martedì 10 dicembre 2019


LA COSA DA UN ALTRO MONDO

Titolo originale: The Thing from Another World
AKA:
The Thing
Lingua originale: Inglese

Paese di produzione:
Stati Uniti d'America

Anno:
1951

Durata:
87 min

Colore:
B/N

Rapporto:
1,37 : 1

Genere:
Orrore, fantascienza

Regia:
Christian Nyby, Howard Hawks

Soggetto:
John W. Campbell

Sceneggiatura:
Charles Lederer, Howard Hawks, Ben Hecht

Produttore:
Howard Hawks, Edward Lasker

Casa di produzione:
RKO Radio Pictures (come An R K O 

    Radio Picture)

Fotografia:
Russell Harlan

Montaggio:
Roland Gross

Effetti speciali:
Donald Steward

Musiche:
Dimitri Tiomkin

Scenografia:
Albert S. D'Agostino, John Hughes, Darrell 

    Silvera, William Stevens

Costumi:
Michael Woulfe

Trucco:
Lee Greenway

Interpreti e personaggi: 

    Kenneth Tobey: Capitano Patrick Hendry 

    Margaret Sheridan: Nina (Nikki) Nicholson 

    Robert Cornthwaite: Dottor Arthur Carrington 
 
    Douglas Spencer: Ned Scott 
    James Young: Eddie Dykes 

    Dewey Martin: Sergente Bob 

    Robert Nichols: Ken MacPherson 

    William Self: Barnes 

    Eduard Franz: Dottor Stern 

    Sally Creighton: Signora Chapman 

    James Arness: La Cosa 

    John Dierkes: Dottor Chapman (non accreditato)

    George Fenneman: Dottor Redding (non accreditato)

    Paul Frees: Dottor Vorhees (non accreditato)

    Everett Glass: Dottor Wilson
(non accreditato)
    Nicholas Byron: Tex Richards (non accreditato)
    Edmund Breon: Dottor Ambrose (non accreditato)
    Norbert Schiller: Dottor Laurence (non accreditato)
    David McMahon: Generale Fogarty (non accreditato)
    Charles Opunui: Un eschimese (non accreditato)
    "King Kong" Kashey: Un eschimese (non accreditato)
    Riley Sunrise: Un eschimese (non accreditato)
    Walter Ng: Secondo cuoco (non accreditato)
Doppiatori italiani: 
    Mario Pisu: Capitano Patrick Hendry 

    Rosetta Calavetta: Nina Nicholson 

    Sandro Ruffini: Dottor Arthur Carrington 

    Emilio Cigoli: Ned Scott 

    Gualtiero De Angelis: Eddie Dykes 

    Adolfo Geri: Sergente Bob 

    Gianfranco Bellini: Barnes 

    Giorgio Capecchi: Dottor Stern 

    Aldo Silvani: Dottor Chapman 

    Renato Turi: Dottor Fenneman 

    Stefano Sibaldi: Dottor Vorhees 

    Amilcare Pettinelli: Dottor Wilson 

    Riccardo Mantoni: Tex Richards

Titoli tradotti:
    Tedesco: Das Ding aus einer anderen Welt
    Olandese: Het ding van een andere wereld
    Francese: La Chose d'un autre monde
    Spagnolo: El enigma de otro mundo
    Spagnolo (titolo alternativo): La cosa
    Portoghese (Portogallo): A Ameaça
    Portoghese (Brasile): O Monstro do Ártico
    Euskara: Beste Mundu Bateko Gauza
    Polacco: Istota z innego świata
    Russo: Нечто из иного мира
    Finnico: ’Se’ toisesta maailmasta
    Greco: Το πράγμα από τον άλλον κόσμο
    Ungherese: A lény - egy másik világból
    Giapponese: 遊星よりの物体X 
Box office: 1,95 milioni di dollari USA 
 
 
Trama: 
Nella base artica di Anchorage, in Alaska, i militari vivono allegramente, passando il loro tempo in amenità incessanti. Anche se dovrebbe trattarsi di un'installazione all'avanguardia, sembra un saloon pieno zeppo di cavalleggeri con l'uniforme dei tempi del generale George Armstrong Custer. L'ambiente dovrebbe essere dei più duri, ma nessuno se ne accorge nemmeno per un istante: non appena si passa dall'esterno nevoso all'interno tiepido, come per incanto ci si trova a proprio agio. Non esistono attrezzature o abiti adatti ad affrontare i rigori di quelle terre desolate: basta un cappotto con cappuccio coperto di pelo all'interno e via, si è pronti a qualsiasi prova di eroismo. All'improvviso accade qualcosa di imprevisto. Il capitano Pat Hendry deve recarsi immantinente in una perigliosa ed impervia installazione scientifica, dove lavora Nikki Nicholson, una splendida pupa che lo attizza moltissimo. Contro ogni sano principio, viene permesso che alla spedizione si aggreghi un elemento nocivo come un bacillo del colera: l'infame Ned Scott, un abietto giornalista che per fare scoop venderebbe il cadavere di sua madre ai necrofili. Quando il capitano Hendry arriva a destinazione col suo seguito, il direttore della base, il professor Carrington, gli rivela qualcosa di molto grave. Un'immensa massa metallica è precipitata e si è schiantata sulla banchisa, sprofondando e finendo subito intrappolata tra i ghiacci. Forse si tratta di un'astronave extraterrestre. Giunti sul luogo, il capitano e i suoi uomini possono soltanto constatare che sotto una lastra semitrasparente di ghiaccio si intravede quello che è proprio un veicolo alieno. A causa dell'incauto uso di una preparazione pirotecnica da parte di un coglione, si scatena un'esplosione che distrugge irrimediabilmente il prezioso reperto. Dopo brutti attimi di disperazione per la spaventosa perdita, viene notata una massa scura che sembra un corpo immane imprigionato nel ghiaccio: è proprio un occupante della navicella che ha tentato di mettersi in salvo, senza riuscire però a raggiungere la superficie. Per poter trasportare alla base il reperto, contro ogni sano principio, gli uomini procedono a sezionare un gran blocco di ghiaccio contenente l'alieno. Il reperto viene messo in un magazzino e custodito da un militare: affinché ci sia sempre qualcuno di guardia, si effettuano gravose turnazioni. Accade così che per la banale disattenzione di un soldato, una coperta termica venga a contatto con il ghiaccio, causandone lo scioglimento. L'alieno, un gigantesco umanoide assai simile al mostro di Frankenstein, riprende subito vita, quindi si leva dal suo sepolcro glaciale e fugge all'esterno nella tormenta, ingaggiando una lotta furibonda con i cani da slitta. Nella colluttazione l'extraterrestre perde un avambraccio, che trovato e viene portato nella base per analisi scientifiche - ovviamente senza alcuna precauzione. Gli scienziati che analizzano l'arto amputato giungono alla conclusione che il tessuto sia di natura vegetale. Dal momento che un simile organismo non potrebbe sostentarsi con la fotosintesi clorofilliana, gli vengono attribuite caratteristiche vampiriche: entrando a contatto col sangue, i tessuti acquisterebbero vita e possanza, oltre alla capacità di autorigenerarsi. Ecco che la base è assediata da questa creatura completamente priva d'intelletto, animata da una furia impressionante: un energumeno dotato di forza sovrumana, che fa di tutto per entrare. Tra i fittissimi discorsi del personale e le pressioni continue del giornalista molesto, ha luogo la strenua resistenza agli assalti del mostro. Ogni tentativo di respingere la minaccia sembra vano, ma alla fine viene organizzata una trappola efficace. Tramite un gruppo elettrogeno l'alieno viene attraversato da un possente arco voltaico e finisce incenerito, annientato per elettrocuzione. Il giornalista, a cui per motivi di sicurezza era stato vietato di parlare alla radio, diventa padrone della scena. Annuncia all'intero genere umano la vittoria sull'invasore, con serrati e insopportabili peana che si concludono con un inquietante monito. 

