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venerdì 4 ottobre 2024


I FRATELLI CLEMENTE ED EBERARDO,
DUE ANTICHI FARI

Sant'Agostino aveva trattato a lungo degli errori della setta dei manichei di cui era stato membro; ma molto spesso, nel Medio Evo, si usava il termine "manicheo" in senso generico per designare ogni tipo di eretico. È perciò impossibile capire, quando, nel 1015, il vescovo Gerardo di Limoges parlò di severe misure da adottare contro i manichei, se si riferisse specificamente a gente che professava un credo gnostico e se usasse la parola in senso lato. Tuttavia voci a Limoges asserivano che l'eresia che il vescovo era così ansioso di debellare fosse stata introdotta dall'Italia, dove nel 1030 l'appellativo di catari era stato adoperato, in un primo tempo, per definire una comunità di eretici che avevano credenze simili a quelle degli eredi europei orientali del X secolo di Mani, da bogmili dalmati e bosniaci. E quindi può darsi che un gruppo di manichei propriamente detti fosse attivo nel Sud della Francia già nel primo decennio dell'XI secolo. Comunque, quale che fosse la data precisa in cui forme di credo gnostico-dualistico, originario delle sette orientali manichee cominciassero a mettere radici e a fiorire in Occidente, è evidente che verso la metà del XII secolo, molti predicatori itineranti conoscevano almeno una parte dei loro principi fondamentali. Prevalentemente manichea, a sentire Guiberto da Nogent (che aveva letto quanto scritto da Sant'Agostino in merito), era l'eresia dei fratelli Clemente ed Eberardo che 

"...non è un'eresia che apertamente difenda la sua fede, ma è condannata ad eterni bisbigli e si diffonde segretamente." 

Malgrado la segretezza, Guiberto offre un resoconto dettagliato di "ciò che si dice sia la summa di essa". Quegli eretici erano accusati di considerare la bocca dei sacerdoti quella dell'inferno e delle assurdità i misteri della Chiesa cattolica. Essi ritenevano assurda l'idea del Figlio della Vergine, mentre credevano nell'imitazione della vita degli apostoli e parlavano di un "mondo proprio di Dio che si sarebbe avverato attraverso complicate procedure o altro". Il matrimonio e la procreazione erano aborriti e così ogni cibo prodotto per mezzo della generazione sessuale. Come era avvenuto circa un millennio prima con i marcioniti, questo disgusto per il mondo materiale da parte dei seguaci di Clemente ed Eberardo fece sì che il loro detrattori li ritenessero colpevoli di vizi innaturali, "uomini con uomini e donne con donne" e di vivere con donne senza sposarle chiamandole mogli, ma "senza attenersi ad una sola di esse". E, come se non bastasse, essi vennero accusati inoltre di 

"... indire assemblee in scantinati o rifugi segreti, ambedue i sessi insieme, indiscriminatamente. Accendono candele, si scoprono il petto e al cospetto di tutti, così si dice, ficcano la candela nel posteriore di qualche sgualdrina che sta fra le loro braccia, sulle loro ginocchia. Questa presto spegne la candela ed essi invocano il Re delle Tenebre ed ognuno di essi si accoppia con la donna che gli capita per prima." 

Due membri di questo gruppo furono portati di fronte al tribunale vescovile di Soissons nel 1115, ma essi, pur non negando di tenere riunioni, risposero, secondo Guiberto, a domande sulla loro fede con "parole cristianissime". In seguito furono arrestati i fondatori della setta e uno fu trovato colpevole di eresia grazie all'ordalia dell'acqua: "Clemente, gettato nella botte, tornò su e galleggiò sull'acqua come un bastone" mentre l'altro "confessò il suo errore". Ambedue furono imprigionati in attesa delle decisioni di un consiglio convocato a Beauvais per decidere che cosa fare di loro. Ma la loro attesa fu breve: 

"Nel frattempo il popolo dei fedeli, temendo cedimenti da parte del clero, corse alla prigione, li afferrò ed avendo acceso un rogo sotto di loro fuori città li bruciò ambedue fino a ridurli in cenere." 

Se la Chiesa non sapeva ancora bene come comportarsi con uomini come Clemente e il fratello, la plebaglia certo lo sapeva. E Guiberto era dalla loro parte: 

"...per prevenire la diffusione di questo cancro" dice con approvazione, "il popolo di Dio mostrò un giusto zelo contro di loro." 

Da "I reietti del Medioevo", di Andrew McCall 

Erano tempi orribili in quelle terre di Tenebra, in cui bastava essere pallidi in volto per attirare su di sé l'ira del volgo ignorante e subire esecuzione sommaria. Un uomo, una donna con il sembiante anemico, erano subito già solo per questo accusati di non servire Mammona, di non ingozzarsi e di non praticare lussuria, e per questa loro avversione a Satana venivano torturati e uccisi in nome del Dio del Male. Per questo era necessaria una certa segretezza nella trasmissione della Buona Dottrina. Tramite tale prudenza evangelica, improntata al detto "siate astuti come serpenti e puri come colombe", la Buona Dottrina si espanse molto, anche tra gente abbiente e nobile. Al giorno d'oggi, quella stessa segretezza che permetteva la sopravvivenza in un contesto tanto avverso è d'ostacolo e non deve essere adottata. Questi sono i tempi in cui non dobbiamo nascondere la purezza delle colombe, e in cui siamo chiamati ad opporci all'assoluto potere del Male che impera tra le nazioni seguendo forme diverse da quelle che usava all'epoca dei Martiri. Oggi la menzogna e la disinformazione hanno sostituito ferro, fuoco e ordalie. Non esiste più il linciaggio. Immutabile è la Lotta Spirituale che professiamo e conduciamo senza sosta contro il mondo e le sue opere. Il mondo ci considera reietti, ci tratta come lebbrosi, perché non vogliamo piegarci ai suoi comandamenti satanici. Noi non riconosciamo alcuna delle opere carnali che le genti venerano. Il nostro fine è abolire la carne, annientare ogni concupiscenza ed estinguere i frutti dell'Altare di Satana che è il ventre femminile. Cristo disse: "Sono venuto a dissolvere le opere della femmina", e noi portiamo avanti il Verbo senza cedimenti, senza paura. 

Per quanto riguarda le accuse calunniose che da sempre ci accompagnano, esse sono in tutto e per tutto frutti infetti e perniciosi del Maligno: i seguaci del Signore delle Mosche, il cui seme è quello di Belial, tentano in tutti i modi di proiettare su di noi i loro immondissimi vizi. Sono i prelati della maligna Chiesa Romana che adorano Mammona e indulgono in ogni sorta di orge, per poi scagliarsi contro la Buona Gente, non potendo sostenere nemmeno la vista di tanta Santità che irradia dal Padre Buono. In questi giorni moderni come nel Medioevo, la bocca di preti e vescovi è la bocca dell'Inferno, e coloro che li seguono non hanno in sé alcuna innocenza, perché difendono i vizi dei loro iniqui pastori pur conoscendone bene la devastante portata. 

(Il Volto Oscuro della Storia, 17 marzo 2012)

giovedì 3 ottobre 2024


UN PERSONAGGIO ATROCE:
IL RINNEGATO ROBERTO IL BULGARO 

Originario di Milano, Roberto era stato per molti anni un Perfetto Cataro, e aveva condotto una vita di astinenza, di preghiera e di digiuno. Nessuno sa con precisione cosa gli accadde un giorno, nei primi decenni del XIII secolo. Forse un minuscolo embolo gli colpì un lobo cerebrale senza ledere le sue funzioni vitali. Fatto sta che all'improvviso una strana follia cambiò i suoi sentimenti. Già avanti negli anni, passò alla Chiesa di Roma, deprecando gli anni vissuti nella "legge della miscredenza". Vestì l'abito bianco e nero dei Domenicani. Una volta convertito mantenne comunque un soprannome significativo che indicava la sua provenienza: fu chiamato Roberto il Bulgaro. Era infatti chiara a quell'epoca la derivazione del Catarismo dalla fede dei Bogomili, detti anche Fundaiti, che erano originari della Bulgaria. Il termine Bulgaro (in francese Bougre) era già usato con il significato secondario di "sodomita": per ogni cataro la procreazione è abominevole, e ciò può facilmente essere frainteso da chi sostiene la produzione di feti. Ancora oggi si parla di "altra parrocchia" come ricordo residuo dei tempi in cui il Catarismo era una Chiesa alternativa. 

