sabato 2 marzo 2024

 
CANE DI PAGLIA 
 
Titolo originale: Straw Dogs
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito
Anno: 1971
Durata: 118 min (NTSC) (versione cinematografica),
   113 min (NTSC) (versione censurata)
Rapporto: 1,85:1
Genere: Drammatico, noir, thriller 
Sottogenere: Thriller psicologico 
Regia: Sam Peckinpah
Soggetto: dal romanzo The Siege of Trencher's Farm
     di Gordon M. Williams
Sceneggiatura: David Zelag Goodman, Sam Peckinpah
Produttore: Daniel Melnick
Produttore esecutivo: Daniel Melnick
Coproduttore: James Swann
Casa di produzione: ABC Pictures, Talent Associates,
     Amerbroco Films 
Distribuzione (USA e UK): Cinerama Releasing 
     Corporation
Distribuzione in italiano: 20th Century Fox
Fotografia: John Coquillon
Montaggio:
Roger Spottiswoode, Paul Davies,
    Tony Lawson
Effetti speciali: John Richardson
Musiche: Jerry Fielding
Scenografia: Ken Bridgeman
Costumi: Tiny Nicholls
Trucco: Harry Frampton 
Direttrice del casting: Miriam Brickman 
Direttore della produzione: Derek Kavanagh
Assistente alla regia: Terry Marcel
Camera a mano: Herbert Smith 
Reparto sonoro: John Bramall, Garth Craven 
Coordinatore degli stunt: Billy Cornelius 
Consulente editoriale: Robert L. Wolfe
Continuità: Pamela Davies
Interpreti e personaggi:
    Dustin Hoffman: David Sumner
    Susan George: Amy Sumner
    Peter Vaughan: Tom Hedden
    T.P. McKenna: Maggiore John Scott
    Del Henney: Charlie Venner
    Jim Norton: Chris Cawsey, l'acchiappatopi
    Donald Webster: Riddaway
    Ken Hutchison: Norman Scutt
    Sally Thomsett: Janice Hedden
    Robert Keegan: Harry Ware 
    Peter Arne: John Niles, il minorato 
    Cherina Schaer: Louise Hood 
    Colin Welland: Reverendo Barney Hood
    David Warner: Henry Niles
    Len Jones: Bobby Hedden
    Michael Mundell: Bertie Hedden (scene eliminate)
Doppiatori italiani:
    Ferruccio Amendola: David Sumner
    Vittoria Febbi: Amy Sumner
    Gualtiero De Angelis: Tom Hedden
    Glauco Onorato: Charlie Venner
    Bruno Persa: Maggiore John Scott
    Vittorio Stagni: Chris Cawsey, l'acchiappatopi
    Sandro Acerbo: Bobby Hedden
    Luciano De Ambrosis: Riddaway
    Cesare Barbetti: Norman Scutt
    Flaminia Jandolo: Janice Hedden
    Manlio De Angelis: John Niles, il minorato 
    Romano Ghini: Reverendo Barney Hood 
Titoli in altre lingue: 
    Tedesco: Wer Gewalt sät 
    Francese: Les Chiens de paille 
    Spagnolo: Perros de paja 
    Portoghese (Portogallo): Cães de Palha 
    Portoghese (Brasile): Sob o Dominio do Medo
    Basco: Lastozko Txakurrak 
    Lettone: Salmu suņi 
    Polacco: Nędzne psy 
    Russo: Соломенные псы 
    Turco: Köpekler 
    Esperanto: Pajlhundoj 
Budget: Incerto, da 1 a 3,2 milioni di dollari US
Box office: 8 milioni di dollari US
 

Trama: 
Questa pellicola di Peckinpah narra la storia tristissima e oltremodo squallida di un insignificante matematico americano, David Summer, che contro ogni buon senso decide di trasferirsi in un distretto impervio e rurale della Cornovaglia, paese natale della sua giovane moglie Amy, magrolina e biondiccia, sessualmente molto appetibile. Quando la donna legge e gioca a scacchi, appartiene alla seducente tipologia della professoressa con gli occhiali. Subito sorge una domanda: come può una donna simile essere innamorata di un topo di biblioteca rachitico? Ecco. Non è tutto oro quello che luccica. 
L'ex fidanzato di Amy, Charlie Venner, che è un gigantesco energumeno, si risente a morte del fatto che un estraneo gracile e apparentemente mite abbia sposato una donna del posto. Sputano bile anche gli amici di Venner: Norman Scutt, Chris Cawsey e Phil Riddaway. Amy ai loro occhi ha commesso la peggiore infrazione possibile ai tabù tribali, rifiutando gli uomini della propria comunità per unirsi a uno straniero. Scutt, un ex galeotto, confida a Cawsey la sua invidia per la passata relazione di Venner con Amy. 
Nel frattempo il matematico esplora il villaggio, incontrando al pub lo zio di Venner, Tom Hedden, un violento ubriacone, la cui figlia adolescente, Janice, è piuttosto esuberante. Infatti la disinibita ragazza flirta con Henry Niles, un gigante mentalmente ritardato e disprezzatissimo dall'intera comunità, al punto che tutti desiderano trovare un pretesto per farlo rinchiudere in manicomio. 
I Sumner hanno preso in affitto una fattoria isolata, Trenchers Farm, che un tempo apparteneva al padre di Amy. Assumono Scutt e Cawsey per rifare il tetto del garage e, impazienti per la mancanza di progressi, aggiungono Venner e suo cugino Bobby Hedden alla forza lavoro. Le tensioni nel loro matrimonio diventano presto evidenti. Amy si mostra sempre più insofferente nei confronti del marito per via dell'importanza estrema che egli dà ai propri studi. Ogni giorno che passa si creano dissidi, ad esempio perché il matematico si chiude nel suo studio e non va in cucina quando viene avvisato che la cena è pronta. Inoltre, cosa più importante, la donna critica la passività di David, la sua incapacità di prendere decisioni, e insinua che la codardia sia stata la vera ragione per cui ha lasciato un campus universitario americano volatile e politicizzato, trovando rifugio in una regione remota. 
Il triste David si ritira ulteriormente nei suoi studi, ignorando sia l'ostilità della gente del posto sia l'insoddisfazione di Amy. Il suo distacco si traduce nei bizzosi scherzi di Amy, che catturano l'attenzione, e nei comportamenti provocatori nei confronti degli operai, in particolare del nerboruto Venner. David fatica anche a farsi accettare dalla gente istruita del posto, come si evince dalle conversazioni con il Reverendo Barney Hood, sua moglie. Non riesce a legare nemmeno con il Maggiore John Scott, il magistrato locale.
Quando il matematico trova la gatta impiccata in un armadio della camera da letto, Amy crede che il responsabile sia uno dei bulli, Cawsey oppure Scutt. Insiste affinché David affronti gli operai, ma lui è troppo intimidito, si defeca in mano al solo pensiero. Gli uomini invitano David a caccia; lo portano con l'inganno nella brughiera e lo lasciano lì come un merlo. Con David lontano da casa, Venner si reca a Trenchers Farm e violenta Amy. Durante l'aggressione, lei a volte sembra gradire il suo abbraccio. Scutt entra silenziosamente, fa cenno a Venner, sotto la minaccia di una pistola, di allontanarsi e stupra a sua volta Amy, ma in modo ben più feroce: le devasta l'intestino. David torna molto più tardi, in stato di spossatezza e di obnubilazione. La moglie non gli dice nulla della violenza carnale, a parte un commento criptico che ovviamente gli sfugge.
Il matematico licenzia gli operai per la loro lentezza. Più tardi, i Sumner partecipano a una serata sociale in chiesa, dove Amy rimane sconvolta nel vedere i suoi stupratori. Janice invita il gigante minorato Henry ad andarsene con lei e, in un edificio nascosto dalla folla, inizia a sedurlo. Quando il fratello di Janice si accorge della sua scomparsa, viene mandato a cercarla; mentre la chiama, Henry va nel panico e soffoca accidentalmente Janice nel tentativo di tenerla zitta. I Sumner lasciano la serata prima del previsto, guidando attraverso una fitta nebbia, e investono accidentalmente Henry mentre scappa. Lo portano ferito a casa loro e telefonano al pub per segnalare l'incidente. La gente del posto, che nel frattempo ha saputo che Janice è stata vista l'ultima volta con il gigante, viene avvisata della sua posizione. Presto, Hedden, Scutt, Venner, Cawsey e Riddaway bussano ubriachi fradici e violenti alla porta dei Sumner. Intuendo la loro intenzione di linciare Henry, David si rifiuta di lasciarlo prendere, nonostante le suppliche di Amy. La situazione di stallo sembra risvegliare nel matematico un istinto territoriale: "Questa è casa mia, è parte di me e non permetterò nessuna violenza a ciò che è mio!" 
Il magistrato Scott arriva per disinnescare la situazione, ma viene ucciso accidentalmente dal vecchio Hedden, prossimo al coma etilico, durante una colluttazione. Rendendosi conto del pericolo che corre assistendo a questo omicidio, il matematico improvvisa diverse trappole e prepara le armi armi per respingere gli aggressori. Costringe inavvertitamente Hedden a spararsi a un piede, fa perdere i sensi a Riddaway e poi colpisce a morte Cawsey con un attizzatoio. Venner lo tiene sotto tiro, ma le urla di Amy allertano entrambi gli uomini, quando Scutt la aggredisce di nuovo. Scutt suggerisce a Venner di unirsi a lui in un altro stupro, ma Venner gli spara a morte. A questo punto il matematico furioso disarma Venner, ha con lui una terribile colluttazione, nel corso della quale gli spezza il collo con una trappola. Ripensando alla carneficina che ne è derivata e sorpreso dalla propria violenza, mormora tra sé e sé: "Mio Dio, li ho fatti fuori tutti". Salta su Riddaway, che lo attacca brutalmente, ma viene colpito da Amy con una fucilata che gli spappola le interiora. 
David sale in macchina per riportare Henry al villaggio. In un attimo di lucidità, il gigante ritardato dice di non sapere la strada di casa. Il matematico gli risponde di non saperla nemmeno lui.


