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lunedì 9 dicembre 2024


ESSI VIVONO

Titolo originale: They Live
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Lingua: Inglese
Anno: 1988
Durata: 94 min
Rapporto: 2,35:1
Genere: Fantascienza, grottesco, azione
Regia: John Carpenter
Soggetto: Ray Nelson (racconto)
Sceneggiatura: John Carpenter
Produttore: Larry J. Franco
Fotografia: Gary B. Kibbe
Montaggio: Gib Jaffe, Frank E. Jimenez
Effetti speciali: Roy Arbogast
Musiche: John Carpenter, Alan Howarth
Scenografia: William J. Durrell Jr, Daniel A. Lomino
Trucco: Frank Carrisosa
Interpreti e personaggi:
    Roddy Piper: John Nada
    Keith David: Frank Armitage
    Meg Foster: Holly Thompson
    George Flower: Drifter
    Peter Jason: Gilbert
    Raymond St. Jacques: Predicatore
    Jason Robards III: Padre di famiglia
    John Lawrence: Uomo barbuto
    Susan Barnes: Donna castana 
    Sy Richardson: Rivoluzionario nero 
    Wendy Brainard: Figlia del padre di famiglia
    Lucille Meredith: Intervistatrice 
    Susan Blanchard: Donna ingenua 
    Norman Alden: Caposquadra 
    John F. Goff: Cliente ben vestito 
    Norman D. Wilson: Venditore
    Dana Bratton: Tossicodipendente nera
    Thelma Lee: Signora ricca 
    Stratton Leopold: Umano depresso 
    Rezza Shan: Impiegato arabo 
    Norman Howell: Poliziotto biondiccio 
    Larry Franco: Vicino 
    Tom Searle: Motociclista 
    Robert Grasmere: Uomo biondiccio trasandato 
    Vince Inneo: Guardiano del passaggio
    Bob Hudson: Guardiano del passaggio 
    Jon Paul Jones: Manager
    Dennis Cosmo Michael: Conduttore di telegiornale 
    Nancy Gee: Conduttrice di telegiornale 
    Claudia Stanlee: Giovane dirigente 
    Eileen Wesson: Segretaria incinta 
    Christine Ann Baur: Donna al telefono
    Gregory J. Barnett: Guardia di sicurezza
    Jimmy Nickerson: Guardia di sicurezza
    Kerry Rossall: Guardia della 2a unità
    Cibby Danyla: Signora nuda
    Jeff Imada: Demone maschio 
    Michelle Costello: Demone femmina
Doppiatori italiani:
    Piero Tiberi: John Nada
    Paolo Buglioni: Frank Armitage
    Sonia Scotti: Holly Thompson
    Diego Reggente: Gilbert
    Angelo Nicotra: Drifter
    Sergio Rossi: Predicatore 
Titoli in altre lingue: 
   Tedesco: Sie leben 
   Francese: Invasion Los Angeles 
   Portoghese: Eles vivem 
   Russo: Чужие среди нас 
   Polacco: Oni żyją 
   Ungherese: Elpusztíthatatlanok 
   Finlandese: Pahan kehä 
   Emiliano-Romagnolo: Chi lōr i vìvan 
Budget: 4 milioni di dollari US
Box office (Nordamerica): 13,4 milioni di dollari US

Trama:
John "Nada" è un senzatetto biondiccio che arriva a Los Angeles, in California, in cerca di lavoro; qui nota un predicatore che avverte come "loro" abbiano reclutato i ricchi e i potenti per controllare l'umanità. Trova impiego in un cantiere edile e stringe amicizia con un collega, il mandingo Frank, il quale lo invita a vivere in una baraccopoli vicino a una chiesa, dove incontra Gilbert, il leader della loro comunità.
Un hacker prende il controllo delle trasmissioni televisive, avvertendo che l'umanità è "il loro bestiame" e che l'unico modo per far emergere la verità è interrompere il segnale alla fonte. Gli spettatori che seguono la trasmissione iniziano ad accusare mal di testa. Nada segue Gilbert e il predicatore all'interno di una chiesa, dove scopre che una registrazione di musica gospel sta coprendo – a sua insaputa – una riunione a cui partecipa anche l'hacker. Trova inoltre delle attrezzature e alcune casse, ma è costretto a fuggire dopo essersi scontrato con il predicatore. La baraccopoli e la chiesa vengono distrutte durante un'irruzione della polizia, mentre l'hacker e il predicatore subiscono un violento pestaggio da parte degli agenti. 
Nada recupera una delle casse dalla chiesa e ne estrae un paio di occhiali da sole. Nasconde poi la cassa trafugata in un cumulo di rifiuti in un vicolo. Scopre che, una volta indossati, gli occhiali mostrano il mondo in bianco e nero, rivelando messaggi subliminali, celati nei media, che spingono al consumismo e al conformismo. "Obbedisci", "Compra", "Consuma", "Non pensare", "Conformati", "Guarda la televisione", "Resta addormentato", "Sposati e riproduciti", "Non criticare l'autorità", "Niente pensiero indipendente". Sulle banconote appare la scritta "Questo è il tuo Dio". Inoltre, gli occhiali svelano che molte persone sono in realtà alieni dall'aspetto mostruoso, con occhi sporgenti senza palpebre e volto scarnificato, che si celano dietro sembianze umane. Queste creature dispongono di dispositivi di comunicazione da polso che consentono loro di teletrasportarsi, oltre a utilizzare droni per la sorveglianza. Quando, all'interno di un supermercato, alcuni alieni si accorgono che Nada è in grado di identificarli, l'uomo viene affrontato da due agenti di polizia alieni. Nada li uccide, sottrae le loro armi ed entra in una banca, dove nota che diversi impiegati e clienti sono alieni. Ne elimina alcuni e riesce a fuggire prendendo in ostaggio una donna fulva, Holly Thompson. Nada tenta di convincerla a indossare gli occhiali, ma lei lo getta fuori da una finestra. Mentre parla con la polizia, Holly si accorge che Nada ha lasciato cadere gli occhiali sul tappeto di casa sua.
Mentre Nada recupera un altro paio di occhiali da sole da un cumulo di rifiuti, il mandingo Frank arriva per consegnargli la paga e gli intima di stare alla larga dal cantiere, dato che la scia di violenze da lui compiute è ormai diventata di dominio pubblico. Rendendosi conto che Frank non è uno degli alieni, Nada lo supplica di indossare gli occhiali; di fronte al suo rifiuto, tra i due scoppia una furiosa colluttazione. Dopo un lungo scontro a pugni, Nada ha la meglio su Frank e gli infila gli occhiali sul volto. Una volta visti gli alieni con i propri occhi e convinto della buona fede di Nada, Frank accetta di nascondersi insieme a lui. I due incontrano Gilbert, che li introduce alla resistenza umana. Vengono fornite loro delle lenti a contatto in sostituzione degli occhiali da sole e scoprono che gli alieni stanno sfruttando il riscaldamento globale per modificare l'atmosfera terrestre, rendendola simile a quella del loro pianeta d'origine, mentre ne prosciugano le risorse a proprio vantaggio. Vengono inoltre a sapere che gli alieni corrompono collaboratori umani in cambio di ricchezze. Holly si unisce all'incontro, portando informazioni sulla possibile provenienza del segnale. Poco dopo, il luogo dell'incontro viene preso d'assalto dalla polizia: la maggior parte dei presenti rimane uccisa, mentre i sopravvissuti si disperdono. Nada e Frank si ritrovano messi all'angolo in un vicolo, ma Frank attiva un orologio da polso alieno, aprendo un portale verso lo spazioporto extraterrestre situato sulla Terra, sotto la sede di "Cable 54", un'emittente televisiva gestita dagli alieni.
Mentre si imbattono in un incontro tra alieni e ricchi collaborazionisti che festeggiano la sconfitta della resistenza umana, vengono avvicinati da un vagabondo proveniente dalla baraccopoli, anch'egli divenuto un collaborazionista. Scambiandoli per nuove reclute, l'uomo mostra loro la struttura; qui, gli alieni trasmettono un segnale che impedisce agli esseri umani di riconoscere la loro presenza e i messaggi da essi celati. Nada e Frank rintracciano Holly e, facendosi strada con la forza, raggiungono il trasmettitore sul tetto; tuttavia, Holly rivela di essere una collaborazionista e uccide Frank. Nada elimina Holly e distrugge il trasmettitore, prima di essere abbattuto dai colpi della polizia. Mentre muore facendo il dito medio agli agenti, gli esseri umani scoprono la presenza degli alieni tra loro, reagendo con orrore e disgusto.


Recensione: 
Questo è un film didascalico: ha un tono troppo "spiegato", pedagogico e moraleggiante, che lo rende simile simile a un libro di testo o a una lezione scolastica. Non lascia spazio all'interpretazione, all'intuizione o all'empatia visiva. Tutto viene descritto esplicitamente. I personaggi pronunciano battute poco naturali solo per comunicare al pubblico la trama, il contesto e il loro stato d'animo. Il messaggio morale è esplicito, viene servito su un piatto d'argento. Invece di far emergere un concetto attraverso immagini, azioni, ritmi e recitazione, si sceglie la via più pigra e verbale. Le cose stanno così, per quanto possa sembrare un paradosso parlare in questi termini dell'opera di un maestro dell'horror e dell'action come John Carpenter. 
In Essi vivono, la tesi di Carpenter è una critica feroce e radicalmente marxista al consumismo sfrenato dell'America reaganiana degli anni Ottanta, al capitalismo finanziario e al controllo subliminale dei media sulle masse. La pellicola non si limita a suggerire questo tema: lo pone al centro assoluto, svelandone i meccanismi con la precisione di un diagramma esplicativo. Gli occhiali speciali che permettono al protagonista di vedere la realtà non sono solo un espediente narrativo, ma una vera e propria didascalia ottica. Quando li indossa, i cartelloni pubblicitari perdono la loro apparenza patinata e mostrano imperativi ineludibili. Questo è l'equivalente cinematografico del testo evidenziato in grassetto in un saggio: non c'è spazio per il dubbio interpretativo su cosa stia criticando il regista. 
A differenza di altre opere di fantascienza distopica, che celano i propri messaggi dietro allegorie complesse e sfumate, Carpenter sceglie la via della trasparenza totale. Gli alieni che governano il mondo celandosi dietro le sembianze della classe dirigente e dei ricchi banchieri rappresentano in modo sfacciato e diretto l'élite economica dell'epoca. In genere, nel cinema di finzione il didascalismo è un difetto involontario dovuto a pigrizia di scrittura. In Essi vivono, invece, è una scelta stilistica voluta e militante. Carpenter adotta toni grotteschi, da fumetto satirico o da pamphlet politico, proprio per rendere il suo messaggio inequivocabile e diretto allo spettatore, trasformando la fantascienza in un manifesto di aperta contestazione sociale. 

Sequenze memorabili:
La scazzottata lunghissima tra Nada e Frank, estenuante, al punto che si teme possa essere eterna! 
Il cronista che cita Romero e i film sugli zombie!
La puttana bionda che alla fine si accorge della natura aliena del cliente con cui sta copulando!


Occhiali noumenici

Il filosofo Immanuel Kant chiamava "noumeno" o "cosa in sé" (Ding an sich) la realtà o l'oggetto pensato indipendentemente dalle nostre forme a priori della sensibilità e dell'intelletto. Il noumeno è inattingibile ai sensi. Il noumeno si oppone al fenomeno, che è invece l'oggetto come ci appare attraverso lo spazio, il tempo e le categorie dell'intelletto. Il noumeno è la realtà che sta dietro al fenomeno, ovvero la cosa considerata in se stessa. Per l'essere umano, il noumeno non può essere conosciuto perché la nostra mente ha bisogno dell'esperienza sensibile (intuizione empirica) per conoscere qualcosa. Noi possediamo solo un'intuizione sensibile, non un'intuizione intellettuale - che spetterebbe solo a una mente divina. Possiamo dire che il noumeno funziona come un "concetto limite" (Grenzbegriff): serve a delimitare le pretese della conoscenza umana, indicando il confine oltre il quale l'intelletto non può andare senza cadere in illusioni o errori. 
Ecco, Nada ha scoperto un mezzo fisico, ossia gli occhiali, che ha la capacità di convertire il noumeno delle cose in fenomeno, rendendolo così conoscibile!  


Carpenter e Marx

Sia Carpenter che George A. Romero non giocano a fare i criptici o a suggerire velate sfumature sociologiche: mettono in scena il materialismo storico e la critica radicale al capitalismo con una lucidità teorica e una sfacciataggine politica totali. In entrambi i casi, la struttura di genere (l'horror e la fantascienza distopica) non è che il veicolo pop per un'analisi strutturale dei rapporti di classe. In Essi vivono la lettura marxista è letteralmente scolpita nei cartelloni: la classe dominante borghese-capitalista aliena la classe lavoratrice attraverso la mercificazione totale, trasformando gli esseri umani in consumatori lobotomizzati e sfruttati fino all'osso: è la reificazione marxista portata alla sua conseguenza logica e visiva. È proprio questa radicalità palese e senza filtri che rende il didascalismo di Carpenter non un difetto di scrittura, ma una scelta estetica militante: quando il sistema da denunciare è così sfacciato, l'opera d'arte non può permettersi la sottigliezza borghese del "lasciare intendere". Deve gridare la tesi in faccia allo spettatore. 


Un protagonista idealizzato

Intendiamoci, l'aspetto di Nada (interpretato dal lottatore professionista Roddy Piper) è troppo curato per un senza tetto. Viene presentato fin dalla prima sequenza come un lavoratore itinerante impoverito, un emarginato ridotto a dormire nelle baraccopoli e a cercare disperatamente un impiego nei cantieri edili di Los Angeles. Eppure, la sua fisicità e il suo aspetto stridono in modo clamoroso con la condizione di indigenza estrema che dovrebbe incarnare. Ha un fisico da culturista. Ha le spalle larghe, una muscolatura scolpita e un tono atletico che nulla hanno a che spartire con la malnutrizione, la fatica cronica o lo stress di chi vive ai margini della società. La sua cura personale è impeccabile. Nonostante viva per strada, ha capelli puliti, barba rasata alla perfezione e una giacca di jeans che, per quanto logora e di seconda mano, sembra il capo studiato da un costumista per apparire "iconico". Carpenter non sta raccontando un vero sottoproletario nella sua cruda e degradata realtà materiale, ma sta mettendo in scena il mito cinematografico dell'eroe operaio. Nada appartiene alla grande tradizione del cinema americano del working-class hero: un uomo robusto, silenzioso, incorruttibile, che discende direttamente dai cowboy dei western classici o dai duri dei noir. Se Carpenter avesse optato per un vero realismo sociale - mostrando un senzatetto debilitato, sporco e fisicamente distrutto - lo schema narrativo del film sarebbe diventato inverosimile anche all'interno dei codici del B-movie d'azione. In un'opera così apertamente politica, il corpo statuario di Roddy Piper funziona quasi come un manifesto visivo: rappresenta la forza intatta della classe lavoratrice che il capitalismo vorrebbe sottomettere ma che conserva, sotto la polvere della crisi e della disoccupazione, una potenza fisica e morale primordiale sempre pronta a ribellarsi. È una stilizzazione mitologica, certo, ma perfettamente coerente con la natura di pamphlet pop del film. 


