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mercoledì 21 agosto 2024

LE UOVA ESCONO DALLA CLOACA DELLE GALLINE. COME MANEGGIARLE?

Nel film L'insegnante viene a casa (1978), diretto da Michele Massimo Tarantini, c'è una scena particolarmente buffa. A Pierino (Alvaro Vitali) viene dato un uovo crudo dalla madre, che vorrebbe farglielo bere crudo, come si faceva a quei tempi. Dopo aver esasperato il padre, interpretato da Lino Banfi, ecco che Pierino si ribella: protesta e dice che l'uovo gli fa schifo perché è uscito dal culo. Quindi capisce, pur essendo ottuso, che il guscio è tutto sporco di merda, che gli andrebbe a finire in bocca. I suoi genitori non accettano la cosa e gli assestano una serie di spaventose sberle sulla collottola, rischiando di lesionargli le vertebre! 
Il video della scena è presente su YouTube. 

Il problema sollevato da Pierino non è di poco conto. Mi accingo a mostrarlo usando argomenti solidissimi. Bisogna dire senza mezzi termini che dal Paleolitico profondo non è mai stato possibile trovare un rimedio efficace. Chiaramente la cosa riguarda qualsiasi uccello; va però detto che nel contesto europeo si consumano in massima parte uova di gallina, su cui si concentra questo mio trattatello. 

La merda invisibile

La merda non è soltanto quella che si vede. Esiste anche la merda invisibile. Consiste di particelle microscopiche e di aerosol. Si posa dovunque, entra nel cibo. Entra in bocca. Questo accade anche se la gente non ama pensarci. Ho visto con i miei occhi donne fanatiche della pulizia usare detergenti e spazzoloni per "sanificare" la tazza del cesso, per poi uscire dal bagno senza essersi lavate le mani. Questo perché il loro pensiero è magico-superstizioso: sono convinte di riuscire con le loro operazioni a cancellare la merda. Invece la portano in giro sulle mani, anche se non ne percepiscono alcun odore. Poi vanno a cucinare. Alcune usano guanti di gomma, ma le cose non migliorano di molto: quando li tolgono, non si lavano con cura le mani. Esiste quindi una specie di schizofrenia, le cui conseguenze si riflettono in modo inevitabile anche sulla gestione delle uova. 

Peculiarità anatomiche

Le uova sono un cibo succulento e utile alla salute umana. Il punto è che l'apparato genitale delle galline, in cui si formano, non ha un orifizio proprio come accade negli esseri umani. Detto in parole povere e brutali, la gallina non ha la figa. L'uscita del canale genitale è nel tratto finale dell'intestino, che poi forma l'ano. Trasporta gli escrementi, in cui finiscono anche i prodotti dell'apparato urinario. Avete mai visto un pollo pisciare? Certo che no. Il pollame non piscia! Finisce tutto negli stronzi. Se ci fate caso, le feci di tali animali hanno una parte bianca e molliccia, talvolta schiumosa, che fa quasi da guarnizione alla parte scura, più densa. Ecco, è ciò che i reni espellono. A causa di queste mer(d)aviglie della Natura, è evidente che nessun uovo può transitare nella cloaca e uscire alla luce del sole senza essersi imbrattato. 

La protezione naturale

La cuticola è un sottilissimo strato protettivo, dello spessore di 10-30 micron, che riveste esternamente il guscio dell'uovo. La sua precipua funzione è quella di chiudere i pori del guscio, impedendo così a batteri e altri patogeni di penetrare all'interno. Questa barriera è formata da glicoproteine come la mucina. Alla luce di questo fatto, risulta lampante che la cuticola non deve essere danneggiata. Chi lava le uova, fa proprio questo: acqua e detergenti rimuovono le difese naturali, esponendo il guscio poroso e permettendo la contaminazione. In queste condizioni, le particelle fecali e batteri come Escherichia coli e Salmonella, possono facilmente contaminare l'albume e il tuorlo. Se si evita il lavaggio, resta il problema meccanico: il vero, unico e cruciale momento in cui il contenuto dell'uovo rischia di entrare in contatto con le particelle microscopiche presenti sul guscio è durante la rottura. Questa è la meccanica insidiosa della contaminazione crociata.

Casi concreti: l'uovo di Pierino

Pierino, nelle intenzioni dei suoi genitori, dovrebbe bucare le due estremità dell'uovo usando la punta di un coltello aguzzo, quindi accostare la bocca a uno dei fori nel guscio e bere il contenuto. Ho visto compiere questa operazione diverse volte quando ero un marmocchio, sempre provandone repulsione. In Piemonte e a Genova era un'usanza molto comune. Ricordo ancora quel risucchio rumoroso direttamente dai forellini, che aveva qualcosa di estremamente primitivo, quasi animalesco, che contrasta va parecchio con le normali buone maniere a tavola. L'ingordigia dei rampolli impediva loro di meditare su quello che stavano facendo. Le uova da consumare crude venivano prese direttamente dal pollaio e spesso erano ancora calde di culo! Di conseguenza, il guscio conservava intatte le micro-tracce - e talvolta i residui ben visibili - del passaggio nel canale escrementizio. Non ci sono dubbi: è come praticare l'anilingus a una gallina! La cosa non era capita. Non ho mai visto nessuno che fosse consapevole di compiere un atto sodomitico coi polli per il fatto di ciucciare le loro feci sul guscio. Comunque sia, l'usanza si è estinta o quasi, con grande gioia dei medici. L'ultima volta che l'ho sentita menzionare, è stato in uno sketch, in cui Massimo Boldi ironizzava sul declino delle lingue locali: aveva l'intenzione di  spiegare che nome si dava all'uovo da bere nelle varie città d'Italia. Tuttavia il nome era sempre lo stesso: "uovo da bere". Così diceva, in tono quasi cantilenante: "A Milano si chiama uovo da bere. A Torino si chiama uovo da bere. A Bologna si chiama uovo da bere. A Firenze si chiama uovo da bere, etc." 
Note lessicali:
A quanto pare si possono tracciare approssimativamente due aree: a Nord e nel Centro si usa in modo compatto il verbo "bere", mentre nel Meridione è molto diffuso anche "succhiare". Così a Milano si ha bef l'öf "bere l'uovo", a Roma si ha bbeve l'ovo, in Sicilia si ha vìviri l'ovu o sucari l'ovu. A Napoli l'uovo si beve 'a canna. La madre di Pierino dice al suo pargolo: "E tu, sùcchiate l'ovetto a mammà, che diventi grosso!" 
Note biologiche: 
All'uovo da bere erano attribuiti poteri quasi magici, taumaturgici. Si pensava che servisse a irrobustire i giovani. In realtà è meno nutriente delle uova cotte. L'assorbimento proteico dell'uovo crudo è del 50% circa, mentre raggiunge il 90% circa nelle uova cotte. L'albume crudo contiene avidina, una proteina che impedisce l'assorbimento della biotina (vitamina H); inoltre l'ovotransferrina riduce l'assorbimento del ferro. 

Casi concreti: il casatiello 

Il casatiello è un prodotto tipico della cucina napoletana. È un lievitato salato tipico del periodo pasquale, i cui ingredienti di base sono questi: farina, strutto, formaggio, salame, ciccioli e uova. La particolarità è che include uova intere e non sgusciate nell'impasto. Non solo. Queste uova devono essere crude e cuocere assieme alla preparazione. Il problema a questo punto è cogente: come far sì che le feci delle galline, seppur invisibili a occhio nudo, non entrino a contatto con l'impasto? Tempo fa, su un forum, un napoletano ha detto che bastava usare questo metodo: mettere le uova in acqua calda, non bollente, quindi toglierle e asciugarle con carta cucina. Questo avrebbe eliminato ogni traccia fecale. Molte fattucchiere lo hanno aggredito, esclamando che loro lavavano il guscio in modo maniacale, per ore. Facevano "gnè, gnè, gnè". Ho chiesto consiglio ad altri utenti. Mi è stato detto che il casatiello necessita di prolungata cottura, quindi il calore uccide i patogeni come la salmonella. Il dilemma resta, dato che il calore non può far scomparire la merda nel nulla. Diventa merda cotta. Parafrasando il grande Bombolo, sarà anche cotta, ma sempre merda è.

Casi concreti: lo zabaione 

Quando ero piccolo, spesso mangiavo una preparazione paradisiaca consistente in un tuorlo d'uovo o due, con l'aggiunta di zucchero. Continuando a mescolare il composto, si otteneva una crema dolce e aromatica. Colloquialmente era chiamata zabaione o zabaglione; alcuni preferivano usare la locuzione uovo sbattuto. In lombardo si usa il termine rusumada. Una volta divenuto adolescente, spesso aggiungevo a questo derivato del tuorlo del caffè caldo. Una delizia. In seguito ho scoperto un'altra possibilità: l'aggiunta di un po' di barbera. Si otteneva così la colazione del malgaro. Separare il tuorlo dall'albume è un'operazione assolutamente necessaria, ma problematica. Si prendeva l'uovo e lo si rompeva usando il bordo di un bicchiere o di una scodella. Non ricordo che sia mai stato considerato necessario lavare il bicchiere o la scodella. A questo punto, si apriva l'uovo dividendolo in due parti, poi si effettuava la separazione del tuorlo usando i bordi taglienti del guscio, con molta destrezza. Quando ero piccolo, provvedeva mia madre (RIP). Poi ho imparato a farlo da solo, ma a un certo punto ho avuto difficoltà. A causa del peggiorare dei miei problemi neurologici, ora non riuscirei più a farlo. Si capisce che la contaminazione crociata in fase di separazione del tuorlo ha il massimo delle probabilità di accadere. 

