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domenica 1 dicembre 2024


DEATHSTALKER III -
I GUERRIERI DELL'INFERNO 

Titolo originale: Deathstalker III:
       Deathstalker and the Warriors 
from Hell
Paese di produzione: Messico, Stati Uniti d'America
Anno: 1988
Durata: 86 min
Genere: Fantasy, azione, avventura 
Sottogenere: Sword and sorcery
Regia: Alfonso Corona
Sceneggiatura: Howard R. Cohen
Produttore: Alfonso Corona, Antonio De Noriega
Produttore esecutivo: Roger Corman, Robert North 
Produttore associato: Anna Roth 
Supervisore di produzione: David Frost, Ray Perez  
Distribuzione: Concorde Pictures
Fotografia: Xaviar Cruz
Montaggio: Ernesto Guillén, Guadalupe Ramírez
Effetti speciali: Miguel Vazquez 
Musiche: Israel Torres, Alejandro Rulfo
Scenografia: Rebeca Barcenas 
Costumi: Celia de Regill
Trucco: Lucrecia Muñoz, Araceli Aramburu 
Effetti visivi: Antonio Muñoz Ravelo 
Primo assistente alla regia: Alejandro Todd
Secondo aiuto regista: Lita Vertiz 
Assistente di produzione: Deborah Shapiro 
Direttore di produzione: Mike Elliott
Direttore artistico: Francisco Magallón 
Guardaroba: Gloria Sierra, María Elena López
Continuità: Lourdes Álvarez
Interpreti e personaggi:
    John Allen Nelson: Deathstalker
    Carla Herd: Carissa / Elizena
    Thom Christopher: Troxartas
    Terri Treas: Camisarde (amante di Troxartas)
    Aarón Hernán: Nicias
    Roger Cudney: Inaros
    Agustín Salvat: Makut
    Claudia Inchaurregui: Marinda
    Mario Iván Martínez: Predicatore 
    Carlos Romano: Gragas
    Erika Carlsson: Khorsa  
    Arturo "Art" Camacho: Ragazzo 
    Alejandro Bracho: Guerriero morto
    Lizetta Romo: Guerriero morto 
    Antonio Zubiaga: Soldato 
    Manuel Benítez: Soldato
    Francisco Avendaño: Pyron 
    Patrick Welsh: Nocchiero 
    Miguel Ángel Fuentes: Prima guardia del corpo
    Oscar Serafin: Seconda guardia del corpo 
    Paco Pharrez: Contadino 
    Julio Monterde: Allevatore  
    Xorge Noble: Primo ladro
    Armando Molina: Secondo ladro 
    José Gómez Parcero: Guerriero morto
    Jesús Juárez: Guardia del corpo minuscola 

Dati erronei nella Wikipedia in italiano: 
  Fotografia: Leonardo Rodríguez Solís
  Montaggio: John K. Adams, Silvia Ripoll
  Effetti speciali: John Carl Buechler
  Musiche: Óscar Cardozo Ocampo
  Scenografia: Emilio Basaldua
  Costumi: María Julia Bertotto
  Trucco: R. Christopher Biggs, John Carl Buechler

Titoli in altre lingue: 
   Tedesco: 
   Francese: Le guerrier de l'enfer 3 
   Spagnolo: Deathstalker y los guerreros del infierno; 
         Deathstalker 3 
   Russo: Ловчий смерти и воины ада 
   Polacco: Łowca śmierci 3: Deathstalker i Wojownicy
         z Piekieł 
   Ungherese: Halálvadász és pokolbéli harcosok 

Trama: 
In un mondo fantasy anglosassone, tipicamente medievale, il robusto Deathstalker e l'anziano mago Nicias viaggiano di villaggio in villaggio, vivendo dei proventi del loro ingegno e della creduloneria popolare.  
Durante una festa, la principessa Carissa chiede a Nicias se possieda una pietra magica capace di combinarsi con quella in suo possesso; unite, le due pietre causerebbero l'apparizione della ricca e magica città di Arandor, di cui Nicias è considerato l'ultimo discendente. Il mago le indica dove trovare la seconda pietra, custodita dal malvagio stregone Troxartas nella terra di Southland. Troxartas, che è effeminato e ambizioso, brama la pietra di Carissa per accrescere a dismisura il proprio potere, fino ad estenderlo su ogni nazione del globo. 
A questo punto Makut, luogotenente di Troxartas, fa irruzione nella festa a capo della sua cavalleria corazzata. Nicias riesce a fuggire teletrasportandosi. Deathstalker inizialmente riesce a fuggire insieme a Carissa, ma i soldati li raggiungono. Carissa consegna la pietra a Deathstalker, morendo poco dopo a causa delle ferite. 
Deathstalker giunge a Southland, dove in circostanze grottesche incontra Elizena, la sorella gemella di Carissa,  che è promessa sposa di Troxartas, nonostante questi sia evidentemente un sodomita passivo. Makut si mette sulle tracce di Deathstalker, il quale trova rifugio nella tenda di Elizena. La sua copertura salta quando la donna si accorge che lui la stava minacciando soltanto con un ramoscello e non con il suo gigantesco membro virile. Deathstalker riesce comunque a sgattaiolare via e a far perdere le sue tracce. Inoltratosi in una terra semi-desertica, il giovane si imbatte in due donne cavernicole e grossolane, Marinda e sua madre, che gli offrono ospitalità e lo nutrono con una gran massa di patate bollite. 
Affascinata da Deathstalker, Marinda gli si concede, approfittando del fatto che sua madre dorme. Lui la penetra, la soddisfa e le lascia dentro lo sperma. Poi di due fuggono assieme proprio un attimo prima che Makut arrivi alla casa, ma presto si separano. 
Scoperto di doversi scontrare con il temibile Deathstalker, Troxartas ha un incontenibile attacco di diarrea e si smerda. Poi, ricompostosi, decide di ricorrere a un'arma estrema: usa i propri poteri magici per resuscitare tutti i nemici che ha sconfitto, in passato allo scopo di catturare l'eroe leggendario. La magia funziona e dalle catacombe sorge così un esercito di zombie.
Sospettando che le guardie di Elizena abbiano favorito la fuga di Deathstalker, Makut ordina alle sue truppe di ucciderle. Più tardi, la nobildonna incontra casualmente Deathstalker nel bosco; i due finalmente si presentano in modo civile. Al mattino lei riparte, ma viene presto aggredita da due uomini che tentano di violentarla. Troxartas, che si trova nei paraggi in cerca di cazzi, indossando un velo femmineo, interviene facendo giustiziare gli aggressori dai suoi uomini-zombie. Quindi conduce Elizena al proprio castello per sposarla, come previsto nei suoi piani. Deathstalker li segue e si infiltra nel castello di notte, ma viene scoperto dallo stesso Troxartas, che esige la pietra. Elizena entra nella stanza, vestita con un abito rosso; una guardia sbuca da dietro una libreria e stordisce Deathstalker. Troxartas riesce ad impossessarsi della pietra di Deathstalker. Resosi conto che è necessaria una terza pietra per sprigionarne la magia, Troxartas convoca la Domina Camisarde, l'amante che gli infila i falli finti nell'ano, e le ordina di torturare Deathstalker per farsi rivelare dove si trovi questa terza pietra. Deathstalker riesce a fuggire e incatena la donna malvagia alla parete della prigione sotterranea.
Nel frattempo, in un'altra parte del castello, la magia di Nicias lo teletrasporta inavvertitamente all'interno della fortezza. Troxartas, preso dalla frenesia, lo cattura e intende arruolarlo nel proprio esercito qualora la sua magia non riuscisse a trovare la terza pietra. 
Di notte, nel bosco, Deathstalker ritrova Marinda. I due si imbattono in alcuni guerrieri-zombie di Troxartas vicino a un falò. Tra loro, Deathstalker riconosce Gragas, che aveva ucciso in precedenza durante un leale duello. Gragas rivela che i non morti sono costretti a obbedire a Troxartas poiché le loro anime sono custodite in alcune giare all'interno del castello. Deathstalker propone un patto: recupererà le giare se loro lo aiuteranno a combattere contro Troxartas. Chiede inoltre a Marinda di avvisare la Banda del Nord affinché li supporti nell'invasione del castello. Nel frattempo, al castello, Elizena scopre di essere tenuta in ostaggio finché non verrà ritrovata la terza pietra. Conduce Deathstalker nel luogo in cui è rinchiuso Nicias; lì scoprono che la terza pietra era sempre rimasta nascosta tra le mura della fortezza. La Banda del Nord giunge sul posto e Deathstalker riesce a liberare le anime. Una volta liberi, i guerrieri-zombie si rivoltano contro Troxartas e il suo esercito. Durante un duello con Deathstalker, un guerriero uccide Makut scagliandogli una freccia. Troxartas uccide Marinda, ma finisce ucciso da Deathstalker, penetrato nel ventre dalla spada!
Le tre pietre sono finalmente unite e grazie alla loro magia si forma la città segreta di Arandor. La pace è ristabilita sulla Terra. Alla morbosa Camisarde, che ora indossa abiti viola, viene assurdamente concesso di restare in vita e di muoversi in totale libertà. Presa dal desiderio di introdurre una plug in un ano maschile, cerca di blandire il mago Nicias. La principessa Elizena, ora vestita di bruno, si congeda da Deathstalker, che parte al galoppo verso il tramonto alla ricerca di nuove avventure: si è rifiutato di romperla! 


