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mercoledì 6 marzo 2024

 
FRANTIC 
 
Titolo originale: Frantic
Lingua originale: Inglese, francese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Francia
Anno: 1988
Durata: 120 min
Genere: Thriller, drammatico, noir 
Tematiche: Spionaggio 
Regia: Roman Polański
Soggetto: Roman Polański, Gérard Brach
Sceneggiatura: Roman Polański, Gérard Brach
Produttore: Tim Hampton, Thom Mount
Fotografia: Witold Sobociński
Montaggio: Sam O'Steen
Musiche: Ennio Morricone
Scenografia: Pierre Guffroy
Costumi: Anthony Powell
Trucco: Didier Lavergne 
Parrucchiere: Jean-Max Guérin 
Direttore di divisione: Claude Albouze
Manager di produzione: Daniel Szuster 
Primo assistente alla regia: Michel Cheyko
Camera a mano: Jean Harnois 
Effetti visivi: Frederic Moreau 
Controfigure: Vic Armstrong, Wendy Leech, 
   Daniel Breton, Rémy Julienne 
Guardaroba: Germinal Rangel 
Continuità: Sylvette Baudrot 
Coreografia: Deref La Chapelle
Interpreti e personaggi: 
    Harrison Ford: Dottor Richard Walker
    Emmanuelle Seigner: Michelle
    Betty Buckley: Sondra Walker
    John Mahoney: Williams, ufficiale dell'ambasciata 
        USA 
    Djiby Soumare: Tassista
    Dominique Virton: Impiegato 
    Jacques Ciron: Direttore del Grand Hotel
    Gérard Klein: Gaillard
    David Huddleston: Peter
    Stéphane D'Audeville: Portiere
    Laurent Spielvogel: Impiegato dell'albergo
    Alain Doutey: Addetto alla Hall
    Yves Rénier: Ispettore
    Yorgo Voyagis: Rapitore
    Jimmy Ray Weeks: Shaap
    Dominique Pinon: Ubriacone
    Patrice Melennec: Detective dell'hotel 
    Raouf Ben Amor: Dottor Metlaoui  
    Thomas M. Pollard: Pusher rastafariano  
    Boll Boyer: Dédé Martin 
    Louise Vincent: Turista 
    David Jalil: Guardia del corpo 
    Marcel Bluwal: Uomo in tweed 
    Patrick Floersheim: Uomo in cuoio  
    Jean-Pierre Delage: Fioraio 
    Joëlle Lagneau: Fioraia 
    Isabelle Soimaud: Proprietaria della casa galleggiante 
        (accreditata come Isabelle Noah) 
    Ella Jaroszewicz: Addetta ai servizi igienici 
    Stéphane D'Audeville: Fattorino
    Roch Leibovici: Fattorino 
    Alan Ladd: Fattorino 
    Robert Ground: Ufficiale di sicurezza USA 
    Michael Morris: Impiegato dell'ambasciata USA
    Claude Doineau: Impiegato dell'ambasciata USA 
    Bruce Lester Johnson: Marine 
    Tina Sportolaro: Impiegata della TWA 
    Marc Dudicourt: Proprietario del caffè 
    Artus de Penguern: Cameriere 
    Richard Dieux: Poliziotto da scrivania 
    André Quiqui: Barman del "Blue Parrot"
    Alexandra Steward: Edie 
    Robert Barr: Irwin 
    Non citati nei titoli originali: 
    Roman Polański: Tassista 
    Marco Prince: Bit Part 
    Angela Featherstone 
    Stéphane Copeau 
Doppiatori italiani:
    Michele Gammino: Dottor Richard Walker
    Emanuela Rossi: Michelle
    Maria Pia Di Meo: Sondra Walker
    Manlio De Angelis: Gaillard
    Sergio Di Stefano: Rapitore
    Alessandro Rossi: Shaap
    Cesare Barbetti: Williams
    Renato Mori: Peter
    Gianni Marzocchi: Detective dell'hotel 
Titoli in altre lingue: 
   Spagnolo (America Latina): Búsqueda frenética 
   Portoghese (Portogallo): Frenético 
   Portoghese (Brasile): Busca Frenética 
   Catalano: Frenètic 
   Rumeno: Căutare disperată 
   Ungherese: Őrület 
   Lituano: Klaikus išbandymas 
   Russo: Неукротимый  
   Giapponese: フランティック 
   Giapponese (traslitterato): Furantikku 
Budget: 20 milioni di dollari US
Box office: 17,6 milioni di dollari US
 
Trama: 
Parigi squallida, fine anni '80 dello scorso secolo. Il dottor Richard Walker di San Francisco, tipico esponente della media borghesia americana, giunge nella capitale francese assieme alla moglie Sondra, piuttosto stagionata, per partecipare a un palloso convegno di medici. La coppia era già stata nella città in occasione del viaggio di nozze, un ventennio prima. Accade un disguido in apparenza banale: un improvvido scambio di valigie. All'improvviso la donna, biondiccia e segaligna, sparisce nel nulla dopo aver ricevuto una telefonata dall'aeroporto, mentre il marito era sotto la doccia. Quando lui, ancora sconvolto dal jet lag, si accorge della scomparsa, si precipita alla reception a chiedere informazioni, ma viene perculato in modo pesante da un personale indifferente: gli dicono che la moglie gli ha messo le corna, che ha conosciuto un uomo col cazzone e gli si è concessa liberamente. È l'aria di Parigi! 
Walker esce a cercarla di persona. Un ubriacone lo sente in un bar e dice di aver visto Sondra costretta a salire in macchina in un vicolo vicino. Il medico è scettico, finché non trova il braccialetto identificativo della moglie sul selciato. Contatta prontamente la polizia di Parigi e l'ambasciata americana, ma le loro risposte sono burocratiche e insopportabili: ci sono poche speranze che qualcuno si prenda la briga di cercare la donna scomparsa. 
Mentre Walker continua la ricerca da solo, si imbatte nel luogo di un omicidio dove incontra la giovane castana e smaliziata Michelle, che ha scambiato la valigia di Sondra per la propria all'aeroporto. Si rende conto che la bizzarra Michelle è una trafficante di droga professionista, ma non gli importa né sa da quali loschi criminali è stata assunta. Mossa da pietà, Michelle aiuta il riluttante Walker nel suo tentativo di scoprire cosa fosse contenuto nella sua valigia scambiata e come scambiarne il contenuto per ottenere il ritorno della moglie rapita. 
Dopo la loro visita all'appartamento di Michelle, alla camera d'albergo di Walker e ad alcuni squallidissimi cabaret, si scopre che il contenuto contrabbandato non è droga, ma un "krytron", ossia un interruttore elettronico usato come detonatore per attivare armi nucleari. Questo meccanismo è stato rubato e introdotto di nascosto all'interno di una replica souvenir della Statua della Libertà, su ordine di agenti di un paese arabo. L'ambasciata americana, in collaborazione con agenti israeliani, vuole impossessarsi del prezioso dispositivo e non ha problemi a lasciare che Sondra muoia per questo. Per salvare la moglie, Walker unisce le forze con Michelle, che è interessata solo a ricevere il suo compenso.
Il film si conclude con uno scontro sull'Île aux Cygnes, in mezzo alla Senna, accanto alla replica della Statua della Libertà di Parigi, dove Sondra deve essere liberata in cambio del diabolico "krytron". Tuttavia, ne consegue uno scontro a fuoco tra gli agenti arabi che avrebbero dovuto ottenere il prezioso dispositivo e gli agenti segreti del Mossad israeliano che li hanno rintracciati per impossessarsene. Gli arabi vengono uccisi nel fuoco incrociato, ma anche Michelle viene colpita alla schiena, morendo poco dopo aver infilato il "krytron" nella tasca di Walker. Sondra è al loro fianco. Furioso, Walker mostra il dispositivo agli agenti israeliani e urla loro se era quello che volevano, prima di gettarlo nella Senna, con furia e immenso disprezzo. Quindi porta via il corpo di Michelle per farlo tumulare, pronto a lasciare Parigi con la moglie matura, appena concluse le esequie. 


Recensione: 
Questo thriller noir eccellente è un cristallo di hitchcockismo allo stato puro! Lo adoro! Quando lo vidi per la prima volta da giovane, fin dalle prime sequenze compresi la sua natura di capolavoro. Il protagonista si trova calato in una Parigi simile a un Inferno di tenebra impenetrabile, assoluta, che irradia da ogni angolo e da ogni dettaglio. A un certo punto giunge in questo Abisso una particella di Luce, un angelo: è Michelle. C'è in lei qualcosa di indefinibile che accende nostalgia e disperazione. È come una Rosa nell'Ade! Ecco, si dirà che sotto la mia scorza di feroce nichilista, io sia in realtà un sentimentale. Possibile. Il fatto che la pellicola di Polański sia riuscita ad accendere in me un'immensa commozione, dimostra in modo lampante il suo valore eccezionale. 
Il protagonista, il borghese dottor Walker, sembra una specie di zombie. Si muove in modo ossessivo alla ricerca della moglie, esita e non riesce a gettarsi tra le braccia di Michelle, ad abbandonarsi alla passione all'amore. Quando in lui si muove qualcosa, è già troppo tardi: lei è stata rapita dal Tristo Mietitore. Non tornerà mai più. La signora Walker ha nei confronti della giovane defunta un moto di grande pietà, cosa che mi ha molto colpito: non è affatto comune una simile empatia in una moglie, di solito nel matrimonio regnano la gelosia convulsa, il sordido possesso e il risentimento spietato. 
Negli States il film fu un insuccesso, mentre in Europa ebbe n certo riscontro e fu acclamato dalla critica. Eppure nel Web in lingua italiana ho notato un certo numero di micro-recensioni impietose da parte di utenti che hanno continuato a rognare a lungo, ribollendo come pentole di fagioli e rigurgitando sentenze insensate. Così qualcuno ha parlato di un "Polanski minore" e altre stronzate più inutili di uno sputo catarroso sulla via. Minore sarà il cervello dei commentatori, direi. 

