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venerdì 16 febbraio 2024


VILLAGE OF THE GIANTS

Titolo originale: Village of the Giants
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1965
Durata: 81 min
Rapporto: 1,85:1
Genere: Fantascienza, commedia 
Sottogenere: Teensploitation 
Regia: Bert I. Gordon
Soggetto: Herbert George Wells, dal romanzo
     The Food of the Gods and How It Came to Earth
     (1904); Bert I. Gordon
Sceneggiatura: Alan Caillou
Produttore: Bert I. Gordon
Casa di produzione: Berkeley Productions,
      Embassy Pictures Corporation, Joseph E. Levine 
      Productions
Distribuzione in italiano: Metro-Goldwyn-Mayer/
      UA Entertainment
Fotografia: Paul Vogel
Montaggio: John A. Bushelman
Effetti speciali: Bert I. Gordon, Flora M. Gordon,
      Herman E. Townsley
Musiche: Jack Nitzsche
Scenografia: Franz Bachelin
Trucco: Wally Westmore
Interpreti e personaggi: 
    Tommy Kirk: Mike
    Johnny Crawford: Horsey
    Beau Bridges: Fred
    Ronny Howard: Genius
    Joy Harmon: Merrie
    Bob Random: Rick
    Tisha Sterling: Jean
    Charla Doherty: Nancy
    Tim Rooney: Pete
    Kevin O'Neal: Harry
    Gail Gilmore: Elsa
    Toni Basil: Red
    Hank Jones: Chuck
    Jim Begg: Fatso
    Vicki London: Georgette
    Joseph Turkell: Sceriffo
    Rance Howard: Assistente dello sceriffo
    Debi Storm: Cora la figlia dello sceriffo
    Freddy Cannon: Se stesso
    Mike Clifford: Se stesso
    The Beau Brummels: Se stessi
    Julie Kenney: Ragazza nel seminterrato (non accreditata)
    Higgins: Wolf, il cane di Genius (non accreditato)
    Orangey: Gatto (non accreditato) 
Titoli in altre lingue: 
    Spagnolo: El pueblo de los gigantes 
    Spagnolo (Cile): La aldea de los gigantes 
    Portoghese: A Cidade dos Gigantes
    Russo: Деревня великанов 
    Ungherese: Óriások falva 
Budget: 750.000 dollari US 
Box office: Sconosciuto 


Trama: 
La vicenda ha luogo nella fittizia Hainesville, in California. Dopo essersi schiantati con la loro auto contro un posto di blocco durante un temporale, numerosi adolescenti festaioli venuti da fuori si dedicano prima a una vigorosa e giocosa lotta nel fango, poi si dirigono verso la città a piedi. Sono Fred, Pete, Rick, Harry e le loro amiche Merrie, Elsa, Georgette e Jean. Fred ricorda di aver incontrato Nancy, una ragazza di Hainesville, così decidono di cercarla. 
Questa Nancy, nel frattempo, è con il suo fidanzato Mike, mentre il fratello minore, il fulvo e occhialuto "Genius", gioca con il suo set del piccolo chimico in cantina. Genius crea accidentalmente una sostanza che chiama "goo" e fa crescere a dismisura qualunque animale la ingerisca, tra cui un cane e una coppia di anatre.
I ragazzi giunti da fuori città irrompono nel teatro locale, si puliscono dalla pioggia e dal fango, poi vanno in un locale lì vicino dove si esibiscono i Beau Brummels. Poco dopo arrivano le anatre gigantesche, immani, più alte di un adulto, seguite da Mike e Nancy. Tutti sono sbalorditi dalle dimensioni dei volatili e si chiedono come abbiano fatto a diventare così grandi. Mike spiega che è un segreto, ma seguendo un suggerimento dei loro amici Horsey e Red, organizzano un picnic nella piazza del paese il giorno dopo, dove arrostiscono le anatre e ne danno da mangiare a tutti la carne succulenta.
Anche Fred e i suoi amici vedono il potenziale di ciò che ha fatto crescere le anatre, ma la loro mente è rivolta esclusivamente al profitto. Decidono di scoprire il segreto e alla fine ci riescono, fuggendo con un campione. Tornati a teatro, la banda discute su cosa fare con questo "goo". Sentendosi sotto pressione, Fred lo taglia a fette, dando a tutti un pezzo a testa, che viene subito consumato. Quando il "goo" fa effetto, coloro che lo hanno ingurgitato crescono fino a superare i 9 metri di altezza, strappandosi i vestiti. All'inizio tutti sono traumatizzati, ma presto si rendono conto del loro nuovo potere grazie alle colossali dimensioni, così decidono di prendere il controllo della città.
Durante la notte, i giganti decidono di isolare Hainesville dal resto del mondo. Distruggono le linee telefoniche, rovesciano le antenne radiotelevisive e bloccano le strade rimanenti che conducono fuori città. Quando lo Sceriffo e Mike arrivano per occuparsene, scoprono che i giganti non hanno intenzione di andarsene e stanno tenendo prigioniera la figlia dello Sceriffo, Cora, in modo tale da non avere problemi. Mentre gli adulti della città sembrano paralizzati, i ragazzi decidono di reagire. Un tentativo di catturare Fred finisce per far prendere in ostaggio anche Nancy. 
Nel frattempo, il fulvo Genius continua a lavorare, cercando di produrre altro "goo". Mike gli chiede di preparare una scorta di etere: ha notato che i giganti, che si sono insediati nel teatro, lasciano solo Merrie a fare la guardia agli ostaggi. Mike e Horsey progettano di sottomettere Merrie, recuperare le armi e liberare Nancy e la figlia dello Sceriffo. 
Dopo aver condotto i giganti fuori dal teatro, Mike si comporta come Davide di fronte al Golia di Fred, per distrarli mentre Horsey e gli altri effettuano il salvataggio. Il nuovo tentativo di Genius di produrre il "goo" lo porta a scoprire un antidoto. Il marmocchio fulvo si reca in piazza in bicicletta con un secchio pieno dell'antidoto, che esala vapori mefitici densi e giallastri. I giganti ne inalano i fumi e tornano tutti alla normalità come per incanto. Mike affronta Fred e lo fa scappare dalla città con i suoi amici, ormai ridicoli nei loro abiti troppo grandi. 
Tuttavia, quando Fred e gli altri raggiungono la loro auto, incontrano un gruppo di viaggiatori naneschi che hanno sentito parlare del "goo" e dei suoi prodigiosi effetti: si stanno dirigendo in città alla ricerca della sostanza, che vogliono ingurgitare. Alcuni sono giunti persino dal Giappone!

Slogan: 
"Teen-agers zoom to supersize and terrorize a town!"


Recensione: 
Si tratta di un adattamento molto libero del romanzo di H.G. Wells L'alimento divino, aka Il cibo degli dei (The Food of the Gods and How It Came to Earth, 1904). In seguito l'opera dello scrittore britannico è stata portata sullo schermo una seconda volta dallo stesso regista, che ha diretto Il cibo degli dei (The Food of the Gods, 1976). 
A differenza di quanto accade in altre pellicole di Gordon sul gigantismo, umano o animale, in Village of the Giants la fantascienza si mescola alla commedia ed è priva della benché minima venatura di horror. Assume dall'inizio alla fine un tono scanzonato, leggerello e addirittura goliardico: un mix esplosivo di ottimismo, fede nella Scienza, rivoluzione culturale e sessuale, boom economico, cambiamenti sociali. Contribuiscono a questa atmosfera anni '60 anche la musica e le sequenze psichedeliche dei giovani che ballano in stato di alterazione, in abiti succinti. Sono presenti elementi che si sarebbero poi sviluppati nel genere beach party. Per dare un'idea del rimbambimento generale, basti considerare le sequenze in cui in una discoteca fanno la loro comparsa le due anatre colossali, che suscitano nel presenti stupore misto a una grande ilarità, ma nessuna paura. Eppure le anatre sono piuttosto aggressive e voraci: se si trovassero in mezzo a umani più piccoli di loro, non esiterebbero a dilaniarli! Anche un gatto gigantesco potrebbe dare dei bei problemi! Di fronte a queste mie osservazioni, il regista risponderebbe senza dubbio che la sua opera non è fatta per suscitare discussioni filosofiche ed etologiche; aggiungerebbe che tutto va preso per quello che è: una commediola, per l'appunto. 
Anziché la radioattività, la causa della crescita fino a proporzioni immense è qui la chimica, intesa come puerile miscuglio causale di sostanze. Questa non è Scienza, ovviamente, ma rende bene l'idea del pensiero imperante in quegli anni. Non esiste metodo, non esiste nemmeno una larvata comprensione dell'Universo e delle leggi su cui si fonda. Non esiste ricerca, tutto è imitazione dei gesti di una scimmia folle! 


