Visualizzazione post con etichetta patologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta patologia. Mostra tutti i post

martedì 5 dicembre 2023

 
UNA CONTRADDIZIONE PROFONDA
NELLE TEORIE COMPLOTTISTE
DIFFUSE IN RETE 

Secondo la dottrina di
David Icke tutte le famiglie della finanza internazionale sono composte da Rettiliani. Così stando a queste teorie, i Rothschild sarebbero in realtà mutaforma rettiliani, in pratica giganteschi lucertoloni in false sembianze umane. Per questo motivo, David Icke si è persino attirato diverse accuse di antisemitismo. Pur essendo a parer mio tali accuse piuttosto inconsistenti, faccio notare un'altra cosa decisamente più interessante. 

Negli ambienti cospirazionisti del Web che si sono coagulati intorno a un nucleo di credenze alternative - tra cui quelle di Icke giocano un ruolo determinante - si è diffusa l'idea assurda secondo cui la causa scatenante del cancro sarebbe stata scoperta più di cinquant'anni fa e tenuta nascosta dalle industrie farmaceutiche per il proprio profitto. Si dice che lo scopritore della cura per tutti i cancri sia stato Otto Heinrich Warburg, che ha ricevuto in effetti il Nobel nel 1931 per aver scoperto alcuni meccanismi metabolici nelle cellule tumorali. 

Ma chi era Otto H. Warburg? Da fonte Wikipedia si ricava quanto segue: 


Fu direttore (dal 1931 al 1953) del Kaiser Wilhelm Institute (ora Max Planck Institute) per la fisiologia cellulare a Berlino. Studiò a fondo il  metabolismo dei tumori, in particolar modo le caratteristiche della loro respirazione cellulare. Per le sue scoperte sulla natura e sul meccanismo di azione del cosiddetto enzima giallo (di Warburg), vinse nel 1931 il Premio Nobel per la medicina. Pubblicò gran parte dei risultati dei suoi lavori nei testi Il metabolismo dei tumori e Nuovi metodi di fisiologia cellulare. 

Scrisse anche La prima causa e la prevenzione del cancro che presentò nel corso di una celebre lezione tenuta ad un congresso di vincitori del Premio Nobel, il 30 giugno 1966 a Lindau, sul Lago di Costanza, in Germania. Nel suo discorso, egli mostrò diverse prove che dimostravano come causa primaria del cancro la carenza di ossigeno (altrimenti detta anaerobiosi). 

Fu uno dei maestri di Hans Adolf Krebs scopritore dell'omonimo ciclo. 

E ancora: 

Warburg individuò come differenza fondamentale tra le cellule sane e quelle cancerose la velocità di flusso della glicolisi: tale evento, confermato anche da analisi recenti, è tuttora indicato come effetto Warburg. 

Le cellule tumorali, infatti, possono presentare livelli di attività glicolitica fino a 200 volte superiori a quelli dei tessuti sani, anche in presenza di grandi condizioni di ossigeno. Questo evento fu spiegato da Warburg negli anni trenta attraverso l'osservazione di un elevato consumo locale di ossigeno, che ne genera concretamente una carenza nelle cellule tumorali, con conseguente innalzamento dei livelli di glicolisi. 

Più recentemente, tuttavia, tale effetto è stato anche correlato alla presenza in quantità maggiori di una particolare forma di esochinasi legata ai mitocondri, che genera un aumento dell'attività glicolitica senza che l'ossigeno sia necessariamente consumato. 

Questo effetto ha delle conseguenze molto rilevanti in alcune applicazioni biomediche. L'elevata glicolisi delle cellule tumorali, infatti, può essere utilizzato come fattore diagnostico di un tumore, come fattore per la valutazione di efficacia del trattamento, nonché per una esatta localizzazione della massa tumorale attraverso tecniche di imaging mediate da un radiotracciante per PET come il fluorodeossiglucosio (un substrato modificato della esochinasi). 

Come si vede, nulla che una persona di media istruzione potrebbe comprendere senza aiuto, poiché si tratta di argomenti in cui prevale un lessico molto specialistico. Non nego il valore degli studi di Warburg, ma credo che siano stati in larga misura fraintesi. 

Ora, non si sa bene come, gira in Facebook una guida fai da te su come evitare il cancro, con tanto di sostanze acide
"cancerogene" (in pratica quasi ogni sostanza commestibile) e "alcaline" (le voci sono al massimo tre, e hanno dimenticato di inserirvi le feci). Si instaura un clima di terrorismo psicologico e di fanatismo, in cui chiunque dissente è tacciato di essere un soggetto condizionato dal bombardamento mediatico della TV e attaccato al denaro, quando non addirittura un agente delle multinazionali, ovvero un Rettiliano sotto mentite spoglie. Ma soprattutto, si arriva ad assurdità pericolosissime: c'è gente che rifiuta ogni cura per ingerire bicarbonato, pensando che sia un rimedio miracoloso. 

Eppure, Otto H. Warburg, di cui i cospirazionisti parlano in toni messianici
apparteneva ad una famiglia ritenuta dalle dottrine di Icke composta da Rettiliani. Ecco quanto si apprende, sempre da fonte Wikipedia: 

 
Warburg è il nome di un'importante famiglia di banchieri ebrei tedeschi. Capostipite della famiglia di banchieri è Max Warburg (1867-1946), finanziatore della Paneurope, istituto mondialista promotore dell'unità dell'Europa nel quadro di un'organizzazione mondiale unificata. 
Il fratello di Max Warburg, Paul Moritz Warburg, di nazionalità statunitense, scrisse nel 1903 uno studio intitolato "Piano per una banca centrale", che giocò un ruolo determinante nella creazione nel 1913 della Federal Reserve. Su nomina del Presidente Wilson, è membro del primo Direttivo della Federal Reserve, a partire dal 1913. Nel 1926, siede nel Direttivo di consiglio della I.G. America, la holding che controllava le attività americane della I.G Farben. Insieme al colonnello Edward Mandell House, consigliere del presidente Woodrow Wilson, fondò il Council on Foreign Relations (CFR). 

Eric M. Warburg (1900-1990), figlio di Max Warburg, fu un deputato attivo all'interno del partito CDU (Christliche-Demokratische Union). Fondò nel 1952 l'Atlantik-Brücke («Ponte atlantico»), insieme a Erik Blumenfeld (1915-1997), che persegue l'obiettivo di rafforzare i legami tra la Germania e gli Stati Uniti in tutti i campi, politica estesa anche al Canada dal 1986. Più in particolare, si occupa di favorire dei lavori tra «alte cime dell'economia, della politica e delle scienze che possano regolarmente scambiare ogni anno delle idee, in occasione delle conferenze tedesco-statunitensi, all'interno di piccoli gruppi di lavoro». 

Questo si legge nella pagina di Wikipedia in inglese, più completa. Tra i membri della famiglia, in fondo alla pagina, compare proprio Otto H. Warburg - seguito da un altro Otto, ancor più interessante. 


The Warburg family is a prominent family and financial dynasty of German Jewish descent, noted for their varied accomplishments in physics, classical music, art history, pharmacology, physiology, finance, private equity and philanthropy. They are believed to be descended from the Venetian Jewish del Banco family, in the early 1500s one of the wealthiest Venetian families. The Warburgs fled from Italy to Warburg in Germany in the 16th century before moving to Altona, near Hamburg in the 17th century. They took their surname from the city of Warburg. The brothers Moses Marcus Warburg (1763 - 1830) and Gerson Warburg (1765 - 1826) founded the M. M. Warburg & Co. banking company in 1798 that is still in existence. Moses Warburg's great-great grandson, Siegmund George Warburg, founded the investment bank S. G. Warburg & Co in London in 1946. Siegmund's second cousin, Eric Warburg, founded Warburg Pincus in New York in 1938. Eric Warburg's son Max Warburg (not to be confused with Eric's father Max Warburg) is currently one of the three partners of M.M.Warburg & Co., Warburg. The Warburg family created the following investment banks: M.M.Warburg & Co., Warburg Pincus, S. G. Warburg & Co.. Max Warburg's elder brother Aby Warburg used his money to establish the Kulturwissenschaftliche Bibliothek Warburg in Hamburg, since 1934 The Warburg Institute in London. Paul Warburg is most famous as the architect of the US monetary regime, the Federal Reserve System established in 1913. 

