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martedì 19 dicembre 2023

Bresson locandina

DIARIO DI UN CURATO DI CAMPAGNA 

Titolo originale: Journal d'un curé de campagne 
Lingua originale: Francese 
Paese di produzione: Francia 
Anno: 1951 
Durata: 115 min 
Dati tecnici: B/N 
Rapporto: 1,37:1 
Genere: Drammatico 
Regia: Robert Bresson 
Soggetto: Georges Bernanos (romanzo) 
Sceneggiatura: Robert Bresson 
Produttore: Pierre Gériu 
Casa di produzione: Union General Cinematographique 
Distribuzione in italiano: LUX FILM 
Fotografia: Léonce-Henry Burel 
Montaggio: Paulette Robert 
Musiche: Jean-Jacques Grunenwald 
Scenografia: Pierre Charbumier

Interpreti e personaggi: 
  Claude Laydu: Il curato di Ambricourt
  Jean Rivière: Il Conte
  Armand Guibert: Il curato di Torcy
  Antoine Balpêtre: Il dottor Delbende
  Marie-Monique Arkell: La Contessa
  Nicole Ladmiral: Chantal
  Jan Danet: Olivier
  Bernard Hubrenne: Louis Dufrêty
  Gaston Séverin: Il canonico
  Gilberte Terbois: La signora Dumouchel
  Jeanne Etievant: La donna delle pulizie
  Léon Arvel: Fabregars
  Martial Morange: L'assistente
  Martine Lemaire: Séraphita Dumontel
  Nicole Maurey: La signorina Louise
Doppiatori italiani
  Gianfranco Bellini: Il curato di Ambicourt
  Augusto Marcacci: Il Conte
  Mario Besesti: Il curato di Torcy
  Gaetano Verna: Il dottor Delbende
  Giovanna Scotto: La Contessa
  Miranda Bonansea: Chantal
  Giuseppe Rinaldi: Olivier
  Pino Locchi: Louis Dufrêty
  Amilcare Pettinelli: Il canonico
  Rina Morelli: La signora Dumouchel
  Maria Saccenti: La donna delle pulizie
  Lauro Gazzolo: Fabregars
  Germana Calderini: Séraphita Dumontel
  Renata Marini: La signorina Louise 

Riconoscimenti: 

- Premio Louis-Delluc 1951
- Gran Premio del Cinema Francese 1951
- Premio Internazionale della XII Mostra d'Arte Cinematografica
- Premio dell'Office Catholique International du Cinema (OCIC) 1951
- Premio per la miglior fotografia a Léonce-Henry Burel alla Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia 1951 

Trama: 

Francia rurale, plumbea e incubica. Nello spettrale villaggio di Ambricourt, nell'Artois, il nuovo parroco tiene un diario, in cui annota le sue insicurezze sulla fede che vacilla, la sua inesperienza, la sua salute declinante. È un giovane corvino e segaligno, fresco di seminario, che si mantiene con una dieta innaturale fatta di pane raffermo inzuppato in vino scadente ottenuto dal “clinto”, con l'aggiunta di zucchero; il suo massimo lusso è la minestra di patate. L'unico suo amico è il curato di Torcy, grassoccio e dal sembiante porcino, che cerca invano di convincerlo a nutrirsi in modo decente, dicendogli: “Dio non si offenderà se mangerai un buon arrosto”. Il curato di Ambricourt persiste nelle proprie abitudini, nonostante sia tormentato da forti dolori allo stomaco. L'altro consiglio del pingue curato di Torcy è prettamente politico: invita il collega a intrattenere stretti rapporti con la nobiltà, unico modo per avere sostegno. Il giovane prete non riesce a riscuotere le simpatie della popolazione. Non ottiene il rispetto delle bambine, che al catechismo si fanno beffe di lui. Fa pressioni sulla Contessa, distrutta dalla perdita dell'unico figlio maschio e da una vita di corna, cercando di convincerla della bontà di Dio. Poco dopo, la nobildonna muore all'improvviso, stremata. Gira il sospetto che la colpa sia proprio del prete che le ha estorto la conversione. Il Conte lo tratta male e non gli dà alcun aiuto per realizzare progetti strampalati come la fondazione di un “patronato dei giovani”. La figlia adolescente del Conte, Chantal, è ribelle e bramosa di godere il mondo. Il medico del paese a un certo punto si spara nel cranio. I villici, a causa del loro terrore superstizioso, fanno passare per accidentale la morte del dottore, convinti che la sola menzione della verità attrarrebbe l'ira divina. In ogni caso, tutti capiscono che è un suicidio, anche il curato di Torcy. La situazione peggiora. Ormai il curato di Ambricourt ha fama di essere un beone e voci sempre più insistenti ne chiedono l'allontanamento.  Isolato, finisce col recarsi a Lilla per una visita medica. 
Quando sta per partire, riceve la visita della fiera Chantal, che lo affronta e lo sfida dicendogli: “farò il male per il male”. Giunto dallo specialista, riceve un brutto colpo. Si aspettava una diagnosi di tubercolosi, invece ne riceve una di cancro allo stomaco. Chiede ospitalità a un ex compagno di seminario, che si è spretato e convive con una donna. Lì trascorre i suoi ultimi giorni, spegnendosi dopo aver pronunciato le parole “Tutto è grazia”.

Recensione:

Film depressivo e suicidario, complice anche il bianco e nero opprimente. Le sequenze irradiano uno squallore esistenziale insopportabile. Il mondo descritto è di estremo interesse antropologico. Si nota che la Chiesa di Roma stava perdendo il controllo sociale anche sulle campagne. Il rapporto con la nobiltà vacillava (il Conte fa le corna, la Contessa maledice Dio, loro figlia vorrebbe vivere a Parigi e fare sesso promiscuo). La popolazione iniziava a mostrare segni di insofferenza verso il clero e la religione cattolica (le bambine che scherniscono la transustanziazione). Il dottor Delbende, erroneamente menzionato come Delbeude nella Wikipedia in italiano, si dichiara ateo mentre visita il protagonista. È un morfinomane, come molti medici dei suoi tempi. Non trovando un senso nell'esistenza, finisce con l'arrovellarsi troppo e si uccide. Di fronte a questo strappo nel tessuto della realtà, la gente è lesta a fabbricare spiegazioni inconsistenti (si era sparsa voce che il dottore trascurava l'igiene e nessuno voleva più andare da lui). Il finale mi è parso propaganda antidonatista. La voce narrante descrive i fatti, mentre lo sfondo mostra una grande croce. Spiega che il curato agonizzante ha chiesto l'assoluzione al suo ex compagno di seminario, che lo ha avvertito di avere scrupoli (temeva che il sacramento fosse inefficace a causa della sua condotta, condannata dalla Chiesa di Roma). Il moribondo quindi lo ha rassicurato con quel misterioso "Che cosa importa? Tutto è grazia". 
In realtà le cose sono più complesse. Georges Bernanos (Parigi, 1888 - Neuilly-sur-Seine, 1948) era un bigotto animoso e rancido, oltre che un monarchico aggressivo. A quanto pare sognava il ritorno dell'Inquisizione e dei roghi. La sua biografia ha dell'incredibile. Furiosamente antitedesco, è stato tra gli ispiratori della Resistenza Francese. Ha sposato una discendente di un fratello di Giovanna d'Arco, sfinendola con continue gravidanze. Tra le altre cose, era un devoto di Teresa di Lisieux (1873 - 1897), carmelitana francese beatificata nel 1923 e santificata nel 1925 da Papa Pio XI. La frase “Tutto è grazia” è stata presa dallo scrittore proprio da Teresa di Lisieux, che predicava uno stato di “infanzia spirituale”, descrivibile come “abbandono a Dio”. Nel personaggio del curato di Ambricourt confluisce anche un altro santo, Jean-Marie Baptiste Vianney, noto come il Curato d'Ars (1786 - 1859), che nei lineamenti del volto rassomigliava in modo notevole a Michel Houellebecq. Cosa rende interessante Bernanos? Nonostante il suo fondamentalismo cattolico, era ossessionato dal Male ed era ben consapevole della corruzione universale. Credeva però che potesse esistere un rimedio, per l'appunto la grazia divina. I suoi personaggi sono sempre incredibilmente tormentati, tanto che sembrano dover espellere da un momento all'altro lo spirito urlante, in fiamme, fuori dal corpo dilaniato. 

Riporto ora la recensione di Pietro Ferrari, ricchissima di spunti di riflessione e pubblicata sul blog Il Volto Oscuro della Storia il 28 settembre 2012: 

TUTTO È GRAZIA

“Dov'è la tua scintilla adesso?”

“Che cosa importa? Tutto è grazia”. Sono queste le ultime parole pronunciate, prima di morire, dal protagonista del film di Robert Bresson “Diario di un curato di campagna” (1950), ispirato all’omonimo romanzo di Georges Bernanos. Parole che esprimono un sentire diffuso. Prevale, tra i nostri contemporanei, l’idea che il male acquisti pregnanza e visibilità solo quando lo si isoli dal contesto, di cui rappresenterebbe un semplice dettaglio, funzionale, per di più, al mantenimento dell’insieme. Se “tutto è grazia”, il male – riassorbito all’interno degli insondabili schemi divini -, acquista un senso e cessa di costituire motivo di scandalo. Nel vocabolario di Luigi Giussani occupava un posto di speciale rilievo il termine “Mistero” (in maiuscolo). I suoi seguaci sono soliti spenderlo ogni qual volta le evidenze fenomeniche contraddicano la tesi della bontà soccorrevole del Creatore. “Tutto è grazia”, anche la malattia grave di un figlio, anche la prematura scomparsa di una persona cara. Per quanto apportatori di sofferenza, questi eventi possono produrre nel medio termine effetti salvifici, in primis l’accettazione del dolore in nome dell’abbandono fiducioso al volere divino.
 
