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sabato 28 novembre 2020


KRULL

Titolo originale: Krull
Lingua: Inglese
Paese: Gran Bretagna, Stati Uniti d'America
Anno: 1983
Durata: 116 min
Rapporto: 2,35 : 1
Genere: Avventura, fantascienza, fantasy
Regia: Peter Yates
Soggetto: Stanford Sherman 
Sceneggiatura: Stanford Sherman
Produttore: Ron Silverman
Produttore esecutivo: Ted Mann
Casa di produzione: Columbia Pictures
Fotografia: Peter Suschitzky
Montaggio: Ray Lovejoy
Effetti speciali: John Evans, Derek Meddings, Mark
     Meddings, Paul Wilson
Musiche: James Horner
Scenografia: Stephen Grimes
Costumi: Anthony Mendleson
Trucco: Alan Boyle, Nick Maley
Interpreti e personaggi 
    Ken Marshall: Principe Colwyn
    Lysette Anthony: Principessa Lyssa
    Freddie Jones: Ynyr il Vecchio
    Bernard Bresslaw: Rell, il ciclope
    Alun Armstrong: Torquil, capo dei banditi
    David Battley: Ergo, il ciarlatano
    Liam Neeson: Kegan
    Francesca Annis: Vedova della Ragnatela
    John Welsh: Veggente cieco degli smeraldi
    Graham McGrath: Titch, l'apprendista del Veggente
    Tony Church: Re Turold
    Bernard Archard: Re Eirig
    Belinda Mayne: Vella
    Dicken Ashworth: Bardolph
    Todd Carty: Oswyn
    Robbie Coltrane: Rhun
    Clare McIntyre: Merith, una delle mogli di Kegan
    Bronco McLoughlin: Nennog
    Andy Bradford: Darro
    Gerard Naprous: Quain
    Bill Weston: Menno
Doppiatori originali   
    Lindsay Crouse: Principessa Lyssa
    Michael Elphick: Rhun
    Trevor Martin: Voce del Mostro
Doppiatori italiani 
    Emanuela Rossi: Principessa Lyssa
    Giorgio Piazza: Ynyr il Vecchio
    Michele Gammino: Rell, il ciclope
    Piero Tiberi: Torquil, capo dei banditi
    Massimo Giuliani: Ergo, il ciarlatano
    Roberto Chevalier: Kegan
    Paila Pavese: Vedova della Ragnatela
    Eleonora De Angelis: Titch, l'apprendista del Veggente 
    Giorgio Villa: Re Turold
    Luciano De Ambrosis: Re Eirig
    Sandro Acerbo: Oswyn
    Angelo Nicotra: Rhun 
Location: Isole Canarie (Spagna); Campo Imperatore
   (Italia); Cortina d'Ampezzo (Italia)
Budget: 47 milioni di dollari US
Box office: 16,5 milioni di dollari US
   (fonte: Boxofficemojo.com)

Trama:
Krull è un pianeta di tipo terrano che orbita intorno a una coppia stretta di stelle simili al nostro sole. Nei suoi cieli splendono due soli. In questo è come Tatooine, ma non è affatto un torrido deserto. Il clima è ottimale, la biosfera ricchissima. Ci sono monti, fiumi, laghi, foreste, oceani, etc. Gli abitanti sono umani e indistinguibili dagli europei, potrebbero benissimo essere Anglosassoni o Celti. La situazione culturale e politica di Krull non è invece tra le più felici, dato che si trova sprofondato in un perenne medioevo, diviso in regni tra loro belligeranti. A un certo punto irrompe una minaccia letale dallo spazio esterno: è un gigantesco mostro che vive in un'astronave tutta fatta di calcinacci, simile a una cometa deforme, fragile, messa assieme con la cazzuola e la malta. Questo essere dal corpo colossale, che è animato da una malvagità incommensurabile, viaggia tra i mondi della Galassia sottomettendoli uno dopo l'altro. Come strumenti di conquista il mostro dell'astronave di calcinacci, nota come Fortezza Nera, si serve di un esercito di guerrieri a cavallo, solo con un aspetto un po' meno medievale dei Krulliani: sono i Massacratori, che indossano una specie di armatura che li rende vagamente simili agli incursori imperiali di Guerre Stellari. Detto in estrema sintesi, il mostro è inferocito perché possiede un membro virile colossale quanto puzzolente, ma non riesce a trovare nessuna che gli titilli le papule sulla corona del glande: con le donne è timidissimo e prova una smisuarata vergogna per il suo odore ripugnante, per il suo aspetto verrucoso. Così egli odia tutto e tutti, al punto da voler ridurre in cenere ogni civiltà umana dell'Universo. 
Di fronte a una minaccia così spaventosa, i sovrani di due importanti regni di Krull decidono di unire le loro forze contro l'invasore. Il Principe Colwyn e la Principessa Lyssa stanno celebrando le loro nozze per cementare questo patto, quando i Massacratori compiono un'incursione, interrompendo la cerimonia e uccidendo entrambi i Re. La Principessa Lyssa viene rapita e portata nella Fortezza Nera. Il Principe Colwyn, rimasto ferito, viene  curato da Ynyr il Vecchio (che è anche la voce narrante della storia), che gli rivela come il Mostro e i Massacratori possano essere sconfitti unicamente tramite il potere di un'arma magica denominata Glaive, simile a una stella metallica a cinque punte, che rifiuta di essere usata dagli indegni. Il Principe Colwyn, che non conosce macchia né paura, riesce a trovare il Glaive nella caverna in cui è custodito e ad usarlo. Questo però è soltanto il primo passo della sua impresa, visto che la Fortezza Nera si teletrasporta ogni giorno in un luogo diverso di Krull e che non è possibile prevedere in anticipo le sue mosse. 
Inizia un lunghissimo peregrinare. Il Principe e il Vecchio incontrano il ciarlatano Ergo, soprannominato "Il Magnifico", una sorta di prestidigitatore da strapazzo, che si unisce alla compagnia. Poi vengono assaliti dai banditi, guidati da Torquil. Questi sono i loro nomi: Kegan, Rhun, Oswyn, Bardolph, Menno, Darro, Nennog e Quain. Col suo coraggio e con la calma olimpica che lo contraddistingue, Olwyn riesce a convincere Torquil e i suoi uomini a unire le loro forze alle sue, combattendo col comune scopo di liberare Krull dalla tirannia del Mostro e dei Massacratori. Alla comitiva si aggiunge infine Rell, un rappresentante dell'antica stirpe dei Ciclopi, che il Mostro ha deportato da un altro mondo. Un tempo erano uomini come tutti gli altri, ma diedero un occhio  per poter avere la conoscenza del futuro. Furono beffati orribilmente, restando con un solo occhio e potendo conoscere soltanto l'istante della loro morte! Ynir il vecchio non ama il popolo di Rell, considerandolo lamentoso e degno di commiserazione. Tuttavia resta il dato di fatto che i Ciclopi sono guerrieri eroici e implacabili nel loro odio verso i Massacratori. 
Dopo innumerevoli avventure, il Principe Colwyn e i suoi seguaci riescono nell'ardua impresa, espugnando l'astronave fatta di calcinacci ove risiede il Mostro e liberando la Principessa Lyssa, seppur con gravi perdite. Il finale è nel segno della più assoluta banalità. Scompare la maledizione che gravava sul pianeta Krull, che realizza la sua unità politica in seguito alle nozze tra Colwyn e Lyssa. Torquil è eletto Gran Maresciallo del Regno e i suoi uomini sopravvissuti, un tempo galeotti, diventano maggiorenti. La voce narrante afferma che i figli della coppia regale avranno il dominio sull'intera Galassia: una profezia da Star Wars!   
 

Recensione:
Quando vidi questo film per la prima volta frequentavo il liceo. Simili mer(d)aviglie le passavano spesso alla televisione e io le divoravo tutte. Quando di recente ho deciso di rivedere Krull, per ritrovare un po' dell'atmosfera di quei tempi, sono rimasto mortalmente deluso. Questo mi sono chiesto: "Ma come faceva a piacermi una simile porcheria?" Mi spiace dirlo, ma si è rivelato un fantasy grossolano quanto banale, noioso al punto di riuscire nauseabondo. Le reminiscenze tolkieniane sono innumerevoli. Basti pensare all'Occhio Malvagio del Signore Oscuro, ai Massacratori le cui figure spettrali ricordano quelle dei Cavalieri Neri, oppure al ragno gigante che somiglia a Shelob, nonostante la diversa pigmentazione. Si nota anche una forte influenza delle leggende di Re Artù. A questo sostrato tolkieniano e arturiano si sovrappone quello fantascientifico di Merde Stellari. Si potrebbe definire un escremento di celluloide della serie Star Wars degli Anelli! Persino il futile mondo dell'editoria americana si accorse subito del carattere ibrido dell'opera, tanto che sulla rivista Variety il film di Yates fu descritto con queste parole: "Excalibur meets Star Wars"


Il Fantasma Formaggino 
 
La vicenda sembra procedere per iterazione infinita di un singolo elemento: la ricerca disperata di un esotico rimedio alla situazione di pericolo. Prima c'è il Veggente Cieco degli Smeraldi, poi la Vedova della Ragnatela, seguita dai Cavalli di Fuoco. Il passo successivo è il Fantasma Formaggino!  

