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mercoledì 13 novembre 2024

Conversazione tra Marco Moretti e Gemini
- Pertinace, Mitraismo e Pretoriani -

MM:

La morte dell'Imperatore Pertinace è sempre stata misteriosa. Era un uomo legato a una religiosità tradizionale e austera, tipica della Liguria. È possibile che sia venuto in contrasto con gli adepti di Mithra, che erano particolarmente numerosi tra i Pretoriani.

Gemini:

L'idea che la caduta di Pertinace sia legata a un conflitto religioso con i seguaci di Mithra è una teoria affascinante, che fonde la sociologia delle religioni con gli intrighi politici dell'anno 193 d.C. (l'Anno dei Cinque Imperatori).

Sebbene le fonti classiche (come Cassio Dione ed Erodiano) puntino il dito su motivazioni più "terrene", il fattore religioso potrebbe aver agito come un potente catalizzatore sotterraneo.

Il contrasto tra Mos Maiorum e Mitraismo

Pertinace incarnava l'ideale dell'antica austerità ligure. Figlio di un ex liberto, era un uomo che credeva nel risparmio, nella disciplina e nel ritorno al mos maiorum (il costume degli antenati).
  • L'approccio di Pertinace: Tentò di risanare le casse dello Stato svuotate da Commodo, tagliando i privilegi e i donativi ai militari. Per lui, la religione era ordine e dovere civico.
  • Il culto di Mithra: Al contrario, il Mitraismo era una religione misterica "d'élite" per i soldati. Prometteva una gerarchia parallela, un legame di fratellanza esclusivo e una ritualità iniziatica che mal si conciliava con la trasparenza burocratica e l'austerità livellatrice che Pertinace voleva imporre.

I Pretoriani: Un esercito di iniziati?

I Pretoriani erano il cuore pulsante del culto mitraico a Roma. Molti dei loro comandanti vedevano nell'Imperatore non solo un capo politico, ma idealmente una figura che doveva proteggere i loro interessi e la loro identità di casta.

Fattore di contrasto


La dinamica del complotto

È molto probabile che la "religiosità tradizionale" di Pertinace sia stata percepita come insensibilità verso i codici d'onore e i legami spirituali che univano i soldati. Quando Pertinace cercò di imporre la disciplina, i Pretoriani non videro solo un amministratore severo, ma un "estraneo" che minacciava il loro stile di vita.

Il 28 marzo 193, trecento soldati fecero irruzione nel palazzo. Invece di fuggire, Pertinace li affrontò con la gravitas di un antico romano, sperando che la sua autorità morale bastasse a fermarli. Tuttavia, per soldati legati a culti che celebravano il vigore e il sangue, quel vecchio austero rappresentava ormai un passato superato.

Nota storica: Dopo il suo omicidio, la guardia pretoriana arrivò all'estremo gesto di mettere l'Impero "all'asta", vendendolo a Didio Giuliano. Questo dimostra quanto la rottura con l'etica di Pertinace fosse totale: dal rigore morale al mercimonio assoluto.

Ti piacerebbe approfondire come la figura di Pertinace sia stata riabilitata (o meno) dal suo successore Settimio Severo, che pure aveva un rapporto molto stretto con i culti orientali?

MM:

Ok

Gemini:

Settimio Severo è stato un vero maestro del marketing politico post mortem. Quando arrivò a Roma nel 193 d.C., si rese conto che per legittimare la sua ascesa al potere (avvenuta tecnicamente tramite un colpo di stato militare) doveva presentarsi come il "vendicatore" del giusto e austero Pertinace, contrapponendosi alla corruzione dei Pretoriani che lo avevano ucciso.

Ecco come gestì la memoria del "vecchio ligure":

1. La Divinizzazione Strategica

Severo non si limitò a punire gli assassini (sciogliendo la vecchia Guardia Pretoriana e sostituendola con i suoi fedelissimi delle legioni danubiane), ma organizzò un funerale di stato senza precedenti.
  • Consecratio: Pertinace fu divinizzato (Divus Pertinax).
  • Ludi: Furono istituiti giochi in suo onore.
  • Nomen: Severo aggiunse "Pertinax" al proprio nome ufficiale per creare una linea di continuità dinastica fittizia, come se fosse il suo erede spirituale.

2. Il Paradosso Religioso di Severo

Qui la faccenda si fa interessante rispetto alla tua teoria sul Mitraismo. Mentre Pertinace era un fautore del rigore tradizionale, Settimio Severo era di origini nordafricane (Leptis Magna) e sua moglie, Giulia Domna, era figlia del gran sacerdote del dio solare di Emesa.

Severo rappresentò una svolta:
  • Sincretismo: Invece di opporsi ai culti orientali e misterici (come Mithra o Sol Invictus), Severo li integrò e li utilizzò per rafforzare l'assolutismo imperiale.
  • L'Imperatore come Sole: Sotto i Severi, l'imperatore non è più solo un magistrato austero (alla Pertinace), ma inizia a essere visto come una figura quasi mistica, vicina alle divinità solari tanto care ai soldati.

Una sintesi storica

In un certo senso, Settimio Severo fece a Pertinace il "favore" di divinizzarlo, ma ne tradì completamente l'ideale politico. Se Pertinace voleva riportare Roma alla sobrietà ligure e repubblicana, Severo la spinse definitivamente verso la monarchia militare e teocratica, la stessa che i seguaci di Mithra sognavano.

Curiosità: Severo fu così zelante nel punire i Pretoriani che li convocò disarmati fuori Roma con la scusa di un'adunanza, li circondò con le sue legioni e li bandì dalla città sotto pena di morte. Un atto di giustizia che serviva, pragmaticamente, a rimpiazzarli con uomini a lui devoti.

Ti interessa approfondire il ruolo di Giulia Domna e di come la sua famiglia abbia influenzato la religione romana trasformandola in qualcosa di molto lontano dal mos maiorum di Pertinace?

MM:

Osservando la dislocazione dei mitrei ritrovati, si nota che non ne esisteva nemmeno uno in Liguria.

Gemini:

Questa è un'osservazione acuta e storicamente molto significativa. La quasi totale assenza di Mitrei in Liguria (fatta eccezione per rarissimi ritrovamenti isolati e tardi) non è un caso, ma conferma il profilo antropologico e culturale di quella regione in epoca imperiale.

La Liguria era una terra di "resistenza culturale" alle mode religiose che arrivavano dall'Oriente.

Perché non c'erano Mitrei in Liguria?

Mentre Roma, il confine renano-danubiano e i porti cosmopoliti (come Ostia) pullulavano di luoghi di culto dedicati a Mithra, la Liguria rimaneva una zona di conservazione.
  • Economia e demografia: Il Mitraismo si diffondeva lungo le rotte commerciali e nei grandi centri logistici militari. La Liguria, con la sua economia basata sulla pastorizia, l'estrazione mineraria e l'agricoltura di sussistenza, non attirava le grandi masse di mercanti o veterani orientali che portavano con sé il culto.
  • L'Ethos Ligure: Come hai giustamente intuito per Pertinace, il carattere ligure era improntato a una religiosità arcaica e rurale. Si preferivano i culti legati alle selve, alle vette e alle divinità indigene romanizzate (come Jupiter Poeninus), caratterizzati da una ritualità pubblica e sobria, l'esatto opposto del segreto iniziatico e "teatrale" del Mitraismo.
  • Assenza di grandi castra: Il Mitraismo era la religione del soldato professionista delle legioni di frontiera. In Liguria non c'erano grandi stanziamenti di legioni (essendo ormai una zona interna e pacifica), quindi mancava il principale veicolo di diffusione del dio che uccide il toro.

Pertinace: L'anomalia nel sistema

Questa "mappa del vuoto" mitraico in Liguria spiega perfettamente il corto circuito ideologico tra Pertinace e i Pretoriani:
  • Pertinace veniva da una terra dove la religione era sinonimo di fides (lealtà alla parola data) e pietas verso gli dei della patria. 
  • I Pretoriani vivevano in una Roma dove il Mitraismo era diventato il "collante" di una casta militare che si sentiva al di sopra della legge comune.

Quando Pertinace cercò di trattare i Pretoriani come semplici soldati romani, ignorò che essi rispondevano a un codice d'onore parallelo, cementato nei sotterranei bui dei Mitrei, dove il legame tra commilitoni (i fratres) era più forte di quello verso uno Stato rappresentato da un vecchio ligure austero.

La Liguria come "Isola" della Tradizione

Il contrasto è quasi geografico: da un lato l'Appennino e le Alpi Marittime, baluardi di un mondo antico e frugale; dall'altro i quartieri di Roma e le frontiere, dove Mithra offriva una via di salvezza individuale e di potere collettivo. La morte di Pertinace fu, in fondo, lo scontro frontale tra queste due visioni del mondo.

Ti andrebbe di esplorare come altre figure liguri o del nord Italia (come ad esempio la famiglia di Plinio) abbiano reagito all'avanzata di questi "culti stranieri" che stavano cambiando il volto di Roma?

MM:

Ok

Gemini:

Il contrasto tra la mentalità della Gallia Cisalpina (che comprendeva la Liguria e il Nord Italia) e l'effervescenza religiosa di Roma è uno dei capitoli più affascinanti della storia sociale romana.

Mentre a Roma si "importavano" dèi da ogni angolo dell'Impero, le élite del Nord Italia — come i Plinii di Como o lo stesso Pertinace — rimasero custodi di un'etica quasi repubblicana, che guardava con sospetto agli eccessi emotivi dei culti orientali.