Etimologia di goo

La parola goo non è certo un'invenzione del regista di questo film. Indica una sostanza liquida densa o semiliquida, di consistenza appiccicosa e di composizione sconosciuta, come ad esempio la melma o lo sperma. 
Sinonimi gergali: goop, gloop, gunk, gunge
Nel dizionario etimologico Etymonline si ha un riferimento circolare. Da una parte, gli autori ritengono che l'aggettivo gooey "viscido, appiccicoso" derivi da goo con l'aggiunta del tipico suffisso -y (di cui -ey sarebbe una variante); in un altro luogo del dizionario, gli stessi autori ritengono invece che goo sia frutto di una retroformazione da gooey. Per altri invece goo è solo un'alterazione infantile di glue "colla". Esiste anche l'idea che goo sia un'abbreviazione di burgoo "porridge denso", (variante: burgout) attestato nel XVIII secolo, sulla cui origine sono state fatte diverse ipotesi:
1) dal gallese burym "lievito" + cawl "cavolo"; "pappa" (in origine "zuppa di cavoli");
2) dall'arabo برغل burĝul "chicchi di frumento cotti al vapore e macinati" (a sua volta di origine turca); 
3) dall'alterazione di ragout "ragù" (dal francese). 
Alcuni derivati di goo
   goo-gobs "gran quantità" (slang afroamericano)
   man goo "sperma". 
Siamo in condizioni di pantano etimologico: decidere qualcosa di concreto è molto difficile. 
La parola goo, nella locuzione black goo, è stata utilizzata da Ridley Scott per indicare il Seme Nero da cui hanno origine i Neomorfi e gli Xenomorfi. 

Una torta di aspetto fecale

Il "goo" era in realtà una semplice torta di pan di Spagna, con l'aggiunta di un innocuo colorante alimentare. Guardandola bene, mi sembra che abbia più l'aspetto di un grosso stronzo compatto, di color rosa sgargiante, appena uscito dal deretano di un titano. Dopo aver girato la scena in cui i ragazzi fuori città mangiano questa roba e crescono fino a diventare giganti, gli attori insistettero per mangiare un'altra torta simile prima di ogni giorno di riprese, per aiutarli a entrare meglio nel personaggio.


Gigantismo felino 

Quasi tutti gli esseri umani o gli animali che sono cresciuti in questo film, sono stati eliminati prima della fine. Questo è avvenuto in due modi: tramite uccisione (nel caso delle anatre e del ragno) o tramite rimpicciolimento (nel caso degli adolescenti giganti e del cane Wolf). Così è finito il loro regno dei giganti prima della conclusione dell'opera. Esiste un'unica eccezione: il gatto soriano arancione che è stato il primo a crescere. Dopo che il felino rossiccio, ormai gigante, esce dalla stanza, il suo destino non viene mai rivelato o menzionato nuovamente per l'intera durata del film. Quando gli è stato chiesto in seguito, lo stesso Bert Ira Gordon non ha fornito alcuna risposta o dettaglio su quale fosse il destino del gatto. Per quanto ne sappiamo, il gatto è rimasto gigantesco anche dopo la fine del film, creando un buco di trama, piuttosto rivelatore, che non è mai stato affrontato. Ci sarebbe stato abbastanza materiale per immaginare un seguito in cui la commedia si trasforma bruscamente in horror, col gatto che si mette a straziare persone per puro piacere! 


Un volatile raccapricciante

Il pollo che mangiano i ragazzi giganti è legato alla famosa catena di ristoranti Chicken Delight. Questa catena era nota per la consegna a domicilio di pollo e costine, oltre che per il suo accattivante motto: "Don't cook tonight, call Chicken Delight" (ossia "Non cucinare questa sera, chiama Chicken Delight"). Uno striscione della catena di ristoranti è visibile su un muro dietro gli adulti che consegnano i fucili. Ma il cast non ha potuto mangiare il pollo vero e proprio. Secondo la bionda Joy Harmon, ma ormai la cosa è difficile da verificare, "I ragazzi degli attrezzi di scena ci hanno dato un uccello davvero piccolo che hanno fritto per farlo sembrare un piccolo pollo. Proveniva da un famoso ristorante di pollo ed era orribile. Odiavo mangiarla, qualsiasi cosa fosse, e dovevo continuare a mangiarla ancora e ancora."
Doveva essere un tordo magrissimo e per giunta bruciacchiato! Ai nostri giorni, per molto meno scatterebbe una raffica di denunce per maltrattamento ad animali! 
 


Musica

La sigla strumentale è opera dal compositore e arrangiatore Jack Nitzsche. Fu originariamente pubblicata con il titolo "The Last Race" dalla Reprise Records, mesi prima dell'uscita del film, e sarebbe stata poi utilizzata come colonna sonora principale per Death Proof, la parte di Grindhouse diretta da Quentin Tarantino, nel 2007. 
I Beau Brummels, i cantanti Freddy Cannon e Mike Clifford, fanno tutti parte del cast. Cannon ha sfornato una serie di successi negli anni '60, tra cui "Palisades Park""Tallahassee Lassie"; interpreta "Little Bitty Corrine" nel suo stile inconfondibile (indossando un cardigan in piena estate), mentre Mike Clifford (veterano dell'Ed Sullivan Show e in seguito attore) canticchia il suo immancabile lento, "Marianne". A Clifford viene attribuita anche un'altra canzone, "Nothing Can Stand in My Way", che però non compare nel film. Non è stata pubblicata ufficialmente la colonna sonora di questa pellicola. 


Accoglienza

Questo film a basso budget, uscito negli States il 20 ottobre 1965 (fonte: IMDb), ebbe all'epoca un successo commerciale limitato, anche perché fu distribuito principalmente nei drive-in come parte di un programma a doppio spettacolo. Tuttavia attirò presto l'attenzione dei media e del pubblico grazie ad alcuni dei suoi stravaganti effetti speciali e al sex appeal leggermente provocatorio, comprese alcune scene di nudo implicito. Margaret Hartford del Los Angeles Times, ad esempio, allude a questi elementi nella sua recensione dell'epoca. Se la memoria non mi inganna, parlava di una pellicola tutta fatta di tette e di culi. Secondo questo filone della critica cinematografica, le cose migliori del film sono gli effetti speciali e i trucchi fotografici, insieme a quelle infinite viste di giovani torsi sani e perfettamente eugenetici che volteggiano esuberanti al ritmo dei Beau Brummells o di Freddy Cannon, con la sceneggiatura di Alan Caillou che mantiene l'azione veloce e le danze ondeggianti. 
Non si trovano molte notizie sulla distribuzione di questa pellicola in altre nazioni. A quanto pare, il titolo non fu mai tradotto in italiano (avrebbe dovuto essere "Il villaggio dei giganti"). Ho potuto visionare la pellicola unicamente in inglese. 


Sequenze incoerenti 

Come si può facilmente vedere, le dimensioni dei giganti non sono costanti nel corso del film: variano molto, assieme a quelle degli oggetti miniaturizzati che maneggiano. Le razioni di cibo e bevande, di proporzioni ridicole, non potrebbero in ogni caso mantenere simili corpi. In alcune sequenze i giganti sembrano poco più grandi di esseri umani normali, in altre invece svettano come torri. Quando poi tornano alle dimensioni normali, asfissiati dai fumi dell'antidoto, la quantità di tessuti a cui si aggrappano per preservare il loro pudore è inferiore a quella che dovrebbe essere: sembra che i loro abiti, ricavati dai tendoni del teatro, si siano rattrappiti come se fossero parti di organismi biologici. 
Quando Mike e Nancy si trovano ad affrontare il ragno gigante, riescono a vincerlo grazie a uno stratagemma. Mike uccide la creatura staccando un tubo, allagando la cantina e gettando una presa elettrica rotta nell'acqua, fulminandola. Tuttavia, nelle scene successive, soprattutto quella in cui Fred e la sua banda irrompono per rubare il "goo", pochi minuti dopo che Mike e Nancy se ne sono andati, non c'è più traccia né dell'allagamento né della carcassa bruciata del titanico aracnide. 
Nei primi momenti in cui vediamo il cane ingigantito nel film, ci accorgiamo che non indossa più il collare come faceva prima della crescita. In teoria, essendo diventato un cane di taglia gigante, il collare si sarebbe dovuto rompere per la pressione, oppure avrebbe dovuto strozzarlo. Eppure, pochi secondi dopo che il cane è stato rimpicciolito dall'antidoto, alla fine del film, torna alle sue dimensioni normali e indossa di nuovo il collare, comparso misteriosamente dal nulla. 

Sequenze tagliate

Alcune scene presenti nella sceneggiatura originale furono omesse dal film finale, probabilmente a causa dei costi eccessivi. Tra queste: le scene che precedono l'incidente d'auto che apre il film, con i ragazzi che viaggiano su due auto anziché su una; le scene di crescita di tutti i giganti (nel film, si vedono crescere solo Elsa, Fred e Merrie); Georgette che balla con Horsey anziché con Merrie; i giganti che abbattono i pali del telefono e distruggono l'auto dello Sceriffo, per interrompere le comunicazioni con il mondo esterno; Mike che cerca di scappare e chiedere aiuto, solo per essere fermato da Fred; i giganti che fanno festa notte e giorno, seminando il caos in tutta la città. La più notevole delle idee partorita dalla mente febbrile di Caillou era quella della morte atroce del Vicesceriffo, schiacciato come uno scarafaggio sotto i piedi nudi dei giganti! Ritenuta troppo audace, non fu mai neppure tentato un abbozzo di traduzione in realtà. Ci sarebbero stati gravi problemi nella trama: ritornati normali, gli adolescenti troppo cresciuti sarebbero stati incriminati per omicidio.