Distintosi per zelo nella sua predicazione di frate, Roberto il Bulgaro divenne famoso per aver fatto bruciare una cinquantina di Catari a La Charité-sur-Loire nel 1233. Provvisoriamente sospeso l'anno dopo a causa di eminenti proteste per i suoi metodi brutali, nel 1235 ebbe una nefasta promozione: fu nominato Inquisitore Generale di Francia dal Papa Gregorio IX. Forte della sua lunga esperienza, questo crudelissimo segugio sapeva bene come snidare ogni eterodosso nei territori soggetti al suo mandato. Gli bastavano poche parole, pochi gesti significativi, e subito capiva di avere di fronte un credente della religione a cui lui stesso aveva aderito. I motivi che avevano spinto Gregorio IX a scegliere Roberto il Bulgaro erano gli stessi che l'avevano portato a sostenere l'efferato Corrado di Marburgo. Il papato riteneva i vescovi inefficaci nella repressione dell'Eresia, perché temeva l'azione lassista del contatto continuo con la gente delle loro diocesi. Era possibile che un porporato avesse persino parenti catari, e che non avesse nessuna intenzione di procedere contro di loro. Per evitare simili rischi, Roma sollevò il clero locale da ogni indagine e conferì il terribile incarico agli ordini mendicanti, che rispondevano alla Santa Sede senza alcuna mediazione. Il potere dell'Inquisitore Generale fu senza limiti. In successive campagne repressive fece condannare al rogo centinaia di eretici, e molti altri ne fece seppellire vivi dopo torture inenarrabili. Ogni volta che intraprendeva un'azione, come minimo una cinquantina di persone venivano consegnate alle fiamme. 

La sua attività non conosceva sosta, era frenetica. I roghi si accesero dovunque: fiamme a Châlons-sur-Marne, a Péronne, a Douai, a Lille. Fiamme nel Nord della Francia, nello Champagne e nella Borgogna. A Sens e a Reims, dove molti Catari dimoravano patendo per la loro Fede, molte voci si innalzarono contro il persecutore implacabile, chiedendo inutilmente pietà. Diocesani, diaconi e persino vescovi della Chiesa di Roma protestarono contro l'aberrazione ormai dilagante. Fu tutto vano. Il maggio del 1239 Roberto il Bulgaro fece bruciare 183 Catari sotto gli occhi del Conte Thibaut IV e dell'intera sua corte, riducendo allo stremo la Chiesa di Mont Aimé, un tempo così fiorente. Di queste esecuzioni esiste la lucida e imparziale testimonianza oculare dell'abate cistercense Aubry des Trois-Fontaines (Alberico delle Tre Fontane). 

Se l'inquisitore riusciva a far dichiarare eretico un deceduto, ne faceva esumare e bruciare il corpo. Questa pratica innovativa avrebbe conosciuto una triste fortuna. Tali furono le mostruosità di cui il rinnegato si macchiò, che un benemerito frate benedettino, Matteo Paris, trovò il coraggio di procedere legalmente contro di lui. Ebbe inizio un'Inchiesta Pontificia, e tutte le voci si pronunciarono contro l'imputato. Un inquisitore era stato a sua volta inquisito a causa della sua abnorme severità: Roberto il Bulgaro fu deposto dal suo incarico e condannato al carcere a vita. Sugli ultimi anni della sua indegna esistenza terrena le fonti sono scarse, e si pensa che sia morto nella sua cella, probabilmente un "murus strictus"

Ancora una volta, il ricordo di queste epoche ci riporta a discutere sulla pretesa infallibilità della Chiesa Romana nei processi di santificazione. Il famoso San Luigi, Re Luigi IX e patrono dei lebbrosi, protesse Roberto il Bulgaro ed espresse tutta la sua stima per la sua opera malvagia. Allo stesso modo protesse gli inquisitori nella loro opera di genocidio in Linguadoca. Organizzò anche esecuzioni di Ebrei e impose loro come marchio distintivo una rotella gialla sugli abiti. 

Per concludere, segnalo questo link, esecrando i contenuti di Rino Cammilleri riportati in corsivo: 


Ringrazio Biagio M. Catalano per aver ribattuto alle molte iniquità sostenute dallo scrittore cattolico. Mi prometto di scrivere presto un Adversus Cammillerium

(Il Volto Oscuro della Storia, 12 ottobre 2007)

mercoledì 2 ottobre 2024


CORRADO DI MARBURGO,
IL PIÙ FEROCE TRA I FEROCI

Introduco ora la figura di un inquisitore crudelissimo quanto poco conosciuto al pubblico, forse perché nessun Umberto Eco 
ha mai scritto un libro dipingendolo con le fosche tinte che merita. Il suo nome è Corrado di Marburgo. Visse nella Germania del XIII secolo, e fu confessore di Santa Elisabetta di Turingia. Ebbe titolo di Inquisitore Papale, e fu noto ai suoi contemporanei con i titolo di Magister. Non è certo in quale prestigiosa sede concluse i suoi studi universitari in teologia, se a Parigi o a Bologna, ma di certo fu insignito della laurea. Non apparteneva all'ordine dei Domenicani e neppure a quello dei Francescani: da quanto sappiamo di lui era con ogni probabilità un semplice prete secolare, a dispetto di quanto affermato su dubbie basi da studiosi come Henke e Hausrath. Le fonti dell'epoca, ovviamente di parte cattolica, concordano tutte nel descriverlo come uomo integerrimo, di morale ascetica e incorruttibile, e dotato di vasta erudizione teologica.  

Fu uno dei sostenitori più accaniti della nefasta crociata contro gli Albigesi bandita dal papa Innocenzo III: in quel periodo la sua attività di veemente predicatore non conobbe sosta. Incitava al massacro degli eretici, giustificando e addirittura santificando ogni atrocità. Quando Innocenzo III morì, ci fu un generale rilassamento tra chi portava avanti la crociata genocida, al punto che gli eventi si avviavano verso la tregua. Solo una voce non perdeva il suo ardore assassino: quella di Corrado. Insignito di incarichi pontifici in sempre maggior numero, gli fu dato il potere di interferire nella gestione degli affari di diversi Principi Elettori del Sacro Romano Impero, tra cui il Duca di Sassonia e il Conte di Askanien. A seguito di aspre lotte e di corruttela, il suo potere sui monasteri tedeschi si avviava a diventare assoluto. Dai testi di cui disponiamo emerge la figura di un fosco mestatore, che univa la mortificazione fisica al plagio e alla gestione tirannica del potere. 

Si ricorda la sua opera volta ad ottenere la canonizzazione di Elisabetta di Turingia, morta nel 1231, testimoniando dei numerosi pretesi miracoli compiuti per sua intercessione. Alle testimonianze riportate al processo ecclesiastico egli aggiunse una breve vita della futura santa, scritta di suo pugno. A questa sua attività che la Chiesa di Roma tiene tuttora in massima considerazione, se ne affiancò un'altra ben più triste, che può solo svelare la sua natura di carnefice: la repressione dell'Eresia. Perseguitò i Catari e i Valdesi con una crudeltà quasi impossibile a descriversi a parole. Non solo egli fece torturare e straziare un numero impressionante di uomini e donne accusati di eterodossia, ma fece diffondere materiale calunnioso per infangare la loro reputazione. Diede la massima risonanza alla falsa etimologia proposta da Alano di Lilla, che reputava il termine Catari derivato dal latino catus ossia gatto, attribuendo loro la consuetudine di praticare ritualmente l'anilingus ai gatti in segno di adorazione al Demonio. Fu tale l'infamia che i Catari rifiutarono questa denominazione, che pure deriva chiaramente dal greco KATHAROI = PURI.  