Recensione: 
Questo è il terzo capitolo di una serie di film scadenti di diversi registi. I primi due sono i seguenti: 
Deathstalker (Deathstalker, 1983),
    diretto da James Sbardellati;
Deathstalker II - Duello di titani (Deathstalker II, 1987),
    diretto da Jim Wynorski.
L'ultimo è questo: 
Deathstalker IV: Match of Titans (Deathstalker IV, 1990), 
   diretto da Howard R. Cohen.
La vera mente dietro queste creazioni è quella del produttore Roger Corman! Nel 1982, il film Conan il Barbaro con Arnold Schwarzenegger registrò un successo planetario. Roger Corman, famoso per la sua abilità camaleontica nel creare rapidamente film a basso costo che imitavano i grandi successi di Hollywood, decise all'istante di produrre una pellicola di genere sword and sorcery ("spada e stregoneria" o "spada e magia"). Il nome dell'eroe doveva suonare macho, violento, oscuro ed epico, esattamente come "Conan". Fu così che assieme allo sceneggiatore Howard R. Cohen, Corman diede vita al primo Deathstalker nel 1983. Tradotto alla lettera, Deathstalker significa "Inseguitore della Morte" e ha una semantica volutamente ambigua. Potrebbe infatti trasmettere due concetti distinti: "colui che insegue la Morte stessa" oppure "colui che insegue per conto della Morte". Poi l'eroe è un bonaccione, ha un carattere gioviale e si capisce che non farebbe male a una mosca, ma questo conta poco. Il produttore e lo sceneggiatore non avevano in mente una complessa filosofia linguistica, bensì una precisa operazione commerciale e di marketing. Credo di essere il solo a gettar via il mio tempo facendo filologia su un escremento di celluloide.

Una lunga ricerca 

Avevo visto alcune sequenze del film scanalando all'epoca in cui ancora guardavo la televisione. Lì per lì non mi era sembrato particolarmente interessante. Poi, a distanza di anni, mi si è risvegliata la curiosità. Ho sviluppato una fissazione, perché lo stregone aveva una certa somiglianza con il mio relatore di tesi. Il problema è che ricordavo poche informazioni e che nel Web non riuscivo a trovare nulla. Mi sono così deciso a chiedere aiuto, prima sul sito Memocinema.com, dedicato al recupero di titoli di film a partire da trame frammentarie, poi su quel pestilenziale social che è Quora. I risultati sono stati deludenti. Riporto una sintetica cronistoria dei miei patetici tentativi. 


Lo stregone Rexardas

"Era un fantasy. Un potente e temutissimo stregone si chiamava Rexardas o qualcosa del genere. Il nome mi è rimasto impresso. Aveva la sua fortezza in un immenso bosco di sequoie ed era particolarmente geloso di una bellissima donna che teneva prigioniera (eppure non mi sembrava che fosse un uomo particolarmente virile, diciamo così). Alcuni cavalieri raggiungevano Rexardas per abbattere il suo potere e venivano a loro volta presi prigionieri. Non ricordo altro."
(Pubblicato il 29/11/2020 su Memocinema.com)

"Qualcuno si ricorda di un film il cui protagonista era uno stregone di nome Rexardas?"
(Pubblicato nel 2021 su Quora) 

A queste richieste non sono state date risposte soddisfacenti. Un utente di Quora era convinto che il film da me descritto fosse tratto dal videogioco GOTHIC, dove aveva una parte importante uno stregone chiamato Xardas. L'appellativo Re Xardas sarebbe stato da me agglutinato in Rexardas. In altre parole, il mio sarebbe stato un mondegreen. Il punto è che non era vero. Non avevo mai giocato a GOTHIC, né avevo mai visto il relativo lungometraggio. Avevo un bell'insistere a dire che avevo visto il film fantasy ben prima che realizzassero GOTHIC. I "maghi di Quora" non ascoltano, proprio come gli scemi di merda dei gruppi di Facebook. Esasperato, ho lasciato cadere la questione per un po'.

La distorsione: da Troxartas a Rexardas

Sono riuscito a giungere a capo della mia impresa per pura e semplice serendipità. Quando ho trovato nel Web la menzione del nome Troxartas, ho avuto un'illuminazione e ho compreso tutto. Ho recuperato il film in YouTube e l'ho visionato. Già nella versione in lingua originale del film, si nota che il nome Troxartas è pronunciato spesso come Troxardas. Questa caratteristica si è conservata anche nella versione in italiano. Da qui, il mio apparato uditivo deve aver percepito poco la consonante occlusiva iniziale t-: Troxardas è così diventato Roxardas, che nei miei banchi di memoria stagnante ha dato infine il suo esito: Rexardas. Deve aver giocato un ruolo importante l'associazione al latino rex "re" e all'antroponimo Rexor, portato da un sacerdote di Thulsa Doom nel film Conan il Barbaro di John Milius (1982).

Etimologia di Troxartas 

Ebbene, il nome Troxartas (o Troxartes) è greco e significa "Rosicchiatore di pane", "Rodipane". Nella grafia originale è Τρωξάρτας, Τρωξάρτης. Si trova nella Batracomiomachia (Βατραχομυομαχία, "battaglia delle rane e dei topi), una parodia dell'Iliade d'incerto autore, dove è portato da un topo. La creazione del nome Troxartas aveva un intento ben preciso: sfottere i Persiani. Numerosi nomi persiani erano composti che includevano l'elemento arta-, -artas, -artes "giusto, retto". Imitando il suono di un nome persiano, ma dandogli un'etimologia greca ben comprensibile (e poco nobile), l'autore del poemetto raggiungeva il suo scopo satirico: ecco un persiano tronfio, che si chiamava in modo altisonante, mentre in realtà era soltanto un miserabile roditore. Questa è propaganda anti-persiana di epoca antica. 