Alcune sequenze memorabili
Sulle scale di un tetro condominio, un uomo scava con la lingua nella gafi di una donna, facendola gemere di godimento. Questa scena di cunnilingus è citata come esempio del modo in cui i registi utilizzino immagini esplicite o semi-esplicite, a volte con attori sconosciuti, per creare un'atmosfera cruda, realistica o intensa. La natura voyeuristica di tali sequenze è un tema ricorrente nelle discussioni sullo stile registico di Polański in relazione alla tensione e all'isolamento urbano. 

 
Traiettorie calde 

La casualità delle interazioni e degli eventi, con le conseguenze funeste e imprevedibili che ne derivano, è la colonna portante di questo film, come della filmografia di Hitchcock. L'angoscia che ne scaturisce è lancinante. Tutto è impastato di paranoia e di assurdo. I protagonisti vengono stritolati dall'esistenza, suggerendo una visione del mondo in cui il destino è capriccioso, ostile o semplicemente indifferente. Chi non ricorda Intrigo internazionale (North by Northwest, 1959) e la forfora sul pettine del fantomatico Kaplan? Si potrebbe parlare di "sincronicità" anziché di "coincidenza" o di "caso". Qualche tempo fa scrissi sul controverso argomento un breve trattatello, intitolato La teoria delle traiettorie calde. Invito tutti a leggerlo e a meditarlo. 
Polański aderiva a una forma di materialismo deterministico ottocentesco. In un'occasione ebbe a dire quanto segue: "Sono ateo, o comunque agnostico, credo in una visione scientifica del mondo, non credo ai fantasmi, non credo in Dio, non credo alla demonologia, sono molto più interessato alla macrobiologia, cerco sempre spiegazioni dell’imprevisto o non conosciuto su di un paino razionale, ho un forte attrazione per il corpo della donna e per la libertà." 
L'infanzia del regista, segnata dall'Olocausto in Polonia, dove la madre morì ad Auschwitz, e la successiva tragedia del 1969 (l'assassinio della moglie Sharon Tate, fatta a pezzi e sventrata dalla setta di Charles Manson), hanno contribuito a una visione del mondo nichilista e profondamente disincantata. Piuttosto che metafisico, il Male nei film di Polański è spesso rappresentato come psicologico, banale o insito nelle strutture sociali e familiari. Non per questo è meno terribile. Si ravvisa l'influenza del Teatro dell'Assurdo, con uno sguardo esistenzialista che considera la vita priva di un senso superiore e di struttura razionale, spesso focalizzandosi sulla futilità e sul Caos. 


Colonna sonora 

Queste sono le tracce, ciascuna con il relativo autore:

 1. I'm Gonna Lose You – Simply Red
 2. Frantic – Ennio Morricone
 3. On the Roofs of Paris – Ennio Morricone
 4. One Flugel Horn – Ennio Morricone
 5. Six Short Interludes – Ennio Morricone
 6. Nocturne for Michelle – Ennio Morricone
 7. In the Garage – Ennio Morricone
 8. The Paris Project – Ennio Morricone
 9. Sadly Nostalgic – Ennio Morricone
 10. Frantic (II) – Ennio Morricone
 11. I've Seen That Face Before (Libertango) – Grace Jones

Il brano musicale struggente che ricorre nel film, I've Seen That Face Before (Libertango), cantato dalla cantante giamaicana Grace Jones, è una rielaborazione del brano Libertango di Astor Piazzolla, composizione strumentale di tango argentino del 1974, sovrapposta ad un arrangiamento beguine e ad un testo scritto dalla stessa Jones, Barry Reynolds, Dennis Wilkey e Nathalie Delon. 
Questo testo descrive la vita notturna parigina nei suoi aspetti più ambigui e tenebrosi. Alcune frasi sono in francese: "Tu cherches quoi? À rencontrer la mort? Tu te prends pour qui? Toi aussi tu détestes la vie..." (traduzione: "Cosa stai cercando? Di incontrare la morte? Chi ti credi di essere? Anche tu odi la vita..."). 


Curiosità varie

Harrison Ford pensava che "Frantic" fosse un titolo fuorviante per il film, poiché la sceneggiatura non prevedeva un ritmo frenetico. Suggerì che "Moderately Disturbed" sarebbe stato un titolo più appropriato. Roman Polański non fu affatto divertito da una simile ostentazione di umorismo bacato. 

Intervistata il 2 agosto 2015 a Parigi prima di una proiezione all'aperto del film, la splendida Emmanuelle Seigner ha dichiarato di non sapere chi fosse il protagonista Harrison Ford all'epoca delle riprese del film, aggiungendo di avere solo diciannove anni e di provenire da una famiglia di teatranti. Quando le è stato chiesto di Ford, lo ha descritto come una persona gentile con tutti. Ha anche detto che era molto protettivo nei suoi confronti, rivelando di aver fatto installare un secondo set di pedali nella sua auto per utilizzarlo durante le riprese del film. Questo perché era preoccupato per le capacità di guida della giovane. In seguito, la Seigner sarebbe diventata la moglie di Roman Polański: le nozze sono state celebrate il 30 agosto 1889.

Il passaporto di Sondra Walker mostra una sua foto con un sorriso enorme, che le arrivava a un orecchio dall'altro. Tradizionalmente, i passaporti non utilizzavano foto di persone sorridenti. Nel 1991, il governo degli Stati Uniti permise alle persone di sorridere, ma non di mostrare i denti. 

Witold Sobociński, il direttore della fotografia polacco, fa un breve cameo nella scena iniziale del bar, dove il dottor Walker chiede di sua moglie. Sobociński è seduto all'estrema destra dell'inquadratura. 
Roman Polański è il tassista che consegna i fiammiferi al dottor Walker. È sua anche la voce doppiata dell'uomo con la giacca di tweed che interroga Michelle nel suo appartamento.

Il finale originale del film doveva essere ancora più tragico; fu mostrato a un piccolo pubblico di prova, non fece una buona impressione e successivamente modificato nel lieto fine nella versione a noi tutti conosciuta. Alcuni spettatori hanno riferito che, stando al finale originale, la moglie di Walker doveva essere una spia fin dall'inizio. Una cosa deprimente, così lo studio costrinse Polański a ridurre la durata della pellicola e a modificare l'epilogo. 

Quando Roman Polański visitò la Netherlands Film Academy nel 1988, Cyrus Frisch, che ai tempi era una matricola, gli chiese perché avesse scelto di fare un film scadente come Frantic. Polański gli rispose: "Un essere umano può essere come un fiume. Impetuoso ed energico all'inizio. Ma alla fine si prosciuga".

Errori

La data di nascita di Sondra Walker sul modulo dell'ambasciata statunitense (14 aprile 1942) non corrisponde a quella riportata sul primo piano del suo passaporto (3 luglio 1947). 

L'indagine del dottor Walker inizia con il ritrovamento di una scatola di fiammiferi promozionale della Blue Parrot; questo tipo di scatole di fiammiferi è un prodotto quasi esclusivamente statunitense; nulla di simile esisterebbe in Europa per un'azienda degli anni '80.

Nella scena al bar con lo spacciatore, tra un'inquadratura e l'altra il livello della birra nella bottiglia di Walker cambia da quasi pieno a piena a metà. La bottiglia è piena di schiuma fino all'orlo, come si vede da sopra la sua spalla destra. Quando la scena cambia e si guarda il bancone da sinistra, la birra non ha più schiuma. 

Quando i coniugi Walker entrano nella stanza d'albergo per la prima volta e guardano attraverso la finestra, si vedono alcune gocce di sudore che imperlano il viso terreo del medico, ma nell'inquadratura successiva sono scomparse come per incanto. 

Nella scena dell'aeroporto con Michelle, Walker è terrorizzato che i cani antidroga trovino della droga nella loro valigia. Michelle lo rassicura che non c'è droga, e i cani gli passano accanto con calma. Tuttavia, Walker sembra essersi dimenticato di avere almeno un grammo di cocaina in tasca, cosa di cui nemmeno i cani poliziotto si accorgono. Qualcuno ha notato che la cocaina era caduta dalla tasca quando Walker aveva tirato fuori i fiammiferi, specificando che i cani antidroga sono addestrati a fiutare la merce di contrabbando nascosta nei bagagli, guidati dai loro addestratori, ma non allerterebbero magicamente tutti della presenza di una piccola striscia di cocaina nella tasca sul petto di qualcuno. Questa obiezione non mi convince. 