Sevizie psicologiche si accompagnavano a quelle fisiche. L'entità precisa della persecuzione ci sfuggirà probabilmente per sempre. Com'era costume nell'Europa Settentrionale, il potere temporale dava pieno appoggio all'operato della Chiesa Romana, e al gorgo di orrori non esisteva fondo. Corrado scovava adepti del Catarismo tra i canonici e senza esitare li faceva bruciare sul rogo. Così procedette contro Heinrich Minnike, Prevosto di Goslar che in segreto seguiva le dottrine dualiste, facendolo ardere vivo senza nessuna pietà nel 1224. Poco dopo questa esecuzione, il chierico di Marburgo fu in assoluto il primo a ricoprire l'incarico di Inquisitore Papale in Germania per concessione del pontefice Gregorio IX. Questo incarico ha un'estrema importanza per gli studiosi, perché fu accompagnata da un'inaudita concessione: l'esenzione totale da tutte le ordinarie procedure canoniche. Questo significa che Corrado poteva agire a sua completa discrezione senza dover rendere conto a nessuno delle motivazioni delle sue condanne. In pratica era sufficiente un suo sospetto o una sua ubbia per fare di qualsiasi persona un mucchio di carne bruciata. Si stima che almeno un quarto dei sentenziati durante il suo mandato fossero cattolici del tutto ortodossi. È importante farlo notare, a dispetto di tutti coloro che ancora ai nostri giorni reputano i tribunali dell'Inquisizione equi e garantisti. Intere comunità furono sterminate, moltissime famiglie vennero estirpate. Questo perché l'eresia era ritenuta come peste, come la contaminazione del carbonchio che colpisce le greggi e richiede l'azione purificatrice delle fiamme. Un concetto che sarebbe stato ampiamente utilizzato verso la metà XX secolo in altro contesto.  

Dalle rovine di gruppuscoli annientati nacque una nuova religione: il Luciferismo. Impossibilitati a conoscere la vera dottrina catara per la morte dei Buoni Uomini, molti innalzarono le loro preghiere a Satana per essere liberati dalla maledizione degli inquisitori.
Persino considerando i metodi in uso all'epoca, Corrado di Marburgo fu ritenuto eccessivamente severo. Suoi complici ed esecutori furono il fratello laico domenicano Conrad Dorso e il laico Giovanni, del tutto privi di qualsiasi istruzione teologica e animati da istinti belluini. 

Mentre di solito i nobili sfuggivano alle imputazioni in virtù della loro influenza e delle loro disponibilità pecuniarie, sotto il giogo di Corrado non c'era salvezza per nessuno che avesse la sventura di attirare l'attenzione. Molti nobiluomini furono condannati al rogo come eretici ostinati. Ricordiamo la vicenda particolarmente fortunata del Conte di Sayn, che fu imputato e per protesta si rivolse all'Arcivescono di Magonza. Questi convocò un sinodo dei suoi suffraganei, e tutte le voci furono contro l'inquisitore di Marburgo, che non poté di conseguenza procedere oltre. 

Non contento dell'esito della crociata contro gli Albigesi in Linguadoca, nel 1233 Corrado propose una sorta di Soluzione Finale: una seconda crociata con massacro indiscriminato di tutti i nobili di quelle terre tormentate. 
A questa carriera di nefandezze e di mostruosità pose fine l'esasperazione di alcuni Catari, che uccisero l'inquisitore e il suo compagno francescano Gerhard Lutzelkolb il 30 giugno dello stesso anno. 

Il Sinodo di Magonza non era favorevole alla venerazione della memoria di questo assassino, ma l'iniqua mano di papa Gregorio IX dispose che fosse sepolto accanto ad Elisabetta di Turingia e che pene severe fossero comminate ai suoi esecutori. 

Ciò che è stato denominato Shoah, ossia Devastazione, non è liquidabile come un evento avulso dalla storia del pianeta: è innanzitutto un luogo mentale che esiste nel profondo di ogni inquisitore. La determinazione ad ESTINGUERE ha avuto il suo terreno di coltura più fertile nella Chiesa di Roma, ed è quello il chiaro fondamento delle dottrine di epurazione che hanno reso possibili le camere a gas e i forni crematori. Corrado di Marburgo non disponeva di simili mezzi, ma se li avesse avuti avrebbe lasciato un'Europa spopolata.

Un'importante fonte di dati è l'Enciclopedia Cattolica - che pure è notoriamente di parte - a incontestabile riprova dell'assoluta malvagità del personaggio.

(Il Volto Oscuro della Storia, 29 settembre 2007)

lunedì 30 settembre 2024

IL PROBLEMA DELLA PRONUNCIA EGITTOLOGICA DELL'ANTICO EGIZIANO

Anni fa mi sono imbattuto in un video in cui il Direttore del Museo Egizio di Torino pronunciava un lungo discorso, che nelle intenzioni doveva essere nella lingua degli Antichi Egizi. Dopo una lunga ricerca sono riuscito a ritrovarlo, incorporato in un articolo pubblicato sul quotidiano La Stampa nel 2017. Questo è il link:


Stando all'articolista, nella Terra del Nilo si parlava proprio con quei suoni, rievocati quasi tramite contatto spiritico con i Morti. Ma le parole erano pronunciate davvero così? A mio avviso no. È anche possibile che un egiziano del Medio Regno non avrebbe capito molto. Per contro, anche il Direttore del Museo Egizio di Torino avrebbe non poche difficoltà di comprensione se si trovasse davanti a un egiziano del Medio Regno. Qual è il motivo di tutto ciò? 
Semplice: gli antichi Egiziani scrivevano soltanto le consonanti. Le consonanti jw erano "inferme", analogamente a quanto avviene nei sistemi di scrittura delle lingue semitiche come l'ebraico e l'arabo: erano deboli e tendevano a dileguarsi. Non scrivendo le vocali e rendendosi necessario pronunciare in qualche modo le parole, gli egittologi hanno escogitato questo sistema: 

pronunciano la consonante /j/ come una vocale /i/;
pronunciano la consonante /w/ come una vocale /u/;
pronunciano le consonanti /³/ e /ˁ/ come una vocale /a/;
intercalano secondo la necessità una vocale /e/.

Esempi: 

pronunciano nfr "buono, bello" come nefer
pronunciano nfrt "buona, bella" come neferet
pronunciano bjn "cattivo" come bin
pronunciano bjnt "cattiva" come binet
pronunciano rˁw "sole" come ra
pronunciano rn "nome" come ren
pronunciano jrp "vino" come irep
pronunciano mzh "coccodrillo" come mezeh
pronunciano znf "sangue" come zenef

Queste pronunce sono puramente convenzionali e di per sé false come una banconota da 12 euro. Il sole è chiamato ra in hawaiiano, ma non era chiamato così nell'augusta lingua dell'Egitto. 
In realtà, il Direttore del Museo Egizio di Torino è perfettamente consapevole di questo limite. In altre occasioni ne ha parlato in modo esplicito. Purtroppo, ci sono nel Web molti utenti che non sanno proprio nulla della questione, guardano il video e poi credono con fanatica convinzione di sentire la vera pronuncia degli Egiziani antichi. Non sapere nulla non può essere una colpa, ma passare dalla mancanza di conoscenza al furore cieco caratterizza i coglioni. 

