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martedì 20 ottobre 2020

HOWARD PHILLIPS LOVECRAFT ARABISTA: LE ORIGINI DI ABDUL ALHAZRED

Abdul Alhazred, che H. P. Lovecraft ha soprannominato l'Arabo Pazzo, è a tutti noto come l'autore del Necronomicon. La sua prima menzione nell'opera del Solitario di Providence appare nel racconto La città senza nome (The Nameless City), scritto nel 1921 e pubblicato nello stesso anno sulla rivista Wolverine. Le origini dell'Arabo Pazzo sono yemenite: sarebbe nato a Sanaa agli inizi dell'VIII secolo d.C. e morto a Damasco in circostanze misteriose. 
 
All'Arabo Pazzo è attribuito il Distico Inesplicabile, ben noto a tutti i Cultisti e menzionato per la prima volta proprio in The Nameless City
 
"That is not dead which can eternal lie,
And with strange aeons even death may die." 

La traduzione oggi più diffusa è questa: 

"Non è morto ciò che in eterno può attendere
e con il passar di strani eoni anche la morte può morire." 
 
Il nome Abdul non presenta misteri di sorta: in arabo significa "Servo di" e non è un antroponimo indipendente. La forma originale è عبد ال ʻAbd al, da ʻabd "servo" allo stato costrutto seguito dal ben noto articolo determinativo al. È possibile che la trascrizione Abdul mostri la desinenza fossile del nominativo, -u, ancora presente nella lingua coranica, con l'articolo determinativo al agglutinato. Secondo le opinioni più diffuse si tratta soltanto di una diversa traslitterazione, che tiene conto dell'indebolimento della vocale atona dell'articolo. Abbiamo anche le trascrizioni Abdol, Abdool, Abdoul, Abdil, Abdel. La forma meno distante da quella classica è senza dubbio Abdal
 
عبد الله ʽAbd Allāh, Servo di Dio
عبد العزيز ʽAbd al-ʽAzīz, Servo dell'Onnipotente
عبد الكريم ʽAbd al-Karīm, Servo del Generoso
عبد الرحيم ʽAbd ar-Rahim, Servo del Misericordioso 
عبد الرحمن ʿAbd ar-Raḥmān, Servo del Benevolo
عبد السلام ʿAbd as-Salām, Servo del Pacifico  
عبد القادر ʿAbd al-Qādir, Servo del Potente  
عبد اللطيف ʿAbd al-Latīf, Servo dell'Amabile  
 
Inutile nascondere che Alhazred è sempre parso abbastanza misterioso, tanto che ne è stata a lungo negata l'origine araba. 
 
La spiegazione dominante nel Web è che sia un gioco di parole inventato dal Solitario di Providence, inviso ai buonisti politically correct servi del Pensiero Unico, che negano ogni sua conoscenza della lingua araba. Così si sente affermare dovunque che Alhazred altro non è che l'inglese "all has read", ossia "ha letto tutto". Certo, l'ordine delle parole non è quello della maestrina gnè gnè gnè, che vorrebbe imporre "he has read all": anche se il sistema scolastico italiano lo ignora, nella lingua poetica c'è sempre stata maggor libertà sintattica, come Shakespeare stesso dimostra in innumerevoli occasioni. Ci sono anche alcuni sostenitori della derivazione di Alhazred dalla parola inglese hazard "azzardo" (di origine araba), tramite una capricciosa alterazione fonetica.  
 
Ci sono problemi fonologici. La pronuncia anglosassone di Alhazred è infatti /a:l'hæzred/ e non mostra alcuna traccia di derivazione dall'aggettivo all /ɔ:l/, che ha una vocale posteriore in tutti i suoi composti. L'articolo arabo al- non è adattato in /ɔ:l-/ in antroponimi di questo genere. Può essere invece reso con /æl-/, come in Aladdin /æ'la(:)dṇ/. La derivazione criptica da "all has read" mi sembra improponibile. 
 
Un problema morfologico riguarda il doppio uso dell'articolo determinativo, presente sia in Abdul che in Alhazred. In arabo una simile formazione non sarebbe possibile. Questo argomento, a cui è stato dato un peso eccessivo, è stato usato per corroborare la tesi della derivazione di Alhazred da "all has read" o da "hazard", unitamente a quella dell'assoluta ignoranza della lingua araba da parte dell'Autore. Lancio una provocazione E se il nome Abdul Alhazred fosse nato da una dittologia?      
 
Un'interessantissima proposta 
 
Il navigatore Deranged Cultist ha pubblicato su Reddit questo contributo, che reputo assai notevole: 

 
An etymology of "Abdul Alhazred" 
 
It seems strange to me that it has never been proposed that the name "Abdul Alhazred" is a corruption of "Abd-al-Hazra[h|t]" عبدالحضرة.

"Haẓrat" is the Persian and Ottoman Turkish form of the Arabic word Haḍra[t] حضرة meaning "presence", also used as an honorific title before the names of prophets, saints, as well as other high ranking people. It is also a mnemonic for the name of Allah. "Haḍra" is also the name of the Sufi Dhikr.

Abu al-Abbas al-Mursi, the Alexandrian Andalusian Sufi from the 13th century CE, is quoted to have said "All universes are slaves subdued for you, and you are the slave of the presence (lit. Abdu alHaḍra)" in Arabic: "الأكوان كلها عبيد مُسَخَّرة لك، وأنت عبد الحضرة".

The final taa marbuta in "Haḍra[t]" is variably turned into "t" or omitted in spoken Arabic in various varieties.

This is a simpler and well founded etymology than the convoluted ones commonly proposed, mostly revolving around حظر "fenced/prohibited".  
 
Per assicurare al testo la massima diffusione, ne pubblico anche la traduzione in italiano: 
 
Mi sembra strano che non sia mai stato proposto che il nome "Abdul Alhazred" sia una corruzione di "Abd-al-Hazra[h|t]" عبدالحضرة.

"Haẓrat" è la forma persiana e turca ottomana della parola araba Haḍra[t] حضرة che significa "presenza", anche usata come titolo onorifico prima dei nomi di profeti, santi, come anche di altre persone di alto rango. È anche un aiuto per ricordare il nome di Allah. "Haḍra" è anche il nome del Sufi Dhikr.

Si riporta che Abu al-Abbas al-Mursi, il Sufi alessandrino andaluso del XIII secolo d.C., abbia detto: "Tutti gli universi sono schiavi soggiogati per te, e tu sei lo schiavo della presenza (lett. Abdu alHaḍra)", in Arabo: "الأكوان كلها عبيد مُسَخَّرة لك، وأنت عبد الحضرة".

