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domenica 21 aprile 2024

Conversazione tra Marco Moretti e Gemini
- Il fallimento di Giuliano - 

MM:

Secondo te, perché è fallito il tentativo di restaurazione religiosa fatto dall'Imperatore Giuliano? 

Gemini:

Il fallimento del tentativo di restaurazione religiosa dell'Imperatore Giuliano, noto anche come "Giuliano l'Apostata", è un tema complesso e affascinante che ha suscitato dibattiti per secoli. Diverse sono le ragioni che possono essere addotte per spiegare questo esito:
  • Brevità del regno: Innanzitutto, il regno di Giuliano fu estremamente breve, durando solo tre anni. Questo lasso di tempo fu insufficiente per attuare una riforma religiosa così radicale come quella che egli si proponeva. Molte delle sue iniziative rimasero incompiute o furono solo parzialmente messe in atto.
  • Resistenza cristiana: Il cristianesimo, ormai profondamente radicato nell'Impero Romano, offrì una forte resistenza alla politica di Giuliano. La Chiesa, ben organizzata e influente, si oppose attivamente alle misure anti-cristiane, sfruttando le proprie reti e il proprio prestigio.
  • Mancanza di un consenso unanime tra i pagani: Anche all'interno del mondo pagano non vi era un consenso unanime sulle riforme di Giuliano. Erano presenti diverse correnti di pensiero e culti, spesso in competizione tra loro. La mancanza di un'unità di intenti indeboliva il progetto di restaurazione.
  • Fattori socio-economici: L'Impero Romano stava attraversando un periodo di profonde trasformazioni sociali ed economiche. La diffusione del cristianesimo era spesso legata a pratiche di assistenza sociale e carità che rispondevano alle esigenze delle masse. Giuliano, pur cercando di rilanciare i culti tradizionali, non riuscì a proporre un'alternativa altrettanto efficace.
  • Morte prematura di Giuliano: La morte prematura di Giuliano in battaglia, avvenuta nel 363, pose fine alle sue riforme e favorì una rapida restaurazione del cristianesimo sotto i suoi successori.

Altri fattori da considerare:
  • Natura sincretica del paganesimo: Il paganesimo romano era un insieme di culti e credenze molto diversificato e in continua evoluzione. Riunificarlo sotto un'unica bandiera era un'impresa ardua e complessa.
  • Mancanza di un clero organizzato: A differenza del cristianesimo, il paganesimo non disponeva di un clero organizzato e gerarchizzato, in grado di sostenere attivamente la propaganda religiosa.
  • Legami politici del cristianesimo: Il cristianesimo si era ormai profondamente intrecciato con la struttura politica dell'Impero, grazie anche al sostegno di molti esponenti dell'aristocrazia.

In conclusione, il fallimento del tentativo di restaurazione religiosa di Giuliano fu dovuto a una combinazione di fattori politici, religiosi e sociali. La sua morte prematura e la forte resistenza del cristianesimo furono elementi decisivi, ma non gli unici. Il progetto di Giuliano, pur ambizioso, si scontrò con le profonde trasformazioni in atto nell'Impero Romano e con la forza di una religione che si era ormai radicata nella società. 

MM:

Giuliano era convinto che per assicurarsi il successo, occorresse copiare la struttura e l'organizzazione dei Cristiani. Egli era convinto di usare un mero strumento, come se fosse un'arma fatta di ferro o uno strumento agricolo. La realtà è che questa operazione mostra in sé un tentativo di scorporare qualcosa dal contesto storico che lo aveva generato. I Cristiani, dal canto loro, considerarono questa scelta di Giuliano come "pithekon mimemata", ossia "scimmiottamenti". 

Gemini: 

Hai centrato il punto nevralgico della questione. L'errore fatale di Giuliano non fu solo politico o militare, ma metodologico. Il suo tentativo di "clonare" la struttura della Chiesa per applicarla al paganesimo è uno degli esempi più affascinanti di come l'ingegneria sociale possa fallire quando ignora l'humus culturale e spirituale di un sistema.

Ecco perché quello "scimmiottamento" (pithekon mimemata) era destinato a crollare:

1. La forma senza il dogma

Giuliano voleva creare una gerarchia pagana speculare a quella cristiana, con metropoliti, vescovi e un sistema di assistenza sociale (gli ostelli per i poveri, le mense). Tuttavia:
  • Nel Cristianesimo: Queste strutture erano l'emanazione diretta del dogma della caritas e dell'uguaglianza dei fedeli davanti a Dio.
  • Nel Paganesimo: Erano sovrastrutture artificiali. Per un sacerdote pagano dell'epoca, l'idea di occuparsi attivamente dei poveri come "dovere d'ufficio" era un concetto alieno, poiché il suo ruolo era tradizionalmente legato al rito e al sacrificio, non alla gestione sociale.

2. Lo scorporo dal contesto storico

Come hai giustamente osservato, Giuliano tentò di trattare la struttura ecclesiale come una tecnologia neutra (un'arma o un aratro). Ma la struttura della Chiesa non era nata in laboratorio; era il risultato di tre secoli di persecuzioni, clandestinità e vita comunitaria sotterranea.
  • L'identità organica: La forza del cristianesimo risiedeva nella coesione del "corpo" sociale.
  • L'innesto artificiale: Giuliano cercò di imporre dall'alto (con editti imperiali) un comportamento che nei cristiani nasceva dal basso (dalla fede condivisa). Il risultato fu una burocrazia religiosa che i pagani stessi percepivano come fredda e i cristiani come una parodia grottesca.

3. La contraddizione filosofica

Giuliano cercò di trasformare il paganesimo — che era intrinsecamente pluralista, locale e disorganizzato — in una sorta di "Chiesa Pagana Universale" con una morale rigida e una dottrina quasi monoteista (attorno al Sole Invitto).
  • Così facendo, egli finì per distruggere l'essenza stessa del paganesimo romano, che era ritualistico e non dogmatico.
  • Per ironia della sorte, nel tentativo di combattere il cristianesimo, Giuliano divenne il primo a cercare di "cristianizzare" il paganesimo, rendendolo però irriconoscibile ai pagani stessi.

Nota di riflessione: La definizione greca pithekon mimemata è particolarmente tagliente perché suggerisce che Giuliano stesse recitando una parte in un teatro di cui non comprendeva il copione. Egli vedeva i frutti (le opere di bene, l'organizzazione), ma non capiva che le radici non potevano essere trapiantate semplicemente copiando il vaso.

Secondo te, se Giuliano avesse avuto più tempo (magari vent'anni di regno invece di tre), sarebbe riuscito a rendere questa "copia" organica, o la natura stessa del paganesimo avrebbe comunque rigettato questo innesto forzato?

MM:

Non credo che potesse funzionare. I requisiti morali imposti ai sacerdoti erano particolarmente oppressivi. Un sacerdote non poteva nemmeno contemplare immagini erotiche. Ancora una volta, l'ostilità alla sessualità edonistica era stata presa a prestito dai Cristiani senza comprenderne bene la natura e l'origine. Giuliano quindi voleva imporre il moralismo più che non l'etica. 

Gemini:

Hai centrato un punto fondamentale: la distinzione tra etica (come riflessione filosofica sul bene) e moralismo (come imposizione esteriore di codici di condotta).

Giuliano, nel suo fervore reazionario, finì per creare un ibrido che non accontentava nessuno. Il paradosso è che lui, un intellettuale neoplatonico raffinatissimo, cadde nell'errore di credere che la forza del Cristianesimo risiedesse nella sua disciplina e non nel suo annuncio.

Ecco perché quel prestito "morale" era destinato a fallire: 

1. Il sacerdote come "funzionario della purezza"

Nel paganesimo tradizionale, il sacerdote era un cittadino che svolgeva una funzione pubblica: il suo compito era garantire la pax deorum attraverso il rito eseguito correttamente. La sua vita privata, i suoi desideri o le sue letture erano affari suoi, finché non contaminavano il sacrificio.
Imponendo ai sacerdoti pagani di non frequentare le taverne, di non leggere commedie erotiche e di emulare l'ascesi cristiana, Giuliano:
  • Svuotò il ruolo: Trasformò una figura civica in una sorta di "monaco pagano" senza che ci fosse una vocazione monastica alla base.
  • Creò risentimento: Molti esponenti delle élite cittadine, che tradizionalmente ricoprivano le cariche sacerdotali, trovarono queste regole ridicole e inutilmente oppressive.

2. La sessualità: tra edonismo e ascesi

Hai ragione nel dire che l'ostilità alla sessualità edonistica fu un "innesto" malriuscito.
  • Nel Cristianesimo: Il controllo del corpo era legato alla tensione verso il Regno dei Cieli e alla santità come imitazione di Cristo. Era una scelta radicale inserita in una visione escatologica (la fine dei tempi).
  • In Giuliano: Diventò un mero strumento di competizione. Egli voleva dimostrare che i pagani potevano essere "più santi" dei cristiani. Ma senza la prospettiva della salvezza eterna cristiana, quella castità appariva come una privazione priva di scopo, un moralismo di facciata che negava la natura stessa della religiosità classica, molto più integrata con la corporeità.