Casi concreti: la carbonara 

Ricordo che facevo la carbonara così: mettevo sul tavolo tre uova, quindi con un coltello le rompevo una dopo l'altra e facevo cadere il contenuto nella pasta ben  calda, per poi mescolare energicamente. A un certo punto ci ho pensato. Il coltello frantuma il guscio, spinge le feci all'interno, viene usato in rapida successione sulle tre uova, facendo addirittura entrare le feci di un uovo nel contenuto di un altro. Uno non ha tempo di lavare ogni volta il coltello. Lavare le mani ad ogni passaggio è impraticabile. A volte ci si ritrova con un frammento di guscio nella pasta, trasportato dall'albume. La preparazione non è in grado di evitare la coprofagia. Adesso sono sorti i bulli della carbonara, che aggrediscono chiunque non segua le loro stramaledette regole della "carbocrema", che solo alla fine del secolo scorso non esistevano. Sono fanatici, aggressivi, perché sono pagati da esponenti politici interessati a promuovere il gastro-nazionalismo. Ho visto gente furiosa augurare la morte o la galera per una semplice ricetta. Così la carbonara mi fa salire l'acido dallo stomaco solo a sentirla nominare: non la mangio più. In ogni caso, non si illudano questi tifosi esagitati, perché la merda la mangiano pure loro. Anzi, anche di più, dato che le loro usanze impongono di separare il tuorlo dall'albume, aumentando in modo esponenziale il contatto tra i gusci fecali e il contenuto! 
Nota: 
Gli stessi identici problemi li riscontro nella preparazione delle uova fritte.

Casi concreti: le uova sode 

Metto tre uova in un pentolino, le sommergo in acqua fredda. Metto il pentolino su un fornello e avvio la cottura a fuoco lento. Le tolgo dal fuoco dopo 7-8 minuti, preparando così le uova barzotte (dette nella mia parlata uova marzocche), che hanno il tuorlo molliccio ma l'albume ben rassodato. Spesso però accade che nel guscio si producano fratture, non sempre visibili, da cui fuoriesce l'albume, spinto dalla pressione interna verso l'esterno - coagulando all'istante. Si ha un vero e proprio effetto vulcano. Si formano così un getto che solidifica in forme bizzarre: da piccolo chiamavo "gatto" questo materiale. Poi, tolto il pentolino dal fuoco, vi aggiungo acqua fredda e vuoto il tutto nel lavandino, raccogliendo le uova. Le metto sulla carta da cucina, le sguscio con pazienza e le mangio. Mi sembra evidente che sia impossibile evitare durante l'operazione il contatto con le particelle fecali, anche se la loro quantità è insufficiente a provocare contaminazione crociata. Non è come leccare il culo a una gallina viva: è come leccarlo a una gallina cotta (il boccone del prete!).

Casi concreti: il processamento industriale

La classificazione commerciale ufficiale dell'Unione Europea (Regolamento UE 2023/2465 e Regolamento UE 2023/2466) prevede rigorosamente due categorie di uova: 
1) Categoria A, ossia le uova fresche destinate all consumo diretto; 
2) Categoria B, ossia uova di seconda qualità destinate all'industria alimentare. 

Questo è il dettaglio: 
- Le uova di Categoria A sono quelle che si trovano comunemente nei supermercati. I requisiti sono stringenti: devono avere un guscio pulito e intatto, e un albume limpido. Possono essere conservate al massimo per 28 giorni dalla deposizione. È assolutamente vietato il loro lavaggio prima della vendita. 
- Le uova di Categoria B sono utilizzate per fare i dolciumi e le paste all'uovo, solo per fare alcuni esempi. Sono uova di seconda scelta, spesso sporche di terra o feci, oppure declassate perché hanno superato i 28 giorni dalla deposizione. Devono essere igienizzate prima di entrare nelle linee di produzione. La normativa europea consente il loro lavaggio con acqua calda e igienizzanti. Per evitare la contaminazioni da agenti patogeni, vengono pastorizzate immediatamente dopo la rottura. L'attenzione è tutta rivolta a neutralizzare la carica batterica. Si suppone che i lavaggi industriali risolvano il problema delle feci. Resta il fatto che nessuno può vedere con i propri occhi questa catena di processamento. Ogni macchina può fallire. Cosa accade se un uovo sporco sfugge al lavaggio e il suo contenuto finisce nella massa? Si applica il teorema di Bombolo sulla merda cotta. 
- Le uova che non rispettano nemmeno i requisiti minimi della Categoria B rientrano in una classificazione tecnica definita "uova declassate" o "non destinate al consumo umano". Includono le uova industriali non destinate al consumo umano e le uova da cova. 

La vanità delle soluzioni proposte nel Web 

Si dice in moltissimi siti che se l'uovo viene rotto con un colpo netto su una superficie piana, senza usare lame, il trasferimento di materiale dall'esterno all'interno è statisticamente trascurabile o nullo.  Ebbene, sfido chiunque a farlo! Non è fisicamente possibile. Se ci provassi, l'uovo si sfascerebbe all'istante disperdendo il contenuto - e partirebbero di quelle bestemmie tonanti, così forti da far diroccare il campanile della vicina chiesa. Il punto è questo: l'assoluta sterilità, al di fuori di una camera bianca di laboratorio, non appartiene al mondo reale. La tensione superficiale del liquido, le micro-fratture del guscio e la dinamica stessa dell'apertura creano un ponte microscopico inevitabile. La coprofagia, seppur di entità minima, non può essere evitata. 
Esistono poi prodotti in cartoccio (tuorli, uova intere, albume), per cui si rimanda a quanto detto sul processamento industriale. 

La strategia migliore 

Appurata l'impossibilità di rompere le uova senza che avvenga contaminazione, meglio non pensarci troppo. Un'alternativa è farlo fare da qualcun altro e non assistere alla scena. Occhio non vede, cuore non duole. Essendo solo al mondo, non è per me una possibilità praticabile, ma chi può la adotti. Per il resto, sono troppo goloso e ingordo per rinunciare alle uova, pur avendo una lucida consapevolezza della loro origine. 


Pierino: l'epilogo

Massacrato a suon di ceffoni dai genitori, Pierino si lascia sfuggire di mano l'uovo, che finisce sull'ampia fronte di Lino Banfi, rompendosi. I frammenti sporchi del guscio cadono nella pasta assieme a parte del contenuto dell'uovo. Un po' di tuorlo dal colore malsano rimane sulla fronte del pover'uomo, che rassegnato tira un sospiro: "E anche oggi pasta all'uovo!"

lunedì 29 luglio 2024

LE FORMICHE RIZZACULO NON SONO COMMESTIBILI!

Nonostante alcune specie di formiche nel mondo siano parte dell'alimentazione umana, come ad esempio le famose hormigas culonas in Colombia, la formica rizzaculo (Crematogaster scutellaris) non è considerata commestibile. È una specie infestante mediterranea di medie dimensioni (4-6 mm; 8-9 mm la regina), ben riconoscibile per la testa di color rosso vivo e l'addome nero a forma di cuore. Ha un esoscheletro di chitina lucido e bello a guardarsi. È detta dal volgo "acrobata", "pizzicarola" o "rizzaculo" perché, se minacciata, inarca l'addome sopra la testa per secernere un goccia di liquido repellente e spruzzare acido formico. Anche se non è aggressiva verso gli esseri umani, può dare morsi superficiali e provocare una leggera irritazione cutanea. Predilige gli alberi come querce, pini e mandorli, scavando e costruendo nidi sotto le cortecce: costituisce un flagello per l'industria del sughero. Tuttavia, non disdegna le fessure nei muri, tra le travi in legno, nei tetti o persino nelle cassette elettriche. Possiede un elaborato linguaggio basato sui feromoni, che consentono di tracciare le piste verso le fonti di cibo e di allarmare la colonia in caso di pericolo. Nella tradizione italica, questo imenottero è in genere considerato di lieto augurio, anche se è poco gradito in alcune aree come l'Emilia-Romagna. 


Scheda tecnica

Dominio: Eukaryota 
Regno: Animalia
Sottoregno: Eumetazoa
Ramo: Bilateria  
Phylum: Arthropoda
Subphylum: Tracheata
Superclasse: Hexapoda 
Classe: Insecta 
Sottoclasse: Pterygota
Coorte: Enodpterygota
Superordine: Oligoneoptera
Sezione: Hymenopteroidea
Ordine: Hymenoptera
Sottordine: Apocrita
Sezione: Aculeata
Superfamiglia: Vespoidea
Famiglia: Formicidae
Sottofamiglia: Myrmicinae
Genere: Crematogaster
Specie: Crematogaster scutellaris 
    (OLIVIER, 1792)

Antenne: composte da 11 segmenti,
      con gli ultimi 3 segmenti claviformi. 
Occhi: di media grandezza. 
Mandibola: triangolare. 
Pronoto: privo di spine
Propodeo: dotato di spine. 
Peziolo: appiattito, grossolanamente rettangolare 
Gastro: cuorifome, terminante con un corto pungiglione
Veleno: repellente 

È ora necessario approfondire la questione gastronomica. Ho ricordi di quando ero un moccioso: in una puntata della trasmissione "Portobello" mostrarono all'esterrefatto Enzo Tortora una marmellata di formiche. La cosa fu accolta con un visibile imbarazzo (oggi si direbbe "cringe"). Era un preparato dolciario fatto con una specie di formiche nere, che non sono riuscito a identificare. Una vecchietta, indotta ad assaggiare l'ammasso di corpi chitinosi e zuccherati, rigurgitò non appena le fu detto cosa aveva accolto in bocca, come se fosse il bischero del Demonio. Potrebbe essere elaborato un prodotto simile a base di formiche rizzaculo? A quanto pare, no. Perché questa specie non è commestibile? Eppure è gustosa. Le proprietà organolettiche sono ottime. Ha un gradevole sapore acidulo che ricorda quello del limone. La consistenza è piacevole. Da giovane le mangiavo! Ne ero ghiotto. 
Triturare coi denti questi insetti sociali era per me uno dei piaceri della vita. Una volta ho addirittura schifato un albanese - uno che ha combattuto durante le rivolte a Tirana, non una mammoletta. Ha detto che non aveva mai visto nulla di simile. "Nessuno mangia le formiche da noi in Albania", bofonchiò avvilito. Quando vedevo le formiche rizzaculo in fila sul muro della villa cadente in cui ero costretto ad abitare, le prendevo tra le dita una ad una e le mangiavo con gusto. Poi ho smesso. Di colpo, da un giorno all'altro. Mi si chiederà perché. Ebbene, un giorno le ho viste ammassarsi su un pannolone pieno zeppo di diarrea. Sì, proprio così. Ero in un centro di assistenza per disabili e ho assistito all'atroce spettacolo in un cesso che avrebbe fatto rabbrividire un paria di Calcutta. In un'altra occasione, ho visto una formica della mia specie prediletta trascinare un ritaglio di un'unghia dei piedi sporca, molto più schifosa degli escrementi di un cane infetto. Sono cose che si vedono solo nei bassifondi dell'Inferno! 