La lingua di Krull

La lingua di Krull sembra affine al gallese per sonorità e struttura (basti pensare a nomi come Rhun, Nennog, Ynyr), anche se non mancano assonanze germaniche come nei suffissi -old e -olph. Oswyn sembra anglosassone, col significato di "Amico degli Asi". Siamo quasi tentati di interpretare Turold come "Dominatore di Thor" e Bardolph come "Lupo dei Longobardi". Potremmo addirittura ricostruire le forme protogermaniche di questi antroponimi e dire che Oswyn deriva da *Ansu-winiz, che Turold deriva da *Þunra-waldaz e che Bardolph deriva da *(Langa-)barda-wulfaz. Con un po' di buona volontà potremmo trovare qualche altra etimologia di questo genere, ma commetteremmo senza dubbio un grave arbitrio: morfi come Os-, Tur-, Bard-, -wyn, -old, -olph avranno infatti valori semantici molto diversi da quelli a noi noti. Sarebbe un campo di sperimentazione molto interessante, purtroppo non vengono fornite glosse e chiavi d'interpretazione degli antroponimi e dei toponimi, così non si può definire granché. Possiamo essere certi in modo ragionevole che Krull (pron. /krʌl/) significhi Terra. Il nome dell'arma magica, Glaive (pron. /gleɪv/, nella versione italiana /glεv/) potrebbe significare "stella" o qualcosa del genere, ma sarà certamente diversa dalla parola comune usata per esprimere questo concetto nella lingua di Krull. Proverrà forse da un'antica lingua estinta, una specie di "latino krulliano"? In realtà glaive è una parola inglese, anche se ormai obsoleta. Indica un'arma dotata di asta e terminante con lama ricurva e dentata. Deriva a sua volta dall'antico francese glaive "lancia; spada" (dal celtico *kladiwos "spada", imparentato col latino gladius). Non si tratta però di un'arma da getto come quella vista nel film. 

 
Rudimentali riflessioni sulla Natura del Tempo 
 
Come Rell ci spiega, ogni ciclope conosce in anticipo il proprio fato. Il Signore Oscuro della Fortezza avrebbe imbrogliato in modo crudele quella stirpe monocola, dando a ogni suo membro la conoscenza di un solo evento futuro, quello della propria morte, e stabilendo anche che ogni tentativo di cambiare gli eventi avrebbe soltanto moltiplicato il dolore della fine. Sembra tutto molto lineare e semplice. Emergono tuttavia stridenti contraddizioni e paradossi. Se il Mostro in questione avesse davvero avuto un simile potere di manipolazione sul Tempo, non sarebbe certo stato sconfitto. Ci sono soltanto due possibilità: 
 
1) Il Mostro è soggetto alle stesse limitazioni imposte ai Ciclopi: prevede unicamente la propria morte e non può evitarla; 
2) Il Mostro non è soggetto alle limitazioni imposte ai Ciclopi: è padrone del Tempo e può manipolarlo a proprio piacimento. 
 
Nel primo caso, avendo egli sostanziali limitazioni, non si capisce come possa imporle ad altri. Paradosso: se qualcuno non può essere padrone della propria esistenza, non sarà a maggior padrone di quella altrui.  
Nel secondo caso, non avendo egli limitazione alcuna, non si capisce come possa permettere ad altri di trovare il suo punto debole e di approfittarne. Paradosso: se qualcuno è padrone della propria esistenza, non potrà essere sopraffatto da qualcuno che non lo è, da qualcuno che ha meno potere di lui. 
Regista e sceneggiatore non sembrano essersi fatti molte domande sull'ontologia temporale del loro universo, se sia presentista o eternista.
 
Possibili fonti d'ispirazione 
 
Il regista e lo sceneggiatore di Krull potrebbero aver preso ispirazione dall'opera di Paul Edwin Zimmer, che mescola il fantasy con elementi fantascientifici. La saga zimmeriana del Dark Border è composta da quattro romanzi, più un quinto ancora inedito: 
 
1) The Lost Prince (Il principe rapito), 1982
2) King Chondos' Ride (Il ritorno del principe), 1982 
3) A Gathering of Heroes (La chiamata degli eroi), 1987 
4) Ingulf the Mad, 1989  
5) The King who was of Old (mai pubblicato)

I primi due di questi romanzi, che furono pubblicati in Italia per la prima volta nel 1987, circolavano già in America quando Yates fece il suo film. Paul Edwin Zimmer, che è deceduto nel 1997, aveva una sorella ben più famosa di lui, Marion Zimmer Bradley, a sua volta deceduta nel 1999. Era anch'essa un'autrice di opere di fantascienza-fantasy, ma molto più prolifica del fratello. La sua creazione più nota è senza dubbio il mondo di Darkover, che ha ispirato innumerevoli romanzi e racconti. La prima opera nota del Ciclo di Darkover è il romanzo The Planet Savers (Le foreste di Darkover), pubblicato negli States nel lontano 1958. Ha fatto seguito  The Sword of Aldones (La spada di Aldones), pubblicato alcuni anni dopo, nel 1962. Sono state pubblicate opere della Zimmer Bradley ancora anni dopo la sua morte. Thunderlord, uscito nel 2016, non è al momento ancora comparso tradotto in italiano. Come è logico aspettarsi, ci sono molte analogie tra il Ciclo di Darkover e la Saga del Dark Border, visto che due parenti tanto stretti condividono in genere molte cose: è una massa caotica di materiale le cui idee fondanti circolavano da un pezzo quando Yates e Sherman si imbarcarono nell'infelice impresa di dar vita a Krull.
 
Curiosità varie 
 
Questa pellicola fu una delle più dispendiose dell'epoca. Ken Marshall fu scelto dopo aver interpretato il ruolo di protagonista nella serie televisiva Marco Polo (1982). Per prepararsi al ruolo del Principe Colwyn, l'attore si è impegnato duramente prima delle riprese principali, allenandosi in sport come l'equitazione, lo scherma e la boxe. 
 
Nel 2018 Lysette Anthony, l'attrice che ha interpretato la Principessa Lyssa, ha dichiarato che Harvey Weinstein l'ha stuprata nel 1983, poco dopo essere stata scelta per questo film. Ha anche fornito alcuni dettagli ripugnanti. Weinstein si sarebbe presentato da lei una mattina, trovandola in camicia da notte. L'avrebbe denudata e messa a terra a carponi, quindi si sarebbe gettato su di lei, schiacciandola con la propria immensa mole di grasso e riuscendo in qualche modo a penetrarla. Auguro a quell'essere immondo che qualcuno possa castrarlo con un coltellaccio. Questo è quanto.  

Quando Yates realizzò il suo film era già in progetto un seguito, Krull 2, che per fortuna non si è mai materializzato a causa del clamoroso fallimento al botteghino, uno dei più catastrofici della storia della Settima Arte. Nonostante l'insuccesso, col passare degli anni Krull è diventato una pellicola cult.
 
Errori

Quando compaiono i Cavalli di Fuoco, si vede che hanno gli zoccoli ferrati. Nei fotogrammi immediatamente successivi, gli zoccoli, da cui escono fiamme, non sono più ferrati. Domanda: chi avrebbe ma osato ferrare tali prodigiosi equini, visto che avevano fama di essere indomabili? A che scopo?  

Un incidente grottesco. Ynyr il  Vecchio torna dalla Vedova della Ragnatela e dichiara che all'alba la Fortezza Nera apparirà nel Deserto di Ferro. Mentre pronuncia queste parole, cade e danneggia la "roccia" su cui si trova, rivelando il polistirolo da cui è composta.
 
Quando il ciclope Rell viene atrocemente stritolato tra due pareti rocciose, non si vede una sola goccia di sangue, né traccia di organi interni. Non è stato fatto nulla per simulare un corpo di carne: lo spettatore può vedere che si tratta di un fantoccio di gomma. Si capisce lontano un miglio che gli stessi muri che schiacciano il ciclope hanno la stessa composizione, essendo morbidi ed elastici. 
 
Alla fine del film, quando Colwyn, Lyssa e i loro seguaci scappano dalla Fortezza Nera e iniziano a scendere, l'immensa struttura di calcinacci inizia a rompersi e viene risucchiata nel cielo da una specie di antigravità. Nella scena successiva il gruppo corre a perdifiato attraverso un campo a un miglio o più di distanza dalla fortezza ancora in via di disgregazione. Com'è possibile ciò? Non basterebbero pochi secondi per scendere dalla fortezza collassante e percorrere un simile tragitto. 
 
La novellizzazione e il suo autore 

Il soggetto è di Stenford Sherman, mentre il romanzo Krull (1983) è un adattamento letterario del film di Yates, compiuto da Alan Dean Foster. Il romanzo di Foster, che apporta ben pochi elementi rispetto alla pellicola, è stato pubblicato su Urania (numero 966) nel Marzo 1984. Questa è la stringata sinossi, tratta da Mondourania.com
 
"La Fortezza Nera piomba dallo spazio portando morte e distruzione sul pianeta Krull. Chi difenderà il pianeta dalla Bestia, il mostruoso uomo-rettile che s'annida nell'Esagono della Fortezza?" 
 
Alan Dean Foster è un autore specializzato in novellizzazioni. Ha scritto tra l'altro le riduzioni a romanzo dei film della serie di Alien: 
 
Alien (Alien) (1979)
Aliens - Scontro finale (Aliens) (1986)
Alien³ (Alien³) (1992)
Alien: Covenant (2017) 
 
Ha collaborato con George Lucas alla novellizzazione di Guerre Stellari, titolo originale Star Wars: From the Adventures of Luke Skywalker, pubblicata nel 1976 dopo l'uscita del film. In Italia la prima edizione è del 1977, col titolo Guerre Stellari. Quest'opera, cosa alquanto insolita, presenta notevoli differenze rispetto al film. Interamente a Foster si deve invece la novellizzazione di Star Wars: Il risveglio della Forza (2015), film a dir poco esecrabile. Il libro mi rifiuterei persino di toccarlo.
 