Alcune interviste imbarazzanti

L'attore statunitense Beau Bridges ha uno dei suoi primi ruoli come leader non ufficiale degli adolescenti che si trasformano in giganti. In seguito ha ricordato l'accaduto con parole futili: "Quando l'ho fatto, avevo circa 18 o 19 anni, e l'ho preso molto sul serio. Pensavo fosse la mia occasione per essere davvero un portavoce della mia generazione, capisci? Ho fatto quel lungo discorso quando ero a teatro, e ho mangiato questo "goo"... Mi sono rivolto al capo della polizia della città parlando dei giovani, degli adolescenti, che lui dice stanno perdendo il controllo, e ho parlato di libertà e tutto il resto. L'ho preso così sul serio, e credo di aver persino riscritto le mie battute. Ora, però, è, uh, un po' imbarazzante."
Tommy Kirk ha girato il film dopo il suo arresto per possesso di droga. In seguito ha dichiarato di non essersi "troppo imbarazzato" per la sua interpretazione: "È un film un po' folle, ma la qualità della produzione è piuttosto buona e in un certo senso regge. Avrei potuto fare a meno delle anatre danzanti, però."

Curiosità grossolane 

Inizialmente, la brunetta Vicki London era stata scelta per il ruolo femminile principale, ma ha avuto un problema: si è rifiutata di mostrare le sue morbide tipte al regista. Così il ruolo è stato assegnato alla bionda Joy Harmon, che non ha avuto difficoltà a far rizzare la Torre di Pisa. 

mercoledì 14 febbraio 2024


THE CYCLOPS
 

Titolo originale: The Cyclops
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1957
Durata: 66 min
Dati tecnici: B/N
   Rapporto: 1,78:1
Genere: Orrore, fantascienza, avventura
Regia: Bert I. Gordon
Sceneggiatura: Bert I. Gordon
Produttore: Bert I. Gordon
Casa di produzione: B&H Productions
Fotografia: Ira H. Morgan
Montaggio: Carlo Lodato
Effetti speciali: Bert I. Gordon 
Effetti speciali vocali: Paul Frees
Musiche: Albert Glasser
Trucco: Carlie Taylor, Jack H. Young 
Assistente produttore: Flora M. Gordon 
Assistente del direttore/copro-duttore: Henry Schrage 
Assistente alla regia: Harry L. Fraser, Ray Taylor Jr.
Reparto artistico: James Harris 
Reparto sonoro: Douglas Stewart 
Continuità: Diana N. Loomis 
Sequenze con animali: Jim Dannaldson, Ralph Helfer 
Supervisore aeronautico: Henry "Hank" Coffin
Interpreti e personaggi: 
  James Craig: Russ Bradford
  Gloria Talbott: Susan Winter
  Lon Chaney Jr.: Martin "Marty" Melville
  Tom Drake: Lee Brand
  Duncan "Dean" Parkin: Bruce Barton / ciclope
  Vicente Padula: governatore
  Marlene Kloss: commessa
  Manuel López: poliziotto 
  Paul Frees - effetti vocali del ciclope 

Trama: 
Il pilota collaudatore Bruce Barton è scomparso in Messico. La sua ragazza, Susan Winter, non si dà per vinta, rompe i coglioni a destra e a manca disturbando persino la siesta dei funzionari. Finisce così con l'organizzare una squadra di ricerca, che viene inviata nella foresta. Tre ganzi, lo scienziato Russ Bradford, l'esperto minerario Martin "Marty" Melville e il pilota Lee Brand, si avventurano in un territorio del tutto sconosciuto. Durante le ricerche scoprono colossali animali terrestri mutati geneticamente che hanno assunto proporzioni gigantesche: un topo, un'aquila, un ragno, un'iguana verde, una lucertola e un boa constrictor, grandi come pullman! 
Cosa ancor più importante, il gruppo incontra Barton, trasformato in un immane ciclope mutato alto ben 7,6 metri e con un occhio solo, rimasto atrocemente sfigurato a causa dell'esposizione alla radioattività proveniente dai giganteschi giacimenti di uranio nella zona. Questo fenomeno è responsabile delle dimensioni insolite di tutti gli animali della regione. Il ciclope è demente e incapace di parlare. Oltretutto è anche arbitrario e imprevedibile nella sua furia. Dopo una serie di snervanti peripezie, uccide Melville, con la ferocia di un bambino che si diverte a straziare le lucertole, tuttavia sembra riconoscere Susan - anche se nutre verso la donna una malsana gelosia: vorrebbe farla arrampicare sul suo gigantesco mazzone! Quando il ciclope cerebroleso cerca di impedire al resto del gruppo di mettersi in salvo, viene ferito a un occhio da Bradford con un'asta acuminata che lo dilania, morendo dopo un'orrenda agonia. 

Slogan: 
Nature gone mad! 
A world of terror 
- it was a monster, yet it was a man! 
You'll hardly believe what your own eyes see! 


Recensione: 
Certo, bisogna capire l'epoca in cui il film è stato girato. Gli effetti speciali sono assolutamente grossolani e rudimentali: si limitano alla proiezione sullo sfondo e all'inserimento di immagini di grandi dimensioni nelle scene. Trash assoluto, senza alcuna speranza di rivalutazione. Spero che non ci saranno mai idioti animati dall'insana volontà di farne un cult, come purtroppo è accaduto a molti altri escrementi di celluloide! 
C'è una scena in cui Barton afferra Susan Winter, ma cattura anche lo sfondo, rivelando il colore nero retrostante. Raramente ci si può imbattere in qualcosa di più grezzo. La scoperta dell'aereo del pilota collaudatore Barton include detriti dissimili e casuali sparsi in giro, sotto forma di un'ala di aereo leggero, un tettuccio di un P-51 Mustang e un motore radiale. 
La sceneggiatura è banale, striminzita, quasi inesistente. In pratica è stato mescolato il racconto dell'Odissea su Ulisse che acceca Polifemo, ibridandolo con il mito di King Kong innamorato della protagonista. Le cose sono state rese più semplici privando il ciclope del dono della parola (che Polifemo aveva eccome), rendendolo una bestia, non diversamente dal gorilla gigante dell'Isola del Teschio. 
Il comportamento dei personaggi è a dir poco illogico. Persino le locandine fanno schifo! 
Questo film è stato girato nel 1955, il che lo pone come immediato precursore di I giganti invadono la Terra (The Amazing Colossal Man, 1957) di Gordon e del suo sequel, War of the Colossal Beast (1958), in cui il tizio gigante sfoggia lo stesso trucco facciale usato per The Cyclops. A parte la somiglianza di altezza e aspetto, le trame del film non sono correlate. 

Pseudociclope

Tecnicamente parlando, la creatura monocola che compare nella pellicola non è un vero e proprio ciclope, dato che non ha un occhio collocato in posizione centrale come Polifemo. Si vede che invece presenta un'escrescenza carnosa, una specie di spessa membrana di cute e muscoli che gli copre un occhio, mentre l'altro resta intatto, nella sua posizione naturale. Un autentico ciclope dovrebbe avere l'unico occhio in posizione centrale e un'unica orbita. Si deve ricordare che furono i crani degli elefanti nani della Sicilia a suggerire l'idea delle creature umanoidi monocole della stirpe di Polifemo. Purtroppo questo concetto semplicissimo non è ben compreso. In particolare i cineasti americani spesso non lo accettano e non vogliono sentire parlare di limiti.  


Incoerenze interne

I personaggi chiamano la loro località "Canyon Tarahumara". Tarahumara è il nome dato dagli Spagnoli al popolo Rarámuri che popola la Sierra Madre occidentale a Chihuahua, in Messico, in particolare il Copper Canyon (Barrancas del Cobre). Sono i più antichi ultramaratoneti, addestrati fin da piccoli a correre! Molte delle specie animali ingrandite nel film (iguana, boa constrictor, ecc.) non sono originarie di quella zona. Se fosse presente un agente che aumenta le dimensioni, un'intera serie di grandi comunità di Rarámuri ne risentirebbe. Inoltre, le creature più numerose in assoluto nell'area in questione sono insetti, ma nessuno viene mostrato. Infine, la località delle riprese non è chiaramente la Sierra Madre e non sembra nemmeno essere un canyon. Il problema sapete qual è? Il regista con ogni probabilità non sapeva nulla dell'esistenza stessa dei Rarámuri, era fermamente convinto che quella regione non ospitasse umani. Un caso di ignoranza... davvero ciclopica! La possibilità di documentarsi esisteva già all'epoca, anche se non esisteva il Web. 

Etimologia di Rarámuri - Tarahumara

L'endoetnico Rarámuri significa "corridori", "coloro che hanno piedi leggeri", "coloro che corrono bene". Si tratta di un composto che deriva da hrara "piede" e dalla radice verbale muri "correre". Se è vero che gli Spagnoli usavano l'esoetnico Tarahumara, è altresì incontestabile che questa denominazione non è nata in Castiglia! Non è una parola spagnola, come invece si trova spesso riportato nel Web. Deriva da una lingua uto-azteca affine a quella dei Rarámuri ed è formata dalle stesse radici: ta- è un prefisso, rahu- significa "piede" e corrisponde a hrara, mentre -mara significa "correre" e corrisponde a muri. C'erano differenze ma anche somiglianze notevoli. Non ho elementi per classificare con maggior precisione questa lingua uto-azteca, purtroppo andata perduta.

