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venerdì 29 dicembre 2023

 
HAGAZUSSA - LA STREGA 
 
Titolo originale: Hagazussa - Der Hexenfluch 
Lingua originale: Tedesco 
Titoli: Antico Alto Tedesco (in caratteri runici), Tedesco 
    (traduzioni) 
Paese di produzione: Austria, Germania
Anno: 2017
Durata: 102 min
Genere: Orrore, drammatico 
Tipologia: Film a episodi 
Tematiche: Stregoneria, paganesimo alpino, persecuzione 
Regia: Lukas Feigelfeld
Sceneggiatura: Lukas Feigelfeld
Produttore: Lukas Feigelfeld, Simon Lubinski
Casa di produzione: Deutsche Film- und Fernsehakademie
    Berlin
Distribuzione in italiano: Forgotten Film Entertainment
Musiche: MMMD 
Interpreti e personaggi:
    Aleksandra Cwen: Albrun
    Celina Peter: Albrun bambina
    Claudia Martini: Madre di Albrun
    Tanja Petrovsky: Swinda
    Haymon Maria Buttinger: Parroco
    Franz Stadler: Sepp
    Killian Abeltshauser: Contadino
    Gerdi Marlen Simonn: Martha
    Thomas Petruo: Medico
    Judith Greets: Suora
Episodi:
    Ombre (SCATA - Schatten)
    Corno (HORN - Horn)
    Sangue (BLUOT - Blut) 
    Fuoco (FIUR - Feuer)
Titoli in altre lingue: 
   Inglese: Hagazussa: A Heathen's Curse 
   Francese: Incantations 

Trama: 
L'ambientazione è un luogo molto isolato nelle Alpi Austriache, nel XV secolo. 


SCATA :
Ombre 

Una ragazzina solitaria di nome Albrun vive con la madre, Martha, e fa la pastorella di capre. Un anziano viaggiatore le avverte di tornare indietro, perché nei 12 giorni tra Natale e l'Epifania c'è il pericolo di incontrare la Perchta, una divinità pagana che vive tra le montagne e somiglia a una Befana ostile, violenta. Una notte, alcuni uomini travestiti con pelli di capra e corna si avvicinano alla casa di Martha e Albrun, bussano alla porta, le chiamano streghe e insistono perché vengano bruciate vive. Poco più tardi, la madre si ammala di peste. Un medico e una suora, venuti da un villaggio vicino, scoprono degli orribili bubboni bulbosi e scuri sotto l'ascella della donna. Considerandola troppo debilitata per ricevere ulteriori cure, se ne vanno. Albrun si prende cura della madre, le cui condizioni fisiche e mentali peggiorano rapidamente, culminando in una violenza sessuale ai danni della figlia. La donna corre fuori dalla casa nella notte invernale. Al mattino, Albrun trova il suo cadavere nel bosco, ricoperto di serpenti. 


HORN :
Corno 

Quindici anni dopo, Albrun ha una bambina a cui ha dato lo stesso nome della madre defunta, Martha. Si prende cura delle capre sulle colline, mungendole, producendo formaggio e a volte mostrando intimità con loro mentre si masturba. Porta il latte in città per venderlo, ma viene respinta dagli abitanti, a causa delle loro superstizioni, che li portano ad odiare i pagani (veri o immaginari che siano). La giovane è costretta ad affrontare terribili bulli, che la trattano come una paria, insultandola e sputando a raffica. Le molestie vengono interrotte all'improvviso dall'intervento di una ragazza biondiccia di passaggio, Swinda. Più tardi, questa Swinda si presenta alla baita di Albrun donandole una mela e dicendole che il prete del villaggio vorrebbe parlarle. 
Il sacerdote tratta Albrun umanamente e le spiega che il suo isolamento e il suo allontanamento dagli altri conducono i villici alla tentazione che scaturisce dal sacrilegio. Mentre porge ad Albrun il teschio di sua madre, levigato e ornato, dipinto con fiori e vegetazione, conclude: "Per rafforzare la fede di una comunità religiosa, è necessario che ogni sacrilegio venga purificato". Albrun prende il teschio e lo mette in un angolo della sua casa. Gli fa offerte di fiori e gli colloca vicino una candela. Quando Swinda le fa visita, nota quel resto macabro e se ne va via subito. Nella suo solitudine, Albrun sente voci provenienti dal bosco, tra cui quella di sua madre. I suoni continuano mentre si masturba. Il giorno dopo, cerca di allattare sua figlia, che però rifiuta il capezzolo. 
Più tardi, mentre camminano in montagna con Albrun, Swinda la mette in guardia da "coloro che non portano Dio nel cuore: gli ebrei e i pagani". Aggiunge che "Arrivano di notte e come animali ti rapiscono, e poi qualche mese dopo hai un figlio come loro tra le braccia". Durante il tragitto, Swinda convince un uomo incredibilmente grossolano e grottesco a camminare con loro. Dopo che Swinda gli ha sussurrato qualcosa, lui si gira verso Albrun e l'abbraccia. Swinda getta Albrun a terra, la immobilizza e sussurra: "È disgustoso come puzzate voi streghe, emanate un fetore di marcio". Però inala avidamente. L'uomo scimmiesco inizia quindi a violentare Albrun mentre Swinda la tiene ferma. Più tardi, Albrun torna a casa e scopre che le sue capre sono state tutte rubate tranne una, orrendamente macellata e mutilata. Furiosa, porta un ratto morto alla fonte d'acqua locale per avvelenarla, poi urina sulla carogna del roditore e nel flusso. Ha le mestruazioni ed è febbricitante. Quella notte, Albrun accende una candela e comunica con il teschio di sua madre. 


BLUOT :
Sangue  

Albrun arriva in città con la figlia in braccio e vede molti cadaveri nudi e tumefatti condotti via. È la peste! Un monatto incappucciato trasporta su un barozzo Swinda e il massiccio contadino grottesco. Le loro carogne sono messe in una posizione contorta, quasi come se fossero impegnate in un 69: i piedi incredibilmente puzzolenti dell'uomo, dalle suole annerite, sono a poca distanza dalla faccia di Swinda e fanno penetrare i lezzi schifosi nel suo naso estinto. La scena sembra quasi una proiezione dei supplizi dell'Inferno, che non daranno loro pace per l'Eternità!
Sulla via del ritorno, Albrun si ferma nel bosco e mangia un fungo, una specie di chiodino, che le provoca terrificanti allucinazioni e psicosi violentissime. Nel mezzo del parossismo, la donna entra in un putrido stagno assieme alla figlia, lasciandola annegare. Affonda nell'acqua torbida con gli occhi aperti, in mezzo al sangue.


FIUR : 
Fuoco  

Nella sua baita, mentre Albrun dorme, un serpente le percorre il corpo. Lei si sveglia e, ignorando il rettile, sente la madre chiamarla. Si alza e si avvicina al camino, mentre continua a sentire il respiro affannoso della madre. A questo punto scopre il corpicino della bambina annegata, che aveva portato a casa con sé. Sconvolta, lo immerge nella zuppa che bolle sul fuoco. Con mani tremanti, mangia alcuni brandelli della carne infantile. Presto vomita copiosamente e urla di orrore, mentre la psicosi indotta dal fungo ritorna a scuoterla. Vede la figura spettrale della madre e sente delle risate. Le ombre sui muri sembrano muoversi minacciose, costringendola a fuggire dalla capanna. Nella luce crepuscolare del mattino, con gli occhi resi opachi e ciechi da un glaucoma, Albrun si sdraia e muore sulla cima della montagna. Il suo corpo prende fuoco spontaneamente al sorgere del sole! 

Numero di bambini mangiati: 1. 


Recensione: 
Questo film è la tesi di laurea del regista, produttore e sceneggiatore austriaco Lukas Feigelfeld (Vienna, 1986 - vivente). 
La critica ha accostato con una certa insistenza questa pellicola a The Witch, diretto da Robert Eggers (2015), che parimenti tratta l'argomento della stregoneria. A mio avviso, le somiglianze tra l'opera di Feigelfeld e quella di Eggers si limitano alle atmosfere cupe e ai colori smorti, in alcune sequenze tendenti quasi al bianco e nero. Infatti il film è stato girato in gran parte con luce naturale e in remote località alpine; il regista ha optato per dialoghi minimi e un approccio lento e atmosferico. La struttura narrativa è esile, ridotta all'indispensabile. È opinione comune nel Web che la storia passi addirittura in secondo piano rispetto alla forma (Cotola, 2020). Questo si deve soprattutto al fatto che la protagonista è una donna solitaria, che ha pochissimi contatti con il mondo esterno. In altre parole, manca un complesso contesto familiare.  
La pellicola di Eggers è legata all'iconografia tradizionale della stregoneria, con i Sabba, i patti col Diavolo in forma di caprone nero, il manifestarsi di eventi soprannaturali et similia. Quella di Feigelfeld invece esplora una tradizione abbastanza diversa, fatta di sopravvivenze (vere o presunte) di un sostrato precedente all'introduzione del Cristianesimo nell'arco alpino orientale. Manca del tutto l'elemento della Riforma Protestante, essendo l'ambientazione precedente. Mancano così dispute religiose come quella che ha portato William ad essere espulso con la famiglia dalla sua comunità puritana.  
Come già The Witch, anche Hagazussa - La strega può essere visto servendosi di diverse due chiavi di lettura: quella letterale e quella figurativa. La seconda è quella che permette la migliore analisi, da un punto di vista prettamente razionalistico. Albrun potrebbe benissimo non essere una strega, bensì una donna infelice e con problemi psichici aggravati dalla solitudine, dalla segregazione e dal clima di ostilità che la circonda. Tutto ciò che appare soprannaturale può essere visto come pura e semplice allucinazione indotta da avvelenamento da funghi. Albrun uccide la figlia e compie un atto di cannibalismo perché spinta dalla pazzia e non per comando di un'entità demoniaca realmente esistente. Le voci sono allucinazioni acustiche, ben note alla psicopatologia. La peste che uccide Swinda e il contadino scimmiesco può essere stata causata dal morso di uno scoiattolo, di un ratto o di una lepre - e non da un atto magico di reale efficacia. Non dimentichiamoci che negli Stati Uniti d'America, dove ogni anno si verificano sporadici casi di peste (sia bubbonica che polmonare), il principale vettore del morbo è proprio il morso degli scoiattoli. L'unico fenomeno difficile a spiegarsi è quello dell'autocombustione finale, che avviene sotto il cielo sereno e non può essere ascritta a un fulmine comune. Si può pensare che Albrun, ormai incosciente, sia stata colpita da un fulmine globulare, evento rarissimo ma non del tutto impossibile. 
Tuttavia, se uno spettatore volesse ritenere che Albrun sia un'autentica strega, avrebbe comunque tutti gli elementi per farlo. Questa complessità, che permette diverse interpretazioni tra loro contrastanti, è qualcosa di geniale. 


Etimologia di Hagazussa  

La parola Hagazussa è l'antenato del tedesco moderno Hexe "strega". La forma protogermanica ricostruibile è *χaγatusjō, composto di *χaγō "recinto" e di *tusjō "demonio", con paralleli in celtico e in altre lingue indoeuropee.
 
