Visualizzazione post con etichetta lingua greca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lingua greca. Mostra tutti i post

giovedì 25 luglio 2024

LE MOTIVAZIONI DEGLI ANGLICISMI O LA FORMAZIONE DELL'ITANGLISH

Si definiscono "prestiti di lusso" quelle parole prese da altre lingue senza una reale necessità. I puristi considerano tutti i prestiti come non necessari. Ma è possibile apporre a ogni prestito l'etichetta "di lusso"? Il punto è che non abbiamo a che fare con semplici vezzi e capricci, come potrebbe sembrare a prima vista: piaccia o no, la logica sottostante esiste e agisce in modo quasi deterministico. Capirlo è la prima cosa necessaria. Analizziamo una situazione concreta: le condizioni della lingua italiana odierna. Come tutti sanno, sono filtrate nel lessico italiano innumerevoli parole inglesi (o talvolta pseudo-inglesi) che hanno contribuito alla formazione di un modo di parlare radicalmente nuovo, che alle orecchie di quelli della mia generazione può suonare cacofonico e detestabile. Questo processo, già pienamente in atto negli anni '80 del XX secolo, ha preso corpo e consistenza in epoca berlusconiana, per espandersi ulteriormente nell'epoca renziana e in seguito. Simile a un'inondazione, il fenomeno è tuttora in corso e non accenna a perdere vigore. Non ha mai incontrato seri ostacoli sul suo cammino, a parte il bofonchiare dei parrucconi e qualche invettiva sui social: come esito si sta generando una lingua mista, l'Itanglish. Sembra un fiume che si gonfia a partire da questi affluenti:
1) Il linguaggio colloquiale e gergale;
2) Il linguaggio mediatico;  
3) Il linguaggio aziendale
4) Il linguaggio economico, finanziario e bancario;  
5) Il linguaggio pubblicitario;
6) Il linguaggio politico;
7) Il linguaggio burocratico e amministrativo; 
8) Il linguaggio informatico; 
9) Il linguaggio medico e scientifico;
10) Il linguaggio artistico e musicale 

Esistono nel Web interi dizionari che spiegano come sostituire gli anglicismi con alternative in italiano corretto. Sono tuttavia certo che non sortiranno alcun effetto utile. Se un medico si imbatte in una malattia e non indaga sulle sue cause, deprecando il paziente, fallirà di certo. Cosa fanno i puristi? Si limitano a sfuriare, assumendo atteggiamenti pedanti, paternalistici, senza porsi una sola domanda sulle radici del problema. 

Passiamo ora in rassegna un campione rappresentativo di questi neologismi, di cui riporto varie informazioni utili (pronuncia italianizzata corrente, derivati, etc.), aggiungendo qualche commento che spero potrò tornare utile a tutti.

ACCOUNT "profilo", "utenza", "registrazione", "conto"
   Origine: informatica, aziendale, bancario  
   Pronuncia italica: /ak'kaunt/
   Derivati: non attestati
Note:
Questo è uno degli anglicismi più radicati nel lessico digitale e lavorativo italiano. Non si trova alcuna alternativa efficace.  Serve una parola breve, da usarsi decine di volte al giorno sul lavoro e nel tempo libero. Parole come "profilo", "utenza", "registrazione" sono troppo lunghe; la sola foneticamente accettabile sarebbe "conto". Il punto è in tutti questi casi si creerebbero problemi a causa della polisemia. No. Non si aiuta la lingua di Dante dicendo "ho creato un conto sul Faccialibro". Chi propone calchi è patetico, come chi cerca di curare la scabbia con impacchi di sterco. 
Fraseologia:
"Il mio account di Facebook è stato bloccato per incitazione all'odio."

BAN "bando, proscrizione"
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /ban/
Non mi è mai capitato di imbattermi in una pronuncia con vocale anteriore, */bεn/
   Locuzioni: mettere il ban
   Derivati: 
      bannare 
      bannato 
   Nuovi allotropi:
      ban - bando 
      bannare - bandire 
      bannato - bandito
Note:
In italiano esisterebbero traduzioni precise del termine "ban". Potremmo dire "bando, "blocco", "esclusione", "espulsione", etc. La soluzione più ovvia, la traduzione letterale "bando", è affetta da polisemia. Quindi può ingenerare ambiguità linguistiche. Il bando può essere l'atto di espellere qualcosa dalla società, di vietarla. Tuttavia il bando può anche essere la promozione o l'annuncio di qualcosa, come una gara, un concorso e simili. Si potrebbe usare "bandire" anziché "bannare". Poi come chiameremmo chi è stato colpito da tale azione, "bandito"? La parola proscrizione non è politicamente neutra: evoca il regime fascista e le leggi razziali del 1938, quindi è stata resa inutilizzabile. Quando ho detto che "I. vorrebbe istituire liste di proscrizione in cui inserire gli autori che si autopubblicano", alcuni utenti hanno reagito con ostilità. Il termine "ban" invece è univoco: si riferisce unicamente alla realtà del Web. Così si applica il ban a qualcuno per espellerlo da un gruppo di un social e simili. Inoltre a far sì che "ban" sia preferito è la sua semplicità fonetica rispetto a tutte le alternative. Proporre alternative come "messa al bando" è ridicolo: se sono anche tecnicamente ineccepibili, non vi è speranza che siano accolte, in quanto scomode.  

BLOG "diario di rete", "diario online"
   Forma originale: web log, weblog
   Origine: informatica
   Pronuncia italica: /blɔg/
   Derivati: 
     blogger 
     blogging
     microblogging 
     bloggare 
Note: 
Il blog nasce come il diario di bordo dei vecchi capitani nautici: un quaderno su cui erano annotate poche considerazioni su ogni giornata trascorsa. Proprio perché è un diario, ci si più scrivere qualsiasi cosa. Se i contenuti sono scabrosi, ripugnanti o pieni di sentimenti grevi, basta premere la crocetta in alto a destra della schermata e uscire. Spero che tutti capiscano che la parola "blog" è un monosillabo. Qualsiasi altra alternativa tratta dal vocabolario italiano sarebbe tediosa, lunga, rallenterebbe ogni discorso. Già soltanto dire "diario" sarebbe un ostacolo, incaglierebbe le giornate.
Fraseologia:
"Mi sono imbattuto in un blog con bellissime foto di ramarri."

BOX "autorimessa"
  Significato tecnico (Treccani): 
   "posto di una singola vettura in un'autorimessa" 
   Origine: mediatica, pubblicitaria
   Pronuncia italica: /bɔks/
   Derivati: non attestati 
Note:
Questo è uno dei più annosi contributi all'Itanglish. Il francesismo "garage" era la sola parola usata negli anni '60 per esprimere il concetto. Negli anni '70 e '80 si diffuse l'ancor più comodo "box", che si rivelò vincente per la sua brevità. Non è vero inglese: è uno pseudo-anglicismo. Si deve notare che nei paesi anglosassoni si usa soltanto "garage", mai "box". Bisogna ammettere che il termine "autorimessa" è una mostruosità lessicale, creata da puristi cavillosi e sostenuta al massimo da qualche maestrina gnè gnè gnè. Il prefisso auto- è assolutamente inutile e complica solo la vita. Avete mai visto una rimessa che non sia usata per auto? Ad esempio, una rimessa per velivoli è già indicata col nome "hangar". Nessuno userebbe mai qualcosa come "autorimessa" nel linguaggio quotidiano. 

BRAINSTORMING "riunione volta a generare idee"
   Significato letterale: "assalto mentale"
   Traduzione in italiano: "tempesta di cervelli"
   Origine: aziendale
   Pronuncia italica: /brein'stormiŋg/, /brein'stɔrmiŋg/
   Derivati: non attestati
Note: 
Si può definire il brainstorming come una forma di pensiero creativo collettivo in cui le idee nascono per generazione spontanea e vengono messe a confronto, col presupposto che nessuna è sbagliata a prescindere. Si punta tutto sulla quantità, nella speranza che prima o poi emerga la qualità. Si tratta di un processo estremamente logorante, defatigante, in grado di annichilire i partecipanti. Una parola complessa come "brainstorming" si è imposta perché non sono state trovate alternative credibili in grado di concentrare così tanti concetti! Il neologismo si è così imposto, anche se presenta una grave discontinuità con la fonotassi delle parole italiane. 
Fraseologia:
"Fissiamo un brainstrorming per definire la strategia."

