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giovedì 8 febbraio 2024

 
I TRE GIORNI DEL CONDOR 
 
Titolo originale: Three Days of the Condor
Paese: Stati Uniti d'America
Lingua: Inglese 
Anno: 1975
Durata: 117 min
Rapporto: 2,35:1
Genere: Spionaggio, thriller 
Regia: Sydney Pollack
Soggetto: James Grady, dal romanzo I sei giorni
    del Condor
 (Six Days of the Condor, 1975)

Sceneggiatura: Lorenzo Semple Jr., David Rayfiel
Tematiche: Servizi segreti deviati, complotti,
    guerra fredda, geopolitica, ecologia 

Produttore: Stanley Schneider
Produttore esecutivo: Dino De Laurentiis
Casa di produzione: Paramount Pictures
Distribuzione in italiano: Titanus
Fotografia: Owen Roizman
Montaggio: Don Guidice
    (talvolta riportato erroneamente come Giudice) 
Effetti speciali: Augie Lohman
Musiche: Dave Grusin
Scenografia: Gene Rudolf
Costumi: Joseph C. Aulisi
Trucco: Gary Liddiard, Bob O'Bradovich 
Parrucchiera di Faye Dunaway: Susan Germaine 
Truccatore di Faye Dunaway: Lee Harmon 
    (vero cognome Harman)
Direttrice del casting: Shirley Rich 
Arredatore di scena: George DeTitta Sr. 
Manager di produzione: Paul Ganapoler 
Secondo aiuto regista: Michael Haley, Kim Kurumada,
    Ralph S. Singleton  
Primo assistente alla regia: Peter R. Scoppa 
Reparto artistico: Bruno Robotti 
Reparto sonoro: Dennis Maitland, Arthur Piantadosi 
Editor di suoni: Josef Erich von Stroheim 
Reparto camera: Enrique Bravo, Dusty Wallace, 
    Robert Ward 
Guardaroba: Joseph W. Dehn, Bernie Pollack 
Reparto montaggio: Fredric Steinkamp   
Editore musicale: Ted Whitfield 
Continuità: Maggie James 
Interpreti e personaggi:
    Robert Redford: Joseph Turner/"Condor"
    Faye Dunaway: Kathy Hale
    Cliff Robertson: Higgins
    Max von Sydow: Joubert
    Addison Powell: Leonard Atwood
    Walter McGinn: Sam Barber
    Tina Chen: Janice Chong 
    Michael Kane: S.W. Wicks
    Don McHenry: Dottor Lappe
    Michael Miller: Fowler
    Jess Osuna: Maggiore che riceve le telefonate
         del Condor

    Dino Narizzano: Harold
    Helen Stenburg: Signora Russell
    Patrick Gorman: Marty
    Hansford H. Rowe Jr.: Jennings 
    Hank Garrett: Postino
    John Houseman: Signor Wabash
    Carlin Glynn: Signora Barber
    Arthur French: Messaggero
    Jay Devlin: Uomo segnaligno
    Frank Savino: Jimmy
    Robert Phalen: Newberry 
    James Keane: Store Clerk 
    Sam Schillizzi: Fabbro 
    Dorothi Fox: Infermiera 
    Marian Swan: Infermiera 
    Robert Dahdah: Babbo Natale 
    Harmon William: Agente della CIA 
    David Bowman: Telefonista 
    David Allen: Ragazzo ("Kid")
    Steve Bonino: Ragazzo ("Kid")
    Paul Dwyer: Ragazzo ("Kid")
    Glenn Ferguson: Ragazzo ("Kid")
    Jennifer Rose: Ragazza ("Kid") 
    Sean Collins: Agente della CIA 
    C. Edward George: Agente della CIA 
    Beverly Goodman: Ragazza 
    Russell Johnson: Ufficiale dell'intelligence
    Jennifer Jordan: Bionda al ristorante
    Bruce Moreno: Operatore informatico 
    Richard Sanders: Sergente 
Doppiatori italiani:
    Cesare Barbetti: Joseph Turner/"Condor"
    Vittoria Febbi: Kathy Hale
    Pino Locchi: Higgins
    Giuseppe Rinaldi: Joubert
    Giorgio Piazza: Sig. Wabash
    Serena Verdirosi: Janice Chon
    Luciano De Ambrosis: S.W. Wicks
    Bruno Persa: Dott. Lappe
    Sergio Rossi: Leonard Atwood
    Renato Mori: Postino
    Riccardo Cucciolla: Sam Barber
    Pino Colizzi: Ben
    Gianfranco Bellini: Negoziante 
Colonna sonora: 
  "Condor! 3:35
  "Yellow Panic" 2:15
  "Flight of the Condor" 2:25
  "We'll Bring You Home" 2:24
  "Out to Lunch" 2:00
  "Goodbye for Kathy" 2:16
  "I've Got You Where I Want You" 3:12 
  "Flashback to Terror" 2:24
  "Sing Along with the C.I.A." 1:34
  "Spies of a Feather, Flocking Together" 1:55
  "Silver Bells" 2:37
  "Medley:
    a) Condor! /
    b) I've Got You Where I Want You" 1:57
Titoli in altre lingue: 
    Tedesco: Die drei Tage des Condor 
    Francese: Les Trois Jours du Condor 
    Spagnolo: Los tres días del cóndor 
    Catalano: Els tres dies del Còndor 
    Portoghese (Portogallo): Os Três Dias do Condor
    Portoghese (Brasile): Três Dias do Condor 
    Basco: Kondorraren Hiru Egunak 
    Russo: Три дня Кондора 
    Lettone: Trīs dienas Kondora dzīvē 
    Greco (moderno): Οι τρεις μέρες του κόνδορα 
    Ungherese: A Keselyű három napja 
    Finlandese: Korppikotkan kolme päivää 
    Turco: Akbabanın Üç Günü 
    Giapponese: コンドル 
Budget: 7,8 milioni di dollari US 
Box office: 41,5 milioni di dollari US 
Riconoscimenti: 
  1976 - Premio Oscar   
      Candidatura Miglior montaggio
  1976 - Golden Globe
     Candidatura Miglior attrice in un film drammatico a
         Faye  Dunaway
  1976 - David di Donatello
     David speciale per la regia a Sydney Pollack
  1977 - Edgar Award
     Candidatura Miglior sceneggiatura cinematografica
  1976 - Kansas City Film Critics Circle Awards
      Miglior attore non protagonista a Max von Sydow)


Trama: 
Il biondiccio Joe Turner passa la sua esistenza ad analizzare libri, riviste e giornali per conto della CIA. Il suo nome in codice è "Condor". Lavora alla American Literary Historical Society di New York, che in realtà è un ufficio clandestino della CIA. Lo scopo della lettura compulsiva che impegna Condor e i suoi colleghi consiste nel trovare idee che possano essere utili o descrizioni che possano essere confrontate con operazioni reali. In un suo rapporto, l'agente in incognito descrive un romanzo che contiene strani elementi. Nonostante abbia avuto poche vendite, è stato tradotto in un vasto e bizzarro assortimento di lingue. Un giorno, mentre è fuori ufficio a comprare il pranzo per tutti, un commando armato fa irruzione nella sede della CIA e compie un eccidio. Quando Condor rientra in ufficio, trova tutti i suoi colleghi morti, i cadaveri crivellati atrocemente dai proiettili dei mitra. Per prima cosa, ancora sconvolto dallo shock, si allontana e contatta il Quartier Generale della CIA a New York, nel World Trade Center. Gli viene ordinato di incontrare Wicks, il suo capo dipartimento, che provvederà a portarlo in salvo. Condor insiste che Wicks porti con sé qualcuno di familiare, dato che non lo ha mai incontrato prima: la struttura è formata da cellule tra loro isolate. Wicks porta con sé Sam Barber, un amico dei tempi dell'università al City College e ora amministratore della CIA. Tuttavia l'incontro si rivela una trappola e Wicks tenta di uccidere Condor, che lo ferisce prima di scappare. Wicks uccide Barber, eliminandolo come testimone e incolpando Condor di entrambe le sparatorie. A sua volta Wicks viene poi ucciso da un intruso nella sua stanza d'ospedale. 
Condor, disperato, si imbatte per puro caso in Kathy Hale, una fotografa, costringendola a portarlo nel suo appartamento e tenendola in ostaggio mentre cerca di capire cosa gli sta succedendo. Poco alla volta, lei inizia a fidarsi di lui e finisce col prendere il suo poderoso cazzone. Dopo aver eiettato il genetico nella donna, Condor si decide a uscire: visita l'appartamento di Barber dove incontra Joubert, un europeo fulvo e occhialuto che ha guidato il massacro  e ha staccato Wicks dal supporto vitale in ospedale. Condor fugge quando Joubert cerca di sparargli. Tuttavia Joubert riesce a rintracciare la targa dell'auto di Kathy. Un sicario travestito da postino arriva all'appartamento di Kathy Hale e Condor lo uccide. 
Con l'aiuto della donna, Turner rapisce Higgins, il vicedirettore della divisione di New York della CIA, che identifica Joubert: è un assassino freelance al servizio della CIA. Higgins scopre in seguito che il sicario che ha aggredito Condor aveva collaborato con Joubert in una precedente operazione e che entrambi facevano rapporto a Wicks. 
Condor scopre la posizione del rossiccio Joubert grazie alla chiave di un hotel trovata sul corpo del killer. Travestito da impiegato di una compagnia telefonica, usa il centralino dell'hotel per rintracciare una telefonata di Joubert e scoprire il nome e l'indirizzo di Leonard Atwood, vicedirettore delle operazioni della CIA per il Medio Oriente. Affrontando Atwood sotto la minaccia di una pistola nella sua villa vicino a Washington D.C., Condor suggerisce che il suo rapporto originale al quartier generale della CIA avesse rivelato un'operazione illegale per impossessarsi di importanti giacimenti petroliferi del Medio Oriente. Temendo che la notizia venisse divulgata, Atwood aveva ordinato in privato di eliminare l'intera sezione di Condor. Atwood conferma l'accusa quando Joubert entra e lo uccide inaspettatamente, sparandogli nel cranio e inscenando un suicidio. 
I superiori di Atwood avevano assunto Joubert per eliminare qualcuno che stava per diventare un problema. Così è stato annullato il contratto originale di Atwood, che prevedeva l'uccisione di Condor da parte di Joubert. Lo stesso Joubert suggerisce all'intraprendente Condor di lasciare il Paese e persino di diventare lui stesso un killer prezzolato. Condor rifiuta la proposta, ma ascolta l'avvertimento di Joubert: la CIA cercherà di eliminarlo come ulteriore fonte di imbarazzo, forse intrappolandolo tramite un conoscente fidato. 
Tornato a New York, Condor incontra Higgins vicino a Times Square. Higgins descrive il piano per il giacimento petrolifero come un "gioco" di emergenza pianificato dalla CIA senza approvazione; difende il progetto, suggerendo che quando la carenza di petrolio causerà una grave crisi economica, il popolo americano accetterà misure severe pur di mantenere le proprie vite agiate. Condor rivela quindi di aver fornito tutti i dettagli al New York Times. ma Higgins ribatte che Condor sta per diventare un uomo molto solo e si chiede se la denuncia verrà davvero pubblicata. Condor con aria di sfida risponde che la pubblicheranno; mentre si allontana, Higgins gli grida dietro beffardo: "E cosa ne sai?" (nell'originale: "How do you know?", alla lettera "Come fai a saperlo?").
Tutto si dissolve tra le note dell'Esercito della Salvezza. Il finale resta aperto: non si saprà mai cos'è avvenuto davvero. 