Carpenter e il Climate Change

La pellicola carpenteriana fa riferimento al cambiamento climatico, un fenomeno noto agli scienziati dell'epoca, sebbene non fosse affatto compreso dal grande pubblico - come del resto è poco compreso tuttora: ci sono i negazionisti e compagnia cantante. Il riferimento a questo fenomeno appare nella trasmissione televisiva dell'hacker, mostrata durante l'incontro della resistenza contro gli alieni. Nella trama, il cambiamento climatico viene provocato deliberatamente dagli alieni per rendere il clima terrestre più adatto alla loro specie, proveniente da un pianeta torrido. Allo stesso modo, la crescente concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di pochi individui e organizzazioni, che è un fenomeno reale osservabile fin dagli anni '80 (piove sul bagnato, Paperone sempre più ricco, Paperino sempre più povero e sfigato), viene attribuita alla cospirazione aliena.  


Un punto oscurissimo:
l'origine degli occhiali noumenici

Da dove viene la tecnologia per la produzione degli occhiali noumenici? Come i ribelli hanno potuto produrli? Nel film di Carpenter non viene data alcuna spiegazione logica o tecnica su chi abbia inventato quegli occhiali né su come la cellula di resistenza sia riuscita a procrearli o a trafugarli. Sappiamo solo che esistono, che sono nascosti in una cassa di cartone e che funzionano. Questa voragine nella sceneggiatura nasce dalla natura stessa dell'operazione e dalla fonte letteraria da cui il regista è partito. 
Il film è tratto da un racconto breve del 1963 di Ray Nelson intitolato Alle 8 del mattino (Eight O'Clock in the Morning). Nel racconto la genesi è leggermente diversa. Il protagonista si fa ipnotizzare da un artista di strada e inizia a vedere gli alieni, che si chiamano "Fascisti" o "Padroni", senza bisogno di occhiali magici - ma l'effetto di straniamento e la totale assenza di spiegazioni tecnologiche sono identici. Carpenter sposta l'asse sulla televisione e sui mass media degli anni '80, trasformando la percezione alterata in un dispositivo fisico, ossia gli occhiali, ma mantiene la totale ellissi sul come sia stato possibile fabbricarli. 
Carpenter adotta la grammatica del cinema di genere a basso costo: l'oggetto rivelatore (il macguffin tecnologico) serve unicamente a far camminare la trama e a permettere il ribaltamento della prospettiva. Se il regista avesse sprecato anche solo dieci minuti a spiegare la catena di montaggio clandestina dei ribelli, la fisica quantistica delle lenti noumeniche o la microelettronica aliena sottratta al mercato nero, avrebbe spostato il fuoco dal piano politico a quello fantascientifico-tecnologico. Non gli importa come funzioni lo strumento: gli importa il momento in cui lo si indossa e la presa di coscienza collettiva che ne consegue. 
A livello tematico, il vuoto informativo su quei prototipi clandestini rafforza la natura parabolica dell'opera. La "verità" e gli strumenti per decodificare l'ideologia dominante (il marxismo, la coscienza di classe, la critica radicale) non piovono dal cielo grazie a una tecnologia accessibile o spiegabile scientificamente: sono frammenti di un sapere disperso, schegge impazzite che la resistenza raccoglie nel sottosuolo, senza che ci sia un manuale di istruzioni borghese a rassicurare lo spettatore sui dettagli produttivi. 
I ribelli li hanno fabbricati in qualche modo o li hanno sottratti a qualche dissidente alieno pentito? Carpenter lascia che lo spettatore si concentri sull'effetto di quello sguardo svelato, non sulla filiera industriale degli occhiali. 


Un punto oscurissimo: 
le scritte bilingui nella base 

Gli alieni nella loro base hanno scritte bilingui. Perché, visto che parlano tutti inglese alla perfezione anche tra loro? Dovrebbero usare la loro lingua d'origine almeno in qualche dialogo perché la cosa sia credibile. È un'altra di quelle incongruenze logiche e formali che, a un'analisi strettamente realistica, fanno acqua da tutte le parti. Nella base sotterranea vediamo schermi, terminali e cartelli con scritte bilingui (o comunque codificate in caratteri alieni e umani), eppure gli alieni che gestiscono l'operazione parlano tra loro in perfetto inglese americano senza la minima inflessione o la necessità di un interprete. La mancanza di una lingua nativa aliena - o anche solo di un incomprensibile grumo di suoni gutturali e di sottotitoli - risponde a logiche che vanno ben oltre il semplice budget limitato di una produzione indipendente. Questa scelta stilistica e narrativa si spiega attraverso diverse motivazioni. 
Carpenter non è interessato a costruire un'affascinante civiltà aliena "hard sci-fi" con un suo antropoglotta, una grammatica complessa o una fonetica esotica (in stile Star Trek o Avatar). Gli alieni di Essi vivono non sono creature aliene affascinanti: sono l'incarnazione grottesca, parassitaria e volgare della classe dirigente capitalista, dei banchieri e degli yuppie degli anni Ottanta. Farli parlare in un'altra lingua avrebbe creato un filtro esotico, trasformandoli in "mostri da studiare". Favorendo invece l'inglese impeccabile, pulito e aziendale dei consigli di amministrazione, Carpenter compie un'operazione di smascheramento: gli invasori non sono venuti dallo spazio profondo per colonizzarci con astronavi aliene; sono già qui, parlano come i nostri amministratori delegati e gestiscono la Terra con la stessa logica di profitto e di estrazione di risorse. 
Il piano degli invasori non è la distruzione fisica o l'annientamento culturale della Terra tramite la forza bruta, ma la colonizzazione totale dei corpi e delle coscienze. Per farlo, devono integrarsi perfettamente nei gangli del potere terrestre. Parlare la lingua del dominato (in questo caso l'inglese della superpotenza capitalista globale) e produrre documentazione amministrativa bilingue/ibrida è lo strumento essenziale della loro infiltrazione burocratica e finanziaria. Sono parassiti istituzionali: si mimetizzano perfettamente nelle strutture economiche umane. 
C'è poi una ragione legata alla grammatica del cinema di genere a basso costo. Introdurre una lingua aliena avrebbe richiesto lunghe sequenze esplicative, sottotitoli costanti o dispositivi di traduzione simultanea, appesantendo un film che fa della velocità, della tensione e dell'urgenza del messaggio politico i suoi punti di forza. La base sotterranea non è un centro di ricerca intergalattico pensato per i dettagli antropologici, ma una copia cinica e fredda di una qualsiasi multinazionale o centrale operativa terrestre.
Paradossalmente, l'assenza di una lingua aliena parlata rafforza la tesi di fondo del film: non esiste un "fuori" rispetto al sistema capitalistico. Anche gli alieni sono totalmente alienati dalla loro stessa identità, ridotti a meri funzionari di una corporazione interstellare che ha standardizzato la lingua, il profitto e il controllo in tutto l'Universo. 
Eppure, da un punto di vista strettamente logico e diegetico, la presenza di scritte bilingui nella base sotterranea è un cortocircuito logico: se gli alieni si sono perfettamente integrati nei gangli del potere terrestre fino a parlare un inglese impeccabile tra loro, adottando in tutto e per tutto usi, costumi e lingua della classe dirigente umana, l'uso di una segnaletica o di terminali bilingui diventa un vezzo superfluo e contraddittorio. Significa svelare l'artificio scenografico, inserendo un marcatore visivo ("ecco, qui c'è il codice alieno") che contraddice l'affermazione di fondo secondo cui loro sono indistinguibili da noi.
Probabilmente, a Carpenter e alla produzione interessava soprattutto un riscontro visivo immediato per lo spettatore: quel bilinguismo grafico serve a ricordarci — in modo un po' sbrigativo e ingenuo, tipico del B-movie d'azione — che sotto i colletti bianchi di Wall Street si muove una corporazione aliena. Ma sul piano della coerenza interna del mondo narrato, hai colto nel segno: è un'incongruenza logica che la sceneggiatura non si preoccupa di giustificare, tradendo la natura sbrigativa e "politico-pamphlettistica" dell'operazione a discapito della precisione di costruzione del mondo (world-building).


Come uscire dal capitalismo? 

Le leggi della termodinamica pongono le basi ontologiche del mondo in cui siamo costretti a vivere. Non è possibile ottenere beni materiali dal nulla senza spendere lavoro e senza produrre disordine, scorie. Questo fa sì che a ogni cosa sia assegnato un valore. L'illusione di poter "uscire dal capitalismo" . o di poter azzerare le contraddizioni strutturali della produzione e dello scambio attraverso la sola volontà politica, la decrescita etica o l'ingegneria sociale - si infrange contro il muro insormontabile della seconda legge della termodinamica. Ogni trasformazione di materia ed energia costa lavoro, consuma risorse e genera inevitabilmente entropia e immondizia. Non si tratta di una "scelta" economica o di un capriccio della borghesia liberale: è l'architettura stessa dell'universo fisico. 
Il valore economico non è una mera convenzione astratta o un inganno ideologico eliminabile con un decreto rivoluzionario; è il riflesso contabile del costo termodinamico ed energetico necessario a mantenere in vita un sistema complesso contro la tendenza naturale al disordine. Pretendere di uscire dal capitalismo credendo di poter azzerare lo scambio, la produzione e la coercizione materiale significa ignorare che qualsiasi forma di organizzazione umana - socialista, capitalista o tribale che sia - deve fare i conti con la scarsità, con il lavoro umano come spesa metabolica e con la produzione irreversibile di rifiuti. 
La gran parte dei teorici della politica confonde un'istanza morale con un limite ontologico. Crede che il sistema economico sia un interruttore che si può spegnere ideologicamente, dimenticando che finché la specie umana abita questo pianeta e deve estrarre energia per riprodursi, la forma economica sarà sempre e comunque legata alla dura logica della termodinamica e del bilancio materiale. Chi ignora la termodinamica per inseguire l'utopia finisce inevitabilmente per produrre solo fumisterie. 
Ogni utopia tecnologica - dal comunismo piovuto dal cielo al sogno transumanista dell'abbondanza post-lavorativa - si scontra con il muro della realtà materiale. Anche di fronte a un ipotetico prodigio tecnologico in grado di estrarre la materia dal nulla o dall'aria, la catena della mediazione umana e della dissipazione energetica non si interrompe mai. La macchina non si alimenta da sola, non si ripara nel vuoto quantistico e non si sposta per inerzia.
Ogni anello di quella catena richiede lavoro umano o robotico (che a monte richiede a sua volta estrazione di metalli rari, microchip, energia per la manutenzione), gestione della logistica (che consuma spazio, tempo e carburante), assegnazione di responsabilità e controllo (perché anche nel paese dell'abbondanza infinita bisogna decidere chi riceve cosa, dove e quando). 
Il valore - nella sua radice termodinamica ed economica - non scompare magicamente solo perché elimini il denaro o il mercato. Il valore è il tempo di vita, l'energia metabolica e la fatica sottratte al caos per mantenere in piedi un ordine artificiale. Se anche il cibo uscisse gratis da un tubo, il sistema continuerebbe a esigere organizzazione, gerarchia e dispendio energetico. Non esiste il "pasto gratis" (There ain't no such thing as a free lunch), nemmeno se lo offre l'Universo. 

sabato 9 novembre 2024

Conversazione tra Marco Moretti e Gemini
- I tori di Heck: mito e realtà -

MM:

Ho letto un articolo sui cosiddetti "tori di Heck". Questi animali, che nelle intenzioni dei loro creatori avrebbero dovuto essere uri, in realtà non lo sono. Potresti circostanziare meglio questa affermazione? Come si potrebbero ottenere degli uri autentici?

Gemini:

I "Tori di Heck": un'eco imperfetta dell'uro primigenio

L'affermazione secondo cui i "tori di Heck" non sono veri uri, nonostante le intenzioni dei loro creatori, è assolutamente corretta e trova ampie conferme nel mondo scientifico. Questi imponenti bovini sono il risultato di un ambizioso esperimento di "breeding back" (retro-incrocio selettivo) condotto in Germania negli anni '20 e '30 del secolo scorso dai fratelli Lutz e Heinz Heck, allora direttori rispettivamente dello zoo di Berlino e di quello di Monaco. Il loro obiettivo era di "resuscitare" l'uro (Bos primigenius), il maestoso antenato selvatico di tutti i bovini domestici, estintosi nel 1627 nella foresta di Jaktorów, in Polonia.

Tuttavia, il risultato del loro sforzo, il bovino di Heck, pur presentando alcune somiglianze superficiali con l'uro, se ne discosta per caratteristiche morfologiche, genetiche e comportamentali fondamentali.

Le differenze tra il bovino di Heck e l'uro autentico

Le principali discrepanze che impediscono di considerare il bovino di Heck un vero uro sono:
  • Dimensioni e proporzioni corporee: L'uro era un animale di taglia notevolmente superiore a quella dei bovini di Heck. I maschi di uro potevano raggiungere un'altezza al garrese di 180-200 cm, mentre i tori di Heck sono considerevolmente più piccoli. Inoltre, le proporzioni generali del corpo, come la lunghezza delle zampe e la struttura del tronco, non corrispondono a quelle desumibili dai resti scheletrici dell'uro.
  • Forma e dimensione delle corna: Le corna dell'uro erano uno dei suoi tratti più distintivi: lunghe, massicce, con una caratteristica curvatura in avanti e verso l'alto. Le corna dei bovini di Heck, sebbene imponenti, spesso presentano una forma, un'angolazione e una dimensione che non ricalcano fedelmente quelle dell'antenato selvatico.
  • Patrimonio genetico: L'approccio dei fratelli Heck si basava esclusivamente sulla selezione fenotipica, ovvero sull'incrocio di razze bovine domestiche che, a loro giudizio, conservavano alcuni tratti "primitivi" dell'uro (come la Grigia Ungherese, la Vacca delle Highland, la Corsa e altre). Il risultato è un mosaico di geni di bovini domestici, non la ricostituzione del genoma originale dell'uro. In sostanza, il bovino di Heck è una nuova razza domestica dall'aspetto rustico, non una "de-estinzione" dell'uro.
  • Comportamento: Sebbene i bovini di Heck siano animali robusti e in grado di vivere allo stato semi-brado, non vi è alcuna garanzia che il loro comportamento rispecchi fedelmente quello dell'uro, un animale descritto dalle cronache storiche come estremamente selvatico e aggressivo.
Come si potrebbero ottenere degli uri "autentici"?

La scienza moderna offre approcci ben più sofisticati e scientificamente rigorosi per tentare di ricreare un animale che sia il più vicino possibile all'uro originale. Questi metodi si basano su una profonda comprensione della genetica e dell'ecologia.