La taa marbuta finale in "Haḍra[t]" è variamente mutata in
"t" oppure omessa in diverse varietà dell arabo parlato.

Questa è un'etimologia più semplice e ben fondata rispetto a quelle contorte comunemente proposte, che per lo più ruotano attorno a  حظر "recintato / proibito"(1).
  

(1) hazr, propriamente "bandito", "proibito".
 
Ecco scoperta la vera spiegazione del nome dell'Arabo Pazzo. Wikipedia riporta quanto segue: 
 
Hadrat, Hadhrat, or Hadrah (Arabic: حَضْرَة‎, romanized: ḥaḍra, pl. حَضْرَات ḥaḍrāt; Persian: pronounced Hazret or Hazrat) is a common Pakistani, Iranian, and honorific Arabic title used to honour a person. It literally denotes and translates to "presence, appearance."

Initially, the title was used for the prophets of the Islamic faith: the twenty-five great Hadhrats include Muhammad, Abraham, Noah, Moses, and Jesus.

It carries connotations of the charismatic and is comparable to traditional Western honorifics addressing high officials, such as "Your Honour" (for judges), "His/Her Majesty" (for royalty), or "His Holiness" (for clergies or highly religious clergies).

This word may sometimes also appear after the names of respected Muslim personalities, such as imams, e.g. Turkish Hazretleri ('his Hadrat') in Islamic culture. This is similar to the French honorifics Monsieur and Madame, and Japanese honorific Sama. The term was also loaned into Turkish and Bosnian as Hazreti
 
Traduzione: 
 
Hadrat, Hadhrat, o Hadrah (Arabo: حَضْرَة‎, traslitterazione: ḥaḍra, pl. حَضْرَات ḥaḍrāt; Persiano: pronunciato Hazret o Hazrat) è un comune titolo onorifico arabo, iraniano e pakistano usato per ossequiare una persona. Alla lettera si traduce con "presenza, apparenza."

Inizialmente il titolo era usato per i Profeti della religione islamica: i venticinque grandi Hadhrat includono Maometto, Abramo, Noè, Mosè e Gesù.

Porta connotazioni di carisma ed è confrontabile con le tradizionali onorificenze occidentali che si rivolgono ad alti funzionari, come "Vostro Onore" (per i giudici), "Sua Maestà" (per i sovrani), o "Sua Santità" (per le più alte autorità religiose).

Questa parola può talvolta apparire dopo il nome di personalità musulmante rispettate, come gli imam, es. turco
Hazretleri ('suo Hadrat') nella cultura islamica. Questo è simile agli onorifici francesi Monsieur e Madame, e all'onorifico giapponese Sama. Il termine è stato anche preso a prestito in turco e in bosniaco come Hazreti.   
 
Come c'era da aspettarsi, Deranged Cultist è stato attaccato e contestato, sulla base del solito fragilissimo argomento ripetuto ad nauseam nel Web: il Solitario di Providence non avrebbe conosciuto quasi nulla dell'Islam e della lingua araba, ovviamente a causa del proprio razzismo. Sarebbe anche ora di finirla con queste baggianate.   
 
Quello che a molti internauti dà un enorme fastidio è un fatto molto semplice: H. P. Lovecraft, che tra l'altro a cinque anni si dichiarava "fedele maomettano", si inventò il nome Abdul Alhazred e lo usò come proprio pseudonimo, quando i suoi coetanei ancora avevano bisogno del pannolino!

domenica 18 ottobre 2020

HOWARD PHILLIPS LOVECRAFT ARABISTA: ETIMOLOGIA DI AL AZIF

H. P. Lovecraft affermò che il titolo originale del Necronomicon è Al Azif. Una variante Kitab al-Azif (in arabo kitāb significa "libro") è comparsa soltanto negli anni '70 del XX secolo. La spiegazione del nome Al Azif, considerato di origine araba, è la seguente: "quel suono notturno (fatto dagli insetti) che si suppone sia l'ululato dei demoni" (originale in inglese: "that nocturnal sound (made by insects) supposed to be the howling of demons"). Così nel Web è data per assodata la glossa Al Azif "suono delle voci dei demoni". Al contempo sono in molti a ritenere che non si tratti realmente di un lemma arabo. Accade spesso che alcuni curiosi facciano qualche tentativo di ricerca per poi affermare che la lingua araba non è affatto in grado di tradurre questo termine tecnico della demonologia lovecraftiana. Come portare chiarezza dove regna tanta confusione? Al Azif è arabo o non lo è? Se non lo è, qual è dunque la sua origine? Com'è arrivato il Solitario di Providence a concepirlo? 
 
Questa è la Vulgata di Wikipedia, che circola ampiamente nel Web: 

“In 1927, Lovecraft wrote a brief pseudo-history of the Necronomicon that was published in 1938, after his death, as "History of the Necronomicon". According to this account, the book was originally called Al Azif, an Arabic word that Lovecraft defined as "that nocturnal sound (made by insects) supposed to be the howling of demons", drawing on a footnote by Samuel Henley in Henley's translation of "Vathek". Henley, commenting upon a passage which he translated as "those nocturnal insects which presage evil", alluded to the diabolic legend of Beelzebub, "Lord of the Flies" and to Psalm 91:5, which in some 16th Century English Bibles (such as Myles Coverdale's 1535 translation) describes "bugges by night" where later translations render "terror by night". One Arabic/English dictionary translates `Azīf (عزيف) as "whistling (of the wind); weird sound or noise". Gabriel Oussani defined it as "the eerie sound of the jinn in the wilderness". The tradition of `azif al jinn (عزيف الجن) is linked to the phenomenon of "singing sand".” 

Traduzione per i non anglofoni:

“Nel 1927, Lovecraft scrisse una breve pseudostoria del Necronomicon che fu pubblicata nel 1938, dopo la sua morte, come "Storia del Necronomicon". Secondo questo resoconto, il libro in origine era chiamato Al Azif, una parola araba che Lovecraft definì come "quel suono notturno (fatto dagli insetti) che si suppone sia l'ululato dei demoni", traendolo da una nota a piè di pagina di Samuel Henley nella sua traduzione di "Vathek". Henley, commentanndo un passaggio che tradusse come "quegli insetti notturni che annunciano il male", alludeva alla diabolica leggenda di Belzebù, "Signore delle Mosche" e al Salmo 91:5, che in alcune bibbie inglesi del XVI secolo (come la traduzione di Myles Coverdale del 1535) descrivono gli "spettri di notte" dove le traduzioni successive traducono "terrore di notte". Un dizionario arabo-inglese traduce `Azīf (عزيف) come "sibilo (del vento); suono bizzarro o rumore". Gabriel Oussani lo definisce come "il suono inquietante del the jinn nel deserto". La tradizione del `azif al jinn (عزيف الجن) è legata al fenomeno della "sabbia che canta".”