Francamente non amo le novellizzazioni. Le reputo opere di una totale inutilità, fatte al solo scopo di raschiare il fondo della pentola dei profitti.  

sabato 24 ottobre 2020

HOWARD PHILLIPS LOVECRAFT AMERICANISTA: L'INVASIONE DEGLI INUTO

La Stella Polare (Polaris) è un breve racconto fantasy di H. P. Lovecraft, scritto nel 1918 e pubblicato per la prima volta nel dicembre del 1920 sulla rivista amatoriale The Philosopher (da non confondersi con l'omonima rivista accademica fondata nel 1923). Quando lo lessi, molti anni fa, ne fui molto colpito. Narra di un uomo ossessionato dalla Stella Polare, convinto di essere vissuto in un'epoca remotissima, nella terra che oggi conosciamo come Groenlandia e che lui chiamava Lomar. Il suo nome non viene mai rivelato nel corso della narrazione. Egli è convinto di essere stato un guardiano incaricato di sorvegliare la capitale del Regno, Olathoë, che sorgeva nel mezzo della piana di Sarkis, tra i monti Noton e Kadiphonek. La città era assediata da orde di genti bellicosissime e barbare, gli Inuto (nell'originale Inutos, col tipico plurale sigmatico anglosassone), descritti come "tarchiati e gialli".
 
Un'interessante incoerenza narrativa 
 
A un certo punto il narratore ascolta nella sua mente una poesia, che sembra essere pronunciata dalla Stella Polare, avvertita come una presenza ostile e maligna. Questo è il testo: 
 
"Slumber, watcher, till the spheres,
Six and twenty thousand years
Have revolv'd, and I return
To the spot where now I burn.
Other stars anon shall rise
To the axis of the skies;
Stars that soothe and stars that bless
With a sweet forgetfulness:
Only when my round is o'er
Shall the past disturb thy door."
   
 
Questa è la traduzione libera di Giuseppe Lippi (RIP):  
 
"Dormi, guardiano, dormi in fila
Per lunghi anni Ventiseimila,
Svegliati solo nel momento
Che brillerò nel firmamento
Proprio dove brillo adesso.
Tu nel ciel vedrai spuntare
Molte stelle da guardare;
E la calma ti daranno,
Dimenticare ti faranno:
Ma quando tornerò nella vecchia posizione
Il passato ti darà una bella lezione." 
 
Non so se sono soltanto io a trovare strano questo canto. La bizzarria non sta nei suoi contenuti: sta nel fatto che è in inglese e che presenta ingegnose rime. Il compianto Giuseppe Lippi ha fatto del suo meglio per rendere la sua struttura poetica, concependo rime idonee in italiano. Direi che il risultato è ottimo, anche se in alcuni punti si ravvisa una certa distanza dal significato dell'originale. La domanda è questa: nella testa del protagonista non avrebbe dovuto pulsare un componimento nella lingua di Lomar? I versi avrebbero presentato rime simili a quelle riportate nel racconto? Quali rime? Dovremmo pensare che il cervello di quell'uomo avesse trasposto i contenuti in inglese adattandoli alle circostanze? Oppure, semplicemente, l'Autore non ci ha pensato e ha dato per scontato che a Lomar si parlasse inglese? Non voglio credere a quest'ultima alternativa, che mi pare oltremodo ingenua e grottesca. 
 
L'ignota lingua di Lomar 
 
Certo è un vero peccato che l'ignota lingua di Lomar non sia stata documentata. Ci saremmo almeno aspettati di veder menzionati i nomi lomariani degli astri funesti, la Stella Polare e Aldebaran. Non sono in grado di ricavare elementi utili dal materiale citato, che consiste in alcuni toponimi (Lomar, l'altopiano di Sarkis, il monte Noton, il monte Kadiphonek, la torre di Thapnen, la valle di Banof, le città Daikos e Zobna), in un antroponimo (Alos) e in poco altro: oltre agli Inuto è menzionato un etnonimo (Gnophkeh), ma questi saranno endoetnici presi a prestito, non esoetnici imposti dai Lomariani; ci sono poi i Manoscritti Pnakotici (in inglese Pnakotic Manuscripts), che compaiono anche in altre opere lovecraftiane e che hanno tratto il loro nome dalla perduta città di Pnakotus, edificata dalla Grande Razza di Yith.
 
Gli Inuto, gli Inuit e la Terra del Sogno    

Ora leggete attentamente queste parole, che concludono il racconto: 

"I have failed in my duty and betrayed the marble city of Olathoë; I have proven false to Alos, my friend and commander. But still these shadows of my dream deride me. They say there is no land of Lomar, save in my nocturnal imaginings; that in those realms where the Pole Star shines high and red Aldebaran crawls low around the horizon, there has been naught save ice and snow for thousands of years, and never a man save squat yellow creatures, blighted by the cold, whom they call “Esquimaux”.
And as I writhe in my guilty agony, frantic to save the city whose peril every moment grows, and vainly striving to shake off this unnatural dream of a house of stone and brick south of a sinister swamp and a cemetery on a low hillock; the Pole Star, even and monstrous, leers down from the black vault, winking hideously like an insane watching eye which strives to convey some strange message, yet recalls nothing save that it once had a message to convey." 

Traduzione:
 
"Ho fallito nel mio compito, ho tradito la marmorea città di Olathoë; mi sono mostrato indegno di Alos, mio amico e comandante, e ancora le ombre del sogno mi deridono. Dicono che la terra di Lomar esiste solo nelle mie fantasie notturne, che nelle regioni dove la Stella Polare brilla alta nel cielo e Aldebaran striscia lungo l'orizzonte non c'è altro che neve e ghiaccio da migliaia d'anni e che l'uomo non ci si è mai avventurato, a parte una razza di individui gialli e tarchiati che qui chiamano "esquimesi".
E io mi tormento nel rimorso, desiderando ardentemente di poter salvare la città: ma ad ogni momento il pericolo cresce e io lotto invano per scuotermi di dosso il sogno innaturale di questa casa di pietra e mattoni, a sud della palude e del cimitero che sorge sulla collina. E la Stella Polare, malvagia e mostruosa, mi deride dalla volta nera, ammiccando orribilmente come un occhio folle che guarda, guarda in continuazione e cerca di trasmettere un messaggio misterioso; ma non ricorda quale, se non che una volta ce n'era uno."  

Stupisce molto che Lovecraft abbia usato l'etnonimo Inuto, in cui si riconosce all'istante un'alterazione di Inuit, ben noto endoetnico delle genti note come Eschimesi (variante obsoleta Esquimesi). Proprio il finale del racconto, sopra riportato, prova al di là di ogni dubbio che questa scelta dell'Autore non è stata casuale. Quanti se ne sono accorti tra i suoi esegeti? Possiamo dire a questo punto che gli Inuto sono i corrispondenti Eschimesi delle Terre dei Sogni (Dreamlands), anzi, uno dei pochi punti di contatto tra queste due realtà parallele. Il nome Dreamlands è dato a una vasta dimensione parallela a cui è possibile avere accesso unicamente tramite l'attività onirica. Proprio in tale mondo si trovano il Paese di Ulthar, ove non si possono uccidere i gatti, l'Altopiano di Leng, l'Isola di Oriab, le Rovine di Sarnath, la Terra di Mnar e innumerevoli altri luoghi incantati. La gelida Lomar appartiene alla stessa geografia del Sogno. Si potrebbe quindi pensare che sia vana la sua identificazione con la Groenlandia, con cui pure presenta molte analogie. Eppure è evidente che il Solitario di Providence ha tratto in qualche modo ispirazione dalla nostra realtà, da quanto poteva immaginare sulle origini degli Eschimesi e della calotta glaciale artica.     
 
Terre del sogno e realtà  
 
Facciamo ora un rapido confronto tra gli eventi ricostruibili e quelli esposti nel racconto. Secondo quanto Lovecraft ha narrato in Polaris, le cose erano tutto sommato abbastanza semplici, se così possiamo dire. Fino a ventiseimila anni prima del suo tempo, la Groenlandia era libera dai ghiacci e abitata da genti di aspetto europeo. Quindi sarebbero giunti dall'Asia gli Inuto a portare devastazione. Distrutta la civiltà di Lomar, sarebbe poi giunta la glaciazione e gli Inuto, adattati al nuovo clima, avrebbero infine dato come discendenti gli attuali Inuit. In realtà gli Inuit sono una presenza molto più recente nell'Artico: sono giunti alcuni secoli dopo la fondazione delle colonie norvegesi in Groenlandia, come spiegato con maggior dettaglio nel seguito. Anche per quanto riguarda la climatologia e la geologia, non c'è rispondenza alcuna tra quanto raccontato in Polaris e gli eventi del nostro pianeta. L'ultima glaciazione, quella di Würm, fu la quarta del Pleistocene: iniziò circa 110.000 anni fa e si concluse circa 12.000 anni fa. La sua massima estensione fu raggiunta circa 18.000-18.000 anni fa in Europa e circa 22.000-18.000 anni fa in Siberia. La calotta di ghiaccio (Islandsis) che ricopre la Groenlandia si formò molto prima, nel tardo Pliocene, circa 3 milioni di anni fa. Le prove delle glaciazioni quaternarie furono scoperte nel corso del XVIII e del XIX secolo, come parte della Rivoluzione Scientifica. Notiamo che la cronologia non torna affatto con quella descritta dal Solitario di Providence. Eppure c'è un dettaglio inquietante quanto innegabile: il cielo del nostro mondo è lo stesso di quello delle Terre del Sogno, con le medesime stelle che vi brillano!  
 