Il percorso per ottenere un "uro autentico" o, più realisticamente, un suo valido sostituto ecologico, si articola principalmente su due fronti:
  • "Breeding back" scientificamente informato: Progetti più recenti, come il Progetto Tauros (noto anche come programma TaurOs), stanno portando avanti un programma di retro-incrocio molto più rigoroso di quello dei fratelli Heck. Questo progetto internazionale coinvolge genetisti, ecologi, archeologi e biologi. I punti chiave di questo approccio sono: 
    i) Analisi del DNA antico: Sequenziando il genoma dell'uro da resti ossei ben conservati, gli scienziati hanno una "mappa" genetica di riferimento. 
    ii) Selezione di razze primitive: Vengono selezionate diverse razze bovine "primitive" provenienti da varie parti d'Europa (come la Sayaguesa spagnola, la Maremmana Primitiva italiana, la Maronesa portoghese e il bestiame grigio ungherese) sulla base della loro vicinanza genetica all'uro. 
    iii) Incrocio mirato: Attraverso un programma di incroci mirati e una rigorosa selezione della prole basata su test genetici e riscontri fenotipici, si cerca di concentrare i tratti genetici e morfologici dell'uro in una nuova linea di bovini, generazione dopo generazione. L'obiettivo è creare un bovino che non solo assomigli all'uro, ma che sia anche geneticamente il più vicino possibile e in grado di ricoprire lo stesso ruolo ecologico nei progetti di rewilding.
  • Ingegneria genetica (una prospettiva futura): In un futuro potenzialmente non troppo lontano, le tecniche di editing genetico come CRISPR potrebbero offrire una via ancora più diretta. In teoria, sarebbe possibile modificare direttamente il genoma di una razza bovina domestica per "riscrivere" i geni e farli corrispondere a quelli dell'uro. Questo processo, noto come "de-estinzione" genetica, è ancora in una fase sperimentale per altre specie (come il mammut lanoso) e presenta notevoli sfide tecniche ed etiche.

In conclusione, sebbene i tori di Heck rappresentino un affascinante capitolo nella storia dei tentativi umani di interagire con il mondo naturale e di rimediare alle estinzioni, essi rimangono un'interpretazione fenotipica e incompleta dell'uro. I moderni progetti scientifici, basati su una solida base genetica ed ecologica, offrono una speranza più concreta di poter un giorno rivedere nei paesaggi europei un animale che sia, a tutti gli effetti, un degno erede del maestoso Bos primigenius.

MM:

Si potrebbero utilizzare le tecniche di breeding back da te menzionate per ricostruire un ominide simile al Neanderthal o ai Denisovani a partire da popolazioni moderne?

Gemini:

La tua è una domanda affascinante e profonda, che sposta l'asse della discussione dal campo della zootecnia a quello della bioetica e della natura stessa dell'essere umano. La risposta breve e diretta è: no, non sarebbe assolutamente possibile utilizzare le tecniche di "breeding back" per ricostruire un ominide simile al Neanderthal o al Denisovano.

I motivi sono scientifici, pratici ed etici, e sono molto più complessi e insormontabili rispetto al caso dei bovini di Heck e degli uri. Vediamo perché punto per punto.

1. Ostacoli scientifici e genetici
  • Materiale genetico insufficiente: Il "breeding back" degli uri funziona (in teoria) perché il patrimonio genetico completo dell'uro è ancora presente, sebbene frammentato, all'interno delle varie razze di bovini domestici. Incrociando selettivamente queste razze, si possono "riunire" i geni ancestrali. Nel caso dei Neanderthal/Denisovani e degli esseri umani moderni (Homo sapiens), la situazione è radicalmente diversa. Le popolazioni non-africane moderne possiedono solo una piccola percentuale di DNA neandertaliano (circa l'1-4%), e alcune popolazioni asiatiche e oceaniche hanno una percentuale simile di DNA denisovano. Questo significa che la stragrande maggioranza del genoma specifico dei Neanderthal e dei Denisovani è andata perduta nella nostra specie. Non possiamo "riportare indietro" geni che non esistono più nel pool genetico umano attuale. Non si possono selezionare e far riemergere tratti genetici che semplicemente non ci sono più. Sarebbe come cercare di completare un puzzle a cui mancano il 95% dei pezzi. 
  • Complessità dei tratti da selezionare: Per i bovini di Heck, i fratelli Heck selezionarono tratti fisici relativamente semplici: colore del mantello, forma delle corna, dimensioni corporee. Ricostruire un ominide significherebbe selezionare tratti infinitamente più complessi, molti dei quali non lasciano tracce fossili: la struttura fine del cervello, le capacità cognitive, il linguaggio, il metabolismo, il sistema immunitario. Non abbiamo la minima idea di come selezionare per questi tratti, dato che la loro base genetica è ancora in gran parte sconosciuta persino per la nostra specie.

2. Ostacoli Pratici
  • Scala temporale impraticabile: Il progetto Tauros per ricreare un bovino simile all'uro richiede decenni di incroci selettivi. I bovini hanno un tempo di generazione relativamente breve (2-3 anni). Gli esseri umani hanno un tempo di generazione di 25-30 anni. Un progetto di "breeding back" umano richiederebbe letteralmente migliaia di anni per produrre anche solo un risultato modesto, rendendolo del tutto irrealizzabile.
  • L'alternativa tecnologica: l'Ingegneria Genetica 
    Se il "breeding back" è impossibile, la tecnologia moderna potrebbe offrire una via teorica, seppur fantascientifica e carica di problemi: l'ingegneria genetica tramite tecniche come il CRISPR-Cas9. Il processo teorico sarebbe questo: 
    i) Genoma di riferimento: Si parte dal genoma completo di un Neanderthal o di un Denisovano, che è stato sequenziato con un buon livello di dettaglio da resti antichi (grazie al lavoro di pionieri come Svante Pääbo, premio Nobel per la medicina nel 2022).
    ii) Editing genetico: Si prenderebbe una cellula staminale umana e si utilizzerebbe il CRISPR per modificare le decine di migliaia di basi del DNA in cui il genoma sapiens differisce da quello neandertaliano.
    iii) Clonazione e sviluppo: La cellula modificata dovrebbe poi essere trasformata in un embrione (ad esempio tramite trasferimento nucleare di cellule somatiche, la stessa tecnica usata per la pecora Dolly) e impiantata in un utero surrogato.

3. Ostacoli Etici (I più importanti e insuperabili)

Anche se la tecnologia per l'editing genetico dovesse diventare abbastanza precisa da superare gli ostacoli tecnici, ci troveremmo di fronte a un abisso etico. Questo è il motivo fondamentale per cui un simile esperimento non dovrebbe mai essere tentato.
  • Diritti e status dell'Individuo: Si creerebbe un essere umano senziente per scopi sperimentali. Che status legale avrebbe? Sarebbe considerato una persona o una proprietà scientifica?
  • Sofferenza psicologica: Soffrirebbe quasi certamente di un immenso trauma psicologico, essendo l'unico della sua specie in un mondo che non è il suo. Vivrebbe un'esistenza di totale solitudine e isolamento, senza una famiglia, una cultura o una società a cui appartenere. Sarebbe oggetto di una curiosità scientifica e mediatica morbosa, probabilmente discriminato e sfruttato. La sua sofferenza psicologica sarebbe inimmaginabile.
  • Sofferenza fisica: Non abbiamo modo di sapere se un genoma neanderthaliano sarebbe pienamente compatibile con lo sviluppo in un ambiente moderno e con un utero di sapiens. Non abbiamo idea di come reagirebbe ai nostri patogeni, alla nostra dieta. L'individuo potrebbe nascere con gravi e imprevedibili problemi di salute, malformazioni o un sistema immunitario inadatto al nostro mondo. Crearlo significherebbe condannarlo a una vita di probabile sofferenza.
  • Arroganza e fini indegni: Per quale motivo dovremmo farlo? Per curiosità scientifica? Per spettacolo? Nessuna motivazione potrebbe giustificare un esperimento così profondamente problematico e irrispettoso nei confronti della vita umana.

In conclusione, mentre il "breeding back" è una tecnica interessante per la conservazione e il rewilding ecologico applicato agli animali, la sua applicazione all'uomo è una fantasia impossibile. L'alternativa dell'ingegneria genetica, pur essendo teoricamente immaginabile in un lontano futuro, è universalmente condannata dalla comunità scientifica e bioetica come profondamente immorale e pericolosa. Sarebbe un atto di superbia eticamente indifendibile. Il consenso globale è che i Neanderthal e i Denisovani debbano rimanere oggetto di studio archeologico e genetico, non di sperimentazione biologica. La nostra responsabilità è studiare e comprendere il passato, non ricrearlo a spese di un individuo senziente. 

- Proprietà della carne di uro -

MM:

Quali potevano essere le proprietà organolettiche della carne degli uri?

Gemini:

Carne di uro: Un viaggio nel sapore ancestrale delle foreste europee

Immaginare il sapore della carne degli uri (Bos primigenius), i maestosi bovini selvatici estintisi nel XVII secolo, significa intraprendere un viaggio sensoriale in un'Europa primordiale, fatta di fitte foreste e radure incontaminate. Sebbene un assaggio diretto sia impossibile, le conoscenze scientifiche sulla fisiologia, l'habitat e la dieta di questi animali, unite alle caratteristiche delle razze bovine primitive che ne conservano il retaggio genetico, ci permettono di delinearne un profilo organolettico con buona approssimazione. La carne degli uri era, con ogni probabilità, un'esperienza gustativa intensa e complessa, molto diversa da quella della maggior parte dei bovini che consumiamo oggi.

Un sapore intenso e selvatico, frutto della Natura

L'uro era un animale di grossa taglia, potente e muscoloso, costantemente in movimento per brucare e difendersi dai predatori. Questa vita selvatica e attiva si traduceva in una carne eccezionalmente magra. La scarsa presenza di grasso intramuscolare (la cosiddetta "marezzatura"), oggi tanto ricercata nelle carni pregiate, era una caratteristica distintiva. 

Il grasso presente era probabilmente concentrato in strati sottocutanei, con una composizione ricca di acidi grassi polinsaturi, come gli Omega-3, e un rapporto più equilibrato con gli Omega-6, simile a quello che si riscontra oggi nella selvaggina e nei bovini allevati al pascolo.

Il colore della carne doveva essere di un rosso scuro e intenso, quasi brunastro, a causa dell'alta concentrazione di mioglobina, una proteina che trasporta ossigeno ai muscoli. Questa caratteristica è tipica degli animali selvatici e di quelli che conducono una vita attiva, indicando una muscolatura ben ossigenata e robusta.

L'influenza decisiva della dieta

La dieta dell'uro era l'elemento chiave che ne definiva il sapore. Essendo un erbivoro che si nutriva in un ambiente variegato come quello delle foreste e delle praterie europee, la sua alimentazione era incredibilmente diversificata. Si cibava di un'ampia gamma di erbe, foglie, germogli, ramoscelli e probabilmente anche di frutti selvatici caduti a terra. Questa ricchezza botanica conferiva alla carne un profilo aromatico complesso e sfaccettato, con note erbacee, legnose e talvolta persino leggermente dolciastre, a seconda della stagione e del territorio. Un sapore che oggi potremmo definire "di terroir", profondamente legato all'ambiente in cui l'animale viveva.

Consistenza e tenerezza: Una fibra robusta

La consistenza della carne di uro era senza dubbio tenace e fibrosa. Le fibre muscolari, costantemente sollecitate, erano spesse e robuste. Questo non significa necessariamente che la carne fosse dura in senso negativo, ma richiedeva certamente una masticazione più vigorosa rispetto alle carni a cui siamo abituati. La tenerezza, così come la percepiamo oggi, è spesso il risultato di frollature lunghe e di specifiche tecniche di allevamento che riducono il movimento dell'animale. La carne di uro, consumata fresca o dopo brevi periodi di frollatura, avrebbe offerto una resistenza piacevole al morso, una consistenza che oggi definiremmo "rustica".

Un paragone con le razze primitive moderne

Per avere un'idea più concreta delle proprietà organolettiche della carne di uro, possiamo guardare a quelle razze bovine che hanno mantenuto un legame genetico e morfologico più stretto con il loro antenato selvatico. Razze come la Maremmana e la Podolica in Italia, allevate ancora oggi allo stato brado o semibrado, offrono un'eco di quel sapore antico. La loro carne, infatti, è nota per essere magra, saporita, di un colore rosso intenso e con un gusto deciso, che riflette l'alimentazione al pascolo. Queste caratteristiche, sebbene attenuate rispetto a quelle che doveva possedere l'uro, ci forniscono un prezioso indizio su cosa significasse mangiare la carne del "re delle foreste".

In sintesi, le probabili proprietà organolettiche della carne degli uri possono essere così riassunte:
  • Aspetto: Colore rosso scuro, intenso e profondo.
  • Odore: Aromatico e complesso, con sentori di erba, fieno, legno e note selvatiche.
  • Sapore: Deciso, ricco e persistente, con una spiccata sapidità e un retrogusto complesso che variava in base alla dieta dell'animale. Meno dolce e più "carnoso" rispetto alle carni moderne.
  • Consistenza: Tenace, fibrosa ma non dura, che richiedeva una masticazione prolungata.

L'esperienza di gustare la carne di uro sarebbe stata, quindi, un'immersione totale nei sapori primordiali del continente europeo, un assaggio della forza e della selvatichezza di un mondo che non esiste più. 

Alcuni commenti

Ogni tentativo di capire l'esistenza è destinato a naufragare. Siamo intrappolati in un labirinto infernale che si oppone in modo strenuo a qualsiasi tentativo di penetrarne la natura usando il solo mezzo che abbiamo: la logica. Il passato si disperde e scompare. Non si è trovato il modo di sondarlo e di estrarne l'episteme. Ogni singolo passo nell'Universo, per quanto microscopico, introduce una discontinuità. Una volta che si è prodotta questa frattura, non può più essere ricomposta. Non si è trovato il modo di poter recuperare la situazione precedente al cambiamento. Possiamo dire che è sempre lo stesso problema che si ripresenta dovunque. Muore una lingua, non può più essere recuperata. Muore una cultura, non può più essere recuperata. Muore una specie, quello che si può conoscere è così frammentario che possiamo farcene ben poco, come poter dire qualcosa su un film avendone visto qualche fotogramma. Alla fine, quando morirà la vita su questo pianeta anomalo, ci sarà soltanto silenzio. 

domenica 6 ottobre 2024


LO PSEUDO-EINSTEIN: 
Un enigmatico video di propaganda
delle dottrine di Agostino

Mi è stato segnalato un video in cui un arrogante Einstein bambino fa propaganda delle idee di Agostino d'Ippona, negando la natura ontologica del Male e delle Tenebre, attribuendo questi stessi concetti alla semplice mancanza di qualcosa. Il ripugnante documento è risultato apocrifo e prodotto per manipolazione dal Ministero dell'Educazione della Repubblica di Macedonia. Come si fa notare persino in siti cattolici, l'episodio narrato dal video è del tutto estraneo ad ogni biografia nota dello scienziato di Ulm. 