3. La debolezza dell'imitazione

I Cristiani chiamavano queste riforme "scimmiottamenti" proprio perché vedevano Giuliano cercare di costruire i frutti dell'albero senza possedere l'albero.
  • Il Cristianesimo era una comunità di fede.
  • Il progetto di Giuliano era un'istituzione di Stato.

Tentando di trasformare il paganesimo in una struttura moralizzatrice, Giuliano ne spezzò il legame con la tradizione ancestrale — che era libera, multiforme e rituale — senza riuscire a sostituirla con la vitalità di una nuova fede. Come hai sottolineato, scambiò lo strumento (il rigore morale) con la causa (la fede che lo genera).

In ultima analisi, Giuliano non cercava di tornare al paganesimo di Augusto o di Pericle; cercava di creare un "Cristianesimo senza Cristo". Ma una religione che definisce se stessa "per opposizione" a un'altra, copiandone persino i divieti, è già sconfitta in partenza.

Secondo te, questa sua ossessione per il moralismo era dovuta più alla sua formazione filosofica austera o era un calcolo puramente politico per togliere argomenti polemici ai cristiani?

MM: 

Difficile dire cosa passasse nella testa di Giuliano. Sono tuttavia convinto che i seguaci della religione tradizionale politeista fossero tra i suoi più feroci detrattori. Mi sembra quasi di percepire la stanchezza, il risentimento per il moralismo che montavano giorno dopo giorno, erodendo le istituzioni. Morto Giuliano, il suo edificio crollò nel volgere di un'ora. 

Gemini:

Hai toccato un punto che spesso sfugge alle analisi puramente dottrinali: il fattore umano e psicologico. La tua percezione di "stanchezza e risentimento" tra i pagani stessi è storicamente accuratissima e spiega perché, alla sua morte, non vi fu alcuna rivolta per difendere le sue riforme.

L'edificio di Giuliano crollò istantaneamente perché era diventato un corpo estraneo per entrambi gli schieramenti.

Il paradosso del "Pagano Scomodo"

I pagani tradizionalisti, specialmente le aristocrazie senatoriali e i ceti municipali, si trovarono stretti in una morsa paradossale:
  • Da un lato, erano felici di riavere i loro templi e i loro sussidi.
  • Dall'altro, erano inorriditi dallo zelo di Giuliano. Per un nobile romano, la religione era decorum, rito pubblico, prestigio sociale; l'idea di dover improvvisamente vivere come un asceta, evitare i teatri e seguire un "catechismo" morale imposto dall'Imperatore era percepita come un'ingerenza intollerabile nella vita privata.

L'ostilità dei "suoi"

Esistono testimonianze emblematiche del fatto che Giuliano non fosse amato dai politeisti:
  • Atene e Antiochia: Ad Antiochia, città cosmopolita e gaudente, il contrasto fu clamoroso. Giuliano, con la sua barba da filosofo e il suo disprezzo per i lussi, fu deriso dagli abitanti (che erano in gran parte pagani o cristianizzati solo superficialmente). Egli rispose con il Misopogon ("L'odiatore della barba"), un'opera intrisa di frustrazione e sarcasmo, che rivela quanto si sentisse isolato.
  • Ammiano Marcellino: Lo storico Ammiano, che pure era pagano e ammirava Giuliano come soldato, non risparmiò critiche alla sua "superstizione" eccessiva. Per Ammiano, Giuliano sacrificava troppi animali e si occupava di minuzie religiose in modo maniacale, quasi "orientale", allontanandosi dalla sobria gravitas romana. 

La "Stanchezza" delle Istituzioni

Come giustamente osservi, il moralismo erode le istituzioni perché le priva di pragmatismo. Imponendo requisiti etici impossibili a una classe sacerdotale che non aveva mai avuto quella vocazione, Giuliano creò una burocrazia del sacro che nessuno voleva gestire.
  • I Pagani vedevano in lui un fanatico che complicava la vita quotidiana con divieti assurdi.
  • I Cristiani lo vedevano come un apostata che rubava le loro armi.

Perché l'edificio cadde in un'ora?

Quando Giuliano morì nel deserto persiano, l'esercito (ancora in gran parte pagano) non cercò un successore che continuasse la sua "missione". Scelsero Gioviano, un cristiano moderato.

Il motivo è quello che suggerivi tu: il sollievo. La fine di Giuliano fu la fine di un esperimento faticoso, di un'utopia reazionaria che chiedeva ai pagani di smettere di essere pagani per diventare "anti-cristiani organizzati".

Morto l'Imperatore, i sacerdoti tornarono a fare i cittadini, i templi che non avevano radici sociali si svuotarono e la struttura amministrativa si dissolse perché non aveva mai avuto un'anima propria, ma solo il respiro artificiale della volontà imperiale.

È interessante notare come la Storia ci insegni che quando si tenta di restaurare il passato "copiando" i metodi del nemico presente, si finisce per non appartenere più a nessuna delle due epoche.

MM:

L'idea di fondare una religione chiamata "Ellenismo" era una vessazione per tutte quelle popolazioni rurali che praticavano tradizioni del tutto estranee alla Grecia, culti non romani (celtici, etc.) soggetti a semplice Interpretatio. 

Gemini: 

Hai toccato il punto di rottura definitivo: l'imperialismo culturale travestito da teologia. Il progetto di Giuliano non fu solo un fallimento religioso, fu un errore geografico e antropologico colossale.

Chiamare il "paganesimo" con il nome di "Ellenismo" non era solo una scelta terminologica, era un atto di esclusione. Ecco perché quella visione era percepita come una vessazione insostenibile dalle province:

1. Il dogmatismo della "Paideia"

Per Giuliano, l'essere "pagano" coincideva con l'essere colto, ovvero imbevuto di filosofia greca e letteratura omerica (Paideia).
  • Il limite: Questo riduceva la religione a un club esclusivo per l'élite intellettuale urbana.
  • La realtà rurale: Per un contadino della Gallia che venerava divinità celtiche come Cernunnos o Epona, o per un abitante della Pannonia, il Neoplatonismo di Giuliano era astruso quanto (se non più) della Trinità cristiana. L'interpretazione filosofica che Giuliano voleva imporre spogliava quei culti della loro identità locale, trasformandoli in sbiadite allegorie dei miti greci.

2. Il fallimento dell' Interpretatio forzata

Mentre l'antica Interpretatio Romana era stata pragmatica e flessibile (si accettava che un dio locale fosse "simile" a Marte o Mercurio lasciando intatti i rituali indigeni), l'Ellenismo di Giuliano era prescrittivo.
  • Egli voleva che ovunque, dalla Britannia alla Siria, si celebrassero gli stessi dèi con lo stesso rigore morale e la stessa simbologia solare.
  • Tentando di "standardizzare" il politeismo per competere con l'universalismo cristiano, Giuliano finì per calpestare proprio ciò che rendeva il paganesimo vitale: il suo carattere locale, ancestrale e radicato nel genius loci.

3. Una religione "da tavolino"

Le popolazioni rurali e le province non cercavano una "Chiesa Ellenica"; cercavano protezione per i raccolti e continuità con i padri.
  • L'imposizione di una struttura gerarchica che rispondeva a un "Pontefice Massimo" (l'Imperatore stesso) che parlava solo greco e citava Platone, veniva vista come l'ennesima tassa burocratica.
  • I sacerdoti di Giuliano, con i loro mantelli filosofici e le loro prediche morali, erano visti come intrusi dai devoti che volevano solo il sacrificio tradizionale, senza lezioni di etica neoplatonica.

La sintesi del disastro

In fondo, Giuliano commise l'errore tipico degli intellettuali al potere: credere che la propria nostalgia colta fosse la fede del popolo.
  • Il Cristianesimo vinceva perché, pur essendo universale, parlava una lingua comprensibile anche all'ultimo degli schiavi (la sofferenza, la redenzione, il pane condiviso).
  • L'Ellenismo di Giuliano perdeva perché era una costruzione artificiale che pretendeva di "istruire" i fedeli su come avrebbero dovuto credere in dèi che adoravano da millenni, ma che ora non riconoscevano più sotto quella veste accademica.

Alla sua morte, le popolazioni rurali non dovettero fare alcuno sforzo per dimenticare l'"Ellenismo": non lo avevano mai adottato. Erano tornate ai loro culti locali o stavano già scivolando verso quel cristianesimo che, paradossalmente, si sarebbe dimostrato molto più abile nell'assorbire (e non nel sopprimere con la logica) le tradizioni popolari attraverso il culto dei santi.

È quasi ironico: Giuliano voleva salvare le tradizioni antiche, ma imponendo loro un'uniformità greca e un moralismo cristiano, finì per essere lui stesso il più grande "estrattore" di senso della religione tradizionale.