Quanto ho osservato con sommo raccapriccio ha una spiegazione molto semplice. Le formiche rizzaculo sono insetti opportunisti e attratti da sostanze organiche in decomposizione, zuccheri e fluidi corporei, secrezioni immonde e ogni genere di sozzura solida, poiché cercano nutrimento facile per la colonia. Conoscono una primitiva forma di allevamento: si prendono cura degli afidi, più raramente delle cocciniglie, raccogliendo da loro una melata, che usano per inebriarsi. Mangiando la melata in eccesso, impediscono agli afidi di soffocare nei propri escrementi. Li difendono attivamente, come un prezioso capitale, respingendo i predatori come ad esempio le coccinelle. Pur essendo forme di vita mirabili e molto intelligenti, questi insetti operosi sono in grado di arrecare grave danno alla nostra salute. Sono vettori di patogeni! Camminando sulle feci e sui rifiuti più ripugnanti, le formiche rizzaculo trasportano sulle zampe e sul corpo batteri intestinali pericolosissimi come Salmonella, Escherichia coli, Shigella e Campylobacter jejuni. Mangiarle è un atto di coprofagia, fatto e finito. Diffondono contaminazione biologica! Se avessi continuato a ingerirle, di certo avrei rischiato gravi infezioni gastrointestinali o parassitosi. Per quanto sia un'evenienza piuttosto rara, non è impossibile contrarre la temibile sindrome  di Guillain-Barré, che è una paralisi flaccida acuta. Il senso di schifo improvviso insorto in me, mi ha con ogni probabilità salvato la vita. A volte la Natura ci manda segnali chiari attraverso il disgusto, proprio per proteggerci dai pericoli invisibili come i microbi e le tossine da loro prodotte. Così mi sono reso conto di aver fatto esperienze degne della tribù coprofaga degli Aghori!

lunedì 1 gennaio 2024


THE MIDNIGHT PARASITES

Titolo originale: Kiseichuu no Ichiya
     (
寄生虫の一夜)
Titolo in inglese: The Midnight Parasites 
Anno: 1972 
Paese di produzione: Giappone 
Durata: 9,50 min 
Regia: Yōji Kuri 
Tipologia: Animazione, cortometraggio 
Genere: Surreale, sperimentale, horror 
Sottogenere: Psichedelico  
Influenze: Hieronymus Bosch (Giardino delle Delizie);
      Roland Topor (Arte panica)
Colonna sonora: Isao Tomita 
Link: 
Trama: 
"Un paesaggio desolato ospita una serie di creature surreali, alcune umanoidi, altre completamente aliene. Le loro vite si intrecciano, con interazioni che spaziano da docili e simbiotiche a terribilmente violente." 


- Una specie di dinosauro segmentato che bruca in un lago: al posto della coda ha l'imboccatura dell'anfora, da cui esce un flusso come di orina o di feci liquide.
- La metà inferiore di un uomo in pantaloni e scarpe, dal cui interno sporge la testa di un uccello da becco lungo e affusolato, simile a un picchio.
- L'Uomo-Albero, che ha due barche al posto dei piedi e il ventre cavo in cui ospita alcuni ubriaconi seduti ai tavoli di legno; dal dorso fuoriesce un albero su cui è appollaiata una civetta viola, dal retro sporge un'asta che termina in una bandiera blu con una mezzaluna d'oro. Sulla testa porta un ruota dentata e una brocca.
- La metà inferiore di un bambino che indossa le scarpe ed è coperto un pesante berretto piumato dalla cintola in su; per il resto è nudo, si notano i minuscoli genitali e ha un occhio al posto dell'ombelico. 
- Un singolare rettile-crostaceo di aspetto preistorico, con molte zampe, un guscio simile a quello di una tartaruga e le corna di cervo sul capo. 
- Numerose donne che escono da un lago su una cui riva sorge un mulino a vento; salgono al cielo, dove vengono intercettate da giganteschi pesci volanti che le divorano, facendone cadere le gambe mozzate. Un pesce spada volante infilza due donne; il cadavere di una delle vittime cadendo finisce impalato da un tronco acuminato e perde la parrucca.
- Due umanoidi lividi raccolgono in un cesto le gambe amputate che piovono dal cielo, poi procedono servendosi di un monociclo di legno. Attraversano un paesaggio di entelechie spettrali: un uovo trafitto da una freccia, dal cui guscio sporgono un occhio e una zampa; il cadavere di una donna incinta decapitata; una torre in rovina con sopra un uccello simile a un kiwi e un ruscello che scaturisce da una parete.
- Nel bel mezzo di una candida nube c'è un grosso occhio umano. Dal cadavere livido di una donna sventrata fuoriescono vermi neri simili a nematodi, che si alzano in volo, diventano uccelli e spariscono all'orizzonte.
- Dal suolo sporgono occhi inerti. Dal tronco di un albero disseccato sporge un gigantesco orecchio. In una cavità del legno c'è un grosso gufo. Un bambino grottesco e livido conficca il capo nel terreno e si mette a gambe all'aria, quindi  dal suo ano cresce un albero, mentre le sue gambe si coprono di spine. Un pesce volante si posa sui rami e vomita un carico di cadaveri lividi di donne. 
- Quattro donne biondicce sono immerse fino alla cintola nelle acque di un lago sulle cui rive sorgono rovine; un grosso drago acquatico dalla testa simile a quella di uno pteranodonte emerge dal pelo dell'acqua e le divora. 
- Una donna calva emerge dall'acqua con una spada e uno scuro, combattendo contro il drago acquatico dalla testa di pteranodonte. Il mostro ingoia la donna combattente, ma mentre nuota viene ucciso dalla sua spada, che gli scaturisce da un occhio.
- La carcassa del drago dalla testa di pteranodonte galleggia sulle acque del lago, a ventre all'aria. Si spacca e all'interno ci sono le donne biondicce che ha ingurgitato. Dalla cima di un castello sporge un uomo-rana verdastro che le cattura con le lunghissime zampe anteriori e le trangugia. 
- Un occhio dell'uomo-rana verdastro si gonfia e ne esce un girino con gli stivali ai piedi. Si sposta sul terreno, raggiunge un umanoide livido e lo ingoia. Il paesaggio è entelechiano. 
- Arriva una donna volante con le ali di farfalla. Un uomo livido come uno zombie, calvo e coi baffi, esce da una spaccatura in un grande tronco disseccato, raggiunge la donna alata, con cui vorrebbe fare sesso; lei depone un uovo sulla sua schiena e riprende il volo. Dall'uovo esce un piccolo bambino-parassita che divora il suo ospite.
- Il bambino-parassita, cresciuto, raggiunge il grande tronco disseccato e si impupa. La sua testa si spacca e ne esce una donna alata, del tutto simile alla sua genitrice. 
- Una casa-torre senza finestre si spacca, facendo fuoriuscire un grosso verme segmentato, simile alla larva di un sirfide. Il grosso verme si sgretola e dentro c'è una specie di crostaceo rosa e rachitico.
- Il crostaceo rosa e rachitico cerca di saltare in un vaso di terracotta, ma viene intercettato da una pressa volante e ridotto in poltiglia. Il vaso, dotato di volto grottesco, di orecchie e di gambe, si mette a camminare. Attraversa il paesaggio pieno zeppo di entelechie.
- Il vaso camminante raggiunge una donna livida e quadrupede, quindi le rovescia davanti una poltiglia rosa, resto del crostaceo rachitico. La donna ingoia la poltiglia e defeca escrementi stitici in una latrina a pozzo. Tutt'intorno ci sono rovine di torri e molte anfore rotte.
- Il Cerchio dei Coprofagi! Una torre piena di simboli astrali, con la figura di Zoroastro, si erge nel deserto. La sua base sembra una vecchia fornace. Umanoidi rachitici e quadrupedi procedono girando intorno alla base, ciascuno con il volto vicino al deretano di quello che lo precede. Ognuno defeca feci simili a monete d'oro, che subito vengono ingoiate da quello che lo segue. 
- Arriva un uomo calvo, baffuto, livido, obeso. Un ragazzo lo pugnala al ventre. Ne escono moltissime monete d'oro.
- Gli umanoidi del Cerchio dei Coprofagi vengono trasportati uno dopo l'altro da una specie di panno bianco volante. Finiscono così tra le fauci di un demone dalla testa di caprimulgo, assiso su un trono tra le Piramidi. Porta un imponente copricapo faraonico blu. Ingoia e defeca le sue vittime in una latrina a pozzo, situata sotto il trono. Quando una vittima muore stritolata dal becco del demone, espelle dall'ano un piccolo uccello nero che vola via.  
- Un umanoide livido cerca di sottrarsi al suo fato e fugge via. Un insetto gigantesco col muso a martello lo segue e lo colpisce, tramortendolo. Poi gli depone sopra un gran numero di uova.
- In una casa, una donna biondiccia e nuda cerca di cacciare una mosca. Batte la testa contro una parete e muore. Dal suo ano escono sciami di farfalle.
- In una casa ci sono due idioti, uno grasso e uno magro. L'idiota grasso è seduto a fianco di una tavola apparecchiata, e aziona un complicato meccanismo per uccidere a pugnalate le grosse mosche che si posano sul soffitto. Quando una mosca gli cade nel piatto, l'idiota magro la condisce con l'aceto, quindi l'idiota grasso la mangia.
- Un panzone livido cerca di acchiappare un passeraceo, che gli sfugge e lo buca da parte a parte, aprendo uno squarcio sanguinante. Un ruscello statico esce da una ferita nel cielo.
- Arriva un essere volante simile a un pene eretto con le gambe, con occhi sulle chiappe e un becco che esce dall'ano. Si nutre dallo squarcio del panzone morto e vomita un grosso escremento umano.
- Dall'escremento esce un verme segmentato. Raggiunge un globo forato e vi entra, compiendo metamorfosi. Il guscio si sgretola, e il verme è diventato una grossa formica nera. 
- La formica nera raggiunge un umanoide livido che urla di terrore aggrappato a un ramo, emettendo suoni altissimi e spaventosi, come quelli di un maiale in procinto di essere scannato. L'insetto uccide l'umanoide e ne trascina il cadavere verso una buca, in cui lo inuma.
- Ricompare l'Uomo-Albero, che procede verso il lago in cui bruca il dinosauro-anfora visto nella sequenza iniziale. 