Citazione:
"Ditelo a tutti dovunque si trovino. Dovunque, scrutate il cielo."
(Ned Scott)


Recensione: 
Tra i prodotti della fantascienza maccartista, questo è uno dei più lividi, grevi e grossolani. Non credo di esagerare affermando che non veicola alcun contenuto degno di qualche interesse filologico, antropologico e più in generale scientifico. L'inverosimiglianza è assoluta in ogni dettaglio. Nell'impianto narrativo non c'è praticamente nulla che si possa definire credibile. Anche se questo film era tra i preferiti di grandi come John Carpenter e Ridley Scott (spero che l'età abbia loro portato consiglio), mi si permetta di non inchinarmi in modo pedissequo a queste loro opinioni, per me tanto scandalose. Quando qualcosa non mi piace, resto fermo nel contrastare ogni atteggiamento cultistico e nel conservare sempre un atteggiamento critico, a costo di dispiacere alle moltitudini adoranti. Va bene, va bene, non dico che la pellicola di Nyby-Hawks sia un escremento di celluloide, ma ci manca davvero poco! I confini del trash sono sfiorati di continuo. Mi astengo dal bollare l'opera come una paccottiglia senza valore soltanto per evitare il linciaggio da parte di torme di cinefili inferociti e dediti al cyberbullismo. Ok, mi limiterò a dire che questa fatica di Nyby-Hawks non valeva nemmeno la pena di essere iniziata.  

Problemi di adattamento e incoerenze
 
L'incapacità di tradurre in fotogrammi il racconto di John W. Campbell, Who Goes There? (1938), ha plasmato la natura del film. Quando Campbell scrisse la sua opera, non esistevano basi in Antartide. Il continente era attraversato da spedizioni esplorative rischiosissime, al punto che nessuno considerava l'idea di impiantare stanziamenti stabili in quel continente inospitale. Quando Nyby e Hawks iniziarono le riprese, esistevano alcune basi permanenti cilene e argentine nella Terra di Graham, fondate pochi anni prima. Bisognerà aspettare la seconda metà degli anni '50 per vedere le prime basi americane permanenti, come quella di McMurdo, fondata nel 1956. Questa è la ragione per cui La cosa da un altro mondo è ambientata nelle terre artiche, non in Antartide. Sembra che nessun critico se ne sia accorto: tutti fanno passare la scelta per un arbitrio bizzarro, mentre aveva una sua ragion d'essere. Con mezzi primitivi come quelli a disposizione nel 1951, era impossibile ambientare un film in Antartide senza mostrare un riparo stabile, simulando una spedizione nel bel mezzo di una tormenta, tanto per fare un esempio. Serviva un ambiente tranquillo, ben al riparo, in cui la vicenda potesse svolgersi senza troppe difficoltà tecniche. Anchorage in Alaska è parsa una scelta sensata come teatro della storia, dato che si poteva dare l'impressione di essere in una base simile a un saloon senza spendere un'eccessiva parte del budget. La paranoia campbelliana non era un'opzione per gli agguerriti registi, che non amavano l'assenza di certezze. Così l'umanità da loro messa in scena reagisce in modo compatto di fronte al mostro, allegoria e geroglifico del colossale trinariciuto sovietico con cui è vano ogni tentativo di comunicazione. Non si avverte alcun dubbio, alcun cedimento, alcuna tentazione di abbandonarsi all'ipotermia e di spirare nel gelo, sprofondando nell'incoscienza prima di essere raggiunti dagli artigli dell'abominevole extraterrestre. Tutti sono animati dal senso del dovere e da una combattività estrema. L'unico sospetto che si potrebbe scorgere è quello, giustissimo, dei militari verso quell'acaro che è il giornalista, Ned Scott. L'arroganza di quel parassita immondo è infinita, al punto da spingerlo a tener testa agli ordini che impongono la riservatezza della comunicazione: egli vorrebbe rivelare all'istante tutto ciò di cui viene a conoscenza, urbi et orbi, anche a costo di compromettere una situazione già di per sé difficile. Si nota la sua pronta citazione della Costituzione, senza tener conto che la disciplina militare, più restrittiva, si deve applicare senza esitazione in quel conteso di emergenza. Alla fine del film si nota un'ingenuità madornale: al maligno Ned Scott viene concesso il diritto di parlare al mondo intero via radio, annunciando in ogni dettaglio l'accaduto. Nella realtà non accadrebbe mai una cosa di questo tipo. 

 
Condizioni estreme e predazione sessuale 

Una pupa sensualissima come Nikki Nicholson non sarebbe uscita indenne da un avamposto artico in mezzo a un così gran numero di uomini: l'avrebbero rotta davanti e di dietro, per poi sommergerla nello sperma (mi si perdonino i francesismi). Sarebbe stata costretta a continue gangbang e annientata. Dubito che avrebbe avuto il sorriso sulle labbra e che si sarebbe divertita a stuzzicare un militare. E non mi si dica che all'epoca esisteva un etica che avrebbe impedito tale scempio. Sono tutte balle. Esisteva soltanto più ipocrisia. La realtà di questo mondo è da sempre brutale, ne sono consapevole, ma soltanto i Puffi potrebbero credere alla baggianata di una leggiadra signorina al sicuro tra gli energumeni! Non si pensi che gli scienziati e il loro personale conserverebbero un'innata compostezza anche in condizioni estreme: basterebbe loro annusare un po' di odore femminile per trasformarsi all'istante in veri e propri gorilla! Eppure in America queste ovvietà non vengono capite, tanto che le teste d'uovo della NASA non esiterebbero a inviare nello spazio equipaggi con una donna e molti uomini, senza tenere nel minimo conto la natura della specie umana - causando quindi situazioni di grandissimo pericolo. Il film avrebbe avuto molto più senso con la totale assenza di donne dalla base scientifica. Il punto è che senza una maliarda come Margaret Sheridan, lo spettatore non avrebbe trovato proprio nulla di interessante da vedere. Inoltre l'affascinante attrice era la protegée di Howard Hawks. Stupisce che non sia riuscita a fare carriera. 

Un caso di incompetenza italica
 
Questo film rischiò di non essere distribuito in Italia perché non si trovava nessuno con le competenze necessarie per tradurre i dialoghi, ritenuti troppo articolati e densi. Per forza, avevano tutti imparato l'inglese a scuola, ovvio che non riuscissero a spiccicare una sillaba! A quanto si trova nel Web, ma è tutto da verificare, sembra che l'inconveniente sia stato risolto in extremis dalla casa di produzione, che radunò i migliori elementi della CDC (Cooperativa Doppiatori Cinematografici).
 
Le discinte bellezze di Ankara 
 
In una sequenza oltremodo grottesca ambientata nel saloon di Anchorage, un soldataccio discorre col suo comandante, rammentando il passato e facendo commenti sulle donne di Ankara, che a suo dire sarebbero state così selvagge da indossare abiti davvero ridotti al minimo. Andavano in giro mezze nude, a sentir le battute dei militari. Ecco, mi piacerebbe proprio sapere cosa ne penserebbe Erdoğan. O forse i registi collocavano Ankara in Polinesia? Questo modo scadente di fare cinema, senza nemmeno documentarsi sulla credibilità di ogni parola, è davvero una piaga paragonabile a quelle che afflissero l'Egitto. 
 
 
Il mostro di Frankenstein in versione vegetale! 
 