In ogni caso, a quanto pare i più accesi seguaci della maligna Chiesa Romana hanno molto gradito il video in questione, approfittandone per diffondere la loro  perversa teodicea. Questo in particolare si legge nel sito
www.gliscritti.it/: 

"La fede cristiana, infatti, da un lato rifiuta l’idea che il male non esista, che sia semplicemente “niente” – anzi ne afferma la devastante presenza del mondo – ma, parimenti, non lo ritiene principio al pari di Dio. Infatti, rifiutando ogni dualismo, il cristianesimo afferma che esiste un solo Dio e che Dio è bontà e bellezza: il male non è quindi Dio e nemmeno viene da Lui. Il Signore stesso è ben più forte del male: Dio è precisamente il vittorioso sul male." 

Che tutto ciò sia menzogna, aberrazione e falsità, lo dimostra Cristo stesso nei Vangeli, che sempre afferma l'origine diversa e incompatibile dei Princìpi del Bene e del Male, respingendo ogni idea che Dio e Satana possano avere la stessa natura. Cristo ha rivelato che carne e Spirito non hanno radice comune e non sono opera dello stesso Creatore: "Se uno non è generato dall'acqua e dallo Spirito non può entrare nel regno di Dio. Ciò che è generato dalla carne è carne, ciò che è generato dallo Spirito è spirito." (Gv 3, 1-8). E ancora: "È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita" (Gv 6, 63-68).  Così pure Cristo si rivolge ai Farisei, e li apostrofa come prodotti di qualcosa che non è Dio Suo Padre, bensì il Dio di questo secolo, Satana: "Voi che avete per padre il diavolo, e che volete fare la volontà del padre vostro" (Gv 8, 1-44). Tutte queste cose sono dimostrate dalla realtà dei fatti, che è interamente composta dal Male e sulle cui miserie non esiste alcuna vittoria fino alla Fine dei Tempi. 

Il sito prosegue ancora affermando il pernicioso, aberrante e folle concetto di libero arbitrio: 

"Agostino d’Ippona, in particolare, ha illuminato il pensiero cristiano affermando che il male non è propriamente “essere”, bensì “assenza di bene”. Più profondamente ancora, il male si genera dal rifiuto di Dio. La creatura, volgendo le spalle a Dio, anzi opponendosi a Lui che è la vita, si trova “nell’ombra di morte”, si trova separata dal bene, da quel Bene che pure cerca continuamente di riportarla a sé." 

Questi papisti equivocano sul significato delle parole, interpretando "vita" come "esistenza biologica trasmessa dallo sperma e dal sangue mestruale". Ma Cristo non intese mai come Vita ciò che è il mero sviluppo di un coacervo abortivo di seme e di escreti femminili! 

Ancora proseguono i nostri avversari: 

"In questo senso il male non è “nulla”, poiché esiste, ma è la condizione dell’“essere creato” che si volge al nulla. Si pensi, ad esempio, a Confessioni XII,11.11: «Solo il nulla non deriva da te [Dio], e il distacco della volontà da te, l'Essere, verso esseri inferiori». 

Ma il Nulla non è l'inesistenza. Così veniamo ad apprendere che Agostino, ritenuto a torto un sapiente, dapprima nega l'esistenza di ciò che chiama "nulla", ritenendolo assenza di proprietà, poi lo afferma invece - proprio come facciamo noi - come qualcosa di concreto, il Nulla a cui le creature si rivolgono. E questi esseri inferiori verso cui tende il peccatore, da chi sarebbero creati? Da Dio? No di certo, e lo stesso Agostino ha detto "Solo il nulla non deriva da te [Dio]". Se questi esseri inferiori fossero opera di Dio, egli sarebbe infatti il Male a tutti gli effetti. Ma se essi non sono opera di Dio devono essere opera di qualcun altro. Agostino, che dentro di sé sapeva la Verità, ha scritto ogni sorta di menzogna e di incoerenza nei suoi libri per un motivo preciso. Egli era un uomo ambizioso e perfido, che aveva ben capito come non potesse far molta strada nella Chiesa Manichea, così si volse alla Chiesa Romana. Vedete le contraddizioni che ha seminato ad ogni suo passo? 

Stabilite queste cose, veniamo ora a una questione anche più importante. Con mio grande stupore, mi sono accorto che il video era già diffuso alcuni anni fa dal Governo Macedone, già nel 2009. Questa domanda non se l'è posta nessuno, a quanto mi risulta: "Perché diamine il Governo della Macedonia ha perso tempo e risorse a mettere insieme un simile filmato?" 

La risposta a questa domanda è una sola. Nel paese isolato noto come Macedonia esistono ancora dei Catari, che sono detti Bogomili o Babun dai locali, e questi sono tuttora molto attivi nella predicazione. I malfattori che governano la Macedonia hanno in odio i Buoni Uomini, e temono sommamente la Verità che essi propagandano. Per questo unico motivo desiderano in tutti i modi osteggiarla, anche servendosi della tecnologia digitale. Guardate il filmato con attenzione. Il professore rappresenta il Buon Uomo, col volto ornato dalla barba. Il bambino - essere diabolico per la Fede del Pop Bogomil - lo sfida e lo contraddice. Questo bambino, Einstein, rappresenta la Modernità, il Nuovo Mondo, tutto ciò che si oppone a quelli che sono considerati indesiderabili residui del passato. Non si illudano questi tristi figuri che governano nei Balcani. I Buoni Uomini e i loro Credenti hanno affrontato ogni sorta di tribolazione e di tortura, finendo bruciati sul rogo in gran numero senza opporsi ai loro carnefici. Hanno dato prova di eroismo, entrando nelle fiamme cantando. Non basterà un Einstein qualsiasi a cancellare la Conoscenza del Bene. 

(Il Volto Oscuro della Storia, 2 agosto 2012)

giovedì 25 luglio 2024

LE MOTIVAZIONI DEGLI ANGLICISMI O LA FORMAZIONE DELL'ITANGLISH

Si definiscono "prestiti di lusso" quelle parole prese da altre lingue senza una reale necessità. I puristi considerano tutti i prestiti come non necessari. Ma è possibile apporre a ogni prestito l'etichetta "di lusso"? Il punto è che non abbiamo a che fare con semplici vezzi e capricci, come potrebbe sembrare a prima vista: piaccia o no, la logica sottostante esiste e agisce in modo quasi deterministico. Capirlo è la prima cosa necessaria. Analizziamo una situazione concreta: le condizioni della lingua italiana odierna. Come tutti sanno, sono filtrate nel lessico italiano innumerevoli parole inglesi (o talvolta pseudo-inglesi) che hanno contribuito alla formazione di un modo di parlare radicalmente nuovo, che alle orecchie di quelli della mia generazione può suonare cacofonico e detestabile. Questo processo, già pienamente in atto negli anni '80 del XX secolo, ha preso corpo e consistenza in epoca berlusconiana, per espandersi ulteriormente nell'epoca renziana e in seguito. Simile a un'inondazione, il fenomeno è tuttora in corso e non accenna a perdere vigore. Non ha mai incontrato seri ostacoli sul suo cammino, a parte il bofonchiare dei parrucconi e qualche invettiva sui social: come esito si sta generando una lingua mista, l'Itanglish. Sembra un fiume che si gonfia a partire da questi affluenti:
1) Il linguaggio colloquiale e gergale;
2) Il linguaggio mediatico;  
3) Il linguaggio aziendale
4) Il linguaggio economico, finanziario e bancario;  
5) Il linguaggio pubblicitario;
6) Il linguaggio politico;
7) Il linguaggio burocratico e amministrativo; 
8) Il linguaggio informatico; 
9) Il linguaggio medico e scientifico;
10) Il linguaggio artistico e musicale 

Esistono nel Web interi dizionari che spiegano come sostituire gli anglicismi con alternative in italiano corretto. Sono tuttavia certo che non sortiranno alcun effetto utile. Se un medico si imbatte in una malattia e non indaga sulle sue cause, deprecando il paziente, fallirà di certo. Cosa fanno i puristi? Si limitano a sfuriare, assumendo atteggiamenti pedanti, paternalistici, senza porsi una sola domanda sulle radici del problema. 

Passiamo ora in rassegna un campione rappresentativo di questi neologismi, di cui riporto varie informazioni utili (pronuncia italianizzata corrente, derivati, etc.), aggiungendo qualche commento che spero potrò tornare utile a tutti.

ACCOUNT "profilo", "utenza", "registrazione", "conto"
   Origine: informatica, aziendale, bancario  
   Pronuncia italica: /ak'kaunt/
   Derivati: non attestati
Note:
Questo è uno degli anglicismi più radicati nel lessico digitale e lavorativo italiano. Non si trova alcuna alternativa efficace.  Serve una parola breve, da usarsi decine di volte al giorno sul lavoro e nel tempo libero. Parole come "profilo", "utenza", "registrazione" sono troppo lunghe; la sola foneticamente accettabile sarebbe "conto". Il punto è in tutti questi casi si creerebbero problemi a causa della polisemia. No. Non si aiuta la lingua di Dante dicendo "ho creato un conto sul Faccialibro". Chi propone calchi è patetico, come chi cerca di curare la scabbia con impacchi di sterco. 
Fraseologia:
"Il mio account di Facebook è stato bloccato per incitazione all'odio."

BAN "bando, proscrizione"
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /ban/
Non mi è mai capitato di imbattermi in una pronuncia con vocale anteriore, */bεn/. 
   Locuzioni: mettere il ban
   Derivati: 
      bannare 
      bannato 
   Nuovi allotropi:
      ban - bando 
      bannare - bandire 
      bannato - bandito
Note:
In italiano esisterebbero traduzioni precise del termine "ban". Potremmo dire "bando, "blocco", "esclusione", "espulsione", etc. La soluzione più ovvia, la traduzione letterale "bando", è affetta da polisemia. Quindi può ingenerare ambiguità linguistiche. Il bando può essere l'atto di espellere qualcosa dalla società, di vietarla. Tuttavia il bando può anche essere la promozione o l'annuncio di qualcosa, come una gara, un concorso e simili. Si potrebbe usare "bandire" anziché "bannare". Poi come chiameremmo chi è stato colpito da tale azione, "bandito"? La parola proscrizione non è politicamente neutra: evoca il regime fascista e le leggi razziali del 1938, quindi è stata resa inutilizzabile. Quando ho detto che "I. vorrebbe istituire liste di proscrizione in cui inserire gli autori che si autopubblicano", alcuni utenti hanno reagito con ostilità. Il termine "ban" invece è univoco: si riferisce unicamente alla realtà del Web. Così si applica il ban a qualcuno per espellerlo da un gruppo di un social e simili. Inoltre a far sì che "ban" sia preferito è la sua semplicità fonetica rispetto a tutte le alternative. Proporre alternative come "messa al bando" è ridicolo: se sono anche tecnicamente ineccepibili, non vi è speranza che siano accolte, in quanto scomode.  

BLOG "diario di rete", "diario online"
   Forma originale: web log, weblog
   Origine: informatica
   Pronuncia italica: /blɔg/
   Derivati: 
     blogger 
     blogging
     microblogging 
     bloggare 
Note: 
Il blog nasce come il diario di bordo dei vecchi capitani nautici: un quaderno su cui erano annotate poche considerazioni su ogni giornata trascorsa. Proprio perché è un diario, ci si più scrivere qualsiasi cosa. Se i contenuti sono scabrosi, ripugnanti o pieni di sentimenti grevi, basta premere la crocetta in alto a destra della schermata e uscire. Spero che tutti capiscano che la parola "blog" è un monosillabo. Qualsiasi altra alternativa tratta dal vocabolario italiano sarebbe tediosa, lunga, rallenterebbe ogni discorso. Già soltanto dire "diario" sarebbe un ostacolo, incaglierebbe le giornate.
Fraseologia:
"Mi sono imbattuto in un blog con bellissime foto di ramarri."

BOX "autorimessa"
  Significato tecnico (Treccani): 
   "posto di una singola vettura in un'autorimessa" 
   Origine: mediatica, pubblicitaria
   Pronuncia italica: /bɔks/
   Derivati: non attestati 
Note:
Questo è uno dei più annosi contributi all'Itanglish. Il francesismo "garage" era la sola parola usata negli anni '60 per esprimere il concetto. Negli anni '70 e '80 si diffuse l'ancor più comodo "box", che si rivelò vincente per la sua brevità. Non è vero inglese: è uno pseudo-anglicismo. Si deve notare che nei paesi anglosassoni si usa soltanto "garage", mai "box". Bisogna ammettere che il termine "autorimessa" è una mostruosità lessicale, creata da puristi cavillosi e sostenuta al massimo da qualche maestrina gnè gnè gnè. Il prefisso auto- è assolutamente inutile e complica solo la vita. Avete mai visto una rimessa che non sia usata per auto? Ad esempio, una rimessa per velivoli è già indicata col nome "hangar". Nessuno userebbe mai qualcosa come "autorimessa" nel linguaggio quotidiano. 

BRAINSTORMING "riunione volta a generare idee"
   Significato letterale: "assalto mentale"
   Traduzione in italiano: "tempesta di cervelli"
   Origine: aziendale
   Pronuncia italica: /brein'stormiŋg/, /brein'stɔrmiŋg/
   Derivati: non attestati
Note: 
Si può definire il brainstorming come una forma di pensiero creativo collettivo in cui le idee nascono per generazione spontanea e vengono messe a confronto, col presupposto che nessuna è sbagliata a prescindere. Si punta tutto sulla quantità, nella speranza che prima o poi emerga la qualità. Si tratta di un processo estremamente logorante, defatigante, in grado di annichilire i partecipanti. Una parola complessa come "brainstorming" si è imposta perché non sono state trovate alternative credibili in grado di concentrare così tanti concetti! Il neologismo si è così imposto, anche se presenta una grave discontinuità con la fonotassi delle parole italiane. 
Fraseologia:
"Fissiamo un brainstrorming per definire la strategia."

BRAND "marchio", "marca", "identità visiva"
   Origine: mediatica, pubblicitaria 
   Pronuncia italica: /brand/, /brεnd/ 
   Derivati: 
      brandizzare 
      brandizzato
   Calchi: 
      marchiare 
      marchiato 
Note:
Continuo a sentir dire che esistono valide alternative in italiano per sostituire questo anglicismo. Il problema è che non esprimono in modo preciso il concetto in tutte le sue sfumature. Facciamo un esempio. Esistono ristoranti in Spagna e altrove che pubblicizzano il brand "mafia". Allo stesso modo, sono numerosi i prodotti alimentari che utilizzano denominazioni contenenti la parola "mafia" e derivati ("mafioso", etc.). Un fenomeno esecrabile, certo. Non si tratta semplicemente di un marchio registrato: il problema è il concetto alla base. La traduzione migliore di "brand" è a mio avviso "identità visiva" - che però è talmente scomodo da risultare improponibile. Quando si propone qualche alternativa a una parola di uso generale, significa che la battaglia è già persa. Queste sono le cose che non capiscono i puristi del Web: "brand" è un monosillabo scattante, mentre qualsiasi alternativa ha più di una sillaba ed è scomoda (mar-ca, mar-chio, etc.). Si riduce tutto alla fonetica: una lingua ricca di polisillabi non può competere con una lingua composta in prevalenza da monosillabi versatili. Inoltre "brand" identifica un concetto all'istante, mentre "marchio" dà luogo a problemi di polisemia: c'è quello di fabbrica, quello del bestiame... e quello d'infamia!

