martedì 18 dicembre 2018

NOTE SUL LAVORO DI WHITTAKER

Gordon Whittaker (Università di Gottinga) è l'autore dell'articolo The Case for Euphratic, pubblicato nel 2008 su Humanities & Social Sciences (Linguistics & Grammatology). Il lavoro in questione, ospitato da Academia.edu, è consultabile e scaricabile liberamente al seguente link:


Questo è l'abstract, da me tradotto: 

"Sarà dimostrato che la scrittura cuneiforme, il vocabolario del sumerico e dell'accadico e i toponimi della Mesopotamia meridionale conservano resti di un'antica lingua indoeuropea, realmente più antica di oltre un millennio. Inoltre le prove sono dettagliate e abbastanza consistenti da permettere la ricostruzione di un certo numero di caratteristiche della lingua indoeuropea proposta, l'eufratico, e di abbozzare uno schema del modello culturale eufratico."

Ovviamente il nome che Whittaker ha attribuito a questa ipotetica lingua perduta, ossia eufratico, è arbitrario. 

Per più di un secolo è infuriata una controversia sull'appartenenza etnica della popolazione della Mesopotamia meridionale nel quarto millennio a.C., epoca in cui è comparsa la rivoluzionaria innovazione della scrittura, destinata ad influenzare in modo profondo il contesto delle città-stato di quella che per convenzione ci è nota come terra di Sumer. In anni recenti il dibattito si è focalizzato sulla lingua dietro i testi più antichi, le tavolette proto-cuneiformi del Tardo Periodo di Uruk (circa 3350-3100 a.C., datazione convenzionale). A tale controversia è stato dato il nome di Questione Sumerica. Questi sono i principali problemi della Questione Sumerica:

1) A partire da quale periodo i Sumeri sono presenti nella Mesopotamia meridionale?
2) Essi erano gli originari abitanti della Mesopotamia meridionale o hanno invaso una terrà già occupata?
3) Se non erano autoctoni, da quale società (o da quali società) sono stati preceduti? 

Mentre numerosi studiosi hanno attaccato ogni tentativo di identificare elementi linguistici pre-sumerici, altri hanno proposto soluzioni diverse. Così Landsberger ha postulato un "sostrato proto-eufratico" per spiegare toponimi morfologicamente opachi, teonimi e termini tecnici (1944, 1974). Oppenheim ha congetturato quanto segue: 

"Una considerevole sezione del vocabolario sumerico che si basa sulla cultura materiale della Mesopotamia contiene termini e designazioni che non sembrano essere sumeriche e che non appartengono a nessuna lingua semitica (proto-accadica). Queste parole possono teoricamente echeggiare uno o più sostrati linguistici molto più antichi e quindi riguardano i precedenti portatori di ciò che proponiamo di definire civiltà della valle dell'Eufrate." 

Whittaker in una serie di articoli (1998, 2001, 2004, 2004/2005, 2005) ha ipotizzato che questo sostrato pre-sumerico consistesse in una lingua indoeuropea fatta e finita.   

Mi sono imbattuto per la prima volta nella Questione Sumerica quando ancora ero un liceale brufoloso. In una rivista di linguistica ho letto che il nome di Babele (Babilonia) risale al sostrato pre-sumerico della Mesopotamia e che in quanto tale non ha etimologia possibile. Così sono dovute a etimologie popolari tanto l'interpretazione accadica che vi vede Bāb-ili, Bāb-ilu "Porta del Dio" o Bāb-ilāni "Porta degli Dei", quanto l'interpretazione ebraica fornita dalla Bibbia, che parla di Bāvēl come di un luogo di confusione linguistica, dal verbo bālal "confondere". Certo, molti diranno che avrei fatto meglio a pensare alla figa. Il punto è che ci pensavo comunque, nonostante avessi anche altri interessi: l'impulso ad emettere lo sperma non mi impediva di pensare. Non avendo punti d'appoggio su cui costruire una teoria, la questione del misterioso sostrato pre-sumerico cadde nel dimenticatoio e lì fu lasciata per molti anni a fermentare. Dopo tanto tempo, sono felice di constatare che qualcuno si è occupato in modo serio e approfondito dell'affascinante argomento, anche se non nascondo che l'idea di una lingua pre-sumerica indoeuropea comporta non poche difficoltà.