L'origine degli Inuit  
 
Gli attuali Eschimesi includono gli Inuit (Canada, Groenlandia) e gli Yupik (Alaska). Sono anche chiamati Neo-Eschimesi e discendono dalla Cultura di Thule, che è giunta in Groenlandia nel XIII secolo d.C. I loro antenati provenivano dalla regione di Birnirk, in Alaska settentrionale, come suggerito dai reperti archeologici e dall'analisi del genoma (presenza dell'aplogruppo A). Prima della migrazione delle genti della Cultura di Thule, le regioni del Canada settentrionale e della Groenlandia erano occupate da altri popoli, conosciuti come Paleo-Eschimesi. Appartenevano ai Paleo-Eschimesi le culture conosciute come Saqqaq (2500 a.C. - 800 a.C.), Indipendence I (2400 a.C. - 1000 a.C.), Indipendence II (700 a.C. - 80 a.C.) e infine Dorset (500 a.C. - al più tardi 1500 d.C.). Il nome dato a queste culture è tratto dai luoghi delle scoperte archeologiche: le loro lingue sono perdute. L'aplogruppo D è dominante, in netto contrasto con gli antenati degli Inuit. L'origine ultima dei Paleo-Eschimesi, come quella dei Neo-Eschimesi, è la Siberia, da cui sono partite ondate migratorie separate.  

Etimologia di Inuit
 
In proto-eschimese la parola *ińuɣ significa "persona". Ne derivano le seguenti protoforme: proto-Inuit: *inuɣ "persona" e proto-Yupik *yuɣ "persona". 
 
Questa è la declinazione di inuk "persona" in groenlandese: 
 
Singolare:
 
Assolutivo: inuk 
Ergativo: inuup
Allativo: inummut
Ablativo: inummit
Prosecutivo: inukkut
Locativo: inummi
Strumentale: inummik
Equativo: inuttut  
 
Plurale: 
 
Assolutivo: inuit  
Ergativo: inuit 
Allativo: inunnut
Ablativo: inunniit
Prosecutivo: inutsigut
Locativo: inunni
Strumentale: inunnik
Equativo: inuttut  

La forma lovecraftiana Inuto sembra quasi l'equativo di inuit, ossia inuttut "come una persona; come le persone". Non credo tuttavia plausibile che Lovecraft avesse simili conoscenze. Avrà derivato l'etnonimo Inuto a partire dalla forma assolutiva plurale inuit, che certamente doveva essere ben nota agli etnologi. Non dobbiamo dimenticarci che Lovecraft non era Tolkien e non dava grande importanza al rigore filologico.   
 
Lingue Inuit e algonchine: possibili contatti  
 
Le lingue eschimesi sono considerate parte della macrofamiglia nostratica. Eppure i contatti e gli scambi con altri ceppi linguistici del Nordamerica sono senza dubbio stati assai intensi. Nella lingua Innu-aimun parlata dalla popolazione algonchina conosciuta come Montagnais, autoctona della penisola del Labrador, la parola innu significa "persona, essere umano". Potrebbe trattarsi di un prestito da un sostrato o da un adstrato eschimese, dal momento che la lingua dei Montagnais appartiene al gruppo delle lingue Cree e non ha parentela con le lingue degli Inuit. Dal confronto con le altre lingue algonchine emerge che la parola innu è derivata da una protoforma *elenyiwa. A prima vista sembrerebbe difficilmente compatibile con la protoforma eschimese *ińuɣ, ma le difficoltà non sono insormontabili. Se diamo un'occhiata a qualche esito storico, notiamo che potrebbe comunque essere esistita una protoforma comune. 
 
Esiti di *elenyiwa si trovano in tutte le lingue algonchine. Questi sono alcuni esempi: 
 
Cree: iyiniw "uomo"
Fox: ineniwa "uomo"
Menominee: enɛᐧniw "uomo"
Ojibwe: aniniw "uomo"  
Abenaki: alnôba "essere umano"
Massachusett: ninnu "uomo"
Mohegan-Pequot: in "uomo" 
etc.
 
All'interno delle lingue Cree, abbiamo questi dati:  

    Plains Cree: iyiniw
    Woods Cree: iθiniw
    Swampy Cree: ininiw
    Moose Cree: ililiw
    Atikamekw: iriniw
 Cree Occidentale:
    Nord Est Cree: īyiyiw 
    Sud Est Cree: īyiyū 
Montagnais: īlnu (Ovest), innu (Est)
Naskapi: iiyuw, iyyū
 
E se questa radice proto-algonchina fosse un prestito remoto da una lingua artica anteriore da genti anteriori agli Inuit? Potrebbe questa radice essere un antico termine importato dalla Siberia da epoca immemorabile ed evolutosi in seguito in modi indipendenti nelle lingue di popoli diversi, anche non imparentati tra loro? La butto lì.  
 
Thule, Dorset ed Amerindiani 
 
Non ci sono somiglianze genetiche tra Eschimesi e Paleo-Eschimesi. Questo ci dice l'analisi delle sequenze dei resti rinvenuti. Gli accademici non riescono a capire come gli Eschimesi possano aver adottato alcune tecnologie della Cultura di Dorset senza contatti genetici. Ad esempio, risulta che la Cultura di Thule abbia preso da quella di Dorset un particolare tipo di arpione e la tecnica di caccia alle foche tramite un buco nel ghiaccio - anche se non sembra che le genti di Dorset avessero cani per aiutare i cacciatori. Le leggende degli Inuit parlano di una stirpe di giganti che avrebbero abitato in tempi antichi le terre artiche. Sono chiamati Tuniit (al singolare Tuniq) o Sivullirmiut (ossia "Primi Abitanti"). Secondo questa tradizione, questi Tuniit sarebbero stati molto timidi, cosicché gli antenati degli Inuit li avrebbero messi facilmente in fuga. Ma in fuga dove? Questi confusi racconti potrebbero essere nati dal tentativo di nascondere un'orrenda colpa ancestrale, quella del genocidio. Proprio il vocabolo Tuniit potrebbe essere un prestito dalla lingua dei Dorset, il suo ultimo resto e il suo solo documento vivente. Potrebbe essere la prova di qualche contatto intercorso tra le due culture, prima che esplodessero le ostilità con conseguente sterminio degli abitanti più antichi. Se così fosse, prenderebbe sostanza la tesi di coloro che considerano i Paleo-Eschimesi all'origine della diffusione delle lingue Na-Dené in Nordamerica. Tra le lingue di questo ceppo menzioniamo quella dei Navajo e quella degli Apache, popolazioni ben note e gloriose. Il vocabolo dené si trova nelle lingue del ceppo Athabaskan e significa "gente, popolo". Non sembra troppo difficile affermare che la radice *tuni- significasse proprio questo nella lingua della Cultura di Dorset e che avesse la stessa origine. Trovo assurda l'idea di quegli accademici che credono alla scomparsa della Cultura di Dorset prima dell'arrivo di quella di Thule, postulando il saccheggio dei villaggi ormai deserti come fonte di approvvigionamento di manufatti e tecnologie. Proprio la persistenza dell'etnonimo Tuniit confuta questa tesi.  
 
Un esperimento stravagante 
 
D'accordo. Non ho certo l'ardire di ritenermi anche lontanamente pari a Tolkien. Vorrei però tentare un esperimento filologico, a mio avviso di enorme interesse. Pongo i primi rudimenti di una grammatica della lingua degli Inuto che hanno invaso Lomar, portandovi devastazione e morte. Ecco la declinazione di inug "persona, essere umano":
 
Singolare:
 
Assolutivo: inug
Ergativo: inoof
Relativo: inoom
Allativo: inumboth
Ablativo: inumbith
Prosecutivo: inuthkoth
Locativo: inumbë
Strumentale: inumbikh
Equativo: inuhtoth 
 
Plurale: 
 
Assolutivo: inuto
Ergativo: inutof 
Relativo: inutom
Allativo: inumnoth
Ablativo: inumneyth
Prosecutivo: inuthsigoth
Locativo: inumnë 
Strumentale: inumnikh
Equativo: inuhtoth  

A differenza della lingua di Lomar, quella degli Inuto è già fin d'ora ricostruibile.

Un'importante missione 

Anche se non ci riuscirò nel breve termine, vorrei riuscire a produrre un vero e proprio atlante linguistico delle Terre del Sogno! Se tutto andrà per il verso giusto, potrò presentare la mia opera nel giro di qualche anno, rivelando i misteri di Lomar, di Ulthar, del Paese di Mnar e di innumerevoli altri luoghi incantati!   

sabato 10 novembre 2018

LE LINGUE HELLICONIANE MINORITARIE

L'Olonets e il Sibish non sono le sole lingue parlate dai popoli umani del pianeta Helliconia, nato dalla fertile fantasia di Brian W. Aldiss. Oltre agli umani e a i Phagor, vi sono poi alcuni popoli di ominidi, ciascuno dotato di lingua propria. Facciamo il punto su quanto siamo riusciti a comprendere e a catalogare. 

La lingua degli Ondod

Nel terzo volume della trilogia helliconiana, L'inverno di Helliconia, sono fornite alcune parole della lingua degli Ondod di Sibornal, ominidi imparentati con i Nondad (le due denominazioni risalgono evidentemente alla stessa protoforma). Queste parole Ondod sono incorporate in frasi in inglese, spesso non sono provviste di glossa, tanto che soltanto analizzando il contesto si possono trarre le seguenti sicure nozioni: 

biwack "dormire; avere sesso" 
gumtaa
"buono"
ishto? "vero?" (particella interrogativa)
kakool "cattivo, cosa cattiva, male"
kharber "dannazione, evento funesto"
loobiss "grazie"
occhara "specie di tabacco", "erba-pipa"
smrtaa "vendetta, morte" (lett. "retribuzione",
     traduce il greco nemesis)
takit "bere"
yaya "signora" 

Aldiss spiega che l'erba chiamata occhara e usata per fumare è un'erba che cresce sulle montagne. Non è affatto certo che sia simile all'erba da fumo chiamata veronika in Olonets, resa per comodità con "tabacco". Il significato della parola yaya è abbastanza congetturale, anche se mi pare verosimile; la parola più ardua è kharber, che dà problemi. In un'occorrenza sembra proprio un'imprecazione violenta, qualcosa come "dannazione!", mentre in un altro passo potrebbe sembrare più che altro un'alterazione del toponimo Sibish Kharnabhar.