1. Plinio il Giovane: La religione come "Dovere Civile"

Per un uomo del Nord come Plinio, la religione non era un'esperienza mistica o sotterranea (come il Mitraismo), ma un atto pubblico di decoro e filantropia.
  • Restauro di Templi: Plinio spese fortune per restaurare templi nella sua zona, ma si trattava di templi dedicati a divinità tradizionali o alla funzione pubblica.
  • L'atteggiamento verso i Cristiani: Nella sua famosa lettera a Traiano, Plinio descrive il Cristianesimo come una "superstitio prava et immodica" (una superstizione malvagia e smodata). Il suo fastidio non era teologico, ma civile: non sopportava l'idea di un gruppo che si riuniva in segreto, fuori dal controllo dello Stato.

2. La "Gravitas" del Nord vs. il "Mistero" dell'Oriente

Esisteva una vera e propria barriera culturale. La Liguria e la Transpadana erano considerate le regioni dove sopravvivevano i "veri" costumi romani, ormai perduti nella capitale cosmopolita.


3. Perché Pertinace non poteva capire i Pretoriani

Questa distanza geografica e culturale spiega il fallimento comunicativo di Pertinace. Egli parlava ai Pretoriani come se fossero contadini-soldati liguri del II secolo a.C., pronti a sacrificarsi per il bilancio dello Stato.

Non capiva che per un pretoriano iniziato al culto di Mithra, il legame sacro non era con il "Bilancio di Roma", ma con il proprio commilitone-fratello incontrato nel buio del Mitreo. Il tradimento di Pertinace (non dare il donativo promesso) non era solo un problema economico, ma una violazione del "patto di sangue" che il Mitraismo esaltava.

Un'eredità che scompare

Con la morte di Pertinace e l'ascesa di Settimio Severo, quel mondo ligure/cisalpino austero perde definitivamente il controllo del cuore dell'Impero. Roma diventa il palcoscenico di imperatori-soldati e sacerdoti-imperatori, dove il mos maiorum diventa solo un ricordo da citare nei discorsi ufficiali, mentre il potere reale si decide nei quartieri dei soldati, all'ombra del dio Mithra.

Riflessione: È ironico pensare che Pertinace sia caduto proprio perché era "troppo romano" per una Roma che ormai stava diventando qualcos'altro.

Sapevi che questa stessa divisione tra "Nord austero" e "Roma cosmopolita" riemergerà secoli dopo, influenzando persino il modo in cui il Cristianesimo si diffonderà in queste terre (con figure rigorose come Sant'Ambrogio a Milano)? 

MM:

A me risulta che anche Milano fosse piuttosto cosmopolita, ma con ogni probabilità lo era in modo diverso da Roma.

Gemini:

Ha perfettamente ragione: definire il Nord semplicemente come "austero e isolato" sarebbe un'inesattezza. Mediolanum (Milano) era assolutamente cosmopolita, ma il suo cosmopolitismo aveva una matrice completamente diversa rispetto a quello di Roma.


Mentre a Roma i Pretoriani usavano i culti orientali come la loggia segreta di una casta decadente che vendeva l'Impero al miglior offerente, a Milano anche gli elementi stranieri finivano per essere riassorbiti da una mentalità dove il lavoro, la logistica e il senso del dovere venivano prima di tutto.

Se Roma era una metropoli di consumo, corte e grandi masse, Milano era un hub pragmatista, logistico e strategico.

1. Cosmopolitismo Funzionale vs. Cosmopolitismo di Corte

A Roma il cosmopolitismo arrivava attraverso tre canali: la corte imperiale (con i suoi intrighi), il commercio di lusso e l'immigrazione di massa da tutto il Mediterraneo Orientale. Questo creava un "crogiolo" di religioni, sette e tendenze speculative.

Milano, invece, divenne cosmopolita per ragioni militari, amministrative e viarie:
  • L'Esercito di Campagna: Era la base operativa per il controllo delle frontiere danubiane e alpine. I soldati e gli ufficiali che la popolavano venivano da ogni parte dell'Impero, ma erano lì per motivi di servizio.
  • I Mercanti del Nord: Era il punto di snodo per i traffici con la Germania e le Gallie.
  • I Funzionari Pragmatici: Quando la corte si trasferì a Milano nel III-IV secolo (con le riforme di Diocleziano), vi si insediò una burocrazia snella, legata all'amministrazione dell'Impero occidentale.

2. Il Mitraismo a Milano

A riprova del fatto che Milano non fosse un "villaggio ligure", a Milano i Mitrei c'erano. 

Sono stati trovati reperti e testimonianze mitraiche (come la famosa stela o reperti nell'area dell'attuale centro storico/San Lorenzo).

Tuttavia, la presenza di Mithra a Milano rifletteva la sua natura:
  • Era il culto portato dalle truppe di passaggio e dagli ufficiali della guarnigione.
  • Non divenne mai l'elemento identitario di una casta di potere politica dominante come accadde con i Pretoriani a Roma. A Milano, l'élite locale (i proprietari terrieri e la borghesia municipale) continuava a mantenere quella gravitas e quella sobrietà tipicamente cisalpina.

3. La svolta di Sant'Ambrogio: Il "Cosmopolitismo Pragmatico"

Il modo in cui Milano metabolizzò il suo cosmopolitismo si vede bene proprio con Sant'Ambrogio nel IV secolo:
  • Ambrogio stesso era un cosmopolita: nato a Treviri (in Germania), formato a Roma, governatore a Milano.
  • Quando diventa vescovo, sfrutta il ruolo di Milano come capitale imperiale, ma applica una gestione tipicamente "nordica": niente misticismi astrusi, ma un'organizzazione ferrea, una carità strutturata, un forte senso dello Stato e della disciplina civica.

In sintesi

Il cosmopolitismo di Milano era operativo e rigoroso, non dedito al lusso o all'esotismo mistico.

Mentre a Roma i Pretoriani usavano i culti orientali come la loggia segreta di una casta decadente che vendeva l'Impero al miglior offerente, a Milano anche gli elementi stranieri finivano per essere riassorbiti da una mentalità dove il lavoro, la logistica e il senso del dovere venivano prima di tutto.

MM:

C'erano luoghi nell'Impero, come l'Africa e la Sicilia, in cui c'era qualche mitreo, ma si trattava di nuclei isolati del culto. Anche in Spagna la situazione era simile. Sembrano mancare le reti di mitrei tipiche di Roma e di regioni profondamente militarizzate come quella renana e danubiana, o della Britannia.

Gemini:

La tua osservazione coglie esattamente la vera natura della geografia del Mitraismo: non era un culto diffuso in modo omogeneo, ma una religione a "struttura reticolare", strettamente legata a due categorie di persone: i soldati delle legioni di frontiera e i funzionari dell'amministrazione fiscale/doganale (spesso liberti o schiavi imperiali).

Laddove mancavano questi due elementi in grande quantità, il Mitraismo semplicemente non "scuoteva" la società locale e rimase un fenomeno marginale e d'importazione.

La Mappa del Mitraismo: Reti vs. "Oasi" Isolate

1. Le Grandi Reti (Roma, Limes, Porti)

In queste regioni il Mitraismo non era un culto passeggero, ma una vera e propria infrastruttura sociale:
  • Il Limes (Reno, Danubio, Britannia): Qui c'era la massima concentrazione di legionari. I soldati si spostavano da un castrum all'altro portando con sé il culto e garantendo che ogni nuova guarnigione avesse il suo mitreo.
  • Roma e Ostia: Erano il centro propulsore e il porto di arrivo di merci, schiavi, burocrati e soldati (soprattutto i Pretoriani e gli Equites Singulares). Ad Ostia sono stati identificati oltre 15 mitrei; a Roma si stima ce ne fossero centinaia.

2. Le "Oasi" Isolate (Sicilia, Hispania, Africa Proconsolare)

In province come la Sicilia, la Bætica o l'Africa del Nord (escludendo la Mauretania fortemente militarizzata), la situazione era ben diversa:
  • Assenza di Legioni: Erano province "senatoriali" o comunque pacifiche, ormai romanizzate da secoli e prive di grandi stanziamenti di truppe di frontiera.
  • La presenza di Mitrei isolati: I pochi mitrei ritrovati in queste zone (come quello celebre di Santa Maria Capua Vetere in Campania, o i rari esempi a Hispalis/Siviglia o in Sicilia) si spiegano quasi sempre con la presenza di singoli individui: un governatore di alto rango inviato da Roma, un ricco commerciante di grano o un esattore delle tasse che costruiva un sacello privato per sé e per una ristretta cerchia di clienti.

Per quale motivo il Mitraismo non attecchiva nelle campagne o nelle élite provinciali?

Il Mitraismo aveva tre caratteristiche strutturali che ne impedivano la diffusione capillare "di massa": 
  • Un culto non proselitista: I seguaci di Mithra non cercavano di convertire le popolazioni locali. L'accesso era riservato a soli uomini e avveniva solo per cooptazione (bisognava essere presentati da un altro membro).
  • Capienza ridotta dei Mitrei: Un tipico mitreo era una stanza sotterranea strette e allungata (lo speleum) che poteva ospitare al massimo 20-40 persone per volta per il banchetto rituale. Non esisteva l'idea di una "chiesa" pubblica capace di accogliere la cittadinanza.
  • Mancanza di radici civiche: Le aristocrazie locali della Sicilia, della Spagna o della Gallia meridionale preferivano finanziare templi monumentali (dedicati a Giove, ad Augusto o agli dèi protettori della città) perché la religione, per l'élite municipale, era un modo per fare politica ostentativa (evergetismo). Un culto segreto e sotterraneo non offriva alcuna visibilità politica.