Estraggo alcuni dei lemmi trattati dall'opera di Whittaker e li presento in questa sede per il piacere filosofico dei lettori, corredandoli dove necessario di miei commenti. Dubito che simili studi siano mai stati pubblicati in lingua italiana. 

1) Si notano valori fonetici incongrui per alcuni logogrammi: 

HU "uccello" < IE *h2au̯i- "uccello" 
   vs. Sumerico MU
ŠEN "uccello"

LIK "lupo" < IE *u̯ḷkwo-
   vs. Sumerico URBARRA "lupo" < UR "cane" + BAR "esterno" (i.e. "cane estraneo").

LIB ~ LUB "volpe" < IE *u̯ḷpeh1-
   vs. Sumerico KA "volpe"

PEŠ "essere vasto", scritto con lo stesso segno usato per "pesce" 
   nasconde un antico *PEŠ "pesce" < IE *peisk(')- / *pisk(')-
   vs. Sumerico KU, KUA "pesce", a sua volta ritenuto un prestito
   dal sostrato eufratico
   Commento: IE *peisk(')- / *pisk(')- si trova soltanto in alcune lingue indoeuropee occidentali: latino piscis, protogermanico *fiskaz (gotico fisks, norreno fiskr, etc.), protoceltico *eiskos (antico irlandese íasc). Nonostante numerosi tentativi di ricondurre questa radice a quella per indicare l'acqua (IE *ap- < *Hap-), interpretandola come "bestia d'acqua", la formazione si presenta altamente problematica, a cominciare dal suffisso esotico, per non parlare del vocalismo. Attribuirla alla Mesopotamia dell'epoca di Uruk sarebbe come pensare che le paroli inglesi wop "guappo" e racket "organizzazione ricattatoria" possano risalire al contesto di Beowulf.

2) Possibili prestiti dal sostrato eufratico in sumerico.

Nomi di animali:

KU "pesce"
    < IE *(dh)g'huh-

   Commento: Secondo Halloran è da KU "cibo" + A "acqua": si tratterebbe semplicemente di un antico composto sumerico, senza necessità di ricorrere ad elementi esterni. Il punto è che Halloran è noto per spiegare Omero con Omero.  

GILIM ~ GILIN KILIM "mangusta"
    < *IE *gḷh-i-m (acc.)
    Cfr. latino glīs "ghiro", greco γαλέη "donnola", sanscrito giri-
   "topo".
  Commento: Le parole del latino, del greco e del sanscrito non hanno l'aria di avere origine indoeuropea, non più di quanto padrino e picciotto abbiano l'aria di essere parole inglesi. Sulla loro origine ultima si potrebbe discutere a lungo senza arrivare da nessuna parte.


GUD "toro; bue"
    < IE *gwo:u-s "bovino"
   Commento: A me pare più probabile la direzione opposta del prestito, che il termine sumerico sia passato in protoindoeuropeo per motivi culturali (da un popolo agricolo a un popolo di razziatori e di allevatori delle steppe). 


Possibili derivati:
   GARA (valore fonetico)
       < IE *gwou-ró- "bovino; rossiccio"
       Si trova come secondo elemento in INDAG(A)RA, nome di un
       bovino mitico, figlio del Dio della Luna, detto anche NINDA-
       GUD.
   GUGARID "pastore"
        < IE *gwou-k(w)ol-i-s "pastore"

   GIDIM ~ GUDMA ~ GADMA "ecatombe" (sacrificio di cento
   buoi)
        < IE *(d)k'ṃtom-gwu-ah2- "sacrificio di cento buoi"


HURIN "aquila" (termine mitologico)
    < IE *h3or-(e)n- "aquila"  (meglio "uccello") 
   Cfr. protogermanico *arnuz, *arēn "aquila" (gotico ara, etc.),
   greco ὄρνις "uccello", etc.