Lo stesso autore glossa l'endoetnico Ondod come "Spirit People" o "Spirited People", che possiamo tradurre con "Popolo dello Spirito" (o "Popolo Spiritato"). Da questa informazione deduciamo che anche Nondad debba avere lo stesso significato ancestrale. La radice della protoforma doveva essere *NOND- "spirito", avendo poi perso la prima n- in Sibornal per un naturale processo di dissimilazione.

Possiamo dedurre anche un'altra importantissima parola:

-gatt "montagna, montagne"

Esiste una regione montuosa di Sibornal che è chiamata Sharagatt. Nel continente di Campannlat esiste invece una regione montuosa chiamata Cosgatt, nella terra dei barbari Driat. Probabilmente la parola -gatt "montagna" è un antichissimo resto della lingua dei Nondad, comune agli Ondod, che affiora in entrambi gli oronimi.

Aldiss vuole dare l'idea di come potrebbe essere la lingua di un popolo estremamente primitivo. Con sua buona pace, non esistono lingue primitive. Infatti la fonotassi dei termini Ondod non sembra elementare. Una lingua primitiva dovrebbe avere soltanto poche sillabe aperte: già la presenza di gruppi consonantici e di consonanti finali di parola dimostra che ha una lungua storia di usura fonetica.

L'etimologia esterna di queste voci, ovvero la fonte della loro ispirazione, è spesso determinabile con sicurezza:

biwack "dormire; avere sesso" : inglese bivouac
      "campo temporaneo"
kakool "cattivo" : greco
κακός (kakós) "cattivo"
ishto? "vero?" : russo есть (jest') "c'è"
loobiss "grazie" : russo любишь (ljubiš) "tu ami"
smrtaa "morte" : russo смерть (smjert') "morte"

Abbiamo poi alcuni antroponimi Ondod, la cui fonetica è davvero interessante:

Ipaak (f.)
Moub (f.)
Uuundaamp (m.)

Purtroppo non abbiamo la benché minima traccia di un indizio per arrivare a capire il loro significato.

La lingua dei Madi

Sappiamo per certo che Madi non è soltanto l'esoetnico attribuito a un tipo di ominidi dai parlanti Olonets: è anche l'endoetnico con cui queste creature singolari designano se stesse. Non soltanto: L'estate di Helliconia ci rivela anche il nome della loro lingua: hr'Madi'h. L'apparato flessivo sembra avere qualcosa in comune con la lingua dei Phagor, che probabilmente ne costituisce l'origine. Si tratterà di una semplice formazione genitivale: "che appartiene ai Madi", "la cosa dei Madi". Un'altra parola che ci viene spiegata è Ahd, che indica la Via, il cammino degli ominidi nomadi che sono i Madi, ciò che fonda la loro religione e che costituisce la sola ragione della loro esistenza. Essendo il sentiero migratorio chiamato uct in Olonets, deduciamo una cosa mirabile: si tratta di un remoto prestito dalla lingua hr'Madi'h. Ahd è diventato uct. Vediamo che spesso passando all'Olonets, parole di altre lingue mostrano un cambiamento di /a/ in /o/ o in /u/. Così Sibish yahdahl "vino di alghe" diventa in Olonets yoodhl. Allo stesso modo si è avuto il passaggio da Ahd a uct. La consonante -h- seguita da altra consonante si trasforma in un suono trascritto in modo sistematico con la lettera c. Il toponimo Phagor Hrrm-Bhhrd-Ydohk è diventato così Embruddock in Olonets. Ecco dimostrata l'etimologia di uct. Domanda: Aldiss era consapevole di tutto questo?

Un antroponimo dei Madi è menzionato ne La primavera di HelliconiaCathkaarnit. Il nome designa una coppia, così per distinguere i coniugi si preficce un pronome. Nell'originale inglese, il maschio è chiamato Cathkaarnit-he e la femmina Cathkaarnit-she. Evidentemente ad Aldiss interessava esprimere il concetto in modo comprensibile, così non ha usato forme pronominali hr'Madi'h oppure Olonets, che i lettori avrebbero trovato complicate. Ne consegue però un'importante deduzione: sia in hr'Madi'h che in Olonets esistevano - proprio come in inglese - pronomi di terza persona singolare differenziati per genere. Nel secondo romanzo, L'estate di Helliconia, abbiamo un antroponimo simile a Cathkaarnit portato da una Madi meticcia che è stata sposata dal Re di Oldorando. La Regina è chiamata Bathkaarnet-she. Il pronome inglese she non è stato riconosciuto: chi ha eseguito la traduzione ha pensato che fosse parte del nome originale. Forse i nomi propri di persona usati dai Madi sono tutti formati secondo questo schema: consonante + -athkaarn- + vocale + -t. Una molteplicità davvero scarsa, con poche combinazioni possibili:

Bathkaarnat, Bathkaarnet, Bathkaarnit,
Bathkaarnot, Bathkaarnut, Cathkaarnat,
Cathkaarnet, Cathkaarnit, Cathkaarnot,
Cathkaarnut, Dathkaarnat, Dathkaarnet,
Dathkaarnit, Dathkaarnot, Dathkaarnut,
Fathkaarnat, Fathkaarnet, Fathkaarnit,
Fathkaarnot, Fathkaarnut, Gathkaarnat,
Gathkaarnet, Gathkaarnit, Gathkaarnot,
Gathkaarnut, Hathkaarnat, Hathkaarnet,
Hathkaarnit, Hathkaarnot, Hathkaarnut,
Jathkaarnat, Jathkaarnet, Jathkaarnit,
Jathkaarnot, Jathkaarnut, Kathkaarnat,
Kathkaarnet, Kathkaarnit, Kathkaarnot,
Kathkaarnut, Lathkaarnat, Lathkaarnet,
Lathkaarnit, Lathkaarnot, Lathkaarnut,
Mathkaarnat, Mathkaarnet, Mathkaarnit,
Mathkaarnot, Mathkaarnut, Nathkaarnat,
Nathkaarnet, Nathkaarnit, Nathkaarnot,
Nathkaarnut
, etc. 

Originale ma un po' monotono, non trovate?

La lingua dei Kaci

I Kaci sono un popolo di Campannlat, che risiede in una regione selvosa e impervia chiamata Kace. La loro capitale è Akace. Non sappiamo con certezza se Kace sia una denominazone autoctona poi passata anche in Olonets, o se sia sorta in Olonets e l'endoetnico sia del tutto diverso. Come ci viene spiegato dall'autore, i Kaci sono pagani e hanno combattuto aspramente contro l'oppressiva Chiesa di Akhanaba. Possiamo dedurre che la lingua dei Kaci fosse diversa dall'Olonets. Il grado di parentela tra le due lingue non risulta chiaro, più che altro per mancanza di materiale da analizzare. Queste sono le poche nozioni estraibili dall'opera di Aldiss:

pabowr "idromele" :
     corrisponde all'Olonets beethel "idromele"
shoatapraxi "erba spinosa" :
     corrisponde all'Olonets brooth "spina" (lunga)

Evidentemente pabowr è formato dalla radice pab "miele", che corrisponde all'Olonets beeth. In shoatapraxi si vede in modo abbastanza agevole un composto formato da shoat "erba" e da praxi "spina": è il secondo elemento che si deve paragonare all'Olonets brooth. A questo punto si comprende all'istante il nome di un capo ribelle dei Kaci, menzionato nel secondo vomume della trilogia:

Skrumppabowr "Bevitore di Idromele" (n. pers.)

Così si aggiunge un altro interessantissimo vocabolo:

skrump- "bere"

Si tratta di una delle poche radici verbali deducibili con questi metodi dal materiale di Aldiss. Approfondendo l'analisi del poco che conosciamo, possiamo azzardarci ad affermare che il Kaci e l'Olonets derivano da una protolingua comune molto remota. Queste sono le protoforme attese:

*PɁAPƟJ- "miele" 
*PɁRAHƟW- "spina"

Non escludo che in futuro si potranno moltiplicare le deduzioni e le conoscenze.

I popoli maledetti di Helliconia

Nel secondo romanzo della trilogia, L'estate di Helliconia, troviamo un cenno significativo all'esistenza di popolazioni di colore nel continente di Campannlat. Il brano in questione è il seguente: 

"Re Sayren Stund inviò a JandolAnganol un uomo gobbo e dalla pelle scura chiamato Fard Fantil, munito di credenziali che lo qualificavano come un esperto in fatto di fornaci di ferro e di nuovi metodi. JandolAnganol lo mise immediatamente al lavoro."

Questo è il testo originale in inglese:

"King Sayren Stund sent JandolAnganol a dark hunchbacked man called Fard Fantil. Fard Fantil came with credentials showing him to be an expert in iron furnaces who understood new methods. JandolAnganol sent him to work immediately." 

La traduzione in spagnolo è molto significativa e soprattutto priva di ipocrisia. Il "dark hunchbacked man" di Aldiss è descritto in modo molto realistico come "negro jorobado"

"El rey Sayren Stund envió a JandolAnganol un negro jorobado llamado Fard Fantil. Las credenciales de Fard Fantil afirmaban que era un experto en fundición de hierro y que conocía los nuevos métodos. JandolAnganol lo puso a trabajar de inmediato." 