Fin qui i cattolici. Le devote della filosofia New Age si spingono oltre: definiscono il male una mera “distorsione percettiva”, un inganno dei sensi. Si direbbe che il loro cervello abbia subito troppi scossoni, probabilmente a causa dei molteplici amplessi consumati, riportando danni permanenti. Piaccia o non piaccia a codeste fattucchiere, il male continua ad esistere e ad infierire anche se lo si nega. Né la sua accettazione produce miglioramento alcuno nell’ordine delle cose. Una riproposizione del messaggio di Bresson è ravvisabile nel film di Terrence Malick “La sottile linea rossa” (1998). Il testamento spirituale del giovane curato di Ambricourt è raccolto e fatto proprio, inconsapevolmente?, dal personaggio interpretato da Jim Caviezel, il soldato Witt, il quale, come un alieno caduto sulla terra, si aggira stranito per il campo di battaglia, senza provare odio per il “nemico” ma solo un sentimento di struggente meraviglia al cospetto delle forme che la vita e la morte assumono nelle giungle contese di Guadalcanal. Di nuovo la “grazia”, dunque, che la natura manifesterebbe persino nella crudeltà. Si tratta di un evidente tentativo di trasfigurazione del male, volto a disinnescarne la carica perturbante. Il male non è negato ma stemperato nel più vasto enigma dell’Essere, un enigma che richiede da parte nostra, suggerisce Malick, la sospensione cautelativa del giudizio. 

Pietro Ferrari

domenica 17 dicembre 2023


LA TEODICEA COME MANIFESTAZIONE SINTOMATOLOGICA

A giudicare dalle bizzarre teorie addotte dai seguaci delle religioni mondane per spiegare l’esistenza del male, si direbbe che essi soffrano di una qualche menomazione percettiva che non permette loro di recepire correttamente i dati fenomenici. Eugenio Corti, uno scrittore insignito nel 2000 del premio internazionale “Al merito della cultura cattolica”, a pag. 620 del suo romanzo “Il cavallo rosso” (Milano, Edizioni Ares, 1983) afferma che gli uomini “sono gli unici, fra tutti gli esseri creati, che hanno la possibilità d’andare contro l’ordine posto da Dio nel creato: gli uomini sono cioè gli unici esseri veramente liberi, appunto perché sono liberi nei confronti di Dio.” Ritroviamo qui due temi cari ai niceni: il libero arbitrio e l’idea secondo cui l’ordine del mondo sarebbe intrinsecamente benevolo. Ammettiamo pure che l’uomo sia libero, come sostengono i teologi, ovvero che voglia, deliberi, scelga e si autodetermini. Sorge spontaneo un quesito: la libertà di opporsi al volere di Dio, questa facoltà di cui gli uomini dispongono, è davvero un dono? Ribellandosi al progetto divino, gli esseri umani vanno incontro alla rovina. Perché dunque Dio glielo consente? “Per amore”, si dice, “Per una sovrabbondanza d’amore. Dio ama a tal punto gli uomini da permettere loro di abbracciare il male”. Questa tesi risuona da secoli, ma la longevità – com’è noto – non è sinonimo di veridicità.

Dinanzi agli orrori del Secondo conflitto mondiale, Corti così ragiona: “certamente Dio non aveva voluto questo male: bastava pensare alle parole di Cristo e anche solo del papa, contro la violenza e la guerra. Dio aveva dovuto tollerare, ecco, aveva dovuto permettere questo male, e tutte le altre cattiverie e carognate che gli uomini fanno: e ciò per non andare contro la loro libertà. Il gran problema del male nel mondo… Appunto per non impedire la libertà dell’uomo (il che equivarrebbe in conclusione a snaturare l’uomo) Dio è costretto a tollerare il male.”

Tesi a dir poco singolare. Un genitore che, per non ledere la libertà del figlio, non muovesse un dito per impedirgli di annegare la sorellina nella vasca da bagno sarebbe forse da considerare un buon genitore? Direi piuttosto un pazzo da catena.

Ma torniamo a Corti: “c’era la Provvidenza, cioè un’azione conservatrice e promotrice di Dio, nell’esercizio della quale egli si compiace di partecipare con amore anche ai casi delle sue creature più piccole (…). E c’era la libertà umana che – unica – può andare contro l’ordine di Dio. Così stando le cose è grazia che al male si connetta la sofferenza, la quale trattiene gli uomini nello scempio ch’essi possono fare del creato e di se stessi.”

Come come? La sofferenza delle vittime non ha mai trattenuto la mano dei torturatori!

Corti così prosegue: “Rimaneva il fatto che a Milano e altrove non pochi, del tutto innocenti, erano periti. A un tratto Dio non li aveva più protetti, né aiutati, non aveva più potuto… Per non opporsi alla libertà dell’uomo, tutto ciò che Dio aveva potuto fare era stato di morire – in Cristo – con loro, innocente con gli innocenti, in modo da accomunare al proprio il loro sacrificio, sublimando quest’ultimo: Cristo e tutti gli innocenti con lui compensavano il male compiuto dagli esseri liberi, in particolare da quelli che non accetterebbero mai di emendarsi…”

Ecco affacciarsi qui un principio su cui val la pena di riflettere: quello secondo cui le sofferenze degli innocenti varrebbero a compensare (equilibrare, bilanciare) le crudeltà commesse dai malvagi. Secondo Corti, dunque, il sacrificio degli innocenti, immolati come giovenchi, funge da contrappeso, ripristina cioè l’ordine “posto da Dio nel creato” che gli uomini avrebbero violato facendo un uso improprio del libero arbitrio. Ricapitolando: un Dio infinitamente buono e misericordioso crea un essere dotato dell’inclinazione ad abusare della propria libertà, il quale – com’era prevedibile – ne abusa, assecondando una tendenza insita nella propria natura, non estranea ad essa. Così facendo, causa la rovina altrui e infine la propria. Né poteva essere altrimenti: il suo Artefice non l’aveva forse fornito della capacità di peccare? L’ordine stabilito da Dio ammetteva ab origine la possibilità che l’uomo facesse cattivo uso del proprio libero arbitrio. L’umana disposizione a compiere il male era dunque parte integrante di quell’ordine. In quanto onnisciente, Dio era consapevole delle conseguenze che sarebbero scaturite dall’aver attribuito alla Sua creatura prediletta la facoltà di compiere azioni malvagie. Dio crea scientemente l’uomo in siffatto modo, allestisce un ordine del mondo che prevede la possibilità del male. Quest’ultimo, pertanto, non rappresenta una violazione dell’ordine “posto da Dio nel creato”: semmai, ne è parte costitutiva. L’ideologia che attribuisce al sacrificio degli innocenti un valore compensatorio è intrinsecamente irrazionale in quanto contraddice le proprie premesse. Come si può considerare benigno un ordine al cui riequilibrio debbano essere sacrificate milioni di creature innocenti? Si rifletta con attenzione: per i niceni, l’uomo – abusando della libertà donatagli da Dio – commette malvagità di ogni sorta, ai danni dei propri simili e del creato. In conseguenza e a riparazione di tutto ciò, Dio si immola – in Cristo – sulla croce, “per accomunare al proprio il loro sacrificio”. Ebbene, quali risultati produce questa immolazione? Il mondo continua imperterrito per la sua cattiva strada, gli uomini riprendono a scannarsi tra loro con rinnovato entusiasmo. Come se nulla fosse accaduto. In questo scenario desolante, Corti e i suoi sodali scorgono un senso compiuto: gli innocenti schiattano sì oggi come ieri, ma il loro sacrificio funge da compensazione. Da dove trae origine questa forma mentis? Dalle pagine del Levitico, dove si narra come il Dio d’Israele prescrisse minuziosamente al suo servo Mosè in qual modo effettuare gli olocausti. Ecco la fonte da cui scaturiscono le conclusioni dei niceni: “la legge dell’olocausto, dell’oblazione, del sacrificio di espiazione, del sacrificio di riparazione, dell’investitura e del sacrificio pacifico: legge che Iahvé diede a Mosè sul Monte Sinai” (Lv 7, 37). Al cap.1 v.17, si legge altresì: “un olocausto, un sacrificio consumato dal fuoco, è profumo soave per Iahvé”.

Il grande filosofo italiano Giacomo Leopardi scriveva nello Zibaldone (4511, 17 maggio 1829): “Ma che epiteto dare a quella ragione e potenza che include il male nell’ordine, che fonda l’ordine nel male? Il disordine varrebbe assai meglio: esso è vario, mutabile; se oggi v’è del male, domani vi potrà esser del bene, esser tutto bene. Ma che sperare quando il male è ordinario? dico, in un ordine ove il male è essenziale?” 

Pietro Ferrari, 9 gennaio 2013

lunedì 11 dicembre 2023



I "REINCARNATI" DI GUIRDHAM 
E L'ILLUSIONE DELL'IPNOSI REGRESSIVA 

Una dottrina New Age mascherata da Catarismo 

Uno dei casi più strani che mi sia stato dato di studiare è quello di Arthur Guirdham, uno psichiatra inglese. Essendo in pensione dopo una vita di duro lavoro tra i meandri mentali di un'infinità di pazienti, aveva senza dubbio molto tempo libero. Non fa quindi specie se fu vittima dei suoi stessi fantasmi psichici. Così si mise a scrivere libri che a suo dire spiegavano in dettaglio esperienze di ipnosi regressiva a cui aveva sottoposto diverse persone nel corso della sua carriera, facendo emergere i loro ricordi di vite passate.

