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sabato 4 maggio 2024

ETIMOLOGIA DI BARBA 'ZIO'

Com'è ben risaputo, nei dialetti galloitalici della Lombardia, del Piemonte e della Liguria, barba è la parola che significa "zio". Si trova anche in altre varietà romanze, come quelle parlate in Veneto (cisalpino ma non galloitalico) e in Friuli (reto-romanzo). Compare persino in alcune zone della Puglia. In un'occasione il termine è stato usato anche da Dante, in Paradiso XIX 137, parlando di un re che gli era antipatico, Giacomo di Maiorca: 

"E parranno a ciascun l'opere sozze / del barba e del fratel".

Il fratel, per inciso, è Federico II di Aragona. Secondo alcuni dantisti, l'uso di una parola lombarda sarebbe da considerarsi spregiativo. A parer mio, è il riaffiorare di un termine colloquiale che un tempo doveva trovarsi in un'area ben più estesa dell'attuale, interessando persino la Toscana.


Secondo i romanisti, il bizzarro termine deriva da un latino tardo barbānus, attestato anche come barbās e formato naturalmente a partire dal latino barba. Il significato originale dovrebbe essere "uomo barbuto", quindi "uomo autorevole" (si confronti il rumeno bărbat "uomo", dal latino barbātus "barbuto"). Quindi sarebbe passato ad indicare lo zio paterno.

Declinazione:

Singolare: 
Nominativo: barbās
Genitivo: barbānis
Dativo: barbānī
Accusativo: barbānem 
Vocativo: barbās
Ablativo: barbāne 

Plurale: 
Nominativo/Vocativo: barbānēs 
Genitivo: barbānum
Dativo/Ablativo: barbānibus 
Accusativo: barbānēs

Variante: barba 
(si trova due volte in una donazione dell'anno 764 nel Codex diplomaticus Langobardiae)

Sinonimo in latino classico: patruus 


Alcuni esiti poco noti: 

Dalmatico: 
   Dalmatico: buarba 
   Istriota: bara 
Reto-romanzo:
   Friulano: barbe 
   Ladino: bèrba 
   Romancio: barba 

Stando a questa ipotesi, posso ipotizzare che il longobardo abbia preso la parola barbānus dal latino volgare, adattandola in barbas. Si nota però che barbas non presenta mai attestazioni con la labiale sorda p-, come sarebbe logico aspettarsi se si trattasse di un vocabolo germanico nativo. Non mi risulta che sia attestata una variante *parpas.

Un'etimologia germanica

Esiste tuttavia anche un'altra possibilità, che inverte la catena logica dei romanisti: questo barbas potrebbe invece essere un lemma germanico genuino, formato a partire da baro "uomo libero" e dalla voce bas "zio paterno", presente in medio basso tedesco (discendente dell'antico sassone e diretto antenato del Plattdeutsch). Il latino barbānus ne sarebbe un adattamento. Questa sarebbe la trafila: 

*baro-baso > Longobardo barbas >
> Latino volgare barbasbarbānus 

La presenza della consonante sonora iniziale e mediana /b/, potrebbe essere dovuta a un prestito da una lingua germanica che non ha avuto la rotazione consonantica. Un'altra spiegazione possibile sarebbe invocare l'instabilità della rotazione consonantica longobarda. Tuttavia in tal caso ci aspetteremmo anche varianti con consonante sorda. Si noterà che anche la parola baro "uomo libero" (da cui è derivato barone), non sembra mai essere attestata come *paro - nonostante sia genuinamente germanica. La sua consonante iniziale /b/ non avrebbe nulla che possa di per sé prevenire la rotazione e divenire sorda. Tutto quindi punta a un prestito entrato in longobardo da un'altra lingua germanica, senza dubbio da una varietà di francone. 

Francone *barobas(o) > Longobardo barbas 

Riporto la documentazione relativa al secondo membro dell'antico composto.

Proto-germanico: *baswǣn "zio paterno"
     Ricostruzioni alternative: baswô
Esiti: 
   Antico frisone: bas 
      Frisone di Saterland: Boas
      Frisone occidentale: baes, baas 
   Antico sassone: *baso 
      Medio basso tedesco: bas
   Antico olandese: *baso 
      Medio olandese: baes 
         Olandese moderno: baas 


In ultima analisi, è questa l'origine dell'inglese boss (prestito dall'olandese). Mi sembra un'etimologia abbastanza plausibile.

Alcuni notevoli prestiti
 
1) Dal veneto, la parola barba "zio" passò al cimbro (Sette Comuni, Luserna): barba, plurale barben.
Esempio di frase: 
De barben zeint zobia béetare "gli zii sono come padri".
2) Lo stesso termine si trova anche in mòcheno. 
3) Da Venezia, la parola barba arrivò in Grecia. In greco moderno colloquiale si usa μπάρμπας (pronuncia bárbas) "zio", plurale μπαρμπάδες (pronuncia barbádes) "zii". 
Esempio di frase:
Έχω έναν μπάρμπα στη Νέα Υόρκη (pronuncia Écho énan bárba sti Néa Yórki) "Ho uno zio a New York".

mercoledì 3 aprile 2024

Conversazione tra Marco Moretti e Gemini
- Italiano e Lombardo in Ticino - 

MM: 

Perché il lombardo non è riuscito a diventare la lingua ufficiale del Canton Ticino? La Svizzera non è Italia, che senso ha che faccia riferimento all'italiano? 

Gemini: 

Ci sono diverse ragioni per cui il lombardo non è riuscito a diventare la lingua ufficiale del Canton Ticino.

Innanzitutto, il lombardo è una lingua romanza, mentre la Svizzera è un paese plurilingue con quattro lingue ufficiali: tedesco, francese, italiano e romancio. Il lombardo è quindi una lingua minoritaria rispetto alle altre lingue ufficiali, e questo ha reso più difficile la sua affermazione come lingua di Stato.

In secondo luogo, il lombardo è una lingua molto varia, con diversi dialetti che possono essere molto diversi tra loro. Questo ha reso difficile la definizione di una forma standard del lombardo che potesse essere accettata da tutti.

In terzo luogo, il lombardo è stato associato per secoli all'Italia, e questo ha creato un certo imbarazzo tra gli svizzeri, che hanno cercato di distinguersi dall'Italia.