Ovvio che non ci si poteva attendere da Aldiss l'uso di parole come negro, nigger, Jim Crow e simili, anche se possiamo vedere che Fard Fantil, uomo di condizione servile, non era molto ben visto dall'etnia dominante di Campannlat. Interessante è la connessione tra questa infelice persona e il mestiere del fabbro. Presso molti popoli, i fabbri sono malvisti e creduti capaci di lanciare incantesimi. Questo pregiudizio nei confronti dei lavoratori di metalli si trova ad esempio tra i Tuareg. Il fabbro aveva come epiteto l'aggettivo "nero" nell'antica Irlanda. Persino in inglese troviamo la parola blacksmith "fabbro" (che fonde il ferro), che mostra incorporato l'aggettivo black, riferito alle polveri di ossidi scuri che emanano dalle fucine. Dalla narrazione di Aldiss, si capisce che Fard Fantil ha come lingua materna l'Olonets. La spiegazione più probabile è che la sua gente fosse ormai assimilata linguisticamente, ma sempre guardata con estremo sospetto e detestata. 

Driat e Thribriat

I Driat, il cui paese è chiamato Mordriat in Olonets, sono descritti più volte come barbari. Sono considerati subumani dai seguaci della religione di Akhanaba e spesso associati agli ominidi Madi e Nondad, eppure sembano più che altro umani marginali, odiati da tutti per i loro costumi pagani e per la loro ferocia. Sappiamo che parlano una lingua diversa dall'Olonets, ma non ne abbiamo potuto acquisire nemmeno una parola. Altre popolazioni considerate barbariche abitano più a sud. C'è il paese chiamato Thribriat in Olonets, il cui nome può essere analizzato come "Driat Meridionali", da un originario *Thrib-Driat, essendo il suffisso thrib- "sud" opposto a sib- "nord", donde vengono Sibornal e Sibish. Anche in questo caso non abbiamo molte informazioni. Aldiss menziona una regina barbara di Thribriat, Shannana, il cui nome richiama senza dubbio il materiale mitologico relativo a Tarzan e ai Tarzanidi. L'autore del libro epico intitolato Thribriatiad porta un nome assai singolare, Brakst, anche se è certo che l'opera è stata scritta in Olonets.

Il mitico paese di Ponipot

Anticamente esisteva il Regno di Ponpt, con le sue gloriose città, Powachet, Prowash e Gal-Dundar, che sorgeva sulle rive del fiume Aza, le cui acque sono definite "gelide". All'epoca dei fatti narrati ne L'estate di Helliconia, la regione era quasi disabitata e il toponimo Ponpt era pronunciato Ponipot per via della difficoltà di un così complicato gruppo di consonanti, che aveva reso necessario l'inserimento di due vocali eufoniche. Possiamo dedurre che nell'antica lingua di Ponpt la parola aza significasse "freddo, gelido". Penso che si trattasse di una lingua imparentata con l'Olonets, forse come il greco antico è imparentato col latino. Pur avendo molto in comune, tra i parlanti delle due lingue non sussisteva mutua intelligibilità. Proprio la mitica città di Gal-Dundar, il cui nome interpreto come "Mille Torri", doveva essere il centro di irradiazione del megalitismo helliconiano. Ne L'inverno di Helliconia si menzionano alcuni porti di Campannlat con nomi singolari, come Vaynnwosh, Dorrdal e Dowwel. Il primo comprende certamente -osh "città", mentre il secondo richiama il nome della regione di Findowel, che deve essere formato a partire dalla stessa parola. Non è impossibile che questi porti appartenessero all'area in cui anticamente si parlava la lingua di Ponpt. 

L'enigma di Oldorando

Il nome Oldorando fu attribuito dal sacerdote Yuli a uno stanziamento che in seguito sarebbe diventato un importantissimo regno. Aldiss ci spiega nel primo volume della trilogia, che quando Yuli dimorava nella città sotterranea di Pannoval e voleva diventare un sacerdote del dio ctonio Akha, era rimasto incantato da una melodia conosciuta come Oldorando. Quando poi riuscì a fuggire da Pannoval e a trovare spazio per sé, per sua moglie Iskador e per la sua progenie, usò proprio questa misteriosa parola, Oldorando, come nome della nuova fondazione. Ecco il brano tratto da La primavera di Helliconia, in cui si parla della fonte d'ispirazione di Yuli: 

"I cori erano importanti, e la monodia lo era anche di più, con una voce solista lanciata nella cavità della tenebra; ma ciò che Yuli finì per amare di più erano gli interventi delle voci inumane, le voci degli strumenti di Pannoval.
Nelle Barriere non s’era mai udito nulla di simile. L’unica musica conosciuta dalle tribù assediate era il rullo prolungato d’un tamburo di pelle, il ticchettare delle ossa animali battute l’una contro l’altra, e il battito delle mani umane accompagnate da una cantilena monotona. La lussureggiante complicatezza della nuova musica convinse Yuli della realtà della sua vita spirituale ancora in fase di risveglio. Una grande melodia, in particolare, lo travolgeva: “Oldorando”, che aveva una parte in cui uno strumento dominava tutti gli altri, e poi si confondeva con essi e finalmente si ritraeva in un suo rifugio armonioso."

Da tutto questo possiamo dedurre che Oldorando non era una parola del linguaggio corrente. Potrebbe essere una forma antica e ormai incomprensibile di Olonets, persino anteriore a quello che era conosciuto come antico Olonets, nel qual caso la sillaba ol- potrebbe stare per olle "dieci", ma non si può escludere che la lingua sacerdotale da cui il vocabolo Oldorando è stato tratto non avesse alcun nesso con l'Olonets. Trovo notevole che Aldiss, che plasmò Oldorando da El Dorado, abbia inserito questo nome come un masso erratico nel continente di Campannlat, ammantandolo di mistero e rendendolo inanalizzabile. 

Il senso degli studi su Helliconia

La filologia helliconiana, scienza inutile agli occhi delle genti, sembra provare che una creazione fantastica contiene una coerenza interna indipendente dall'autore, ossia che uno scrittore evoca qualcosa che esiste indipendentemente piuttosto che crearla da zero. So che può sembrare pazzesco, ma tutto mi spinge a crederlo. Tra l'altro, Aldiss in un'occasione ha scritto che tutto ciò che di filologico c'è nelle trilogia di Helliconia ("anything sound philological") si deve al Professor Thomas Shippey (si noterà l'errato verbo "sound" per "sounds", di certo è solo un refuso). Ho dato un'occhiata ad alcune delle creazioni di questo, e mi sembrano qualcosa di molto diverso dalle conlangs helliconiane. Già soltanto per questioni pratiche, non mi sembra possibile che Aldiss abbia consultato il Professor Shippey ogni volta prima di scrivere anche un semplice nome: la sua scrittura ne avrebbe risentito e si sarebbe inceppata di continuo.


Sarebbe una bella cosa se l'accademico in questione, che mentre mi accingo a pubblicare questo contributo risulta vivente, leggesse i miei articoli sulle conlangs helliconiane e dicesse la sua. Naturalmente questo mio appello cadrà nel vuoto, come è accaduto ogni volta che ho invitato un accademico. Convinzione disgraziatamente comune è che i blog siano merda e che nemmeno una sillaba di ciò che vi è scritto meriti una qualsiasi considerazione.

mercoledì 7 novembre 2018

LA LINGUA SIBISH DI HELLICONIA

Brian W. Aldiss riporta soprattutto informazioni sulla tipologia grammaticale della lingua Sibish, parlata dalle genti del continente settentrionale del pianeta Helliconia, Sibornal. Fornisce però ben pochi elementi concreti. Mentre sappiamo qualcosa della lingua Olonets parlata nei continenti di Campannlat e di Hespagorat - perché vi sono suoi vocaboli inclusi nei testi, oltre a numerosissimi antropinimi e toponimi da cui possiamo ricavare informazioni assai utili - della lingua Sibish ci mancano proprio i mattoni fondamentali. Per nostra sfortuna le glosse Sibish sono rare. L'inverno di Helliconia si svolge in gran parte a Sibornal tra parlanti della lingua Sibish, eppure nella massima parte dei casi gli appellativi relativi alla natura e alla cultura sono forniti in inglese o viene utilizzato il corrispettivo in Olonets, a cui siamo già abituati nel resto della saga helliconiana (ad esempio arang "capra", asokin "cane cornuto", hoxney "cavallo", yelk "bufalo", tenner "mese", pauk "trance", gossie "ombra di un morto", fessup "ombra di un morto", tether "annientamento", etc.); sono Olonets anche i termini astronomici (i nomi dei due soli, Batalix e Freyr, oltre a Weyr "Grande Inverno" e Myrkwyr "apparizione  della luce fioca"). A rigor di logica non sappiamo nemmeno con certezza se Sibish sia l'adattamento inglese con lo stesso suffisso -ish di English, etc., derivato da Sibornal per abbreviazione, o se sia realmente il nome dato alla lingua del continente settentrionale dai parlanti dell'Olonets. Possiamo dedurre che sia una parola genuina, dato che il nome dato a un abitante di Sibornal nell'originale inglese è Sibornalan (pl. Sibornalans) o Sibornalese, ma non *Sibishman sul modello di Englishman. La formazione non è chiarissima, a dover essere sinceri, comunque possiamo concludere che Sibish è proprio un vocabolo Olonets e che il suo suffisso -ish mostra consonanze con l'inglese per puro caso. Non sappiamo nulla del modo in cui le genti di Sibornal, gli Uskuti, chiamavano la propria lingua.

