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sabato 16 marzo 2024

 
BARRY LYNDON 
 
Titolo originale: Barry Lyndon
Lingua originale
: Inglese, tedesco, francese
Paese di produzione
: Stati Uniti d'America, Regno Unito
Anno
: 1975
Durata
: 184 min
Rapporto
: 1,66:1(cinema)
      1,59:1(home video) 1,78:1(Blu-ray)
Genere
: Avventura, guerra, drammatico, storico
Regia
: Stanley Kubrick
Soggetto
: William Makepeace Thackeray (romanzo)
Sceneggiatura
: Stanley Kubrick
Produttore
: Stanley Kubrick
Produttore esecutivo
: Jan Harlan, Bernard Williams
Casa di produzione
: Hawk Films Ltd., Peregrine,
     Warner Bros.
Distribuzione in italiano
: Warner Bros. Italia
Fotografia
: John Alcott
Montaggio
: Tony Lawson
Musiche
: AA.VV. (brani riadattati da Leonard Rosenman)
Scenografia
: Ken Adam, Roy Walker, Vernon Dixon
Costumi
: Milena Canonero, Ulla-Britt Söderlund
Trucco
: Alan Boyle 
Direttore del casting: James Liggat 
Direttore di divisione: Malcolm J. Christopher, 
   Don Geraghty 
Direttore di produzione: Paul Hitchcock 
Manager di produzione: Terence A. Clegg, Douglas 
   Twiddy 
Effetti speciali: Gerry Johnston, John Richardson 
Controfigure: Roy Scammell, Peter Munt,
   John Sullivan
Camera a mano: Ronny Taylor 
Continuità: June Randall 
Coreografie: Geraldine Stephenson 
Colori: Dave Dowler 
Interpreti e personaggi
:
    Ryan O'Neal: Redmond Barry Lyndon
    Marisa Berenson: Lady Lyndon
    Patrick Magee: Chevalier de Balibari
    Hardy Krüger: Capitano Potzdorf
    Frederick Schiller: Herr von Potzdorf, Ministro
         di Polizia
    Steven Berkoff: Lord Ludd
    Gay Hamilton: Nora Brady 
    Liam Redmond: Signor Brady, padre di Nora 
    Billy Boyle: Mick, fratello di Nora 
    Pat Laffan: Ulick, l'altro fratello di Nora 
    Marie Kean: Madre di Barry
    Diana Körner: Lieschen (ragazza tedesca) 
    Murray Melvin: Reverendo Samuel Runt
    Frank Middlemass: Sir Charles Reginald Lyndon
    André Morell: Lord Gustavus Adolphus Wendover
    Arthur O'Sullivan: Capitano Feeny
    Godfrey Quigley: Capitano Grogan
    Leonard Rossiter: Capitano John Quin 
    Jonathan Cecil: Tenente Jonathan Fakenham 
    Peter Cellier: Sir Richard 
    Anthony Sharp: Lord Hallam 
    Philip Stone: Graham
    Leon Vitali: Lord Bullingdon
    Billy Boyle: Seamus Feeny
    Geoffrey Chater: Dottor Broughton
    David Morley: Bryan Patrick Lyndon
    Wolf Kahler: Principe di Tubinga
    Roger Booth: Re Giorgio III 
    Ferdy Mayne: Colonnello Bulow 
    John Sharp: Doohan 
    Pat Roach: Caporale Toole 
    Hans Meyer: Joseph Schulffen, ufficiale prussiano 
    Anthony Dawes: Soldato britannico 
    Barry Jackson: Soldato britannico 
    George Sewell: Secondo di Barry nel duello finale 
    Roy Spencer: Venditore di cavalli 
    Harry Towb: Taverniere 
    Non citati nei titoli originali: 
    Norman Gay: Valletto
    George Holdcroft: Gentiluomo 
    Katharina Kubrick: Danzatrice 
    Vivian Kubrick: Spettatrice dello spettacolo di magia
    Gary Taylor: Secondo di duello di Barry
    John Trehy: Padrino di duello 
Doppiatori originali
:  
    Michael Hordern: Narratore
Doppiatori italiani
:
    Giancarlo Giannini: Redmond Barry Lyndon
    Melina Martello: Lady Lyndon
    Alberto Lionello: Chevalier de Balibari
   Renato Cortesi: Lord Ludd, Mick, il principe di Tubinga, 
           Jonathan Fakenham
    Alida Cappellini: Nora Brady
    Gianna Piaz: Madre di Barry
    Oreste Lionello: Reverendo Samuel Runt
    Gianni Bonagura: Charles Lyndon, Graham
    Mario Feliciani: Lord Wendover
    Corrado Gaipa: Capitano Grogan
    Mario Maranzana: Capitano John Quin
    Rodolfo Traversa: Lord Bullingdon
    Carlo Baccarini: Dottor Broughton
    Massimo Foschi: Re Giorgio III, Ulik
    Vittorio Di Prima: Caporale Toole
    Romolo Valli: Narratore
    Marcello Tusco: Venditore di tessuti
    Roberto Bertea: Padre di Nora, un ministro di polizia
    Marco Guadagno: Lord Bullingdon da giovane
    Vittorio Congia: Recluta
    Giampiero Albertini: Padrino di Barry al duello
    Pietro Biondi: Frederick
    Silvio Spaccesi: Capitano Feeny
    Sergio Di Giulio: Seamus Feeny 
Titoli in altre lingue: 
    Lituano: Baris Lindonas 
    Lettone: Berijs Lindons 
Budget: 10-11 milioni di dollari US
Box office: 20,3 milioni di dollari US


Trama: 

Parte I: "Con quali mezzi Redmond Barry acquisì lo stile e il titolo di Barry Lyndon"

Anno del Signore 1750. Nel Regno d'Irlanda il padre di Redmond Barry viene ucciso in un duello. Barry, che appartiene a una famiglia protestante irlandese, di origine nobile ma ridotta alla povertà, si invaghisce della cugina Nora Brady e in un duello spara al suo pretendente, il capitano dell'esercito John Quin. Fugge, ma viene derubato dai banditi mentre è in viaggio verso Dublino. Senza un soldo e senza cavallo, a Barry non resta altra scelta che arruolarsi nell'esercito. L'amico di famiglia, il Capitano Grogan, lo informa che Quin in realtà non è morto: il duello è stato inscenato e il proiettile di Barry è stato sostituito in modo fraudolento con un pezzo di stoppa. L'intento della famiglia di Nora era quello di sbarazzarsi di Barry per migliorare le proprie finanze attraverso il matrimonio con Quin, codardo ma benestante. 
Barry presta servizio con il suo reggimento in Germania durante la Guerra dei Sette Anni, ma diserta dopo la morte di Grogan in combattimento contro i Francesi. Fuggito con il cavallo e l'uniforme da tenente, Barry ha una breve relazione con Frau Lieschen, una contadina tedesca sposata. Sulla strada per Brema, incontra il Capitano Potzdorf, che scopre l'inganno e lo convince a arruolarsi nell'esercito prussiano. In seguito, il giovane irlandese salva la vita di Potzdorf e riceve un encomio da Federico il Grande in persona. 
Alla fine della guerra, Barry viene reclutato dallo zio del Capitano Potzdorf nel Ministero di Polizia prussiano. I suoi superiori sospettano che il Cavaliere de Balibari, un sedicente francese che esercita la professione di giocatore d'azzardo, sia in realtà un irlandese e una spia dell'Imperatrice Maria Teresa. Per questo motivo assegnano a Barry il ruolo di suo servitore. L'emotivo e infiammabile giovane confida tutto al Cavaliere e i due diventano alleati. Dopo aver vinto un'enorme somma al gioco d'azzardo in una partita contro il Principe di Tubinga, questi accusa il Cavaliere di aver barato, pur senza addurre prove, rifiutandosi di onorare il suo debito. Il Cavaliere minaccia di esigere soddisfazione. Per evitare uno scandalo, il Ministero di Polizia salda il debito e scorta silenziosamente il Cavaliere fuori dai confini prussiani, il che consente a Barry, assunto il suo travestimento, di lasciare anche lui il Paese. Infatti il Cavaliere stesso aveva attraversato la frontiera senza incidenti la notte prima. 
I due avventurieri si riuniscono e viaggiano in lungo e in largo per l'Europa, perpetrando un gran numero di truffe al gioco d'azzardo. Barry ha anche il compito di estorcere il denaro ai debitori recalcitranti sfidandoli a duelli di spada. A Spa, incontra la bella, ricca e visibilmente depressa Lady Lyndon. La seduce e bersaglia l'anziano e cardiopatico marito Sir Charles Reginald Lyndon, causandogli un infarto mortale con un crescendo di battute caustiche.