BUG "errore", "difetto", "anomalia informatica"
   Traduzione letterale: "insetto", "cimice"
   Origine: informatica
   Pronuncia italica: /bag/ 
Sul finire del XX secolo mi capitò di udire la pronuncia /bεg/.
   Locuzioni: 
      bug di sistema 
      Millennium bug
   Calchi: 
      baco 
Note:
L'alternativa "baco" è l'unica plausibile e utilizzabile in concreto, data la sua brevità. Tuttavia si deve considerare che è un calco. In pratica è una pura e semplice italianizzazione della parola inglese, non è indipendente da essa. Tra l'altro è un calco imperfetto, basato sull'assonanza: in inglese "bug" non equivale propriamente a "baco" ("piccolo verme"). Si può dire "è bacato" anziché "ha un bug". Quando ho detto a un informatico che il programma era bacato, non ne è stato particolarmente felice.
Fraseologia:
"Il software è ancora pieno zeppo di bug."

CALL "chiamata"
   Origine: aziendale 
   Pronuncia italica: /kol/
   Derivati: non attestati
Note:
Il neologismo si è diffuso enormemente a partire dalle condizioni di smart working semplificato, attivate nel 2020 a causa della pandemia di Covid-19. I lavoratori si sono trovati ad usare piattaforme basate tipicamente sulle riunioni a distanza. Anche con la fine dell'emergenza, il nuovo modo di lavorare è rimasto in uso. In particolare, "riunione in call" significa "riunione da remoto" o "riunione online". Vince su ogni alternativa perché è scattante e ha meno sillabe. Basti confrontare il monosillabo "call", funzionale e scattante, con il trisillabo "chiamata" (chia-ma-ta). Perché dire in tre sillabe ciò che si può dire con un monosillabo? Quando si passano intere giornate immersi in chiamate estenuanti, la brevità è un vantaggio non indifferente.
Fraseologia:
"Sono in call." 
"Fissiamo una riunione in call per giovedì."

CHAT "conversazione o messaggistica istantanea"
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /tʃat/
Non mi è mai capitato di imbattermi in una pronucia con vocale anteriore, */tʃεt/. 
  Derivati: 
    chattare /tʃat'tare/
Note:
Derivato dall'inglese to chat "chiacchierare", questo neologismo definisce lo scambio di messaggi in tempo reale su Internet. Chi propone risibili alternative per questo neologismo, come "conversazione telematica", "chiacchierata telematica" o "scambio di messaggi", non ha la benché minima idea di cosa significhi interagire con altre persone.  
Fraseologia: 
"Io e M. facevamo sesso virtuale in chat: prima le venivo sulle tette, poi le facevo il rimming."

CHECK-IN "registrazione in ingresso", "accettazione"
   Origine: sanitaria, alberghiera, logistica
   Varianti ortografiche: checkin
   Pronuncia italica: /tʃe'kin/
   Locuzioni: 
      fare il check-in
   Derivati: non attestati
Note: 
È un deverbativo di to check in "registrarsi in ingresso", formato da to check "esaminare, ispezionare". Nei trasporti, il check-in corrisponde all'azione di fare i biglietti. Negli alberghi ti chiedono i documenti e registrano il tuo arrivo. Negli ospedali, eseguono una serie di asfissianti e incomprensibili procedure con tutta una serie di scartoffie. In ogni caso è infinitamente più comodo delle cosiddette alternative puriste come "preregistrazione", "accettazione" et similia. Passando in italiano, il prestito ha perso la sua trasparenza etimologica.
Fraseologia: 
"Devo passare a fare il check-in."

CHECK-OUT "registrazione in uscita"
    Origine: alberghiera, commerciale
    Varianti ortografiche: checkout
    Pronuncia italica: /tʃe'kaut/
    Derivati: non attestati
Note:
È un deverbativo di to check out "registrare la partenza", formato da to check "esaminare, ispezionare". Negli alberghi, il check-out corrisponde alla chiusura del soggiorno e al pagamento. Nei negozi online corrisponde alla conferma dell'ordine.  In ogni caso è infinitamente più comodo delle cosiddette alternative puriste come "registrazione di partenza", "chiusura del soggiorno", "conclusione dell'ordine" et similia. Passando in italiano, il prestito ha perso la sua trasparenza etimologica.

CHECK-UP "controllo medico", "visita di controllo"
   Origine: sanitaria 
   Varianti ortografiche: checkup
   Pronuncia italica: /tʃe'kap/
   Derivati: non attestati
Note: 
È un deverbativo di to check up "verificare l'accuratezza", formato da to check "esaminare, ispezionare". Mi sono imbattuto in questo neologismo da giovane e lo confondevo con ketchup, generando equivoci particolarmente buffi. Passando in italiano, il prestito ha perso la sua trasparenza etimologica.

COMPUTER "elaboratore elettronico"
   Origine: informatica 
   Pronuncia italica: /kom'pjuter/
   Locuzioni: 
      personal computer (PC) "calcolatore personale"
   Derivati:    
      computerizzato
   Nuovi allotropi:
      computer - contatore - computatore 
   Tipi di computer: 
      desktop "computer fisso da scrivania"
      laptop "computer portatile"
      tablet "computer a tavoletta"
Note: 
Questo è uno degli anglicismi più radicati nella lingua italiana. La parola deriva dall'inglese "to compute", che significa "calcolare", in ultima analisi dal latino computāre (< da com- e putāre "ritenere", "pensare", "valutare"), ossia "fare i conti". Orbene, "computer" è un trisillabo (com-pu-ter). Le alternative in italiano sono snervanti: "calcolatore" ha cinque sillabe (cal-co-la-to-re), mentre "elaboratore" ne ha addirittura se (e-la-bo-ra-to-re). Come possono pensare i parrucconi di espungere dal vocabolario una parola comoda? Per cosa? Per far colare a picco le giornate delle persone? Inoltre, con quale potere? Fanno i sodomiti col culo degli altri.

CREATOR "creatore di contenuti"
   Forma originale: content creator
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /kri'etor/
   Locuzioni: 
      digital creator  
   Derivati: non attestati 
   Nuovi allotropi: 
      creator - creatore 
Note: 
Quando ero giovane, capitava spesso di imbattersi in bigottoni che protestavano con vigore ogni volta che sentivano qualcuno usare il verbo "creare" riferito a umani. Questa era la loro motivazione: "soltanto Dio crea". Essi interpretavano "creare" come "creare dal nulla", erano ottusi e non sentivano ragioni. Eppure, qualsiasi dizionario di italiano e di latino avrebbe dato loro torto. Oggi questa mala genia è destinata a finire sottoterra e si può respirare. 

DEADLINE "termine di scadenza"
   Traduzione letterale: "linea morta"
   Origine: aziendale 
   Pronuncia italica: /'dedlain/, /ded'lain/
   Derivati: non attestati
Note: 
Certo che esistono le alternative in italiano. Nessuno però considera la loro fonetica convoluta, la loro lunghezza, la loro pesantezza. Il termine "deadline" prevale certamente su "termine ultimo" o "scadenza tassativa" e pretendere il contrario è assurdo. Ok, l'uso della parola è ripugnante fin che vuoi a chi è cresciuto sui versi della Divina Commedia. Tuttavia, nemmeno la Crusca o Pluto il gran nimico potranno mai pretendere il respiro risparmiato dai parlanti che dicono le cose in due sillabe anziché in sei o sette!
Fraseologia: 
"La deadline per la consegna è fissata per metà di giugno."

DOWN (1) "giù di morale",
        "non funzionante (detto di computer, etc.);
        "depressione da droga",
        "blocco o malfunzionamento"
   Traduzione letterale: "giù" 
   Origine: colloquiale, gergale, informatica
   Pronuncia italica: /daun/
   Locuzioni: 
      essere in down 
      avere un down 
   Derivati: non attestati
Note:
Tecnicamente parlando, significa "trovarsi in temporaneo stato di inattività", detto non soltanto di persona in preda a uno stato di esaurimento, ma anche di computer o altro tipo di macchinario. L'estrema brevità della parola l'ha favorita e l'ha portata ad imporsi dovunque: permette di sostituire intere frasi. La sua diffusione in italiano è iniziata prima dell'epoca berlusconiana. Mi è capitato di udirla già all'università, qualche anno prima della cosiddetta "discesa in campo". 
Fraseologia: 
"Oggi sono in down."
"La sua ragazza ha avuto un down spaventoso."
"Splinder è sempre più spesso in down, mi sa che lo chiuderanno presto."

DOWN (2) "mongoloide, affetto da trisomia 21"
   Origine: scientifica, mediatica, burocratica
   Pronuncia italica: /daun/
   Derivati: non attestati
Note:
La parola "mongoloide" è stata bandita per via dei diktat dell'ideologia politically correct, essendo ritenuta "offensiva", "discriminatoria" e "veicolante contenuti intrinsecamente razzisti". Così si è formata la nuova denominazione a partire dal nome della condizione genetica, la sindrome di Down. Nel linguaggio burocratico e amministrativo si dice con fare pedante "persona affetta da sindrome di Down". Nel linguaggio corrente, basta dire "down". Esempio: "Non ha capito, è proprio un down". La convenienza del neologismo è evidente, basti confrontare il monosillabo "down" con il quadrisillabo "mongoloide" (mon-go-loi-de). L'anglicismo è imperfetto. In inglese la condizione clinica è chiamata "Down syndrome" e chi ne è affetto è chiamato "person with Down syndrome". Etichettare qualcuno come "down" comporterebbe spaventose ambiguità: "down" infatti è la parola comune per dire "giù" e può anche avere altri significati. 

DOWNLOAD "scaricamento"
   Traduzione letterale: "carico giù"
   Origine: informatica
   Pronuncia italica: /daun'lod/, /dan'lod/
   Locuzioni: 
      fare il download
   Derivati: 
      downloadare /daunlo'dare/, /danlo'dare/
      downloadato /daunlo'dato/, /danlo'dato/
Note: 
Enorme è il vantaggio pratico di "download", con solo due sillabe (down-load), su qualunque alternativa nativa. Ad esempio, "scaricamento" ha cinque sillabe (sca-ri-ca-men-to) ed è in grado di ingolfare le giornate. Nel loro paternalismo ributtante, i parrucconi sono convinti che chiunque usi "download" lo faccia per ignoranza. Si sbagliano di grosso. In realtà lo sanno anche i poppanti che "download" significa "scaricamento". Reagiscono a un profondo cambiamento epocale come cacciatori-raccoglitori che cercano di isolarsi dalla Rivoluzione Neolitica.

EASY "facile", "poco impegnativo"
   Origine: aziendale 
   Pronuncia italica: /'izi/
   Derivati: non attestati
   Nuovi allotropi: 
      easy - agio 
Note: 
La prima volta che ho sentito usare questa parola in una frase in italiano, sono rimasto allibito. È come se esistesse una lieve sfumatura ideologica sottesa a questo uso così bizzarro. Si dice soprattutto di incarichi o progetti, per far capire che le capacità di colui a cui vengono assegnati sono sufficienti a portarli a termine. Proporre come alternativa "non impegnativo" o "poco impegnativo" è come spararsi una revolverata in un piede - anche se sarebbe la traduzione più precisa. I puristi, chiusi nel loro castello di monadi, non sanno dare risposte sensat. Personalmente trovo ripugnante l'idea di dire "easy". Ho ancora la facoltà di dire "facile" senza essere stigmatizzato.
Fraseologia: 
"Non preoccuparti, è una cosa molto easy." 
"Sarà un anno easy."

FAKE "falso", "farlocco" (aggettivo); 
          "cosa falsa", "cosa farlocca" (sostantivo) 
   Altri significati: "utente fantoccio"
   Origine: mediatica
   Pronuncia italica: /feik/
   Locuzioni:
      fake news "notizie false" 
      Fake English "inglese farlocco"
   Derivati: non attestati
Note:
Considerata di origine incerta, con molti possibili paralleli in basso tedesco e in olandese, a parer mio questa parola deriva dal norreno feikn "strano", "terrificante", "soprannaturale". Sono fornite dai puristi molte alternative: "falso", "fasullo", "contraffatto"; "contraffazione", "imbroglio"; "panzana", "bufala", "falsa notizia". Non sembrano capire che con "fake" è stata importata una parola in grado di definire con precisione chirurgica ciò che prima era sfocato. 
Fraseologia: 
"È un fake."
"È più fake di una banconota da dodici euro."

FEEDBACK "valutazione o riscontro di un'azione",
        "reazione", "retroazione"
   Significati colloquiali: "risposta"
   Origine: informatica, scientifica (cibernetica)
   Pronuncia italica: /'fidbεk/, /fid'bεk/
   Derivati: non attestati 
Note: 
Deriva dall'inglese to feed back "produrre una retroazione", alla lettera "nutrire indietro", "far ritornare il nutrimento". Nel gergo misterico dei cibernetici, indica che una parte dell'output di un processo ritorna come input a chi l'ha prodotto. Sono concetti complessi, inadatti ai puristi, che non hanno le basi per capirli. In ogni caso, è vero che nell'uso corrente il feedback si è ridotto a un sinonimo di "risposta".
Fraseologia:
"Resto in attesa di un feedback."

FILE "archivio digitale", "documento digitale"
   Traduzione letterale: "collezione di carte"
   Origine: informatica
   Pronuncia italica: /fail/
   Locuzioni: 
      file di sistema 
      file nascosto 
      file manager 
      etc.
   Derivati: non attestati
Note:
L'anglicismo ha un significato netto e chiaro. Le alternative elencate dai puristi sono tutte ambigue e scomode. Un file è un archivio digitale. Un archivio può essere cartaceo. Può anche essere il luogo in cui sono incatenati e soffrono quelli che Nino Taranto chiamava "impiagati"! Più parole con molti significati  e usate in modo confuso non possono sostituirne una priva di equivoci. Chi ha proposto "incartamento" per sostituire "file" dovrebbe essere mandato al plotone di esecuzione.

FIX "risoluzione di un problema" 
   Origine: informatica
   Pronuncia italica: /fiks/
   Derivati: 
      fixare "risolvere"
      fixato "risolto"
Note:
Il neologismo è ampiamente usato dagli informatici. Tra le prime testimonianze dell'uso di questa radice abbiamo Jimmy Savile, l'abusatore seriale che in tempi non sospetti diresse una trasmissione intitolata "Jim'll fix it", ossia "Jimmy lo risolverà". Soltanto dopo la sua morte si venne a sapere cosa intendeva davvero per "risolvere". Prendeva giovani di entrami i sessi, facendoseli sedere in grembo e rompendo loro il retto tramite sodomia! Tra le vittime penetrate a suo tempo da Jimmy ci sono anche famose cantanti. 
Fraseologia:
"Sono riuscito a fixare il bug, è stato faticoso."