NERAH ~ NIRAH "serpente, vipera"
    < IE *neh1-tr-ah2 "serpente, vipera"
    Cfr. latino natrīx "biscia", protogermanico *naðraz (gotico nadre
    "di vipere", norreno naðr "serpente", etc.).


SAH ŠAH "maiale"
    < IE *s(e)uh- "maiale"
   Commento: Per fortuna l'autore riconosce la difficoltà del vocalismo. Riguardo al preteso dittongo nella forma indoeuropea ricostruita, non posso far altro che avanzare un forte scetticismo: sembra una manipolazione ad hoc.


Termini pertinenti alla vista e al volto: 

IGI "occhio, occhi; faccia"
    < IE *h3okw- "occhio"; *h3okw-ih1 "occhi" (duale)


UKTIN "apparenza; forma; fattezze del viso"
    < IE *h3okw-ti-m (acc.) "apparenza, vista; espressione"
  Commento: rispetto a IGI "occhio, occhi; faccia", si notano diversi sviluppi fonetici dovuti al gruppo consonantico.


ULUTIM ~ ULUTIN "apparenza, forma; fattezze del viso"
    < IE *u̯ḷ-ti-m (acc.) "apparenza, fattezze del viso"
    Cfr. latino vultus "volto", protoceltico *wel- "vedere" (gallese
    gweled "vedere", antico irlandese fili, gen. filed "veggente;
    poeta"). 


Armi e utensili:

UBRIM ~ UBRI "lancia"
    < IE *h2ok'(u)ri-m (acc.) "punta aguzza" 


ŠUKUR "lancia; giavellotto"
    < IE *sek-uhr- "ascia" < *sek- "tagliare" 

    Cfr. latino secūris "scure"

UKUR ~ UGUR "pentola"
    < IE *h2oukw-ṛ, gen. *h2ukwn-es "pentola per cucinare"


Una notevole famiglia di parole:

NER ~ NIR "signore; principe, eroe)
   < IE *h2ne:r "uomo, eroe"
   Cfr. greco ἀνήρ "uomo"; latino neriōsus "forte", etc. 


NER ~ NIR "autorità, fiducia; confidenza"
   < IE *h2ner-tú- "potere carismatico" 


NER ~ NIR "principesco"
    < IE *h2ner-o- "forte"  


NUR ~ NARA ~ NAR "principe" (valore fonetico)
    < IE *h2nor-o- "carismatico, forte" 


LIRUM ~ NER "forza; forte, potente; grande; resistente; ostinato;
    un nobile"
    < IE *h2nero-m (acc.) "forte"  


NITAH "uomo; maschio"
    < IE *h2nṛ-tah2 "mascolinità, virilità" 


ŠUNIR (emblema divino)
   < IE *h1su-h2ner-o- "potente; fortunato" 

   Commento: Se l'etimologia fosse corretta, saremmo di fronte a un antico composto, chiarissimo a un indoeuropeista e oscuro a qualsiasi parlante sumerico. 

Interessanti sono le ricostruzioni di elementi grammaticali:

Sumerico -AH
       < IE -*ah2 (suffisso femminile) 
Sumerico -AM
~ - AB; -UM ~ -UB
      < IE -*om (accusativo maschile; mominativo/accusativo
      neutro)
Sumerico -D
~ -R
      < IE -*s (nominativo maschile)  

Sumerico IN "in; a; da"
      < IE *en "in"
Sumerico ANA "a; per"
      < IE *ana
~ *an "su"
Sumerico TUKUM "immediatamente; in un attimo; se"
      < IE *to-kom "con questo"


Non tutte le etimologie proposte da Whittaker sono così brillanti come quelle sopra riportate. Alcune si fondano su mutamenti a mio avviso piuttosto implausibili. Esempi: 

DURAH "tipo di cervo; ibice"
     < IE *(d)i̯ork-ah2 "specie di cervo; gazzella" 

    Commento: Mi pare che il mutamento -rk- > -r- sia piuttosto stravagante. La radice indoeuropea si trova soltanto in greco e in celtico: non si può escludere che si tratti di un antico prestito da una lingua sconosciuta. La stessa radice si trova anche nel basco orkatz "capriolo", ma probabilmente si tratta di un prestito da una lingua indoeuropea pre-celtica.