Recensione: 
L'ambientazione è pervasa dall'orrore delle piccole comunità chiuse, sprofondate nel coma storico. Nel Regno Unito è diffuso il mito, forse fondato, della Cornovaglia come una terra isolata, in cui persistono modi di vita particolarmente arcaici, che altrove sono stati superati da secoli - spesso addirittura dal Medioevo. Sono villaggi simili a gusci impenetrabili, che oppongono una resistenza feroce a qualsiasi cosa possa essere creduta una minaccia all'integrità. Ogni rapporto umano si fonda su un'ignoranza cieca, brutale ed oscena, in un microcosmo che non conosce grandi aperture. L'impermeabilità al mondo esterno si unisce a un elevato coefficiente di consanguineità, ai limiti dell'incesto, che rende i cugini tra loro geneticamente affini come fratelli. Il protagonista del film commette un errore gravissimo a credere di poter trovare la pace in un ambiente simile: deve subito affrontare l'ostilità dei vicini, come un bruco gettato in un nido di formiche rosse. Un uomo di Scienza ha necessità di un contesto urbano e stimolante, in cui poter scambiare idee con i suoi simili. Messo in mezzo ai trogloditi, sicuramente avvizzisce, nella migliore delle ipotesi. Ebbene, David Sumner questo conto non l'ha fatto. Inoltre un uomo di Scienza dovrebbe stare molto attento alla compagna che si trova. Se questa non condivide i suoi interessi e non ha un opportuno livello d'istruzione, ne seguiranno soltanto guai. Certo, se il matematico avesse pensato a queste cose, non ci sarebbe stato nulla da raccontare.     
Il film di Sam Peckinpah uscì nelle sale nello stesso anno di Arancia meccanica (A Clockwork Orange) di Stanley Kubrick, Il braccio violento della legge (The French Connection) di William Friedkin e Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! (Dirty Harry) di Don Siegel. Nel Regno Unito uscì a novembre, mentre negli Stati Uniti uscì a dicembre. Quindi si era sul finire del 1971, un anno tosto per la Settima Arte. Il pubblico era già esasperato per via del percepito aumento della violenza nel cinema in generale, così esplosero polemiche accesissime. 
Dustin Hoffman, che non stravedeva per i film violenti (non aveva le physique du role), ammise in seguito di aver accettato il ruolo soltanto per denaro. Mi è stato fatto notare che la sua trasformazione in un berserk appare piuttosto improbabile, addirittura grottesca! 
Il finale non è soltanto geografico (lo smarrimento nelle dense nebbie della Cornovaglia): è metaforico. David non può più tornare alla sua vita di prima. Ha superato il punto di non ritorno. Ha scoperto di essere un assassino e di averci provato piacere. La sua "casa" (la sua identità di uomo colto, razionale e superiore) è andata distrutta insieme alla porta d'ingresso. 


Origine del titolo 
 
Il titolo viene dal filosofo cinese Lao Tzu (Lǎozǐ, 老子), che era solito dire questo (Tao Te Ching, capitolo 5): "Il Cielo e la Terra non usano carità, tengono le diecimila creature per cani di paglia. Il santo non usa carità, tiene i cento cognomi per cani di paglia." 
Si trovano versioni un po' diverse della traduzione, ad esempio "Il Cielo e la Terra non sono umani, considerano tutte le cose come cani di paglia. Il saggio non è umano, considera tutte le persone come cani di paglia."
Questo è il testo nella lingua originale, in caratteri ideografici: 

天地不仁
以萬物為芻狗
聖人不仁
以百姓為芻狗

Questa è la trascrizione fonetica in cinese moderno: 
"Tiān dì bù rén, yǐ wàn wù wéi chú gǒu; shèng rén bù rén, yǐ bǎi xìng wéi chú gǒu."
I cani di paglia (芻狗 chú gǒu) erano oggetti cerimoniali usati come sostituti di vittime viventi nei sacrifici, che in un'epoca precedente all'imporsi di questa usanza erano cruenti. Una volta esaurito il loro scopo rituale, questi cani di paglia venivano trattati con immenso disprezzo, calpestati, gettati nell'immondizia o bruciati. L'usanza si è formata perché i cani veri erano piuttosto costosi e nessuno gradiva lo spreco.
Nel titolo in italiano si è passati dal plurale dell'originale (Straw dogs) al singolare (Cane di paglia). Questo cambiamento arbitrario ha causato fraintendimento e confusione. Infatti qualche critico è stato portato a credere che i "cani di paglia" della versione in inglese siano gli aggressori, i bulli, mentre nellla versione italiana il riferimento sia invece al matematico perseguitato. Se questo fosse vero, sarebbe un cambio di visuale assolutamente drastico. C'è poi chi ha inteso le cose in questo modo: tutti i personaggi, sia la vittima che i carnefici, sono "cani di paglia", perché questa è la condizione universale del genere umano. Questo per un motivo molto semplice. Finché un essere umano occupa il suo posto nella società, non dà fastidio a nessuno. Quando scatta una molla che lo fa deragliare, allora si trasforma in semplice immondizia da smaltire. La certezza dell'interpretazione non c'è in ogni caso. Qual è l'interpretazione data da Sam Peckinpah? Il regista ha dichiarato in un'occasione che qualsiasi essere umano, per quanto mite e accomodante, può ribellarsi e diventare una belva quando sono superati certi limiti. La morale è un lusso che la Natura non conosce. 
Glossario: 
tiān "cielo" 
"terra" 
"non"
rén "benevolenza", "compassione" 
"considerare come" 
wàn "miriade, 10.000"
"cosa", "materia, sostanza"
wéi "essere come"
chú "paglia" 
gǒu "cane"
shèng "nobile", "santo", "saggio"
rén "uomo, persona" 
bǎi "cento" 
xìng "nome di famiglia", "clan"
 
Il Regno sanguinario di Cristo 

Un giorno il matematico riceve la visita del prete anglicano del villaggio. Nel corso della breve ma tormentata conversazione, risponde a una provocazione dell'ospite con questa frase: "Ché in nessun altro regno c'è stato tanto spargimento di sangue come in quello di Cristo". È una traduzione quasi letterale dell'originale "After all, there's never been a kingdom given to so much bloodshed as that of Christ". L'ecclesiastico rimane sconvolto, viene punto nel vivo e farfuglia: "Allude ai Martiri cristiani?" No, non era a questo che allude il matematico, anche se si limita a rispondere con un sibillino "Può darsi". La moglie del reverendo chiede: "E chi la disse quella frase?" Il reverendo di rimando dice: "Non ricordo, ma l'ho già sentita". Subito dopo si congeda. Poi, quando sono a letto, la biondiccia Amy accusa il marito di essere stato scortese con l'ecclesiastico. Ho scoperto che la versione in lingua originale è molto diversa da quella italiana. Non c'è allusione alcuna ai Martiri cristiani. Invece il reverendo risponde in questo modo alla frase sul Regno sanguinario di Cristo: "That's Montesquieu, isn't it?" Il professore di rimando: "Oh really?" La moglie del reverendo pone una domanda banale: "Who's he?" Al che, suo marito le risponde: "Someone well worth reading" (ossia "Qualcuno che vale la pena di leggere"). Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu (1689 - 1755) è stato un filosofo e commentatore sociale francese, a cui viene talvolta attribuito il concetto di separazione dei poteri, poi incorporato nella Costituzione degli Stati Uniti. I Martiri sono scaturiti dalla fantasia del doppiatore, forse perché ha compreso male il nome di Montesquieu! Come già visto nel caso di Darth Vader, diventato Dart Fener per via di un doppiatore congestionato dal raffreddore, anche qui si è avuta una spaventosa distorsione percettiva. Così Montesquieu, mal pronunciato, è diventato Martyrs ed è stato tradotto con "Martiri", aggiungendovi quindi l'ovvio aggettivo "cristiani". Non sembrano esserci dubbi. Ora vorrei che voi tutti ci ragionaste anche solo per un istante. Queste versioni divergenti dell'audio di uno stesso film, in lingue diverse, creano mondi tra loro totalmente dissimili. Ogni doppiaggio è una monade di Leibniz, un universo senza finestre sull'esterno. L'inganno della Settima Arte è spaventoso!

Antiamericanismo strisciante 

Già all'inizio del film, il matematico viene importunato dai bulli per via delle sue origini americane. Questi cercano di informarsi da lui sui dettagli più morbosi e violenti della vita negli States. Gli chiedono se ha visto "rivolte di negri". Lui, esasperato, risponde che la violenza l'ha vista soltanto nei film europei. Più avanti, nel corso della visita del Reverendo, si ha un secondo indizio dei sentimenti dei villici cornovagliesi, molto ostili nei confronti di tutto ciò che ha a che fare con l'America. Poco prima che la discussione prendesse una piega teologica (il Regno sanguinario di Cristo, di cui sopra), il religioso ha accusato il matematico, in modo grossolano, scaricando sugli scienziati la responsabilità diretta dell'invenzione dell'atomica, oltre che della guerra. 

Il sarcofago del gallinaccio 

Una scena di una tristezza incredibile. Il matematico è stato indotto con l'inganno a partecipare a una battuta di caccia. I bulli gli dicono di stare appostato in attesa dell'arrivo delle anatre selvatiche, quindi lo abbandonano per introdursi nella sua casa e fare i loro porci comodi. Con estremo ritardo si fa strada nell'accademico il vago sospetto di essere stato buggerato. A un certo punto spara in aria, colpendo a morte un grosso volatile, che cade lontano. Quando va a recuperare la preda, vede che è una specie di gallinaccio, non un'anatra. Anziché portarlo con sé, lo appoggia tra alcuni rami secchi che si innalzano come dita lebbrose verso il cielo. Quelle sono le esequie dell'uccello dalle penne arruffate: la struttura di rami secchi costituisce una specie di sarcofago. Emerge la natura autistica dell'uomo, che conduce un'esistenza separata dal mondo e non ha la benché minima idea di come trarre vantaggio dai propri beni. Un'esistenza che in questo non è poi così dissimile dalla mia. 


