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venerdì 12 marzo 2021


ROSEMARY'S BABY -
NASTRO ROSSO A NEW YORK 
 
 
Titolo originale: Rosemary's Baby
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1968
Durata: 136 min
Rapporto: Widescreen
Genere:
Orrore, drammatico, thriller  
Sottogenere: Satanico, onirico 
Regia: Roman Polański
Soggetto: Ira Levin (dall'omonimo romanzo)
Sceneggiatura: Roman Polański
Produttore: William Castle 
Produttore associato: Dona Holloway
Fotografia: William Fraker
Montaggio: Sam O'Steen, Bob Wyman
Musiche: Krzysztof Komeda
Scenografia: Richard Sylbert 
Direzione artistica: Joel Schiller 
Costumista: Anthea Sylbert  
Fonico: Harold Lewis 
Assistente regia: Daniel McCauley 
Secondo assistente regia: Wolfgang E. Marum 
Reparto musica: Robert Bain, Jack Hayes, Lous Kaufman  
Reparto elettrico: Steve Birtles 
Reparto fotografia: Michael P. Joyce, Robert Willoughby
Stunt: Roger Creed, Frank Orsatti
Trucco: Sidney Guilaroff, Vidal Sassoon, Allan Snyder,
    Sherry Wilson 
Colorista: Sheri Eisenberg
Interpreti e personaggi: 
    Mia Farrow: Rosemary Woodhouse
    John Cassavetes: Guy Woodhouse
    Ruth Gordon: Minnie Castevet
    Sidney Blackmer: Roman Castevet
    Maurice Evans: Edward "Hutch" Hutchins
    Ralph Bellamy: Dott. Abraham Sapirstein
    Angela Dorian: Teresa "Terry" Gulliver (in originale
          Gionoffrio)
    Patsy Kelly: Laura-Louise McBirney
    Elisha Cook Jr.: Sig. Nicklas
    Emmaline Henry: Elise Dunstan
    Charles Grodin: Dott. C. C. Hill
    Hanna Landy: Grace Cardiff
    Phil Leeds: Dott. Shand
    D'Urville Martin: Diego
    Hope Summers: Sig.ra Gilmore
    Marianne Gordon: Joan Jellico, amica di Rosemary
    Wende Wagner: Tiger, amica di Rosemary
    Walter Baldwin: Sig. Wees
    Patricia O'Neal: Sig.ra Wees
    Charlotte Boerner: Sig.ra Fountain
    Gail Bonney: Babysitter (voce)
    Carol Brewster: Claudia Comfort
    Jean Inness: Suor Agnes
    Lynn Brinker: Suor Veronica
    Sebastian Brook: Argyron Stavropoulos
    Gordon Connell: Allen Stone, l'agente di Guy
    Patricia Ann Conway: Sig.ra John F. Kennedy
    Tony Curtis: Donald Baumgart (voce)
    Almira Sessions: Sig.ra Sabatini
    Michael Shillo: Il Papa
    Clay Tanner: Il Diavolo 
    Viki Vigen: Lisa
    Frank White: Hugh Dunstan 
    Toby Adler: Signora sullo yacht 
    Cathy Steele: Signora sullo yacht
    Roy Barcroft: Uomo abbronzato 
    Yvonne Bouvier: Donna nella sequenza onirica 
    Florence Clayton: Donna nella sequenza onirica
    Pearl S. Cooper: Donna nella sequenza onirica 
    Jean Crowley: Donna nella sequenza onirica 
    Eleanore Vogel: Donna nella sequenza onirica
    Ann Graeff: Donna nella sequenza onirica 
    William Graeff: Uomo nella sequenza onirica
    Charles Drubin: Uomo nella sequenza onirica 
    Al Jepson: Uomo nella sequenza onirica 
    Ray Johnson: Uomo nella sequenza onirica 
    Max Wagner: Uomo nella sequenza onirica 
    Sharon Tate: Ospite alla festa 
    Michael Stark: Uomo alla festa 
    Tom Signorelli: Uomo alla festa 
    Josh Peine: Uomo alla festa  
    Floyd Mutrux: Uomo alla festa 
    Ken Luber: Uomo alla festa
    Naga Seversen: Donna alla festa  
    Svetlana Mischoff: Donna alla festa 
    Donna Mantoan: Donna alla festa 
    Lorna Luce: Donna alla festa  
    Irene Kelly: Donna alla festa 
    John Halloran: Meccanico 
    Marilyn Harvey: Receptionist del dott. Sapirstein 
    Duke Fishman: Un uomo
    Elmer Modlin: Giovane uomo 
    Martin Meyers: Uomo sulla scena del suicidio
    Al Szathmary: Taxista
    Alphonso DuBois: Pittore 
    Janet Garland: Infermiera 
    Ernest Harada: Giovane uomo giapponese 
    Natalie Masters: Giovane donna 
    Robert Whaley: Zio Mike 
    Craig Littler: Jimmy 
    Louise Lason: Portia Haynes 
    Michael Larrain: Ted Wendell
    Adele Wynn: Caroline Wendell
    Bruno Sidar: Sig. Gilmore
    George Savalas: Operaio 
    William Roderick: Scott 
    Benito Prezia: Renato 
    Gale Peters: Rain Morgan 
    Jack Knight: Pattugliatore 
    Bill Baldwin: Venditore 
    Rutanya Alda: Segreteria del dott. Hill (voce) 
    William Castle: Uomo al telefono pubblico
    Jack Ramage: Promotore 
    Roger Creed: Mason    
Doppiatori italiani:
    Maria Pia Di Meo: Rosemary Woodhouse
    Giuseppe Rinaldi: Guy Woodhouse
    Gino Baghetti: Edward "Hutch" Hutchins
    Wanda Tettoni: Minnie Castevet
    Corrado Gaipa: Roman Castevet
    Flaminia Jandolo: Teresa "Terry" Gulliver
    Michele Gammino: Dott C.C. Hill
    Oreste Lionello: Sig. Nicklas
    Lydia Simoneschi: Laura-Louise McBirney
Titoli in altre lingue:
   Romagnolo: Al putèṅ dla Rosemary - Nàstar rós a New
        York  
   Tedesco: Rosemaries Baby 
   Francese: Le Bébé de Rosemary (Québec)
   Rumeno: Copilul lui Rosemary
   Spagnolo: La semilla del diablo (Spagna); 
          El bebé de Rosemary (America Latina) 
   Catalano: La llavor del Diable
   Portoghese: A semente do diablo (Portogallo);
          O bebê de Rosemary (Brasile)
   Basco: Rosemaryren Haurra
   Finlandese: Rosemaryn painajainen
   Russo: Ребёнок Розмари
   Croato: Rosemaryna beba 
   Polacco: Dziecko Rosemary
   Greco (moderno): Το Μωρό της Ρόζμαρι
   Turco: Rosemary'nin Bebeği
   Ebraico (moderno): תינוקה של רוזמרי
   Arabo: طفل روزماري
   Persiano: بچه رزماری
   Cinese mandarino: 魔鬼怪嬰
   Giapponese: ローズマリーの赤ちゃん
        (Rōsumarī no akachan)
   Nāhuatl (classico): Īpil Rosemary 
   Quechua: Rosemaryp wawa 
Colonna sonora originale:
    Lullaby, Part 1 – 2:20 (cantata da Mia Farrow)
    The Coven – 0:45
    Moment Musical – 2:00
    Dream – 3:45
    Christmas – 2:05
    Expectancy – 2:21
    Main Title – 2:25 (cantata da Mia Farrow)
    Panic – 2:02
    Rosemary's Party – 2:05
    Through the Closet – 1:44
    What Have You Done to Its Eyes – 1:27
    Happy News – 1:57 
Budget: 3,2 milioni di dollari US
Box Office: 33,4 milioni di dollari US