L'alieno dal corpo formato da tessuto vegetale e al contempo vampirico è a mio avviso tra le trovate più dementi di tutta la storia della Settima Arte. Non ha alcun senso, si contraddice da sé. Un vegetale, per quanto reattivo alla luce, non avrà mai l'agilità di un animale e la sua autosufficienza. Questo accade per ovvi motivi termodinamici. Già alle scuole elementari tutti hanno sentito parlare della fotosintesi clorofilliana. Con la mediazione della clorofilla, la luce del sole permette di convertire l'anidride carbonica e l'acqua in glucosio, molecola essenziale per la vita della pianta. Il sottoprodotto di questa reazione è l'ossigeno. Il rendimento di questo processo è molto basso (tra lo 0,5% e l'1,5% dell'energia incidente). Per usare parole banali, una pianta non necessita di muoversi: per nutrirsi le basta ricevere la luce del sole, assorbire acqua e minerali dal suolo, captare anidride carbonica dall'aria. Come conseguenza non si vedono alberi camminare, correre, nuotare, volare. Certo, ci sono le piante carnivore, ma la loro capacità di muoversi è limitata (integrano con la cattura di piccoli animali le scarse risorse del suolo). Gli animali, Homo sapiens incluso, necessitano invece di una grande capacità di muoversi per procacciarsi il cibo, perché lo devono introdurre dall'esterno. Hanno bisogno di molta energia, che non possono ricavare in altro modo. Se l'alieno di Nyby-Hawks è fatto di tessuto fotosintetico, ci si domanda come possa avere l'aspetto e la struttura di un animale, con occhi, bocca, arti e via discorrendo. L'idea che necessiti del sangue per nutrirsi e addirittura per attivarsi, quando si è detto che è un vegetale, fa soltanto capire quanto avesse le idee confuse i suoi ideatori. La dice lunga il fatto che il mostro di Frankenstein giunto dalle stelle sia stato denominato "super-carota" dall'odioso giornalista. Più sensate e degne di nota sono le parole del dottor Carrington, che descrive la Cosa come "uno straniero in terra straniera" (probabile riferimento a Esodo 2, 22).
 
Una reazione biliosa 
 
Quando ho confrontato questo film con il capolavoro carpenteriano, The Thing (1982), ho finalmente compreso perché Christian Nyby si sia tanto alterato alla vista di quest'ultimo. Il suo risentimento è stato provocato dall'invidia. Carpenter ha saputo adattare in modo magistrale il racconto di Campbell proprio nelle sue caratteristiche più difficili da trasporre in pellicola: la creatura con una natura di mutaforma e la plumbea paranoia in grado di annientare ogni rapporto umano. Nyby e Hawks non sono stati assolutamente capaci di tentare l'impresa, anzi, non ci hanno nemmeno provato. Per via della totale carenza di mezzi e di capacità tecniche, hanno ripiegato sulla banalità del mostro di gomma. Ecco spiegata la stizza di Nyby nei confronti del genio di Carthage. 
 
Chi fu il vero regista? 
 
Come mai Howard Hawks e Christian Nyby sono entrambi considerati i registi di The Thing from Another World? Si converrà che la cosa è un po' strana. In genere si crede che il vero regista sia stato Hawks e che Nyby, assunto nel corso della produzione, abbia svolto un ruolo secondario. Anche Carpenter è di questo parere: a sostegno di ciò, ha dichiarato di aver chiesto ad Hawks nel 1971 come stessero le cose, e quello gli ha risposto che Nyby si sarebbe limitato a dargli qualche suggerimento. Eppure James Arness, che ha interpretato il mostro, nel corso di un'intervista ha detto che il vero regista era Nyby, nonostante Hawks passasse molto tempo sul set.

domenica 8 dicembre 2019


THE THING - LA COSA

Titolo originale: The Thing 
Anno: 1982
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Lingua: Inglese, norvegese
Durata: 109 min
Rapporto: 2,35:1
Genere: Orrore, fantascienza, azione, thriller
Regia: John Carpenter 
Soggetto: John W. Campbell, dal racconto La cosa da un
    altro
mondo (Who Goes There?, 1938)
Sceneggiatura: Bill Lancaster
Produttore: David Foster, Lawrence Turman
Produttore esecutivo: Wilbur Stark
Casa di produzione: Universal
Fotografia: Dean Cundey
Montaggio: Todd C. Ramsay
Effetti speciali: Roy Arbogast, Albert Withlock
Musiche: Ennio Morricone
Scenografia: John L. Lloyd
Costumi: Ronald I. Caplan
Trucco: Rob Bottin (special make-up effects)
Interpreti e personaggi:
    Kurt Russell: R.J. MacReady
    A. Wilford Brimley: Dr. Blair
    T. K. Carter: Nauls
    David Clennon: Palmer
    Keith David: Childs
    Richard Dysart: Dr. Copper
    Charles Hallahan: Vance Norris
    Peter Maloney: George Bennings
    Richard Masur: Clark
    Donald Moffat: Garry
    Joel Polis: Fuchs
    Thomas G. Waites: Windows
    Norbert Weisser: Norvegese
    Larry Franco: Norvegese con fucile
    Nate Irwin: Pilota dell'elicottero
    William Zeman: Pilota
    John Carpenter: Norvegese nel video (non accreditato)
    Jed: La cosa con l'aspetto da cane
Doppiatori originali:
    Adrienne Barbeau: Voce computer
Doppiatori italiani:
    Michele Gammino: R.J. MacReady
    Renato Mori: Dr. Blair
    Mauro Gravina: Nauls
    Raffaele Uzzi: Childs
    Sergio Rossi: Dr. Copper
    Gianni Marzocchi: Vance Norris
    Sergio Fiorentini: George Bennings
    Arturo Dominici: Garry
    Tonino Accolla: Windows
    Paolo Poiret: Palmer
Titoli tradotti:
   Tedesco: Das Ding aus einer anderen Welt
   Spagnolo (Spagna): La cosa 
   Spagnolo (Argentina): La cosa del otro mundo
   Spagnolo (Messico): El enigma de otro mundo
   Francese: L'Effroyable chose
   Portoghese (Portogallo): Veio do Outro Mundo
   Portoghese (Brasile): O Enigma de Outro Mundo
   Euskara: Gauza
   Polacco: Coś
   Russo: Нечто
   Lituano: Padaras
   Lettone: Radījums
   Turco: Şey
Budget: 15 milioni di dollari USA
Box office (Nordamerica): 19,6 milioni di dollari USA
Riconoscimenti:
  1982 - Razzie Awards
    Candidatura per Peggior colonna sonora a Ennio
    Morricone
  1982 - Saturn Award
    Candidatura per Miglior film horror
    Candidatura per Migliori effetti speciali a Rob Bottin 
 