Un paradosso gravoso

Dall'osservazione dei fatti si arriva a una spaventosa antinomia. Un individuo che pronuncia nefer "buono", "bello" e neferet "buona", "bella", credendo che la dizione sia corretta, può essere considerato sia dotto che ignorante

1) è dotto: si è messo a studiare lo scheletro della lingua egiziana, che consiste nelle sue consonanti, utilizzando la pronuncia convenzionale inventata dagli egittologi e caratterizzata dalla vocale -e- intercalata;
2) è ignorante: è malato di sindrome di Dunning-Kruger galoppante, perché non sa che gli Egizi non pronunciavano così le parole, e scambia un artificio degli egittologi per l'unica realtà possibile. 

Il problema è che dall'istruzione in una conoscenza artefatta non si ricava nulla di buono. La pronuncia egittologica è stata adottata e propagandata soltanto per la sua utilità pratica. Al contempo, senza i dovuti accorgimenti, è più dannosa della peste polmonare.

1) L'utilità consiste nel rendere pronunciabile e fruibile un'immensa mole di documenti: materiale letterario, storico, religioso, etc.
2) Il danno consiste nell'ostacolare la conoscenza della pronuncia reale, che non è immediata, ma va conquistata col sudore e col sangue, tra mille problemi e incertezze.

Come restaurare le vocali

Il problema della ricostruzione del vocalismo è difficile ma non insormontabile. Richiede una grande fatica e si oppone in modo nettissimo alla pigrizia indotta dalla falsa pronuncia egittologica!
Innanzitutto esistono trascrizioni di nomi egiziani in lingue che utilizzavano le vocali, come l'accadico (es. il nome del Faraone NIBMUARIA, che gli egittologi leggono Neb-Maat-Ra). Questo ci permette di avere un'idea della pronuncia reale dell'epoca. 
Una delle cose più difficili da capire per il pubblico è un fatto che dovrebbe essere universalmente noto: le lingue cambiano col passar del tempo. Non cambiano a caso. L'antico egiziano, evolvendosi tramite naturale usura fonetica, ha dato il tardo egiziano o demotico. Infine, in epoca cristiana, il prodotto finale di questo processo è il copto, diviso in più dialetti (Sahidico, Bohairico, Akhmimico, Fayyumico, Licopolitano e alcuni altri). Il copto ha abbandonato la scrittura tradizionale e ha adottato l'alfabeto greco, integrato con alcuni caratteri demotici per esprimere alcune consonanti peculiari. Questo ci permette di avere una base per ricostruire la pronuncia delle parole nelle varie epoche passate. Il problema riguarda le parole che non sono sopravvissute (purtroppo molte) e che non hanno lasciato testimonianza in trascrizioni in lingue con notazione vocalica.

Il sistema vocalico dell'Antico Regno e del Medio Regno era particolarmente semplice. 
Tre vocali toniche brevi /a/, /i/, /u/, che ricorrono in sillaba chiusa.
Tre vocali toniche lunghe /a:/, /i:/, /u:/, che ricorrono in sillaba aperta. 
Le vocali atone tendono a diventare indistinte. 
Col passare dei secoli hanno cominciato a prodursi alterazioni. 
Nel seguito sono riportate alcune trafile particolarmente interessanti.  


1) NFR "buono", "bello"
femminile: NFRT


Antico Regno:
nfr "buono, bello" : pronuncia /'na:fir/
nfrt "buona, bella" : pronuncia /'nafrat/

Medio Regno: 
nfr "buono, bello" : pronuncia /'na:fa/
nfrt "buona, bella" : pronuncia /'nafra/ 

Tardo Nuovo Regno - Demotico:
nfr "buono, bello" : pronuncia /'no:fə/
    > /'nu:fə/
nfrt "buona, bella" : pronuncia /'nɔfrə/ 

Copto (Sahidico):
ⲛⲟⲩϥⲉ (noufe) "buono, bello" (m.)
   pronuncia /'nu:fə/
ⲛⲟϥⲣⲉ (nofre) "buona, bella" (f.)
   pronuncia /'nɔfrə/ 


2) BJN "cattivo" 
femminile: BJNT


Antico Regno: 
bjn "cattivo" : pronuncia /'ba:jin/
bjnt "cattiva" : pronuncia /'bajnat/ 

Medio Regno:
bjn "cattivo" : pronuncia /'ba:ˀan/, /'ba:ˀən/
bjnt "cattiva" : pronuncia /'baˀna/ 

Tardo Nuovo Regno - Demotico: 
bjn "cattivo" : pronuncia /'bo:ˀən/
bjnt "cattiva" : pronuncia /'bɔˀnə/ 

Copto (Sahidico): 
ⲃⲱⲱⲛ (bōōn) "cattivo" (m.) 
   pronuncia /βo:n/
ⲃⲟⲟⲛⲉ (boone) "cattiva" (f.)
   pronuncia /'βɔ:nə/


3) RˁW "sole"

Antico Regno: 
rˁw "sole" : pronuncia /'ri:ˁuw/ 

Medio Regno: 
rˁ(w) "sole" : pronuncia /'ri:ˁa/
   >  /'re:ˁa/

Tardo Nuovo Regno - Demotico:
"sole" : pronuncia /'re:ˀə/

Copto (Sahidico): 
ⲣⲏ () "sole" (m.) 
forma determinativa: ⲡⲣⲏ (prē) "il sole"
 

4) RN "nome"
plurale: RNW 

Antico Regno: 
rn "nome" : pronuncia /rin/
rnw "nomi" : pronuncia /rinw/

Medio Regno: 
rn "nome" : pronuncia /rin/ 
rnw "nomi" : pronuncia /rinw/

Tardo Nuovo Regno - Ddemotico: 
rn "nome" : pronuncia /ren/ 
rnw "nomi" : pronuncia /renw/ > /ren/ 

Copto (Sahidico):
ⲣⲁⲛ (ran) "nome" 
ⲣⲁⲛ (ran) "nomi" (pl.) 
forma determinativa: ⲡⲣⲁⲛ (pran) "il nome"


5) JRP "vino" 

Antico Regno: 
jrp "vino" : pronuncia /'ju:rap/

Medio Regno: 
jrp "vino" : pronuncia /'u:rap/
Prestiti:
   => Antico nubiano ⲟⲣⲡⲁ (orpa) "vino"

Tardo Nuovo Regno - Demotico: 
jrp "vino" : pronuncia /'e:rəp/
Prestiti:
   greco ἕρπις (hérpis) = οἶνος
   (Ipponatte)
Nota:
La vocale è diventata anteriore:
/'u:rap/ > /'y:rəp/ > /'e:rəp/

Copto (Sahidico): 
ⲏⲣⲡ (ērp) "vino"
   pronuncia /e:rp/


6) RNPT "anno" 
plurale: RNPWT "anni" 

Antico Regno: 
rnpt "anno" : pronuncia /'ranpat/
rnpwt "anni" : pronuncia /ran'pawwat/

Medio Regno: 
rnpt "anno" : pronuncia /'ranpa/
rnpwt "anni" : pronuncia /ran'pawwa/

Tardo Nuovo Regno - Demotico:
rnpt "anno" : pronuncia /'rɔnpə/
rnpwt "anni" : pronuncia /rən'pɔwwə/

Copto (Sahidico):
ⲣⲟⲙⲡⲉ (rompe) "anno"
   pronuncia /'rɔmpə/
ⲣⲙⲡⲟⲟⲩⲉ (rmpooue) "anni"
   pronuncia /rəm'pɔwə/


7)
MZ "coccodrillo" 
plurale: MZW "coccodrilli" 

Antico Regno:
mzḥ "coccodrillo" : pronuncia /ma'zaħ/
mzḥw "coccodrilli" : pronuncia /ma'zaħw/

Medio Regno:
msḥ "coccodrillo" : pronuncia /ma'saħ/
msḥw "coccodrilli" : pronuncia /ma'saħw/
Nota:
Comincia a trovarsi la grafia jmsḥ, che parrebbe presupporre /amsaħ/ o /imsaħ/. Devono essere pronunce formatesi quando la parola era atona, precedendo un aggettivo o un verbo. 