FLAME "messaggio aggressivo e insultante", 
      "lite violenta in Rete"  
   Traduzione letterale: "fiamma"
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /fleim/
   Derivati: 
     flaming /'fleiming/ "uso di messaggi aggressivi" 
     flamer /'fleimer/ "chi invia messaggi aggressivi" 
   Locuzioni: 
     flame war /fleim 'wɔr/ "rissa virtuale" 
Note:
Tipicamente inviato in forum, chat o email, il flame è volto a provocare o alimentare conflitti e a boicottare qualsiasi discussione costruttiva. Non è un semplice litigio, come piace pensare ai puristi banalizzanti: è precisa strategia di annientamento dell'avversario. 
Fraseologia:
"Ho scatenato un flame."

FOLLOWER "seguace di un utente del Web"
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /'fɔllower/
   Derivati: 
       followare /follo'ware/
       followato /follo'wato/
Note: 
Atrocità come "followare" e "followato" sono spesso utilizzate come casus belli per lanciare crociate in nome di Dante. In molti casi essere un follower significa quasi essere un adoratore (o un'adoratrice), che pende dalle labbra del suo influencer preferito beandosi di ogni rumore prodotto, anche delle scorregge. Essere un follower di un blogger (specie in via di estinzione) è qualcosa di decisamente più... easy. :) 

FOOD "cibo di lusso"; "cibo come elemento culturale"; 
      "cibo (in contesti specifici)" 
   Origine: mediatica 
   Pronuncia italica: /fud/ 
   Locuzioni: 
     fast food "tavola calda"
     comfort food "cibo consolatorio"
     junk food "cibo spazzatura"
     pet food "cibo per animali d'affezione"
     street food "cibo di strada" 
     trash food "cibo spazzatura" 
     food corner "angolo di ristorazione"
     etc.
   Derivati: non attestati 
Note:
Può sembrare un'assurdità gratuita. È davvero così? Vediamo subito che "food" non sempre equivale esattamente a "cibo". Nessuno userebbe mai la frase "in questa trattoria il food è buono". Cioran fa un paragone molto utile citando la cucina alessandrina, che era elaboratissima: l'alessandrino cucina e mangia; il barbaro non mangia, si nutre. Non sono d'accordo con queste affermazioni di Cioran, ma il mondo non va necessariamente secondo le mie idee. 
Nella lingua di Albione non esiste questo contrasto tra cibo comune e cibo come elemento culturale: è una mostruosità prodottasi in italiano. La parola inglese si è venuta a trovare in contrasto con la parola italiana nativa e ha sviluppato una semantica particolare. Questa differenziazione nel significato non avviene quando "food" è accompagnato da aggettivi: il cibo spazzatura è merda a tutti gli effetti.

GAP "divario" 
   Origine: informatica, scientifica 
   Pronuncia italica: /gap/, /gεp/ 
La variante /gap/ è più comune rispetto a /gεp/. La pronuncia inglese della BBC, che prescrive /æ/, è in forte regresso. 
   Derivati: non attestati 
Note:
La parola "divario" ha tre sillabe (di-va-rio). Perché dire in tre sillabe ciò che si può dire con un monosillabo? La parola "divario" è un derivato, dalla stessa radice di "divaricare" e, ora della fine, di "varice", "varicosa". Per giunta questa derivazione, pur essendo ancora percepibile, non è del tutto trasparente, trattandosi di vocaboli dotti. Invece la parola "gap" è inanalizzabile, quindi è favorita; descrive un concetto primario, non un derivato. Se si usa una parola di tre sillabe e derivata cinquanta volte in un discorso, si capisce la convenienza del prestito. 
Fraseologia: 
"Si è venuto a creare un immenso gap generazionale."

GREEN "ecologico", "sostenibile", "ecosostenibile",
       "rispettoso dell'ambiente"
   Origine: politica, burocratica, amministrativa 
   Pronuncia italica: /grin/ 
   Locuzioni: 
       Green Deal "piano di riforme strutturali ecologiche"
       green economy "economia ecologica"
       case green "case ecologiche"
       mobilità green "mobilità sostenibile"
       mutui green "mutui per edifici ecologici"
       politiche green "politiche ecologiche"
       transizione green "transizione ecologica" 
       green pass "certificato verde" (pseudo-anglicismo)
  Derivati:
       greenwashing "finto ecologismo"
  Calchi:
      verde
Note: 
Ovviamente l'Accademia della Crusca suggerisce di usare parole italiane al posto dell'anglicismo e di dire "ecologico", "sostenibile". Il punto è che "green" è un monosillabo, mentre  "ecologico" e "sostenibile" hanno cinque sillabe (e-co-lo-gi-co, so-ste-ni-bi-le). Come se non bastasse, "sostenibile" ha molti altri significati (polisemia). Dovrebbe essere evidente a tutti che "verde" è soltanto un calco: non salva la lingua di Dante. A mio avviso non esiste alcun pericolo reale nell'uso del neologismo "green". Nessuno direbbe mai "hai dei bellissimi occhi green" oppure "l'erba del suo prato è sempre green". 
Nella lingua d'origine non esiste questo contrasto tra il colore verde e l'etichetta ecologico-ambientalista: è una mostruosità prodottasi in italiano. La parola inglese si è venuta a trovare in contrasto con la parola italiana nativa e ha sviluppato una semantica particolare. 
Fraseologia: 
"Le politiche green europee si tradurranno inevitabilmente in un generale aumento delle tasse, che porterà alla proletarizzazione del ceto medio."

HACKER "pirata informatico"; "mago del computer",
      "esperto di programmazione"
    Origine: informatica
    Pronuncia italica /'aker/
    Locuzioni: 
       hacker etico
    Derivati: 
       hackerare /ake'rare/ "violare un sistema"
       hackerato /ake'rato/
       hackeraggio /ake'raddʒo/
Note: 
Il neologismo deriva dal verbo to hack "intaccare", "compromettere", da cui deriva anche hacking "insieme di tecniche  che coinvolgono la manipolazione e la comprensione approfondita dei sistemi informatici". Il significato popolare e diffuso di "pirata informatico" può ingenerare ambiguità, essendo possibile la confusione con il pirata audiovisivo, ossia il violatore dei diritti di copyright nel Web. 
Fraseologia: 
"Quello scemo si crede un hacker, ma è solo una nullità"

HARD "contenente alcol" (detto di bevanda);
      "con rappresentazioni esplicite di erezione
       o penetrazione" (detto di pornografia); 
      "con coinvolgimento del pene eretto"
       (detto di atti sessuali); 
      "aggressivo, pesante" (detto di musica)
      Traduzione letterale: "duro"
      Origine: mediatica, informatica, musicale  
      Pronuncia italica: /ard/
      Locuzioni: 
         hard drink "bevanda superalcolica" 
         porno hard (che mostra pene ed eiaculazione) 
         film hard 
         foto hard 
         hard skill "competenze tecniche e professionali"
         hard disk "disco rigido" 
         hard rock 
      Derivati:
         hardware "componenti fisici di un computer"
         hardcore "pornografia a luci rosse"
         hardcore "tipo di musica"
Note: 
Con riferimento a pornografia, erotismo o per estensione ad atti sessuali, l'anglicismo è una riduzione del termine tecnico hardcore. In italiano esistono locuzioni come "pornografia spinta", "film spinto", "foto spinte", che ormai suonano antiquate. Anche le "luci rosse" hanno fatto il loro tempo e sembrano ormai un residuato. 
Per quanto riguarda all'informatica, "disco rigido" è chiaramente un calco, non penso che possa recare sollievo allo spirito di Dante. 
Fraseologia: 
"Mi spacco i timpani con musica hard."

HATER "chi usa il web per esprimere odio"
   Traduzione letterale: "odiatore"
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /'eiter/, /'eter/, /'εter/ 
   Derivati: non attestati 
Note:
Quando mi sono imbattuto per la prima volta nella parola "odiatore", l'ho percepita come stonata. Ero adolescente e l'avevo trovata in una grammatica di sanscrito, come traduzione di द्वेष्टृ (dveṣṭṛ). Ero rimasto colpito dalla sua estraneità, dalla sua assenza nell'uso comune in italiano. In seguito sarebbe diventata tristemente comune. La prodigiosa diffusione del termine "hater" si è avuta molto tempo dopo, con l'imporsi dei social. Indica una specie di parassita, come una zecca o una sanguisuga, che si attacca a una celebrità (un'attrice o influencer, etc.) per rendergli la vita difficile. Così Britney Spears è stata perseguitata in modo ferocissimo da un hater che l'ha diffamata, facendo percolare nei media la notizia (o meglio il fattoide) dei passeggeri di un aereo rimasti asfissiati quando si è tolta le scarpe. L'italiano "odiatore" non è idoneo ad esprimere il concetto: significa "colui che odia", in modo generico. Invece "hater" indica qualcuno che nel suo odio è selettivo e accanito. Il termine è poi giunto ad essere usato per indicare anche persecutori di persone che sono tutto fuorché famose (piccoli blogger, etc.). 
Fraseologia:
"È un hater di Madonna." 

INFLUENCER "personaggio popolare in Rete"
   Traduzione letterale: "colui che influenza"
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /influ'εnser/
   Derivati: non attestati
   Calchi: 
     influenzatore
Note: 
L'alternativa "influenzatore" è grottesca e ridicola. Ricorda le riforme linguistiche dell'epoca fascista, che spesso erano talmente grossolane da rasentare l'assurdo (come "giovanottiera" per "garçonnière", etc.). Ovviamente è un inutile calco. Peggio ancora va con pseudo-traduzioni come "personaggio influente". Una battaglia in Francia fu persa perché i balestrieri genovesi non erano in grado di comprendere gli ordini: furono necessarie lunghissime e penose traduzioni per esporre i concetti, con le conseguenze immaginabili.
Fraseologia: 
"Quell'inflencer è uno schifoso parassita sociale: guadagna 3.000-4.000 euro al mese dicendo stronzate."

INPUT "dati in entrata", "immissione di dati" 
       (in un sistema)
   Origine: informatica, economica, aziendale
   Pronuncia italica: /'imput/
   Derivati: non attestati
Note:
Le alternative in italiano sono ambigue e sfocate, oltre a cambiare a seconda del contesto. In informatica e tecnologia, "input" equivale a "dati in entrata", "dati in ingresso", "dati inseriti". Nel linguaggio aziendale ed economico, "input" equivale a "fattore di produzione", "bene o servizio impiegato nel processo produttivo" e simili. Nel linguaggio colloquiale, si chiama "input" ciò che dà l'avvio a qualcosa. Nel mio gergo chiamo "input" il cibo. 
Fraseologia: 
"Non ha iniziativa, bisogna sempre darle l'input."

LIKE "mi piace"
  Origine: mediatica (social) 
  Pronuncia italica: /laik/
  Locuzioni: 
     mettere il like
     mettere un like
  Derivati: non attestati
Note:
Si usa per dimostrare l'apprezzamento a un post su un social (testo, immagine, video, etc.). Sembra un'abbreviazione della frase inglese "I like it", che significa "mi piace" (letteralmente "io lo gradisco"). No. Non si salva la lingua di Dante dicendo "gli ho messo un mi piace" - cosa che tra  l'altro scardinerebbe la grammatica italiana. 
Fraseologia:
"Non le ho messo il like a quel video di merda e mi ha bannato. Che stronza!"

LINK "collegamento (a una pagina web)"
   Origine: informatica
   Pronuncia italica: /liŋk/
   Derivati: 
      linkare 
      linkato 
Note:
Le alternative "collegamento", "rimando" e "indirizzo" sono assolutamente insostenibili. Oltre ad essere scomode, hanno molti significati (polisemia), mentre "link" ha un significato univoco, specifico, adatto ai contesti in cui è usato. Non ha nessun senso che io sia costretto a lavorare e a passare il tempo libero cercando di esprimermi come un ghibellino del XIII secolo (schifo i guelfi!), solo per non urtare i pedanti. 

LOCATION "luogo in cui si svolge un evento";
        "luogo in cui è girato un film"
   Origine: aziendale, mediatica
   Pronuncia italica: /lo'keʃon/
   Derivati: non attestati
   Nuovi allotropi:
      location - locazione
Note:
Si è creato un allotropo. Si ha così il contrasto tra "location" e l'italiano "locazione", che pur avendo la stessa etimologia ha un significato molto diverso (indica il contratto per l'utilizzo di un immobile dietro pagamento di affitto). Entrambe le parole provengono da trafile dotte a partire da un singolo latinismo. 

LOCKDOWN "segregazione", "isolamento"  
   Origine: politica, burocratica, amministrativa
   Pronuncia italica: /lok'daun/
   Derivati: non attestati
Note:
Alcuni ingenui dicono che anziché "lockdown" si dovrebbe dire "chiusura". Strepitano e dicono di fare questo per il buon nome del Paese di Dante Alighieri. Non tengono conto del fatto che "chiusura", pur essendo una parola italiana, è formata come calco di "lockdown". Dante non l'avrebbe mai usata, ad esempio per descrivere l'isolamento di un appestato.
Anche altre soluzioni, come "segregazione", "isolamento", "quarantena", "confinamento", sono risultate poco convenienti ai pigri intelletti del popolino: sono parole troppo lunghe. Non le si può usare cinquanta volte in un discorso, mentre il termine "lockdown", bisillabo, è scattante e più adatto di qualsiasi parola italiana di significato equivalente (es. se-gre-ga-zio-ne, i-so-la-men-to, entrambi con cinque sillabe).
Fraseologia:
"P. ha detto che se faranno un nuovo lockdown, uscirà armato."

LOGIN "accesso al proprio account"
   Traduzione letterale: "registrarsi sul diario di bordo"
   Origine: informatica, mediatica (web, social)
   Varianti ortografiche: log-in, log in
   Altre varianti: logon
   Pronuncia italica: /lo'gin/
   Locuzioni: 
      fare login "accedere al proprio account"
   Derivati:
     loggarsi "accedere al proprio account"
     loggato "connesso al proprio account"
Note:
Spero che tutti capiscano la follia dell'idea di sostituire "login" con "accesso alla propria utenza", 500 volte al giorno. Tanto varrebbe farsi sparare in un piede! 
Fraseologia: 
"Non sono riuscito a fare login, mi hanno hackerato."

LOGOUT "uscita dal proprio account"
  Traduzione letterale: "chiudere il diario di bordo"
  Origine: informatica, mediatica (web, social)
  Varianti ortografiche: log-out, log out
  Pronuncia italica: /lo'gaut/
  Locuzioni: 
    fare logout "uscire dal proprio account"
  Derivati: 
    sloggarsi "uscire dal proprio account"
    sloggato "uscito dal proprio account"
Note:
Spero che tutti capiscano la follia dell'idea di sostituire "logout" con "uscita dalla propria utenza", 500 volte al giorno. Tanto varrebbe farsi sparare in un piede!
Fraseologia:
"Ero da amici, ubriaco fradicio. Mi sono dimenticato di sloggarmi."