BRAND "marchio", "marca", "identità visiva"
   Origine: mediatica, pubblicitaria 
   Pronuncia italica: /brand//brεnd/ 
   Derivati: 
      brandizzare 
      brandizzato
   Calchi: 
      marchiare 
      marchiato 
Note:
Continuo a sentir dire che esistono valide alternative in italiano per sostituire questo anglicismo. Il problema è che non esprimono in modo preciso il concetto in tutte le sue sfumature. Facciamo un esempio. Esistono ristoranti in Spagna e altrove che pubblicizzano il brand "mafia". Allo stesso modo, sono numerosi i prodotti alimentari che utilizzano denominazioni contenenti la parola "mafia" e derivati ("mafioso", etc.). Un fenomeno esecrabile, certo. Non si tratta semplicemente di un marchio registrato: il problema è il concetto alla base. La traduzione migliore di "brand" è a mio avviso "identità visiva" - che però è talmente scomodo da risultare improponibile. Quando si propone qualche alternativa a una parola di uso generale, significa che la battaglia è già persa. Queste sono le cose che non capiscono i puristi del Web: "brand" è un monosillabo scattante, mentre qualsiasi alternativa ha più di una sillaba ed è scomoda (mar-ca, mar-chio, etc.). Si riduce tutto alla fonetica: una lingua ricca di polisillabi non può competere con una lingua composta in prevalenza da monosillabi versatili. Inoltre "brand" identifica un concetto all'istante, mentre "marchio" dà luogo a problemi di polisemia: c'è quello di fabbrica, quello del bestiame... e quello d'infamia!

BUG "errore", "difetto", "anomalia informatica"
   Traduzione letterale: "insetto", "cimice"
   Origine: informatica
   Pronuncia italica: /bag/ 
Sul finire del XX secolo mi capitò di udire la pronuncia /bεg/.
   Locuzioni: 
      bug di sistema 
      Millennium bug
   Calchi: 
      baco 
Note:
L'alternativa "baco" è l'unica plausibile e utilizzabile in concreto, data la sua brevità. Tuttavia si deve considerare che è un calco. In pratica è una pura e semplice italianizzazione della parola inglese, non è indipendente da essa. Tra l'altro è un calco imperfetto, basato sull'assonanza: in inglese "bug" non equivale propriamente a "baco" ("piccolo verme"). Si può dire "è bacato" anziché "ha un bug". Quando ho detto a un informatico che il programma era bacato, non ne è stato particolarmente felice.
Fraseologia:
"Il software è ancora pieno zeppo di bug."

CALL "chiamata"
   Origine: aziendale 
   Pronuncia italica: /kol/
   Derivati: non attestati
Note:
Il neologismo si è diffuso enormemente a partire dalle condizioni di smart working semplificato, attivate nel 2020 a causa della pandemia di Covid-19. I lavoratori si sono trovati ad usare piattaforme basate tipicamente sulle riunioni a distanza. Anche con la fine dell'emergenza, il nuovo modo di lavorare è rimasto in uso. In particolare, "riunione in call" significa "riunione da remoto" o "riunione online". Vince su ogni alternativa perché è scattante e ha meno sillabe. Basti confrontare il monosillabo "call", funzionale e scattante, con il trisillabo "chiamata" (chia-ma-ta). Perché dire in tre sillabe ciò che si può dire con un monosillabo? Quando si passano intere giornate immersi in chiamate estenuanti, la brevità è un vantaggio non indifferente.
Fraseologia:
"Sono in call." 
"Fissiamo una riunione in call per giovedì."

CHAT "conversazione o messaggistica istantanea"
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /tʃat/
Non mi è mai capitato di imbattermi in una pronucia con vocale anteriore, */tʃεt/
  Derivati: 
    chattare /tʃat'tare/
Note:
Derivato dall'inglese to chat "chiacchierare", questo neologismo definisce lo scambio di messaggi in tempo reale su Internet. Chi propone risibili alternative per questo neologismo, come "conversazione telematica", "chiacchierata telematica" o "scambio di messaggi", non ha la benché minima idea di cosa significhi interagire con altre persone.  
Fraseologia: 
"Io e M. facevamo sesso virtuale in chat: prima le venivo sulle tette, poi le facevo il rimming."

CHECK-IN "registrazione in ingresso", "accettazione"
   Origine: sanitaria, alberghiera, logistica
   Varianti ortografiche: checkin
   Pronuncia italica: /tʃe'kin/
   Locuzioni: 
      fare il check-in
   Derivati: non attestati
Note: 
È un deverbativo di to check in "registrarsi in ingresso", formato da to check "esaminare, ispezionare". Nei trasporti, il check-in corrisponde all'azione di fare i biglietti. Negli alberghi ti chiedono i documenti e registrano il tuo arrivo. Negli ospedali, eseguono una serie di asfissianti e incomprensibili procedure con tutta una serie di scartoffie. In ogni caso è infinitamente più comodo delle cosiddette alternative puriste come "preregistrazione", "accettazione" et similia. Passando in italiano, il prestito ha perso la sua trasparenza etimologica.
Fraseologia: 
"Devo passare a fare il check-in."

CHECK-OUT "registrazione in uscita"
    Origine: alberghiera, commerciale
    Varianti ortografiche: checkout
    Pronuncia italica: /tʃe'kaut/
    Derivati: non attestati
Note:
È un deverbativo di to check out "registrare la partenza", formato da to check "esaminare, ispezionare". Negli alberghi, il check-out corrisponde alla chiusura del soggiorno e al pagamento. Nei negozi online corrisponde alla conferma dell'ordine.  In ogni caso è infinitamente più comodo delle cosiddette alternative puriste come "registrazione di partenza", "chiusura del soggiorno""conclusione dell'ordine" et similia. Passando in italiano, il prestito ha perso la sua trasparenza etimologica.

CHECK-UP "controllo medico", "visita di controllo"
   Origine: sanitaria 
   Varianti ortografiche: checkup
   Pronuncia italica: /tʃe'kap/
   Derivati: non attestati
Note: 
È un deverbativo di to check up "verificare l'accuratezza", formato da to check "esaminare, ispezionare". Mi sono imbattuto in questo neologismo da giovane e lo confondevo con ketchup, generando equivoci particolarmente buffi. Passando in italiano, il prestito ha perso la sua trasparenza etimologica.

COMPUTER "elaboratore elettronico"
   Origine: informatica 
   Pronuncia italica: /kom'pjuter/
   Locuzioni: 
      personal computer (PC) "calcolatore personale"
   Derivati:    
      computerizzato
   Nuovi allotropi:
      computer - contatore - computatore 
   Tipi di computer: 
      desktop "computer fisso da scrivania"
      laptop "computer portatile"
      tablet "computer a tavoletta"
Note: 
Questo è uno degli anglicismi più radicati nella lingua italiana. La parola deriva dall'inglese "to compute", che significa "calcolare", in ultima analisi dal latino computāre (< da com- e putāre "ritenere", "pensare", "valutare"), ossia "fare i conti". Orbene, "computer" è un trisillabo (com-pu-ter). Le alternative in italiano sono snervanti: "calcolatore" ha cinque sillabe (cal-co-la-to-re), mentre "elaboratore" ne ha addirittura se (e-la-bo-ra-to-re). Come possono pensare i parrucconi di espungere dal vocabolario una parola comoda? Per cosa? Per far colare a picco le giornate delle persone? Inoltre, con quale potere? Fanno i sodomiti col culo degli altri.

CREATOR "creatore di contenuti"
   Forma originale: content creator
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /kri'etor/
   Locuzioni: 
      digital creator  
   Derivati: non attestati 
   Nuovi allotropi: 
      creator - creatore 
Note: 
Quando ero giovane, capitava spesso di imbattersi in bigottoni che protestavano con vigore ogni volta che sentivano qualcuno usare il verbo "creare" riferito a umani. Questa era la loro motivazione: "soltanto Dio crea". Essi interpretavano "creare" come "creare dal nulla", erano ottusi e non sentivano ragioni. Eppure, qualsiasi dizionario di italiano e di latino avrebbe dato loro torto. Oggi questa mala genia è destinata a finire sottoterra e si può respirare. 

DEADLINE "termine di scadenza"
   Traduzione letterale: "linea morta"
   Origine: aziendale 
   Pronuncia italica: /'dedlain/, /ded'lain/
   Derivati: non attestati
Note: 
Certo che esistono le alternative in italiano. Nessuno però considera la loro fonetica convoluta, la loro lunghezza, la loro pesantezza. Il termine "deadline" prevale certamente su "termine ultimo" o "scadenza tassativa" e pretendere il contrario è assurdo. Ok, l'uso della parola è ripugnante fin che vuoi a chi è cresciuto sui versi della Divina Commedia. Tuttavia, nemmeno la Crusca o Pluto il gran nimico potranno mai pretendere il respiro risparmiato dai parlanti che dicono le cose in due sillabe anziché in sei o sette!
Fraseologia: 
"La deadline per la consegna è fissata per metà di giugno."