LARAH "un parte del giogo"
    < IE *lorg-ah2 "mazza; asta del carro"
   Commento: A parte il mutamento -rg- > -r-, che mi lascia perplesso, vediamo come IE *lorg-ah2 "mazza; asta del carro" sia un mero fantasma, ricostruito a partire dal celtico (antico irlandese lorg "mazza"; bretone lorch'enn "asta del carro"). Whittaker afferma che la radice, definita "indoeuropea", sia sopravvissuta soltanto in celtico. A me pare che sia abusivo prendere un vocabolo oscuro e isolato per proiettarlo nelle steppe e farlo diventare indoeuropeo con la bacchetta magica di Harry Fotter. Pensare alla sopravvivenza di un termine di sostrato è infinitamente più semplice che pensare a una parola persa in tutti i rami dell'indoeuropeo tranne che in uno.


ZARAH "dolore, dispiacere; lamento funebre; vulva; eczema"
    < IE *surgh-ah2 "dolore, preoccupazione; malattia" 

   Commento: Abbiamo sempre il mutamento problematico -r- + occlusiva velare > -r-; sulla liceità della forma indoeuropea ricostruita nutro forti dubbi.

ZARAH "cicogna"
    < IE *storg-(ah2) "cicogna" 

   Commento: Abbiamo sempre il mutamento problematico -r- + occlusiva velare > -r-; sulla liceità della forma indoeuropea ricostruita nutro forti dubbi.

Mi convincono poco anche le etimologie proposte per alcuni toponimi: 

KALAMA "terra di Sumer"
    < IE *k'olh2-m- "canna"
NIBRU "Nippur"
    < IE *nebh-ró- "nuvolo"
ERIDUGU
~ ERIDUG "Eridu"
    < IE *u̯r-ii̯-ah2 dḷk-ú- "città dolce"
KUARA "Kuara"
    < IE *(dh)g'huu̯ah2-r
ó- "ricca di pesci"
KARKARA
~ KAKRU ~ KAKRA "Karkara"
    < IE *kwerkw-r
ó- (< *perkw-ró-) "della quercia"
ARARMA "Larsa"
  
(accadico LARSAM) 
   < IE *h2ṛg'-ró-m "bianco splendente"
   Commento: La forma accadica confrontata col toponimo
   sumerico punta a una protoforma pre-sumerica assai complessa, 
   per cui il tentativo di raffronto con l'indoeuropeo ha elevate
   possibilità di essere fallace.
USAB
~ ASAB ~ ADAB "Adab"
   < IE *h2us-ró-m "dell'aurora"
TINTIR "Babilonia"
  < IE *deiu̯o:m dhu̯ṛ- "Porta degli Dei"
  Commento: Tradotto come KA.DINGIR.KI in sumerico e come
  BĀB-ILU, -I in accadico; la ricostruzione indoeuropea appare
  altamente cervellotica.
LAGA
Š "Lagash"
   < IE *legh-os "magazzino"
   Il toponimo è tradotto in accadico come NA(K)KAMTU
  "magazzino". 

   Commento: La forma sumerica e quella accadica potrebbero risalire a una stessa protoforma complessa; la traduzione accadica potrebbe essere il semplice frutto di un'etimologia popolare, come per il caso di Babele. 

Partendo da queste premesse, Whittaker finisce con lo spingersi molto oltre, tanto da dare l'impressione di voler indoeuropeizzare l'intero vocabolario sumerico. Nel suo successivo lavoro, Euphratic: A phonological sketch (2012), vediamo questa tendenza panindoeuropea in pieno svolgimento. Questo è il link all'articolo:


La mia perplessità è grande, nonostante sia fornito con dovizia di particolari e di esempi un insieme di elaborate corrispondenze fonetiche. Utilizzando questi mezzi si potrebbe dimostrare anche l'origine indoeuropea dello zapoteco dell'Istmo.