Per quanto riguarda la domanda sul perché la Svizzera faccia riferimento all'italiano, la risposta è che il Ticino è una regione linguisticamente omogenea, con il lombardo come lingua prevalente. Inoltre, il Ticino ha sempre avuto forti legami storici, culturali ed economici con l'Italia.

Tuttavia, negli ultimi anni si è assistito a un crescente interesse per la cultura e la lingua lombarda in Svizzera. Questo interesse è stato alimentato da diversi fattori, tra cui la crescente consapevolezza dell'importanza delle lingue minoritarie, la nascita di movimenti culturali e linguistici lombardi, e la diffusione di nuove tecnologie che hanno reso più facile la comunicazione tra le diverse comunità lombarde.

È quindi possibile che, in futuro, il lombardo possa ottenere un riconoscimento ufficiale in Svizzera. Tuttavia, questo richiederebbe un forte consenso politico e sociale, e non è ancora chiaro se questo consenso si possa raggiungere. 

MM: 

Il romancio è riuscito ad essere lingua ufficiale, pur avendo diverse varietà. Il lombardo invece ha fallito. Se la Svizzera voleva distinguersi dall'Italia, avrebbe a maggior ragione evitato la lingua italiana. 

Gemini: 

Hai ragione, il romancio è riuscito ad essere lingua ufficiale pur avendo diverse varietà. Questo è dovuto a diversi fattori, tra cui: 

  • Il romancio è una lingua minoritaria, ma è la lingua madre di circa 60.000 persone in Svizzera, concentrate nel Canton Grigioni.
  • Il romancio ha una lunga storia e una ricca cultura, che sono state riconosciute e valorizzate dal governo svizzero.
  • Il romancio è una lingua omogenea dal punto di vista linguistico, nonostante le diverse varietà dialettali. 

Il lombardo, invece, è una lingua molto più diffusa, con circa 10 milioni di parlanti in Italia e Svizzera. Questo ha reso più difficile la sua affermazione come lingua di Stato, in quanto ha dovuto competere con le altre lingue ufficiali della Svizzera.

Inoltre, il lombardo è stato associato per secoli all'Italia, e questo ha creato un certo imbarazzo tra gli svizzeri, che hanno cercato di distinguersi dall'Italia. Questo imbarazzo è stato alimentato anche dal fatto che il lombardo è una lingua molto simile all'italiano standard, e quindi non è considerato una lingua "diversa" rispetto all'italiano.

Se la Svizzera voleva distinguersi dall'Italia, avrebbe a maggior ragione evitato la lingua italiana. Tuttavia, la Svizzera è un paese plurilingue, e l'italiano è una delle lingue ufficiali del Canton Ticino. Questo ha reso difficile evitare l'uso della lingua italiana, anche se la Svizzera ha cercato di promuovere il romancio come lingua alternativa.

È possibile che, in futuro, il lombardo possa ottenere un riconoscimento ufficiale in Svizzera. Tuttavia, questo richiederebbe un forte consenso politico e sociale, e non è ancora chiaro se questo consenso si possa raggiungere.

MM: 

Il lombardo è diverso dall'italiano. Non è compreso dai toscani, dai romani e dai meridionali. Tra le lingue romanze, appartiene alle lingue galloitaliche. Nessun linguista lo considera una varietà dell'italiano. L'italiano nel Canton Ticino si parla perché è stato imposto, e non riesco bene a capirne le cause.

Gemini: 

Hai ragione, il lombardo è una lingua diversa dall'italiano. È una lingua galloitalica, mentre l'italiano è una lingua toscana. Le due lingue hanno differenze fonetiche, grammaticali e lessicali significative. Ad esempio, il lombardo ha un sistema di vocali più complesso dell'italiano, e utilizza diversi pronomi e verbi.

L'italiano nel Canton Ticino si parla perché è stato imposto. Il Ticino è stato annesso alla Svizzera nel XVI secolo, e da allora l'italiano è stato la lingua ufficiale del cantone. Questo è stato dovuto a diversi fattori, tra cui:

  • La volontà dei confederati svizzeri di creare un'identità nazionale svizzera, che si contrapponesse all'identità italiana.
  • La necessità di facilitare la comunicazione tra le diverse regioni della Svizzera, in particolare tra il Ticino e le altre regioni di lingua italiana.
  • L'influenza della cultura e della lingua italiana, che erano già ben radicate nel Ticino prima dell'annessione alla Svizzera.

L'imposizione dell'italiano ha avuto un impatto significativo sulla lingua e la cultura del Ticino. Il lombardo è stato gradualmente soppiantato dall'italiano, soprattutto nell'ambito della comunicazione formale. Tuttavia, il lombardo è ancora parlato da una parte significativa della popolazione ticinese, e negli ultimi anni si è assistito a un rinnovato interesse per la lingua e la cultura lombarda. 

È difficile capire bene le cause dell'imposizione dell'italiano nel Canton Ticino. È probabile che siano state la combinazione di diversi fattori, tra cui quelli sopra citati. Tuttavia, è importante ricordare che l'imposizione dell'italiano è stata un evento storico che ha avuto un impatto significativo sulla lingua e la cultura del Ticino.

Alcuni commenti 

Molti anni fa, il carissimo amico P. credeva fermamente che gli Svizzeri conoscessero alla perfezione tutte e quattro le lingue della loro Confederazione. Fu mortalmente deluso quando dovette constatare che il ticinese medio non parla praticamente nessuna lingua. Non in forma completa. Mi si perdoni la provocazione, ma un fondo di verità c'è. Il ticinese non ha appreso bene l’italiano, non ricorda che mozziconi di frasi fatte del lombardo alpino, è organicamente incapace di articolare i suoni del tedesco o di assimilarne i fondamenti grammaticali: lo studia a scuola come se fosse una lingua morta dell’epoca megalitica. Alcuni anziani intervistati dalla televisione svizzera del Canton Ticino si sforzavano di ridare vita e dignità alla lingua ancestrale, ma quando ci provavano se ne uscivano con parole esilaranti come giuvanutèi, nuntiscurdardamè, depütà, andicapà. Un valligiano ruspante con un bel paio di robusti mustacchi si era candidato come consigliere comunale, ma parlava utilizzando indigesti blocchi di italiano politichese appiccicati assieme col labile collante di un esiguo lombardo. 
In tempi più vicini, su un treno proveniente da Locarno, mi è capitato di imbattermi in una ragazza sussiegosa e bizzarra, che sembrava un fossile vivente, trasportata nella nostra epoca con una macchina del tempo. Era biondiccia e sofisticatissima.  I suoi occhi erano chiarissimi e vestiva abiti démodé, anche se non come quelli del Conte Uguccione. Parlava con un'amica seduta di fronte a lei, pronunciando le parole con una cantilena molto forte e mai sentita prima di allora. Era una genuina ticinese. La lingua in cui si esprimeva era un mix di lombardo e di italiano. Dominavano il code mixing e il code switching. Fu confermata l'idea che mi ero fatto della condizione linguistica instabile dei Ticinesi. Dovrei approfondire la storia del Canton Ticino, forse identificherei le cause che hanno portato quella regione nell'area culturale dell'italiano toscano, svalutando il lombardo pur senza giungere ad eradicarlo del tutto. Intanto, l'Intelligenza Artificiale Gemini (ex Bard) non è stata in grado di fornirmi una risposta sensata.