Scientists 

Carl Warburg (c. 1805-1892), clinical pharmacologist 
Emil Warburg, (1846–1931), German physicist 
Otto Heinrich Warburg (1883–1970), physiologist and biochemist (Nobel prize in Medicine, 1931) 
Otto Warburg (1859–1938), botanist and president of the Zionist Organisation 

Traduzione: 

La famiglia Warburg è una dinastia familiare e finanziaria di spicco di origine ebraica tedesca, nota per i suoi molteplici successi in fisica, musica classica, storia dell'arte, farmacologia, fisiologia, finanza, capitale privato e filantropia. Si ritiene che discendano dalla famiglia ebrea veneziana del Banco, una delle più ricche famiglie veneziane degli inizi del 1500. I Warburg fuggirono dall'Italia a Warburg, in Germania, nel XVI secolo, prima di trasferirsi ad Altona, vicino ad Amburgo, nel XVII secolo. Presero il cognome dalla città di Warburg. I fratelli Moses Marcus Warburg (1763-1830) e Gerson Warburg (1765-1826) fondarono nel 1798 la società bancaria M. M. Warburg & Co., tuttora esistente. Il pronipote di Moses Warburg, Siegmund George Warburg, fondò la banca d'investimento S. G. Warburg & Co. a Londra nel 1946. Il cugino di secondo grado di Siegmund, Eric Warburg, fondò la Warburg Pincus a New York nel 1938. Il figlio di Eric Warburg, Max Warburg (da non confondere con il padre di Eric, Max Warburg), è attualmente uno dei tre soci della M.M.Warburg & Co., Warburg. La famiglia Warburg creò le seguenti banche d'investimento: M.M.Warburg & Co., Warburg Pincus, S. G. Warburg & Co.. Il fratello maggiore di Max Warburg, Aby Warburg, utilizzò il suo denaro per fondare la Kulturwissenschaftliche Bibliothek Warburg ad Amburgo e, dal 1934, il Warburg Institute di Londra. Paul Warburg è famoso soprattutto per essere l'architetto del regime monetario statunitense, il Federal Reserve System, istituito nel 1913.

Scienziati 

Carl Warburg (c. 1805-1892), farmacologo clinico 
Emil Warburg (1846-1931), fisico tedesco 
Otto Heinrich Warburg (1883-1970), fisiologo e biochimico 
Otto Warburg (1859-1930), botanico e presidente dell'Organizzazione Sionista 

Ora, non è forse questa una contraddizione palese e insanabile? Come possono delle persone, per quanto invasate, reputare salvifico proprio ciò che condannano con tanto ardore? Come possono pensare che la loro salute possa venire proprio da ciò che dicono negarla? 

Peccato che questi cospirazionisti non abbiano tenuto conto del fatto che le cause
scatenanti del cancro sono moltissime. L'interazione tra il materiale genetico delle cellule e le radiazioni ionizzanti è evidentemente un libro chiuso per loro. Il fatto incontestabile che siamo sottoposti all'ingestione e all'inalazione di moltissime sostanze contaminanti e cancerogene è del tutto trascurato, finisce nel dimenticatoio. Tutti pronti a strepitare perché la gente si nutra solo di verdura "bio", ma nessuno di questi fanatici rinuncerebbe mai ad esporsi ai raggi del sole, che sono notoriamente cancerogeni. Questi sono semplici link per maggiori informazioni sulla natura del cancro: 

https://it.wikipedia.org/wiki/Carcinogeno 

https://it.wikipedia.org/wiki/Radiazioni_ionizzanti

https://it.wikipedia.org/wiki/Malattia_da_radiazione

https://it.wikipedia.org/wiki/Neoplasia

mercoledì 29 novembre 2023

ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL DOLORE E SUL DISTACCO

Del valore nutritivo dei clisteri; del dottore BUNGE. - La possibilità di una digestione cecale è stata messa in dubbio da molti fisiologi; mentre Viridet ammetteva la possibilità d'una seconda digestione cecale delle sostanze albuminoidi, e questa opinione era stata adottata anche da Tiedmann e Gmelin. Anche Béclard crede nella possibilità d'una digestione cecale, quando il succo intestinale non adoperato da una previa digestione possa affluire nell'ultima porzione dell'intestino. Le condizioni vengono allora modificate e l'intestino crasso può dar luogo ad una digestione più o meno perfetta, dovuta probabilmente all'azione del succo enterico. Molti fatti clinici vengono a confermare questa teoria e fra gli altri il seguente: Nel maggio 1867 Mégissier consultò il dott. Bunge per uno stringimento dell'esofago, che si poteva sentire dietro la trachea. Da 4 o 5 mesi, malgrado diversi trattamenti, fra quali però venne negletta la dilatazione meccanica locale, questo stringimento si accrebbe a tal punto da non lasciar passare che alimenti liquidi. Il collo al disotto della laringe presentava un rigonfiamento generale dovuto ad un grande ispessimento del tessuto connettivo, e in molti punti nell'atto della deglutizione si poteva riconoscere un'aderenza della pelle all'esofago. In seguito all'uso di sonde e di cateteri per tre settimane si poté ottenere una dilatazione bastevole per lasciar passare alimenti di consistenza poltacea. La dilatazione, l'uso di frizioni iodate, delle docce fredde durate 15 giorni recarono un notevole miglioramento, ed il malato fu nutrito per mezzo dell'iniezione di materie alimentari fatta per mezzo delle sonde esofagee. Nell'aprile del 68, forse in causa di un raffreddamento forte, sopravvenne al malato un flemmone del collo, che rese quasi impossibile la deglutizione. Il malato, che di per se solo introduceva la sonda facendo sforzi inopportuni, fece una falsa strada che si apriva nella trachea. Convenne dunque rinunciare affatto alla sonda e ricorrere all'unica risorsa rimasta dell'alimentazione artificiale per mezzo di clisteri di tuorli d'uova, brodi, zuppe, ecc. L'alimentazione rettale fu da sola adoprata per 59 giorni, cioè dal 20 aprile al 18 giugno. Nelle prime settimane il malato era debole e si lamentava di un senso penoso di sete; ma nella terza settimana non soffriva più né di fame, né di sete, né di dolori speciali; e solo si notava in lui un leggiero dimagramento. Nella nona settimana moriva per colite. Il dott. Bunge crede che senza la comparsa di questa ultima infiammazione il malato avrebbe potuto vivere molto tempo ancora coi soli clisteri, benché per altra parte sia lecito il sospettare che la colite sia stata prodotta dai maneggi ripetuti per iniettare nel retto sostanze alimentari. In ogni modo abbiamo il caso ben documentato di un uomo che, senza presentare notevole dimagramento, ha potuto vivere 59 giorni con clisteri nutrienti (Deutsche Klinik e La Sardegna Medica). 

Questo testo medico, ormai datato - risale al XIX
 secolo - ha una sua utilità e trovo che la sua lettura sia oltremodo salutare: andrebbe raccomandata soprattutto a coloro che parlano di "irrealtà della sofferenza", pretendendo di affrontare il Male tramite il "distacco". A chi sostiene che il Principe Gautama predicò questo stesso distacco, si dovrebbe obiettare che se lo fece fu perché in vita sua non ebbe mai un ascesso. Che lo facesse proprio in questi termini, è tuttavia assai dubbio. Infatti Buddha sapeva bene che la sofferenza è insita in ogni essere senziente: nell'impermanenza di ogni cosa, il dolore è una costante, è l'unica cosa che accomuna i viventi.  

Quando si hanno i vermi e le piaghe, quando le ferite gemono pus, quando ogni singolo movimento costa dolori atroci, si vedono le cose in modo molto ben diverso da come le può vedere un sovrano che scoppia di salute, e parole come "il Male è una cosa soggettiva" o "la sofferenza è priva di realtà" appaiono in tutta la loro natura grottesca, ridicola e blasfema. Il Male in tutte le sue manifestazioni è un dato di fatto con cui dobbiamo fare i conti, e a ricordarcelo sta la natura stessa del dolore, che quando si manifesta non permette compromessi. Sia esso fisico o morale. Sulla sua origine poi si può anche parlare per ore, senza arrivare da nessuna parte. Parlare di "distacco" quando si è ben pasciuti, non si hanno particolari problemi e si vive tra mille comodità è facile quanto vano. Parlare di "distacco" quando si ha un osteosarcoma e le metastasi hanno ormai invaso il corpo è ben più difficile, specialmente se non c'è un flusso costante di morfina a render possibile l'articolazione di un simulacro di pensiero.

Tempo fa ho letto un interessante aneddoto. Uno stoico che visse all'epoca di Nerone fu tormentato da un aguzzino effeminato, che gli ruppe una gamba con una spranga. Lo stoico non si scompose e rivolse al carnefice questa domanda: "Ecco, adesso che la gamba è rotta, cos'hai ottenuto?" Un simile filosofo merita rispetto e grande stima per il suo assoluto controllo sulle passioni e sul dolore, cosa che nemmeno un umano su un miliardo potrebbe possedere. Almeno egli agiva in tutto e per tutto in modo consequenziale alle proprie premesse. Inutile aspettarsi una simile coerenza con coloro che parlano oggi di "irrealtà del dolore" e di "distacco". Proprio non me li vedo affrontare la tortura come se fosse una specie di solletico. 