Tardo Nuovo Regno - Demotico: 
msḥ "coccodrillo" : pronuncia /mə'saħ/
msḥw "coccodrilli" : pronuncia /mə'sawħ/ 
     > /mə'sɔwħ/

Copto (Sahidico):
ⲙⲥⲁϩ (msah) "coccodrillo"
   pronuncia /əm'sah/
ⲙⲥⲟⲟϩ (msooh) "coccodrilli"
   pronuncia /əm'sɔ:h/


8) ZNF "sangue"

Antico Regno:
znf "sangue" : pronuncia /zi'naf/
Nota:
Ho ricostruito la vocale atona /i/ sulla base del proto-afroasiatico *ʒin- "sangue" (Hausa jinī "sangue"; Tuareg Tamasheq ašni "sangue"). Il tentativo è molto incerto; in ogni caso, tale vocale ha seguito un percorso di indebolimento.

Medio Regno:
snf "sangue" : pronuncia /si'naf/ > /sa'naf/

Tardo Nuovo Regno - Demotico: 
snf "sangue" : pronuncia /sə'nɔf/

Copto (Sahidico): 
ⲥⲛⲟϥ (snof) "sangue"
   pronuncia /əs'nɔf/ 

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Questa è una pagina della Wikipedia in inglese, che presenta alcuni esempi di evoluzione fonetica di parole egiziane dall'epoca pre-dinastica al copto: 

sabato 28 settembre 2024

LA LINGUA REGALE DI MITANNI, UNA FORMA DI PROTO-SANSCRITO IN SIRIA

La forma più antica di sanscrito è quella utilizzata nel Rig Veda (denominata antico indiano o sanscrito rigvedico). Sorprendentemente, le prime testimonianze del sanscrito rigvedico sono state rinvenute in iscrizioni scoperte non nelle pianure dell'India, bensì in pieno Medio Oriente. Non consistono in testi completi, bensì in antroponimi e in termini tecnici contenuti in documenti redatti in altre lingue. 



Tra il 1600 circa e il 1260 a.C., nella tarda Età del Bronzo, una dinastia nota come Mitanni (o Mittani; arcaico Maitani) governò il bacino superiore dell'Eufrate e del Tigri, un territorio corrispondente agli attuali stati di Siria, Iraq e Turchia, che gli Assiri chiamavano Hanigalbat o Hani-Rabbat, e che in antico babilonese era noto come Habigalbat. Gli Egizi chiamavano questa nazione Nhrn (pronuncia ricostruita /naha'ri:na/). Il periodo di massimo splendore va dal 1500 al 1350 a.C.; la fine del Regno è stata causata dalla sconfitta militare in un'improvvida guerra contro Babilonia. I Mitanni avevano adottato per tutti gli usi politici e amministrativi la lingua hurrita, non indoeuropea, non imparentata con il sanscrito. Tuttavia, tutti i sovrani portavano nomi sanscriti, così come molti membri delle élite locali, a dimostrazione di una profonda influenza culturale indoaria. 

I Mitanni possedevano una cultura che, al pari di quella dei popoli vedici, attribuiva grande importanza alla guerra con i carri. Inoltre, la loro aristocrazia militare era composta da guerrieri su carro chiamati MARYANNU, termine derivato dalla parola sanscrita marya, che significa "giovane uomo" - e con un lieve slittamento semantico, "giovane guerriero", "guerriero". Veneravano le stesse divinità presenti nel Rig Veda, pur avendone anche di locali, assimilate dal pantheon degli Hurriti, come l'uranico Tešup. Nel 1380 a.C. il loro re Šattiwaza stipulò un trattato con un sovrano rivale, l'hittita Šuppiluliuma, in cui Indra, Varuna, Mitra e i Nasatya (o Nāsatya, gli Aśvin) venivano invocati come testimoni divini per la parte mitannica, a garanzia della lealtà alla parola data. Sebbene gli induisti di oggi abbiano cessato di venerare queste divinità, esse figuravano tra le più importanti anche nel Rig Veda. Oggi pochi crederebbero che nei tempi antichi si arrostivano pingui torelli in onore di quegli Dei, ingurgitando le carni succulente e ubriacandosi pesantemente! 
Possiamo dire che Mitanni era una nazione la cui aristocrazia era permeata da ossessioni equine totalizzanti. La fissazione per i cavalli era assoluta. Dobbiamo però ricordare che i cavalli non venivano cavalcati: sarebbe stato considerato disonorevole per un animale tanto nobile. Si usavano i cavalli per trainare i carri da guerra.

Si tratta di dati sorprendenti. Come sottolinea David Anthony nel suo libro "The Horse, the Wheel, and Language" (2007), ciò implica che non solo il sanscrito rigvedico fosse anteriore alla compilazione del Rig Veda nell'India nord-occidentale, ma che anche "il pantheon religioso centrale e le convinzioni morali sancite nel Rig Veda" esistessero già in un'epoca altrettanto remota. David Anthony scrive che le popolazioni migrate verso ovest furono forse impiegate come aurighi mercenari dai re degli Hurriti della Siria. Tali aurighi parlavano la stessa lingua e recitavano i medesimi inni che, in seguito, sarebbero stati raccolti nel Rig Veda dai loro compagni spintisi verso est, fino a penetrare nel subcontinente indiano.
Questi parlanti del sanscrito rigvedico usurparono il trono dei loro datori di lavoro e fondarono il regno di Mitanni. Pur acquisendo un regno, i Mitanni finirono col perdere la propria cultura, adottando la lingua e la religione locali degli Hurriti. Tuttavia, sopravvissero i nomi reali, alcuni termini tecnici legati all'uso dei carri e, naturalmente, le divinità Indra, Varuna, Mitra e i Nasatya. Cercare di ricostruire una cronologia di questo processo è arduo.

Eusebio di Cesarea, agli inizi del IV secolo, riferisce citazioni di Eupolemo, uno storico ebreo del II secolo a.C., le cui opere sono perdute, che affermavano che "al tempo di Abramo gli Armeni invasero la Siria"; ciò potrebbe corrispondere ad una migrazione degli Hurriti, o della loro aristocrazia, poiché Abramo viene collocato storicamente intorno al 1700 a.C.

Queste sono le interpretazioni sanscrite di un'ottantina di antroponimi del Regno di Mitanni, di altre aree della Siria e della Palestina (Dumont, 1947; Dumont-O'Callaghan 1948; Gentile, 2019): 