Nonostante l'arabo non sia una lingua perduta e sconosciuta, molti sono convinti che nel suo lessico non esista affatto la parola Azif. Mi è capitato più volte di imbattermi in questa opinione nel corso della mie ricerche sui testi fittizi del Necronomicon. Invece indagando con un po' di pazienza si scopre che il fatidico vocabolo esiste eccome, che è una parola con le carte in regola: ʽazīf (عزيف) è un derivato del verbo ʻazafa "ululare" ed è riportato nel dizionario di Hans Wehr e Milton Cowan, A Dictionary of Modern Written Arabic (1979). Tale opera, ci tengo a precisarlo, non è un'invenzione di Venustiano Carranza o di qualche altro decerebrato fabbricatore di stronzate. Riporto il link allo screenshot che ho catturato su Google Books: 
 
 
Questo è il testo esteso la nota di Samuel Henley: 

"It is observable that, in the fifth verse of the Ninety-first Psalm, "the terror by night," is rendered, in the old English version, "the bugge by night." In the first settled parts of North America, every nocturnal fly of a noxious quality is still generically named a bug; whence the term bugbear signifies one that carries terror wherever he goes. Beelzebub, or the Lord of Flies, was an Eastern appellative given to the Devil; and the nocturnal sound called by the Arabians azif was believed to be the howling of demons. Analogous to this is a passage in Comus as it stood in the original copy:--
    But for that damn'd magician, let him be girt
    With all the grisly legions that troop
    Under the sooty flag of Acheron,
    Harpies and Hydras, or all the monstrous buggs
    'Twixt Africa and Inde, I'll find him out."

Traduzione: 

"Si può osservare che, nel quinto versetto del Salmo novantunesimo, "the terror of night" ("il terrore della notte"), è reso, nella vecchia versione inglese, con "the bugge of night". Nelle parti colonizzate per prime in Nordametrica, ogni mosca notturna di specie nociva è ancora chiamata genericamente "bug", ossia "insetto", da cui il termine "bugbear" che significa "colui che porta terrore ovunque vada". Belzebù, o Signore delle mosche, era un appellativo orientale dato al Diavolo, e il suono notturno chiamato "azif" degli Arabi era creduto essere l'ululato dei demoni. Analogo a questo è un passaggio di Comus così com'era nella copia originale:--
    Ma per quel dannato mago, lascia che sia cinto
    Con tutte le orribili legioni che si schierano
    Sotto la fuligginosa bandiera di Acheronte,
    Arpie e Idre, o tutti i mostruosi insetti
    Tra Africa e India, lo scoprirò."

Non sono finora riuscito a reperire la locuzione ʽazīf al jinn (عزيف الجن), citata da Oussani, ma sono convinto che la troverò a breve. Ovviamente se si cercano nel Web queste chiavi di ricerca, si trovano sorprendenti risultati connessi con il Necronomicon. Questi sono alcuni esempi tratti da Reverso (le traslitterazioni sono state ottenute cliccando l'iconcina del microfono sotto le scritte in alfabeto arabo): 

و أنت أيضاً تعرف أننى كرست حياتى لدراسة"العزيف"
"wa anta ayḍan tuʿrifu annaniā karastu ḥayātiā lidurāsati" ālʿazīfi
Then you also know I've dedicated my life to studying the Necronomicon 
 
وقف عن ملاحقاتى أنا لن أعطيك "العزيف" أبداً 
tawaqqafa an mulāḥiqātiā anā lan uʿṭiyaka "ālʿazīfa" abadan
Stop following me. I'll never give you the Necronomicon.

لقد اعتقد بأنه امتلك. كتاب يُدعى العزيف
laqad āʿtaqada biʾannahu āmtalaka. kitābu yudʿā ālʿazīfa
it was thought that he had gained possession... of a book called the necronomicon. 
 
Però, con mia grande sorpresa, troviamo anche qualcosa di molto interessante:  
 
على عزيف الرياح غرقت في الظلام
alā ʿazīfi alrriyāḥi ḡariqat fī alẓẓalāmi 
As the wind howled, I sank into darkness. 

In questo esempio, una radice ʽzf traduce il concetto di ululare, e nella traduzione inglese è usato proprio il verbo con cui Lovecraft descrive i versi dei demoni. Non mi è chiaro perché la traslitterazione di Reverso abbia in modo sistematico ālʿazīfa (acc.), con l'articolo dotato di vocale lunga. Forse è il frutto di qualche contrazione? Forse è un banale errore, anche se recidivante. Sarei felice se qualche esperto arabista si facesse vivo e mi desse una spiegazione.   
 
 
Questa poi, con Necronomicon tradotto come "Libro dei Morti", è spettacolare: 
 
أَنَا (رُوبِي) وَأَنَا الْمُظْلَمَةُ وَأَنَا مَنْ كَتَبَ كِتَابُ الْمُوْتَى
anā (rūbī) waʾanā almuẓlamatu waʾanā man kataba kitābu almuwtā
I'm Ruby, I'm The Dark One. I wrote The Necronomicon.
(Ecco come mai Ruby ha portato tanti guai a Berlusconi!!!) 
 
L'uso non è infrequente: 

قَالَ أَنَّ كِتَابَ الْمَوْتَى كَانَ مَكْتُوبًا بِوَاسِطَةِ "الْمُظْلِمِينَ"
qāla anna kitāba almawtā kāna maktūban biwāsiṭati "al-muẓlimīna"
The Necronomicon was written by The Dark Ones. 

آخَرُ بَعْثَةٌ إسْتِكْشَافِيَّةٌ لِي وَجَدَتْ كِتَابُ الْمُوتَى
ākharu baʿṯatun istikshāfiyyatun lī wajadat kitābu almūtā
On my last expedition, I found the Necronomicon.
 
In altri esempi ancora, il Necronomicon è citato soltanto come "Il Libro". Ho poi appreso che Lovecraft ha moltissimi fans in Arabia Saudita! 
 
عِنْدَمَا أَخَذْتُ الْكِتَابَ مِنْ الْمَقْبَرَةِ هَلْ قُلْت الْكَلِمَةُ ؟
indamā akhathtu ālkitāba min almaqbarati hal qult alkalimatu ?
When you removed the Necronomicon from the cradle... did you speak the words? 
 
الْكِتَابُ - حَقِيقَةً هُوَ الشَّخْصُ الْمَوْعُودُ -
ālkitābu - ḥaqīqatan huwa alshakhṣu almawʿūdu -
The Necronomicon! - Truly he is The Promised One! 