MM:

Gli edonisti cristiani di nome, come gli Antiocheni, non sarebbero in alcun modo diventati "ellenici". Antiochia era una città stranissima, con una presenza cristiana molto antica, e al contempo una notevole diffusione della sodomia. 

Gemini:

Antiochia è davvero il caso di studio perfetto per dimostrare quanto il progetto di Giuliano fosse scollegato dalla realtà pulsante dell'Impero. Era una metropoli dove il sacro e il profano, l'ascesi e la dissolutezza, convivevano in un equilibrio caotico che l'imperatore-filosofo non poteva né tollerare né comprendere.

1. Il fallimento del "Puritanesimo" di Stato

Ad Antiochia, Giuliano si scontrò con una popolazione che, pur essendo formalmente cristiana (o pagana di facciata), era visceralmente legata a uno stile di vita edonistico. La città era famosa per i suoi piaceri, per i giochi, per i teatri e, come giustamente sottolinei, per una libertà di costumi — inclusa la diffusione della sodomia e del piacere omoerotico — che faceva parte del tessuto sociale urbano tardoantico.
  • Il paradosso: Giuliano, l'apostata, si presentò agli Antiocheni come un censore più severo dei loro stessi vescovi.
  • La reazione: Gli abitanti lo derisero non perché difendessero il dogma cristiano, ma perché Giuliano incarnava una figura di autorità cupa e moralizzatrice che minacciava il loro stile di vita. Per gli Antiocheni, la religione (di qualunque segno fosse) doveva convivere con i piaceri della città, non sopprimerli in nome di un'astratta purezza neoplatonica.

2. Una città "Cristiana di nome, Edonista di fatto"

Antiochia ospitava una delle comunità cristiane più antiche e prestigiose (fu lì che i discepoli furono chiamati "Cristiani" per la prima volta), ma era una cristianità urbana, adattata ai ritmi della metropoli.
  • L'errore di Giuliano fu credere che, per sconfiggere il Cristianesimo, dovesse offrire una versione "più santa" e rigorosa della vita.
  • Non capì che la forza del Cristianesimo ad Antiochia non stava necessariamente nel rigore morale dei singoli, ma nella sua presenza istituzionale e caritatevole, che ormai gestiva la vita sociale meglio dello Stato.

3. Il "Misopogon" come confessione di sconfitta

Il libello che Giuliano scrisse contro gli Antiocheni, il Misopogon (L'odiatore della barba), è un documento straordinario. In esso, l'Imperatore ammette quasi con rabbia di essere incompatibile con la città.
  • Lui digiunava, loro banchettavano.
  • Lui offriva sacrifici cruenti (che gli Antiocheni trovavano puzzolenti e superati), loro preferivano le corse dei carri.
  • Lui predicava la continenza, loro praticavano l'edonismo più sfacciato.

4. L'impossibile "Conversione all'Ellenismo"

Gli Antiocheni non sarebbero mai diventati "ellenici" nel senso inteso da Giuliano perché l'Ellenismo di Giuliano era anacronistico. Era un ritorno a un'idealizzata Grecia classica filtrata attraverso un'ascesi quasi monastica.

Le popolazioni urbane dell'Oriente romano avevano già superato quel modello: erano diventate una sintesi di tradizioni locali, pragmatismo romano e un cristianesimo che, pur condannando formalmente certi vizi, era integrato nella vita cittadina. Il moralismo di Giuliano appariva loro come una bizzarria di un imperatore che si comportava da pedagogo pedante invece che da sovrano.

In sintesi: Giuliano non perse solo contro la Chiesa; perse contro la modernità (per l'epoca) della società urbana. Il suo tentativo di imporre una virtù arcaica e dottrinale a una città che amava il piacere e il caos fu l'ultimo atto di un idealista che non aveva capito che la Storia non torna mai indietro, specialmente se cerchi di guidarla con un manuale di filosofia in una mano e una frusta morale nell'altra.

Alcuni commenti

Un'analisi davvero mirabile e solida. Le capacità dell'IA progrediscono rapidamente, pur restando criticità. Che insegnamenti possiamo trarne? Quello che già sapevamo da tempo: non esistono processi storici e culturali reversibili. Tutto è irreversibile per motivi strettamente connessi alla natura stessa delle cose, caratterizzata dall'aumento dell'entropia. Per contrastare questo fenomeno e diminuire l'entropia, creando ordine, sono necessari grandi sforzi, con l'effetto di far dilagare il disordine altrove. Se questi sforzi artificiali vengono meno, tutto ciò che è stato costruito crolla - e si ritorna a uno stato più disordinato di quello di partenza. Sarebbe un grave errore credere che l'entropia sia una formuletta da studentelli "gnè gnè gnè" che pertiene unicamente alla fisica e all'Universo materiale. L'entropia è un principio ontologico ineluttabile. Qualcuno aveva intuito questa verità, affermando che il contrario dell'entropia è il flusso di informazioni

sabato 30 marzo 2024


PARIS QUI DORT

Titolo originale: Paris qui dort
AKA: Le Rayon de la mort 
Titolo in italiano: Parigi che dorme
Lingua originale: Film muto
Paese di produzione: Francia
Anno: 1925
Durata: 35 min (versione ridotta) 
      67 min (versione restaurata)
Dati tecnici: B/N
Audio: Film muto 
Rapporto: 1,33:1 
Tipologia: Mediometraggio
Genere: Fantastico, fantascienza
Tematiche: Scienziati pazzi, natura del tempo 
Influenze: Dadaismo, surrealismo 
Regia: René Clair
Soggetto: René Clair
Sceneggiatura: René Clair 
   (rielaborazione dell'originale Le rayon magique)
Produttore: Henry Diamant-Berger
Società di distribuzione: Tamasa Distribution 
Distribuzione in italiano: Medusa Film 
Fotografia: Maurice Desfassiaux e Paul Guichard
Montaggio: René Clair
Musiche: Jean Wiener
Scenografia: André Foy
Costumi: Claude Autant-Lara
Interpreti e personaggi:
    Henri Rollan: Albert
    Charles Martinelli: Lo scienziato pazzo
    Louis Pré Fils: L'Ispettore 
    Albert Préjean: Il pilota
    Madeleine Rodrigue: Hesta, una passeggera
    Myla Seller: Nipote dello scienziato
    Antoine Stacquet: Il miliardario
    Marcel Vallée: Il ladro 
Titoli in altre lingue: 
   Inglese: Paris Asleep 
      AKA: The Crazy Ray
   Tedesco: Paris schläft
   Fiammingo: Slapend Parijs 
   Spagnolo (Spagna): Paris que duerme 
   Ungherese: Az alvó Párizs 
   Polacco: Paryż śpi 
   Russo: Париж уснул 
   Rumeno: Parisul adormit sau raza invizibila 

Trama: 
Albert, il guardiano notturno della Torre Eiffel, si sveglia e trova Parigi congelata nel tempo: tutti gli abitanti dormono o sono paralizzati nelle stesse posizioni in cui si trovavano alle 3:25 del mattino. Vagando per le strade, trova infine altre cinque persone che, arrivate in aereo durante la notte, devono essersi salvate perché, come lui, si trovavano in una posizione elevata.
Inizialmente, godendosi la generale calma che permette loro di fare festa in un cabaret di Montmartre o di rubare tutto ciò che desiderano, inclusa la Gioconda; ben presto però si annoiano e iniziano a litigare. Trascorrono gran parte del tempo nella Torre Eiffel, che sembra loro più sicura.
Dopo quattro giorni di questa vita, sentono una voce alla radio che chiede aiuto. Recatisi all'indirizzo indicato dalla voce, trovano la nipote di uno scienziato pazzo che ha paralizzato il mondo con un raggio. Costringono lo scienziato a riprendere i suoi calcoli per restituire la vita ai parigini e, probabilmente, al mondo intero.
La vita riprende poi il suo corso, a tal punto che nessuno, tranne loro, è consapevole del fatto che tutto si sia fermato. I cinque viaggiatori, il guardiano della torre e la nipote dello scienziato vengono persino ricoverati brevemente in un manicomio, poiché nessuno crede alle loro storie (era una prassi triste e assai comune all'epoca). Nel frattempo, lo scienziato pazzo spiega a un collega come ha bloccato ogni movimento con la sua macchina.
Il mondo alla fine scopre cosa è successo e cerca di recuperare il tempo perduto vivendo più intensamente di prima, dedicandosi a immensi bagordi orgiastici! La nipote dello scienziato ritrova il guardiano della torre e inizia una storia d'amore con lui in cima, con vista sulla capitale. Con un po' di fantasia, posso immaginare il seguito: lei si fa iniettare nel ventre litri di materiale genetico!