Trama:
Una coppia di giovani sposi in cerca di casa riesce a trovare un appartamento spazioso e conveniente in un palazzo gotico chiamato Bramford, i cui inquilini sono quasi tutti anziani. L'uomo si chiama Guy Woodhouse ed è un attore che ha appena iniziato la sua carriera. La moglie, Rosemary, è di estrazione plebea e rurale (il cognome da signorina rimane ignoto). I due non si lasciano sfuggire l'occasione, anche se apprendono dal loro amico Hutch che il condominio ha una fama oscura legata a omicidi, suicidi, stregonieria e rituali satanici; la precedente inquilina dell'appartamento è morta dopo essere caduta in coma. I vicini di casa, gli anziani coniugi Minnie e Roman Castevet, si dimostrano subito alquanto bizzarri e invadenti. Guy li ritiene simpatici e inizia a trascorrere le sue serate con loro, mentre Rosemary non li sopporta. La donna fa la conoscenza della giovane Terry, una ex tossicodipendente accolta dai Castevet nel loro appartamento. Ne riceve in dono un ciondolo di buon augurio, contenente una radice di tannis. Pochi giorni dopo, Terry si suicida lanciandosi nel vuoto. Guy ottiene una parte importante in uno spettacolo di Broadway perché l'attore che avrebbe dovuto interpretarla è diventato cieco all'improvviso, senza alcuna causa apparente. Al settimo cielo per il suo successo, Guy vuole festeggiare folleggiando con la moglie e le propone di generare un figlio. La sera la coppia cena a lume di candela, finendo con un dessert preparato dalla signora Castevet. Il dolciume è una mousse al cioccolato, chiamata "moscia" dalla carampana che l'ha donata. A detta di Rosemary, questa "moscia" avrebbe un sapore di gesso, ma il marito irritato la obbliga a ingurgitarla.
Lei ne mangia un po' e di nascosto getta via il resto, ma è troppo tardi. Perde i sensi e sprofonda in un incubo, in cui viene offerta a un essere abominevole dal marito e dai Castevet. Questo mostro, che ha occhi di vipera e pelle lebbrosa, la possiede carnalmente col suo enorme fallo e le inietta dentro lo sperma. Al risveglio, la mattina, Guy confessa a Rosemary di aver approfittato della situazione per penetrare nel suo canale procreativo e immettervi il genetico. Quindi il sogno aveva un fondamento nella realtà! Un mese dopo la donna risulta incinta. A comunicarglielo è il suo ginecologo, il dottor Hill. Non appena i Castevet vengono a sapere la notizia, fanno pressione su di lei affinché cambi ginecologo, consigliandole una loro conoscenza, il dottor Sapirstein (tra gli esseri umani la parola "consiglio" è un eufemismo per "pressione"). Rosemary si sente molto sollevata, ma presto si accorge di essere caduta in una trappola. È l'inizio di un incubo ad occhi aperti. Il dottor Sapirstein prescrive alla donna gravida alcune dubbie pozioni erboristiche, che le inducono sintomi molesti come perdita di peso, coliche intestinali e diarrea profusa. Il suo aspetto, spettrale e smagrito, preoccupa molto l'amico Hutch, che comincia ad indagare sulla storia del condominio Bramford. Tuttavia, prima di poter render noti i risultati ottenuti, Hutch sprofonda nel coma. Rosemary, temendo per la propria salute, cerca di ritornare dal suo precedente ginecologo, il dottor Hill, ma Guy le si oppone, temendo che il dottor Sapirstein possa offendersi. Dopo il litigio, i dolori della donna cessano all'improvviso. Tre mesi più tardi, una certa Grace Cardiff la contatta e la informa che Huth, suo amico, è morto, ma che prima del trapasso è tornato cosciente e la ha incaricata di darle un libro sulla stregoneria intitolato All them Witches, assieme a un messaggio criptico: "Il nome è un anagramma". Così Rosemary arriva a comprendere la verità. Roman Castevet è un anagramma di Steven Marcato, nome del figlio di un famoso satanista, Adrian Marcato. Ora ne è certa: i Castevet e il dottor Sapirstein sono adoratori di Satana! Le loro intenzioni nei confronti del bambino che lei ha in grembo non possono essere buone. Per istinto, Rosemary cerca rifugio dal dottor Hill,  che però si rivela egli stesso un appartenente alla setta satanica a cui non solo è affiliato il dottor Sapirstein, ma anche Guy. I due demonolatri raggiungono lo studio del dottor Hill. La gravida, giudicata isterica, viene sottoposta a sedazione. Quando si sveglia, le viene detto che ha avuto le doglie e che il bambino è nato morto. Non rassegnandosi alla morte del figlio, Rosemary trova un adito segreto che dalla sua camera da letto conduce nell'appartamento dei Castevet. Qui trova tutti, il marito, i Castevet, il dottor Sapirstein e altri membri della setta, intenti ad adorare il bambino, vivo e vegeto, che frigna in una culla drappeggiata di nero. Una croce rovesciata è appesa sopra di lui: egli è il Figlio di Satana! 
 