Parte II: "Contenente un resoconto delle sventure e dei disastri che accaddero a Barry Lyndon"

Anno del Signore 1773. Barry sposa Lady Lyndon, ne assume il cognome e si stabilisce in Inghilterra. La Contessa gli dà un figlio maschio, Bryan Patrick, che lui ama moltissimo e vizia. Il matrimonio è però infelice: Barry è apertamente infedele e sperpera i beni della moglie, tenendola in isolamento. Lord Bullingdon, figlio di primo letto di Lady Lyndon e Sir Charles, è ancora addolorato per la perdita dell'anziano padre e vede giustamente nel patrigno un cercatore d'oro che non si è certo sposato per amore. Barry reagisce nel corso degli anni a questa ostilità infliggendo al figliastro terribili abusi emotivi e fisici. 
La madre di Barry va a vivere con lui e lo avverte che se Lady Lyndon dovesse morire, Bullingdon erediterebbe tutto. Consiglia al figlio di ottenere un titolo nobiliare, dato che non ha nulla intestato a suo nome. A tal fine, Barry si ingrazia l'influente Lord Wendover e spende somme ancora più ingenti del patrimonio di Lady Lyndon per ottenere il favore dell'alta società. Il suo massimo successo è partecipare a un ricevimento a cui è presente Re Giorgio III. A parte questo, non ottiene alcunché di concreto. In un'occasione Bullingdon, ormai adulto, interrompe una festa e accusa pubblicamente il patrigno di infedeltà, abusi e cattiva gestione finanziaria, annunciando che lascerà la tenuta dei Lyndon finché l'usurpatore vi rimarrà. Barry risponde aggredendo brutalmente il figliastro, fino a quando i due non vengono separati dai partecipanti alla festa. In seguito a questi fatti incresciosi, per Barry diventa irraggiungibile l'accesso a qualsiasi titolo nobiliare; viene emarginato dall'alta società, è colpito da stigma e sprofonda ulteriormente nella rovina finanziaria.
Barry dona un cavallo a Bryan in occasione del suo nono compleanno. Bryan, impaziente, monta in sella da solo, ma l'equino si imbizzarrisce e lo disarciona, provocandone la morte. Barry concepisce una sola risposta possibile alla sciagura: sprofonda nell'alcolismo. "Il solo conforto che poté trovare gli venne dal bere". Tracanna bottiglie  fino a perdere i sensi sulla poltrona, poi i valletti si occupano di metterlo a letto. Intanto Lady Lyndon cerca supporto religioso dall'effeminato sacerdote Samuel Runt, che era stato precettore di Bullingdon e di Bryan. Quando la madre di Barry licenzia Runt per evitare che il figlio perda il controllo della casa, Lady Lyndon tenta il suicidio. Runt e Graham, l'amministratore della famiglia, scrivono a Bullingdon per informarlo dell'accaduto: lui torna subito alla tenuta e sfida il patrigno a duello. 
Durante il duello, Bullingdon spara accidentalmente il primo colpo, ma Barry spara deliberatamente a terra, rifiutandosi di sfruttare l'errore del figliastro. Bullingdon si rifiuta a sua volta di accettare questo esito come soddisfazione e spara di nuovo, colpendo Barry a una gamba. Questa ferita costringe Barry a un'amputazione sotto il ginocchio. Mentre Barry è in convalescenza, Bullingdon prende il controllo della tenuta dei Lyndon. Tramite l'amministratore Graham, ricorda a Barry che il suo credito è esaurito e gli offre 500 ghinee all'anno per lasciare per sempre Lady Lyndon, le sue tenute e l'Inghilterra. Barry accetta a malincuore l'offerta e riprende la sua precedente professione di giocatore d'azzardo, conducendo vita errabonda per le nazioni, ma senza lo stesso successo di un tempo. Il narratore afferma che non si conosce nulla della sua esistenza successiva. Tuttavia, in un'inquadratura si vede Lady Lyndon che firma l'assegno annuale di rendita di Barry sotto gli occhi del figlio: sulla cedola si legge la data Dicembre 1789

"Fu durante il regno di Giorgio III che i suddetti personaggi vissero e disputarono. Buoni o cattivi, belli o brutti, ricchi o poveri, ora sono tutti uguali."


Citazioni memorabili: 

"I gentiluomini possono parlare dell'era della cavalleria. Ma pensate ai contadini, ai ladri di bestiame, ai furfanti che essi comandavano... È con questi strumenti che i grandi guerrieri e i re hanno fatto il loro feroce lavoro nel mondo."
(Redmond Barry)

"Una donna che ha un debole per le uniformi deve essere preparata a cambiare amante molto alla svelta o la sua sarà una vita molto triste."
(Narratore) 

"Le qualità e le energie che portano un uomo a conquistare una fortuna sono spesso le stesse che lo portano poi a perderla."
(Narratore)

Dialoghi:

Sir Charles Reginald Lyndon: "Buonasera, signor Barry, ve la siete fatta la mia signora?"
Barry Lyndon: "Mi scusi, ma non capisco."
Sir Charles Reginald Lyndon: "Suvvia, signore, preferisco di gran lunga aver fama di cornuto che di imbecille!"  

Colonna sonora: 

1) Sarabande (dalla Suite n. 4 in re minore, HWV 437) - Georg Friedrich Händel: è il tema conduttore del film, utilizzato nelle scene drammatiche e nei duelli.
2) Women of Ireland (Mná na hÉireann) - The Chieftains (composta da Sean O'Riada): tema romantico e nostalgico che ricorre nel film.
3) Trio per pianoforte n. 2 in mi bemolle maggiore, Op. 100 (secondo movimento) - Franz Schubert: utilizzato in scene cruciali, inclusa la parte finale.
4) Concerto per due clavicembali e orchestra in do minore, BWV 1060 (Adagio) - Johann Sebastian Bach.
5) Concerto per violoncello in mi minore (terzo movimento) - Antonio Vivaldi.
6) Marcia da Idomeneo - Wolfgang Amadeus Mozart.
7) German Dance No.1 in C major - Franz Schubert.
8) Hohenfriedberger March - Federico il Grande.
8) Brani tradizionali:
   Piper's Maggot Jig (eseguito dai The Chieftains),
   The Sea Maiden (eseguito dai The Chieftains),
   British Grenadiers,
   Lilliburlero


Recensione:
Questa è certamente una delle più importanti pellicole di tutta la storia della Settima Arte. Dal punto di vista filologico, è un'opera imponente, curata in modo micrometrico, quasi maniacale. Disegni, stampe e dipinti del XVIII secolo hanno ispirato fin nei più minuti dettagli le scene e i costumi. Il senso del Destino è onnipresente e finisce col manifestarsi nella sua dimensione più oppressiva e annichilente. Per trovare una chiave di lettura, bisogna andare molto indietro nel tempo. Nell'antica Scandinavia pagana si credeva che ogni uomo avesse due forze del Destino che lo accompagnavano: una era chiamata fylgja e rappresentava la fortuna legata all'individuo in quanto tale, mentre l'altra era chiamata hamingja e rappresentava la fortuna legata alla sua famiglia di appartenza. La parola fylgja deriva dal l'omonimo verbo che significa "accompagnare", "seguire"; la parola hamingja deriva da hamr "pelle", "forma", "aspetto". Il film si capisce meglio applicando questi concetti arcaici. Barry è un uomo dotato di una fortissima fylgja, che lo porta ad acquisire un'elevata posizione sociale, mentre è assai debole la sua hamingja, avendo egli origine da una stirpe decaduta; suo figlio Bryan è debole e muore alla simbolica età di nove anni. Cosa accade quando la fylgja abbandona il protagonista? Finisce distrutto e non si può più riprendere. 
Il genio registico di Kubrick è dimostrato in modo lampante dall'incredibile capacità di far simpatizzare lo spettatore per il protagonista, che tecnicamente parlando è una canaglia, un cacciatore di dote, un fraudolento, un giocatore d'azzardo e un baro. Inoltre, tutta l'antipatia e l'avversione è incanalata sull'odiosissimo Lord Bullingdon, che tuttavia è il legittimo beneficiario dell'eredità e dei beni di suo padre, il defunto Sir Charles Lyndon - etichettato come vegliardo cornuto e schernito. Ogni principio etico viene scardinato, mentre trionfa la Schadenfreude. Devo ammettere che mentre guardavo le sequenze del film, mi identificavo con Barry Lyndon, mentre ho provato un piacere inquietante e sadico nel vedere Bullingdon punito con lo staffile. 
Lo spettatore è interamente calato in un'epoca aliena, fatta di strani colori, futilità e sifilide. Quello che stupisce è l'impossibilità di confronto con il contesto della nostra esistenza quotidiana. Sembra un'esplosione di convulso onirismo, in cui si viene dissolti nella musica saturnina che pervade ogni cosa. Non a caso, nella lontana epoca di Splinder, impostai proprio Sarabande di Händel come colonna sonora del mio blog Esilio a Mordor