Recensione: 
Il film, di chiara ispirazione positivista, dal punto di vista tecnico è un catalogo di tecniche cinematografiche dell'epoca, tra cui l'uso di ralenti, accelerazioni e fermi immagine per rappresentare la stasi. Nonostante l'impianto fantascientifico, il tono è giocoso e dissacrante, focalizzato sulle avventure di un gruppo di risvegliati nella città fantasma. Il regista riflette sul desiderio di libertà, l'avversione per le ricchezze e critica la società moderna, offrendo uno sguardo poetico e visionario, senza mai abbandonare il suo radicale ottimismo, la sua fede assoluta nelle magnifiche sorti e progressive. Nonostante il tema fantascientifico, la pellicola mantiene una leggerezza da commedia, quasi surreale e satirica. La libertà totale dei protagonisti in una Parigi paralizzata permette situazioni ironiche che mettono a nudo i desideri e le debolezze umane. Paris qui dort è considerato un piccolo capolavoro d'avanguardia, fondamentale per la storia del cinema, che segna il passaggio del cinema francese verso una dimensione più poetica e tecnica, influenzando generazioni di registi successivi. Naturalmente, un essere lucifugo e zombesco come me non può davvero apprezzare qualcosa di tanto ammorbante. 


Il Paradosso del Tempo Fermo

Le persone sorprese dal raggio malefico piombano all'istante in una condizione più simile all'ibernazione che al sonno. I loro corpi si irrigidiscono e restano così, pietrificati nelle posizioni più improbabili. Un sonno che fa sprofondare nel Nulla, nel vuoto quantistico che le genti chiamano "inesistenza": uno stato che è davvero imago mortis
Spero che mi si perdonerà se il linguaggio non è troppo rigoroso. Il tempo non si potrebbe fermare, lasciando indenni dal blocco poche persone. Il punto nevralgico che rende Paris qui dort una fantasia scientificamente impossibile è la fisica della realtà. La freccia termodinamica e l'entropia non consentono simili anomalie. Il concetto di fermare il tempo solo per alcuni è un paradosso termodinamico insormontabile. Se il tempo si fermasse davvero per il resto del mondo, i protagonisti si scontrerebbero con problemi letali in frazioni di secondo. Fermare il tempo significa azzerare i processi termodinamici. Se il mondo si pietrifica in un istante, si ha la cessazione dei processi molecolari e della propagazione del calore. Se la freccia del tempo è ferma, i fotoni non si muovono, non possono compiere alcuna traiettoria - anzi, non possono essere emessi né assorbiti: sarebbero come frecce sospese a mezz'aria, impossibili da spostare. I protagonisti sarebbero ciechi, dato che la luce non raggiungerebbe la retina; inoltre non potrebbero respirare, dato che le molecole d'aria sarebbero come muri di cemento armato immobili, impossibili da inalare. C'è anche di peggio. In un mondo perfettamente fermo, la velocità del tempo è zero. Per compiere una qualsiasi azione in un istante a tempo zero, bisognerebbe muoversi a una velocità infinita. Tuttavia, come ci insegna Einstein, man mano che un oggetto con massa accelera verso la velocità della luce, la sua massa tende all'infinito. Muoversi a velocità infinita, o compiere un lavoro in tempo nullo, richiede energia infinita. Per muovere un oggetto, dobbiamo spingerlo contro la resistenza dell'aria o interagire con le sue molecole. Se tutto è congelato, le molecole non vibrano, l'aria non fluisce e i legami molecolari sono statici. Spostare un oggetto significherebbe forzare la materia a sbloccarsi, un'azione che richiede un'energia potenzialmente infinita. La stasi assoluta non può essere superata. 
L'idea del tempo fermato ritorna nella celeberrima serie televisiva Ai confini della realtà (The Twilight Zone), nell'episodio Un po' di pace (A Little Peace and Quiet, 1985), diretto da Wes Craven. Una casalinga biondiccia, distrutta dal rumore e dal comportamento ossessivo dei figli e del marito, trova un ciondolo che la rende capace di bloccare il tempo a comando, per tutto l'universo tranne che per lei. Alla fine il dono si rivelerà una spaventosa trappola. Anche se manca la figura dello scienziato pazzo, non c'è dubbio che Craven ha tratto la sua ispirazione proprio dall'opera di Clair. 


Critica 

Giovanna Grignaffini (René Clair, pagg. 25-28) ha scritto:

"Paris qui dort si presenta come un vero e proprio repertorio di tecniche e procedimenti cinematografici, la stasi e il movimento, il rallentato, l'accelerato, l'inversione. Una specie di manifesto catalogo di tutte le possibili regole grammaticali e sintattiche che il cinema, svincolato dalla letteratura e dal teatro, poteva utilizzare." 

Bruno Lattanzi e Fabio De Angelis hanno scritto su Fantafilm:

"Il raggio dallo straordinario potere può essere considerato una metafora della capacità propria del cinema di inventare e rielaborare la realtà." 

Cineforum Fantafilm

Il film di René Clair è stato proiettato al Cineforum Fantafilm dell'amico Andrea "Jarok" Vaccaro il 9 novembre 2009, assieme a un altro film dello stesso regista: Accadde domani (It Happened Tomorrow, 1944). Riporto in questa sede quanto ha scritto l'amico Emanuele Manco.


"Erano tempi diversi, quelli in cui il fantastico poteva insinuarsi in una commedia, fornendo spunti narrativi capaci di intrattenere senza i produttori temessero per l'esito commerciale del film. Basti pensare al forse già citato, e più famoso, Ho sposato una strega, oppure a La vita è meravigliosa di Frank Capra.
Clair nel suo percorso di autore ha semplicemente affrontato diverse tematiche, trovando di volta in volta il modo migliore di raccontarle, anche in modo non realistico. Il suo percorso infatti era cominciato nel 1923 con film molto più smaccatamente fantastico: Paris Qui Dort.
Al risveglio il custode della torre Eiffel scopre ai suoi piedi la città “addormentata”. Sconcertato, percorre le vie di una Parigi completamente immobile. Oltre all’uomo, anche alcuni viaggiatori giunti in aereo durante la notte sono sfuggiti al sortilegio che ha paralizzato l’intera metropoli: uno scienziato pazzo ha inventato una macchina in grado di far sprofondare il mondo in una totale letargia.
Alla sua prima prova Clair ha in nuce alcuni elementi che caratterizzeranno le sue opere successive, dall'eleganza visiva, qui mista a capacità visionaria e gusto per il fantastico, all'equilibrio con il quale riesce a gestire i toni della commedia, oltre che l'amore smisurato per la sua città di origine.
Brillanti gli “effetti speciali”, considerata l'epoca. Spettacolare la scalata della Torre Eiffel da parte del protagonista." 

mercoledì 28 febbraio 2024


SOL LEVANTE 

Titolo originale: Rising Sun 
Lingua: Inglese, giapponese 
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1993
Durata: 129 min
Rapporto: 1,85:1
Genere: Thriller, noir
Sottogenere: Corporate noir 
Regia: Philip Kaufman
Soggetto: Michael Crichton, dal romanzo 
   Sol levante (Rising Sun, 1992)
Sceneggiatura: Philip Kaufman, Michael Crichton,
    Michael Backes
Produttore: Peter Kaufman
Produttore esecutivo: Sean Connery
Casa di produzione: 20th Century Fox, Walrus &
    Associates Ltd
Distribuzione in italiano: 20th Century Fox
Fotografia: Michael Chapman
Montaggio: Stephen A. Rotter, William S. Scharf
Effetti speciali: Larry L. Fuentes, Mark A.Z. Dippé
Musiche: Tōru Takemitsu
Scenografia: Dean Tavoularis, Angelo P. Graham,
    Gary Fettis
Costumi: Jacqueline West 
Costumista: Alison Gail Bixby 
Disegnatore del guardaroba di Sean Connery: 
    Giorgio Armani 
Supervisore al guardaroba: Hans Georg Struhar 
Trucco: Ve Neill 
Capo parrucchiere: Kim Santantonio 
Direttrice del casting: Donna Isaacson 
Produttore di stampi: David Cohen 
Continuità: Karen Golden
Interpreti e personaggi:
    Sean Connery: John Connor
    Wesley Snipes: Web Smith
    Harvey Keitel: Tom Graham
    Tia Carrere: Jingo Asakuma
    Cary-Hiroyuki Tagawa: Eddie Sakamura
    Stan Egi: Ishihara
    Stan Shaw: Phillips
    Ray Wise: Senatore John Morton
    Steve Buscemi: Willy "the Weasel" Wilhelm 
    Sam Lloyd: Rick
    Alexandra Powers: Julia 
    Peter Crombie: Greg
    Kevin Anderson: Bob Richmond
    Mako: Yoshida-san
    Daniel von Bargen: Capo Olson
    Clyde Kusatsu: Tanaka
    Tamara Tunie: Lauren Smith
    Tony Ganios: Perry
    Tatjana Patitz: Cheryl Lynn Austin 
    Lauren Robinson: Zelda "Zelly" Smith 
    Amy Hill: Hsieh 
    Tom Dahlgren: Jim Donaldson 
    Michael Chapman: Fred Hoffman 
    Michael Kinsley: Membro del panel televisivo
    Eleanor Clift: Membro del panel televisivo
    Clarence Page: Membro del panel televisivo
    Pat Choate: Membro del panel televisivo
    Steven C. Clemons: Moderatore dello show 
    Joey Miyashima: Giovane negoziatore giapponese
    Nelson Mashita: Giovane negoziatore giapponese 
    Toshishiro Obata: Guardia delle armi imperiali
    James Oliver Bullock: Jeff 
    Dan Butler: Ken Shubik 
    Tylyn John: Donna dai capelli rossi 
    Shelley Michelle: Donna biondiccia 
    Jeff Imada: Yakuza di Eddie Sakamura 
    J. Max Kirishima: Yakuza di Eddie Sakamura 
    Meagen Fay: Receptionist della Hamaguri 
    Gunnar Peterson: Cameriere 
    Max Grodénchik: Direttore del club 
    Jessica Tuck: Aiutante del Senatore Morton 
    Masa Watanabe: Guardia dell'ascensore
    Paul Fujimoto: Iwabuchi 
    Kenji: Cuoco che cucina il tempura 
    Michael Leopard: Poliziotto 
    Tak Kubota: Yakuza della Nakamoto
    Fumio Demura: Yakuza della Nakamoto
    Tadashi Yamashita: Yakuza della Nakamoto 
    Raymond Kitamura: Yakuza della Nakamoto
    Dennis Ota: Yakuza della Nakamoto 
    Susan Iida: Ragazza nel karaoke western 
    Seiichi Tanaka: Suonatore di tamburi taiko
    Dakin Matthews: Professo Sanders 
Doppiatori italiani:
    Pino Locchi: John Connor
    Alessandro Rossi: Web Smith
    Marco Mete: Tom Graham
    Cristina Boraschi: Jingo Akasuma
    Sandro Iovino: Eddie Sakamura
    Vittorio De Angelis: Bob Richmond
    Luciano De Ambrosis: Senatore John Morton
    Antonio Sanna: Ishihara
    Sergio Graziani: Yoshida-san
    Vittorio Stagni: Willy Wilbeim
    Lucio Saccone: Phillips
    Isabella Pasanisi: Cheryl Lynn Austin
Titoli in altre lingue: 
    Tedesco: Die Wiege der Sonne
    Francese: Soleil levant 
    Spagnolo: Sol naciente 
    Svedese: Blodröd sol 
    Polacco: Wschodzące słońce 
    Russo: Восходящее солнце 
    Finlandese: Nouseva aurinko 
    Turco: Yükselen Güneş 
Budget: 40 milioni di dollari US
Box office: 107,2 milioni di dollari US