Conclusioni

Nonostante l'indubbio interesse di certe etimologie, la metodologia whittakeriana è altamente rischiosa e rischia di portare fuori strada. Queste sono le mie osservazioni: 

1) Il sumerico presenta scarsa variabilità interna. Ha soltanto due dialetti noti: la lingua standard (EMENGIR) e la cosiddetta "lingua delle donne" (EMESAL). Come conseguenza, la possibilità di ricostruire protoforme di qualche utilità è abbastanza limitata.
2) Il sumerico è una lingua isolata e presenta grandi difficoltà di comparazione con altre lingue (nonostante i tentativi di Allan R. Bomhard di ricondurla al nostratico).
3) Il sumerico è una lingua molto consunta e fortemente evolutiva, un po' come il francese e l'inglese d'America. 

Se avessimo l'inglese d'America come sola testimonianza di una lingua indoeuropea, registrata unicamente dalla viva voce e senza alcuna attestazione scritta, cosa riusciremmo davvero a ricostruire del suo passato? In quante trappole cadremmo se volessimo confrontarla con l'ebraico?

sabato 15 dicembre 2018

NOTE SUL LAVORO DI TARDIVO-KITSELIS

Giampaolo Tardivo e Philippos Kitselis sono gli autori del lavoro Prometheus or Amirani part 2: An updated study on the Pre-Greek substrate and its origins (2017). Non sono riuscito a trovare nel Web notizie sulla loro affiliazione universitaria, deduco quindi che siano ricercatori indipendenti. È possibile consultare e scaricare l'articolo, presente sul meritorio sito Academia.edu, servendosi del seguente link: 


L'articolo è presente anche sull'interessante sito Palaeolexicon.com a questo url: 


Questo è l'abstract, da me tradotto:

"Nei tardi anni '80 e nei primi anni '90, Colin Renfrew ha presentato la sua teoria anatolica. Secondo lui, la rivoluzione agricola iniziò in Anatolia e da lì, si propagò in Europa. Egli suppose che questi agricoltori fossero portatori dalla lingua proto-indoeuropea, ma la sua teoria ha debole supporto dagli indoeuropeisti. Sorgono quindi alcune domande: quali lingue furono introdotte nelle isole egee e in Grecia da questi agricoltori? Possiamo immaginare le affliazioni della lingua minoica? Una diversa ipotesi agricola sarà mostrata in queste pagine, non correlata alla famiglia linguistica indoeuropea e a quella semitica. Essa caratterizza una nuova famiglia linguistica che comprende l'Egeo, l'Anatolia, il Caucaso e il Medio Oriente." 

Come si capisce dal titolo dell'articolo di Tardivo-Kitselis, esiste anche una prima parte dell'opera, Pre-Greek studies volume I: Prometheus or Amirani? (2014). Questo è l'url della relativa pagina su Palaeolexicon.com


Tramite questo link si giunge invece all'articolo in questione su Academia.edu


Considerando che questi argomenti, pur così sublimi, in Italia non riscuotono a quanto pare il benché minimo interesse da parte delle masse acefale, spero in ogni caso di fare opera utile e gradita diffondendone la conoscenza.  La speranza è che, nonostante l'ostilità del contesto italiano, più che altro gravitante attorno alla fica e alla pensione, qualche seme luminoso possa prima o poi svilupparsi e fruttificare.

Facciamo il punto della questione. Ormai è impossibile negare l'importanza degli elementi non indoeuropei presenti nel vocabolario dell'antica lingua dell'Ellade. A quanto apprendo, persino l'archeologo britannico Colin Renfrew - il noto sostenitore della teoria dell'indoeuropeizzazione neolitica - si è visto costretto a riconoscere la presenza di un sostrato preindoeuropeo in greco. Queste sono le sue parole in proposito (1998):

"The Greek language is unusual among the languages of Europe in the high proportion of its vocabulary which includes words which are not only not Greek words, but apparently not part of an Indo-European vocabulary either." 