  

Recensione: 
Primo film americano di Polański, Rosemary's Baby è un indiscusso capostipite di un intero genere, quello dell'horror demoniaco. Con le sue sequenze sconvolgenti ha introdotto la tematica del culto satanico all'attenzione del grande pubblico, che spesso ne ignorava addirittura l'esistenza. La sua idea portante, quella della gravidanza innaturale, ha poi ispirato un gran numero di nuove opere, anche di genere completamente diverso: persino Alien di Ridley Scott (1979), coi suoi spaventosi processi xenogenetici, può essere in qualche modo ricondotto al concepimento del Figlio di Satana - pur non essendoci una derivazione diretta. L'interpretazione di Mia Farrow è indimenticabile. Forse con un'altra attrice l'esito non avrebbe raggiunto simili vette. Eroica e potentissima è l'interpretazione di Sidney Blackmer nel ruolo del satanico Roman Castevet, il cui volto grifagno deve aver popolato gli incubi di un'intera generazione! Non possiamo poi dimenticare Ruth Gordon nel ruolo della fastidiosissima Minnie Castevet: nel 1969 ricevette il Premio Oscar e il Golden Globe come miglior attrice non protagonista. Premi davvero meritati!  
 
Sequenze memorabili 
 
La rossochiomata Rosemary è stesa sul letto, nuda. Il suo pancino morbidissimo è incredibilmente sensuale. I senini, piccoli ma deliziosi, hanno i capezzoli eretti, segno inequivocabile che lei sta provando piacere. Gli adepti della setta satanica le tracciano complessi disegni esoterici sulla pelle di velluto. E pensare che la Farrow soltanto pochi mesi prima di lavorare con Polański aveva espresso l'intenzione di farsi suora! Se lo avesse fatto, saremmo stati privati di questa sublime visione erotica! 

Ricordi penosi
 
Incappai per la prima volta in questo film quando ero un moccioso. Il televisore trasmetteva le sequenze di Guy e di Rosemary che mangiavano e la scena della "moscia". Poi, quando iniziò la catabasi erotica, mia madre si irritò e decise che quel film non era adatto a un minore. Cambiò il canale, ma quelle poche scene le ricordai a lungo. Mi è rimasto in mente il signor Castevet che irrideva Rosemary, chiedendole: "Non sarà mica religiosa, mia cara?" All'epoca non avevo i mezzi per capire. Ero stato cresciuto in un mondo asettico, in cui la religione era lo stato naturale di ogni persona, in cui non era nemmeno contemplata l'esistenza di individui irreligiosi. La pellicola di Polański ha incrinato con poche parole e con poche immagini il finto cielo di quella rappresentazione scenica voluta dai miei genitori. Avevano paura di tutto. Erano iperprotettivi. Come i genitori di Siddhartha Gautama, che crebbero loro figlio facendogli ignorare persino l'esistenza della malattia e della morte. Se parlo di queste esperienze mortificanti, è a pubblica edificazione: vorrei che fosse chiara l'inutilità suprema di ogni tentativo di diniego della realtà dei fatti, per quanto orribile possa essere.  
 
Polański e il politically correct    
 
Anche questo film sanguigno, come innumerevoli altri, attualmente non potrebbe più essere girato. Nessun regista dei nostri tempi mostrerebbe senza problemi un marito che approfitta del sonno profondo della moglie per penetrare in lei e introdurvi il liquido seminale. Ok, siamo tutti d'accordo: è un comportamento spregevole per via della mancanza di consenso blà blà blà gnè gnè gnè. Tuttavia il furore del politically correct non fa nessuna distinzione tra mostrare qualcosa perché necessario alla trama e farne apologia o istigazione. E infatti a cosa si è ridotto il cinema del XXI secolo? A merda della Marvel e a merda della Walt Disney. Molti diranno che sto esagerando e che le cose non stanno come dico. Non si rendono conto che se si continua a vedere Rosemary's Baby è soltanto perché, avendo guadagnato lo stato di "classico" e di film cult, è soggetto a una certa tolleranza. 
 
Il mistero del sottotitolo 
 
Perché Nastro rosso a New York? È usanza diffusa esporre sulla porta di casa un nastro per indicare una nascita. Questo nastro augurale è azzurro se il nuovo nato è maschietto, rosa se è femminuccia. Come fare quindi ad annunciare al mondo che è nato il Figlio di Satana? È forse un comune maschietto? No di certo. Secondo l'opinione corrente, si dovrebbe quindi ricorrere a un nastro rosso, come simbolo e geroglifico della sua portentosa natura demoniaca. Il romanzo di Ira Levin, da cui il film è stato tratto, fu pubblicato in Italia proprio col titolo Nastro rosso a New York: solo in seguito fu cambiato in Rosemary's Baby, a causa del successo del film. In realtà del famigerato nastro rosso non c'è traccia. Non c'è nella pellicola di Polański e nemmeno nel romanzo di Levin. Il colore rosso attribuito a Satana è più che altro un mitologema dei bigottoni. Troviamo invece il nero, onnipresente. Ecco la descrizione tratta dal romanzo, a cui il regista si è attenuto in modo scrupoloso:   
 
"In fondo alla stanza, in uno dei grandi bovindo, c'era una culla di vimini, nera. Nera, completamente nera; drappeggiata con del taffetà nero e ricoperta, ammantata, da un velo nero. Una coccarda d'argento su un nastro nero era appuntata sul baldacchino nero.
Morto? Ma no, nonostante la sua paura, il rigido velo ebbe un fremito, il nero drappo s'agitò.
Stava lì dentro. In quella mostruosa culla da vecchie fattucchiere.
La coccarda d'argento era un crocifisso appeso per i piedi, con il nastro avvolto e annodato intorno ai piedi di Gesù.
La vista di suo figlio inerme in quella messa in scena sacrilega e orrenda fece spuntare le lacrime agli occhi di Rosemary; fu presa dall'improvviso desiderio di abbandonarsi, crollare a terra e piangere, arrendersi completamente davanti a quella diavoleria complicata e assurda." 

Non è ancora stato chiarito a chi si debba la trovata del nastro rosso. Il Web non è molto di aiuto in casi come questo. 