La solita porcata delle radiazioni che ingigantiscono

Bert Ira Gordon si fa interprete monomaniaco di uno dei più radicati miti popolari americani, che attribuisce alla radioattività il potere di ingigantire gli esseri viventi. Tutto questo con buona pace della Fisica e di qualsiasi principio di conservazione. Secondo il volgo della Terra dei Liberi, basta un po' di uranio per moltiplicare a dismisura il numero degli atomi, creando materia ed energia dal nulla! Tale credenza insensata e superstiziosa, comunissima negli anni '50 del XX secolo, è tutt'altro che estinta. Se anche le radiazioni fossero dotate delle mirabolanti proprietà che gli ha attribuito il regista, non si vede come possano agire sulla materia inanimata, ingigantendo i mutandoni del ciclope! Qui entra in campo lo stupidissimo senso del pudore imperante negli States nell'epoca in cui il film fu girato: era inconcepibile far vedere un mostro nudo, in qualche modo doveva essere protetto da abiti del tutto privi di senso, che in quelle condizioni non potrebbero mai esistere. Direi che siamo di fronte all'esatto opposto della fantascienza hard

Curiosità 

I protagonisti principali, James Craig, Tom Drake e la sensuale Gloria Talbott, firmarono per la produzione indipendente; inizialmente avrebbe dovuto essere una produzione RKO, ma i finanziamenti saltarono. Il produttore e regista Bert I. Gordon lavorò febbrilmente per completare il film prima che finissero i fondi, con solo cinque o sei giorni di riprese a disposizione. A rendere le cose più facili e gradevoli c'era il dover fare i conti con Lon Chaney Jr., che era costantemente ubriaco come Superciuk! 

martedì 9 gennaio 2024


STEREO 

Titolo originale: Stereo (Tile 3B of a CAEE Educational
    Mosaic)
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Canada
Anno: 1969
Durata: 65 min
Dati tecnici: B/N
Rapporto: 1,66:1
Genere: Fantascienza, mockumentary
Sottogenere: Distopico, manicomiale, ballardiano
Regia: David Cronenberg 
Soggetto: David Cronenberg 
Fonti di ispirazione: James G. Ballard 
Sceneggiatura: David Cronenberg 
Tematiche: Psichiatria, telepatia
Produttore: David Cronenberg
Casa di produzione: Emergent Films
Distribuzione in italiano: Rai
Fotografia: David Cronenberg
Montaggio: David Cronenberg
Interpreti e personaggi: 
    Ronald Mlodzik
    Jack Messinger
    Paul Mulholland
    Iain Ewing
    Arlene Mlodzik
    Clara Mayer
    Glenn McCauley 
Budget: 8.500 dollari US 

Trama: 
Il film si propone come parte di un "mosaico" di risorse didattiche della fantomatica Canadian Academy of Erotic Enquiry. Documenta un esperimento condotto dall'invisibile Dottor Luther Stringfellow. Un giovane biondiccio e segaligno con un mantello nero viene visto arrivare all'Accademia in elicottero. In quella squallida fortezza psichiatrica, lo studioso si unisce a un gruppo di sette volontari a cui vengono conferite capacità telepatiche. Queste cavie umane vengono incoraggiate a svilupparsi attraverso l'esplorazione sessuale.
Si spera che i gruppi telepatici, legati da relazioni sessuali polimorfe, possano costituire un sostituto socialmente stabilizzante per il "nucleo familiare obsoleto", destinato ad essere abolito. Una ragazza sviluppa una personalità secondaria per affrontare il suo nuovo stato di coscienza, che gradualmente soppianta la sua personalità originale. Con lo sviluppo delle capacità dei volontari, gli sperimentatori si ritrovano sempre più incapaci di controllare l'andamento dell'esperimento. Decidono di separare i telepati, il che provoca due suicidi. La sequenza finale mostra la giovane donna che ha sviluppato una personalità extra mentre indossa il mantello nero. 


Recensione: 
Il film è girato in un bianco e nero opprimente, è talmente lugubre che sembra ambientato a Sesto San Giovanni! Non c'è praticamente alcun suono, a parte una voce fuori campo che si sente di tanto in tanto. Sembra che i rumori siano stati assorbiti da un silenzio artificiale, generato da una macchina che annichilisce i fononi! Questa narrazione estenuante, alienante, sarebbe in grado di indurre alla follia omicida persino Giobbe, se durasse soltanto qualche decina di minuti in più. Le parole pronunciate dalla voce narrante sono terribilmente monotone: il gergo tecnico, denso come il plutonio, non si collega sempre a ciò che scorre sullo schermo. Concentrarsi non serve a nulla. Non ha alcuna utilità la comprensione del linguaggio esoterico in un manicomio, dove la Scienza è soltanto un simulacro della sociologia politicizzata. L'idea fondante sembra essere questa: esisterebbe una relazione tra il potere telepatico e il risveglio sessuale. Le  sequenze girano intorno a se stesse, senza meta alcuna, con un gruppo di attori metodici che si limitano a esibirsi per un pubblico lobotomizzato. Si converrà che tutto ciò raggiunge alla perfezione il suo effetto, con sublime maestria: far entrare in risonanza sulle frequenze della paranoia! 

Ballardismo assoluto

James Graham Ballard, sorgente primaria dell'opera di Cronenberg, esplora la psichiatria e la psiche umana, generando atmosfere da incubo. Usa spesso figure di psichiatri e psicologi come sonde per indagare le orripilanti patologie della società moderna e la fusione tra il mondo interiore ("Innerspace") e la deprimente realtà esterna. Analizza disturbi come la psicastenia attraverso disastri urbani e paesaggi mentali. La sua narrativa, che spesso si allontana dalla fantascienza tradizionale, è una lucida rappresentazione della malattia mentale contemporanea. 

La tecnologia telepatica avanza! 

Questo primo lungometraggio di Cronenberg è stato spesso catalogato come "pseudoscienza". Il regista non cerca in alcun modo di spiegare come si ottenga effettivamente la telepatia indotta, ma fornisce piuttosto allo spettatore alcuni dati espressi con un linguaggio che imita quello scientifico e che sono correlati al fenomeno extrasensoriale in questione. Ad esempio, si discute su come l'intensità del collegamento telepatico sia correlata alla distanza di due persone telepatiche, come le emozioni influenzano la telepatia, etc. Spiega come le emozioni (ad esempio l'amore) vengano manipolate in un esperimento scientifico, servendo metodo per raccogliere informazioni sulla telepatia. Eppure, proprio in questi anni, sono condotti sempre più esperimenti in tutto e per tutto simili a quelli mostrati da Cronenberg. Quello che fino a ieri era "pseudoscientifico", grazie a Zuckerborg sta diventando oggi misurabile e galileiano. Inquietante.  

Il concetto di onnisessualità

Quando studiavo all'università, vidi affisso a una parete un geniale disegno a fumetti, satirico, che denunciava le prevaricazioni dei monosessuali (etero e omo) sui bisessuali, dei bisessuali sui trisessuali e via discorrendo, fino ad arrivare ai pentasessuali - alla lettera coloro che sono attratti da cinque sessi! Cronenberg va ancora oltre, definendo l'onnisessualità, una sessualità collettiva, polimorfa e senza genere. In quegli anni imperversava un postmodernismo martellante, ossessivo, che portava i suoi adepti a sfuriare e a impegnarsi con zelo fanatico nella destrutturazione del mondo, al fine di sostituire anche il più piccolo concetto con infiniti deliri senza né capo né coda.  

Critica 
 
L'ashkenazita Jacob Siskind, scrivendo sul Montreal Gazette, ha affermato che il film "è allo stesso tempo promettente e deludente" ("is at once promising and disappointing"). Martin Malina, scrivendo sul Montreal Star, ha affermato che era "fresco, non convenzionale e, sospetto, completamente non commerciale" ("fresh, unconventional and, I suspect, thoroughly uncommercial"). Anche Robert Fulford, usando lo pseudonimo Marshall Delaney, ha elogiato la pellicola. 
Sono contrastanti le opinioni dei commentatori del sito di critica cinematografica Il Davinotti


Pigro ha scritto: 
"L'insulsaggine della storia, dei concetti e delle azioni che vediamo si sposa benissimo con l'insulsaggine delle riprese e della recitazione: un trionfo di inutilità che riesce a rendere tediosa pure la bella location scelta. Solo per cronenbergofili, ammesso che riescano a resistere pure loro." 
Bubobubo ha scritto: 
"Seppur iperconcettuale e volutamente ermetico, in questo primo lavoro medio-lungo c'è già tutto il Cronenberg tematico dei decenni successivi: l'importanza capitale della sfera sessuale nel diapason espressivo dell'essere umano (qui addirittura come antitesi all'istituzione familiare), il dominio della mente, la necessità di creare un canale comunicativo privo delle ambiguità del linguaggio naturale (qui abolito, come ogni suono; anche il commento fuori campo è poco più di una glossolalia farsesca del linguaggio scientifico). Sottovalutato."
Cotola ha scritto: 
"Difficile immaginare che il regista di questo piccolo film sarebbe diventato il grande Cronenberg. Lo spunto di partenza sarebbe anche intrigante - c'è di mezzo la telepatia - e qualcosa di cronenberghiano c'è, visto che si inizia a parlare di corpo e dei suoi mutamenti. Certe scelte però non convincono: la mancanza di dialoghi e la onnipresente voce fuori campo a narrare la storia, tanto per iniziare. Ma anche le troppe chiacchiere che di scientifico hanno ben poco."