Una strana paracusia
o i residui immaginari della lingua cornica 

Quando ho visto il film anni fa, un paio di volte, sono rimasto colpito da alcune sequenze. Quando la moglie del matematico trova la sua gatta impiccata nell'armadio della camera da letto, esclama più volte un paio di parole che non sembrano in inglese e che ho decodificato come "YS CATH!", che in gallese significano "è il gatto". Ho pensato che il regista e lo sceneggiatore avessero l'intenzione di riprodurre la lingua cornica, un tempo parlata in Cornovaglia, che era simile al gallese e al bretone. Le spiegazioni da me trovate erano due: o quella era l'estrema sopravvivenza della lingua che si credeva estinta sul finire del XVIII secolo, oppure la moglie del matematico apparteneva al movimento per la rivitalizzazione del cornico, che ha acquistato non pochi consensi nel corso del XX secolo. Invece mi sono sbagliato completamente. Rivedendo il film e cercando i dialoghi nel Web, mi sono reso conto che avevo equivocato. In realtà non c'è nessun frammento di frase in cornico o in gallese nel film. La moglie del matematico dice "CAWSEY O SCUTT", e poi "SCUTT O CAWSEY". Ecco, Cawsey (pronuncia /'kɔzɪ/) e Scutt (pronuncia /skʌt/) sono i cognomi di due ribaldi. I nominativi completi sono Chris Cawsey e Norman Scutt. Dev'essere stato il tono di voce ad ingannarmi, unitamente al fatto che il doppiatore pronunciava in modo chiuso la congiunzione "o", facendola suonare quasi "u". Inoltre, dopo aver pronunciato i due cognomi, la donna chiede al marito se ha sentito quello che ha detto; lui allora le chiede "Perché?" (ossia che motivo avrebbero avuto quei due di ammazzare la gatta). Evidentemente aveva compreso alla perfezione cosa gli era stato detto, o avrebbe reagito diversamente. Se avesse sentito una frase in cornico, non avrebbe capito e avrebbe chiesto spiegazioni, ad esempio chiedendo "Cos'hai detto?". Non ci si aspetta infatti che un americano abbia anche soltanto una vaga idea dell'esistenza di quella lingua. 


La scena dello stupro

Quando Charlie Venner violenta la moglie del matematico, si vedono varie cose che denotano una grande ambiguità. I capezzoli di lei sono furiosamente eretti, segno inequivocabile che l'attrice provava piacere nel girare la scena. Poi si vede che è lei ad ancheggiare, in modo vistoso, segno che l'attrice era eccitata e conduceva l'atto sessuale, seppur simulato. Anche certi toccamenti fatti da lei alle braccia e al torace dell'uomo sono indicatori. Quando l'uomo ha rilasciato lo sperma nella vagina, arriva Norman Scutt, che penetra la donna da dietro, in modo brutale. Lei mostra un invincibile disgusto e il suo volto è contratto in smorfie di dolore, segno che lo stupratore la sta sodomizzando. L'attrice recita alla perfezione, si vede che oppone resistenza alla penetrazione nell'ano, con tutte le sue forze. Il suo volto è carico di dolore e di umiliazione, ogni sua fibra è sofferenza atroce. Eppure proprio questa scena del secondo stupro è stata tagliata, sminuendo così la portata del primo e dando origine a interpretazioni fuorvianti. Senza la brutale distinzione tra i due atti di violenza consecutivi, il senso della trasformazione di David in un berserk e del trauma di Amy viene completamente distorto. Se si vede solo la parte ambigua con Venner, il massacro finale compiuto dal matematico furioso sembra quasi una reazione sproporzionata o, peggio, una difesa del "possesso" su una moglie infedele. Con la sequenza integrale, il massacro diventa l'unica conclusione possibile di un'escalation in cui la civiltà è stata completamente annientata. Il protagonista non difende più solo la sua casa o sua moglie, ma reagisce a un male assoluto e privo di sfumature che è entrato nel suo spazio vitale. Ovviamente Peckinpah fu accusato di essere fascista e misogino. Lui si difese dicendo di essere un osservatore della natura umana, aggiungendo che l'uomo è un animale territoriale e la violenza è un linguaggio universale che la cultura cerca solo di mascherare
In Irlanda, la censura rimosse completamente tutte le sequenze di stupro, sia quello vaginale che quello anale. In Sudafrica il film fu vietato dalla commissione di censura dell'apartheid, anche se di neri non se ne vedono. 

I dettagli tecnici dello stupro

La scena dello stupro era descritta solo in termini vaghi della sceneggiatura, e rimase avvolta in un silenzio minaccioso per tutta la durata delle riprese. Quando Sam Peckinpah accettò finalmente e con riluttanza di discutere la scena con Susan George, annunciò senza mezzi termini: "Non ho intenzione di dirti come la girerò, ma ti dirò che sarai nuda; due uomini ti aggrediranno; uno farà sesso con te; e l'altro ti sodomizzerà"
"A 20 anni", ricorda la George, "devo dire che mi sono appoggiata allo schienale della sedia e ho chiesto 'Cosa significa?'. Lui me l'ha detto. Ed ero terrorizzata. Dal modo in cui parlava, mi sembrava che intendesse che si trattasse di una cosa vera, che si sarebbe realmente verificata sul set. Così mi sono alzata dalla sedia, l'ho guardato negli occhi e gli ho detto 'Non sono pronta a farlo, Sam'". E lui disse: "Lo farai". Io risposi: "No, non mi hai sentito, non sono pronto a farlo e devi trovarti un'altra Amy"
Seguirono recriminazioni, durante le quali George mantenne coraggiosamente la sua posizione anche quando fu minacciata di azioni legali per aver infranto il suo contratto. Alla fine, Peckinpah cedette e accettò di rappresentare il trauma di Amy concentrandosi sui suoi occhi e sul suo viso, piuttosto che sul suo corpo, anche se viene mostrata nuda durante la scena. 


Il romanzo di Gordon M. Williams 

Ci sono differenze significative tra il romanzo The Siege of Trencher's Farm (1968) e il film. Nel primo, il matematico si chiama George Magruder. Sua moglie si chiama Louise, è britannica ma non nativa del villaggio. Inoltre la coppia ha una figlia, anch'essa intrappolata nella fattoria. Sam Peckinpah ha rimosso questa scomoda figlia e ha riscritto il personaggio della moglie del protagonista, presentandola come una donna più giovane e libera. Anche a rischio di rasentare l'implausibilità: quale donna piacevole accetterebbe di mettersi assieme a un matematico gracile e tedioso, se non per soldi? Tra l'altro, il primo a riconoscere questo fu proprio Dustin Hoffman, che non era d'accordo con la scelta di Susan George per il ruolo di Amy. L'attore riteneva che il suo personaggio non si sarebbe mai sposato con una ragazza così "alla Lolita". Sam Peckinpah, preso dalle sue fissazioni sessuali, insistette per la George, un'attrice all'epoca sconosciuta. 
Nell'opera di Williams non è contenuta la benché minima menzione di violenza sessuale. Janice è una bambina di otto anni, mentre Henry Niles (non John) è un pedofilo assassino evaso dal carcere. Non solo non è un gigante, ma è descritto come un uomo malaticcio e di corporatura minuscola, in pratica un nano! Janice non viene raggiunta da lui, perché tratta in salvo in tempo dal dottore del paese, un personaggio rimosso nella sceneggiatura.
L'adattamento del romanzo ha tratto ispirazione da due libri dell'antropologo statunitense Robert Ardrey, African Genesis (non tradotto, 1961) e L'imperativo territoriale (The Territorial Imperative, 1984), i quali sostengono una grande quanto scomoda verità: l'uomo è essenzialmente un carnivoro che lotta istintivamente per il controllo del territorio. 
Lo scrittore Gordon M. Williams, che era piuttosto puritano, rimase così sconvolto dall'adattamento del suo romanzo che giurò di non vendere mai più una sua opera a un americano. 
Una reazione di questo genere non fu un caso isolato: Sam Peckinpah aveva tentato di convincere il drammaturgo Harold Pinter a lavorare al suo progetto prima dell'inizio della produzione, ma Pinter, detestando l'argomento, rifiutò. Lo trovava rivoltanteIl regista avrebbe voluto Richard Harris o Peter O'Toole per il ruolo dell'energumeno Charlie Venner, ma i famosi attori non accettarono per motivi di incompatibilità morale col personaggio. Temevano che la loro carriera sarebbe stata macchiata per sempre. 

La reazione del villici di Cornovaglia 

Il villaggio di St. Buryan è stato utilizzato come location per le riprese, con alcuni abitanti del posto impiegati come comparse. L'autore locale Derek Tangye racconta in uno dei suoi libri che al momento delle riprese nessun abitante del villaggio erano a conoscenza della natura del film, aggiungendo che al momento dell'uscita, tutti furono molto turbati nello scoprire di essere stati utilizzati in qualcosa di natura così incoerente con i loro valori morali. Sembra che sopravvivesse un tabù che vietava loro persino di toccarsi i genitali per non incorrere nell'ira divina e nell'Inferno!

Interessanti arcaismi 

Nella scena iniziale del pub si parla di "trenta scellini" (in inglese "thirty bob"). Questa somma, in moneta pre-decimale, era il cinquanta per cento in più di una sterlina. Una sterlina, prima del 1971, equivaleva a venti scellini. Inoltre, per il pubblico moderno, potrebbe essere utile sapere che le leggi britanniche sulle licenze imponevano ai pub di chiudere ogni pomeriggio tra le 14:30 e le 18:00, sebbene gli orari precisi fossero variabili a causa della non uniformità delle ordinanze delle diverse contee e dei diversi distretti.

Curiosità varie 

Prima delle riprese, il regista diede istruzioni a Dustin Hoffman e a Susan George di vivere insieme per due settimane (more uxorio?), con il co-sceneggiatore David Zelag Goodman al seguito. Alcune delle loro interazioni durante questo periodo sono state inserite nella sceneggiatura del film. 

T.P. McKenna, che interpreta il Maggiore John Scott, ha un braccio legato al collo. Questo non era previsto nella sceneggiatura: l'attore, libidinosissimo, si era procurato la frattura durante una festa selvaggia con un paio di escort, organizzata dallo stesso Sam Peckinpah. 

La zoppia di Henry Niles non era prevista dalla sceneggiatura. L'attore David Warner si era rotto un piede prima delle riprese; era tuttavia in grado di camminare con un bastone all'inizio delle riprese principali. Poiché la frattura è avvenuta prima delle riprese, era considerato non assicurabile. Per questo motivo non è accreditato. 

Il futuro del film fu messo a repentaglio quando il regista e co-sceneggiatore Sam Peckinpah contrasse la polmonite dopo una notte passata a bere alcolici a garganella con Ken Hutchison nel mare di Land's End. Dopo essersi ripreso dalla colossale sbornia in una clinica di Londra, Peckinpah fu riammesso in servizio solo dopo aver promesso di rimanere sobrio. Non era certo un asceta o un penitente, su questo non ci sono dubbi. In pratica l'hanno tirato fuori dal coma etilico per la collottola. 

Queste sono le attrici prese in considerazione per il ruolo di Amy prima che fosse scelta Susan George: 
Judy Geeson, 
Jacqueline Bisset, 
Diana Rigg, 
Helen Mirren, 
Carol White, 
Charlotte Rampling, 
Judy Huxtable, 
Hayley Mills.