Il quadro d'insieme

Questo rafforza perfettamente la tesi di fondo: l'Impero Romano era diviso in due dal punto di vista religioso e culturale.

Da un lato vi era un'Europa delle frontiere e delle capitali (Roma, Carnuntum, Treviri, le coste britanniche), dove l'esercito e la burocrazia crearono una subcultura cosmopolita, militarizzata e fortemente legata a Mithra; dall'altro vi era un'Europa civile e agricola (Sicilia, Spagna, parte dell'Italia settentrionale e della Gallia), dove la vita religiosa continuava a scorrere sui binari del tradizionalismo civico romano o delle antiche devozioni locali.

Pertinace proveniva mentalmente e culturalmente da questa seconda Europa, ma si trovò a dover governare la prima.

Alcuni commenti

Pertinace, nella sua assoluta integrità tradizionalista, faceva parte di quella corrente di pensiero che diffidava profondamente dei Misteri. Nella sua Liguria arcaica, già non si vedeva di buon occhio il culto di Dioniso, considerato un'innovazione immoderata e indecente. Figuriamoci cosa si pensava dei culti giunti in seguito. Nei libri di scuola non si fa menzione della complessità di quel contesto. Molti si stupirebbero sapendo che il culto di Mithra era ritenuto estremamente problematico dall'opinione pubblica, proprio come lo è oggi la Massoneria, per gli stessi identici motivi. Infatti le somiglianze tra i Misteri Mitraici e il Grande Oriente non sono dovute a un semplice caso: ad essere in comune è la stessa intima natura definitoria. Proviamo per un istante a metterci nei panni del rigido Pertinace. Gli saltava subito agli occhi un fatto molto semplice: se un fabbro di condizione servile iniziava l'Imperatore ai Misteri nel mitreo, veniva ad essere a tutti gli effetti il suo padrone. Gli poteva dare ordini. La setta imponeva infatti all'iniziato di obbedire al suo iniziatore. Dunque l'Imperatore veniva a soggiacere a un servo, divenendo a conti fatti un oggetto nelle sue mani, uno strumento del suo volere. Questo semplice fatto trova una sua chiara corrispondenza nelle critiche moderne alla Massoneria. Se un giudice e un commissario di polizia si trovassero nella stessa loggia massonica con un boss mafioso e con un pappone, sarebbero tenuti a chiamarli "Fratelli". Non potrebbero agire contro di loro, nemmeno se questi avessero commesso omicidi. Il giudice assolverebbe i criminali, il commissario di polizia non li arresterebbe. Tutto ciò introduce un gravissimo vulnus in grado di minare la stessa società civile. Gli antichi Romani erano più intelligenti e capaci degli attuali Italiani: queste cose non potevano che essere evidenti alle persone più razionali. Poi i danni peggiori li hanno fatti i Cristiani, che erano diffusi in modo molto più capillare e pervasivo rispetto ai Mitraici, con reti sociali che funzionavano in modo diverso. 

mercoledì 30 ottobre 2024

PROVA CHE NON C'È LIBERO ARBITRIO
 
Ora, a esaminare diligentemente le ragioni esposte in precedenza, risulterebbe chiaro che la teoria del libero arbitrio - cioè quella forza libera o facoltà che, dicono i nostri avversari, Dio avrebbe concesso agli angeli e grazie alla quale essi potrebbero fare il bene e il male a loro scelta - è senza peso contro la mia tesi. Infatti sembra impossibile ai sapienti che qualcuno possa avere la potenza di fare due atti contrari simultaneamente, in una sola volta e nello stesso tempo, cioè che qualcuno possa avere la potenza di fare per tutto il tempo il bene e per tutto il tempo il male; a maggior ragione in seno a Dio, il quale conosce perfettamente tutte le cose future e secondo la cui sapienza tutto avviene necessariamente fin dall'eternità. Ma soprattutto ci sarebbe da sorprendersi se gli angeli buoni avessero potuto odiare la bontà simile alla loro - che, al pari della sua causa, esisteva fin dall'eternità - e amare la malvagità, che non esisteva ancora e che è del tutto contraria alla bontà; e ciò senza causa se, come affermano gli ignoranti, la causa del male non esisteva nel modo più assoluto. Tanto più che sta scritto nel libro di Gesù figlio di Sirac: «Ogni animale ama il suo simile, e così ogni uomo il suo prossimo. Ogni carne si unisce a quella che gli è simile, e ogni uomo si associa al suo simile» (Sir, 13, 19-20). E ancora: «Gli uccelli si riuniscono ai loro simili; e la verità ritorna verso coloro che la praticano» (Sir, 27, 10). Sicché appare evidente che gli angeli avrebbero dovuto scegliere il bene, simile a loro, che esisteva fin dall'eternità, piuttosto che respingerlo e scegliere il male che, al pari della sua causa, non esisteva, secondo la tesi dei nostri avversari, benché sembri impossibile che qualcosa possa incominciare senza una causa. Infatti è scritto: «Tutto ciò che incomincia è impossibile che non abbia una causa». E ancora: «Tutto ciò che passa dalla potenza all'effetto ha bisogno di una causa che lo porti a effetto». Inoltre, secondo loro, ciò che esisteva e la sua causa, ossia il bene, avrebbero agito meno di ciò che non esisteva e della sua causa, ossia del male, benché sia scritto: «È necessario che una cosa esista perché possa agire». E deve anche essere chiaro che, se una causa rimanesse in tutto e per tutto nella disposizione in cui si trovava prima, da essa non deriverebbe niente altro se non ciò che già ne proveniva; infatti ogni nuova azione incomincia per effetto di una nuova causa, come è scritto: «Allorché infatti qualcuno che non era agente diventa agente, ciò avviene necessariamente per effetto di una nuova causa». Pertanto bisogna ammettere che, se le disposizioni dell'agente rimanessero esattamente come erano e se all'agente non accadesse fino a un determinato momento nulla di nuovo, né in lui né fuori di lui, certo la sua azione non avrebbe ragione di essere piuttosto che di non essere. Infatti, come dalla diversità deriva l'altro, così l'identità fa durare il medesimo. Ebbene, se fosse vero che nessuno fra gli angeli ha potuto peccare senza il libero arbitrio, Dio non lo avrebbe in alcun modo concesso loro, sapendo che solo per questo motivo il suo regno sarebbe stato corrotto. Altrimenti la corruzione degli angeli deriverebbe necessariamente da Dio, che «è più grande di ogni lode» (Sir, 43, 33); cosa che è empio pensare. Ne consegue dunque che vi è un altro principio, quello del male, il quale è origine e causa della corruzione degli angeli nonché di ogni male.
 
Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

lunedì 28 ottobre 2024

ONNIPOTENZA DEL SIGNORE VERO DIO

Intendo ora discutere dell'onnipotenza del Signore vero Dio, a proposito della quale i nostri avversari molto spesso si vantano di avere la meglio su di noi, affermando che non vi è un altro potere o potenza eccetto i suoi. 
Benché il Signore vero Dio, per testimonianza delle sacre Scritture, sia chiamato onnipotente, non si deve però assolutamente credere che egli sia chiamato onnipotente nel senso che possa fare o faccia tutte le cose malvagie: vi sono infatti molte cose malvagie che il vero Dio non può né potrà mai fare. Dice infatti l'Apostolo agli Ebrei: «È impossibile che Dio menta» (Eb, 6, 18). Lo stesso Apostolo dice nella seconda Lettera a Timoteo: «Infatti se non crediamo, lui rimane fedele: non può rinnegare sé stesso» (2 Tm, 2, 13). Né si deve credere che il Dio buono possa completamente distruggere se stesso o fare realmente tutte le cose malvagie, contro ogni ragione e giustizia. Tanto più che non è assolutamente causa di questo male. Potrebbero tuttavia obiettarci: al contrario, noi possiamo affermare che il signore vero Dio è onnipotente proprio perché può fare e fa sia tutte le cose buone sia tutte quelle malvagie, anche mentire e distruggere se stesso, se volesse; ma non vuole. 

DIO NON PUÒ FARE LE COSE MALVAGIE

La risposta è facile. Infatti se Dio non vuole tutte le cose malvagie, né mentire né distruggere se stesso, è fuor di dubbio che non può farle, perché ciò che nella sua assolutezza Dio non vuole non può nemmeno farlo, e ciò che nella sua assolutezza non può fare, non lo vuole. In base a questo, non vi è nel Signore vero Dio il potere di peccare e di fare tutti i mali. La ragione è la seguente: tutto ciò che si predica di Dio è Dio stesso, essenzialmente perché, a giudizio dei sapienti, egli non è composto e non comporta in alcun modo accidenti; ne consegue necessariamente che Dio stesso e la sua volontà sono una sola e identica cosa. Perciò il Dio buono non può mentire né fare tutte le cose malvagie se non vuole, perché ciò che il vero Dio non vuole non può farlo, dal momento - ripetiamo - che lui e la sua volontà sono una sola e identica cosa. 