sabato 26 agosto 2023

UNA STRANA COPPIA DI OMOFONI: FORMENTO 'LIEVITO' E FORMENTO 'FRUMENTO'

No, non sto parlando di una coppia di omofobi. Sto parlando di due omofoni, cioè parole che hanno lo stesso suono ma significati diversi.

1) In toscano antico, formento significava "lievito" e aveva come sinonimo levame
L'origine è dal latino fermentum "lievito", "fermentazione". La radice è la stessa di ferveō (II sing. fervēs, perf. I sing. ferbuī, inf. fervēre) "bollire", "ribollire". 
Il passaggio della vocale -e- a -o- è dovuto alla presenza delle due consonanti f- e -m-, che ne hanno influenzato la pronuncia, conferendogli un'articolazione labiale.
2) In toscano antico, formento (variante: fromento) significava "frumento". Dante scriveva: "Grande vuole essere la scusa, quando a così nobile convito per le sue vivande, a così onorevole per li suoi convitati, si pone pane di biado, e non di formento" (Convivio, 97). 
Anche in lombardo e in veneto, formento significava "frumento", da cui è derivato il diffuso cognome Formenti; in Veneto si trova il suo diminutivo Formentin
Nel lombardo odierno si ha forment, pronunciato /fur'ment/, con derivati come formentón /furmen'tun/ "mais". 
L'origine è dal latino frūmentum "frumento, grano", a sua volta dal latino antico *frūgmentom. La radice è la stessa di frūx "raccolto" (genitivo frūgis) e di frūctus "frutto" (genitivo frūctūs) - in ultima analisi dal verbo fruor (II sing. frueris, perf. I sing. frūctus sum, inf. fruī) "godere di qualcosa". 
Ci sono stati due passaggi: la produzione di una variante *frŭmentum con vocale -u- breve, quindi la metatesi di *frŭmentum in *fŭrmentum.

L'omonimia tra il toscano formento "lievito" e formento "frumento" è fortuita e dovrebbe far riflettere. 
Nota: 
Oltre all'esito protoromanzo *formentu "lievito", in Liguria doveva esistere anche l'esito protoromanzo *vermentu. Infatti è chiaro che il nome del vino vermentino è un derivato di fermentu(m), con allusione al tipico gusto frizzante. La consonante iniziale f- è diventata sonora, v-. Così *fermentīnu(m) ha dato vermentin, passando come prestito dal genovese al sardo.  

La conseguenza di quanto esposto è sconcertante: in italiano le parole fermento e frumento sono derivate entrambe dalla trafila dotta anziché dalla genuina usura della pronuncia del volgo. In altre parole, siamo di fronte a due latinismi

Allotropi: 
fermento - †formento
frumento - †formento, †fromento


Latino: fermentum "lievito", "fermentazione"
 Romanzo insulare: 
   Sardo: fromentu, fermentu 
      (altre varianti: framentu, frammentu, frementu
      frommentu, frumentu, frummentu); 
      derivati: fermentarzu "pasta cruda del pane"        
 Italo-dalmatico: 
   Italiano antico: formento 
 Gallo-italico: 
   Romagnolo: forment 
 Ibero-romanzo:
   Spagnolo (dial., Salamanca): hermiento, jurmiento 
   Asturiano: formientu 
   Leonese: furmientu, fermientu 
   Galiziano: formento 
   Portoghese: formento


Latino: frūmentum "frumento, grano"
 Italo-dalmatico: 
   Italiano antico: formento, fromento 
   Dalmatico: furmiant 
 Reto-romanzo:
   Friulano: forment 
   Romancio: frument 
 Gallo-italico: 
   Lombardo: forment /fur'ment/ 
     Bergamasco: formét 
 Gallo-romanzo:
   Catalano: forment 
   Franco-provenzale: froment 
   Antico francese: froment, ferment, formant, forment
         froument, furment 
     Medio francese: froment, forment, fourment 
     Francese moderno: froment 
   Derivati: 
     1) Antico francese: fourmenté "porridge" 
       Medio francese: fromenté "porridge" 
     => Medio inglese: frumente "tipo di porridge" 
            Inglese moderno: frumenty "tipo di porridge" 
     2) => Ungherese: furmint "tipo di uva bianca" 
              (lett. "del colore del frumento")

venerdì 21 luglio 2023

UN RELITTO RETICO IN ROMANCIO: AGNIEU 'PINO MUGO' - E IL SUO DOPPIONE MÜF

In romancio esiste la parola agnieu "pino mugo" (variante agniou; nome scientifico: Pinus mugo; obsoleto Pinus mughus). Esiste anche il sinonimo müf "pino mugo". Ebbene, per quanto possa a prima vista sembrare incredibile, si tratta di due allotropi, che condividono la stessa etimologia - che è identica a quella della parola italiana mugo. In ultima analisi, il vocabolo non ha origini celtiche. Deve risalire al sostrato retico, strettamente imparentato all'etrusco. Si nota che finora non è stato individuato un corrispondente etrusco del fitonimo analizzato. Questo è il mio tentativo di ricostruzione:  