Etimologia di Albrun 
 
Il nome significa "Runa degli Elfi" o "Segreto degli Elfi". La forma protogermanica ricostruibile è *Albirūnō, composto di *albiz "elfo"  e *rūnō "segreto". È un antroponimo femminile molto arcaico. Gli Elfi, nell'antica tradizione germanica, non erano le creature leggiadre, splendenti e benevole a cui siamo stati abituati dal fantasy: erano esseri maligni che vivevano nei tumuli e che erano ritenuti responsabili, tra le altre cose, della diarrea e della lebbra. 
 
Etimologia di Swinda 
 
Il nome significa "Forte". La forma protogermanica ricostruibile è *Swinþō, da *swinþaz "forte". È un antroponimo femminile molto arcaico. In gotico si ha l'aggettivo swinþs "forte", femminile swinþa. Lo stesso elemento si trova anche nel nome della Regina degli Ostrogoti Amalasunta (gotico Amalaswinþa "Forza degli Amali", trascritto come Amalasuintha, Amalasuntha, Amalasuinda, Amalasuenta). Gli Amali erano la dinastia regnante degli Ostrogoti (estinta con la morte di Teodato nel 536). 

Nota: 
Sono forme un po' arcaiche per il XV secolo.

Curiosità 

Il finanziamento subì delle interruzioni: le riprese furono sospese per un anno a causa di vincoli di bilancio, poiché la produzione inizialmente non ricevette alcun sostegno finanziario da parte di fondi cinematografici tedeschi o austriaci. 

Gli attori hanno recitato le loro battute in una variante dialettale austriaca della lingua tedesca. La colonna sonora è stata composta dal duo dark ambient greco MMMD. 


Altre recensioni e reazioni nel Web 

Alcune opinioni interessanti si trovano nel sito di critica cinematografica Il Davinotti


Daniela ha scritto (2020):
"Figlia di strega, destinata a diventare strega essa stessa...  Con molti punti di contatto con The Witch di cui condivide i toni cupi e l'ambientazione in una società contadina decontestualizzata, questa produzione franco-tedesca [sic] riesce ad essere ancora più scarna e criptica. Per spingere verso il male è sufficiente la crudeltà degli uomini verso i deboli ed i diversi, sorretta dall'ottusità della Chiesa, tanto che il Diavolo può defilarsi fino a diventare un fruscio nella foresta o la conseguenza di un'intossicazione alimentare. Film ostico ma rigoroso, affascinante."
Buiomega71 ha scritto (2021): 
"Cupo, ostico, opprimente e oscuro (come le musiche alla Popol Vuh di Mmmd) viaggio incubotico [sic] che sta tra Dreyer e Herzog, in cui Feigelfeld tocca le corde più disturbanti (in zona zoofilia con la mungitura della capra, la madre che annusa viscidamente la figlia, una minzione su un ratto morto, infanticidi, il vomito, la peste e una sequenza di cannibalismo tra le più insostenibili mai girate) fino a una chiusa suggestiva che sfocia nel soprannaturale. The witch, al confronto, sembra un blockbuster. Vivamente sconsigliato a chi soffre di depressione. Pesantissima l'atmosfera."
Abthonyvm ha scritto (2022): 
"Sarebbe semplicistico considerare l'opera di Feigelfeld come la controparte europea del The witch di Eggers, nonostante gli inevitabili paragoni e gli evidenti punti di contatto: l'orrore dell'austriaco è più rarefatto e intimo, si nutre di solitudine ed emana dai dettagli (i bubboni della madre morente, l'erotismo malato, i teschi), facendosi conseguenza diretta di mali insanabili quali il pregiudizio e l'ignoranza, concretizzandosi in una fuga nefasta nella follia depressiva. Opera non tanto spaventosa quanto disturbante, che si avvale di un'ottima protagonista e un'eccellente OST."
Piuttosto scettico è invece Myvincent, che ha scritto (2021):
"Vita, miracoli e morte di una strega del XV secolo in uno sperduto villaggio alpino fatto di quattro case. Più che un horror, l'ennesima critica a chi fa della diversità uno squallido motivo di conformismo. Purtroppo lo stile è talmente monotono, il ritmo di una noia insostenibile, che il film si fa davvero pessimo. Esercizio di stile fine a se stesso e per di più dai risultati discutibilissimi."

Riporto infine il link alla recensione di C.H. Newell, pubblicata sul sito Father Son Holy Gore


Senza dubbio è interessante, anche se si ravvisa una certa fissazione con temi tipicamente moderni proiettati retroattivamente indietro di secoli. 

lunedì 25 dicembre 2023


THE WITCH

Titolo originale: The Witch: A New-England Folktale 
Stilizzazione: The VVitch 
Lingua originale: Inglese, Enochiano 
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Canada,
    Regno Unito
Anno: 2015
Durata: 93 min
Rapporto: 1,66:1
Genere: Orrore, storico, drammatico 
Sottogenere: Stregoneria, culto satanico, dark fantasy, 
    horror psicologico  
Regia: Robert Eggers
Sceneggiatura: Robert Eggers
Produttore: Daniel Bekerman, Lars Knudsen,
    Jodi Redmond, Rodrigo Teixeira, Jay Van Hoy
Produttore esecutivo: Thomas Benski, 
   Jonathan Bronfman, Chris Columbus,
   Eleanor Columbus, Julia Godzinskaya,
   Alexandra Johnes, Sophie Mas, Lucas Ochoa,
   Michael Sackler, Alex Sagalchik, Lourenço Sant'Anna
Casa di produzione: Parts and Labour, RT Features,
   Rooks Nest Entertainment, Maiden Voyage Pictures,
   Mott Street Pictures, Code Red Productions,
   Scythia Films, Pulse Films, Special Projects
Distribuzione in italiano: Universal Pictures
Fotografia: Jarin Blaschke
Montaggio: Louise Ford
Effetti speciali: Max MacDonald, Geoff D.E. Scott
Musiche: Mark Korven
Scenografia: Craig Lathrop, Andrea Kristof,
    Mary Kirkland, Robert Eggers
Costumi: Linda Muir
Trucco: Traci Loader
Interpreti e personaggi: 
    Anya Taylor-Joy: Thomasin
    Ralph Ineson: William
    Kate Dickie: Katherine
    Harvey Scrimshaw: Caleb
    Ellie Grainger: Mercy
    Lucas Dawson: Jonas
    Julian Richings: governatore
    Bathsheba Garnett: strega
    Sarah Stephens: giovane strega
    Wahab Chaudhry: Black Phillip
Doppiatori italiani:
    Lucrezia Marricchi: Thomasin
    Paolo Marchese: William
    Tiziana Avarista: Katherine
    Mattia Fabiano: Caleb
    Anita Ferraro: Mercy
    Lorenzo Virgilii: Jonas
    Oliviero Dinelli: governatore
    Andrea Lavagnino: Black Phillip 
Colonna sonora: 
  1. What Went We (1:58)
  2. Banished (1:52)
  3. A Witch Stole Sam (2:13)
  4. Hare in The Woods (1:30)
  5. I Am the Witch Mercy (1:17)
  6. Foster The Children (1:18)
  7. Caleb is Lost (1:48)
  8. Caleb's Seduction (3:05)
  9. Caleb's Death (5:25)
  10. William And Thomasin (2:39)
  11. William's Confession (4:08)
  12. The Goat And The Mayhem (3:28)
  13. Follow The Goat (1:15)
  14. Witches Coven (2:14)
  15. Isle Of Wight (1:41)
  16. Standish (2:27)
Budget: 4 milioni di dollari US
Box office: 40,9 milioni di dollari US 


Trama: 
New England incubico. Anno del Signore 1630. Il colono inglese William viene bandito da un insediamento dei Puritani assieme alla sua famiglia – formata dalla moglie Katherine, la figlia adolescente Thomasin, il figlio preadolescente Caleb, i giovani gemelli fraterni Mercy e Jonas – a causa di una disputa religiosa. Costruiscono una fattoria vicino a una grande foresta isolata e lì Katherine dà alla luce il suo quinto figlio, Samuel. Le cose vanno male, il raccolto di mais è scarso e cattivo. Mentre è sotto le cure della biondiccia Thomasin, che fa un gioco simile al bubusettete, il piccolo Samuel scompare improvvisamente. Si scopre che una strega ha rapito e ucciso il bambino per usare il suo corpo per creare un unguento magico in grado di permettere di volare. 
Devastata dalla perdita, Katherine trascorre le sue giornate piangendo e pregando. Insistendo sul fatto che un lupo abbia rapito il bambino, William porta Caleb a caccia nel bosco per trovare e uccidere il predatore. Il problema è che all'improvviso Caleb chiede al padre se Samuel, non battezzato, sia andato in Paradiso. William gli spiega che non è possibile saperlo; poi a un certo punto rivela di aver segretamente barattato la preziosa coppa d'argento di Katherine con delle provviste per la caccia. Alla fattoria, i gemelli giocano con il grosso caprone nero di famiglia, Black Phillip, che i bambini dicono parli con loro. Katherine incolpa Thomasin di aver smarrito la sua coppa d'argento e la ritiene responsabile della perdita di Samuel. Quella notte, i bambini sentono i genitori litigare sulla loro possibile morte per fame e progettano di mandare Thomasin a servire un'altra famiglia. 
La mattina dopo, Thomasin e Caleb si intrufolano nella foresta per controllare una trappola. Il loro cane Fowler ("Acchiappapolli") si lancia dietro a una lepre, con Caleb all'inseguimento; il roditore spaventa il loro cavallo, che scaraventa a terra Thomasin e la fa svenire. Caleb si perde e scopre il corpo sventrato di Fowler. Addentrandosi ulteriormente nel folto, si trova davanti una baracca da cui emerge una strega, travestita da giovane donna seducente, che lo bacia. Thomasin si sveglia e trova la strada di casa seguendo la voce di William. Mentre Katherine rimprovera Thomasin per aver portato Caleb nel bosco, William la difende ammettendo a malincuore di aver venduto la coppa e di aver portato Caleb nel bosco per primo.  
Quella notte, Caleb torna alla fattoria nudo, delirante e misteriosamente malato. Katherine insinua che Caleb sia caduto vittima della stregoneria e prega per lui. Il giorno dopo, il giovane è preso da violente convulsioni e vomita un'intera mela, prima di proclamare con passione il suo amore per Cristo e morire serenamente. I gemelli accusano Thomasin di praticare la stregoneria, ma lei a sua volta accusa entrambi per le loro presunte conversazioni con il capro Black Phillip e affronta il padre sulle sue intenzioni di mandarla via. Adirato per il comportamento dei suoi figli, William li rinchiude tutti nella stia delle capre.
Nel cuore della notte, i gemelli e Thomasin si svegliano e trovano la strega, che appare come una vecchia nuda, intenta a bere il sangue di una capra. La creatura malefica si gira verso di loro e ride, prima di attaccare i gemelli, mentre Thomasin osserva terrorizzata. In casa, Katherine ha una visione allucinatoria in cui Caleb e Samuel sono tornati. Prende Samuel e lo allatta; in realtà, ha esposto i seni a un corvo, che inizia a beccarle il corpo. All'alba, William trova la stalla distrutta, le capre sventrate, i gemelli scomparsi e Thomasin priva di sensi con le mani insanguinate. Mentre si muove, Black Phillip lo carica, gli perfora l'addome con le corna e lo uccide. Katherine, sconvolta, incolpa Thomasin di tutto ciò che è successo e cerca di strangolarla. Thomasin in lacrime uccide la madre, per legittima difesa, usando una roncola. 
Rimasta sola, Thomasin entra nella stia delle capre e supplica Black Phillip di parlarle. La capra risponde con voce umana e le offre la vita che desidera. Quando lei accetta, lui si materializza in un bell'uomo vestito di nero, le dice di togliersi i vestiti e di firmare un libro, guidandole la mano. Egli è il Demonio. Accompagnata da Black Phillip nella sua forma di capro, Thomasin nuda entra nella foresta, dove trova una congrega di streghe, anch'esse nude, che stanno celebrando un Sabba attorno a un falò. A questo punto le streghe iniziano a levitare e Thomasin si unisce a loro, ridendo istericamente mentre sale sopra gli alberi. Non ci sono dubbi, anche se siamo di fronte all'ennesimo off-camera: ha ottenuto i suoi poteri dal Capro Nero baciandogli il deretano. Gli ha lambito le emorroidi, gli ha strusciato il naso sullo sfintere e sul perineo, inalando le scariche di gas intestinali sulfurei! 