Quando Walker incontra i due funzionari americani all'ambasciata degli Stati Uniti, si vede il microfono a braccio che si insinua nella scena, nell'inquadratura sopra la spalla del secondo uomo, seduto alla sua scrivania. È nascosto dal profilo dell'uomo e dal nodo della sua cravatta, ma mentre si muove avanti e indietro, la sua sagoma argentata è chiaramente visibile più volte.
 
Etimologia di frantic  
 
La parola inglese frantic significa "in stato di alterazione mentale", "fuori di sé", e ha la stessa identica etimologia dell'italiano frenetico, frenesia, farneticante; in particolare, le parole italiane frenetico e farneticante sono allotropi. L'origine di frantic è dal medio inglese frentik "violento, matto", a sua volta dal francese antico frenetique, frenetike (XIII sec.), che è dal latino medievale phreneticus "delirante", variante di phreniticus, e in ultima analisi dal greco antico φρενῖτις (phrenîtis) "infiammazione del cervello o delle meningi", "frenesia", "malattia mentale", "follia". La parola greca è una tipica formazione tramite il suffisso -ῖτις (-îtis), indicante malattia infiammatoria, da φρήν (phrḗn) "mente", "sede delle emozioni e dei pensieri". 

lunedì 25 dicembre 2023


THE WITCH

Titolo originale: The Witch: A New-England Folktale 
Stilizzazione: The VVitch 
Lingua originale: Inglese, Enochiano 
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Canada,
    Regno Unito
Anno: 2015
Durata: 93 min
Rapporto: 1,66:1
Genere: Orrore, storico, drammatico 
Sottogenere: Stregoneria, culto satanico, dark fantasy, 
    horror psicologico  
Regia: Robert Eggers
Sceneggiatura: Robert Eggers
Produttore: Daniel Bekerman, Lars Knudsen,
    Jodi Redmond, Rodrigo Teixeira, Jay Van Hoy
Produttore esecutivo: Thomas Benski, 
   Jonathan Bronfman, Chris Columbus,
   Eleanor Columbus, Julia Godzinskaya,
   Alexandra Johnes, Sophie Mas, Lucas Ochoa,
   Michael Sackler, Alex Sagalchik, Lourenço Sant'Anna
Casa di produzione: Parts and Labour, RT Features,
   Rooks Nest Entertainment, Maiden Voyage Pictures,
   Mott Street Pictures, Code Red Productions,
   Scythia Films, Pulse Films, Special Projects
Distribuzione in italiano: Universal Pictures
Fotografia: Jarin Blaschke
Montaggio: Louise Ford
Effetti speciali: Max MacDonald, Geoff D.E. Scott
Musiche: Mark Korven
Scenografia: Craig Lathrop, Andrea Kristof,
    Mary Kirkland, Robert Eggers
Costumi: Linda Muir
Trucco: Traci Loader
Interpreti e personaggi: 
    Anya Taylor-Joy: Thomasin
    Ralph Ineson: William
    Kate Dickie: Katherine
    Harvey Scrimshaw: Caleb
    Ellie Grainger: Mercy
    Lucas Dawson: Jonas
    Julian Richings: governatore
    Bathsheba Garnett: strega
    Sarah Stephens: giovane strega
    Wahab Chaudhry: Black Phillip
Doppiatori italiani:
    Lucrezia Marricchi: Thomasin
    Paolo Marchese: William
    Tiziana Avarista: Katherine
    Mattia Fabiano: Caleb
    Anita Ferraro: Mercy
    Lorenzo Virgilii: Jonas
    Oliviero Dinelli: governatore
    Andrea Lavagnino: Black Phillip 
Colonna sonora: 
  1. What Went We (1:58)
  2. Banished (1:52)
  3. A Witch Stole Sam (2:13)
  4. Hare in The Woods (1:30)
  5. I Am the Witch Mercy (1:17)
  6. Foster The Children (1:18)
  7. Caleb is Lost (1:48)
  8. Caleb's Seduction (3:05)
  9. Caleb's Death (5:25)
  10. William And Thomasin (2:39)
  11. William's Confession (4:08)
  12. The Goat And The Mayhem (3:28)
  13. Follow The Goat (1:15)
  14. Witches Coven (2:14)
  15. Isle Of Wight (1:41)
  16. Standish (2:27)
Budget: 4 milioni di dollari US
Box office: 40,9 milioni di dollari US 


Trama: 
New England incubico. Anno del Signore 1630. Il colono inglese William viene bandito da un insediamento dei Puritani assieme alla sua famiglia – formata dalla moglie Katherine, la figlia adolescente Thomasin, il figlio preadolescente Caleb, i giovani gemelli fraterni Mercy e Jonas – a causa di una disputa religiosa. Costruiscono una fattoria vicino a una grande foresta isolata e lì Katherine dà alla luce il suo quinto figlio, Samuel. Le cose vanno male, il raccolto di mais è scarso e cattivo. Mentre è sotto le cure della biondiccia Thomasin, che fa un gioco simile al bubusettete, il piccolo Samuel scompare improvvisamente. Si scopre che una strega ha rapito e ucciso il bambino per usare il suo corpo per creare un unguento magico in grado di permettere di volare. 
Devastata dalla perdita, Katherine trascorre le sue giornate piangendo e pregando. Insistendo sul fatto che un lupo abbia rapito il bambino, William porta Caleb a caccia nel bosco per trovare e uccidere il predatore. Il problema è che all'improvviso Caleb chiede al padre se Samuel, non battezzato, sia andato in Paradiso. William gli spiega che non è possibile saperlo; poi a un certo punto rivela di aver segretamente barattato la preziosa coppa d'argento di Katherine con delle provviste per la caccia. Alla fattoria, i gemelli giocano con il grosso caprone nero di famiglia, Black Phillip, che i bambini dicono parli con loro. Katherine incolpa Thomasin di aver smarrito la sua coppa d'argento e la ritiene responsabile della perdita di Samuel. Quella notte, i bambini sentono i genitori litigare sulla loro possibile morte per fame e progettano di mandare Thomasin a servire un'altra famiglia. 
La mattina dopo, Thomasin e Caleb si intrufolano nella foresta per controllare una trappola. Il loro cane Fowler ("Acchiappapolli") si lancia dietro a una lepre, con Caleb all'inseguimento; il roditore spaventa il loro cavallo, che scaraventa a terra Thomasin e la fa svenire. Caleb si perde e scopre il corpo sventrato di Fowler. Addentrandosi ulteriormente nel folto, si trova davanti una baracca da cui emerge una strega, travestita da giovane donna seducente, che lo bacia. Thomasin si sveglia e trova la strada di casa seguendo la voce di William. Mentre Katherine rimprovera Thomasin per aver portato Caleb nel bosco, William la difende ammettendo a malincuore di aver venduto la coppa e di aver portato Caleb nel bosco per primo.  
Quella notte, Caleb torna alla fattoria nudo, delirante e misteriosamente malato. Katherine insinua che Caleb sia caduto vittima della stregoneria e prega per lui. Il giorno dopo, il giovane è preso da violente convulsioni e vomita un'intera mela, prima di proclamare con passione il suo amore per Cristo e morire serenamente. I gemelli accusano Thomasin di praticare la stregoneria, ma lei a sua volta accusa entrambi per le loro presunte conversazioni con il capro Black Phillip e affronta il padre sulle sue intenzioni di mandarla via. Adirato per il comportamento dei suoi figli, William li rinchiude tutti nella stia delle capre.
Nel cuore della notte, i gemelli e Thomasin si svegliano e trovano la strega, che appare come una vecchia nuda, intenta a bere il sangue di una capra. La creatura malefica si gira verso di loro e ride, prima di attaccare i gemelli, mentre Thomasin osserva terrorizzata. In casa, Katherine ha una visione allucinatoria in cui Caleb e Samuel sono tornati. Prende Samuel e lo allatta; in realtà, ha esposto i seni a un corvo, che inizia a beccarle il corpo. All'alba, William trova la stalla distrutta, le capre sventrate, i gemelli scomparsi e Thomasin priva di sensi con le mani insanguinate. Mentre si muove, Black Phillip lo carica, gli perfora l'addome con le corna e lo uccide. Katherine, sconvolta, incolpa Thomasin di tutto ciò che è successo e cerca di strangolarla. Thomasin in lacrime uccide la madre, per legittima difesa, usando una roncola. 
Rimasta sola, Thomasin entra nella stia delle capre e supplica Black Phillip di parlarle. La capra risponde con voce umana e le offre la vita che desidera. Quando lei accetta, lui si materializza in un bell'uomo vestito di nero, le dice di togliersi i vestiti e di firmare un libro, guidandole la mano. Egli è il Demonio. Accompagnata da Black Phillip nella sua forma di capro, Thomasin nuda entra nella foresta, dove trova una congrega di streghe, anch'esse nude, che stanno celebrando un Sabba attorno a un falò. A questo punto le streghe iniziano a levitare e Thomasin si unisce a loro, ridendo istericamente mentre sale sopra gli alberi. Non ci sono dubbi, anche se siamo di fronte all'ennesimo off-camera: ha ottenuto i suoi poteri dal Capro Nero baciandogli il deretano. Gli ha lambito le emorroidi, gli ha strusciato il naso sullo sfintere e sul perineo, inalando le scariche di gas intestinali sulfurei! 