Protoforma retica: *muχa / *muχu "pino mugo" 
Adattamento in latino volgare: mūgus 
Trafila: 
1) lenizione di -g-
(> *müvu
Esiti in romancio: müf 
2) dittongazione 
(> *meu
3) sviluppo di un elemento palatale 
(> *mieu
4) palatalizzazione della consonante 
(> gnieu, gniou
5) sviluppo di una vocale iniziale di supporto 
(> agnieu, agniou
Esiti in romancio: agnieu, agniou 
Varianti dialettali:
  agnía
  anéf 
  aníf 
  anéf "tasso (albero)" (Taxus baccata)
  aneva "pino cembro" (Pinus cembra)

Questo è il link al lemma in questione sul DGR (Dicziunari Rumantsch Grischun), per maggiori dettagli: 

Questi sono i corrispondenti nomi del pino mugo, diffusi in Veneto e assai utili alla ricostruzione: 

muga 
mugo 
buga 
bugo 

C'è grande instabilità: solo per fare un esempio, a Verona convivono le forme mugo, bugo e buga

Questi sono i nomi del pino mugo, diffusi in Lombardia e in una parte del Piemonte, che mostrano sviluppi molto peculiari: 

mugoff  /'müguf/ (Como)
munch (Como) 
munc  /müŋk/ (Milano)
muf (Sondrio) 
muffol (Valtellina) 
meuf  /möf/ (Bergamo, Cremona)
mögh, möff, mügh (Brescia) 
mugh (Novara)

Basti consultare questo importante documento, Nomi volgari adoperati in Italia a designare le principali piante di bosco (Annali del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, 1873), a pag 102. 

Un'audace proposta etimologica 

Per trovare qualcosa di simile e di potenzialmente interessante ai fini della comparazione, dobbiamo andare nel remoto Caucaso e oltre, nelle profondità dell'Asia. Il compianto luminare Sergei Starostin dell'Università di Mosca, è riuscito a ricostruire un interessante albero genealogico: 


Proto-nord-caucasico: *bħĭnḳ_wV "pino" 
   Proto-Nakh: 
*b(ɦ)aḳa "pino"; "radice resinosa di pino"
       Ceceno: baga "pino" 
       Ingush: baga "radice resinosa di pino" 
   Proto-Avaro-Andi: *nVḳ:ʷV "pino"  
       Àvaro: naḳ: "pino" 
       Nota: 
       Gli Àvari del Caucaso non hanno nulla a che vedere con
       gli 
Àvari, popolo altaico delle steppe.
       Si tratta di un caso di omonimia. 
    Proto-Tsezi: *niqe "pino" 
       Bezhta: niqe "pino" 
       Gunzib: niqes "pino" 
    Proto-Lak: *miIḳ- "pigna di pino" 
       Lak: 
miIḳiIḳiIj "pigna di pino" 
       Nota: 
       Il carattere I è usato per trascrivere la faringalizzazione.  
    Proto-Lezghi: *miḳʷ- / *niḳʷ- "abete", "pino" 
       Lezghi: 
muḳ-rag "abete" 
       Tabasarano: muḳ-ruḳ "abete" 
       Rutulo: niḳʷ-näχI "pino" 
       Tsakhur: ḳuńaχ "pino" 
       Nota: 
       I Rutuli del Caucaso non hanno nulla a che vedere con i 
       Rutuli dell'antico Lazio, di cui si narra nell'Eneide. 
       Si tratta di un caso di omonimia. 
       Per quanto riguarda la faringalizzazione della consonante
       finale della forma rutula, si veda quanto scritto sul Lak.

La protoforma nord-caucasica a sua volta è supposta essere un esito di una protoforma sino-caucasica: 


Proto-sino-caucasico: *bħĕ́nḳwV "pino"; "resina" 

Dalla protoforma sino-caucasica deriverebbe anche il Burushaski baŋ "gomma", "resina". 
Il professor John Bengtson aggiunge il basco muki "resina"; "muco". Suppone che il significato di "muco" sia stato influenzato dalla forma muku, trovata in alcuni dialetti e derivata dal latino mūcus

Servono ulteriori studi, tuttavia non sembrano esserci dubbi sul fatto che il materiale di Starostin, qui presentato, abbia una diretta attinenza con il nome alpino del Pinus mugo, riuscendo a spiegare l'alternanza m- / b-, altrimenti misteriosa.

mercoledì 19 luglio 2023

UN RELITTO RETICO IN ROMANCIO: AGNIEU 'NIDO D'AQUILA'

In romancio esiste la parola agnieu "nido d'aquila", "nido di rapace", "nido di uccello" (variante gnieu; glosse tedesche: Adlerhorst, Vogelnest). L'origine è chiaramente non celtica e riconducibile a un sostrato retico, imparentato in modo stretto con l'etrusco. 

Protoforma retica: *anθaχ "(cosa) dell'aquila" 
    > "nido dell'aquila"  
Adattamento in latino volgare: *andāgu(m) 
Trafila: 
  1) passaggio da -āgu(m) a -au 
  2) passaggio da -au a -eu 
  3) passaggio da -eu a -ieu
  4) assimilazione: passaggio da -nd- a -nn- 
  (*andieu > *annieu)
  5) palatalizzazione di -nn-  
  (*annieu > agnieu)
  Esiti in romancio: agnieu, gnieu
  Varianti dialettali: 
    ignieu
    ugnieu,
    gniou
    agniou
    igniv
    agnif
    ugnif,
    gnif,
    agnîa,
    gnia,
    nia
    etc.  
Questo è il link al lemma in questione sul DGR (Dicziunari Rumantsch Grischun), per maggiori dettagli: 

 
Note: 
L'adattamento in latino del termine retico presenta qualche peculiartà. 
1) Le consonanti aspirate del retico sono state rese con occlusive sonore. 
2) L'occlusiva -g- intervocalica si lenisce regolarmente e scompare, dando origine ad esiti complessi. Ad esempio, latino egō "io" evolve naturalmente in jeujau
etc. 
3) Il gruppo -nd- generalmente si conserva; tuttavia può benissimo essersi sviluppato in -nn- ed essersi poi palatalizzato per via dell'esito della sillaba finale in -ieu

Questi sono i dati relativi alla lingua etrusca: 