Scrittore e studioso del paranormale, questo psichiatra era noto con lo pseudonimo Francis Eaglesfield. Nacque nel 1905 nel Cumberland, una regione storica dell'Inghilterra settentrionale. Studiò al Keble College dell'Università di Oxford e al Charing Cross Hospital di Londra.

A quanto Guirdham ci racconta, a colpirlo in particolare fu il caso di una donna, la Signora Smith, che ipnotizzata riportò alla luce i ricordi di una vita del XIII secolo. Entrata in analisi nel tentativo di curare l'epilessia, questa donna raccontò di incubi lucidi nei quali era la figlia di contadini della regione di Tolosa, amici di un Buon Uomo chiamato Roger de Grisolles (sarebbe poi molto interessante sapere come la donna pronunciava questo nome). Grisolles fu catturato e morì in prigione, mentre la giovane donna fu bruciata viva sul rogo.

Per una bizzarra coincidenza, lo stesso Guirdham affermava di aver fatto sogni del tutto simili fino all'adoloscenza. Alla fine rivelò alla sua paziente di essere stato Roger de Grisolles in una sua vita precedente, e che quindi qualcosa li legava. A parte l'ambientazione medievale, mi sembra di ricordare una trama simile in una commedia di Macario.

Due libri significativi che lo psichiatra inglese scrisse sono stati The Lake and the Castle (1976) e The Great Heresy: The History and Beliefs of the Cathars (1977). A quanto pare tutto coincideva alla perfezione con la realtà storica, ogni dettaglio contenuto nelle narrazioni di Guirdham e della Signora Smith era corretto. Fu interpellato persino uno dei massimi studiosi mondiali di Catarismo, René Nelli, che avrebbe confermato con entusiasmo ogni cosa. A tal punto giunse l'ammirazione di Nelli per l'inglese che sembra abbia affermato: "se le fonti storiche e Guirdham fossero in disaccordo, seguirei senza esitazione quest'ultimo".

C'è da rimanere perplessi. Qualcuno dice che il materiale raccolto da Guirdham conterrebbe dati e dettagli di cui non poteva assolutamente essere a conoscenza, in quanto furono scoperti in documenti del XIII secolo contenuti in archivi nascosti e rivelati solo più tardi. Ma c'è da aspettarsi che a dire questo non siano certo gli scettici. Al momento ho sentito soltanto chiacchiere, ma non ho potuto raccogliere nulla di preciso.  

A questo punto l'indagine deve proseguire sul piano della teologia, abbandonando lo studio delle semplici prove (in pratica irreperibili) - che possono benissimo essere falsate. La Dottrina dei Buoni Uomini afferma chiaramente che chi riceve un Consolamentum valido si libera dalla schiavitù della carne e accede ad un mondo di Spirito. Una Terra dei Viventi i cui elementi, non materiali, sono incorruttibili. Ora, dobbiamo ritenere che un Buon Uomo non è più su questa terra, per necessità. Se uno ritiene che ciò non sia vero, non può in alcun modo definirsi un credente della Vera Chiesa di Dio.

Ho incontrato diversi Guirdhamiti in Rete, e parlando con loro ho potuto riscontrare quanto segue: essi credono che questo mondo possa essere redento e fatto evolvere fino a realizzare il Paradiso in Terra. Credono altresì che i Buoni Uomini si siano nuovamente incarnati proprio per aiutare l'Umanità in un'epoca difficile, per far sì che abbia inizio una Nuova Era di Consapevolezza Spirituale.

Ora faccio ai lettori una domanda retorica. Cosa sono le idee appena esposte? Semplice. Sono idee New Age! Il concetto di esistenza terrena come tappa necessaria all'evoluzione dello Spirito non fa parte del Catarismo in nessuna sua forma. Nessuna delle Chiese Catare ha mai affermato che noi siamo qui per seguire un piano cosmico evolutivo. Questo invece affermano tutti i Catari: siamo caduti dal Cielo e imprigionati nell'Inferno che è la vita terrena.

Anche dai pochi dati su Arthur Guirdham esposti in questa sede risulta che le sue idee contrastano in tutto con la Fede Catara. È un grave scandalo anche solo pensare che i Martiri di Montségur possano di nuovo essere avvolti in tuniche carnali. Ma anche se vedessimo la cosa da un punto di vista prettamente scientifico e materialista, dovremmo riconoscere che i Guirdhamiti che affermano di essere stati bruciati a Montségur non sono duecento, sono molti di più.

Inolte, perché non c'è gente che afferma di essere morta tra le fiamme a Verona, a Mont Aimé o in qualcuno degli altri roghi che hanno funestato l'Europa? Forse perché l'immaginario collettivo pensa che il Catarismo fosse esclusivo della Linguadoca. Moltissime persone neanche immaginano che ci fossero Catari in Italia, in Germania, in Austria, nella Francia del Nord, nelle Fiandre, in Inghilterra, in Spagna, in Bosnia, in Dalmazia, in Bulgaria, in Ungheria, in Grecia, a Bisanzio, etc.  

Mentre svariati giornalisti parlano di un vero e proprio "Ritorno dei Catari", soltanto un navigatore in un forum ha espresso qualche dubbio. Se sono qui a soffrire, è perché evidentemente non ho ricevuto un Consolamentum valido in una mia vita precedente. Se mi alzo alle sei la mattina per andare al lavoro, prendo il treno e torno a casa esausto e sudato, significa che sono nel Tartaro e che qualunque sacramento abbia ricevuto non mi ha affatto giovato.

Se uno è qui ci sono varie possibilità. Ad esempio queste:

1) Ha passato vite da cattolico, da giudeo, da pagano, da saraceno, da ribaldo o altro, e non ha mai avuto la Fede dei Buoni Uomini;
2) Ha avuto la Fede, ma non è stato consolato perché è morto all'improvviso o è stato imprigionato;
3) Ha ricevuto un Consolamentum non valido, ossia il Buon Uomo che glielo ha impartito non era tale per via di infrazioni sessuali o alimentari;
4) Ha ricevuto un Consolamentum valido, ma essendo la sua natura diabolica non gli ha giovato, oppure ha commesso infrazioni dopo averlo ricevuto;
5) Ha abiurato, ha tradito i Buoni Uomini;
6) È morto nella disperazione. 

Chiunque mi conosca bene non può avere dubbi sull'opzione che mi riguarda: è sicuramente l'ultima. 

(Il Volto Oscuro della Storia, 4 luglio 2009) 

In questo contributo, che ripubblico ben volentieri a distanza di tanti anni, ho potuto dimostrare l'incompatibilità tra la religione dei Catari e le dottrine spiritiste, provando al contempo la fallacia delle opinioni e dell'autorità di René Nelli. Per il resto, non è stata trovata finora alcuna prova scientifica valida dell'esistenza come della non esistenza della reincarnazione.
Riporto infine un thread di commenti al post del 2009. 

Un dialogo blogosferico
(che molti riterranno surreale) 

Antares: In effetti è quasi certo che non ci siano Buoni Uomini con accesso al pc e alla Rete. Gli ultimi documenti del XVIII secolo li descrivono come viventi in uno stato di "abietta povertà", seppur ben forniti di testi. 
Una volta girando per siti mi sono imbattuto in un vescovo della Chiesa Greco-Ortodossa che voleva far passare per Consolamentum l'ordinazione della sua comunità. Non aveva la Dottrina e il suo rito poteva solo far diventare preti ortodossi, non Buoni Uomini. Sono poi riuscito a convincerlo che il Battesimo di Spirito è una cosa del tutto diversa, e che non ci sono state più ordinazioni valide dai tempi di Costantino e di Silvestro. Non mi dilungo in ogni caso sui Buoni Uomini in questa sede, girano troppi cattolici-belva nostalgici delle crociate e dei roghi. 

Kopelev: Il dubbio da voi sollevato è più che legittimo. Sono del parere che qualcuno vi sia,  ma chissà  dove, forse a centinaia di chilometri di distanza dai luoghi in cui viviamo. Probabilmente egli conduce vita eremitica, sullo stile di Antonio l'Egizio, e non dispone di computer. 

Albedo: Ci somo persone che sono alla ricerca di nuove trovate per ammaliare la gente, questo "neocatarismo", ad esempio, le comprende proprio tutte: cristianesimo, religioni orientali, rosacrocianesimo, panteismo, e alla fine si condisce tutto con la parola "cataro", giusto per attirare la curiosità  delle persone (non sottovalutate il numero di persone, anche di media cultura che non sanno nemmeno che che cosa sia il catarismo). Si confeziona così un nuovo prodotto con cui vendere libri e fare convegni. 
Ora pongo una domanda fondamentale: possibile che su tutta la terra si sia perso il consolamentum, non esiste più nessuno che possa darlo? Il Demiurgo è riuscito a raggiungere la vittoria finale, costringendo tutte le anime a reincarnarsi? 

Antares: Carissimo Albedo, quella che hai posto è proprio la domanda che tanto mi angoscia. Sono convinto che qualcuno esista, perché è scritto che la Chiesa dei Buoni Uomini durerà  fino alla Fine dei Tempi. Capire invece dove si trovino questi Buoni Uomini e chi siano è un problema che non si riesce ancora a risolvere... 

