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domenica 12 maggio 2024

SCIRI E BASTARNI: ALCUNE NOTE ETIMOLOGICHE

Due popoli indoeuropei enigmatici abitavano nella regione dei Carpazi a partire dal III secolo a.C., giunti da Settentrione, con ogni probabilità dall'area oggi chiamata Polonia: gli Sciri e i Bastarni. I primi sono tradizionalmente sono considerati Germani, o comunque di lingua germanica. Per quanto riguarda i secondi, molti li considerano Germani, anche se regna una certa confusione e sono stati avanzati diversi dubbi. Dato che si tratterebbe di due delle più antiche attestazioni di popoli di lingua germanica nella Storia, la questione deve quindi essere discussa con particolare attenzione. Va detto che già nell'antichità circolavano opinioni estremamente confuse. 

1) Gli Sciri 

Forma latina: Scīriī /'ski:rii:/, Scīrī /'ski:ri:/
     (genitivo Scīriōrum, Scīrōrum)
Forma greca: ΣκίριοιΣκίροι

Gli Sciri furono un popolo germanico il cui etnonimo è trasparente, ben comprensibile a partire dalla lingua di Wulfila: skeirs /ski:rs/ significa "chiaro", anche nel senso di "puro" (il dittongo grafico -ei- trascrive una -i- lunga). Un testo teologico in gotico è conosciuto come Skeireins /'ski:ri:ns/, ossia "Spiegazioni" - alla lettera "Chiarimenti". La parola skeirs aveva già un ampio campo semantico, analogamente a quanto avviene in italiano con chiaro (da cui si formano molti derivati come chiarire, chiarezza, etc.). 
Così è ragionevole supporre che il nome degli Sciri, appartenente al germanico orientale, significhi proprio "Chiari", "Splendenti", "Puri" e anche "Puri di sangue", "Puri di stirpe". 

Forma gotica ricostruita: *Skeirjos /'ski:rjo:s/ 
Tema della declinazione: -ja- 

Non ci sono particolari problemi ad ammettere un dileguo della -j- di *Skeirjos, senza dubbio favorito dalla vocale anteriore della sillaba precedente. 

Forma gotica ricostruita: *Skeiros /'ski:ro:s/ 
Tema della declinazione: -a-

L'etimologia è diretta, si tratta di una sostantivazione dell'aggettivo skeirs "chiaro", che ha una vocale tematica -i- / -ja-:

Forma protogermanica ricostruibile: *skīriz 
Forme gotiche attestate: skeirs

Declinazione forte: 
nominativo maschile: skeirs
nominativo femminile: skeirs
nominativo neutro: skeir, skeirjata 

Declinazione debole: 
nominativo maschile: skeirja 
nominativo femminile: skeirjo 
nominativo neutro: skeirjo 

Etimologie alternative: 

1) È stata proposta la derivazione del nome degli Sciri dal protogermanico *skīrō "divisione amministrativa" (da cui l'inglese shire "contea"). Il problema è che non è una ricostruzione sicura: potrebbe essere *skīzō con la sibilante sonora /z/ rotacizzata in seguito. L'etnonimo degli Sciri, antichissimo (dal II secolo a.C.), non può essere il prodotto di un rotacismo, essendo questo mutamento fonetico avvenuto in epoca molto posteriore (nelle lingue germaniche occidentali).
Per ulteriori dettagli rimando al mio articolo sull'etimologia di sceriffo


2) È stata proposta la derivazione del nome degli Sciri dal medio persiano shīr "latte" o dal suo omofono shīr "leone". La prima ipotesi incontra difficoltà semantiche insormontabili; la seconda sarebbe semanticamente accettabile. Tuttavia  occorre scartare entrambe le comparazioni: sono inammissibili già per motivi fonologici (non rendono conto del gruppo consonantico /sk-/). 

Gli antroponimi noti associabili agli Sciri sono tardi e appartengono chiaramente alla lingua gotica: Edeko, Edica (padre di Odoacre), Onulphus, Onulf (fratello di Odoacre). 
Esistono alcuni toponimi della Baviera che derivano dal nome degli Sciri: 
Scheyern (attestato come Scira nel 1080)
Scheuer (attestato come Sciri nel 975 circa)
Scheuern in Neubeuern (attestato come Skira nell'XI secolo)
Scheuring (attestato come Sciringen nel 1150) 
La fonologia presenta irregolarità che meriterebbero di essere investigate. Sembra quasi che rifletta sviluppi di una lingua diversa dall'antico bavarese. 

Conclusioni: 
Le implicazioni dell'etimologia gotica, che resta la migliore, sono potenti. 

2) I Bastarni

Forma latina: Basternae
     (genitivo Basternārum)
Forma greca: ΒαστάρναιΒαστέρναι 

I Bastarni furono un popolo indoeuropeo di incerta origine: in genere sono considerati Germani, ma non manca chi li attribuisce ai Celti o addirittura ai Sarmati (Iranici). Particolarmente diffusa è l'idea che in origine fossero Germani, ma mescolati ad elementi di altra stirpe, come i Celti e i Sarmati. Non c'è finora alcun sostanziale accordo nel mondo accademico sulla reale appartenenza etnica di queste genti: si riflette la molteplicità delle opinioni presenti negli autori classici. Ecco un quadro sintetico: 

1) Livio, Plutarco: i Bastarni sono Galli, Galati, ossia Celti  
2) Strabone, Plinio il Vecchio: i Bastarni sono Germani 
3) Tacito: i Bastarni sono Germani, ma con sangue e influenza dei Sarmati
(l'autore aggiunge che sono pigri e sporchi) 
4) Dione Cassio, Zosimo: i Bastarni sono Sciti 
5) Appiano: i Bastarni sono Traci 
Nota: 
Strabone, che considera i Bastarni Germani, in un'altra occasione li elenca tra i Roxolani, considerati Sciti. Si contraddice. Zosimo considera Sciti persino i Goti, la cui lingua è eminentemente germanica.

Da questi elementi piuttosto scarsi ed erratici deriva una singolare suggestione. Se i Bastarni sono stati una mescolanza di genti, viene naturale pensare che fossero... i BastardiLa tentazione è quella di contrapporre agli Sciri, che sono i "Puri", i Bastarni, interpretando il nome di questi ultimi come "Mescolati", "Impuri" e "Bastardi", come anche suggerito dalla notevole assonanza. Ecco, se ciò fosse vero, si sarebbe trovata la vera etimologia della parola "bastardo". In realtà le cose non sono così facili. 
i) Cominciamo dalla semantica: nessun popolo si darebbe un nome intrinsecamente spregiativo. Certo, in teoria potrebbe essere un esoetnico, attribuito da avversari, ma è comunque difficile credere che dell'endoetnico non sia rimasta traccia alcuna. A quanto pare, i Bastarni erano invece fierissimi del loro nome e si consideravano le più potenti tra le genti. Argomenti simili sono stati enunciati dallo storico britannico Roger Batty (2008).
ii) La formazione dello spiacevole epiteto "bastardo" è avvenuta in epoca medievale, in condizioni complesse, e presenta caratteristiche non ravvisabili nell'etnonimo dei Bastarni.  
Per ulteriori dettagli rimando al mio articolo sull'etimologia della parola bastardo


In realtà esiste un'etimologia ben più plausibile per il nome dei Bastarni, che permette di superare tutte le criticità, evitando problemi semantici e anacronismi. 
La derivazione proposta è dal verbo protogermanico *bastijanan "unire", "mettere insieme", da cui discende in ultima analisi l'italiano bastire, imbastire. Un'unione di popoli esprime comunque un concetto di varietà, ma senza alcuna accezione negativa. 