Il soggetto 

Stanley Kubrick basò la sua sceneggiatura originale sul romanzo picaresco La fortuna di Barry Lyndon (The Luck of Barry Lyndon), pubblicato a puntate nel 1844 da William Makepeace Thackeray, poi ripubblicato col titolo Memorie di Barry Lyndon, Esq. (The Memories of Barry Lyndon, Esq.). La vicenda, narrata in prima persona e curata dall'immaginario George Savage FitzBoodle, racconta la storia di un membro della piccola nobiltà irlandese che cerca di entrare a far parte dell'aristocrazia inglese. Thackeray basò la sua opera sulla vita e sulle imprese dell'irlandese Andrew Robinson Stoney, libertino e cacciatore di dote, che sposò Mary Eleanor Bowes, la contessa di Strathmore, divorziando in seguito. La nobildonna divenne nota come "la Contessa infelice" a causa della tempestosa relazione con l'avventuriero, che era sicuramente sifilitico. La contessa di Strathmore è una delle antenate della regina Elisabetta II. La versione riveduta, era più breve e concisa della pubblicazione originale a puntate e vi era stata eliminata la figura narrante di FitzBoodle. Questo è generalmente considerato il primo "romanzo senza eroe" o "romanzo con un antieroe" in lingua inglese. Alla sua pubblicazione nel 1856, l'editore di Thackeray diede questo titolo integrale: "The Memoirs of Barry Lyndon, Esq. Of The Kingdom Of Ireland Containing An Account of His Extraordinary Adventures; Misfortunes; His Sufferings In The Service Of His Late Prussian Majesty; His Visits To Many Courts of Europe; His Marriage and Splendid Establishments in England And Ireland; And The Many Cruel Persecutions, Conspiracies And Slanders Of Which He Has Been A Victim." (ossia "Le memorie del gentiluomo Barry Lyndon, del regno d'Irlanda. Comprendenti un resoconto delle sue straordinarie avventure e sventure; le sue sofferenze al servizio di Sua Maestà il defunto Re di Prussia; le sue visite a numerose corti d'Europa; il suo matrimonio e le sue splendide dimore in Inghilterra e Irlanda; e le molte e crudeli persecuzioni, cospirazioni, e calunnie di cui egli è stato vittima."

Questi sono i capitoli del romanzo di Thackeray: 

1. Il mio retaggio e la mia famiglia. subisco l'influenza della più tenera della passioni
2. In cui mi dimostro un uomo pieno di ardimento
3. La mia falsa partenza nel bel mondo
4. In cui Barry vede da vicino che cosa sia la gloria militare
5. In cui Barry cerca di allontanarsi il più possibile dalla gloria militare
6. Il carro degli arruolati con l'inganno. Episodi di vita militare
7. Barry conduce vita di guarnigione e si fa molti amici
8. Barry dice addio alla carriera militare
9. Mi presento in un modo che si addice al mio nome ed al mio lignaggio
10. Altri colpi di fortuna
11. In cui la buona sorte abbandona Barry
12. Tratta della tragica storia della principessa di X
13. Continuo la carriera di uomo di mondo
14. Torno in Irlanda ed ostento lusso e generosità in quel regno
15. Faccio la corte a Lady Lyndon
16. Provvedo con generosità alla mia famiglia e raggiungo il culmine della mia (apparente) buona fortuna
17. Mi presento come il fiore all'occhiello della buona società inglese
18. In cui la fortuna comincia a venirmi meno
19. Conclusione


Un progetto napoleonico

Stanley Kubrick aveva inizialmente pianificato di realizzare un film su Napoleone Bonaparte. Come al solito, lui e il suo team condussero diversi anni di meticolose quanto estenuanti ricerche sull'argomento e sull'epoca (si dice che Kubrick avesse letto diverse centinaia di libri su Napoleone), tanto che durante il lungo periodo di pre-produzione, un film sovietico dal tema simile aveva iniziato a svilupparsi: Waterloo (Ватерлоо, 1970), diretto da Sergej Fëdorovič Bondarčuk. 
Kubrick fu costretto ad abbandonare il suo film su Napoleone quando lo studio decise di ritirarsi dal progetto, presumibilmente a causa di problemi di budget (contrariamente a quanto si pensa, il fallimento commerciale del film di Bondarčuk non ebbe nulla a che fare con questa decisione). Decise invece di realizzare Arancia meccanica (A Clockwork Orange, 1971), ma continuò a cercare una storia ambientata nel XVIII secolo, poiché ciò gli avrebbe permesso di utilizzare le numerose ricerche storiche effettuate per il suo febbrile progetto su Napoleone, poi cancellato. Dopo avere preso in considerazione e scartato diverse opzioni, la sua attenzione finalmente cadde sul sopracitato racconto di Barry Lyndon composto da William Makepeace Thackeray. 


Curiosità varie 

Molte delle inquadrature sono state composte e girate in modo da evocare alcuni dipinti del XVIII secolo, in particolare quelli del pittore inglese Thomas Gainsborough (Sudbury, 1727 - Londra, 1788), famoso come ritrattista e paesaggista. Il risultato è un balsamo per lo Spirito! 

Si diffuse la leggenda secondo cui i costumi premiati con l'Oscar e utilizzati in questo film fossero autentici abiti d'epoca, ma ciò è solo parzialmente vero. Alcuni costumi erano veri e propri pezzi d'antiquariato acquistati all'asta dalla costumista Milena Canonero, mentre altri furono realizzati su misura appositamente per questo film, ispirandosi agli abiti dell'epoca e ai costumi raffigurati nei dipinti del periodo.

La produzione fu spostata dall'Irlanda all'Inghilterra dopo che Stanley Kubrick venne a sapere che il suo nome era sulla lista nera dell'IRA. L'accusa che gli veniva rivolta era di aver diretto un film con soldati inglesi sul suolo irlandese: una specie di profanazione. Di conseguenza, diverse scene furono eliminate. 

Diverse scene interne furono girate a Powerscourt House, una famosa dimora settecentesca nella Contea di Wicklow, nella Repubblica d'Irlanda. La casa fu distrutta da un incendio accidentale pochi mesi dopo le riprese, nel novembre 1974, quindi questo film rappresenta l'ultima testimonianza degli interni perduti, in particolare del "salone", che fu utilizzato per più di una scena. Le montagne di Wicklow sono visibili, ad esempio, attraverso la finestra del salone durante una scena ambientata a Berlino.

Quando Barry chiede informazioni su un dipinto, gli viene detto che è stato realizzato da un certo Ludovico Corde. Il vero nome dell'artista era Ludovico Cardi (detto anche "il Cigoli") ed era effettivamente un discepolo di Alessandro Allori, come viene affermato nel film. È interessante notare che il precedente film di Kubrick, Arancia meccanica, presenta in modo prominente un procedimento "terapeutico" denominato "Ludovico". Il regista era noto per simili fissazioni.

Il regista era solito girare moltissime riprese di una stessa scena, solo per ottenere "quel qualcosa in più" di cui vagheggiava nella mente in stato di suggestione; non era insolito che si susseguissero dalle venti alle cinquanta riprese per scena. Si dice che abbia girato oltre cento riprese della scena in cui Barry Lyndon incontra per la prima volta Lady Honoria. Alla fine, l'attore Ryan O'Neal si esasperò così tanto per questa pratica estenuante che a un certo punto si rivolse a Kubrick con fierezza e lo apostrofò: "Va bene, ti dico cosa faremo. Tu reciti la mia parte in questa scena, e poi ti imito." Come al solito, il regista pensò che O'Neal si stesse comportando semplicemente in modo insolente, grezzo. Non gli veniva in mente neppure per un istante che un essere umano potesse avere limiti di sopportazione. 

Per illuminare al meglio le scene a lume di candela, Stanley Kubrick utilizzò candele realizzate su misura. Ogni candela aveva tre stoppini anziché uno e conteneva una cera altamente volatile. Questo faceva sì che le candele si consumassero molto rapidamente, motivo per cui molte di quelle che si vedono nei film sono così corte. 

Una scena di sesso tra Barry e Lady Lyndon fu girata, ma poi venne tagliata.

Secondo Tatum, la figlia di Ryan O'Neal, che viveva con la famiglia Kubrick durante la produzione del film, accadde un fatto increscioso. Il regista scoprì che la propria figlia tredicenne Vivian aveva flirtato con l'attore, così ne nacque un forte litigio. 

Leon Vitali, che interpretava il ruolo dell'odioso Lord Bullingdon, vomitò davvero durante il duello finale. Gli fu offerto un pranzo misto con gli ingredienti più pesanti che fu possibile trovare, nella speranza che ne fosse nauseato a sufficienza. Quando i conati tardavano ad apparire, ingerì un uovo crudo intero, che rigurgitò all'istante. A scatenare l'effetto emetico furono probabilmente le particelle fecali presenti sul guscio rotto: fu quindi un vero e proprio atto di coprofagia! Per fortuna il regista fu subito soddisfatto e non gli chiese di ripetere il processo. Un'autentica rarità per Kubrick, che era noto girare più riprese. 