Recensione: 
La narrazione si basa sulla prima ondata di panico morale che colpì le colonie britanniche in America, causando terrore isterico nei confronti della stregoneria, 62 anni prima dei famigerati processi alle cosiddette Streghe di Salem (Contea di Essex, Massachusetts, 1692). In un ambiente ostile, la coesione tra le persone nel gruppo è fondamentale per la sopravvivenza. Il singolo può certo andarsene di sua volontà o essere bandito dalla comunità, ma si troverà ad affrontare una situazione particolarmente difficile. Questo è proprio ciò che accade a William (il cognome ci è ignoto) e di conseguenza alla sua famiglia. Il regista mostra con capacità magistrali le loro spaventose condizioni di vita, in cui anche cose per noi scontate (le mele, il burro, le finestre di vetro) sono viste come sogni di un passato lontano e sepolto: quello di un'esistenza accettabile in Inghilterra. Un passato che sparisce nell'Oblio, giorno dopo giorno. La stessa luce è malata, i colori sono pallidi, si stemperano quasi in una scala di grigi. La psicologia dei personaggi è così realistica che sembra di essere proiettati in pieno XVII secolo. Una simile opera di ricostruzione ha richiesto senza dubbio sforzi considerevoli. Il risultato lo trovo eccellente. Lo consiglio vivamente a tutti.


Confini labili tra realtà e allucinazione

Eggers ha concepito questo film in modo che possa essere interpretato in due modi: letteralmente, come se la famiglia fosse assediata da vere streghe e forze sataniche, oppure figurativamente, come se la famiglia fosse sprofondata in una psicosi condivisa a causa delle circostanze difficili e delle convinzioni fanatiche. Nel film si trovano piccoli indizi che potrebbero fungere da cause plausibili dietro gli eventi, al di là dell'ovvio soprannaturale, come il cibo contaminato che causa allucinazioni, i desideri sessuali repressi e l'isolamento estremo. Il regista ha affermato che spetta allo spettatore decidere quale interpretazione sia corretta. 
In una sequenza, William è raffigurato mentre tiene in mano una pannocchia marcia di mais, facendo credere allo spettatore che la muffa sia ergot, un fungo che produce un potente allucinogeno, l'ergotamina, che è riconosciuta come causa di visioni molto vivide e di isteria nei casi di stregoneria. Anche se l'ergot cresce sulla segale e su altri cereali, ma non sul mais, si è ben disposti ad accettare questo fatto improbabile come una licenza artistica. 


La lepre demoniaca

Una lepre appare spesso nelle sequenze del film di Eggers, mostrando un comportamento insolito, aggressivo. Nel New England coloniale, la lepre (hare) era considerata una creatura magica a pieno titolo. Era spesso associata alle streghe, sia come "lepre del latte" (milk-hare), a cui la superstizione attribuiva il potere di rubare o rovinare il latte degli animali da fattoria, sia come incarnazione delle streghe stesse, che si credeva potessero trasformarsi in lepri per spiare e influenzare le persone. È difficile tracciare le origini precise di simili credenze, in cui verosimilmente sono confluite diverse fonti, intrecciate in modo profondo nel corso dei secoli. Storie di lepri stregate sono molto comuni nelle tradizioni della Scandinavia e del Galles. All'origine della paura popolare potrebbero esserci fattori biologici. La lepre può essere infetta e trasmettere diverse malattie gravissime, come la tularemia e la peste. Pregiudizi su questi roditori sono riscontrabili già nella Bibbia: la tradizione ebraica considera non kosher la carne di lepre e le attribuisce il potere di far diventare un pederasta l'uomo che la mangia. Altre bizzarre credenze mosaiche descrivono un potere soprannaturale della lepre, quello di generare un nuovo orifizio anale ogni anno!


Il culto del Capro Nero

Nella mitologia dei Baschi, il Capro Nero è una figura comunemente associata al Diavolo. In particolare, l'incontro magico tra streghe è chiamato Akelarre, che in Basco significa "Prato del Capro" (è un composto da aker "capro" + larre "pascolo, prato"). Francisco de Goya dipinse delle streghe e una capra nera nel 1798: l'opera è chiamata El Aquelarre. Il termine Akelarre si diffuse molto con il processo alle Streghe di Zugarramurdi, durante l'Inquisizione spagnola nel 1610, pochi anni prima di quello di Salem. In quella sentenza, alcune donne basche furono ritenute colpevoli di essere streghe e di aver partecipato a riti satanici, in tutto e per tutto simili a quelli mostrati nel film di Eggers, e furono bruciate vive. L'Inquisizione distrusse nel XVII secolo i resti dell'antica religione dei Baschi, che nelle valli più impervie erano sopravvissuti all'introduzione del Cristianesimo (un processo lungo e complesso, tra il IV e il XIII secolo). 
Già nell'Aquitania è attestata in epoca romana una divinità chiamata AHERBELSTE, il cui nome significa "Capro Nero". Il sacrificio di capri e di vittime umane tra i Vascones è menzionato da Strabone. Howard Phillips Lovecraft non avrebbe avuto dubbi: si tratta del Culto di Shub-Niggurath! 

Il canto in Enochiano 

Verso il finale del film, le streghe che celebrano il Sabba intonano un inno in Enochiano. Il testo è quello dell'Undicesiva Chiave, che inizia così: "Oxiayal holdo od zirom o coraxo ds zildar raasy od vabzir camliax od bahal, niiso od aldon  salman teloch ..." ("Il Seggio Possente gemette a gran voce e vi furono Cinque Tuoni che Volarono nell'Est e l'Aquila parlò e gridò con forte voce: Venite via! Ed essi si radunarono insieme e divennero la Casa della Morte ..."). L'intenzione del regista era quella di mostrare un'evocazione in grado di stabilire un contatto con i Morti. In realtà si tratta del testo di una cerimonia funebre. Sarei enormemente sorpreso di trovare anche una sola parola distorta della lingua Enochiana in qualche documento processuale dell'epoca.


Un breve catechismo dei Puritani 

Il catechismo esposto da Eggers è in forma tipicamente dialogica:

William: Sei quindi nato peccatore?
Caleb: Sì. Sono stato concepito nel peccato e nato nell'iniquità.
William: Bene. E qual è il tuo peccato di nascita?
Caleb: Il peccato di Adamo ereditato, cioè una natura corrotta che dimora dentro di me. 
William: Ricordi bene, Caleb. Molto bene. E sai dirmi che cos'è la tua natura corrotta?
Caleb: La mia natura corrotta è vacuità di grazia, propensione al peccato, solo al peccato, e così continuamente.

Segue un drammatico dialogo, densissimo di spunti di riflessione: 

Caleb: Anche Samuel è nato peccatore?
William: Sì. 
Caleb: Come può allora... 
William: Preghiamo che sia entrato nel Regno di Dio
Caleb: Quale malvagità ha commesso?
William: Abbi fede in Dio, Caleb. Non parliamo più di tuo fratello. 
Caleb: Perché? È sparito da sette giorni e poi nostra madre... non pronunciate già più il suo nome.
William: Non c'è più, Caleb.
Caleb: Ditemelo!
William: Dirti che cosa? 
Caleb: È all'Inferno? 
William: Caleb! 
Caleb: Nostra madre non smette di pregare. E se morissi io? E se morissi quest'oggi?
William: Che ti prende? 
Caleb: Ho la malvagità nel cuore. Ho peccato senza perdono!
William: Sei ancora giovane.
Caleb: E se Dio non ascoltasse le mie preghiere?
William: Caleb!
Caleb: Ditemelo! 
William: Ascoltami. Io ti voglio un bene smisurato, ma solo Dio e non l'uomo sa chi è figlio di Abramo e chi non lo è. Chi è buono e chi è malvagio. Vorrei poterti dire che Sam dorme in Gesù Cristo, e che lo farai anche tu. Purtroppo non posso dirtelo. Nessuno può.

Questa è la Dottrina dei Due Semi. Il punto è che è molto vicina al Cristianesimo delle origini, a quanto si trova direttamente nel Vangelo. Queste cose sono ignorate dai settari pelagiani di Comunione e Liberazione, con la loro retorica dell'Avvenimento, dell'Incontro, del Mistero et similia. Essi ritengono, come Pelagio, che l'essere umano non sia reo di nulla, che non esista la Caduta, che la Salvezza venga dalle opere. Piaccia o no, le parole di William sono filologicamente coerenti con quelle di Cristo, mentre il pelagianesimo di Luigi Giussani e dei suoi seguaci non lo è. Chi è più anticristiano, i praticanti dell'Akelarre o i giussanini? I secondi. 

Altre note antropologiche

L'inconsueta ortografia VV per W nel titolo stilizzato è un semplice arcaismo. Va notato che questi segni erano usati come marchi apotropaici, derivati da Virgo Virginum ("Vergine delle Vergini"), un epiteto della Vergine Maria. Era molto diffuso nell'epoca post-medievale del XVII-XVIII secolo. Lo si trova inciso su porte, stipiti, finestre o altre parti di edifici come case e chiese, in genere in luoghi di passaggio. Si hanno casi in cui il segno si trova addirittura in grotte. La funzione protettiva di allontanamento del Male, degli spiriti immondi e della sfortuna, perdurava anche una volta che era andato perduta la memoria dell'origine religiosa. 