La sessualità di Troxartas

Lo stregone di Southland è caratterizzato da una sessualità ambigua come quella di Loki, con una fortissima predilezione per i ruoli passivi. È effeminatissimo, si trucca gli occhi, in un'occasione porta addirittura il velo e lancia sguardi lascivi sodomitici, desiderando comportarsi come una giumenta in calore con gli stalloni. Le radici storiche di questa natura di Troxartas sono da ricercarsi nella tradizione norrena, in cui lo stregone è considerato un effeminato (argi, ragi). Roger Corman era abbastanza fissato con questo genere di tematiche, ad esempio ha mostrato Thor adirato che fulminava gli uranisti (si veda La leggenda vichinga, 1958). Questo però non basta. Troxartas è ancora più abietto secondo gli standard dell'antica morale dei popoli germanici, perché si sottomette a una donna, Camisarde, che è la sua padrona e lo penetra con il dildo. Stando a questa concezione del mondo, in questo atto lo stregone è annientato dall'umiliazione di essere non solo meno di un maschio, ma addirittura meno ancora di una femmina. E l'estrema umiliazione gli fa provare piacere. Diciamo che il calvo Thom Christopher ha interpretato un ruolo a dir poco peculiare, che quasi tutti avrebbero rifiutato. Soltanto i fan della saga di Deathstalker sembrano non aver capito nulla delle depravazioni del personaggio. 

Il potere di Troxartas

Immagino che un pubblico rozzo e ignorante porrebbe questa domanda: "Perché Troxartas ha autorità se è un ricchione?" La risposta è semplice: "Perché la gente superstiziosa ha terrore di chi traffica con i morti, specie se gli sono attribuiti poteri magici (non necessariamente reali)". Troxartas può dar libero corso alla sua natura bizzarra proprio per questo motivo. Evoca i morti, anima i cadaveri: tutti battono i denti in preda allo spavento. Temono che un simile triste destino di resurrezione zombesca possa toccare anche a loro. La paura non implica tuttavia il rispetto. Infatti, non appena la magia dello stregone si dissolve con la sua morte, tutto ciò che ha costruito nella sua vita crolla in modo impietoso quanto subitaneo. 

Etimologie varie

Vediamo che alcuni nomi che compaiono nel film hanno un'origine riconoscibile. 

1) Gragas deriva dal norreno grágás "oca grigia" (da grá- "grigio" + gás, gǫ́s "oca"). Il nome è formato male, perché la parola norrena è di genere femminile: non è quindi adatta come nome maschile.
2) Inaros è il nome grecizzato di un principe ribelle egiziano, morto crocefisso o impalato, probabilmente nel 454 a.C.; l'antroponimo deriva da ˁIrt n ḥr r w "l'Occhio di Horus è contro di essi".
3) Khorsa "Figlia del Sole" deriva dallo scitico, sarmatico e alanico khors "sole". 
4) Nicias deriva dal greco Νικίας (Nikías) "Vittorioso". Deriva da νίκη (níkē) "vittoria", "trionfo", con l'aggiunta del suffisso -ίας (-ías) usato per formare nomi propri di persona maschili. 

Un caso particolarmente interessante è quello del nome del luogotenente Makut. Esistono due possibilità di interpretazione: 
i) In albanese makut significa "ghiottone, ingordo, goloso".
ii) Nel creolo haitiano makout indica una specie di orco che secondo le superstizioni locali girerebbe con un sacco alla ricerca di bambini da rapire. 

Evidentissima è l'origine anglosassone del toponimo Southland "Terra del Sud". Una possibilità è che Corman e Cohen sfogliassero libri alla ricerca di nomi allettanti, mentre in altri casi sceglievano semplici alterazioni di nomi comuni. 

Un medioevo pagano con un sostrato cristiano

Il mondo di Deathstalker è sostanzialmente pagano, si hanno pochissime tracce dell'esistenza del Cristianesimo, che consistono in frammenti del patrimonio onomastico. 

Nomi di origine cristiana: 
1) Carissa deriva dal latino cārus "caro", formato come Clarissa da clārus "chiaro"; esiste anche l'aggettivo carissus "intelligente, ingegnoso", da cui carissa "intelligente, ingegnosa" - che è di evidente origine etrusca, dalla radice car- / cer- "costruire", "fare". 
2) Elizena è un chiaro ipocoristico di Elizabeth. 
3) Marinda è un chiaro ipocoristico di Maria.

Un nome problematico e anacronistico è Camisarde, femminile del francese camisard, che storicamente si riferisce ai Protestanti Ugonotti della regione delle Cévennes che insorsero all'inizio del XVIII secolo contro le persecuzioni di Luigi XIV. Come si può ben capire, è qualcosa che non si inserisce nel contesto del film.

Tutto è molto confuso. A un certo punto si trova anche un riferimento agli Angeli, mentre a poca distanza sono menzionati gli Dei. Un personaggio che non sono riuscito a identificare, è denominato "Predicatore" (nell'originale "Preacher"). Non mi sembra di aver visto da nessuna parte fratacchioni, preti o altri ecclesiastici. Ho visionato alcune sequenze di Deathstalker II - Duello di titani, notando un cimitero con croci, che mi è sembrato più un residuo simbolico di un passato cristiano che la prova di un culto ancora attivo. In ogni caso è anche vero che non si vedono tracce di religioni organizzate non cristiane, come ad esempio il paganesimo germanico. Non ci sono templi né sacrifici di sangue. C'è soltanto la pratica sfrenata della magia, che riveste un ruolo assolutamente dominante. 

Non è necessario pensare a un mondo alternativo fantasy dall'architettura storica, linguistica e culturale coerente: gli sceneggiatori di questo genere di B-movie prendevano le idee dalle fonti più disparate e le mettevano assieme senza andare troppo per il sottile. Si noti la presenza delle patate, che nel contesto stonano molto. E che dire della sopravvivenza di genti con tecnologia neolitica, che usano frecce dalla punta di pietra scheggiata? Mi ripropongo di visionare, analizzare e recensire tutti i film della serie di Deathstalker per poter avere un quadro più completo.

lunedì 5 agosto 2024

ETIMOLOGIA E ORIGINI DEL BIANCOMANGIARE

Oggi conosciamo col nome di biancomangiare (o bianco mangiare) un dolce al cucchiaio a base di latte, privo di uova, aromatizzato con cannella e altre ingredienti come la scorza di limone o la vaniglia, che si trova in diverse regioni d'Italia: è soprattutto tipico della Sicilia, ma si trova anche in Sardegna e in Valle d'Aosta. Deriva da una delle preparazioni culinarie più importanti, radicate e diffuse del Medioevo, che può essere associata alla civiltà cortese in tutta Europa. Ne esistevano numerose ricette, sia dolci che salate. Ad esempio, poteva essere preparato con petto di pollo o di cappone lessato e sfilacciato, con amido di riso come addensante. Poteva essere aggiunto persino del lardo. Un aroma molto usato era l'acqua di rose. Per dolcificare si usavano abbondanti quantità di zucchero. La versione quaresimale era fatta con pesce e latte di mandorle, in modo tale da renderla compatibile con le prescrizioni della Chiesa Romana (che all'epoca vietava in tempi di magro non soltanto la carne, ma anche uova, latte e latticini). Il nome del biancomangiare traeva origine dal fatto che gli ingredienti utilizzati erano tutti rigorosamente bianchi. Questa non era una pura e semplice scelta estetica, avendo invece profondi significati simbolici e religiosi: simboleggiava innanzitutto la purezza, l'ascetismo, la nobiltà e il prestigio. La generale assenza di uova è a mio avviso da considerarsi un'allusione alla castità. L'uovo era infatti considerato un simbolo dell'atto sessuale. Si noterà che non era invece percepita alcuna connessione sessuale con ingredienti a base di porco! 
Nonostante la forte tradizione del colore bianco, in epoca postmedievale i cuochi iniziarono a colorare le preparazioni con svariati pigmenti per creare giochi cromatici nei banchetti di corte. 


Denominazione: biancomangiare 
Varianti:
    bianco mangiare,
    mangiare bianco, 
    bramangeri,
    bramangere, 
    bramagére, 
    blanmangieri, 
    blanche mangieri, 
    balmagier 
Origine: Francese antico (Lingua d'oïl)
    Forma originale: blanc mangier 
    Francese moderno: blanc-manger
Nota:
In francese antico la consonante finale -r era pronunciata. Si è conservata nei prestiti in italiano e in altre lingue. 