 
Trama:
Anno del Signore 1982. Siamo in Antartide, nella base scientifica statunitense U.S. Outpost #31. La vita degli abitanti di quello sperduto avamposto polare trascorre in una noia mortale, finché un giorno accade qualcosa di insolito. In uno scenario lovecraftiano, nel bel mezzo delle Montagne della Follia, appare un elicottero che insegue un husky siberiano. A un certo punto il velivolo esplode, distrutto da una bomba che un occupante voleva lanciare contro il cane. Il pilota si salva e procede verso la base americana, cercando di uccidere il cane a fucilate e urlando in norvegese. L'elicottero distrutto proveniva infatti dalla base di ricerca appartenente alla Norvegia, non lontano da quella degli USA. Gli americani, tutti provetti pistoleros, non capiscono il motivo di tanto furore e prendono le difese del cane, così nasce una lite furibonda. Parte un colpo di arma da fuoco e il norvegese rimane ucciso. Il problema è che in quel cane c'è davvero qualcosa che non va. Anzi, tecnicamente parlando non si tratta nemmeno di un cane. Ne ha soltanto l'aspetto, in realtà è un organismo alieno pericolosissimo, che corre verso la base statunitense per propagare il contagio. Data la deprecabile chiusura mentale delle genti della Terra dei Coraggiosi, così ostili a qualsiasi lingua che non sia l'inglese americano, nessuno è in grado di intendere il norvegese. Nemmeno i rapporti di buon vicinato vengono curati: ovunque esistono solo e soltanto nemici da abbattere. Si spiega così perché nessun americano della base comprende di essere minacciato da una letale spada di Damocle. La squadra americana dei pistoleros, agli ordini del comandante Garry, è composta dai seguenti elementi: il pilota R.J. MacReady, il medico Cooper, i biologi Blair e Fuchs, il meteorologo George Bennings, il geologo Vance Norris, l'addetto alla radio Windows, i meccanici Childs e Palmer, l'addetto ai cani Clark e il cuoco Nauls. Non capendo cosa sia successo ai norvegesi impazziti, il comandante Garry decide di organizzare una spedizione per risalire alla reale provenienza dell'elicottero. Raggiunta con difficoltà la base norvegese, ne viene subito accertato lo stato di totale abbandono e di devastazione. I reperti sono raccapriccianti. Il cadavere di un suicida sembra urlare al Cielo il suo dolore. Un enorme blocco di ghiaccio presenta una cavità, come se qualcosa al suo interno si fosse liberato dalla gelida morsa per fuggire. Una creatura aberrante giace parzialmente carbonizzata, ha un corpo immane e due teste fuse insieme. Contro ogni sano principio viene deciso di portare alla base la mostruosa carcassa bicefala per eseguire approfondite analisi. Il biologo Blair, che esegue l'autopsia, stabilisce che gli organi interni sono normali. Nel frattempo l'husky tratto in salvo dalla furia dei norvegesi vaga liberamente per l'abitato; solo in un secondo tempo, in seguito alle atroci scoperte fatte nella base norvegese, viene deciso di confinarlo nel canile assieme agli altri suoi simili. Questa si rivelerà una scelta improvvida. Ecco che l'husky, trasformatosi in un mostro tentacolato, fa strage degli altri cani e li assimila. Un tentativo di incenerirlo col lanciafiamme risulta fallimentare: la creatura brucia solo in parte. I resti, analizzati in laboratorio da Blair, mostrano la presenza di cellule aliene in grado di inglobare quelle dell'organismo originale, imitandole così alla perfezione. In preda al terrore, il biologo interroga il computer sull'infestazione in corso e sulle possibilità di sopravvivenza. A partire dai dati disponibili, la macchina sputa responsi raggelanti: in caso di contatto dell'organismo alieno con la popolazione di una città, il contagio si sarebbe esteso rapidamente all'intero pianeta. Questo spinge Blair a distruggere a colpi di scure le apparecchiature per la comunicazione con l'esterno, pensando così di isolare la base contaminata. I suoi compagni lo immobilizzano e lo rinchiudono in una casupola, quindi visionano il materiale video rinvenuto nella base norvegese. Scoprono che all'origine di tutto c'è il rinvenimento del relitto di un'astronave aliena, precipitata migliaia di anni prima. MacReady, Norris e Fuchs si recano sul luogo degli scavi, dove trovando il disco volante lesionato e la cavità glaciale da cui è stato estratto il blocco contenente l'atroce creatura, uscita dal veicolo al momento dell'impatto. Nella base si scatena l'inferno. La prima decisione presa è quella di isolare in un magazzino i resti del corpo malformato che i norvegesi avevano incendiato. Il problema è che questo materiale cadaverico è ancora attivo e infetta Bennings, assumendone le sembianze. Gli altri si accorgono che c'è qualcosa di strano e riescono a eliminare in tempo la creatura, ma a questo punto si pone un problema drammatico. Appurato che il mostro può assumere la forma umana, esiste un modo sicuro per riuscire a smascherarlo? La paranoia più assoluta e il sospetto fanno la loro irruzione, corrodendo ogni rapporto tra esseri umani, annullando l'intera storia della socialità della specie per far piombare gli individui in una dimensione bestiale di terrore. Si instaura la lotta di tutti contro tutti e l'idea stessa di comunità è distrutta. In un crescendo frenetico si giunge al desolante epilogo, affermazione definitiva dell'Assurdo.
 
Citazione: 
"Come facciamo a sapere chi è umano? Se io fossi un'imitazione, una perfetta imitazione, come lo capireste che non sono veramente io?"
(Childs)
 
Recensione:
Oggi il film di Carpenter è considerato un cult e riconosciuto all'unanimità come una pietra miliare del cinema fanta-horror. Eppure alla sua uscita ha avuto uno scarso successo. Il motivo è abbastanza facile da individuare: essendo stato proiettato nelle sale in contemporanea a E.T. l'extra-terrestre di Steven Spielberg, ha finito con l'essere malamente eclissato. Già. Alludo proprio a quello schifo di E.T., film obbrobrioso quanto deleterio, tutto incentrato su una visione nauseabonda e puffesca degli alieni! Ebbene, quel ripugnante concentrato uterino di prolattina ha attratto grandi masse nei cinema, mentre la pellicola carpenteriana in molti distretti non è nemmeno arrivata. Così non l'ho potuta vedere all'epoca: nella cittadina in cui abitavo non è stata semplicemente proiettata, mentre i muri di ogni edificio erano ricoperti da manifesti con l'immagine di quell'immondo bradipo oligofrenico e smerdante. Tra l'altro vengo a sapere a distanza di tanti anni che in Italia il film di Carpenter, ritenuto troppo traumatizzante dalla censura buonista, è stato addirittura vietato ai minori di 18 anni, neanche mostrasse sborrate a getto continuo da piselloni alieni! Ecco. Non avevo ancora compiuto 16 anni e non avrei potuto vederlo in ogni caso - e per giunta mi hanno trascinato a subire l'inverecondo ammasso di feci di Spielberg. Una concausa dell'insuccesso di The Thing può essere individuata nell'idea preconcetta che si trattasse di un semplice remake del film La cosa da un altro mondo (The Thing from Another World, di Christian Nyby e Howard Hawks, 1951) - che definire schifoso è ancora poco. In realtà non è possibile classificare l'opera di Carpenter come un rifacimento dell'oscena pellicola di Nyby-Hawks, pur essendo entrambe adattamenti del racconto di John W. Campbell, Who Goes There?, pubblicato per la prima volta nel 1938. Mentre Carpenter riesce a rappresentare in modo molto fedele il testo di Campbel, Nyby e Hawks hanno apportato modifiche tanto profonde che a malapena si riesce a riconoscere il soggetto. La cupa atmosfera di paranoia costituisce il comun denominatore tra il thriller di Carpenter e il racconto da cui è stato tratto. Non si trova affatto traccia di tutto questo nel film in bianco e nero del 1951, che fa degli alieni una pura e semplice incarnazione della minaccia comunista. 

 
Meccanismo di azione del patogeno 

L'alieno si introduce nell'ospite e ne assimila il fenotipo, fino a diventare quella che in apparenza potrebbe sembrare una sua copia. Lo scopo di questa mimesi è quello di ingannare gli individui della specie parassitata, in modo tale da potersi diffondere senza limiti. Sotto l'apparenza si nasconde un caos biologico, con una continua replicazione caotica, non funzionale, di grappoli di organi e di membra del corpo dell'ospite. In altre parole, si potrebbe dire che l'organismo infettato dallo xenopatogeno si riduce a un ammasso di tumori regolari nascosti da un'apparenza ingannevole. In pratica potremmo descrivere così il processo di xenogenesi: un fluido si insinua nel corpo della vittima e inizia una complessa operazione di traduzione del suo codice genetico, riscrivendolo nel proprio XNA, sequenza dopo sequenza, a partire da ogni singola base, da ogni singola molecola. Perché ciò possa accadere, il DNA originario e l'XNA finale devono essere compatibili. Non è difficile immaginare che questo possa avvenire tramite una sorta di grimaldello ribonucleico, in grado di forzare ogni resistenza. Il parassitoide alieno non ha una forma propria, definita in partenza da una serie di istruzioni, a differenza dello xenomorfo conosciuto come Alien; appartiene tuttavia alla stessa classe di armi biologiche, concepite per corrompere e annientare ogni forma di vita trovata sul proprio cammino. 
 