 
La moscia 
 
Nell'originale in inglese, Minnie Castevet pronuncia la parola mousse in modo errato, come se fosse mouse (il cui significato è "topo"). La pronuncia corretta di mousse ha una vocale lunga: /mu:s/. L'anziana impicciona trasforma tale vocale lunga in un dittongo: /maʊs/. Le sue frasi che menzionano il dolciume risultano dunque grottesche e stonate: stando a lei, Rosemary avrebbe mangiato un roditore! Credo che Polański abbia voluto creare queste ambiguità in modo consapevole. Secondo alcuni critici antisemiti, questa confusione tra mousse e mouse sarebbe tipica degli askhenaziti di lingua Yiddish e starebbe a significare che i Castevet erano ebrei (e quindi artefici di ogni malefatta). In italiano questi giochi di parole non hanno una convincente trasposizione, così non si è trovato nulla di meglio che alterare la mousse in una grezza moscia.

Adattamento  e traduzione
 
Il film si attiene al libro in una misura molto insolita. Alcuni esempi di questa aderenza al materiale di partenza sono: 

1) I due vasetti di mousse al cioccolato hanno condimenti diversi, in modo che il perfido Guy si assicuri che Rosemary ottenga quello con il "sottogusto gessoso";
2) Quando i Castevet stanno partendo per il loro viaggio in Europa, Roman ha in mano una radio a transistor. Nel libro apprendiamo che la radio gli era stata regalata durante una festa d'addio la sera prima;
3) Quando Rosemary fa visita al dottor Hill per la seconda volta, gli sono cresciuti i baffi. Non solo, ma i baffi sono "biondi e appena percettibili", come viene descritto nel libro.
 
Eppure Polański ha omesso di menzionare che il dottor Sapirstein è ebreo, mentre nel romanzo Minnie Castevet parlava di ciò in modo esplicito. Del resil resto il regista avrà pensato che non ci fosse bisogno di commentare le origini di un cognome che parla da sé (vedi le note etimologiche nel seguito).
 
Al responsabile della versione in italiano, Roberto De Leonardis, dava un enorme fastidio che nella pellicola comparisse qualsiasi riferimento anche vago al Bel Paese e alla sua onomastica. Quindi soppresse il cognome Gionoffrio e lo mutò in Gulliver. Questa decisione è stata giudicata bizzarra. Potrebbe darsi che il cognome Gulliver sia stato scelto per la sua assonanza con gullible "credulone". Nella versione originale, a Rosemary viene chiesto come si chiamasse la ragazza e lei risponde che aveva un cognome italiano. Nella versione in italiano, Rosemary risponde invece di non ricordare il cognome. De Leonardis non poté cambiare il cognome Marcato, troppo importante nell'architettura della narrazione. Mentre si trova in lavanderia, Rosemary viene scambiata per una famosa attrice, Victoria West. Il punto è che nell'originale l'attrice è invece Victoria Vetri (che è il vero nome di Angela Dorian). Il cognome italiano doveva essere soppresso. Credo che le motivazioni di De Leonardis fossero banali e meschine: convinto che l'Italia fosse il paese del Papa, di San Francesco e di Don Bosco, non tollerava il suo accostamento alla realtà del settarismo satanico. La sua ingenuità mi appare ridicola. 

 
Il Satana rivoluzionario di Roman Castevet
 
Roman Castevet ha infuso nel Satanismo le dottrine di Karl Marx e di Michail Bakunin! Ecco il suo sermone: 
 
Roman Castevet, rivolto a Rosemary: "Tuo figlio appartiene a Satana! Guy gliel'ha donato. In cambio avete avuto il successo!" 
Un'anziana coppia: "Ave Satana!"
Roman Castevet: "Satana gli darà potenza! Il suo nome sarà Adrian! Distruggerà i potenti e rovescerà i loro templi! Redimerà tutti i disprezzati e farà vendetta in nome dei dannati e dei torturati!" 
 
Qualcuno ha definito le dottrine di Karl Marx "una forma di Cristianesimo senza Dio" e "l'ultima eresia del Cristianesimo". L'Anarchia di Michail Bakunin ha il suo fondamento nel racconto della Genesi: Dio è il Moloch che opprime il genere umano. Le parole di Roman Castevet raccolgono questa eredità e la amplificano a dismisura, arrivando a un culmine che porta alla rottura il sistema. Di fronte a tutto ciò è difficile evitare di includere il Satanismo in ogni sua forma tra le confessioni cristiane! Non solo ne è cristiana l'origine, è cristiano anche il suo apparato retorico.  
 
La discussa presenza di  Anton Szandor LaVey 
 
Una voce circola da molto tempo. Il Web ha contribuito ad amplificarla a dismisura. Cose che un tempo circolavano giusto al Bar Sport, adesso giungono dovunque, in modo capillare. Questo è il punto: si dice che Anton Szandor LaVey, fondatore della Chiesa di Satana, abbia svolto funzioni di consulente per il film di Polański e che abbia persino partecipato come attore alla scena dell'orgia, impersonando il Diavolo. In realtà questa voce è del tutto priva di fondamento e si può escludere che LaVey abbia avuto a che fare con Rosemary's Baby. Va anche notato che all'epoca in cui il film uscì, la Chiesa di Satana era ancora giovane: era stata fondata soltanto nel 1966, in occasione della cosiddetta Notte di Valpurga, che cade il 30 aprile. A quanto si può appurare, la parte del Diavolo è stata interpretata da Clay Tanner, attore noto per Il texano dagli occhi di ghiaccio (The Outlaw Josey Wales, 1976), I fratelli Dion (The Gravy Train, 1974) e la serie TV Kung Fu (1972-1975). Pur non essendo stato accreditato nella parte del Diavolo, si converrà che Tanner non è esattamente uno sconosciuto.    

Una geniale forma di marketing 

Il National Catholic Office for Motion Pictures condannò il film, deprecando alcune scene di nudità e andando su tutte le furie per quello che considerava un "uso perverso delle credenze cristiane fondamentali, specialmente negli eventi che circondano la nascita di Cristo", oltre che per "la sua presa in giro di persone e pratiche religiose" (eroico Castevet!). Va però detto che ci furono nell'industria del cinema alcuni cattolici praticanti che difesero la pellicola: dal momento che riteneva Satana un'entità reale e non una metafora, non poteva essere ritenuta in contrasto col "pensiero religioso tradizionale". Più scomposta la reazione degli Evangelici, che strepitarono in modo forsennato affermando che Rosemary's Baby avrebbe portato il Male nel mondo. Alla fine della fiera, hanno il carattere del grottesco sia la storia di LaVey che quella dei censori cattolici e degli Evangelici furibondi. Eppure, possiamo dire che anche a causa di tutto ciò le fortune della pellicola si sono accresciute in maniera enorme. Conviene molto essere criticati dalle religioni organizzate! 