Diffusione: XII - XIII secolo 
Attestazioni in ricettari (XIII - XIV secolo): 
     Henrik Harpenstræng (1164 - 1244);
     Liber de Coquina; 
     Anonimo Meridionale
Attestazioni in ricettari (XV secolo): 
    Bartolomeo Sacchi 
    Maestro Martino (Martino da Como) 
Attestazioni in ricettari (XVI secolo): 
     Cristoforo di Messisbugo;
     Ulisse Aldrovandi; 
Denominazioni in altre lingue 
  Provenzale antico (Lingua d'oc):
      manjar blanc, 
      manchar blanc,
      manhar blanc,
      mengar blanc 
  Catalano: menjar blanc, menjablanc   
  Spagnolo: manjar blanco 
  Sardo: pappai biancu, papai-biancu
     (forma articolata: su pappai biancu, etc.)
  Siciliano: bbiancumanciari, manciari jancu
  Inglese: blancmange (pronuncia /bl
ə'manʒ/) 
      Varianti: 
          blancmanger,
          blankmanger, 
  
        blamang, 
          blank maunger,
          blomanger 
 
  Anglo-normanno: blanc desirree 
  Tedesco:
Blamensir, Mandelsulz, Flammeri
  Olandese: blanc mengier, calijs
  Danese (XIII secolo): hwit moos 
  Latino: cibarium album, cibus albus, albus cibus, 
         albus esus, alba comestio, leucophagum

A quanto spesso si legge, una ricetta simile a quella medievale sarebbe riportata con il nome di cibarium album in Apicio. In realtà questa denominazione e altre simili hanno origine nel latino rinascimentale. L'equivoco si deve al fatto che l'umanista e gastronomo Bartolomeo Sacchi, detto "Il Platina"(1421 - 1481), ha incluso diverse ricette di biancomangiare a complemento della sua edizione del De re coquinaria di Apicio. Era diffusa a quei tempi l'idea dell'origine catalana del biancomangiare, che per questo motivo era anche chiamato cibarium album catellonicum. 
Il naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi (1522 - 1605), sempre dottissimo e aulico, riporta la denominazione grecizzante leucophagum (plurale leucophaga). Era un'autorità in materia di mostri e di portenti, così gli veniva naturale inventare aberrazioni linguistiche, magari credendo che Marziale lo avrebbe capito. Questi umanisti erano talmente presi dalle loro elucubrazioni cervellotiche da essere convinti di avere una conoscenza totale del mondo degli Antichi. Pensavano di avere il potere magico di riempire le lacune, senza nemmeno sospettare di essere impegnati in un'opera di costruzione ex nihilo di un universo immaginario.


Origini oscure 

Una tradizione inveterata vuole che proprio il biancomangiare sia stato servito al banchetto tenuto nel 1077 da Matilde di Canossa (1046 - 1115) per la riconciliazione tra Papa Gregorio VII (nato Ildebrando di Soana, 1015 - 1085) ed Enrico IV di Franconia (1050 - 1106), che all'epoca portava il titolo di Re dei Romani e che era stato scomunicato a seguito dello scontro denominato "lotta per le investiture". Questo sarebbe il primo contesto in cui fa la sua comparsa il piatto in questione, tuttavia devo far notare che non si trova una fonte attendibile in grado di certificarlo. Il monaco Donizone di Canossa (circa 1071 - circa 1130), biografo della Contessa Matilde, compose un'opera intitolata De principibus Canusinis (nota tuttavia come Vita Mathildis o Acta Comitissae Mathildis), in cui si fa riferimento al banchetto del 1077 ma non si menzionano le pietanze che vi furono servite.

Da Oriente a Occidente

Il biancomangiare è una preparazione culinaria analoga a un dolce molto popolare in Medio Oriente, chiamato مهلّبية muḥalabiyya in arabo e مهلبی muhallebi in persiano. Il nome deriva dalla parola araba حليب ḥalīb, che significa "latte" (dal verbo حَلَبَ ḥalaba "mungere"). Esiste poi una falsa etimologia basata su una storiella ambientata nel VII secolo, che fa derivare il nome muḥalabiyya / muhallebi da quello di un generale arabo, Al-Muhallab ibn Abi Sufra, che avrebbe apprezzato moltissimo il dolciume servitogli da un cuoco persiano. Per filogenesi, il caso sarebbe tutto sommato simile a quello dei vincisgrassi: il popolino ama credere che un piatto possa ricevere il nome da qualcuno che lo ha particolarmente apprezzato in un'occasione importante, storica. 
Poi c'è la مأمونية ma'mūniyya (mamounia, manonia, manouniyeh), che è un elaborato budino siriano tipico di Aleppo. È preparato tostando il semolino nel burro o nel ghee (burro chiarificato) e cuocendolo in sciroppo di zucchero. Può essere servito caldo o freddo, guarnito con cannella e frutta secca, spesso accompagnato da formaggio a pasta filata o a crema. Il nome è fatto derivare da quello del Califfo Abbaside Al-Ma'mūn (786 - 833), che era un appassionato di culinaria e che sarebbe stato l'inventore di questo budino. La parola è stata presa a prestito in Europa e si è conservata a lungo: in un manoscritto anglo-normanno del XIV secolo si trova una ricetta denominata maumenee, mentre mamonia è sinonimo di cibus albus nel Libro de Arte Coquinaria di Maestro Martino (1450). 
L'ipotesi più accreditata nel mondo accademico è che il biancomangiare abbia avuto origine dal Medio Oriente, con l'introduzione del riso, delle mandorle e dello zucchero in Occidente da parte dei mercanti arabi. I budini esistevano già tra gli antichi Germani, ma erano piuttosto rudimentali: difficile poterli considerare precursori. Risulta evidente che il biancomangiare è il complesso risultato di una serie di stratificazioni culturali e di scambi. Non è chiaro come si sia formato il simbolismo del colore bianco nell'ambito cortese. Probabilmente non si riuscirà mai a fare piena luce su questi misteriosi aspetti del mondo medievale.

Una ricetta in medio alto tedesco 

La prima attestazione del nome del biancomangiare nella sua forma francese risale al XIV secolo, in un ricettario in medio alto tedesco tardo: Das Buoch von guoter Spîse (1350). L'ortografia è blamensier o blamenser. Ecco il testo: 

"Wilt du machen einen blamensier. Wie man sol machen einen blamenser. Man sol nemen zigenin milich. und mache mandels ein halp phunt. einen virdunc ryses sol man stozzen zu mele. und tu daz in die milich kalt. und nim eines hunes brust, die sol man zeisen. und sol die hacken dor in. und ein rein smaltz sol man dor in tun. und sol ez dor inne sieden. und gibs im genuc. und nimme ez denne wider. und nim gestozzen violn, und wirfe den dor in. und einen vierdunc zuckers. tu man dor in und gebs hin. Also mac man auch in der vasten machen einen blamenser von einem hechede."  

Traduzione:

"Come preparare un biancomangiare. Per preparare un biancomangiare, prendi del latte di capra e mezza libbra di mandorle. Riduci in farina un quarto di misura di riso e aggiungilo al latte freddo. Prendi un petto di pollo, sfilaccia la carne e uniscila al composto insieme a del grasso puro fuso; lascia cuocere il tutto a calore adeguato. Quindi togli dal fuoco. Infine, aggiungi delle viole pestate e un quarto di misura di zucchero, quindi servi. Anche durante la Quaresima, si può preparare un biancomangiare utilizzando il luccio."