Secondo Garner Simmons nel suo libro "Peckinpah: A Portrait In Montage" (2004), il direttore della fotografia iniziale fu Brian Probyn, che abbandonò il progetto per divergenze creative riguardanti l'illuminazione di una sequenza; quindi fu scelto Arthur Ibbetson, che però abbandonò poco dopo per non meglio precisati "motivi religiosi". La scelta successiva fu John Coquillon, che aveva lavorato come direttore della fotografia in film horror britannici a basso budget come La rossa maschera del terrore (The Oblong Box, 1969) e Terrore e terrore (Scream and Scream Again, 1970), entrambi diretti da Gordon Hessler. Coquillon rimase nel film e in seguito avrebbe lavorato come direttore della fotografia in altri tre film di Sam Peckinpah: Pat Garrett e Billy Kid (Pat Garrett and Billy the Kid, 1973), La croce di ferro (Cross of Iron, 1977) e Osterman Weekend (The Osterman Weekend, 1983). 

Per rendere una violenza così pervasiva e viscerale, Peckinpah usò un montaggio frammentatissimo e l'uso alternato dello slow-motion. Voleva che ogni colpo fosse "sentito" dallo spettatore, trasformando l'orrore in una sorta di balletto macabro. Non voleva che guardassimo lo scontro, voleva che lo subissimo!

Per esprimere un piacere morboso nella scena in cui il matematico in stato di berserksgang percuote a morte con una spranga l'uomo a terra, Dustin Hoffman chiese che ci fossero alcune noci di cocco da rompere. In un'inquadratura si vede effettivamente un pezzetto di cocco volare via: Sam Peckinpah lo spacciò per materia cerebrale.

mercoledì 28 febbraio 2024


SOL LEVANTE 

Titolo originale: Rising Sun 
Lingua: Inglese, giapponese 
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1993
Durata: 129 min
Rapporto: 1,85:1
Genere: Thriller, noir
Sottogenere: Corporate noir 
Regia: Philip Kaufman
Soggetto: Michael Crichton, dal romanzo 
   Sol levante (Rising Sun, 1992)
Sceneggiatura: Philip Kaufman, Michael Crichton,
    Michael Backes
Produttore: Peter Kaufman
Produttore esecutivo: Sean Connery
Casa di produzione: 20th Century Fox, Walrus &
    Associates Ltd
Distribuzione in italiano: 20th Century Fox
Fotografia: Michael Chapman
Montaggio: Stephen A. Rotter, William S. Scharf
Effetti speciali: Larry L. Fuentes, Mark A.Z. Dippé
Musiche: Tōru Takemitsu
Scenografia: Dean Tavoularis, Angelo P. Graham,
    Gary Fettis
Costumi: Jacqueline West 
Costumista: Alison Gail Bixby 
Disegnatore del guardaroba di Sean Connery: 
    Giorgio Armani 
Supervisore al guardaroba: Hans Georg Struhar 
Trucco: Ve Neill 
Capo parrucchiere: Kim Santantonio 
Direttrice del casting: Donna Isaacson 
Produttore di stampi: David Cohen 
Continuità: Karen Golden
Interpreti e personaggi:
    Sean Connery: John Connor
    Wesley Snipes: Web Smith
    Harvey Keitel: Tom Graham
    Tia Carrere: Jingo Asakuma
    Cary-Hiroyuki Tagawa: Eddie Sakamura
    Stan Egi: Ishihara
    Stan Shaw: Phillips
    Ray Wise: Senatore John Morton
    Steve Buscemi: Willy "the Weasel" Wilhelm 
    Sam Lloyd: Rick
    Alexandra Powers: Julia 
    Peter Crombie: Greg
    Kevin Anderson: Bob Richmond
    Mako: Yoshida-san
    Daniel von Bargen: Capo Olson
    Clyde Kusatsu: Tanaka
    Tamara Tunie: Lauren Smith
    Tony Ganios: Perry
    Tatjana Patitz: Cheryl Lynn Austin 
    Lauren Robinson: Zelda "Zelly" Smith 
    Amy Hill: Hsieh 
    Tom Dahlgren: Jim Donaldson 
    Michael Chapman: Fred Hoffman 
    Michael Kinsley: Membro del panel televisivo
    Eleanor Clift: Membro del panel televisivo
    Clarence Page: Membro del panel televisivo
    Pat Choate: Membro del panel televisivo
    Steven C. Clemons: Moderatore dello show 
    Joey Miyashima: Giovane negoziatore giapponese
    Nelson Mashita: Giovane negoziatore giapponese 
    Toshishiro Obata: Guardia delle armi imperiali
    James Oliver Bullock: Jeff 
    Dan Butler: Ken Shubik 
    Tylyn John: Donna dai capelli rossi 
    Shelley Michelle: Donna biondiccia 
    Jeff Imada: Yakuza di Eddie Sakamura 
    J. Max Kirishima: Yakuza di Eddie Sakamura 
    Meagen Fay: Receptionist della Hamaguri 
    Gunnar Peterson: Cameriere 
    Max Grodénchik: Direttore del club 
    Jessica Tuck: Aiutante del Senatore Morton 
    Masa Watanabe: Guardia dell'ascensore
    Paul Fujimoto: Iwabuchi 
    Kenji: Cuoco che cucina il tempura 
    Michael Leopard: Poliziotto 
    Tak Kubota: Yakuza della Nakamoto
    Fumio Demura: Yakuza della Nakamoto
    Tadashi Yamashita: Yakuza della Nakamoto 
    Raymond Kitamura: Yakuza della Nakamoto
    Dennis Ota: Yakuza della Nakamoto 
    Susan Iida: Ragazza nel karaoke western 
    Seiichi Tanaka: Suonatore di tamburi taiko
    Dakin Matthews: Professo Sanders 
Doppiatori italiani:
    Pino Locchi: John Connor
    Alessandro Rossi: Web Smith
    Marco Mete: Tom Graham
    Cristina Boraschi: Jingo Akasuma
    Sandro Iovino: Eddie Sakamura
    Vittorio De Angelis: Bob Richmond
    Luciano De Ambrosis: Senatore John Morton
    Antonio Sanna: Ishihara
    Sergio Graziani: Yoshida-san
    Vittorio Stagni: Willy Wilbeim
    Lucio Saccone: Phillips
    Isabella Pasanisi: Cheryl Lynn Austin
Titoli in altre lingue: 
    Tedesco: Die Wiege der Sonne
    Francese: Soleil levant 
    Spagnolo: Sol naciente 
    Svedese: Blodröd sol 
    Polacco: Wschodzące słońce 
    Russo: Восходящее солнце 
    Finlandese: Nouseva aurinko 
    Turco: Yükselen Güneş 
Budget: 40 milioni di dollari US
Box office: 107,2 milioni di dollari US

Trama:
Durante una cerimonia di gala presso la sede centrale della Nakamoto, un conglomerato aziendale giapponese (keiretsu), appena inaugurata a Los Angeles, la squillo biondiccia Cheryl Lynn Austin è stata strangolata mentre faceva sesso violento sul tavolo della sala riunioni. Il tenente della polizia di Los Angeles Webster "Web" Smith, un robusto mandingo, viene inviato con il maturo John Connor, ex capitano di polizia ed esperto di affari giapponesi, a fare da collegamento tra i dirigenti giapponesi e l'agente incaricato delle indagini - che è l'ex socio di Smith, il bilioso Tom Graham. Durante le indagini iniziali, Connor e Smith esaminano i filmati delle telecamere di sorveglianza e si accorgono che uno dei dischi è mancante. 
Smith e Connor sospettano che il segaligno Eddie Sakamura, il fidanzato di Cheryl e agente di un keiretsu rivale della Nakamoto, sia responsabile del suo omicidio, così lo interrogano a una festa in casa. Sakamura promette di portare qualcosa a Connor, che lo lascia andare a malincuore dopo avergli confiscato il passaporto. Ishihara, un dipendente della Nakamoto che Connor aveva precedentemente interrogato, consegna quindi il disco mancante, che mostra chiaramente lo stesso Sakamura copulare con Cheryl e strangolarla dopo averle scaricato lo sperma nel canale procreativo. Graham e Smith guidano un raid della SWAT a casa di Sakamura, che trovano intento a ingurgitare una gran quantità di sushi depositato sul pancino di una prostituta, mentre tracanna del sake intinto nei capezzoli di un'altra fallofora. Lui cerca di fuggire a bordo di un'auto sportiva Vector W8, ma si schianta e muore tra le fiamme. 
Smith scopre che Sakamura aveva tentato di contattarlo in merito al disco mancante, così lui e Connor portano il disco a un'esperta, Jingo Asakuma - una donna affascinante, meticcia, ma con un braccio rattrappito. L'analisi rivela presto che il disco è stato alterato digitalmente proprio per incastrare Sakamura. La Nakamoto è nel mezzo di delicate trattative per l'acquisizione di un'azienda americana di semiconduttori, la Microcom, con il Senatore John Morton, anch'esso ospite alla festa. Il politicante cambia bruscamente posizione su un disegno di legge che impedirebbe l'approvazione della fusione. Sospettando che il suo improvviso cambiamento sia in qualche modo collegato all'omicidio, Connor e Smith tentano di intervistarlo nel suo ufficio elettorale, ma senza successo. 
Tornati all'appartamento di Smith, i due trovano Sakamura vivo e vegeto. L'uomo rivela di essere stato pedinato quel giorno da Tanaka, un agente di sicurezza della Nakamoto, calvo e libidinoso, che cercava di trovare il disco originale. Non volendo essere visto con Sakamura, Tanaka gli aveva rubato l'auto sportiva e si era suicidato schiantandosi. Sakamura consegna a Connor il disco originale, ma prima che possa andarsene, il tenente Graham arriva con Ishihara. Sakamura viene ucciso combattendo contro gli uomini di Ishihara, e a Smith viene inferto un colpo potenzialmente letale, a cui sopravvive solo grazie a un giubbotto antiproiettile. 
Dopo essere stato interrogato, Smith viene messo in congedo retribuito a causa di un'indagine in corso su una precedente accusa di corruzione, emersa come un cadavere da una palude. Riunitisi con Connor e Jingo, i tre visionano il filmato originale della sorveglianza, che mostra il Senatore Morton mentre fa sesso con Cheryl e le induce asfissia erotica. Subito dopo averle iniettato il materiale genetico, credendo erroneamente di averla uccisa, Morton si allontana. Come conseguenza dell'accaduto, il politico cambia la sua posizione sul disegno di legge per rimanere nelle grazie di Nakamoto. Il filmato mostra però un'altra figura nella sala riunioni, che si avvicina e uccide Cheryl per strangolamento. Il problema è che non si vede chi è: conosce la posizione delle telecamere e resta in ombra. 
Nella speranza di far uscire allo scoperto l'assassino, Connor e Smith inviano via fax al Senatore Morton alcune immagini tratte dal filmato che mostra il suo coinvolgimento nell'omicidio. Morton, traumatizzato a morte, contatta Ishihara, rivelandogli che il dirigente è coinvolto nella copertura, e poi si suicida sparandosi un colpo nel cranio.  La moglie del senatore, invalida, rimane sconvolta nel vedere le immagini e geme disperata, il volto trasformato in una maschera di orrore! A questo punto Connor, Smith e Jingo interrompono le trattative per la fusione per mostrare al presidente della Nakamoto, Yoshida, il filmato di sorveglianza. Bob Richmond, un avvocato americano che lavora per la Nakamoto, rivela di essere il vero assassino e cerca di fuggire, solo per essere ucciso dagli amici yakuza di Eddie Sakamura, che lo gettano nel cemento, facendolo soffocare.
Yoshida difende la sua innocenza e quella dei suoi colleghi, esiliando silenziosamente Ishihara in un umiliante lavoro d'ufficio in Giappone, sepolto nelle scartoffie per tutta la vita. Smith accompagna Jingo a casa (è la compagna di Connor), dove lei solleva dubbi sul fatto che Richmond sia davvero l'assassino o se si sia semplicemente preso la colpa per proteggere qualcuno più in alto in azienda. Smith cerca di rivelare a Jingo il proprio desiderio di intraprendere una relazione sessuale; lei sembra accorgersene, ma il finale resta indeterminato.