Sammy Davis Jr. e l'ironia del Destino 

Quando Rosemary si sdraia sul divano, poco prima che Minnie e la sua amica la interrompano, sta leggendo un libro ben strano: "Yes I can", di Sammy Davis Jr., un autore afroamericano. Si tratta di un'autobiografia che ebbe notevole successo, in cima alla lista dei best seller del 1965. Questo robusto mandingo era membro del cosiddetto "Rat Pack" (Branco di ratti), che includeva anche Frank Sinatra, all'epoca marito della Farrow (per questo voleva farsi suora!). Accanto al volume di Sammy Davis Jr. stavano in bella mostra i due volumi del famigerato rapporto di Afred Kinsey sul "comportamento sessuale del maschio umano". Poi si scoprì che era uno studio farlocco. Ricordo che pretendeva di documentare un caso di fellatio praticata a un animale! Ebbene, esiste una connessione satanica per Sammy Davis Jr., che nei tardi anni '60 si affiliò alla Chiesa di Satana di LaVey, pensando che avrebbe incendiato il mondo con furore rivoluzionario. Ne rimase molto deluso, concludendo che era soltanto un'accolita edinista dedita al sesso di gruppo. All'improvviso, dopo aver visto che oltre ai party orgiastici non c'era nulla di concreto, ne fuoriuscì. Ve lo dico io come sono andate le cose. Sammy Davis Jr. stava lavorando con la lingua l'ano di una femmina bellissima, quando all'improvviso lei gli ha scaricato in bocca una raffica di peti sulfurei, per poi rilasciargli sulla lingua un abbondante assaggio di quello che Pupo chiama "gelato al cioccolato, dolce e un po' salato".
 
Una trovata demente di Ray Bradbury  

Ho letto qualcosa che ha dell'incredibile. Lo scrittore di fantascienza Ray Bradbury è rimasto traumatizzato dal film di Polański. Non ha saputo accettare l'idea dell'esistenza del Figlio di Satana, per quanto si trattasse soltanto di un'invenzione cinematografica. Era il concetto stesso a disturbarlo. Gli rendeva la vita impossibile e lo privava del sonno. Così si è inventato un finale alternativo più stupido della merda, supplicando il regista di adottarlo. Secondo Bradbury, Rosemary avrebbe dovuto rapire il suo stesso bambino e portarlo in una cattedrale, elevandolo davanti all'altare e pregando Dio di prendersi quel fagotto di carne, con queste parole: "O Signore, o Dio, o Signore Dio! Riprenditi tuo figlio!". I satanisti avrebbero dovuto sbirciare tremebondi dal portone della cattedrale, senza poter entrare, cagandosi in mano per quella stupidissima preghiera. Bradbury, autore dei famosissimi romanzi Cronache marziane e Fahrenheit 451, ha così dimostrato di essere un decerebrato banale e senza senso alcuno. Già lo sospettavo di demenza per via di quello schifo che è Cronache marziane. Ora ne ho la conferma: era un idiota assoluto!  
 
 
La maledizione di Rosemary's Baby 
 
Il condominio Bramford è il realtà il famoso Dakota, un edificio inconfondibile e massiccio situato nell'Upper West Side di Manhattan, una zona particolarmente lussuosa. Vi risiedeva John Lennon, che nel 1980 fu ucciso da un suo fan che affermava di parlare col Diavolo e di adorarlo. L'assassinio avvenne proprio all'ingresso del palazzo. Come se non bastasse, John Lennon era molto amico di Mia Farrow. Aggiungo un altro fatto bizzarro, sconosciuto ai più. Il Dakota è stato l'ambientazione del romanzo di fantascienza Indietro nel tempo (Time and Again, 1970) di Jack Finney. 
 
Il compositore polacco Krzysztof Komeda, a cui si deve la colonna sonora del film, cadde in un precipizio nel corso di una festa a Los Angeles. Era il dicembre 1968. Riportò gravissime ferite alla testa e cadde in coma. Trasferito in Polonia, sua terra d'origine, spirò a soli 38 anni. Quello che stupisce è che un incidente del tutto simile lo si è visto accadere a Hutch, l'amico dei Woodhouse che finisce in coma dopo essere precipitato in una scarpata.       

Il produttore, William Castle, era convinto che sul film gravasse una terribile maledizione dovuta all'evocazione di Satana. Egli pensava che una conseguenza fosse il raccapricciante assassinio di Sharon Tate, la moglie incinta di Polański sventrata da Charles Manson, che le estrasse il feto dall'utero con le proprie mani. Era il 9 agosto 1969. William Castle attribuiva all'infuriare di Satana anche le proprie malattie, come una terribile infezione alle vie urinarie (con ogni probabilità una grave forma di gonorrea). Era terrorizzato, tanto che passò lunghi anni da recluso, rifiutandosi persino di mettere piede fuori dalla soglia di casa: aveva la convinzione che Satana si aggirasse nei paraggi come un leone ruggente pronto a divorarlo. Anche William Peter Blatty e Harvey Berhhard, rispettivamente produttori dei film L'esorcista (The Exorcist, 1973) e Il presagio (The Omen, 1978), erano convinti che l'opera di Polański fosse maledetta.   
 
Alcuni errori 
 
Sono presenti nella pellicola alcuni anacronismi. Al funerale una delle limousine è del 1968, mentre l'evento si svolge nel 1966. L'ho letto nel Web: del resto non capisco nulla di automobili e non sarei stato in grado di accorgermi dell'errore, dato che distinguo una Limousine da una Cinquecento solo perché quest'ultima è più piccola. Quando Rosemary è nel centro di Manhattan nel periodo natalizio del 1965, il titolo del film sul tendone del Radio City Music Hall è The Happiest Millionaire (Il più felice dei miliardari), che uscì solo nel periodo natalizio del 1967. Per due volte si vedono taxi Chevrolet del 1967. Tale modello è stato introdotto soltanto nell'autunno del 1966, mentre la nascita del Figlio di Satana avviene nel giugno dello stesso anno. Anche in questi casi si tratta di errori irrilevanti e futili. 
 