Albedo: Le menzogna della New Age è come un virus mutante che cerca di impossessarsi di ogni involucro che trova, assumendone il nome anche se l'ontologia è del tutto diversa. Credo che non sia mai abbastanza ripeterlo, perché le genti non si accorgono di quanto sia insidioso e deleterio questo processo. 

Kopelev: Ancora una volta Antares compie un gesto encomiabile, denunciando le insidie che si celano dietro il cosiddetto "neocatarismo". La tesi secondo cui questo mondo possa essere redento e fatto evolvere fino a realizzare il Paradiso in Terra è di matrice diabolica. C'è Satana in persona dietro di essa, e chi la propala si fa suo complice. 

sabato 9 dicembre 2023


SINCRETISMI ABERRANTI

Uno dei fenomeni più deteriori prodottisi in ambito culturale negli ultimi decenni è rappresentato dall’emergere del cosiddetto “neocatarismo”, ovvero dall’artificioso innesto di elementi New Age sul tronco dell’antica tradizione dualista di matrice balcanica. Principale artefice di questa operazione arbitraria e nociva, lo psichiatra Arthur Guirdham (1905-1992) - amico di René Nelli, il fondatore del Centre d'études cathares
  -
le cui pubblicazioni hanno avuto vasta eco di consensi negli Stati Uniti e in Europa. Come un apprendista stregone, Guirdham ha fabbricato bizzarre commistioni sincretistiche, vere e proprie chimere. Esse hanno attecchito, col risultato di stravolgere i princìpi cardinali della dottrina dualista e di snaturare il catarismo sino a ribaltarlo nel suo contrario. Al fine di evidenziare la fonte degli errori in cui i guirdhamiti perseverano, ho ritenuto di fare cose utile traducendo il pregevole articolo di Benjamin E. Zeller intitolato “Suffering and the Problem of Evil”, contenente utilissimi spunti di riflessione che gettano luce sul carattere spurio e mendace del neocatarismo. Buona lettura. 

La sofferenza e il problema del male 
di Benjamin E. Zeller 

Le credenze New Age tendono a negare o quantomeno a minimizzare l’esistenza concreta del male. Sotto tale profilo, la New Age è simile sia al suo predecessore teologico, il movimento Ottocentesco del New Thought (Nuovo Pensiero), sia alla sua cultura d’origine: la filosofia di pensiero ottimista e progressista dell’America del secondo dopoguerra. La New Age discende in parte dal Nuovo Pensiero – che è a sua volta una derivazione della Christian Science – ed ha ereditato la posizione di quest’ultima circa la natura sostanzialmente illusoria del male. Il New Thought dichiarava che il male, la malattia e il peccato esistono solo perché la mente umana lo permette, e che tutte queste condizioni si possono superare mediante il potere della mente. La New Age accetta queste premesse di base. Gran parte delle tecniche di cura New Age cercano di utilizzare il potere della mente per controllare gli effetti fisici del male e della sofferenza. Anche la cultura americana, e specificamente l’ottimismo e lo spirito costruttivo del dopoguerra, hanno influenzato il punto di vista New Age sulla sofferenza e il male. Il senso di sovrabbondante ottimismo che caratterizza la New Age si pone sulla scia di una lunga tradizione di pensiero americano progressista, più precisamente la scuola di pensiero fondata da Norman Vincent Peale denominata “pensiero positivo”. Questa corrente afferma che la sofferenza è solamente uno stato mentale e che si possono superare tutti gli ostacoli mediante l’ottimismo e la perseveranza. Il movimento New Age fa suo questo approccio e dichiara che il male e il dolore esistono solo in quanto gli esseri umani consentono loro di esistere. Idealmente, gli esseri umani progrediranno sino a superare sia la sofferenza che il male, e a conseguire in tal modo una più elevata consapevolezza. Gruppi e sottoculture New Age espongono diversamente il credo secondo cui il male esiste solo come un’illusione propagata da menti irriflessive. A Course in Miracles (di 
Helen Schucman e William Thetford, ndr), uno dei testi New Age più popolari, insiste sul fatto che il mondo fisico stesso rappresenta solamente un’oscura proiezione del potere del pensiero. Male, bene, sofferenza e piacere non esistono per davvero secondo tale visione del mondo, almeno non nell’accezione comunemente intesa, ovvero non in senso fisico. A tale riguardo A Course in Miracles recepisce una lunga tradizione di pensiero filosofico che nega in modo similare la realtà di questo mondo. Altri gruppi e testi New Age mostrano un diverso approccio. Coloro che prestano particolare importanza alle tradizioni oracolari – tarocchi, astrologia, I Ching – di norma intendono la sofferenza come l’esito di un fallimento nel seguire il sentiero appropriato indicato dagli oracoli, e il male come una mancanza di equilibrio e più in generale come un fallimento sociale nel seguire la direzione più adatta. Di nuovo, il male esiste in quanto la mente umana ha fatto sì che esistesse. Dal momento che i seguaci della New Age credono generalmente che la mente umana possa sconfiggere il male allo stesso modo in cui lo produce, essi si dedicano a varie pratiche al fine di conseguire tale obiettivo.  Molti New Agers considerano la meditazione come il metodo più efficace per sconfiggere il male. I praticanti New Age attingono qui alla ricca tradizione meditativa propria delle religioni asiatiche, che concepisce la pratica della meditazione come un metodo per superare l’illusione. Numerose scuole induiste e buddhiste insegnano che il mondo è colmo di Maya, o illusione, e che la mente umana può superare tale illusione mediante la meditazione. Analogamente i New Agers hanno utilizzato queste pratiche meditative asiatiche al fine di liberare la propria mente dalle illusioni del male e del dolore. Occorre riconoscere che nel movimento New Age si presta scarsa attenzione al problema del male mentre ci si focalizza sul dolore e le sue cause. Sebbene fra i praticanti New Age non vi sia accordo sulla natura precisa del dolore, ad accomunarli è il principio del karma. Qui la New Age attinge al bacino delle religioni asiatiche, nella forma in cui esse furono volgarizzate nel secolo XIX dalla Teosofia, che introdusse il concetto di karma nella comunità religiosa americana. I New Agers credono che il karma spieghi per quale ragione gli individui soffrono e che il conseguire un’appropriata comprensione del karma, così come il padroneggiare il genere di karma che ciascuno accumula, conduca alla fine della sofferenza.

Conformemente all’approccio generale secondo cui gli esseri umani creano la propria stessa realtà, la visione del mondo New Age guarda al karma come a un mezzo per spiegare la natura dell’esperienza umana del mondo. Sebbene i giudizi New Age sul karma variino, tutti concordano sul fatto che azioni e pensieri negativi conducano a un cattivo karma, e che azioni e pensieri positivi conducano a un buon karma. Pertanto, il karma funziona come la legge universale di causa ed effetto che include ciascuna delle azioni di una persona. Analogamente alla concezione induista e buddhista del karma, i New Agers considerano il karma come impersonale ed automatico. Ma a differenza delle impostazioni induista e buddhista che fondamentalmente cercano di minimizzare il karma nella sua interezza, i New Agers in massima parte sperano di massimizzare il proprio karma positivo al fine di creare un mondo positivo per se stessi. Maggiore è il karma positivo che una persona ottiene, migliori la sua esperienza di vita e le esperienze di vite future. 

Il karma spiega un altro risvolto della concezione New Age del male e del dolore, segnatamente quello secondo cui gli esseri umani creano la propria sofferenza allo scopo di ricavarne lezioni spirituali. Gli studiosi definiscono tale concezione della sofferenza una spiegazione pedagogica del male, poiché guarda alla sofferenza come a una forma d’insegnamento. In accordo a questo approccio New Age, il mondo che la mente umana crea induce gli individui ad esperire eventi che insegneranno loro grandi verità spirituali, quand’anche tali esperienze dovessero causare dolore momentaneo. Dopo molte di queste esperienze, gli individui avranno acquisito conoscenza spirituale sufficiente per non necessitare di ulteriori lezioni. Gli studiosi rilevano come in una prospettiva psicologica questo approccio alla sofferenza attribuisca un significato compiuto al dolore, e perciò consenta ai praticanti New Age di concepire le proprie esperienze esistenziali come significative. Ne consegue che la teoria complessiva New Age del male e della sofferenza funziona come un modo per minimizzare il dolore privo di significato. 

Pietro Ferrari, 18 dicembre 2014

domenica 3 dicembre 2023


LA PROSTITUZIONE TRA I COLIBRÌ 

Il colibrì dei Caraibi dalla gola purpurea (Eulampis jugularis) è una specie appartenente alla famigia dei Trochilidi. La sua area di diffusione comprende Antigua, Guadalupe, Martinica, Montserrat, Saba, Santis Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Sint Eustatius. È stato osservato anche a Barbados, Barbuda, Grenada e nelle Isole Vergini. Il suo habitat naturale sono le foreste umide tropicali o subtropicali di bassa quota e i terreni altamente degradati derivati da precedenti foreste. Si adatta bene alle alterazioni del suo ambiente naturale, come ad esempio la trasformazione delle foreste in piantagioni di banani. 