 
Sul pestilenziale social Quora un certo Therion Tiberius Ware domanda quanto segue: 

Why doesn't Al Azif translate as Arabic? Is it possible H.P. Lovecraft meant Altajdif (The Blasphemy) or Alnazif (The Bleeding)?  
 
No. Non è proprio possibile. In una lingua semitica come l'arabo le consonanti hanno un'importanza capitale, non le su può cambiare come se nulla fosse! Direi che non è un caso se il greco Therion traduce il latino Bestia.  

Alla luce dei fatti sopra esposti, direi che non ha sostanza quanto sostenuto da Dan Clore, che sostiene quanto segue: 
 
"In any case, however, the word is not a real term from Arabic. The source of Henley's note is unknown. There is, however, an Arabic word aziz, which translates as "buzzing, rumbling (as of thunder)" and other buzzing or rumbling sounds in general."
 
Ossia: 
 
"In ogni caso, tuttavia, la parola non è un reale termine preso dall'arabo. La fonte della nota di Henley non è nota. C'è comunque una parola araba aziz, che si traduce come "ronzio, brontolio (come di tuono)" e di altri suoni ronzanti o rombanti in generale." 
 
No, non può nemmeno essere che azif e aziz possano scambiarsi. Anche perché "azif" è in realtà 'azīf, mentre "aziz" è in realtà ḥāzīz. Anche le consonanti iniziali delle due parole sono completamente diverse, per quanto deboli possano essere nel parlato odierno.  
 
 
Conclusioni 
 
Saremmo portati a ritenere ragionevole che Lovecraft abbia avuto una conoscenza seppur elementare della lingua araba, ma di certo non sufficiente a scavare nei suoi misteri. Lo dimostra il fatto che ha preso Al Azif da un romanzo del viaggiatore e scrittore inglese William Beckford (1760 - 1844). L'opera, denominata Vathek, An Arabian Tale o The History of Caliph Vathek, fu scritta in francese nel 1785 e pubblicata per la prima volta a Losanna due anni più tardi, nel 1787. Cosa sorprendente è che Vathek è un romanzo erotico, concepito su ispirazione dell'opera del Divino Marchese, Donatien-Alphonse-François de Sade. La cosa deve stupire il lettore, visto che Lovecraft è comunemente ritenuto sessuofobo: non ci si aspetterebbe che leggesse simili testi pruriginosi. In ogni caso non si è inventato nulla. Detto questo, trovo assurde le affermazioni farneticanti di una fanatica utente di Reddit, che definiva "razzista" il Solitario di Providence, deducendo da questa sua assunzione che non poteva aver usato l'arabo come fonte di ispirazione. Razziste saranno semmai le femministe radicali e convulsionarie! Possa Cthulhu sorgere, masticarle e trasformarle tutte in sterco!  

Un riferimento bizzarro 

Nell'opera di Ibn Wāḍiḥ al-Yaʽqūbī (IX secolo) troviamo proprio la parola al-ʽazīf! A quanto pare, non comprendendo il suo senso, gli studiosi si sono sentiti in difficoltà. Martin Theodoor Houtsma ha proposto addirittura di emendarla in al-ʽarīf "il perfetto, il maestro". E se fosse invece una genuina menzione del Necronomicon?

venerdì 16 ottobre 2020

HOWARD PHILLIPS LOVECRAFT GRECISTA: ETIMOLOGIA DI NECRONOMICON

Il Necronomicon è universalmente noto come uno dei più famosi pseudobiblia, libri che sono considerati reali anche se non sono stati mai scritti. Si crede che questo testo di magia nera e di evocazioni di Demoni sia stato inventato di sana pianta da Howard Phillips Lovecraft per conferire maggior verosimiglianza alle proprie opere. Va detto che l'idea che si tratti di un'opera reale e non di uno pseudobiblion non è mai davvero morta.
 
Questa è la citazione corrente, diffusa dalla Vulgata wikipediana:  

«Lovecraft wrote that the title, as translated from the Greek language, meant "an image of the law of the dead", compounded respectively from νεκρός nekros "dead", νόμος nomos "law", and εἰκών eikon "image".» 
 
Non ho mai avuto dubbi sul fatto che la lettera in questione sia davvero esistita, anche se non è stato facile reperirne il testo. Sono riuscito a venirne a capo in un sito della Chiesa di Satana di Anton Szandor LaVey, in cui è riportato il riferimento: 
 
"The name Necronomicon (nekros, corpse; nomos, law; eikon, image = An Image [or Picture] of the Law of the Dead) occurred to me in the course of a  dream, although the etymology is perfectly sound."
(Selected Letters, Volume V, pag. 418)
 
 
Una pagina di Oocities (resto del defunto Geocities di Yahoo) mi ha permesso di risalire a un testo più esteso: 

"The name Necronomicon (νεκρος [nekros], corpse; νομος [nomos], law; εικων [eikôn], image = An Image [or Picture] of the Law of the Dead) occurred to me in the course of a dream, although the etymology is perfectly sound. In assigning an Arabic author to a Greek-named book I was whimsically reversing the condition whereby the monumental astronomical work of the Greek Ptolemy (Μεγαλη Συνταξις Της 'Αστρονομιας  [Megalê Syntaxis Tês `Astronomias]) is commonly known by the Arabic name Almagest (or more truly, Tabrir al Magesthi), which was evolved from a corruption of the original title when the Arabs made their translation (μεγιστη [megistê] is the superlative of μεγαλη [megalê], & the Arabs probably found it in common use to distinguish the work from another of Ptolemy's)" 

 
Le parole tra parentesi quadre sono essere aggiunte, tranne [or Picture], che compare già nell'originale testo lovecraftiano. Si noti che mancano del tutto gli accenti e i diacritici tipici dell'ortografia greca. 
 
Traduzione: 
 
"Il nome Necronomicon (νεκρος [nekros], cadavere; νομος [nomos], legge; εικων [eikôn], immagine = un'Immagine [o Figura] della Legge dei Morti) mi capitò durante un sogno, anche se l'etimologia è perfettamente valida. Nell'assegnare un autore arabo a un libro dal titolo greco stavo capricciosamente invertendo la condizione per cui il monumentale lavoro astronomico del greco Tolomeo (Μεγαλη Συνταξις Της 'Αστρονομιας  [Megalê Syntaxis Tês `Astronomias]) è comunemente conosciuto col nome arabo di Almagesto (o più correttamente, Tabrir al Magesthi), che si è evoluto dalla corruzione del titolo originale quando gli Arabi fecero la loro traduzione (μεγιστη [megistê] è il superlativo di μεγαλη [megalê], e gli Arabi probabilmente l'acquisirono nell'uso comune per distinguere l'opera da un altra di Tolemeo)"

La lettera in questione fu scritta nel 1937, anno della morte dell'Autore. La raccolta Selected letters V fu pubblicata da Arkham House molti anni dopo, nel 1976. 