Etrusco: anθa-, anta "aquila";
       anθas- "vento di aquilone", "bora" (i.e. "nord") 
   Glosse etrusche di Esichio: 
       ἄνταρ (ántar) = ἀετός (aetós) "aquila" (TLE 807)
       ἄνδας (ándas) = βορέας (Boréas) "Bora" (TLE 805) 
Note: 
Il singolare Anθa-Anta è documentato come nome proprio di persona (genitivo AnθaiaAnθiaia). L'iscrizione CIE 20434 su vaso riporta anta afr mura. La traduzione erronea e comune è "Antio (e) Murio parenti". Tuttavia, afr non è affatto il plurale di apa "padre", come è stato troppo spesso dato per scontato. La traduzione corretta è invece "Antio il Nero giaccia", dove "Antio" corrisponde al latino Aquila. Avremo modo di discutere con maggior dettaglio questo documento in un'altra occasione.
Il plurale etrusco, *anθar, antar, è la forma glossata erroneamente da Esichio come singolare. Si noti che l'etrusco aesar "Dei" è glossato da Dione Cassio come "deus", ossia "dio", al singolare (TLE 803) - pur essendo un chiaro plurale: è evidente che Greci e Romani non riuscivano a capire bene la natura dei plurali della lingua etrusca. 
Il dativo/pertinentivo Anθasi "al vento di aquilone", ossia "al nord", è attestato come iscrizione di una sola parola sulla figura di un suonatore di flauto durante un incontro di pugilato in occasione di un rito funebre (Tarquinia, Tomba delle iscrizioni, 5351). 

Possibili connessioni indoeuropee 

Appurato che l'etrusco anθa-, anta traduce il latino aquila, andiamo oltre. Il latino aquila è sicuramente connesso all'aggettivo aquilus "scuro" - che a sua volta è un prestito da un'altra radice della lingua etrusca. Il vento di aquilone era così chiamato perché rendeva scuro il cielo. Così possiamo ipotizzare il significato della protoforma originale:

Proto-tirrenico *anθa "scuro", da cui 
   *anθa "uccello scuro" > "aquila" 

Questo permette una connessione con una radice indoeuropea ben nota, anche se non molto produttiva: 

Proto-indoeuropeo: *ondh- < *h2endh- "scuro" 
   Proto-italico: *omβra "ombra" 
      Latino: umbra "ombra" 
   Proto-celtico *andos "cieco" 
     Gallico: andābatā, andobattā "tipo di gladiatore"
         (che combatte con un elmo che gli impedisce la vista) 
         Nota: 
         Termine tecnico passato in latino. 
   Proto-balto-slavo: *unksmiā̃ / *unksnā̃ "ombra" 
      Lituano: unksmē̃, paùnksmē "ombra" 
      Lettone: ūksme "nascondiglio"
   Proto-indoiranico: *andha- "cieco", "scuro" 
      Sanscrito: अन्ध  andha- "cieco", "scuro"
      Avestico: anda- "cieco, scuro" 


Ci limitiamo a riportare i dati, che mi sembrano altamente significativi. Le nostre conoscenze non sono ancora abbastanza mature per approfondire oltre il percorso di questa radice. 

L'opinione dei romanisti 

Ovviamente, i romanisti fanno di tutto per ricondurre al latino anche parole oscure che presentano numerosi problemi. Così reputano che il romancio agnieu "nido (d'aquila, etc.)" sia derivato dal latino nīdus, oppure dalla cristallizzazione di in nīdō "nel nido". Questo però sarebbe compatibile soltanto con varianti in -iv, -if, come igniv, gnif e simili. Una vocale tonica lunga -ī- non dovrebbe dittongarsi in un contesto simile del romancio; qualcuno ha sostenuto, in modo folle, che l'evoluzione anomala sarebbe da imputarsi a un'analogia con l'evoluzione di deus "dio" - che non ha la benché minima somiglianza semantica. Volendo salvare una parvenza di credibilità all'etimologia, sarebbe necessario postulare una forma *nīdicus, anche se è ben lungi dall'essere soddisfacente. Si ha un dittongo problematico anche in aragonese (niedo "nido") e in asturiano (nieru, ñeru "nido"). 

sabato 15 luglio 2023

UN RELITTO CELTICO IN ROMANCIO: TSCHIGRUN 'FORMAGGIO ALPINO' - E UN SUO PARENTE IN TEDESCO

In romancio esiste la parola tschigrun "formaggio alpino" (la grafia tsch- trascrive l'affricata /tʃ/, come in tedesco e come ch- in inglese). La sua origine, in apparenza problematica, può essere ricondotta a un sostrato celtico, da cui è passata come prestito all'alto tedesco Zieger, Ziger. Questa è la protoforma ricostruibile: 

Proto-celtico: *dwigrū "formaggio",
      genitivo *dwigronos 
Derivazione: da *dwi- "due volte" e *gwor- "calore" (analogo all'italiano ricotta, ossia "cotta due volte"). 
Note: 
L'assibilazione del gruppo iniziale *dw- deve essere stata causata dalla vocale anteriore seguente; probabilmente è uno sviluppo locale, che non ho mai riscontrato in altre lingue celtiche. Questo mutamento deve essere abbastanza antico, visto che la parola si trova in alto tedesco già con una consonante affricata /ts/

Questo è quanto riportato nel dizionario online DWDS (Der deutsche Wortschatz von 1600 bis heute "Il vocabolario tedesco dal 1600 ad oggi"): 

Zieger, auch (besonders schweiz.) Ziger m. (landschaftlich f.) ‘Käse aus Molke, Quark’, zunächst (vor allem in der Schweiz, im Elsaß, in Oberschwaben und Tirol) Bezeichnung für das Molkeneiweiß, die aus der (bei der Käseherstellung anfallenden) Molke durch Sieden und Säurebeimischung gewonnene Quarkmasse (daneben im Schwäb. und Bair.-Öst. Schotten m., Schotte f., s. d.), dann auch ‘aus Molkeneiweiß bereiteter Käse, Ziegerkäse’, mhd. ziger m. (frühmhd. vereinzelt zigere f.). Dem alem. tirol. Zi(e)ger ‘durch Gerinnen der Molke gewonnene feste Masse’ entspricht rätoroman. (Graubünden) tšigrun, šigrun, sigrun, auch (t)šagrun. Nach Hubschmied in: Vox Romanica 1 (1936) 92 ff. handelt es sich wohl um ein Wort der gallischen Milchwirtschaft, so daß vielleicht von einem spätgall. *tsigros auszugehen ist, entstanden aus gall. *dwigros ‘zweite Erwärmung’, zu kelt. *ger- ‘erwärmen, erhitzen’ (anzuschließen an die Wurzel ie. *gu̯her- ‘heiß, warm’, s. gar; vgl. air. fogeir ‘er erhitzt’) und der Kompositionsform kelt. *dwi- ‘zweifach’ (vgl. air. dē-, s. auch bi-); Benennungsmotiv wäre dann, daß die Milchflüssigkeit nach der Käsegewinnung zur Ausfällung des Molkeneiweißes nochmals und stärker erhitzt wird (vgl. ital. ricotta ‘Molkenkäse’, zu ital. ricuocere ‘noch einmal kochen, wieder aufkochen’). – Zi(e)gerkäse m. ‘aus Molkeneiweiß bereiteter Kräuterkäse’, mhd. zigerkæse