L'edizione del dicembre 1975 includeva una lettera di Stanley Kubrick ai proiezionisti. Iniziava così: "Un'infinita cura è stata dedicata all'aspetto di Barry Lyndon, alla fotografia, alle scenografie, ai costumi; e all'accurata correzione del colore e alla qualità complessiva delle copie in laboratorio, così come alla colonna sonora. Tutto questo lavoro è ora nelle vostre mani, e la vostra attenzione alla messa a fuoco nitida, al buon suono e alla cura con cui maneggerete la pellicola renderà questo sforzo gratificante."


La grettezza di una casa di produzione

La Warner Bros. avrebbe finanziato questo film solo a condizione che Stanley Kubrick scegliesse come protagonista una delle 10 star più redditizie del botteghino, secondo l'annuale sondaggio Quigley. Ryan O'Neal fu indicata come la seconda star più redditizia del 1973, ed era superato solo da Clint Eastwood. Ironicamente, questa fu la sua unica presenza nella top 10, poiché gli espositori che stilarono la classifica avevano attribuito il successo di Love Story (1970) di Arthur Hiller (uno dei maggiori incassi dell'epoca) alla co-protagonista di O'Neal, Ali MacGraw, inserendola così nella lista nel 1971. Le altre 10 star più quotate erano Steve McQueen (terzo posto), Burt Reynolds (quarto posto), Robert Redford (quinto posto), Barbra Streisand (sesto posto), Paul Newman (settimo posto), Charles Bronson (ottavo posto), John Wayne (nono posto) e Marlon Brando (decimo posto). A parte la Streisand, del sesso sbagliato, la maggior parte di queste star sarebbe stata troppo vecchia o assolutamente inadatta per il ruolo. Quindi gli unici attori che Kubrick poté ingaggiare per il ruolo pur continuando a ricevere il sostegno finanziario dell'avida Warner Bros. furono O'Neal e Redford. Sia O'Neal che Redford erano di origine irlandese-americana, entrambi avevano un certo appeal al botteghino ed erano abbastanza giovani per interpretare il ruolo, sebbene Redford avesse cinque anni più di O'Neal. All'epoca O'Neal era la star più famosa, avendo ottenuto anche una nomination all'Oscar come miglior attore per Love Story. Tuttavia, Kubrick a quanto pare offrì la parte a Redford, che fortunatamente la rifiutò. Così O'Neal fu scelto. La stella di Redford avrebbe presto eclissato quella di O'Neal, balzando in cima alle classifiche del botteghino nel 1974 dopo i successi de La stangata (The Sting, 1973) di George Roy Hill e Come eravamo (The Way We Were, 1973) di Sydney Pollack. O'Neal abbandonò la Top 10 dopo il 1973, e questa è ancora oggi la sua unica apparizione in classifica. Provate a immaginarvi come sarebbe stonato un Barry Lyndon interpretato da Redford! 
Nonostante gli straordinari effetti visivi e i risultati tecnici raggiunti, questo film non ebbe il successo finanziario che Stanley Kubrick e la Warner Bros. si aspettavano. La mancanza di successo al botteghino all'epoca influì sulla decisione del regista di realizzare Shining (1980). 

Alcune note sul produttore esecutivo

Jan Harlan, produttore esecutivo di questo film e cognato di Stanley Kubrick, è nipote di Veit Harlan, famoso regista tedesco del periodo nazista, che nel 1942 scrisse e diresse Il grande re (Der grosse König, 1942), un film biografico su Federico il Grande, ambientato anch'esso durante la Guerra dei Sette Anni - lo stesso periodo in cui si svolge in parte anche Barry Lyndon
L'archivio cinematografico IMDb.com omette di riportare che Veit Harlan fu un nazionalsocialista fanatico e un antisemita furioso, che diresse il film di propaganda hitleriana Süss l'ebreo (Jud Süß, 1940). Dopo la caduta dei Reich Millenario, Veit Harlan diresse Processo a porte chiuse (Anders als du und ich, 1957), tutto incentrato sui pederasti e sul terrore che gli studenti si svirilizzassero! Il destino spesso fa accadere cose del tutto inattese: uno dei figli del regista della NSDAP divenne un frenetico attivista di sinistra, mentre una sua nipote sposò l'ebreo ashkenazita Stanley Kubrick. 


Etimologia di Barry 

Il nome irlandese Barry è una forma anglicizzata dell'irlandese Báire, un diminutivo di Bairrfhionn, Fionnbharr "Capelli biondi", "Testa bionda". Il composto deriva da fionn "bianco; biondo" (protoceltico *windos); barr "testa" (protoceltico *barrus). L'associazione è a San Finbarr, Patrono del Cork. Una variante comune di Báire è Barra. Come cognome, Barry può essere una forma anglicizzata dell'irlandese Ó Beargha "Discendente di Beargh". Il nome Beargh significa "Aguzzo" o "Predatore".  

Etimologia di Balibari 

Il buffo cognome posticcio del Cavaliere de Balibari è derivato dalla pronuncia francesizzata di un toponimo fantomatico, Ballybarry, che è una traduzione di Barrytown (in irlandese baile significa "città"). Quindi Balibari significa alla lettera "Città di Barry". Una bella allusione criptica al nome stesso del protagonista. 

Etimologia di Lyndon 

Il cognome Lyndon, di origine toponomastica, significa "Collina del Tiglio": deriva dall'antico inglese lind "tiglio" + dūn "collina", "montagna". L'elemento dūn è in ultima analisi un prestito celtico (protoceltico *dūno- "montagna", ma anche "città, fortezza"). Esiste anche l'ipotesi che il toponimo significasse invece "Collina del Lino", dall'antico inglese līn "lino" - questa proposta mi sembra meno plausibile, anche se non impossibile. In entrambi i casi si dovrebbe ammettere la natura non etimologica della lettera -y-, che sarebbe dovuta a un tentativo di nobilitazione. Si nota che Lyndon è attualmente più diffuso come nome di battesimo che come cognome.

Etimologia di Bullingdon

Il nome Bullingdon portato dall'odioso rampollo deriva dalla cristallizzazione di un cognome, che a sua volta proviene da un toponimo. Si chiama Bullingdon un'antica centena (distretto amministrativo) dell'Oxfordshire; esiste anche un piccolo borgo chiamato Bullingdon Green. Il significato è con ogni probabilità "Valle di Bula", ossia "Valle del Toro". L'area in questione compare nei documenti già nel XII secolo come Bulesden (1179) e nel XIII secolo come Bulandene: deriva dall'antico inglese Bula (nome proprio, a sua volta da bula "toro") e da denu "valle". Il nome è anteriore al famoso club dell'Università di Oxford, che in origine era una società sportiva che si riuniva proprio in quella zona. 

domenica 8 aprile 2018


LA LEGA DEI MONDI RIBELLI

Autore: Carolyn Janice Cherryh
Anno: 1981
Titolo originale: Downbelow Station
Titolo previsto: The Company War*
Lingua: Inglese
Conlang(s): No. Soltanto un endoetnico (Hisa)
Tipologia narrativa: Romanzo
Genere: Fantascienza
Sottogenere: Space opera, hard science fiction 
Prima edizione italiana: 1988 
Editore (Italia): Editrice Nord
Collana: Cosmo Oro, n. 92
Formato: Paperback; copertina rigida  
Traduzione: Roberta Rambelli
Codice ISBN-10: 8842903892
Codice ISBN-13: 9788842903895
Premi:
   Premio Hugo, 1982 (vincitore della categoria miglio romanzo)
   Premio Locus, 1982 (candidato nella categoria miglior romanzo di fantascienza)
   Premio Locus, 1987 (migliore romanzo di fantascienza di ogni tempo: 41° in classifica)
   Premio Locus, 1998 (migliore romanzo di fantascienza di ogni tempo prima del 1990: 25° in classifica)

* Titolo fatto cambiare dall'editore, che non lo riteneva interessante. Tutto questo per sostituirlo con un un altro titolo insignificante! 