Protoforma gotica ricostruita: *Bastarnos
         /'bastarno:s/
   Variante: *Bastairnos /'bastεrno:s/ 

Protogermanico: *Bastarnōz / *Basternōz 
Significato: Gli Uniti

Wiktionary si limita a ricostruire il verbo a livello di germanico occidentale, anche se a mio avviso è possibile pensare che fosse già presente nella protolingua germanica comune. 

Antico alto tedesco: besten (< *bastjan)
Tedesco moderno: basteln, besteln 
Medio basso tedesco: besten 
Latino volgare: *bastīre (prestito germanico)

Il verbo sarebbe derivato a sua volta dal protogermanico *bastaz "fibra" (inglese bast "rafia", "fibra tenace e grossolana", tedesco Bast idem), nel senso originario di "unire più fibre", "cucire insieme".  


Un tipo di carro: la basterna. Non sembra derivato da *bastum "sostegno", più plausibilmente è stato preso proprio dall'inclito nome dei Bastarni. 

Etimologia alternative: 

1) Lo studioso russo Oleg Trubačev (Indoiranica, 1999) ha proposto una derivazione dall'avestico bast- "legare"; "schiavo" (cfr. ossetico bættən "legare", bast "legato") e *arna- "prole", considerandolo analogo nella formazione all'epiteto δουλόσποροι "gli schiavi Sporoi" menzionato da Nonno e Cosma, dove gli Sporoi sono il popolo che Procopio menziona come gli antenati degli Slavi. Echeggiano note di linguistica nazionalista. Anche se è interessante la somigianza della radice iranica bast- con il verbo protogermanico *bastijanan, rimane difficile pensare che l'elemento -arn- / -ern- sia qualcosa di più di in mero suffisso.
2) Secondo lo studioso lituano Rimantas Matulis, il nome dei Bastarni sarebbe spiegabile ricorrendo alla locuzione lituana basi tarnai "servi scalzi". Questa interpretazione viene talvolta utilizzata per sostenere la presenza o l'influenza baltica nella regione del Danubio durante l'antichità. Ha tutta l'aria di essere un'etimologia popolare.

Divisioni e antroponimi dei Bastarni

I Bastarni si dividevano in Atmoni, Sidones e Peucini (o Peuci).
Da questi etnonimo possiamo fare interessanti deduzioni. 

1) Atmoni "Gente dello Spirito"
Cfr. protogermanico *ǣþmaz "spirito, respiro"
Nota:
L'esito della vocale tonica è simile a quello del germanico occidentale e settentrionale, diverge da quello del germanico orientale.
2) Sidones "Gente della Tradizione" 
Varianti: Sidoni, Sidini 
Cfr. protogermanico *siðuz "costume, tradizione"
Nota: 
Sono applicate le leggi di Grimm e di Verner.
3) Peucini "Gente del Pino"
Varianti: Peuci 
Cfr. protogermanico *fiuχtijōn "abete"
Nota: 
Manca l'elemento dentale -t-. Manca l'applicazione della legge di Grimm. Essendo il nome derivato da quello dell'isola di Peuce (greco Πεύκη), potrebbe semplicemente essere un prestito. 

Sappiamo che il nome di alcuni capi. Uno di questi, Deldo, è di etimologia incerta e significato al momento indeterminabile. Un altro, Teutagonus "Figlio della Tribù", di chiarissima tradizione indoeuropea, che mostra una formazione più celtica che germanica. Un altro ancora, Cotto, ha un nome tipicamente celtico che significa "L'Anziano".

Conclusioni 

Sussistono varie possibilità. La lingua dei Bastarni potrebbe essere un sottogruppo ignoto delle lingue germaniche. Tuttavia si potrebbe anche trattare di una sottofamiglia indoeuropea indipendente, oggi perduta ("i Bastarni sono Bastarni"). Si dà la possibilità che nel corso del tempo i Bastarni siano passati dalla loro lingua originaria a una lingua germanica. Per chiarire definitivamente la questione servirebbero ulteriori dati, che molto difficilmente saranno reperiti.

lunedì 6 maggio 2024

LA CONTROVERSA ETIMOLOGIA DI BASTARDO

Tutti sappiamo cosa significa la parola bastardo. Pochi si sono posti domande sulle sue origini. Dirò subito che la ricerca si presenta come particolarmente spinosa. L'etimologia di bastardo più accreditata nel mondo accademico è quella che presuppone un accrescitivo-peggiorativo di basto "sella rudimentale per animali da soma", ottenuto tramite il suffisso -ardo, di origine germanica e vasta diffusione. La parola è giunta in italiano dal francese antico (lingua di oïl) del XIII secolo: bastard (nominativo singolare bastartz) o fils de bast (alla lettera "figlio del basto"). In francese moderno il vocabolo si è evoluto in bâtard, perdendo regolarmente la sibilante. Questa era l'accezione: il figlio legittimo è procreato nel letto nuziale, mentre il figlio illegittimo è nato da un connubio adulterino che avviene al di fuori del letto nuziale, ad esempio appoggiandosi al dorso del mulo. Il mitico Lino Bènfi in un suo sketch ci ricordava che il mulo è morbido (in realtà intendeva alludere in modo guittesco al culo). Questa è la versione canonica del mondo accademico, che considera il composto ibrido, ossia esso stesso un bastardo germano-romanzo. 

Etimologia di basto
Si ricostruisce un latino volgare *bastum, a quanto pare non attestato, formato a partire dal verbo greco βαστάζω (bastázō) "io porto, sostengo un peso". 

Etimologia del suffisso -ardo (lingua d'oïl -ard): 
Protogermanico: *χarduz "duro" 
    Gotico: hardus "duro" 
    Tedesco: hart "duro" 
    Inglese: hard "duro" 

Un giochetto topolinesco

Ricordo uno stupido gioco comparso su un numero di Topolino. Su uno sfondo azzurrognolo in cui campeggiava il faccione grossolano e sghignazzante di Gambadilegno, comparivano alcune ingannevoli derivazioni di parole, in apparenza formate con i suffissi -ino e -one
Il primo riquadro era quello dei falsi diminutivi. Sono pseudo-formazioni di questo genere:

uovo : ovino 
tacco : tacchino 
mulo : mulino 
pulce : pulcino 
naso : nasello 

Il secondo riquadro era quello dei falsi accrescitivi. Sono pseudo-formazioni di questo genere:

basto : bastone 
matto : mattone 
burro : burrone 
lampo : lampone 

Ricordo nitidamente alcune di queste "coppie", come uovo : ovino e basto : bastone. Ce n'erano alcune altre di questo tipo, che però ho dimenticato. Si potrebbe aggiungere un ulteriore esempio di falso peggiorativo, formato con il suffisso -accia (femminile):

foca : focaccia 

Detto questo, bastone non può essere considerato un "falso accrescitivo", dato che è proprio un derivato di basto, nel suo senso originario di "carico"; "sostegno". Il bastone è il sostegno per eccellenza. Adesso vorrei sapere quanti giovani della Gen Z saprebbero descrivermi a grandi linee la semantica della parola basto. Con un po' di fantasia, il basto, carico del mulo, è il sostegno della coppia di adulteri che fotte appoggiandosi al morbido animale. Date le imposizioni draconiane della Chiesa Romana, lo sperma veniva scaricato nel vaso procreativo e ne nasceva ineluttabilmente il bastardo. Più ci rimuginavo e meno mi quadrava, così me ne sono uscito con un'idea migliore, più sensata. 