I personaggi si accusano spesso a vicenda di "firmare il libro", e un libro viene offerto a Katherine e a Thomasin da Black Phillip, perché sia firmato. Nella teologia dei Puritani, una persona stipulava un patto con il Diavolo firmando, o lasciando il proprio segno, nel libro del Diavolo "con penna e inchiostro" o con il sangue. Solo con tale firma, secondo le credenze dell'epoca, una persona diventava effettivamente una strega e acquisiva poteri demoniaci, come apparire in forma spettrale per fare del male a un'altra persona. 

La scena della morte di Caleb, e il comportamento di Jonas e Mercy mentre è in corso, si basano sui verbali del processo alle Streghe di Salem. I dispositivi legali di quell'orrido contesto consentivano l'uso di "prove spettrali". I testimoni dichiaravano che lo spirito della strega, assumendo la forma di uccelli o animali oltre che di persone, appariva davanti a loro per torturarli, ad esempio pizzicando, pungendo con aghi, mordendo, graffiando, sedendosi sul petto della vittima per impedirle di respirare, soffocandola quando cercava di recitare preghiere e inducendole convulsioni - tutti comportamenti mostrati nel film. 


Curiosità tecniche  

Prima del debutto alla regia di Robert Eggers con questo film, l'autore aveva realizzato solo alcuni cortometraggi. Aveva inoltre scritto una sceneggiatura, che forse non pensava neanche di utilizzare. A sua insaputa, la montatrice Louise Ford aveva passato questa sceneggiatura ai produttori Lars Knudsen e Jay Van Hoy, con cui stava lavorando all'epoca. Eggers fu inorridito da quest'azione invasiva, poiché all'epoca non considerava completa la sua sceneggiatura completa; fortunatamente i produttori la apprezzarono. Gli suggerirono di semplificarne la struttura, che in origine era divisa in cinque atti, ognuno raccontato dal punto di vista di un membro della famiglia. Quattro anni dopo, il finanziamento fu garantito e la pellicola fu realizzata. 

Il film è stato girato formato 1.66:1, che ormai è raro. Il direttore della fotografia Jarin Blaschke ne ha spiegato i motivi, con un linguaggio un po' sconnesso: "Beh, è ​​più senza tempo. È un formato che risale a molto tempo fa. Voglio dire, non si vede molto in 1.85:1 prima, sai, degli anni '50. È un formato che non si vedeva nell'arte fino a tempi molto recenti. Quella qualità senza tempo era attraente. Inoltre, mi sono affidato al mio istinto. Mi sembrava giusto. Aveva anche il vantaggio di poter rendere la casa un po' più claustrofobica e di mostrare più altezza degli alberi che incombevano sui personaggi. E si poteva comunque avere tutta la famiglia nell'inquadratura e farla funzionare"

Stephen King ha dichiarato di essere rimasto terrorizzato dalla visione di The Witch

Il regista ha dichiarato in un'intervista che l'animale più ammaestrato del film è stato la lepre, e che anche il corvo e il cavallo sono stati abbastanza facili da gestire, mentre il caprone Black Phillip a quanto pare è stato particolarmente difficile da addestrare. Una delle scene, quella in cui Black Phillip si lancia e lotta contro il padre di famiglia, non era prevista nella sceneggiatura; tutto è successo in modo spontaneo e basta. 

venerdì 15 settembre 2023

Conversazione tra Marco Moretti e Bard
- Il concerto di Battiato a Teheran - 

MM:

Ricordo che molti anni fa, Franco Battiato avrebbe dovuto tenere un concerto in Iran, a Teheran. Subentrarono difficoltà di non chiara natura, il concerto fu spostato in un'altra città e infine fu cancellato. Come mai? È possibile che alcuni testi di Battiato fossero considerati problematici dal regime?

Bard:

Hai ragione, nel 2007 Franco Battiato era in programma per un concerto a Teheran, ma l'evento fu cancellato in circostanze poco chiare. Le ragioni precise non sono mai state ufficializzate, ma diverse ipotesi sono state formulate:

Problemi con il visto: Secondo alcune fonti, Battiato avrebbe avuto difficoltà ad ottenere il visto per l'Iran. Le autorità iraniane potrebbero aver avuto dubbi sulla sua musica o sulle sue opinioni politiche.

Testi controversi: Alcune canzoni di Battiato contengono testi che potrebbero essere considerati problematici dal regime iraniano. Ad esempio, "Povera Patria" critica la corruzione e l'oppressione, mentre "L'Egitto" parla di libertà e diritti umani.

Questioni religiose: Battiato è un artista eclettico che ha esplorato diverse religioni e spiritualità. La sua musica include riferimenti al Cristianesimo, all'Islam e al Buddismo. Questo potrebbe aver creato problemi con le autorità iraniane, che si basano su una rigorosa interpretazione dell'Islam.

Pressione politica: È possibile che il concerto sia stato cancellato a causa di pressioni da parte di gruppi politici o religiosi in Iran. All'epoca, le relazioni tra l'Italia e l'Iran erano piuttosto tese.

Motivi economici: Non è da escludere che la cancellazione del concerto sia stata dovuta a motivi economici. Il costo di organizzare un evento di tale portata potrebbe essere stato troppo elevato per gli organizzatori.

Problemi logistici: Infine, è possibile che la cancellazione sia stata causata da problemi logistici o di sicurezza.

Nonostante le numerose ipotesi, non è possibile sapere con certezza quale sia stata la vera ragione della cancellazione del concerto di Battiato a Teheran. L'unica certezza è che l'evento ha rappresentato un'occasione persa per il dialogo interculturale e la promozione della musica italiana in Iran.

MM:

Ho trovato in Google che il fatto risale al 1999, non al 2007. Come mai questa discrepanza?

Bard:

Hai ragione, hai trovato informazioni corrette. Il concerto di Franco Battiato a Teheran era previsto per il 1999, non per il 2007. Mi scuso per la svista.

La discrepanza potrebbe essere dovuta a diversi fattori:
  • Errori di battitura o di trascrizione: Le informazioni online possono contenere errori, soprattutto quando si tratta di eventi datati. 

  • Confusione con altri eventi: Battiato ha tenuto concerti in molti paesi nel corso della sua carriera. È possibile che la data del 2007 sia stata associata erroneamente al concerto di Teheran. 

  • Fonti non affidabili: Non tutte le informazioni che si trovano online sono accurate. È importante verificare la fonte delle informazioni prima di considerarle affidabili. 
Per approfondire la questione, ho cercato ulteriori informazioni su fonti autorevoli, come ad esempio: 

  • Articoli di giornale dell'epoca: La stampa italiana del 1999 riporta la notizia della cancellazione del concerto di Battiato a Teheran.

  • Sito ufficiale di Franco Battiato: Il sito web ufficiale di Battiato non menziona il concerto di Teheran, ma fornisce informazioni complete su altri concerti tenuti dall'artista in quel periodo. 

  • Libri e biografie su Franco Battiato: Alcune biografie di Battiato menzionano la cancellazione del concerto di Teheran, fornendo alcuni dettagli sulle possibili cause. 

Alla luce di queste informazioni, è possibile affermare con certezza che il concerto di Franco Battiato a Teheran era previsto per il 1999 e che fu cancellato per motivi non completamente chiari. Le ipotesi formulate in precedenza rimangono valide, ma non è possibile stabilire con certezza quale sia stata la vera ragione della cancellazione. 

Alcuni commenti 

Potrebbe anche darsi che i testi problematici del celeberrimo cantautore siciliano non fossero quelli indicati dall'IA e incentrati sulla politica, bensì altri. Ad esempio frasi come "sui seni nudi muoio d'amore", oppure "dammi un po' di vino con l'idrolitina". Un ayatollah, mi pare che fosse Khatami (non ne sono però del tutto sicuro) ebbe a sostenere il concerto con il massimo entusiasmo, facendo notare l'adesione di Battiato al Sufismo. Non che i Sufi siano molto ben visti (sono considerati piuttosto eccentrici), in ogni caso fanno parte dell'Umma al-Islam. All'epoca Khatami era Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran. 
In realtà, indagando nel Web, scopro che Battiato di concerti in Iran avrebbe dovuto tenerne addirittura tre di fila! Questo riporta Gianluca Grignani nel gennaio 1999: 

"Franco Battiato è stato invitato a tenere tre concerti a Teheran in febbraio, in occasione della rassegna musicale “Pace e dialogo tra civilta”, organizzata nell’ambito delle celebrazioni per il ventesimo anniversario della rivoluzione islamica. Battiato, entusiasta, ha rilasciato una dichiarazione piuttosto tautologica (ma meno insignificante di quanto possa apparire: notate la scelta della parola): «La Persia è la Persia. Attendiamo ora di risolvere alcuni problemi organizzativi»." 

E ancora: 

"I concerti di Battiato, che si dovrebbero tenere a Teheran e in un’altra città ancora da decidere, sarebbero i primi di un cantautore occidentale in Iran dopo la rivoluzione islamica del 1979."  

Come si è visto, i "problemi organizzativi" non si sono mai risolti. 
Questo è il link, che riporto (la memoria del Web è meno buona di quanti si pensi): 


È incredibile come la memoria del Web sia offuscata, non solo dalla naturale dissoluzione dei contenuti, ma anche dal fatto che si dissolvono coloro che potrebbero avere l'idea di cercarli! Nel frattempo, l'IA continua a distinguersi per le sue allucinazioni, spostando in avanti gli eventi.

venerdì 1 settembre 2023

LA PROBLEMATICA ETIMOLOGIA DI MARANZA

Si fa un gran parlare dei maranza, bulli aggressivi aggregati in temibili baby gang, che si sono moltiplicati a dismisura tramite il social TikTok a partire dal 2019. Si sono diffusi usando la rete ferroviaria di Monza e della Brianza, aggredendo, rapinando e portando devastazione. Il nome di questa subcultura giovanile è stato connotato dal punto di vista etnico, essendo composta in gran parte da giovani nordafricani, soprattutto maghrebini. Va comunque precisato che le origini dei maranza sono anteriori alla formazione delle nuove generazioni di immigrati extracomunitari: esistevano già nell'ultimo decennio dello scorso secolo e a quell'epoca non era percepita alcuna caratteristica etnica extra-italiana.


Secondo alcuni (opinionisti, giornalisti, influencer und ähnliche Parasiten), il termine maranza sarebbe un collettivo in -anza (derivato da un originario astratto). Questa ipotesi, che ricorre con grande insistenza nei media, mi pare piuttosto labile, come credo di poter dimostrare con solidi argomenti. Si rende necessario analizzare la questione in maggior dettaglio.

Ipotesi sull'origine del suffissoide -anza

Associazione a formazioni colloquiali tipicamente milanesi come riccanza "gente ricca", figanza "atteggiamento da figo", divertanza "divertimento". 
Obiezioni:
- Diverso genere grammaticale: Si dice il maranza, i maranza, contro la riccanza (es. "qui c'è tanta riccanza"). 
- Diversa fonologia: La parola maranza ha un'affricata sonora /dz/ anziché sorda /ts/. Rima con manza. Non rima con danza. La consonante sonora viene in genere attribuita a un'influenza meridionale, anche si il vocabolo è settentrionale. 