L'Eulampis jugularis ha un piumaggio scuro, con gola e petto di color porpora, coda verde-blu, ali color smerando e becco ricurvo verso il basso. Questi minuscoli uccelli, che pesano all'incirca otto grammi, sono territoriali. Il maschio difende i territori ricchi di nettare floreale; la femmina fa questo soltanto durante la stagione riproduttiva. Studi conditti sull'isola di Dominica (Temeles e Kress, 2000) hanno dimostrato che la femmina preferisce accoppiarsi con maschi nei cui territori il nettare è più abbondante. La capacità del maschio di mantenere un ricco raccolto di nettare nel suo territorio non dipende soltanto dal numero di fiori presenti sul territorio, ma anche dalla sua capacità di prevenire furti da parte di intrusi. I maschi difendono riserve di nettare superiori più del doppio al loro fabbisogno energetico, fornendo al contempo qualche risorsa per attrarre intrusi di sesso femminile con cui potersi accoppiare. Così il comportamento territoriale dei maschi consta nella difesa di alcuni fiori come riserve di cibo e altri fiori come cibo per femmine estranee. Le possibilità di successo nell'accoppiamento variano in funzione della qualità del territorio, dalla bellicosità del maschio e dalle sue dimensioni. 

Sarebbe un grave errore proiettare sui colibrì un'emotività viscerale umana, lasciandosi ingannare dal loro aspetto grazioso. Gli antenati degli Aztechi avevano di certo notato la combattività di questi uccelli, da cui hanno tratto il nome della loro divinità della guerra, Huitzilopochtli, che deriva dalle parole huitzilin "colibrì" e opochtli "sinistra". 

Eppure già anni prima degli studi di Temeles e Kress, l'ornitologo Larry L. Wolf dell'Università di Syracuse (New York) ha fatto una scoperta ancor più interessante. Osservando il comportamento delle femmine dell'Eulampis jugularis, ha potuto constatare che esso è in tutto e per tutto assimilabile alla prostituzione: le femmine offrono sesso in cambio di cibo, e questo nel periodo dell'anno in cui non si riproducono. L'articolo di Wolf si intitola per l'appunto "Prostitution" behavior in a tropical hummingbird, e la sua pubblicazione risale al 1975. 
Link:

Le femmine dei colibrì della maggior parte delle specie sono chiaramente le sole responsabili per lo sforzo di nidificazione e non c'è alcun legame di coppia (Wagner, 1954; Wolf, 1964; Lack, 1968), anche se i maschi di alcune specie forniscono un aiuto indiretto (Wolf e Stiles, 1970; Snow e Snow, 1973). Questo significa che persino durante la stagione riproduttiva, le femmine della maggior parte delle specie non sono in grado di convivere o di utilizzare regolarmente un'area difesa dal maschio. In molte specie le femmine che nidificano non mantengono e probabilmente non possono mantenere territori intorno ai fiori (Wolf e Wolf, 1071; Stiles, 1973) e sono costrette a nutrirsi in territori incustoditi ed energeticamente poveri. Le femmine il cui comportamento permette loro di sfruttare cibo difeso dai maschi sembrano avere un vantaggio selettivo sia nella stagione riproduttiva che in quella non riproduttiva. Questo rapporto descrive aspetti del comportamento di accoppiamento nella stagione non riproduttiva della femmina del colibrì dei Caraibi dalla gola rossa (Eulampis jugularis) per assicurarsi l'accesso alle riserve di nettare dei territori dei maschi. Siccome il comportamento sessuale in questi casi è utilizzato per un beneficio energetico per la femmina, chiamo questo comportamento "prostituzione".  

Qualcuno commenta questa testimonianza di meretricio tra i colibrì affermando che "Si tratta di rapporti sessuali estemporanei, il cui vero significato non è stato tuttavia ancora chiarito dal punto di vista etologico." 

In realtà i farfugliamenti degli etologi non spiegano proprio nulla: partono dal presupposto che ogni comportamento sia una "strategia riproduttiva", e quando hanno davanti agli occhi qualcosa che contraddice la loro idea di "Natura meravigliosa", ecco che ne rimangono straniti a tal punto da perdere ogni barlume di facoltà razionale, finendo poi col passare sotto silenzio l'evidenza scomoda. L'idea materialista non è in grado di nascondere le molteplici evidenze della malvagità della Natura, che cerca di ridurre a tutti costi a codici evoluzionistici incapaci di render conto del perché certi orrori avvengano. 

Per la Fede dei Buoni Uomini, questa realtà miserabile della biologia è oltremodo chiara, sondabile fino alla sua radice ultima e spiegabile in termini comprensibili a tutti. Il Creatore Malvagio di questo universo ha imposto ogni sorta di comando deleterio nei corpi che ha tratto dal fango, non soltanto umani ma anche animali. Molte sette diffuse negli USA parlano al giorno d'oggi di Disegno Intelligente. In realtà, dimenticano di apporre a questa locuzione gli aggettivi Maligno e Satanico

(Il Volto Oscuro della Storia, 18 novembre 2012)

venerdì 1 dicembre 2023

UNA MOSCA BELLA QUANTO LETALE


Navigando ho trovato per serendipità qualcosa che mi ha colpito. La specie di mosca di cui ho scoperto l'esistenza ha un aspetto leggiadro e singolare. Il suo nome scientifico è Sicus ferrugineus. La sua livrea è gialla e bruna, spesso con sfumature rossicce. Ha antenne corte e una specie di protuberanza sulla sommità del capo, occhi grandi e castani. Il suo nutrimento è costituito dal nettare dei fiori. A tale inusitata bellezza si accompagna tuttavia qualcosa di sinistro. Le larve di qusto dittero sono infatti endoparassiti dei bombi, si impupano e svernano nei corpi delle loro vittime.  

I bombi sono insetti innocui, che producono un miele liquido. Non sono infestanti, anzi sono utilissimi per l'impollinazione. Se la Natura fosse opera di un'Intelligenza buona, dovrebbe favorirli e rispettarli. Invece sono perseguitati da una quantità indescrivibile di crudelissimi parassiti. Ogni autunno, gli insetti adulti muoiono nei loro nidi, divorati vivi dagli acari che finiscono col pullulare sui loro corpi fino a sommergerli completamente. 

Le deduzioni che si possono fare a partire da tutto questo sono sconfortanti quanto ineluttabili. Siccome un codice genetico non può essere il prodotto della mancanza di qualcosa, si vede come la sua stessa esistenza, in tutta la sua minuziosa complessità, dimostra le nostre tesi dualiste. L'osservazione del Sicus ferrugineus e della sua vita riproduttiva è quindi parte del Perpendiculum, ossia dell'applicazione della ragione a sostegno della teologia che diffondiamo. A chi sostiene che non possiamo provare quanto andiamo sostenendo da anni, noi mostriamo il libro stesso della Natura, ove ogni evidenza è mostrata in un modo tanto chiaro da non poter essere confutato. 
 
Mi è stato chiesto una volta se non salto a conclusioni affrettate. La risposta è sotto gli occhi di tutti. Infatti l'idea di una Natura buona è una menzogna diffusa in modo capillare tra le genti. Per sfatarla è sufficiente giungere da quanto ho scritto finora alle sole conclusioni possibili.
Le larve del Sicus ferrugineus esistono al solo scopo di divorare dall'interno i tessuti dei loro ospiti, i bombi. Non potrebbero vivere ed accrescersi in altro modo. Quindi la loro esistenza è possibile unicamente grazie allo strazio di altri viventi. Colui che ha progettato questo è il Creatore Malvagio. 

(Il Volto Oscuro della Storia, 25 novembre 2012)

mercoledì 29 novembre 2023

ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL DOLORE E SUL DISTACCO

Del valore nutritivo dei clisteri; del dottore BUNGE. - La possibilità di una digestione cecale è stata messa in dubbio da molti fisiologi; mentre Viridet ammetteva la possibilità d'una seconda digestione cecale delle sostanze albuminoidi, e questa opinione era stata adottata anche da Tiedmann e Gmelin. Anche Béclard crede nella possibilità d'una digestione cecale, quando il succo intestinale non adoperato da una previa digestione possa affluire nell'ultima porzione dell'intestino. Le condizioni vengono allora modificate e l'intestino crasso può dar luogo ad una digestione più o meno perfetta, dovuta probabilmente all'azione del succo enterico. Molti fatti clinici vengono a confermare questa teoria e fra gli altri il seguente: Nel maggio 1867 Mégissier consultò il dott. Bunge per uno stringimento dell'esofago, che si poteva sentire dietro la trachea. Da 4 o 5 mesi, malgrado diversi trattamenti, fra quali però venne negletta la dilatazione meccanica locale, questo stringimento si accrebbe a tal punto da non lasciar passare che alimenti liquidi. Il collo al disotto della laringe presentava un rigonfiamento generale dovuto ad un grande ispessimento del tessuto connettivo, e in molti punti nell'atto della deglutizione si poteva riconoscere un'aderenza della pelle all'esofago. In seguito all'uso di sonde e di cateteri per tre settimane si poté ottenere una dilatazione bastevole per lasciar passare alimenti di consistenza poltacea. La dilatazione, l'uso di frizioni iodate, delle docce fredde durate 15 giorni recarono un notevole miglioramento, ed il malato fu nutrito per mezzo dell'iniezione di materie alimentari fatta per mezzo delle sonde esofagee. Nell'aprile del 68, forse in causa di un raffreddamento forte, sopravvenne al malato un flemmone del collo, che rese quasi impossibile la deglutizione. Il malato, che di per se solo introduceva la sonda facendo sforzi inopportuni, fece una falsa strada che si apriva nella trachea. Convenne dunque rinunciare affatto alla sonda e ricorrere all'unica risorsa rimasta dell'alimentazione artificiale per mezzo di clisteri di tuorli d'uova, brodi, zuppe, ecc. L'alimentazione rettale fu da sola adoprata per 59 giorni, cioè dal 20 aprile al 18 giugno. Nelle prime settimane il malato era debole e si lamentava di un senso penoso di sete; ma nella terza settimana non soffriva più né di fame, né di sete, né di dolori speciali; e solo si notava in lui un leggiero dimagramento. Nella nona settimana moriva per colite. Il dott. Bunge crede che senza la comparsa di questa ultima infiammazione il malato avrebbe potuto vivere molto tempo ancora coi soli clisteri, benché per altra parte sia lecito il sospettare che la colite sia stata prodotta dai maneggi ripetuti per iniettare nel retto sostanze alimentari. In ogni modo abbiamo il caso ben documentato di un uomo che, senza presentare notevole dimagramento, ha potuto vivere 59 giorni con clisteri nutrienti (Deutsche Klinik e La Sardegna Medica). 