L'etimologia germanica del francese antico bast

Il primo membro del francese antico bastard in realtà non è affatto la parola che indica il carico del mulo. Si tratta della fossilizzazione di una parola originaria della lingua germanica dei Franchi: *banst "granaio", cfr. gotico bansts "granaio", medio olandese banst, olandese moderno (dialettale) banst, baanst, baast, baas - tutti output del protogermanico *banstiz. Così il francese antico fils de bast è in realtà il "figlio del granaio". Il granaio è un luogo ben più diffuso e naturale per copulare di quanto non possa esserlo il dorso o il fianco di un animale da soma! Quando la lingua dei Franchi si è stemperata e ha cessato di essere di uso corrente nella Neustria, si è avuta la confusione con l'omofono bast "carico". 

Una seconda etimologia germanica?

A complicare le cose, abbiamo il paragone con l'antico frisone bōst "matrimonio morganatico" (variante bōste), che risale regolarmente al protogermanico *banstiz o *banstuz (con perdita della nasale e allungamento compensatorio della vocale). Tra i germanisti è comune l'idea che la parola derivi dal protogermanico *bindanan "legare" (tedesco binden, inglese to bind, etc.), con il significato originale di legame. Si arriva così al marasma etimologico: non abbiamo modo di discriminare tra due possibilità equiprobabili. Si tenga però conto che la parola dell'antico frisone è isolata tra le lingue germaniche - per quanto ne sappiamo. Avanziamo così la possibilità che derivi in ogni caso da *banstiz con il preciso significato di "granaio", con riferimento a un connubio "spontaneo" e non sancito dalla Chiesa Romana. Nel frisone occidentale moderno il vocabolo è tuttora conservato come boask, boaste. Essendo l'argomento così spinoso e controverso, bisognerà dedicarci ulteriori sforzi, finché non sarà risolto.

Una fittissima rete di contatti

La parola si è espansa in modo notevolissimo in tutta Europa in epoca medievale, fino ad essere ereditata ad esempio dall'inglese moderno (bastard). La fortuna del bastardo è millenaria: in norreno il termine è stato preso a prestito dal francese antico: bastarðr. Così Vilhjálmr Bastarðr è il nome dato dai Norvegesi a Guglielmo il Conquistatore (1028 - 1087), meglio denominato Guglielmo il Bastardo. Il termine si è affiancato alle denominazioni native hornungr e bǽsingr, entrambe traducibili allo stesso modo.

sabato 4 maggio 2024

ETIMOLOGIA DI BARBA 'ZIO'

Com'è ben risaputo, nei dialetti galloitalici della Lombardia, del Piemonte e della Liguria, barba è la parola che significa "zio". Si trova anche in altre varietà romanze, come quelle parlate in Veneto (cisalpino ma non galloitalico) e in Friuli (reto-romanzo). Compare persino in alcune zone della Puglia. In un'occasione il termine è stato usato anche da Dante, in Paradiso XIX 137, parlando di un re che gli era antipatico, Giacomo di Maiorca: 

"E parranno a ciascun l'opere sozze / del barba e del fratel".

Il fratel, per inciso, è Federico II di Aragona. Secondo alcuni dantisti, l'uso di una parola lombarda sarebbe da considerarsi spregiativo. A parer mio, è il riaffiorare di un termine colloquiale che un tempo doveva trovarsi in un'area ben più estesa dell'attuale, interessando persino la Toscana.


Secondo i romanisti, il bizzarro termine deriva da un latino tardo barbānus, attestato anche come barbās e formato naturalmente a partire dal latino barba. Il significato originale dovrebbe essere "uomo barbuto", quindi "uomo autorevole" (si confronti il rumeno bărbat "uomo", dal latino barbātus "barbuto"). Quindi sarebbe passato ad indicare lo zio paterno.

Declinazione:

Singolare: 
Nominativo: barbās
Genitivo: barbānis
Dativo: barbānī
Accusativo: barbānem 
Vocativo: barbās
Ablativo: barbāne 

Plurale: 
Nominativo/Vocativo: barbānēs 
Genitivo: barbānum
Dativo/Ablativo: barbānibus 
Accusativo: barbānēs

Variante: barba 
(si trova due volte in una donazione dell'anno 764 nel Codex diplomaticus Langobardiae)

Sinonimo in latino classico: patruus 


Alcuni esiti poco noti: 

Dalmatico: 
   Dalmatico: buarba 
   Istriota: bara 
Reto-romanzo:
   Friulano: barbe 
   Ladino: bèrba 
   Romancio: barba 

Stando a questa ipotesi, posso ipotizzare che il longobardo abbia preso la parola barbānus dal latino volgare, adattandola in barbas. Si nota però che barbas non presenta mai attestazioni con la labiale sorda p-, come sarebbe logico aspettarsi se si trattasse di un vocabolo germanico nativo. Non mi risulta che sia attestata una variante *parpas.

Un'etimologia germanica

Esiste tuttavia anche un'altra possibilità, che inverte la catena logica dei romanisti: questo barbas potrebbe invece essere un lemma germanico genuino, formato a partire da baro "uomo libero" e dalla voce bas "zio paterno", presente in medio basso tedesco (discendente dell'antico sassone e diretto antenato del Plattdeutsch). Il latino barbānus ne sarebbe un adattamento. Questa sarebbe la trafila: 

*baro-baso > Longobardo barbas >
> Latino volgare barbasbarbānus 

La presenza della consonante sonora iniziale e mediana /b/, potrebbe essere dovuta a un prestito da una lingua germanica che non ha avuto la rotazione consonantica. Un'altra spiegazione possibile sarebbe invocare l'instabilità della rotazione consonantica longobarda. Tuttavia in tal caso ci aspetteremmo anche varianti con consonante sorda. Si noterà che anche la parola baro "uomo libero" (da cui è derivato barone), non sembra mai essere attestata come *paro - nonostante sia genuinamente germanica. La sua consonante iniziale /b/ non avrebbe nulla che possa di per sé prevenire la rotazione e divenire sorda. Tutto quindi punta a un prestito entrato in longobardo da un'altra lingua germanica, senza dubbio da una varietà di francone. 

Francone *barobas(o) > Longobardo barbas 

Riporto la documentazione relativa al secondo membro dell'antico composto.

Proto-germanico: *baswǣn "zio paterno"
     Ricostruzioni alternative: baswô
Esiti: 
   Antico frisone: bas 
      Frisone di Saterland: Boas
      Frisone occidentale: baes, baas 
   Antico sassone: *baso 
      Medio basso tedesco: bas
   Antico olandese: *baso 
      Medio olandese: baes 
         Olandese moderno: baas 


In ultima analisi, è questa l'origine dell'inglese boss (prestito dall'olandese). Mi sembra un'etimologia abbastanza plausibile.