Ipotesi sull'origine della radice mar-:

1) Associazione al termine paninaresco tamarro "zotico, cafone (soprattutto meridionale)". 
Link:
Supposta trafila: 
   *tamarranza > maranza 
Obiezioni: 
- Diverso genere grammaticale: Si dice il maranzai maranza, mentre *la tamarranza avrebbe dato un femminile.
- Diversa fonologia: La parola maranza ha un'affricata sonora /dz/ anziché sorda /ts/. Rima con manza. Non rima con danza. La consonante sonora viene in genere attribuita a un'influenza meridionale, anche si il vocabolo è settentrionale. 
- Problemi di cronologia: Nella canzone di Jovanotti Il capo della banda (1988) è presente la prima attestazione nota del termine maranza, che è nettamente distinto dal più comune tamarro

"Mi chiamo Jovanotti e sono in questo ambiente 
Di matti, di maranza e di malati di mente
Fissati con le moto e coi vestiti americani
Facciamo tutto ora o al massimo domani"

Se maranza fosse derivato da *tamarranza, lo sviluppo non si sarebbe potuto verificare contemporaneamente alla diffusione di tamarro: sarebbe stato necessario un lungo periodo di incubazione e di usura della pronuncia. Invece Jovanotti mostra il vocabolo maranza, pronunciato /ma'randza/, come contemporaneo a tamarro, senza alcuna consapevolezza di un'etimologia comune delle due voci. 

2) Associazione a Marocco, marocchino, Marrakesh
Supposta trafila: 
   *maroccanza > maranza 
   *marocchinanza > maranza 
   *marrakeshanza > maranza 
Obiezioni: 
- Diverso genere grammaticale: Si dice il maranzai maranza, mentre *la maroccanza e simili avrebbero dato un femminile.  
- Diversa fonologia: La parola maranza ha un'affricata sonora /dz/ anziché sorda /ts/. Rima con manza. Non rima con danzaLa consonante sonora viene in genere attribuita a un'influenza meridionale, anche si il vocabolo è settentrionale. 
- Problemi semantici: Nei tardi anni '80 e negli anni '90 del XX secolo, i maranza non erano affatto marocchini, erano tamarri italici. 

3) Possibile derivazione da malanza "male" (sostantivo), intendendo "cattiva stirpe", "cattivo seme" o simili. 
Origine: male + -anza
Alterazione della pronuncia: 
  a) rotacismo /l/ > /r/;
  b) sonorizzazione /ts/ > /dz/ 
Supposta trafila: 
    /ma'lantsa/ > /ma'randza/ 
Possibili cause dell'alterazione: 
  a) pronuncia meridionale; 
  b) influenza dialettale (?);
  c) problemi di udito (?). 
Obiezioni: 
- Arcaismo del termine: In italiano standard non è presente la parola malanza "male" (sia fisico che morale), che è considerata obsoleta. Il Grande dizionario della lingua italiana (UTET) riporta il lemma come antiquato e fornisce i seguenti un esempio tratto da Iacopone da Todi (tra il 1230 e il 1236 - 1306): longo tempo gridammo al messia / che reguarisse la nostra malanza / ed ecco, nudo iace en ella via / e null'è che de lui aia pietanza! 
Rohlfs considera malanza una derivazione dovuta a influsso gallo-romanzo. Non si riesce a capire attraverso quale percorso tortuoso la parola possa essere giunta in una subcultura degli anni '80 e '90 del XX secolo, notoriamente ostile allo studio!
- Improbabilità dell'alterazione: Se è già improbabile che un termine arcaico come malanza sia riemerso dopo secoli tra gente di un'ignoranza belluina, ancor più improbabile è che a questa ricomparsa si siano associate due cambiamenti nella pronuncia. 

Altre ipotesi:

i) Derivazione da maranzana "melanzana", supposto termine meridionale, che sarebbe stato poi abbreviato colloquialmente in maranza. Il motivo dell'epiteto sarebbe la connotazione razzista, essendo  la pelle dei maghrebini piuttosto scura. 
Semantica: 
persona dalla pelle scura (nordafricano) > melanzana > maranza 
Supposta trafila: 
   *maranzana > maranza 
Obiezioni: 
- Sospetta falsità dell'informazione: Ciò che è riportato nel Web sul maranza-melanzana, è in buona sostanza una fake newsIl termine maranzana è piemontese (variante: marzan-a) e non sembra essere meridionale. 
Queste sono invece le forme in uso nel Meridione per dire "melanzana", e sono tutte piuttosto diverse dal supposto maranza(na), con un paio di possibili eccezioni in Puglia
   Napoli, Campania: mulignana 
   Sicilia: mulinciana, milunciana, mulunciana
          mirinciana  
   Puglia: marangiana, marancianamelangiane,
          mulangéne 
   Basilicata: merlingiana 
   Calabria: lumingiana, malangiana, mulingiana,
          melangiana
   Nell'italiano regionale meridionale si ha melenzana
Nota: 
Mi sono imbattuto nella parola maranza "arancia", attribuita al siciliano; tuttavia sono stato in grado di reperire soltanto arancia, aranciu e purtuallu
Link: 
- Problemi semantici: Nei tardi anni '80 e negli anni '90 del XX secolo, i maranza non erano affatto marocchini, erano tamarri italici.  

ii) Etimologia paninara: parola macedonia derivata da marocchino + zanza 
Supposta origine del secondo elemento della parola macedonia:
Riduzione di una forma verbale. In gergo paninaro zanzare significa "tagliare"; "scippare (tagliando la cinghia della borsa)". Ho potuto attestare la locuzione zanzare via "recidere". La pronuncia è /dzan'dzare/, con due affricate sonore: è un omofono del plurale di zanzara
Nota:
Secondo alcuni navigatori, in romagnolo zanza significherebbe "furbo". Non sono stato in grado di confermare la glossa. 
Supposta trafila: 
*marocchino-zanza > *marocco-zanza > *maroccanza > maranza 
Nota: 
Erano chiamati zanza gli appartenenti a una subcultura tipicamente milanese, formatasi dopo l'estinzione dei Paninari.
Obiezioni: 
- Problemi semantici: Nei tardi anni '80 e negli anni '90 del XX secolo, i maranza non erano affatto marocchini, erano tamarri italici. 

iii) Possibile etimologia: maranza è una pura e semplice alterazione espressiva del romanesco coatto maranga, maranca "teppistello". 
Link: 
Nota: 
Non mi risulta che questa ipotesi, che mi era venuta in mente qualche tempo fa, sia mai stata avanzata da altri. Tuttavia non la trovo soddisfacente. 
Punti a favore: 
- Somiglianza semantica: I due termini, maranza e maranga, indicano in effetti la stessa cosa o quasi.
Obiezioni:
- Problemi di diffusione: Il termine maranga, maranca, tipico di Roma, sembra essere del tutto estraneo al Nord, mentre maranza si usa nel Nord, essendo nel Sud soltanto un raro articolo di importazione.
- Problemi morfologici: Non si capisce il motivo del cambiamento del suffissoide -anga, -anca in -anza.

iv) Possibile etimologia: maranza è una pura e semplice alterazione espressiva del veneto marangón "falegname". 
Semantica: 
"falegname" > "individuo grossolano" > "uomo mal vestito" > "tamarro"
Obiezioni: 
- Problemi semantici: Sembra che il passaggio da "falegname" a "uomo mal vestito" sia molto artificioso. Non si capisce perché il gergo abbia tratto ispirazione proprio dai falegnami anziché dai muratori o da altri lavoratori manuali.
- Problemi morfologici: Non si capisce il motivo della sostituzione della finale -angón con un suffissoide -anza
Nota: 
L'etimologia di marangón "falegname" è in ogni caso connessa con quella di maranga, maranca "teppistello" (vedi sopra). 

Esistono altre ipotesi, ancor meno probabili, che sembrano essere varianti di quelle sopra esposte. Così si immaginano derivazioni da tamarro + zanza o dalla locuzione marmaglia di zanza. Sono tutte formazioni incredibilmente cervellotiche e vane, più o meno come dire che il panino è il pane di Nino

Ipotesi filogenetiche: 
la tamarrizzazione dei Paninari

Il primo germe si sarebbe sviluppato negli ultimi anni della diffusione dei Paninari, poco prima della loro repentina estinzione. Nella guerriglia urbana a Milano, era in uso tra i tamarri la rapina degli abiti ai paninari nel corso di agguati notturni: questi outfit erano poi esibiti come trofei. Si cominciarono così a formare gli pseudo-paninari. A questi si aggiunsero numerosissimi imitatori che andavano in giro con outfit farlocchi, ad esempio il Fintcler e le Finterland. In pratica erano tamarri con abiti e atteggiamenti paninareschi. Quando la subcultura paninara subì il tracollo, consumata dall'autolisi, il vuoto fu riempito dai maranza.

La seconda ondata

La ricomparsa della subcultura maranza nel XXI secolo, con nuove connotazioni violente e inquietanti, ha spiazzato un po' tutti - soprattutto perché i più giovani attuali non ricordano l'esistenza dei tamarri novecenteschi, che al massimo potevano essere un problema estetico, senza grandi turbamenti dell'ordine sociale (basso potenziale criminogeno). Si può dire che la stessa parola maranza sia entrata in quiescenza verso il 2000, restandovi per tutti i successivi 15 anni. Il fenomeno somiglia allo scorrere di un fiume carsico, che scava a lungo nel sottosuolo per poi scaturire in superficie. Molti sono convinti che non esista relazione alcuna tra i primi maranza e i bulli marocchini attualmente imperversanti, che avrebbero adottato il loro nome tramite un processo di appropriazione culturale (alto potenziale criminogeno).


Jovanotti è stato il Proto-maranza
(e l'inventore del termine)

In assoluto, il primo maranza è stato Jovanotti, ossia Lorenzo Cherubini (Roma, 1966 - vivente), che non sembra affatto essere un "abbronzato". I suoi genitori Mario Cherubini (1934 - 2015) e Viola Cardinali (1935 - 2010), erano toscani di Cortona (prov. di Arezzo). I caratteri somatici puntano a una chiara origine longobarda della stirpe. 
Era il 1989. Durante la trasmissione Serata d'onore, condotta da Pippo Baudo, Celentano intervistò Jovanotti e gli chiese informazioni sul significato del termine "maranza", che andava diffondendosi e incuriosiva. La risposta del rapper è stata confusa, sfocata, addirittura surreale: in pratica non è stato in grado di spiegare in termini razionali e comprensibili cosa si dovesse intendere per "maranza"
L'interessante video è presente su YouTube: 


Visionando le sequenze, possiamo notare questo: Celentano, ignorando la parola, dapprima pronuncia /ma'rantsa/, con lo stesso suono  sordo di "danza". In altre parole, usa una pronuncia ortografica. Jovanotti invece pronuncia sempre /ma'randza/, con lo stesso suono sonoro di "manza". Quasi subito, nel corso dell'intervista, Celentano capisce la pronuncia corretta e si adatta. Sono dettagli apparentemente futili, eppure li considero importantissimi. 