Sentenze memorabili:

"Nel mio lavoro non chiedo mai il perché, le domande che faccio riguardano il quando, il dove qualche volta, ma sempre il quanto."
(Joubert)

"Van Gogh non ha mai venduto un quadro finché era vivo e Mozart è morto povero."
(Turner/Condor)
 
Dialoghi: 

Turner/Condor: È in programma l'invasione del Medio Oriente?
Higgins: Ma che sei, impazzito?
Turner/Condor: Sono io il pazzo?
Higgins: Senti Turner...
Turner/Condor: Non abbiamo un piano?
Higgins: No. Assolutamente no. Esperimenti, ecco tutto. Come un gioco. Noi ipotizziamo che accadrebbe, quanti uomini servono, quanto tempo occorre. C'è un mezzo più economico di rovesciare un regime? In fondo siamo pagati per questo.
Turner/Condor: Cammina, dai. Cammina. Atwood prendeva quelle ipotesi troppo sul serio, fino a scatenare una guerra, no?
Higgins: Un'iniziativa arbitraria. La commissione non avrebbe mai autorizzato, ora soprattutto con la pressione che c'è intorno alla compagnia.
Turner/Condor: Ma se la pressione non ci fosse stata? Se io non avessi disturbato i suoi piani? Io o qualcun altro?
Higgins: Beh... cambia il gioco. In quel piano non c'era niente di sbagliato. era ben fatto quel piano, avrebbe funzionato.
Turner/Condor: Ma che mentalità è questa vostra? Se non si scoprono le vostre magagne per voi è come se agiste rettamente?
Higgins: No. Il problema è economico. Oggi è il petrolio, vero? Tra dieci o quindici anni cibo, plutonio, e forse anche prima, sai? Che cosa pensi che la popolazione pretenderà da noi allora?
Turner/Condor: Chiediglielo.
Higgins: Non adesso, allora! Devi chiederglielo quando la roba manca, quando d'inverno si gela e il petrolio è finito. Chiediglielo quando le macchine si fermano, quando milioni di persone che hanno avuto sempre tutto cominciano ad avere fame. E vuoi sapere di più? La gente se ne frega che glielo chiediamo, vuole solo che noi provvediamo.
Turner/Condor: Bravo. Campioni d'altruismo. E quelle sette persone massacrate, Higgins?
Higgins: La compagnia non ha dato ordini.
Turner/Condor: Ma Atwood si. L'ha dato Atwood. E che diavolo è questo Atwood? Non sei tu? Non siete tutti voi? Sette persone uccise, mentre voi fate i vostri giochetti di merda.
Higgins: È vero. Ma anche dall'altra parte li fanno. Ecco perché adesso non ti possiamo più lasciare fuori.
Turner/Condor: Va', torna alla tua compagnia. Che aspetti? È troppo tardi.
Higgins: Cosa?
Turner/Condor: Non vedi dove siamo? Tutto scritto e consegnato. E da lì (la sede del "The New York Times") che spediscono le copie. È tutto in mano loro. Nero su bianco. Da cima a fondo.
Higgins: Scritto? Ma cosa hai scritto?
Turner/Condor: Ho raccontato i fatti: voi fate esperimenti, io racconto fatti veri.
Higgins: Che stronzo. Sei un povero stronzo figlio di puttana. Hai fatto più danno di quanto non ti immagini.
Turner/Condor: È quello che spero.
Higgins: Sarai solo Turner. Più solo e disperato che mai. Non avrei mai pensato... che avresti fatto questa fine.
Turner/Condor: Per questo l'ho scelta.
Higgins: Ehi Turner! Sei sicuro che lo stampano? Vai vai, continua pure per la tua strada. Ma dove arrivi se poi non lo stampano?
Turner/Condor: Lo stampano.
Higgins: E cosa ne sai? 


Recensione: 
In assoluto questo è uno dei miei film preferiti. Lo trovo superlativo! La conversazione finale tra Condor e Higgins è un visionario capolavoro che non può essere ridotto a una mera fantasia catastrofista: è frutto di menti eccezionali e inquieta proprio perché evoca un futuro tragico quanto verosimile. Quasi tutto si incastra alla perfezione in questo classico thriller spionistico americano. L'interpretazione degli attori è indimenticabile (Redford in stato di grazia, il sulfureo Von Sydow, la splendida Dunaway), l'atmosfera è tesissima e in crescendo, le ambientazioni sono notevoli e oltremodo interessanti: il Lexington Candy Shop è ancora lì al 1226 di Lexington Avenue, solo per fare un esempio. La sceneggiatura è costruita con precisione micrometrica. Si può ben perdonare l'implausibilità della storia d'amore di Condor con Kathy Hale: rapire una donna minacciandola con una pistola non è esattamente il modo migliore per ottenere l'accesso alla sua intimità. Ha giocato molto il fatto che Robert Redford e Faye Dunaway avessero un'ottima relazione professionale e un'intesa molto forte: in un'occasione l'attrice ha dichiarato che nulla la impauriva di meno dell'idea di essere penetrata da lui. Lo considerava innocuo! Per il resto, è inutile fare psicologia spicciola. No, non credo proprio che a una donna verrebbe mai l'idea di dare la GAFI al suo rapitore per tranquillizzarlo. Anche se le sequenze della storia d'amore non reggono, direi che va bene lo stesso! Del resto, senza un po' di amore e di sesso, molti spettatori avrebbero trovato difficile deglutire la brutta faccenda delle richieste di cibo e plutonio da parte del genere umano affamato.   

Il Club di Roma

Nel film di Pollack la politica e la fantapolitica si intrecciano in modo indissolubile con l'ecologia, anche se i servizi segreti deviati considerano il problema come pura e semplice parte dell'economia. Il mondo procede a passi da gigante verso il collasso: ai poteri che ne sono informati tremano le chiappe del culo! Il Club di Roma suscitò notevole attenzione pubblica con il suo primo rapporto "I limiti dello sviluppo". Pubblicato nel 1972, le sue simulazioni al computer (grande come un armadio a muro) suggerivano che la crescita della produzione e dei consumi non poteva continuare indefinitamente a causa dell'esaurimento delle risorse o di livelli ingestibili di inquinamento. La crisi petrolifera del 1973 aumentò la preoccupazione pubblica su questo problema. Il rapporto vendette 30 milioni di copie in più di 30 lingue. Divenne così il libro sull'ambiente più venduto della storia. Le catastrofiche previsioni del Rapporto del Club di Roma in realtà non si riferivano all'immediato, bensì all'epoca successiva al primo ventennio del XXI secolo. Il superamento della crisi petrolifera degli anni '70 ha diffuso la convinzione che il Club di Roma avesse ciccato in modo clamoroso; in realtà nel nostro presente comincia a profilarsi lo spettro del superamento dei limiti fisici del pianeta, con tutto quello che ne consegue! Mi si perdoni il moralismo francesizzante, ma sono dell'idea che le parole di Higgins nel dialogo finale dovrebbero risuonare in modo perenne nella mente di ciascuno di noi, martellandoci senza sosta, perché le fauci del Dragone degli Inferi si preparano ad inghiottirci. 

Una singolare coincidenza

L'ufficio CIA di Higgins si trova al World Trade Center. Nella realtà, la CIA aveva una grande stazione segreta al numero 7 del World Trade Center, la cui esistenza fu rivelata pubblicamente soltanto due mesi dopo l'attacco terroristico dell'11 settembre 2001, quando il New York Times ne riportò l'esistenza. A quanto pare, la stazione era mascherata dietro la falsa facciata di un'altra organizzazione governativa e fungeva da base a New York per spiare e reclutare diplomatici stranieri in servizio presso il vicino Palazzo delle Nazioni Unite. Serviva anche come luogo di debriefing per i dirigenti aziendali americani che si rivolgevano alla CIA dopo aver viaggiato all'estero. La stazione fu distrutta durante l'attacco e, a quanto pare, una squadra speciale di agenti della CIA si occupò della bonifica per recuperare materiale sensibile che avrebbe potuto essere sopravvissuto alla distruzione dell'edificio. 

L'ombra del KGB

Secondo l'ex ufficiale dell'intelligence sovietica Sergei Olegovich Tretyakov (1956 - 2010), l'ufficio clandestino immaginario mostrato nel film di Pollack convinse i generali del KGB a istituire un ufficio equivalente a Mosca, l'Istituto di ricerca scientifica sui problemi dell'intelligence (russo: Научно-исследовательский институт разведывательных проблем)


Curiosità tecniche

Pollack fece causa alla TV danese dopo che nel 1991 venne trasmessa una versione "pan-and-scan" del film - adattata a schermi stretti come le vecchie TV 4:3, ritagliando le porzioni laterali dell'immagine e spostando il punto focale dell'azione. Il tribunale stabilì che la versione "pan-and-scan" era una "mutilazione" del film e una violazione del diritto morale del regista, il suo diritto legale di artista a preservare la propria reputazione proteggendo l'integrità della sua opera. Tuttavia, il tribunale si pronunciò a favore dell'imputato per un cavillo. 