Alcuni notevoli prestiti
 
1) Dal veneto, la parola barba "zio" passò al cimbro (Sette Comuni, Luserna): barba, plurale barben.
Esempio di frase: 
De barben zeint zobia béetare "gli zii sono come padri".
2) Lo stesso termine si trova anche in mòcheno. 
3) Da Venezia, la parola barba arrivò in Grecia. In greco moderno colloquiale si usa μπάρμπας (pronuncia bárbas) "zio", plurale μπαρμπάδες (pronuncia barbádes) "zii". 
Esempio di frase:
Έχω έναν μπάρμπα στη Νέα Υόρκη (pronuncia Écho énan bárba sti Néa Yórki) "Ho uno zio a New York".

mercoledì 6 marzo 2024

 
FRANTIC 
 
Titolo originale: Frantic
Lingua originale: Inglese, francese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Francia
Anno: 1988
Durata: 120 min
Genere: Thriller, drammatico, noir 
Tematiche: Spionaggio 
Regia: Roman Polański
Soggetto: Roman Polański, Gérard Brach
Sceneggiatura: Roman Polański, Gérard Brach
Produttore: Tim Hampton, Thom Mount
Fotografia: Witold Sobociński
Montaggio: Sam O'Steen
Musiche: Ennio Morricone
Scenografia: Pierre Guffroy
Costumi: Anthony Powell
Trucco: Didier Lavergne 
Parrucchiere: Jean-Max Guérin 
Direttore di divisione: Claude Albouze
Manager di produzione: Daniel Szuster 
Primo assistente alla regia: Michel Cheyko
Camera a mano: Jean Harnois 
Effetti visivi: Frederic Moreau 
Controfigure: Vic Armstrong, Wendy Leech, 
   Daniel Breton, Rémy Julienne 
Guardaroba: Germinal Rangel 
Continuità: Sylvette Baudrot 
Coreografia: Deref La Chapelle
Interpreti e personaggi: 
    Harrison Ford: Dottor Richard Walker
    Emmanuelle Seigner: Michelle
    Betty Buckley: Sondra Walker
    John Mahoney: Williams, ufficiale dell'ambasciata 
        USA 
    Djiby Soumare: Tassista
    Dominique Virton: Impiegato 
    Jacques Ciron: Direttore del Grand Hotel
    Gérard Klein: Gaillard
    David Huddleston: Peter
    Stéphane D'Audeville: Portiere
    Laurent Spielvogel: Impiegato dell'albergo
    Alain Doutey: Addetto alla Hall
    Yves Rénier: Ispettore
    Yorgo Voyagis: Rapitore
    Jimmy Ray Weeks: Shaap
    Dominique Pinon: Ubriacone
    Patrice Melennec: Detective dell'hotel 
    Raouf Ben Amor: Dottor Metlaoui  
    Thomas M. Pollard: Pusher rastafariano  
    Boll Boyer: Dédé Martin 
    Louise Vincent: Turista 
    David Jalil: Guardia del corpo 
    Marcel Bluwal: Uomo in tweed 
    Patrick Floersheim: Uomo in cuoio  
    Jean-Pierre Delage: Fioraio 
    Joëlle Lagneau: Fioraia 
    Isabelle Soimaud: Proprietaria della casa galleggiante 
        (accreditata come Isabelle Noah) 
    Ella Jaroszewicz: Addetta ai servizi igienici 
    Stéphane D'Audeville: Fattorino
    Roch Leibovici: Fattorino 
    Alan Ladd: Fattorino 
    Robert Ground: Ufficiale di sicurezza USA 
    Michael Morris: Impiegato dell'ambasciata USA
    Claude Doineau: Impiegato dell'ambasciata USA 
    Bruce Lester Johnson: Marine 
    Tina Sportolaro: Impiegata della TWA 
    Marc Dudicourt: Proprietario del caffè 
    Artus de Penguern: Cameriere 
    Richard Dieux: Poliziotto da scrivania 
    André Quiqui: Barman del "Blue Parrot"
    Alexandra Steward: Edie 
    Robert Barr: Irwin 
    Non citati nei titoli originali: 
    Roman Polański: Tassista 
    Marco Prince: Bit Part 
    Angela Featherstone 
    Stéphane Copeau 
Doppiatori italiani:
    Michele Gammino: Dottor Richard Walker
    Emanuela Rossi: Michelle
    Maria Pia Di Meo: Sondra Walker
    Manlio De Angelis: Gaillard
    Sergio Di Stefano: Rapitore
    Alessandro Rossi: Shaap
    Cesare Barbetti: Williams
    Renato Mori: Peter
    Gianni Marzocchi: Detective dell'hotel 
Titoli in altre lingue: 
   Spagnolo (America Latina): Búsqueda frenética 
   Portoghese (Portogallo): Frenético 
   Portoghese (Brasile): Busca Frenética 
   Catalano: Frenètic 
   Rumeno: Căutare disperată 
   Ungherese: Őrület 
   Lituano: Klaikus išbandymas 
   Russo: Неукротимый  
   Giapponese: フランティック 
   Giapponese (traslitterato): Furantikku 
Budget: 20 milioni di dollari US
Box office: 17,6 milioni di dollari US
 
Trama: 
Parigi squallida, fine anni '80 dello scorso secolo. Il dottor Richard Walker di San Francisco, tipico esponente della media borghesia americana, giunge nella capitale francese assieme alla moglie Sondra, piuttosto stagionata, per partecipare a un palloso convegno di medici. La coppia era già stata nella città in occasione del viaggio di nozze, un ventennio prima. Accade un disguido in apparenza banale: un improvvido scambio di valigie. All'improvviso la donna, biondiccia e segaligna, sparisce nel nulla dopo aver ricevuto una telefonata dall'aeroporto, mentre il marito era sotto la doccia. Quando lui, ancora sconvolto dal jet lag, si accorge della scomparsa, si precipita alla reception a chiedere informazioni, ma viene perculato in modo pesante da un personale indifferente: gli dicono che la moglie gli ha messo le corna, che ha conosciuto un uomo col cazzone e gli si è concessa liberamente. È l'aria di Parigi! 
Walker esce a cercarla di persona. Un ubriacone lo sente in un bar e dice di aver visto Sondra costretta a salire in macchina in un vicolo vicino. Il medico è scettico, finché non trova il braccialetto identificativo della moglie sul selciato. Contatta prontamente la polizia di Parigi e l'ambasciata americana, ma le loro risposte sono burocratiche e insopportabili: ci sono poche speranze che qualcuno si prenda la briga di cercare la donna scomparsa. 
Mentre Walker continua la ricerca da solo, si imbatte nel luogo di un omicidio dove incontra la giovane castana e smaliziata Michelle, che ha scambiato la valigia di Sondra per la propria all'aeroporto. Si rende conto che la bizzarra Michelle è una trafficante di droga professionista, ma non gli importa né sa da quali loschi criminali è stata assunta. Mossa da pietà, Michelle aiuta il riluttante Walker nel suo tentativo di scoprire cosa fosse contenuto nella sua valigia scambiata e come scambiarne il contenuto per ottenere il ritorno della moglie rapita. 
Dopo la loro visita all'appartamento di Michelle, alla camera d'albergo di Walker e ad alcuni squallidissimi cabaret, si scopre che il contenuto contrabbandato non è droga, ma un "krytron", ossia un interruttore elettronico usato come detonatore per attivare armi nucleari. Questo meccanismo è stato rubato e introdotto di nascosto all'interno di una replica souvenir della Statua della Libertà, su ordine di agenti di un paese arabo. L'ambasciata americana, in collaborazione con agenti israeliani, vuole impossessarsi del prezioso dispositivo e non ha problemi a lasciare che Sondra muoia per questo. Per salvare la moglie, Walker unisce le forze con Michelle, che è interessata solo a ricevere il suo compenso.
Il film si conclude con uno scontro sull'Île aux Cygnes, in mezzo alla Senna, accanto alla replica della Statua della Libertà di Parigi, dove Sondra deve essere liberata in cambio del diabolico "krytron". Tuttavia, ne consegue uno scontro a fuoco tra gli agenti arabi che avrebbero dovuto ottenere il prezioso dispositivo e gli agenti segreti del Mossad israeliano che li hanno rintracciati per impossessarsene. Gli arabi vengono uccisi nel fuoco incrociato, ma anche Michelle viene colpita alla schiena, morendo poco dopo aver infilato il "krytron" nella tasca di Walker. Sondra è al loro fianco. Furioso, Walker mostra il dispositivo agli agenti israeliani e urla loro se era quello che volevano, prima di gettarlo nella Senna, con furia e immenso disprezzo. Quindi porta via il corpo di Michelle per farlo tumulare, pronto a lasciare Parigi con la moglie matura, appena concluse le esequie. 