Una disputa puerile 
 
Quando i cultisti di Carpenter magnificarono questo film facendolo diventare un idolo noto a tutti, sorse al loro interno una diatriba. Si crearono due fazioni. La prima di queste sètte aveva come dogma l'idea che la Cosa stessa fosse l'artefice della tecnologia dei viaggi interstellari e la costruttrice dell'astronave precipitata in Antartide. La seconda setta riteneva invece, con più senno, che la Cosa fosse un parassita in grado di viaggiare approfittando degli ospiti, delle vittime della sua predazione xenogenetica. Ovviamente la sola ipotesi sensata è la seconda. Per sostenere la prima e affermare che la Cosa sia in grado di costruire mezzi tecnologici, è necessaria una sorprendente dose di ingenuità. Dirò di più. Non siamo di fronte a un parassita incontrato per puro caso in qualche peregrinazione spaziale degli ignoti astronauti extraterrestri. Si tratta di qualcosa di ancor più destabilizzante: un ordigno concepito scientemente come strumento di genocidio cosmico.

Curiosità 

Le riprese del film carpenteriano sono iniziate nello stesso giorno di quelle di Blade Runner, diretto da Ridley Scott. Entrambe le opere hanno avuto una brutta accoglienza da parte del pubblico, ai limiti dell'ostilità, ma sono diventati cult col passare degli anni. Questa comune sorte sembra il frutto di una strana sincronicità: pur non esistendo un nesso di causazione diretta, esiste comunque una correlazione, un collegamento.  

A quanto pare Carpenter fu sdegnato dalla visione di Alien (Ridley Scott, 1979) per il fatto che il mostro era a suo avviso soltanto un uomo con addosso una tuta. Così pensò di creare un'abominazione aliena fatta in modo completamente diverso, non riconducibile a un mero costume indossato da un attore. Per colmo del paradosso è scoppiato il putiferio quando William Gibson ha rivelato molti anni dopo il mistero della vera natura dello xenomorfo in Alien: Covenant (Ridley Scott, 2017), spiegando che si tratta di un'arma biologica che riscrive il DNA della vittima parassitata, traducendolo in XNA. Qualcosa di molto simile alla Cosa di Carpenter, tutto sommato. Per questo motivo le reazioni furibonde dei fantascientisti ortodossi si sono abbattute su Scott, accusandolo di tradimento, ma di questo si parlerà diffusamente in altra sede. 
 
Sono rimasto allibito quando ho letto che Carpenter amava moltissimo il film di Nyby-Hawks, La cosa da un altro mondo. Non so proprio spiegarmi una simile predilezione per un prodotto scadente che appartiene al Nulla cinematografico. Quando nel 1982 uscì The Thing, accadde una cosa orribile e portentosa: Christian Nyby andò su tutte le furie, definendo l'opera carpenteriana un prodotto di bassa macelleria e una pubblicità occulta del whisky J&B. Il regista di Carthage ci è rimasto malissimo. Spero che abbia depennato la pellicola del suo detrattore dalla lista delle preferenze!

Il film è stato criticato dai buonisti politically correct per il fatto che nemmeno un personaggio è di sesso femminile. Le prevedibili accuse sono state le seguenti: sessismo, misoginia, antifemminismo, esclusivismo, razzismo, fassismo e persino appartenenza a una setta massonica. Se vedono un gruppo di uomini in giro, li accusano di portare il grembiulino della Massoneria e di "discrinimare le donne": per far cessare l'aggressione bisogna esibire una patente di omosessualità. A sentir loro le donne sarebbero una "razza" e una "minoranza". Siamo al delirio! A dire il vero nel cast originale scelto da Carpenter doveva esserci una donna, ma all'epoca delle riprese era incinta, così non le fu possibile partecipare. Alle belve umane buoniste non è bastata neppure la presenza di un mandingo nel cast.  

Il saldatore (non accreditato) si chiamava Gary Zink. Nomen omen! Una coincidenza davvero notevole: in inglese zinc "zinco" si scrive con -c finale, ma esiste anche la variante obsoleta zink. In tedesco si ha Zink

Nell'agosto del 2003, due fan animati da furore mistico, Todd Cameron e Steve Crawford, raggiunsero il luogo inospitale in cui erano state effettuate le riprese (Stewart, British Columbia), riuscendo a trovare i resti dell'avamposto e dell'elicottero schiantato. Alcuni reperti di particolare valore affettivo, come una pala dell'elicottero, sono stati incorporati alla collezione privata di questi impavidi avventurieri. 
 
Il contributo musicale di Ennio Morricone non fu apprezzato dalla critica, che lo irrise, attribuendogli addirittura un umiliante Razzie Award (una sorta di spernacchiamento). Ebbene, accadde in seguito una cosa davvero strana: la musica non utilizzata per The Thing venne riutilizzata come colonna sonora di The Hateful Eight, di Quentin Tarantino (2015), vincendo un Oscar tra applausi infiniti e trionfi. Certo, questo miracolo poté accadere perché il film tarantiniano ha avuto uno smisurato sostegno da parte dei fautori del buonismo politically correct

Nel campo norvegese vengono trovati molti bidoni vuoti con la scritta "karosin", che dovrebbe significare "kerosene". Il punto è che la parola norvegese per designare tale combustibile è "parafin" (un notevole falso amico!). 

Si rilevano diverse incongruenze dovute alla scarsa conoscenza di come le malattie infettive si possono trasmettere. Così si vede che il cane infetto è messo assieme agli altri senza particolari precauzioni, rischiando di comprometterli tutti. La cosa più sensata da farsi sarebbe stata imporgli un periodo di quarantena in un'area isolata. In modo simile viene utilizzato lo stesso coltello per raccogliere i campioni di sangue necessari per stabilire chi è umano e chi è stato assimilato, pur essendo ormai chiaro che l'organismo alieno è altamente infettivo. Si potrebbero spiegare questi apparenti errori se si capisse che il clima di paranoia ha compromesso irrimediabilmente le facoltà razionali di tutti.   
 
La Trilogia dell'Apocalisse 
 
Lo stesso Carpenter ha rilasciato interessanti interviste in cui spiega che considera The Thing come parte di una trilogia assieme a due suoi film successivi, Il signore del male (Prince of Darkness, 1987) e Il seme della follia (In the Mouth of Madness, 1999) - quest'ultimo densissimo di ispirazioni e di riferimenti all'opera di Lovecraft. Questi tre film carpenteriani sono noti come la Trilogia dell'Apocalisse. Qualcosa nell'ontologia incubica li lega, anche se non hanno in comune alcun personaggio e non descrivono eventi collocabili in una stessa linea narrativa. Tutto molto interessante e meritevole di futuri approfondimenti!  
 