DOWN (1) "giù di morale",
        "non funzionante (detto di computer, etc.);
        "depressione da droga",
        "blocco o malfunzionamento"
   Traduzione letterale: "giù" 
   Origine: colloquiale, gergale, informatica
   Pronuncia italica: /daun/
   Locuzioni: 
      essere in down 
      avere un down 
   Derivati: non attestati
Note:
Tecnicamente parlando, significa "trovarsi in temporaneo stato di inattività", detto non soltanto di persona in preda a uno stato di esaurimento, ma anche di computer o altro tipo di macchinario. L'estrema brevità della parola l'ha favorita e l'ha portata ad imporsi dovunque: permette di sostituire intere frasi. La sua diffusione in italiano è iniziata prima dell'epoca berlusconiana. Mi è capitato di udirla già all'università, qualche anno prima della cosiddetta "discesa in campo"
Fraseologia: 
"Oggi sono in down."
"La sua ragazza ha avuto un down spaventoso."
"Splinder è sempre più spesso in down, mi sa che lo chiuderanno presto."

DOWN (2) "mongoloide, affetto da trisomia 21"
   Origine: scientifica, mediatica, burocratica
   Pronuncia italica: /daun/
   Derivati: non attestati
Note:
La parola "mongoloide" è stata bandita per via dei diktat dell'ideologia politically correct, essendo ritenuta "offensiva", "discriminatoria" e "veicolante contenuti intrinsecamente razzisti". Così si è formata la nuova denominazione a partire dal nome della condizione genetica, la sindrome di Down. Nel linguaggio burocratico e amministrativo si dice con fare pedante "persona affetta da sindrome di Down". Nel linguaggio corrente, basta dire "down". Esempio: "Non ha capito, è proprio un down". La convenienza del neologismo è evidente, basti confrontare il monosillabo "down" con il quadrisillabo "mongoloide" (mon-go-loi-de). L'anglicismo è imperfetto. In inglese la condizione clinica è chiamata "Down syndrome" e chi ne è affetto è chiamato "person with Down syndrome". Etichettare qualcuno come "down" comporterebbe spaventose ambiguità: "down" infatti è la parola comune per dire "giù" e può anche avere altri significati. 

DOWNLOAD "scaricamento"
   Traduzione letterale: "carico giù"
   Origine: informatica
   Pronuncia italica: /daun'lod/, /dan'lod/
   Locuzioni: 
      fare il download
   Derivati: 
      downloadare /daunlo'dare/, /danlo'dare/
      downloadato /daunlo'dato/, /danlo'dato/
Note: 
Enorme è il vantaggio pratico di "download", con solo due sillabe (down-load), su qualunque alternativa nativa. Ad esempio, "scaricamento" ha cinque sillabe (sca-ri-ca-men-to) ed è in grado di ingolfare le giornate. Nel loro paternalismo ributtante, i parrucconi sono convinti che chiunque usi "download" lo faccia per ignoranza. Si sbagliano di grosso. In realtà lo sanno anche i poppanti che "download" significa "scaricamento". Reagiscono a un profondo cambiamento epocale come cacciatori-raccoglitori che cercano di isolarsi dalla Rivoluzione Neolitica.

EASY "facile", "poco impegnativo"
   Origine: aziendale 
   Pronuncia italica: /'izi/
   Derivati: non attestati
   Nuovi allotropi: 
      easy - agio 
Note: 
La prima volta che ho sentito usare questa parola in una frase in italiano, sono rimasto allibito. È come se esistesse una lieve sfumatura ideologica sottesa a questo uso così bizzarro. Si dice soprattutto di incarichi o progetti, per far capire che le capacità di colui a cui vengono assegnati sono sufficienti a portarli a termine. Proporre come alternativa "non impegnativo" o "poco impegnativo" è come spararsi una revolverata in un piede - anche se sarebbe la traduzione più precisa. I puristi, chiusi nel loro castello di monadi, non sanno dare risposte sensat. Personalmente trovo ripugnante l'idea di dire "easy". Ho ancora la facoltà di dire "facile" senza essere stigmatizzato.
Fraseologia: 
"Non preoccuparti, è una cosa molto easy." 
"Sarà un anno easy."

FAKE "falso", "farlocco" (aggettivo); 
          "cosa falsa", "cosa farlocca" (sostantivo) 
   Altri significati: "utente fantoccio"
   Origine: mediatica
   Pronuncia italica: /feik/
   Locuzioni:
      fake news "notizie false" 
      Fake English "inglese farlocco"
   Derivati: non attestati
Note:
Considerata di origine incerta, con molti possibili paralleli in basso tedesco e in olandese, a parer mio questa parola deriva dal norreno feikn "strano", "terrificante", "soprannaturale". Sono fornite dai puristi molte alternative: "falso", "fasullo", "contraffatto"; "contraffazione", "imbroglio"; "panzana", "bufala", "falsa notizia". Non sembrano capire che con "fake" è stata importata una parola in grado di definire con precisione chirurgica ciò che prima era sfocato. 
Fraseologia: 
"È un fake."
"È più fake di una banconota da dodici euro."

FEEDBACK "valutazione o riscontro di un'azione",
        "reazione", "retroazione"
   Significati colloquiali: "risposta"
   Origine: informatica, scientifica (cibernetica)
   Pronuncia italica: /'fidbεk/, /fid'bεk/
   Derivati: non attestati 
Note: 
Deriva dall'inglese to feed back "produrre una retroazione", alla lettera "nutrire indietro", "far ritornare il nutrimento". Nel gergo misterico dei cibernetici, indica che una parte dell'output di un processo ritorna come input a chi l'ha prodotto. Sono concetti complessi, inadatti ai puristi, che non hanno le basi per capirli. In ogni caso, è vero che nell'uso corrente il feedback si è ridotto a un sinonimo di "risposta".
Fraseologia:
"Resto in attesa di un feedback."

FILE "archivio digitale", "documento digitale"
   Traduzione letterale: "collezione di carte"
   Origine: informatica
   Pronuncia italica: /fail/
   Locuzioni: 
      file di sistema 
      file nascosto 
      file manager 
      etc.
   Derivati: non attestati
Note:
L'anglicismo ha un significato netto e chiaro. Le alternative elencate dai puristi sono tutte ambigue e scomode. Un file è un archivio digitale. Un archivio può essere cartaceo. Può anche essere il luogo in cui sono incatenati e soffrono quelli che Nino Taranto chiamava "impiagati"! Più parole con molti significati  e usate in modo confuso non possono sostituirne una priva di equivoci. Chi ha proposto "incartamento" per sostituire "file" dovrebbe essere mandato al plotone di esecuzione.

FIX "risoluzione di un problema" 
   Origine: informatica
   Pronuncia italica: /fiks/
   Derivati: 
      fixare "risolvere"
      fixato "risolto"
Note:
Il neologismo è ampiamente usato dagli informatici. Tra le prime testimonianze dell'uso di questa radice abbiamo Jimmy Savile, l'abusatore seriale che in tempi non sospetti diresse una trasmissione intitolata "Jim'll fix it", ossia "Jimmy lo risolverà". Soltanto dopo la sua morte si venne a sapere cosa intendeva davvero per "risolvere". Prendeva giovani di entrami i sessi, facendoseli sedere in grembo e rompendo loro il retto tramite sodomia! Tra le vittime penetrate a suo tempo da Jimmy ci sono anche famose cantanti. 
Fraseologia:
"Sono riuscito a fixare il bug, è stato faticoso."

FLAME "messaggio aggressivo e insultante", 
      "lite violenta in Rete"  
   Traduzione letterale: "fiamma"
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /fleim/
   Derivati: 
     flaming /'fleiming/ "uso di messaggi aggressivi" 
     flamer /'fleimer/ "chi invia messaggi aggressivi" 
   Locuzioni: 
     flame war /fleim 'wɔr/ "rissa virtuale" 
Note:
Tipicamente inviato in forum, chat o email, il flame è volto a provocare o alimentare conflitti e a boicottare qualsiasi discussione costruttiva. Non è un semplice litigio, come piace pensare ai puristi banalizzanti: è precisa strategia di annientamento dell'avversario. 
Fraseologia:
"Ho scatenato un flame."