Recensione: 
Un noir eccezionale, un capolavoro assoluto! A parer mio può essere considerato alla pari di Black Rain - Pioggia sporca (1989), diretto da Ridley Scott. Ho trovato nel Web un gran numero di critiche negative, che mi paiono pretestuose, oltre che incapaci di scalfire la mia stima per l'ottimo e robusto film di Kaufman. Purtroppo il carico di polemiche è notevole e non tanto legato alla qualità cinematografica, quanto al contesto storico e politico dei primi anni '90 del XX secolo. In quell'epoca gli Stati Uniti vivevano una paranoia economica acuta nei confronti del Giappone. Era diffuso un vero e proprio terrore che le multinazionali nipponiche stessero poco alla volta "comprando l'America". Il libro di Michael Crichton, di cui Sol Levante è un adattamento, è stato da molti considerato apertamente xenofobo e allarmista. Nonostante il tentativo di Kaufman di smussare i toni più duri del romanzo, la critica liberale accolse la pellicola con un certo sospetto, temendo che potesse suscitare pregiudizio razziale contro i Giapponesi. La figura del mediatore John Connor, descritto come un "vecchio gufo" e un congegno in grado di decodificare la cultura nipponica, ha destato in molti una certa irritazione, anche perché considerato un prodotto di stereotipi paternalisti e obsoleti. A mio avviso, la figura del traduttore interculturale è valida. Senza Connor-san, lo spettatore rimarrebbe spiazzato e incapace di comprendere quello che vede. Peggio ancora, potrebbe proiettare sulla complessa società giapponese pregiudizi e logiche occidentali bidimensionali, arrivando a distorcere ogni singolo gesto, ogni singola parola. La coppia Connery-Snipes funziona in modo eccellente; in tutta la narrazione non riesco a trovare una lacuna o un vero difetto. Il film è robusto, di una coerenza adamantina. 


Gangsterologia pura e applicata

Rispetto a Black Rain, il tema gangsterologico della Yakuza è trattato in modo più sfumato e ambiguo: la differenza tra i due film è la stessa che passa tra un urlo e un sussurro. 
Mentre Ridley Scott usa la Yakuza come un elemento estetico e viscerale (neon, motociclette, tatuaggi e spade), Philip Kaufman la tratta come un'estensione organica e invisibile del potere corporativo. Ecco perché la gangsterologia di Sol Levante risulta molto più sottile e, per certi versi, più inquietante. 
In Black Rain la Yakuza è palese e grezza. È fatta di rituali di sangue, dita tagliate e gerarchie criminali classiche. Il conflitto è esterno: poliziotti americani contro criminali giapponesi. 
In Sol Levante la Yakuza è sottocutanea, quasi subliminale. Non la vedi quasi mai agire come una banda criminale; la percepisci come un'intricata rete di "facilitatori". I criminali siedono ai tavoli delle trattative miliardarie. Questo riflette l'idea, molto forte negli anni '90, che le grandi corporation giapponesi avessero una struttura speculare e talvolta sovrapposta a quella della malavita organizzata. 

Schegge del Multiverso

Non posso fissare gli occhi su una persona giapponese senza pensare che sia in realtà un alieno, discendente di una popolazione deportata chissà come da un'altra galassia in epoca remota. So che non c'è nulla di razionale in questa mia impressione, eppure resta. Quando all'inizio del film si svolge un karaoke con il video di un film western, lo spettatore dovrebbe rimanere esterrefatto. Infatti le sequenze mostrano un West abitato da giapponesi! I nomi e le parole delle canzoni sono anglosassoni, ma i protagonisti sono tutti nipponici. C'è qualcosa di stravagante in tutto questo. Stravagante quanto inspiegabile. Potrei passare cento o mille anni a studiare il Paese del Sol Levante, se avessi tale disponibilità di tempo, scoprendo sempre nuove geometrie antropologiche non euclidee!

I tamburi taiko

La tecnologia più avanzata si fonde con credenze ancestrali di un'antichità sconcertante, in una sintesi indecifrabile come un reperto archeologico rinvenuto su Marte. Così l'inaugurazione della sede della Nakamoto avviene al suono dei tamburi taiko  
In giapponese, il termine taiko (太鼓) si riferisce a qualsiasi tipo di tamburo, ad eccezione di quelli a clessidra, chiamati tsuzumi (鼓). Per indicare specificamente i tamburi giapponesi, si usa il termine wadaiko (和太鼓, dove la sillaba wa- significa "Giappone"); un insieme di tamburi è chiamato kumi-daiko (組太鼓). Si noti la lenizione della consonante iniziale t- nei composti, in cui diviene d-. Al di fuori del Giappone, taiko è usato per indicare i tamburi giapponesi, in contrapposizione a quelli di tutte le altre provenienze. 
Il processo di costruzione di un tamburo taiko varia a seconda del produttore e la preparazione sia del corpo che della pelle del tamburo può richiedere diversi anni a seconda del metodo. Ne esistono innumerevoli tipi, ciascuno designato da un nome particolare. Sarebbe troppo lungo riportare in questa sede una trattazione anche sintetica dell'argomento.
I taiko hanno un'origine mitologica nel folklore giapponese, connessa con lo Shintoismo. Le evidenze archeologiche provano che questi strumenti erano usati già nel VI secolo. Secondo un'opinione diffusa, sarebbero stati introdotti dalla Corea e dalla Cina. Hanno molti usi tradizionali, soprattutto nel teatro. Tuttavia la loro funzione principale è propiziatoria e apotropaica: si ritiene che abbiano il potere di cacciare gli spiriti maligni. 


L'apneista erotica 

La splendida Cheryl Lynn Austin è un'apneista erotica. Prova piacere soltanto ad essere penetrata selvaggiamente e soffocata dal partner. La sua è una fissazione assoluta, una monomania. Non le importa nulla di qualsiasi altra cosa. Non pratica sesso orale agli uomini. Nulla per lei è più ridicolo e inutile di un pompino. Il suo masochismo è estremo, violento. Cose simili non sono un parto di qualche fantasia malata: esistono realmente. Non sono una prerogativa delle donne, ci sono anche uomini che hanno l'orgasmo durante sessioni di soffocamento sessuale. 
L'asfissia erotica, chiamata anche asfissiofilia, ipossifilia o gioco del controllo del respiro, è la restrizione intenzionale dell'ossigeno al cervello allo scopo di aumentare e prolungare l'eccitazione sessuale. Queste pratiche sono estremamente pericolose: possono portare alla morte per asfissia. Non esistono tecniche note di riduzione del danno, l'esperienza delle persone coinvolte non offre garanzia alcuna di sicurezza. Sembra che anche in Italia si siano dati casi di apneiste sessuali rimaste uccise dalle loro passioni. Ricordo ancora la reazione di B., una bellissima e affascinante dark lady, che se ne uscì a dire: "Si dovrebbe allora vietare di guidare veicoli in autostrada perché si verificano incidenti mortali?" Questa obiezione mi aveva molto sorpreso, perché non era basata sul confronto razionale tra rischi comparabili. Sospettai che B. fosse una simpatizzante dell'apneismo erotico o addirittura una praticante, ma forse la sua era soltanto sconsiderata leggerezza.    


Senpai e kōhai: alcune considerazioni

Il rapporto tra senpai (先輩) e kōhai (後輩) viene spiegato in modo esplicito nel film, tuttavia si presentano un paio di problemi di non poco conto. In Giappone, senpai è spesso usato come appellativo e come segno di rispetto verso un superiore. Invece l'uso di kōhai può essere considerato offensivo quando usato per rivolgersi direttamente a un individuo subordinato, in quanto equivale a "mettere qualcuno al suo posto". Per questo motivo, il Capitano John Connor insulta di fatto il Tenente Webster Smith per tutto il film. Dato che Connor dovrebbe essere esperto delle usanze giapponesi, questa scelta lessicale dovrebbe essere presa molto seriamente. La parola kōhai è normalmente usata come riferimento, non come appellativo. Ad esempio si può usare una frase come "Smith è il kōhai di Connor", mentre non si potrebbe dire "Vammi a prendere quei documenti, kōhai!" 
E se Connor si rivolgesse così a Smith in modo intenzionale? 
L'origine di queste sottigliezze sociali, antropologiche e lessicali, è tipicamente confuciana. 
Note etimologiche: 
1) Senpai "mentore" è un composto di sen (先) "prima, avanti" e di pai (輩) "compagno, collega". Il significato letterale è "colui che è prima", "colui che è avanti". Il primo membro del composto si trova anche in sensei (先生) "maestro", "guida", "istruttore di arti marziali".
2) Kōhai "subordinato, protetto" è un composto di (後) "dietro, dopo" e di hai (輩) "compagno, collega", variante di pai (vedi sopra). Il significato letterale è "colui che è dietro", "colui che è dopo".
L'aspetto fonetico del secondo membro dei questi composti, che è -pai in senpai e -hai in kōhai, si deve al diverso contesto fonetico. La presenza di una nasale -n ha permesso la conservazione dell'antica occlusiva p-, che si è invece evoluta in -f- e poi in -h- in posizione intervocalica. 