(Il Volto Oscuro della Storia, 21 gennaio 2015)

mercoledì 4 ottobre 2023

IL PIANETA DEGLI SLUM


  «Acqua verdastra e puzzolente dappertutto. "Ogni giorno, in tutto il mondo," secondo l'esperta di salute pubblica Eileen Stillwaggon, "malattie legate alla fornitura idrica, allo smaltimento delle scorie e all'immondizia uccidono trentamila persone e costituiscono il settantacinque percento delle malattie che affliggono l'umanità." Anzi, le malattie del tratto digerente derivanti dall'inadeguatezza dei servizi igienici e dall'inquinamento dell'acqua potabile - tra cui diarrea, enterite, colite, tifo e paratifo - sono la prima causa di morte al mondo, colpendo innanzitutto neonati e bambini piccoli. Anche le fogne a cielo aperto e l'acqua contaminata sono infestate di parassiti intestinali come tricocefali, nematelminti, strongiloidi e così via, che infettano decine di milioni di bambini nelle città povere. Il colera, flagello della città vittoriana, continua a prosperare nella contaminazione fecale delle riserve idriche urbane, soprattutto in città africane come Antananarivo, Maputo e Lusaka, dove secondo le stime dell'Unicef fino all'ottanta percento dei decessi per malattie evitabili (a parte l'Hiv/Aids) derivano dalla scarsa igiene. La diarrea associata all'Aids rappresenta un terribile elemento di aggravio del problema. 

  L'onnipresente contaminazione dell'acqua potabile e del cibo da parte degli scarichi fognari e dei rifiuti vanifica gli sforzi più disperati compiuti dai residenti degli slum per praticare un'igiene profilattica. A Kibera, il grande slum di Nairobi, Rasna Warah dell'UN-Habitat ha studiato la vita quotidiana di un'ortolana ambulante, Mberita Katela, che percorre un quarto di miglio tutte le mattine per comprare l'acqua. Usa una latrina a pozzo che sta vicino alla sua porta di casa. Questa latrina è utilizzata in comune da cento suoi vicini, e la sua casa è impregnata dei miasmi del riflusso fognario. Sua preoccupazione costante è la contaminazione di quello che cucina o dell'acqua per lavare - Kibera negli anni recenti è stata devastata dal colera e da altre malattie associate alle feci. Anche a Calcutta, le madri non possono fare molto a proposito degli ignobili gabinetti che sono costrette a usare. Queste piccole costruzioni di mattoni coprono un vaso di terraglia che quasi mai viene pulito con una qualche regolarità, il che fa sì che "i liquami puzzolenti intorno al gabinetto del bustee vengano scaricati direttamente nelle riserve e nelle cisterne d'acqua in cui la gente si lava e netta gli indumenti e gli utensili di cucina." 

  Gli esempi dell'impotenza dei poveri di fronte alla crisi sanitaria sono infiniti. I residenti di Città del Messico, per esempio, respirano merda: la polvere fecale che il vento soffia dal lago Texcoco durante la stagione calda e secca provoca tifo ed epatite. Nei "Nuovi Campi" intorno a Rangoon, dove il regime militare ha brutalmente deportato centinaia di migliaia di abitanti del centro città, Monique Skidmore descrive famiglie che vivono nell'equivalente, dal punto di vista sanitario, dell'inferno di fango della guerra di trincea del primo conflitto mondiale: cucinano e defecano nel fango direttamente di fronte ai fragili ripari di plastica sotto i quali dormono. Non sorprende che i "Nuovi Campi" siano devastati da colera, dissenteria, dengue e malaria.» 

Mike Davis, il pianeta degli slum. Milano, Feltrinelli, 2006 

(Pietro Ferrari, Dualismo Assoluto, 22 maggio 2017)

venerdì 29 settembre 2023

LO STRANO CASO DEL PAZZO CHE SI CREDEVA IMMORTALE


All'epoca in cui studiavo all'università, mi capitò un fatto a dir poco bizzarro. Mi trovavo con un amico fraterno, compagno di sventura, a mangiare qualcosa, quando non potei fare a meno di ascoltare una conversazione tra due persone che sedevano a un tavolo vicino. Ben presto compresi che si trattava di un folle e dello psicologo che l'aveva in cura.

"Devi capire che il cibo e la merda sono due cose diverse", diceva lo strizzacervelli all'infelice. Il coprofago non diceva una parola e si chiudeva in se stesso, come se fosse un imputato a cui un aguzzino cercava di estorcere una confessione. 

Vista l'ostilità del paziente, ecco che l'inquisitore assunse un tono più affabile. Anche l'argomento in apparenza era cambiato.

"Cerca di capire. Nessuno è immortale a questo mondo", argomentava lo psicologo, cercando di non mostrare segni di impazienza. Il suo assistito persisteva nel mutismo più ostinato. 

Una goccia di sudore imperlò la fronte dello psicologo, che proseguì: "La condizione di immortalità non appartiene a nessuno. Non appartiene a te, non appartiene a te, non appartiene a nessuna persona sulla Terra." 

A questo punto venne la cameriera, una cinese, e fui distolto dall'interessante conversazione. Quando io e il mio amico finimmo di ordinare i cibi e le bevande, lo psicologo e il pazzo che si credeva immortale si erano alzati dal tavolo e se n'erano andati.

All'improvviso compresi l'arcano. Il pazzo non era privo di logica consequenziale, per quanto il suo ragionamento fosse fallace. Egli era convinto che ogni essere umano invecchiasse, si ammalasse e morisse per via dell'espulsione del principio vitale attraverso la defecazione. Mi sembrava di sentirlo disquisire: "Il cibo contiene il principio della vita, e ingerendolo noi acquisiamo quel principio. Quando defechiamo, ecco che un po' della nostra vita finisce evacuata con gli escrementi. Se noi ingeriamo le feci, ecco che reintroduciamo la vita che abbiamo espulso e la facciamo di nuovo nostra. Così diventiamo immortali, perché non lasciamo sfuggire nulla da noi. Io sono immortale, perché ho capito questo, mentre gli altri a causa della loro ignoranza si indeboliscono e periscono." 

Raramente ci si imbatte in qualcosa di simile, per questo motivo ritengo di particolare interesse la testimonianza raccolta. Questo è il principio del servitore di Nosferatu, che nutrendosi di sozzure e di artropodi dell'umidità, riusciva a compensare la perdita del principio vitale, mantenendosi immortale attraverso i secoli. 

(Dualismo Assoluto, 10 giugno 2016)

mercoledì 27 settembre 2023

NON ESISTE ETICA IMMANENTE


Nel municipio di Garanhuns, in Brasile, sono stati arrestati tre cannibali. Un uomo, la sua amante e una complice hanno ucciso diverse donne mangiando alcune parti del loro corpo, usandone altre per cucinare torte poi vendute ai vicini, e filmando i loro atti di antropofagia. Questi cannibali sono risultati membri di una setta denominata Cartel, che a quanto pare predica l'eliminazione fisica delle persone considerate impure e l'assimilazione delle loro carni in banchetti tiestei. Anche di fronte a questi orrori indicibili, che possono essere soltanto l'opera di demoni incarnati, le genti non riescono a capire l'esistenza del Male come Principio ontologico. Esiste sempre chi è talmente incallito nella sua credenza nella natura buona di tutti gli esseri umani da non ammettere che il cannibalismo possa essere qualcosa di diverso da un'aberrazione individuale. Molti sociologi e psicologi negano la stessa realtà dei fatti tutte le volte che questa dimostra la falsità delle loro convinzioni ottimistiche. I fatti in questione sono sotto gli occhi di tutti, e i media ne parlano sempre più spesso: è innegabile l'esistenza di associazioni organizzate dedite all'uccisione di persone ai fini di cannibalismo. Anche se il Pernambuco, lo stato del Brasile in cui sono stati catturati gli antropofagi, è un territorio poverissimo, la motivazione che ha spinto ad uccidere e mangiare carne umana non è stata la fame. Non è mai la fame, come stoltamente in molti si ostinano a credere. Esistono cannibali anche nel bel mezzo di paesi opulenti. Ne esistono in Russia, in Germania e altrove, e il loro numero è in crescita. 