Recensione: 
Ricordo che anni fa litigai con un coglione in Facebook. Guardato il video onirico dalla musica inquietante, feci notare in un commento che sembrava un'opera di Topor. Intervenne lo scemo a fare "gnè gnè gnè gnè". Secondo lui, per il solo fatto che ci fossero immagini tratte dall'opera di Hieronymus Bosch, significava che non potessero esserci altre fonti d'ispirazione. Ne nacque un inutile flame. L'idiota postò alcuni estratti del Giardino delle Delizie per dimostrare che aveva ragione. Fui colpito dalla sua rigidità mentale. Aveva un cervello bidimensionale, poco più complesso di quello di un anellide. Quello che non poteva capire è che The Midnight Parasites è un melting pot che attinge da molteplici fonti. Il risultato di questo processo di sintesi è qualcosa di molto superiore alla semplice somma algebrica delle sue componenti. Ecco una breve sintesi delle principali influenze:

1) Hieronymus Bosch: 
L'animazione rievoca le visioni infernali e le creature bizzarre del pittore fiammingo, con un'esplorazione del corpo e della sessualità in chiave fantastica e disturbante. Riprende in particolare alcuni dettagli del Trittico del Giardino delle Delizie. A dare la notizia di questa connessione è stata  la storica dell'arte Valentina Tanni su Artribune, il 20 dicembre 2017, poco dopo la scoperta che il video di Kuri era stato caricato su Vimeo. L'articolo della Tanni è diventato oggetto dell'adorazione feticista di molti navigatori e considerato un dogma esclusivo, monolitico, capace di azzerare qualsiasi altra considerazione. 
2) Surrealismo (XX sec., anni '20): 
È stato un movimento artistico nato in Francia, guidato da André Breton, il cui scopo precipuo era l'esplorazione dell'inconscio e dell'universo onirico, con i suoi enigmatici simbolismi, al fine di superare la realtà logica e promuovere la liberazione del pensiero. La mancanza di una logica narrativa, le sequenze di trasformazioni corporee sono tipiche del cinema surrealista. In particolare, nel video di Kuri, si ritrovano influenze del pittore 
Salvador Dalì e del cineasta Luis Buñuel (basti pensare a Un chien andalou, 1929). 
3) Neosurrealismo (XX sec., dagli anni '60): 
È un movimento artistico che riprende i princìpi del Surrealismo storico. L'Arte Panica di Roland Topor, Alejandro Jodorowsky e Fernando Arrabal ne rappresenta il culmine: è pura catarsi, in cui l'anima è curata con la morte, la coprofagia, il cannibalismo e le pulsioni incestuose! In particolare, delle opere di Topor sul video di Kuri mi pare massiccia, quasi preponderante.
4) Animazione sperimentale:
Si trovano echi di maestri come Jan Švankmajer (Praga, 1934 - vivente), per il body horror, le marionette e una sensibilità da underground animation degli anni '60-'70. Le principali fonti di ispirazione di Švankmajer sono Edgar Allan Poe e il Divino Marchese, Donatien-Alphonse-François de Sade. I suoi film sono caratterizzati dai seguenti effetti bizzarri: 
- suoni esasperanti, presenti in tutte le scene in cui qualcuno sta mangiando, 
- sequenze molto accelerate quando le persone interagiscono tra loro o stanno camminando;
- oggetti che prendono improvvisamente vita tramite lo stop-motion.
5) Fumetto giapponese (漫画 manga):
Le rappresentazioni esplicite, a volte grottesche, della sessualità e del corpo femminile richiamano il manga erotico o エログロナンセンス ero-guro nansensu (erotico-grottesco). E' un interessante fenomeno sociale, letterario e artistico formatosi in Giappone, che combina  l'erotismo con elementi grotteschi, macabri, bizzarri, insensati. Si nota che nansensu è un prestito dall'inglese nonsense, assimilato alla fonologia nipponica. Appare evidente che guro è abbreviato da gurutesuku, prestito assimilato dall'inglese grotesque, a sua volta dal francese. 


Il Regista: 
Yōji Kuri (久里 洋二), regista indipendente e animatore giapponese nato a Sabae nel 1928, nei primi anni '60 del XX secolo è stato il capo informale del collettivo "Animation Association of Three" (アニメーション三人の会, Animēshon Sannin no Kai). È conosciuto a livello internazionale per la commedia nera dei suoi film, con lo stile tipicamente ingenuo dei suoi fumetti che spesso smentisce le situazioni surreali, oscene e inquietanti che descrivono; questo li ha resi i preferiti tra il pubblico ferventemente controculturale, che includeva registi come René Laloux (Il pianeta selvaggio, 1973; Gandahar, 1987), dei primi anni dell'Annecy International Animated Film Festival, e in una pubblicazione del 1967 è stato considerato "il più significativo" e "l'unico animatore giapponese il cui lavoro è conosciuto in Occidente".
È anche conosciuto in Giappone per i suoi fumetti, una raccolta dei quali gli è valsa nel 1958 il Bungeishunjū Manga Award. Sebbene si fosse ritirato dal cinema, continuò a illustrare e insegnare animazione alla Laputa Art Animation School (アート・アニメーションのちいさな学校, Āto Animēshon no Chiisana Gakkō). Nel 2012, ha ricevuto un premio alla carriera al Festival mondiale del film d'animazione, meglio noto come Animafest Zagreb


Influenze su altre opere: 
Il video di Kuri ha ispirato la serie a cartoni animati Salad Fingers (alla lettera "Dita a insalata"), realizzata dall'artista multimediale britannico David Firth. Realizzata in Adobe Flash Player, è iniziata nel 2004 ed è tuttora in corso. Il protagonista è un umanoide bizzarro dalla pelle verdastra, privo di peli, con occhi strabuzzati dalle orbite e le dita delle mani simili a cetrioli affettati per il lungo. Queste dita, dalla sensibilità tattile sviluppatissima, gli procurano sensazioni erotiche a contatto con superfici scabre. Nel corso dei vari episodi della serie, questo lugubre essere cade in preda a schizofrenia allucinatoria, compiendo raccapriccianti atti di autolesionismo, feticismo e persino cannibalismo. Ad esempio, si strappa gli occhi a mani nude, in preda all'esaltazione e alla gioia. Le immagini sono violente, piene di animali morti e mutilati, sangue e latrine!

sabato 25 novembre 2023

LA GENEROSITÀ DELLA NATURA

Nel 1848, alcuni cercatori d'oro affamati stavano attraversando il deserto del Nevada, quando notarono su un dirupo delle palle luccicanti formate da una sostanza che assomigliava a quella delle caramelle. Leccarono e mangiarono queste pallottole, che erano dolci, e ne rimasero nauseati. Alla fine capirono che si trattava di depositi creati da piccoli roditori, chiamati ratti del deserto, che costruiscono le loro tane accumulando bastoncini, frammenti di piante e letame di mammiferi raccolto nelle vicinanze, insieme a rimanenze di cibo, ossi di scarto e alle loro stesse feci. Non avendo il bagno in casa, questi ratti fanno i loro bisogni sulle tane; lo zucchero e altre sostanze si cristallizzano quando l'urina si asciuga al sole, cementando questo mucchio di materiale vario fino a fargli ottenere la consistenza di un mattone. I minatori avevano dunque gustato urina essiccata di topo, condita con feci e rifiuti vari. 

Jared Diamond, Collasso 
 
Nella Natura non esiste nulla che possa essere chiamato "Madre", non certo nell'accezione che noi diamo usualmente a questo termine - a meno di non intendere le madri degli acari, che scodellano nidiate di neonati già pronti per l'accoppiamento e lasciati alle immonde libidini di un gran numero di maschi bramosi di violarli. Si capisce dunque che non può esistere un Principio Buono alla base della vita biologica che siamo costretti a subire, altrimenti nessun essere vivente subirebbe mai stenti e privazioni, finendo vittima delle situazioni più aberranti. Tutto acquista invece una spiegazione chiara - per quanto tremenda - non appena comprendiamo che il Principio Creatore della Natura è il Male: questo demone accende infatti la scintilla dell'autocoscienza negli involucri carnali solo perché questi siano fonte di ogni maledizione per coloro che vi sono imprigionati. Se analizziamo la situazione descritta da Jared Diamond nel brano sopra riportato, ci rendiamo subito conto che i minatori e i ratti del deserto sono allo stesso identico modo vittime del Boia Cosmico. Così come Esaù vendette la primogenitura per un piatto di lenticchie, allo stesso modo i viventi si prostituiscono tutti nel modo più vile ed abietto, barattando per un attimo di fugace piacere eoni di dolore e di umiliazione. Questo perché i morsi della fame e della smania di accoppiamento sono tremendi e squassano il corpo, creando un'insopportabile tensione: pur di far finire un simile strazio, roditori ed esseri umani sono disposti a tutto. I primi procreano per mandare avanti le loro montagne di escrementi, i secondi finiscono col leccare ed ingurgitare queste concrezioni non appena la sopravvivenza appare anche solo un po' incerta. Si può credere sensato un simile modo di tirare avanti? Si può anche per un attimo ritenerlo un valore degno di essere propagato? Perché mai farlo proseguire nelle generazioni future, coinvolgendo milioni di poveri innocenti caduti, anche quando la sua stessa prospettiva ci appare intollerabile? In fondo cos'è mai un orgasmo se non la liberazione di qualche fiotto di pus ripugnante o il rilassamento della tensione pelvica? E tutto questo vale le eternità di vita nella morte che derivano dalla semplice follia di un istante? Mi sento di proferire una semplice sillaba in risposta a questa angosciosa domanda: NO! Non ne vale la pena. Cerco in tutti i modi di diffondere questa Consapevolezza, questa Conoscenza del Bene, perché per quanto inutili e grottesche siano le nostre vite terrene, non possa da esse nascere alcuna prosecuzione nel corpo fisico. Per quanto il Re del Mondo possa perseguitarci e straziarci, per quanto possa deriderci e renderci impossibile ogni giorno, di certo dal nostro rifiuto del Cosmo si originerà un danno alla sua contabilità usuraia. Rifiutare di mettere a questo mondo nuovi dannati, ecco quel potere grandioso che nessun demonio potrà mai toglierci. Ecco cosa siamo chiamati a lasciare in eredità: il dono più immenso e splendido che sia possibile immaginare, quello dell'Estinzione. 