Conclusioni 

La soluzione del problema è possibile, anche se non è immediata. Siccome Jovanotti è stato senza alcun dubbio l'inventore della parola maranza, bisognerebbe intervistarlo. Mi riprometto di farlo. Temo però che la creazione lessicale sia stata arbitraria, forse dovuta a qualche fraintendimento nel bel mezzo della musica assordante. Non mi stupirei affatto se venissi a sapere che Jovanotti è sempre stato un po' duro di orecchi, in fondo nella già citata canzone Il capo della banda cantava così: 

"Picchiamo sul volume e ci spacchiamo le orecchie
Magari le cambiamo se diventano vecchie 
Noi siamo sempre in forma, viaggiamo come un razzo
Comunque se ti droghi sei una testa di cazzo" 

Forse nessuno gli ha detto che il rumore ha effetti estremamente nocivi sulla salute, paragonabili a quelli prodotti da una grave tossicosi! 

giovedì 4 maggio 2023


PINK FLOYD - THE WALL

Titolo originale: Pink Floyd - The Wall
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Regno Unito
Anno: 1982
Durata: 95 min
Genere: Drammatico, musicale, animazione 
Sottogenere: Dramma surrealista, opera rock 
Tematiche: Alienazione, solipsismo, autismo, 
    fascismo, rapporto uomo-donna 
Regia: Alan Parker
Soggetto: Roger Waters (dall'album The Wall)
Sceneggiatura: Roger Waters
Produttore: Alan Marshall
Casa di produzione: MGM 
Distribuzione: United International Pictures 
Fotografia: Peter Biziou
Montaggio: Gerry Hambling
Musiche: Pink Floyd, Bob Ezrin, Michael Kamen
Scenografia: Gerald Scarfe
Interpreti e personaggi:
    Bob Geldof: Pink
    Kevin McKeon: Pink adolescente
    David Bingham: Pink bambino
    Christine Hargreaves: La madre iperprotettiva
       e asfissiante di Pink

    Eleanor David: La moglie fulva e cornificatrice
       di Pink

    Alex McAvoy: Il maestro di scuola frustrato
       dalla moglie megera

    Bob Hoskins: Il manager
    Michael Ensign: Il direttore dell'albergo
    James Laurenson: J.A. Pinkerton, padre di Pink
    Jenny Wright: Una groupie statunitense
         senza cervello

    Margery Mason: La moglie oppressiva
         del maestro coglione

    Ellis Dale: Il medico inglese sadico
    James Hazeldine: L'amante israelita della moglie
         di Pink

    Ray Mort: Il padre al parco giochi
    Robert Bridges: Il medico statunitense
    Joanne Whalley: Una groupie senza cervello
    Nell Campbell: Una groupie senza cervello
    Emma Longfellow: Una groupie senza cervello
    Lorna Barton: Una groupie senza cervello
    Marie Passarelli: La cameriera spagnola
    Iain Owen Moor: Un testimone di nozze
    Roger Kemp: Un testimone di nozze
    Joanna Andrews: Una testimone di nozze
    Diana King: Una testimone di nozze
    Marilyn Thomas: Insegnante sadica
    Brenda Cowling: Insegnante sadica
    Michael Burrell: Insegnante sadico
    Malcolm Rogers: Insegnante sadico
    John Broughton: Insegnante sadico
    Albert Moses: La guardia che si fa fellare
        dalla sporcacciona 
    Vincent Wong: Un paramedico
    Marc Atwood: Un paramedico

    Non identificati:
       La sporcacciona succhiante *
       Neonazista autentico: Squadrista 1 
       Neonazista autentico: Squadrista 2 
       Neonazista autentico: Squadrista 3 
       Neonazista autentico: Squadrista 4 
    * Sarà compresa tra le attrici sopra riportate,
    ma non mi è stato possibile capire chi fosse.
Budget: 10-12 milioni di dollari US 
Box office: 22,3 milioni di dollari US
Premi: 
    2 BAFTA Film Awards 

Tracce musicali: 
   1) When the Tigers Broke Free 
   2) The Little Boy that Santa Claus Forgot
   3) In the Flesh? 
   4) The Thin Ice 
   5) Another Brick in the Wall, Part 1 
   6) Goodbye Blue Sky
   7) The Happiest Days of Our Lives 
   8) Another Brick in the Wall, Part 2 
   9) Mother 
   10) Empty Spaces 
   11) What Shall We Do Now?
   12) Young Lust 
   13) One of My Turns 
   14) Don't Leave Me Now
   15) Another Brick in the Wall, Part 3
   16) Goodbye Cruel World 
   17) Is There Anybody Out There 
   18) Nobody Home 
   19) Vera 
   20) Bring the Boys Back Home 
   21) Comfortably Numb 
   22) In the Flesh 
   23) Run Like Hell 
   24) Waiting for the Worms 
   25) 5:11 AM (The Moment of Clarity)
   26) Stop 
   27) The Trial 
   28) Outside the Wall 
N.B.
Rispetto all'album The Wall, è stato omesso il brano Hey You, considerato "ridondante". Avrebbe dovuto essere prima di Comfortably Numb; la scena è stata girata e poi non inclusa.


Trama:

La vita del giovane Pink è una Tragedia della Natura. Suo padre è caduto ad Anzio durante la Seconda Guerra Mondiale. Sua madre, una donna paranoide, lo ha cresciuto da sola. Un giovane Pink scopre alcune reliquie del servizio militare e della morte del padre. Un'animazione mostra la guerra e l'assoluta inutilità della morte delle persone, il cui sangue cola in un tombino e finisce nelle fogne. A scuola, Pink viene sorpreso a scrivere poesie e umiliato dall'insegnante, che legge alla classe una sua poesia affinché i bulli possano schernirlo, quindi lo punisce duramente. Tuttavia, presto si scopre che il trattamento iniquo riservato agli studenti è dovuto all'infelicità del matrimonio dell'insegnante, sposato a un'arpia ripugnante che lo tormenta senza sosta. 
A distanza di anni, Pink ricorda un sistema scolastico oppressivo, immaginando i bambini che cadono in un tritacarne, finendo macinati. I loro lineamenti sono indistinti, come quelli di pupazzi, per via delle maschere che indossano. Pink fantastica, immaginando i bambini che si ribellano e bruciano la scuola prima di gettare l'insegnante tra le fiamme. 
Da adulto, Pink ricorda la madre iperprotettiva. Ricorda il proprio matrimonio in crisi. Sua moglie, una donna dai capelli rossi come il fuoco, gli provoca immense sofferenze. Durante una telefonata, Pink si rende conto che lei lo tradisce, nel momento stesso in cui un uomo risponde al telefono. Le esperienze traumatiche del protagonista sono rappresentate come mattoni nel muro che costruisce intorno a sé e che lo separa emotivamente dalla società e dal mondo. 
Pink, diventato una rockstar depressa, torna nella stanza d'albergo con una stupida groupie. Cade in preda a un furore da berserk e distrugge ogni cosa, scagliando i mobili contro le pareti e fracassandoli. Esasperato, pensa a sua moglie che lo cornifica e si sente intrappolato nella sua stanza. Poi ricorda ogni mattone del suo muro, che si rivela finalmente completo. La sua segregazione è totale. 
Intrappolato nel suo muro, Pink non esce dalla stanza d'albergo e inizia a perdere la testa delirando di metaforici "vermi". Si rade tutti i peli del corpo, ferendosi fino a sanguinare, poi guarda la televisione, in particolare l'epico film di guerra, I guastatori delle dighe (The Dam Busters, Michael Anderson, 1955). Immerso nel delirio, il giovane Pink cerca nelle trincee, ritrovando infine se stesso adulto. Sconvolto, fugge terrorizzato e raggiunge una stazione ferroviaria, dove i soldati si riuniscono ai loro cari. Non riesce a vedere suo padre e la gente chiede che i soldati tornino a casa. Sprofonda nell'incoscienza. Infine Pink viene trovato dal suo manager nella stanza d'albergo distrutta, completamente privo di sensi. Un paramedico gli inietta dei potenti farmaci per fargli riprendere i sensi e permettergli di esibirsi. 
In questo stato di alterazione, Pink allucina di essere un dittatore fascista e plasma il suo concerto come un raduno neonazista, in cui i suoi seguaci attaccano neri, omosessuali ed ebrei. Si riuniscono in squadre d'assalto e si scatenano, portando devastazione! Compaiono i cani feroci: sono i mastini da guerra, che vengono scagliati contro gli immigrati. Scoppiano scontri tra gli squadristi e le Forze dell'Ordine. Poi il cantante organizza un raduno a Londra, dove al culmine del delirio vede con i propri occhi centinaia di giganteschi martelli da guerra incrociati che marciano al passo dell'oca tra le rovine. Quando smette di avere allucinazioni da droga ed è sconvolto da una lucidità improvvisa, urla come se gli fosse stato infilato nel cranio un aculeo incandescente: "Stop!" Prende l'inesplicabile decisione di non voler più rimanere intrappolato dietro il muro. Si rintana in una latrina, in mezzo agli escrementi, canticchiando a bassa voce mentre una guardia giurata gli passa accanto. 
Come una bambola di pezza animata e inerme, Pink si sottopone a processo infernale per "aver mostrato sentimenti di natura quasi umana". Il suo insegnante stronzo e la moglie aguzzina lo accusano e lo consigliano per le sue azioni, mentre sua madre asfissiante cerca di riportarlo a casa perché "non vuole che si metta nei guai"
Il gigantesco giudice, un cazzone moscio antropomorfo che tuona dall'orifizio urinario sopra i testicoli immensi, simili a dirigibili rosacei, condanna Pink "ad essere esposto davanti ai suoi coetanei", così dà l'ordine di abbattere il muro. Dopo un lungo silenzio, il muro viene smantellato, proprio come il Mudo li Merlino! Pink urla di terrore! Il destino finale di Pink rimane sconosciuto, ma si sa per certo che sarà ben misero, più o meno come quello di uno spurgatore di fogne nell'India profonda. Una domanda pressante: Non sarebbe stato meglio rimanere un dittatore fascista? In ogni caso si scorge un vaghissimo segno di speranza: alcuni bambini puliscono un mucchio di detriti e raccolgono mattoni, con uno di loro che svuota una molotov. Un oscuro augurio sorge a questo punto nello spettatore: possano questi bimbi diventare altrettanti Pink! 