Un interessante prequel  
 
Un film con lo stesso titolo, The Thing, è uscito nel 2011. Diretto da Matthijs van Heijningen Jr., è incentrato sulla scoperta dall'astronave aliena da parte dell'equipaggio della base norvegese e sulla conseguente diffusione del contaminante alieno, tre giorni prima degli eventi narrati dal film di Carpenter. Potrebbe benissimo essere uno dei pochi prequel sensati dell'intera storia della Settima Arte. Quando lo avrò visionato, non mancherò di recensirlo.   

venerdì 6 dicembre 2019


BLOB - FLUIDO MORTALE 

Titolo originale: The Blob
AKA: Fluido mortale
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Lingua originale: Inglese
Anno: 1958
Durata: 86 min
Genere: Orrore, fantascienza
Regia: Irving S. Yeaworth Jr.;
             Russell S. Doughten (non accreditato)
Produttore: Jack H. Harris
Produttore associato: Russell S. Doughten
Soggetto: Irving H. Millgate (idea originale) 
Sceneggiatura: Kay Linaker, Theodore Simonson
Fotografia: Thomas E. Spalding
Montaggio: Alfred Hillmann
Effetti speciali: Bart Sloane
Musiche: Burt Bacharach, Ralph Carmichael
Scenografia: William Jersey
Fonici: Gottfried Buss, Robert Clement
Operatore di camera: Wayne Trace
Assistente editore: Floyd Ver Voorn
Assistente alla produzione: Frank B. Fuhr
Capo elettricista: Vincent Spangler
Interpreti e personaggi:
    Steve McQueen: Steve Andrews
    Aneta Corsaut: Jane Martin
    Earl Rowe: Tenente Dave
    Olin Howland: Il vècio
    Alden Chase: Dottor Hallen
    John Benson: Sergente Jim Bert
    George Karas: Agente Ritchie
    Elbert Smith: Henry Martin
    Hugh Graham: Signor Andrews
    Vincent Barbi: George (proprietario del caffè)
    Robert Fields: Tony Gressette (un bullo)
    James Bonnet: "Mooch" Miller (un bullo)
    Tony Franke: Al (un bullo)
    Keith Almoney: Danny Martin
    Elinor Hammer: Signora Porter
    Jasper Deeter: Volontario della difesa civile
    Audrey Metcalf: Elizabeth Martin
    David Metcalf: Ubriaco alla porta
    Tom Ogden: Capo dei pompieri
    Ralph Roseman: Meccanico fagocitato dal Blob 
    July Cousins: Sally, la cameriera
    Molly Ann Bourne: Ragazzina
    Diane Tabben: Ragazzina
    Pamela Curran: Ragazzina sbaciucchiante 
  Deformazioni dei nomi:
    Aneta Corsaut è accreditata come Aneta Corseaut
    Keith Almoney è accreditato come Kieth Almoney
    Tony Franke è accreditato come Anthony Franke
    Vincent Barbi è accreditato come Vince Barbi
  Ruoli incerti o non accreditati:
    Charlie Overdoff
    George Gerberek
    Eugene Sabel
    Russ Conway: Ragazzo in fuga dal cineteatro 
    Howard Fishlove: Uomo in fuga dal cineteatro
    Jack H. Harris: Uomo in fuga dal cineteatro
    Theodor Simonson: Promotore del film, in maglione rosso  
Doppiatori italiani:
    Pino Locchi: Steve Andrews
    Maria Pia Di Meo: Jane Martin
    Nando Gazzolo: Tenente Dave
    Giovanni Saccenti: Il vecchio
    Giorgio Capecchi: Dottor Hallen
    Giuseppe Rinaldi: Sergente Jim Bert
    Glauco Onorato: Agente Ritchie
    Augusto Marcacci: Henry Martin
    Amilcare Pettinelli: Signor Andrews
    Manlio Busoni: George
    Cesare Barbetti: Tony Gressette
    Massimo Turci: "Mooch" Miller
    Gianfranco Bellini: Al
    Serena Verdirosi: Danny Martin
    Wanda Tettoni: Signora Porter
Titoli tradotti:
   Tedesco: Blob – Schrecken ohne Namen
   Tedesco (titolo alternativo): Angriff aus dem Weltall
   Francese: Danger planétaire
   Spagnolo (Spagna): La masa devoradora
   Spagnolo (America Latina): La mancha voraz 
   Portoghese (Portogallo): Blob - Outra Forma de Terror
   Portoghese (Brasile): A Bolha Assassina
   Euskara: Txaplata
   Polacco: Blob, zabójca z kosmosu
   Russo: Капля
   Finnico: Valuva kuolema
Budget: 110.000 dollari USA
Box office: 4.000.000 dollari USA
 

Trama:
Una meteora sfreccia nei cieli della Pennsylvania, cadendo nottetempo in una zona montana impervia. Un vècio va a curiosare sul luogo dell'impatto, dove scopre il bolide giunto dallo spazio esterno. Armeggia in modo maldestro con un bastone, spaccando un involucro favoso che sembra fatto di fango secco. All'interno c'è un piccolo globo scuro che rilascia un denso liquame, all'inizio un po' simile a materiale genetico e via via sempre più coagulato. Questa motriglia è una creatura aliena informe che aggredisce una mano del suo incauto scopritore, inglobandola e fondendosi alla carne viva. Invaso dal terrore, il vècio fugge urlando, raggiunge una strada ed evita di stretta misura di essere investito dall'auto di una coppietta. Steve e Jane, che speravano di potersi appartare per smandrupparsi, soccorrono il malcapitato. Viste le sue difficili condizioni - la creatura gli ha nel frattempo fagocitato l'avambraccio - lo portano all'ambulatorio cittadino, dove il medico di guardia lo visita. Fatto questo, i due giovani si allontanano, sperando di potersi godere un po' di intimità. Il dottore, pur molto interessato a un caso tanto anomalo, si trova costretto a prendere una decisione difficile senza avere il tempo di riflettere. Si prepara così di amputare l'arto incluso nella sostanza gelatinosa, ma le cose non vanno come sperato: gli basta distogliere per un attimo lo sguardo dall'anziano paziente perché questo venga completamente fagocitato dalla mostruosità aliena. Com'è facile immaginare, il poveretto viene soffocato e digerito da quella schifosa massa ameboide, trovando una morte atroce. Quando il medico e la sua infermiera vedono lo Shoggoth e si rendono conto che si è pappato il vècio, sono annichiliti dallo sgomento. La migliore idea che nasce loro nel cranio consiste nel versare sulla creatura dell'acido, sperando di corroderla e di eliminarla. Tale piano non va in porto e anche l'infermiera finisce digerita. All'uomo non resta altro da fare che barricarsi nel cesso. Immagino che abbia raggiunto in un lampo la tazza per svuotarsi il ventre sciolto! In un secondo tempo Steve e Jane, dopo essere stati tormentati da alcuni smargiassi, fanno ritorno all'ambulatorio per assicurarsi che sia tutto a posto. Il baldanzoso Steve irrompe nello studio giusto in tempo per vedere il dottore inglobato dal mostro proprio mentre tenta disperatamente di evadere dalla finestra della latrina. In preda al panico, il giovanotto si reca con la sua ragazza alla polizia e racconta l'accaduto. Com'è ovvio, nessuno gli crede. Cosa meno ovvia, viene preso per un semplice baggiano. Se la cava davvero a buon mercato, visto che negli States esistono elevate probabilità di capitare dal poliziotto sbagliato e di lasciarci la pelle. Il punto è che i problemi non scompaiono magicamente non appena si vieta di parlarne o si ridicolizza chi li menziona. Così lo Shoggoth, che ha il potere di accrescersi sempre più man mano che assimila nuove vittime, imperversa come un flagello biblico. Steve non si rassegna all'inerzia. Chiuso in camera dai suoi genitori, riesce ad evadere dalla finestra - un classico dell'America di quei tempi - e a raggiungere la fidanzata, anche lei abilissima a sottrarsi ai furori del padre puritano. Steve riesce a convincere i bulli che l'intera cittadinanza è in pericolo a causa dell'orrore alieno uscito dal meteorite.  Assieme a questi giovani energumeni, la coppia tenta di mettere la cittadinanza in allerta, seppur con scarso successo e talvolta coprendosi di ridicolo. Quando la gigantesca ameba penetra in un cineteatro, non è più possibile negare l'evidenza. Il pubblico è posseduto dal panico, si riversa nelle vie della cittadina e fugge. A questo punto le forze dell'ordine non possono più fingere che non sia successo nulla: raggiungono il ristorante Downington Diner, dove i ragazzi si sono asserragliati, cercando di liberarli dall'assedio della montagna di gelatina semovente. All'inizio i poliziotti hanno la brillante idea di fulminare l'abominevole creatura, senza avere successo. La potentissima scossa elettrica utilizzata non solo non nuoce allo Shoggoth, ma incendia il locale, peggiorando la situazione. Quando tutto sembra perduto, per pura coincidenza accade una cosa mirabile: Steve, ridotto all'esasperazione per non essere riuscito a farsi drenare lo sperma da Jane, scopre che l'estintore ad andride carbonica riesce a fermare il mostro informe. La chiave di tutto è il freddo. Le basse temperature paralizzano quella forma di vita extraterrestre. Nel giro di pochi minuti vengono fatti arrivare in loco camion pieni di estintori funzionanti secondo lo stesso principio, come se le difficoltà logistiche avessero la stessa realtà dei Teletubbies. Il problema è finalmente risolto, come per miracolo. Resa inerte tramite il congelamento, la marmellata spaziale viene trasportata da un aereo militare fino alle desolazioni dell'Artico e ivi abbandonata. Non c'è che dire, una scelta davvero intelligente... 😀 E infatti la parola "FINE" si trasforma in un punto interrogativo. 