Non considero il fatto che Minnie Castevet non muove le labbra mentre dice a Rosemary: "Non importa dove siamo, i nostri pensieri saranno sempre con te." Una simile fattucchiera isterica avrebbe potuto benissimo avere la capacità del ventriloquio! Più rilevante mi appare invece l'allusione al dopobarba del dottor Sapirstein, fatta dal capoufficio di Rosemary, che fa questo paragone dopo aver sentito gli effluvi dell'amuleto con la radice di tannis. Ebbene, il luminare ashkenazita porta una barba completa!  
 
Curiosità varie 
 
Il nome di Rosemary è un riferimento a Maria, madre di Gesù. Questo accostamento è dovuto al carattere portentoso della sua gravidanza. Secondo un antico mito balcanico, Dio ebbe due figli: Gesù e Satanael. Il regista dovette esserne ispirato, creando così il suo personaggio femminile, mettendo in scena una simmetria che non ha alcuna corrispondenza nella dottrina della Chiesa di Roma e delle altre Chiese fondate sul Simbolo Niceno. All'epoca la cosa dovette fare un'impressione terribile ai cattolici. 
 
Rosemary ha un calendario cattolico in cui i venerdì sono contrassegnati da un pesce, come pro memoria per ricordare di non mangiare carne. Non ho mai visto in vita mia nulla di simile in Italia, paese che l'immaginario collettivo americano considera ipercattolico! Nel 1999 incontrai una ragazza che mangiava di magro il venerdì per tradizione di famiglia. La cosa mi apparve incredibilmente bizzarra. Sono rimasto meno stupito quando alcuni anni dopo ne ho incontrata una che apparteneva alla Chiesa di Satana di LaVey.  

La graveolente radice di tannis in realtà non esiste affatto: è stata inventata da Ira Levin appositamente per il suo romanzo. Con ogni probabilità il nome tannis è una semplice alterazione di tannin "tannino". 
 
La voce dell'attore diventato cieco, Donald Baumgart, con cui Rosemary parla al telefono, era quella di Tony Curtis. La Farrow non se lo aspettava, perché il regista aveva pensato bene di tenerla all'oscuro e di farle una sorpresa. L'effetto di disorientamento provato dall'attrice fulva era proprio quello che Polański cercava.  
 

Curiosità onomastiche 

Trovo bizzarra l'assonanza tra il cognome Castevet della coppia satanica e quello dell'attore che ha interpretato Guy Woodhouse, Cassavetes. Non è impossibile che la scelta dell'attore sia stata dettata proprio dal suo cognome, per ragioni esoteriche! 
Il cognome Cassavetes è di origine greca: la forma originale è Κασσαβέτης. Deriva dal turco kasavet "triste; ansioso" (glossa greca: "λυπημένος, ανήσυχος"). Varianti: Cassavetis, Cassavetti.
Il nominativo Roman Castevet è spiegato come l'anagramma di Steven Marcato, verità a cui Rosemary giunge usando le tessere del gioco noto come Scarabeo. Tra l'altro, non può essere una coincidenza il fatto che il nome del satanista dal ghigno aquilino sia lo stesso del regista. Evidentemente Roman Castevet è per Roman Polański quello che Mister Hyde è per il Dottor Jekyll. 
Il sito Myheritage.com menziona una Minnie Castevet nell'annuario dell'Archbishop Ryan High School a Omaha (Douglas County, Nebraska, US), proprio nell'anno 1968, ma aprendo il documento si scopre subito che il nominativo è soltanto una citazione del personaggio del film di Polański. In ogni caso il cognome esiste realmente ed è di origine francese: sempre su Myheritage.com si riescono ad avere informazioni sulla sua diffusione. 
 
Etimologia del cognome Castevet 
 
Non è ben chiara l'etimologia del cognome Castevet. Forse è nato dalla volgarizzazione del latino Castellum vetus "Castello vecchio". In modo simile, il cognome moldavo Castrovet proverrà da Castrum vetus, anch'esso "Castello vecchio". In Moldavia e in Romania si trova la variante Castrevet, di identica origine. Non bisogna invece confondere Castevet con Castevert, anch'esso presente in Francia, che sarà invece da Castellum viride "Castello verde". Parlo di volgarizzazioni di forme latine per un semplice fatto: sia il francese che il rumeno hanno una parola per dire "vecchio" che continua il diminutivo latino vetulus (latino volgare veclus): francese vieux, rumeno vechi. Il latino vetus, non compreso, è stato cristallizzato in -vet in questi cognomi, che probabilmente derivavano da un toponimo. Spiegazioni migliori non sono stato capace di escogitarne. Nella Rete non si trova alcuno studio etimologico dei cognomi in questione, come se fossero semplici guazzabugli di lettere senza senso; resta sempre una fonte di stupore questa trascuratezza dei filologi. 
 
Etimologia del cognome Marcato 

Il celebre satanista portava un cognome italiano: Marcato deriva dal latino mercātor "mercante". È un'interessantissima forma derivata direttamente dal nominativo, la cui consonante finale -r si è dileguata. Identica origine ha il cognome Mercatore, che però deriva dalla forma accusativa mercātōrem. Stando al sito Forebears.io, questa è la distribuzione del cognome Marcato per nazione: 


Italia: 5.446 persone 
Brasile: 2.091 persone 
Argentina: 186 persone 
Francia: 176 persone
Stati Uniti d'America: 124 persone
Australia: 45 persone
Svizzera: 24 persone
Canada: 19 persone 
Germania: 13 persone 
Qatar: 12 persone
 
Etimologia del cognome Sapirstein 
 
Tipico cognome ashkenazita, Sapirstein è stato spiegato come un derivato delle parole Yiddish sapir "zaffiro" (tedesco Saphir) e shteyn "pietra" (tedesco Stein). Tuttavia da indagini più approfondite emerge che la sua etimologia non è così semplice. Senza dubbio Sapirstein è connesso con un altro cognome ashkenazita ben noto: Shapiro. Come mi spiegò un professore genovese ormai defunto (RIP), chiunque porti il cognome Shapiro è sicuramente ebreo. Si pensa che Shapiro sia un cognome di origine locativa e che derivi dalla città tedesca di Speyer /'ʃpaɪəɹ/ (nota in italiano come Spira), anche se permane una grave difficoltà: è abbastanza difficile spiegare la vocale finale -o. Il significato più probabile è "Che viene da Spira". Evidentemente Sapirstein è ottenuto dallo stesso toponimo, ma con l'aggiunta del ben noto formante -stein "pietra". Dovrebbe quindi significare alla lettera "Pietra di Spira". Stando al sito Forebears.io, questa è la distribuzione del cognome Sapirstein per nazione: 
 