Trama:

L'espansione del genere umano nello spazio è gestita da una potente azienda privata chiamata Anonima Terrestre, in uno scenario di anarcocapitalismo in cui le nazioni hanno perso ogni importanza. Sono state così costruite nove stazioni spaziali in sistemi stellari privi di pianeti abitabili. Da questi centri abitati sono partite nuove missioni colonizzatrici, fondando avamposti sempre più remoti. A un certo punto è stato scoperto un pianeta del tutto diverso dagli altri: Pell, dotato di vita autogena e abitato da una specie intelligente, anche se molto arretrata. Intorno a Pell, soprannominato Porta dell'Infinito, è stata costruita una stazione ed è iniziato lo sfruttamento minerario di tale mondo. A causa del flusso di materie prime che si è così generato, si è innescato un grande squilibrio che ha portato le stazioni a rendersi indipendenti dalla Terra. Per questo l'Anonima Terrestre ha inviato una flotta da guerra per sottomettere i sistemi ribelli, uniti nella Confederazione (traduzione paradossale dell'originale Union), la cui capitale si trova sul pianeta Cyteen. Tra i comandanti della flotta terrestre si distingue la fatale e albina Signy Mallory, capitano della nave da guerra Norway, una donna spregiudicata che non esita a sfruttare sessualmente i suoi prigionieri. I problemi iniziano quando, a causa delle operazioni belliche guidate dalla Mallory e dal suo ex amante Conrad Mazian, famoso ovunque per il suo gigantesco Schwanzstücker, nella stazione di Pell si riversa un gran numero di profughi, minando alla radice ogni equilibrio sociale, politico e biologico. L'influente famiglia Konstantin, che detiene il potere a Pell, proclama la legge marziale per far fronte alla crisi, ma si ritroverà comunque in serissimi guai: per dipanare la matassa bisogna leggere fino in fondo il ponderoso e avvincente volume della Cherryh, ricco di colpi di scena. Ne emergerà la Lega dei Mercanti come entità politica opposta alla Terra e ben distinta dalla Confederazione di Cyteen.

Personaggi:

1) Personale dell'Anonima Terrestre:
   Signy Mallory, capitano della Norway 
   Conrad Mazian, comandante della Flotta
        Terrestre 
   Segust Ayres, Secondo Segretario del Consilio di
        Sicurezza Terrestre  
2) Abitanti della stazione di Pell, in orbita intorno all'omonimo pianeta:
   Angelo Konstantin, dirigente della stazione 
   Alicia Lukas Konstantin, moglie di Angelo
   Damon Konstantin, figlio di Angelo e Alicia 
   Emilio Konstantin, figlio di Angelo e Alicia 
   Jon Lukas, fratello di Alicia 
   Elene Quen, moglie di Damon  
3) Personale della Confederazione: 
   Joshua Talley, usato come giocattolo sessuale
        dalla Mallory   
   Jessad, agente segreto
   Seb Azov, comandante della Confederazione 
4) Abitanti di altre stazioni:
   Vassily Kressich, istigatore, rifugiato dalla
        stazione Mariner 
5) Aborigeni di Pell (Hisa):  
   Satin, compagna di Denteazzurro, lo ha seguito 
       sulla stazione di Pell 
   Denteazzurro
(Bluetooth), deportato sulla stazione
       di Pell 
   Lily, serva di Alicia Konstantin 

Recensione: 

Innanzitutto ci tengo a precisare una cosa. Ritengo che dovrebbe aver fine una volta per tutte la solita accusa rivolta dalle femministe radicali alla fantascienza, ritenuta in blocco un genere "maschilista" e "patriarcale". Ogni volta che sento simili sibili serpentini, ogni volta che sento il veleno schizzare dalle fauci di vipera di queste pazze fanatiche, il mio sangue ribolle nelle vene. Le Eumenidi inveiscono, come se Carolyne J. Cherryh non esistesse. Invece esiste, e ciò basta a contraddire le loro tesi. Qualcuna delle Erinni dirà che la Cherryh era una delle poche autrici in un mondo in prevalenza maschile. Qualcun'altra dirà che il suo editore le ha abbreviato il nome in C.J. per nasconderne il genere. Resta il fatto innegabile che già all'epoca un'autrice geniale e determinata aveva la possibilità di farsi notare. Se così non fosse stato, non avremmo mai potuto leggere qualcosa come Downbelow Station. Certo, la narrazione non è facilissima, ma sono convinto che valga la pena di immergersi nelle sue profondità.

Superamento del collo di bottiglia

L'ambientazione del romanzo, denominata Universo della Lega e della Confederazione, è molto complessa e le vicende narrate sono a dir poco intricate. La Cherryh dà vita a un affresco grandioso del processo di colonizzazione interstellare. Ancora fino a pochi anni fa, si poteva pensare che si trattasse di un quadro tutto sommato abbastanza verosimile - se mettiamo da parte i viaggi superluminali, problema oltremodo gravoso a cui non sembra potersi trovare una soluzione credibile. Non è difficile immaginare che i coloni viaggino nelle vastità siderali servendosi di stazioni che costituiscono ecosistemi autosufficienti: ciò non pone limiti di tempo all'esplorazione, che potrebbe così svolgersi nell'arco di secoli o addirittura di millenni, senza l'obbligo di portare a termine una missione nell'arco di una generazione - tempo troppo breve. Questo però darebbe comunque origine a squilibri nella narrazione di un romanzo, di qui la necessità cogente di introdurre i viaggi e le comunicazioni a velocità superiore a quella della luce. Al giorno d'oggi vediamo che le difficoltà dell'espansione umana nel cosmo si rivelano a dir poco improbe. Là fuori ci sono luoghi terribili, la cui inospitalità è talmente estrema che ben pochi fantascientisti potrebbero immaginarsi qualcosa di simile. Comprendiamo che la narrativa SF e in particolare la space opera presentano un intrinseco ottimismo come vizio d'origine. Cosmo troppo fertile, distanze troppo facili da superare. Noi partiamo svantaggiati, perché sappiamo che non esiste una cornucopia capace di produrre ad libitum un'infinità di mondi affini alla Terra, pronti a diventarne tanti nuovi simulacri del nostro pianeta. A quanto possiamo vedere, persino un mondo come Pell, ricchissimo di risorse e gravitante nella cosiddetta zona abitabile di una stella simile al nostro sole, potrebbe essere un deserto privo di biosfera soltanto per via della mancanza di fosforo, elemento raro nell'universo ma indispensabile per la formazione della vita. Poi, se anche ci fosse da qualche parte il giardino di Shangri-La, non potremmo mai arrivarci. Mi dispiace dirlo, ma è così: quando conoscevamo meno dettagli sulla natura di questo Universo terribile eravamo più felici, perché la nostra fantasia poteva spaziare liberamente ed eravamo convinti che da qualche parte ci fosse un senso, qualcosa in grado di render conto del perché del teatrino di dolore chiamato "esistenza".

Indebiti paragoni

La vulgata corrente avvicina il presente romanzo della Cherryh all'opera di Isaac Asimov, in particolare al Ciclo delle Fondazioni, per quanto mi sembra che entrando nei dettagli ci sia poco in comune. Forzando un po' la mano, si potrebbe dire che sia Asimov che la Cherryh credessero nella superiorità della specie umana rispetto ad ogni altra possibile forma di vita. Non so se la cosa abbia senso. Asimov non incluse alieni nell'Universo delle Fondazioni perché il suo editore glielo proibì espressamente, minacciandolo di non pubblicare nulla che non confermasse il primato della specie umana sancito da Dio stesso in Genesi. Per quieto vivere, Asimov, che non era certo Riccardo Cuor di Leone, descrisse una galassia senza vita, pronta per l'esclusivo uso e consumo dell'umanità. La Cherryh subì dal suo editore più che altro l'abbreviazione del suo nome e l'aggiunta di una -h finale al cognome, giudicato troppo sensuale (in realtà si chiamava Cherry). Esiste anche una tradizione radicata che avvicina Downbelow Station al fantasy e all'opera di J.R.R Tolkien. Forse mi sono perso qualcosa, ma devo dire che il motivo di quest'ultimo paragone mi sfugge del tutto. Non riesco proprio ad afferrarlo. Si tratta delle solite baggianate di certa critica fondata sull'ingannevole e deleteria scienza degli psicologi. Forse il paragone è fondato sugli Hisa, gli autoctoni di Pell, descritti con caratteristiche primordiali, che ricordano vagamente quelle degli aborigeni della Tasmania e delle Andamane. La cosa di per sé è assurda. Downbelow Station è purissima fantascienza hard, in cui non trova spazio nessuno degli elementi costitutivi del fantasy, ad esempio mito, soprannaturale, magia, allegoria, metafora, simbolo, surreale e tecnologia medievale. Neanche un particolare insignificante sfugge alla spiegazione scientifica. Per contro, Tolkien non ha mai cercato di attribuire una spiegazione scientifica a nulla, nemmeno ai piedi sporchissimi degli Hobbit.

Signy Mallory Dominatrix! 