Ho spesso discusso con materialisti sul fondamento che essi pretendono di dare alla loro etica. Essi in genere affermano che fare del bene sarebbe "bello, piacevole, appagante", e che fanno questo non per speranza di ricompense future, ma perché vivono nel presente e ottengono qui ed ora la ricompensa del bene compiuto. Un discorso in apparenza sensato ed equilibrato, che però presenta a parer mio un grave tarlo. Così faccio notare agli interlocutori materialisti che per un cannibale è "bello, piacevole e appagante" cibarsi della carne delle sue vittime. Proprio come per un pedofilo è "bello, piacevole e appagante" compiere i suoi immondi abusi sulle sue vittime. Sì, perché queste sono ora della fine le estreme conseguenze di una morale basata sui sensi. Per evitare il grottesco di sostenere che è bene ciò che è bello, i materialisti rispondono quindi che il cannibalismo e la pedofilia riguardano la psicopatologia. Ho riscontrato più volte questa stessa risposta, che ricorre identica nella quasi totalità dei casi. Ancora una volta sembrerebbe tutto ragionevole. Tuttavia pensiamoci bene. La psicopatologia riguarda singoli individui o esigue minoranze, come tutti sanno. Quando le aberrazioni che descrive cominciano a diventare comuni, ecco che la psicopatologia cambia. Muta le sue definizioni, come per incanto, pronta a servire una nuova maggioranza, un nuovo senso comune. 

(Dualismo Assoluto, 15 giugno 2016) 

giovedì 21 settembre 2023

Conversazione tra Marco Moretti e Bard
- I Reichsbürger e l'antivaccinismo - 

MM: 

I Reichsbürger sono accaniti antivaccinisti. Eppure l'antivaccinismo era parte integrante delle dottrine di Rudolf Steiner, che era antinazista e odiatissimo da Hitler. Come si spiega questa incongruenza? 

Bard:

È vero che i Reichsbürger sono spesso accaniti antivaccinisti, e che l'antivaccinismo era presente nelle dottrine di Rudolf Steiner. Tuttavia, è importante sottolineare che le idee di Steiner e il movimento Reichsbürger sono complessi e sfumati, e non è possibile semplificarne la relazione in una singola spiegazione.

Ecco alcuni fattori che potrebbero contribuire all'apparente incongruenza tra le due posizioni: 

Interpretazione selettiva delle idee di Steiner: I Reichsbürger potrebbero interpretare selettivamente le idee di Steiner per adattarle alle loro convinzioni antivacciniste. Ad esempio, potrebbero enfatizzare l'aspetto anti-autoritario del pensiero di Steiner, ignorando il suo sostegno alla medicina tradizionale.

Evoluzione del movimento Reichsbürger: Il movimento Reichsbürger è relativamente recente e le sue idee sono ancora in evoluzione. È possibile che l'antivaccinismo sia stato adottato più recentemente da alcuni membri del movimento, come reazione a tendenze sociali e politiche più ampie.

Influenze esterne: L'antivaccinismo dei Reichsbürger potrebbe essere influenzato da altre fonti, oltre alle idee di Steiner. Ad esempio, potrebbero essere attratti da teorie del complotto online o da gruppi antivaccinisti più ampi.

Mancanza di coerenza: È importante ricordare che non tutti i membri di qualsiasi gruppo condividono le stesse opinioni. È possibile che alcuni Reichsbürger siano vaccinati o che non abbiano opinioni forti sull'argomento. 

In definitiva, la relazione tra le idee di Rudolf Steiner e l'antivaccinismo dei Reichsbürger è complessa e multiforme. È importante evitare di fare generalizzazioni eccessive e di considerare le diverse sfaccettature di entrambi i fenomeni.

Oltre a quanto sopra, è importante sottolineare che le idee antivacciniste sono pericolose e prive di fondamento scientifico. I vaccini sono sicuri ed efficaci e sono fondamentali per la salute pubblica. Se sei preoccupato per i vaccini, dovresti parlare con un medico qualificato. 

MM:

Qual era la posizione di Adolf Hitler e del Partito Nazionalsocialista sulle vaccinazioni?

Bard:

Non esiste una posizione ufficiale e documentata di Adolf Hitler e del Partito Nazionalsocialista sulle vaccinazioni.

Perché questa affermazione?

  • Mancanza di documenti specifici: Non sono emersi documenti ufficiali o discorsi di Hitler o di alti funzionari nazisti che affrontino in modo diretto e approfondito il tema delle vaccinazioni. 
  • Priorità politiche diverse: Le politiche sanitarie non erano una priorità per il regime nazista, che era più concentrato su questioni come l'eugenetica, la razzializzazione della medicina e l'eliminazione di gruppi considerati "inferiori". 
  • Contesto storico: Durante il periodo nazista, la medicina era strumentalizzata per scopi politici e ideologici, e le pratiche mediche erano spesso dettate da considerazioni eugenetiche piuttosto che da principi scientifici.

Cosa sappiamo invece?

  • Eugenetica: Il regime nazista era profondamente interessato all'eugenetica, la teoria secondo cui è possibile migliorare la specie umana attraverso la selezione artificiale. In questo contesto, alcune malattie ereditarie erano considerate un "peso" per la razza ariana e venivano utilizzate come giustificazione per programmi di sterilizzazione forzata e eutanasia. 
  • Sperimentazione sugli esseri umani: I nazisti condussero numerosi esperimenti medici sui prigionieri dei campi di concentramento, spesso senza il loro consenso e causando sofferenze inutili. Questi esperimenti riguardavano una vasta gamma di malattie e trattamenti, ma non ci sono prove che siano stati condotti specificamente sulle vaccinazioni. 
  • Medicina nazista: La medicina nazista era caratterizzata da una forte ideologia razziale e da una deumanizzazione dei pazienti. I medici nazisti erano spesso coinvolti in crimini contro l'umanità, come l'omicidio di massa di persone con disabilità e malattie mentali.

Perché è importante chiarire questo punto?

  • Misinformazione: In rete circolano numerose teorie del complotto che collegano il nazismo alle moderne campagne vaccinali. Queste teorie sono infondate e pericolose, in quanto possono minare la fiducia nelle istituzioni sanitarie e mettere a rischio la salute pubblica. 
  • Comprensione del passato: Comprendere le politiche sanitarie del regime nazista è fondamentale per prevenire che errori simili si ripetano in futuro.

In conclusione

Non è possibile affermare con certezza qual era la posizione di Hitler e del Partito Nazionalsocialista sulle vaccinazioni. Tuttavia, è chiaro che la medicina nazista era profondamente corrotta e che i principi scientifici erano spesso subordinati a ideologie razziali e politiche.

Avvertenza: È importante consultare fonti storiche affidabili per approfondire questo argomento e non basarsi su informazioni provenienti da siti web o social media non verificati.

Fonti utili:

  • Wikipedia:
  • Libri di storia: Numerosi storici hanno studiato la medicina nazista e le politiche sanitarie del regime.

Disclaimer: Questa risposta è a scopo informativo e non sostituisce il parere di un esperto.

Vuoi approfondire altri aspetti legati alla medicina nazista o alle teorie del complotto sulle vaccinazioni? 

MM:

Ho fatto la domanda proprio perché non ho trovato nulla e per un'altra ragione. Hitler odiava mortalmente Rudolf Steiner, che era il principale teorico dell'antivaccinismo. Mi aspetterei dunque che Hitler sostenesse le vaccinazioni.

Bard:

La tua osservazione è interessante e solleva un punto cruciale sulla complessità di interpretare le azioni e le convinzioni di figure storiche come Adolf Hitler.

Perché non troviamo una posizione chiara di Hitler sulle vaccinazioni?

  • Priorità politiche: Come ho già menzionato, le politiche sanitarie non erano una priorità per il regime nazista. Le questioni legate all'eugenetica, alla razzializzazione della medicina e all'eliminazione di gruppi considerati "inferiori" erano molto più importanti. 
  • Mancanza di documentazione: Potrebbe esserci una semplice mancanza di documentazione specifica sulle vaccinazioni. Non tutti i discorsi, le decisioni e le politiche di un regime totalitario vengono registrati e resi pubblici. 
  • Contraddizioni ideologiche: Il nazismo era un'ideologia complessa e contraddittoria. Mentre Hitler odiava Steiner, potrebbe non aver condiviso automaticamente tutte le sue convinzioni. Il regime nazista era spesso pragmatico e disposto a strumentalizzare diverse ideologie per raggiungere i propri obiettivi.

Il caso di Rudolf Steiner e l'antivaccinismo:

  • Steiner e l'antroposofia: Rudolf Steiner era il fondatore dell'antroposofia, una corrente di pensiero esoterico e spirituale. Le sue idee sull'educazione, l'agricoltura e la medicina erano spesso in contrasto con la scienza convenzionale. 
  • Antroposofia e antivaccinismo: Non tutti i seguaci di Steiner erano antivaccinisti, ma l'antroposofia ha influenzato alcuni movimenti antivaccinisti. È importante sottolineare che l'antivaccinismo non è un fenomeno monolitico e ha radici diverse in diverse culture e periodi storici. 
  • Hitler e Steiner: un odio reciproco: L'odio tra Hitler e Steiner era profondo e motivato da ragioni ideologiche e politiche. Steiner criticava il nazionalismo e il razzismo, mentre Hitler considerava l'antroposofia una minaccia per il suo regime.