Recensione: 
Questo thriller noir eccellente è un cristallo di hitchcockismo allo stato puro! Lo adoro! Quando lo vidi per la prima volta da giovane, fin dalle prime sequenze compresi la sua natura di capolavoro. Il protagonista si trova calato in una Parigi simile a un Inferno di tenebra impenetrabile, assoluta, che irradia da ogni angolo e da ogni dettaglio. A un certo punto giunge in questo Abisso una particella di Luce, un angelo: è Michelle. C'è in lei qualcosa di indefinibile che accende nostalgia e disperazione. È come una Rosa nell'Ade! Ecco, si dirà che sotto la mia scorza di feroce nichilista, io sia in realtà un sentimentale. Possibile. Il fatto che la pellicola di Polański sia riuscita ad accendere in me un'immensa commozione, dimostra in modo lampante il suo valore eccezionale. 
Il protagonista, il borghese dottor Walker, sembra una specie di zombie. Si muove in modo ossessivo alla ricerca della moglie, esita e non riesce a gettarsi tra le braccia di Michelle, ad abbandonarsi alla passione all'amore. Quando in lui si muove qualcosa, è già troppo tardi: lei è stata rapita dal Tristo Mietitore. Non tornerà mai più. La signora Walker ha nei confronti della giovane defunta un moto di grande pietà, cosa che mi ha molto colpito: non è affatto comune una simile empatia in una moglie, di solito nel matrimonio regnano la gelosia convulsa, il sordido possesso e il risentimento spietato. 
Negli States il film fu un insuccesso, mentre in Europa ebbe n certo riscontro e fu acclamato dalla critica. Eppure nel Web in lingua italiana ho notato un certo numero di micro-recensioni impietose da parte di utenti che hanno continuato a rognare a lungo, ribollendo come pentole di fagioli e rigurgitando sentenze insensate. Così qualcuno ha parlato di un "Polanski minore" e altre stronzate più inutili di uno sputo catarroso sulla via. Minore sarà il cervello dei commentatori, direi. 

Alcune sequenze memorabili
Sulle scale di un tetro condominio, un uomo scava con la lingua nella gafi di una donna, facendola gemere di godimento. Questa scena di cunnilingus è citata come esempio del modo in cui i registi utilizzino immagini esplicite o semi-esplicite, a volte con attori sconosciuti, per creare un'atmosfera cruda, realistica o intensa. La natura voyeuristica di tali sequenze è un tema ricorrente nelle discussioni sullo stile registico di Polański in relazione alla tensione e all'isolamento urbano. 

 
Traiettorie calde 

La casualità delle interazioni e degli eventi, con le conseguenze funeste e imprevedibili che ne derivano, è la colonna portante di questo film, come della filmografia di Hitchcock. L'angoscia che ne scaturisce è lancinante. Tutto è impastato di paranoia e di assurdo. I protagonisti vengono stritolati dall'esistenza, suggerendo una visione del mondo in cui il destino è capriccioso, ostile o semplicemente indifferente. Chi non ricorda Intrigo internazionale (North by Northwest, 1959) e la forfora sul pettine del fantomatico Kaplan? Si potrebbe parlare di "sincronicità" anziché di "coincidenza" o di "caso". Qualche tempo fa scrissi sul controverso argomento un breve trattatello, intitolato La teoria delle traiettorie calde. Invito tutti a leggerlo e a meditarlo. 
Polański aderiva a una forma di materialismo deterministico ottocentesco. In un'occasione ebbe a dire quanto segue: "Sono ateo, o comunque agnostico, credo in una visione scientifica del mondo, non credo ai fantasmi, non credo in Dio, non credo alla demonologia, sono molto più interessato alla macrobiologia, cerco sempre spiegazioni dell’imprevisto o non conosciuto su di un paino razionale, ho un forte attrazione per il corpo della donna e per la libertà." 
L'infanzia del regista, segnata dall'Olocausto in Polonia, dove la madre morì ad Auschwitz, e la successiva tragedia del 1969 (l'assassinio della moglie Sharon Tate, fatta a pezzi e sventrata dalla setta di Charles Manson), hanno contribuito a una visione del mondo nichilista e profondamente disincantata. Piuttosto che metafisico, il Male nei film di Polański è spesso rappresentato come psicologico, banale o insito nelle strutture sociali e familiari. Non per questo è meno terribile. Si ravvisa l'influenza del Teatro dell'Assurdo, con uno sguardo esistenzialista che considera la vita priva di un senso superiore e di struttura razionale, spesso focalizzandosi sulla futilità e sul Caos. 


Colonna sonora 

Queste sono le tracce, ciascuna con il relativo autore:

 1. I'm Gonna Lose You – Simply Red
 2. Frantic – Ennio Morricone
 3. On the Roofs of Paris – Ennio Morricone
 4. One Flugel Horn – Ennio Morricone
 5. Six Short Interludes – Ennio Morricone
 6. Nocturne for Michelle – Ennio Morricone
 7. In the Garage – Ennio Morricone
 8. The Paris Project – Ennio Morricone
 9. Sadly Nostalgic – Ennio Morricone
 10. Frantic (II) – Ennio Morricone
 11. I've Seen That Face Before (Libertango) – Grace Jones

Il brano musicale struggente che ricorre nel film, I've Seen That Face Before (Libertango), cantato dalla cantante giamaicana Grace Jones, è una rielaborazione del brano Libertango di Astor Piazzolla, composizione strumentale di tango argentino del 1974, sovrapposta ad un arrangiamento beguine e ad un testo scritto dalla stessa Jones, Barry Reynolds, Dennis Wilkey e Nathalie Delon. 
Questo testo descrive la vita notturna parigina nei suoi aspetti più ambigui e tenebrosi. Alcune frasi sono in francese: "Tu cherches quoi? À rencontrer la mort? Tu te prends pour qui? Toi aussi tu détestes la vie..." (traduzione: "Cosa stai cercando? Di incontrare la morte? Chi ti credi di essere? Anche tu odi la vita..."). 