Anche se la Cherryh non descrive scene di sesso esplicito, si può dire che vi sia del sesso implicito. Mentre ero immerso nella lettura, mi sono immaginato Signy Mallory come una domina nell'atto di sottomettere il prigioniero Josh Talley, schiacciando il corpo nudo dell'uomo sotto i piedi, sedendosi sulla sua faccia e facendosi leccare l'ano. Raggiunta l'eccitazione, ecco che la condottiera albina si siede sull'erezione del suo schiavo, a sua volta pieno di libidine, muovendosi fino a provocargli una copiosa eiaculazione. Talley usato come un dildo e gettato via. Che abissi di morbosità! 

Un inno alla Domina della Norway

Esiste persino una canzone dedicata alla volitiva guerriera dalle candide chiome. Anni fa ne avevo pubblicato il testo sul mio blog splinderiano Esilio a Mordor, da tempo defunto. Lo riporto senz'altro in questa sede: 

SIGNY MALLORY
(Mercedes Lackey, Leslie Fish) 

She's captain of the Norway
And a thorn in Union's side,
Protector of Pell station
And a source of grudging pride. 

Left the Mazianni
With a price upon her head
And stayed to guard the stations
That the Company left for dead.  

They say she doesn't think about
The lives that she has lost;
They say when Norway goes to fight
She doesn't count the cost.  

That once she's planed a course,
She never reckons wrong or right;
So why does she stare sleeplessly
Into the dark all night?  

  Chorus: 
Captain Signy Mallory
Has no soul they say;
The captain of the Norway
Has a heart of frozen clay.  

And on the bridge of Norway
She throws men's lives like dice;
Captain Signy Mallory,
Her eyes are fire and ice.  

They say for Norway's captain
Discipline's an iron whip;
It's worth your life to break her rules
In dock or on the ship.  

That no one's safe that's under her command,
But if that's so,
Then why do her troops cheer her
When she passes them below?  

They say the captain has no
Crude emotions to control,
Just an iron fist, an iron will
And an iron-banded soul.  

They say she shows no mercy
And they say she never can...
So why is Norway refuge
For a burned out Union man?  

  Chorus:
She's captain of the Norway
And a thorn in Union's side;
The Mazianni fear her,
She's the heart of Norway's pride.

And Stationer or Merchanter,
From Fargone back to Pell,
Know from Mallory or Norway
Would fight demons out of hell.  

  Chorus: 
Captain Signy Mallory,
her eyes are fire and ice. 


Cyteen

Mi ero promesso di leggere Cyteen, il seguito di Downbelow Station, ma purtroppo non ci sono riuscito. Mi trovavo in un periodo di altissime glicemie a digiuno, che faticavano molto ad andare sotto i 200. Mi sentivo come inebetito e non riuscivo a procedere nella lettura, che mi appariva così legnosa da pormi ostacoli insormontabili. Leggere una decina di pagine mi parve una fatica paragonabile all'uccisione dell'Idra di Lerna. C'erano descrizioni intricatissime dello scenario politico e nessun dettaglio di qualche interesse. Così presto ho abbandonato il libro, che si stava rivelando un'eccessiva fonte di sofferenza, riportandolo in biblioteca. Un giorno dovrò riprenderlo in mano e portare a termine quanto non mi è riuscito la prima volta, quindi pubblicarne una recensione. Non so dire se ci riuscirò prima della nemesi della specie umana.  

Reazioni nel Web: 

Ho trovato alcune brevi recensioni su Anobii. Ne riporto un paio, a dire il vero non troppo eulogistiche:  

robgast69 scrive:

"Una buona idea un po' abortita, ricadendo in situazioni abbastanza scontate. Un discreto romanzo di avventura/guerra futura, con una scrittura scorrevole (e, nella mia edizione, tanti refusi), ma con alcune cose non ben spiegate e senza grandi idee."

Firestarter scrive:

"Voluminoso romanzo di space opera, notevole più per la varietà di punti di vista adottati (le parti non sono molto equilibrate, in realtà) e l'ampiezza dello scenario che per l'originalità. Una lettura impegnativa, ma ne è valsa la pena."

Più interessante l'intervento di Morvan, che evidenzia il problema dell'anarcocapitalismo: 

"Tutto ruota attorno a una stazione spaziale, che si trova tra due fuochi – tra la Terra, vecchia potenza un po’ ammuffita, e la Confederazione spietata nuova entità in ascesa; stazione che deve cercare di sopravviver, per non far la fine di molte altre… il problema è ch’essa è diretta come un’azienda a condizione familiare, secondo modalità tipiche –posso immaginare– di molta narrazione statunitense, in cui l’individualismo di frontiera si sposa colla visione della famiglia come unico valore intoccabile ed eterno della società, col risultato di dar vita a una specie d’elitarismo, di cui si può discutere il modo, ma mai il diritto a comandare: niente di buono insomma, tanto piú che in fondo assomiglia pure a ciò che si può trovare nei film tratti da Rosamund Pilcher!"

Al navigatore in questione non è gradita la descrizione degli Hisa, basata su un ingenuo primitivismo, mentre Cyteen gli sembra propaganda anticomunista fatta e finita: 

"Altri aspetti deteriori sono la stessa Confederazione, che presenta aspetti da distopia pseudosovietica, o che la popolazione autoctona del pianeta attorno cui ruota la stazioni di Pell pare una malaccorta visione di popolazione primitiva, un po’ ingenua." 

Interessanti anche le conclusioni: 

"Varrà pure la lettura, e altri potrà trovarlo un romanzo notevole, né senza ragioni, e cosí per molti è stato – ma non per me, che debbo considerarlo ideologicamente bacato." 

Beh, caro Morvan, tu pretendi troppo: cercare in America qualcosa che non sia ideologicamente bacato sarebbe come cercare una vergine in un tempio di Babilonia o un ano non penetrato a Sodoma! 

domenica 18 giugno 2017


L'ENIGMATICA SCIMMIA DI DE LOYS 

Nel 1917 Il geologo François de Loys condusse una spedizione alla ricerca di giacimenti di petrolio nei pressi del Lago di Maracaibo, nella zona di confine tra Venezuela e Colombia. La spedizione si protrasse per diversi anni tra difficoltà quasi insormontabili, subendo attacchi da parte degli Indios Motilones. Il gruppo di De Loys alla partenza constava di venti persone, ma a causa dell'ostilità degli autoctoni i superstiti furono solo quattro. Nel 1920 avvenne un fatto eccezionale: in prossimità del Rio Tarra gli uomini di De Loys furono attaccati da due grosse scimmie antropomorfe. Erano così aggressive e gigantesche che all'inizio furono scambiate per orsi. Una delle due creature, probabilmente un maschio, si mise a urlare e a scagliare contro gli uomini i propri escrementi. La materia fecale, evidentemente infetta, mandava un fetore insopportabile. Reagendo a questo assalto, gli esploratori fecero fuoco abbattendo un animale, la femmina.  De Loys capì subito che c'era qualcosa di strano: la scimmia uccisa aveva caratteristiche molto peculiari che non si incontravano negli altri primati della regione. Non aveva coda, in contrasto netto con ogni specie conosciuta di scimmia americana. La sua altezza era di 1,57 metri, e furono contati ben 36 denti, mentre le scimmie platirrine del continente hanno ne hanno soltanto 32. La carcassa, che aveva il collo spezzato, fu collocata su una cassa e il suo capo fu tenuto sollevato grazie a un lungo bastone, in modo che fosse possibile fotografarla meglio. L'animale fu rasato perché fosse possibile avere un'idea più esatta della sua corporatura e della sua struttura muscolare. Di tutte le fotografie fatte, ne sopravvisse una sola. A quanto pare le altre andarono disperse nel corso di un'inondazione o durante l'attraversamento di un fiume.

La fotografia sopravvissuta fu pubblicata su molte riviste in Francia e in Inghilterra. Il caso destò l'interesse dell'antropologo George Montandon, che propose per il misterioso animale un nome scientifico: Ameranthropoides Loysi, ossia Ominide Americano di De Loys. Subito divamparono le polemiche. Montandon fu ritenuto inaffidabile con argomentazioni ad hominem: siccome era stato condannato per spionaggio come traditore della sua patria, ogni cosa da lui detta doveva necessariamente essere priva di valore o mendace. Alcune sue affermazioni di stampo razzista non fecero che confermare questa impressione. Si raccolsero dichiarazioni dell'inaffidabilità dello stesso De Loys, che sarebbe stato un gran burlone. Secondo un certo Enrique Tejera, De Loys avrebbe ricevuto in dono una scimmietta dalla coda affetta da ulcere in suppurazione. Avrebbe così ordinato l'amputazione della coda del povero animale e la cauterizzazione della ferita. Come conseguenza di questi traumi, la scimmietta sarebbe morta di lì a poco, e De Loys avrebbe fatto fabbricare una cassetta in miniatura, alterando i riferimenti per far sembrare la foto quella di un primate colossale.