(Il Volto Oscuro della Storia, 8 luglio 2011)

mercoledì 4 ottobre 2023

IL PIANETA DEGLI SLUM


  «Acqua verdastra e puzzolente dappertutto. "Ogni giorno, in tutto il mondo," secondo l'esperta di salute pubblica Eileen Stillwaggon, "malattie legate alla fornitura idrica, allo smaltimento delle scorie e all'immondizia uccidono trentamila persone e costituiscono il settantacinque percento delle malattie che affliggono l'umanità." Anzi, le malattie del tratto digerente derivanti dall'inadeguatezza dei servizi igienici e dall'inquinamento dell'acqua potabile - tra cui diarrea, enterite, colite, tifo e paratifo - sono la prima causa di morte al mondo, colpendo innanzitutto neonati e bambini piccoli. Anche le fogne a cielo aperto e l'acqua contaminata sono infestate di parassiti intestinali come tricocefali, nematelminti, strongiloidi e così via, che infettano decine di milioni di bambini nelle città povere. Il colera, flagello della città vittoriana, continua a prosperare nella contaminazione fecale delle riserve idriche urbane, soprattutto in città africane come Antananarivo, Maputo e Lusaka, dove secondo le stime dell'Unicef fino all'ottanta percento dei decessi per malattie evitabili (a parte l'Hiv/Aids) derivano dalla scarsa igiene. La diarrea associata all'Aids rappresenta un terribile elemento di aggravio del problema. 

  L'onnipresente contaminazione dell'acqua potabile e del cibo da parte degli scarichi fognari e dei rifiuti vanifica gli sforzi più disperati compiuti dai residenti degli slum per praticare un'igiene profilattica. A Kibera, il grande slum di Nairobi, Rasna Warah dell'UN-Habitat ha studiato la vita quotidiana di un'ortolana ambulante, Mberita Katela, che percorre un quarto di miglio tutte le mattine per comprare l'acqua. Usa una latrina a pozzo che sta vicino alla sua porta di casa. Questa latrina è utilizzata in comune da cento suoi vicini, e la sua casa è impregnata dei miasmi del riflusso fognario. Sua preoccupazione costante è la contaminazione di quello che cucina o dell'acqua per lavare - Kibera negli anni recenti è stata devastata dal colera e da altre malattie associate alle feci. Anche a Calcutta, le madri non possono fare molto a proposito degli ignobili gabinetti che sono costrette a usare. Queste piccole costruzioni di mattoni coprono un vaso di terraglia che quasi mai viene pulito con una qualche regolarità, il che fa sì che "i liquami puzzolenti intorno al gabinetto del bustee vengano scaricati direttamente nelle riserve e nelle cisterne d'acqua in cui la gente si lava e netta gli indumenti e gli utensili di cucina." 

  Gli esempi dell'impotenza dei poveri di fronte alla crisi sanitaria sono infiniti. I residenti di Città del Messico, per esempio, respirano merda: la polvere fecale che il vento soffia dal lago Texcoco durante la stagione calda e secca provoca tifo ed epatite. Nei "Nuovi Campi" intorno a Rangoon, dove il regime militare ha brutalmente deportato centinaia di migliaia di abitanti del centro città, Monique Skidmore descrive famiglie che vivono nell'equivalente, dal punto di vista sanitario, dell'inferno di fango della guerra di trincea del primo conflitto mondiale: cucinano e defecano nel fango direttamente di fronte ai fragili ripari di plastica sotto i quali dormono. Non sorprende che i "Nuovi Campi" siano devastati da colera, dissenteria, dengue e malaria.» 

Mike Davis, il pianeta degli slum. Milano, Feltrinelli, 2006 

(Pietro Ferrari, Dualismo Assoluto, 22 maggio 2017)

venerdì 29 settembre 2023

LO STRANO CASO DEL PAZZO CHE SI CREDEVA IMMORTALE


All'epoca in cui studiavo all'università, mi capitò un fatto a dir poco bizzarro. Mi trovavo con un amico fraterno, compagno di sventura, a mangiare qualcosa, quando non potei fare a meno di ascoltare una conversazione tra due persone che sedevano a un tavolo vicino. Ben presto compresi che si trattava di un folle e dello psicologo che l'aveva in cura.

"Devi capire che il cibo e la merda sono due cose diverse", diceva lo strizzacervelli all'infelice. Il coprofago non diceva una parola e si chiudeva in se stesso, come se fosse un imputato a cui un aguzzino cercava di estorcere una confessione. 

Vista l'ostilità del paziente, ecco che l'inquisitore assunse un tono più affabile. Anche l'argomento in apparenza era cambiato.

"Cerca di capire. Nessuno è immortale a questo mondo", argomentava lo psicologo, cercando di non mostrare segni di impazienza. Il suo assistito persisteva nel mutismo più ostinato. 

Una goccia di sudore imperlò la fronte dello psicologo, che proseguì: "La condizione di immortalità non appartiene a nessuno. Non appartiene a te, non appartiene a te, non appartiene a nessuna persona sulla Terra." 

A questo punto venne la cameriera, una cinese, e fui distolto dall'interessante conversazione. Quando io e il mio amico finimmo di ordinare i cibi e le bevande, lo psicologo e il pazzo che si credeva immortale si erano alzati dal tavolo e se n'erano andati.

All'improvviso compresi l'arcano. Il pazzo non era privo di logica consequenziale, per quanto il suo ragionamento fosse fallace. Egli era convinto che ogni essere umano invecchiasse, si ammalasse e morisse per via dell'espulsione del principio vitale attraverso la defecazione. Mi sembrava di sentirlo disquisire: "Il cibo contiene il principio della vita, e ingerendolo noi acquisiamo quel principio. Quando defechiamo, ecco che un po' della nostra vita finisce evacuata con gli escrementi. Se noi ingeriamo le feci, ecco che reintroduciamo la vita che abbiamo espulso e la facciamo di nuovo nostra. Così diventiamo immortali, perché non lasciamo sfuggire nulla da noi. Io sono immortale, perché ho capito questo, mentre gli altri a causa della loro ignoranza si indeboliscono e periscono." 

Raramente ci si imbatte in qualcosa di simile, per questo motivo ritengo di particolare interesse la testimonianza raccolta. Questo è il principio del servitore di Nosferatu, che nutrendosi di sozzure e di artropodi dell'umidità, riusciva a compensare la perdita del principio vitale, mantenendosi immortale attraverso i secoli. 

(Dualismo Assoluto, 10 giugno 2016)

sabato 20 maggio 2023


Maiali coprofagi! 

Forse lo sanno in pochi. In un’isola della Corea sono allevati maiali che vengono nutriti esclusivamente con feci umane. 

“Il termine ttongdwaeji (똥돼지) che compare sull’insegna di questo ristorante è composto dal nome volgare per “escrementi” (ttong 똥) e dalla parola “maiale” (dwaeji 돼지). È una tradizione dell’isola più meridionale della Corea, Jejudo, ma un tempo esisteva anche in altre zone della penisola. I coreani oggi preferiscono cambiare il nome di questi maiali e chiamarli semplicemente “maiali neri” (heukdwaeji 흑돼지) dal colore della loro cotenna. 
 Chi ha provato la carne di questi maiali, allevati secondo la tradizione dell’isola, ne esalta il gusto eccezionale. Chi, come lo scrivente, ha visto effettivamente come vengano allevati (in una porcilaia angusta e buia posta sotto un gabinetto primitivo), ne compatisce le condizioni in cui vengono cresciuti e forse può avere qualche reticenza ad assaporarne appieno le carni.” 

Il testo riportato è stato raccolto nel 2021; l'autore è Valerio Anselmo, un'autorità nel campo dell'insegnamento della lingua coreana. 

Con mia grande sorpresa, risulta abbastanza difficile trovare materiale nel Web su questi bizzarri porci coreani che ingurgitano quantità immense di materiale escrementizio estratto dalle latrine. L'ipotesi più plausibile è che sia scattata qualche forma di censura occhiuta da parte del governo della Corea del Sud, per cancellare ogni pubblicità a quella che è percepita come una sorta di "onta nazionale". 

Questi sono i pochi cenni ritrovati sulla Wikipedia in inglese (marzo 2023):


"Until the later twentieth century, these pigs were kept to dispose of human waste. They were housed in sites built below the outside latrines where their "food" was directly delivered. From the 1960s, this practice gave way to more conventional feeding. Some believe that the change has adversely affected the flavour of the meat." 

Ecco una traduzione per gli anglofobi non anglofoni: 

"Fino al tardo XX secolo, questi maiali venivano allevati per smaltire i rifiuti umani. Venivano alloggiati in aree costruite sotto le latrine esterne, dove il "cibo" veniva loro distribuito direttamente. Dagli anni '60, questa pratica ha lasciato il posto a un'alimentazione più convenzionale. Alcuni ritengono che questo cambiamento abbia influito negativamente sul sapore della carne." 


Indagando, si scopre che questa usanza dell'allevamento dei maiali con pastoni fecali è una cineseria, che proprio dalla Cina si è diffusa in Corea e ha raggiunto la prefettura più meridionale del Giappone, Okinawa. Un singolo ideogramma cinese, 圂 (pronunciato hùn), indica sia la porcilaia che la latrina. Un termine cinese più tecnico e recente è 猪圈茅坑 (zhūjuànmáokēng), alla lettera "latrina a porcilaia". Nella lingua di Okinawa questo tipo di latrina è chiamata 風呂 (fūru). In coreano la parola è 돗통시 (dottongsi). Strutture di questo tipo si trovano anche in India, per l'esattezza a Goa e nel Kerala, dove sono tuttora in uso - anche se le autorità hanno fatto molto per combattere la pratica di smaltire i rifiuti tramite i suini. 