Trama:
Durante una cerimonia di gala presso la sede centrale della Nakamoto, un conglomerato aziendale giapponese (keiretsu), appena inaugurata a Los Angeles, la squillo biondiccia Cheryl Lynn Austin è stata strangolata mentre faceva sesso violento sul tavolo della sala riunioni. Il tenente della polizia di Los Angeles Webster "Web" Smith, un robusto mandingo, viene inviato con il maturo John Connor, ex capitano di polizia ed esperto di affari giapponesi, a fare da collegamento tra i dirigenti giapponesi e l'agente incaricato delle indagini - che è l'ex socio di Smith, il bilioso Tom Graham. Durante le indagini iniziali, Connor e Smith esaminano i filmati delle telecamere di sorveglianza e si accorgono che uno dei dischi è mancante. 
Smith e Connor sospettano che il segaligno Eddie Sakamura, il fidanzato di Cheryl e agente di un keiretsu rivale della Nakamoto, sia responsabile del suo omicidio, così lo interrogano a una festa in casa. Sakamura promette di portare qualcosa a Connor, che lo lascia andare a malincuore dopo avergli confiscato il passaporto. Ishihara, un dipendente della Nakamoto che Connor aveva precedentemente interrogato, consegna quindi il disco mancante, che mostra chiaramente lo stesso Sakamura copulare con Cheryl e strangolarla dopo averle scaricato lo sperma nel canale procreativo. Graham e Smith guidano un raid della SWAT a casa di Sakamura, che trovano intento a ingurgitare una gran quantità di sushi depositato sul pancino di una prostituta, mentre tracanna del sake intinto nei capezzoli di un'altra fallofora. Lui cerca di fuggire a bordo di un'auto sportiva Vector W8, ma si schianta e muore tra le fiamme. 
Smith scopre che Sakamura aveva tentato di contattarlo in merito al disco mancante, così lui e Connor portano il disco a un'esperta, Jingo Asakuma - una donna affascinante, meticcia, ma con un braccio rattrappito. L'analisi rivela presto che il disco è stato alterato digitalmente proprio per incastrare Sakamura. La Nakamoto è nel mezzo di delicate trattative per l'acquisizione di un'azienda americana di semiconduttori, la Microcom, con il Senatore John Morton, anch'esso ospite alla festa. Il politicante cambia bruscamente posizione su un disegno di legge che impedirebbe l'approvazione della fusione. Sospettando che il suo improvviso cambiamento sia in qualche modo collegato all'omicidio, Connor e Smith tentano di intervistarlo nel suo ufficio elettorale, ma senza successo. 
Tornati all'appartamento di Smith, i due trovano Sakamura vivo e vegeto. L'uomo rivela di essere stato pedinato quel giorno da Tanaka, un agente di sicurezza della Nakamoto, calvo e libidinoso, che cercava di trovare il disco originale. Non volendo essere visto con Sakamura, Tanaka gli aveva rubato l'auto sportiva e si era suicidato schiantandosi. Sakamura consegna a Connor il disco originale, ma prima che possa andarsene, il tenente Graham arriva con Ishihara. Sakamura viene ucciso combattendo contro gli uomini di Ishihara, e a Smith viene inferto un colpo potenzialmente letale, a cui sopravvive solo grazie a un giubbotto antiproiettile. 
Dopo essere stato interrogato, Smith viene messo in congedo retribuito a causa di un'indagine in corso su una precedente accusa di corruzione, emersa come un cadavere da una palude. Riunitisi con Connor e Jingo, i tre visionano il filmato originale della sorveglianza, che mostra il Senatore Morton mentre fa sesso con Cheryl e le induce asfissia erotica. Subito dopo averle iniettato il materiale genetico, credendo erroneamente di averla uccisa, Morton si allontana. Come conseguenza dell'accaduto, il politico cambia la sua posizione sul disegno di legge per rimanere nelle grazie di Nakamoto. Il filmato mostra però un'altra figura nella sala riunioni, che si avvicina e uccide Cheryl per strangolamento. Il problema è che non si vede chi è: conosce la posizione delle telecamere e resta in ombra. 
Nella speranza di far uscire allo scoperto l'assassino, Connor e Smith inviano via fax al Senatore Morton alcune immagini tratte dal filmato che mostra il suo coinvolgimento nell'omicidio. Morton, traumatizzato a morte, contatta Ishihara, rivelandogli che il dirigente è coinvolto nella copertura, e poi si suicida sparandosi un colpo nel cranio.  La moglie del senatore, invalida, rimane sconvolta nel vedere le immagini e geme disperata, il volto trasformato in una maschera di orrore! A questo punto Connor, Smith e Jingo interrompono le trattative per la fusione per mostrare al presidente della Nakamoto, Yoshida, il filmato di sorveglianza. Bob Richmond, un avvocato americano che lavora per la Nakamoto, rivela di essere il vero assassino e cerca di fuggire, solo per essere ucciso dagli amici yakuza di Eddie Sakamura, che lo gettano nel cemento, facendolo soffocare.
Yoshida difende la sua innocenza e quella dei suoi colleghi, esiliando silenziosamente Ishihara in un umiliante lavoro d'ufficio in Giappone, sepolto nelle scartoffie per tutta la vita. Smith accompagna Jingo a casa (è la compagna di Connor), dove lei solleva dubbi sul fatto che Richmond sia davvero l'assassino o se si sia semplicemente preso la colpa per proteggere qualcuno più in alto in azienda. Smith cerca di rivelare a Jingo il proprio desiderio di intraprendere una relazione sessuale; lei sembra accorgersene, ma il finale resta indeterminato.


Recensione: 
Un noir eccezionale, un capolavoro assoluto! A parer mio può essere considerato alla pari di Black Rain - Pioggia sporca (1989), diretto da Ridley Scott. Ho trovato nel Web un gran numero di critiche negative, che mi paiono pretestuose, oltre che incapaci di scalfire la mia stima per l'ottimo e robusto film di Kaufman. Purtroppo il carico di polemiche è notevole e non tanto legato alla qualità cinematografica, quanto al contesto storico e politico dei primi anni '90 del XX secolo. In quell'epoca gli Stati Uniti vivevano una paranoia economica acuta nei confronti del Giappone. Era diffuso un vero e proprio terrore che le multinazionali nipponiche stessero poco alla volta "comprando l'America". Il libro di Michael Crichton, di cui Sol Levante è un adattamento, è stato da molti considerato apertamente xenofobo e allarmista. Nonostante il tentativo di Kaufman di smussare i toni più duri del romanzo, la critica liberale accolse la pellicola con un certo sospetto, temendo che potesse suscitare pregiudizio razziale contro i Giapponesi. La figura del mediatore John Connor, descritto come un "vecchio gufo" e un congegno in grado di decodificare la cultura nipponica, ha destato in molti una certa irritazione, anche perché considerato un prodotto di stereotipi paternalisti e obsoleti. A mio avviso, la figura del traduttore interculturale è valida. Senza Connor-san, lo spettatore rimarrebbe spiazzato e incapace di comprendere quello che vede. Peggio ancora, potrebbe proiettare sulla complessa società giapponese pregiudizi e logiche occidentali bidimensionali, arrivando a distorcere ogni singolo gesto, ogni singola parola. La coppia Connery-Snipes funziona in modo eccellente; in tutta la narrazione non riesco a trovare una lacuna o un vero difetto. Il film è robusto, di una coerenza adamantina. 