Traduzione in italiano: 

Zieger, anche (soprattutto svizzero) Ziger m. (rurale f.) 'formaggio di siero di latte, quark(1)', inizialmente (soprattutto in Svizzera, Alsazia, Alta Svevia e Tirolo) nome della proteina del siero di latte, che deriva dalla (a cagliata massa ottenuta durante la produzione del formaggio) mediante bollitura e aggiunta di acido (anche in Svevia e Baviera-Est Schotten m., Schotte f., s. d.), poi anche ‘formaggio a base di proteine ​​del siero di latte, formaggio di capra’, mhd (primo mhd. occasionalmente zigere f.). Dimmi tutto. Tirolo. Zi(e)ger 'massa solida ottenuta dalla coagulazione del siero' corrisponde a Retoromanzo (Grigioni) tšigrun, šigrun, sigrun, anche (t)šagrun. Secondo Hubschmied in: Vox Romanica 1 (1936) 92 ss. si tratta probabilmente di una parola dell'industria casearia gallica, per cui forse deriva da un tardo Gallico *tsigros viene da Gall. *dwigros ‘secondo riscaldamento’, anch’esso celtico. *ger- 'calore, calore' (da collegare alla radice i.e. *gu̯her- 'caldo, tiepido', vedi gar; cfr. air. fogeir 'egli riscalda') e la forma compositiva celtica *dwi- "doppio" (cfr. air. dē-, vedi anche bi-); Il motivo del nome sarebbe quindi che il liquido del latte viene riscaldato nuovamente e con maggiore forza dopo che il formaggio ha fatto precipitare le proteine ​​del siero di latte (cfr. italiano ricotta 'formaggio di siero di latte', italiano ricuocere 'cuocere di nuovo, portare di nuovo a ebollizione') . – Zi(e)gerkäse m. ‘formaggio alle erbe a base di proteine ​​del siero di latte’, medio alto tedesco zigerkæse

(1) Il quark è un formaggio fresco di latte vaccino pastorizzato, simile alla ricotta. 

Nel seguito riportiamo la protoforma indoeuropea con i suoi principali derivati formati tramite suffissi. Ci limitiamo ad evidenziare i discendenti in celtico, germanico, latino e greco antico (più un interessante esito in ligure), senza la pretesa di essere esaustivi. 

Proto-indoeuropeo: *gwher- "essere caldo"; "diventare caldo" 


Proto-celtico: *uϕo-gwereti "egli scalda" 
   Antico irlandese: fogeir "egli scalda" 
Proto-celtico: *gwerets "lardo" (genitivo *gweretos)
   Antico irlandese: geir "lardo" (genitivo geired)
   Medio gallese: gwer "lardo" 
Proto-celtico: *gworos "incubazione"; "pus"
   Antico irlandese: gor "incubazione"; "pus"
   Medio bretone: gor "pus"
   Gallese: gôr "pus" 

Derivati: 

i) Proto-indoeuropeo: *gwhéros "calore"; "tempo caldo" 


Proto-ellenico: *kwhéros "calore"; "stagione calda" 
    Greco antico: θέρος (théros) "calore"; "estate"

ii) Proto-indoeuropeo: *gwhermṇ "calore"


Proto-italico: *fermentom "fermentazione"
   Latino: fermentum "fermentazione", "lievito, fermento" 
Proto-germanico: *warmaz "caldo" 
   Antico alto tedesco: warm "caldo" 
   Norreno: varmr "caldo"  
   etc.
Proto-ligure: *bormos "caldo", "ribollente" 
   Idronimi: Bormida 
   Toponimi: Bormio, Worms (< Borbetomagus) 
   Teonimi celtici: Bormo, Borvo, Bormanus, Bormanicus
       Borbanus 
Proto-ellenico: *kwhermós "caldo" 
   Greco antico: θερμός (thermós) "caldo" 

iii) Proto-indoeuropeo: *gwhṛnós "qualcosa di caldo"


Proto-celtico: *gwornos "cosa ardente" 
   Antico irlandese: gorn "tizzone ardente"
Proto-italico: *fornos "cosa ardente" 
   Latino: furnus "forno", "fornace"

iv) Proto-indoeuropeo: *gwhrensós "calore" 


Proto-celtico: *gwrensos "calore" 
   Antico irlandese: grís "fuoco"; "calore"
   Gallese: gwres "calore"; "febbre" 

v) Proto-indoeuropeo: *gwhoréjeti "scaldare" 


Proto-celtico: *gworīti "egli scalda" 
   Antico irlandese: guirid "egli scalda" 

vi) Proto-indoeuropeo: *gwhṛnéuti "scaldarsi" 


Proto-germanico: *brinnanan "bruciare", "ardere" 
   Gotico: brinnan "bruciare", "ardere" 
   Antico alto tedesco: brinnan "bruciare", "ardere" 
   Norreno: brinna, brenna "bruciare", "ardere"
   etc. 

giovedì 13 luglio 2023

UN RELITTO CELTICO IN ROMANCIO: LOM 'POLMONE'

In romancio esiste la parola lom "polmone" (variante ortografica lomm), usata in surmirano, sursilvano e sottosilvano. I romanisti in genere la riconducono all'aggettivo quasi omofono lom "debole", engadinese lam, ricondotto generalmente al germanico: longobardo lam "fragole, debole", gotico ricostruito *lamjis "debole", "zoppo" (Gamillscheg, Meyer-Lübke et al.). Tuttavia ci sono anche alcuni significati secondari problematici, come "morbido", "acquoso", "pastoso", che vanificano l'etimologia germanica. Lüdtke ha allora tirato in ballo il vocabolo pre-latino lāma "terreno acquitrinoso", fin troppo spesso considerato "latino". Tipicamente, i romanisti si lasciano andare a simili elucubrazioni.   