FOLLOWER "seguace di un utente del Web"
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /'fɔllower/
   Derivati: 
       followare /follo'ware/
       followato /follo'wato/
Note: 
Atrocità come "followare" e "followato" sono spesso utilizzate come casus belli per lanciare crociate in nome di Dante. In molti casi essere un follower significa quasi essere un adoratore (o un'adoratrice), che pende dalle labbra del suo influencer preferito beandosi di ogni rumore prodotto, anche delle scorregge. Essere un follower di un blogger (specie in via di estinzione) è qualcosa di decisamente più... easy. :) 

FOOD "cibo di lusso"; "cibo come elemento culturale"; 
      "cibo (in contesti specifici)" 
   Origine: mediatica 
   Pronuncia italica: /fud/ 
   Locuzioni: 
     fast food "tavola calda"
     comfort food "cibo consolatorio"
     junk food "cibo spazzatura"
     pet food "cibo per animali d'affezione"
     street food "cibo di strada" 
     trash food "cibo spazzatura" 
     food corner "angolo di ristorazione"
     etc.
   Derivati: non attestati 
Note:
Può sembrare un'assurdità gratuita. È davvero così? Vediamo subito che "food" non sempre equivale esattamente a "cibo". Nessuno userebbe mai la frase "in questa trattoria il food è buono". Cioran fa un paragone molto utile citando la cucina alessandrina, che era elaboratissima: l'alessandrino cucina e mangia; il barbaro non mangia, si nutre. Non sono d'accordo con queste affermazioni di Cioran, ma il mondo non va necessariamente secondo le mie idee. 
Nella lingua di Albione non esiste questo contrasto tra cibo comune e cibo come elemento culturale: è una mostruosità prodottasi in italiano. La parola inglese si è venuta a trovare in contrasto con la parola italiana nativa e ha sviluppato una semantica particolare. Questa differenziazione nel significato non avviene quando "food" è accompagnato da aggettivi: il cibo spazzatura è merda a tutti gli effetti.

GAP "divario" 
   Origine: informatica, scientifica 
   Pronuncia italica: /gap//gεp/ 
La variante /gap/ è più comune rispetto a /gεp/. La pronuncia inglese della BBC, che prescrive /æ/, è in forte regresso. 
   Derivati: non attestati 
Note:
La parola "divario" ha tre sillabe (di-va-rio). Perché dire in tre sillabe ciò che si può dire con un monosillabo? La parola "divario" è un derivato, dalla stessa radice di "divaricare" e, ora della fine, di "varice", "varicosa". Per giunta questa derivazione, pur essendo ancora percepibile, non è del tutto trasparente, trattandosi di vocaboli dotti. Invece la parola "gap" è inanalizzabile, quindi è favorita; descrive un concetto primario, non un derivato. Se si usa una parola di tre sillabe e derivata cinquanta volte in un discorso, si capisce la convenienza del prestito. 
Fraseologia: 
"Si è venuto a creare un immenso gap generazionale."

GREEN "ecologico", "sostenibile", "ecosostenibile",
       "rispettoso dell'ambiente"
   Origine: politica, burocratica, amministrativa 
   Pronuncia italica: /grin/ 
   Locuzioni: 
       Green Deal "piano di riforme strutturali ecologiche"
       green economy "economia ecologica"
       case green "case ecologiche"
       mobilità green "mobilità sostenibile"
       mutui green "mutui per edifici ecologici"
       politiche green "politiche ecologiche"
       transizione green "transizione ecologica" 
       green pass "certificato verde" (pseudo-anglicismo)
  Derivati:
       greenwashing "finto ecologismo"
  Calchi:
      verde
Note: 
Ovviamente l'Accademia della Crusca suggerisce di usare parole italiane al posto dell'anglicismo e di dire "ecologico", "sostenibile". Il punto è che "green" è un monosillabo, mentre  "ecologico""sostenibile" hanno cinque sillabe (e-co-lo-gi-coso-ste-ni-bi-le). Come se non bastasse, "sostenibile" ha molti altri significati (polisemia). Dovrebbe essere evidente a tutti che "verde" è soltanto un calco: non salva la lingua di Dante. A mio avviso non esiste alcun pericolo reale nell'uso del neologismo "green". Nessuno direbbe mai "hai dei bellissimi occhi green" oppure "l'erba del suo prato è sempre green"
Nella lingua d'origine non esiste questo contrasto tra il colore verde e l'etichetta ecologico-ambientalista: è una mostruosità prodottasi in italiano. La parola inglese si è venuta a trovare in contrasto con la parola italiana nativa e ha sviluppato una semantica particolare. 
Fraseologia: 
"Le politiche green europee si tradurranno inevitabilmente in un generale aumento delle tasse, che porterà alla proletarizzazione del ceto medio."

HACKER "pirata informatico"; "mago del computer",
      "esperto di programmazione"
    Origine: informatica
    Pronuncia italica /'aker/
    Locuzioni: 
       hacker etico
    Derivati: 
       hackerare /ake'rare/ "violare un sistema"
       hackerato /ake'rato/
       hackeraggio /ake'raddʒo/
Note: 
Il neologismo deriva dal verbo to hack "intaccare", "compromettere", da cui deriva anche hacking "insieme di tecniche  che coinvolgono la manipolazione e la comprensione approfondita dei sistemi informatici". Il significato popolare e diffuso di "pirata informatico" può ingenerare ambiguità, essendo possibile la confusione con il pirata audiovisivo, ossia il violatore dei diritti di copyright nel Web. 
Fraseologia: 
"Quello scemo si crede un hacker, ma è solo una nullità"

HARD "contenente alcol" (detto di bevanda);
      "con rappresentazioni esplicite di erezione
       o penetrazione" (detto di pornografia); 
      "con coinvolgimento del pene eretto"
       (detto di atti sessuali); 
      "aggressivo, pesante" (detto di musica)
      Traduzione letterale: "duro"
      Origine: mediatica, informatica, musicale  
      Pronuncia italica: /ard/
      Locuzioni: 
         hard drink "bevanda superalcolica" 
         porno hard (che mostra pene ed eiaculazione) 
         film hard 
         foto hard 
         hard skill "competenze tecniche e professionali"
         hard disk "disco rigido" 
         hard rock 
      Derivati:
         hardware "componenti fisici di un computer"
         hardcore "pornografia a luci rosse"
         hardcore "tipo di musica"
Note: 
Con riferimento a pornografia, erotismo o per estensione ad atti sessuali, l'anglicismo è una riduzione del termine tecnico hardcore. In italiano esistono locuzioni come "pornografia spinta", "film spinto", "foto spinte", che ormai suonano antiquate. Anche le "luci rosse" hanno fatto il loro tempo e sembrano ormai un residuato. 
Per quanto riguarda all'informatica, "disco rigido" è chiaramente un calco, non penso che possa recare sollievo allo spirito di Dante. 
Fraseologia: 
"Mi spacco i timpani con musica hard."

HATER "chi usa il web per esprimere odio"
   Traduzione letterale: "odiatore"
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /'eiter//'eter//'εter/ 
   Derivati: non attestati 
Note:
Quando mi sono imbattuto per la prima volta nella parola "odiatore", l'ho percepita come stonata. Ero adolescente e l'avevo trovata in una grammatica di sanscrito, come traduzione di द्वेष्टृ (dveṣṭṛ). Ero rimasto colpito dalla sua estraneità, dalla sua assenza nell'uso comune in italiano. In seguito sarebbe diventata tristemente comune. La prodigiosa diffusione del termine "hater" si è avuta molto tempo dopo, con l'imporsi dei social. Indica una specie di parassita, come una zecca o una sanguisuga, che si attacca a una celebrità (un'attrice o influencer, etc.) per rendergli la vita difficile. Così Britney Spears è stata perseguitata in modo ferocissimo da un hater che l'ha diffamata, facendo percolare nei media la notizia (o meglio il fattoide) dei passeggeri di un aereo rimasti asfissiati quando si è tolta le scarpe. L'italiano "odiatore" non è idoneo ad esprimere il concetto: significa "colui che odia", in modo generico. Invece "hater" indica qualcuno che nel suo odio è selettivo e accanito. Il termine è poi giunto ad essere usato per indicare anche persecutori di persone che sono tutto fuorché famose (piccoli blogger, etc.). 
Fraseologia:
"È un hater di Madonna." 

INFLUENCER "personaggio popolare in Rete"
   Traduzione letterale: "colui che influenza"
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /influ'εnser/
   Derivati: non attestati
   Calchi: 
     influenzatore
Note: 
L'alternativa "influenzatore" è grottesca e ridicola. Ricorda le riforme linguistiche dell'epoca fascista, che spesso erano talmente grossolane da rasentare l'assurdo (come "giovanottiera" per "garçonnière", etc.). Ovviamente è un inutile calco. Peggio ancora va con pseudo-traduzioni come "personaggio influente". Una battaglia in Francia fu persa perché i balestrieri genovesi non erano in grado di comprendere gli ordini: furono necessarie lunghissime e penose traduzioni per esporre i concetti, con le conseguenze immaginabili.
Fraseologia: 
"Quell'inflencer è uno schifoso parassita sociale: guadagna 3.000-4.000 euro al mese dicendo stronzate."