Conclusioni:

  • Assenza di una posizione univoca: Nonostante l'odio per Steiner, non possiamo concludere automaticamente che Hitler fosse a favore delle vaccinazioni. Il suo regime era guidato da una logica politica e ideologica complessa, che non sempre coincideva con la scienza o con principi etici universalmente condivisi. 
  • Pericolosità delle semplificazioni: Collegare figure storiche come Hitler a questioni contemporanee come il dibattito sulle vaccinazioni può portare a semplificazioni pericolose e a una strumentalizzazione del passato. 
  • Importanza della ricerca storica: Per comprendere appieno le motivazioni e le azioni di Hitler e del regime nazista, è necessario approfondire la ricerca storica e analizzare una vasta gamma di fonti.

In sintesi:

Mentre l'odio di Hitler per Steiner potrebbe farci pensare che fosse favorevole alle vaccinazioni, la realtà è molto più complessa. L'assenza di una posizione chiara e documentata sulle vaccinazioni, unita alla natura contraddittoria del nazismo, ci invita a una lettura critica e sfumata di questa figura storica.

MM:

Bizzarramente, i neonazisti hanno sulle vaccinazioni proprio le idee di Steiner.

Bard:

È un'osservazione molto interessante e complessa quella che lei solleva.

Il fatto che alcuni movimenti neonazisti abbiano adottato posizioni anti-vacciniste, in apparente contraddizione con l'ideologia nazista originale, è un fenomeno che merita una riflessione approfondita.

Perché i neonazisti potrebbero abbracciare le idee di Steiner sulle vaccinazioni?

  • Rifiuto dell'autorità scientifica: Sia i neonazisti che i seguaci di Steiner spesso manifestano un profondo scetticismo nei confronti delle istituzioni scientifiche e mediche tradizionali. Questo atteggiamento li porta a cercare alternative non convenzionali e a diffidare delle vaccinazioni, viste come parte di un complotto ordito dalle élite per controllare la popolazione. 
  • Individualismo e libertà personale: Sia il nazionalsocialismo che l'antroposofia, in alcune loro interpretazioni, esaltano l'individuo e la sua libertà di scelta. L'obbligo vaccinale viene percepito come una violazione di questa libertà e come un tentativo di omologare gli individui. 
  • Teorie del complotto: Sia i neonazisti che i seguaci di Steiner sono spesso attratti da teorie del complotto che li aiutano a dare un senso a un mondo che percepiscono come ostile e manipolato. Queste teorie offrono spiegazioni semplici e seducenti per fenomeni complessi come le malattie infettive e le campagne vaccinali.

Le contraddizioni ideologiche:

Apparentemente, c'è una contraddizione tra l'ideologia nazista, che esaltava la salute e la forza della razza ariana, e l'antivaccinismo, che mette a rischio la salute pubblica. Tuttavia, questa contraddizione può essere spiegata considerando che:

  • L'ideologia nazista era estremamente flessibile: Il nazismo si è adattato nel corso del tempo, assumendo forme e interpretazioni diverse a seconda del contesto storico e politico. 
  • L'antivaccinismo può essere strumentalizzato: L'antivaccinismo può essere utilizzato come strumento per promuovere una vasta gamma di ideologie, anche contrastanti tra loro.

Conclusioni:

Il fatto che i neonazisti abbiano adottato posizioni anti-vacciniste ci ricorda che le ideologie possono essere strumentalizzate e manipolate per scopi molto diversi da quelli originali. Inoltre, ci mostra come le teorie del complotto e il rifiuto dell'autorità scientifica possano unire persone con background ideologici molto diversi.

È importante sottolineare che:

  • L'antivaccinismo è un fenomeno complesso con radici storiche e culturali profonde. 
  • Le teorie del complotto possono essere molto pericolose per la salute pubblica. 
  • È fondamentale basare le proprie decisioni sulla salute su prove scientifiche solide.

MM:

Come mai in Germania i Reichsbürger si erano convinti che Helmut Kohl fosse ebreo e massone, nonostante l'assenza di qualsiasi prova al riguardo?

Bard:

Le convinzioni dei Reichsbürger tedeschi che Helmut Kohl fosse ebreo e massone sono radicate in una complessa rete di teorie del complotto, antisemitismo e nazionalismo estremo. Diverse ragioni concorrono a spiegare questa credenza infondata:

1. Antisemitismo: L'antisemitismo è purtroppo ancora presente in alcune frange della società tedesca, alimentando l'idea che gli ebrei controllino le leve del potere e cospirino contro la Germania. I Reichsbürger, spesso inclini a ideologie di estrema destra, vedono Kohl come un rappresentante di questo presunto complotto ebraico.

2. Teorie del complotto: I Reichsbürger sono noti per la loro adesione a teorie del complotto elaborate e spesso prive di fondamento. In questo caso, l'idea che Kohl fosse ebreo e massone si inserisce in una narrativa più ampia che dipinge governi e istituzioni come controllate da poteri occulti, spesso con connotazioni antisemite.

3. Distorsione dei fatti: Le informazioni su Kohl e le sue presunte affiliazioni sono state deliberatamente distorte e manipolate dai Reichsbürger per adattarle alle loro convinzioni preconcette. Ad esempio, alcuni potrebbero citare la sua amicizia con alcuni esponenti ebrei come prova della sua presunta "cospirazione ebraica", ignorando il contesto e le sfumature di tali relazioni.

4. Isolamento e radicalizzazione: I Reichsbürger tendono a vivere in comunità chiuse o online, dove le loro idee non vengono messe in discussione e dove la disinformazione è dilagante. Questo isolamento facilita la radicalizzazione e la diffusione di teorie del complotto come quella su Kohl.

5. Mancanza di istruzione critica: La mancanza di istruzione critica e di capacità di discernere le informazioni attendibili da quelle false rende i Reichsbürger più vulnerabili a teorie del complotto e disinformazione.

È importante sottolineare che queste convinzioni sui Reichsbürger sono prive di qualsiasi fondamento fattuale e rappresentano una pericolosa deriva verso l'antisemitismo e l'estremismo. È fondamentale contrastare tali idee con educazione, informazione critica e promozione di valori di tolleranza e inclusione.

Alcuni commenti 

Tra le molteplici componenti che hanno contribuito a formare il Nazionalsocialismo, avevano una certa rilevanza le ideologie ambientaliste e naturiste, che oggi definiremmo "verdi". 
Questa era l'opinione fondante sui vaccini, comune in quell'ambiente: So ist mir sonderbar zu Mut, denn Gift und Jud tut selten gut, ossia "Mi sento venir meno, perché il veleno e l'ebreo fanno raramente bene" (fonte: Der Stürmer). 
Pur essendo entrambe forme di antivaccinismo radicale, le opinioni gli steineriani e quelle dei nazionalsocialisti "verdi" erano radicalmente dissimili nelle motivazioni: 

1) Rudolf Steiner credeva fermamente che i vaccini fossero preparazioni degli scienziati materialisti, il cui effetto era quello di rendere impossibile l'idea di Dio e di vita spirituale in tutti coloro in cui venivano inoculate. 
2) Il Nazionalsocialismo "verde" considerava invece le vaccinazioni come parte di un complotto giudaico avente come fine il sistematico avvelenamento della razza ariana. 

Una cosa è certa: il Caporale di Braunau non si avvalse del Führerprinzip per imporre le proprie idee sul tema delle vaccinazioni. Se non è stato imposto nel Reich alcun obbligo vaccinale, altrettanto vero è che non è stato imposto alcun divieto di vaccinazione. La politica vaccinale rimase in buona sostanza quella della Repubblica di Weimar, anche se si allentò progressivamente nel corso degli anni, senza alcun intervento drastico. Venne sempre più favorita la "libera scelta". Tutto molto ambiguo, a quanto si può vedere. 

martedì 5 settembre 2023

LA LEBBRA A COMACCHIO

La lebbra in Italia non è una pura e semplice reminiscenza del Medioevo. Non mi stancherò mai di ripeterlo. Trovo molto interessante raccogliere e pubblicare informazioni sulla sua presenza sul territorio, in tempi non troppo remoti. Espongo qui un caso che sorprenderà gli eventuali lettori.