Gangsterologia pura e applicata

Rispetto a Black Rain, il tema gangsterologico della Yakuza è trattato in modo più sfumato e ambiguo: la differenza tra i due film è la stessa che passa tra un urlo e un sussurro. 
Mentre Ridley Scott usa la Yakuza come un elemento estetico e viscerale (neon, motociclette, tatuaggi e spade), Philip Kaufman la tratta come un'estensione organica e invisibile del potere corporativo. Ecco perché la gangsterologia di Sol Levante risulta molto più sottile e, per certi versi, più inquietante. 
In Black Rain la Yakuza è palese e grezza. È fatta di rituali di sangue, dita tagliate e gerarchie criminali classiche. Il conflitto è esterno: poliziotti americani contro criminali giapponesi. 
In Sol Levante la Yakuza è sottocutanea, quasi subliminale. Non la vedi quasi mai agire come una banda criminale; la percepisci come un'intricata rete di "facilitatori". I criminali siedono ai tavoli delle trattative miliardarie. Questo riflette l'idea, molto forte negli anni '90, che le grandi corporation giapponesi avessero una struttura speculare e talvolta sovrapposta a quella della malavita organizzata. 

Schegge del Multiverso

Non posso fissare gli occhi su una persona giapponese senza pensare che sia in realtà un alieno, discendente di una popolazione deportata chissà come da un'altra galassia in epoca remota. So che non c'è nulla di razionale in questa mia impressione, eppure resta. Quando all'inizio del film si svolge un karaoke con il video di un film western, lo spettatore dovrebbe rimanere esterrefatto. Infatti le sequenze mostrano un West abitato da giapponesi! I nomi e le parole delle canzoni sono anglosassoni, ma i protagonisti sono tutti nipponici. C'è qualcosa di stravagante in tutto questo. Stravagante quanto inspiegabile. Potrei passare cento o mille anni a studiare il Paese del Sol Levante, se avessi tale disponibilità di tempo, scoprendo sempre nuove geometrie antropologiche non euclidee!

I tamburi taiko

La tecnologia più avanzata si fonde con credenze ancestrali di un'antichità sconcertante, in una sintesi indecifrabile come un reperto archeologico rinvenuto su Marte. Così l'inaugurazione della sede della Nakamoto avviene al suono dei tamburi taiko  
In giapponese, il termine taiko (太鼓) si riferisce a qualsiasi tipo di tamburo, ad eccezione di quelli a clessidra, chiamati tsuzumi (鼓). Per indicare specificamente i tamburi giapponesi, si usa il termine wadaiko (和太鼓, dove la sillaba wa- significa "Giappone"); un insieme di tamburi è chiamato kumi-daiko (組太鼓). Si noti la lenizione della consonante iniziale t- nei composti, in cui diviene d-. Al di fuori del Giappone, taiko è usato per indicare i tamburi giapponesi, in contrapposizione a quelli di tutte le altre provenienze. 
Il processo di costruzione di un tamburo taiko varia a seconda del produttore e la preparazione sia del corpo che della pelle del tamburo può richiedere diversi anni a seconda del metodo. Ne esistono innumerevoli tipi, ciascuno designato da un nome particolare. Sarebbe troppo lungo riportare in questa sede una trattazione anche sintetica dell'argomento.
I taiko hanno un'origine mitologica nel folklore giapponese, connessa con lo Shintoismo. Le evidenze archeologiche provano che questi strumenti erano usati già nel VI secolo. Secondo un'opinione diffusa, sarebbero stati introdotti dalla Corea e dalla Cina. Hanno molti usi tradizionali, soprattutto nel teatro. Tuttavia la loro funzione principale è propiziatoria e apotropaica: si ritiene che abbiano il potere di cacciare gli spiriti maligni. 


L'apneista erotica 

La splendida Cheryl Lynn Austin è un'apneista erotica. Prova piacere soltanto ad essere penetrata selvaggiamente e soffocata dal partner. La sua è una fissazione assoluta, una monomania. Non le importa nulla di qualsiasi altra cosa. Non pratica sesso orale agli uomini. Nulla per lei è più ridicolo e inutile di un pompino. Il suo masochismo è estremo, violento. Cose simili non sono un parto di qualche fantasia malata: esistono realmente. Non sono una prerogativa delle donne, ci sono anche uomini che hanno l'orgasmo durante sessioni di soffocamento sessuale. 
L'asfissia erotica, chiamata anche asfissiofilia, ipossifilia o gioco del controllo del respiro, è la restrizione intenzionale dell'ossigeno al cervello allo scopo di aumentare e prolungare l'eccitazione sessuale. Queste pratiche sono estremamente pericolose: possono portare alla morte per asfissia. Non esistono tecniche note di riduzione del danno, l'esperienza delle persone coinvolte non offre garanzia alcuna di sicurezza. Sembra che anche in Italia si siano dati casi di apneiste sessuali rimaste uccise dalle loro passioni. Ricordo ancora la reazione di B., una bellissima e affascinante dark lady, che se ne uscì a dire: "Si dovrebbe allora vietare di guidare veicoli in autostrada perché si verificano incidenti mortali?" Questa obiezione mi aveva molto sorpreso, perché non era basata sul confronto razionale tra rischi comparabili. Sospettai che B. fosse una simpatizzante dell'apneismo erotico o addirittura una praticante, ma forse la sua era soltanto sconsiderata leggerezza.    


Senpai e kōhai: alcune considerazioni

Il rapporto tra senpai (先輩) e kōhai (後輩) viene spiegato in modo esplicito nel film, tuttavia si presentano un paio di problemi di non poco conto. In Giappone, senpai è spesso usato come appellativo e come segno di rispetto verso un superiore. Invece l'uso di kōhai può essere considerato offensivo quando usato per rivolgersi direttamente a un individuo subordinato, in quanto equivale a "mettere qualcuno al suo posto". Per questo motivo, il Capitano John Connor insulta di fatto il Tenente Webster Smith per tutto il film. Dato che Connor dovrebbe essere esperto delle usanze giapponesi, questa scelta lessicale dovrebbe essere presa molto seriamente. La parola kōhai è normalmente usata come riferimento, non come appellativo. Ad esempio si può usare una frase come "Smith è il kōhai di Connor", mentre non si potrebbe dire "Vammi a prendere quei documenti, kōhai!" 
E se Connor si rivolgesse così a Smith in modo intenzionale? 
L'origine di queste sottigliezze sociali, antropologiche e lessicali, è tipicamente confuciana. 
Note etimologiche: 
1) Senpai "mentore" è un composto di sen (先) "prima, avanti" e di pai (輩) "compagno, collega". Il significato letterale è "colui che è prima", "colui che è avanti". Il primo membro del composto si trova anche in sensei (先生) "maestro", "guida", "istruttore di arti marziali".
2) Kōhai "subordinato, protetto" è un composto di (後) "dietro, dopo" e di hai (輩) "compagno, collega", variante di pai (vedi sopra). Il significato letterale è "colui che è dietro", "colui che è dopo".
L'aspetto fonetico del secondo membro dei questi composti, che è -pai in senpai e -hai in kōhai, si deve al diverso contesto fonetico. La presenza di una nasale -n ha permesso la conservazione dell'antica occlusiva p-, che si è invece evoluta in -f- e poi in -h- in posizione intervocalica. 


La colpa di esistere 

Riporto un dialogo di estremo interesse, che è uno spaccato di un mondo di cui pochi in Occidente sospettano l'esistenza. 