INPUT "dati in entrata", "immissione di dati" 
       (in un sistema)
   Origine: informatica, economica, aziendale
   Pronuncia italica: /'imput/
   Derivati: non attestati
Note:
Le alternative in italiano sono ambigue e sfocate, oltre a cambiare a seconda del contesto. In informatica e tecnologia, "input" equivale a "dati in entrata", "dati in ingresso", "dati inseriti". Nel linguaggio aziendale ed economico, "input" equivale a "fattore di produzione", "bene o servizio impiegato nel processo produttivo" e simili. Nel linguaggio colloquiale, si chiama "input" ciò che dà l'avvio a qualcosa. Nel mio gergo chiamo "input" il cibo. 
Fraseologia: 
"Non ha iniziativa, bisogna sempre darle l'input."

LIKE "mi piace"
  Origine: mediatica (social) 
  Pronuncia italica: /laik/
  Locuzioni: 
     mettere il like
     mettere un like
  Derivati: non attestati
Note:
Si usa per dimostrare l'apprezzamento a un post su un social (testo, immagine, video, etc.). Sembra un'abbreviazione della frase inglese "I like it", che significa "mi piace" (letteralmente "io lo gradisco"). No. Non si salva la lingua di Dante dicendo "gli ho messo un mi piace" - cosa che tra  l'altro scardinerebbe la grammatica italiana. 
Fraseologia:
"Non le ho messo il like a quel video di merda e mi ha bannato. Che stronza!"

LINK "collegamento (a una pagina web)"
   Origine: informatica
   Pronuncia italica: /liŋk/
   Derivati: 
      linkare 
      linkato 
Note:
Le alternative "collegamento", "rimando" e "indirizzo" sono assolutamente insostenibili. Oltre ad essere scomode, hanno molti significati (polisemia), mentre "link" ha un significato univoco, specifico, adatto ai contesti in cui è usato. Non ha nessun senso che io sia costretto a lavorare e a passare il tempo libero cercando di esprimermi come un ghibellino del XIII secolo (schifo i guelfi!), solo per non urtare i pedanti. 

LOCATION "luogo in cui si svolge un evento";
        "luogo in cui è girato un film"
   Origine: aziendale, mediatica
   Pronuncia italica: /lo'keʃon/
   Derivati: non attestati
   Nuovi allotropi:
      location - locazione
Note:
Si è creato un allotropo. Si ha così il contrasto tra "location" e l'italiano "locazione", che pur avendo la stessa etimologia ha un significato molto diverso (indica il contratto per l'utilizzo di un immobile dietro pagamento di affitto). Entrambe le parole provengono da trafile dotte a partire da un singolo latinismo. 

LOCKDOWN "segregazione", "isolamento"  
   Origine: politica, burocratica, amministrativa
   Pronuncia italica: /lok'daun/
   Derivati: non attestati
Note:
Alcuni ingenui dicono che anziché "lockdown" si dovrebbe dire "chiusura". Strepitano e dicono di fare questo per il buon nome del Paese di Dante Alighieri. Non tengono conto del fatto che "chiusura", pur essendo una parola italiana, è formata come calco di "lockdown". Dante non l'avrebbe mai usata, ad esempio per descrivere l'isolamento di un appestato.
Anche altre soluzioni, come "segregazione""isolamento", "quarantena", "confinamento", sono risultate poco convenienti ai pigri intelletti del popolino: sono parole troppo lunghe. Non le si può usare cinquanta volte in un discorso, mentre il termine "lockdown", bisillabo, è scattante e più adatto di qualsiasi parola italiana di significato equivalente (es. se-gre-ga-zio-ne, i-so-la-men-to, entrambi con cinque sillabe).
Fraseologia:
"P. ha detto che se faranno un nuovo lockdown, uscirà armato."

LOGIN "accesso al proprio account"
   Traduzione letterale: "registrarsi sul diario di bordo"
   Origine: informatica, mediatica (web, social)
   Varianti ortografiche: log-in, log in
   Altre varianti: logon
   Pronuncia italica: /lo'gin/
   Locuzioni: 
      fare login "accedere al proprio account"
   Derivati:
     loggarsi "accedere al proprio account"
     loggato "connesso al proprio account"
Note:
Spero che tutti capiscano la follia dell'idea di sostituire "login" con "accesso alla propria utenza", 500 volte al giorno. Tanto varrebbe farsi sparare in un piede! 
Fraseologia: 
"Non sono riuscito a fare login, mi hanno hackerato."

LOGOUT "uscita dal proprio account"
  Traduzione letterale: "chiudere il diario di bordo"
  Origine: informatica, mediatica (web, social)
  Varianti ortografiche: log-out, log out
  Pronuncia italica: /lo'gaut/
  Locuzioni: 
    fare logout "uscire dal proprio account"
  Derivati: 
    sloggarsi "uscire dal proprio account"
    sloggato "uscito dal proprio account"
Note:
Spero che tutti capiscano la follia dell'idea di sostituire "logout" con "uscita dalla propria utenza", 500 volte al giorno. Tanto varrebbe farsi sparare in un piede!
Fraseologia:
"Ero da amici, ubriaco fradicio. Mi sono dimenticato di sloggarmi."

MANAGER "dirigente", "gestore aziendale"
   Traduzione letterale: "maneggione" 
   Origine: aziendale
   Pronuncia italica: /'manadʒer/, /'mεnedʒer/
   Locuzioni: 
       top manager
       brand manager
       content manager
       credit manager
       facility manager
       marketing manager
       mobility manager
       project manager
       security manager 
       etc.
   Derivati: 
       manageriale /manadʒe'rjale/
       managerismo /manadʒe'rizmo/
Come di consueto, nei derivati con morfologia italianizzata si trova sempre /a/.
   Nuovi allotropi: 
       manager - maneggiatore, maneggione
Note: 
La beffa per i puristi è lampante: manager è una parola inglese che deriva dal verbo italiano maneggiare. Si può dire che sia tornata in italiano per effetto boomerang. Nel frattempo, in italiano parole come "maneggiatore" e "maneggione" hanno acquistato significati negativi. In lombardo è chiamato manegiùn chi maneggia i soldi, e a Londra la via dei banchieri è chiamata Lombard Street

MANAGEMENT "amministrazione", "gestione d'impresa",
      "gerenza"
   Traduzione letterale: "maneggiamento"
   Origine: aziendale
   Pronuncia italica: /'manadʒment/, /'mɛnedʒment/
       /me'nɛdʒment/
   Derivati: non attestati 
   Nuovi allotropi: 
      management - maneggiamento
Note:
La beffa per i puristi è lampante: management è una parola inglese che deriva dal verbo italiano maneggiare. Si può dire che sia tornata in italiano per effetto boomerang. Nel frattempo, in italiano la parola maneggiamento è diventata obsoleta. Indicava un uso o operazione manuale, ad esempio nella locuzione "maneggiamento delle armi". Il plurale, maneggiamenti, indicava le azioni svolte in segretezza, specie se illecite. In zootecnia si trovava il significato di "saggio del grasso di una bestia da macello mediante il tasto" (era la palpazione del bovino). 

MARKETING "tecniche di promozione e di vendita"
   Origine: finanziaria
   Pronuncia italica: /'marketiŋg/
   Derivati: non attestati
Note:
Ebbene, ho scoperto che tra i puristi c'è chi propone di sostituire l'anglicismo con parole come "mercatologia", "mercatistica" e "vendistica", che nessuno usa e di cui la massima parte della popolazione ignora persino l'esistenza.

MEETING "convegno"; "riunione di lavoro"
   Origine: aziendale
   Pronuncia italica: /'mitiŋg/
   Locuzioni:
      meeting point "punto di ritrovo"
   Derivati: non attestati
Note: 
Mi sono imbattuto in questa parola nei primi anni di università, quando ho letto su un quotidiano che quelli di Comunione e Liberazione (i detestati ciellini) andavano al Meeting di Rimini e che erano invitati anche politici ed altri personaggi pubblici. Erano tempi non sospetti: non era ancora iniziata la Rivoluzione Informatica.

MISSION "obiettivo primario"
   Traduzione letterale: "missione"
   Origine: aziendale, politica, economica
   Pronuncia italica: /'miʃon/
   Derivati: non attestati 
   Nuovi allotropi: 
      mission - missione 
Note:
Scoppio a ridere di fronte a chi consiglia di usare "missione" per tradurre "mission". Non si rende conto che è un calco? Sostituire un anglicismo con un suo calco è una cosa vana e oltremodo stupida, che presuppone un'ignoranza cieca. Suonerebbe molto bizzarro usare la parola in contesti diversi da quello aziendale, politico o economico. Nessuno direbbe che "la mission di Adolf Hitler era l'annientamento del popolo ebraico". Si noti la rigidità del neologismo. Il suo livello di integrazione nelle strutture dell'italiano è molto basso. In nessun modo si può chiamare "missionario" chi afferma di avere una "mission"

MOUSE "dispositivo di puntamento del cursore"
  Origine: informatica 
  Pronuncia italica: /maus/ 
  Plurale: mouse (in inglese è mice)
  Derivati: non attestati
Note:
Questo è uno degli anglicismi più datati e tenaci, risale agli anni '60, prima che la Rete fosse accessibile al pubblico. L'italiano è una delle poche lingue ad aver mantenuto la parola inglese anziché tradurla: in tedesco è "die Maus", in francese è "la souris", in spagnolo è "el ratón". In irlandese è "luch", alla lettera "topo". Questi non sono esempi di resistenza purista, in quanto la parola è in tutti i casi un calco. Chi pensasse di fare un servizio a Dante usando "topo", "topolino" o "topino" anziché "mouse", sarebbe ingenuo come quell'uomo che mangiò le feci di un'ape pensando che fossero miele.