Recensione:
Questo film ha meriti immensi. Ne vidi per la prima volta alcune sequenze in un bar non distante dalla sede di Fisica in Via Celoria, a Nuova Sodoma, pardon, a Milano. Sorgeva nei pressi del Neurologico, dove talvolta avevo l'audacia di entrare per usare il telefono pubblico. In quel bar, il cui nome era Pink Floyd, avevo trovato un rarissimo succo di frutta di banana, il cui sapore ricordo ancora. È difficilissimo ridurre la banana a un succo, per questo il prodotto è quasi irreperibile e prezioso. Mentre gustavo quel nettare, un grande schermo stava proiettando proprio Pink Floyd: The Wall. Da quel momento, per me quel film è stato una vera e propria ossessione. Spesso lo noleggiavo in videocassetta e me lo guardavo (ai tempi i mezzi tecnologici erano primitivi, rudimentali). 
Ricordo i commenti di un'anziana signora sul treno, che esprimeva la sua angoscia a un'amica: aveva visto il film di Parker e ne era rimasta sconvolta. Diceva che in quelle sequenze vedeva la negazione totale dell'essere umano, la sua degradazione, una disperazione assoluta e pervasiva. Mi è subito parso chiaro che quella donna fosse una convinta sostenitrice dell'idea teleologica dell'Uomo come fine dell'Universo, come metro e misura di tutte le cose. Un'idea data per scontata nel corso di lunghi, era stata sfidata apertamente. La cosa mi ha fatto gongolare! 
Dai banchi di memoria stagnante dell'epoca universitaria ogni tanto riemerge il ricordo di Jacopo D., figlio del più famoso Valentino D., un pittore abbastanza quotato e defunto da tempo. Jacopo D. cercava in tutti i modi di distogliermi dalle immagini mentali che saturavano il mio essere. In particolare, provava un genuino orrore per Pink Floyd - The Wall. In un'occasione mi disse che erano gli incubi di drogati. Non aveva tenuto conto di una cosa: sono uno spirito ribelle! 


Una sinistra profezia

Mia madre (RIP), quando alle medie avevo gravi problemi di socializzazione, si sentiva molto inquieta e un giorno mi disse che le sembrava che io stessi costruendo un muro tra me e il mondo. La causa di ciò erano i professori maligni, che si lamentavano della mia fortissima tendenza ad isolarmi, a chiudermi in me stesso, persino della mia incapacità di sorridere. A sentire queste canaglie, avrei dovuto stare con i bulli e farmi da loro giulivamente massacrare. Avrei dovuto essere felice di subire persecuzione! All'epoca non si parlava di autismo, era un argomento tabù. Semplicemente lo si rimuoveva. I genitori e i professori aderivano alla funesta dottrina cattolica del libero arbitrio, così davano ai perseguitati la colpa di ciò che accadeva loro. Dicevano che era necessario "modificarsi". Dentro di me brillava un solo desiderio: la vendetta! Vendetta contro il genere umano! 
Tutto ciò accadde prima dell'uscita del film di Parker, di cui mia madre non poteva sapere assolutamente nulla. Quando potei visionare la pellicola, mi resi conto all'istante del contenuto profetico delle parole che erano state da lei pronunciate! 

  
L'essenza della scuola 

Pink rivela al genere umano una delle Verità Ultime: il sistema scolastico è stato inventato da Mefistofele! La scuola semina demenza, accresce in modo esponenziale le sofferenze dei dannati che la subiscono e merita l'annientamento. Non c'è nulla di buono in tale istituzione abominevole: è un immenso meccanismo stritolatore, una vite senza fine che riduce gli studenti in poltiglia. Queste vittime, che sono come fantocci svuotati del tutto privi di ontologia, una volta ridotti a carne macinata somigliano in modo straordinario a masse di vermi. Questa è la scuola! L'ideale sarebbe colare su ogni scuola un sarcofago di cemento come quello di Chernobyl, ovviamente murandovi dentro docenti e bulli. 


L'animazione di Gerald Scarfe: 
Empty Spaces

L'essenza del rapporto tra uomo e donna è terrore, è sopraffazione, è morte ontologica! Il sesso è merda. Ne siamo attratti, certo, ma resta comunque merda. Il maschio non è il predatore, è la preda. La femmina agisce come una mantide. Ghermisce il maschio, lo annienta, lo divora, lo condanna a una vita che è come un dente cariato, una maledizione di cancrena. Il frutto di pochi attimi di piacere costa strazi indicibili. Questa raccapricciante dinamica, di cui le genti sono vittime, è illustrata in modo splendido nella famosa sequenza di animazione in cui due fiori combattono una feroce battaglia. Il fiore maschile sembra un grosso pistillo eretto che si conficca tra i petali del fiore femminile. Ha inizio una lotta tremenda e alla fine il fiore femminile si chiude sul fiore maschile e lo fagocita! A questo punto il vincitore si trasforma in un immenso dragone, nero come la pece! 


La sporcacciona succhiante  

Il protagonista cerca conforto gettandosi a capofitto in una vita all'insegna del famoso trinomio sesso-droga-rock'nroll, sperando così di obliare i suoi dolori e il suo passato di repressione. Lasciarsi dietro la moglie. Lasciarsi dietro la madre. Come facevano i Lotofagi, Pink vuole rimuovere la realtà avversa, troppo dura per essere sopportata. A un certo punto si unisce a una festa orgiastica e canta "I need a dirty woman". Il titolo del brano è Young Lust, ossia "Giovane lussuria". Arrivano le troie, si sentono i loro tacchi che battono sul corridoio mentre avanzano impettite. Una ragazza china la sua testa sull'inguine di una guardia giurata, un poderoso mandingo, e gli accoglie in bocca il glande sporco di smegma, poppandolo. Questa sequenza mi è rimasta particolarmente impressa. 
L'abbandonarsi a feste orgiastiche non è comunque di alcun aiuto: le speranze di Pink sono vane, perché il dolore ha preso dimora in lui e non lo lascia nemmeno per un istante, come un verme che rosicchia una terminazione nervosa particolarmente sensibile. Il punto è che la libertà sessuale, per com'è intesa, non è la libertà di amoreggiare, di avere relazioni soddisfacenti con donne libere (e fantomatiche): è invece la libertà di andare con le puttane. Si risolve con il pagamento delle marchette. L'istituzione del matrimonio ha rovinato i rapporti umani a tal punto da fare terra bruciata al di fuori di sé, riducendo ogni cosa allo squallore! 


L'animazione di Gerald Scarfe: 
Don't Leave Me Now  

Mentre scorrono le note di Don't Leave Me Now, ha inizio una potente animazione. Mentre Pink, sfinito dalla droga che si è iniettato, giace su una poltrona nella sua stanza spettrale e solitaria, compare dietro di lui l'ombra della moglie. La silhouette femminile avanza e muta, fino a trasformarsi in una mostruosa mantide religiosa, che si ingigantisce e si scaglia contro il cantante terrorizzato. La Moglie-Mostro ha una bocca che ha la forma di una vagina irta di zanne, pronta a dilaniare la vittima! Mentre l'assalto procede, si sovrappongono le scene dell'amante che penetra con ardore la donna! Tutto ciò è agghiacciante! Ecco la natura del rapporto uomo-donna! Ecco la natura del matrimonio! 
La mia mente è fervida e veloce. Riempie tutti i buchi narrativi dei film ogni volta che lo guardo. Questa capacità mi rivela tutti gli arcani, li mette a nudo come se fosse un potere magico. Pink veniva deriso dalla moglie perché aveva un esiguo falletto ed eiaculava troppo in fretta. Così lei lo umiliava e si rifiutava di praticargli la fellatio, concessa  invece al suo nerboruto amante, che quindi procedeva a penetrarla, ad arare il suo ventre, a zapparlo. Questo amante era un israelita: ecco il seme da cui nasce e si sviluppa l'antisemitismo furioso del futuro Signore dei Vermi. 


L'Aguzzina e la causa di tutto 

La Moglie-Predatrice ricompare durante il Processo: è uno scorpione terrificante che trafigge col suo aculeo il povero Pink, regredito a livello di feto informe, cieco e paralitico, completamente incapace di opporre la benché minima resistenza. Rievoca gli eventi passati, quando ha iniettato nel pover'uomo un potentissimo veleno ontologico, che ha innescato la sua trasformazione. Sua è la colpa di tutto ciò che è accaduto in seguito! 
L'altra figura tremenda che si mostra al Processo è la Madre.  Il suo ruolo è ancor più cruciale di quello della Moglie-Predatrice: ha procreato Pink per egoismo e ignoranza. Avrebbe potuto lasciarlo nel Ventre del Nulla, in pace, invece ho la scaraventato nella realtà sensibile, in questa fucina di colori violenti e di rumori insopportabili, in cui si viene torturati senza sosta! 


Solipsismo 

Non c'è nessuno là fuori. L'Universo, abisso infernale, è tenuto lontano da una barriera impenetrabile: il Muro. Catatonia. Autismo profondo. Bisogna imparare a cadere nel baratro interiore, se si vuole riemergere. Il mondo non è un insieme di opportunità da cogliere, come si sente dire fin troppo spesso in questa società futile. Il mondo è un luogo ostile, a cui ci si deve opporre con tutte le forze, con ogni mezzo, ma le forze mancano, non ci sono i mezzi. Resta soltanto l'inerzia assoluta. Lo splendido e commovente brano Comfortably Numb descrive questa condizione, in cui viene raggiunta la massima vicinanza con il Non Essere. Il manager, uomo gretto e avidissimo, è interessato unicamente al guadagno che potrebbe trarre dall'esibizione di Pink. Non gliene frega nulla del cantante come essere umano: se sapesse che non potrà più portargli soldi, lo lascerebbe morire. I manager sono esseri privi di scrupoli e ripugnanti, meritevoli di essere gettati in Malebolge e torturati dai diavoli con la pece incandescente, per l'Eternità! Pink sembra già trapassato, non si riesce a sentire il suo respiro. "H
ello? Is there anybody in there?", chiede il manager.


Metamorfosi, rinascita  

Come un grosso bruco, Pink si impupa. Il suo essere si dissolve in un brodo primordiale e si riorganizza. Quindi rinasce in una forma completamente rinnovata, sfarfallando dal bozzolo! Non è più inerme. Irrompe nella realtà come un genocida, il cui scopo ultimo è uno solo: annientare il genere umano, annientare la vita nel Cosmo! Come un cristallo di tenebra assoluta, irradia la Luce Nera dell'Odio Eterno. Questa è la sua seconda nascita, l'unica vera. È invulnerabile! Nell'atto di emergere dal bozzolo, egli è come il Dio della Guerra degli Aztechi, Huitzilopochtli, che scaturì dal grembo di sua madre Coatlicue già adulto e armato con una spada dai denti di ossidiana!    


Il Signore dei Vermi

Gli squadristi sono denominati "Vermi" dal loro stesso capo. Non è un insulto o un termine di dileggio, come in apparenza potrebbe sembrare. Non ha nulla a che fare con appellativi come "topi di fogna", che nel Web sono spesso rivolti ai militanti dell'estrema destra. Un cagnotto è una creatura in apparenza fragile, dal corpo molle e cedevole, ma è dotato di prodigiose mascelle, di una forza incredibile. Una massa di cagnotti spolpa con facilità l'enorme carogna di un bufalo. 
La Marcia dei Martelli procede verso una destinazione spaventosa: la Guerra Totale! Proprio quando l'ordine costituito minaccia di collassare, ecco il prodigioso "Stop!" di Pink, urlato a pieni polmoni. Roger Waters suggerisce che il Dittatore, folgorato da una visione apocalittica delle conseguenze mostruose della sua propaganda, abbia voluto fermare tutto, far ritornare indietro il tempo, annullando il proprio stesso Essere. Ciò non è possibile in un Universo dominato dall'Irreversibilità. Per l'illusione di Waters, c'è stato un prezzo da pagare...