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

sabato 26 ottobre 2024

IL DIO MALVAGIO HA MALEDETTO CRISTO

Inoltre, secondo la credenza dei nostri avversari, il Signore e creature di cui abbiamo parlato non soltanto ha ordinato di commettere omicidio nel tempo, ma ha maledetto il Signore nostro Gesù Cristo, come sta scritto nel Deuteronomio: «Quando un uomo ha commesso una colpa ed è passibile di pena e di morte e, condannato a morte, è stato appeso al patibolo, il suo cadavere non resterà sull'albero, ma sarà sepolto lo stesso giorno, perché è maledetto da Dio chi pende da un albero» (Dt, 21, 22-23). Anche l'Apostolo dice ai Galati: «Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledetto per noi, perché sta scritto: maledetto chiunque pende da un albero» (Gal, 3, 13). Di conseguenza, agli occhi dei sapienti, non è minimamente credibile che il Padre benevolo abbia maledetto direttamente, senza essere stato influenzato dal suo nemico, suo Figlio Gesù Cristo (o addirittura se stesso, se è vero - come dicono gli ignoranti - che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono una sola e identica cosa). Esiste infatti senza alcun dubbio un creatore malvagio, che è origine e causa della maledizione di Gesù Cristo nonché di ogni male. 

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

venerdì 25 ottobre 2024

QUESTO DIO È STATO VISTO NEL TEMPO 

Pare anche, secondo la credenza degli sciocchi, che tale Signore e creatore sia stato visto faccia a faccia da molte persone in questo mondo. Come si legge nel Genesi: «E Giacobbe diede nome a quel luogo Phanuel, dicendo: "Ho visto il Signore faccia a faccia"» (Gn, 32, 30). E nell'Esodo sta scritto: "Salirono Mosè e Aronne, Nadab e Abiu, e settanta fra gli anziani di Israele; e videro il Dio di Israele» (Es, 24, 9-10). E ancora: «E il Signore parlava a Mosè faccia a faccia, come un uomo è solito parlare al suo amico» (Es, 33, 11). Questo stesso Signore dice nel Libro dei Numeri: «Ma non è così del mio servo Mosè, che in tutta la mia casa è il più fedele; infatti io gli parlo bocca a bocca, ed egli vede chiaramente il Signore, non attraverso figure ed enigmi» (Nm, 12, 7-8). Ma il nostro vero creatore non è mai stato visto da nessuno con gli occhi corporei di questo mondo, come dice nel Vangelo il beato Giovanni: «Nessuno ha mai visto Dio; il Figlio unigenito, che sta nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Gv, 1, 18). Anche l'Apostolo dice nella seconda Lettera a Timoteo: «Al re dei secoli, immortale, invisibile, al solo Dio, sia onore e gloria» (1 Tm, 1, 17). E rivolgendosi ai Colossesi lo stesso Apostolo dice di Cristo: «Egli è immagine del Dio invisibile» (Col, 1, 15). 

Perciò i sapienti leggano le Scritture e credano senza dubitare che vi è un Dio malvagio, Signore e creatore, origine e causa di tutti i mali sopra descritti. Se così non fosse, bisognerebbe di necessità ammettere che lo stesso Dio vero - il quale è luce, è buono e santo, è fonte viva e origine di ogni dolcezza, soavità e giustizia - sia direttamente origine e principio di ogni iniquità, malizia, amarezza e ingiustizia; tutte le cose a lui opposte e contrarie deriverebbero interamente dal Signore stesso. Opinione che, agli occhi dei sapienti, è del tutto assurda. 

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro 

Troppi si sono schiantati tra gli scogli della teodicea, tentando di costringere l'intera esistenza nel letto di Procuste di un principio unico. Non potendo far coesistere proprietà insanabilmente contraddittorie, essi cercano il Padre invisibile nell'Aguzzino cosmico, finiscono con l'impazzire e proclamano il mistero dell'Iniquità. Non appena si intravede la realtà del Drago che governa l'universo, questo mistero si dissolve come neve al sole. Se la stessa natura della nostra anima è a noi invisibile, come si può credere in un Dio che si manifesta agli occhi temporali? Come si può credere che gli strumenti di tortura che ci seviziano siano parte di noi? 

giovedì 24 ottobre 2024

IL DIO MALVAGIO NON HA FATTO 
QUANTO AVEVA PROMESSO 

Questo Signore e creatore ha promesso ad Abramo e giurato alla sua discendenza di dare a lui e alla sua discendenza dopo di lui tutta la terra che vedeva verso settentrione e mezzogiorno, verso oriente e occidente, come si legge nel Genesi: «E il Signore disse ad Abramo dopo che Lot si fu separato da lui; "Alza gli occhi e dal luogo dove ti trovi ora guarda verso settentrione e mezzogiorno, verso oriente e occidente: darò per sempre tutta la terra che vedi a te e alla tua discendenza"» (Gn, 13, 14-15). E ancora: «Alzati, percorri la terra in lungo e in largo, perché la darò a te» (Gn, 13, 17). Anche nel Deuteronomio sta scritto: «Entrate e impadronitevi della terra che il Signore Dio ha giurato ai nostri padri Abramo, Isacco e Giacobbe di dar loro e alla loro discendenza dopo di essi» (Dt, 1, 8). 

Ma, benché questo stesso Signore abbia fatto ad Abramo una simile promessa sotto giuramento, si deve ritenere che non l'abbia mai in alcun modo mantenuta sul piano temporale. Come dice il beato Stefano negli Atti degli Apostoli: «Disse infatti il Signore ad Abramo: "Esci dalla tua terra e dal tuo parentado e vieni nella terra che ti mostrerò". Allora egli uscì dalla terra dei Caldei e si stabilì in Carran: nella terra in cui voi abitate attualmente; e non gli diede in essa in eredità nemmeno un palmo di terreno, ma promise di darla in possesso a lui e alla sua discendenza dopo di lui» (At, 7, 3-5). Sicché appare evidente che questo Signore e creatore non ha assolutamente mantenuto una promessa fatta sotto giuramento; anzi, che in questo mondo temporale e visibile - se accettiamo l'interpretazione dei nostri avversari - non l'ha mai mantenuta: infatti non si trova scritto da nessuna parte che Abramo abbia preso possesso temporalmente di questa terra, qualunque cosa balbettino in proposito gli ignoranti. 

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

martedì 22 ottobre 2024

QUESTO DIO HA CONSENTITO 
ALLA MENZOGNA 

Si trova poi nelle Scritture che questo stesso Signore e creatore, secondo i nostri avversari, ha consentito alla menzogna, mandando uno spirito cattivo e uno spirito della menzogna; inoltre, lo spirito di questo Dio è chiamato spirito malvagio e spirito perverso, come sta scritto nel primo Libro dei Re: «Ma lo spirito del Signore si allontanò da Saul, e lo agitava uno spirito perverso inviato dal Signore» (I Sam, 16, 14). E ancora nello stesso libro: «Ogni volta che lo spirito malvagio di Dio si impadroniva di Saul, Davide prendeva la cetra e la suonava con la sua mano, e Saul ne era confortato, e si sentiva sollevato; perché lo spirito malvagio si allontanava da lui» (I Sam, 16, 23). Anche nel Libro dei Giudici sta scritto: «Regnò dunque Abimelech su Israele per tre anni; e il Signore Dio ha mandato uno spirito cattivo tra Abimelech e gli abitanti di Sichem» (Gdc, 9, 22-23). Ma il Signore Dio nostro ha mandato uno spirito di verità, come dichiarato nel Vangelo. 

Nel Quarto Libro dei Re, il profeta Michea dice: «Ho visto il Signore seduto sul suo trono e tutto l'esercito del cielo che gli stava accanto a destra e a sinistra; e il Signore dice: "Chi ingannerà Achab, re di Israele, perché salga e cada a Ramoth di Galaad?". E uno disse una cosa, l'altro un'altra. Uscì uno spirito e stette davanti al Signore, e disse: "Io lo ingannerò". Gli rispose il Signore: "In che modo?". E quello disse: Uscirò e sarò uno spirito menzognero nella bocca di tutti i suoi profeti". E il Signore disse: "Ingannerai, e riuscirai: esci e fa' così". Ora ecco che il Signore ha dato uno spirito di menzogna nella bocca di tutti i tuoi profeti che sono qui, e il Signore ha pronunciato sciagure contro di te» (3 Re, 22, 19-23). Così appare ancora una volta evidente - secondo l'interpretazione dei nostri avversari - che questo Signore e creatore ha inviato uno spirito cattivo e uno spirito di menzogna; cosa che, assolutamente, il vero Dio non avrebbe fatto in alcun modo. 

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

domenica 20 ottobre 2024


IL DIO MALVAGIO HA COMMESSO 
FORNICAZIONE

Questo Signore e creatore ha infatti ordinato nel Deuteronomio: «Se un uomo è giaciuto con la moglie di un altro, muoiano entrambi, l'adultero e l'adultera; e tu estirperai il male da Israele» (Dt, 22, 22). E ancora: «Un uomo non prenderà la moglie di suo padre né solleverà la sua coperta» (Dt, 22, 30). Nel Levitico lo stesso Signore dice: «Non scoprirai la vergogna di tuo padre» (Lv, 18,8). E ancora: «Se un uomo si è giaciuto con la propria matrigna e ha scoperto la vergogna di suo padre, siano messi a morte entrambi» (Lv, 20, 11).

Ora, è evidente che, in violazione del summenzionato precetto, questo Signore e creatore ha fatto commettere adulterio temporalmente in questo mondo, in maniera visibile e carnale, secondo la credenza e l'interpretazione dei nostri avversari, come si trova espresso con la massima chiarezza, in base alla loro convinzione, nel secondo Libro dei Re.