Recensione: 
La narrazione si basa sulla prima ondata di panico morale che colpì le colonie britanniche in America, causando terrore isterico nei confronti della stregoneria, 62 anni prima dei famigerati processi alle cosiddette Streghe di Salem (Contea di Essex, Massachusetts, 1692). In un ambiente ostile, la coesione tra le persone nel gruppo è fondamentale per la sopravvivenza. Il singolo può certo andarsene di sua volontà o essere bandito dalla comunità, ma si troverà ad affrontare una situazione particolarmente difficile. Questo è proprio ciò che accade a William (il cognome ci è ignoto) e di conseguenza alla sua famiglia. Il regista mostra con capacità magistrali le loro spaventose condizioni di vita, in cui anche cose per noi scontate (le mele, il burro, le finestre di vetro) sono viste come sogni di un passato lontano e sepolto: quello di un'esistenza accettabile in Inghilterra. Un passato che sparisce nell'Oblio, giorno dopo giorno. La stessa luce è malata, i colori sono pallidi, si stemperano quasi in una scala di grigi. La psicologia dei personaggi è così realistica che sembra di essere proiettati in pieno XVII secolo. Una simile opera di ricostruzione ha richiesto senza dubbio sforzi considerevoli. Il risultato lo trovo eccellente. Lo consiglio vivamente a tutti.


Confini labili tra realtà e allucinazione

Eggers ha concepito questo film in modo che possa essere interpretato in due modi: letteralmente, come se la famiglia fosse assediata da vere streghe e forze sataniche, oppure figurativamente, come se la famiglia fosse sprofondata in una psicosi condivisa a causa delle circostanze difficili e delle convinzioni fanatiche. Nel film si trovano piccoli indizi che potrebbero fungere da cause plausibili dietro gli eventi, al di là dell'ovvio soprannaturale, come il cibo contaminato che causa allucinazioni, i desideri sessuali repressi e l'isolamento estremo. Il regista ha affermato che spetta allo spettatore decidere quale interpretazione sia corretta. 
In una sequenza, William è raffigurato mentre tiene in mano una pannocchia marcia di mais, facendo credere allo spettatore che la muffa sia ergot, un fungo che produce un potente allucinogeno, l'ergotamina, che è riconosciuta come causa di visioni molto vivide e di isteria nei casi di stregoneria. Anche se l'ergot cresce sulla segale e su altri cereali, ma non sul mais, si è ben disposti ad accettare questo fatto improbabile come una licenza artistica. 


La lepre demoniaca

Una lepre appare spesso nelle sequenze del film di Eggers, mostrando un comportamento insolito, aggressivo. Nel New England coloniale, la lepre (hare) era considerata una creatura magica a pieno titolo. Era spesso associata alle streghe, sia come "lepre del latte" (milk-hare), a cui la superstizione attribuiva il potere di rubare o rovinare il latte degli animali da fattoria, sia come incarnazione delle streghe stesse, che si credeva potessero trasformarsi in lepri per spiare e influenzare le persone. È difficile tracciare le origini precise di simili credenze, in cui verosimilmente sono confluite diverse fonti, intrecciate in modo profondo nel corso dei secoli. Storie di lepri stregate sono molto comuni nelle tradizioni della Scandinavia e del Galles. All'origine della paura popolare potrebbero esserci fattori biologici. La lepre può essere infetta e trasmettere diverse malattie gravissime, come la tularemia e la peste. Pregiudizi su questi roditori sono riscontrabili già nella Bibbia: la tradizione ebraica considera non kosher la carne di lepre e le attribuisce il potere di far diventare un pederasta l'uomo che la mangia. Altre bizzarre credenze mosaiche descrivono un potere soprannaturale della lepre, quello di generare un nuovo orifizio anale ogni anno!


Il culto del Capro Nero

Nella mitologia dei Baschi, il Capro Nero è una figura comunemente associata al Diavolo. In particolare, l'incontro magico tra streghe è chiamato Akelarre, che in Basco significa "Prato del Capro" (è un composto da aker "capro" + larre "pascolo, prato"). Francisco de Goya dipinse delle streghe e una capra nera nel 1798: l'opera è chiamata El Aquelarre. Il termine Akelarre si diffuse molto con il processo alle Streghe di Zugarramurdi, durante l'Inquisizione spagnola nel 1610, pochi anni prima di quello di Salem. In quella sentenza, alcune donne basche furono ritenute colpevoli di essere streghe e di aver partecipato a riti satanici, in tutto e per tutto simili a quelli mostrati nel film di Eggers, e furono bruciate vive. L'Inquisizione distrusse nel XVII secolo i resti dell'antica religione dei Baschi, che nelle valli più impervie erano sopravvissuti all'introduzione del Cristianesimo (un processo lungo e complesso, tra il IV e il XIII secolo). 
Già nell'Aquitania è attestata in epoca romana una divinità chiamata AHERBELSTE, il cui nome significa "Capro Nero". Il sacrificio di capri e di vittime umane tra i Vascones è menzionato da Strabone. Howard Phillips Lovecraft non avrebbe avuto dubbi: si tratta del Culto di Shub-Niggurath! 

Il canto in Enochiano 

Verso il finale del film, le streghe che celebrano il Sabba intonano un inno in Enochiano. Il testo è quello dell'Undicesiva Chiave, che inizia così: "Oxiayal holdo od zirom o coraxo ds zildar raasy od vabzir camliax od bahal, niiso od aldon  salman teloch ..." ("Il Seggio Possente gemette a gran voce e vi furono Cinque Tuoni che Volarono nell'Est e l'Aquila parlò e gridò con forte voce: Venite via! Ed essi si radunarono insieme e divennero la Casa della Morte ..."). L'intenzione del regista era quella di mostrare un'evocazione in grado di stabilire un contatto con i Morti. In realtà si tratta del testo di una cerimonia funebre. Sarei enormemente sorpreso di trovare anche una sola parola distorta della lingua Enochiana in qualche documento processuale dell'epoca.


Un breve catechismo dei Puritani 

Il catechismo esposto da Eggers è in forma tipicamente dialogica:

William: Sei quindi nato peccatore?
Caleb: Sì. Sono stato concepito nel peccato e nato nell'iniquità.
William: Bene. E qual è il tuo peccato di nascita?
Caleb: Il peccato di Adamo ereditato, cioè una natura corrotta che dimora dentro di me. 
William: Ricordi bene, Caleb. Molto bene. E sai dirmi che cos'è la tua natura corrotta?
Caleb: La mia natura corrotta è vacuità di grazia, propensione al peccato, solo al peccato, e così continuamente.

Segue un drammatico dialogo, densissimo di spunti di riflessione: 

Caleb: Anche Samuel è nato peccatore?
William: Sì. 
Caleb: Come può allora... 
William: Preghiamo che sia entrato nel Regno di Dio
Caleb: Quale malvagità ha commesso?
William: Abbi fede in Dio, Caleb. Non parliamo più di tuo fratello. 
Caleb: Perché? È sparito da sette giorni e poi nostra madre... non pronunciate già più il suo nome.
William: Non c'è più, Caleb.
Caleb: Ditemelo!
William: Dirti che cosa? 
Caleb: È all'Inferno? 
William: Caleb! 
Caleb: Nostra madre non smette di pregare. E se morissi io? E se morissi quest'oggi?
William: Che ti prende? 
Caleb: Ho la malvagità nel cuore. Ho peccato senza perdono!
William: Sei ancora giovane.
Caleb: E se Dio non ascoltasse le mie preghiere?
William: Caleb!
Caleb: Ditemelo! 
William: Ascoltami. Io ti voglio un bene smisurato, ma solo Dio e non l'uomo sa chi è figlio di Abramo e chi non lo è. Chi è buono e chi è malvagio. Vorrei poterti dire che Sam dorme in Gesù Cristo, e che lo farai anche tu. Purtroppo non posso dirtelo. Nessuno può.

Questa è la Dottrina dei Due Semi. Il punto è che è molto vicina al Cristianesimo delle origini, a quanto si trova direttamente nel Vangelo. Queste cose sono ignorate dai settari pelagiani di Comunione e Liberazione, con la loro retorica dell'Avvenimento, dell'Incontro, del Mistero et similia. Essi ritengono, come Pelagio, che l'essere umano non sia reo di nulla, che non esista la Caduta, che la Salvezza venga dalle opere. Piaccia o no, le parole di William sono filologicamente coerenti con quelle di Cristo, mentre il pelagianesimo di Luigi Giussani e dei suoi seguaci non lo è. Chi è più anticristiano, i praticanti dell'Akelarre o i giussanini? I secondi. 