I Fascisti di Pink

Il ruolo dei Fascisti di Pink, descritti come i devastanti Vermi che imperversano nelle strade di un Regno Unito annientato, è stato rimosso a tal punto che nel vasto Web non si riesce nemmeno a trovare i nominativi degli attori che hanno interpretato questi squadristi! Follia del politically correct? Censura? Niente di tutto questo. Sono riuscito a reperire qualche informazione soltanto dopo una lunga ricerca. 
Ebbene, molte delle comparse nelle sequenze di Run Like Hell e Waiting for the Worms erano autentici neonazisti, robusti e fanatici, scelti per garantire un alto grado di realismo. A un certo punto Gerald Scarfe si spaventò a morte, temendo che la situazione stesse degenerando: un giorno, durante le riprese, diversi di questi squadristi d'assalto si erano presentati sfoggiando con fierezza l'emblema di Pink ai lati del cranio rasato. In seguito, alla fine degli anni '80, nacque un bellicoso gruppo neonazista chiamato Hammerskins, il cui simbolo era costuito proprio dai due martelli da guerra incrociati. Grande fu la costernazione di Scarfe, Parker e Waters, le cui intenzioni erano di rendere la rappresentazione antifascista. Invece resero affascinante e travolgente la violenza organizzata, come se avessero evocato lo spirito della Sturmabteilung. Beh, non si può spargere un seme e poi cercare di rintuzzare il raccolto che ne nasce! 


Il caso di Ian Stuart  

Ian Stuart Donaldson (1957 - 1993) era un musicista e cantante britannico molto controverso, i cui generi di appartenenza erano il punk rock e il rockabilly. Era un neonazista. Era amico di Lemmy dei Motörhead. Tuttavia, Lemmy non volle più avere niente a che fare con lui quando dichiarò pubblicamente le sue simpatie hitleriane, temendo un devastante danno d'immagine. Ian Stuart arrivò a fondare un gruppo politico neonazista, Blood & Honour. Morì in seguito alle lesioni riportate in un incidente d'auto. Sul letto di morte chiese ai suoi sostenitori di rifondare la Gioventù Hitleriana. Tutto ciò ha sorprendenti analogie con le vicende di Pink. Sono convintissimo che proprio il film Pink Floyd - The Wall abbia influenzato in modo decisivo la formazione di questo singolare elemento della galassia dei fascisti inglesi


Una leva solleva il mondo 

Roger Waters ha avuto un'intuizione degna di nota: visto che i comizi incendiari sono stati banditi dalla politica e dalla vita pubblica, una personalità inquietante come Adolf Hitler potrebbe avere successo e trascinare le masse soltanto presentandosi come una rockstar. Tecnicamente parlando, il discorso è ineccepibile. Archimede disse: "Datemi una leva e vi solleverò il mondo." Facciamo un passo oltre: non è nemmeno necessario che questa rockstar esista veramente. Sarebbe tuttavia un grave errore pensare che si tratti di un problema meramente politico. Le radici sono profonde come l'Abisso
Quando nasce anche soltanto un individuo in cui si accende, per qualsiasi motivo, il desiderio di distruzione della propria specie, è come se si creasse una grave discontinuità ontologica. Nel mondo è stata immessa una scintilla mortifera che non scomparirà con la morte di quell'individuo. Troverà la sua via, in qualche modo: trasmigrerà in altri individui, si presenterà in altre forme e in altri contesti, fino a che non sarà riuscita a portare l'Estinzione. 


L'ombra di Syd Barrett 

Bob Geldof era terrorizzato dal sangue e ha trovato la scena della lametta estremamente difficile da girare. Era previsto che avrebbe dovuto radersi soltanto le sopracciglia. Sentendosi preso dal ruolo, si è galvanizzato e ha improvvisato la scena, passandosi il rasoio anche sul torace; si è però rifiutato di decalvarsi. Come gran parte dell'album The Wall, questa sequenza è stata ispirata dal fondatore dei Pink Floyd, Syd Barrett (1946 -  2006), che fu colpito da una malattia mentale e lasciò la band alla fine degli anni '60. A quanto è riportato, Barrett una volta si allontanò da una cena affollata, andò a casa, si rasò malamente la testa e tornò sanguinante alla tavolata, comportandosi come se fosse la cosa più normale del mondo. Alcune delle persone vicine a lui durante il suo straziante declino, sono uscite dal cinema quando hanno visto la scena interpretata da Bob Geldof, trovandola estremamente inquietante. 


Critica

Questo è riportato nel Lexikon des Internationalen Films (1995):  

"Grell-monströse Illustrationen zum gleichnamigen Rock-Oratorium der englischen Popgruppe Pink Floyd: Ein Rockmusiker durchlebt in einem Hotelzimmer in Los Angeles Stationen seiner tristen Kindheit, seines gescheiterten Privatlebens und seiner steilen Karriere. Die visionären Fragmente seines Deliriums fügen sich zu einer Mauer, die ihn in völliger Kommunikationsunfähigkeit einschließt. Auf optische wie akustische Reizüberflutung angelegt und mit unausgegorenen Symbolismen überladen, beeindruckt der wirre Film allein durch die konsequente Verbindung von Musik und Bild im Stil moderner Videoclip-Ästhetik." 

Traduzione: 

"Illustrazioni vistosamente mostruose per l'omonimo oratorio rock del gruppo pop inglese Pink Floyd: un musicista rock rivive le fasi della sua triste infanzia, della sua vita personale fallita e della sua fulminea carriera in una stanza d'albergo di Los Angeles. I frammenti visionari del suo delirio si combinano per formare un muro che lo rinchiude in una totale incapacità di comunicare. Progettato per una sovrastimolazione visiva e acustica e sovraccarico di un simbolismo incompleto, il film confuso colpisce solo per la sua coerente combinazione di musica e immagini nello stile dell'estetica moderna dei videoclip." 

Questo ha scritto Norbert Stresau (1983): 

"Realität und Phantasie mischen sich immer weiter ineinander: […] Ein symbolischer Abschluß […] entläßt den Zuschauer, je nach Fassungsvermögen überwältigt oder erdrückt, aus einer Flut surrealer Sequenzen […] Alan Parker praktiziert hier die Überladung der Sinne in einer Perfektion, gegen die sich Ken Russell wie ein Adept dritten Grades ausnimmt. Rapide folgen die Schnitte aufeinander, der Dialog beschränkt sich auf ein Minimum, die Songs sprechen für sich. Auch technisch nützt der Film die Ressourcen des Kinos in höchstem Maß, es ist beinahe ein Muß, The Wall in der 70-mm-Dolby-Fassung zu sehen. Die Schauspieler kommen in der Kakophonie des Lichts recht gut weg: Bob Geldof etwa, der Leadsänger der Boomtown Rats, schöpft aus eigener Erfahrung und macht Pink zu einer verstörenden Figur. […] The Wall ist auch ein Film, der beim Sezieren mit dem Kritikmesser wie eine schillernde Seifenblase zerplatzt; den man entweder als extravaganten Audiovisionstrip akzeptiert oder als sinnlosen und sinnbeleidigenden Mischmasch ablehnt. Verfilmung der gleichnamigen Pink-Floyd-LP: Ein Rockmusiker am Rande des Wahnsinns treibt in den Halluzinationen seiner Ängste, Sehnsüchte und Erinnerungen und bewältigt sie zum Schluß. Die aufgebaute Schutzmauer bricht zusammen. Eine technisch brillante Kakophonie aus Licht und Ton überschüttet hier den Zuschauer und beraubt ihn jeglicher Möglichkeit der Verarbeitung des Gesehenen. So kaschiert der Film gekonnt seinen Mangel an echter Relevanz, eine Analyse im Nachhinein versucht man besser nicht." 

Traduzione: 

"Realtà e fantasia continuano a fondersi: [...] Una conclusione simbolica [...] libera lo spettatore, sopraffatto o schiacciato, a seconda delle sue capacità, da un'ondata di sequenze surreali [...] Alan Parker pratica qui il sovraccarico sensoriale con una perfezione che fa sembrare Ken Russell un adepto di terzo grado. I tagli si susseguono rapidamente, i dialoghi sono ridotti al minimo, le canzoni parlano da sole. Anche tecnicamente, il film sfrutta al meglio le risorse del cinema; vedere The Wall nella versione Dolby 70mm è quasi d'obbligo. Gli attori si distinguono piuttosto bene nella cacofonia di luci: Bob Geldof, il cantante dei Boomtown Rats, ad esempio, attinge alle proprie esperienze e trasforma Pink in una figura inquietante. […] The Wall è anche un film che scoppia come una bolla di sapone scintillante quando viene sezionato con un coltello critico; o lo si accetta come un viaggio audiovisivo stravagante o lo si rifiuta come un miscuglio insensato e offensivo. Un adattamento cinematografico dell'omonimo LP dei Pink Floyd: un musicista rock sull'orlo della follia vaga nelle allucinazioni delle sue paure, dei suoi desideri e dei suoi ricordi e alla fine li supera. Il muro protettivo che ha costruito crolla. Una cacofonia di luci e suoni tecnicamente brillante travolge lo spettatore e lo priva di ogni possibilità di elaborare ciò che ha visto. In questo modo, il film nasconde abilmente la sua mancanza di reale rilevanza; è meglio non tentare alcuna analisi retrospettiva." 


Roger Waters e il Mudo li Merlino

Ho assistito in diretta televisiva al concerto The Wall - Live in Berlin, tenuto da Roger Waters e da numerosi artisti ospiti a Berlino il 21 luglio 1990, per commemorare la caduta di quello che l'ineffabile Luca Giurato chiamava il Mudo li Merlino - e, direi, per sancirne lo smantellamento fisico, all'epoca quasi completato. Per la precisione, l'evento ha avuto luogo in Potsdamer Platz ed è stato trasmesso in diretta in ben 52 Paesi. In Italia la trasmissione è avvenuta su Canale 5 (in leggera differita); bisogna riconoscere che persino Berlusconi pochissime cose buone in vita sua le ha pur fatte :). Sono stati momenti molto emozionanti e ho visto anche la replica su Italia 1 l'anno successivo. 
Questi sono gli ospiti che hanno partecipato: Scorpions, Ute Lemper, Bryan Adams, Cyndi Lauper, Sinéad O'Connor, Van Morrison, Joni Mitchell, Paul Carrack, The Runfunk Orchestra & Choir, The Military Orchestra of the Soviet Army, The Bleedin Heart Band, Marianne Faithfull, Albert Finney, Tim Curry, Thomas Dolby. Tramite il concerto sono stati raccolti fondi per il Memorial Fund for Disaster Relief, un'organizzazione inglese che si occupa di assistere le vittime di disastri e calamità. Sono molto scettico sulla reale efficacia di iniziative di questo genere. Chi garantisce che i soldi non finiscano in tasca a qualche malfattore? Non è fornito alcun resoconto consultabile sul loro effettivo utilizzo benefico e sui risultati ottenuti.