarono per motivi di incompatibilità morale col personaggio. Temevano che la loro carriera sarebbe stata macchiata per sempre. 

La reazione del villici di Cornovaglia 

Il villaggio di St. Buryan è stato utilizzato come location per le riprese, con alcuni abitanti del posto impiegati come comparse. L'autore locale Derek Tangye racconta in uno dei suoi libri che al momento delle riprese nessun abitante del villaggio erano a conoscenza della natura del film, aggiungendo che al momento dell'uscita, tutti furono molto turbati nello scoprire di essere stati utilizzati in qualcosa di natura così incoerente con i loro valori morali. Sembra che sopravvivesse un tabù che vietava loro persino di toccarsi i genitali per non incorrere nell'ira divina e nell'Inferno!

Interessanti arcaismi 

Nella scena iniziale del pub si parla di "trenta scellini" (in inglese "thirty bob"). Questa somma, in moneta pre-decimale, era il cinquanta per cento in più di una sterlina. Una sterlina, prima del 1971, equivaleva a venti scellini. Inoltre, per il pubblico moderno, potrebbe essere utile sapere che le leggi britanniche sulle licenze imponevano ai pub di chiudere ogni pomeriggio tra le 14:30 e le 18:00, sebbene gli orari precisi fossero variabili a causa della non uniformità delle ordinanze delle diverse contee e dei diversi distretti.

Curiosità varie 

Prima delle riprese, il regista diede istruzioni a Dustin Hoffman e a Susan George di vivere insieme per due settimane (more uxorio?), con il co-sceneggiatore David Zelag Goodman al seguito. Alcune delle loro interazioni durante questo periodo sono state inserite nella sceneggiatura del film. 

T.P. McKenna, che interpreta il Maggiore John Scott, ha un braccio legato al collo. Questo non era previsto nella sceneggiatura: l'attore, libidinosissimo, si era procurato la frattura durante una festa selvaggia con un paio di escort, organizzata dallo stesso Sam Peckinpah. 

La zoppia di Henry Niles non era prevista dalla sceneggiatura. L'attore David Warner si era rotto un piede prima delle riprese; era tuttavia in grado di camminare con un bastone all'inizio delle riprese principali. Poiché la frattura è avvenuta prima delle riprese, era considerato non assicurabile. Per questo motivo non è accreditato. 

Il futuro del film fu messo a repentaglio quando il regista e co-sceneggiatore Sam Peckinpah contrasse la polmonite dopo una notte passata a bere alcolici a garganella con Ken Hutchison nel mare di Land's End. Dopo essersi ripreso dalla colossale sbornia in una clinica di Londra, Peckinpah fu riammesso in servizio solo dopo aver promesso di rimanere sobrio. Non era certo un asceta o un penitente, su questo non ci sono dubbi. In pratica l'hanno tirato fuori dal coma etilico per la collottola. 

Queste sono le attrici prese in considerazione per il ruolo di Amy prima che fosse scelta Susan George: 
Judy Geeson, 
Jacqueline Bisset, 
Diana Rigg, 
Helen Mirren, 
Carol White, 
Charlotte Rampling, 
Judy Huxtable, 
Hayley Mills.

Secondo Garner Simmons nel suo libro "Peckinpah: A Portrait In Montage" (2004), il direttore della fotografia iniziale fu Brian Probyn, che abbandonò il progetto per divergenze creative riguardanti l'illuminazione di una sequenza; quindi fu scelto Arthur Ibbetson, che però abbandonò poco dopo per non meglio precisati "motivi religiosi". La scelta successiva fu John Coquillon, che aveva lavorato come direttore della fotografia in film horror britannici a basso budget come La rossa maschera del terrore (The Oblong Box, 1969) e Terrore e terrore (Scream and Scream Again, 1970), entrambi diretti da Gordon Hessler. Coquillon rimase nel film e in seguito avrebbe lavorato come direttore della fotografia in altri tre film di Sam Peckinpah: Pat Garrett e Billy Kid (Pat Garrett and Billy the Kid, 1973), La croce di ferro (Cross of Iron, 1977) e Osterman Weekend (The Osterman Weekend, 1983). 

Per rendere una violenza così pervasiva e viscerale, Peckinpah usò un montaggio frammentatissimo e l'uso alternato dello slow-motion. Voleva che ogni colpo fosse "sentito" dallo spettatore, trasformando l'orrore in una sorta di balletto macabro. Non voleva che guardassimo lo scontro, voleva che lo subissimo!

Per esprimere un piacere morboso nella scena in cui il matematico in stato di berserksgang percuote a morte con una spranga l'uomo a terra, Dustin Hoffman chiese che ci fossero alcune noci di cocco da rompere. In un'inquadratura si vede effettivamente un pezzetto di cocco volare via: Sam Peckinpah lo spacciò per materia cerebrale.