NETWORK "rete (di dispositivi o di contatti)"; 
      "rete televisiva" 
  Origine: aziendale, mediatica, pubblicitaria
  Pronuncia italica: /'nεtwork/ 
  Locuzioni: 
     social network "rete sociale" (vedi SOCIAL)
     network televisivo
     network pubblicitario
     network commerciale
  Derivati:
     networking "collegamento in rete di utenti
         e programmi"
     Internet < International Network
Note: 
Il network per eccellenza, Internet, è un'architettura di sistema che permette l'interconnessione tra diverse reti di computer a livello globale. Certo, esistono molti modi per rendere in italiano tutti i concetti espressi dalla parola "network", ma sono sparsi, non univoci: non colgono l'importanza della nuova realtà. Pensare che sostituendo il neologismo si ritornerà al vecchio mondo è ingenuo come scambiare il cerume per miele.

OFFLINE "sconnesso, non in Rete"
   Traduzione letterale: "fuori linea"
   Origine: informatica, mediatica
   Varianti ortografiche: off line, off-line
   Pronuncia italica: /of'flain/
   Derivati: non attesati
Note: 
Non ci si può lamentare: nuovi avverbi per una nuova Era!
Fraseologia:
"Che palle, è sempre offline!"

ONLINE "connesso, in Rete"
   Traduzione letterale: "in linea"
   Origine: informatica, mediatica 
   Varianti ortografiche: on line, on-line
   Pronuncia italica: /on'lain/
   Derivati: non attestati
Note:
Non ci si può lamentare: nuovi avverbi per una nuova Era! 
Fraseologia:
"Ho visto che era online, ma non mi ha risposto."

OUT "fuori (dal gruppo, dalle regole, dalla moda, etc.)"
   Origine: colloquiale, gergale
   Pronuncia italica: /aut/
   Derivati: non presenti 
Note:
Ricordo il racconto del prete obeso sconvolto dall'uso di "out" col significato di "fuori" (anni '80 del XX secolo). Il punto è che aveva capito male. Assicuro che "out" significa "fuori dal gruppo", "fuori dalle regole", "fuori dalla moda", etc. Nessuno direbbe mai qualcosa come "È andato out a fumare"

OUTPUT "dati in uscita", "emissione di dati elaborati"
       (da un sistema)
   Origine: informatica, economica, aziendale
   Pronuncia italica: /'autput/
   Derivati: non attestati
Note:
Le alternative in italiano sono ambigue e sfocate, oltre a cambiare a seconda del contesto. In informatica e tecnologia, "output" equivale a "risultato", "dati in uscita", "prodotto", "risposta". Nel linguaggio aziendale, "output" equivale a "produzione", "rendimento", "risultato": è la quantità prodotta nell'industria da un lavoratore. In economia, "output" equivale a "valore totale di beni e servizi prodotti", "prodotto interno" e simili. Nel mio gergo chiamo "output" le feci.

POST "contenuto pubblicato in Rete"
   Origine: mediatica
   Pronuncia italica: /pɔst/
   Derivati: 
      postare 
      postato 
Note: 
Essendo la parola usatissima e monosillabica, sono implausibili tutte le alternative come "messaggio", "articolo""contenuto", "pubblicazione". Sono anche sfocate, imprecise, polisemiche, lunghe (mes-sag-gio, ar-ti-co-lo, con-te-nu-to, pub-bli-ca-zio-ne). In italiano il verbo postare significa "mettere al suo posto" ed è ormai desueto; il nuovo verbo postare, derivato dall'inglese "post", ha etimologia dissimile. Le parole "post" e "posta" non hanno la stessa etimologia, a dispetto della somiglianza fonetica.
Fraseologia:
"Non mi sono affatto piaciuti i suoi post di ieri."

PROBLEM SOLVING "risoluzione dei problemi"
   Origine: aziendale, informatica
   Pronuncia italica: /'prɔblem 'sɔlviŋg/
   Derivati: 
      problem solver "chi applica il problem solving"
         (raro)
Note: 
La locuzione indica l'insieme dei processi mentali e tecnici utilizzati per analizzare e superare una situazione critica. Mi rendo conto che un'intera locuzione è stata importata come un blocco, pur essendo ogni sua componente traducibile con parole italiane per giunta imparentate (problem - problema, solving - soluzione). Tuttavia, la locuzione importata ha quattro sillabe, mentre le alternative fanno incespicare frasi che devono essere pronunciate a macchinetta sul lavoro (ri-so-lu-zio-ne del pro-ble-ma). Si segnala anche un raro uso aggettivale, in frasi come "è un tipo molto problem solving", ossia "è un tipo molto abile nel problem solving".
Fraseologia:
"Il problem solving consiste nel trovare un colpevole su cui scaricare la responsabilità di un errore." 

RANDOM "casuale", "casualmente" 
   Origine: informatica, scientifica, gergale
   Pronuncia italica: /'random//'rεndom/ 
   Derivati: 
       randomizzare
       randomizzato,
       randomico "casuale"
I derivati hanno sempre la vocale atona /a/, cosa regolare in questo genere di adattamenti: /randomid'dzare/, etc.
Note:
La parola "casuale" ha tre sillabe (ca-sua-le). Perché dire in tre sillabe ciò che si può dire con un bisillabo? La parola "casualmente" ha quattro sillabe (ca-sual-men-te). Perché dire in quattro sillabe ciò che si può dire con un bisillabo? Le parola "casuale" e "casualmente" sono derivati dalla parola "caso". La parola "random" è inanalizzabile, quindi è favorita. 
Se si usa una parola derivata di tre o quattro sillabe cinquanta volte in un discorso, si capisce la convenienza del prestito. 
I primi usi colloquiali di questa parola si devono ai Paninari (Milano, prima metà degli anni '80). Come verbo, era addirittura considerato non coniugabile: "Mi random una compilation di film".
Fraseologia: 
"Fai un controllo random!"
"Vediamo di randomizzare questi dati con un meccanismo a doppio cieco!"

REVIEW "revisione", "recensione", "rassegna"
   Origine: aziendale, scientifica 
   Pronuncia italica: /re'vju/
   Locuzioni: 
        peer review "revisione tra pari";
        spending review "revisione di spesa"
           (pseudo-anglicismo)
   Nuovi allotropi: 
         review - riveduta 
Note: 
Tutti ricordano la malaugurata "spending review", che condannò a morte moltissime persone, per cercare di rimediare agli sprechi immondi della Corte di Hardcore, al cui confronto Eliogabalo era parco. Un anglosassone non avrebbe mai usato questa locuzione, ma poco conta. Per fortuna la parola si applica anche a realtà ben più utili: indica in buona sostanza una revisione di un articolo scientifico. 

SITUATION "situazione", "insieme di circostanze" 
   Origine: mediatica
   Pronuncia italica: /sitju'eʃon/, /situ'eʃon/
   Locuzioni:
      situation comedy "commedia di situazione" 
         (abbreviato spesso in sitcom, sit-com)
   Derivati: non attestati 
   Nuovi allotropi: 
      situation - situazione 
Note:
Anche anglicismi molto simili a parole italiane si insinuano e si radicano, senza che i puristi possano farci alcunché. 

SITUATIONSHIP "relazione ambigua", 
       "rapporto affettivo ambiguo"
   Origine: colloquiale, gergale 
   Pronuncia italica: /sitju'eʃonʃip/, /situ'eʃonʃip/
   Derivati: non attestati
Note: 
Sembra una parola macedonia nata dalla crasi di situation "sotiazopme" e di relationship "relazione". Il prestito possiede sfumature di significato che in italiano standard non possono essere rese per mezzo di una sola parola. Sarebbe interessante scoprire come si esprimeva il concetto al tempo delle dame e dei cicisbei. 
Fraseologia:
"Mi trovo intrappolato in questa situationship."