In realtà l'etimologia non è "perfettamente valida", come sostenuto dal Solitario di Providence. Il nome del Libro è formato in modo perfetto, ad essere erronea è l'analisi che ne ha fatto colui che l'ha sognato e portato nel nostro mondo. 
 
Vediamo che le cose sono in realtà molto semplici. Non c'è alcun bisogno di evocare il sostantivo "immagine" εἰκών (da cui deriva "icona"), come fatto da Lovecraft nella sua razionalizzazione. L'aggettivo νομικός (nomikós) significa "relativo alla legge", formato da νόμος (nómos) "legge, uso, costume" mediante il comunissimo suffisso -ικός, di chiara origine indoeuropea. Così vediamo che il titolo greco deve essere stato Βιβλίον Νεκρονομικόν (Biblíon Nekronomikón) "Libro relativo alla Legge dei Morti", con l'aggettivo al genere neutro per concordare col sostantivo. In seguito l'aggettivo stesso sarebbe stato sufficiente a designare il volume esoterico. Ciò dimostra che a volte il mondo onirico ha in sé un'immensa Conoscenza, ma fa molta fatica a farla passare attraverso il filtro dello stato di veglia. Lovecraft fu un grecista inesperto e non poté comprendere una formazione elementare tipica della lingua degli Elleni: messo in difficoltà, si inventò una formazione grottesca, scambiando un mero suffisso per un sostantivo indipendente. 
 
Ambiguità e insidie 
 
In greco esiste una parola che è quasi omofona di νόμος (nómos) "legge, uso, costume", ma con un diverso accento: è νομός (nomós) "regione, provincia, divisione politica; pascolo". Così accade che tuttora vi sia chi interpreta Necronomicon come "Libro delle Regioni dei Morti", quasi fosse una mappa dell'Oltretomba, oppure come "Libro dei Pascoli dei Morti". Queste traduzioni sono in contrasto con quanto dichiarato da Lovecraft nella sua lettera. La fragilità estrema di una simile etimologia sta nel fatto che da νομóς non deriva affatto un aggettivo νομικóς col significato di "relativo alla regione" o "relativo al pascolo". In ultima analisi, la radice di origine di entrambe le parole è il verbo νέμειν (nemein), che significa "dispensare, distribuire; gestire, detenere, possedere; godere, mietere il raccolto; pascolare". Anche Nemesi deriva da qui il suo nome, che è di origine indoeuropea.   
 
Abbiamo visto che da νόμος deriva l'aggettivo νομικός "relativo alla legge". Tale aggettivo può anche comparire in forma sostantivata col significato di "avvocato". Stando a questa insidiosa interpretazione, il Necronomicon sarebbe addirittura il "Libro degli Avvocati dei Morti"! Questa formazione è tuttavia grammaticalmente ardua, a meno che non si ammetta un genitivo plurale νομικών (nomikṓn) "degli avvocati". Inutile dire che così facendo si devia in modo considerevole dagli intenti e dall'immaginazione dell'Autore. 
 
Alcuni rozzi americani hanno estratto l'elemento -nomy da parole come astronomy "astronomia", economy "economia" e via discorrendo, interpretandolo come "scienza, conoscenza". Così hanno dedotto che Necronomicon dovesse significare "Libro della Conoscenza dei Morti". Naturalmente queste parole in -nomy sono di chiara origine greca e sono formate proprio a partire dalla radice di νόμος "legge", quindi "regola, ordine". Va in ogni caso menzionata l'opera di Manilio (I secolo d.C.), gli Astronomica, poema didascalico in latino sui corpo celesti, che è anche noto come Astronomicon. Scritto in esametri dattilici e suddiviso in cinque libri, l'Astronomicon è di datazione incerta, potendo risalire all'epoca di Augusto o a quella di Tiberio. Si potrebbe credere che Necronomicon sia una formazione fatta proprio a partire da Astronomicon.   

Un comune fraintendimento 

Moltissimi credono che Necronomicon significi "Libro dei Nomi dei Morti". Se la derivazione fosse dal greco ὄνομα, ὄνυμα (ónoma, ónyma) "nome", il fatidico libro non si chiamerebbe Necronomicon, bensì *Necronomaticon o *Necronomasticon. Così non è. Infatti da ὄνομα, genitivo ὀνόματος (onómatos), derivano gli aggettivi ὀνοματικός (onomatikós) e ὀνομαστικός (onomastikós). Se la lingua greca non fosse un tabù o un libro chiuso, si eviterebbe la diffusione di molte falsità e informazioni distorte.

L'errore di Frate Guglielmo da Baskerville 

Non credo che possano esistere persone tanto rozze e incolte da pensare che Necronomicon possa derivare dal latino nōmen "nome" (genitivo nōminis). Eppure anche grandi intelletti, in mancanza di mezzi filologici opportuni, possono essere tratti in inganno. Questo ha scritto Umberto Eco nel suo romanzo Il nome della rosa (1980): 
 
"Dio condusse all'uomo tutti gli animali per vedere come li avrebbe chiamati, e in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ciascun essere vivente, quello doveva essere il suo nome. E benché certamente il primo uomo fosse stato così accorto da chiamare, nella sua lingua edenica, ogni cosa e animale secondo la sua natura, ciò non toglie che egli non esercitasse una sorta di diritto sovrano nell'immaginare il nome che a suo giudizio meglio corrispondesse a quella natura. Perché infatti è ormai noto che diversi sono i nomi che gli uomini impongono per designare i concetti, e uguali per tutti sono solo i concetti, segni delle cose. Così che certamente viene la parola "nomen" da "nomos", ovvero legge, dato che appunto i "nomina" vengono dati dagli uomini "ad placitum", e cioè per libera e collettiva convenzione." 
(Guglielmo: Quinto giorno, Terza) 

Il fratacchione inglese è caduto nella trappola delle assonanze. Non è riuscito a comprendere che il latino nomen "nome" è parente del greco ónoma "nome", non del greco nómos "legge". Non credo che Eco fosse ignaro di tutto ciò: avrà voluto illustrare il grottesco di quel metodo pseudoetimologico che in epoca medievale era imperante.

lunedì 8 giugno 2020

ARTE E GRAMMATICA DELLA LINGUA DEGLI INDIANI HINCHI

Presento per il vostro piacere filosofico una lingua che ho assemblato con grande facilità nel corso del 2019, ispirandomi al film Stati di allucinazione (Altered States), di Ken Russell (1980), di cui tempo fa ho pubblicato una recensione. 
 