Tenente "Web" Smith: "Signorina Asakuma..." 
Jingo Asakuma: "Jingo." 
Tenente "Web" Smith: "Jingo. Che effetto le fa lavorare per noi? Cioè, per la polizia. Specialmente visto..."
Jingo Asakuma: "Vuol dire, visto che sono giapponese?"
Tenente "Web" Smith: "Sì"
Jingo Asakuma: "Qui sono giapponese. Ma in Giappone ero ainoko. Mio padre era un kokujin. Sa cosa significa kokujin? Negro."
Tenente "Web" Smith: "Negro. Oh sì, so cosa significa."
Jingo Asakuma: "Sì, era un nero. Era nell'Aviazione americana. Mia madre lavorava in una tavola calda. Conosce l'espressione "essere un burakumin"? È come dire..."
Tenente "Web" Smith: "Intoccabile."
Jingo Asakuma: "Io ero ancora meno di un burakumin, perché ero deforme. Per i Giapponesi la deformità è una vergogna. Significa che hai fatto qualcosa di male. E poi, come se non bastasse, ho fatto veramente qualcosa di male."
Tenente "Web" Smith: "E cioè?"
Jingo Asakuma: "Mi sono innamorata di un gaijin. Un bianco che viveva lì. Siamo stati emarginati. Hanno reso il suo lavoro difficile e la mia vita impossibile. Ho dovuto lasciare il Giappone." 
Tenente "Web" Smith: "Lui l'ha lasciata?"
Jingo Asakuma: "Forse ci siamo lasciati." 
Tenente "Web" Smith: "No. È scappato. Si è arreso"
Jingo Asakuma: "Lui? Non è uno che si arrende. Il mio amico è un uomo molto strano. Sa cosa diceva? Lascia sempre aperta la gabbia. Così il canarino può tornare."

Breve glossario della discriminazione: 
ainoko (間の子) "bastardo", "meticcio", "sangue misto"  
    (persona di razza mista, con un genitore giapponese e
    l'altro straniero) 
burakumin (部落民) "intoccabile"
gaijin (外人) "straniero", "non giapponese"
    (alla lettera "uomo di fuori")
kokujin (黒人) "negro"
    (alla lettera "uomo nero")
kegare (穢れ) "contaminazione", "colpa ontologica" 

L'origine del concetto di kegare è tipicamente shintoista. Ho letto che nell'uso pubblico, la parola ainoko è stata sostituita da hāfu (ハーフ, derivato dall'inglese half "mezzo", "metà"). L'uso privato è tuttavia un'altra questione.

I difficili rapporti tra Kaufman e Crichton

Michael Crichton ha scritto la parte di Connor pensando a Sir Sean Connery. Infatti, il nome stesso "John Connor" deriva da quello di Sean Connery, essendo John la traduzione inglese del gaelico Seán "Giovanni". 
Per il resto, i rapporti tra lo scrittore e Philip Kaufman non sono stati idilliaci fin dal principio. Michael Crichton e Michael Backes hanno abbandonato il progetto soprattutto a causa di disaccordi registici e di sceneggiatura: in particolare rigettavano con furia l'idea secondo cui uno dei personaggi principali avrebbe dovuto essere un uomo di colore. I problemi non si sono limitati a questo, dato che Kaufman ha deciso, per motivi mai chiariti, di cambiare l'identità dell'assassino rispetto al romanzo. Queste scelte hanno provocato le reazioni furiose dei fan dello scrittore, come se non bastasse l'ostilità della critica liberale, di cui già abbiamo fatto menzione. 
Si sono resi necessari alcuni cambiamenti nella tecnologia. Nel libro, i giapponesi utilizzavano telecamere ad alta definizione con videocassetta. Nel film, questa soluzione è stata sostituita dai LaserDisc registrabili. 


La ragazza del sushi

L'attrice bionda Shelley Michelle, che ha interpretato la ragazza ricoperta di sushi, ha dichiarato in un'intervista che quella scena ha richiesto diversi giorni di riprese, in cui ha dovuto rimanere sdraiata sul pavimento per ore completamente nuda. Il primo giorno ha notato che la troupe continuava a sbirciare in modo morboso il suo corpo. Presto ha smesso di farci caso, perché ha pensato che tutti si fossero abituati a vederla nuda. Poi hanno assunto dei veri SWAT per fare irruzione nel locale. All'inizio, continuavano a guardarla anche loro, ma lei ha detto che non era timida, quindi non le dava fastidio. Hanno usato del vetro vero per quando hanno sfondato le finestre e i cocci volavano ovunque. Lei era preoccupata di farsi male, ma per fortuna questo non è mai successo. 


Un singolare problema di adattamento

Il cognome Sakamura nella versione italiana è parodiato come Caccadura dal corrotto Graham. Immaginavo che nella versione originale l'elemento Saka- fosse parodiato come Sucker, ossia "Ciucciacazzi". Questa trovata fa parte dell'immaginario collettivo anglosassone e in particolare americano. Dopotutto, ricordo di aver sentito il grottesco personaggio di Austin Powers interpretare la parola giapponese sake "bevanda alcolica" come suck it "ciuccialo". Invece, quando ho recuperato la sceneggiatura in inglese, mi sono dovuto rendere conto che l'odioso Graham aveva pronunciato il cognome nipponico come un insignificante Sakamutu. Non c'era nessun doppiosenso osceno. Spesso l'originalità la mettono i doppiatori italiani! 

Bizzarrie nell'irruzione

Quando una delle guardie del corpo di Sakamura, il gigantesco Perry, gli mette una mano sulla spalla, Connor afferma che si tratta di aggressione. Colpisce quindi la guardia alla gola, facendola crollare a terra e levandole il respiro. Come agente di polizia, la reazione di Connor sarebbe considerata a dir poco esagerata. Gli sarebbe stato invece richiesto di gestire la situazione come farebbe qualsiasi altro agente di polizia, immobilizzando e trattenendo il gorilla. 
Dopo essere entrati in casa di Sakamura, due agenti della SWAT rimangono immobili, puntando le pistole contro la bionda, che giace nuda. Non avrebbero avuto alcun motivo di farlo, visto che, in primo luogo, non è lei la sospettata; in secondo luogo, è palesemente disarmata e non rappresenta una minaccia; in terzo luogo, il vero sospettato, che è proprio Sakamura, sta scappando. La logica degli agenti è stata paralizzata dalla GAFI!

L'arte della guerra

Nella scena al country club, il consiglio che il senatore Morton dà ai detective è il seguente: "Se la battaglia non può essere vinta, non combatterla". La citazione è tratta dal libro L'arte della guerra di Sun Tzu (cinese moderno: Sūnzĭ, 孫子), filosofo e generale cinese vissuto con ogni probabilità tra il VI e il V secolo a.C., noto per essere uno dei massimi strateghi militari di tutti i tempi. Wesley Snipes e Cary-Hiroyuki Tagawa sono apparsi in seguito nel film L'arte della guerra (The Art of War, 2000), diretto da Christian Duguay, che fa anch'esso riferimento al trattato di Sun Tzu. 


Un problema di densità

L'assassino viene afferrato dagli yakuza e gettato in uno stampo riempito di cemento liquido, in cui affonda finendo col soffocare. In realtà ciò non potrebbe accadere, perché la densità del cemento (tra 2.300 e 2.500 kg/m3) è maggiore di quella del corpo umano (tra 985 e 1.040 kg/m3). Per poter affondare, un corpo dovrebbe essere appesantito da qualcosa di ancora più denso, ad esempio con almeno il doppio del peso corporeo in ferro, altrimenti galleggerebbe sul cemento come un tappo di sughero nell'acqua. Il pericolo di una caduta nel cemento, oltre al rimanere incastrati, è soprattutto chimico: si tratta di sostanze alcaline, caustiche, in grado di provocare gravi ustioni alla pelle e agli occhi.
A questo punto qualcuno si porrà una domanda: perché allora si affonda nelle sabbie mobili? Il motivo è presto spiegato. Si affonda nelle sabbie mobili perché sono un mix instabile di sabbia, argilla e acqua risalente, che agisce come un fluido denso (circa il doppio dell'acqua). Questo fluido annulla l'attrito tra i granelli di sabbia e toglie la capacità portante al terreno. In realtà non si sprofonda del tutto, ma si resta intrappolati a causa dell'alta viscosità, in genere fino a circa la metà del proprio volume (bacino/vita). Un amico, un robusto siciliano di ascendenza normanna, mi raccontò di essere stato intrappolato nelle sabbie mobili nei pressi del Po, durante un'escursione, aggiungendo di essere riuscito a liberarsi sgusciando fuori dai pantaloni irrigiditi, mantenendo la calma e senza movimenti bruschi, trascinandosi infine in salvo grazie a un ramo tesogli da un soccorritore. Quindi una caduta nelle sabbie mobili non può essere assimilata a una caduta nel cemento fresco, che ha una densità molto maggiore. Le sabbie mobili cinematografiche, in cui si scompare rapidamente, sono pura e semplice mitologia, escogitata per rendere le scene più spettacolari. 