Mi rallegro del suo essere rinsavito, almeno in parte, rispetto alle folli posizioni che professava in precedenza, riportate nel libro di Francisco Villar del 1991 e discusse in un mio contributo: 


Credo che sia molto interessante passare in rassegna quanto prodotto da Tardivo e da Kitselis nelle loro pubblicazioni. I due ricercatori indipendenti hanno esplorato una connessione tra il lessico pre-greco e le lingue del Caucaso settentrionale, suddivise come segue: 

1) Lingue caucasiche nord-orientali, ossia lingue Nakh (Ceceno, Ingush, Batsbi) e lingue del Daghestan (Avaro-Andi, Udi, Lak, Tsezi, Dargwa, Lezghi);
2) Lingue caucasiche nord-occidentali (Abkhaz-Abaza, Adyghe)


Si tratta di lingue assai peculiari, senza dubbio tra le più strane e complesse del pianeta. Al mondo accademico mainstream non è ancora del tutto chiaro se le lingue caucasiche nord-orientali e le lingue caucasiche nord-occidentali siano realmente imparentate; non mancano studiosi che considerano le relative affinità come caratteristiche areali diffuse tramite processi di prestito. Delle lingue ormai estinte e di origine ignota parlate in Anatolia e in Mesopotamia, l'hurritico e l'urartaico mostrano possibili affinità con le lingue Nakh e Daghestane, mentre il proto-hattico parrebbe più simile alle lingue Abkhaz-Abaza e Adyghe. Molto diverse sono invece le lingue kartveliche (georgiano, mingrelio, Laz, Svan), dette anche sud-caucasiche, che non hanno alcun nesso evidente con le lingue nord-caucasiche.

A spingere Tardivo e Kitselis a indagare la possibilità di una somiglianza profonda tra pre-greco e nord-caucasico sono state non soltanto alcune consonanze lessicali, ma anche alcune peculiarità fonologiche. Tra queste si nota l'assenza di un contrasto tra consonanti sorde e sonore (es. κόρυθος "crestato" ~ κόρυδος "allodola crestata"), oltre al peculiare fenomeno dell'alternanza tra forme con vocale iniziale e forme che ne sono prive.

Questo è riportato da Beekes: 

“La definizione è ‘vocale iniziale che è presente o assente in forme (pressoché) identiche’; non possiamo dire se la vocale scomparve o se fu aggiunta in certe circostanze; un'altra possibilità ancora è che rappresenti un tipo di suono laringale, che talvolta era udito come una vocale e talvolta no. La vocale è nella maggior parte dei casi una ἀ-”. 

Questo fenomeno non si trova soltanto all'interno del pre-greco, come ad esempio nell'alternanza ἀκορνοί ~ κόρνοψ "locusta", ma anche nel sistema diacronico, come mostrato dai seguenti esempi: 

ἄχυρον ‘pula’, hurritico ḫarw- / ḫarb- ‘pula’
ἀπέλλαι ‘assemblea’, urartaico u̯eli ‘gente, folla’
ἀγάλλω ‘esultare’, hurritico ḫela ‘gloria, glorificare’


Il teonimo Ἀκακαλλίς (Akakallis), che designa una delle figlie di Pasifae, è così spiegato dagli autori antichi:  

ἀκακαλίς del tamarisco orientale (Dioscoride 1, 89).
ἀκακαλλίς ‘narciso
(Eumaco di Corcira 15, 681e).
ἀκακαλίς ‘ginepro
(Pseudo-Dioscoride 1, 75).
κακαλίς = ‘νάρκισσος
(Esichio, κ 292). 

In Tsezi e in Hinukh esiste il vocabolo gagali "fiore", che offre una corrispondenza perfetta alle forme pre-greche. 

La parola di origine pre-greca ἄχνη "paglia" trova corrispondenze perfette in diverse lingue nord-caucasiche, mentre i neogrammatici fanno salti mortali per condurla a viva forza nel letto di Procuste dell'indoeuropeo di Brugmann. Ecco i dati: 

Avar: náku
Andi: niku
Akhwakh: níxo
Khinalug: nuk
Udi: neq ‘pula’,
Bezhta: naχo, naχu ‘paglia’ 

 
Questa è la tipica corrispondenza fonetica tra pre-greco e nord-caucasico: 
 
Pre-Greco: VC¹C²V
Lingue del Daghestan: C²VC¹V 

 
Secondo gli autori dello studio, lo schema più arcaico è quello nord-caucasico: il pre-greco potrebbe aver sviluppato a un certo punto la metatesi e la protesi vocalica. 