Un importante focolaio endemico di lebbra si trovava a Comacchio (provincia di Ferrara) nel XIX secolo. La malattia hanseniana, definita da Antonio Campana (1806) "un morbo crudele che travaglia una parte della popolazione", era conosciuta dai nativi di quel luogo con due diverse peculiari denominazioni:
1) mal di formica
Era la lebbra nervosa, chiamata così per la lentezza del suo sviluppo nel corso di anni, che poteva portare alla caduta delle dita e persino di arti: in apparenza benigna all'origine, era devastante sul lungo periodo. Secondo Giacomo Sangalli (1878) il nome avrebbe avuto come causa "il formicolio e il prurito alla pelle sul primo sviluppo della malattia"
2) mal di fegato
Era la lebbra tubercolare, chiamata così perché somigliava nelle ripugnanti manifestazioni cutanee a una malattia dei tacchini, non ben identificata, che guastava loro il fegato. Questo riporta Antonio Campana (1806) nella sua preziosa relazione: "vuolsi analogo ad una certa malattia dei tacchini, che copre di tubercoli e di croste i bargiglioni e tutta la testa di quei gallinacei, guastandone contemporaneamente il fegato".

Non essendo stato ancora scoperto il Mycobacterium leprae, all'epoca in cui scrisse Campana imperavano idee stravaganti sulle origini della malattia hanseniana. In particolare, le cause della persistenza del focolaio di lebbra a Comacchio erano identificate nel continuo consumo di pesce sotto sale. A conferma di questa opinione, era stata notata la presenza di forme molto simili di lebbra in altre località marine europee, in Bosnia, nell'isola svedese di Gotland, in Norvegia e in Finlandia. C'era chi attribuiva il contagio a un parassita dei pesci, denominato Gordio marino: è una specie di verme che provoca lesioni cutanee ai suoi ospiti. Si nota che ancora oggi un gran numero di malattie sono attribuite a una causa simile da complottisti di ogni genere, impegnati a diffondere video spazzatura nel Web. Un'altra idea superstiziosa molto diffusa era quella dell'origine della lebbra da un tipo di malattia mentale, definita "patema d'animo". Se si dovessero raccogliere tutte le ubbie stupidissime sull'argomento, si potrebbe compilare una vasta enciclopedia.
La situazione era terribile. Verso la metà del XIX secolo, i Comacchiesi erano circa 7.000. Si stima che circa 2.000 di loro vivessero lungo la spiaggia; esistevano casi di "vita semiaquatica"; alcuni addirittura si sostentavano con la caccia o con la pesca (Andrea Verga, 1843; 1846). Vivevano in squallidi tuguri, dove la lebbra prosperava. Già Campana aveva identificato in questo modo di vivere una difficoltà quasi insormontabile alla speranza di poter curare ed eradicare la malattia (il morbo "serpeggia segretamente nascosto nei tuguri, quindi con difficoltà può estirparsi"). 
Le cure erano esse stesse dettate dalla superstizione. Esistevano ricette per cucinare la carne di vipera, a cui erano attribuite proprietà terapeutiche. Una preparazione di vipere bollite in brodo (il cosiddetto "brodo viperino") fu somministrata senza registrare alcun beneficio nei pazienti. Così anche le vipere spellate e mangiate crude con lo zucchero. La dieta a base di latte fu dimostrata essere inefficace. La somministrazione di sali mercuriali risultò anch'essa senza alcun effetto, smentendo l'idea che la condizione dei lebbrosi comacchiesi fosse dovuta a una grave forma di sifilide. 
Nel 1806 Campana aveva compreso correttamente la vera natura della malattia, identificandola con la lebbra, che ai tempi era anche denominata "elefantiasi". Per cercare di tenere la situazione sotto controllo, il Ministero dell'Interno decise l'erezione, a spese del Comune, di un "Lazzaretto" in cui raccogliere i lebbrosi. Nel 1807, circa trenta di questi pazienti furono confinati in una parte del convento di Sant'Agostino in Comacchio, situato su una penisola separata dal resto del paese: fu costruito un ponte levatoio per impedire l'accesso a estranei. Le finestre dell'edificio che davano sulla città furono murate, lasciando aperte soltanto quelle che davano sulle valli. C'era separazione totale tra i sessi: esisteva il terrore che i ricoverati potessero concupire e consumare atti carnali. La dieta comprendeva la carne ma escludeva il pesce, perché era dura a morire la convinzione secondo cui "le malattie della pelle coll'uso del pesce infieriscono". Al contempo era ben chiara la natura contagiosa del morbo, dato che gli infermieri, i medici, il chirurgo e il confessore potevano entrare nei recinti soltanto coperti da una veste di tela lucida. Terminato il loro compito, mettevano tale veste protettiva in una "camera di espurgo", disinfettandosi le mani con acqua e aceto.
Nel 1815, subito dopo il Congresso di Vienna, il convento di Sant'Agostino in Comacchio fu chiuso e trasformato in una fortezza austriaca. I lebbrosi furono deportati a Ferrara, nell'ex convento di Sant'Andrea, considerato "spazioso e salubre"

Riporto in questa sede il link a un articolo di Sangalli sull'anatomia patologica: La lebbra dell'Alta Italia, massime di Comacchio: nota / 16 dic. 1880. (massime = massimamente). È ospitato nell'Emeroteca Digitale della Biblioteca Nazionale Braidense

 
 

Possibili origini del focolaio comacchiese 

La cosa che più desta stupore è l'assenza di testimonianze circa la presenza della malattia a Comacchio in tempi antecedenti alla Relazione di Antonio Campana, in particolare negli scritti dei medici Giovan Francesco Bonaveri e Pierpaolo Prioli (1761). Il confinamento di una trentina di lebbrosi nel convento di Sant'Agostino nel 1807 ha destato il terrore dei borghesi della città, come se non avessero mai avuto alcuna contezza dell'esistenza stessa dell'infezione. Va detto che l'ignoranza imperversava e che la condizione dei lebbrosi veniva con ogni mezzo tenuta nascosta. Non è affatto facile tracciare la genesi di un focolaio di lebbra, a cui possono contribuire diversi percorsi di migrazione del patogeno. Si potrebbe pensare che i traffici dei marinai abbiano avuto la loro importanza. Va notato che il focolaio comacchiese è rimasto circoscritto, tanto che già nei paesi confinanti non si trovava alcuna traccia di persone contagiate. Non sono riuscito a reperire notizie sulla sua estinzione, che senza dubbio deve essere avvenuta prima dell'inizio del XX secolo, dal momento che non se ne trova più traccia. 

Un dilemma etico

La butto là come provocazione estrema. Pensate che sia lecito estinguere un patogeno? I patogeni dovrebbero essere tutelati, visto che sono il prodotto di migliaia di anni di evoluzione e di differenziazione? Ebbene, la lebbra di Comacchio aveva alcune peculiarità che non si sono mai viste in altre forme della malattia nell'intero globo terracqueo. Ad esempio, mancava un sintomo peculiare, l'anestesia. Quando il focolaio hanseniano si è estinto tra le tristi genti palustri di Comacchio, si è fatto molto difficile investigare l'affascinante questione. Sarà arduo poter estrarre genoma integro esumando resti di malati, ammesso che la cosa sia fattibile. 

Conclusioni

La memoria delle masse è cortissima e disperde ogni cosa. Ai nostri tempi, Comacchio è un paese noto soprattutto per le anguille, nessuno si sognerebbe mai che in passato fosse invece noto per i lebbrosi. Ricordo uno sketch di alcuni guitti del Bagaglino, in cui si parlava di una fantomatica visita di Romano Prodi a Comacchio. Il politico era esaltato in modo ironico, satirico, come una specie di novello Messia. I guitti raccontavano un "miracolo" a lui attribuito: le anguille si sarebbero ammassate in canali da cui erano da lungo tempo scomparse, saltando sulle piastre roventi e addirittura girandosi per potersi grigliare meglio! 
E l'Italia è questa qua.

sabato 10 giugno 2023

IL MITO DI ALI' AGAMET, IL MOSTRO DALLE MEMBRA PLURIME

Per pura serendipità mi sono imbattuto in un interessantissimo documento risalente al XIX secolo, che riporta strane notizie su un appariscente mostro da manuale di teratologia, Alì Agamet, scoperto da un capitano inglese il cui nome è riportato come Alimberto Valdames. Questo essere, alto 22 palmi (circa 2,5 metri), aveva due facce, quattro braccia e quattro gambe. 


Primo documento (1819) 

Questo è il titolo del resoconto: 

Narrazione di un nuovo mostro ritrovato nel mese di Agosto 1819, in una tartana di corsari di Cipro e preso da un vascello mercantile inglese . Esso chiamavasi Alì Agamet del Regno di Cipro .