Questo testo medico, ormai datato - risale al XIX
 secolo - ha una sua utilità e trovo che la sua lettura sia oltremodo salutare: andrebbe raccomandata soprattutto a coloro che parlano di "irrealtà della sofferenza", pretendendo di affrontare il Male tramite il "distacco". A chi sostiene che il Principe Gautama predicò questo stesso distacco, si dovrebbe obiettare che se lo fece fu perché in vita sua non ebbe mai un ascesso. Che lo facesse proprio in questi termini, è tuttavia assai dubbio. Infatti Buddha sapeva bene che la sofferenza è insita in ogni essere senziente: nell'impermanenza di ogni cosa, il dolore è una costante, è l'unica cosa che accomuna i viventi.  

Quando si hanno i vermi e le piaghe, quando le ferite gemono pus, quando ogni singolo movimento costa dolori atroci, si vedono le cose in modo molto ben diverso da come le può vedere un sovrano che scoppia di salute, e parole come "il Male è una cosa soggettiva" o "la sofferenza è priva di realtà" appaiono in tutta la loro natura grottesca, ridicola e blasfema. Il Male in tutte le sue manifestazioni è un dato di fatto con cui dobbiamo fare i conti, e a ricordarcelo sta la natura stessa del dolore, che quando si manifesta non permette compromessi. Sia esso fisico o morale. Sulla sua origine poi si può anche parlare per ore, senza arrivare da nessuna parte. Parlare di "distacco" quando si è ben pasciuti, non si hanno particolari problemi e si vive tra mille comodità è facile quanto vano. Parlare di "distacco" quando si ha un osteosarcoma e le metastasi hanno ormai invaso il corpo è ben più difficile, specialmente se non c'è un flusso costante di morfina a render possibile l'articolazione di un simulacro di pensiero.

Tempo fa ho letto un interessante aneddoto. Uno stoico che visse all'epoca di Nerone fu tormentato da un aguzzino effeminato, che gli ruppe una gamba con una spranga. Lo stoico non si scompose e rivolse al carnefice questa domanda: "Ecco, adesso che la gamba è rotta, cos'hai ottenuto?" Un simile filosofo merita rispetto e grande stima per il suo assoluto controllo sulle passioni e sul dolore, cosa che nemmeno un umano su un miliardo potrebbe possedere. Almeno egli agiva in tutto e per tutto in modo consequenziale alle proprie premesse. Inutile aspettarsi una simile coerenza con coloro che parlano oggi di "irrealtà del dolore" e di "distacco". Proprio non me li vedo affrontare la tortura come se fosse una specie di solletico. 

(Il Volto Oscuro della Storia, 21 gennaio 2015)

sabato 25 novembre 2023

LA GENEROSITÀ DELLA NATURA

Nel 1848, alcuni cercatori d'oro affamati stavano attraversando il deserto del Nevada, quando notarono su un dirupo delle palle luccicanti formate da una sostanza che assomigliava a quella delle caramelle. Leccarono e mangiarono queste pallottole, che erano dolci, e ne rimasero nauseati. Alla fine capirono che si trattava di depositi creati da piccoli roditori, chiamati ratti del deserto, che costruiscono le loro tane accumulando bastoncini, frammenti di piante e letame di mammiferi raccolto nelle vicinanze, insieme a rimanenze di cibo, ossi di scarto e alle loro stesse feci. Non avendo il bagno in casa, questi ratti fanno i loro bisogni sulle tane; lo zucchero e altre sostanze si cristallizzano quando l'urina si asciuga al sole, cementando questo mucchio di materiale vario fino a fargli ottenere la consistenza di un mattone. I minatori avevano dunque gustato urina essiccata di topo, condita con feci e rifiuti vari. 

Jared Diamond, Collasso 
 
Nella Natura non esiste nulla che possa essere chiamato "Madre", non certo nell'accezione che noi diamo usualmente a questo termine - a meno di non intendere le madri degli acari, che scodellano nidiate di neonati già pronti per l'accoppiamento e lasciati alle immonde libidini di un gran numero di maschi bramosi di violarli. Si capisce dunque che non può esistere un Principio Buono alla base della vita biologica che siamo costretti a subire, altrimenti nessun essere vivente subirebbe mai stenti e privazioni, finendo vittima delle situazioni più aberranti. Tutto acquista invece una spiegazione chiara - per quanto tremenda - non appena comprendiamo che il Principio Creatore della Natura è il Male: questo demone accende infatti la scintilla dell'autocoscienza negli involucri carnali solo perché questi siano fonte di ogni maledizione per coloro che vi sono imprigionati. Se analizziamo la situazione descritta da Jared Diamond nel brano sopra riportato, ci rendiamo subito conto che i minatori e i ratti del deserto sono allo stesso identico modo vittime del Boia Cosmico. Così come Esaù vendette la primogenitura per un piatto di lenticchie, allo stesso modo i viventi si prostituiscono tutti nel modo più vile ed abietto, barattando per un attimo di fugace piacere eoni di dolore e di umiliazione. Questo perché i morsi della fame e della smania di accoppiamento sono tremendi e squassano il corpo, creando un'insopportabile tensione: pur di far finire un simile strazio, roditori ed esseri umani sono disposti a tutto. I primi procreano per mandare avanti le loro montagne di escrementi, i secondi finiscono col leccare ed ingurgitare queste concrezioni non appena la sopravvivenza appare anche solo un po' incerta. Si può credere sensato un simile modo di tirare avanti? Si può anche per un attimo ritenerlo un valore degno di essere propagato? Perché mai farlo proseguire nelle generazioni future, coinvolgendo milioni di poveri innocenti caduti, anche quando la sua stessa prospettiva ci appare intollerabile? In fondo cos'è mai un orgasmo se non la liberazione di qualche fiotto di pus ripugnante o il rilassamento della tensione pelvica? E tutto questo vale le eternità di vita nella morte che derivano dalla semplice follia di un istante? Mi sento di proferire una semplice sillaba in risposta a questa angosciosa domanda: NO! Non ne vale la pena. Cerco in tutti i modi di diffondere questa Consapevolezza, questa Conoscenza del Bene, perché per quanto inutili e grottesche siano le nostre vite terrene, non possa da esse nascere alcuna prosecuzione nel corpo fisico. Per quanto il Re del Mondo possa perseguitarci e straziarci, per quanto possa deriderci e renderci impossibile ogni giorno, di certo dal nostro rifiuto del Cosmo si originerà un danno alla sua contabilità usuraia. Rifiutare di mettere a questo mondo nuovi dannati, ecco quel potere grandioso che nessun demonio potrà mai toglierci. Ecco cosa siamo chiamati a lasciare in eredità: il dono più immenso e splendido che sia possibile immaginare, quello dell'Estinzione. 

(Il Volto Oscuro della Storia, 8 luglio 2011)

mercoledì 18 ottobre 2023


DUALISMO ASSOLUTO E DUALISMO MITIGATO

Permangono molti equivoci sull'uso di alcune importanti definizioni teologiche che riguardano il Catarismo. Un fraintendimento cruciale riguarda l'uso di due aggettivi riferiti a questa religione: Assoluto (o Radicale) e Mitigato (o Moderato). È inevitabile che tra le genti essi siano intesi non già in senso teologico, ma con il significato a cui i media ci hanno abituato nella vita di tutti i giorni. Per giornalisti e cronisti, un radicale sarebbe un fondamentalista, mentre un moderato è un buona sostanza un democratico. Nulla di più lontano dal vero.

L'uso di questi termini non deriva neppure da un rigore etico o dall'austerità dei costumi: è relativo unicamente all'origine di Satana.

Per i Dualisti Radicali, esiste un vero e proprio Dio del Male, ossia il Male è un principio primigenio, increato, che non deriva affatto dalla degradazione dell'opera del Dio Buono.

Per i Dualisti Mitigati, esiste invece un solo Dio, quello Buono, che però avrebbe creato un angelo poi decaduto, Satana, il quale avrebbe creato in ogni caso il mondo materiale.

Ad essere identica in tutti i veri Catari, è proprio la fede nell'origine maligna dell'universo e del corpo umano.

Pur con la dovuta cautela, possiamo ben estendere queste denominazioni anche a religioni dei primi secoli del Cristianesimo. Come ho già avuto occasione di far notare, l'antico Gnosticismo diffuso in epoca imperiale era un Dualismo Moderato, perché il Demiurgo vi era inteso come una creazione difettosa di Dio. L'antico Manicheismo era invece una forma di Dualismo Assoluto perché ammetteva un Male increato.