Alcuni scettici ritengono che la scimmia di De Loys fosse una comune scimmia ragno. Va però detto che ci sono significative caratteristiche nella morfologia che rendono l'ipotesi scettica difficilmente credibile. Michael Shoemaker puntualizza differenze nella massa del corpo, nella forma delle mani, della faccia e della fronte. La faccia delle scimmie ragno è triangolare, quella della scimmia di De Loys è ovale. Qualcuno ha notato che in Brasile viveva un tempo una scimmia ragno gigantesca, Protopithecus brasiliensis, della quale sono stati rinvenuti resti fossili, compreso uno scheletro completo. Protopithecus brasiliensis, che si è estinto 10.000 anni fa circa, aveva dimensioni doppie rispetto a quella delle scimmie ragno attuali. Tuttavia va notato che non si trattava di una scimmia antropomorfa; inoltre anche da una sommaria analisi, la forma del cranio risulta del tutto diversa da quella del primate di De Loys.

Una nuova spedizione in Venezuela fu fatta da americani nel 1991. Ad alcuni nativi fu mostrata la foto della scimmia di De Loys, ed essi la riconobbero subito come appartenente ad una bestia da loro chiamata mono grande (grande scimmia). Si attende la cattura di un animale vivo per porre fine a questo annoso mistero.

Riporto l'immagine di una scimmia ragno e quella del teschio del suo parente fossile, perché sia a tutti possibili fare un confronto.


 

Per finire, non posso fare a meno di notare un dettaglio a cui nessuno sembra aver fatto caso: la scimmia di De Loys ha tra le gambe un'appendice che potrebbe essere il pene, anche se gli esploratori riferirono che l'animale era una femmina. Tra l'altro, non può trattarsi per la sua posizione di un'ipotetica coda amputata. 

OLIVER LO SCIMPANZUOMO

Oggi voglio raccontarvi la storia di Oliver, il primo ibrido tra uomo e scimpanzé di cui si abbia notizia.

Nel lontano 1960 Frank e Janet Berger acquistarono un giovane scimpanzé di circa due anni, nato nello Zaire (ex Congo Belga). Subito si accorsero della stranezza dell'animale: sia la sua struttura fisica che il suo comportamento erano eccezionali per un primate. La scimmia infatti aveva una postura eretta e si trovava più a suo agio con compagni umani che con quelli che avrebbero dovuto essere i suoi simili. Fu educato a indossare abiti umani, a usare la tazza del water per evacuare i suoi reflui e a pulirsi il deretano con la carta igienica. Sedeva a tavola, usando con perfetta maestria le posate. Sapeva persino cucinare e spingere carriole. Guardava la televisione sorseggiandosi tranquillo dei cocktail. Ma la cosa che più fu causa di stupore era il suo comportamento sessuale. Quando raggiunse la maturità, Oliver dimostrò subito un'invincibile attrazione per le donne, le preferiva di gran lunga alle femmine della sua specie. Come vedeva una donna si masturbava furiosamente e le faceva pesanti avances, esibendole i suoi genitali in erezione. Janet Berger fu traumatizzata da questo comportamento, perché Oliver cercava costantemente di accoppiarsi con lei. Presto fu chiaro che lo scimpanzé era una grave minaccia per Janet, che decise di venderlo. Diversi testimoni garantirono che gli approcci Oliver con Janet erano autentici tentativi di stupro e non semplici esibizioni pagliaccesche. Alcuni giurarono che il libidonoso primate non emanava dal suo corpo il fetore tipico degli altri scimpanzé.

Non appena fu venduto ad un addestratore professionista di nome Miller, Oliver iniziò una portentosa carriera. Illuminava tutti con i segni di un'intelligenza chiaramente umana. In seguito passò a Ralph Helfer, gestore di un parco tematico in California.

Sorpresi da tutto questo, molti iniziarono a costruirci teorie. Per alcuni Oliver doveva essere il celebre "anello mancante" ipotizzato da Darwin, altri pensarono che fosse invece il frutto di qualche esperimento genetico. Si sapeva che Mengele aveva dichiarato a molte sue prigioniere di averle ingravidate con lo sperma estratto da scimpanzé, e all'epoca non si sapeva ancora che il medico nazista bluffava: le sue si rivelarono tecniche di raffinata violenza psichica. Furono fatti diversi test genetici, ma i risultati ottenuti si rivelarono contrastanti - a mio parere a causa dell'ottusità di un mondo scientifico così schiavo dei pregiudizi. A una prima analisi, Oliver rivelò un corredo composto da soli 47 cromosomi, uno in meno dei normali scimpanzé e uno in più degli esseri umani. Un secondo test effettuato all'Università di Chicago dichiarò invece, con infinita pruderie, che il sospetto ibrido avrebbe invece avuto 48 cromosomi. Il Dottor David Lebletter scrisse che "La presenza di 47 cromosomi nel suo DNA può essere spiegata come un'interpretazione errata dei dati, o semplicemente una rappresentazione schematica modificata". La dottrina soggiacente è la stessa usata dagli scettici ad oltranza che vedendo un oggetto inspiegabile in cielo sbottano "è un pallone sonda". Qualsiasi cosa sia, avesse anche la forma di un sigaro o di un rombo composto da luci separate, deve essere un pallone sonda - così come per i villici di distretti isolati deve essere la Madonna.

Qualche scienziato più moderato ha fatto invece notare come siano nati altri scimpanzé bizzarri con caratteristiche simili a quelle di Oliver, formulando l'idea che si debba trattare di una nuova specie o sottospecie del tutto naturale.

Sono convinto che Oliver sia il prodotto di un coito ferino tra uno scimpanzé maschio e una femmina umana. Infatti il rapporto tra un maschio umano e una femmina di scimpanzé darebbe più difficilmente frutto, per via della diversa struttura dell'utero. Se i cavalli montano le asine dando origine ai bardotti, se gli asini montano le cavalle dando origine ai muli, perché mai non dovrebbero essere possibili ibridi uomo-scimmia? Le differenze di corredo genetico tra uomo e scimpanzé sono molto minori di quelle che sussistono tra animali come cavalli e asini, cavalli e zebre, tigri e leoni, CHE PRODUCONO SICURAMENTE IBRIDI! E si badi bene, non sto parlando di esperimenti, di inseminazioni in vitro: parlo invece di copule! Il problema è che il mondo scientifico, che è corrotto, teme di rivelare questi arcani, per paura di rappresaglie da parte del mondo religioso!

Voglio mostrare che l'universo è una fornace di orrori e di miserie insopportabili! Voglio distruggere i dogmi buonisti della società cattolicizzata! Voglio dimostrare che l'uomo non fu fatto a immagine e somiglianza di Dio, ma di Satana! E se è possibile fecondare un ventre umano con lo sperma di esseri subumani, questo dimostra l'origine diabolica, non divina, del corpo e della fecondità!

Riporto le vibranti parole di Lovecraft, tratte da "La verità sul defunto Arthur Jermyn e la sua famiglia" e capaci di illuminare questa tenebra:

La vita è una cosa orribile e dietro le nostre esigue conoscenze si affacciano sinistri barlumi  di verità che la rendono ancora più mostruosa. La scienza, già oggi sconvolgente nelle sue terribili rivelazioni, rappresenterà la fine della razza umana - ammesso pure che siamo una specie autonoma - quando fornirà alla nostra mente la chiave di orrori insopportabili che un giorno dilagheranno nel mondo. Se sapessimo ciò che veramente siamo, dovremmo seguire l'esempio di Arthur Jermyn: e Arthur Jermyn si cosparse di benzina e si diede fuoco nel cuore della notte.

mercoledì 7 giugno 2017


I FRATTALI SONO INFINITI!

La legge della potenza implica che, se si ingrandisce una parte di una rete fluviale, si ottiene un modello molto somigliante all'insieme generale. In altre parole, la rete non è complessa come appare. Innumerevoli accidenti rendono ogni sistema fluviale unico, e tuttavia ciò che accade su una certa scala è sempre strettamente connesso con ciò che accade su un'altra. Tale caratteristica, che rivela come nella struttura di tutte le reti fluviali sia insita una fondamentale semplicità, è definita autosimilarità, e strutture di questo tipo sono chiamate a volte frattali. La legge della potenza è importante perché, in sostanza, mostra come anche in un processo storico influenzato da probabilità casuali possano emergere dei modelli simili a leggi. In quanto universalmente caratterizzate da autosimilarità, le reti fluviali si assomigliano tutte. La storia e le probabilità sono pienamente compatibili con l'esistenza di un ordine e di un modello.
Dunque le scienze storiche sono qualcosa di più di una cronaca. Per spiegare come mai un particolare ramo di un sistema fluviale esista e si trovi dove si trova, forse non si può fare altro che analizzare tutti gli accidenti storici che hanno condotto alla sua evoluzione. Il ramo che ha tratto origine da un violento temporale notturno avrebbe potuto benissimo formarsi altrove. Se la storia potesse ripetersi, il temporale e la sua acqua colpirebbero forse in un altro luogo, conferendo all'intera rete fluviale caratteristiche diverse. Eppure la rete, nel suo compleso avrebbe sempre lo stesso identico carattere frattale e soddisferebbe la stessa legge della potenza, che riflette una struttura autosimilare organizzata globalmente. Questo modello si manifesta ogni volta e, parafrasando Whitehead, mostra "il generale nel particolare e l'eterno nel transitorio".