Glossario:

eines hunes brust "un petto di pollo" 
   (alla lettera "petto di un pollo")
   tedesco attuale: 
   ein Hühnerbrust
ez "ciò" 
   tedesco attuale: es 
gebs "si dia" 
   tedesco attuale: gebe es
gibs "dagliene"
   tedesco attuale: gibt es, git's 
halp phunt "mezza libbra" 
    tedesco attuale: 
    Pfund "libbra", 
    Halb-pfund "mezza libbra",
    halbes Pfund "mezza libbra" 
im genuc "a sufficienza"
in die milich kalt "nel latte freddo"
rein smaltz "strutto puro" 
   tedesco attuale: 
   rein Schmalz 
sieden "bollire"
und tu daz "e fai questo"
  tedesco attuale: 
  und tu das
vierdunc, virdunc "quarto di misura"
violn "viole" 
  tedesco attuale: 
  Violen 
von einem hechede "da un luccio" 
   tedesco attuale: 
   Hechte "luccio"
zigenin milich "latte di capra" 
    tedesco attuale: 
    Ziege "capra" (l'aggettivo in -in è caduto in disuso)
    Milch "latte"
Note: 
Si vede come la lingua di questo documento mostri già numerose caratteristiche di quella moderna. Se nel titolo si ha il dittongo -uo- integro (Buoch, guoter), nel testo della ricetta notiamo la sua riduzione in -u- (hunes, tun). Si conserva la grafia ez "ciò" rispetto all'attuale es, oltre a daz "ciò" rispetto all'attuale das - ma è dubbio che perdurasse la distinzione tra le due sibilanti originali -z- e -s-: si notino le forme verbali contratte gibs (= gibt es) e gebs (= gebe es). Si trova un regolare genitivo singolare maschile in -es nel sintagma eines hunes "di un pollo": nim eines hunes brust "prendi un petto di pollo".  

Altre denominazioni tedesche: 
Mandelsulz, dal medio alto tedesco mandelsulze, mandelsulz, è un composto di mandel "mandorla" (antico alto tedesco mandala) e sulze "gelatina" (antico alto tedesco sulza "acqua di mare", "gelatina salata", "carne salata"). 
Flammeri è invece più recente (XX secolo), essendo un prestito dall'inglese flummery "dolce di latte e farina d'avena", a sua volta un adattamento dal gallese llymru (fl- rende in qualche modo la consonante liquida sorda e aspirata ll-), di origine incerta, forse connesso a llymrig "viscido".

Una ricetta tardomedievale francese 

Guillaume Tirel detto Taillevent, cuoco francese della fine del XIV secolo, è considerato l'autore del Viandier, un'opera a sua volta derivata dal Manoscritto di Sion, risalente alla seconda metà del XIII secolo. La ricetta funge da accompagnamento per le carni bianche, sotto forma di purè gelatinoso e si presenta in diverse tonalità. Cosa abbastanza insolita, non contiene pollame né pesce.

"Prenez amandes echaudées et pelées, et les broyer très bien, et les deffaictes d'eau boullie; puis, pour faire la lieure pour les lier, faut avoir du riz batu ou de l'amidon. Et quand son lait aura boulie, le fault partir en plusieurs parties, en deux potz, qui ne veult faire que de deux couleurs, et, qui le veult, faire en trois ou quatre parties; et convient qu'il soit fort lié autant que seront froumentée, tant qu'il ne se puisse reprendre quant il sera drecié ou plat ou en l'escuelle; puis prenez orcanet, ou tornesot, ou asur fin, ou persil, ou salmonde, ou ung petit de saffren coulé avec la verdure, affin qu'il tienge mieux sa couleur quant il sera boullu ; et convient avoir du sang de porc et mettre tremper dedans l'orcanet ou tournesot, et l'azur pareillement. Et jetez du sucre dedans le lait quand il bouira, pour tirer arrière, et le salez, et remuez fort, tant qu'il soit renforcy et est prins sa couleur telle que lui voudrez donner."

Traduzione: 

"Prendi delle mandorle sbollentate e pelate, tritale finemente e diluisci la pasta ottenuta con acqua bollita; per addensare il composto, ti serviranno poi farina di riso o amido. Una volta che il latte di mandorla ha raggiunto l'ebollizione, suddividilo in due pentole se desideri ottenere solo due colori, oppure in tre o quattro parti a tuo piacimento; il composto va addensato fino a raggiungere la consistenza della zuppa di frumento, in modo che mantenga la forma una volta impiattato o servito in una ciotola. Utilizza quindi alcanna, eliotropio, azzurro fine, prezzemolo, erba di San Benedetto o un po' di zafferano mescolato al colorante verde (per favorire la tenuta del colore durante la cottura); è opportuno mettere in ammollo l'alcanna o l'eliotropio - così come l'azzurro - nel sangue di maiale. Aggiungi lo zucchero al latte mentre bolle, regola di sale e mescola energicamente finché il composto non si sarà addensato e avrà assunto la colorazione desiderata."

Glossario: 

asur, azur "azzurro"
boulie, boullu "bollito"
   francese moderno: bouilli
bouira "bollirà"
   francese moderno: bouillira
eau boullie "acqua bollita"
fault, faut "è necessario"
   francese moderno: faut 
orcanet "alcanna (Alkanna tinctoria)"
potz "pentole"
    francese moderno: pots
renforcy "addensato" 
salmonde "erba di San Benedetto (Geum urbanum)"
tornesot, tournesot "eliotropio", "girasole"
   francese moderno: tournesol
ung petit de saffren "un po' di zafferano"
   francese moderno: un petit de saffran
veult "vuole"
   francese moderno: veut 

Una testimonianza eccentrica

Nel XVII secolo, il ripugnante frutto del durian fu paragonato al biancomangiare dal gesuita e missionario francese Alexandre de Rhodes (1591 - 1660) nella sua opera Divers voyages et missions du P. Alexandre de Rhodes en la Chine et autres royaumes de l'Orient (ristampa pubblicata nel 1666):

"il est plein d'une liqueur blanche, épaisse & sucrée : elle est entierement semblable au blanc-mangé , qu'on sert aux meilleures tables de France; c'est une chose fort saine, & des plus delicates qu'on puisse manger" 

Traduzione in inglese:
"It is full of a white liquor, thick and sweet, which is entirely similar to blanc-manger, served at the best tables in France; it is a very healthy thing, and one of the most delicate things one can eat."

Traduzione in italiano:
"È ricco di un liquore bianco, denso e dolce, del tutto simile al blanc-manger servito nelle migliori tavole di Francia; è una cosa molto salutare e una delle cose più delicate che si possano mangiare."

Evidentemente Alexandre de Rhodes era affetto da anosmia. Non percepiva gli odori. Così gli sono sfuggiti i pestilenziali lezzi di piedi sporchi esalati dal frutto cadaverico tanto amato in Indonesia. Trovo blasfemo paragonare un simile abominio della Natura a una delizia come il biancomangiare. Il durian è peggio della merda! 

La ricetta di Pellegrino Artusi 

Nel celeberrimo manuale Scienza in cucina e l'arte di mangiar bene (1891), Pellegrino Artusi (1820 - 1911) riporta una ricetta del biancomangiare. Cosa abbastanza insolita, include la colla di pesce.
Torte e dolci al cucchiaio
681. Bianco mangiare

- Mandorle dolci con tre amare, grammi 150.
- Zucchero in polvere, grammi 150.
- Colla di pesce in fogli, grammi 20.
- Panna, o fior di latte, mezzo bicchiere a buona misura.
- Acqua, un bicchiere e mezzo.
- Acqua di fior d’arancio, due cucchiaiate.

Prima preparate la colla di pesce ed è cosa semplice; pigiatela colle dita in fondo a un bicchiere, e coperta di acqua, lasciatela stare onde abbia tempo di rammollire, e quando ve ne servirete, gettate via l’acqua e lavatela. Sbucciate e pestate le mandorle in un mortaio, bagnandole di quando in quando con un cucchiaino d’acqua, e quando le avrete ridotte finissime, diluitele con l’acqua suddetta e passatele da un canovaccio forte e rado, procurando di estrarne tutta la sostanza. A tal punto, preparate uno stampo qualunque della capacità conveniente; poi mettete al fuoco in una cazzaruola il latte delle mandorle, la panna, lo zucchero, la colla, l’acqua di fior di arancio; mescolate il tutto e fatelo bollire per qualche minuto. Ritiratelo dal fuoco e quando avrà perduto il calore, versatelo nello stampo immerso nell’acqua fresca o nel ghiaccio. Per isformarlo basta passare attorno allo stampo un cencio bagnato nell’acqua bollente.