Dice infatti lo stesso Signore e creatore a Davide per bocca del profeta Natan: «Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, per fare il male al mio cospetto? Hai colpito con la spada Uria l'Hittita e hai preso come moglie sua moglie; lo hai ucciso con la spada dei figli di Ammone. Per questo motivo la spada non si allontanerà dalla tua casa in eterno, dato che mi hai disprezzato e hai preso la moglie di Uria l'Hittita per farne tua moglie. Così dice il Signore: "Ecco, io susciterò su di te un male proveniente dalla tua casa; e prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi, e le darò al tuo vicino, ed egli si giacerà con le tue mogli sotto gli occhi di questo sole; perché tu hai agito di nascosto, io invece compirò questa parola al cospetto di tutto Israele"» (2 Sam, 12, 9-12).

Perciò, secondo la fede dei nostri avversari, questo Signore e creatore o è stato un mentitore o, senza alcun dubbio, ha commesso adulterio nel tempo, come si vede chiaramente che ha fatto, in base alla loro interpretazione, nel secondo libro dei Re: «E Architofel dice ad Assalonne: "Va' dalle concubine di tuo padre, quelle alle quali ha lasciato la custodia della casa, affinché quando tutto Israele avrà sentito che hai disonorato tuo padre si rafforzino le mani di coloro che sono con te". Allora tesero la tenda di Assalonne sul terrazzo ed egli entrò dalle concubine di suo padre davanti a tutto Israele» (2 Sam, 16, 21-22). Così, secondo l'interpretazione dei nostri avversari, questo Signore e creatore ha compiuto temporalmente e visibilmente in questo modo l'opera di adulterio che aveva annunciato, per di più in violazione del precetto che che egli stesso aveva formulato, come abbiamo mostrato in precedenza: «Se un uomo è giaciuto con la moglie di un altro» (Dt, 22,22) ecc.

Nessuna persona saggia potrebbe quindi ritenere che sia stato il vero creatore a dare, temporalmente, le mogli di un uomo a suo figlio o a qualche altro uomo perché commettesse fornicazione, come - secondo la fede degli ignoranti - si crede abbia fatto colui che ha creato le realtà visibili di questo mondo, così come si è chiaramente mostrato in precedenza.

Giacché bisogna ricordare che il Signore Dio nostro, vero creatore, non ha mai ordinato di commettere temporalmente, in questo mondo, adulterio o fornicazione. Dice infatti l'Apostolo nella prima Lettera ai Corinzi: «Non ingannatevi, perché né i fornicatori né gli adulteri possederanno il regno di Dio» (Cor, 8, 9-10). E agli Efesini lo stesso Apostolo dice: «Infatti sappiate bene che nessun fornicatore o impuro ha diritto di eredità nel regno di Cristo e di Dio» (Ef, 5,5). E ai Tessalonicesi egli stesso dice: «Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla fornicazione» (1 Ts, 4, 3).

Il nostro vero Creatore non ha dunque preso temporalmente, in questo mondo, le mogli di Davide, né le ha date al suo vicino perché commettesse adulterio con loro al cospetto di tutto Israele e alla luce del sole, come si legge nel testo citato prima. Esiste infatti senza alcun dubbio un Creatore malvagio che è origine e causa di ogni fornicazione e adulterio di questo mondo: lo abbiamo già mostrato in precedenza e, con l'aiuto di Dio, lo mostreremo ancor meglio più avanti. 
 
Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

venerdì 18 ottobre 2024


IL DIO MALVAGIO HA FATTO RAPINARE 
CON LA FORZA I BENI ALTRUI 
E COMMETTERE OMICIDIO

Ora possiamo mostrare con la massima evidenza per mezzo del Vecchio Testamento - secondo la fede dei nostri avversari - che il suddetto Signore e creatore ha fatto rapinare con la forza i beni altrui e sottrarre temporalmente, a titolo di prestito, i tesori degli Egizi e addirittura commettere, nel mondo materiale, i più grandi massacri.

Dice infatti nell'Esodo lo stesso Signore a Mosè: «Dirai dunque a tutto il popolo che ogni uomo chieda al sua amico e ogni donna alla sua vicina vasi d'argento e d'oro, e il Signore darà credito al popolo presso gli Egizi» (Es, 11, 2-3). E ancora: «E i figli di Israele fecero come aveva comandato loro Mosè, e chiesero agli Egizi vasi d'argento e d'oro e abiti in quantità. E il Signore diede credito al popolo presso gli Egizi in modo che facessero loro dei prestiti; e così depredarono gli Egizi» (Es, 12, 35-36).

E nel Deuteronomio Mosè dice al popolo: «Se ti avvicinerai a una città per espugnarla, prima di tutto le offrirai la pace; se accetterà e ti aprirà le porte, tutta la popolazione che si trova in essa sarà salva e ti servirà pagandoti tributo. Ma se non vorranno concludere l'alleanza e inizieranno la guerra contro di te, tu la attaccherai; e quando il Signore Dio tuo la consegnerà nelle tue mani, colpirai a fil di spada tutti i maschi, risparmiando le donne e i bambini, il bestiame e le altre cose che si trovano nella città; tutto il bottino, lo dividerai fra l'esercito, e ti nutrirai delle spoglie dei tuoi nemici, che ti darà il Signore Dio tuo. Così farai a tutte le città che si trovano a grande distanza da te e che non sono fra quelle di cui riceverai il possesso. Delle città che ti saranno date non lascerai invece sopravvivere assolutamente nessuno; ma ne passerai tutti gli abitanti a fil di spada: Hittiti, Amorrei, Cananei, Ferezei, Gebusei e Hivvei, come ti ha comandato il Signore Dio tuo» (Dt, 20, 10-17).

E ancora nello stesso libro: «Seon uscì incontro a noi con tutto il popolo per combattere a Iessa, e il Signore Dio nostro ce lo consegnò; noi lo colpimmo con i suoi figli e con tutto il suo popolo. E in quella occasione prendemmo tutte le città, dopo aver ucciso tutti i loro abitanti, uomini, donne e bambini; non vi lasciammo sussistere alcunché» (Dt, 2, 32-34). E ancora: «Il Signore Dio nostro consegnò dunque nelle nostre mani anche Og, re di Basan, e tutto il suo popolo; e noi lo colpimmo fino ad annientarlo, devastando tutte le sue città in un solo momento. Non ci fu città che ci sfuggisse; sessanta città, tutta la regione di Argob, regno di Og, in Basan» (Dt, 3, 3-4) ecc. «... e li sterminammo come facemmo con Seon, re di Esebon, distruggendo ogni città, uomini, donne e bambini; prendemmo invece come bottino il bestiame e le spoglie delle città» (Dt, 3, 6-7).

A proposito dell'uomo che raccoglieva legna il giorno di sabato, è scritto nel Libro dei Numeri: «Ora avvenne che, trovandosi i figli di Israele nel deserto e avendo sorpreso un uomo che raccoglieva legna il giorno di sabato, lo presentarono a Mosè, ad Aronne e a tutto il popolo; questi lo rinchiusero in carcere, non sapendo che cosa dovessero fare di lui. E il Signore disse a Mosè: "Che quest'uomo sia messo a morte, tutto il popolo lo lapidi fuori del campo"» (Nm, 15, 32-35).

Lo stesso Signore dice nell'Esodo al popolo israelitico: «Riempirò il numero dei tuoi giorni. Manderò il mio terrore davanti a te, e sterminerò ogni popolo dal quale andrete, e farò voltare le spalle a tutti i tuoi nemici» (Es, 23, 26-27).

E nel Levitico dice: «Inseguite i vostri nemici, ed essi cadranno davanti a voi; cinque dei vostri ne inseguiranno cento, e cento dei vostri diecimila; cadranno i vostri nemici sotto la spada davanti a voi» (Lv, 26, 7-8).

Anche nel Libro dei Numeri egli dice: «Se non vorrete massacrare gli abitanti della terra, coloro che sopravviveranno saranno come chiodi nei vostri occhi e lance nei vostri fianchi e vi combatteranno nella terra della vostra abitazione; e tutto quello che avevo pensato di far loro, lo farò a voi» (Nm, 33, 55-56).

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

Se i testi veterotestamentari fossero letti con attenzione, non poche domande troverebbero un'immediata seppur agghiacciante risposta. Mi domando chi continuerebbe a vedervi scientemente la presenza e l'ispirazione di un'entità buona. A tutti sarebbe evidente: quel Dio è Orrore, e la vita sotto il suo giogo è una condanna. Chi non coglierebbe la sinistra e inquietante profezia contenuta nel Libro dei Numeri? Ancora una volta, l'estinzione volontaria del genere umano si presenta come la sola salvezza. 

giovedì 17 ottobre 2024

LA TOTALITÀ DEI BENI 
E LA TOTALITÀ DEI MALI 
NON PROVENGONO 
DA UNA SOLA E MEDESIMA CAUSA 

Pertanto è chiaro agli occhi dei sapienti che in questi segni universali - vale a dire 'tutto', 'ogni cosa', 'tutte le cose' e gli altri segni che si trovano nelle sacre Scritture - non sono comprese le realtà buone e quelle malvagie, le pure e le impure, le transitorie e le permanenti; per la ragione essenziale che sono assolutamente opposte e contrarie, e non possono provenire direttamente da una sola causa. 