 
Ho fantasticato tra me e me su un libro inesistente, che avrebbe contenuto la descrizione grammaticale della lingua degli indiani Hinchi, stanziati nel Messico Centrale e adusi a perigliosi allucinogeni per inveterata tradizione. Vicini degli Huichol, ben noti per il loro culto del peyote, questi Hinchi sarebbero vissuti in condizioni di quasi assoluto isolamento, in una regione particolarmente impervia, credo nella Sierra de Nayarit. 
 
Lingua: Hinchi 
Titolo dello pseudobiblion: Arte y gramática de la lengua
      Hinchi
Autore: Sconosciuto
Datazione:  XVIII secolo
 
Ortografia 
 
L'ortografia utilizzata per trascrivere il complesso idioma degli Hinchi è quella spagnola, in modo simile, anche se non identico, a quello adottato per la lingua Nāhuatl degli Aztechi. Così hu- seguito da vocale indica la semiconsonante /w/; ch indica la consonante affricata dello spagnolo "macho"; x indica la stessa fricativa trascritta in inglese con sh (è la nostra sc di "scena"). 
 
Accento  

L'accento può collocarsi soltanto sulla penultima sillaba o sull'ultima. Non esistono parole con l'accento sulla terzultima sillaba. Un dittongo nell'ultima sllaba attrae sempre l'accento. Quando l'accento cade sulla vocale dell'ultima sillaba è sempre indicato; negli altri casi viene spesso usato, soprattutto per impedire pronunce erronee.
 
Forme verbali 
 
La teoria del verbo è molto tortuosa e non è facile spiegarla in modo chiaro. Riporto in ogni caso numerose forme coniugate che aiutano a comprenderla. 
 
Questi sono i prefissi con funzione di soggetto: 
 
ni-, io
si-, tu
hi-, egli, ella
pi- ... -c, noi
chi- ... -c, voi
hi- ... -c, essi, esse  

Questi sono alcuni paradigmi verbali di uso comune:
 
1) pe-, bere  

nipe, io bevo 
sipe, tu bevi 
hipe, egli beve 
pìpec, noi beviamo 
tzìpec, voi bevete 
hìpec, essi bevono 

nipis, io berrò
sipis, tu berrai 
hipis, egli berrà
pipìsc, noi berremo
tzipìsc, voi berrete
hipìsc, essi berranno

nipeo, io ho bevuto 
sipeo, tu hai bevuto 
hipeo, egli ha bevuto 
pipeòc, noi abbiamo bevuto 
tzipeòc, voi avete bevuto 
hipeòc, essi hanno bevuto 

2) cte-, essere 

nicte, io sono
sicte, tu sei 
hicte, egli è 
pìctec, noi siamo 
tzìctec, voi siete 
hìctec, essi sono  

nictis, io sarò 
sictis, tu sarai
hictis, egli sarà 
pictìsc, noi saremo 
tzictìsc, voi sarete 
hictìsc, essi saranno 

nicteo, io sono stato 
sicteo, tu sei stato 
hicteo, egli è stato 
picteòc, noi siamo stati 
tzicteòc, voi siete stati 
hicteòc, essi sono stati 

3) pay-, parlare 

nipay, io parlo 
sipay, tu parli 
hipay, egli parla 
pipayc, noi parliamo 
tzipayc, voi parlate 
hipayc, essi parlano 

nipays, io parlerò
sipays, tu parlerai
hipays, egli parlerà
pipàysc, noi parleremo 
tzipàysc, voi parlerete 
hipàysc, essi parleranno 

nipàyo, io ho parlato 
sipàyo, tu hai parlato
hipàyo, egli ha parlato
pipayòc, noi abbiamo parlato 
tzipayòc, voi avete parlato
hipayòc, essi hanno parlato 
 
4) am-, dare 
 
nama, io lo do
sama, tu lo dai
hama,
egli lo dà
pamàc, noi lo diamo
tzamàc, voi lo date
hamàc, essi lo danno
namàs, io lo do a te
samàn, tu lo dai a me
hamàn,
egli lo dà a me
hamàs,
egli lo dà a te
namàf, io lo do a lui
samàf, tu lo dai a lui
hamàf,
egli lo dà a lui
pamcàs, noi te lo diamo
tzamcàn, voi me lo date 
pamcàf, noi glielo diamo 
tzamcàf, voi glielo date 
namtzàc, io ve lo do
sampàc, tu ce lo dai
hamtzàc,
egli ve lo dà
hampàc,
egli ce lo dà 
 
namis, io lo darò
samis, tu lo darai
hamis,
egli lo darà
pamìsc, noi lo daremo
tzamìsc, voi lo darete
hamìsc, essi lo daranno
namìtz, io lo darò a te
samìns, tu lo darai a me
hamis,
egli lo darà a me
hamìtz,
egli lo darà a te
namìsp, io lo darò a lui
samìsp, tu lo darai a lui
hamìsp,
egli lo darà a lui
pamiscàs, noi te lo daremo
tzamiscàn, voi me lo darete
pamiscàf, noi glielo daremo
tzamiscàf, voi glielo darete
namittzàc, io ve lo daremo
samispàc, tu ce lo darai
hamittzàc,
egli ve lo darà
hamispàc,
egli ce lo darà 
 
namo, io l'ho dato
samo, tu l'hai dato
hamo,
egli l'ha dato
pamòc, noi l'abbiamo dato
tzamòc, voi l'avete dato
hamòc, essi l'hanno dato 
namòs, io l'ho dato a te
samòn, tu l'hai dato a me
hamòn,
egli l'ha dato a me
hamòs,
egli l'ha dato a te
namòf, io l'ho dato a lui
samòf, tu l'hai dato a lui
hamòf,
egli glielo ha dato
pamocàs, noi te lo abbiamo dato 
tzamocàn, voi me lo avete dato
pamocàf, noi glielo abbiamo dato
tzamocàf, voi glielo avete dato
namotzàc, io ve l'ho dato 
samopàc, tu ce l'hai dato
hamotzàc,
egli ve l'ha dato
hamopàc,
egli ve l'ha dato 
 