ABIRATTA
   forma soggiacente Abhiratha
   sanscrito Abhiratha
   significato: "Grande Auriga"
   Identità:
   Nome di un re di Babilonia;
   nome di un principe di Barga in Siria.
AITAGAMA
   trascrizioni alternative: 
       AIDAKAMA
   varianti attestate:
       AIṬUGAMA
       ETAGAMA
       EDAGAMA
       ETAKKAMA
       ATAKKAMA
       ITAKAMA
       ITAKKAMA
    forma soggiacente Aitagama
    sanscrito *Etagama 
    significato: "Che corre come un'antilope"
    Identità:
    Nome di un dinasta di Kinza (Kadesh).
AITARA
   varianti attestate:
      AITTARA
      AIDARA
      ATTARA 
  forma soggiacente Aitara
   sanscrito Aitara
   significato: "Figlio di Itarā"
      (ossia "Figlio dell'Altra) 
   Identità:
   Nome di cinque uomini di Nuzi, tra cui uno scriba.
AMBIZINA 
   forma soggiacente Ambijina
   sanscrito Ambijina
   significato: "Vittorioso tramite la madre"
   Identità:
   Nome di un uomo di Nuzi.
ANDAYA
   forma soggiacente Andhāya
   sanscrito Andhaya
   significato: "Cieco"
   Identità:
   Nome di un dinasta di Hazi.
ARIWANA
   forma soggiacente Ariwana
   sanscrito Arivana
   significato: "Conquistatore di nemici"
   Identità:
   Nome di un re di Apina.
ARTAMANYA
   trascrizioni alternative: 
       ARDAMANYA  
    forma soggiacente Artamanya
    sanscrito *Ṛtamanya 
    significato: "Che riverisce la Legge Divina"
   Identità:
   Nome di un dinasta di Ziribashani.
ARTAMNA
   trascrizioni alternative:
      ARDAMNA 
   forma soggiacente Artamna
   sanscrito: *Ṛtamna
   significato: "Devoto alla Legge Divina"
   Identità:
   Nome di due uomini di Nuzi.
ARTAŠŠUMARA
   forma soggiacente Artasmara
   sanscrito Ṛtasmara
   significato: "Nemore della Legge Divina" 
   Identità: 
   Nome di un re di Mitanni.
ARTATAMA 
   trascrizioni alternative:
       ARDATAMA,
       ARTADAMA 
   forma soggiacente Artadhāmā    
   sanscrito tadhāmā
   significato: "Che ha rifugio nella Legge Divina" 
   Identità:
   Nome di due re di Mitanni. 
ARTAYA
   forma soggiacente Artayan
   sanscrito Ṛtayan
     (tema: Ṛtayant-)
   significato: "Che osserva la Legge Divina"
   Identità:
   Nome di almeno un nobile di Upe.
AŠŠURATTI
   forma soggiacente Asurātthi
   sanscrito *Asurātithi
   significato: "Che ha un signore come ospite"
ATTAŠŠAMA
   forma soggiacente Āptasāmā
   sanscrito *Āptasāmā
     (tema: *Āptasāman-)
   significato: "Che ha ottenuto ricchezza"
AUDURTA
   forma soggiacente Audurta
   sanscrito Audṛta
   significato: "Figlio di Udṛta"
    (ossia "Figlio del Nobile)
   Identità:
   Nome di un uomo di Nuzi.
ARZAWIYA
   forma soggiacente Ārjawīya 
   sanscrito Ārjavīya
   significato: "Onesto", "Retto"
   Identità:
   Nome di un uomo di Ruhizzi.
AUAŠŠURA
   Varianti attestate:
      AUAŠURA
   forma soggiacente Awaśśūra
   sanscrito Avaśśūra
   significato: "Eroe dell'aiuto"
   Identità:
   Nome di almeno un uomo di Nuzi.
BARATTARNA 
   trascrizioni alternative: 
       PARATTARNA
   forma soggiacente Paratarṇa
   sanscrito *Paratarṇi 
   significato: "Grande Sole" (1)
   altre traduzioni possibili: "Grande Attraversatore"
   Identità:
   Nome di un re di Mitanni.
BARTAŠWA
   trascrizioni alternative:
      BARTASWA
      BARTAZWA
      BARTAŠSWA
      BARDAŠWA
   forma soggiacente Bardhaśwa
   sanscrito Bṛdhaśva
   significato: "Che ha grandi cavalli"
   Identità:
   Nome di un uomo di Nuzi.
BATUZANA
   trascrizioni alternative:
      PATUZANA
   forma soggiacente Paṭujana
   sanscrito Paṭujana 
   significato: "I cui uomini sono intelligenti"
   Identità:
   Nome di un probabile principe della Siria.
BAYAWA
   forma soggiacente Vāyawa 
   sanscrito Vāyava
   significato: "Figlio del Dio del Vento"
   Identità:
   Nome di un probabile principe della Siria.
BETARTA
    forma soggiacente Vedārtha
    sanscrito Vedārtha
    significato: "Il cui scopo è la Scienza Sacra"
    Identità:
    Nome di un uomo di Nuzi.
BETAŠŠURA
    forma soggiacente Vedāsura
    sanscrito Vedāsura
    significato: "Spirito divino della Scienza Sacra"
    Identità:
    Nome di un uomo di Nuzi.
BIRAŠŠENA
   forma soggiacente Vīrasena
   sanscrito Vīrasena
   significato: "Che ha un esercito di eroi"
   Identità:
   Nome di un patrizio di Shechem.
BIRAZANA
   trascrizioni alternative:
       PIRAZANA 
   forma soggiacente Vīrajana
   sanscrito *Vīrajana
   significato: "I cui uomini sono eroi"
   Identità:
   Nome di due uomini di Nuzi.
BIRIDAŠWA 
   forma soggiacente Prītaśwa 
   sanscrito *Prītaśva
      (aśvān prī- "amare i cavalli")
   significato: "Il cui cavallo è caro"
   Identità:
   Nome di un principe di Yanuamma.
BIRIDIYA
   forma soggiacente Vriddhīya
   sanscrito Vṛdhīya
   significato: "Che accresce la prosperità"
   Identità:
   Nome di un dinasta di Megiddo.
BIRYA 
   trascrizioni alternative:
       PIRYA 
   forma soggiacente Vīrya 
   sanscrito Vīrya
   significato: "Valore", "Eroismo"
   Identità:
   Nome di due uomini di Nuzi.
BIRYAMAŠDA 
   forma soggiacente Priyamazdha :  
   sanscrito Priyamedha 
   significato: "La cui saggezza è cara" 
BIRYAŠAUMA
   forma soggiacente Vīryasauma
   sanscrito Vīryasoma
   significato: "Dio lunare del valore"
BIRYAŠŠURA
   forma soggiacente Vīryāsura
   sanscrito Vīryāsura
   significato: "Spirito divino dell'eroismo"
   Identità:
   Nome di un uomo di Nuzi.
BIRYAŠWA 
   forma soggiacente Priyaśwa 
   sanscrito *Priyaśva
   significato: "Il cui cavallo è caro"
BIRYATTI
   forma soggiacente Priyātthi
   sanscrito Priyātithi
   significato: "Che ha un amico come ospite"
BIRYAWAZA
   forma soggiacente Vīryawāja 
   sanscrito Vīryavāja
   significato: "Che ha vinto il premio del valore"
   Identità:
   Nome di un principe di Upe.
DAŠARTI
   forma soggiacente Dāsarti
   sanscrito Dāsarti 
   significato: "Memico dei Barbari"
   Identità:
   Un uomo di Amurrû.
DUMŠIMANA
   varianti attestate:
      DŪŠMANA
      TŪŠMANA
   forma soggiacente Tuwšimana
   sanscrito Tuviṣmanas 
   significato: "Dalla mente forte"
   Identità:
   Nome di tre uomini di Nuzi.
INTARATTI
   forma soggiacente Indrātthi
   sanscrito Indrātithi
   significato: "Che ha Indra come ospite"
INTARUDA
varianti attestate:
       INTARUTA
       ENDARUTA 
   forma soggiacente Indraūta 
   sanscrito Indrota 
   significato: "Aiutato da Indra" 
   Identità:
   Un capo di Akshapa.
KALMAŠŠURA 
   varianti attestate:
        GALMAŠŠURA
        QALMAŠŠURA
   forma soggiacente Karmāsura
   sanscrito Karmāsura 
       (spirito divino dell'azione, del sacrificio)
   significato: "Eroe dell'azione", "Eroe del sacrificio"
   Identità:
   Nome di tre uomini di Nuzi.
MARYATTI
   forma soggiacente Maryātthi
   sanscrito *Maryātithi
   significato: "Che ha un guerriero come ospite"
MATTIWAZA 
   forma soggiacente Matiwāja
   sanscrito Mativāja 
   significato: "La cui ricchezza è la preghiera" 
   Identità:
   Nome di un re di Mitanni.
MAYARZANA
   forma soggiacente Māyārjana
   sanscrito Māyārjana
   significato: "Acquisizione di poteri soprannaturali"
   Identità:
   Nome di un dinasta di Hazi.
MITTARATTI
   forma soggiacente Mitrātthi 
   sanscrito Mitrātithi 
   significato: "Che ha Mitra come ospite"
NAMAZZANI
   forma soggiacente Namajjani
   sanscrito Namojani 
     (< namas + -jani)
   significato: "Fonte della venerazione", 
      "Che fa nascere venerazione"
   Identità:
   Nome di un uomo di Nuzi.
PARATTI
   forma soggiacente Prātthi
   sanscrito *Prātithi
   significato: "Il cui ospite è prominente"
PARŠATATAR 
   trascrizioni alternative: 
       PARŠASATAR 
       PARSAŠATAR
   forma soggiacente Parśakṣatra
   sanscrito Paraśukṣatra 
   significato: "Governatore con l'ascia" 
   Identità:
   Nome di un re di Mitanni.
PURDAYA
   forma soggiacente Purdaya
   sanscrito Purudaya
   significato: "Che dà molto"
   Identità:
   Nome di un capo di Taanach.
PURUŠA 
   forma soggiacente Puruṣa
   sanscrito Puruṣa
   significato: "Uomo"
   Identità:
   Nome di almeno cinque uomini di Nuzi.
   Nota:
   Non trovato in Dumont (1947) e in Gentile (2019).
RUṢMANYA
   forma soggiacente Rucmanya 
   sanscrito Rucimanya
   significato: "Che onora la Luce"
   Identità:
   Nome di un dinasta di Sharuna. 
ŠAIMAŠŠURA
   forma soggiacente Kṣaimāsura
   sanscrito Kṣemāsura
   significato: "Spirito divino della Pace"
   Identità:
   Nome di almeno un uomo di Nuzi.
ŠATTAWAZZA
   forma soggiacente Saptawāja
   sanscrito Saptavāja
   significato: "Che ha vinto sette premi"
   Identità:
   Nome di un uomo di Nuzi.
ŠATTIWAZA
   forma soggiacente Sātiwāja
   sanscrito Sātivāja 
   significato: "Vincitore del premio della corsa"
   Identità:
   Nome di un re di Mitanni.
ŠATTUARA
   forma soggiacente Satwara
   sanscrito Satvara
   significato: "Veloce"
   Identità:
   Nome di due re di Mitanni.
ŠAUMATI
   trascrizioni alternative: 
       ŠAUMADI 
   forma soggiacente Saumati
   sanscrito *Saumati
   significato: "Figlio del Saggio" (2)
ŠAUŠŠATTI
   trascrizioni alternative:
       ŠAUŠSATTI
   forma soggiacente Sauṣapti
   sanscrito Sauṣapti
        ("Figlio di Suṣapti")
   significato: "Che ha buoni addestratori di cavalli"
   Identità:
   Nome di un notabile di Nuzi.
ŠAUŠTATAR 
   forma soggiacente
   sanscrito Saukṣatra 
   significato: "Figlio del buon governatore" (3) 
   Identità:
   Nome di un re di Mitanni.
ŠUBANDU
   varianti attestate: 
       ŠUBANDI 
   forma soggiacente Subandhu
   sanscrito Subandhu 
   significato: "Che ha buoni parenti" 
   Identità:
   Nome di un principe della Palestina meridionale.
ŠUMALA
   forma soggiacente Sumāla
   sanscrito Sumāla
   significato: "Che ha una bella ghirlanda"
   Identità:
   Nome di un uomo di Nuzi.
ŠUMATRA
   forma soggiacente Sumātra
   sanscrito Sumātar
   significato: "Che ha una buona madre"
   Identità:
   Nome di almeno due uomini di Nuzi.
ŠUMITTA
   forma soggiacente Sumitra
   sanscrito Sumitra, Sumitrya
   significato: "Che ha buoni amici"
ŠUNAŠŠURA
   forma soggiacente Śunāsura
   sanscrito Śunāsura
   significato: "Spirito divino della prosperità"
   Identità: 
   Nome di un re di Kizwatna.
ŠURATTARNA
   trascrizioni alternative: 
       ŠURADARNA
   forma soggiacente Śūradharna
   sanscrito Śūradharana
   significato: "Che sostiene gli eroi"
   Identità:
   Nome di un probabile re di Mitanni.
ŠURYATTI
   forma soggiacente Suryātthi
   sanscrito *Suryātithi
   significato: "Che ha il Sole come ospite"
ŠUTATARRA
   forma soggiacente Sūtatāra
   sanscrito Sūtatāra
   significato: "Protettore degli aurighi"
   Identità:
   Nome di un nobile di Kadesh;
   nome di un uomo di Nuzi.
ŠUTATNA
   forma soggiacente Sūtatna
   sanscrito Sūtatana
   significato: "Figlio di un auriga"
   Identità:
   Nome di un dinasta di Accho.
ŠUTTARNA
   trascrizioni alternative:
       ŠUDARNA 
   forma soggiacente Sutarṇa 
   sanscrito *Sutarṇi 
   significato: "Buon Sole" (1)
   altre traduzioni possibili: "Buon Attraversatore"
   Identità:
   Nome di due re di Mitanni;
   nome di un figlio di un re degli Hurriti.
ŠUWARDATA 
   varianti attestate:
       ŠUARDATA,
       ŠUARDATU
   forma soggiacente Swardāta 
   sanscrito *Svardāta
   significato: "Donato dal Cielo"
   altre traduzioni possibili: "Donato dal sole"
   Identità:
   Nome di un principe di Hebron;
   nome di un uomo di Shechem.
ŠUWATITI 
   trascrizioni alternative:
      ŠUWADITI
   forma soggiacente Swadhiti
   sanscrito Svadhiti
   significato: "Scure"; "Fulmine"
   Identità:
   Nome di un uomo di Alalakh.
ŠUWATTI
   forma soggiacente Suwatthi
   sanscrito Suvatithi
   significato: "Che ha un buon ospite"
TEUWATTI
   forma soggiacente Dewātthi 
   sanscrito Devāthiti
   significato: "Che ha una divinità come ospite"
   Identità:
   Nome di un principe di Lapana.
TUŠRATTA 
   varianti attestate:
        TUIŠERATTA,
        TUŠERATTA,
        DUŠRATTA
   forma soggiacente Twiṣaratha 
   sanscrito Tveṣaratha 
   significato: "Possessore di carri veloci" 
   traduzioni erronee: "Possessore di dieci carri" (4)
   Identità:
   Nome di un re di Mitanni.
URUTIDTI 
   forma soggiacente Urudīti
   sanscrito Urudīti 
   significato: "Che ha vasto splendore"
   Identità:
   Nome di un re degli Hurriti.
UTTAZINA
   varianti attestate:
       UTTIZANA
   forma soggiacente Ūtajina, Ūtijana
   sanscrito Ūtajana
   significato: "I cui sudditi sono protetti"
   Identità:
   Nome di almeno un uomo di Nuzi.
WAMBADURA
   forma soggiacente Wāmpāṇḍura
   sanscrito Vāmapāṇḍura
   significato: "Bello e pallido"
   Identità:
   Nome di un nobile di Upe.
WARAŠAMA
   forma soggiacente Wārasāmā
   sanscrito Vārasāmā
     (tema: Vārasāman-)
   significato: "Che ha acquisito eccellenti ricchezze"
   Identità:
   Nome di un uomo di Nuzi.
WARAUTU
   forma soggiacente Waraūtu
   sanscrito Varaūti
   significato: "Che ha una protezione eccellente"
   Identità:
   Nome di un uomo di Nuzi.
WASAŠATTA
   trascrizioni alternative: 
      WAŠASATTA
   forma soggiacente Wāsasāpta
   sanscrito Vāsasāpta
   significato: "Che possiede un'eptade di case",
       "Che possiede sette case"
   Identità:
   Nome di un re di Mitanni.
WAZZI
   sanscrito: Vājī
     (tema: Vājin-)
   significato: "Vittorioso", "Vincitore"
   Identità:
   Nome di un uomo di Nuzi.
YAMIBANDA
   forma soggiacente Yamibandha
   sanscrito Yamibandha 
   significato: "Legato a Yamin"
   Identità:
   Nome di un principe di Taanach.
YAMIUTA
   forma soggiacente Yamiūta
   sanscrito Yamyūta
   significato: "Favorito da Yamin"
   Identità:
   Nome di un dinasta di Guddashuna.
YAŠDATA
   forma soggiacente Yajdāta
   sanscrito Yajadāta
   significato: "Dato per il sacrificio"
   Identità:
   Nome di un principe della Palestina.
ZIRDAMYAŠDA
   trascrizioni alternative: 
       ZIRTAMYAŠTA 
   forma soggiacente Citramyastā
   sanscrito Citramyastā
      (tema: Citramyastṛ-)
   significato: "Che fa splendide offerte"
ZITRIYARA
   forma soggiacente Citriyarā
   sanscrito Citryarā
    (tema: Citryarai-)
   significato: "Che ha splendenti proprietà"
   Identità:
   Nome di principe della Siria.