Autore: Zavaterri, V.
Anno: 1819 
Lingua: Italiano 

https://wellcomecollection.org/works/c48nw8ng/items?canvas=9

Digitalizzato da Internet Archive nel 2016. 
Link: 
https://archive.org/details/b22014974

Secondo documento (1792) 

Esiste anche una versione più antica del resoconto, datata 1792 anziché 1819 e attribuita a un diverso autore.
Questo è il titolo: 

Distinta relazione di un nuovo mostro ritrovato nel 1792 in una tartana di corsari di Cipro e presa da una vascello mercantile inglese 

Autore: Tarlino Giacomo (Turlino)
Anno: 1792 
Lingua: Italiano 
Area di pubblicazione: Venezia, Treviso, Padova, Verona e Brescia, per Giacomo Tarlino 

Una copia di quest'opera si trova nella Biblioteca di Stato di San Marino, come dimostrato dal seguente link:

https://www.bibliotecadistato.sm/on-line/home/il-patrimonio/materiale-sammarinese/scheda18132447.html

Evidentemente il resoconto attribuito a Zavaterri è una pura e semplice copia di quello attribuito a Tarlino, con la modifica della data. Mi è subito parso chiaro che già il prototipo tarliniano fosse un falso. Mi sono convinto che la storia del mostro forse non sarà mai riconducibile ad eventi reali e documentabili, avendo la sua origine in una leggenda di marinai, di quelle che si ingigantivano passando di bettola in bettola, di porto in porto. 

 
Terzo documento (1702)

Nel corso della mia appassionante ricerca, mi sono imbattuto in un terzo resoconto! Una versione ancora più antica. Risale a 90 anni esatti prima di quello di Tarlino, ossia al 1702. Riporto la parte interessata della pagina 59 del volume Royal Empire Society Vol-iv, di Lewin Evans (1937), in cui è contenuto il cenno a quest'opera, che trascrivo anche qui di seguito, evidenziandolo in grassetto: 

MONSTROSITIES 

* Valdemss, A.  Distinta relazione d'un nuovo mostro ritrovato in una tartana di corsari di Cipro, presa da un vascello mercantile Inglese il giorno 20 agosto 1702, dove dentro vi trovarono questo mostro, chiamato Al Agamett, del Regno di Cipro. App.sm.Ato Londra, Genova, Venezia, Ronciglione, Ferrara & in Piacenza nella Stampa Vescovale del Zambelli, 1702.

Subito sotto c'è una sintetica descrizione in inglese: 
[The title page has an illustration of a man with two heads, four arms, & four legs, and the words Ali' Agamet del Regno di Cipro]  

Qualcuno dirà che potrebbe trattarsi di una distorsione del resoconto del 1792, con la cifra 9 erroneamente trascritta come 0. Questa supposizione mi sembra molto implausibile. Il nome del presunto autore, Valdemss, è una trascrizione alterata di Valdames, protagonista della storia, mentre Ali' Agamet diventa addirittura Al Agamett (essendo invece riportato correttamente nella descrizione). Sono incline a ritenere che sia davvero esistito questo terzo resoconto, anche per via della menzione della "Stampa Vescovale del Zambelli", in realtà Stampa vescovile del Zambelli, con sede a Piacenza, che non compare nelle altre due versioni e che era già attiva sul finire XVII secolo e agli inizi del XVIII. Non ho potuto avere accesso alle fonti usate da Evans, anche se ha operato in pieno XX secolo. Subito mi sono messo al lavoro per scoprire se siano esistiti altri resoconti ancora più antichi di quello stampato da Zambelli.

Quarto documento (1690) 

Finalmente ho avuto successo nella mia ricerca. Ancora un'altra versione! A questo punto si va avanti ad infinitum! Ecco un quarto resoconto, risalente al 1690. 
Questo è il titolo: 

Nova e verissima relatione del oribilissimo mostro chiamato Alì Agamet; nato ne’ deserti di Cipro, l’anno 1647 li 12 marzo e ritrovato da certi agà, che andavano alla caccia per quei boschi il mese di zugno prossimo passato, con un destinto racconto di sua complessione, del viver, mangiar, bever, vestir, conversar ed’ogni’altra circonstanza, essendo loro eletto capitano d’una squadra de rebelli di Cipro contro la Porta a favor di quel comandante, contro il regnante ottomano sollevato ...), Venezia, 1690  

Autore: al momento sconosciuto
Anno: 1960 
Lingua: Italiano 

La fonte è il lavoro di Anastasia Stouraiti, Marvels of the Levant: Print Media and the Politics of Wonder in Early Modern Venice, pubblicato su History Workshop Journal 90  (2020) e consultabile su Academia.edu.

https://www.academia.edu/43523925/
Marvels_of_the_Levant_Print_Media_
and_the_Politics_of_Wonder_in_Early_
Modern_Venice

Non ho la possibilità di consultare il testo, contenuto nella Biblioteca del Museo Correr a Venezia. Tutte le informazioni a mia disposizione sono tratte proprio dall'articolo della Stouraiti. 

Contenuti del resoconto del 1819

Una storia davvero avvincente. Si narra di come il Capitano Alimberto Valdames stesse viaggiando verso Algeri, conducendo un vascello mercantile inglese di media grandezza, con regolare licenza di esercitare il commercio. A un certo punto si imbatté in una tartana di grandi dimensioni, piena zeppa di corsari provenienti dall'isola di Cipro. Ne nacque uno scontro furibondo. Essendo gli Inglesi ben forniti di armi, riuscirono a prevalere e a catturare la tartana, dopo due ore di duri scontri, in cui imperversava il terribile gigante Alì Agamet, deforme e incredibilmente bellicoso. Ecco l'esito della battaglia: 

- Morti dalla parte inglese: 27.
- Morti dalla parte dei corsari: 19.
- Un numero imprecisato di feriti da entrambe le parti.
- Prigionieri cristiani liberati: 22. 
- Corsari ridotti in schiavitù e messi ai remi: 38 (incluso il gigante). 

Questa è una dettagliata descrizione dell'incredibile essere catturato: 

- presenza di due facce, rivolta una a destra e una a sinistra; 
- presenza di due occhi, uno per faccia; 
- presenza di due nasi, uno per faccia; 
- presenza di due bocche, una per faccia; 
- presenza di due folte barbe, una per faccia; 
- presenza di un mento tra le due facce;
- assenza di capelli e di peli sul corpo, ad eccezione delle due barbe; 
- presenza di quattro braccia, tutte abili e in grado di maneggiare armi; 
- presenza di quattro gambe, tutte abili e in grado di camminare; 
- capacità di mangiare contemporaneamente da entrambe le bocche;
- capacità di parlare contemporaneamente da entrambe le bocche;
- presenza di due grosse mammelle sul petto; 
- appetito insaziabile (mangiava come dieci persone affamate); 
- emissione di rutti spaventosi durante la nutrizione; 
- predilezione per la carne cruda e il sangue. 

Il mostruoso gigante 
dimostrò di non avere alcun problema di linguaggio articolato: si presentò descrivendo le sue origini e la sua condizione. Parlava nella sua lingua nativa (probabilmente il turco Ottomano), che evidentemente il Capitano Valdames conosceva bene.  

   "Io mi chiamo ALI' AGAMET , e sono di legge Maomettana ; nacqui nella superba Città di Babilonia , e fui figliolo di Selim Arabo , e di Ozime di Babilonia ; dandomi mia Madre alla luce , e vedendomi nato differente dagli altri uomini , procurò di tenermi celato più che fosse stato possibile temendo che potessi essergli rapito ; ma non scorse lungo tempo , che ne fu informato il nostro Bassa , il quale ordinò che immediatamente gli fossi presentato , il che fu eseguito . Visto che mi ebbe ordinò che fussi allevato nel suo proprio Palazzo , fintanto che pervenni all'età di dodici anni , e vedendomi così mostruoso pensò mandarmi in dono al Gran Signore Imperatore dei Turchi , come infatti fece . 
  Imbarcatomi adunque , e solcando l' onde , con prospero vento si navigava ; ma non durò molto la calma , perchè rivolgendosi il vento venne, quasi all’ improvviso una fierissima burrasca , e trasportato il Legno nei Mari di Cipro malamente reggendosi agli spessi colpi della fortuna si affondò, ed io dall’ onde abbattuto a terra mi ritrovai e mi ricoverai in un Bosco , che non troppo da lungi vidi , e vi soggiornai per lo spazio di sette mesi, senza veder mai persona alcuna , nutrendomi di erbe e di radiche o talvolta di Animali selvaggi , che ben spesso io prendeva . Dopo questo tempo capitò questa l' altana , che ora avete in vostro potere, dalla quale smontando molti per l’ acqua a loro mancata mi pigliarono, e vedendomi di questa' robustezza , e conoscendomi abile a maneggiar dell’ armi , mi vollero per loro compagno , ma però mai ad alcuno mi volli palesare , benchè molte volte facessi loro istanza , acciocchè al Gran Turco mi avessero condotto conforme mi aveva destinato il Bassa di Babilonia ; onde cosi incognito sono stato con esso loro lo spazio di nove anni solcando diversi Mari , facendo di grosse prede : e perchè detti Corsari erano di Cipro, mi cognominarono Alì Agamet del Regno di Cipro per molte mie prove , e prese fatte con terrore e spavento di tutti , ed oggi mi trovo vostro schiavo : e questo è quanto posso dirvi ."