Questo è stato l'ultimo film della Paramount a utilizzare regolarmente il logo "canyon" del 1953. Alcuni film successivi, come la serie di Indiana Jones, lo hanno utilizzato per un tocco "retrò". 

Robert Redford è notoriamente mancino e in questo film svolge la maggior parte dei compiti proprio come farebbe un mancino, con la mano sinistra; tuttavia, in ogni scena in cui Condor scrive qualcosa, lo fa con la mano destra. 

Il film è stato girato in autunno, ma è ambientato in inverno. Nelle strade in cui sono state fatte le riprese, è stato necessario defogliare gli alberelli e rimuovere le foglie dagli alberi, per creare il necessario aspetto invernale. Robert Redford, che era un appassionato ecologista ai confini del fanatismo, ha controllato il processo per assicurarsi che non venisse arrecato alcun danno alla vegetazione. 

Tutti gli attori principali del film, tranne uno, hanno vinto un Oscar. Robert Redford per Gente comune (Ordinary People, 1980), Faye Dunaway per Quinto potere (Network, 1976), Cliff Robertson per I due mondi di Charly (Charly, 1968) e John Houseman per Esami per la vita (The Paper Chase, 1973). Tutti i premi erano per la recitazione, tranne i due di Redford, uno per la regia e l'altro per la carriera. L'unico di questi attori a non aver vinto un Oscar è stato Max von Sydow, candidato due volte senza vincere, per Pelle alla conquista del mondo (Pelle erobreren, 1987) e Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely Loud & Incredibly Close, 2011). Curiosamente, von Sydow è stato l'unico ad aver vinto un premio per la recitazione in questo film. Max von Sydow ha vinto il premio come miglior attore non protagonista dai Kansas City Film Critics. Eppure gli avrei dato l'Oscar per Quiller Memorandum (The Quiller Memorandum, 1966), dove interpretava in modo superlativo il ruolo di un sardonico nazista fulvo! 

Il film faceva parte di un lungo e complesso ciclo di film di cospirazione degli anni '70. I titoli sono questi: Azione esecutiva (Executive Action, 1973), Una squillo per l'ispettore Klute (Klute, 1971), Chinatown (Chinatown, 1974), Alla maniera di Cutter (Cutter's Way, 1981), Telefon (1977), Rebus per un assassinio (Winter Kills, 1979), La conversazione (The Conversation, 1974), Perché un assassinio (The Parallax Wiew, 1974), I tre giorni del Condor (Three Days of the Condor, 1975), Il principio del domino: la vita in gioco (The Domino Principle, 1977), Commando Black Tigers (Good Guys Wear Black, 1978), Ultimi bagliori di un crepuscolo (Twilight's Last Gleaming, 1977), Hangar 18 (1980), Capricorn One (1978), Night Moves (1975) e Tutti gli uomini del presidente (All the President's Men, 1976). Blow Out (1981) sarebbe seguito all'inizio degli anni '80.

martedì 6 febbraio 2024


CASSANDRA CROSSING

Titolo originale: The Cassandra Crossing
Paese di produzione: Italia, Regno Unito, Germania Ovest 
Lingua: Inglese 
Anno: 1976
Durata: 129 min
Dati tecnici: Technicolor
Rapporto: 1,85:1
Genere: Avventura, catastrofico, thriller 
Sottogenere: Epidemico, militaresco 
Tematiche: Terrorismo, guerra batteriologica, fantapolitica,
    ecologia, l'Olocausto, il sistema che schiaccia l'individuo
Regia: George Pan Cosmatos
Soggetto: George Pan Cosmatos, Robert Katz
Sceneggiatura: George Pan Cosmatos, Robert Katz,
    Tom Mankiewicz
Produttore: Carlo Ponti, Lew Grade
Produttore esecutivo: Giancarlo Pettini
Casa di produzione: ITC Entertainment,
     Compagnia Cinematografica Champion
Distribuzione in italiano: Gold Film
Fotografia: Ennio Guarnieri
Montaggio: Françoise Bonnot, Roberto Silvi
Effetti speciali: Aldo Gasparri, Roberto Pignotti 
Effetti visivi: Aurelio Crugnola, Carlo De Marchis 
Musiche: Jerry Goldsmith
Scenografia: Aurelio Crugnola, Mario Liverani
Costumi: Adriana Berselli
Trucco: Giuseppe Banchelli, Marisa Tilly, Mario Van Riel 
Direzione della produzione: Mara Blasetti 
Assistente alla regia: Tony Brandt, Antonio Gabrielli, 
    Joe Pollini 
Reparto artistico: Maria-Teresa Barbasso 
Reparto sonoro: Fausto Ancillai, Piero Fondi, 
    Giorgio De Vincenzo, Leslie Hodgson, Vernon Messenger,
    Carlo Palmieri, Enzo Diliberto 
Reparto camera: Cesare Allione, Roberto Biciocchi, 
    Roberto Calabrò  
Continuità: Marion Mertes 
Interpreti e personaggi:
    Richard Harris: Dottor Jonathan Chamberlain
    Sophia Loren: Jennifer Rispoli Chamberlain
    Martin Sheen: Robby Navarro
    Burt Lancaster: Colonnello Stephen Mackenzie 
        (varianti: MacKenzie, McKenzie)
    O. J. Simpson: Ispettore Haley
    Ava Gardner: Signora Nicole Dressler
    John Phillip Law: Maggiore Stark
    Ingrid Thulin: Dottoressa Elena Stradner
    Lionel Stander: Max il capotreno
    Lee Strasberg: Herman Kaplan
    Angela Goodwin: Suora
    Thomas Hunter: Capitano Scott
    Ray Lovelock: Tom
    Renzo Palmer: Bigliettaio alla stazione
    Alida Valli: Signorina Chadwick
    Fausta Avelli: Caterina
    Ann Turkel: Susan Fairmont
    Lou Castel: Terrorista svedese che sale sul treno
    Carlo De Mejo: Terrorista che si finge malato
    Stefano Patrizi: Terrorista
    Carlo De Mejo: Finto paziente 
    John P. Dulaney: Poliziotto 
    Richard Dunne: Passeggero
    Adam Strasberg: Bambino
    David Lee Strasberg: Bambino
    Roger Browne: Guardia di sicurezza 
    Andrea Esterhazy: Passeggero 
    Dan Haggerty: Poliziotto 
    Elaine Olcott: Passeggera 
    Howard Nelson Rubien: Passeggero
    Teresa Rossi Passante: Superstite 
    Michael Staudt: Guardia marina
    Maurizio Streccioni: Superstite 
    Virgilio Volpe: Barista 
    Thomas Williams: Guardia marina
Doppiatori originali:
    Sergio Graziani: Dottor Jonathan Chamberlain
    Rita Savagnone: Jennifer Rispoli Chamberlain
    Ferruccio Amendola: Robby Navarro
    Giuseppe Rinaldi: Colonnello Stephen Mackenzie
    Michele Gammino: Ispettore Haley
    Anna Miserocchi: Signora Nicole Dressler
    Pino Colizzi: Maggiore Stark
    Vittoria Febbi: Dottoressa Elena Stradner
    Sergio Fiorentini: Max
    Bruno Persa: Herman Kaplan
    Renato Mori: Capitano Scott
    Rossella Izzo: Susan Fairmont
Titoli in altre lingue: 
    Francese: Le Pont de Cassandra 
    Tedesco: Treffpunkt Todesbrücke 
    Spagnolo: El puente de Casandra 
    Catalano: El pas de Cassandra 
    Emiliano-romagnolo: Al pasàǵ dla Casàndra 
    Svedese: På andra sidan bron 
    Russo: Перевал Кассандры 
Budget: 3milioni di dollari US (Walker, 1985)
Box office (Italia): 4,2 milioni di dollari US
Box office (Giappone): 15,3 milioni di dollari US
Box office (Svezia): 152.111 corone svedesi