SKILL "capacità, abilità"
   Origine: aziendale 
   Pronuncia italica: /skil/
   Locuzioni: 
     hard skill "competenze tecniche e professionali"
           (vedi HARD)
     soft skill "competenze trasversali"
            (vedi SOFT
   Derivati:
      skillato "esperto, che ha capacità"
Note: 
L'anglicismo indica una competenza, abilità o capacità acquisita tramite lo studio e l'esperienza. Con "hard skill" si indicano le competenze tecniche, misurabili e oggettive, come ad esempio l'uso di un software, la conoscenza di una lingua, la programmazione. Con "soft skill" si indicano competenze di natura trasversale, relazionale e comportamentale, come ad esempio la capacità di risolvere problemi, il lavoro di squadra, la comunicazione e la leadership. I corrispettivi in italiano, come "competenza", "abilità", "capacità", "esperienza", "bagaglio professionale", "talento", "attitudine", difficilmente pissono trovare posto in un'azienda o nella comunicazione. Si comprende bene un fatto: si sta parlando di mondi diversi.
Fraseologia:
"Non mi sembra che abbia grandi skill."

SMART "intelligente, brillante, acuto, abile, 
         tecnologicamente avanzato, che funziona"
   Traduzione letterale: "furbo"
   Origine: colloquiale, gergale
   Pronuncia italica: /zmart/
   Locuzioni:
       smart working "lavoro agile" 
         (pseudo-anglicismo, anche abbreviato in smart)
       smart shop "negozio di sostanze psicoattive" 
       smart drug "nootropo", "farmaco intelligente"
   Derivati: 
      smartphone "telefonino"
Note: 
Il neologismo copre troppi significati per poter essere sostituito in modo efficace: è il contrassegno di una nuova cultura che ha fatto irruzione e si è imposta in modo capillare. Pochi ci pensano, ma in pochi anni ha portato più innovazioni l'introduzione dello smartphone di quante ne siano state introdotte dal Paleolitico profondo all'epoca di Dante Alighieri.
Fraseologia: 
"Quel tipo non mi sembra molto smart."
"Domani lavorerò in presenza, dopodomani sarò in smart."

SOCIAL "rete sociale"
   Forma originale: social network 
   Origine: mediatica, informatica
   Pronuncia italica: /'sɔtʃal/
   Derivati: non attestati
   Nuovi allotropi: 
      social - sociale 
Note: 
Passando dall'inglese all'italiano, la locuzione "social network" ha fatalmente subito un'abbreviazione. Così è nato il sostantivo "social" (invariato al plurale). Per l'ennesima volta, la facilità di pronuncia e la brevità hanno avuto il sopravvento su ogni altra considerazione. Nessuno, nemmeno l'Imperatore dell'Universo, potrebbe alcunché di fronte al fatto che "social" ha due sillabe (so-cial), mentre "rete sociale" ne ha cinque (re-te so-cia-le). Bisogna notare che queste scelte lessicali impattano sulla morfologia.
Fraseologia:
"I social hanno contribuito al declino dei blog."

SOFT "senza alcol" (detto di bevanda);
      "senza rappresentazioni esplicite di erezione
       o penetrazione" (detto di pornografia); 
      "senza contatto con il pene eretto"
       (detto di atti sessuali)
   Traduzione letterale: "molle" 
   Origine: mediatica, informatica 
   Pronuncia italica: /sɔft/, /sɔf/
   Locuzioni: 
      soft drink "bevanda che non contiene alcol" 
      porno soft (tipicamente contiene scene lesbiche,
         toccamenti o simili) 
      erotismo soft (mostra corpi nudi senza dettagli
         intimi, con rapporti superficiali e altre cose blande) 
      soft skill "competenze trasversali"
   Derivati:
      software "programma informatico" 
      softcore "porno soft"
Note:
Con riferimento a pornografia, erotismo o per estensione ad atti sessuali, l'anglicismo è una riduzione del termine tecnico softcore
La parola "soft" non ha nessuna connessione etimologica con l'italiano "soffice": si tratta di una somiglianza fortuita. 
Fraseologia:
"Ho fatto con lei soltanto cose soft."
"Mi piace il sesso soft: la bacio con la lingua in bocca, la tocco un po' e mi vengo addosso."

SPAM "messaggi inutili e indesiderati",
      "pubblicità spazzatura" 
  Traduzione letterale: carne suina speziata
  Origine: pubblicitaria
  Pronuncia italica: /spam/, /spεm/
  Derivati: 
     spammer "colui che invia spam"
     spammatore 
     spammare
     spammato 
Note:
Si tratta di una parola macedonia derivata dalla crasi di spiced "speziato" + ham "prosciutto". Un monosillabo contro cui non possono competere alternative legnose come "posta indesiderata" o "messaggi spazzatura". Tra l'altro, "messaggi spazzatura" non è propriamente italiano di Dante e mostra una chiara influenza inglese: "spazzatura" non dovrebbe essere usato come aggettivo. Il fatto che la Crusca proponga un calco formato su locuzioni inglesi come "trash food", "junk food" e simili, la dice lunga.
Fraseologia: 
"La devi spettere di spammarmi con video complottisti di merda!

STEP "passo (per raggiungere un obiettivo)"
   Origine: aziendale, burocratico
   Pronuncia italica: /stεp/
   Derivati: non attestati 
Note: 
Nessuno direbbe mai "esco a fare quattro step", oppure "hai fatto uno step falso". Il prestito non è un reale pericolo a breve termine in grado di far estinguere la parola "passo". In pratica si è limitato ad occupare una nicchia semantica che sembrava vacante.
Fraseologia:
"Il progetto si articola in tre step."
"Il primo step consiste nell'analisi dei problemi pregressi."  

STORY "contenuto temporaneo in un social"; 
      "abbozzo di film non elaborato in sceneggiatura"
   Significato letterale: "storia, racconto"
   Sinonimi in inglese: 
       tale, narrative account
   Origine: mediatica (web, social), cinematografica, 
      letteraria
   Pronuncia italica: /'stɔri/
   Derivati: 
      storytelling "affabulazione"
   Nuovi allotropi: 
       story - storia 
Note: 
Il neologismo in questione non può essere facilmente sovrapposto al suo corrispondente etimologico "storia". La sua sostituzione con "racconto" è semplicemente l'imposizione di un calco.

STRESS "logorio" 
  Origine: aziendale
  Pronuncia italica: /strεs/
  Locuzioni: 
    stress test
  Derivati:
     stressare "sottoporre a logorio"
     stressare "evidenziare un aspetto"
     stressarsi "logorarsi"
     stressato "logorato"
     stressante "logorante"
  Gergo psicologico: stressor "che induce stress"
Note: 
Questo è uno dei più radicati e antichi contributi alla formazione dell'Itanglish. Ha sostituito sinonimi imperfetti come "logorio", "esaurimento", "tensione", "affaticamento", "spossatezza" per ragioni fonetiche: è un monosillabo scattante. Per contro, le alternative native sono scomode: le più semplici, "tensione""logorio", hanno rispettivamente tre e quattro sillabe (ten-sio-nelo-go-ri-o). Persino i puristi sono costretti ad ammettere che "stress" è un prestito "pienamente integrato". Eppure, ricordo ancora il faccione del calvo Calindri, quando beveva il liquore Cynar a base di carciofo, "contro il logorio della vita moderna"!
Fraseologia: 
  "Che stress!"
  (sinonimi: "Che pizza!", "Che rottura di coglioni!")

TAG "etichetta", "contrassegno"
   Origine: informatica, mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /tag/, /tεg/
   Derivati: 
     taggare /tag'gare/ "attribuire un'etichetta"
     taggato /tag'gato/ "etichettato" 
Note: 
Un termine breve, non analizzabile, che esprime una nuova categoria concettuale per un'Era nuova. Attribuendo un "tag" a un contenuto in un immenso archivio blogosferico permette poi di recuperarlo facilmente.
Fraseologia:
"Mettere i tag ai post di Blogger è un'operazione molto faticosa."

TREND "tendenza"
   Altri significati: "andamento", "moda"
   Origine: scientifica, economica, aziendale
   Pronuncia italica: /trεnd/
   Derivati: non attestati
Note:
Solito discorso. La parola "trend" è un monosillabo versatile. La parola "tendenza" è pesante e ha tre sillabe (ten-den-za).  Che dire poi di "andamento" e di "evoluzione"? Pretendendo l'abolizione di "trend", i puristi bloccherebbero intere giornate lavorative. 

TROLL "utente molesto"
   Tradduzione letterale: "mostro, orco"
   Origine: mediatica (web, social)
   Pronuncia italica: /trɔl/
   Derivati: 
     trolloso 
     trollare 
     trollato 
Note: 
La parola è in ultima analisi di origine norrena; troll (plurale troll) è un sinonimo di skrímsl "mostro". Il campo semantico include significati come "gigante" e "orco". Un simile essere è brutto, puzza ed è dannoso. Ecco spiegato perché si chiama "troll" un rompicoglioni che attacca briga in Rete.
Fraseologia:
"È un troll diabolico, un vero e proprio tizzone d'Inferno!"
"Quando sono ubriaco calo nei più profondi recessi del Web e mi metto a trollare."
"Non se ne può più di quel demente: diffonde contenuti trollosi."