Il punto è che ci sono problemi di non poco conto. Nutrire i suini con rifiuti ed escrementi umani comporta gravi rischi sanitari, sia per gli animali che per l'uomo, principalmente a causa della trasmissione di malattie. Questa pratica antica favorisce la diffusione di malattie zoonotiche, ovvero patologie che possono essere trasmesse dagli animali all'uomo e viceversa. Gli escrementi e i rifiuti umani possono contenere una vasta gamma di patogeni pericolosi, tra cui batteri, virus, parassiti e vermi. Quando i suini li ingeriscono, possono ammalarsi e fungere da serbatoi per questi agenti patogeni, che poi vengono trasmessi all'uomo attraverso la manipolazione o il consumo di carne di maiale infetta. Ecco le principali problematiche sanitarie, cose di non poco conto:

i) Parassitosi 
Il rischio di infezioni da parassiti come la trichinellosi (causata da Trichinella spiralis), la cisticercosi e la teniasi (causate da Taenia solium). Questi parassiti possono formare cisti nei muscoli del suino e, se la carne non è cotta adeguatamente, infettare l'uomo.
ii) Infezioni batteriche
Batteri come Salmonella, Escherichia coli (compresi i ceppi produttori di shiga-tossina) e Yersinia enterocolitica sono frequentemente presenti negli escrementi umani e possono causare gravi gastroenteriti nell'uomo.
iii) Infezioni virali 
I suini possono contrarre e diffondere virus come l'epatite E, che è considerata una zoonosi emergente, e vari ceppi di virus influenzali che potrebbero potenzialmente ricombinarsi e creare nuove pandemie.

Inoltre, il cibo contaminato da escrementi umani è una delle principali vie di diffusione per malattie come la Peste Suina Africana (PSA), un'infezione virale che, sebbene non sia pericolosa per l'uomo, è letale per i maiali e può decimare interi allevamenti. La somministrazione di scarti di cucina e rifiuti alimentari ai suini è per questo motivo vietata in molti Paesi, inclusa l'Europa.

venerdì 7 aprile 2023


LA MERDA
 
 
Regia: Cristian Ceresoli
Autore: Cristian Ceresoli
Protagonista: Silvia Gallerano 
Anno di produzione: 2012 
Tempo di lavorazione: circa 2 anni 
Produzione: Frida Kahlo Productions, Richard Jordan
    Productions, Produzioni Fuorivia 
Collaborazioni: Summerhall, Teatro Valle Occupato 
Durata: 100 minuti
Numero atti: 1
Tempi: 3
   Le Cosce
   Il Cazzo 
   La Fama
   Più un controtempo: L'Italia
Tipologia narrativa: Monologo, flusso di coscienza 
Direttore tecnico: Giorgio Gagliano 

Sinossi (da Teatro.it): 
"Il “brutale, disturbante e straordinario” testo sulla condizione umana già tradotto in numerose lingue di Cristian Ceresoli attraverso l’interpretazione “sublime e da strapparti la pelle di dosso” di Silvia Gallerano si manifesta come uno stream of consciousness dove si scatena la bulimica e rivoltante confidenza pubblica di una “giovane” donna “brutta” che tenta con ostinazione, resistenza e coraggio, di aprirsi un varco nella società delle Cosce e delle Libertà. La Merda arriva a Lecce dopo il clamoroso e scioccante successo di pubblico e critica in tutto il mondo, con Edimburgo, Copenhagen, Madrid, São Paulo, Glasgow, Berlino, Vilnius, Adelaide e Londra con quattro anni consecutivi di tutto esaurito, nonostante una sottile e persistente censura in Italia." 

La Merda e il Pasolinismo 
(da Radio Onda Rossa): 

"Dedicato ai 150 anni dell'Unità d'Italia. L'interprete dà sfogo al proprio flusso interiore nelle sue (inumane) escursioni vocali, insegue il successo con seriosa ferocia da belva e lucida determinazione assassina. Si deve ridere. È una tragedia in tre tempi: 'Le Cosce', 'Il Cazzo', 'La Fama' e un controtempo: 'L'Italia'. Attraverso un percorso creativo in cui la parola suona e si fa carne, una scrittura ispirata allo "stream of consciousness" in cui si scatena la bulimica e rivoltante confidenza di una "giovane" donna "brutta" che tenta con ostinazione, resistenza e coraggio, di aprirsi un varco nella società delle cosce e delle libertà. È preponderante la chiave dell'invettiva, del grido, del corpo che sussulta la sua storia personale nel flusso di pensieri/parole raccontati come suoni. Strazi. Assordanti rumori di urla contratte, sopite. Implose. Uno spettacolo sulla condizione della Bellezza, femminile, e della Storia (di questo Paese). L'attrice si offre come in un banchetto, pronta a venire sbranata da tutti, nelle sue escursioni vocali, nelle sue cadute tonali, nella sua progressiva umiliazione. Una scrittura che nasce così dalla carne e alla carne ritorna. 'La Merda' ha come spinta propulsiva il disperato tentativo di districarsi da un pantano o fango ultimi prodotti di quel genocidio culturale di cui parlò Pier Paolo Pasolini all'affacciarsi della società dei consumi. Quel totalitarismo, secondo Pasolini, ancor più duro di quello fascista poiché capace di annientarci con dolcezza."

Questo commento riportato sul sito di Radio Onda Rossa è stato a sua volta preso da Radio Teatro: dell'originale resta soltanto una pagina sbiadita e piena zeppa di refusi nella "macchina del tempo" di Archive.org.


Alcuni estratti: 

(In questo brano la protagonista masturba un disabile, gli ritrae il prepuzio e gli provoca un'eruzione di sperma) 

"Non devo vomitare. Non devo vomitare. Ingoia, mi dico. E chiudo gli occhi. Dopotutto, ho tredici anni, è il primo coso che mi capita di avere tra le mani, sì, e anche se è sordo e ha l’apparecchio e sbava e mette sempre ste camicine verdi, immagino che ce l’abbia come gli altri, no? O gli handicappati ce l’hanno diverso? Ma poi li fanno, i figli, gli handicappati? Ma no, dev’essere come quella differenza tra i muli ed i cavalli, fratelli d’Italia. Ma si è mai visto un handicappato presentare il telegiornale? Insomma, provo a fare quel che mi pare giusto, con questa carne tra le mani, un po’ bislacca, e caldina, e tiro, ahia, e giro, e glie lo schiaccio un po’, ma ci dev’essere qualcosa che non va, perché si arrabbia, ahiaaa, e poi mi grida qualche cosa come piano e non capisco, perché sto con gli occhi chiusi per non piangere e poi non devo vomitare e se mettiamo proprio adesso esce qualcuno, un professore, e poi ci vede e io sono così, piccolina, da sola, che non ho altri al mondo che lui, sì, lui, il mio popstar, il mio eroe che mi sussurra nelle cuffie e canta, per me, solo per me, e canta così piano che io non sono più qui, nel parcheggio, col mio compagno handicappato e la mia tuta da ginnastica rosa, ma sono lì, con lui, che mi tiene tra le braccia e canta per me e poi dopo fa il concerto nello stadio e quando ha finito il concerto andiamo via con la sua macchina e mi porta a mangiare il gelato e mi dice che mi porterà nella sua villa dove c’è un acquario grandissimo e ci mettiamo a guardare i pesci e mentre siamo lì che li guardiamo, con quella luce blu dell’acqua, io, chiudo gli occhi, e non sento più niente. Lui mi dice qualche cosa come piano, ma io non capisco, e resto giù, vicino a lui. Finché mi sporca sui capelli. Sì. Tutti i capelli. Come la colla. Poi dice uffa, e lo rimette a posto. Dentro le mutande, usato. E se ne va. Ma dove va? Ma dove va, mi dico io, ma dove va questo cretino che neanche mi saluta. Ma cosa crede, che lui basta che si tira giù i pantaloni e io son qui, pronta?"  

(Il finale scatofilo, scatofago!) 