Trama:
Tre terroristi fanno irruzione nella sede dell'Organizzazione Internazionale della Sanità (sic) a Ginevra, con l'intenzione di collocare una bomba per farla esplodere. Due di loro vengono colpiti dal personale di sicurezza: uno rimane ucciso e un altro resta disteso, ma il terzo riesce a fuggire. Nel corso dell'operazione vengono rotte alcune fiale, tra cui una che contiene un campione di peste. Il terrorista sopravvissuto, identificato come svedese, evade e raggiunge la stazione ferroviaria, salendo a bordo del Transcontinental Express diretto a Stoccolma. La dottoressa Elena Stradner e il colonnello dell'intelligence militare statunitense Stephen Mackenzie discutono sulla natura del ceppo pestoso, vagamente identificato come "polmonare" e descritto come "virus" (sic), che si sospetta essere un'arma biologica. Il Colonnello Mackenzie sostiene che il campione fosse destinato alla distruzione. La Stradner pensa che il treno debba essere immediatamente fermato, affinché il terrorista fuggiasco sia catturato e messo in quarantena. Mackenzie, più realista, sa per certo che a questo punto tutti i passeggeri possono essere contaminati dalla peste e insiste perché il treno sia diretto su un binario morto nell'ex campo di sterminio nazista di Janov, in Polonia. Si rende necessario piombare il convoglio, impedendo a chiunque di uscirne. Il problema è che la linea ferroviaria in questione attraversa un ponte pericolante, chiamato Cassandra (Kasundruv), in disuso dal 1948. 
Mackenzie capisce che il ponte potrebbe crollare al passaggio del treno. La presenza del terrorista infetto e il cambio di rotta del convoglio scatenano il secondo conflitto tra i passeggeri, tra cui il dottor Jonathan Chamberlain, un famoso neurologo; la sua ex moglie Jennifer Rispoli Chamberlain, scrittrice; un ex detenuto di Janov e sopravvissuto all'Olocausto, Herman Kaplan; Nicole Dressler, moglie di un trafficante d'armi tedesco. Quest'ultima è coinvolta in una relazione con il suo giovane amante Robby Navarro. Questo Navarro, oltre che toyboy, è un trafficante di eroina inseguito da Haley, agente dell'Interpol che viaggia sotto copertura come prete.
Mackenzie informa Chamberlain della presenza del terrorista svedese, che viene trovato in preda alla febbre e sputacchiante, nascosto nel vagone bagagli accanto a un cane bassotto grassoccio stipato in una gabbia. I tentativi di trasportare in elicottero il malfattore falliscono. Poco prima che il treno entri in una galleria, il cane bassotto infettato dalla peste viene trasferito sull'elicottero e riportato al laboratorio dell'IHO. 
A un certo punto Chamberlain viene informato che la peste ha un tasso di mortalità del 60%. Mackenzie, tuttavia, informa i passeggeri che la polizia ha ricevuto segnalazioni di bombe anarchiche piazzate lungo la linea ferroviaria: il treno verrà dirottato su Norimberga, quella città splendida ed amabile che è tra le mie preferite. Lì, il treno viene sigillato con un sistema a ossigeno chiuso, mentre a bordo viene fatta salire una squadra medica dell'Esercito Americano. Il terrorista, ormai deceduto tra gli sputacchi e il catarro sanguinolento, viene posto in una bara ermeticamente sigillata. Sul treno salgono anche alcune guardie armate che hanno ricevuto da Mackenzie l'ordine di uccidere e feriscono il tremebondo Kaplan nel suo maldestro tentativo di fuga.
Chamberlain viene a conoscenza del rischio del transito per il Cassandra Crossing e inizia anche a sospettare che la malattia non sia così grave come inizialmente pensato: pochi passeggeri sono stati contagiati e pochi di loro sono effettivamente morti. Contatta via radio Mackenzie suggerendo che la parte infetta del treno venga sganciata e isolata, ma il militare, agendo su ordini superiori, non ha alcuna intenzione di fermare il treno: se, come previsto, il Cassandra Crossing crollasse, ciò occulterebbe in modo evidente il fatto che l'esercito americano ha nascosto agenti di guerra batteriologica in un paese neutrale. 
Chamberlain e Haley formano un gruppo di passeggeri per superare le guardie e prendere il controllo del treno prima che raggiunga il ponte condannato. In laboratorio, la dottoressa Stradner esamina e monitora il cane malato, che guarisce spontaneamente, ma il rigido Mackenzie non è impressionato e si rifiuta di modificare il suo piano.
Navarro viene ucciso dalle guardie mentre cerca di raggiungere la locomotiva dall'esterno. Haley viene ucciso durante uno scontro a fuoco mentre protegge una passeggera. Kaplan viene a conoscenza del complotto per far saltare in aria la bombola di gas del vagone club e scoprire l'accoppiatore. Si sacrifica innescando l'esplosione con un accendino. Chamberlain riesce a separare la parte posteriore del treno, sperando che con meno peso la parte anteriore possa attraversare in sicurezza. Ma il ponte crolla, uccidendo tutti nella parte anteriore. Max, il capotreno, aziona i freni manuali e ferma i vagoni rimanenti poco prima di raggiungere il ponte crollato.
I sopravvissuti evacuano a piedi, senza più sorveglianza né quarantena. A Ginevra, sia la Stradner che Mackenzie partono: lei continua a sperare in qualche superstite, mentre lui si sente in in colpa per l'intera vicenda. Dopo la loro partenza, il Maggiore Stack informa il superiore di Mackenzie che sia il colonnello che il medico sono sotto sorveglianza. 

Descrizione in romagnolo: 
"Un trêṅ impestâ al cur a tuta par l'Europa vèrs na mòrt sicùra a Cassandra Crossing"

Sequenze memorabili:
La suora distrutta dalla tosse dopo aver mangiato del riso in cui aveva tossito e sputacchiato il terrorista fuggiasco.


Recensione: 
Fa schifo! È assolutamente inverosimile e inguardabile! Questo film inutile è l'ennesima riprova di come non basti un cast stellare di attori validissimi per assicurare la riuscita di una pellicola. Citiamo giusto alcuni nomi celeberrimi: Burt Lancaster, Ava Gardner, Sophia Loren, Alida Valli, Richard Harris (quello quasi albino con la faccia allungata, protagonista di film come L'uomo chiamato cavallo, L'orca assassina, etc.). Cosa volevano di più? Eppure non ha funzionato comunque. Tutto è andato in merda. Se una sceneggiatura è fecale, il risultato sarà fecale. È ineluttabile. Se i mezzi sono scarsi e ridicoli, a nulla varrà la più robusta interpretazione del più fulgido attore. L'opera di Pan Cosmatos è il risultato deprimente di traiettorie funeste di incompetenza e di superficialità. L'assoluta inettitudine degli addetti agli effetti speciali è a dir poco clamorosa, stridente. Le riprese del treno sono state fatte servendosi di giocattoli: squallidi modellini, trenini e plastici che non avrebbero soddisfatto un marmocchio di quattro anni! C'è un ulteriore problema: la sceneggiatura è carente anche dal punto di vista scientifico. L'agente patogeno della peste non è un virus, bensì un batterio denominato Yersinia pestis - come ormai sanno anche i sassi. Lascia esterrefatti la banalità del rimedio escogitato, che farebbe ridere anche i polli: il patogeno scomparirebbe come per incanto a contatto con l'ossigeno. In realtà si cura con gli antibiotici, anche se va detto che la peste polmonare conclamata è letale nel 99,9% dei casi! Se avessero affidato la consulenza scientifica al primo spazzino incontrato per strada, avrebbero di certo ottenuto risultati migliori e più plausibili! Francamente non so proprio immaginare cosa possa aver spinto Burt Lancaster e Ava Gardner, tra gli altri, ad essere umiliati da una produzione tanto deprecabile. Lo so, dovrei mostrare più rispetto per queste star e per tutto il cast, anche se il prodotto è scadente. Il problema è che sono irriverente e non riesco a trattenermi. Quando ero al liceo, avevo visto questo film e mi era piaciuto, ma va detto che all'epoca non mi distinguevo per il senso critico in fatto di Settima Arte. Passavo gran parte del mio tempo libero a masturbarmi furiosamente fantasticando di farmi fellare dalle professoresse. Ecco, anziché guardare Cassandra Crossing avrei fatto meglio ad eiettare una tazza di materiale genetico. Quando ho deciso di rivedere il film, a distanza di molti anni, mi è parso più inconsistente di una mucillagine. Ho avuto dentro di me una specie di moto di ribellione. È un peccato che la sceneggiatura grossolana e i mezzi rudimentali mettano in ombra interessanti spunti di riflessione sul contrasto tra l'individuo e le esigenze del bene della collettività, incarnate dal potere militare. Tutta roba robusta e attualissima, come dimostrato tra l'altro dalla gestione della pandemia di Covid-19
Perché recensire un film che fa schifo? Semplice: non si recensisce soltanto ciò che piace. Si possono trarre grandi insegnamenti anche da ciò che suscita ripugnanza. Una recensione non è mai una perdita di tempo. 


Curiosità varie 

Il titolo del film di Pan Cosmatos si riferisce a un ponte fantomatico chiamato Ponte di Kasundruv (o Ponte di Kassandruv), il cui nome sembra più boemo che polacco. La struttura architettonica utilizzata per la scena sembra essere il Viadotto di Garabit (francese: Viaduc de Garabit), situato nel sud della Francia, che varca la vallata del fiume Truyère, nel territorio di Ruynes-en-Margeride. Fu progettato e costruito tra il 1880 e il 1884 da Gustave Alexandre Eiffel, più famoso per la Torre Eiffel. È alto 122 metri e lungo 565 metri. Il Viadotto di Garabit, che non è affatto pericolante, è ancora oggi utilizzato come ponte ferroviario. Molto simile al Viadotto di Garabit è il Ponte San Michele a Paderno d'Adda (anche noto come Ponte di Paderno, Ponte di Calusco o Ponte Röthlisberger). È un ponte ad arco in ferro, che collega i paesi di Paderno d'Adda (provincia di Lecco) a Calusco d'Adda (provincia di Bergamo), attraversando una gola del fiume Adda. Il mio sospetto è che nelle riprese sia stato usato un modellino giocattolo, non un vero ponte.

L'autentico "Ponte di Cassandra", che non porta questo nome mitologico, si trovava nel Sud della Polonia, nella località di Solina. Sembra che nel 1962 sia realmente avvenuto un incidente ferroviario che lo ha fatto crollare. Non si trovano dettagli attendibili ed è nata nel Web un'intricata mitologia, nel tentativo di dare un fondamento al film di Pan Cosmatos che, incredibile dictu, ha alcuni agguerriti fan. Per avere un'idea, basta dare un'occhiata al forum accessibile dal seguente link: 


L'idea di una potenziale epidemia di un patogeno mortale della peste polmonare (erroneamente chiamato "virus") su un treno, trasmesso da un passeggero infetto, è stata geniale e sfruttata nel peggiore dei modi. Da bambino, lo scrittore e regista visse un'epidemia di colera mentre si trovava in Egitto. Una volta ebbe a dire: "Per me, un'epidemia sembra più distruttiva di un terremoto, un incendio o persino una bomba, e un'epidemia provocata dall'uomo, come quella mostrata in questo film, è la più spregevole di tutte. Siamo noi i nostri peggiori nemici, perché ci stiamo uccidendo con il cosiddetto progresso". Come dargli torto? 

Le Ferrovie Federali Svizzere di Berna hanno fornito un treno completo per la produzione, comprendente la locomotiva, una carrozza ristorante, una cuccetta, numerose carrozze e vagoni passeggeri. La produzione del film in Svizzera è stata ritardata a causa di atti vandalici. Il treno è stato imbrattato con slogan politici su un tetto e all'interno delle carrozze, mentre era fermo durante la notte alla stazione di Delémont. I graffiti sul tetto del treno sono stati scoperti solo durante le riprese aeree effettuate da un elicottero. Anziché perdere tempo i baggianate politiche, i graffitari avrebbero potuto dipingere enormi cazzoni! 