Recensione:
Al giorno d'oggi pochi crederebbero che questo sia un film di natura politica mascherato da fantascienza, fatto allo scopo di diffondere il panico morale. Le nuove generazioni non hanno nemmeno la minima idea di cosa sia stata la Guerra Fredda e possono forse acquisire vaghe nozioni leggendo poche riga su un sito del Web o guardando qualche trailer tratto da un film sull'argomento. La massa gelatinosa giunta dagli abissi siderali, non a caso di colore virante al rosso, è un evidente geroglifico del Comunismo e della temutissima influenza dell'Unione Sovietica sulla società americana. Il terrore della diffusione delle dottrine comuniste si fonda sulla più arcaica e totalizzante di tutte le paure: quella di perdere la propria essenza individuale. Gli stessi temi si trovano nel celeberrimo Ultimatum alla Terra (Robert Wise, 1951), anche se ci sono differenze rilevanti. Gort, lo spaventoso Araldo Robotico del Marxismo, era sì un automa senz'anima capace di reazioni spropositate (genocidio incluso), ma c'era pur sempre un mediatore umanoide, Klaatu: tale essere indistinguibile da un terrestre era in grado di esprimere contenuti morali e filosofici razionali (per quanto destabilizzanti). Nel film di Yeaworth non si trova nulla di simile: il Blob è una forma vivente del livello di un protozoo, capace soltanto di digerire qualsiasi corpo incontri sulla sua strada. Si è compiuta in pochi anni un'evoluzione del plumbeo clima maccartista, caratterizzato da una tale disumanizzazione da ridurre l'avversario a materia aggressiva incapace di qualsiasi processo mentale. Il canovaccio di questi film di invasioni extraterrestri è in fondo sempre lo stesso. La minaccia deve comparire all'improvviso dall'Ignoto, deve mettere a repentaglio il placido sistema di vita americano, per poi essere sconfitta o in ogni caso allontanata grazie all'ingegno dell'eroe/eroina di turno. Nel caso del film di Yeaworth lo scontro tra l'abominazione piovuta dalle vastità galattiche e i migliori ingegni del genere umano ha come teatro un ben meschino microcosmo, il villaggio di Happy Days. Tutto è molto chiaro. I nostri arditi sbarbatelli sono in grado di tener testa a qualsiasi nemico e di superare qualsiasi sfida. Sarebbe bello potersi imbattere un giorno in un film davvero apocalittico, estraneo a ogni schema morale, religioso o politico, in cui si mette in scena con dovizia di particolari l'annientamento della specie Homo sapiens. Temo che le mie speranze rimarranno deluse. 

 
Vita spericolata 
 
Ecco svelato il mistero ai Millennials e ai Centennials. Blob - Fluido mortale è stato una fondamentale fonte d'ispirazione per Vasco Rossi. Questo film, il primo che ha visto Steve McQueen in un ruolo significativo, ha anche lanciato il suo personaggio. Steve McQueen spericolato che non dorme mai. Per lui non è mai tardi. Ha una vita piena di guai. Eppure per la legge ancora in vigore nella Terra dei Liberi, non avrebbe nemmeno potuto bere un goccio di birra. Men che meno del whisky al Roxy Bar. Certo, un bellimbusto così se ne sarebbe fregato e magari lo avrebbe fatto di nascosto, però nel film in questione non si fa mai la benché minima allusione alla cosa. Miracoli del fottuto Codice Hays. Immaginate quanto sarebbero credibili i bulli astemi che irritano Steve! In fondo non è importante che provochino incidenti d'auto o che mettano incinta qualche ragazza sprovveduta: basta che non abbiano le chiavi di casa e che siano sempre perfettamente sobri! Se c'è una cosa sorprendente nella narrazione, quella è proprio l'atmosfera di strisciante ribellione giovanile che quasi preconizza il '68, con un decennio di anticipo. 
 
Un B-movie rudimentale 

La trama è semplicissima, lineare, quasi banale. Non esito a dirlo: gli effetti speciali sono a dir poco grossolani, ai confini dell'osceno e del trash. Il Blob fu simulato con una gigantesca massa di marmellata, ne sono più che convinto. Certo, le fonti cinematografiche ci garantiscono che fu usato del silicone verniciato, ma io non ci credo neanche un po'. Non è molto verosimile neanche la storia della vernice nuova applicata al silicone ad ogni ripresa per mantenere vivido il colore bruno rossiccio. Si vede subito che hanno usato una di quelle marmellate americane scadenti fatte soprattutto di melassa: le si riconosce perché hanno un pingue aspetto fecale. Così gli addetti agli effetti speciali hanno prodotto una cosa schifosa che si gonfia, che passa per le intercapedini, che si infiltra dovunque. La spiegazione data ex post dal produttore, Jack H. Harris, ha del surreale: il vorace ammasso colloidale doveva diventare più rosso man mano che assimilava corpi umani, a simboleggiare la crescita aggressiva dell'ideologia comunista. C'è chi è pronto a giurare e a spergiurare che l'originale Blob, definito come "una mistura di silicone e di vernice rossa", sia tuttora custodito in un immenso bidone usato per trasportarlo dall'industria che lo ha prodotto nel 1958, la Union Carbide. Ho l'audacia necessaria per sostenere che si tratta di una ridicola leggenda. Spero di non subire per questo motivo linciaggi trollosi da parte di cinefili scalmanati. 
 