La bollitura è necessaria onde la colla di pesce si incorpori col resto; altrimenti c’è il caso di vederla precipitare in fondo allo stampo.

Glossario artusiano: 

a tal punto = a questo punto
cazzaruola = casseruola
cencio bagnato = panno bagnato
colle dita = con le dita
di quando in quando = ogni tanto 
isformarlo = toglierlo dallo stampo 
procurando di estrarne = facendo in modo di estrarne

La varietà delle ricette attuali 

Si trovano nel Web moltissime ricette del biancomangiare, che sembrano prodotti di percorsi diversi, come se ogni famiglia ne avesse tramandata una in modo indipendente dalle altre. Purtroppo capita di imbattersi nei gruppi di cucina in flame, perché ciascuno degli utenti spesso crede di essere depositario della tradizione originale, svalutando chiunque sostenga qualcosa di diverso (c'è chi dice che si deve usare solo latte di mandorla, chi dice che si deve usare solo latte di vacca, chi fa "gnè gnè gnè"). Sarebbe molto interessante raccogliere una biblioteca di queste ricette, che avrebbe un notevole valore culturale e storico. 

sabato 15 giugno 2024

LO STRANO CASO DELLA GLOSSA MAZUROHD 'STELLA DEL MATTINO'

Frugando nel Corpus Glossariorum Latinorum di Gustav Loewe (Grimma, 1852 - Göttingen, 1883), mi sono imbattuto in una parola bizzarra, contenuta nel raggruppamento denominato Glossae Codicis Vaticani SSai 113 (pag. 113): 

Mazurohd quod latine dicitur Lucifer 

"Mazurohd è ciò che in latino è chiamato Lucifero" (ossia la Stella del mattino) 


La parola si trova all'interno di liste di vocaboli latini arcaici o interpretati, spesso associati ad opere di Virgilio, come l'Eneide, oppure ad altri testi classici, dove termini meno comuni venivano spiegati con parole più semplici. 

La spiegazione classica

Nel testo in ebraico del Libro di Giobbe (Giob 38:32) si trova una voce, מַזָּר֣וֹת mazzārōth, che è un hapax legomenon senza traduzione certa. Si sa soltanto che si riferisce a qualche astro. In genere è tradotta con "stelle erranti" o "costellazioni". Questo è il versetto in questione, in ebraico: 

הֲתֹצִ֣יא מַזָּר֣וֹת בְּעִתּ֑וֹ וְ֝עַ֗יִשׁ עַל־בָּנֶ֥יהָ תַנְחֵֽם׃

Traslitterazione: 

Hathōtsī mazzarōth beʽittō weʽayīsh ʽal-banēha thanchēm. 

Questa è la traduzione della CEI: 

"Puoi tu far spuntare a suo tempo le costellazioni o guidare l'Orsa insieme con i suoi figli?"

Glossario:

beʽittō "a suo tempo"
hathōtsī "andar fuori", "venir fuori"
weʽayīsh "e l'Orsa Maggiore" 
mazzarōth "costellazioni"
ʽal-banēha "con i suoi figli
thanchēm "guidare loro", "condurre loro"

Nel testo della Vulgata, la traduzione è molto diversa: "Lucifero", ossia "Stella del mattino". Questa è proprio l'origine della glossa Mazurohd "Lucifer", di cui ci stiamo occupando. L'ortografia bizzarra della consonante finale non deve trarre in inganno: si tratta di un modo di rendere un suono interdentale sonoro /ð/, che era tipico di certe pronunce dell'ebraico.
Ci ho messo del tempo per venirne a capo. A un certo punto mi sono reso conto che in una versione del Corpus compariva la scritta "nom. bibl.", ossia "nomen biblicum". Così ho capito l'arcano in un battibaleno, giungendo alla variante Mozaroth e alla trascrizione greca della parola ebraica nella Bibbia dei Settanta: Μαζουρωθ (mazourōth). 
Questa parola ha evidentemente la stessa origine di מַזָּלוֺת mazzālōth, un altro hapax che ricorre nella seconda parte del Libro dei Re (2 Re, 23:5) e che è tradotto in genere con "costellazioni" o "segni dello zodiaco". 
Questo è il versetto in questione, in ebraico: 

וְהִשְׁבִּ֣ית אֶת־הַכְּמָרִ֗ים אֲשֶׁ֤ר נָֽתְנוּ֙ מַלְכֵ֣י יְהוּדָ֔ה וַיְקַטֵּ֤ר בַּבָּמוֹת֙ בְּעָרֵ֣י יְהוּדָ֔ה וּמְסִבֵּ֖י יְרוּשָׁלִָ֑ם וְאֶת־הַֽמְקַטְּרִ֣ים לַבַּ֗עַל לַשֶּׁ֤מֶשׁ וְלַיָּרֵ֙חַ֙ וְלַמַּזָּל֔וֹת וּלְכֹ֖ל צְבָ֥א הַשָּׁמָֽיִם׃

Traslitterazione:

Wehisbīth eth-hakkemārīm asher nathnū malkhē Yehūdhā wayqaṭṭēr babbāmōth beʽārē Yehūdhā ūmsibbē Yerūshālāim we'eth-hamqaṭṭerīm labbaʽal lashemesh welayārēah welamazzālōth ūlkhōl ṣevā hashāmayim.

Questa è la traduzione della CEI: 

"Destituì i sacerdoti creati dai re di Giuda per offrire incenso sulle alture delle città di Giuda e dei dintorni di Gerusalemme, e quanti offrivano incenso a Baal, al sole e alla luna, ai segni dello zodiaco e a tutto l'esercito del cielo." 

Glossario:

asher "che" (pronome relativo)
babbāmōth "sulle alture" 
   (ba- "sulle")
beʽārē Yehūdhā "delle città di Giuda" 
eth-hakkemārīm "i sacerdoti"
   (eth-, prefisso accusativo)
hashamayim "il cielo" 
we'eth-hamqatterīm "e coloro che offrono incenso"
    (we- "e", eth-, prefisso accusativo)
wehisbīth "e destituì", "e fece cessare"
wayqattēr "e per offrire incenso" 
ūlkhōl "e a tutto" 
   (ū- "e", l- "a")
welamazzālōth "e ai segni dello zodiaco" 
   (we- "e", la- "ai")
welayārēah "a alla luna"
   (we- "e", la- "alla")
ūmsibbē "e dei dintorni" 
   (ū- "e")
labbaʽal "a Baal" 
   (la- "a")
lashemesh "al sole"
   (la- "a")
malkhē Yehūdhā "i re di Giuda"
nathnū "essi diedero", "essi dessero"
ṣevā "esercito" 
   ṣevā hashamayim "esercito del cielo" 

In Yiddish, mazzalot è usato con il senso di "astrologia". Si conserva nel tipico augurio mazal tov  "buona fortuna" (variante: mazel tov). È stato ipotizzato che queste parole astrali siano in ultima analisi derivate dall'accadico manzaltu "stazione lunare" (Hastings, 2003).  