Dice infatti Gesù figlio di Sirac: «Il bene è contro il male e la vita contro la morte; così anche il peccatore contro l'uomo giusto. Allo stesso modo osserva tutte le opere dell'Altissimo» (Sir, 33, 15). E Paolo nella seconda Lettera ai Corinzi dice: «Quale comunanza è possibile tra giustizia e iniquità? E quale rapporto tra la luce e le tenebre? Quale patto tra Cristo e Belial? O quale intesa fra il fedele e l'infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gli idoli?» (2 Cor, 6, 14-16). 

Come a dire: la giustizia non ha assolutamente nulla in comune con l'iniquità, né la luce con le tenebre, e Cristo non ha alcun patto con Belial; bisogna intendere così perché queste realtà opposte e contrarie non provengono da una sola e medesima causa. Altrimenti, se la giustizia e l'iniquità, la luce e le tenebre, Cristo e Belial, il fedele e l'infedele provenissero assolutamente e direttamente dalla causa suprema di tutti i beni, avrebbero comunanza e accordo fra loro, e non si distruggerebbero a vicenda come fanno manifestamente ogni giorno il bene e il male, secondo quanto abbiamo mostrato chiaramente prima: «Il bene è contro il male e la vita contro la morte» (Sir, 33, 15). 

Ne consegue dunque che vi è un altro principio, quello del male: esso è origine e causa di ogni iniquità, impurità e infedeltà, e inoltre di tutte le tenebre. Se non fosse così, lo stesso Dio vero - che è fedelissimo, che è giustizia suprema e assoluta purezza - sarebbe interamente causa e principio di ogni male, e tutti gli opposti e contrari emanerebbero direttamente dal Signore stesso; cosa che sarebbe del tutto folle e insensato pensare. 

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

martedì 15 ottobre 2024


I SEGNI UNIVERSALI DEL MALE

Ora bisogna esporre il problema di quei segni universali - dei quali ho parlato in precedenza - che designano le cose malvagie, vane, transitorie, da rifiutare, ecc.

Dice infatti l'Ecclesiaste: «Vanità delle vanità e tutto è vanità" (Qo, 1, 2). E ancora: «Ho visto tutto ciò che accade sotto il sole, ed ecco tutto è vanità e afflizione dello spirito» (Qo, 1, 4). E ancora: «Ogni cosa ha il suo tempo, e nel momento prescritto tutto passa sotto il sole: tempo di nascere e tempo di morire» (Qo, 3, 1-2). E ancora: «Tutte le cose sono soggette alla vanità e tutte tendono verso un solo luogo; sono fatte di terra e alla terra ritorneranno» (Qo, 3, 19-20). E ancora: «Mi sono disgustato della mia vita vedendo che tutte le cose sotto il sole sono malvagie e che tutto è vanità e afflizione dello spirito» (Qo, 2, 17).

Anche l'Apostolo dice ai Colossesi: «Se siete morti con Cristo agli elementi di questo mondo, perché decretate ancora come se viveste in questo mondo: non toccate, non gustate, non maneggiate tutto ciò che è destinato a consumarsi con l'uso?» (Col, 2, 20-22). E ai Filippesi lo stesso Apostolo dice: «Se qualcun altro pensa di confidare nella carne, potrei farlo più di lui io, circonciso l'ottavo giorno, della stirpe di Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei, quanto a legge Fariseo; quanto a zelo persecutore della Chiesa di Dio; quanto alla giustizia che si può raggiungere con la legge, di condotta irreprensibile. Ma le cose che per me erano dei guadagni, queste stesse cose le ho considerate perdite a causa di Cristo. Anzi, considero tutte le cose come perdite in confronto alla sovraeminente conoscenza di Gesù Cristo, mio Signore, per il quale ho perduto tutte le cose e le reputo lordura, per poter guadagnare Cristo» (Fil, 3, 4-8).

E nel Vangelo del beato Matteo Cristo dice allo scriba: «Se vuoi essere perfetto, va' e vendi tutto ciò che hai» (Mt, 19, 21), cioè abbandona tutto ciò che possiedi carnalmente secondo la legge. E il testo continua: «Allora, in risposta, Pietro gli disse: "Ecco, noi abbiamo abbandonato tutto e ti abbiamo seguito, che cosa dunque avremo?"» (Mt, 19, 27). Cui Cristo rispose: «Voi che avete abbandonato tutto e mi avete seguito» ecc. Anche l'Apostolo dice ai Colossesi: «Ora, però, deponete anche voi tutto: collera, detrazione, sdegno, malizia, bestemmia» (Col, 3, 8) ecc.

E il beato Giovanni dice nella sua prima Lettera: «Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se qualcuno ama il mondo, in lui non è la carità del Padre, perché tutto ciò che è nel mondo è concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia della vita, che non proviene dal Padre ma dal mondo» (1 Gv, 2, 15-16) ecc.

Sicché bisogna rendersi chiaramente conto che questi segni universali riferiti alle cose malvagie, vane e transitorie non sono della stessa specie degli altri segni universali prima menzionati, che designano le cose buone, pure, grandemente desiderabili e permanenti in eterno. Soprattutto per il fatto che non hanno nulla in comune, non possono in alcun modo coesistere entro una stessa forma di universalità - dato che si distruggono e si combattono a vicenda - né possono provenire da una causa unica.
 
Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro 

lunedì 14 ottobre 2024


SI TROVA NELLE SACRE SCRITTURE
ANCHE UNA ETERNITÀ MALVAGIA

Ora, che esista una eternità, una sempiternità e una antichità anche in altri dèi oltre al Signore vero Dio, possiamo facilmente mostrarlo per mezzo delle Scritture.

Cristo dice nel Vangelo di Matteo: «Allora il re dirà a coloro che saranno alla sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, che è stato preparato per il diavolo e per i suoi angeli"» (Mt, 25, 41). E il beato Giuda, fratello di Giacomo: «Quanto agli angeli che non hanno conservato il loro principato, ma hanno abbandonato la loro residenza, li ha imprigionati nelle tenebre con catene eterne per il giudizio del grande giorno» (Gd, 6). E ancora: «Allo stesso modo Sodoma e Gomorra e le città confinanti, che erano dedite similmente alla fornicazione e andavano dietro a un'altra carne, sono divenute un esempio, subendo il castigo del fuoco eterno» (Gd, 7).

Anche il beato Giobbe dice: «Là dove abita l'ombra della morte e non vi è alcun ordine, ma un orrore sempiterno» (Gb, 10, 22). E per bocca di Ezechiele il Signore dice del Monte Seir: «Io ti trascinerò in solitudini sempiterne» (Ez, 35, 9). E ancora: «Ecco, dice il Signore, che io volgendomi verso di te, Monte Seir, stenderò su di te la mia mano e ti renderò desolato e deserto; distruggerò le tue città e tu sarai deserto; e saprai che io sono il Signore, perché sei stato il mio nemico sempiterno e hai rinchiuso i figli di Israele nella mano della spada al tempo della loro afflizione, al tempo della loro estrema iniquità» (Ez, 35, 3-5).

Il Monte Seir è una figura del diavolo, nemico del vero Dio, come ha osservato Cristo nel Vangelo del beato Matteo. Inoltre l'Apostolo dice nella seconda Lettera ai Tessalonicesi: «I quali subiranno anche pene eterne nella rovina» (2 Ts, 1,9). E Cristo dichiara nel Vangelo di Matteo: «Ed essi andranno al supplizio eterno» (Mt, 25, 46). Lo stesso Cristo dice nel Vangelo del beato Marco: «Ma colui che avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non avrà perdono in eterno, ma sarà reo di un delitto sempiterno» (Mc, 3, 29).

Parlando dell'eternità del diavolo, dice il profeta Abacuc: «Dio verrà da Mezzogiorno, e il Santo dal Monte Faran; la sua gloria ha coperto i cieli, e della sua lode è piena la terra. Il suo splendore sarà come una luce, dei corni saranno nelle sue mani; là è nascosta la sua forza. Davanti alla sua faccia andrà la morte; il diavolo uscirà davanti ai suoi piedi. Ed egli si è fermato e ha misurato la terra; ha gettato uno sguardo e dissolto le nazioni; le montagne della terra sono state ridotte in polvere, le colline del mondo piegate dai passi della sua eternità» (Ab, 3, 3-6). Della sua antichità sta scritto nell'Apocalisse: «E fu precipitato quel grande drago, il serpente antico chiamato diavolo e Satana» (Ap, 12, 9).

Pertanto, se quando si parla di eternità, sempiternità e antichità bisogna intendere che le essenze delle cose non hanno né inizio né fine - come risulta evidente, per esempio, nel caso del Dio buono -, altrettanto chiaramente si è mostrato in precedenza che il peccato, le pene, le solitudini, l'errore, il fuoco, il supplizio, le catene e il diavolo non hanno né inizio né fine, sia che questi nomi designino il principio supremo del male sia che ne designino gli effetti. Essi testimoniano di una causa unica, eterna o sempiterna o antica, perché se un effetto è eterno o sempiterno, ne consegue necessariamente che lo è anche la sua causa. Esiste infatti senza alcun dubbio un principio malvagio dal quale derivano propriamente e principialmente questa eternità o sempiternità e antichità.