Altre note antropologiche

L'inconsueta ortografia VV per W nel titolo stilizzato è un semplice arcaismo. Va notato che questi segni erano usati come marchi apotropaici, derivati da Virgo Virginum ("Vergine delle Vergini"), un epiteto della Vergine Maria. Era molto diffuso nell'epoca post-medievale del XVII-XVIII secolo. Lo si trova inciso su porte, stipiti, finestre o altre parti di edifici come case e chiese, in genere in luoghi di passaggio. Si hanno casi in cui il segno si trova addirittura in grotte. La funzione protettiva di allontanamento del Male, degli spiriti immondi e della sfortuna, perdurava anche una volta che era andato perduta la memoria dell'origine religiosa. 

I personaggi si accusano spesso a vicenda di "firmare il libro", e un libro viene offerto a Katherine e a Thomasin da Black Phillip, perché sia firmato. Nella teologia dei Puritani, una persona stipulava un patto con il Diavolo firmando, o lasciando il proprio segno, nel libro del Diavolo "con penna e inchiostro" o con il sangue. Solo con tale firma, secondo le credenze dell'epoca, una persona diventava effettivamente una strega e acquisiva poteri demoniaci, come apparire in forma spettrale per fare del male a un'altra persona. 

La scena della morte di Caleb, e il comportamento di Jonas e Mercy mentre è in corso, si basano sui verbali del processo alle Streghe di Salem. I dispositivi legali di quell'orrido contesto consentivano l'uso di "prove spettrali". I testimoni dichiaravano che lo spirito della strega, assumendo la forma di uccelli o animali oltre che di persone, appariva davanti a loro per torturarli, ad esempio pizzicando, pungendo con aghi, mordendo, graffiando, sedendosi sul petto della vittima per impedirle di respirare, soffocandola quando cercava di recitare preghiere e inducendole convulsioni - tutti comportamenti mostrati nel film. 


Curiosità tecniche  

Prima del debutto alla regia di Robert Eggers con questo film, l'autore aveva realizzato solo alcuni cortometraggi. Aveva inoltre scritto una sceneggiatura, che forse non pensava neanche di utilizzare. A sua insaputa, la montatrice Louise Ford aveva passato questa sceneggiatura ai produttori Lars Knudsen e Jay Van Hoy, con cui stava lavorando all'epoca. Eggers fu inorridito da quest'azione invasiva, poiché all'epoca non considerava completa la sua sceneggiatura completa; fortunatamente i produttori la apprezzarono. Gli suggerirono di semplificarne la struttura, che in origine era divisa in cinque atti, ognuno raccontato dal punto di vista di un membro della famiglia. Quattro anni dopo, il finanziamento fu garantito e la pellicola fu realizzata. 

Il film è stato girato formato 1.66:1, che ormai è raro. Il direttore della fotografia Jarin Blaschke ne ha spiegato i motivi, con un linguaggio un po' sconnesso: "Beh, è ​​più senza tempo. È un formato che risale a molto tempo fa. Voglio dire, non si vede molto in 1.85:1 prima, sai, degli anni '50. È un formato che non si vedeva nell'arte fino a tempi molto recenti. Quella qualità senza tempo era attraente. Inoltre, mi sono affidato al mio istinto. Mi sembrava giusto. Aveva anche il vantaggio di poter rendere la casa un po' più claustrofobica e di mostrare più altezza degli alberi che incombevano sui personaggi. E si poteva comunque avere tutta la famiglia nell'inquadratura e farla funzionare"

Stephen King ha dichiarato di essere rimasto terrorizzato dalla visione di The Witch

Il regista ha dichiarato in un'intervista che l'animale più ammaestrato del film è stato la lepre, e che anche il corvo e il cavallo sono stati abbastanza facili da gestire, mentre il caprone Black Phillip a quanto pare è stato particolarmente difficile da addestrare. Una delle scene, quella in cui Black Phillip si lancia e lotta contro il padre di famiglia, non era prevista nella sceneggiatura; tutto è successo in modo spontaneo e basta. 

sabato 23 dicembre 2023

 
LA PAPESSA 
(2009)
 
Titolo originale: Die Päpstin
Lingua originale: Inglese, latino ecclesiastico 
Paese di produzione: Germania, Regno Unito, Italia,
    Spagna
Anno: 2009
Durata: 149 min
Rapporto: 2,35:1
Genere: Epico, storico
Regia: Sönke Wortmann
Soggetto: Dall'omonimo romanzo di Donna Woolfolk Cross
Sceneggiatura: Heinrich Hadding, Sönke Wortmann
Produttore: Martin Moszkowicz, Oliver Berben,
    Christine Rothe
Casa di produzione: Constantin Film, ARD Degeto Film,
    Dune Films
Distribuzione in italiano: Medusa Film
Fotografia: Tom Fährmann
Montaggio: Hans Funck
Musiche: Marcel Barsotti
Scenografia: Bernd Lepel
Costumi: Esther Walz
Interpreti e personaggi:
    Johanna Wokalek: Giovanna 
    David Wenham: Conte Gerold
    John Goodman: Papa Sergio II
    Edward Petherbridge: Esculapio
    Anatole Taubman: Anastasio, il bibliotecario 
    Jördis Triebel: Gudrun, madre di Giovanna
    Gerald Alexander Held: Imperatore Lotario
    Tigerlily Hutchinson: Giovanna a 6-9 anni
    Lotte Flack: Giovanna a 10-14 anni 
    Tabitha Christina Rieger: Giovanna bambina 
    Iain Glen: Il padre di Giovanna 
    Jan-Hendrik Kiefer: Giovanni, fratello di Giovanna 
    William Stütz: Giovanni a 9-12 anni 
    Jack Flack: Giovanni a 3 anni 
    Sandro Lohmann: Matteo, fratello di Giovanna 
    Lukas T. Berglund: Matteo a 6 anni 
    Oliver Nägele: Vescovo Fulgenzio 
    Marc Bischoff: Odo, il maestro 
    Claudia Michelsen: Contessa Richilde 
    Oliver Cotton: Arsenio, il padre di Anastasio
    Suzanne Bertish: Arnaldo
    Richard van Weyden: Eustasio
    Branko Tomovic: Pasquale
    Giorgio Lupano: Imprenditore romano 
    Nicholas Woodeson: Arighis, il Nomenclatore 
    Suzanne Bertish: Arnalda / Vescovo Arnaldo
Doppiatori italiani:
    Laura Lenghi: Giovanna
    Francesco Bulckaen: Conte Gerold
    Stefano De Sando: Papa Sergio II
    Dario Penne: Esculapio
    Alessio Cigliano: Anastasio, il bibliotecario
    Antonella Baldini: Gudrun, madre di Giovanna 
    Franco Mannella: Imperatore Lotario
    Aurora Manni: Giovanna a 10-14 anni
    Roberto Pedicini: Il padre di Giovanna 
    Luciano De Ambrosis: Arsenio, il padre di Anastasio
    Sonia Scotti: Arnalda / Vescovo Arnaldo
    Saverio Moriones: Eustasio
    Francesco Sechi: Pasquale 
Titoli in altre lingue: 
   Inglese: Pope Joan 
   Francese: La Papesse Jeanne 
   Spagnolo (Spagna): La papisa
   Spagnolo (Spagna): La mujer papa
   Spagnolo (America Latina): La pontífice 
   Portoghese: A Papisa Joana 
   Russo: Иоанна — женщина на папском престоле 
Budget (stimato): 22 milioni di dollari US 
Box office (al giugno 2010): 24,4 milioni di dollari US 
 