Secondo l'edizione del 14 maggio 1975 del Daily Variety, questo film avrebbe dovuto essere parte di un accordo tra il produttore italiano Carlo Ponti e il governo iraniano, all'epoca nelle mani dello Shah Reza Palahvi. In base a tale progetto, una serie di otto film sarebbe stata parzialmente girata in Iran. Tuttavia questa iniziativa di produzione cinematografica non si concretizzò mai. Soltanto 4 anni più tardi salì al potere l'Ayatollah Khomeini - cosa che pose fine in via definitiva ad ogni residua speranza di realizzazione dell'accordo. 

Il cast e la troupe comprendevano almeno due coppie sposate. Secondo le tipiche tradizioni nepotiste della Settima Arte, il produttore Carlo Ponti vide il film come un'occasione per presentare sua moglie Sophia Loren. La pellicola aveva come copro-tagonisti Richard Harris e Ann Turkel, che all'epoca erano coniugi - la donna era incinta durante le riprese principali. 

Nel film è stata utilizzata la denominazione "Organizzazione Internazionale della Sanità" anziché "Organizzazione Mondiale della Sanità" (OMS, WHO) per tutelarsi da possibili cause legali intentate dalla vera Organizzazione Mondiale della Sanità contro le società di produzione britanniche, italiane e della Germania Ovest. I Medici Sacerdotali, sempre potentissimi, non si sarebbero certo lasciati sfuggire una simile occasione! 

A quanto pare i rapporti tra la Gardner e la Loren erano pessimi. La Gardner, che era particolarmente astiosa, in un'occasione diede alla collega il seguente consiglio durante la produzione: "Tesoro, scatta sempre i primi piani per prima cosa al mattino, perché il tuo aspetto non durerà tutto il giorno"

Charlton Heston ha rifiutato il ruolo principale, ritenendo che un film su un'epidemia pestosa fosse una pizza inaudita e che non avesse la benché minima possibilità di avere successo.
C'è stata la possibilità concreta di ritrovarsi Peter O'Toole, quello del Gruppo TNT, nel ruolo del dottor Jonathan Chamberlain. Per fortuna ha rifiutato la proposta. 


Accoglienza in America

Richard Eder del New York Times (1977) ha definito il film "profondamente, offensivamente stupido", con Ava Gardner "orribile in un ruolo orribile" e Sophia Loren "totalmente fuori ruolo".

Gene Siskel del Chicago Tribune (1977) lo ha definito "una parodia involontaria di un film catastrofico", aggiungendo che "Le catastrofi che colpiscono i passeggeri di un treno da Ginevra a Copenaghen nel film sono decisamente ridicole."

Variety (1976) ha liquidato il film come "un film catastrofico stanco, banale e a volte involontariamente divertente in cui un treno carico di passeggeri esposti a malattie barcolla verso il loro destino."

Kevin Thomas del Los Angeles Times (1977) ha definito il film "un film catastrofico letteralmente disastroso e così orribile da essere involontariamente esilarante." 

Gary Arnold del Washington Post (1977) ha scritto: "Cosmatos è un regista distratto e sbuffante che sembra continuare a sperare che ignoreremo il suo continuità, che suggerisce una vecchia serie messa insieme in modo tale che i pezzi sospesi non vengono mai risolti."

Richard Combs del The Monthly Film Bulletin (1977) ha scritto: "L'unico aspetto vagamente piacevole di The Cassandra Crossing è che non conosce proporzioni in nulla: dalle performance alla trama, allo stile di ripresa e agli effetti speciali, supera costantemente se stesso in monumentale sciocchezza." 

Accoglienza in Italia

V. Bassoli sul Resto del Cremlino, pardon, sul Resto del Carlino (1976), ha scritto: 
"È un film spettacolare, condotto con buon ritmo narrativo e persino con qualche pretesa di natura psicologica, un film tecnicamente ben fatto anche se la tragica vicenda presenta ben più di una incongruenza. Comunque un film che tiene ben desto lo spettatore, che cerca persino di essere polemico, con prudente riguardo però, verso la mentalità dei militari, ma soprattutto un film che gioca le sue carte su di un cast eccezionale [...]"


Altre recensioni e reazioni nel Web 

Le opinioni di Marcel M.J. Davinotti Jr. sono tutto sommato abbastanza favorevoli: "Solitamente snobbato dalla critica, giudicato tronfio e convenzionale, CASSANDRA CROSSING non è in realtà molto peggio di tanti altri catastrofici più celebrati." 


Cotola ha scritto (2008):
"Film catastrofista di mediocre livello con il quale Pan Cosmatos mostra tutti i suoi limiti registici. Certo il soggetto non è per nulla originale e il cast di stelle, tipico di queste super produzioni, è assolutamente sprecato, tuttavia era lecito fare qualcosa di più. Solo per appassionati del genere." 

Alex75 ha scritto (2020):
"Dopo essere riuscito a creare un’atmosfera altamente ansiogena basandosi sulla paura per il terrorismo (qui in variante ecologista) e per le epidemie, la narrazione deraglia in parte tra esagerazioni e ingenuità, sia pure proponendo sequenze di forte impatto e ponendo l’interessante spunto dei passeggeri ostaggi della fredda ragion di stato."

Daniela ha scritto (2021): 
"Promettente spunto ma, pur palando di un virus letale, il film rientra a pieno titolo nel filone catastrofico allora imperversante schierando la solita parata di stelle, quasi tutte mal utilizzate o fuori posto, La corsa inarrestabile del treno dovrebbe garantire una certa tensione ma la regia non mantiene il ritmo, alcune sequenze risultano goffe e mentre gli stereotipi impazzano sale a bordo anche la noia." 

Eppure esistono anche ammiratori sfegatati di Pan Cosmatos, per quanto possa essere difficile crederlo. 

Lythops ha scritto (2012):
"Il film ha il merito, come altri girati negli anni '70, di porti il dubbio se i portatori sani di democrazia e pace nel mondo siano davvero tali. Temi scottanti ce ne sono, come il terrorismo internazionale, le armi batteriologiche e soprattutto le regie occulte, quasi a volerti dire che lì sta il messaggio, al di là delle scene d'azione cui fa da contrappunto un cast enorme con personaggi molto vuoti, appariscenti, fastidiosi. Su tutti spicca un immenso Lancaster nei panni del generale umano che nulla può di fronte a decisioni superiori."

Piero68 ha scritto (2013):
"Ottimo antesignano di quello che saranno vari generi in futuro. Dal catastrofismo puro all'attacco terroristico su larga scala (almeno nelle intenzioni). Ricordo che all'epoca della sua uscita fece molto parlare. Cosmatos dirige bene un cast a dir poco eterogeneo e non solo per le nazionalità ma per le tante sfaccettature (alcune risucite [sic] altre no) dei personaggi. Nonostante l'eccessiva lunghezza il film ha comunque buoni momenti di pathos e tensione. Il parametro per giudicare la sua bontà? A vederlo oggi risulta ancora molto attuale!"

mercoledì 4 ottobre 2023

IL PIANETA DEGLI SLUM


  «Acqua verdastra e puzzolente dappertutto. "Ogni giorno, in tutto il mondo," secondo l'esperta di salute pubblica Eileen Stillwaggon, "malattie legate alla fornitura idrica, allo smaltimento delle scorie e all'immondizia uccidono trentamila persone e costituiscono il settantacinque percento delle malattie che affliggono l'umanità." Anzi, le malattie del tratto digerente derivanti dall'inadeguatezza dei servizi igienici e dall'inquinamento dell'acqua potabile - tra cui diarrea, enterite, colite, tifo e paratifo - sono la prima causa di morte al mondo, colpendo innanzitutto neonati e bambini piccoli. Anche le fogne a cielo aperto e l'acqua contaminata sono infestate di parassiti intestinali come tricocefali, nematelminti, strongiloidi e così via, che infettano decine di milioni di bambini nelle città povere. Il colera, flagello della città vittoriana, continua a prosperare nella contaminazione fecale delle riserve idriche urbane, soprattutto in città africane come Antananarivo, Maputo e Lusaka, dove secondo le stime dell'Unicef fino all'ottanta percento dei decessi per malattie evitabili (a parte l'Hiv/Aids) derivano dalla scarsa igiene. La diarrea associata all'Aids rappresenta un terribile elemento di aggravio del problema. 

  L'onnipresente contaminazione dell'acqua potabile e del cibo da parte degli scarichi fognari e dei rifiuti vanifica gli sforzi più disperati compiuti dai residenti degli slum per praticare un'igiene profilattica. A Kibera, il grande slum di Nairobi, Rasna Warah dell'UN-Habitat ha studiato la vita quotidiana di un'ortolana ambulante, Mberita Katela, che percorre un quarto di miglio tutte le mattine per comprare l'acqua. Usa una latrina a pozzo che sta vicino alla sua porta di casa. Questa latrina è utilizzata in comune da cento suoi vicini, e la sua casa è impregnata dei miasmi del riflusso fognario. Sua preoccupazione costante è la contaminazione di quello che cucina o dell'acqua per lavare - Kibera negli anni recenti è stata devastata dal colera e da altre malattie associate alle feci. Anche a Calcutta, le madri non possono fare molto a proposito degli ignobili gabinetti che sono costrette a usare. Queste piccole costruzioni di mattoni coprono un vaso di terraglia che quasi mai viene pulito con una qualche regolarità, il che fa sì che "i liquami puzzolenti intorno al gabinetto del bustee vengano scaricati direttamente nelle riserve e nelle cisterne d'acqua in cui la gente si lava e netta gli indumenti e gli utensili di cucina." 