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

Essendo il Male un'essenza increata e primaria, si capisce come una persona malvagia può essere spiegata solo in due modi: o è un essere dotato di anima creata dal Dio Buono, ma brandita dai demoni come una spada, oppure di umano ha soltanto la forma, essendo la sua natura diabolica. Per un cataro, dire che una persona è malvagia ha implicazioni sconosciute ai seguaci della Chiesa di Roma e molto più gravi: significa negarne la natura umana per affermare la sua totale appartenenza alla Cattiva Eternità.

sabato 12 ottobre 2024


VI È UN ALTRO CREATORE O FATTORE
 
Che vi sia un altro Dio e Signore, il quale è creatore e fattore, oltre al Dio fedele cui affidano le loro anime coloro che soffrono nelle buone azioni, è quanto intendo mostrare chiaramente per mezzo delle Scritture. E lo farò basandomi principalmente sulla fede che i nostri avversari ripongono nel Vecchio Testamento. Infatti essi dichiarano apertamente che quel Signore è il creatore e fattore che ha creato e fatto le realtà visibili di questo mondo, ossia il cielo e la terra, il mare, gli uomini e il bestiame, gli uccelli e tutti i rettili, come si legge nel Genesi: «In principio Dio creò il cielo e la terra; e la terra era vuota e disabitata» (Gn, 1, 1-2). E ancora: «E Dio creò i grandi cetacei e ogni essere dotato di vita e di movimento e ogni volatile secondo il suo genere» (Gn, 1, 21). E ancora: «E Dio fece le bestie della terra secondo le loro specie, e gli armenti e tutti i rettili secondo il loro genere» (Gn, 1, 25). E ancora: «E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li fece» (Gn, 1, 27). Anche Cristo dice nel Vangelo del beato Marco: «Ma fin dal principio della creazione, Dio li fece maschio e femmina» (Mc, 10,6).

Infatti bisogna considerare che nessun uomo può mostrare in questo modo, temporalmente e visibilmente, il Dio malvagio (e nemmeno quello buono); ma attraverso gli effetti si conosce la causa. Si deve pertanto sapere che nessuno può dimostrare l'esistenza di un Dio malvagio se non per mezzo delle sue opere malvagie e delle sue parole incostanti. Ma io affermo che il creatore che ha creato e fatto le realtà visibili di questo mondo non è quello vero. Voglio provarlo con le sue opere malvagie e le sue parole incostanti, se è vero che le opere e le parole contenute nel Vecchio Testamento sono state fatte o dette temporalmente da lui in questo mondo visibile e materiale, come affermano esplicitamente i nostri avversari.

Noi detestiamo profondamente queste opere: voglio dire commettere adulterio, rubare il bene altrui, perpetrare un omicidio, maledire ciò che è santo, consentire alla menzogna, dare la propria parola con o senza giuramento e non mantenerla. Tutte queste opere abominevoli sono state fatte temporalmente dal sunnominato Dio o creatore in questo mondo, in modo visibile e materiale, secondo l'interpretazione che i nostri avversari danno del Vecchio Testamento; credono infatti che tali Scritture parlino della creazione e della fattura di questo mondo e delle opere che appaiono visibilmente e temporalmente in questo mondo. E ad ammettere questo sono necessariamente costretti coloro i quali credono che vi sia un solo principio principiale. Intendo mostrarlo chiaramente per mezzo di quelle Scritture nelle quali i nostri avversari ripongono la loro fede. 

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro (Compendio per l'istruzione dei principianti) 

giovedì 10 ottobre 2024


IL DIO STRANIERO E I MOLTI ALTRI DÈI

Ora, se qualcuno scioccamente disprezzasse i validissimi argomenti qui sopra esposti, sia certo che dalla testimonianza delle sacre Scritture risulta chiaramente l'esistenza di un altro Dio e Signore e principe oltre al Signore Dio vero.
 
Dice infatti il Signore per bocca di Isaia: «Come mi avete abbandonato e avete servito un Dio straniero nella vostra terra, così servirete dèi stranieri in una terra non vostra» (Ger, 5, 19). E ancora: «Radunatevi e venite, e avvicinatevi insieme voi che siete stati salvati dalle nazioni: sono senza conoscenza coloro che innalzano lo stendardo del loro idolo e invocano un Dio che non salva» (Is, 45, 20). E ancora: «Signore Dio nostro, dei signori, fuori di te, ci hanno conquistato; soltanto in te ricordiamo il tuo nome» (Is, 26, 13). E Davide dice: «Ascolta, popolo mio, e testimonierò davanti a te, Israele. Se mi ascolterai, non vi sarà in te un Dio nuovo né adorerai un Dio straniero» (Sal, 80, 9-10).

E ancora: «Se abbiamo dimenticato il nome del nostro Dio e abbiamo teso le nostre mani verso un Dio straniero, Dio non indagherà forse queste cose?» (Sal, 43, 21-22). E ancora: «I principi dei popoli si sono riuniti con il Dio di Abramo, perché gli dèi forti della terra sono stati enormemente esaltati» (Sal, 46, 10). E ancora: «Tutti gli dèi delle genti sono demoni» (Sal, 95, 5). E Sofonia dice: «Il Signore sarà terribile sopra di loro, e annienterà tutti gli dèi della terra» (Sof, 2, 11). E Geremia: «Si è trovata una congiura fra gli uomini di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme» «Essi dunque servirono dèi stranieri per seguirli» (Ger, 11, 9; 10). E ancora: «Perché i vostri padri mi abbandonarono e seguirono dei stranieri e li servirono e li adorarono, e abbandonarono me e non osservarono la mia legge. Ma voi avete agito peggio dei vostri padri; ecco infatti che ognuno di voi segue la perversità del suo cuore malvagio tanto da non ascoltarmi; vi caccerò da questa terra in una  in una terra che non conoscete, né voi né i vostri padri; là servirete giorno e notte dèi stranieri che non vi daranno riposo» (Ger, 16, 11-13).

E Malachia dice: «Giuda ha trasgredito, ed è stato comesso un abominio in Israele e in Gerusalemme, perché Giuda ha profanato la santità del Signore, che amava, e ha sposato la figlia di un Dio straniero» (Ml, 2, 11). E Michea: «Perché tutti i popoli cammineranno ciascuno in nome del suo Dio, noi invece cammineremo nel nome del Signore Dio nostro in eterno e oltre» (Mic, 4, 5). E l'Apostolo dice ai Corinzi nella seconda Lettera: «Anche se il nostro Vangelo è velato, è velato per coloro che periscono; per quegli infedeli ai quali il Dio di questo secolo accecò le menti, affinché non brilli la luce del Vangelo della gloria di Cristo, che è immagine di Dio» (2 Cor, 4, 3-4). Lo stesso Apostolo dice nella prima Lettera ai Corinzi: «Perché sebbene vi siano esseri chiamati dèi, sia in cielo che sulla terra - vi sono infatti molti dèi e molti signori -, tuttavia per noi vi è un solo Dio» (1 Cor, 8, 5-6). Anche Cristo dice nel Vangelo di Matteo: «Nessuno può servire Dio e Mammona» (Mt, 6, 24). E nel Vangelo di Giovanni dice ancora Gesù: «Viene infatti il principe di questo mondo, e non ha nulla a che fare con me» (Gv, 14, 30).

E ancora: «Ora è il giudizio del mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori» (Gv, 12, 31). E ancora: «Perché il principe di questo mondo è ormai giudicato» (Gv, 16, 11). E gli Apostoli hanno detto nei loro atti: «Perché le genti hanno tumultuato e i popoli hanno meditato cose folli? I re della terra si sono alzati e i principi si sono coalizzati contro il Signore e contro il suo Cristo. Infatti Erode e Ponzio Pilato si sono veramente coalizzati in questa città con le nazioni e con i popoli di Israele contro il tuo santo fanciullo Gesù, che tu hai unto» (At, 4, 25-27) ecc. 
 
Così appare chiaro che, nelle testimonianze delle sacre Scritture, si può trovare la prova dell'esistenza di molti dèi, signori e principi avversi al Signore vero Dio e al Figlio suo Gesù Cristo, come si è mostrato apertamente in precedenza.
 
Dal Libro dei Due Princìpi, testo cataro della Chiesa di Desenzano
 
Questo libro, attribuito a Giovanni di Lugio (anche noto come Giovanni di Bergamo), ci permette di conoscere una teologia estremamente raffinata. Non esisteva un'unica autorità dogmatica corrispondente al Pontefice Romano, e ogni singolo vescovo era libero di elaborare una propria personale visione delle cose. Sorsero anche dispute dottrinali accanite, su particolari che un lettore moderno considererebbe astrusi e contorti. Vi è però un nucleo comune a tutti, che possiamo conoscere attraverso una vasta documentazioni, anche analizzando in dettaglio atti dell'Inquisizione. 

Il quadro delineato è incompatibile con le falsità propagate da Dan Brown e da Baigent. Al giorno d'oggi i Buoni Uomini non avrebbero nulla da ridire in merito a Stargate, mentre condannerebbero senza appello il Codice da Vinci.

mercoledì 9 ottobre 2024

IL TERMINE 'NULLA' 

Che poi ciò che è nel mondo, ossia che viene dal mondo, sia chiamato 'nulla', lo afferma l'Apostolo quando dice: «Sappiamo che un idolo nel mondo è nulla» (1 Cor, 8, 4). E ancora: «Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri, e se avessi tutta la fede al punto da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, nulla io sarei» (1 Cor, 13, 2). Donde risulta chiaro che, se l'Apostolo nulla sarebbe senza la carità, tutto ciò che è senza carità è nulla. Così, anche Isaia dice: «Davanti a lui tutte le nazioni sono come inesistenti e rispetto a lui sono considerate come nulla e vanità» (Is, 40, 17). E il Salmista: «Condurrai tutte le nazioni al nulla» (Sal, 58, 9). E altrove: «Alla sua vista il malvagio è condotto al nulla» (Sal, 14, 4). E in Ezechiele è detto del principe di Tiro: «Sei diventato nulla, e non sarai in perpetuo» (Ex, 18, 19). E Isaia: «Ecco voi siete fatti di nulla, e la vostra opera di ciò che non ha esistenza; abominevole è colui che vi ha scelti» (Is, 41, 24). E Giovanni nel suo Vangelo: «Senza di lui è stato fatto il nulla» (Gv, 1, 3). 