Sul Wiktionary in inglese il vocabolo romancio lom è considerato un esito del latino pulmō "polmone", evolutosi direttamente dalla forma nominativa - mentre l'italiano continua l'accusativo pulmōne(m). Non sono stato in grado di identificare l'autore di questa etimologia. Il problema è la mancanza della consonante labiale iniziale, p-. Perché diamine dovrebbe essere scomparsa? Viene postulata una metatesi da pulmō a *plumō per cercare di spiegare lom, ma si noterà che in romancio pl- iniziale si conserva.

Così abbiamo i seguenti esiti in sursilvano:
1) plaun "piano", dal latino plānus
2) plein "pieno", dal latino plēnus
3) plum "piombo", dal latino plumbum

Gli esiti in surmirano sono i seguenti: 
1) plang "piano", dal latino plānus;
2) plagn "pieno", dal latino plēnus;
3) plom "piombo", dal latino plumbum

Gli esiti in sottosilvano sono i seguenti: 
1) plàn "piano", dal latino planus
2) plagn "pieno", dal latino plenus;  
3) plùn "piombo", dal latino plumbum.

Stanti questi dati, è sommamente improbabile che pulmō possa aver dato lom.

Ebbene, la scomparsa della consonante /p/ è un indicatore che depone fortemente a favore della celticità di una parola. Sono consapevole del fatto che nelle lingue celtiche note non è attestato un termine simile per indicare il polmone. Per quanto riguarda le lingue insulari, abbiamo a disposizione i seguenti dati: 

Medio irlandese: scaim "polmoni" (pl.)
   Irlandese moderno: scamhóg "polmone" 
Medio gallese: ysgeveint "polmone" 
   Gallese moderno: ysgyfaint "polmone"

Questi nomi del polmone derivano dal proto-celtico *skamos "leggero" (altri esiti: gallese ysgafn "leggero", bretone skañv "leggero", cornico skav "leggero"). 

Questa invece è la protoforma ricostruibile a partire dalla parola del romancio surmirano:

Proto-celtico: *loumū (< *ploumū) "polmone" 

In Gallia Transalpina e in Britannia il dittongo /ou/ aveva un suono chiuso e tendeva ad evolvere in /u:/. Non è però impossibile che nell'arco alpino ed altrove esistessero lingue celtiche in cui il suono era aperto: /ɔu/
La ricostruzione da me presentata sembra essere inedita: non ho trovato nessun cenno a studiosi che abbiano tentato qualcosa di simile. 

Proto-indoeuropeo: *pleumōn "polmone"
    Forma obliqua: *plumn-


Proto-ellenico: *pléumōn "polmone"
    Greco antico: πλεύμων (pléumōn), πνεύμων (pnéumōn)  
       "polmone" 
    Nota: 
    La forma πνεύμων è secondaria e influenzata da πνεῦμα
    (pneûma) "respiro".
Proto-italico: *plumō "polmone" 
    Latino: pulmō "polmone" (gen. pulmōnis
    Nota: 
    Deve essere una derivazione della forma obliqua indo-
    europea.
Proto-indoiranico: *klaumā "polmone" < *plaumā 
    Sanscrito: क्लोमा klomā "polmone destro", 
    क्लोमानौ klomānau "polmoni" (duale)
    क्लोमानः klomānaḥ "polmoni" (plurale)

Esiste anche una protoforma con un diverso suffisso: *pleutjom / *ploutjom "polmone", che dà origine a esiti nelle lingue baltiche e in quelle slave: 

Proto-balto-slavo: *pljáutja, *pláutja
   Lituano: plaũtis "polmone" (pl, plaũčiai)
   Lettone: plàušas "polmoni" (pl. plàuši)
   Antico prussiano: plauti "polmone"
   Proto-slavo: *pľūťé, *plūťé "polmone"

Si tratta di derivati della seguente radice verbale: 

Proto-indoeuropeo: *pleu- "nuotare"; "scorrere"; "correre" 

martedì 11 luglio 2023

UN RELITTO CELTICO IN ROMANCIO: GLITTA 'FANGO'

In romancio esiste la parola glitta "fango" (variante litta; glossa tedesca: Schlamm, Schlick), che ha un parallelo nel lombardo litta /'lita/ "fango". Si trovano occorrenze di questo vocabolo a livello toponomastico: Orio Litta (provincia di Lodi), Casale Litta (provincia di Varese), Litta Parodi (provincia di Alessandria). L'origine è preromana e celtica. Questa è la protoforma ricostruibile, con i suoi discendenti e i passaggi tramite prestito:

Proto-celtico: *līgitā / *ligitā "fango", "mota" 
    => Basco lekeda "colla" 
Proto-celtico: *līgā / *ligā "fango" 
   Britannico: *ligā "limo, sedimento"
       Bretone antico: leh "limo", "sedimento" 
          Bretone moderno: lec'hi "fecce", "sedimenti" 
       Gallese: llai "limo", "sedimento" 
   Gallico: *ligā "sedimento"
       (=> francese lie, occitano lia)
Proto-celtico: *ligamo- "feccia"
    => Spagnolo (dal sostrato): légamo "feccia" 

Non esistono paralleli credibili in altri rami dell'indoeuropeo. Con ogni probabilità è una radice giunta in proto-celtico da un sostrato preindoeuropeo sconosciuto. Per cercare di determinare qualcosa, è necessario andare più in profondità. Scavando nello sconfinato database di Sergei Starostin (Università di Mosca), ho trovato qualcosa di interessante. Riporto qui nell'ortografia originale una ricostruzione boreana che potrebbe fare al caso nostro (V = vocale indeterminata, che non può essere ricostruita con precisione). 