A prima vista potrebbe sembrare che questa classificazione contrasti con quella data dagli autori che distinguono la Gnosi Siro-Egizia da quella Iranica, affermando che la prima è rigorosa in quanto ritiene impura tutta la Creazione ilica (materiale), comprendendo quindi anche gli astri, mentre la seconda è moderata nel confinare il suo assolutismo al mondo sublunare. Infatti per il Profeta Mani il mondo astrale è puro, e anche nel mondo in cui viviamo ci sono elementi ripieni di particelle di Luce intrappolate (meloni, olio e simili).

Questa posizione è stata ben esposta nella conferenza "Discussione sulle radici dello Gnosticismo" (8 Maggio 2004), moderata da Filippo Goti.

Come ben si capisce alla luce di quanto ho esposto finora, il contrasto in questione è soltanto apparente, a causa della natura tecnica delle parole che designano ciò che stiamo considerando.
Uno gnostico alessandrino (tecnicamente moderato) potrebbe anche vedere il mondo più nero di un manicheo (tecnicamente radicale).

Per quanto riguarda invece il Catarismo Radicale, la sua visione delle cose è comunque diversa da quella degli antichi seguaci di Mani, in quanto oltre a ritenere Satana increato, considera il mondo astrale assolutamente malvagio. Stellae non sunt mundae: le stelle non sono pure! È la più adamantina forma di pessimismo cosmico di tutta la storia dell'umanità.  

Interessanti le posizioni esposte da Giovanni Magnani nel suo libro "Religione e religioni - dalla monolatria al monoteismo profetico", che considera il Dualismo Moderato come imperfetto, mentre all'interno del Dualismo Radicale distingue a sua volta due forme: Dualismo Radicale Assoluto e Dualismo Radicale Mitigato. Nel primo il Male, coeterno al Bene, sarà sempre tale, mentre nel secondo il Male verrà distrutto o assorbito (Apocatastasi). I Fratelli Autier erano Catari Assoluti che credevano che il Male alla Fine dei Tempi sarebbe stato distrutto, mentre per altri al Giudizio sarebbe seguito un nuovo ciclo cosmogonico. È anche possibile che l'idea di una nuova invasione dei Cieli da parte del Male fosse tenuta nascosta ai credenti meno istruiti per non ingenerare inquietudine e disperazione.


Facendo ricerche nel web mi sono spesso imbattuto in persone che si definiscono aderenti al Neocatarismo. Ora, questi navigatori si reputano seguaci del Dualismo Mitigato, anche se non condividono alcun dettaglio della sua teologia. Insistono in particolare sull'origine divina di tutto il creato. Essi usano quindi solo come maschera il nome di Catari e Gnostici, e si può provare che hanno nei confronti del termine Manicheismo un odio quasi pari a quello che anima i cattolici più integralisti.
 
I Catari Radicali considerano alla base dell'esistenza un Dio Malvagio e un Dio Buono, i Catari Mitigati considerano un Dio Buono e un'entità cosmogonica minore, corrispondente al Demiurgo degli Gnostici di epoca imperiale.

I Neocatari di Francia invece ritengono che esista un solo Dio e gli attribuiscono la creazione materiale proprio come fanno i cattolici e tutti gli alti aderenti al Concilio di Nicea. Ritengono inoltre che vi siano in un unico Dio due princìpi contrastanti e inconsapevoli, attribuendo con tenacia alla cattiva interpretazione degli atti dell'Inquisizione ogni tentativo di affermare il contrario. Non pensano in nessun modo all'impossibilità che una stessa fonte possa dare al contempo acqua dolce e acqua salata. Proporrei per questo Neocatarismo un nome più consono: Pseudocatarismo.

Diversi pseudocatari protestano affermando che la stessa idea di Dualismo non sarebbe cristiana, ma ciò è del tutto inconsistente. Infatti in Giovanni è scritto:

Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza, ma chi fa la volontà del Padre rimane in eterno!
Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza, ma chi fa la volontà del Padre rimane in eterno!

lunedì 16 ottobre 2023


CRISTOLOGIA CATARA 

Cristo non fu uomo di carne 

La religione dei Catari continua una tradizione cristologica molto antica, che era già perfettamente definita dai grandi Maestri Gnostici dell'epoca imperiale, e che continuò nei Manichei, nei Priscillianisti, nei Pauliciani, per poi ritrovarsi tra i Bogomili di Bulgaria ed essere così diffusa nuovamente in Occidente. È il Docetismo, la dottrina che nega la realtà della natura corporea di Cristo. 

L'incompatibilità dell'universo materiale con l'universo dello Spirito è stridente e assoluta, e la coesistenza di anima e corpo negli esseri viventi è opera del Creatore Malvagio. Se questa triste sorte tocca alle anime precipitate dal cielo e rinchiuse nelle tuniche di pelle e di carne, si capisce che Cristo non poté sottostare a tutto ciò. Non è necessario cercare nei Vangeli apocrifi: già dai Vangeli a tutti noti come canonici è evidente che non ci fu mai alcun patto tra Dio e Belial. In Cristo non può quindi aver avuto luogo l'incoerente partecipazione alla natura del Bene e al contempo del Male. Essendo stato inviato dal Dio dei Buoni Spiriti per portare al mondo la Conoscenza salvifica, non è possibile che si sia piegato a un'esistenza dominata dall'umiliazione fisica. Il suo corpo non era di carne, ma ne aveva solo l'apparenza. In altre parole, la sua fisicità era DOKOS, ossia illusione. È questa l'etimologia della parola Docetismo, corradicale al greco DOKEIN 'apparire'. Quando Giovanni ci dice che il Verbo si fece Carne, intende dire che simulò la carne, non certo che ne rimase incarcerato come insegna invece la Chiesa di Roma. 

Le conseguenze di questo dogma sono innumerevoli. Innanzitutto, Cristo non poté in alcun modo incarnarsi nel ventre di Maria. Il termine usato dai Buoni Uomini è Adombramento. Cristo cioè passo attraverso Maria come un liquido passa attraverso un tubo, senza prendere nulla dal corpo di lei. Il punto di entrata è da identificarsi con un orecchio della Vergine, e da lì il bambino comparve al suo fianco senza transitare dal canale riproduttivo. 

Come disse e ribadì più volte l'Amico di Dio Peire Autier al principio del XIV secolo, in nessun modo qualcosa di sporco come il ventre di una femmina potrebbe mai essere stato la dimora di Cristo. 

Questo bambino non era affatto come i bambini umani, essendo simile a quello che oggi si chiamerebbe ologramma. In particolare non era provvisto neppure di un abbozzo di organi genitali, ma era liscio come una bambola. Per combattere questa idea, la Chiesa di Roma ordinò che i pittori dipingessero il Bambin Gesù con l'organo genitale bene in evidenza. Per questo motivo, suppongo che a Genova i Catari chiamassero per scherno quel membro 'budellino', e di qui ne derivò la parola 'belin', che ancora oggi in quella città indica il pene. 

Mentre i suoi compagni ed amici mangiavano e bevevano, Cristo crebbe dando soltanto l'illusione di alimentarsi, mentre in realtà né mangiò né bevve. Non introdusse alcuna sostanza organica nel fantasma che era. Quando fu adulto non emise mai seme e non concupì mai in alcun modo la carne di una femmina: non possedeva in alcun modo il mezzo per farlo, e la sua volontà di certo nutriva ripugnanza per simili sozzure. 

La sua passione sulla croce fu parimenti illusoria, ed egli ascese al Cielo direttamente, perché gli Inferi in cui discese sono in realtà questo stesso mondo di materia. L'Inferno in cui Cristo si calò è una regione, proprio come il Piemonte, la Lombardia o la Bosnia, così dicevano i Catari italiani del XIII-XIV secolo. 

La Salvezza che Cristo portò al mondo non fu, come dice la Chiesa di Roma, l'assumere su di sé i peccati dell'umanità redimendola tramite lo strazio di un corpo materiale, bensì la rivelazione dell'Intendimento del Bene, che è il vero nome del Catarismo. Si tratta della consapevolezza dell'assoluta malvagità di tutto ciò che è transeunte, unitamente al Battesimo di Spirito che permette all'anima caduta di ricongiungersi allo Spirito, fuggendo così da questa realtà. 

Le conseguenze del Docetismo però non finiscono affatto qui. Vi è tutto un insieme di concatenazioni che riguardano più specificamente il mondo moderno, quello in cui viviamo. 

Le riassumerò in poche parole. La Dottrina Catara nega qualsiasi possibilità di esistenza di una stirpe originata dal seme di Cristo. Equivocando il contenuto di testi gnostici che parlano del matrimonio SPIRITUALE tra Cristo e la Maddalena (del tutto simile a quello di Anima e Spirito che si realizza nel consolato), è invalsa la moda tra le genti mondane di credere che tra i due si sia consumata un'unione fisica produttrice di feti. Ciò è molto più blasfemo per i Catari di quanto non lo sia per qualunque cattolico. 

Il Docetismo spazza via in un solo colpo la mistica del Graal come sangue della passione, a meno che non vogliamo ritenerlo il fluido plasmatico non terreno di cui parla lo scrittore di fantascienza Philip K. Dick nella Trilogia di Valis.  