Trama: 
Anno del Signore 814. Nello stesso giorno della morte di Carlo Magno, a Ingelheim, in Franconia, nasce una bambina di nome Giovanna (Johanna). È figlia del prete del villaggio, un missionario inglese severo e d'indole violenta. Visto che in quel contesto il celibato ecclesiastico è lettera morta, questo prete ha una moglie sassone, una donna esperta di erboristeria che segretamente adora ancora il dio pagano Wodan. Nonostante la durezza del padre, che governa la famiglia con pugno di ferro, Giovanna cresce diventando una ragazza eloquente, dall'intelligenza acuta e vivace. La giovane ha imparato a leggere e a scrivere con le sue sole forze. Conosce il latino e studia intensamente la Bibbia, all'insaputa del padre. Dopo l'improvvisa morte del fratello maggiore, ucciso da una polmonite dopo una notte di tragedia, il padre vorrebbe mandare il secondogenito Giovanni (Johannes) alla scuola della cattedrale di Dorestad. Tuttavia, quando il maestro Esculapio visita la famiglia a Ingelheim, Giovanna si dimostra molto più abile del fratello nell'affrontare le Scritture. Contro il volere del padre, Giovanna viene istruita da Esculapio, che le insegna il greco e la inizia a opere letterarie come l'Odissea di Omero. 
Quando un messaggero del vescovo giunge a prendere Giovanna per portarla alla scuola della cattedrale, suo padre sostiene che si sia verificato un errore e gli permette di andarsene soltanto con l'altro figlio. Giovanna fugge di casa di notte e trova suo fratello accanto al corpo del messaggero episcopale ucciso. Il bandito che lo ha abbattuto, un sassone ribelle e pagano, taglia al cadavere il dito con l'anello prezioso, simbolo del potere ecclesiastico, quindi si dilegua nella foresta. Giovanna e il fratello raggiungono Dorestad, dove il Vescovo reagisce con grande sorpresa alle forti parole della ragazza. L'insegnante Odo la accoglie controvoglia nella sua classe. Il Conte Gerold, tuttavia, sostiene Giovanna, ormai adolescente, ospitandola in casa sua (in seguito si innamorerà di lei). Poco dopo, il nobile deve andare in guerra nell'esercito di Lotario I, impegnato a combattere la guerra di successione e a respingere i Vichinghi; sua moglie Richilde approfitta della sua assenza per cercare di organizzare il matrimonio di Giovanna con un contadino incredibilmente grossolano, sperando così di liberarsi di una pericolosa rivale. 
I Vichinghi irrompono nella chiesa durante la cerimonia nuziale, uccidono il Vescovo che sta celebrando e compiono un sanguinoso massacro. Giovanna riesce a malapena a scappare, mentre suo fratello Giovanni viene abbattuto da un fendente di spada assieme a un gran numero di ragazzi e ragazze della nobiltà dei Franchi. Temendo, con qualche ragione, di poter finire brutalizzata, Giovanna si nasconde e di notte riesce ad abbandonare la città. Si taglia i capelli, si traveste da uomo, quindi raggiunge il monastero benedettino di Fulda, dove assume il nome di Frater Johannes Anglicus e prende i voti. Rimane a lungo in quell'austera comunità religiosa, acquistando l'ammirazione di tutti per la sua profonda conoscenza della medicina e dell'erboristeria. 
Quando una febbre si diffonde nel monastero, anche Giovanna si ammala e riesce a evitare un'improvvida visita medica solo grazie a un anziano monaco, che aveva scoperto la sua vera identità femminile già anni prima. Col suo aiuto, riesce a fugge dal monastero e trova rifugio da Arn, il figlio di una donna che aveva aiutato anni prima, guarendola da una malattia cutanea erroneamente considerata lebbra. Arn la nomina precettore di sua figlia Arnalda, che dimostra grandi capacità intellettiva ed è avida di conoscenza. 
Giovanna decide di riprendere il suo travestimento maschile e si reca in pellegrinaggio a Roma per mettere a frutto le sue conoscenze e diventare Medicus. A Roma si guadagna una grande reputazione curando Papa Sergio II dalla gotta con i suoi rimedi, costringendolo a una dieta draconiana e imponendogli la totale privazione del vino. Riconoscente, Sergio la nomina suo medico personale e in seguito la insignisce della prestigiosa carica di Nomenclator. Quando il Papa minaccia Lotario I per non aver confermato la sua elezione, questi marcia verso Roma per sottometterlo. Utilizzando un ingegnoso dispositivo idraulico escogitato e fatto costruire da Giovanna, il grande portone del palazzo papale si chiude da solo, cosa che viene vista dell'esercito dei Franchi come un atto divino. Papa Sergio minaccia Lotario e i suoi soldati con l'ira di Dio se non gli renderanno omaggio. Tutti i militi Franchi si inginocchiano, e lo stesso Lotario li segue a malincuore, obtorto collo. Affascinato da ciò che ha visto, Gerold, giunto al seguito di Lotario, riconosce prontamente Giovanna dalla sua opera d'ingegneria e le rivela il suo desiderio. Lei è combattuta tra la sua identità maschile e quella femminile: teme di poter compiere per questo motivo un atto di "sodomia virtuale", anche se utilizza per il proprio piacere soltanto il vaso procreativo. 
Nel frattempo, il maligno e femmineo Anastasio, alleato di Lotario, complotta con successo per assassinare Sergio e diventare Papa lui stesso, ma il popolo elegge Giovanna come sua successore per acclamazione. Durante il suo pontificato, Giovanna si presenta come un Papa caritatevole, aiutando donne e bambini. Nomina Gerold capo dell'Esercito Papale e accoglie il suo grosso fallo nella Natura, facendosi seminare. Tuttavia, rimane incinta e il suo Regno è quindi in gravissimo pericolo. Cerca di rimandare il parto a dopo Pasqua, ma Gerold viene ucciso durante la processione dai cospiratori guidati dal perfido e sodomitico Anastasio. Quello stesso giorno Giovanna collassa e muore di parto, rivelando all'Urbe e al mondo il suo terribile segreto, in grado di scuotere le fondamenta della Cristianità.
Come la voce narrante ci spiega, l'abietto Anastasio le succede, ma poco dopo viene deposto dal popolo romano ed esiliato in un monastero. In quel luogo austero, dove non può dare sfogo alle sue bramosie, scrive un'opera ponderosa: il Liber Pontificalis, un elenco dei Papi, da cui omette Giovanna, come ultimo atto di vendetta. Molti anni dopo, la storia della Papessa viene resa nota dal Vescovo Arnaldo, che si scopre essere in realtà Arnalda, figlia di Arn. 

Citazioni: 

"Il primo giorno di vita di Giovanna fu l'ultimo di Carlo. Lo chiamavano Carlo Magno, ma nella zona orientale dell'Impero Carolingio, in quella che prima era la Germania, la popolazione lo ricordava ancora, mentre con il suo esercito mettera le terre a ferro e fuoco per combattere il Paganesimo. Ma in quell'anno, sopravvivere all'inverno era la preoccupazione maggiore per quelle genti."
(Voce narrante di Arnaldo)

"Questa è Roma, Giovanna. Qui le persone scomode le uccidono. Non importa se sono buone o potenti."
(Conte Gerold)

Dialoghi: 

Padre di Giovanna: "La fede si fonda sull'indiscutibile autorità delle Sacre Scritture e non sui trattati dei filosofi."
Esculapio: "Ma ammetterete che la nostra capacità di essere raziocinanti è un dono di Dio."
Padre di Giovanna: "E suo soltanto."
Esculapio: "E allora perché studiare la filosofia minaccerebbe la fede? Se la ragione è un dono del Signore, come potrebbe allontanarci da lui? Temere la logica non dimostra quindi una mancanza di fede nella sua onniscienza e nel suo amore per il genere umano? Una fede salda non ha nulla da temere, perché se davvero Dio esiste la logica può soltanto condurci fino a lui. Cogito, ergo Deus est. Penso, di conseguenza Dio esiste."


Recensione: 
Il film di Wortmann (1959 - vivente), come il precedente di Michael Anderson (Pope Joan, 1972), è basato sulla popolare storia della Papessa, diffusasi a partire dal Medioevo e perdurata a lungo nell'immaginario collettivo. La Papessa Giovanna è stata menzionata in opere pubblicate diversi secoli dopo il suo regno, considerate pura e semplici "favole" dalla Chiesa di Roma. La maggior parte degli studiosi moderni, succube del Papato, ha liquidato queste interessanti storie come frutto di mera fantasia, a causa della supposta mancanza di documentazione contemporanea, oltre che dalla smentita tramite prove indirette sommamente capziose. Abbondano nel Web numerose opinioni considerate "complottiste", secondo cui la mancanza di prove sarebbe il risultato dei tentativi riusciti della Chiesa Romana di cancellare l'esistenza di Giovanna dalla storia. Eppure a riportare la leggenda della Papessa furono ecclesiastici come i domenicani Giovanni di Metz (cit. 1240) e Martino Polono (Martini Oppavensis Chronicon pontificum et imperatorum), oltre ad autori di chiarissima fama come Giovanni Boccaccio (De mulieribus claris, cap. LXXXXVIII). Siamo sicuri che si possa etichettare tutto ciò come banale "complottismo"? Per non essere linciato dagli accademici, dirò che il rumore di fondo è forte e la questione rimane quindi controversa. Personalmente, sono convinto che la Papessa Giovanna sia davvero esistita e che un giorno tutta la verità verrà finalmente a galla. 
Mi è molto piaciuta quest'opera di Wortmann, che ritengo complementare a quella di Anderson. Non la considero un remake. Splendida l'interpretazione della protagonista, Johanna Wokalek. L'attrice ha una fisionomia molto delicata e particolare, unita a un carattere indomito. È robusto e imperioso il biondiccio David Wenham nella parte del nobile franco, il Conte Gerold. Notevole John Goodman nella parte di Papa Sergio II, bilioso ma intelligentissimo. Meritevole è senza dubbio Jördis Triebel nel ruolo della santa moglie dell'odioso missionario inglese, interpretato da Iain Glen: non si riesce a capire come faccia a sopportare così stoicamente ogni sorta di angheria, umiliazione morale e violenza. 


Il padre di Giovanna:
un confronto col film del 1972

Prima ho visto il film di Wortmann, poi quello di Anderson che ne è stato il predecessore. Sono subito rimasto colpito nel riscontrare una certa somiglianza fisica degli attori che hanno interpretato il padre della futura Papessa nelle due pellicole: Jeremy Kemp (1972) e Iain Glen (2009). Per quanto riguarda l'indole e le inclinazioni, non c'è invece nessun parallelismo: non potrebbero esistere due personalità più dissimili. Credo che questa bizzarria sia il frutto di una scelta intenzionale. Non c'è altra spiegazione possibile. Il padre di Giovanna mostrato da Anderson è pacifico, mansueto: crede fermamente che Dio sia innanzitutto Amore, non odio e vendetta. Il padre di Giovanna mostrato da Wortmann è un fanatico pazzo che per reprimere le credenze pagane utilizza la violenza e persino lo stupro, con la scusa di esorcizzare!