Israele: 133 persone 
Stati Uniti d'America: 116 persone 
Argentina: 8 persone 
Canada: 8 persone 
Inghilterra: 4 persone 
Sudafrica: 2 persone 

Varianti ortografiche di Sapirstein: 
Saphirstein, Sapirsztein, Shapirstein, Sapirshtein, Sapeirstein, Saperstein, Shapirshtein, Sapirsteyn, Shapirshteyn, Sapperstein, Shapyrshteyn, Soperstein, Sapershteyn, Shapershteyn, Shapershtiyn, Saperstine, Saperstien, Sapersteim e possibilmente altre. 
 
Le varianti con Sh- iniziale dimostrano che non si tratta di un derivato di Sapir "zaffiro", che ha una sibilante diversa.
 
Varianti ortografiche di Shapiro: 
Shapira, Spira, Spire, Spier, Spiro, Spero, Chapiro, Sprai, Szpir, Sapir, Saphir, Spera e di certo altre. 
 
Un inverecondo sequel  
 
Polański girò più di quattro ore di film. C'era una sovrabbondanza di sequenze che non potevano essere tutte incluse nell'opera compiuta. All'addetto al montaggio, Sam O'Steen, fu lasciata la decisione su cosa tagliare. In seguito lo stesso O'Steen diresse un sequel che urla vendetta al Cielo, intitolato Look What's Happened to Rosemary's Baby (Guardate cos'è successo al figlio di Rosemary) e uscito nel 1976. Dovrebbe essere vietata per legge la produzione di sequel smerdanti!  
 
Un remake degno di ludibrio 
 
In questi tempi di demenza politically correct, non poteva mancare un remake in cui la protagonista è afroamericana. Si tratta di una miniserie interpretata da Zoe Saldana e diretta dalla polacca Agnieszka Holland, che ha recepito l'intero corpus ideologico del femminismo radicale e del suprematismo nero. Secondo i fanatici convulsionari pullulanti nella peggiore America in sfacelo, il Figlio di Satana doveva essere per necessità storica un mandingo! Dopo che il cinema ha mostrato alle genti Heimdall mandingo, Achille mandingo, Robert Neville mandingo, Ellis Boyd Redding mandingo e via discorrendo, adesso aspettiamo soltanto un film sul Terzo Reich in cui Heinrich Himmler è di colore!  

sabato 25 gennaio 2020

ALCUNE NOTE SULL'ETIMOLOGIA DI MACABRO

La parola italiana macabro è un caso molto interessante. La pronuncia corrente è sdrucciola, màcabro, ma un tempo esisteva anche la forma piana, macàbro, che attualmente sarebbe considerata ridicola, pur essendo più corretta. La parola proviene infatti dal francese macabre, di origine incerta. Questa è la stessa fonte che ha dato origine anche all'inglese macabre (pronuncia britannica /mə'ka:bɹə/, /mə'ka:bə(ɹ)/; pronuncia americana /mə'ka:b/, /mə'ka:bɹə/, /mə'ka:bəɹ/) e allo spagnolo macabro (pronuncia /ma'kabro/). Il vocabolo è giunto persino in Romania come macabru (pronuncia /ma'kabru/), ma si tratta di un articolo d'importazione abbastanza recente. Il problema fondamentale è capire qual è la vera origine del francese macabre
 
La prima attestazione a noi nota è databile all'anno 1376. Compare nel Respit de la Mort, un componimento di Jean le Fèvre (circa 1325 - circa 1380). La citazione è la seguente: 
 
Je fis de Macabré la dance  
qui toutes gens maine a sa tresche
et a la fosse les adresche
qui leur est derraine maison.

Questa è la traduzione: 

Feci di Macabré la danza
che ogni persona mena nella sua tresca
e alla fossa invia
ch'è la sua ultima magione. 
 
Sorgono tuttavia problemi. I versi sopra riportati sono stati filtrati dagli studiosi e si possono considerare in qualche modo elaborazioni. Infatti i manoscritti più antichi hanno versioni leggermente diverse. Le riporto nel seguito (primi tre versi): 
 
Manoscritto 994: 
 
Je fis de Macabre la dance  
qui toutes gens maine a la tresche
et a la fosse les adresce  
 
Manoscritto 1543: 
 
Je fis de Macabre la dance  
qui toutes gens maine a sa tresche
et a la fosse les adresche  

Manoscritto 19137: 
 
Je fis de Macrabe la dance  
qui toutes gens maine a tresche
et a la fosse les adresce  
 
Come si può vedere, nessuna di queste versioni ha la forma con l'accento sull'ultima sillaba, Macabré. Si ha invece Macabre, con la variante metatetica Macrabe

Nel manoscritto 1352 abbiamo invece una forma diversa: 

Je fis de Macabree la dance
qui toute gent maine a sa tresche
et a la fosse les adresse

In un componimento più recente, Ballade d'un Prisonnier, il verso finale è il seguente: 
 
Je danseray la macabrée danse.
 
Appare chiaro che "danzare la danza macabra" significa "morire".
 
 
 
Come interpretare queste strane forme? A lungo si è favoleggiato di un pittore fantomatico chiamato proprio Macabré, cosa che a mio avviso appare inverosimile. Certo, tutto può essere. Bisogna però notare che un personaggio di questo genere non ha lasciato alcuna documentazione concreta della propria esistenza. Se anche questo artista venisse scoperto, resterebbe da capire l'origine del suo soprannome. 
 