Curiosità varie

Harrison Ford pensava che "Frantic" fosse un titolo fuorviante per il film, poiché la sceneggiatura non prevedeva un ritmo frenetico. Suggerì che "Moderately Disturbed" sarebbe stato un titolo più appropriato. Roman Polański non fu affatto divertito da una simile ostentazione di umorismo bacato. 

Intervistata il 2 agosto 2015 a Parigi prima di una proiezione all'aperto del film, la splendida Emmanuelle Seigner ha dichiarato di non sapere chi fosse il protagonista Harrison Ford all'epoca delle riprese del film, aggiungendo di avere solo diciannove anni e di provenire da una famiglia di teatranti. Quando le è stato chiesto di Ford, lo ha descritto come una persona gentile con tutti. Ha anche detto che era molto protettivo nei suoi confronti, rivelando di aver fatto installare un secondo set di pedali nella sua auto per utilizzarlo durante le riprese del film. Questo perché era preoccupato per le capacità di guida della giovane. In seguito, la Seigner sarebbe diventata la moglie di Roman Polański: le nozze sono state celebrate il 30 agosto 1889.

Il passaporto di Sondra Walker mostra una sua foto con un sorriso enorme, che le arrivava a un orecchio dall'altro. Tradizionalmente, i passaporti non utilizzavano foto di persone sorridenti. Nel 1991, il governo degli Stati Uniti permise alle persone di sorridere, ma non di mostrare i denti. 

Witold Sobociński, il direttore della fotografia polacco, fa un breve cameo nella scena iniziale del bar, dove il dottor Walker chiede di sua moglie. Sobociński è seduto all'estrema destra dell'inquadratura. 
Roman Polański è il tassista che consegna i fiammiferi al dottor Walker. È sua anche la voce doppiata dell'uomo con la giacca di tweed che interroga Michelle nel suo appartamento.

Il finale originale del film doveva essere ancora più tragico; fu mostrato a un piccolo pubblico di prova, non fece una buona impressione e successivamente modificato nel lieto fine nella versione a noi tutti conosciuta. Alcuni spettatori hanno riferito che, stando al finale originale, la moglie di Walker doveva essere una spia fin dall'inizio. Una cosa deprimente, così lo studio costrinse Polański a ridurre la durata della pellicola e a modificare l'epilogo. 

Quando Roman Polański visitò la Netherlands Film Academy nel 1988, Cyrus Frisch, che ai tempi era una matricola, gli chiese perché avesse scelto di fare un film scadente come Frantic. Polański gli rispose: "Un essere umano può essere come un fiume. Impetuoso ed energico all'inizio. Ma alla fine si prosciuga".

Errori

La data di nascita di Sondra Walker sul modulo dell'ambasciata statunitense (14 aprile 1942) non corrisponde a quella riportata sul primo piano del suo passaporto (3 luglio 1947). 

L'indagine del dottor Walker inizia con il ritrovamento di una scatola di fiammiferi promozionale della Blue Parrot; questo tipo di scatole di fiammiferi è un prodotto quasi esclusivamente statunitense; nulla di simile esisterebbe in Europa per un'azienda degli anni '80.

Nella scena al bar con lo spacciatore, tra un'inquadratura e l'altra il livello della birra nella bottiglia di Walker cambia da quasi pieno a piena a metà. La bottiglia è piena di schiuma fino all'orlo, come si vede da sopra la sua spalla destra. Quando la scena cambia e si guarda il bancone da sinistra, la birra non ha più schiuma. 

Quando i coniugi Walker entrano nella stanza d'albergo per la prima volta e guardano attraverso la finestra, si vedono alcune gocce di sudore che imperlano il viso terreo del medico, ma nell'inquadratura successiva sono scomparse come per incanto. 

Nella scena dell'aeroporto con Michelle, Walker è terrorizzato che i cani antidroga trovino della droga nella loro valigia. Michelle lo rassicura che non c'è droga, e i cani gli passano accanto con calma. Tuttavia, Walker sembra essersi dimenticato di avere almeno un grammo di cocaina in tasca, cosa di cui nemmeno i cani poliziotto si accorgono. Qualcuno ha notato che la cocaina era caduta dalla tasca quando Walker aveva tirato fuori i fiammiferi, specificando che i cani antidroga sono addestrati a fiutare la merce di contrabbando nascosta nei bagagli, guidati dai loro addestratori, ma non allerterebbero magicamente tutti della presenza di una piccola striscia di cocaina nella tasca sul petto di qualcuno. Questa obiezione non mi convince. 

Quando Walker incontra i due funzionari americani all'ambasciata degli Stati Uniti, si vede il microfono a braccio che si insinua nella scena, nell'inquadratura sopra la spalla del secondo uomo, seduto alla sua scrivania. È nascosto dal profilo dell'uomo e dal nodo della sua cravatta, ma mentre si muove avanti e indietro, la sua sagoma argentata è chiaramente visibile più volte.
 
Etimologia di frantic  
 
La parola inglese frantic significa "in stato di alterazione mentale", "fuori di sé", e ha la stessa identica etimologia dell'italiano frenetico, frenesia, farneticante; in particolare, le parole italiane frenetico e farneticante sono allotropi. L'origine di frantic è dal medio inglese frentik "violento, matto", a sua volta dal francese antico frenetique, frenetike (XIII sec.), che è dal latino medievale phreneticus "delirante", variante di phreniticus, e in ultima analisi dal greco antico φρενῖτις (phrenîtis) "infiammazione del cervello o delle meningi", "frenesia", "malattia mentale", "follia". La parola greca è una tipica formazione tramite il suffisso -ῖτις (-îtis), indicante malattia infiammatoria, da φρήν (phrḗn) "mente", "sede delle emozioni e dei pensieri". 