Note:
(1) L'opinione comune è che il sanscrito tarṇi "sole" in origine significasse "colui che attraversa (il cielo)", dalla radice tar- "attraversare", di chiara origine indoeuropea.
(2) In sanscrito è attestato il nome Sukṣatra "Buon governatore". Il nome mitannico è formato come un suo derivato regolare, sostituendo la vocale -u- con il dittongo -au-.
(3) In sanscrito è molto comune il nome Sumati "Saggio". Il nome mitannico è formato come un suo derivato regolare, sostituendo la vocale -u- con il dittongo -au-.
(4) Si trova spesso il confronto con il sanscrito Daśaratha "Possessore di dieci carri", ma questo è impossibile per motivi fonetici.

Queste sono le interpretazioni sanscrite dei teonimi dei Mitanni: 

ARUNA
variante: URUWANA 
   forma soggiaciente Varuna 
   sanscrito Varuna
MITRA
   forma soggiacente Mitra 
   sanscrito Mitra 
INTAR
variante: INDARA
   forma soggiacente Indra 
   sanscrito Indra 
NAŠATIYANNA 
   forma soggiacente Nasatya-
   sanscrito Nasatya
ĀKNIŠ
(attestato solo in hittita)
   forma soggiacente Āgnis 
   sanscrito Agni
Nota: 

Un trattato sull'allevamento dei cavalli scritto da Kikkuli l'Hurrita, scritto nella nobilissima lingua hittita, contiene alcuni termini di importanza capitale che sono immediatamente correlabili al sanscrito: 

AIKA- "uno" : 
   = sanscrito eka "uno" 
TERA- "tre" : 
   = sanscrito tri "tre" 
PANZA- "cinque" : 
   = sanscrito pañca "cinque"  
ŠATTA- "sette" : 
   = sanscrito sapta "sette" 
NĀ(A)- "nove" : 
   = sanscrito nava "nove") 
AŠŠUWA "cavallo"  
  = sanscrito aśva "cavallo"
AŠŠUŠŠANNI "addestratore di cavalli"
  = sanscrito aśvasana "addestratore di cavalli"
WARTANNA- "giro" 
   = sanscrito vartana "rotondo" 

Questi sono i composti attestati:

   AIKAWARTANNA "un giro" 
   TERAWARTANNA "tre giri
   PANZAWARTANNA "cinque giri"
   SATTAWARTANNA "sette giri" 
   NĀWARTANNA "nove giri"

Un altro testo ha i seguenti vocaboli, attinenti al colore del pelo dei cavalli: 

BABRU- "bruno" :
   = sanscrito babhru "bruno" 
PARITA- "grigio" : 
   = sanscrito palita "grigio"  
PINKARA- "rosso, fulvo" 
   = sanscrito piṅgala "rosso scuro".  
Questi aggettivi, che sono tutti di chiara origine indoeuropea, si trovano attestati col tipico suffisso hurritico -NNU:

BABRUNNU 
PARITANNU
PINKARANNU

Un interessante termine militare: 

MIŠTANNU "ricompensa per un fuggitivo"
forma soggiacente: mizdha-
sanscrito mīḍha "ricompensa per un fuggitivo"

Questa preziosa reliquia lessicale dimostra che è da rigettare l'interpretazione del nome ŠUMITTA come sumīḍha "generoso" o sumedha "di buona comprensione, saggio", perché in mitannico l'antico gruppo -zdh- si conserva (vedi anche BIRYAMAŠDA). Il mitannico avrebbe *ŠUMIŠDA per sumīḍha e *ŠUMAŠDA per sumedha. Credo che questo sia un risultato molto interessante.

Etimologia di Mitanni

Il nome di questa nazione è interpretabile come una derivazione, mediante il suffisso hurrita -NNI, da una radice di chiara origine indoaria, *maita- "unito", derivata dal verbo sanscrito मिथ् mith- "unire", "accoppiare", "incontrare". Il nome Mitanni / Mittani significherebbe dunque "Regno Unito". La radice è in ultima analisi è la stessa da cui deriva il teonimo MITRA. In Egitto il nome di Mitanni è stato adattato come M(ˁ)tnj, da pronunciarsi /mai'ta:ni/, sinonimo del già visto Nhrn. La pronuncia ricostruita egiziana somiglia molto alle più antiche attestazioni del nome indoario.

Etimologia di Waššukanni

La capitale del Regno di Mitanni si chiamava Waššukanni; è stato ipotizzato che il toponimo sia di origine indoaria antica, formato dalla stessa radice del sanscrita vasu- "buono", a cui sono stati aggiunti il ​​suffisso -ka- , esso stesso di origine indiana, più il già visto suffisso hurrita -NNI. Il significato sarebbe quindi qualcosa come "Luogo Buono".

Link utili:

Dumont (1947) 
Problemi di difficile soluzione

Sarebbe estremamente interessante avere un dizionario completo dell'antica lingua regale di Mitanni, di cui ci restano soltanto vestigia. In teoria dovrebbero mancare interi strati di vocaboli non indoeuropei che invece abbondano nella lingua dell'India. Allo stesso tempo dovrebbero essere esistiti lemmi di sostrato di origine ignota. Un argomento da approfondire. Purtroppo non ci sono arrivati i dati necessari per comprendere a fondo il problema, ma qualcosa già possiamo dire. 

Se si trovasse anche una sola parola di sostrato presente nei testi del Rig Veda, che fosse indoeuropea come "pizza" è una parola anglosassone, se si vedesse chiaramente che la sua fonotattica e la sua struttura sono incompatibili con quella delle parole ereditate, ne sorgerebbe qualche cruciale interrogativo. 
Domanda I: 
Da dove proverrebbe questa ipotetica radice? Da quale lingua sarebbe giunta nel proto-sanscrito attestato in Medio Oriente? In che regione era parlato l'antenato diretto di questa lingua? La sua presenza in Mitanni in epoca tanto precoce mostrerebbe che probabilmente non apparteneva a un sostrato tipico del subcontinente indiano. Tuttavia, se non fosse presente nelle lingue iraniche, non potrebbe essere ascritta al sostrato, probabilmente tipico della Battriana, a cui si devono molti vocaboli non indoeuropei comuni sia alle lingue iraniche che a quelle indiane (cfr. Lubotsky). Il mistero permarrebbe fittissimo. 
Domanda II
Si suppone che gli elementi indoarii giunti in Siria siano partiti sulla Battriana emigrati a ovest, dividendosi dai loro consanguinei che sarebbero poi giunti in India. Ne siamo sicuri? A me viene il sospetto che il punto di partenza della migrazione mitannica sia stato in piena India, probabilmente in quello che oggi è chiamato Punjab. Se fossero evidenziate senza possibilità di dubbio caratteristiche dovute a contatti con lingue non indoeuropee dell'India, questa ipotesi acquisterebbe forma e sostanza. La possibilità che in mitannico fossero presenti consonanti cacuminali è particolarmente interessante.

Alcune osservazioni sparse
L'intero universo vedico appare già delineato, con attestazione di parole tuttora fondamentali nell'Induismo moderno (ad esempio Veda) e nel Buddhismo (ad esempio Māyā, Karma) - anche se in quest'ultimo caso con diversa semantica.