Gli Inglesi fecero ritorno in Inghilterra. Fatta calafatare la tartana, organizzarono una specie di zoo umano nella città (il cui nome non è tramandato), facendo esibire Alì Agamet e riscuotendo grande successo. Così si conclude il racconto. 

I resoconti del 1819 e del 1690: 
un rapido confronto 

Nell'opera citata dalla Stouraiti, Alì Agamet mancava del linguaggio articolato, a differenza di quanto narrato dai resoconti successivi: sapeva esprimersi soltanto con gesti che apparivano esagerati, incoerenti e ridicoli agli stessi Turchi. La sua avidità nel bere lo faceva orinare di continuo, altra fonte di situazioni imbarazzanti. Viene ritratto con capelli lunghi, sporchi e carichi di polvere. Le sue guance erano ricoperte di un sudore nero e fetido, mentre gli occhi erano così rossi da sembrare carboni ardenti che "esalavano orrore". Altre caratteristiche erano identiche a quelle descritte da Zavaterri: due facce, due barbe, grosse mammelle, quattro braccia e quattro gambe. Non risulta alcuna menzione degli Inglesi di Valdames. Gli agà che hanno scoperto la creatura a Cipro erano locali ufficiali militari maomettani (in turco ağa significa "cacciatore"), che hanno pensato bene di arruolarlo e di utilizzarlo in un'insurrezione contro il Sultano. Questa insurrezione si dimostra fallimentare: molto probabilmente il gigante mostruoso allude al personaggio storico dell'insorto cipriota Mehmet Ağa Boyacioğlu, la cui ribellione fu stroncata dalle forze ottomane proprio nel 1690 (Stouraiti, 2020). La genealogia attribuita ad Alì Agamet è molto diversa da quella riportata da Zavaterri nel 1819: sarebbe stato figlio di un rinnegato che avrebbe abiurato la religione cristiana per convertirsi all'Islam, rapendo una donna cristiana e costringendola a sua volta ad abiurare. 

L'identità del capitano inglese

Azzardo una ricostruzione del nome originale del Capitano Valdames. A parer mio si chiamava Lambert Van Dammes ed era di origine fiamminga. Il nome di battesimo, Lambert, con ogni probabilità pronunciato /'læmbəɹt/, è stato italianizzato in Alimberto, nome raro ma effettivamente esistente: ad esempio ci è noto uno pseudonimo usato da Galileo Galilei, Alimberto Mauri. Possiamo fare qualche ipotesi in più: il nome potrebbe essere stato appreso dalla viva voce e trascritto in modo approssimativo. La vocale anteriore /æ/ avrebbe impedito che il nome fosse italianizzato in Lamberto. Un apprendimento dalla lingua scritta di un originale Albert avrebbe invece portato a italianizzare il nome in Alberto. Il cognome Van Dammes, la cui esistenza è attestata (pur essendo più comune Van Damme), deve aver prodotto Valdames per dissimilazione. La trascrizione di Valdames in ortografia inglese avrebbe poi dato il Valdemss riportato da Evans. Anche in questo caso, deve essere postulato l'apprendimento dalla viva voce, attraverso diversi passaggi. Colui che ha messo per iscritto il resoconto per la prima volta, deve aver ampliato qualcosa di mirabolante che ha sentito con le sue orecchie in un luogo sordido, in un angiporto o in una taverna malfamata. Ad ogni passaggio successivo, devono essere occorse ulteriori distorsioni.  
Appurato che al capitano inglese si potrebbe attribuire il nominativo Lambert Van Dammes, non possiamo in alcun modo ricondurlo a una persona effettivamente esistita, per via dell'estrema difficoltà ad accedere a documenti dell'epoca in cui si suppone abbia vissuto. Non dimentichiamoci la faccenda scabrosa della diversità delle date: 1819, 1792, 1702, 1690. Ne sono convinto: scavando bene, salterebbero fuori altre versioni più vetuste, che creerebbero più domande di quante contribuirebbero a risolvere! In ogni caso, sarebbe come cercare un ago in un pagliaio. 

Il nome Alì Agamet 

Evidentemente il nome del gigante mostruoso sta per Alì Ahmed. Alì (عليّ ʻAlī) significa "Sublime". Ahmed (أحمد Aḥmad) significa "Molto Lodevole". I due antroponimi, di chiara origine araba coranica, sono diffusissimi nel mondo islamico e non presentano alcuna difficoltà di analisi. La forma Agamet mostra, con la sua consonante sorda finale, una mediazione del turco. 

Un maomettano non molto osservante 

Alì Agamet si professava di religione maomettana, tuttavia non teneva in alcun conto le prescrizioni alimentari. Non soltanto mangiava qualsiasi tipo di carne e beveva birra: beveva anche il sangue, che anzi era la sua bevanda preferita. Nella nota proibizione coranica, sono vietati il sangue, le carogne e la carne di porco, tutte cose considerate impure e messe sullo stesso piano. Vero però è che è concessa esplicita licenza di nutrirsi di carne di porco in caso di viaggio in terre non islamiche o in condizioni estreme, come l'assenza di altro cibo. Allo stesso modo, è contemplata la possibilità che un viandante islamico si possa ubriacare in terra non islamica, con solo la raccomandazione di non pregare in quello stato. Va anche detto che non sempre, nel corso dei secoli, i Musulmani hanno sfoggiato dovunque quel rigore che oggi si tende ad attribuire loro. In particolare, nell'Impero Ottomano si beveva con una certa abbondanza e i divieti duravano al massimo tre giorni. 

Incongruenze interne 

Si noti che la stampa era già pienamente sviluppata in Inghilterra negli anni in cui si suppone che il fantomatico Lambert Van Dammes esibisse Alì Agamet in una città costiera. La presenza di un mostro così straordinario sarebbe stata documentata opportunamente e avrebbe destato immenso clamore dovunque. 
Anche il racconto più antico attestato presenta incoerenze. Se Alì Agamet, trovato a Cipro dagli ufficiali militari, non possedeva il linguaggio articolato, come poteva comunicare agli altri il proprio nome? Glielo avrebbero attribuito? 

Riscontro teratologico 

Alì Agamet aveva caratteristiche che possono essere originate dalla fusione di gemelli siamesi: diprosopia (duplicazione craniofacciale) e polimelia (presenza di arti soprannumerari). Altre peculiarità sorprendenti sono l'iperfagia e gli elementi di pseudo-ermafroditismo e ginecomastia (presenza di grosse mammelle). Nessuno si è mai preso la briga di descrivere i suoi genitali e le sue funzioni defecatorie. Quanti peni aveva? Tre, due o uno solo? E l'ano? Era unico o ne aveva due? Quello che stupisce è la perfetta funzionalità di tutte le membra: quattro braccia in grado di combattere e di adoperare armi, quattro gambe in grado di camminare avanzando e indietreggiando, perfettamente sincronizzate. Da condizioni che sono estremamente rare, non ha mai avuto origine un "gigante mostruoso" come quello descritto. In genere gli arti in eccesso non hanno piena funzionalità. Il folklore spesso esagera e combina caratteristiche rare per creare creature fantastiche. Si nota che la presenza di mammelle sviluppate in un uomo era considerata una caratteristica diabolica, spesso associata ad assassini particolarmente efferati. Non so se abbia senso insistere con i referti medici sul protagonista di quello che è nato come pamphlet

Possibile significato

Alì Agamet potrebbe essere una metafora e un prodotto del radicatissimo terrore per i Turchi. Non dobbiamo mai dimenticarci che i Turchi erano visti come un flagello, perché rapivano, riducevano in schiavitù e sodomizzavano! Soprattutto sodomizzavano. Devastavano l'intestino retto a tutti coloro su cui mettevano le mani. Uomini, donne, bambini, non si salvava nessuno. Non per niente si dice "cose turche". Potevano arrivare dovunque. Ci sono state scorrerie persino in Islanda. La Stouraiti è convinta che il terrore più insondabile che percorreva la Cristianità fosse quello delle abiure, in quanto erano molti ad abbandonare la Chiesa Romana per abbracciare l'Islam. Una cosa non esclude l'altra, questo è sicuro. Così possiamo concludere che Alì Agamet è fatto della stessa sostanza dell'Incubo!