Mark Buchanan - NEXUS
(Esilio a Mordor, 23/06/2007)

Quello che non si tiene mai in considerazione quando si parla di questi argomenti, è un dettaglio essenziale e imprescindibile della natura dei frattali: l'autosomiglianza o autosimilarità dei frattali non ammette limiti. In altre parole, i frattali sono oggetti geometrici che ripetono la loro struttura su ogni scala, sia nell'infinitamente piccolo che nell'infinitamente grande. A qualsiasi livello li si indaghi, essi mostrano sempre le stesse forme. Quello che Buchanan omette di dire è che, se si usa il rigore matematico, nessun componente della Natura è realmente un frattale. Certo, può essere comodo usare la matematica dei frattali per descrivere i fiocchi di neve o le reti fluviali, ma bisogna tener presente che come si scende a livello atomico, non si ha evidenza alcuna di autosomiglianza. Gli atomi e le particelle subatomiche obbediscono alle leggi della fisica quantistica e mostrano caratteristiche drasticamente diverse dagli oggetti macroscopici. Se noi ingrandiamo un fiocco di neve, a un certo punto non troviamo più una struttura che si ripete: incontriamo le molecole di acqua, formate da atomi di idrogeno e di ossigeno. Non possiamo usare un modello frattale per descrivere gli orbitali degli elettroni e le distribuzioni di probabilità di tali particelle, per non parlare dei nuclei, dal momento che si tratta di realtà che non ripetono la forma e la struttura dell'oggetto macroscopico che compongono. Allo stesso modo, un fiocco di neve è limitato nello spazio e nel tempo. Non ha dimensioni infinite e non ripete se stesso fin oltre i limiti delle galassie! Quindi possiamo dire che quanto sostengono i fautori della natura frattale dei componenti della Natura non corrisponde al vero. Andrebbe sempre specificato che i modelli usati dagli studiosi sono approssimazioni. Sono studi della massima importanza, non posso certo negarlo. Tuttavia, quando Buchanan scrive che una rete fluviale ha un carattere frattale - senza specificare quali sono i limiti del suo assunto - afferma il falso.

lunedì 5 giugno 2017


IL PANTOCRATORE DIGITALE 

Nel World Wide Web non esistono particelle subatomiche e le reti non hanno "livelli di energia", non nell'accezione fisica del termine. Perché parlare allora di condensazione di Bose-Einstein? Questa fu la domanda che posi a Bianconi un sabato pomeriggio del 2000, quando feci un salto all'università per prelevare alcune carte. Mentre lasciavo l'ufficio Ginestra mi comunicò con una certa eccitazione che aveva trovato qualcosa d'interessante.
"Non ho tempo ora, - dovetti risponderle, con mio figlio di quattro anni che mi aspettava in automobile, - ci vediamo lunedì". Condensazione di Bose-Einstein? Quando mai si era sentito parlare di un condensato al di fuori della meccanica quantistica? Bianconi doveva occuparsi del modello a fitness, governato dalle normali leggi della fisica classica: cosa c'entrava la meccanica quantistica con il Web e le reti sociali? Questi erano i pensieri che attraversavano la mia mente nelle due ore di viaggio dalla Notre Dame University a Chicago. Ma il lunedì successivo mi aspettava una sorpresa.
Usando una semplice trasformazione matematica, Bianconi aveva sostituito la fitness con l'energia, assegnando nel modello a fitness un livello di energia a ogni nodo.
Improvvisamente i calcoli assunsero un significato nuovo. Cominciarono a somigliare a quelli in cui si era imbattuto Einstein ottant'anni prima scoprendo il condensato. Forse era una coincidenza, forse non significava nulla, ma fra il modello a fitness e un gas di Bose esisteva in effetti una precisa corrispondenza matematica. A ogni nodo della rete corrispondeva un livello di energia nel gas di Bose; più era alta la fitness del nodo, più il corrispondente livello di energia era basso. I link della rete diventavano le particelle di gas: ognuna assegnata a un determinato livello di energia. Aggiungere un nuovo nodo alla rete è come aggiungere un nuovo livello di energia al gas di Bose; e aggiungere un nuovo link è come introdurre una nuova particella di Bose nel gas.
Nell'ambito di questa corrispondenza formale le reti complesse sono descritte come un immenso gas quantistico, dove i link si comportano allo stesso modo delle particelle subatomiche.
Questa corrispondenza fra le reti e un gas di Bose era qualcosa di decisamente inatteso.
Dopotutto, un gas di Bose è una creatura che appartiene esclusivamente alla meccanica quantistica. È regolato dalle speciali leggi della fisica subatomica, che ammettono una serie di fenomeni controintuitivi senza equivalenti nel mondo macroscopico.  Queste leggi sono molto diverse da quelle che governano le reti incontrate nel corso di questo libro.
I nodi e i link di Internet, per esempio, sono oggetti macroscopici: router e cavi che possiamo toccare, nonché recidere se vogliamo. Nessuno potrebbe credere seriamente che siano governati dalla meccanica quantistica. Eppure per decenni abbiamo considerato le reti come oggetti geometrici appartenenti al rigoroso regno della matematica. La scoperta che le reti del mondo reale sono sistemi dinamici in rapida evoluzione ha coinvolto nello studio delle reti complesse anche i fisici. Forse stiamo per assistere a un ennesimo rivolgimento culturale. In effetti la scoperta di Bianconi indicava che le regole di comportamento di una rete sono identiche a quelle di un gas di Bose. Alcune proprietà delle reti complesse gettano un ponte di collegamento fra il micro e il macrocosmo, con conseguenze tanto affascinanti quanto l'esistenza del collegamento stesso.
La conseguenza più importante di questa scoperta è che alcune reti possono effettivamente subire una condensazione di Bose-Einstein. Anche chi non ha una grande confidenza con la meccanica quantistica può facilmente intuirne le implicazioni: semplicemente, è possibile che in alcune reti chi vince conquisti tutto. Così come nel condensato di Bose-Einstein le particelle si raggruppano al livello di energia più basso lasciando deserti tutti gli altri livelli, in certe reti il nodo con la fitness più alta può accaparrarsi tutti i link senza lasciare nulla algli altri. Chi vince piglia tutto.

Albert-László Barabási - Link, la nuova scienza delle reti
(Esilio a Mordor, 25/06/2007)


Di certo Barabási non comprendeva del tutto dove avrebbero portato gli spaventosi processi in corso, dominati dalle forze immani e funeste che stavano cominciando a plasmare il Web. Quando scriveva era il 2004, l'anno in cui divenni un blogger. Ci volle ancora un po' prima che mi accorgessi dell'esistenza del suo libro e mi immergessi nella sua lettura, traendone grande giovamento. Nel frattempo qualcosa di terribile andava formandosi e diffondendosi, senza che nessuno se ne rendesse conto, fornendo la dimostrazione delle teorie fondate sulla bizzarra associazione tra la fisica quantistica e le proprietà delle reti. Ebbene, Zuckerberg è il prodotto tangibile di una drammatica condensazione di Bose-Einstein! È una singolarità ineliminabile, l'equivalente informatico di un buco nero supermassiccio nel nucleo di una galassia! Scandaglia ogni mente, al punto che la vita di ogni essere umano è per lui un film da acquisire, catalogare e stoccare in archivio, in attesa di farne l'uso che più ritiene opportuno. Quando parlo di queste cose, sono in molti a tremare e a reagire con grande stizza. Ci sono donne che sono prese da crisi isteriche quando sono messe di fronte al fatto che i loro pruriti anali non sono un mistero per Montagna di Zucchero. Eppure le cose stanno così. Nemmeno i politici si salvano dalla volontà di questo giovane Baal sulla Terra. Possiamo citare per esempio il caso di Netanyahu, che strepitava e minacciava a destra e a manca, faceva fuoco e fiamme. Sembrava che stesse per lanciare i missili, avviando la combustione del Medio Oriente, riducendo le nazioni confinanti a inabitabili distese di radionuclidi crepitanti. Non è durata a lungo. Ecco che il Grande Zuckerborg ha inchiodato Bibi, minacciando di rendere noto certo materiale compromettente che lo ritraeva nell'atto di leccare il boccone del prete ad alcune pingui fallofore. Ecco la Nuova Intelligenza scaturita dai nodi e dai link di Internet!