Il Docetismo annienta tutte le speculazioni sui Merovingi come discendenti di Cristo, come ho più volte dimostrato (repetita iuvant). Allo stesso modo distrugge i misteri di Rennes-le-Château, i deliri dei Sinclair e dei Plantard, le immonde blasfemie del turpe Saunière. Permette, in modo molto semplice e concreto, di raggiungere lo scopo che invano moltissimi cattolici cercano invano di perseguire: smantellare il Codice Da Vinci.
Solo seguendo la retta Fede dei Buoni Uomini si smascherano gli inganni. 

Mi è stato fatto notare come il Docetismo sia implausibile, come anzi costituisca un punto debole del Catarismo. Io invece affermo che è una naturale conseguenza degli insegnamenti dualisti anticosmici.
A coloro che mi deridono perché vi aderisco, faccio notare come dal punto di vista logico ciò che credo sia impeccabile, in quanto parte di un sistema filosofico coerente e di grandissima profondità. Loro però non mettono in discussione che il loro stesso corpo fisico risorgerà dai vermi e dal terriccio. 

sabato 14 ottobre 2023


LA FOLLIA DEL DR. LIVINGSTONE 

Così il Dr. Livingstone ha descritto la sua aggressione da parte di un leone:

"Si è indotti in una specie di stato sognante, in cui non si soffre né si ha paura. Assomiglia a quello descritto dai pazienti narcotizzati con il cloroformio, i quali vedono tutta l'operazione ma non sentono il coltello... È probabile che questa condizione si produca in tutti gli animali uccisi dai carnivori; e in tal caso è un provvedimento misericordioso del nostro benevolo creatore per lenire la sofferenza della morte".

Il brano in questione è riportato da Bruce Chatwin nel suo libro Le Vie dei Canti, in cui canta le lodi della vita nomade. Pur essendo egli meritorio per la gran mole di informazioni riportate nelle sue opere, sembra che la sua visione dei popoli nomadi sia condizionata da un senso di irrealtà: egli ignora le grandi sofferenze insite nella condizione dei vagabondi, dal momento che ha sempre avuto una camera d'albergo in cui rifugiarsi la sera per fare una doccia e cambiarsi d'abito. Egli condivide in toto l'idea del Dr. Livingstone, ipotizzando addirittura che morire sbranati da un grande felino sia una cosa affascinante e molto meno terribile di quanto la gente pensi. 

Possibile che ci siano persone tanto cieche al dolore? Il Dr. Livingstone trovava facile credere alla benevolenza di un Creatore che somministra un anestetico a chi viene dilaniato dagli artigli di un leone, ma gli era impossibile anche solo sospettare la malvagità del Creatore delle belve. Questa è follia. In realtà la risposta all'interrogativo ci viene leggendo il resoconto di Livingstone con attenzione. La sua follia è stata provocata da violente scariche di endorfine, le droghe che il cervello sintetizza e libera nel flusso sanguigno quando si trova in condizioni di grave crisi. Dobbiamo quindi ritenere che il Dr. Livingstone provasse quello che sente un malato terminale di cancro a cui vengono somministrate massicce dosi di morfina. Non è una follia consapevole, ma una follia indotta dall'anestetico. L'ottimismo è una malattia e ha le sue radici nella neurochimica. Non è una scelta, e questo fornisce un'ulteriore dimostrazione dell'inesistenza del libero arbitrio. 
 
Noi, che possiamo vedere le cose in modo più obiettivo di chi si trova nell'abbraccio di un grande felino, comprendiamo che è assurdo definire "buono" il Creatore di questo universo materiale, così come è senza senso chiamare "misericordioso" un carnefice che dopo aver straziato un condannato gli conceda un sorso di succo di nepente. Può un Dio di bontà infinita creare o permettere la morte e lo strazio? Può un Dio di bontà infinita essere la fonte del Male? NO. Il Creatore di questo universo non è affatto il Vero Dio, bensì Satana. "Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il Diavolo, va attorno come un leone ruggente in cerca di chi possa divorare" (1 Pietro 5:8). 

(Il Volto Oscuro della Storia, 11 mar 2012)

giovedì 12 ottobre 2023



LA CONOSCENZA DEGLI ANGELI 

Qualche anno fa un utente Splinder denominato Bart ha apposto un commento a un mio post pubblicato sul blog Riti e Rituali, del Fratello Mstatus. Il testo era tratto dall'opera teologica di Giovanni di Lugio, della Chiesa di Desenzano. Parlava dei Due Princìpi, ed in particolar modo dell'uso del termine "Nulla". Questo Bart era capace di intendere soltanto la parola "nulla" come epiteto della "non esistenza", vedendo una contraddizione nel parlare del Nulla come di un principio. Così gli ho risposto: "Non c'è alcuna contraddizione. Muoversi ed esistere non significa di per sé essere. Questo universo è corroso nel suo midollo ontico, è nulla. Nulla è la vita biologica che vi viene trasmessa tramite la procreazione, perché ciò è opera del Dio Malvagio. La creazione malvagia è una discarica di corruzione, e siccome siamo in essa imprigionati, ne consegue che una parte della nostra natura è nulla". Per niente convinto, Bart è tornato alla carica scrivendo: "E come mai la natura è razionale, si lascia capire? se Dio è Logos e la natura non viene da Dio come mai?" 

Questa è infatti la posizione della Chiesa Romana, che la Natura sia stata scritta usando un linguaggio matematico proprio dal Dio del Credo di Nicea. Alla fine qualcosa mi ha distolto dalla discussione, che è venuta a cadere. 

La realtà dei fatti è molto scomoda e inquietante. La Natura è a tutti gli effetti oscura e impenetrabile. Non si lascia affatto capire. Noi elaboriamo modelli logico-matematici perché siamo colpiti da AGNOSIA, ossia da incapacità di distinguere le cose. Così con le stampelle della logica, noi costruiamo edifici di teorie balbuzienti per ovviare al danno che ci ha colpiti quando siamo precipitati in fiamme dal Cielo. Me ne sono reso conto appieno leggendo un libro del neurologo Oliver Sacks, "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello". A tutti sono noti i devastanti danni apportati da ictus e altri incidenti all'emisfero sinistro del cervello. Pochi hanno però studiato i danni provocati da simili infortuni all'emisfero destro. Ne ha parlato diffusamente anche Lurija, il padre della neurologia, riportando un gran numero di casi singolari. Si nota ad esempio come alcuni pazienti siano affetti da prosopagnosia, ossia dall'impossibilità di distinguere un volto dall'altro. Ognuno di noi ha bene impressi nella memoria i lineamenti delle persone che riconosce, ma chi soffre di prosopagnosia non ci riesce. Non può riconoscere qualcuno se non per dettagli come la barba, la capigliatura, i nei, e deve analizzarli uno ad uno con penosa fatica per ricomporre un quadro convincente. Così se si prendessero fotografie dei volti di Belén Rodriguez e di Maradona, ecco che il prosopagnosico vedrebbe solo una differenza: Maradona ha la barba. Si nota l'uso della logica come stampella, per compensare gli effetti di un trauma che ha fatto perdere l'intuizione. 

Quando eravamo nei Cieli, quando eravamo Angeli, potevamo conoscere ogni cosa direttamente, in modo sintetico, senza alcuna necessità di analisi. Così se qualcuno avesse rovesciato su un tavolo una scatola di piselli, avremmo detto all'istante una parola di poche sillabe, avente il significato del numero esatto di piselli, senza alcun bisogno di contarli. Ad esempio qualcosa come IADX, con il senso di 492, senza alcun bisogno di specificare con quei suoni qualcosa come "quattro centinaia, nove decine e due unità". Adesso siamo privi di queste immense capacità simboliche e cognitive. L'unica lingua che conservi un sistema numerico angelico è la lingua Enochiana, che alcuni autori ritengono una creazione di John Dee, mentre altri sono propensi a crederla un idioma di origine non umana. In pratica non possiamo più sapere quasi nulla in modo diretto: dobbiamo contare i piselli uno ad uno. Siamo limitati, e Satana è il Signore dell'Analisi. Il suo mondo è ostile e impenetrabile. Le nostre antiche facoltà sono andate perse e dobbiamo ovviare a questo come possiamo. Il Logos è del Vero Dio, non della scienza umana che ha bisogno di contare il numero delle dita delle mani per sapere che ne abbiamo dieci. 

Esistono alcune persone bizzarre che hanno mantenuto notevoli tracce della Conoscenza degli Angeli, e che possono conoscere i numeri senza contare. Per esempio Jedediah Buxton, che nel bel mezzo di una festa danzante non comprendeva la musica, ma era attraversato da flussi numerici descriventi quanti passi venivano compiuti dalle coppie vorticanti, istante dopo istante. Quando sentiva un discorso politico, non capiva nulla e ne era disturbato, ma anche a distanza di anni, sapeva dire con esattezza quante parole e quante sillabe il politico avesse pronunciato, e senza alcuno sforzo. Oppure i gemelli autistici descritti da Sacks, che possedevano un algoritmo inconscio che permetteva loro di conoscere l'esatta data della Pasqua di qualsiasi anno del passato o dell'avvenire. Se uno chiedeva loro quando sarebbe caduta la Pasqua nell'anno 679.392.456 d.C., quelli avrebbero risposto all'istante, visualizzandolo in un universo figurato e simbolico che potevano contemplare come si contempla un qualsiasi paesaggio. La Scienza è del tutto incapace di spiegare l'esistenza di simili facoltà. Dal punto di vista biologico ed evolutivo, non si possono situare da nessuna parte. Come altro poterle spiegare, se non come una prova della nostra origine da un altro universo? 

(Il Volto Oscuro della Storia, 1 mar 2011)