La moglie e sorella di Crono si chiamava ῾Ρέα (῾Ρῆ, ῾Ρέιη). Il suo nome diventa chiaro confrontandolo con alcuni nomi di stagioni nelle lingue del Daghestan, riportati come segue: 

Andi: rejba
Akhwakh: riʔibo
Chamalal: réːbu
Tindi: reːb ‘primavera’
Avar: riʔí ‘estate’ 


Le voci dell'Andi, dell'Akhwakh e del Chamalal non sono glossate dagli autori dell'articolo, ma a quanto mi risulta si traducono con "primavera". 

Nel pantheon urartaico la principale dea è chiamata Warubaine (Warubane). Il teonimo, finora inesplicabile, può essere facilmente ricondotto alla voce pre-greca ὄαρ "moglie" (da un più antico *ϝόαρ), ancora una volta con corrispondenze nel Daghestan: Tzesi e Hinukh baru "moglie" (< *waru). 

La parola di origine pre-greca ἀχαίνη "pagnotta" trova riscontro in Nakh, in proto-hattico e in hurritico: 

Ceceno-Ingush: ken ‘avena 
Proto-hattico: ḫana ‘pasto, cibo’
Hurritico: gangaduḫḫi (< *gan-gad-uḫḫi) ‘un tipo di cibo’ 


Si deduce facilmente che il significato d'origine della radice doveva essere "avena", da cui gli altri si sarebbero poi sviluppati.  

In qualche caso si trovano paralleli di parole pre-greche nelle lingue caucasiche nordoccidentali anziché in quelle Nakh e del Daghestan. Questo vale ad esempio per ἀσπάλαθος "nome di diversi tipi di arbusti spinosi" e παλίουρος "marruca, Paliurus australis", la cui radice originale è probabilmente *palV-

Abaza: pale 
Adyghe: bala
‘arbusto

Vediamo che il mutamento qui riscontrato è ἀ(C¹)- > Ø-, fenomeno di non facile spiegazione. Due sono a questo punto le spiegazioni possibili: 

1. Una apocope correlata al tempo (antico/innovativo) o allo spazio (vernacolare).
2. Una funzione grammaticale. In questo caso funzionerebbe come l'articolo determinativo a- in Abkhaz. 


Non si tratta di un lavoro facile. Le prime attestazioni delle lingue nord-caucasiche risalgono all'epoca dell'occupazione russa. La ricostruzione della protolingua di tale gruppo (che il mondo accademico mainstream nemmeno riconosce come fondato), è ritenuta in genere molto povera - anche se a questo riguardo non sono affatto d'accordo. Trovo che sia un vero peccato che non sia nemmeno menzionata nella bibliografia del lavoro di Tardivo-Kitselis la ricostruzione del proto-nord-caucasico e del proto-sino-caucasico fatta da Sergei Starostin, disponibile online al sito seguente:  


Anche il quadro tracciato per le lingue dell'antichità è a dir poco desolante: il materiale relativo al proto-hattico, all'hurritico e all'urartaico, limitato a poche centinaia di parole attestate, ci lascia con problemi non indifferenti di comprensione. Per nessuna di queste lingue sarebbe ricostruibile una lista Swadesh completa. Non sono sicuro che la situazione sia così catastrofica: impegnandoci con le nostre migliori risorse possiamo spingere più lontano, e non di poco, il confine dell'Ignoto.  