MANAGER "dirigente", "gestore aziendale"
   Traduzione letterale: "maneggione" 
   Origine: aziendale
   Pronuncia italica: /'manadʒer/, /'mεnedʒer/
   Locuzioni: 
       top manager
       brand manager
       content manager
       credit manager
       facility manager
       marketing manager
       mobility manager
       project manager
       security manager 
       etc.
   Derivati: 
       manageriale /manadʒe'rjale/
       managerismo /manadʒe'rizmo/
Come di consueto, nei derivati con morfologia italianizzata si trova sempre /a/.
   Nuovi allotropi: 
       manager - maneggiatore, maneggione
Note: 
La beffa per i puristi è lampante: manager è una parola inglese che deriva dal verbo italiano maneggiare. Si può dire che sia tornata in italiano per effetto boomerang. Nel frattempo, in italiano parole come "maneggiatore" e "maneggione" hanno acquistato significati negativi. In lombardo è chiamato manegiùn chi maneggia i soldi, e a Londra la via dei banchieri è chiamata Lombard Street. 

MANAGEMENT "amministrazione", "gestione d'impresa",
      "gerenza"
   Traduzione letterale: "maneggiamento"
   Origine: aziendale
   Pronuncia italica: /'manadʒment/, /'mɛnedʒment/, 
       /me'nɛdʒment/
   Derivati: non attestati 
   Nuovi allotropi: 
      management - maneggiamento
Note:
La beffa per i puristi è lampante: management è una parola inglese che deriva dal verbo italiano maneggiare. Si può dire che sia tornata in italiano per effetto boomerang. Nel frattempo, in italiano la parola maneggiamento è diventata obsoleta. Indicava un uso o operazione manuale, ad esempio nella locuzione "maneggiamento delle armi". Il plurale, maneggiamenti, indicava le azioni svolte in segretezza, specie se illecite. In zootecnia si trovava il significato di "saggio del grasso di una bestia da macello mediante il tasto" (era la palpazione del bovino). 

MARKETING "tecniche di promozione e di vendita"
   Origine: finanziaria
   Pronuncia italica: /'marketiŋg/
   Derivati: non attestati
Note:
Ebbene, ho scoperto che tra i puristi c'è chi propone di sostituire l'anglicismo con parole come "mercatologia", "mercatistica" e "vendistica", che nessuno usa e di cui la massima parte della popolazione ignora persino l'esistenza.

MEETING "convegno"; "riunione di lavoro"
   Origine: aziendale
   Pronuncia italica: /'mitiŋg/
   Locuzioni:
      meeting point "punto di ritrovo"
   Derivati: non attestati
Note: 
Mi sono imbattuto in questa parola nei primi anni di università, quando ho letto su un quotidiano che quelli di Comunione e Liberazione (i detestati ciellini) andavano al Meeting di Rimini e che erano invitati anche politici ed altri personaggi pubblici. Erano tempi non sospetti: non era ancora iniziata la Rivoluzione Informatica.

MISSION "obiettivo primario"
   Traduzione letterale: "missione"
   Origine: aziendale, politica, economica
   Pronuncia italica: /'miʃon/
   Derivati: non attestati 
   Nuovi allotropi: 
      mission - missione 
Note:
Scoppio a ridere di fronte a chi consiglia di usare "missione" per tradurre "mission". Non si rende conto che è un calco? Sostituire un anglicismo con un suo calco è una cosa vana e oltremodo stupida, che presuppone un'ignoranza cieca. Suonerebbe molto bizzarro usare la parola in contesti diversi da quello aziendale, politico o economico. Nessuno direbbe che "la mission di Adolf Hitler era l'annientamento del popolo ebraico". Si noti la rigidità del neologismo. Il suo livello di integrazione nelle strutture dell'italiano è molto basso. In nessun modo si può chiamare "missionario" chi afferma di avere una "mission". 

MOUSE "dispositivo di puntamento del cursore"
  Origine: informatica 
  Pronuncia italica: /maus/ 
  Plurale: mouse (in inglese è mice)
  Derivati: non attestati
Note:
Questo è uno degli anglicismi più datati e tenaci, risale agli anni '60, prima che la Rete fosse accessibile al pubblico. L'italiano è una delle poche lingue ad aver mantenuto la parola inglese anziché tradurla: in tedesco è "die Maus", in francese è "la souris", in spagnolo è "el ratón". In irlandese è "luch", alla lettera "topo". Questi non sono esempi di resistenza purista, in quanto la parola è in tutti i casi un calco. Chi pensasse di fare un servizio a Dante usando "topo", "topolino" o "topino" anziché "mouse", sarebbe ingenuo come quell'uomo che mangiò le feci di un'ape pensando che fossero miele.

NETWORK "rete (di dispositivi o di contatti)"; 
      "rete televisiva" 
  Origine: aziendale, mediatica, pubblicitaria
  Pronuncia italica: /'nεtwork/ 
  Locuzioni: 
     social network "rete sociale" (vedi SOCIAL)
     network televisivo
     network pubblicitario
     network commerciale
  Derivati:
     networking "collegamento in rete di utenti
         e programmi"
     Internet < International Network
Note: 
Il network per eccellenza, Internet, è un'architettura di sistema che permette l'interconnessione tra diverse reti di computer a livello globale. Certo, esistono molti modi per rendere in italiano tutti i concetti espressi dalla parola "network", ma sono sparsi, non univoci: non colgono l'importanza della nuova realtà. Pensare che sostituendo il neologismo si ritornerà al vecchio mondo è ingenuo come scambiare il cerume per miele.

OFFLINE "sconnesso, non in Rete"
   Traduzione letterale: "fuori linea"
   Origine: informatica, mediatica
   Varianti ortografiche: off line, off-line
   Pronuncia italica: /of'flain/
   Derivati: non attesati
Note: 
Non ci si può lamentare: nuovi avverbi per una nuova Era!
Fraseologia:
"Che palle, è sempre offline!"

ONLINE "connesso, in Rete"
   Traduzione letterale: "in linea"
   Origine: informatica, mediatica 
   Varianti ortografiche: on line, on-line
   Pronuncia italica: /on'lain/
   Derivati: non attestati
Note:
Non ci si può lamentare: nuovi avverbi per una nuova Era! 
Fraseologia:
"Ho visto che era online, ma non mi ha risposto."

OUT "fuori (dal gruppo, dalle regole, dalla moda, etc.)"
   Origine: colloquiale, gergale
   Pronuncia italica: /aut/
   Derivati: non presenti 
Note:
Ricordo il racconto del prete obeso sconvolto dall'uso di "out" col significato di "fuori" (anni '80 del XX secolo). Il punto è che aveva capito male. Assicuro che "out" significa "fuori dal gruppo", "fuori dalle regole", "fuori dalla moda", etc. Nessuno direbbe mai qualcosa come "È andato out a fumare". 

OUTPUT "dati in uscita", "emissione di dati elaborati"
       (da un sistema)
   Origine: informatica, economica, aziendale
   Pronuncia italica: /'autput/
   Derivati: non attestati
Note:
Le alternative in italiano sono ambigue e sfocate, oltre a cambiare a seconda del contesto. In informatica e tecnologia, "output" equivale a "risultato", "dati in uscita", "prodotto", "risposta". Nel linguaggio aziendale, "output" equivale a "produzione", "rendimento", "risultato": è la quantità prodotta nell'industria da un lavoratore. In economia, "output" equivale a "valore totale di beni e servizi prodotti", "prodotto interno" e simili. Nel mio gergo chiamo "output" le feci.

POST "contenuto pubblicato in Rete"
   Origine: mediatica
   Pronuncia italica: /pɔst/
   Derivati: 
      postare 
      postato 
Note: 
Essendo la parola usatissima e monosillabica, sono implausibili tutte le alternative come "messaggio", "articolo",  "contenuto", "pubblicazione". Sono anche sfocate, imprecise, polisemiche, lunghe (mes-sag-gio, ar-ti-co-lo, con-te-nu-to, pub-bli-ca-zio-ne). In italiano il verbo postare significa "mettere al suo posto" ed è ormai desueto; il nuovo verbo postare, derivato dall'inglese "post", ha etimologia dissimile. Le parole "post" e "posta" non hanno la stessa etimologia, a dispetto della somiglianza fonetica.
Fraseologia:
"Non mi sono affatto piaciuti i suoi post di ieri."

PROBLEM SOLVING "risoluzione dei problemi"
   Origine: aziendale, informatica
   Pronuncia italica: /'prɔblem 'sɔlviŋg/
   Derivati: 
      problem solver "chi applica il problem solving"
         (raro)
Note: 
La locuzione indica l'insieme dei processi mentali e tecnici utilizzati per analizzare e superare una situazione critica. Mi rendo conto che un'intera locuzione è stata importata come un blocco, pur essendo ogni sua componente traducibile con parole italiane per giunta imparentate (problem - problema, solving - soluzione). Tuttavia, la locuzione importata ha quattro sillabe, mentre le alternative fanno incespicare frasi che devono essere pronunciate a macchinetta sul lavoro (ri-so-lu-zio-ne del pro-ble-ma). Si segnala anche un raro uso aggettivale, in frasi come "è un tipo molto problem solving", ossia "è un tipo molto abile nel problem solving".
Fraseologia:
"Il problem solving consiste nel trovare un colpevole su cui scaricare la responsabilità di un errore." 

RANDOM "casuale", "casualmente" 
   Origine: informatica, scientifica, gergale
   Pronuncia italica: /'random/, /'rεndom/ 
   Derivati: 
       randomizzare, 
       randomizzato,
       randomico "casuale"
I derivati hanno sempre la vocale atona /a/, cosa regolare in questo genere di adattamenti: /randomid'dzare/, etc.
Note:
La parola "casuale" ha tre sillabe (ca-sua-le). Perché dire in tre sillabe ciò che si può dire con un bisillabo? La parola "casualmente" ha quattro sillabe (ca-sual-men-te). Perché dire in quattro sillabe ciò che si può dire con un bisillabo? Le parola "casuale" e "casualmente" sono derivati dalla parola "caso". La parola "random" è inanalizzabile, quindi è favorita. 
Se si usa una parola derivata di tre o quattro sillabe cinquanta volte in un discorso, si capisce la convenienza del prestito. 
I primi usi colloquiali di questa parola si devono ai Paninari (Milano, prima metà degli anni '80). Come verbo, era addirittura considerato non coniugabile: "Mi random una compilation di film".
Fraseologia: 
"Fai un controllo random!"
"Vediamo di randomizzare questi dati con un meccanismo a doppio cieco!"

REVIEW "revisione", "recensione", "rassegna"
   Origine: aziendale, scientifica 
   Pronuncia italica: /re'vju/
   Locuzioni: 
        peer review "revisione tra pari";
        spending review "revisione di spesa"
           (pseudo-anglicismo)
   Nuovi allotropi: 
         review - riveduta 
Note: 
Tutti ricordano la malaugurata "spending review", che condannò a morte moltissime persone, per cercare di rimediare agli sprechi immondi della Corte di Hardcore, al cui confronto Eliogabalo era parco. Un anglosassone non avrebbe mai usato questa locuzione, ma poco conta. Per fortuna la parola si applica anche a realtà ben più utili: indica in buona sostanza una revisione di un articolo scientifico. 

SITUATION "situazione", "insieme di circostanze" 
   Origine: mediatica
   Pronuncia italica: /sitju'eʃon/, /situ'eʃon/
   Locuzioni:
      situation comedy "commedia di situazione" 
         (abbreviato spesso in sitcom, sit-com)
   Derivati: non attestati 
   Nuovi allotropi: 
      situation - situazione 
Note:
Anche anglicismi molto simili a parole italiane si insinuano e si radicano, senza che i puristi possano farci alcunché. 

SITUATIONSHIP "relazione ambigua", 
       "rapporto affettivo ambiguo"
   Origine: colloquiale, gergale 
   Pronuncia italica: /sitju'eʃonʃip/, /situ'eʃonʃip/
   Derivati: non attestati
Note: 
Sembra una parola macedonia nata dalla crasi di situation "sotiazopme" e di relationship "relazione". Il prestito possiede sfumature di significato che in italiano standard non possono essere rese per mezzo di una sola parola. Sarebbe interessante scoprire come si esprimeva il concetto al tempo delle dame e dei cicisbei. 
Fraseologia:
"Mi trovo intrappolato in questa situationship."

SKILL "capacità, abilità"
   Origine: aziendale 
   Pronuncia italica: /skil/
   Locuzioni: 
     hard skill "competenze tecniche e professionali"
           (vedi HARD)
     soft skill "competenze trasversali"
            (vedi SOFT) 
   Derivati:
      skillato "esperto, che ha capacità"
Note: 
L'anglicismo indica una competenza, abilità o capacità acquisita tramite lo studio e l'esperienza. Con "hard skill" si indicano le competenze tecniche, misurabili e oggettive, come ad esempio l'uso di un software, la conoscenza di una lingua, la programmazione. Con "soft skill" si indicano competenze di natura trasversale, relazionale e comportamentale, come ad esempio la capacità di risolvere problemi, il lavoro di squadra, la comunicazione e la leadership. I corrispettivi in italiano, come "competenza", "abilità", "capacità", "esperienza", "bagaglio professionale", "talento", "attitudine", difficilmente pissono trovare posto in un'azienda o nella comunicazione. Si comprende bene un fatto: si sta parlando di mondi diversi.
Fraseologia:
"Non mi sembra che abbia grandi skill."

SMART "intelligente, brillante, acuto, abile, 
         tecnologicamente avanzato, che funziona"
   Traduzione letterale: "furbo"
   Origine: colloquiale, gergale
   Pronuncia italica: /zmart/
   Locuzioni:
       smart working "lavoro agile" 
         (pseudo-anglicismo, anche abbreviato in smart)
       smart shop "negozio di sostanze psicoattive" 
       smart drug "nootropo", "farmaco intelligente"
   Derivati: 
      smartphone "telefonino"
Note: 
Il neologismo copre troppi significati per poter essere sostituito in modo efficace: è il contrassegno di una nuova cultura che ha fatto irruzione e si è imposta in modo capillare. Pochi ci pensano, ma in pochi anni ha portato più innovazioni l'introduzione dello smartphone di quante ne siano state introdotte dal Paleolitico profondo all'epoca di Dante Alighieri.
Fraseologia: 
"Quel tipo non mi sembra molto smart."
"Domani lavorerò in presenza, dopodomani sarò in smart."

SOCIAL "rete sociale"
   Forma originale: social network 
   Origine: mediatica, informatica
   Pronuncia italica: /'sɔtʃal/
   Derivati: non attestati
   Nuovi allotropi: 
      social - sociale 
Note: 
Passando dall'inglese all'italiano, la locuzione "social network" ha fatalmente subito un'abbreviazione. Così è nato il sostantivo "social" (invariato al plurale). Per l'ennesima volta, la facilità di pronuncia e la brevità hanno avuto il sopravvento su ogni altra considerazione. Nessuno, nemmeno l'Imperatore dell'Universo, potrebbe alcunché di fronte al fatto che "social" ha due sillabe (so-cial), mentre "rete sociale" ne ha cinque (re-te so-cia-le). Bisogna notare che queste scelte lessicali impattano sulla morfologia.
Fraseologia:
"I social hanno contribuito al declino dei blog."