 
La vera genesi del Blob 
 
La vulgata corrente vuole che l'ispirazione alla base dell'alieno simile a una massa di melma rossastra si debba a un insigne professore, certo Irving Millgate, che insegnava lettere alla Northwestern University, nell'Illinois, lo Stato dallo strano nome che le Kessler facevano abusivamente rimare con boys. Sì, proprio la terra che la fantasia malata di John Landis ha popolato di nazisti. I nazisti dell'Illinois, per l'appunto. Stando alla leggenda, l'accademico Millgate, sconvolto dalla sua intuizione, avrebbe confidato l'idea di una specie aliena priva di forma a Jack H. Harris di Filadelfia, un noto distributore. Quest'ultimo ha contattato una piccola casa di produzione, la Valley Forge Films della Pennsylvania, di ispirazione cristiana fondamentalista. Il progetto ha ricevuto finanziamenti e la regia è stata affidata al pastore presbiteriano Irvin S. Yeaworth, che in precedenza aveva diretto più di 400 film di tema religioso, moralistico ed educativo. Senza dubbio questo è proprio il genere di cose che un fantascientista non si aspetta. Il punto è che l'idea del Blob non è davvero farina del sacco di questo Millgate dell'Illinois. L'idea genuina è senz'ombra di dubbio di Howard Phillips Lovecraft, il Solitario di Providence! Non a caso chiamo spesso e volentieri il Blob col suo vero nome: SHOGGOTH.

Titoli alternativi 
 
La storia del titolo dato al film è stata particolarmente contorta. Avrebbe potuto avere uno qualsiasi dei seguenti titoli che erano stati proposti:
 
The Glob 
The Glob That Girdled the Globe
The Meteorite Monster
The Molten Meteor
The Night of the Creeping Dead 

Questo riporta Steve Biodrowski (Cinefantastique, gen. 1989):

«Durante la produzione, ogni membro della troupe venne invitato a ideare un titolo per il film. Quello scelto faceva ridere tutti quando la gente lo pronunciava, ricorda Harris, era: The Glob That Girdled The Globe. Ne avevamo anche un altro: Absorbine Senior. Questo mi piaceva. E, The Night of The Creeping Dread. Eravamo proprio convinti di quest'ultimo, perché era un titolo "serio"; The Glob That Girdled The Globe era sciocco. Amavo i titoli formati da una sola parola, avendone distribuiti tanti, quindi dissi: «Chiamiamolo The Glob!». Finalmente tutti furono d'accordo. Stavamo per registrare il copyright, e qualcuno aveva fatto qualche ricerca venendo a sapere che esisteva un libro intitolato The Glob, scritto da Walt Kelly, il disegnatore. All'epoca non ne sapevo molto. Oggi, so che avremmo comunque potuto intitolare il film The Glob, perché non è possibile registrare il copyright sui titoli.»

Direi che è stata una fortuna che il film sia stato chiamato The Blob: avrebbe anche potuto essere battezzato The Blog
 
Etimologia di blob
(e di bleb, bubble, blubber, glob)

La spiegazione data da Biodrowski è suggestiva, eppure qualcosa non quadra. Il termine blob non è stato inventato per l'occasione: esisteva già, essendo attestato nel XVIII secolo (1725, fonte Etymonline.com) col significato di "goccia, globulo" e nel XVI secolo col significato di "bolla, vescica".  Il verbo to blob "fare gocce; contrassegnare con gocce" è attestato addirittura agli inizi del XV secolo. L'origine sembra essere espressiva.


Abbiamo attestazioni nella letteratura inglese, ben anteriori al film di Yeaworth, in cui blob è usato col  significato di "massa amorfa gelatinosa". Esempi: 
 
Norman Lockyer et al. (1869), Nature:
"Only the outermost blob on either side in map 2 displays misalignment." 
 
The Annual of the British School at Athens (1895):
"It was a colourful vase with red and white hoops on the lid, and red bands above and below the main frieze. These bands also carry a metope pattern in white of triple lines and blobs, which can just be distinguished on the photographs."  

Virginia Woolf (1922), Jacob's Room, capitolo 1:
"But there, on the very top, is a hollow full of water, with a sandy bottom; with a blob of jelly stuck to the side, and some mussels." 
 
Altre parole di probabile origine espressiva sono connesse a blob
 
bleb "vescichetta; bolla d'aria"
bubble "bolla"
blubber "grasso di balena"
glob "massa amorfa e tondeggiante" 

In particolare possiamo ritenere che glob sia il frutto di una semplice dissimilazione di blob
 
Curiosità 
 
Possiamo dire per certo che Steve McQueen è stato coglionato. Aveva rifiutato l'offerta del 10% dei ricavi del film, credendo che non avrebbe mai potuto avere successo (la fantascienza era ritenuta a tutti gli effetti una bassezza morale paragonabile alla pornografia). Così il baldo giovane ha ricevuto in tutto 3.000 dollari (secondo alcuni addirittura 2.500), prontamente dilapidati in bagordi orgiastici.

Il bizzarro regista, il cui nome completo è Irvin Shortess "Short" Yeaworth Jr., nacque a Berlino nel 1926, prima dell'ascesa di Adolf Hitler. Suo padre era il reverendo Irvin Shortess Yeaworth e sua madre era la danese Liv Marconini. A 10 anni era già in Pennsylvania. Ossessionato dai dinosauri, sembra fosse convinto che Dio avesse dato al Tyrannosaurus rex braccini atrofici per impedirgli di masturbarsi. Morì in un incidente d'auto a 78 anni, a Petra, in Giordania. Ha avuto 11 nipoti.  

Steve McQueen fu profondamente segnato da questa sua interpretazione: si è scoperto che aveva il poster di The Blob nella sua camera da letto quando morì. Anche se il personaggio di Steve era un liceale sbarbatello, l'attore aveva ben 28 anni quando rivestì i suoi panni. Un caso davvero singolare. 
 
Il nome Steve è pronunciato ben 50 volte nel corso del film. L'attore biondiccio fumava come un comignolo, ma non lo si vede mai con una sigaretta in bocca. Tuttavia in una scena si nota, se si sta attenti, che una scia di fumo azzurrognolo sale alle spalle di Steve: stava tenendo una sigaretta accesa, con le mani nascoste dietro la schiena.
 
L'acido tricloroacetico, con cui il dottor Hallen e la sua infermiera intendevano corrodere il mostro, è in realtà un acido debolissimo usato per trattarare le verruche agli organi genitali, quelle cose simpatiche che spuntano dopo essersi fatti leccare dalle prostitute. Non so perché sia stata fatta questa scelta incongrua, forse per pura e semplice ignoranza. 

Il bizzarro film proiettato nel cineteatro invaso dallo Shoggoth non è falso creato appositamente per il film di Yeaworth: si tratta infatti di Dementia (aka The Daughter of Horror), di John Parker (1955). Fuori dal locale è in bella mostra il poster de Il pianeta proibito (Forbidden Planet), di Fred M. Wilcox (1956), col titolo cambiato in The Vampire and the Robot (ossia "La vampira e il robot"): vi compare un robot grossolano che tiene in braccio una bella figliola. 
 
La musichetta irritante e futile della sigla è stata composta da Burt Bacharach et alteri. Perché una simile scelta demente? Semplice: la Paramount intendeva evitare l'insorgenza di attacchi di panico nel pubblico, cosa molto probabile se fosse stata utilizzata una musica inquietante. In realtà il nome di Bacharach non compare da nessuna parte: si trova invece la menzione del gruppo musicale denominato The Five Blobs. Si tratta di un complesso fantomatico, composto dallo stesso Bacharach e da alcuni musicisti noleggiati per l'occasione. 

Opere derivate 

Nel 1972 il film ha avuto un sequel, Beware! The Blob!, di Larry Hagman, bizzarramente definito "commedia", oltre che "horror". Risale invece al 1988 il remake Blob - Il fluido che uccide (The Blob), diretto da Chuck Russell. Il maccartismo era ormai finito. La stessa Guerra Fredda si è conclusa nel 1991 con la dissoluzione dell'Unione Sovietica: nuovi remake (il Cielo ce ne scampi!) dovrebbero tener conto di questo dato di fatto.