L'ipotesi in cui ci si imbatte più frequentemente è quella che fa risalire Macabré ai Santi Maccabei. Nel Secondo Libro dei Maccabei (cap. 6) è narrato il martirio di sette fratelli, della loro madre e dello scriba Eleazaro, all'epoca in cui la Giudea era dominata da un sovrano greco, il Seleucide Antioco Epifane IV (215 a.C. - 164 a.C.). Tornato da una spedizione in Egitto, Antioco IV calò su Gerusalemme, sterminando gran parte della popolazione, depredando il Tempio e proibendo con misure draconiane l'esercizio della religione ebraica. Fu così che lo scriba Eleazaro fu costretto a mangiare carne suina immolata alle divinità pagane. Essendosi rifiutato di farlo, venne massacrato a bastonate fino alla morte (nel Web si legge che sarebbe anche stato soffocato da vapori ripugnanti, ma non è specificata la fonte). Sette fratelli furono tutti uccisi tra tormenti atrocissimi e loro madre fu costretta ad assistere per poi essere a sua volta martirizzata. Sono appunto questi i Santi Maccabei. Si chiamano così perché patirono al tempo della rivolta dei Maccabei, non perché appartenessero alla famiglia degli Asmonei. Furono considerati precursori di Cristo.  
 
Nel Medioevo il culto dei Santi Maccabei fu diffusissimo e assai popolare in tutta la Cristianità, sia tra i Romani che tra i Bizantini. L'idea di molti studiosi è che la Danza Macabra abbia tratto il suo nome proprio da quella che veniva chiamata chorea Machabaeorum o Machabaeorum chor(e)a, ossia Danza dei Maccabei. La locuzione è ben attestata, anche con varianti ortografiche come chorea Maccabeorum. Questa locuzione indicava la morte di torture che i sette fratelli martirizzati dovettero subire. Esistono truculente narrazioni apocrife che descrivono ogni minimo dettaglio, con dovizia di particolari macabri, per l'appunto. Nel Secondo Libro dei Maccabei è riportato che a quando si preparavano a tagliare la lingua e le mani a uno dei giovani, questi disse di non curarsene e di sperare che Dio gli avrebbe restituito le membra amputate. Affinché l'etimologia proposta abbia un senso, bisogna spiegare come da Machabaeus si possa essere giunti a Macabree, Macabrée, Macabre. I romanisti sono convinti che si tratti di una serie di errori di scrittura: prima l'inserimento di una rotica -r-, che avrebbe portato da Macabée "Maccabeo" a Macabrée. Quindi si sarebbe giunti a Macabré e per errore nella scrittura della vocale finale, a Macabre, cosa che avrebbe dato origine a una lettura ortografica con ritrazione dell'accento.
 
Un'altra teoria, che va prontamente dismessa, è quella dell'associazione con San Macario, eremita egiziano che soffriva di piaghe verminose. Quando un cagnotto gli cadeva, lo rimetteva subito sulla carne cancrenosa, dicendo che quella povera creatura aveva il diritto di godersi il suo festino. Così San Macario sarebbe divenuto un improbabile San Macabrio, forse per l'errore di uno scriba in qualche documento. A Pisa, in un dipinto del Campo Santo, un uomo di nome Macario si rivolge ai vivi in nome dei Morti. Nulla giustifica una tale identificazione di San Macario con la Morte, così si deve trattare di un nome attribuito arbitrariamente dall'artista al portavoce dell'Oltretomba. In seguito, questo Macario sarebbe stato identificato in modo abusivo con San Macario.  

A queste complesse elucubrazioni dei romanisti, si oppone una teoria totalmente dissimile quanto diretta, concettualmente semplice, cristallina come la Verità. Il nostro Macabrée trae la sua origine dall'arabo مَقَابِر maqābir "cimiteri", plurale di مَقْبَرَة maqbara "cimitero" (anche مَقْبُرَة maqbura). La mia idea in proposito è questa: ai tempi delle Crociate, sarebbe vissuto in Terrasanta un necrofilo, che si divertiva ad esumare i cadaveri per aspirarne i lezzi. Il suo nome sarebbe quindi passato in Francia, conoscendovi una prodigiosa diffusione. 
 
In ebraico esiste la parola meqaber "scavatore di tombe", attestata come hapax legomenon nel Libro di Geremia (capitolo 14). La parola è sopravvissuta come prestito ebraico nello yiddish (meqaber zayn "essere un seppellitore", "inumare, sotterrare un morto"). Similmente in aramaico meqabrey significa "becchini, inumatori", parola che si adatta splendidamente al francese Macabrée. L'origine ultima sia della forma araba che di quella ebraica e di quella aramaica è il protosemitico *qabru "tomba, sepolcro", con un tipico suffisso *ma-, *mu-, attestato in moltissime lingue afroasiatiche, egiziano antico compreso. Sono propenso a credere che la forma araba e quella aramaica siano migliori candidate rispetto a quella ebraica, in cui la consonante -b- aveva un suono fricativo -v-. Credo inoltre che sia probabile che la sillaba finale della parola ebraica avesse una vocale lunga, essendo piuttosto meqabēr /məqa've:r/. Più che un inumatore, un uomo macabro è un esumatore, che scava per estrarre corpi decomposti. Il suo agire è l'esatto contrario della pietà tipica delle genti semitiche, che non prevedono esumazioni e ricomposizioni di corpi negli ossari. Sono ben determinato nel difendere le mie tesi: Macabrée doveva essere il soprannome attribuito da arabi o da siriani di lingua aramaica a un franco folle che dissotterrava i morti per abusare di loro, provocando immenso scandalo. I romanisti non potranno mai convincermi del contrario. All'origine della parola "macabro" ci sarà più facilmente un necrofilo piuttosto che un precursore di Cristo! 
 
Riporto un link a un interessante articolo in cui questi argomenti sono discussi:    


Con insopportabile paternalismo la Wikipedia in inglese avverte che la parola macabre non deve essere confusa con Marcabru, che era un famoso trovatore provenzale del XII secolo, animato da una misoginia violentissima (accusava le donne di essere maligne e di puzzare). Aggiungerei allora, a beneficio dei rudi Anglosassoni d'America, che macabre non va confuso nemmeno con Marcab, nome di un pianeta della mitologia di Ron Hubbard, tuttora creduto reale dagli adepti della Chiesa di Scientology. Non è poi impossibile che lo stesso Hubbard, che era uno scrittore di fantascienza oltre che un capo religioso, si sia ispirato proprio alla parola macabre per creare il nome del pianeta in questione, a sua detta popolato da gente malvagia. Marcab sarebbe, in altre parole, il Pianeta Macabro. Così come Helatrobus è il Pianeta Infernale (dall'inglese Hell) e il Demiurgo Xenu è lo Straniero, l'Alieno (dal greco xenos).