La colpa di esistere 

Riporto un dialogo di estremo interesse, che è uno spaccato di un mondo di cui pochi in Occidente sospettano l'esistenza. 

Tenente "Web" Smith: "Signorina Asakuma..." 
Jingo Asakuma: "Jingo." 
Tenente "Web" Smith: "Jingo. Che effetto le fa lavorare per noi? Cioè, per la polizia. Specialmente visto..."
Jingo Asakuma: "Vuol dire, visto che sono giapponese?"
Tenente "Web" Smith: "Sì"
Jingo Asakuma: "Qui sono giapponese. Ma in Giappone ero ainoko. Mio padre era un kokujin. Sa cosa significa kokujin? Negro."
Tenente "Web" Smith: "Negro. Oh sì, so cosa significa."
Jingo Asakuma: "Sì, era un nero. Era nell'Aviazione americana. Mia madre lavorava in una tavola calda. Conosce l'espressione "essere un burakumin"? È come dire..."
Tenente "Web" Smith: "Intoccabile."
Jingo Asakuma: "Io ero ancora meno di un burakumin, perché ero deforme. Per i Giapponesi la deformità è una vergogna. Significa che hai fatto qualcosa di male. E poi, come se non bastasse, ho fatto veramente qualcosa di male."
Tenente "Web" Smith: "E cioè?"
Jingo Asakuma: "Mi sono innamorata di un gaijin. Un bianco che viveva lì. Siamo stati emarginati. Hanno reso il suo lavoro difficile e la mia vita impossibile. Ho dovuto lasciare il Giappone." 
Tenente "Web" Smith: "Lui l'ha lasciata?"
Jingo Asakuma: "Forse ci siamo lasciati." 
Tenente "Web" Smith: "No. È scappato. Si è arreso"
Jingo Asakuma: "Lui? Non è uno che si arrende. Il mio amico è un uomo molto strano. Sa cosa diceva? Lascia sempre aperta la gabbia. Così il canarino può tornare."

Breve glossario della discriminazione: 
ainoko (間の子) "bastardo", "meticcio", "sangue misto"  
    (persona di razza mista, con un genitore giapponese e
    l'altro straniero) 
burakumin (部落民) "intoccabile"
gaijin (外人) "straniero", "non giapponese"
    (alla lettera "uomo di fuori")
kokujin (黒人) "negro"
    (alla lettera "uomo nero")
kegare (穢れ) "contaminazione", "colpa ontologica" 

L'origine del concetto di kegare è tipicamente shintoista. Ho letto che nell'uso pubblico, la parola ainoko è stata sostituita da hāfu (ハーフ, derivato dall'inglese half "mezzo", "metà"). L'uso privato è tuttavia un'altra questione.

I difficili rapporti tra Kaufman e Crichton

Michael Crichton ha scritto la parte di Connor pensando a Sir Sean Connery. Infatti, il nome stesso "John Connor" deriva da quello di Sean Connery, essendo John la traduzione inglese del gaelico Seán "Giovanni". 
Per il resto, i rapporti tra lo scrittore e Philip Kaufman non sono stati idilliaci fin dal principio. Michael Crichton e Michael Backes hanno abbandonato il progetto soprattutto a causa di disaccordi registici e di sceneggiatura: in particolare rigettavano con furia l'idea secondo cui uno dei personaggi principali avrebbe dovuto essere un uomo di colore. I problemi non si sono limitati a questo, dato che Kaufman ha deciso, per motivi mai chiariti, di cambiare l'identità dell'assassino rispetto al romanzo. Queste scelte hanno provocato le reazioni furiose dei fan dello scrittore, come se non bastasse l'ostilità della critica liberale, di cui già abbiamo fatto menzione. 
Si sono resi necessari alcuni cambiamenti nella tecnologia. Nel libro, i giapponesi utilizzavano telecamere ad alta definizione con videocassetta. Nel film, questa soluzione è stata sostituita dai LaserDisc registrabili. 


La ragazza del sushi

L'attrice bionda Shelley Michelle, che ha interpretato la ragazza ricoperta di sushi, ha dichiarato in un'intervista che quella scena ha richiesto diversi giorni di riprese, in cui ha dovuto rimanere sdraiata sul pavimento per ore completamente nuda. Il primo giorno ha notato che la troupe continuava a sbirciare in modo morboso il suo corpo. Presto ha smesso di farci caso, perché ha pensato che tutti si fossero abituati a vederla nuda. Poi hanno assunto dei veri SWAT per fare irruzione nel locale. All'inizio, continuavano a guardarla anche loro, ma lei ha detto che non era timida, quindi non le dava fastidio. Hanno usato del vetro vero per quando hanno sfondato le finestre e i cocci volavano ovunque. Lei era preoccupata di farsi male, ma per fortuna questo non è mai successo. 


Un singolare problema di adattamento

Il cognome Sakamura nella versione italiana è parodiato come Caccadura dal corrotto Graham. Immaginavo che nella versione originale l'elemento Saka- fosse parodiato come Sucker, ossia "Ciucciacazzi". Questa trovata fa parte dell'immaginario collettivo anglosassone e in particolare americano. Dopotutto, ricordo di aver sentito il grottesco personaggio di Austin Powers interpretare la parola giapponese sake "bevanda alcolica" come suck it "ciuccialo". Invece, quando ho recuperato la sceneggiatura in inglese, mi sono dovuto rendere conto che l'odioso Graham aveva pronunciato il cognome nipponico come un insignificante Sakamutu. Non c'era nessun doppiosenso osceno. Spesso l'originalità la mettono i doppiatori italiani! 

Bizzarrie nell'irruzione

Quando una delle guardie del corpo di Sakamura, il gigantesco Perry, gli mette una mano sulla spalla, Connor afferma che si tratta di aggressione. Colpisce quindi la guardia alla gola, facendola crollare a terra e levandole il respiro. Come agente di polizia, la reazione di Connor sarebbe considerata a dir poco esagerata. Gli sarebbe stato invece richiesto di gestire la situazione come farebbe qualsiasi altro agente di polizia, immobilizzando e trattenendo il gorilla. 
Dopo essere entrati in casa di Sakamura, due agenti della SWAT rimangono immobili, puntando le pistole contro la bionda, che giace nuda. Non avrebbero avuto alcun motivo di farlo, visto che, in primo luogo, non è lei la sospettata; in secondo luogo, è palesemente disarmata e non rappresenta una minaccia; in terzo luogo, il vero sospettato, che è proprio Sakamura, sta scappando. La logica degli agenti è stata paralizzata dalla GAFI!

L'arte della guerra

Nella scena al country club, il consiglio che il senatore Morton dà ai detective è il seguente: "Se la battaglia non può essere vinta, non combatterla". La citazione è tratta dal libro L'arte della guerra di Sun Tzu (cinese moderno: Sūnzĭ, 孫子), filosofo e generale cinese vissuto con ogni probabilità tra il VI e il V secolo a.C., noto per essere uno dei massimi strateghi militari di tutti i tempi. Wesley Snipes e Cary-Hiroyuki Tagawa sono apparsi in seguito nel film L'arte della guerra (The Art of War, 2000), diretto da Christian Duguay, che fa anch'esso riferimento al trattato di Sun Tzu. 


Un problema di densità

L'assassino viene afferrato dagli yakuza e gettato in uno stampo riempito di cemento liquido, in cui affonda finendo col soffocare. In realtà ciò non potrebbe accadere, perché la densità del cemento (tra 2.300 e 2.500 kg/m3) è maggiore di quella del corpo umano (tra 985 e 1.040 kg/m3). Per poter affondare, un corpo dovrebbe essere appesantito da qualcosa di ancora più denso, ad esempio con almeno il doppio del peso corporeo in ferro, altrimenti galleggerebbe sul cemento come un tappo di sughero nell'acqua. Il pericolo di una caduta nel cemento, oltre al rimanere incastrati, è soprattutto chimico: si tratta di sostanze alcaline, caustiche, in grado di provocare gravi ustioni alla pelle e agli occhi.
A questo punto qualcuno si porrà una domanda: perché allora si affonda nelle sabbie mobili? Il motivo è presto spiegato. Si affonda nelle sabbie mobili perché sono un mix instabile di sabbia, argilla e acqua risalente, che agisce come un fluido denso (circa il doppio dell'acqua). Questo fluido annulla l'attrito tra i granelli di sabbia e toglie la capacità portante al terreno. In realtà non si sprofonda del tutto, ma si resta intrappolati a causa dell'alta viscosità, in genere fino a circa la metà del proprio volume (bacino/vita). Un amico, un robusto siciliano di ascendenza normanna, mi raccontò di essere stato intrappolato nelle sabbie mobili nei pressi del Po, durante un'escursione, aggiungendo di essere riuscito a liberarsi sgusciando fuori dai pantaloni irrigiditi, mantenendo la calma e senza movimenti bruschi, trascinandosi infine in salvo grazie a un ramo tesogli da un soccorritore. Quindi una caduta nelle sabbie mobili non può essere assimilata a una caduta nel cemento fresco, che ha una densità molto maggiore. Le sabbie mobili cinematografiche, in cui si scompare rapidamente, sono pura e semplice mitologia, escogitata per rendere le scene più spettacolari. 