martedì 20 febbraio 2024


L'IMPERO DELLE TERMITI GIGANTI

Titolo originale: Empire of the Ants
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Lingua originale: Inglese 
Anno: 1977
Durata: 89 min
Genere: Orrore, fantascienza 
Formato : Colore 
Suono: Mono
Rapporto: 1,85:1 - 35 mm
Regia: Bert I. Gordon
Soggetto: H. G. Wells, dal racconto breve 
    Empire of the Ants (1905)
Sceneggiatura: Bert I. Gordon, Jack Turley
Produttore: Bert I. Gordon, Samuel Z. Arkoff
Casa di produzione: Cinema 77
Fotografia: Reginald H. Morris
Montaggio: Michael Luciano
Musiche: Dana Kaproff 
Luogo delle riprese: Florida 
Direttrice del casting: Betty Martin 
Arredatore di scena: Anthony C. Montenaro 
Trucco: Ellis Burman Jr., Guy Del Russo,
   Romaine Green, Dave Ayres 
Direttore della produzione: Salvatore Billitteri, 
   Neil A. Machlis 
Reparto artistico: Roger Ragland, Drew Struzan 
Assistente alla regia: Mel Efros, David McGiffert
Secondo audio regista: Adrienne Bourbeau, 
   James Quinn  
Editore dei dialoghi: William L. Manger 
Effetti speciali: Roy L. Downey 
Effetti visivi: Bert I. Gordon, Burt I. Harris Jr. 
Miniature: Erik von Buelow 
Controfigure: Billy Hank Hooker, Hugh Hooker,
   Buddy Joe Hooker
Reparto camera: William D. Barber, Lou Noto 
Guardaroba: Joanne Haas 
Coordinatore delle formiche: Warren Estes
Interpreti e personaggi: 
   Joan Collins: Marilyn Fryser
   Robert Lansing: Dan Stokely
   John David Carson: Joe Morrison
   Albert Salmi: Sceriffo Art Kincade
   Jacqueline Scott: Margaret Ellis 
   Pamela Susan Shoop: Coreen Bradford 
   Robert Pine: Larry Graham 
   Edward Power: Charlie Pearson 
   Brooke Palance: Christine Graham
   Tom Fadden: Sam Russell 
   Irene Tedrow: Velma Thompson 
   Harry Holcombe: Harry Thompson 
   Jack Kosslyn: Thomas Lawson 
   Ilse Earl: Mary Lawson 
   Janie Gavin: Ginny
   Norman Franklin: Anson Parker
   Florence McGee: Phoebe Russell  
   Jim Wheelus: Membro dell'equipaggio
   Mike Armstrong: Jim 
   Tom Ford: Pete
   Charles Redd: Tassista 
Doppiatori italiani:
   Rita Savagnone: Marilyn Fryser 
Doppiatori francesi: 
   Jacqueline Cohen: Marilyn Fryser 
   Claude Bertrand: Dan Stokely 
   Edmond Bernard: Sceriffo Art Kincade
   Maurice Sarfati: Larry Graham 
   Francine Lainé: Christine Graham 
Doppiatori tedeschi: 
   Bettina Schön: Marilyn Fryser
   Edgar Ott: Dan Stokely
   Wolfgang Völz: Sceriffo Art Kincade 
   Thomas Danneberg: Larry Graham
   Friedrich W. Bauschulte: Harry Thompson
   Inge Wolffberg: Mary Lawson
Titoli in altre lingue: 
    Tedesco: In der Gewalt der Riesenameisen 
    Francese: L'Empire des fourmis géantes 
    Spagnolo: El imperio de las hormigas 
    Rumeno: Imperiul furnicilor
    Russo: Империя муравьёв 
    Finlandese: Muurahaisten valtakunta 
Budget: circa 500.000 dollari US
Box office: 2,5 milioni di dollari US 


Trama: 
La narrazione iniziale, in stile di un documentario pierangelista, sottolinea come le formiche usino sostanze chimiche dette "feromoni" per comunicare tra loro, e come questo causi una risposta obbligatoria. Mentre scorrono i titoli di testa, molti barili con adesivi di rifiuti radioattivi vengono scaricati da una nave nell'oceano. Uno dei contenitori finisce su una spiaggia, perde e rilascia sulla sabbia una sostanza viscida, argentea. 
Nel frattempo, la losca e sensuale immobiliarista Marilyn Fryser porta i potenziali clienti in gita in barca per visitare un'area di sviluppo immobiliare di fronte al mare, proprio nella zona della discarica. Con l'assistenza dell'amante Charlie, intende vendere loro terreni edificabili sulle cosiddette Dreamland Shores, dove è previsto il resort Dreamland Coast. In realtà si tratta di terreni senza valore. A bordo dell'imbarcazione salgono gli anziani coniugi Velma e Harry Thompson, i giovani coniugi Christine e Larry Graham, la giovane single Coreen Bradford, il viaggiatore solitario Joe Morrison, Margaret Ellis, recentemente licenziata dopo molti anni come segretaria, e la coppia sposata Mary e Thomas Lawson. Il nocchiero è Dan Stokely. All'insaputa dei visitatori, le formiche si contorcono gongolando nella sostanza radioattiva del bidone che perde. 
Inizia un tour dei terreni, durante il quale Marilyn presenta i vari lotti in vendita. Serpeggia il malcontento, anche per i liquori scadenti offerti al rinfresco. Mary e Thomas Lawson, che hanno un carattere rognoso, mettono in dubbio il valore immobiliare degli appezzamenti, così si separano dal gruppo per ispezionare e si rendono conto che le tubature posate in loco sono fittizie. A questo punto i coniugi vengono attaccati e uccisi da formiche giganti mutanti, che hanno assunto proporzioni colossali, paragonabili a quelle di un grosso furgone. Le formiche titaniche fanno irruzione sulla spiaggia e distruggono l'imbarcazione della Fryser, inseguendo il gruppo attraverso i boschi. 
I fuggiaschi trascorrono la notte attorno a un falò, che viene spento la mattina successiva da un temporale. Sapendo che si trova una barca a remi a sole due miglia di distanza, sulla riva del fiume, si mettono in marcia per raggiungerla. Durante il cammino tra gli alberi, la moglie di Larry, Charlie, Harry e Velma vengono uccisi uno dopo l'altro. Marilyn, Dan, Joe, Larry, Coreen e Margaret raggiungono la barca a remi, ma non riescono a fuggire senza essere scoperti. Subiscono ripetuti attacchi dalle formiche. Alla fine, la barca si capovolge e Larry viene ucciso. Gli altri fuggono fino a raggiungere una casa. Gli abitanti chiamano lo Sceriffo, che porta il gruppo nella città più vicina, situata nei pressi di un'immensa raffineria di zucchero. Lo Sceriffo promette di occuparsi delle formiche giganti con i suoi uomini. In città, Joe non riesce a stabilire una connessione telefonica. Dan, a sua volta, fatica a noleggiare un'auto. Coreen è confusa perché la donna della casa nel bosco le ha detto di non andare in nessun caso alla raffineria di zucchero. Il gruppo si insospettisce e ruba un'auto. Il tentativo di fuga fallisce miseramente. Tutti vengono arrestati dalla polizia e condotti proprio alla raffineria di zucchero.  Con grande costernazione, scoprono che la formica regina, le cui dimensioni sono da incubo, usa i feromoni contenuti nelle sue flatulenze mefitiche per mettere gli abitanti del paese sotto il suo controllo! Coloro che sono cosparsi di feromoni sono ridotti a semplici automi biologici, costretti a lavorare come schiavi per fornire alla colonia di formiche montagne di zucchero, proveniente dalla piantagione locale. La regina li asfissia e li fa sgobbare! 
A un certo punto inizia la ribellione: Dan riesce a tenere a bada la smisurata regina con una potente torcia, inquietando così anche le altre formiche che sono entrate nella raffineria. Joe Morrison uccide la formica regina servendosi dell'esplosione del contenuto di un'autocisterna, permettendo ai superstiti di fuggire dalla zona a bordo di un motoscafo.