  Gli esempi dell'impotenza dei poveri di fronte alla crisi sanitaria sono infiniti. I residenti di Città del Messico, per esempio, respirano merda: la polvere fecale che il vento soffia dal lago Texcoco durante la stagione calda e secca provoca tifo ed epatite. Nei "Nuovi Campi" intorno a Rangoon, dove il regime militare ha brutalmente deportato centinaia di migliaia di abitanti del centro città, Monique Skidmore descrive famiglie che vivono nell'equivalente, dal punto di vista sanitario, dell'inferno di fango della guerra di trincea del primo conflitto mondiale: cucinano e defecano nel fango direttamente di fronte ai fragili ripari di plastica sotto i quali dormono. Non sorprende che i "Nuovi Campi" siano devastati da colera, dissenteria, dengue e malaria.» 

Mike Davis, il pianeta degli slum. Milano, Feltrinelli, 2006 

(Pietro Ferrari, Dualismo Assoluto, 22 maggio 2017)

lunedì 8 maggio 2023

 
SOGNI 
 
Titolo originale: Yume (
Titolo in inglese: Dreams 
Lingua originale
: Giapponese, Francese, Inglese
Paese di produzione
: Giappone
Anno
: 1990
Durata
: 119 min
Rapporto
: 1,85:1
Genere
: Surreale, drammatico, biografico 
Tipologia: Film a segmenti  
Regia
: Akira Kurosawa 
Collaborazione alla regia: Ishirō Honda (non accreditato)   
Soggetto
: Akira Kurosawa
Sceneggiatura
: Akira Kurosawa
Produttore
: Seikichi Iizumi, Yasuo "Mike" Inoue,
     Hisao Kurosawa, 
Allan H. Liebert
Produttore esecutivo: Steven Spielberg
Casa di produzione
: Warner Bros. Pictures,
      Akira Kurosawa 
USA
Distribuzione in italiano: Warner Bros. Italia,
     Warner Home 
Video
Fotografia: Kazutami Hara, Takao Saitō, Masaharu Ueda
Montaggio
: Tome Minami
Effetti speciali
: Mark Sullivan, Peter Takeuchi,
     Michael Meier
Musiche
: Shinichirô Ikebe
Scenografia
: Yoshirō Muraki, Akira Sakuragi
Costumi
: Emi Wada
Trucco
: Tameyuki Aimi, Yumiko Fujii, Yamada Katsura, 
     Sakai Nakao, Norio Sano, Shoshichiro Ueda 
Interpreti e personaggi: 
    Akira Terao: "Io" *
    Mitsuko Baishō: La madre
    Toshie Negishi: Madre con bambino
    Mieko Harada: La Donna della Neve 
    Misato Tate: La Fata del Pesco 
    Mitsunori Isaki: "Io" adolescente
    Toshihiko Nakano: "Io" bambino
    Yoshitaka Zushi: Soldato Noguchi
    Hisashi Igawa: Ingegnere nucleare
    Chōsuke Ikariya: Il demone piangente
    Chishū Ryū: Vecchio uomo
    Martin Scorsese: Vincent van Gogh
    Mieko Suzuki: Sorella di "Io" 
    Masayuki Yui: Scalatore 
    Sakae Kimura: Scalatore 
    Shu Nakajima: Scalatore 
    Tessho Yamashita: Secondo luogotenente 
    Catherine Cadou: Donna nei campi
   * Nella versione inglese è "I": è proprio il pronome  
   di prima persona singolare, che si riferisce al regista.
Doppiatori italiani:
    Luca Biagini: "Io"
    Franco Zucca: Ingegnere nucleare
    Gianni Musy: Il demone piangente
    Sandro Sardone: Vecchio uomo
    Dario Penne: Vincent van Gogh 
Titoli in altre lingue: 
   Tedesco: Akira Kurosawas Träume 
   Francese: Rêves 
   Spagnolo: Los sueños de Akira Kurosawa 
   Portoghese: Sonhos de Akira Kurosawa 
   Svedese: Akira Kurosawas drömmar 
   Russo: Сны Акиры Куросавы 
   Polacco: Sny 
   Sloveno: Sanje 
   Serbo: Snovi 
   Ucraino: Сни 
   Lituano: Akiros Kurosavos sapnai 
   Ungherese: Álmok 
   Finnico: Kurosawan unet 
   Greco (moderno): Όνειρα 
   Rumeno: Vise 
   Turco: Düşler 
   Cinese (Mandarino): 梦 
Data di uscita: 10 maggio 1990 (Festival di Cannes) 
Budget: 12 milioni di dollari US 
Box office: 3 milioni di dollari US

Elenco degli segmenti: 
 1) Raggi di sole nella pioggia (日照り Hideri)
 2) Il pescheto (桃畑 Momobata) 
 3) La tormenta (雪あらし Yuki Arashi)
 4) Il tunnel (トンネル Tonneru)
 5) Corvi (鴉 Karasu)
 6) Fuji in rosso (赤富士 Akafuji)
 7) Il demone che piange (地獄 Jigoku)
 8) Il villaggio dei mulini (水車のある村 Suisha no aru mura
Nota: 
Il sesto segmento è intitolato Fujiama in rosso nell'edizione italiana in VHS della Warner. 

Titoli in inglese: 
  1) Sunshine Throug the Rain
  2) The Peach Orchard 
  3) The Blizzard 
  4) The Tunnel 
  5) Crows 
  6) Mount Fuji in Red 
  7) The Weeping Demon 
  8) The Village of the Water Mills 


Descrizione dei segmenti: 

1) Raggi di sole nella pioggia 
Una madre ordina al figlio di rimanere a casa durante un giorno in cui il sole splende attraverso la pioggia. Lo avverte che le Volpi (Kitsune) celebrano i loro matrimoni quando ci sono queste condizioni atmosferiche e non amano essere viste. Il ragazzino sfida la volontà materna: vaga in una foresta e assiste al lento corteo nuziale delle Volpi. Viene visto da loro e corre via, verso casa. Sua madre lo incontra sulla porta d'ingresso. Gli sbarra la strada e gli dice che una volpe adirata è passata di lì, lasciando dietro di sé un coltello (tantō). Gli consegna quindi l'arma, dicendogli che deve andare a implorare il perdono delle Volpi. Si rifiuterà di lasciarlo tornare a casa se non le obbedirà, aggiungendo che qualora la richiesta di perdono non verrà accolta, sarà tenuto a suicidarsi. Prendendo il coltello, il ragazzino si dirige verso le montagne, in cerca del luogo sotto l'arcobaleno dove si dice che si trovi la casa delle Volpi. 

2) Il pescheto 
Nel giorno primaverile della la Festa delle Bambole (雛祭り Hinamatsuri), un ragazzo vede in casa sua una bambina vestita di rosa. La segue fuori, dove un tempo sorgeva il frutteto di pesche della sua famiglia. Alcune bambole viventi gli appaiono sui pendii, rivelando di essere gli spiriti dei peschi. Poiché la famiglia del ragazzo ha abbattuto gli alberi del frutteto, le bambole lo rimproverano. Tuttavia, dopo aver capito che il ragazzo amava i fiori e non voleva che gli alberi venissero abbattuti, accettano di fargli dare un'ultima occhiata al frutteto com'era un tempo. Eseguono una danza melodica (越天楽 Etenraku), che fa riapparire gli i peschi in fiore. Il ragazzo vede la misteriosa bambina camminare nel frutteto-fantasma e le corre dietro, ma lei e gli alberi scompaiono improvvisamente. Il ragazzo cammina tristemente dove un tempo c'era i frutteto e alla fine scorge un singolo ramo in piena fioritura che spunta da un ceppo.

3) La tormenta 
Un gruppo di quattro alpinisti si arrampica su un sentiero di montagna durante una terribile bufera di neve. Nevica da tre giorni, senza sosta. Gli uomini ormai sono scoraggiati e pronti ad arrendersi. Uno dopo l'altro si fermano, cedendo alla neve e alla morte certa. Il capo si sforza di proseguire, ma anche lui si blocca nella neve. La Donna delle Nevi (雪女 Yuki-onna) appare dal nulla e cerca di convincere l'ultimo uomo cosciente ad abbandonarsi alla morte per ipotermia. Lui resiste, scrollandosi di dosso il torpore e non ascoltando le suppliche del demone femminile: scopre che la tempesta si è placata e che il loro accampamento è a pochi metri di distanza. 


4) Il tunnel 
Il comandante di una compagnia militare giapponese in congedo sta camminando lungo una strada deserta al tramonto, reduce dai combattimenti della Seconda Guerra Mondiale. Giunge fino a un grande tunnel pedonale in cemento, da cui emerge un cane anticarro che abbaia e ringhia. L'animale ha il ventre insanguinato. Il comandante procede per la sua strada, attraversa il tunnel buio e ne esce dall'altra parte. A questo punto si accorge di essere seguito dal fantasma (幽霊 yūrei) di uno dei suoi commilitoni, il soldato semplice Noguchi, morto tra le sue braccia per le gravi ferite riportate. Il volto di Noguchi appare bluastro e con gli occhi anneriti. Noguchi non sembra credere di essere morto. Indica una luce che emana da una casa su una montagna vicina, che identifica come la dimora dei suoi genitori. È affranto, sapendo di non poterli rivedere mai più, pur continuando a mostrare rispetto al comandante. Seguendo il desiderio del comandante di accettare il suo destino, Noguchi torna nel tunnel. 
L'intero plotone, guidato da un giovane tenente che brandisce la spada di un ufficiale, esce a passo di marcia dal tunnel, si ferma e presenta le armi, salutando il comandante. Tutti hanno il volto livido. Il comandante si sforza di dire loro che sono morti, uccisi in combattimento. Afferma di essere lui stesso il responsabile, per averli mandati in una battaglia inutile. I soldati rimangono in silenzio. Il comandante ordina loro di voltarsi e li saluta in segno di addio mentre rientrano nel tunnel. Crollando per il dolore, il comandante balza subito in piedi quando ricompare il cane anticarro, che è Garmr!