Una spiegazione alternativa

Quando mi sono imbattuto per la prima volta nella glossa, ho subito pensato alla possibilità che parola Mazurohd avesse origini persiane e che appartenesse al lessico occulto del Mitraismo. Sono così arrivato a etimologizzarla come *Mazda-raod "Divinità Splendente", alla lettera "Divinità Rossa" (avestico raoδita- "rosso", "rossiccio"). Il punto è che la Stella del mattino non è affatto rossa: un nome simile sarebbe più adatto a Marte. Desumere un significato "splendente" a partire da "rosso" è abbastanza forzato, in assenza di attestazioni incontrovertibili. Di fronte alla mole delle evidenze relative ai testi biblici, non sono più andato avanti con questo tentativo. 

martedì 11 giugno 2024

IL NOME CAPPADOCE DI OTTOBRE: MITRE 'MESE DI MITHRA'

La lingua degli antichi Cappadoci è un grande mistero: non possediamo alcuna iscrizione e non è classificata a causa della mancanza di dati. Sembra che si sia spenta nel VI secolo d.C., senza lasciare discendenti. Con ogni probabilità era una lingua anatolica, come quella degli Isauri, di cui abbiamo come testimonianza un certo numero di antroponimi. Strabone e Basilio di Cesarea ci testimoniano che era diversa dal greco. Non deve essere confusa con la lingua greca di Cappadocia parlata in epoca moderna (fino agli inizi del XX secolo), che ha una storia diversa. 

Stante la deprimente situazione, dobbiamo forse arrenderci all'oblio che ha fagocitato un intero popolo? Nemmeno per sogno!  
Frugando nel ciclopico Corpus Glossariorum Latinorum a cura di Georg Goetz (1849 - 1932), mi sono imbattuto in una preziosissima glossa della lingua perduta di Cappadocia (V 224, 15, V. menses): 

Mitre Cappadocum lingua Octuber mensis dicitur 

"Il mese di Ottobre è chiamato Mitre nella lingua dei Cappadoci" 


Note etimologiche 

Varianti di questo menomimo: mithre (tratto da Papias, Schmidt, 1859), ΜΙΘΡΗ (Marquart, 1905), myar (Ginzel, 1919). Altre trascrizioni, più problematiche, sembrano frutto di refusi. In ogni caso, l'etimologia di questo nome è chiarissima: il nome del mese è derivato da quello della divinità persiana Mithra (in latino Mithrās, in greco Μίθρᾱς, Μίθρης). Verosimilmente è un aggettivo il cui significato è "(mese) di Mithra", formato con un suffisso -e. La protoforma ricostruibile è *Mithrae, che a sua volta deriva proprio dal tardo avestico Miθrahe, che è un genitivo, derivato a sua voltadall'antico avestico Miθrahiiā. 
Il passaggio è piuttosto semplice: prima è avvenuto il dileguo dell'aspirata -h-, con conseguente formazione di un dittongo; infine si è verificata una contrazione del dittongo risultante. 
Questa è la declinazione del teonimo in tardo avestico: 

Nominativo: Miθrō
Vocativo: Miθra
Accusativo: Miθrəm
Strumentale: Miθra
Dativo: Miθrāi
Ablativo: Miθrāt̰
Genitivo: Miθrahe
Locativo: Miθre

Dall'antico persiano (che è diverso dall'avestico) una forma simile si è evoluta regolarmente fino a dare مهر Mehr nel persiano attuale. Indica il settimo mese del calendario solare iraniano Hijri. Segna l'inizio dell'autunno, dura 30 giorni e corrisponde all'incirca al periodo che va dal 23 Settembre al 22 Ottobre.

Certo, è poco. Pochissimo. Eppure è qualcosa. Un punto di partenza, forse minuscolo, ma in ogni caso è portatore di informazioni. Purtroppo il menonimo analizzato non sembra dirci molto sulla lingua d'origine dei Cappadoci, dato che è un prestito importato dalla Persia assieme allo Zoroastrismo. La Cappadocia appariva profondamente iranizzata, come dimostrano anche gli altri nomi noti dei mesi: li analizzeremo uno ad uno a tempo debito. Il calendario cappadocico era composto da dodici mesi, ognuno di trenta giorni, ed era stato già integrato nel sistema del calendario giuliano.

Approfitto dell'occasione per stigmatizzare l'inerzia del mondo accademico e la sua incapacità di sintesi. Per colpevole accidia simili gioielli finiscono dispersi in un oceano di entropia cognitiva, senza alcun tentativo di integrarli in un edificio coerente. 
Riporto infine un link utile all'opera di Hazan Taqizadeh, Il computo del tempo nell'Iran antico, Edizione riveduta e integrata sulla base delle indicazioni dell'Autore, Introduzione, traduzione e cura di Simone Cristoforetti (2010). 

lunedì 20 maggio 2024

ETIMOLOGIA E ORIGINI DEL GARUM, GHIOTTONERIA DEGLI ANTICHI ROMANI

Com'è ben risaputo, gli antichi Romani usavano largamente una salsa a base di pesce fermentato, denominata garum. Il pesce marino veniva salato e fermentato in anfore con le sue interiora, cui venivano aggiunti altri ingredienti come erbe aromatiche. Il prodotto migliore era la parte liquida, denominata liquāmen. Un'altra frazione liquida, comunque pregiata, era il garī flōs "fiore del garum". Restava poi la parte pastosa, denominata allēc, che era considerata di qualità inferiore. In epoca tarda, la parola liquāmen tendeva a essere usata al posto di garum. 


garum, nome neutro, II declinazione 
   genitivo: garī 
   dativo/ablativo: garō 
   accusativo/vocativo: garum 
Variante dotta: garon 
Non dovrebbe usarsi il plurale, anche se è incluso nel Dizionario Latino Olivetti e nel Wiktionary tra le forme flesse (gara, genitivo garōrum, etc.). 

Derivati: 
  garum piperātum "garum con l'aggiunta di pepe"
  oxygarum "garum con aceto"
  oenogarum "garum con vino" 
  elēogarum "garum con olio"
  hydrogarum "garum diluito con acqua"
Nota: 
Essendo la -ă- di garum breve, si pronunciava oxýgarum, oenógarum, elēógarum, hydrógarum. Sono composti grecizzanti, di uso dotto. Immagino che in latino volgare si usassero nomi diversi per queste preparazioni culinarie.  

liquāmen, nome neutro, III declinazione
   genitivo: liquāminis 
   dativo: liquāminī
   accusativo/vocativo: liquāmen
   ablativo: liquāmine
Non dovrebbe usarsi il plurale in questa accezione, anche se è incluso nel Dizionario Latino Olivetti e nel Wiktionary tra le forme flesse (liquāmina, genitivo liquāminum, etc.). 
Altri significati della parola: 
  1) liquido 
  2) lisciva

allēc, nome neutro, III declinazione
   genitivo: allēcis 
   dativo: allēcī
   accusativo/vocativo: allēc
   ablativo: allēce
Varianti: ālēc, hallēc, hālēc 
Forme tarde (genere maschile): allēx, ālēx, hallēx, hālēx 
Non dovrebbe usarsi il plurale, anche se è incluso nel Dizionario Latino Olivetti e nel Wiktionary tra le forme flesse (allēca, genitivo allēcum, etc.). 
 
Etimologia di garum:

La parola latina garum è un prestito dal greco γάρον (gáron), variante di γάρος (gáros), che indica una specie di pesce pelagico piccolo, non identificata, dalle cui interiora in origine era ricavato il condimento. L'origine ultima di questo termine greco è sconosciuta. Con ogni probabilità si tratta di un prestito di adstrato. La preparazione culinaria era tipica della Fenicia, nel Paese chiamato Canaan, da cui è stata portata a Cartagine e in tutto il bacino del Mediterraneo. Nonostante questo, non sono stato in grado di trovare paralleli credibili nelle lingue semitiche (o in qualsiasi altra lingua), così attendo che salti fuori qualcosa di utile in futuro. 

Etimologia di liquāmen e allēc

La parola latina liquāmen è chiaramente dalla stessa radice di liquidus "liquido, fluido" (agg.), liquāre "sciogliersi, colare", liquor "fluido, sostanza liquida" (genitivo liquōris), etc.