sabato 24 febbraio 2024

 
BLACK RAIN - PIOGGIA SPORCA 

Titolo originale: Black Rain
Paese di produzione
: Stati Uniti d'America
Lingua: Inglese, giapponese
Anno
: 1989
Durata
: 125 min
Rapporto
: 2,35:1
Genere
: Azione, thriller, noir
Regia
: Ridley Scott
Soggetto
: Craig Bolotin, Warren Lewis
Sceneggiatura
: Craig Bolotin, Warren Lewis
Produttore
: Stanley R. Jaffe, Sherry Lansing
Produttore esecutivo
: Craig Bolotin, Julie Kirkham
Casa di produzione
: Jaffe-Lansing Pegasus Film Partners, 
      Paramount Pictures
Distribuzione in italiano
: Paramount Pictures
Fotografia
: Jan de Bont
Montaggio
: Tom Rolf
Effetti speciali
: Stan Parks, Albert Griswold, 
    Kenneth D. Pepiot, Tod Jensen, Kevin Quibell  
Musiche
: Hans Zimmer
Scenografia
: Norris Spencer, John Jay Moore, Herman 
     Zimmerman
Costumi
: Ellen Mirojnick
Trucco
: Monty Westmore, Fred C. Blau, Richard Dean 
Direttrice del casting: Dianne Crittenden 
Direttore di produzione: Mel D. Dellar 
Regista di seconda unità: Bobby Bass 
Reparto sonoro: Richard Adams, Neil Burrow, 
    Scott Burrow, Gordon Davidson 
Effetti visivi: Wayne Baker 
Continuità: Luca Kouimelis 
Interpreti e personaggi:
    Michael Douglas: Nick Conklin
    Andy García: Charlie Vincent
    Ken Takakura: Masahiro Matsumoto
    Kate Capshaw: Joyce
    Yūsaku Matsuda: Sato
    Shigeru Kôyama: Sovrintendente Ohashi
    John Spencer: Capitano Oliver
    Luis Guzmán: Frankie
    Stephen Root: Berg
    Tomisaburō Wakayama: Sugai
    Toshishiro Obata: Mediatore
    Yūya Uchida: Nashida
    Guts Ishimatsu: Katayama
    Richard Riehle: Crown
    George Kyle: Farentino
    Ken Kensei: Figlio di Matsumoto
    Clem Caserta: Abolofia 
    Tim Kelleher: Bobby
    Bruce Katzman: Yudell 
    Edmund Ikeda: Uomo d'afferi giapponese
    Tomo Nagasue: Traduttore giapponese 
    Doug Yasuda: Traduttore giapponese-americano 
    Vondie Curtis-Hall: Detective 
    Louis Cantarini: Detective   
    Joe Perce: Detective 
    Toshio Sato: Ufficiale dell'ambasciata giapponese 
    Jun Kunimura: Yashimoto 
    Roy K. Ogata: Uomo di Sato 
    Shirō Oishi: Uomo di Sato 
    Professor Toru Tanaka: Uomo di Sugai 
    Rikiya Yasuoka: Uomo di Sugai 
    Jōji Shimaki: Uomo di Sugai 
    Gorō Sasa: Uomo di Ohashi
    Taro Ibuki: Uomo di Ohashi 
    Daisuke Owaji: Uomo di Ohashi
    Keone Young: Cantante di karaoke 
    Jim Ishida: Ufficiale di scorta
    Shōtarō Hayashi: Mediatore
    Toshishiro Obata: Mediatore 
    Linda Gillen: Peggy 
    John Gotay: Danny
    Matthew Porac: Patrick
    Josip Elic: Joe, il barista 
    David Zee Tao: Poliziotto giapponese 
    Non citati nei titoli originali: 
    Ken Enomoto: Detective 
    Nathan Jung: Uomo di Sato (esecutore)
    Tak Kubota: Anziano oyabun 
    Al Leong: Uomo di Sato (sicario)
    Bruce Locke: Uomo di Sato 
    Scott Nagatani: Pianista 
    Danny Nero: Passeggero sull'aereo 
    Chris Nelson Norris: Motociclista 
    Mak Takano: Yakuza tatuato 
    Dennis Y. Takeda: Giornalista 
    Celia Xavier: Hostess del bar
Doppiatori italiani:
    Pino Colizzi: Nick Conklin
    Mauro Gravina: Charlie Vincent
    Romano Ghini: Masahiro Matsumoto
    Sonia Scotti: Joyce
    Massimo Lodolo: Sato
    Pietro Biondi: Capitano Oliver
    Roberto Stocchi: Frankie
    Mario Cordova: Berg
    Glauco Onorato: Sugai
    Silvio Anselmo: Nashida
    Mario Bardella: Crown
    Massimo Corvo: Farentino
    Marco Bresciani: Figlio di Matsumoto
Titoli in altre lingue: 
    Spagnolo (America Latina): Lluvia negra 
    Portoghese: Chuva negra 
    Basco: Euri Beltza 
    Rumeno: Gloante si cenusa la Osaka 
    Polacco: Czarny deszcz 
    Russo: Чёрный дождь 
    Ungherese: Fekete eső 
    Finlandese: Musta sade 
    Estone: Must vihm 
    Lituano: Juodasis lietus 
    Turco: Kara Yağmur  
    Giapponese: ブラック・レイン
    Giapponese (traslitterato): Burakku rein 
       (adattamento fonetico dall'inglese)
Budget: 30 milioni di dollari US
Box office: 134,2 milioni di dollari US

Trama: 
Nick Conklin è un detective del Dipartimento di Polizia di New York, che è finito nel mirino degli Affari Interni, i quali credono che lui e il suo ex socio abbiano rubato denaro utilizzato come prova in un'operazione antidroga. Inoltre, è in ritardo con il pagamento degli alimenti all'ex moglie. Un giorno, dopo un interrogatorio con gli Affari Interni, Nick e il suo attuale socio Charlie Vincent assistono a un pranzo tra un mafioso e alcuni uomini giapponesi. Il convito finisce male quando arriva uno yakuza di nome Koji Sato, che uccide i giapponesi dopo aver preso da loro un piccolo pacco. Dopo che Nick e Charlie hanno arrestato Sato, vengono incaricati di scortarlo a Osaka su ordine dell'ambasciata giapponese. Nonostante tutte le precauzioni del caso, una volta atterrati a Osaka, Nick e Charlie vengono ingannati da alcuni yakuza travestiti da poliziotti, così consegnano loro Sato prima dell'arrivo della vera polizia. 
Mentre spiegano l'incidente, Nick e Charlie riescono a convincere la polizia della prefettura di Osaka a consentire loro di osservare le indagini sulle attività di Sato, con l'ispettore associato Masahiro Matsumoto ad accompagnarli. In un nightclub, Nick incontra Joyce, una hostess americana biondiccia di Chicago che gli racconta che Sato sta combattendo una guerra tra bande con un anziano e potente oyabun di nome Kunio Sugai. Il giorno dopo, Nick e Charlie si uniscono a un raid della polizia senza permesso. Nick prende alcune banconote da 100 dollari dalla scena del crimine. In seguito dimostra a Matsumoto e al suo superiore che le banconote sono false e fanno parte di una guerra tra gruppi rivali della Yakuza. 
Dopo una serata fuori con Matsumoto, Nick e Charlie, ubriachi fradici, stanno tornando al loro hotel quando un motociclista ruba il trench di Charlie e lo conduce in un parcheggio sotterraneo. Nick li segue, solo per assistere con orrore all'aggressione di una banda di motociclisti bōsōzoku, in cui Sato appare e decapita il giovane con una katana. 
Dopo la morte di Charlie, Nick rivela a Matsumoto di aver rubato dei soldi durante il raid antidroga a New York. Questa confidenza destra un immenso turbamento nel poliziotto nipponico, che considera la corruzione qualcosa di inconcepibile. A questo punto Nick e Matsumoto seguono una hostess che è il loro unico indizio su Sato. La pista porta a una fonderia d'acciaio, dove assistono a un incontro tra Sato e Sugai. Scoprono così che il pacco che Sato ha portato a New York è la metà di una lastra da stampa che Sugai ha inviato alla mafia per verificarne la fattura; Sato si offre di restituirla se Sugai gli concede il titolo di oyabun - cosa che è molto riluttante a fare. Poco dopo l'incontro, Nick insegue Sato, ma viene prontamente arrestato ed espulso per aver portato una pistola in pubblico, mentre Matsumoto viene sospeso e declassato. Nick viene costretto a imbarcarsi su un aereo e a fare ritorno in America, ma riesce a scendere di nascosto per inseguire Sato da solo. Seguendo una soffiata della biondiccia Joyce, incontra Sugai, che gli racconta di essere sopravvissuto al bombardamento di Hiroshima e che il suo piano di contraffazione del denaro è la sua vendetta contro gli Stati Uniti per la "pioggia nera" subita quel giorno e per la giovane generazione giapponese con ideali occidentali. Nick convince Sugai che può aiutarlo a preservare la sua reputazione tra gli altri clan Yakuza recuperando la matrice sottratta da Sato.
In una fattoria isolata, Nick e Matsumoto vedono alcuni degli scagnozzi vestiti da viticoltori, deducendo che Sato stia progettando di massacrare la gang di Sugai. Durante l'incontro di tregua con Sugai, Sato si taglia il mignolo come prova di lealtà e ammenda, ma al contempo tradisce Sugai pugnalandolo alla mano, prima di scappare con entrambe le matrici. Ne nasce uno scontro a fuoco. Nick insegue Sato in motocicletta, quindi lo affronta a mani nude, riuscendo a sconfiggerlo: può scegliere se ucciderlo o meno, infilzandolo su un palo acuminato, ma decide di non farlo. Nick e Matsumoto accompagnano Sato ammanettato al quartier generale della polizia, tra lo stupore di tutti. 
Matsumoto osserva che le matrici di stampa non sono state recuperate, e Nick sembra insinuare che sia stato lui a prenderle. Quando Nick, prima di imbarcarsi, ringrazia Matsumoto per il suo aiuto e la sua amicizia, gli regala una camicia elegante in una scatola. Sotto l'indumento ripiegato, Matsumoto trova entrambe le matrici. 


Recensione: 
L'impianto narrativo è una catabasi nell'abissale mondo della mafia giapponese, la temibile Yakuza. Film di questo genere, ambientati nel Paese del Sol Levante, sono eccellenti e ci aiutano a conoscere realtà di un'alienità sconcertante - al punto che si fatica molto a credere che possano essere state generate dallo stesso pianeta su cui viviamo! Parafrasando Darwin, a volte mi sono cullato nel sospetto che il Giappone sia il prodotto di una seconda Creazione!
Ottima l'interpretazione del convulso Michael Douglas, adrenalinico, galvanizzato come un'anguilla elettrica dall'inizio alla fine. Si percepisce in ogni sequenza il dramma della sua vita. Eccellente anche Ken Takakura nel ruolo dell'ispettore Masahiro Matsumoto, che incarna i princìpi stessi dell'etica nipponica. Mi è sembrato invece un po' esangue e poco robusto Andy Garcia nel ruolo di Charlie Vincent, destinato ad uscire presto di scena nel modo più tragico e insensato. 
Ridley Scott trae ispirazione da un altro film da lui diretto, Blade Runner (1982), per le ambientazioni e l'atmosfera, plasmando realtà metropolitane perennemente notturne, popolate da colori e luci di un'incredibile aggressività. In questo universo urbanoide, in cui non esistono il sonno e il riposo, le moltitudini sciamano in modo vorticoso come formiche alate, incapaci di fermarsi anche solo per un attimo. Un'altra fonte d'ispirazione è senza dubbio Yakuza (The Yakuza, 1974), thriller neo-noir diretto da Sydney Pollack e interpretato da un possente Robert Mitchum. La sceneggiatura è stata scritta da Paul Schrader (il regista di Hardcore, tanto per intenderci) e Robert Towne, da un soggetto di Leonard Schrader. Considerato poco vigoroso al suo esordio, la pellicola pollackiana con gli anni è riuscita a guadagnare consenso fino ad acquisire lo status di cult, influenzando tra gli altri lo stesso Scott. 