Brutalismo allo stato puro!

Nell'ambito dell'espansione regionale dell'Università di Toronto, negli anni '60 fu creato lo Scarborough College. Progettato da John Andrews, il primo edificio del campus iniziò ad essere costruito nel 1964. A causa di ritardi nei lavori dovuti a uno sciopero dei manovali, lo Scarborough College aprì le sue aule temporanee nel campus principale a 191 studenti a tempo pieno soltanto nel 1965. Il primo edificio fu completato per l'anno accademico successivo. Il college comprendeva uno studio di produzione televisiva di 560 m2. Questo serviva per un sistema di videolezioni unico nel suo genere, inizialmente previsto per il college, che si basava sull'uso della televisione a circuito chiuso per scopi didattici. Il sistema attirò l'attenzione dei media internazionali e fu elogiato nell'edizione del 1967 del Time. Tuttavia, il sistema di videolezioni fu abbandonato dopo essere stato criticato per la mancanza di comunicazione tra studenti e docenti. Lo stile architettonico brutalista del campus dell'epoca, il nuovo studio televisivo e il sistema di lezioni futuristico sono visibili in Stereo, il che rende questo film anche un documento storico unico. 

Curiosità tecniche 

Cronenberg utilizzò una Arriflex 35 che aveva ottenuto tramite un noleggio differito da Janet Good presso la Canadian Motion Picture Equipment Rental Company. Il film fu girato in bianco e nero e senza sonoro sincronizzato, proprio a causa del rumore dell'Arriflex 35. La voce narrante fu aggiunta in un secondo tempo. 

mercoledì 15 marzo 2023


IL PROFUMO

Titolo originale: Das Parfum. Die Geschichte eines Mörders
Autore: Patrick Süskind
1a ed. originale: 1985 
1a ed. italiana: 1988
Paese di pubblicazione: Germania 
Tipologia narrativa: Romanzo
Genere: Horror, mistero 
Tematiche: Cannibalismo, serial killer  
Lingua originale: Tedesco
Ambientazione: Francia, XVIII secolo (1738 - 1767):  
  Parigi,
  Montpellier,
  Grasse,  
  Plomb du Cantal    
Protagonisti: Jean-Baptiste Grenouille 
Altri personaggi: Giuseppe Baldini, Madame Gaillard,
    Marchese de la Taillade-Espinasse, Antoine Richis,
    Laure Richis, Madame Arnulfi, Dominique Druot 
Editore italiano: TEA, TEADUE, Longanesi 
Traduttore: Giovanna Agabio 
Codice ISBN (1988): 9788850213979
Codice ISBN (1992): 8878193526 
Codice ISBN (2007): 9788850215157
Titoli in altre lingue: 
   Francese: Le Parfum: histoire d'un meurtrier
   Inglese: Perfume: The Story of a Murderer 
   Olandese: Het parfum 
   Svedese: Parfymen – berättelsen om en mördare 
   Basco: Perfumea. Hiltzaile baten historia 
   Spagnolo: El perfume: historia de un asesino 
   Catalano: El perfum: Història d'un assassí 
   Portoghese: O Perfume 
   Polacco: Pachnidło: Historia pewnego mordercy 
   Russo: Парфюмер 
   Lituano: Kvepalai: vieno žudiko istorija 
   Greco: Το άρωμα 
   Turco: Koku 
   Cinese: 香水 
   Giapponese: 香水 ある人殺しの物語

Incipit: 

"Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell'epoca non povera di geniali e scellerate figure. Qui sarà raccontata la sua storia. Si chiamava Jean-Baptiste Grenouille, e se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali quali de Sade, Saint-Just, Fouché, Bonaparte ecc., oggi è caduto nell'oblio non è certo perché Grenouille stesse indietro a questi più noti figli delle tenebre per spavalderia, disprezzo degli altri, immoralità, empietà insomma, bensì perché il suo genio e unica ambizione rimase in un territorio della storia che non lascia traccia: nel fugace regno degli odori."

Trama: 

Prima parte:

Parigi. Anno del Signore 1738. Un bambino appena nato viene abbandonato. Sua madre subisce processo per un precedente infanticidio ed è condannata a morte. L'orfano viene chiamato Jean-Baptiste Grenouille ("grenouille" significa "rana"). Dato in affido, si rivela un bambino difficile, tetro e solitario. Viene quindi mandato come apprendista presso un conciatore locale. All'insaputa degli altri, Grenouille ha un olfatto straordinario, che gli conferisce un'incredibile capacità di distinguere gli odori più sottili da complesse miscele, anche a grandi distanze.
Un giorno, dopo aver memorizzato quasi tutti gli odori della città, Grenouille viene sorpreso da una traccia unica. Ne scopre la fonte: una giovane vergine. Affascinato dal suo profumo e convinto di doverlo possedere solo lui, la strangola. Rimane con il suo corpo finché l'odore non lo abbandona. 
Volendo approfondire le sue conoscenze olfattive, diventa apprendista di uno dei migliori profumieri della città, l'anziano Giuseppe Baldini, che ha gestito un'attività di successo grazie a due profumi: uno regalatogli da un parente e uno acquistato da un agente di viaggio. Baldini alla fine si ritrova sempre più surclassato dai profumieri rivali e pensa di tornare a vivere in Italia con la moglie. Tuttavia, Grenouille si dimostra un prodigio copiando e migliorando il profumo di un rivale nel laboratorio di Baldini. Il profumiere gli offre un apprendistato e gli insegna le tecniche di base della profumeria. Vende al contempo le nuove magistrali formule di Grenouille come proprie, risollevando la sua reputazione in declino. Baldini alla fine rivela a Grenouille che esistono tecniche diverse dalla distillazione, che possono essere utilizzate per preservare una gamma più ampia di odori, tecniche che si possono apprendere solo nel cuore dell'arte profumiera, nella regione di Grasse, in Costa Azzurra. Poco dopo, Grenouille decide di lasciare Parigi e Baldini muore nel crollo del suo negozio nella Senna.

Seconda parte: 

Durante il suo viaggio verso Grasse, Grenouille attraversa la campagna e prova sempre più disgusto per l'odore umano. Evitando la civiltà, si trasferisce in una grotta all'interno del Plomb du Cantal, sopravvivendo grazie alla scarsa vegetazione e alla fauna selvatica della montagna. Tuttavia, la sua pace finisce quando, dopo sette anni, si rende conto di non possedere alcun odore. Viaggiando a Montpellier, inventata di essere stato rapito e segregato in una grotta per giustificare il suo aspetto emaciato. Crea un finto odore corporeo con materiali di uso quotidiano, scoprendo che il suo nuovo "travestimento olfattivo" inganna le persone, fruttandogli l'accettazione da parte della società che prima lo emarginava. 
A Montpellier, ottiene il patrocinio del Marchese de la Taillade-Espinasse, Signore di Pierrefort, che lo usa per pubblicizzare la sua teoria pseudoscientifica sull'influenza delle "energie fluidiche" sulla vitalità umana. Grenouille produce profumi che distorcono con successo la propria percezione pubblica, trasformandolo da un miserabile cavernicolo in un patrizio pulito e colto, contribuendo a far guadagnare un'enorme popolarità alla teoria del Marchese. Vedendo quanto facilmente l'umanità possa essere ingannata da un semplice profumo, l'odio di Grenouille si trasforma in disprezzo. Si rende conto che è nella sua capacità di creare profumi descritti come "sovrumani" e "angelici" che influenzeranno in modo senza precedenti il ​​modo in cui gli altri lo percepiscono.

Terza parte: 

A Grasse, Grenouille scopre una giovane donna di nome Laure il cui profumo ha lo stesso fascino della ragazza che ha ucciso in precedenza. Determinato a preservarlo, Grenouille inizia a lavorare come apprendista in un laboratorio e inizia a imparare a conservare gli odori tramite l'enfleurage, determinato a uccidere Laure ed estrarne l'odore. Nel frattempo, uccide altre 24 giovani donne, per esercitarsi a conservare gli odori umani e usarli come base per il profumo che creerà con l'odore di Laure. 
Il padre di Laure, temendo che la figlia venga uccisa, cerca di farla fuggire. Tuttavia Grenouille li segue e uccide anche Laure. Nonostante la sua attenta cura dei dettagli, la polizia riesce a risalire fino a lui. A questo punto i capelli e gli abiti delle sue precedenti vittime vengono tutti rinvenuti nella sua baita vicino a Grasse. Catturato in breve tempo, viene condannato a morte.
Durante il tragitto verso l'esecuzione nella piazza del paese, Grenouille indossa il nuovo profumo che ha creato con le sue vittime. Gli effluvi suscitano immediatamente ammirazione e adorazione tra la folla di spettatori: sebbene le prove della sua colpevolezza siano schiaccianti, gli abitanti del paese gli si affezionano a tal punto da essere convinti dell'innocenza che ora trasuda. Così il magistrato ribalta il verdetto del tribunale e  libera il condannato; persino il padre di Laure è incantato dal nuovo profumo e vorrebbe addirittura adottare l'assassino come suo figlio. Presto la folla è così sopraffatta dalla lussuria e dall'emozione che l'intera città partecipa a un'orgia di massa di cui nessuno parla in seguito e che pochi riescono a ricordare chiaramente. Il magistrato riapre le indagini sugli omicidi, attribuendoli al collega di Grenouille, il corriere Dominique Druot, che viene torturato per ottenere una falsa confessione e impiccato senza cerimonia. In seguito all'esecuzione, la vita torna alla normalità a Grasse. 