mercoledì 14 febbraio 2024


THE CYCLOPS
 

Titolo originale: The Cyclops
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1957
Durata: 66 min
Dati tecnici: B/N
   Rapporto: 1,78:1
Genere: Orrore, fantascienza, avventura
Regia: Bert I. Gordon
Sceneggiatura: Bert I. Gordon
Produttore: Bert I. Gordon
Casa di produzione: B&H Productions
Fotografia: Ira H. Morgan
Montaggio: Carlo Lodato
Effetti speciali: Bert I. Gordon 
Effetti speciali vocali: Paul Frees
Musiche: Albert Glasser
Trucco: Carlie Taylor, Jack H. Young 
Assistente produttore: Flora M. Gordon 
Assistente del direttore/copro-duttore: Henry Schrage 
Assistente alla regia: Harry L. Fraser, Ray Taylor Jr.
Reparto artistico: James Harris 
Reparto sonoro: Douglas Stewart 
Continuità: Diana N. Loomis 
Sequenze con animali: Jim Dannaldson, Ralph Helfer 
Supervisore aeronautico: Henry "Hank" Coffin
Interpreti e personaggi: 
  James Craig: Russ Bradford
  Gloria Talbott: Susan Winter
  Lon Chaney Jr.: Martin "Marty" Melville
  Tom Drake: Lee Brand
  Duncan "Dean" Parkin: Bruce Barton / ciclope
  Vicente Padula: governatore
  Marlene Kloss: commessa
  Manuel López: poliziotto 
  Paul Frees - effetti vocali del ciclope 

Trama: 
Il pilota collaudatore Bruce Barton è scomparso in Messico. La sua ragazza, Susan Winter, non si dà per vinta, rompe i coglioni a destra e a manca disturbando persino la siesta dei funzionari. Finisce così con l'organizzare una squadra di ricerca, che viene inviata nella foresta. Tre ganzi, lo scienziato Russ Bradford, l'esperto minerario Martin "Marty" Melville e il pilota Lee Brand, si avventurano in un territorio del tutto sconosciuto. Durante le ricerche scoprono colossali animali terrestri mutati geneticamente che hanno assunto proporzioni gigantesche: un topo, un'aquila, un ragno, un'iguana verde, una lucertola e un boa constrictor, grandi come pullman! 
Cosa ancor più importante, il gruppo incontra Barton, trasformato in un immane ciclope mutato alto ben 7,6 metri e con un occhio solo, rimasto atrocemente sfigurato a causa dell'esposizione alla radioattività proveniente dai giganteschi giacimenti di uranio nella zona. Questo fenomeno è responsabile delle dimensioni insolite di tutti gli animali della regione. Il ciclope è demente e incapace di parlare. Oltretutto è anche arbitrario e imprevedibile nella sua furia. Dopo una serie di snervanti peripezie, uccide Melville, con la ferocia di un bambino che si diverte a straziare le lucertole, tuttavia sembra riconoscere Susan - anche se nutre verso la donna una malsana gelosia: vorrebbe farla arrampicare sul suo gigantesco mazzone! Quando il ciclope cerebroleso cerca di impedire al resto del gruppo di mettersi in salvo, viene ferito a un occhio da Bradford con un'asta acuminata che lo dilania, morendo dopo un'orrenda agonia. 

Slogan: 
Nature gone mad! 
A world of terror 
- it was a monster, yet it was a man! 
You'll hardly believe what your own eyes see! 


Recensione: 
Certo, bisogna capire l'epoca in cui il film è stato girato. Gli effetti speciali sono assolutamente grossolani e rudimentali: si limitano alla proiezione sullo sfondo e all'inserimento di immagini di grandi dimensioni nelle scene. Trash assoluto, senza alcuna speranza di rivalutazione. Spero che non ci saranno mai idioti animati dall'insana volontà di farne un cult, come purtroppo è accaduto a molti altri escrementi di celluloide! 
C'è una scena in cui Barton afferra Susan Winter, ma cattura anche lo sfondo, rivelando il colore nero retrostante. Raramente ci si può imbattere in qualcosa di più grezzo. La scoperta dell'aereo del pilota collaudatore Barton include detriti dissimili e casuali sparsi in giro, sotto forma di un'ala di aereo leggero, un tettuccio di un P-51 Mustang e un motore radiale. 
La sceneggiatura è banale, striminzita, quasi inesistente. In pratica è stato mescolato il racconto dell'Odissea su Ulisse che acceca Polifemo, ibridandolo con il mito di King Kong innamorato della protagonista. Le cose sono state rese più semplici privando il ciclope del dono della parola (che Polifemo aveva eccome), rendendolo una bestia, non diversamente dal gorilla gigante dell'Isola del Teschio. 
Il comportamento dei personaggi è a dir poco illogico. Persino le locandine fanno schifo! 
Questo film è stato girato nel 1955, il che lo pone come immediato precursore di I giganti invadono la Terra (The Amazing Colossal Man, 1957) di Gordon e del suo sequel, War of the Colossal Beast (1958), in cui il tizio gigante sfoggia lo stesso trucco facciale usato per The Cyclops. A parte la somiglianza di altezza e aspetto, le trame del film non sono correlate. 

Pseudociclope

Tecnicamente parlando, la creatura monocola che compare nella pellicola non è un vero e proprio ciclope, dato che non ha un occhio collocato in posizione centrale come Polifemo. Si vede che invece presenta un'escrescenza carnosa, una specie di spessa membrana di cute e muscoli che gli copre un occhio, mentre l'altro resta intatto, nella sua posizione naturale. Un autentico ciclope dovrebbe avere l'unico occhio in posizione centrale e un'unica orbita. Si deve ricordare che furono i crani degli elefanti nani della Sicilia a suggerire l'idea delle creature umanoidi monocole della stirpe di Polifemo. Purtroppo questo concetto semplicissimo non è ben compreso. In particolare i cineasti americani spesso non lo accettano e non vogliono sentire parlare di limiti.  


Incoerenze interne

I personaggi chiamano la loro località "Canyon Tarahumara". Tarahumara è il nome dato dagli Spagnoli al popolo Rarámuri che popola la Sierra Madre occidentale a Chihuahua, in Messico, in particolare il Copper Canyon (Barrancas del Cobre). Sono i più antichi ultramaratoneti, addestrati fin da piccoli a correre! Molte delle specie animali ingrandite nel film (iguana, boa constrictor, ecc.) non sono originarie di quella zona. Se fosse presente un agente che aumenta le dimensioni, un'intera serie di grandi comunità di Rarámuri ne risentirebbe. Inoltre, le creature più numerose in assoluto nell'area in questione sono insetti, ma nessuno viene mostrato. Infine, la località delle riprese non è chiaramente la Sierra Madre e non sembra nemmeno essere un canyon. Il problema sapete qual è? Il regista con ogni probabilità non sapeva nulla dell'esistenza stessa dei Rarámuri, era fermamente convinto che quella regione non ospitasse umani. Un caso di ignoranza... davvero ciclopica! La possibilità di documentarsi esisteva già all'epoca, anche se non esisteva il Web. 

Etimologia di Rarámuri - Tarahumara

L'endoetnico Rarámuri significa "corridori", "coloro che hanno piedi leggeri", "coloro che corrono bene". Si tratta di un composto che deriva da hrara "piede" e dalla radice verbale muri "correre". Se è vero che gli Spagnoli usavano l'esoetnico Tarahumara, è altresì incontestabile che questa denominazione non è nata in Castiglia! Non è una parola spagnola, come invece si trova spesso riportato nel Web. Deriva da una lingua uto-azteca affine a quella dei Rarámuri ed è formata dalle stesse radici: ta- è un prefisso, rahu- significa "piede" e corrisponde a hrara, mentre -mara significa "correre" e corrisponde a muri. C'erano differenze ma anche somiglianze notevoli. Non ho elementi per classificare con maggior precisione questa lingua uto-azteca, purtroppo andata perduta.

La solita porcata delle radiazioni che ingigantiscono

Bert Ira Gordon si fa interprete monomaniaco di uno dei più radicati miti popolari americani, che attribuisce alla radioattività il potere di ingigantire gli esseri viventi. Tutto questo con buona pace della Fisica e di qualsiasi principio di conservazione. Secondo il volgo della Terra dei Liberi, basta un po' di uranio per moltiplicare a dismisura il numero degli atomi, creando materia ed energia dal nulla! Tale credenza insensata e superstiziosa, comunissima negli anni '50 del XX secolo, è tutt'altro che estinta. Se anche le radiazioni fossero dotate delle mirabolanti proprietà che gli ha attribuito il regista, non si vede come possano agire sulla materia inanimata, ingigantendo i mutandoni del ciclope! Qui entra in campo lo stupidissimo senso del pudore imperante negli States nell'epoca in cui il film fu girato: era inconcepibile far vedere un mostro nudo, in qualche modo doveva essere protetto da abiti del tutto privi di senso, che in quelle condizioni non potrebbero mai esistere. Direi che siamo di fronte all'esatto opposto della fantascienza hard

Curiosità 

I protagonisti principali, James Craig, Tom Drake e la sensuale Gloria Talbott, firmarono per la produzione indipendente; inizialmente avrebbe dovuto essere una produzione RKO, ma i finanziamenti saltarono. Il produttore e regista Bert I. Gordon lavorò febbrilmente per completare il film prima che finissero i fondi, con solo cinque o sei giorni di riprese a disposizione. A rendere le cose più facili e gradevoli c'era il dover fare i conti con Lon Chaney Jr., che era costantemente ubriaco come Superciuk!