Ho i crampi alla pancia. Dolore. Corro in bagno. Abbasso le mutande. Alzati. No. Trattieni. In piedi. Esci. Coraggio. Resisti. No. Alzati. No. Resisti. Esci dal bagno. Resisti. No. Non ce la faccio. Resisti. No. Non ce la faccio. Resisti. Viene. Alzati. Tienila. Viene. No. Viene. No. Vedo. Io. Vedo. Dal. Mio. Culo. Pezzi di ragazzini nelle loro camicie rosse, nella mia merda. Spaghetti attorcigliati al pomodoro e sangue, dal mio culo, e nella mia merda. Mozzarella spiaccicata sui binari e mille tappi malnutriti, nella mia merda. Ho tredici anni e c’è la bara di mio padre, nella mia merda. Lo stadio, le scale, l’ascensore e gli elettrodi infilzati nella carne, nella mia merda. La nazionale, il mondiale e la domenica all’acquario, nella mia merda. Il delfino e i maschi forti e i maschi allegri e gli storpi e i ritardati sui tappeti rossi, nella mia merda, gli autografi e le stampelle senza gamba, nella mia merda, la misericordia la pietà la paura la ginnastica e la religione, sì, nella mia merda il mio popstar handicappato i miei capelli e la colla e l’Austria e l’Ungheria nella mia merda le convention e i cazzi e i palinsesti nella mia merda i miei denti, sì, i miei denti a pezzi e la vittoria e il mio pianto dal mio culo il pianto di piangere la merda e la mia bella gioventù e la mia età e i tonni e le sirene e le ragazze che vogliono farcela. Fine crescendo, respiro. Sì, dovunque, qui, sul mio divano, proprio adesso, dal mio culo. Proprio ora che domani ho il mio provino. Proprio adesso che ero quasi grassa. E ce l’avevo quasi fatta. Guardarsi allo specchio. Penso. A cosa avrebbe fatto il mio piccolo papà. Penso. Respiro. Penso. Respira. Piano. È la mia ultima occasione. Non posso permettermi di perdere il mio treno. Il mio appuntamento con la storia. Oltrepassare la linea gialla. Forza. Buttati. Riprendi gli spaghetti, con le mani. Riprendi in bocca tutto. Riprendi la mozzarella, in pezzi. Riprendi il mio paese. La mia patria. E la nazione. Riprendi in bocca tutto, con le mie mani. Riprendi la merda, tutta la merda, nella mia bocca. Sì. Ecco. Così. Pezzo per pezzo, tutta la merda e il mio paese nella mia bocca. Mangia. Mangia. Mangia. Sì, mangio. Mangia. Sì, mangio, mamma, mangio. Coraggio. Rimangio tutta la mia merda e sono gonfia, sul divano. E so cantare. E sono pronta, gorda, grassa, adiposa, fetida. Ho i buchi di grasso nella faccia, e nella testa. Così, come vogliono loro. E non mi fa più schifo. No. Non mi fa più schifo niente. IL SESSO MASCHILE LA NOSTRA BANDIERA, IL SESSO MASCHILE LA NOSTRA BANDIERA. Controfinale cantato, disperato, unplugged, blues, straziante. Un inno comico al disgusto, eseguito con raffinata sapienza canora. Frateeelli d’Itaaalia, l’Itaaalia s’è deeesta, dell’eeelmooo di Sciiipiooo, s’è ciiintaaa la teeestaaa. Dov’èee la vittooooriaaa? Le porga la chioooma, ché schiaaava di Roooma Iddio la creò. Frateeelli d’Itaaalia, l’Itaaalia s’è deeesta, dell’eeelmooo di Sciiipiooo, s’è ciiintaaa la teeestaaa. Dov’èee la vittooooriaaa? Le porga la chioma, ché schiaaava di Roooma Iddio la creò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte, siam prooonti alla morte, l’Italia chiamò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte, siam prooonti alla morte, l’Italia chiamò. Su gli applausi l’interprete ricopre la sua nudità con una stoffa tricolore, verde bianco rossa. 


Recensione: 
Il palco è occupato da una donna nuda dai muscoli contratti. In preda alle convulsioni, vomita la sua bile in faccia all'Artefice del Cosmo. Il volto di questa dannata è una maschera atroce di sofferenza, stravolta come una gorgone urlante. Si consuma un atto di coprofagia pantagruelica, a cui segue una marea di acido gastrico che inonda il mondo intero - in particolare questo distretto di Malebolge che siamo abituati a chiamare Italia! All'ingestione di escrementi concettuali e alla conseguente violentissima espulsione di vomito fecaloide, segue una nuova ingestione della densa materia rigettata, con successiva digestione e fuoriuscita dal deretano sanguinolento e suppurato! Tutto questo è ATELORREA! Vomito e scatofagia senza fine! Come in un dipinto entelechiano dello spettrale Roland Topor, il panico è assoluto, totalizzante! Sembra che all'orizzonte incombano nubi nere come il petrolio, foriere di una tempesta inconcepibile. Nubi di annientamento! La protagonista si trova a sedere su una montagna di deiezioni miste ad ogni tipo di liquame schifoso, che cola sulle colonie concentrate di Escherichia coli! Una morchia tenace, oleosa e nerissima, come petrolio! Talmente immonda da dare conati al solo pensiero, da rivoltare lo stomaco! La tensione lirica è incessante, a tratti insopportabile nella sua natura merdosa. Tutto ciò è pari ai più profondi deliri infernali di Dante! Queste sono cose etterne, fatte di una sostanza abominevole che non può venir meno. Come negli Inferi degli antichi Egiziani, in cui i dannati camminano a testa in giù defecando dalla bocca! In alcuni passaggi si raggiungono vette incredibili, paragonabili a quelle del Sommario di decomposizione di Cioran! È un olocausto visceraleUna simile capacità di sputare sulla realtà, sull'Esistenza, è quanto di più sublime possa esistere! 
P.S.
Ai nostri tempi, un'opera teatrale di una tale potenza non potrebbe più essere creata! Se La Merda viene ancora rappresentata, è soltanto per pura e semplice inerzia. Non soltanto l'uso del suo linguaggio susciterebbe le furie dei fanatici buonisti politically correct (figuriamoci se sarebbe possibile usare parole come "handicappato" - per non parlare di cazzi scappellati da una tredicenne): l'uso delle parole dell'Inno di Mameli sarebbero considerate un sacrilegio dalla Piccoletta Biondiccia e dai suoi mirmidoni! Il termine tecnico è "vilipendio".

Il linguaggio destrutturato dei giornalisti

Quando leggo sui siti del Web titoli come "La Merda di Silvia Gallerano e Cristian Ceresoli", nella mia mente si materializza l'immagine dell'attrice e dell'autore che smerdano in un enorme bacile: dai loro ani esce una quantità impressionante di pastone escrementizio, denso e fetido! Di quello greve, schifoso, che si fa un'enorme fatica ad asportate dal perineo con la carta igienica, perché consiste in una scia incancellabile di tarzanelli scuri. Si consumano mezzi rotoli e ne resta traccia anche dopo essersi fatti il bidet! Si capisce che i giornalisti introducono nella realtà tali distorsioni da alterarne in modo permanente il tessuto ontologico! 

Altre recensioni e reazioni nel Web 

Ho raccolto alcuni interessanti frammenti di recensioni e di critica teatrale, che riporto qui come una specie di collage.

La Merda: il grido disperato di un essere umano 

"Sei volte a Milano per sei sold-out. Uno spettacolo che vuole essere un urlo di dolore: scritto da Cristian Ceresoli, interpretato dalla straordinaria, ironica, infantile e dannatamente feroce Silvia Gallerano. "La Merda" è un fiore all'occhiello del teatro contemporaneo, e nel 2019 sarà a New York..."
(StarsSystem Magazine, 2012, YouTube.com)

"La merda è un monologo scorretto che se la prende con tutto e tutti, non per un atto di cinismo e di mero nichilismo ma per richiamarci a un significato diverso dell’esistere. La protagonista della pièce accetta di tutto. Ingoia, ingoia, ingoia. Accetta tutta la merda che viene proposta come se fosse la cosa più naturale del mondo. Riesce persino a giustificarla. Soltanto nell’atto finale si renderà conto di quanto questo nutrirsi di merda sia devastante, e come debba essere chiamato col suo vero nome, merda."
(Gianfranco Falcone, 2022, mentinfuga.com)

"La Merda si conferma uno spettacolo rivoluzionario per la portata del messaggio che colpisce tutti, donne e uomini, che si possono rispecchiare sulla superficie del corpo nudo di una donna che grida il suo dolore, la sua rabbia e la sua solitudine."
(Francesca Nardelli, 2019, teatro.it

All'Italia con disgusto 

"Il monologo femminile – ma scritto da un uomo – ha dunque la stessa struttura dell’alimentazione: nutrimento, trasformazione, defecazione tramite un flusso interiore che la liberi, la purifichi da tutto questo, la rinnovi del disgusto in cui ha condotto chi la ascolta quando anche la materia espulsa costituisce nuovo nutrimento. Ha intensità e padronanza di mezzi Silvia Gallerano, è urgente e nobile il progetto di Cristian Ceresoli (e di Marta Ceresoli, che con lui lo produce), ben scritto il suo testo e cadenzato con sapienza sulla scena, ma mi resta in fondo una vaga sensazione di essere in un luogo in cui davvero molto difficili sono il dibattito e il conflitto, in cui non si saprà mai evadere dall’adesione, dall’applauso, dalla complicità di riconoscersi fuori dal male cui si fa riferimento."
(Simone Nebbia, 2012, teatroecritica.net

Curiosità: 

Nel 2016, accadde un fatto increscioso: a Torino, un'azienda di trasporti rifiutò la pubblicità alla meritoria pièce teatrale. Siccome il titolo "La Merda" avrebbe potuto "offendere il pudore", ne vietò l'affissione sulle fiancate degli autobus e dei tram. Come se i bigottoni fossero privi di funzioni escretorie. Come se fossero in grado di far sparire tutto il cibo ingurgitato, nel nulla, come per un gioco di prestigio. Certo, non stupisce più di tanto che ciò sia accaduto proprio nella città di Piero Angela, che in decenni di opera di divulgazione scientifica non nominò mai l'esistenza delle feci. 

Questo riportò Andrea Gianbartolomei il 5 febbraio 2016, commentando l'accaduto: 

"L’autore ha provocatoriamente deciso di cambiare il nome del suo monologo in La Cacca. In un post su Facebook esprime il suo rammarico: «Non è questa, in verità, la forma di censura che più ci umilia e progressivamente va distruggendoci» spiega. «Quella più pericolosa è una più oscura e subdola, che si manifesta attraverso una sorta di isolamento, che qui in Italia ci viene imposta»."

venerdì 26 agosto 2022


ZOMBIE ASS 

Titolo originale: ゾンビアス (Zonbi asu)

Titolo in inglese: Zombie Ass: Toilet of the Dead
Lingua originale:
 Giapponese
Paese di produzione: Giappone
Anno: 2011
Durata: 85 min
Genere: Orrore, commedia nera 
Sottogenere: Zombesco, scat horror   
Regia: Noboru Iguchi
Soggetto: Tadayoshi Kubo
Sceneggiatura: Noboru Iguchi, Ao Murata, Jun Tsugita
Produttore: Yasuhiko Higashi, Ken Ikehara, Masahiro
     Miyata, Naoya Narita 
Produttore esecutivo: Tadayoshi Kubo 
Casa di produzione: Arcimboldo Y.K. Gambit 
Distribuzione: Nikkatsu
Fotografia: Yasutaka Nagano
Montaggio: Takeshi Wada
Effetti speciali: Yoshihiro Nishimura, Tsuyoshi Kazuno
Musiche: Yasuhiko Fukuda 
Sottotitoli in inglese: Norman England 
Elettricista: Jun Kodama 
Interpreti e personaggi: 
    Arisa Nakamura: Megumi
    Asana Mamoru: Maki
    Mayu Sugano: Aya
    Danny: Naoi
    Kentarō Kishi: Take
    Kentarō Shimazu: Dottor Tanaka
    Yūki: Sachi
    Asami Sugiura: Zombie femmina
    Sayuri Sajima: Ai
    Demo Tanaka: Zombie nella latrina
    Hideki Karauchi: Contadino 
    Midori Aoyama 
    Yukihiro Haruzono 
    Kai Izumi 
    Sadashi Matsubayashi 
    Hiroaki Murakami 
    Masaki Nishimura 
    Masahito Okamoto 
    Masahiro Taniguchi 
    Satoshi Yamamoto 