Se tutti gli spiriti malvagi e gli uomini malvagi e tutte le cose visibili di questo mondo non sono nulla perché sono senza carità, allora sono stati fatti senza Dio. Perciò non è stato Dio a farli, perché «senza di lui è stato fatto il nulla» (Gv, 1, 3), e l'Apostolo attesta: «Se non avessi la carità, nulla io sarei» (1 Cor, 13, 2). 

Dal TRATTATO DEI MANICHEI, testo cataro

martedì 8 ottobre 2024

LE PAROLE DI UN PREDICATORE
GIUNGONO A NOI DOPO SECOLI DI OBLIO 

Esiste un uccello, chiamato pellicano, che è luminoso come il sole e lo segue nella sua corsa. Aveva dei piccoli e, quando li lasciava nel nido e se ne andava a seguire il sole, giungeva allora una bestia e mutilava questi piccoli e spezzava loro il becco. Quando il pellicano ritornava dai suoi piccoli, trovandoli mutilati e senza becco, li curava. Poiché ciò avveniva spesso, finì per avere l'idea di nascondere il suo splendore e, fatto ciò, di nascondersi vicino ai suoi piccoli, in modo da poter prender la bestia quando fosse venuta e ucciderla, tanto che essa non potesse più mutilare i suoi piccoli e privarli del becco. Così fu fatto. E così i piccoli del pellicano furono liberati dalla mutilazione che infliggeva loro quella bestia, quando essa fu catturata dal pellicano. Allo stesso modo il Dio Buono aveva fatto con le sue creature; e il Dio Malvagio le distruggeva, finché Cristo non depose il suo splendore, quando si incarnò nella Vergine Maria. Allora catturò il Dio Malvagio e lo pose nelle tenebre dell'inferno; e da quel momento il Dio Malvagio non poté più distruggere le creature del Dio Buono. 
 
Sermone di Bernardo Franca, Perfetto Cataro attivo nell'Alta Aragona (inizi XIV secolo).
 
Si nota che nonostante l'uso del verbo 'incarnare', dovuto a motivi di comprensione, è del tutto assente il tema cristiano del pellicano che si lacera il petto nutrendo i suoi piccoli con la sua carne, dissetandoli con il suo sangue. Il mondo materiale non ha nessuna presa su Cristo: alle sue sofferenze apparenti non è attribuibile alcuna funzione di salvezza, in quanto il suo corpo era un fantasma di carne fittizia. Il vero inferno è questo universo, TOTUS POSITUS IN MALIGNO. 

domenica 6 ottobre 2024


LO PSEUDO-EINSTEIN: 
Un enigmatico video di propaganda
delle dottrine di Agostino

Mi è stato segnalato un video in cui un arrogante Einstein bambino fa propaganda delle idee di Agostino d'Ippona, negando la natura ontologica del Male e delle Tenebre, attribuendo questi stessi concetti alla semplice mancanza di qualcosa. Il ripugnante documento è risultato apocrifo e prodotto per manipolazione dal Ministero dell'Educazione della Repubblica di Macedonia. Come si fa notare persino in siti cattolici, l'episodio narrato dal video è del tutto estraneo ad ogni biografia nota dello scienziato di Ulm. 

In ogni caso, a quanto pare i più accesi seguaci della maligna Chiesa Romana hanno molto gradito il video in questione, approfittandone per diffondere la loro  perversa teodicea. Questo in particolare si legge nel sito
www.gliscritti.it/: 

"La fede cristiana, infatti, da un lato rifiuta l’idea che il male non esista, che sia semplicemente “niente” – anzi ne afferma la devastante presenza del mondo – ma, parimenti, non lo ritiene principio al pari di Dio. Infatti, rifiutando ogni dualismo, il cristianesimo afferma che esiste un solo Dio e che Dio è bontà e bellezza: il male non è quindi Dio e nemmeno viene da Lui. Il Signore stesso è ben più forte del male: Dio è precisamente il vittorioso sul male." 

Che tutto ciò sia menzogna, aberrazione e falsità, lo dimostra Cristo stesso nei Vangeli, che sempre afferma l'origine diversa e incompatibile dei Princìpi del Bene e del Male, respingendo ogni idea che Dio e Satana possano avere la stessa natura. Cristo ha rivelato che carne e Spirito non hanno radice comune e non sono opera dello stesso Creatore: "Se uno non è generato dall'acqua e dallo Spirito non può entrare nel regno di Dio. Ciò che è generato dalla carne è carne, ciò che è generato dallo Spirito è spirito." (Gv 3, 1-8). E ancora: "È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita" (Gv 6, 63-68).  Così pure Cristo si rivolge ai Farisei, e li apostrofa come prodotti di qualcosa che non è Dio Suo Padre, bensì il Dio di questo secolo, Satana: "Voi che avete per padre il diavolo, e che volete fare la volontà del padre vostro" (Gv 8, 1-44). Tutte queste cose sono dimostrate dalla realtà dei fatti, che è interamente composta dal Male e sulle cui miserie non esiste alcuna vittoria fino alla Fine dei Tempi. 

Il sito prosegue ancora affermando il pernicioso, aberrante e folle concetto di libero arbitrio: 

"Agostino d’Ippona, in particolare, ha illuminato il pensiero cristiano affermando che il male non è propriamente “essere”, bensì “assenza di bene”. Più profondamente ancora, il male si genera dal rifiuto di Dio. La creatura, volgendo le spalle a Dio, anzi opponendosi a Lui che è la vita, si trova “nell’ombra di morte”, si trova separata dal bene, da quel Bene che pure cerca continuamente di riportarla a sé." 

Questi papisti equivocano sul significato delle parole, interpretando "vita" come "esistenza biologica trasmessa dallo sperma e dal sangue mestruale". Ma Cristo non intese mai come Vita ciò che è il mero sviluppo di un coacervo abortivo di seme e di escreti femminili! 

Ancora proseguono i nostri avversari: 

"In questo senso il male non è “nulla”, poiché esiste, ma è la condizione dell’“essere creato” che si volge al nulla. Si pensi, ad esempio, a Confessioni XII,11.11: «Solo il nulla non deriva da te [Dio], e il distacco della volontà da te, l'Essere, verso esseri inferiori». 

Ma il Nulla non è l'inesistenza. Così veniamo ad apprendere che Agostino, ritenuto a torto un sapiente, dapprima nega l'esistenza di ciò che chiama "nulla", ritenendolo assenza di proprietà, poi lo afferma invece - proprio come facciamo noi - come qualcosa di concreto, il Nulla a cui le creature si rivolgono. E questi esseri inferiori verso cui tende il peccatore, da chi sarebbero creati? Da Dio? No di certo, e lo stesso Agostino ha detto "Solo il nulla non deriva da te [Dio]". Se questi esseri inferiori fossero opera di Dio, egli sarebbe infatti il Male a tutti gli effetti. Ma se essi non sono opera di Dio devono essere opera di qualcun altro. Agostino, che dentro di sé sapeva la Verità, ha scritto ogni sorta di menzogna e di incoerenza nei suoi libri per un motivo preciso. Egli era un uomo ambizioso e perfido, che aveva ben capito come non potesse far molta strada nella Chiesa Manichea, così si volse alla Chiesa Romana. Vedete le contraddizioni che ha seminato ad ogni suo passo? 

Stabilite queste cose, veniamo ora a una questione anche più importante. Con mio grande stupore, mi sono accorto che il video era già diffuso alcuni anni fa dal Governo Macedone, già nel 2009. Questa domanda non se l'è posta nessuno, a quanto mi risulta: "Perché diamine il Governo della Macedonia ha perso tempo e risorse a mettere insieme un simile filmato?" 

La risposta a questa domanda è una sola. Nel paese isolato noto come Macedonia esistono ancora dei Catari, che sono detti Bogomili o Babun dai locali, e questi sono tuttora molto attivi nella predicazione. I malfattori che governano la Macedonia hanno in odio i Buoni Uomini, e temono sommamente la Verità che essi propagandano. Per questo unico motivo desiderano in tutti i modi osteggiarla, anche servendosi della tecnologia digitale. Guardate il filmato con attenzione. Il professore rappresenta il Buon Uomo, col volto ornato dalla barba. Il bambino - essere diabolico per la Fede del Pop Bogomil - lo sfida e lo contraddice. Questo bambino, Einstein, rappresenta la Modernità, il Nuovo Mondo, tutto ciò che si oppone a quelli che sono considerati indesiderabili residui del passato. Non si illudano questi tristi figuri che governano nei Balcani. I Buoni Uomini e i loro Credenti hanno affrontato ogni sorta di tribolazione e di tortura, finendo bruciati sul rogo in gran numero senza opporsi ai loro carnefici. Hanno dato prova di eroismo, entrando nelle fiamme cantando. Non basterà un Einstein qualsiasi a cancellare la Conoscenza del Bene. 

(Il Volto Oscuro della Storia, 2 agosto 2012)