5) ap-, portare  

napa, io lo porto
sapa, tu lo porti
hapa,
egli lo porta
papàc, noi lo portiamo
tzapàc, voi lo portate
hapàc, essi lo portano
napàs, io lo porto a te
sapàn, tu lo porti a me
hapàn,
egli lo porta a me
hapàs,
egli lo porta a te
napàf, io lo porto a lui
sapàf, tu lo porti a lui
hapàf,
egli lo porta a lui
papcàs, noi te lo portiamo 
tzapcàn, voi me lo portate
papcàf, noi glielo portiamo
tzapcàf, voi glielo portate
naptzàc, io ve lo porto
sahpàc, tu ce lo porti
haptzàc,
egli ve lo porta
hahpàc,
egli ce lo porta
 
napis, io lo porte
sapis, tu lo
porterai
hapis,
egli lo porte
papìsc, noi lo
porteremo
tzapìsc, voi lo
porterete
hapìsc, essi lo
porteranno 
napìtz, io lo porterò a te
sapìns, tu lo
porterai a me
hapis,
egli lo porterà a me
hapìtz,
egli lo porterà a te
napìsp, io lo
porterò a lui
sapìsp, tu lo
porterai a lui
hapìsp,
egli lo porterà a lui
papiscàs, noi te lo
porteremo 
tzapiscàn, voi me lo
porterete
papiscàf, noi glielo
porteremo
tzapiscàf, voi glielo
porterete
napittzàc, io ve lo
porteremo
sapispàc, tu ce lo
porterai
hapittzàc,
egli ve lo porte
hapispàc,
egli ce lo porterà 
 
napo, io l'ho portato
sapo, tu l'hai
portato
hapo, egli l'ha
portato
papòc, noi l'abbiamo
portato
tzapòc, voi l'avete
portato
hapòc, essi l'hanno
portat
napòs, io l'ho portato a te
sapòn, tu l'hai
portato a me
hapòn,
egli l'ha portato a me
hapòs,
egli l'ha portato a te
napòf, io l'ho portato a lui
sapòf, tu l'hai
portato a lui
hapòf,
egli glielo ha portato
papocàs, noi te l'abbiamo portato  
tzapocàn, voi me l'avete
portato 
papocàf
, noi gliel'abbiamo
portato  
tzapocàf, voi gliel'avete
portato
napotzàc, io ve l'ho portato 
sapopàc, tu ce l'hai
portato
hapotzàc,
egli ve l'ha portato
hapopàc,
egli ve l'ha portato 

6) hua-, vedere

nihua, io lo vedo
sihua, tu lo vedi
hihua, egli lo vede
pihuàc, noi lo vediamo
tzihuàc, voi lo vete  
hihuàc, essi lo vedono 
nihuàs, io ti vedo 
sihuàn, tu mi vedi
hihuàn,
egli mi vede
hihuàs,
egli ti vede
hihuàf, io lo vedo
sihuàf, tu lo vedi
hihuàf,
egli lo vede 
pifcàs, noi i vediamo 
tzifcàn, voi mi vedete
pifcàf, noi lo vediamo
tzifcàf, voi lo vedete 
niftzàc, io vi vedo
sippàc, tu ci vedi
hiftzàc,
egli vi vede
hippàc,
egli ci vede  

nihuays, io vedrò 
sihuays, tu vedrai 
hihuays, egli vedrà
etc.
 
nihuao, io ho visto  
sihuao, tu hai visto
hihuao, egli ha visto 
etc.

7) huani-, chiamare 
 
nihuàni, io chiamo 
sihuàni, ti chiami
hihuàni, egli chiama 
pihuanìc, noi chiamiamo 
tzihuanìc, voi chiamate 
hihuanìc, essi chiamano 
nihuanìs, io ti chiamo 
sihuanìn, tu mi chiami  
hihuanìn, egli mi chiama 
hihuanìs, egli ti chiama 
nihuanìf, io lo chiamo 
sihuanìf, tu lo chiami 
hihuanìf, egli lo chiama  
pihuancàs, noi ti chiamiamo 
tzihuancàn, voi mi chiamate
pihuancàf, noi lo chiamiamo
tzihuancàf, voi lo chiamate
nihuantzàc, io vi chiamo
sihuampàc, tu ci chiami
hihuantzàc,
egli vi chiama
hihuampàc,
egli ci chiama   

nihuànis, io chiamerò 
sihuànis, tu chiamerai
hihuànis, egli chiamerà 
etc.

nihuàyo, io ho chiamato 
sihuàyo, tu hai chiamato 
hihuàyo, egli ha chiamato 
etc. 

Coppie minime: 
nihuanìs, io ti chiamo / nihuànis, io chiamerò 
nihuàyo, io ho chiamato / nihuao, io ho visto

8) cuy-, nascondere 

nicuy, io nascondo 
sicuy, tu nascondi 
hicuy, egli nasconde 
picùyc, noi nascondiamo 
tzicùyc, voi nascondete
hicùyc, essi nascondono

nicùys, io nasconderò 
sicùys, tu nasconderai 
hicùys, egli nasconderà
etc.

nicùyo, io ho nascosto 
sicùyo, tu hai nascosto 
hicùyo, egli ha nascosto
etc.
 
Sostantivi e aggettivi 
 
Le forme possessive dei sostantivi sono costruite per mezzo di appositi prefissi, simili a quelli verbali (si notano differenze soltanto nella seconda persona singolare e plurale).   
 
ni-, mio
xi-, tuo
hi-, suo
pi- ... -c, nostro
chi- ... -c, vostro
hi- ... -c, loro 

ni- ... -in, miei
xi- ... -in, tuoi
hi- ... -in, suoi
pi- ... -quen, nostri
chi- ... -quen, vostri
hi- ... -quen, loro (pl.) 

Le forme plurali si usano soltanto per i nomi che descrivono esseri animati. Negli altri casi, le forme possessive singolari fungono anche da plurali o da collettive.
 
teo, dio 
teo, dèi 
 
niteo, il mio dio 
xiteo, il tuo dio 
hiteo, il suo dio 
piteòc, il nostro dio 
chiteòc, il vostro dio 
hiteòc, il loro dio 
 
niteòyn, i miei dèi 
xiteòyn, i tuoi dèi 
hiteòyn, i suoi dèi 
piteòquen, i nostri dèi 
chiteòquen, i vostri dèi 
hiteòquen, i loro dèi 
 
Si comprende subito che teo è un prestito dal Nāhuatl teōtl "dio, divinità". Nei composti questa radice si trova come teo- o come te-, a seconda del contesto fonologico. Questa è una lista di sostantivi e aggettivi Hinchi: 
 
hinchi, uomo; marito; gente 
sala, donna; moglie 
yuta, fiore 
pac, fiore di mais 
tahtoàni, sovrano 
tehinchi, sciamano, curandero (lett. "uomo divino")
tesàla, sciamana, curandera (lett. "donna divina")
tequi, lavoro 
teyùta, fiore divino (un allucinogeno sacro) 
nin, acqua 
pempenca, farfalla 
teònin, sangue (lett. "acqua divina")
huixalca, indiano Huichol 
huanic, nome 
tehuànic, nome divino 
mac, fuoco 
teòmac, fulmine (lett. "fuoco divino")
cahca, corvo 
pecti, pelle; scorza 
pusi, ano 
itacna, escremento 
pahspa, vulva 
tuma, notte 
tampa, morto 
acua, fossa 
nano, uovo 
telo, occhio 
cana, orecchio 
huihua, femmina (di animale) 
namàcua, pesce 
oc, pietra 
tehuoc, turchese (lett. "pietra divina") 
yehua, sabbia  
tompa, testicoli 
otzac, cattivo 
coyma, bile, fiele 
huayàn, montagna 
pala, grande 
ate, nuovo; giovane 
asinca, stella 
ahàcua, ragno 
tepanqui, coyote
 