Trama: 
Distrutta dal senso di colpa per il suicidio della sorella vittima dei bulli, una giovane studentessa di karate, Megumi, accompagna quattro amici più grandi in un viaggio nel bosco: la ragazza intelligente Aya, il suo fidanzato drogato Take, più stupido delle feci di un mulo, la modella a figura intera Maki e il nerd Naoi. Le cose iniziano ad andare da schifo quando quella scema di Maki trova un verme parassita all'interno di un pesce e lo ingoia, nella speranza che possa mantenerla magra (forse memore della famosa tenia della Callas). Più tardi, sconvolta dalle coliche, la modella è costretta a scaricarsi in una latrina esterna. Il verme parassita che aveva ingurgitato aveva evidentemente deposto le uova nel suo stomaco ed era uscito dall'ano durante il devastante attacco di diarrea. Mentre Maki è al cesso, scopre che c'è uno zombie nello scarico, una creatura tutta coperta di escrementi, che emerge e le afferrava le natiche. Tuttavia lei scoreggia, asfissiando il morto vivente fecale con una violenta scarica di gas intestinali fetidissimi! Un'orda di zombie merdosi fuoriesce dalla gigantesca fossa settica ed aggredisce Maki, inseguendola fino ad imbattersi nel resto del gruppo. Dopo una strenua lotta, i giovani vengono tratti in salvo dal Dottor Tanaka, che li ospita per la notte e offre loro un piatto di pasta. Il problema è che il cibo è infettato dalle uova di un parassita scaturito dall'intestino, il verme chiamato nekurogedoro: la cena è un vero e proprio atto di coprofagia! Il Dottor Tanaka si rivela un bizzarro scienziato pazzo che ha trovato il modo di far sopravvivere sua figlia Sachi, gravemente malata, grazie agli enormi vermi intestinali alieni, a cui in cambio fornisce esseri umani da trasformare in cagosi cadaveri deambulanti. I nekurogedoro sono creature spaventose, sembrano larve giallastre dal corpo segmentato, con due zanne acuminate e un piccolo cervello sul capo. Questo encefalo nudo è altamente circonvoluto e somiglia ai succulenti cervelli da panatura, quelli che si friggono! Il tossicomane Take è la prima vittima dell'infestazione e gli scoppia il cranio a causa dell'ipersensibilità del parassita alle sostanze stupefacenti. Aya e Naoi riescono a fuggire ma finiscono uccisi dai morti viventi. Megumi invece trova l'antidoto alla creatura infestante e lo trafuga, sconfigge la maligna figlia dello scienziato e quindi somministra il siero a Maki, guarendola così dal pestilenziale parassita. Salvata l'amica, Megumi assume essa stessa l'antidoto, quindi raggiunge il Dottor Kanaka e lo abbatte con un magistrale colpo di karate


Recensione: 
Per un appassionato viscerale dei film di zombie, una simile chicca non può assolutamente mancare! Questo è cinema estremo allo stato puro! Le sequenze raggiungono vette sublimi. Certo, non tutto è oro. Il finale in stile anime è assolutamente inguardabile. Le ragazzine volano come razzi supersonici, usando come propulsore il gas intestinale giallastro emesso con particolare violenza dai loro ani. Gli immensi vermi nekurogedoro, scaturiti dallo stesso orifizio che permette il volo tramite i getti gassosi, sono inturgiditi, sono così duri da essere utilizzati a mo' di armi. Una tenia come una katana! Queste trovate sono un po' troppo pacchiane, forse se ne poteva fare a meno. 


Zombie ricoperti di feci! 

Il passaggio dell'essere umano dallo stato bestiale alla civiltà ha comportato la proscrizione degli escrementi, come di molte altre cose, tra cui i cadaveri e le larve. Una barriera invisibile di tabù ha imposto il senso di universale ripugnanza, col comandamento di escludere dal perimetro della società il materiale intestinale espulso. Ora, con Iguchi, questi tabù millenari scricchiolano, mostrano segni di grave cedimento. Si prepara l'irruzione dei residui fecali nel mondo! I messaggeri di questa apocalittica trasformazione sono proprio gli zombie, i morti viventi merdosi! Giungerà di nuovo il tempo delle tribù coprofaghe! 

Anglo-giapponese asu "ano" 

Si nota che il termine アス asu "ano" è un semplice adattamento dell'inglese ass (volgare arse) "culo, ano", reso popolarissimo ovunque dalla capillare diffusione della pornografia di massa. La parola ass deriva dal protogermanico *arsaz e non ha nulla a che fare con il latino ānus "anello; ano"(da cui italiano ano, inglese anus /'eɪnəs/). La parola nipponica per indicare l'orifizio anale è 肛門 kōmon, che è derivata dal medio cinese kaewng mwon (alla lettera "porta del culo", pronunciato in attuale cinese mandarino gāngmén). Per sublime ironia, la stessa parola kōmon (ma scritta diversamente) indica anche la porta della scuola!
La trascrizione di anus in caratteri sillabici katakana è アヌス (anusu). La pronuncia adattata è quella del latino, non quella dell'inglese. Esiste poi il termine 糞垂れ kusotare, scritto in caratteri sillabici hiragana くそたれ, che però non indica affatto l'ano, come invece sostiene il traduttore di Google. Indica i frammenti di feci attaccati all'ano (ossia i "tarzanelli"), oppure uno scemo (traduce l'inglese shithead). L'equivoco è nato dal fatto che in inglese anus può essere usato anche per indicare uno scemo. L'etimologia di kusotare è presto spiegata: 糞 kuso significa "merda", "feci", mentre -tare deriva dal verbo 垂れる tareru "pendere": si parla di merda appesa! 
Cosa emerge da questo sintetico trattatello? Non è facile trovare la parola giapponese genuina per indicare l'ano. Forse ciò accade per un motivo molto semplice. In epoca feudale il tabù era così forte che probabilmente viene nascosto il corrispondente kanji (ideogramma) con una pronuncia kun (di origine giapponese). Sembra in effetti che il tabù dell'ano si manifesti tuttora in strane forme, come divieto di nominare tale sfintere, anche se poi sono moltissimi a leccarlo assai volentieri. Dopo ricerche approfondite e vane, sono riuscito infine a reperire il kanji in questione, grazie a un'illuminazione improvvisa. Mi sono ricordato che un demone (yōkai) molto caratteristico è lo Shirime, che ha l'aspetto di un omuncolo glabro e macilento con un occhio spalancato al posto dell'ano. Ebbene, il nome 尻目 Shirime significa "occhio delle natiche" e deriva da 尻 shiri, parola antica il cui significato era appunto "natiche", "ano". Lo 尻子玉 shirikodama è una mitica sfera, contenente l'essenza vitale, che si troverebbe proprio nell'ano degli esseri viventi. 


Etimologia di nekurogedoro 

La prima parte della parola, nekuro-, è un chiaro adattamento del greco νεκρο- (nekro-) "morto" alla fonologia giapponese. L'ho riconosciuto a colpo d'occhio. La seconda parte della parola, -gedoro, mi è parsa a lungo incomprensibile, non ravvisando alcuna corrispondenza plausibile nella lingua giapponese. Cercando in Google "nekurogedoro", non trovavo nulla di significativo o di utile sotto il profilo etimologico. Poi, all'improvviso, ho avuto l'illuminazione. Anche -gedoro è greco antico! Deriva da γῆ () "terra" e da δῶρον (dôron) "dono". Così ricostruiamo il nome originale come νεκρογηδῶρον (nekrogēdôron), adattato in giapponese come nekurogedoro. Significa "dono della Terra dei Morti". La traduzione è perfettamente sensata e coerente con la trama del film. Lo scienziato pazzo, chiama questa creatura aliena "dono" perché è la sola possibilità di sopravvivenza per la figlia. Inoltre proviene dalla Terra dei Morti: crea gli zombie! Evidentemente il professore era un cultore della lingua dell'antica Grecia, cosa non impossibile persino nel Paese del Sol Levante. Uno dei grandi enigmi della storia della Settima Arte è stato risolto! 


Critica  

Sono così ipnotizzato dal sito Il Davinotti, da prenderlo come modello delle recensioni e delle reazioni nel Web. Ecco la pagina dedicata alla pellicola di Iguchi: 


Questo è l'utilissimo cut-up ottenuto dal materiale davinottiano: 

"Art o fart?"
"Delirante, indecente, imbarazzante, insano, grottesco, il film del folle e irriverente Iguchi mostra una volgarità tanto estrema da risultare surreale" 
"Demenziali la trama, i personaggi e le ambientazioni" 
"Il commovente si alterna allo stomachevole"
"Ispirato ai manga, anzi, agli hentai giapponesi, questo zombi-movie tutto particolare mette in scena i più grossolani simbolismi erotici, oltre alle consuete ossessioni scatologiche dell'immaginario più perverso del sol levante" 
"abnorme, ripugnante e corrottamente cronenberghiano; trashivendolo di un "fulcianesimo" scatologico e demenziale"
"Spicca, più che la protagonista, la popputa Mayu Suganu"
"l'esilarante all'anime de li peggio morti viventi" 
"Chi pensa di aver visto proprio tutto in tema di zombi, non può perderlo" 
"A mio avviso le scene splatter e gore strizzano l'occhio anche al teutonico Schnass" 
"Sangue e dissenteria all'ennesima potenza!" 
"gas rettali, conati di vomito, tentacle rape, evacuazioni, insetti e parassiti mutanti" 
"vede nel prodotto interno lordo solido liquido gassoso la rivoluzione copernicana della deadsploitation
"copromania a tutto sbrocco"