Quarta parte: 

L'effetto del profumo conferma a Grenouille l'odio verso le persone, soprattutto perché si rende conto che ora lo adorano. Nemmeno questo controllo assoluto gli dà soddisfazione. Decide di tornare a Parigi, con l'intenzione di morire lì, e dopo un lungo viaggio finisce al mercato del pesce dove è nato. Si versa addosso la bottiglia di profumo che ha creato: le persone sono così attratte da lui che sono costrette a impossessarsi del suo corpo, finendo per farlo a pezzi e mangiarlo. La folla, imbarazzata dalle proprie azioni cannibaliche, che ammette di aver compiuto un "atto d'amore".

Recensione: 
Senza dubbio Il profumo è tra i più grandi capolavori della letteratura tedesca del XX secolo. Il suo successo è stato mondiale. Tradotto in 40 lingue, è diventato un bestseller da 20 milioni di copie.  
Lo stile del romanzo fonde fantasia e finzione con informazioni fattuali. Si sovrappongono due linee narrative distinguibili: l'elemento fantastico, quasi fiabesco, è veicolato dall'olfatto soprannaturale di Grenouille, mentre le circostanze socio-storiche della trama costituiscono l'elemento realistico, con le loro descrizioni naturalistiche dell'ambiente, della produzione di profumi e degli omicidi. Il linguaggio evoca immagini sensoriali vivide, quasi febbrili: collega tutte le attività cognitive con il senso dell'olfatto, ingigantito, rappresentato dal modo in cui il protagonista percepisce il mondo esterno. 
Grenouille è un personaggio monomaniacale. La mania che lo domina è dovuta al suo genio. Il suo genio, a sua volta, è di natura maniacale. Grenouille non può fare a meno di "seguire sempre il suo naso". Sembra che il suo innato e preponderante senso dell'olfatto abbia ostacolato lo sviluppo di tutti gli altri sensi, rendendoli addirittura superflui, fino a provocarne l'atrofia.
Jean-Baptiste Grenouille è autistico. Da un lato, il linguaggio comune non gli basta più per ciò che egli percepisce olfattivamente, dall’altro, il mondo al di là di esso, caratterizzato da astrazioni "soprattutto di natura etica e morale", gli è e gli rimane estraneo per tutta la vita, dal punto di vista concettuale e di conseguenza anche da quello linguistico. 
Jean-Baptiste Grenouille è uno psicopatico. Non possiede la benché minima traccia di empatia. Per lui sopprimere una ragazza è un atto irrilevante, come se fosse una lucertola o un insetto. Tutto questo ricorda in qualche modo l'allucinante storia di un santo che da giovane aveva ucciso e sventrato una donna incinta soltanto per la curiosità di vedere cosa ci fosse dentro (se la memoria non mi fallisce, tale perla dell'agiografia è stata riportata da Emil Cioran). 
Chiunque sia giunto fin qui nella lettura di queste mie note, è pronto ad immergersi in un mondo che ai moderni parrebbe allucinante, in cui tutto puzza, in cui tutti puzzano. Persino il Re puzza, come un animale selvaggio. Persino la Regina puzza, come una capra vecchia. Detto questo, auguro a tutti buona immersione nelle feci e nella sozzura del XVIII secolo! 

Una Bibbia cannibalica! 

Armin Meiwes, il Cannibale di Rotenburg, era particolarmente fissato con il romanzo di Süskind, che considerava un vero e proprio testo sacro dell'antropofagia. Aveva tratto proprio da questa fonte l'ossessione del cannibalismo come "atto d'amore", che viveva in modo assoluto, totalizzante. Riporto a questo punto una sintesi dell'accaduto, da me redatta anni fa. 

"L'uomo di Rotenburg ha agito in modo singolare, adescando un passivo masochista in sommo grado che si eccitava alla sola idea di essere stuprato, macellato e mangiato. Descritto come omosessuale coprofago, proclive ai piaceri della prostituzione, afflitto da turbe psichiche ed avvezzo all'automacerazione fisica (fonte: Wikipedia), questo infelice si chiamava Bernd Jürgen Brandes ed era entrato in contatto con il cannibale rispondendo ad un annuncio pubblicato su una bacheca virtuale. “Spero che mi troverai gustoso”, aveva scritto Brandes a Meiwes, o almeno, questo è stato riportato in seguito dai mass media. Il carnefice ha avuto così l'occasione, incontrata la sua vittima ad un appuntamento, di soddisfare al contempo tutte le sue pulsioni, sessuali, sadiche e culinarie: ha fatto sesso sfrenato con lui, quindi lo ha evirato mentre era in erezione e gli ha messo in bocca i genitali recisi dopo averli fatti saltare in padella nell'olio incandescente, facendoglieli mangiare in quella che può essere descritta soltanto come celebrazione di un'eucarestia satanica. Poi gli ha portato una manciata di barbiturici e una bottiglia di whisky, mentre il sangue colava dalla ferita uranica che era stata aperta in mezzo alle gambe. Il passivo aveva ingoiato senza indugio i sonniferi bevendo il distillato fino a perdere conoscenza. Constatata la sua morte in seguito a quest'ultimo rito di un'occulta religione demoniaca, Meiwes aveva iniziato a macellare il corpo, ottenendo così l'occorrente per una serie di banchetti tiestei. Quando infine è stato scoperto ed arrestato, è sorto un grave problema per le autorità: un reato specifico di cannibalismo non era compreso nel codice penale, al massimo chi si cibava di un morto avrebbe potuto essere imputato di vilipendio a cadavere. Condannato in primo grado ad otto anni per omicidio preterintenzionale, il cannibale di Rotenburg in seguito è stato destinato all'ergastolo, l'accusa essendogli stata commutata in omicidio volontario."  

Pseudoscienza del XVIII secolo

La pseudoscienza non è una cosa moderna come in genere si crede: esisteva già secoli addietro. In estrema sintesi, il Marchese de la Taillade-Espinasse crede che il suolo sia la sorgente della morte. Ogni malattia e decadenza, così come l'esito finale dell'esistenza, secondo la sua teoria ha come causa proprio la vicinanza fisica con la terra. Per contro, allontanandosi dalla terra e vivendo in alta quota, ad esempio sulla sommità di una montagna, si previene la malattia e si ritarda la morte. Anche la dieta ha grande importanza per il Marchese: se i tartufi sono pestilenziali, visto che crescono nel terriccio, mentre la carne dei piccioni ha l'effetto di un elisir di lunga vita! A tal punto arriva il delirio da attribuire particolari virtù al ragù ottenuto da anatre catturate in volo e al grano coltivato in alta quota. Volendo sperimentare in prima persona la validità della sua architettura pseudoscientifica, il Marchese de la Taillade-Espinasse, poco dopo la scomparsa di Grenouille, si inoltra in una regione impervia per vivere da eremita sul Pic du Canigou. Il progetto del nobiluomo si scontra con la durezza estrema della realtà, così la morte giunge rapidamente a ghermirlo. 

Etimologia del cognome Grenouille

L'origine ultima del cognome Grenouille è dal latino rānucula "ranocchia", "piccola rana", diventato in francese antico renoillegrenoille, quindi in francese medio renouille, grenouille. La consonante iniziale g- è di origine espressiva, non etimologica. Si noti il cambiamento della pronuncia nel corso dei secoli. Il francese antico (g)renoille rima con l'italiano moglie. La pronuncia moderna del francese grenouille è /gʁe'nuj/.
La parola originale latina rāna "rana" ha dato invece origine al francese raine, ormai obsoleto e usato soltanto in Louisiana. 

Possibile ispirazione del nome 

Il nome del protagonista potrebbe essere stato ispirato al profumiere francese Paul Grenouille. Nel 1879, in seguito all'apertura di una profumeria di lusso, cambiò il suo cognome in Grenoville, probabilmente per evitare il pubblico dileggio: all'epoca esistevano moltissimi bulli pestilenziali che si attaccavano anche a queste cose. 

Possibile ispirazione del modus operandi 

Secondo alcuni, la storia vera del serial killer spagnolo Manuel Blanco Romasanta (Esgos, 1809 - Ceuta, 1863), noto anche come "Uomo del Sego" o "Uomo-lupo di Allariz che uccise una decina di donne e bambini, vendette i loro vestiti ed estrasse il loro grasso corporeo per produrre sapone, assomiglierebbe per certi versi ai metodi usati da Grenouille. Se devo essere sincero, non ci vedo molto in comune. Profondamente diverso era il movente: mentre il protagonista del romanzo di Süskind è mosso dal desiderio di eternare il profumo di certe donne, Rosamanta era convinto di essere colpito da una maledizione che lo condannava alla licantropia e lo spingeva a uccidere. Questo dichiarò al giudice: "La prima volta che mi trasformai fu sui monti di Couso. Mi imbattei in due lupi dall'aspetto feroce. Caddi improvvisamente a terra e iniziai ad avere convulsioni, mi girai tre volte e pochi secondi dopo ero un lupo. Fui in giro a fare prede con gli altri due per cinque giorni, finché non tornai nel mio corpo, quello che vedete oggi davanti a voi, Vostro Onore. Gli altri due lupi vennero con me, e io li credevo anch'essi lupi, trasformati in forma umana. Erano di Valencia. Uno si chiamava Antonio e l'altro Don Genaro. Anche loro erano maledetti... attaccammo e mangiammo diverse persone perché eravamo affamati." Si è poi scoperto cosa ha innescato la monomania licantropica in Rosamanta: da giovane era stato perseguitato ferocemente dai bulli, che lo ritenevano "effeminato". Gratta un serial killer e troverai un adolescente fragile perseguitato dai bulli! 