In memoria di Yūsaku Matsuda

Quello del gangster Sato è stato l'ultimo ruolo cinematografico di Yūsaku Matsuda. L'attore sapeva di avere un cancro alla vescica e che le sue condizioni sarebbero state aggravate nel corso della recitazione nel film. Scelse comunque di portare avanti il suo lavoro, all'insaputa del regista, dicendo a quanto pare: "In questo modo, vivrò per sempre". Il 6 novembre 1989, meno di sette settimane dopo la Première americana del film, Matsuda morì a causa della malattia, all'età di soli 40 anni. Questa pellicola è dedicata alla sua memoria. 
La cosa più bizzarra è questa: nel cinema giapponese, Ken Takakura era noto per aver interpretato regolarmente gangster della Yakuza, mentre Yūsaku Matsuda era noto per aver interpretato spesso detective. Tuttavia, nel film di Ridley Scott, i ruoli sono invertiti, con Takakura che interpreta un poliziotto e Matsuda che interpreta un affiliato alla Yakuza. 

Una scelta arbitraria ma ben riuscita

Questi sono gli attori che furono presi in considerazione per il ruolo dell'inquieto Nick Conklin: 
Jeff Bridges, 
Kevin Costner, 
Willem Dafoe, 
Richard Dreyfuss, 
Mel Gibson, 
Michael Keaton, 
Michael Nouri, 
Ron Perlman, 
Kurt Russell, 
Arnold Schwarzenegger, 
Sylvester Stallone, 
Patrick Swayze, 
Peter Weller, 
Bruce Willis. 
La Paramount scelse Michael Douglas unicamente per via del suo rapporto privilegiato con i produttori Sherry Lansing e Stanley R. Jaffe. Provo a immaginarmi come sarebbero venute le scene con ciascuno degli attori elencati. In alcuni casi mi sembrano improponibili!  


Dialogo tra il boss Sugai e Conklin 

Sugai: "Sato poteva benissimo essere un americano. Quelli come lui rispettano una cosa soltanto: il denaro."
Conklin: "E lei invece perché è qui? Per amore?"
Sugai: "Avevo solo dieci anni quando i B-29 arrivarono sopra di noi. La mia famiglia visse per tre giorni sotto terra, e quando venimmo fuori la città non esisteva più. Il grande calore portò la pioggia. Una pioggia sporca! Voi rendeste sporca la pioggia. Voi ci cacciaste a forza in gola i vostri valori, e noi perdemmo la nostra identità. Voi avete creato Sato e migliaia di uomini come lui. Io vi ricompenserò."
Conklin: "Vuole quella matrice? Dica dov'è nascosto Sato." 
Sugai: "Tu non hai nessun peso in questa faccenda. Ho promesso agli altri oyabun che la guerra sarebbe cessata. 
Conklin: "E chi ha detto che devono saperlo?"
Sugai: "Lo sa il mio senso del dovere e dell'onore. Se ti rimanesse più tempo, ti spiegherei cosa significa."

L'altro Black Rain

Anche se la cosa può sorprendere, quello di Ridley Scott è uno dei due film del 1989 intitolati "Black Rain". Ne esiste infatti un altro. Una pellicola sulle conseguenze del bombardamento atomico di Hiroshima, diretta da Shōhei Imamura, uscì nello stesso anno con il titolo giapponese Kuroi Ame (黒い雨), che si traduce "Pioggia nera": kuroi (黒い) significa "nero"; ame (雨) significa "pioggia". Sebbene i due film non siano correlati, i titoli si riferiscono entrambi allo stesso fenomeno post-bombardamento, connesso con il fallout radioattivo. 


Origini e tradizioni della Yakuza 

Il cruento rituale di amputazione eseguito dal capobanda Koji Sato nella scena in cui incontra il suo ex capo Sugai, si chiama otoshimae (落とし前), ossia "accorciamento delle dita"; è anche noto come yubitsume (指詰め). Nella malavita giapponese, è un modo con cui un membro dimostra la propria contrizione o fa ammenda al capo per un'offesa arrecata, anche inavvertitamente. In una società severissima in cui ogni infrazione è vista come una colpa ontologica, l'espiazione è radicale. Da quanto si conosce, il rituale ha avuto origine dai bakuto (博徒), giocatori d'azzardo itineranti che assieme ad altri gruppi emarginati sono stati predecessori della moderna Yakuza, la cui formazione come sodalizio criminale può essere fatta risalire al periodo Edo, nel XVII secolo. Così stabiliva l'usanza dei bakutose una persona non era in grado di saldare un debito di gioco, lo yubitsume era considerato una forma alternativa di rimborso. Lo yubitsume era anche una forma di punteggio di credito e di reputazione criminale.

Etimologia di Yakuza 

Il termine yakuza (in scrittura katakana: ヤクザ) deriva dal nome dato a una mano perdente nel tradizionale gioco di carte giapponese Oicho-Kabu (おいちょかぶ), simile al baccarat e in ultima analisi importato dal Portogallo (portoghese oito "ottava carta" + cabo "estremità"). Il significato originario di yakuza è "inutile" o "buono a nulla". L'etimologia è ben strana. Si riferisce alla sequenza numerica 8-9-3 (in giapponese arcaico ya "otto" + ku "nove" + za "tre"), la cui somma è 20, con un punteggio pari a zero: corrisponde alla peggior mano possibile per un giocatore. Non mi addentro oltre nei dettagli di questa numerologia misterica. Una cosa sembra certa: questo termine fu adottato da giocatori d'azzardo ed emarginati per descrivere se stessi come disadattati della società. Il nome che gli appartenenti alla Yakuza danno alla loro organizzazione è Ninkyō Dantai (任侠団体), che corrisponde in modo sorprendente a "Onorata Società". Questo è un caso di "convergenza evolutiva".

Etimologia di oyabun 

Il termine oyabun (親分) è un composto derivato da oya (親, che significa "genitore") con l'aggiunta del suffisso -bun (分, che significa "parte", "ruolo" o "status"). Si traduce letteralmente in "status genitoriale" o "genitore adottivo" e rappresenta un capo nella Yakuza tradizionale o nelle gerarchie professionali, che agisce come un padre surrogato per i propri subordinati, detti kobun (子分, che significa "status di figlio"). 
Il titolo deriva dalla struttura relazionale oyabun - kobun ("genitore - figlio"), che rispecchia le tradizionali gerarchie familiari giapponesi. Storicamente è stato utilizzato all'interno di gruppi come i tekiya (的屋 "commercianti ambulanti") durante il periodo Edo, dove l'oyabun fungeva da supervisore e mentore. Enfatizza tuttora un legame familiare di lealtà e dovere piuttosto che una semplice relazione d'affari. 


La natura inconcepibile della corruzione

In una società basata interamente sull'Onore, la corruzione è qualcosa di pericolosissimo, una vera e propria minaccia esistenziale, un contaminante che viene da fuori. In realtà, la corruzione in Giappone è presente e ben documentata, solo che è tabù parlarne per via della "cultura della vergogna", un sentire diffuso in modo capillare, onnipresente. La vergogna è denominata haji (恥), parola che significa anche "disgrazia", "disonore", "umiliazione". Quando la corruzione ha fatto la sua comparsa, in epoca feudale, ha sconvolto tutti. Si trattava di casi di compravendita di titoli nobiliari fittizi. Quando fu appurato che tutti coloro che erano coinvolti nello scandalo erano cristiani, fu compresa la portata del morbo. Ne nacque la convinzione che la religione importata dall'Occidente fosse la causa prima della contaminazione e che andasse eradicata con sistemi draconiani. 

I motociclisti bōsōzoku 

I bōsōzoku (暴走族) sono una subcultura che ha elementi in comune con i punk, caratteristiche del teppismo e vaghe venature anarcoidi. In genere sono molesti, rumorosi e spericolati, ma sostanzialmente inoffensivi. Potremmo tradurre la parola con "centauri", anche se sarebbe una scelta imprecisa. La parola bōsōzoku si traduce alla lettera "tribù della velocità violenta" o "tribù in fuga". È un composto che deriva da  (暴) "violenza", "spericolatezza", "comportamento fuori controllo" + (走) "correre", "gareggiare", "guidare" + zoku (族) "tribù", "banda", "gruppo". 
Queste gang di motociclisti si sono formate negli anni '50 del XX secolo, ma inizialmente il loro nome era kaminari-zoku (雷族), ossia "tribù del tuono". Il nome bōsōzoku si è imposto qualche tempo dopo, agli inizi negli anni '70. La subcultura ha raggiunto l'apice nel 1982 con oltre 42.000 membri, per poi declinare. Oltre alla pura e semplice criminalità, rappresentava una ribellione e una forma di resistenza contro il rigido conformismo sociale giapponese, attraverso veicoli fortemente personalizzati, rumorosi e spesso illegali. 


La viticoltura in Giappone

Una delle cose che saltano all'occhio in questo film è la coltivazione della vite: gli oyabun si riuniscono in una tenuta agricola piena di filari di vigne. Ridley Scott ha fatto le riprese in una regione vinicola della California, Napa County, perché esasperato dalla burocrazia giapponese che gli rendeva la vita impossibile. Eppure l'ambientazione è realistica e non contiene alcuna incoerenza.  
Anche se la cosa è poco risaputa, il Paese del Sol Levante produce vino. Il vitigno autoctono più noto è il Kōshū (甲州), un'uva a bacca rosa presente sul territorio da circa un millennio e giunta attraverso la Via della Seta. Il Kōshū è coltivato principalmente nella Prefettura di Yamanashi, vicino al monte Fuji. Il vino che se ne ricava è bianco, di colore delicato e cristallino, con aromi freschi di agrumi e note floreali bianche; ha bassa gradazione alcolica e acidità vivace. Un altro vitigno autoctono, il Muscat Bailey A, serve a produrre i vini rossi ed è più recente, essendo stato creato negli anni '20 del XX secolo incrociando Muscat Hamburg a Bailey. L'artefice di quest'uva è stato Zenbei Kawakami; il suo intento era migliorare la resistenza del vitigno alle malattie fungine e al clima umido. I vini prodotti dal Muscat Bailey A sono leggeri, aromatici e fruttati, spesso caratterizzati da note di fragola, ciliegia e lampone, con tannini morbidi e acidità moderata.