Queste sono le informazioni riportate nel secondo volume della trilogia, L'estate di Helliconia: 

   "– Naturalmente, ci aspettiamo che popoli primitivi abbiano credenze altrettanto primitive, perché è questo che li àncora al loro stato primitivo. Le cose sono in continuo miglioramento, là dove stiamo andando. – Quell'ultima frase era un’evidente traduzione in olonets di uno dei molti tempi usati dalla lingua sibish.
   Essendo di rango così elevato, Dienu Pasharatid si rivolgeva a SartoriIrvrash in olonets puro, mentre nel Campannlat l’olonets puro, contrapposto all’olonets locale, era appannaggio delle caste più elevate e dei capi religiosi, soprattutto all’interno del Sacro Impero Pannovalano, e stava diventando sempre più appannaggio esclusivo della Chiesa.
La lingua principale usata nel continente settentrionale era il sibish, un linguaggio pesante con un suo alfabeto, e, nel complesso, l’olonets era poco più diffuso del sibish, tranne lungo alcune coste meridionali dove erano comuni i traffici con il Campannlat.
   Il sibish usava molti tempi multipli e condizionali, non aveva la y, sostituita dalla i, che veniva pronunciata con durezza, mentre ch ed sh erano quasi sibilati. Il risultato di tutto questo era quello di conferire un suono sinistro ad un nativo di Askitosh quando parlava con uno straniero nella lingua di quest’ultimo. Forse, l’intera storia delle continue guerre settentrionali poggiava sul suono beffardo che i popoli di lingua sibish davano ad una parola come «Matrassyl». Peraltro, dietro la piccola smorfia delle labbra resa necessaria, si celava la forza spietata del clima di Helliconia, che scoraggiava la gente dall’aprire inutilmente la bocca per metà del Grande Anno."

E ancora:

"La preghiera ebbe inizio, recitata in denso sibish, con un abile uso del presente continuato, del condizionale eterno, del passato-nel-presente, del trasferenziale e di altri tempi complessi destinati a trasportare quel messaggio di ringraziamento fino all’Azoiaxic: forse la lunghezza della preghiera era calcolata in modo che fosse proporzionale alla distanza."

Per rendere l'idea della complessità grammaticale della lingua in questione, vengono usati artifizi poco gradevoli al lettore: 

"Dal momento che si trattava di un discorso, la donna utilizzò una sorta di sibish mandarino riservato ai preti-militanti.
   – Preti-Militanti, membri delle Commissioni Belliche, amici e nostro nuovo alleato – esordì, in tono imponente, agitando le corna bionde, – il tempo scarseggia sempre, quindi sono/sarò breve. Fra soli ottantatré anni, Freyr sarà/è al massimo della sua potenza, e di conseguenza il Continente Selvaggio e le sue barbare popolazioni sono/dovrebbero essere in una triste situazione, profetizzando l’imminenza della catastrofe. Esso sono/erano incapaci di affrontare il futuro come noi di Uskutoshk… giustamente, a mio parere… ci vantiamo di fare/facendo/continuando a fare.

Questo brano è invece dal terzo volume della trilogia, L'inverno di Helliconia:

Le discussioni nel corso delle riunioni sinodali si svolgevano in sibish altissimo, con clausole multiple, elaborate parentesi e spettacolari strutture verbali, ma in questa occasione l’argomento era di natura strettamente pratica e riguardava i rapporti fra i due grandi poteri di Sibornal, lo Stato e la Chiesa.
La Chiesa osservava con occhi allarmati, man mano che gli editti dell’Oligarchia diventavano sempre più severi, ed ora uno dei sacerdoti del Sinodo stava parlando all’assemblea proprio di questo.
– Il nuovo Decreto di limitazione del numero di persone per abitazione e simili regolamentazioni sono / continuano ad essere presentati dallo Stato come mosse per bloccare la pestilenza. Però stanno già causando altrettanto sconvolgimento quanto la peste può provocarne / ne provocherà / ne provoca. I poveri vengono sfrattati ed arrestati per vagabondaggio, oppure periscono a causa del freddo sempre più intenso.

Riporto un elenco di antroponimi di Sibornal.

1) Nomi propri di persona:

Besi (f.)
Devit (m.)

Dienu (f.)
Ebstok (m.)
Eedap Mun (m.)
Favin (m.)
Gagrim (m.)
Ghufla (f.)
Harbin (m.)
Insil (f.)*
Io (m.)
Kennigg (m.)

Lobanster (m.)
Lourna (f.)
Luterin (m.)
Odi (m.)
 
Odirin Nan (m.)
Rostadal (f.)

Umat (m.) 
Yaringa (f.)

*L'ipocoristico è Sil: Luterin Shokerandit chiama così Insil Esikananzi, da cui aveva invano cercato di ottenere una prestazione sessuale.

2) Cognomi:

Asperamanka
Besamitikahl
Chubsalid
Drikstalgil
Esikananzi
Evanporit
Fashnalgid
Gardeterark
Hernisarath
Jeseratabhar
Jheserabhay
Nainpundeg
Odim
Parlingelteg
Pasharatid
Rostadal
Shokerandit
Torkerkanzlag

Questo è un elenco di toponimi di Sibornal:

città:

Askitosh (Ashkitosh)**
Braijth
Ijivibir
Isturiacha
Juthir

Koriantura
Rattagon
Rungobandryaskosh
Utoshki
Vajabhar

**Ne La primavera di Helliconia si parla della fondazione della colonia sibornalana di Nuova Ashkitosh, mentre ne L'estate di Helliconia la forma usata è Askitosh.

province: 

Bribahr
Carcampan
Hazziz
Kharnabhar
Kuj-Juvec
Loraj
Sharagatt
Shivenink
***  
Uskutoshk 

***È anche un oronimo (vedi sotto).

altro:

Bambekk (un monastero)
Jerddal (fiume)

Rivenjk
(golfo)
Shiven (penisola)
Shivenink (monte)
Venj (fiume)

Glosse:

Azoiaxic "epiteto di Dio", prob. "Sommo"
eldawon "albero con tronchi sottili multipli"
savrila "pasticcino"
sherb "topo"
treebrie "carne di Nondad arrostita"
yadahl "bevanda alcolica di alghe"

La parola yadahl è passata in Olonets come yoodhl: i mutamenti fonetici dimostrano che l'età del prestito deve essere abbastanza antica. Appurato questo, comprendiamo che la vocale /a/ originaria si è oscurata dopo che il vocabolo è stato adottato dall'Olonets, con ogni probabilità in epoca anteriore a quella del Re Denniss. A parte lo strano epiteto di Dio, questa è anche l'unica delle glosse Sibish fornite da Aldiss ad avere una qualche rilevanza culturale. 

La parola sherb viene usata come termine ingiurioso usato sia dagli Uskut che dagli ominidi Ondod e compare soltanto ne L'inverno di Helliconia, così si può ipotizzare che appartenga alla lingua Sibish. Se fosse una parola degli Ondod, i fieri Uskut difficilmente l'avrebbero presa a prestito, dato il loro odio razziale nei confronti degli ominidi (definiti "protognostici" da Aldiss). Deduco che il significato originale di sherb sia proprio "topo" perché a poca distanza nel libro, in conversazioni tra Uskut si sentono le ingiurie "razza di sherb" e "razza di topo". Probabilmente il topo era ritenuto la quintessenza dell'idiozia e dell'ignoranza. Va detto che un termine gergale sherb è documentato in inglese, come mostrato dal dizionario dello slang urbano:


Sherb

1. something so unbelievably awesome that it can only be described by a nonsensical word.
2. something so downright sexy that reducing it to words by actually describing it would never be equivalent to its actual sexiness
"That's so totally sherb, bro."
"Did you see that guy we just passed?"
"Yeah, way sherb!"

Il vocabolo slang ha un connotato positivo, mentre la parola Sibish è chiaramente un'ingiuria.

Il termine savrila "pasticcino" è dedotto dalla forma attestata savrilas, che porta probabilmente il plurale inglese in -s. L'uso di Aldiss è quello di formare i plurali delle parole Sibish e Olonets come se fossero parole inglesi. Spesso i traduttori, a cui fa molto difetto il senno, riportano queste parole con la -s del plurale inglese come se facesse parte della radice. Così il testo originale ha pastry savrilas, tradotto una volta con "pasticcini di savrilas" e un'altra come "savrilas di pastella". Mi auguro che la persona responsabile di questo scempio possa essere presto inghiottita da una voragine o colpita da un micrometeorite mentre dorme. 

Elementi deducibili dall'analisi del materiale toponomastico e da altre attestazioni:

-osh "città", pl. -oshk  
uskut "uomo" (di Sibornal) 
ask- "terra, paese"
askit- / ashkit- "patria"
kharna- "ruota" 
-bhar / -bahr
"paese, distretto" 

La parola -osh (pl. -oshk) "città" corrisponde evidentemente all'Olonets volgare osh (Olonets puro os, ad esempio nel toponimo Osoilima), che ricorre nel toponimo Oysha come variante locale, a quanto ci dice lo studioso SartoriIrvrash ne L'estate di Helliconia. Esiste la possibilità che si tratti di un prestito culturale.

L'endoetnico Uskut "Sibornalano" e il suo aggettivo derivato Uskuti (usato anche come sostantivo) sono passati in Olonets come prestiti e sono ben attestati nelle opere helliconiane di Aldiss. Segue così all'istante che il toponimo Uskutoshk significa alla lettera "Le Città degli Uskuti", ossia "Le Città degli Uomini". Risulta evidente che, essendo Uskutoshk il nome della provincia ove si trovano due diverse città di Askitosh, il suffisso -k di -oshk abbia funzioni di plurale o di collettivo. Abbiamo chiara anche un'altra importante nozione: uskut- "uomo" (di Sibornal). Secondo una tradizione tipica di genti fiere, soltanto l'uomo della propria etnia è un essere umano in senso proprio, mentre gli uomini di altre etnie sono qualcosa di diverso, di inferiore. Vediamo un uso simile delle parole nella lingua Romaní, in cui rrom indica l'uomo gitano e gadjó indica l'uomo non gitano. Con ogni probabilità la radice uskut- è imparentata con la radice askit- / ashkit-, che possiamo trovare nel nome della città di Askitosh. Possiamo attribuire ad askit- / ashkit- il valore di "patria". La cosa è molto plausibile; ne potremmo dedurre che il Sibish conoscesse un fenomeno paragonabile all'apofonia (Ablaut). Andiamo anche oltre: il toponimo Rungobandryaskosh è interpretabile come "Città della Terra di Rungobandry", essendo ask- "terra, terra natia, paese", che è la base da cui sono stati formati askit- / ashkit- e uskut-. Proprio come in tedesco Heimat "Patria" è formato da Heim "casa, dimora".