5) Corvi 
Uno studente d'arte si ritrova immerso nel mondo delle opere di Vincent van Gogh, dove incontra l'artista in un campo e conversa con lui. Il pittore olandese racconta che il suo orecchio sinistro gli aveva causato problemi durante un autoritratto, così se lo era tagliato. Lo studente perde le tracce dell'artista e viaggia attraverso diverse sue opere cercando di trovarlo, concludendo col famoso Campo di grano con corvi

6) Fuji in rosso 
Una grande centrale nucleare vicino al Monte Fuji è in criticità, ha iniziato a fondere. Il cielo è pieno di fumi rossi e milioni di cittadini giapponesi fuggono terrorizzati verso l'oceano. Alla fine, due uomini, una donna e i suoi due bambini piccoli vengono visti soli in riva al mare. L'uomo più anziano, in giacca e cravatta, spiega al più giovane che il resto della popolazione si è annegato nell'oceano. Poi afferma che i diversi colori delle nuvole sul paesaggio disseminato di rifiuti indicano diversi isotopi radioattivi: il rosso indica il Plutonio-239, che causa il cancro ("ne basta un decimilionesimo di grammo"); il giallo indica lo Stronzio-90, che causa la leucemia ("ti entra nelle ossa"); e il viola indica il Cesio-137, che causa malformazioni congenite ("le creature che nasceranno saranno tutte mostruose"). Poi sottolinea l'assurda futilità di codificare a colori gas così pericolosi. La donna, sentendo queste atroci descrizioni, indietreggia inorridita prima di maledire con rabbia i responsabili e le rassicurazioni sulla sicurezza che avevano dato prima del disastro. L'uomo in giacca e cravatta si mostra contrito, dicendo di essere in parte responsabile del disastro. L'altro uomo, vestito casual, osserva le nubi radioattive multicolori avanzare verso di loro. Quando si gira, vede la donna piangere: l'uomo in giacca e cravatta si è lanciato verso la morte. La folla non c'è più, ha scelto il suicidio tra le onde, come la credenza popolare vuole che facciano i lemming. Una nuvola di polvere rossa la coppia superstite, facendo indietreggiare la madre terrorizzata. L'uomo rimasto cerca di proteggere la donna e i suoi figli usando la giacca nel futile tentativo di allontanare le nubi radioattive.

7) Il demone che piange 
Un uomo si ritrova a vagare in un oscuro territorio montuoso, avvolto nella nebbia e desolato. Incontra una specie di demone (鬼 oni), che in realtà è un umano mutato con un solo corno in testa. Questo essere mostruoso spiega che un olocausto nucleare ha causato la scomparsa di piante e animali; dopo la catastrofe sono spuntati imponenti denti di leone più alti degli umani. Si sono diffusi animali deformi e alle persone sono cresciute le corna. Al tramonto, le corna causano i dolori del cancro; tuttavia, i mutanti non possono morire, quindi si limitano a urlare in agonia durante la notte. Molti di questi dannati erano miliardari e funzionari governativi, che ricoprivano ruoli apicali nella società, ma ora stanno soffrendo l'Inferno degno dei loro peccati, per tutta l'Eternità. Il demone intima all'uomo di fuggire. Quando l'uomo gli chiede dove dovrebbe andare, il demone chiede se vuole diventare come lui. L'uomo, inorridito, fugge dalla scena con il demone che lo insegue per dilaniarlo.

8) Il villaggio dei mulini 
Un uomo entra in un tranquillo villaggio attraversato da un ruscello, dove vede dei bambini deporre fiori su una grande pietra. Incontra un anziano saggio che sta riparando una ruota rotta di un mulino ad acqua. L'anziano informa il più giovane che gli abitanti chiamano  semplicemente quel luogo "il villaggio", mentre gli stranieri lo chiamano "il villaggio dei mulini ad acqua". Quando il più giovane chiede spiegazioni sulla mancanza di elettricità, l'anziano spiega che gli abitanti del villaggio hanno deciso molto tempo fa di abbandonare la tecnologia moderna; si lamenta poi delle comodità moderne e dell'inquinamento che contamina la Natura. 
Il giovane chiede all'anziano informazioni sulla pietra su cui i bambini stavano deponendo dei fiori. L'anziano gli racconta che, molto tempo fa, un viaggiatore malato morì in quel luogo. Gli abitanti del villaggio lo seppellirono lì e vi posero la pietra come lapide. Da allora, è diventata consuetudine nel villaggio portarvi fiori. I due sentono i suoni di un corteo funebre per un'anziana donna. Invece di piangere la sua morte, i partecipanti celebrano con gioia la fine serena della sua lunga vita. L'anziano si unisce al corteo e il giovane lascia dei fiori sulla pietra prima di andarsene dal villaggio.


Recensione: 
Ho particolarmente apprezzato la natura surreale e apocalittica di questa pellicola dai colori psichedelici, che ho avuto occasione di vedere quando è stata trasmessa alla televisione (non ricordo su quale canale), poi noleggiando diverse volte la videocassetta. Adesso tutto è a portata di click e questi problemi non ci sono più. 
Fortissimo è il messaggio ecologista veicolato in modo efficace. In particolare, questo è uno dei tre film del geniale Kurosawa che mettono in guardia dai tremendi pericoli insiti nell'uso dell'energia nucleare. Gli altri due sono Testimonianza di un essere vivente (生きものの記録 Ikimono no kiroku, 1955) e Rapsodia in agosto (八月の狂詩曲 Hachigatsu no kyōshikyoku, 1991). I segmenti "Fuji in rosso" e "Il demone che piange" possono essere considerati veementi manifesti contro il Potere dell'Atomo, simili a schegge ardenti il cui scopo è quello di traumatizzare, ferendo i neuroni e le sinapsi: sono concreti come il ferro, perché sbattono davanti agli occhi dello spettatore l'Inferno che si prepara, senza ricorrere a vani mezzi retorici. Contro la realtà dei fatti, le ideologie non possono nulla.  
La tecnofobia del regista giapponese è particolarmente evidente nel segmento "Il villaggio dei mulini", imperniato su un idilliaco rapporto tra una minuscola comunità e la Natura. Nemmeno un singolo meccanismo perturba la loro vita. Il mondo opprimente delle megalopoli è lontano anni luce, come se non appartenesse nemmeno allo stesso pianeta. Sembra di respirare un'atmosfera taoista, in cui il moribondo si abbandona, si prepara a dissolversi nell'Energia del Cosmo, perdendo per sempre la propria individualità. Il piccolo abitato ha l'aspetto di un estremo rifugio, eppure il visitatore alla fine lo rifugge, pensa che sia il caso di non turbarlo con la propria presenza. Queste sono le parole fortemente antimoderne e antiscientifiche che l'anziano gli aveva rivolto: 

"Quello che cerchiamo di fare è vivere in modo naturale, come del resto aveva sempre vissuto prima la gente. Oggi la gente si sta scordando il fatto che anche loro fanno parte della Natura come tutto il resto. Gli esseri umani devono la loro vita alla Natura, però la trattano senza nessuna considerazione: sono convinti di poter creare qualcosa di meglio, loro! Specialmente i signori scienziati: magari hanno delle intelligenze superiori, ma il male è che ignorano completamente quello che c'è nel profondo del cuore della Natura, e inventano solo cose che alla fine rendono la gente infelice, e sono orgogliosi delle loro invenzioni. E quello che è peggio è che la maggior parte della gente da grande valore a quelle invenzioni: e le considerano come se fossero dei miracoli, e adorano quelli che le hanno fatte, e non si rendono conto che quelle cose guastano la natura e di conseguenza anche loro alla fine saranno distrutti. Non occorrono gli scienziati per dirci che le cose più necessarie alla nostra vita son l'aria e l'acqua pulite, che producono per noi gli alberi e il verde. Però la gente continua ad avvelenare tutto, e a perdere tutto allegramente."  

Nel segmento "Il demone che piange", è denunciata la mostruosità del capitalismo, che in nome del profitto contamina e distrugge ogni cosa, lasciando solo terra bruciata. Questo dice il dannato, torturato da un rimorso perenne quanto vano:

"Quando ero un essere umano, avevo un'azienda di prodotti agricoli. Ricordo, quando i prezzi calavano, che facevo scaricare tonnellate di latte dentro il fiume. Facevo spiaccicare cipolle, patate, cavoli e frutta con i bulldozer. Che cosa insensata!"


Contenuti profetici

Il segmento "Fuji in rosso" ha preconizzato il disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi, avvenuto nel 2011, ben 21 anni dopo l'uscita del visionario film di Kurosawa. 
Il Monte Fuji (富士山 Fuji-san), chiamato impropriamente Fujiyama, è un enorme vulcano alto 3.776 m, situato sull'isola di Honshū. Essendo tuttora attivo e capace di imponenti eruzioni, è temutissimo dalla popolazione nipponica - oltre che oggetto di un devoto culto Shintō. La decisione degli scienziati materialisti di costruire un'imponente centrale nucleare sulle sue pendici è doppiamente colpevole: 
1) Non tiene in alcun conto i problemi di sicurezza;
2) Viola la sacralità del luogo.
Quindi, secondo i dettami della religione ancestrale Shintō, l'opera è un sacrilegio e coloro che lo hanno reso possibile sono contaminati dalla Colpa Ontologica (穢れ kegare). Quello che accade è colpa loro e ricade su tutta la popolazione dell'Arcipelago, che ha accettato un simile abominio. 
Le stesse cose si possono dire a proposito di coloro che hanno costruito l'impianto di Fukushima Dai-ichi in una posizione estremamente fragile e critica, proprio in riva all'Oceano. In un Paese in cui i maremoti sono molto comuni, questa è stata la più sciagurata tra le scelte possibili! Il Giappone è piccolo, dice l'ingegnere nei momenti più allucinati del segmento "Fuji in rosso": non esiste un luogo in cui fuggire, in cui trovare un sicuro riparo, l'unica via che resta è affogare nelle acque marine. Questo può essere detto anche della Terra, un pianeta che è come un minuscolo grumo di polvere alla deriva nello spazio interstellare. Il genere umano si è riprodotto a dismisura, ha soffocato ogni cosa col suo brulicare e non c'è più speranza alcuna. Ora cosa si farà? 