SOFT "senza alcol" (detto di bevanda);
      "senza rappresentazioni esplicite di erezione
       o penetrazione" (detto di pornografia); 
      "senza contatto con il pene eretto"
       (detto di atti sessuali)
   Traduzione letterale: "molle" 
   Origine: mediatica, informatica 
   Pronuncia italica: /sɔft/, /sɔf/
   Locuzioni: 
      soft drink "bevanda che non contiene alcol" 
      porno soft (tipicamente contiene scene lesbiche,
         toccamenti o simili) 
      erotismo soft (mostra corpi nudi senza dettagli
         intimi, con rapporti superficiali e altre cose blande) 
      soft skill "competenze trasversali"
   Derivati:
      software "programma informatico" 
      softcore "porno soft"
Note:
Con riferimento a pornografia, erotismo o per estensione ad atti sessuali, l'anglicismo è una riduzione del termine tecnico softcore. 
La parola "soft" non ha nessuna connessione etimologica con l'italiano "soffice": si tratta di una somiglianza fortuita. 
Fraseologia:
"Ho fatto con lei soltanto cose soft."
"Mi piace il sesso soft: la bacio con la lingua in bocca, la tocco un po' e mi vengo addosso."

SPAM "messaggi inutili e indesiderati",
      "pubblicità spazzatura" 
  Traduzione letterale: carne suina speziata
  Origine: pubblicitaria
  Pronuncia italica: /spam/, /spεm/
  Derivati: 
     spammer "colui che invia spam"
     spammatore 
     spammare
     spammato 
Note:
Si tratta di una parola macedonia derivata dalla crasi di spiced "speziato" + ham "prosciutto". Un monosillabo contro cui non possono competere alternative legnose come "posta indesiderata" o "messaggi spazzatura". Tra l'altro, "messaggi spazzatura" non è propriamente italiano di Dante e mostra una chiara influenza inglese: "spazzatura" non dovrebbe essere usato come aggettivo. Il fatto che la Crusca proponga un calco formato su locuzioni inglesi come "trash food", "junk food" e simili, la dice lunga.
Fraseologia: 
"La devi spettere di spammarmi con video complottisti di merda!

STEP "passo (per raggiungere un obiettivo)"
   Origine: aziendale, burocratico
   Pronuncia italica: /stεp/
   Derivati: non attestati 
Note: 
Nessuno direbbe mai "esco a fare quattro step", oppure "hai fatto uno step falso". Il prestito non è un reale pericolo a breve termine in grado di far estinguere la parola "passo". In pratica si è limitato ad occupare una nicchia semantica che sembrava vacante.
Fraseologia:
"Il progetto si articola in tre step."
"Il primo step consiste nell'analisi dei problemi pregressi."  

STORY "contenuto temporaneo in un social"; 
      "abbozzo di film non elaborato in sceneggiatura"
   Significato letterale: "storia, racconto"
   Sinonimi in inglese: 
       tale, narrative account
   Origine: mediatica (web, social), cinematografica, 
      letteraria
   Pronuncia italica: /'stɔri/
   Derivati: 
      storytelling "affabulazione"
   Nuovi allotropi: 
       story - storia 
Note: 
Il neologismo in questione non può essere facilmente sovrapposto al suo corrispondente etimologico "storia". La sua sostituzione con "racconto" è semplicemente l'imposizione di un calco.

STRESS "logorio" 
  Origine: aziendale
  Pronuncia italica: /strεs/
  Locuzioni: 
    stress test
  Derivati:
     stressare "sottoporre a logorio"
     stressare "evidenziare un aspetto"
     stressarsi "logorarsi"
     stressato "logorato"
     stressante "logorante"
  Gergo psicologico: stressor "che induce stress"
Note: 
Questo è uno dei più radicati e antichi contributi alla formazione dell'Itanglish. Ha sostituito sinonimi imperfetti come "logorio", "esaurimento", "tensione", "affaticamento", "spossatezza" per ragioni fonetiche: è un monosillabo scattante. Per contro, le alternative native sono scomode: le più semplici, "tensione" e "logorio", hanno rispettivamente tre e quattro sillabe (ten-sio-ne, lo-go-ri-o). Persino i puristi sono costretti ad ammettere che "stress" è un prestito "pienamente integrato". Eppure, ricordo ancora il faccione del calvo Calindri, quando beveva il liquore Cynar a base di carciofo, "contro il logorio della vita moderna"!
Fraseologia: 
  "Che stress!"
  (sinonimi: "Che pizza!", "Che rottura di coglioni!")

TAG "etichetta", "contrassegno"
   Origine: informatica, mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /tag/, /tεg/
   Derivati: 
     taggare /tag'gare/ "attribuire un'etichetta"
     taggato /tag'gato/ "etichettato" 
Note: 
Un termine breve, non analizzabile, che esprime una nuova categoria concettuale per un'Era nuova. Attribuendo un "tag" a un contenuto in un immenso archivio blogosferico permette poi di recuperarlo facilmente.
Fraseologia:
"Mettere i tag ai post di Blogger è un'operazione molto faticosa."

TREND "tendenza"
   Altri significati: "andamento", "moda"
   Origine: scientifica, economica, aziendale
   Pronuncia italica: /trεnd/
   Derivati: non attestati
Note:
Solito discorso. La parola "trend" è un monosillabo versatile. La parola "tendenza" è pesante e ha tre sillabe (ten-den-za).  Che dire poi di "andamento" e di "evoluzione"? Pretendendo l'abolizione di "trend", i puristi bloccherebbero intere giornate lavorative. 

TROLL "utente molesto"
   Tradduzione letterale: "mostro, orco"
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /trɔl/
   Derivati: 
     trolloso 
     trollare 
     trollato 
Note: 
La parola è in ultima analisi di origine norrena; troll (plurale troll) è un sinonimo di skrímsl "mostro". Il campo semantico include significati come "gigante" e "orco". Un simile essere è brutto, puzza ed è dannoso. Ecco spiegato perché si chiama "troll" un rompicoglioni che attacca briga in Rete.
Fraseologia:
"È un troll diabolico, un vero e proprio tizzone d'Inferno!"
"Quando sono ubriaco calo nei più profondi recessi del Web e mi metto a trollare."
"Non se ne può più di quel demente: diffonde contenuti trollosi."

UPLOAD "caricamento" 
   Origine: informatica 
   Pronuncia italica: /a'plod/
   Derivati: 
      uploadare /aplo'dare/
      uploadato /aplo'dato/
   Locuzioni: 
      mind uploading /maind a'plodiŋg/ 
      "caricamento della mente su supporto non biologico"
Note: 
Enorme è il vantaggio pratico di "upload", con solo due sillabe (up-load), su qualunque alternativa nativa. Ad esempio, "caricamento" ha cinque sillabe (ca-ri-ca-men-to) ed è in grado di ingolfare le giornate. Si aggiunge alla parola una nuova inquietante accezione, tipica del Cyberpunk. La locuzione "mind uploading" indica una supposta forma di immortalità tecnologica, preconizzata da Ray Kurzweil, in cui la coscienza di un essere umano viene fatta migrare in una macchina. Secondo le dottrine di Kurzweil, che reputo esecrabili, la coscienza sarebbe unicamente il prodotto della "potenza di calcolo": esisterebbe soltanto una differenza quantitativa tra una calcolatrice e la mente di Albert Einstein.
Fraseologia: 
"Non riesco a fare l'upload di questi video."

VISION "visione" 
   Origine: aziendale, politica, mediatica
   Pronuncia italica: /'viʒon/
   Derivati: non attestti 
   Nuovi allotropi: 
      vision - visione 
Note:
Spesso questo neologismo è usato in coppia con "mission", il cui significato è abbastanza attinente. Definisce il sogno, l'aspirazione o l'ideale che un'organizzazione desidera raggiungere per il futuro. Al contempo, traduce in qualche modo il tedesco Weltanschauung "visione del mondo", ma con una sfumatura dinamica, strategica e operativa. Gli anacronismi devono essere evitati, per questo è meglio non usare "vision nazionalsocialista" anziché "Weltanschauung nazionalsocialista". 

WEB "Rete"
   Forma originale: World Wide Web 
   Traduzione letterale: "Rete di ampiezza mondiale"
   Origine: informatica, mediatica
   Pronuncia italica: /wεb/
   Locuzioni: 
       sito web
       web designer "chi progetta siti web"
       web master "chi progetta siti web"
   Derivati: 
       webcam "telecamera per filmare in Rete"
       webinar "seminario o conferenza tenuta online"
   Calchi: 
       Rete 
Note: 
L'anglicismo, che rimanda a una ragnatela gigantesca e infinitamente interconnessa, è uno dei più radicati nella lingua italiana. Si è affiancato al calco "Rete", che pure è molto diffuso e che resiste perché esso stesso abbastanza comodo. Non ha tuttavia alcun senso proclamare la vittoria di Dante se si usa "Rete", parola che non sarebbe potuta esistere con questa accezione senza il termine inglese originale.

ZIP "compressione di un documento informatico"
   Origine: informatica
   Pronuncia italica: /dzip/
   Locuzioni: 
     file zip "file compresso"
   Derivati: 
     zippare "comprimere un file"
     zippato "compresso" (detto di file)
     unzippare /andzip'pare/ "decomprimere un file" 
     unzippato /andzip'pato/ "decompresso"
         (detto di file)
Note:
Questo termine tecnico è del tutto simile a un altro anglicismo: zip "cerniera lampo". Si nota che il nome della cerniera lampo è femminile (la zip), mentre il nome del documento compresso è maschile (lo zip). Il verbo indicante la decompressione ha conservato il prefisso inglese "un-", pronunciato /an-/.

Gli anglicismi sono troppi per essere trattati in uno spazio così limitato. Si stima che ne siano presenti circa 3.500. Non ce la faccio, mi limito a riportarne qualcun altro:

ABSTRACT "riassunto"
BENCHMARK "parametro di riferimento"
BIRDWATCHING "osservazione ornitologica"
BLACKOUT "interruzione elettrica"
BRIEFING "riunione di lavoro"
BODYGUARD "guardia del corpo"
BROWSER "strumento di navigazione in Rete"
BUDGET "tetto di spesa"
DATABASE "banca dati"
DEBUNKER "chi scredita i complottisti"
ESCALATION "aumento del conflitto"
FLASHBACK "rievocazione del passato"
GANG "banda criminale"
GANGSTER "malvivente"
GOSSIP "pettegolezzo"
GUARDRAIL "barriera stradale"
KILLER "assassino"
OUTSIDER "emarginato"
MAKE UP "trucco" (femminile, etc.)
PIERCING "perforazione di alcune parti del corpo
     per introdurvi ornamenti"
PODCAST "trasmissione radiofonica digitale"
PREMIER "primo ministro"
PUSHER "spacciatore"
QUERY "interrogazione"
RANKING "classifica, graduatioria"
REALITY SHOW "tipo di spettacolo con riprese
    di persone nella loro vita reale"
    (anche abbreviato in REALITY)
RECEPTION "accettazione"
SCREENSHOT "fotografia istantanea di ciò che appare
    sullo schermo"
SELFIE "fotografia scattata a se stessi"
SERIAL KILLER "assassino seriale"
SPILLOVER "salto di un patogeno da una specie
     a un'altra"
STAFF "personale, organico, dipendenti"
STRETCHING "ginnastica di stiramento"
TIMER "dispositivo a orologeria"
TOOL "strumento"
USER "utente, utilizzatore"
VINTAGE "d'epoca", "d'annata"
VOUCHER "attestato di viaggio"
WEEK-END "fine settimana"
WELFARE "stato sociale"

Sintesi e conclusioni

Questo è il quadro della situazione:
I) La civiltà del Web è paragonabile per impatto alla Rivoluzione Neolitica. Cambia per sempre la realtà preesistente, nel bene e nel male.
II) Una Rivoluzione di simile portata comporta giocoforza l'adozione di moltissime parole nuove dal suo linguaggio.
III) Le parole nuove si impongono in modo irreversibile: introducono idee nuove e non possono trovare equivalenti utili nella lingua colonizzata:
    - fonotassi vantaggiosa;
    - risoluzione della polisemia problematica. 
IV) Le soluzioni proposte sono irrimediabilmente calchi.
 
I puristi appartengono soprattutto al mondo scolastico (docenti, etc.) ed esprimono spesso il loro sdegno nel Web. Eppure si nota in questo un'incoerenza di base.
1) Il sistema scolastico fa parte a tutti gli effetti della Pubblica Amministrazione;
2) Proprio la Pubblica Amministrazione è la massima promotrice dell'Itanglish.

Questa è la catena causale: 

Unione Europea => Paesi membri =>
=> Pubblica Amministrazione di ciascun Paese:
linguaggio politico, decisionale, burocratico, amministrativo. 

Il professor B. non sembra rendersi conto che le forze all'origine della formazione dell'Itanglish sono anche quelle che: 
i) gli pagano lo stipendio;
ii) gli versano i contributi della pensione (che egli reputa una condizione salvifica, come se potesse sperare in 50 anni di vita in salute una volta lasciato il lavoro);
iii) gli permettono di esercitare una certa influenza sugli alunni.

Tramite l'Itanglish si lavora e si socializza in Rete. 
Già solo per questo, non è sostituibile. Si creano condizioni di code mixing. Passo dopo passo si costituisce un linguaggio che si allontana in modo definitivo dalle condizioni precedenti alla perturbazione. Il processo è simile a quello della lenta cottura di un uovo. Una volta che l'albume e il tuorlo si sono rassodati, non esiste alcun modo per farli tornare liquidi. Forse nell'antica Roma qualcuno si sarà anche lamentato per la pervasività della lingua greca, portata dalla civiltà ellenistica. Costui sarà stato preso da rabbia ogni volta che avrà sentito parole come "thermopolium", "hypocaustum", "apothēca" e simili. Ovviamente, il professor B. non ci pensa: crede che l'Impero di Roma fosse un paradiso di perfezione, non scomponibile né analizzabile. Invece sarebbe il caso di parlare di collisioni di civiltà, di stemperamento di una civiltà in un'altra. La situazione attuale non è così diversa, se non per un particolare: la lingua che si intrude nell'italiano (e non solo) ha  parole dotate di una fonotassi radicalmente estranea. Di fronte a fenomeni di questa portata, bisogna avere la capacità di analizzarne le origini e i meccanismi. La scuola non ha mai educato a questo lavoro imponente: presenta soltanto realtà monolitiche che non possono essere discusse se non in modo superficiale. 

Soluzioni? 
Abolire le aziende? 
Abolire i computer? 
Abolire il Web? 
Abolire i media? 
Abolire il marketing?
Abolire l'economia?
Abolire la politica?
Abolire i processi burocratici e amministrativi? 

Ok. Però la pancia piena e la tranquillità non le conserverete!