Si comprende subito che tahtoàni è un prestito dal Nāhuatl tlahtoāni "sovrano". La lingua degli Hinchi non possiede la laterale tl, così la sostituisce con t. L'occlusiva glottidale -h- del Nahuatl è sostituita da un'aspirazione (trascritta allo stesso modo con -h-).
Si comprende subito che tequi è un prestito dal Nāhuatl tequitl "lavoro". 
Le forme possessive sono abbastanza regolari, anche se non mancano bizzarrie. In alcuni casi le forme collettive sono diverse dalle quelle plurali. 
 
nìhinch, il mio uomo
xìhinch, il tuo uomo
hìhinch, il suo uomo 
pihìnchic, il nostro uomo 
chihìnchic, il vostro uomo 
hihìnchic, il loro uomo 
 
nihinchin, i miei uomini
xihinchin, i tuoi uomini 
hihinchin, i suoi uomini 
pihinchìquen, i nostri uomini 
chihinchìquen, i vostri uomini 
hihinchìquen, i loro uomini 
 
nihinchi, la mia gente 
xihinchi, la tua gente 
hihinchi, la sua gente 
pihinchìc, la nostra gente 
chihinchìc, la vostra gente 
hihinchìc, la loro gente  

nisàla, la mia donna
xisàla, la tua donna
hisàla, la sua donna
pisalàc, la nostra donna
chisalàc, la vostra donna
hisalàc, la loro donna  

nisalayn, le mie donne
xisalayn, le tue donne
hisalayn, le sue donne
pisalàquen, le nostre donne
chisalàquen, le vostre donne
hisalàquen, le loro donne

nini, la mia acqua 
xini, la tua acqua 
hini, la sua acqua 
pinìnc, la nostra acqua 
chinìnc, la vostra acqua 
hinìnc, la loro acqua 
 
niteòni, il mio sangue 
xiteòni, il tuo sangue
hiteòni, il suo sangue
piteonìnc, il nostro sangue
chiteonìnc, il vostro sangue
hiteonìnc, il loro sangue 
 
nihuànic, il mio nome 
xinuànic, il tuo nome 
hihuànic, il suo nome 
pihuanìhqui, il nostro nome 
chihuanìhqui, il vostro nome 
hihuanìhqui, il loro nome  

Gli aggettivi si coniugano usando i prefissi verbali e il verbo cte- "essere": 

nipalacte, io sono grande 
sipalacte, tu sei grande 
hipalacte, egli è grande 
pipalàctec, noi siamo grandi 
tzipalàctec, voi siete grandi 
hipalàctec, essi sono grandi 

natecte, io sono giovane 
satecte, tu sei giovane 
hatecte, egli è giovane 
patèctec, noi siamo giovani 
tzatèctec, voi siete giovani 
hatèctec, essi sono giovani 

notzaquicte, io sono cattivo 
sotzaquicte, tu sei cattivo 
hotzaquicte, egli è cattivo 
potzaquìctec, noi siamo cattivi 
tzotzaquìctec, voi siete cattivi
hotzaquìctec, essi sono cattivi
 
Verbi composti
 
A partire da un verbo transitivo e da un sostantivo incorporato con funzione di complemento oggetto, si formano verbi composti. Ne diamo alcuni esempi.
 
1) ninama-, dare acqua 
 
nininàma, io gli do acqua 
sininàma, tu gli dai acqua 
hininàma, egli gli dà acqua 
pininamàc, noi gli diamo acqua 
tzininamàc, voi gli date acqua 
hininamàc, essi gli danno acqua 
 
2) salama-, dare in moglie  

nisalàma, io gli do in moglie 
sisalàma, tu gli dai in moglie 
hisalàma, egli gli dà in moglie 
pisalamàc, noi gli diamo in moglie 
tzisalamàc, voi gli date in moglie
hisalamàc, essi gli danno in moglie

3) tecama-, dare lavoro 

nitecàma, io gli do lavoro 
sitecàma, tu gli dai lavoro 
hitecàma, egli gli dà lavoro
pitecamàc, noi gli diamo lavoro 
tzitecamàc, voi gli date lavoro 
hitecamàc, essi gli danno lavoro 
 
4) nimpe-, bere acqua 
 
ninimpe, io bevo acqua 
sinimpe, tu bevi acqua 
hinimpe, egli beve acqua 
pinìmpec, noi beviamo acqua 
tzinìmpec, voi bevete acqua 
hinìmpec, essi bevono acqua 
 
5) teonimpe-, bere sangue  

niteonimpe, io bevo sangue 
siteonimpe, tu bevi sangue 
hiteonimpe, egli beve sangue 
piteonìmpec, noi beviamo sangue 
tziteonìmpec, voi bevete sangue 
hiteonìmpec, essi bevono sangue 

6) teyutape-, bere infuso di fiore divino 

niteyutàpe, io bevo infuso di fiore divino
siteyutàpe, tu bevi infuso di fiore divino 
hiteyutàpe, egli beve infuso di fiore divino 
piteyutàpec, noi beviamo infuso di fiore divino 
tziteyutàpec, voi bevete infuso di fiore divino 
hiteyutàpec, essi bevono infuso di fiore divino

Classificazione 

Si direbbe una lingua isolata. Non mi sembra affatto che possa essere ascritta alle lingue uto-azteche, nonostante sussista qualche somiglianza strutturale. Non posso escludere di essere stato influenzato in qualche modo dalla mia conoscenza della lingua Nāhuatl, che ho appreso da giovane. 
 
È talmente cristallino in me il suono di questa lingua, che in certi momenti sono colto da fortissimi déjà vu e mi sembra quasi come se fosse il mio idioma materno.   
 
Una cosa singolare che ho scoperto è la reale esistenza di un popolo denominato Hinchi, che aveva però la sua sede nel Texas: si tratta evidentemente di una pura e semplice omonimia. Se quanto esposto dovesse avere qualche fondamento nella realtà storica, si tratterebbe dunque di una xenoglossia e non di una glossolalia.