Etimologia del cognome Arnulfi 

Dei cognomi che ricorrono nel romanzo, ho trovato particolarmente interessante Arnulfi, portato dalla datrice di lavoro di Grenouille. Deriva dal nome del capostipite, Arnulf (il suffisso -i è un genitivo latino fossilizzato). Ecco l'etimologia: 

Protogermanico: *Arnuwulfaz 
Significato: Lupo-Aquila 
   *arnuz "aquila" + *wulfaz "lupo" 

Duole vedere tante rovine dell'antico mondo germanico, abbandonate e prive di qualsiasi comprensione del significato da parte della popolazione di lingua romanza! 

L'adattamento cinematografico 

Tom Tykwer ha diretto Profumo - Storia di un assassino, uscito nel settembre 2006. Tra gli interpreti segnaliamo Ben Whishaw nel ruolo di Jean-Baptiste Grenouille, Dustin Hoffman nel ruolo di Giuseppe Baldini e Alan Rickman nel ruolo del sindaco Richis. Si erano interessati al soggetto anche registi del calibro di Martin Scorsese, Stanley Kubrick, Ridley Scott e Miloš Forman. Tuttavia Süskind concesse la liberatoria solo nel 2001 e nel frattempo tutti questi progetti erano già andati a monte. Si riporta un fatto notevole: nel 2006 Patrick Süskind non si presentò neanche alla prima del film di Tykwer, che provvederemo a recensire in un'altra occasione.

sabato 9 luglio 2022


NEL TEMPIO DEGLI UOMINI TALPA

Titolo originale: The Mole People
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1956
Durata: 77 min
Dati tecnici: B/N
     rapporto: 1,37:1
Genere: Fantascienza, orrore
Regia: Virgil W. Vogel
Soggetto: Laszlo Gorog
Sceneggiatura: Laszlo Gorog
Produttore: William Alland
Casa di produzione: Universal Pictures
Fotografia: Ellis Carter
Montaggio: Irving Birnbaum
Musiche: Heinz Roemheld, Hans J. Salter, Herman Stein
Costumi: Jay A. Morley Jr.
Trucco: Joan St. Oegger, Bud Westmore
Interpreti e personaggi:
    John Agar: Dott. Roger Bentley
    Cynthia Patrick: Adad
    Hugh Beaumont: Dr. Jud Bellamin
    Alan Napier: Elinu, il gran sacerdote
    Nestor Paiva: Prof. Etienne Lafarge
    Phil Chambers: Dott. Paul Stuart
    Rodd Redwing: Nazar
    Bill Miller: Ragazzino arabo
    Dr. Frank C. Baxter: Sé stesso
Doppiatori italiani:
    Nando Gazzolo: Dott. Roger Bentley
    Fiorella Betti: Adad
    Bruno Persa: Dott. Jud Bellamin
    Gino Baghetti: Elinu, il gran sacerdote
    Luigi Pavese: Prof. Etienne Lafarge
    Riccardo Mantoni: Dott. Paul Stuart
    Renato Turi: Sharu
    Serena Verdirosi: Ragazzino arabo
    Giorgio Capecchi: Dott. Frank C. Baxter
Titoli in altre lingue:
    Tedesco: In den Klauen der Tiefe
    Francese: Le peuple de l'enfer
    Spagnolo: Bajo el signo de Ishtar 
    Finlandese: Kätketty maailma
    Russo: Подземное население
    Turco: Cehennem Mahlukları

Trama:
Una narrazione del dottor Frank C. Baxter, professore di inglese alla University of Southern California e complottista militante, spiega la premessa del film e il suo fondamento nella realtà. Discute brevemente le teorie della Terra Cava, enunciate da John Symmes e Cyrus Teed, tra gli altri, affermando che le sequenze cinematografiche sono una rappresentazione romanzata di questa "scienza" non ortodossa.
Due archeologi, il Dottor Roger Bentley e il Dottor Jud Bellamin trovano i discendenti dei Sumeri, genti albine che vivono nelle profondità della Terra e tengono in schiavitù gli Uomini Talpa, umanoidi mutanti impiegati per raccogliere i funghi che servono come fonte primaria di cibo. Gli antenati di questi Sumeri albini si trasferirono nel sottosuolo dopo le inondazioni catastrofiche che avevano colpito l'antica Mesopotamia. Trovarono un ambiente molto ostile alla sopravvivenza, riuscendo con grande fatica ad adattarsi. Da allora non hanno avuto alcun contatto con il mondo esterno. Hanno tramandato un'idea singolare: sono convinti di essere gli ultimi esseri umani sopravvissuti alla catastrofe. Per questo motivo, dapprima credono che gli archeologi giunti dalla superficie della Terra siano spiriti maligni da distruggere. Poi, di fronte alla manifestazione di un potere loro sconosciuto, si convincono che siano messaggeri di Ishtar, la loro Dea. Esseri divini, non umani.
Queste persone vivono sottoterra da così tanto tempo e sono indebolite a tal punto da non sopportare la vista della luce proveniente dalla torcia degli archeologi. Ogni volta che la popolazione dei Sumeri aumenta, sacrificano giovani donne nel Fuoco di Ishtar - un cunicolo da cui giunge la luce del sole, i cui effetti sono tossici e letali. Tuttavia, c'è tra loro una ragazza di nome Adad con la pelle della naturale tonalità caucasica, che viene disprezzata dagli altri poiché ha il "marchio dell'oscurità". Quando uno degli archeologi viene ucciso da un uomo talpa, accade che Elinu, il Sommo Sacerdote, si rende conto all'improvviso che i nuovi arrivati non sono affatto dei, bensì semplici mortali. Ordina così la loro cattura e prende la loro torcia per controllare il Popolo Talpa, non sapendo che nel frattempo la batteria si è esaurita. Gli archeologi vengono quindi inviati al Fuoco di Ishtar proprio mentre l'obbrobrioso Popolo Talpa si ribella. Adad si reca nel cunicolo sacro ad Ishtar, solo per rendersi conto che si tratta davvero di luce naturale proveniente dalla superficie e che gli uomini sono sopravvissuti all'esposizione. Adad e gli archeologi risalgono quindi in superficie, in fretta e furia. Sfortunatamente, durante la loro risalita si verifica un devastante terremoto. Inorridita di fronte al mondo sconosciuto che vede per la prima volta, con quell'immensità che è il cielo, Adad è invasa dal terrore assoluto; decide improvvisamente di tornare a casa sua ma muore schiacciata da un pilastro che le cade addosso. Del mondo dei Sumeri albini non resta così traccia alcuna: sono scomparsi nel Nulla! 


Recensione: 
Diamine, posso garantire che non ci sono molti film sui Sumeri! Mi dispiace molto che uno di quei pochi sia una simile pataccata. Eppure anche le pataccate prodotte in quegli anni ormai lontani erano spesso ricche di spunti filosofici. Non ci si stanca mai di riflettere quando le si guarda, spinti dallo schifo verso un presente insensato. Le meditazioni in cui mi sono impegnato guardando la pellicola di Vogel riguardano una varietà di argomenti come la pluralità dei mondi, il Multiverso, la solitudine del genere umano nel Cosmo. Sono tutte questioni che non possono conoscere soluzione alcuna, perché nell'Esistenza la logica non la fa da padrona.  
Gli Uomini Talpa, chiamati Tenebriani (ossia "Figli delle Tenebre") nella versione in italiano, sono goffi e deformi, rachitici, scuri come la pece. Sono ripugnanti ma abbastanza inoffensivi. I Sumeri albini esercitano su di loro una rara efferatezza, applicano sistemi draconiani, percuotendoli fino alla morte e arrivando persino ad impedire loro di nutrirsi. Memorabile è il ritrovamento di due scheletri di Tenebriani incatenati, i cui teschi oblunghi mostrano i segni di spaventose torture e di una morte violenta. Vite spezzate, macinate dal Moloch del lavoro, in una società in cui ogni insubordinazione comporta la pena capitale. 
Le sequenze ci svelano numerose perle e meraviglie. Notevoli le danzatrici con i capelli tinti di nero! E che dire della pettinatura modernissima della bionda ed esuberante Adad? Non fa nulla per nascondere di essere una diva di Hollywood! Che dire poi della dieta a base di funghi grotteschi? I bicchieri a tavola sono splendidi e di foggia moderna, pur contenendo a quanto pare soltanto acqua di fonte. Davvero notevole è il colpo di genio dei funghi, che in qualche modo apportano i nutrienti necessari e permettono di fissare la vitamina D in condizioni di totale assenza della luce solare, evitando ai Sumeri albini di soccombere alla decalcificazione delle ossa.  