Recensione:
Non per niente Bert Ira Gordon affermava che l'acronimo del suo nominativo era BIG, ossia "GRANDE", con allusione alla sua fissazione per l'ingigantimento delle creature, umane e animali. Sembra che nella vita non riuscisse davvero a pensare ad altro, a parte qualche volta alle poppe. Non ci dormiva la notte. 
In estrema sintesi, questo è stato il terzo dei tre film diretti da Bert Ira Gordon basandosi sulle opere di H.G. Wells, almeno secondo le sue dichiarazioni. In realtà, tutte e tre le pellicole in questione hanno poco o nulla a che fare con il materiale originale. Questo è stato anche l'ottavo dei film diretti dallo stesso regista che affrontano il tema dei mostri giganti. Si converrà che siamo di fronte a una vera e propria monomania: ha pochi riscontri nell'universo della Settima Arte! Molti nel Web hanno avuto la mia stessa impressione. Non a caso si è parlato di "insana macrofilia" (Gestarsh99, 2014). Sì, senza dubbio era un macrofilo, ossia un feticista del gigantismo (Anthonyvm, 2018)! 
Nel titolo in italiano notiamo la solita irritante "traduzione" ad mentulam canis, in cui le formiche diventano termiti, come per miracolo. Certo, sono sempre imenotteri, ma molto diversi tra loro. Gordon, sempre attento agli effetti speciali, ha utilizzato riprese di esemplari di formica proiettile di Panama (Paraponera clavata), nota per avere il morso più doloroso al mondo. Il dolore della puntura è lancinante e può durare fino a 24 ore; è classificato al livello più alto (4+) nella scala del dolore di Schmidt. La puntura inietta una neurotossina paralizzante chiamata poneratossina, che provoca sudorazione, pelle d'oca e, in alcuni casi, paralisi temporanea degli arti o allucinazioni. Tuttavia è raramente letale. Sono formiche di grandi dimensioni (le operaie possono raggiungere i 2-3 cm), di colore nero-brunastro, con mandibole evidenti e un aculeo velenoso. Direi che è stata un'ottima scelta! 
In una sequenza si assiste ad una spettacolare lotta tra queste formiche e esemplari di una specie più piccola, di colore chiaro, rossiccio. Le buone idee non mancano, tutto sommato, anche se i mezzi sono piuttosto scarsi (riprese in soggettiva attraverso una grattugia; pantomime e sovrapposizioni da teatro ottico di Reynaud, etc.). Oggi viviamo in un'epoca di mezzi sofisticatissimi, ma le buone idee non ci sono più. Dato che detesto che cerca di grattare il fondo della pentola, mi auguro di non ricevere mai la notizia del progetto di un remake


Struttura sociale e linguaggio delle formiche

"Questa è la formica, un piccolo insetto del genere Imenotteri, della famiglia dei Formicidi. Forse fra tutti gli animali esistenti nel nostro pianeta, la formica è l'unico che può gareggiare con l'intelligenza dell'Uomo, ed è l'unico animale che un giorno potrebbe sostituirsi all'Uomo. 
Le formiche sono organizzate in classi sociali altamente specializzate che si dividono in tre gruppi: le regine, ovvero femmine feconde; i maschi e le operaie, o femmine sterili. Dopo un unico e breve volo nuziale, regine e maschi cadono a terra esausti, ed è lì che avviene l'unico accoppiamento della loro vita. Il maschio infatti dopo poco muore, e la femmina fecondata dopo qualche anno di vita potrà deporre migliaia e migliaia di uova.
Le formiche hanno un sofisticato sistema di comunicazione. I messaggi vengono trasmessi da una formica all'altra per mezzo di una sostanza chimica chiamata feromones, che causa una risposta obbligatoria. Il feromones, sostanza coercitiva della mente, dà un ordine al quale non è possibile disobbedire."  


La Britannica aperta 

La bellissima Joan Collins aveva una certa predisposizione per le avventure con gli uomini e per questo era soprannominata "The British Open", ossia "La Britannica aperta". Questo è un interessante caso di aggettivo pospositivo. Il senso del nick suggerisce l'interpretazione di "aperta" come "che ha facilità nell'intrattenere rapporti sessuali". In italiano l'aggettivo "aperto" acquisisce un'accezione più scurrile, potendosi riferire alla larghezza degli orifizi, spanati dalla continua introduzione di falli eretti! Un simile uso era già attestato in greco antico, almeno in contesti omosessuali: esisteva il composto εὐρύπρωκτος (eurúprōktos) "dal culo largo", ossia "culaperto". Talvolta nell'inglese dei porno si trova "wide open", riferito ad orifizi, come pura e semplice etichetta descrittiva. Esempi: wide open pussy "fica ben aperta", oppure spreading her juicy pussy wide open "spalancando bene la sua fica succosa". Non sono però sicuro che il soprannome della Collins sottintendesse una simile malizia. 

La rivolta di una paladina dei lavoratori

Stando al racconto della Collins, un ritardo nell'arrivo delle controfigure degli attori costrinse a girare la scena del ribaltamento della canoa nel film senza alcun aiuto. Dal momento che non si erano presentati, gli stuntmen non sarebbero stati pagati, e questo mandava su tutte le furie l'affascinante attrice britannica. Il regista la accusava di essere difficile e poco collaborativa, in una parola una stronza, così lei dovette desistere, temendo di guadagnarsi una cattiva fama e di perdere future opportunità lavorative. Molto probabilmente il putiferio è sorto perché lei non si era prestata a qualche richiesta sessuale. Penso che sia andata così: il regista voleva metterglielo tra le tipte e lei si è rifiutata. La Collins era sì "aperta", ma era anche una donna molto fiera e i ganzi se li sceglieva da sé! In seguito dichiarò di aver accettato la parte nel film di Gordon soltanto perché stava attraversando un periodo difficile e aveva un disperato bisogno di soldi. Descrisse la sua interpretazione nel ruolo della Fryser come "il punto più basso di tutta la sua carriera". Su questo giudizio, fin troppo severo, non sono affatto d'accordo: è soltanto grazie a lei se si riesce a guardare il film. È stata pagata 45.000 dollari US. 


Un singolare dettaglio

Le inquietanti uniformi rosse, indossate dall'equipaggio che scarica i barili di rifiuti radioattivi nell'oceano, sono un retaggio della sequenza del sogno di Tracy Ballard (interpretata da Blythe Danner) in Futureworld - 2000 anni nel futuro (Futureworld), un altro film realizzato dalla American International Pictures, ma uscito nel 1976, giusto un anno prima dell'uscita della pellicola di Gordon sulle formiche giganti. Diretto da Richard T. Heffron, Futureworld è un sequel del celeberrimo Il mondo dei Robot (Westworld, 1973), scritto e diretto da Michael Crichton, interpretato da un indimenticabile Yul Brinner nel ruolo dell'automa-pistolero.

La maledizione del fonico

Pamela Susan Shoop dichiarò che il fonico del film ebbe un litigio furibondo con il regista verso la fine delle riprese e che poi, in stato di indemoniamento, gettò tutti i nastri audio nelle acque melmose e lutulente della palude. Persero tutto, quindi l'intero film dovette essere riprodotto in loop. Per questo motivo, le voci e le azioni non sono mai del tutto in fase. La Collins recita per lo più in un inglese americano, senza caratteristiche britanniche. Tuttavia, quando si innervosisce, qualche traccia della sua origine salta fuori.