La parola latina allēc deriva dal greco ᾰ̔́λς (háls) "sale", probabilmente tramite l'etrusco (il suffisso non è greco). Potremmo ipotizzare un participio passivo *halequ, alla lettera "salato", "messo sotto sale".  
Derivati romanzi: 
Italiano: 
  1) alice (pronuncia alìce, non àlice)
  2) alaccia, laccia "sardinella (Sardinella aurita)"
Catalano:
  alatxa "sardinella (Sardinella aurita)"

Due etimologie di garum, suggestive ma false: 

1) L'ipotesi indiana 
Alcuni hanno fatto notare la somiglianza con la parola Hindi गरम garam "caldo", "piccante", pensando così a un antico prestito dall'Oriente. I problemi sono vari: 
- La parola in questione è un prestito tardo dal persiano گَرْم garm "caldo", infatti non ha la consonante iniziale aspirata.
- La consonante -m è parte della radice: la parola greca corrispondente è θερμός (thermós) "caldo". Questo inficia il paragone con il latino garum, in cui -um è una terminazione tipica dei nomi neutri con il tema in -o- (la cosiddetta II declinazione).
 
2) L'ipotesi malese 
Alcuni hanno fatto notare la somiglianza con la parola malese/indonesiana garam "sale", pensando così a un antico prestito dall'Oriente. I problemi sono vari:
- Il significato originale di questo garam è "granello": la parola originale per indicare il sale è sira, da cui è derivata la locuzione garam sira "granello di sale" (poi abbreviata mantenendo solo il primo membro).  
- La consonante -m è parte della radice. Questo inficia il paragone con il latino garum, in cui -um è una terminazione tipica dei nomi neutri con il tema in -o- (la cosiddetta II declinazione). 

Mi sono imbattuto in questi maldestri tentativi etimologici nel Web, a questo link, in cui sono inclusi alcuni commenti con un abbozzi di confutazione: 


Un'altra falsa etimologia

È stata notata la somiglianza della parola garum con due verbi della lingua tedesca: 
1) garen "cucinare"
2) gären (ortografia obsoleta gähren) "fermentare"

- Il verbo garen (pronuncia /'ga:rən/) deriva da gar "cucinato", a sua volta dall'antico alto tedesco garo "preparato", "pronto".
- Il verbo gären (pronuncia /'gε:rən/) era molto diverso in antico alto tedesco: esistevano jesan "fermentare" e il suo causativo jerien "far fermentare". L'iniziale g- del tedesco moderno di deve alla fusione del tipico prefisso ge- (antico alto tedesco gi-). 
Conclusione:
Nessuna di queste parole tedesche è accettabile come etimologia di garum. Si tratta di mere somiglianze superficiali senza alcun nesso causale. 

Complesse interazioni

Una curiosità: esisteva il garum kosher già nell'antica Pompei. Siccome le norme alimentari della religione ebraica permettevano agli Israeliti soltanto i pesci con squame, escludendo selaci, crostacei e molluschi, furono fatte preparazioni apposite, come mostrato da reperti archeologici. Questo deporrebbe a favore dell'universalità della salsa, usata anche dagli Ebrei, che pure erano così schifiltosi e ossessionati dall'idea di purezza. Per il resto, è difficile tracciare una mappa che tenga conto di tutti i possibili fattori. Solo per fare un esempio, non sono affatto sicuro che il garum piacesse ai Germani in epoca imperiale. Fatto sta che con le grandi migrazioni, il condimento in questione finì per scomparire dall'Occidente, anche se gradualmente. Isidoro di Siviglia ne parla ancora nel VII secolo. La produzione e l'uso si sono conservati invece nell'Impero Romano d'Oriente fino al IX secolo. Ci sono alcune testimonianze del fatto che la salsa fosse usata dai sovrani dei Franchi e dei Longobardi, anche se era importata da territori di Bisanzio. Non si tratterebbe quindi di continuità, bensì del risultato di rinnovati traffici commerciali  con l'Oriente e di gusti acquisiti, secoli dopo l'insanabile frattura del mondo antico. 
Tra le ragioni del declino del garum in Occidente, si possono senz'altro citare il crollo della logistica e il peggioramento generalizzato dell'economia a partire dal VI secolo. Ogni cosa costava troppo, così ci si dovette arrangiare come si poteva. 
Molto tempo dopo, il tirannico Carlo Magno si occupò anche della produzione delle salse di pesce, imponendo regole igieniche stringenti. Non abbiamo affatto la certezza che questi prodotti fossero forme di garum paragonabile a quello antico. Anzi, è piuttosto improbabile. In effetti, si trattava di salse che erano sottoposte a cottura, a differenza di quelle prodotte nell'antichità.  

Garum e parassitosi 

Le analisi su latrine e feci fossilizzate (coproliti) di epoca romana hanno evidenziato una presenza diffusa di parassiti intestinali, tra cui tricocefali, nematodi e, in particolare, il botriocefalo o verme solitario del pesce. La preparazione avveniva macerando viscere di pesce sotto il sole e non era prevista la cottura, che avrebbe ucciso le uova dei parassiti. Il commercio diffuso in tutto l'Impero in giare sigillate ha facilitato la diffusione di questi vermi infestanti a tutta la popolazione. Sebbene i Romani avessero per l'epoca un'ottima cultura igienica (basti pensare alle terme e alle latrine), le parassitosi erano molto comuni. Si ipotizza che l'uso frequente del garum, unito al ricambio limitato dell'acqua nelle terme e alle peculiari modalità di pulizia anale, abbia favorito la persistenza di tali infezioni. 


Esperimenti moderni 

Qualche tempo fa, con mia grande sorpresa, ho potuto trovare del garum al supermercato. Il prodotto si chiamava "Garum Romae". L'ho trovato eccellente, anche se l'aspetto era poco invitante. Era pastoso e di color bruno verdastro: tecnicamente parlando, era più che altro allēc. Non ho nemmeno scattato qualche foto della pasta condita con questa salsa: avrei potuto indurre chi avesse visto quella pasta a pensare che fosse stata cosparsa di escrementi umani! Dopo qualche mese, il prodotto  ittico purtroppo non si è più trovato. Evidentemente non ha riscosso successo per via della sua apparenza, in grado di urtare gli stomaci più sensibili. Peccato, era un'iniziativa ricostruzionista davvero lodevole. La lista degli ingredienti specificava l'uso di una certa varietà di erbe aromatiche, tra cui la menta e la mentuccia. In ogni caso, non sono sicuro che questo garum sia stato prodotto secondo le procedure in uso nell'antica Roma. Con ogni probabilità nessuna autorità  odierna darebbe il suo benestare alla fermentazione sotto il calore solare di pesce con le interiora, posto in vasche di pietra per qualche settimana. Si sarà trattato di una versione "addomesticata". 
Ricordo ancora un mio sciagurato esperimento. Presi gli intestini di alcuni pesci e li misi brutalmente assieme a un po' di sale in un recipiente. L'odore che ne sorse avrebbe stordito e abbattuto un avvoltoio, così fui costretto a gettare tutto! 

Il caso della colatura di alici

È una leggenda abbastanza diffusa quella secondo cui il garum avrebbe lasciato come erede la colatura di alici di Cetara (Costiera Amalfitana, Campania), che equivarrebbe al liquāmen, ossia alla parte liquida. Tuttavia la cosa mi pare dubbia, perché la colatura di alici è fatta con pesci eviscerati, mentre il garum è fatto con pesci non eviscerati. Certo, è anche possibile che nel corso dei secoli la preparazione sia cambiata, passando dalla ricetta romana a qualcosa di più edulcorato, privato proprio di quello che in origine era l'ingrediente principale. Potrebbero essere stati i rubicondi fratacchioni a cercare di "purificare" il prodotto per qualche loro fisima religiosa. Tuttavia, non si può escludere che la colatura sia un'innovazione medievale, priva di diretta discendenza con il condimento dell'antica Roma. Restiamo in attesa di ulteriori informazioni per poter definire meglio la complessa questione.