Boreano: LVKV "sudiciume"
   Eurasiatico: *lVḳwV "liquido, sudiciume"
      Indoeuropeo: (?) *wleyəkw- "umido" 
          Tocario: lik- "lavare" 
          Baltico: *leĩkna- (e varianti) "acquitrino", "palude"
          Latino: liqueo, licuī, -ēre "fluire" (e derivati) 
          Celtico: *wlikwti-, *wlikwso-:
            Antico irlandese fliuch "umido", 
            Gallese gwlith "rugiada",
            Gallese gwlyb "umido", etc. 
      Altaico: *làku (~ -k'-) "sozzura, feccia"
      Uralico: *lika (?) "lavare" 
   Afroasiatico: *laḥaḳ / *laḥiḳ "creta"
      Semitico: *laḥaḳ- "creta" 
      Berbero: *laḳ- "creta"
      Beḍauye (Beja): likw "creta" 
    Sino-caucasico: *Láqū "ceneri", "sozzura" 
      Nord-caucasico: *laqū (~ ) "ceneri", "polvere"
      Sino-tibetano: [*rVk] "bruciare" 
      Burushaski: *qhalóhaŋ "ruggine"
    Proto-austrico: lujVk "fango"
      Proto-austroasiatico: luk "acquitrino", "fango",
      Proto-austronesiano *luyek "fango molle"

Mi convince poco, dal punto di vista semantico, l'accorpamento di protoforme che indicano qualcosa di umido, come "liquido" e "lavare", con quelle che indicano concetti collegati al fuoco, come "bruciare", "ceneri". 
Se alcune di queste ricostruzioni sono solide, si può vedere che una somiglianza del pre-celtico *līg- / *lig- con il proto-indoeuropeo esiste, sì, ma non è diretta. Non credo che il professor Guido Borghi sarebbe contento di sentire queste cose, convinto com'è dell'eternità e della natura assoluta del proto-indoeuropeo, rifulgente nella sua adamantina purezza come una monade priva di finestre. Non me ne curo: procedo per la mia strada seguendo il mio giudizio, come il Cavaliere dalla Triste Figura. 

domenica 9 luglio 2023

UN RELITTO CELTICO IN ROMANCIO: GIUTTA 'ORZO', 'TRITELLO D'ORZO'

In romancio esiste la parola giutta "orzo", "tritello d'orzo" (varianti: Sutsilvano giuta; Surmirano giotta; Puter, Vallader giuotta; glosse tedesche: Rollgerste, Graupen). La sua origine è chiaramente celtica. Questa è la protoforma ricostruibile:

Proto-celtico: *juttā "minestra", "zuppa" 

In triestino esiste una ben nota parola, jota, che significa "minestra", si trova anche in friulano e chiaramente è parente strettissima del vocabolo romancio. In Emilia (Parma, Reggio, Modena) dzota significa "brodaglia". Nel latino tardo delle Gallie è presente iutta, con la variante iotta "tipo di minestra o di porridge": si tratta di un evidente prestito dal gallico. La protoforma celtica ricostruibile a partire da questi dati è identica a quella ricostruita dal romancio: *juttā. Lievemente diversa è invece la protoforma ricostruibile a partire dalle lingue celtiche insulari: 

Proto-celtico: *jutos "porridge" 
   Antico irlandese: íth "porridge" (glossa latina: puls)
   Antico gallese: iot "porridge"
   Medio gallese: iwt, iwd "porridge"
   Medio bretone: iot "porridge" (glossa latina: puls)

Nella lingua locale del Poitou è presente la parola jut "brodo", senza dubbio una sopravvivenza del sostrato gallico.  

Riporto la ricostruzione della radice proto-indoeuropea con i discendenti nelle diverse lingue derivate. 

Proto-indoeuropeo: *jewH- "mescolare" (detto di preparazioni alimentari) 

Lituano: jaũti "versare sopra acqua calda"; 
    jõvalas "mangimi per suini", "cereali esausti" 
Lettone: jàut "incorporare l'impasto", "mescolare"; 
    javs "miscela di mangimi per animali"  

Con estensione in sibilante: 

Proto-indoeuropeo: *jéwHs "zuppa, brodo"; "prodotto fermentato, lievito" 
    Forma obliqua: *juwHs- 


  i) Proto-italico: *jous, *jūs- "succo", "brodo"
    Latino: iūs "succo", "brodo" (gen. iūris
       genere: neutro 
       derivati:
       iūrulentus "che contiene succo", "stufato", 
       iūsculum "minestra, zuppa"
Nota: 
La parola è un omofono di iūs "diritto, legge" (gen. iūris), con cui non ha nulla a che vedere. 
Esempi: 
iūs nigrum "brodo nero" (piatto tipico di Sparta),
  ii) Proto-ellenico: *jūsmā / *jōusmos
         "prodotto fermentato"
    Greco classico: ζύμη (zýmē) "lievito di birra", 
           ζωμός (zōmós) "brodo" 
Esempi: 
μέλας ζωμός (mélas zōmós) "brodo nero" (piatto tipico di Sparta). 
  iii) Proto-celtico: *jūskos / *juskos "lardo"; "zuppa" 
      Antico irlandese: úsc, úsca "lardo"
      Medio gallese: isgell "brodo"
  iv) Proto-germanico: *justaz "formaggio" 
   Norreno: ostr "formaggio" 
Nota: 
La radice non si è conservata in lingue germaniche al di fuori del norreno. Si nota che in epoca alquanto antica è stata presa a prestito dal finnico (juusto "formaggio") e dal Sami (vuasta "formaggio"). 
  v) Proto-balto-slavo: *jūˀšē "brodo, zuppa" 
     Lituano: jū́šė "zuppa di pesce"
     Antico prussiano: juse "brodo"
  vi) Proto-slavo: *juxá "brodo, zuppa" 
  vii) Proto-albanese: *jausna "brodo, zuppa" 
     Albanese: gjanë "brodo, zuppa" 
  viii) Proto-indoiranico: *juHs*juHsás "zuppa"
   Sanscrito: यूस् yūs "zuppa, brodo"; 
        यूष yūṣa "zuppa", "acqua di bollutura di legumi" 
   Persiano (moderno): جوش -jūš "zuppa" (solo in composti) 

Ranko Matasović è scettico su questa connessione: afferma che il celtico *juttā / *jutos non mostra traccia della laringale del protoindoeuropeo e giunge alla conclusione che si tratti di un antico prestito da qualche lingua non indoeuropea.