Il sassone che viveva come un lupo 

Rispetto al film di Anderson del 1972, c'è meno attenzione ai Sassoni, stirpe a cui apparteneva la madre di Giovanna. In particolare, non viene fatta menzione alcuna della Rivolta degli Stellinga. Compare tuttavia un bandito (warg), la cui casa è la foresta. Si tratta evidentemente di un dissidente religioso, il cui odio nei confronti degli ecclesiastici è assoluto. Mi si dirà che Wortmann mostra nella sua opera che Giovanna nacque e crebbe nella regione di Magonza, in quella che è chiamata Renania-Palatinato - in accordo con Martino Polono, che la chiama Iohannes Maguntinus, oltre che Anglicus. Quindi è una terra abbastanza lontana dalla Sassonia (attuale Bassa Sassonia, circa 400 km di distanza). Questo pone tuttavia alcuni problemi di coerenza tra tradizioni diverse. Più avanti nella pellicola, possiamo ascoltare un interessante dialogo tra Papa Sergio II e Giovanna, che riporto: 

Sergio II: "Allora, parlatemi di voi, Giovanni. Venite dalla Franconia, eppure vi chiamate Anglicus"
Giovanna: "Mio padre è nato in Britannia, ma voleva predicare il Signore tra i Sassoni." 
Sergio II: "Ah, i Sassoni. Un popolo senza Dio."
Giovanna: "Molti sono cristiani, adesso, per quanto lo sia chi è stato portato alla Fede con il fuoco e la spada.
Sergio II: "È il dovere della Chiesa convertire i Pagani." 
Giovanna: "Sì, ma che cos'è un giuramento estorto con la forza?" 
Sergio II: "Eppure Cristo ci comanda di diffondere la Parola di Dio fra tutte le razze della Terra, e di battezzare il suo popolo."
Giovanna: "Ma, considerate l'ordine del comandamento: prima diffondere la Parola, dopo battezzare. Come possiamo offrire il Sacramento del Battesimo prima che la Fede venga accolta dal cuore? 
Sergio II: "Voi ragionate bene. Dove siete stato educato? 
Giovanna: "È stato un maestro greco, di nome Esculapio, a istruirmi. Poi sono stato alla scuola di Dorestad e in seguito nella Confraternita di Fulda." 

Interessante quel beffardo "voi ragionate bene". Carlo Magno aveva pronunciato un voto di sterminio, pronto ad annientare i Sassoni se non avessero accettato di essere battezzati. Le idee di quel sovrano sono ancora oggi considerate tra i "valori fondanti" della Casa Comune Europea e gli è intitolato un premio. Viva i Sassoni! 


 
Gare di scorregge alla corte del Vescovo! 

Il Vescovo nella sua sede di Dorestad conduce una vita dissoluta e sfrenata, che con Cristo ha ben poco a che vedere. Quando Giovnna viene condotta col fratello alla presenza del pingue ecclesiastico, questi sta banchettando ed è in compagnia di una bellissima donna dalla chioma corvina. Una compagnia tutt'altro che casta: lei mi mette una mano tra le gambe! L'atmosfera alla festa è piuttosto pesante, perché avvolta in una densissima coltre di gas mefitici, formatasi a causa della turbolenta attività delle viscere dei molti convitati. C'è poi chi alimenta a bella posta questa produzione di peti, che vengono incendiati da una servetta biondiccia per mezzo di una candela, provocando potenti fiammate! 


Il Vichingo e il Vescovo

Poi, qualche tempo dopo il banchetto dei peti fiammeggianti, giunge la Nemesi. Mentre il Vescovo obeso sta celebrando il matrimonio forzato di Giovanna con un villico, arriva un fierissimo capo Vichingo, che va dritto davanti all'altare, con la spada in pugno. Fissa il Vescovo, che è preso dal terrore e si smerda addosso. Pensando di salvarsi la vita, l'ecclesiastico alza innanzi a sé il grosso volume delle Scritture, come se avesse il potere di fermare il ferro tramite un improbabile miracolo, e pronuncia qualche vana parola di minaccia. Il Vichingo fende le Scritture con la lama. Non accade nulla di soprannaturale. Sembra che gli occhi dell'ecclesiastico dal sembiante porcino strabuzzino dalle orbite. Il guerriero lo decapita con un colpo netto! Poi prende la grande croce dall'altare e la esibisce come un trofeo, urlando di trionfo. 
C'è un paradosso. Da una parte c'è il Vescovo simoniaco che fa orge, crapula e scorreggia, tutto in nome di Dio; invoca Cristo usandolo come strumento di iniquo potere. Dall'altra c'è il Vichingo, pieno d'ira, che attacca ciò che è un pericolo per il Costume dei suoi Avi. Il primo è più anticristiano del secondo. 


Qualche nota linguistica 

1) Etimologia di Gerold 
L'antroponimo Gerold deriva dal protogermanico *Gaizawaldaz "Dominatore dei Giavellotti", "Principe dei Giavellotti" (< *gaizaz "giavellotto" + -waldaz "dominatore", "principe").
2) Sassone e norreno:  
Il nome Gudrun è tipicamente norreno (Guðrún) e appartiene a una valchiria, chiamata anche Grimhildr. Nella lingua dei Sassoni, la donna sarebbe stata con ogni probabilità chiamata Krimhild. Quando Gudrun parla alla figlia Giovanna dell'antica mitologia, ne menziona i personaggi usando le forme norrene, Odino (Óðinn) e Mimir (Mímir), anziché quelle sassoni, Wôdan e *Mîmi. Verosimilmente, allo sceneggiatore e al regista mancano le nozioni fondamentali della filologia germanica: non distinguono le lingue germaniche settentrionali da quelle occidentali. Peggio, pensano che tutto ciò che è non-cristiano debba essere per forza di cose norreno. Non ho avendo letto il romanzo della Woolfolk Cross, non so dire se questi errori vi fossero già presenti. 
3) La lingua greca: 
Notiamo l'importanza della lingua greca nella formazione della giovane Giovanna. Mentre nel film di Anderson la ragazza, che sarebbe diventata la Papessa, riceveva la sua istruzione direttamente ad Atene, nel film di Wortmann la lingua greca le viene insegnata da un maestro itinerante, Esculapio, che possiede una grande conoscenza dell'antica Ellade, un caso quasi unico in quel contesto. Infatti, come specifica Giovanna a Papa Sergio, Esculapio non appartiene certo ai Franchi, essendo un nativo della Grecia migrato a Occidente. 


Il Papa sostituito

Per quanto possa sembrare strano, è stato fatto un pasticcio storico. La Papessa Giovanna (Giovanni VIII) avrebbe regnato tra Leone IV e Benedetto III, dall'855 all'857. Sergio II, che regnò per tre anni e due giorni, dall'844 all'847, fu invece il predecessore di Leone IV, il cui regnò durò 8 anni e 98 giorni, dall'847 all'855. Non so bene a cosa sia dovuta questa incongruenza, che a quanto pare è presente già nel romanzo di Donna Woolfolk Cross. L'autrice sostiene di aver condotto ricerche per proprio conto, ma sono piuttosto scettico sulla validità dei suoi risultati. In quest'epoca si è diffusa in modo capillare la nociva idea che la conoscenza della Storia (e anche quella del mito) si debba fondare sull'arbitrio degli autori di romanzi storici e sugli adattamenti cinematografiche delle loro opere. 


Vescovi con la figa! 

Nel finale del film, Arnalda lascia intendere che potessero esserci molti altri ecclesiastici di rango che nascondevano il loro sesso femminile, proprio come lei. Il problema è che, per scongiurare il ripetersi di un caso come quello della Papessa, sono state prese contromisure. Gli storici lo negano in modo pervicace, ritengono che si tratti di un mito anticlericale inventato in ambienti della Riforma Protestante. In realtà è tutto vero: è esistita una sedia forata, fatta di porfido rosso, su cui si sedeva il Papa appena eletto, in modo tale che un porporato infilasse la mano sotto per verificare l'effettivo sesso maschile. Solo in presenza di testicoli ben formati e di pene, si procedeva con la formula di rito (riportata in vari modi: "Virgam et testiculos habet", oppure "Testiculos habet et bene pendentes"), perché chi non ha testicoli non può essere fatto Papa (Testiculos qui non habet, Papa esse non posset, ossia "chi non ha testicoli, non potrà essere Papa"). Ebbene no, non era previsto che il verificatore procedesse a masturbare. ☺☺☺ Soltanto a procedura completata, superata la prova della virilità, si procedeva alla consacrazione e all'incoronazione con la tiara. Ci sono testimonianze del fatto che questa cerimonia era realmente praticata. In un'occasione, un prelato gallese, Adamo di Usk (1352 - 1430), vi poté assistere con i suoi occhi quando fu eletto Innocenzo VII (1336 circa - 1406): "Il Papa scende da cavallo per essere intronizzato ed entra nella chiesa. Quivi siede sulla cattedra porfirea fortata in basso, affinché il cardinale più giovane s'accerti della virilità e quindi cantandosi il Te Deum vien condotto all'altare" (Praz, 1979). Perché non viene data credibilità alla testimonianza di Adamo di Usk? Perché la Chiesa Romana, che nei secoli ha esercitato un'immensa influenza sulle università e sulla cultura, agisce tuttora attivamente per screditare chiunque le possa recare un nocumento anche minimo. Possiamo dire che in ogni caso il personaggio del film di Wortmann, Arnalda, non avrebbe mai realizzato il suo sogno di vedere un altro Papa dotato di cunnus

Altre recensioni e reazioni nel Web 

A quanto pare, il film di Wortmann non ha riscosso grande successo. Anzi, ha attirato un numero enorme di giudizi negativi, biliosi, furiosi, collerici. È stato considerato "banale", "approssimativo", "ridicolo" e via discorrendo. Nessuna di queste critiche sembra essere riconducibile in modo diretto alla Chiesa Romana. Hanno l'aria di essere puri e semplici tecnicismi, aventi come causa qualche aspetto non gradito come lo spessore dei personaggi, la sceneggiatura, la regia e via discorrendo. Eppure la loro insistenza ha dell'incredibile. Si può pensare che, sotto sotto, nascondano motivazioni religiose. In buona sostanza, la figura della Papessa non piace e non se ne deve parlare.
Riporto alcuni interventi pubblicati sul sito di critica cinematografica Il Davinotti.