L'elemento -bhar "paese, distretto" è contenuto chiaramente in Kharnabhar, nome di una regione glaciale e di uno stanziamento dove si trovava la Grande Ruota, un immenso monumento megalitico di somma importanza per la religione di tutte le genti di Sibornal. Kharnabhar ci appare subito come un composto: nessuno potrà mai farmi credere che sia una parola semplice e inanalizzabile come "sasso", "monte" o "albero". A riprova del fatto che l'analisi è corretta, troviamo questo stesso elemento -bhar nel cognome Jesaratabhar, chiaramente di origine locativa. Abbiamo poi una variante -bahr nel toponimo Bribahr. Data l'enorme rilevanza della Grande Ruota di Kharnabhar, non è poi così peregrino supporre che Kharna- significhi proprio "Ruota". Queste evidenze ci fanno pensare alla possibile presenza nel Sibish di consonanti aspirate simili a quelle del sanscrito: è innegabile la sonorità indianeggiante del toponimo Kharnabhar. Sembra tuttavia più probabile, data la scarsa frequenza di questi suoni nel materiale attestato, che si tratti di meri gruppi consonantici e non semplici fonemi: kh = k + h; bh = b + h. Un'altra prova è l'alternanza tra -bhar e -bahr

Il problema del sostrato

Gli Uskut chiamano spessissimo Campannlat "Continente Selvaggio". E se fosse una traduzione letterale? Certo, potrebbe alludere al fatto che quella terra era coperta in gran parte da foreste. Ne deduciamo che in Olonets la parola campann significa "foresta", mentre -lat significa "estensione". A sorpresa possiamo ritrovare la stessa radice nel nome della provincia sibornalana di Carcampan, analizzabile quindi come Car-campan. Le popolazioni di quelle terre, ritenute barbare dagli Uskut, forse parlavano una lingua diversa dal Sibish e più simile all'Olonets. Altri nomi di province, di città e di caratteristiche geografiche sono a dir poco strani, tanto da far sospettare l'esistenza di antiche lingue, in alcuni casi scomparse e assorbite dal Sibish, in altri casi conservate ancora in epoca storica. Così sembrano aver ben poco a che fare con la lingua di Uskutoshk nomi come Loraj, Kuj-Juvec e Hazziz.  

Un possibile prestito

Il termine Olonets keedrant "lunga veste" (da kee-, keev- "davanti", dran- "lungo") è usato più volte nel terzo volume nella sorprendente variante heedrant, come se l'occlusiva velare iniziale avesse subìto un'aspirazione. Non mi risultano altri casi simili, così ne deduco che la parola sia entrata in Sibish dall'Olonets come prestito, subendo il mutamento fonetico del tutto inatteso. Non mi risultano fenomeni di gorgia in Sibish, questo sarebbe al momento l'unico caso documentabile, a cui non sono in grado di dare una spiegazione attendibile. Notiamo però un possibile esempio di spirantizzazione: il cognome Jeseratabhar è formato con un elemento Jeserata-, che sembra ricorrere con una lieve variante anche nel cognome Jheserabhay. La lettera j- esprime senza dubbio un suono postalveolare, come quello dell'inglese jet e dell'italiano getto. Forse il digramma jh di Jheseratabhay indica una consonante simile ma aspirata, presente in sanscrito. Come interpretare questi dati? La parola keedrant è giunta a Sibornal tramite la mediazione di un dialetto dotato di gorgia? L'interferenza di un'etimologia popolare? Oppure è soltanto la labile memoria di Aldiss, che non si è ricordato bene una parola da lui stesso creata?

Abro Hakmo Astab!

Aldiss ci specifica con la massima chiarezza che questa maledizione è in una lingua antica che i parlanti del Sibish non comprendono, anche se il senso tradizionalmente tramandato è connesso con la contaminazione della luce dei due soli. Questo è quello che possiamo dedurre:

abro "luce solare"
hakmo "si contamini"
astab "diventi nera"

L'ultima parola può anche apparire come insulto indipendente, dal significato di "oscuramento" (id est morte). Questo è il rimprovero rivolto da Fashnalgid a Luterin Shokerandit: "Astab a te, razza di stupido arrogante. Perché non puoi neppure tentare di obbedire al sistema?"

Il punto è che non si tratta di radici Sibish. Probabilmente la formula blasfema appartiene alla lingua sacra degli Architetti, l'antico popolo che ha costruito la Ruota di Kharnabhar.

Il problema delle origini

Secondo la narrazione di Aldiss, sia l'Olonets che il Sibish dovrebbero derivare dall'evoluzione di una protolingua comune, a sua volta derivata dalla semplificazione fonetica della lingua dei Phagor. Tutto ciò appare assai poco plausibile. La narrazione dell'origine dell'umanità di Helliconia a partire da una specie di scimpanzé è talmente assurda e grottesca da meritare a stento una menzione: si tratta chiaramente di una favola inventata nella stazione spaziale terrestre Avernus, in orbita attorno al pianeta bisolare, tra i cui abitanti le epidemie di demenza non dovevano affatto essere una rarità. Per quanto riguarda la possibile derivazione del Sibish e dell'Olonets da un'antica protolingua comune, siamo in alto mare a causa delle immense lacune nel lessico conosciuto, specialmente della lingua degli Uskut. Potrei azzardarmi a supporre che l'Olonets mor "terra, paese" e il Sibish -bhar / -bahr "paese, distretto", abbiano un'origine comune. La protoforma attesa sarebbe *MBAHR-. A causa della natura altamente congetturale di questo materiale, specialmente di quello relativo al Sibish, direi che per ora è meglio non spingersi oltre.

Materiale lessicale infido

Tutto il materiale di Aldiss va attentamente filtrato, perché sono sempre possibili abbagli clamorosi. Ad esempio, a un certo punto ne L'estate di Helliconia leggiamo:

"Una volta che il complesso pasto fu terminato ed i liquori furono fatti circolare, ebbero inizio i discorsi.
Per primo, venne pronunciato un discorso di benvenuto da parte del
panjandrum locale, formulato in una terminologia quasi incomprensibile, poi Dienu Pasharatid si alzò in piedi.
Dopo un breve preliminare, e un fugace accenno al marito, la donna venne al punto, e disse di essersi sentita in dovere di fare ammenda per il modo in cui lui si era distaccato dalle procedure diplomatiche. Pertanto, aveva salvato il Cancelliere SartoriIrvrash dalla malinconica posizione in cui era venuto a trovarsi e lo aveva portato là."

Cosa significa panjandrum? La parola sarà Sibish? Sarà Olonets? Nessuna delle due: è semplicemente... inglese! Per colpa di un traduttore incompetente, la parola è rimasta inalterata nel testo in italiano, potendo così trarre in inganno i lettori. Pochissimi infatti conoscono termini così ricercati e stravaganti, che possono passare - anche per via della loro singolare fonotassi - per parole helliconiane. Aldiss faceva largo uso di forme simili e perdeva il suo tempo a baloccarsi con le più ingannevoli bizzarrie della lingua inglese, anziché pensare seriamente a scrivere dizionarietti di Sibish e di Olonets!

Così glossa la voce panjandrum il traduttore di Google:

panjandrum/panˈdʒandrəm/

noun
  
person who has or claims to have a great deal of authority or influence.
   "e greatest scientific panjandrum of the 19th century"

Questa è invece la spiegazione data da Etymonline:


panjandrum (n.)

mock name for a pompous personage, 1755, invented by Samuel Foote (1720-1777) in a long passage full of nonsense written to test the memory of actor Charles Macklin (1697-1797), who said he could repeat anything after hearing it once.

Peccato! 

L'ispirazione di Aldiss

Già abbiamo appurato che il nostro autore fabbricava parole a partire da lingue esistenti, di cui aveva qualche conoscenza erratica. A volte possiamo intuire anche la genesi di dettagli più complesse. Il nome di Luterin Shokerandit, protagonista del terzo romanzo helliconiano, è nato da una frase pronunciata sottovoce da qualcuno e udita per puro caso: Luther shoke (i.e. shook) her hand and hit it, ossia "Luther ha scosso la mano di lei e l'ha colpita". Con ogni probabilità si alludeva a un uomo chiamato Luther piuttosto che a Martin Lutero.

Purtroppo Aldiss non era un filologo e non mostrava uno speciale interesse per la linguistica, così non è mai riuscito a costruire interamente le lingue di Helliconia. Non ha prodotto qualcosa di paragonabile all'opera di Tolkien e ha fornito soltanto indicazioni scarse e contraddittorie sulla pronuncia delle proprie conlangs. Tutto quello che sappiamo lo abbiamo dovuto dedurre usando la logica a partire dai dati estratti. In sostanza, si tratta di una splendida occasione persa, come spesso accade. Qualcosa che avrebbe potuto arricchire immensamente il genere umano e che invece è rimasta in una specie di Limbo, destinata a sprofondare verso il Macigno Originale, tra i gossie e i fessup.