UPLOAD "caricamento" 
   Origine: informatica 
   Pronuncia italica: /a'plod/
   Derivati: 
      uploadare /aplo'dare/
      uploadato /aplo'dato/
   Locuzioni: 
      mind uploading /maind a'plodiŋg/ 
      "caricamento della mente su supporto non biologico"
Note: 
Enorme è il vantaggio pratico di "upload", con solo due sillabe (up-load), su qualunque alternativa nativa. Ad esempio, "caricamento" ha cinque sillabe (ca-ri-ca-men-to) ed è in grado di ingolfare le giornate. Si aggiunge alla parola una nuova inquietante accezione, tipica del Cyberpunk. La locuzione "mind uploading" indica una supposta forma di immortalità tecnologica, preconizzata da Ray Kurzweil, in cui la coscienza di un essere umano viene fatta migrare in una macchina. Secondo le dottrine di Kurzweil, che reputo esecrabili, la coscienza sarebbe unicamente il prodotto della "potenza di calcolo": esisterebbe soltanto una differenza quantitativa tra una calcolatrice e la mente di Albert Einstein.
Fraseologia: 
"Non riesco a fare l'upload di questi video."

VISION "visione" 
   Origine: aziendale, politica, mediatica
   Pronuncia italica: /'viʒon/
   Derivati: non attestti 
   Nuovi allotropi: 
      vision - visione 
Note:
Spesso questo neologismo è usato in coppia con "mission", il cui significato è abbastanza attinente. Definisce il sogno, l'aspirazione o l'ideale che un'organizzazione desidera raggiungere per il futuro. Al contempo, traduce in qualche modo il tedesco Weltanschauung "visione del mondo", ma con una sfumatura dinamica, strategica e operativa. Gli anacronismi devono essere evitati, per questo è meglio non usare "vision nazionalsocialista" anziché "Weltanschauung nazionalsocialista"

WEB "Rete"
   Forma originale: World Wide Web 
   Traduzione letterale: "Rete di ampiezza mondiale"
   Origine: informatica, mediatica
   Pronuncia italica: /wεb/
   Locuzioni: 
       sito web
       web designer "chi progetta siti web"
       web master "chi progetta siti web"
   Derivati: 
       webcam "telecamera per filmare in Rete"
       webinar "seminario o conferenza tenuta online"
   Calchi: 
       Rete 
Note: 
L'anglicismo, che rimanda a una ragnatela gigantesca e infinitamente interconnessa, è uno dei più radicati nella lingua italiana. Si è affiancato al calco "Rete", che pure è molto diffuso e che resiste perché esso stesso abbastanza comodo. Non ha tuttavia alcun senso proclamare la vittoria di Dante se si usa "Rete", parola che non sarebbe potuta esistere con questa accezione senza il termine inglese originale.

ZIP "compressione di un documento informatico"
   Origine: informatica
   Pronuncia italica: /dzip/
   Locuzioni: 
     file zip "file compresso"
   Derivati: 
     zippare "comprimere un file"
     zippato "compresso" (detto di file)
     unzippare /andzip'pare/ "decomprimere un file" 
     unzippato /andzip'pato/ "decompresso"
         (detto di file)
Note:
Questo termine tecnico è del tutto simile a un altro anglicismo: zip "cerniera lampo". Si nota che il nome della cerniera lampo è femminile (la zip), mentre il nome del documento compresso è maschile (lo zip). Il verbo indicante la decompressione ha conservato il prefisso inglese "un-", pronunciato /an-/.

Gli anglicismi sono troppi per essere trattati in uno spazio così limitato. Si stima che ne siano presenti circa 3.500. Non ce la faccio, mi limito a riportarne qualcun altro:

ABSTRACT "riassunto"
BENCHMARK "parametro di riferimento"
BIRDWATCHING "osservazione ornitologica"
BLACKOUT "interruzione elettrica"
BRIEFING "riunione di lavoro"
BODYGUARD "guardia del corpo"
BROWSER "strumento di navigazione in Rete"
BUDGET "tetto di spesa"
DATABASE "banca dati"
DEBUNKER "chi scredita i complottisti"
ESCALATION "aumento del conflitto"
FLASHBACK "rievocazione del passato"
GANG "banda criminale"
GANGSTER "malvivente"
GOSSIP "pettegolezzo"
GUARDRAIL "barriera stradale"
KILLER "assassino"
OUTSIDER "emarginato"
MAKE UP "trucco" (femminile, etc.)
PIERCING "perforazione di alcune parti del corpo
     per introdurvi ornamenti"
PODCAST "trasmissione radiofonica digitale"
PREMIER "primo ministro"
PUSHER "spacciatore"
QUERY "interrogazione"
RANKING "classifica, graduatioria"
REALITY SHOW "tipo di spettacolo con riprese
    di persone nella loro vita reale"
    (anche abbreviato in REALITY)
RECEPTION "accettazione"
SCREENSHOT "fotografia istantanea di ciò che appare
    sullo schermo"
SELFIE "fotografia scattata a se stessi"
SERIAL KILLER "assassino seriale"
SPILLOVER "salto di un patogeno da una specie
     a un'altra"
STAFF "personale, organico, dipendenti"
STRETCHING "ginnastica di stiramento"
TIMER "dispositivo a orologeria"
TOOL "strumento"
USER "utente, utilizzatore"
VINTAGE "d'epoca", "d'annata"
VOUCHER "attestato di viaggio"
WEEK-END "fine settimana"
WELFARE "stato sociale"

Sintesi e conclusioni

Questo è il quadro della situazione:
I) La civiltà del Web è paragonabile per impatto alla Rivoluzione Neolitica. Cambia per sempre la realtà preesistente, nel bene e nel male.
II) Una Rivoluzione di simile portata comporta giocoforza l'adozione di moltissime parole nuove dal suo linguaggio.
III) Le parole nuove si impongono in modo irreversibile: introducono idee nuove e non possono trovare equivalenti utili nella lingua colonizzata:
    - fonotassi vantaggiosa;
    - risoluzione della polisemia problematica. 
IV) Le soluzioni proposte sono irrimediabilmente calchi.
 
I puristi appartengono soprattutto al mondo scolastico (docenti, etc.) ed esprimono spesso il loro sdegno nel Web. Eppure si nota in questo un'incoerenza di base.
1) Il sistema scolastico fa parte a tutti gli effetti della Pubblica Amministrazione;
2) Proprio la Pubblica Amministrazione è la massima promotrice dell'Itanglish.

Questa è la catena causale: 

Unione Europea => Paesi membri =>
=> Pubblica Amministrazione di ciascun Paese:
linguaggio politico, decisionale, burocratico, amministrativo. 

Il professor B. non sembra rendersi conto che le forze all'origine della formazione dell'Itanglish sono anche quelle che: 
i) gli pagano lo stipendio;
ii) gli versano i contributi della pensione (che egli reputa una condizione salvifica, come se potesse sperare in 50 anni di vita in salute una volta lasciato il lavoro);
iii) gli permettono di esercitare una certa influenza sugli alunni.

Tramite l'Itanglish si lavora e si socializza in Rete. 
Già solo per questo, non è sostituibile. Si creano condizioni di code mixing. Passo dopo passo si costituisce un linguaggio che si allontana in modo definitivo dalle condizioni precedenti alla perturbazione. Il processo è simile a quello della lenta cottura di un uovo. Una volta che l'albume e il tuorlo si sono rassodati, non esiste alcun modo per farli tornare liquidi. Forse nell'antica Roma qualcuno si sarà anche lamentato per la pervasività della lingua greca, portata dalla civiltà ellenistica. Costui sarà stato preso da rabbia ogni volta che avrà sentito parole come "thermopolium", "hypocaustum", "apothēca" e simili. Ovviamente, il professor B. non ci pensa: crede che l'Impero di Roma fosse un paradiso di perfezione, non scomponibile né analizzabile. Invece sarebbe il caso di parlare di collisioni di civiltà, di stemperamento di una civiltà in un'altra. La situazione attuale non è così diversa, se non per un particolare: la lingua che si intrude nell'italiano (e non solo) ha  parole dotate di una fonotassi radicalmente estranea. Di fronte a fenomeni di questa portata, bisogna avere la capacità di analizzarne le origini e i meccanismi. La scuola non ha mai educato a questo lavoro imponente: presenta soltanto realtà monolitiche che non possono essere discusse se non in modo superficiale. 

Soluzioni? 
Abolire le aziende? 
Abolire i computer? 
Abolire il Web? 
Abolire i media? 
Abolire il marketing?
Abolire l'economia?
Abolire la politica?
Abolire i processi burocratici e amministrativi? 

Ok. Però la pancia piena e la tranquillità non le conserverete!