Galbo ha scritto: "Tirate le somme tuttavia, l'interprete principale Johanna Wokalek, si rivela una della poche note positive di un film che ha i suo limite più evidenti in una sceneggiatura approssimativa che delinea caratteri banali e in una realizzazione spesso approssimativa."
Pigro ha scritto: "D’accordo che la storia della papessa è inventata, ma la ricostruzione storica pressappochista e fantasiosa disturba la visione, dando l’impressione di un pasticcio che contrasta con ciò che apparentemente dovrebbe essere un’opera seria, se non altro per i temi lambiti: la parità dei sessi, la forza della volontà..."
E ancora: "I personaggi sono rigidi, senza sfumature, così come le situazioni: è tutto superficiale nonostante si abbia l’impressione che venga proposto qualcosa di profondo. Un’occasione persa in una macedonia da ambizioso feuilleton." 
Didda23 ha scritto: "Purtroppo la realizzazione tecnica e registica lascia spesso a desiderare per mancanza di mordente e coraggio. La sceneggiatura scade troppo spesso nel banale e i dialoghi non sono così ficcanti. Si salvano il ritmo narrativo e la prova convincente della protagonista." 
Cotola ha scritto: "E' necessario vedendo un film del genere soprassedere sulla sua presunta storicità. Anche così facendo però la pellicola resta quello che è: una pessima soap priva di qualsiasi verosimiglianza e di qualsiasi tipo di spessore in cui il ridicolo, ovviamente involontario, è sempre dietro l'angolo." 
Non contento, infierisce: "Rozzo e pressappocchista come non accade spesso nemmeno nel peggiore cinema contemporaneo, raggiunge nel finale inaduite (sic) vette "trash" tali che è difficile trattenere il riso. La storia ed il mito sono cose serie e non vanno maltrattate così. Abominevole" 
Markus ha scritto: "Film pretenzioso che vorrebbe essere storiografico, ma in realtà (così com’è stato fatto) ha il carattere del trash. Il ritmo narrativo è sostenuto, ma pecca di continui passaggi forzati e involontarie situazioni ridanciane. La papessa ci mostra persino il suo "santo" deretano!" 
A parte il fatto che quel deretano è sensualissimo, trovo indegno ed esagerato il seguito: "L’amico venuto con me al cinema, all’uscita, ha commentato così: “talmente inverosimile da rasentare il grottesco”. Risate in sala con dito puntato sullo schermo… Pazzesco!" 

venerdì 3 novembre 2023


IL VIAGGIO DI PETRACCIO
E LA DISGREGAZIONE 
DELLA CHIESA DI LOMBARDIA

Con il viaggio di Niceta di Dragovitsa tutto sembrava avviarsi alla pacifica affermazione del Catarismo Radicale dovunque, in Linguadoca come in Italia. Ma non passò molto tempo senza che i demoni ci mettessero lo zampino. Verso il 1180 un certo Petraccio (in latino Petracius, dal greco Petrakios), delegato dell'Ordo Bulgariae, fece la sua comparsa in Lombardia per recare una notizia ferale. Le fonti discordano molto sui dettagli. Esistono due versioni tra loro incompatibili, ma eguale è la carica devastante dei contenuti. 

La prima versione afferma che Petraccio giunse a Concorezzo quando il Vescovo Marco di Lombardia era già morto, riferendo al suo successore Giovanni Giudeo che il Consolamentum di Niceta non era valido, perché lo aveva ricevuto dal suo predecessore Simone di Dragovitsa. Orbene, questo Simone era stato sorpreso in stato di corruzione carnale insieme a una fornicatrice, ed era anche stato riconosciuto colpevole di altre gravi mancanze - con ogni probabilità alimentari. Si riferisce così che il panico divampò tra i Catari, e in molti si convinsero che Marco di Lombardia non avesse fatto una Buona Fine.
La seconda versione afferma invece che Petraccio giunse in Italia quando Marco di Lombardia era ancora in vita e gli riferì che Niceta di Dragovitsa non aveva fatto una Buona Fine perché era stato trovato colpevole di fornicazione con una femmina. Il Vescovo Marco avrebbe allora rifiutato l'Ordo Drugunthiae conferitogli da Niceta, in quanto il suo peccato carnale lo aveva reso vano. Si dice che fu fatta una colletta tra i Credenti per finanziare un viaggio di Marco nella regione dei Balcani per riottenere l'Ordo Bulgariae. Tuttavia Marco non riuscì a portare a termine il suo compito, e a sua volta fu accusato aver peccato con una femmina durante il tragitto. Fu imprigionato e con grande difficoltà poté far ritorno in Lombardia, malato e senza la possibilità di ottenere il Battesimo di Spirito.

Quello che è certo e su cui tutte le fonti concordano è che avvenne uno scisma: non tutti i Catari prestarono fede alle dichiarazioni di Petraccio. Nacque così la Chiesa di Desenzano sul Lago di Garda, che mantenne l'Ordo Drugunthiae. Questa Chiesa, detta anche Chiesa Albanista, sviluppò una grande inimicizia con la Chiesa di Concorezzo, che ripristinò invece il Dualismo Mitigato. Le altre Chiese che nacquero si mantennero neutrali. I Catari di Bagnolo San Vito sono classificati in genere come Moderati, ma per certe posizioni convergevano con gli Albanisti. Le Chiese di Firenze e di Spoleto dovevano annoverare sia Radicali che Moderati. Su queste due Chiese dell'Italia Centrale persistono molte incertezze: mentre sappiamo che Farinata degli Uberti aderiva al Dualismo Mitigato, altre testimonianze ci indicano invece la Chiesa di Firenze come Radicale. Radicale era infatti il suo fondatore Pietro di Lombardia.

Il contrasto teologico tra Concorezzo e Desenzano doveva in qualche modo essere ricomposto, ma nonostante siano stati organizzati allo scopo diversi concili, tutti diedero esito fallimentare. Nessuna ricomposizione delle dottrine fu ritenuta soddisfacente da tutti, e ogni parte voleva prevalere sull'altra. I Credenti vivevano la situazione come un gravissimo scandalo. Finché i Buoni Uomini poterono, tennero nascosto lo scisma ai Credenti, ma poi un rinnegato rivelò tutto ai Domenicani e la cosa divenne di pubblico dominio.

La causa di questo disastro è insita nella natura del Consolamentum, che è un Sacramento del tutto diverso da quelli delle religioni cristiane a cui il pubblico attuale è abituato. Se un cattolico viene battezzato, non perde il battesimo se commette un peccato per quanto grave. Invece quando a un credente cataro viene amministrato il Consolamentum, questi non può più peccare o il suo Sacramento decade all'istante. Le conseguenze di ciò sono innumerevoli ed importanti. Se un cattolico riceve il battesimo da un prete che risulta poi frequentare fellatrici e spargere il seme nelle loro bocche, il battesimo resta in ogni caso valido. Per un credente cataro, la cattiva condotta del ministro che lo ha consolato comporta la nullità del Sacramento. Anche se il credente non sa nulla dei peccati del suo consolatore. Anche se il consolatore ha commesso il peccato dopo aver consolato una persona, la nullità è retroattiva. Chi cade è perché non è mai stato degno del Consolamentum.

Date queste premesse, poco importava che il peccato fosse stato di Niceta o di Simone: se un peccato esisteva davvero, tutti coloro che avevano accettato la successione apostolica di Niceta avrebbero dovuto essere riconsolati. È significativo a questo punto notare come Petraccio appartenesse a una Chiesa che nutriva animosità nei confronti di quella di Niceta. Piuttosto che credere a un peccato carnale di un ministro di Dragovitsa, sarebbe meglio credere a un peccato di invidia da parte di Petraccio. Non è escluso addirittura che Petraccio fosse una spia della maligna Chiesa Bizantina e che agisse con malizia al solo scopo di distruggere le Chiese Catare Occidentali. Molti interrogativi restano. Per fortuna l'apportatore di discordia non continuò il suo viaggio fino in Linguadoca per seminare confusione anche là.