L'Estremo Transito 

L'idea taoista e indifferenziata del segmento "Il villaggio dei mulini" è in nettissima contraddizione con l'angosciante realtà narrata nel segmento "Il tunnel", che si ispira alla cupissima visione dell'Oltretomba tipica dell'Occidente precristiano. Sequenza dopo sequenza ci immergiamo in quello che i Greci chiamavano Ade e che per i Vichinghi era Hel. Gli elementi ci sono tutti. I Morti sono autentiche larve, spettri che conservano soltanto una vaga forma di ciò che sono stati in vita, quando erano fatti di carne, ossa e sangue. Un predatore mostruoso dall'aspetto di cane feroce ha il compito di impedire alle ombre dei trapassati di ritornare nel mondo dei vivi. Non è possibile sfuggirgli. Si capisce che il soldato Noguchi voleva abbandonare gli Inferi, allucinando il vago lucore della sua casa natale. Segue l'eruzione del plotone, che viene rimandata da dove è venuta, con difficoltà. Tuttavia alla fine è proprio il comandante a rendersi conto di dover seguire lo stesso cammino dei suoi uomini! Non può essere ammesso alcun Ritornante nella Terra dei Vivi!  Kurosawa ha trovato in Occidente ciò che gli serviva per fabbricare questo potentissimo flusso di immagini contro la guerra. Ne espongono in modo radicale l'insensatezza! 


La Colpa Ontologica 

I primi due segmenti, "Raggi di sole nella pioggia" e "Il pescheto", non sono stati capiti dalla critica occidentale, superficialissima e portata per natura a trascurare tutto ciò che non è interpretabile in chiave politica. Così tutto ciò che non è banale metafora o  litigiosa partigianeria viene liquidato come "folklore", senza alcuna possibilità di approfondimento. La Volpi (Kitsune) non sono ovviamente canidi fulvi come ci immaginiamo: sono Demoni. Il ragazzino che ha la sventura di vederle assume su di sé un peccato che non è connesso in modo lineare alla sua volontà e alla fantomatica proprietà del libero arbitrio (la disobbedienza consapevole). Egli vede le Volpi e questo atto gli trasmette la colpa; le Volpi, a causa di questa trasmissione, si adirano. La colpa sarebbe stata trasmessa anche a un viandante casuale, privo di qualunque intenzione. Così, nel segmento "Il pescheto", il bambino riesce tramite percorsi tortuosi ad espiare la colpa che ha ereditato in quanto figlio degli abbattitori del pescheto. Anche nel segmento "La tormenta" compare questo concetto ostico per un abitante del Bel Paese: la Donna delle Nevi è un demone che compare per colpa di chi la vede. Per il solo fatto di vederla e di udire le sue parole, lo scalatore commette qualcosa di male. Eppure riesce a liberarsi dalla maledizione, in un modo oscuro. Se ne accorge soltanto quando la neve sparisce ed avvista il campo. Non si sa bene perché questo succede. 


Produzione 

Kurosawa ebbe notevoli difficoltà a ottenere finanziamenti dagli studi cinematografici giapponesi, tra cui quello con cui lavorava di solito, Toho. Il regista attribuiva gran parte della colpa alla sua critica politica al programma nazionale di energia nucleare, che caratterizzava il suo film ed era considerata antipatriottica. Per fortuna non si diede per vinto e cercò aiuto negli States: inviò una copia della sua sceneggiatura a Steven Spielberg, che la apprezzò e contribuì a fargli ottenere un contratto tramite la Warner Bros, mentre George Lucas (già finanziatore di Kagemusha - L'ombra del guerriero), fece in modo che la sua società Industrial Light & Magic (ILM) fornisse gli effetti speciali al prezzo di costo. Il film è stato coprodotto dal figlio di Kurosawa, Hisao, e da suo nipote, Yasuo "Mike" Inoue. La costumista Emi Wada è stata aiutata dalla figlia di Kurosawa, Kazuko. 
Ishirō Honda è stato consulente creativo per il film. Negli anni si è diffusa l'idea infondata che Honda abbia diretto "Il tunnel" e per alcuni anche "Il demone che piange". In realtà, a quanto appare accertato, Kurosawa gli ha chiesto di istruire gli attori nel segmento "Il tunnel" su come marciare e tenere le loro pistole. Gli sembrava la persona più qualificata per farlo, data della sua esperienza nell'esercito. 


Van Gogh, Scorsese e i corvi

Martin Scorsese si prese una pausa dalle riprese di Quei bravi ragazzi (Goodfellas, 1990) per partecipare a Sogni, interpretando il ruolo di Vincent Van Gogh. Le sue scene furono girate in un solo giorno. A detta di Teruyo Nogami, il cineasta americano era estremamente nervoso per le troppe battute che gli erano state attribuite. In seguito, lo stesso Scorsese affermò di aver ricevuto molte istruzioni meticolose e di averle imparate a memoria anche se di solito faceva affidamento sulle sue capacità di recitazione. Akira Kurosawa era un fan di Vincent van Gogh; sia lui che sua moglie apprezzavano Le lettere a Theo dell'artista olandese e ritoccarono personalmente molte delle riproduzioni delle sue opere viste nella scena della mostra. Un anno prima delle riprese, la troupe aveva ripiantato un campo d'orzo con del grano per riprodurre "Campo di grano con corvi". Circa 100 corvi catturati dagli abitanti di Hokkaido furono tenuti in gabbie nascoste nel campo ai lati dell'inquadratura e liberati su comando di Scorsese. Secondo l'assistente alla regia Takashi Koizumi, la musica che notoriamente gli uccelli detestano veniva suonata per farli volare all'interno dell'inquadratura. Sono anche stati aggiunti digitalmente alcuni corvi fittizi. Tutto ciò è notevole, anche se ritengo che sia necessario evitare di infastidire i corvi, animali intelligentissimi, dotati di prodigiosa memoria e molto vendicativi. 
Nota: 
Spinto da una specie di precognizione, Kurosawa aveva immaginato che il ruolo di Vincent van Gogh sarebbe stato interpretato da Martin Scorsese quando scrisse il film per la prima volta, basandosi sul suo primo incontro con lui sette anni prima.


L'influsso atmoferico

Kurosawa dichiarò in un'occasione: "I tipi di tempo in ogni segmento creano l'atmosfera o hanno un significato simbolico, che si tratti della pioggia-arcobaleno in "Sole attraverso la pioggia" e del suo significato tradizionale basato sul folklore, oppure della tempesta di neve in "La tormenta" che rappresenta i momenti difficili della vita in cui bisogna perseverare per raggiungere il proprio obiettivo, delle raffiche di vento in "Fuji in rosso" che danno al segmento il tono del caos e della turbolenza, e infine del contrasto tra le pesanti nuvole di "Il demone che piange" e il sereno clima soleggiato di "Il villaggio dei mulini". A prima vista parrebbe che il cineasta nipponico, conoscendo la natura futile dei suoi intervistatori, abbia volutamente evitato di fare riflessioni troppo filosofiche e impegnate. Tuttavia, è risaputo che le genti del Sol Levante hanno una cura maniacale dei particolari paesaggistici: vivono in un mondo tutto loro, fatto di equilibri e di armonie sottilissime che noi facciamo molta fatica a cogliere. 

 
Segmenti cancellati 

In origine, il film di Kurosawa doveva essere composto da 11 segmenti, ridotti a 9 prima che le riprese iniziassero. Circa tre mesi dopo, anche il nono segmento fu abbandonato. Secondo la direttrice di produzione Teruyo Nogami, le ragioni di questa scelta sarebbero state di natura economica: si stimava che il nono segmento e le riprese in esterni negli Stati Uniti avrebbero avuto un costo di circa 3 milioni di dollari sui 14 milioni di dollari del budget del film (di cui ne sono stati usati 12). Una spesa giudicata insostenibile. Con buona pace della Nogami, penso che sia più plausibile una diversa spiegazione: siccome il film dura due ore già con otto episodi, la sua lunghezza sarebbe stata eccessiva realizzandone anche soltanto uno in più. 
Ecco la sommaria descrizione dei tre segmenti cancellati: 
1) Il protagonista vola assieme a un angelo, sfrecciando attraverso il cielo e lo spazio. La realizzazione delle scene di volo, troppo difficile con i mezzi tecnologici dell'epoca, avrebbe avuto costi proibitivi.
2) Una divinità del Buddhismo giapponese punisce i bonzi di un importante tempio di Kyoto a causa della loro protesta per le tasse troppo alte. La tematica dei bonzi avidi e corrotti ritornerà in Madadayo - Il compleanno (1993), facendomi sospettare che il regista fosse un discendente dei Kirishitan, i cristiani perseguitati durante l'Epoca Edo. A quanto pare, il regista fu convinto a non realizzare il segmenti perché gli fu detto che al mondo non interessava nulla della situazione dei templi di Kyoto e delle rogne dei bonzi!  
3) Mentre "Io" fa colazione in un hotel straniero, una trasmissione televisiva annuncia la fine di tutte le guerre. Il genere umano è riuscito a scongiurare la catastrofe nucleare. Irrompe la Pace e tutti gettano via le armi, urlando di gioia. Il titolo in inglese doveva essere "A Wonderful Dream"In una mossa simile alla scena della rottura della quarta parete di un altro film del regista, Una meravigliosa domenica (素晴らしき日曜日 Subarashiki nichiyobi1947), il pubblico nel finale doveva essere invitato a unirsi agli applausi.

Un sorprendente caso di effetto Dunning-Kruger 

Con mio grande stupore, mi sono imbattuto in un blog che rinomina quasi tutti i segmenti del film di Kurosawa in un modo completamente arbitrario, di pura invenzione; soltanto due sono uguali all'originale. Ecco l'elenco:

1) Le nozze delle volpi
2) Il pescheto
3) La tormenta e la speranza
4) La follia della guerra
5) La sindrome di Stendhal
6) Premonizioni
7) Demoni
8) Il villaggio dei mulini.

Poi il blogger, che non nominerò, afferma candidamente: "Per comodità ho titolato i vari sogni: sono piuttosto diversi da quelli che ho trovato nomenclati da alcuni critici."
No! Non si possono nominare ad mentulam canis i segmenti come si vuole, pensando che i titoli originali siano un'invenzione dei critici! Questo è un esempio lampante di effetto Dunning-Kruger: chi sa poco crede di sapere tutto e nega che si possa sapere di più di ciò che sa; può anche diventare aggressivo.