Il problema della lingua

Qualche commentatore ha schernito questo film facendo notare che i Sumeri parlerebbero perfetto inglese. In realtà non è affatto così. Quando gli archeologi sono portati al cospetto del Sommo Sacerdote Elinu e del Re, viene spiegato l'arcano. Il Re è incuriosito dagli intrusi. Ecco il dialogo, altamente significativo: 

Il Sommo Sacerdote Elinu: "Ecco, o Re, coloro che vennero catturati nelle ombre della notte."
Il Re (rivolto alle guardie): "Portateli qui."
Il Re (rivolto agli archeologi): "Chi siete?"
Dottor Roger Bentley: "Siamo amici. Siamo diversi da te, ma siamo tuoi amici."
Il Re: "Parla la nostra lingua!"
Dottor Roger Bentley: "Nel nostro mondo la tua lingua può essere studiata su tavole antiche.
Il Sommo Sacerdote Elinu: "Non c'è altro mondo oltre al nostro!"
Il Re: "C'è solo il Cielo, dove vivemmo molto tempo fa e da cui fummo scacciati per i nostri peccati tra i tuoni e le folgori!"
Il Sommo Sacerdote Elinu: "Il mondo è questo, e noi soli lo abitiamo! Voi non siete come noi. Lassù è il Cielo, e solo gli Dei vivono là. O forse voi siete Dei?" 

Quindi il Dottor Bentley e i suoi colleghi comprendono alla perfezione il sumerico perché lo hanno studiato, utilizzando come testi le antiche tavole redatte in scrittura cuneiforme. Le conversazioni nel film sono in inglese perché questa pareva la scelta più logica al regista, che non poteva girare metà film in una lingua incomprensibile, mettendo i sottotitoli: gli spettatori sarebbero insorti! Purtroppo, l'allusione alle antiche tavole è sfuggita a molte persone, cadendo subito nel dimenticatoio. In realtà il sumerico si studia partendo da manuali, grammatiche e dizionari in cui sono riportate traslitterazioni. Altrimenti non se ne uscirebbe. Certo, è ben chiaro che questo concetto sarebbe stato troppo difficile da spiegare al Sommo Sacerdote Elinu e al Re fantoccio. In ogni caso, anche così i problemi sarebbero soltanto all'inizio. Il sumerico non era una lingua monolitica e immutabile, identica per tutto il tempo in cui è stata attestata. Così possiamo affermare per certo che la lingua parlata da un popolo rimasto isolato così a lungo, sarebbe stata naturalmente soggetta a cambiamenti che la avrebbero resa incomprensibile. Supponendo che il popolamento del sottosuolo sia avvenuto nel 5.000 a.C., come immaginato nel film, ci sarebbero ben 5.000 anni tra la lingua dei primi abitatori e quella dei loro discendenti contemporanei. Giusto per far capire la portata del problema, si consideri che soltanto 2.000 anni fa, su Roma regnava Augusto e il latino classico era nel pieno della sua fioritura. Tornando ai Sumeri albini, c'è un'ulteriore difficoltà. A causa dell'isolamento, l'evoluzione della loro lingua sarebbe stata imprevedibile da parte degli studiosi. C'è poi un'ulteriore difficoltà. A causa dell'ambiente davvero privo di input sensoriali e di risorse, moltissimi concetti sarebbero diventati inesprimibili. Dove non esiste il miele, per non parlare di altri dolcificanti ignoti nell'antichità, come può essere espresso il concetto di dolce? Se l'unico cibo è costituito da funghi, se non c'è nemmeno la benché minima traccia di cereali, che ne può essere di tutta l'impalcatura culturale dei Sumeri, fondata sul grano? Che dire poi del più nobile derivato dei cereali, ossia la birra? La civiltà dei Sumeri, antichissimi produttori di birra, non potrebbe mai essere la stessa senza la bionda bevanda! 


Sempre il solito problema della sodomia!
 
Dalle poche parole del Sommo Sacerdote Elinu si possono conoscere interi universi. Il think tank dei Sumeri albini è molto semplice da dedurre. I loro antenati praticavano sesso anale sfrenato, deponendo lo sperma negli escrementi e leccando buchi del culo con voluttà! Di più, facevano di tutto con ogni parte del loro corpo, uomini con donne, uomini con uomini, donne con donne. Tutto questo non piaceva affatto agli Dei, che erano estremamente puritani e furiosi, proprio come il Dio della Bibbia. Così scatenarono il finimondo!

Dialogo sulla scoperta dell'arcano

Il Sommo Sacerdote Elinu era un astutissimo manipolatore, una persona di grande intelligenza, anche se sempre usata per scopi malvagi.

Il Sommo Sacerdote Elinu: E non è tutto. Il re ha mostrato debolezza e scarsa capacità di giudizio. Crede nella divinità di questi intrusi. Trattare con il divino è il NOSTRO ufficio. Se ne abbandoniamo la più piccola particella agli estranei, la nostra posizione presto svanirà.
Sacerdote: Ma questi estranei non sono divini?
Il Sommo Sacerdote Elinu: No, sono mortali. Non mangiano quando hanno fame? Non dormono quando sono stanchi? Quando le guardie li attaccarono, i loro volti non mostravano forse le paure degli uomini mortali?
Sacerdote: Ma non possiedono il potere del cielo?
Il Sommo Sacerdote Elinu: Ah. Il cilindro che portano lo possiede. Se tu avessi quel cilindro, o tu, o tu, potresti usarlo anche tu. E se è il potere del cielo, non dovremmo forse possederlo noi e usarlo per controllare le bestie dell'oscurità, le persone e... sì, se necessario, anche uno stesso re vacillante? Seguirai quindi questi intrusi ovunque vadano e mi porterai quel cilindro. 


Il finale manipolato

Nel finale originale, il Dottor Bentley e Adad sarebbero vissuti felici e contenti. Quelli dello studio di produzione, riluttanti all'idea di una relazione interrazziale, hanno insistito per imporre un finale smerdante, due settimane dopo la conclusione delle riprese. Ma quale relazione interraziale dell'ostrega! I Sumeri erano bianchi proprio come noi e nessuno si accorgerebbe della differenza, non erano mica MANDINGO! Così, per colpa dello stupido puritanesimo dei produttori, il povero Dottor Benley è rimasto senza la figa! 

Etimologie mancanti 

Nonostante i nomi propri di persona Elinu (maschile) e Adad (femminile) abbiano una chiara sonorità sumerica, non si riesce a trovarne un'etimologia convincente e neppure a determinarne il significato. Adad è il nome accadico del dio delle tempeste e dei fulmini, chiamato Hadad dagli Aramei e Haddu dalle genti di Ugarit - che certamente non è adatto come antroponimo femminile. L'equivalente sumerico di Adad è Iškur "Dio della Pioggia" o Immir "Vento del Nord". 

Errori vari

Nella versione italiana ricorre l'oscena pronuncia di Gilgamesh con la consonante iniziale palatale! Tanto per cercare di spiegarlo in termini comprensibili ai profani, il nome divino non inizia con la "g di getto", bensì con la "g di gatto"

Lafarge dice: "Dottor Bentley, ricorda le tavolette di Gilgamesh che George Smith ha trovato?" George Smith non ha trovato le tavolette di Gilgamesh. Fu l'assistente del British Museum che tradusse per primo le tavolette nel 1872. Le tavolette furono scoperte nel 1839 da A.H. Layard. Successivamente, il Dottor Stuart mette in dubbio l'esistenza di una "versione sumera dell'Arca di Noè". Il dottor Bentley risponde così: "Esattamente. È stato dimostrato che il diluvio è un fatto storico, perché non una versione sumera?" Il punto è che la versione sumera esiste eccome: è la storia di Utnapishtim e del diluvio, che si trova proprio nell'Epopea di Gilgamesh, di cui si parlava prima; quindi, non dovrebbe essere una sorpresa per il dottor Stuart. Questi non sembrano essere archeologi molto eruditi.

Nella versione originale, il nome di Schliemann è pronunciato dai personaggi del film come "shlaiman" /'ʃlaɪman/ anziché "shleeman" /'ʃli:man/. Orbene, Schliemann era già all'epoca abbastanza famoso nel mondo dell'archeologia, così gli archeologi professionisti avrebbero dovuto essere consapevoli di come viene pronunciato il suo nome. Schliemann, per chi non lo sapesse, è quello della mitica Troia. Tuttavia ho potuto constatare che nella versione in italiano, il nome di Schliemann è pronunciato correttamente.

Si suppone che la civiltà scoperta dagli archeologi sia sumera, ma le scritte sui muri delle stanze del re e del sommo sacerdote sono tutte in geroglifici egiziani. Non si trova una sola iscrizione in segni cuneiformi. La Dea Ishtar, menzionata molte volte, è una divinità babilonese, non sumera. L'origine del teonimo è chiaramente semitica. Il simbolo di Ishtar era una stella a otto punte, non il logo appuntito mostrato nel film, simile a una V coricata. L'equivalente divinità sumera è Inanna. Si potrebbe andare avanti a lungo. Il nome del fondatore della dinastia sumera sopravvissuta nelle profondità dell'Himalaya è Sharu. L'antroponimo è semplicemente la parola babilonese che significa "Re", ossia 
 Šarru(m). In sumerico, la parola per indicare il Re è invece Lugal, ossia "Uomo Grande" (lu significa "uomo", gal significa "grande").