Queste sono le conclusioni degli autori: 

"Sia l'archeologia che la genetica puntano a una migrazione agricola in Grecia, originatasi dall'Anatolia centrale/occidentale e dalla Mezzaluna fertile. Diversi millenni dopo, troviamo che l'hattico era parlato nell'Anatolia centrale, mentre l'hurritico era parlato all'interno di una larga parte della Mezzaluna fertile. Il Caucaso è vicino ed è quindi un possibile rifugio di genti imparentate con quelle delle prime società agricole. I dati linguistici sembrano tendere verso le conclusioni fatte dai genetisti e dagli archeologi. Il modello migratorio sopra menzionato può spiegare come mai le parole pre-greche hanno controparti in hattico, hurro-urartaico e nelle lingue nord-caucasiche. Dopo le famiglie linguistiche indoeuropea e afroasiatica, una terza grande famiglia potrebbe emergere da questa ricerca. L'obiettivo è quello di restaurare le radici comuni tra queste lingue. Così, ogni scoperta deve essere all'interno di un insieme di regole, il metodo convenzionale neogrammaticale che è universalmente accettato. Le regole sembrano essere statiche e precise, ogni parola pre-greca potrebbe avere una controparte in hattico e/o in hurro-urartaico e/o nelle lingue nord-caucasiche; a tutti gli effetti, ἀ- > *Ø- si riscontra in ogni occasione. Ci sono più regole e dati lessicali, ma non sono menzionati in questo articolo. Questa è una proposta per ulteriori investigazioni nelle lingue e nella linguistica, dall'Età del Bronzo al presente nella regione tra l'Asia e l'Europa." 

Sono convinto che molto si possa ancora fare per gettare qualche lume su un passato tanto remoto e oscuro, posto che il genere umano abbia davanti a sé un tempo sufficiente per portare a termine l'impresa.  

NOTE SUL LAVORO DI VERHASSELT

Gertjan Verhasselt (Ludwig-Maximilians-Universität München) è l'autore dell'articolo The Pre-Greek Linguistic Substratum - An Overview of Current Research, apparso su Les Études Classiques 77 (2009), pag. 211-239. L'articolo è liberamente consultabile e scaricabile al seguente link:


Anche un altro articolo dello stesso autore, The Pre-Greek linguistic Substratum - A Critical Assessment of Recent Theories è presente nel sito Academia.edu, consultabile e scaricabile liberamente al seguente link:


Questo è l'abstract del primo articolo di Verhasselt, da me tradotto dal francese:

La questione della lingua pre-ellenica non ha smesso di attirare l'attenzione dei filologi e dei linguisti a partire dalla fine del XIX secolo. La ricerca attuale si focalizza sullo studio degli elementi del vocabolario greco il cui aspetto esteriore non si conforma alle leggi fonetiche riconosciute. Questo articolo ha per obiettivo passare in rivista le principali teorie linguistiche difese durante gli ultimi tre decenni. Cominciamo il nostro esame con i rappresentanti della vecchia teoria pelasgica, che ricostruiscono il pre-ellenico come una lingua indoeuropea dotata di fonetica particolare. Una seconda corrente di ricerca intende spiegare gli elementi stranieri del vocabolario greco come residui di un sostrato anatolico-luvio. Una terza teoria, che definiamo "egea", si rivela attualmente la più importante: secondo i suoi aderenti, il pre-ellenico è una lingua la cui origine non è indoeuropea né semitica. Infine, la teoria kartvelica è stata elaborata più recentemente delle altre; i suoi difensori identificano il pre-ellenico in larga parte come una lingua kartvelica o sud-caucasica. Questo ha aperto i termini per l'esame di alcuni problemi centrali che incontra la ricerca linguistica del sostrato pre-ellenico. 

Questo è l'abstract del secondo articolo di Verhasselt, sempre da me tradotto:  

Un precedente articolo apparso su Les Études Classiques, aveva presentato diverse teorie recenti sul pre-ellenico (teorie dette "pelasgica", "anatolica", "egea" e "kartvelica"); esse sono qui confrontate sulla base di una selezione di problemi etimologici (specialmente le etimologie di πέλεκυς, di τύμβος, di σῑγή / σῐωπή, di ἀγαθός e del suffisso -νθος). Sono le teorie "egea" e "kartvelica" ad essere le più produttive, anche se pongono ancora diversi problemi metodologici. Le parole più problematiche sono quelle che potrebbero essere state adottate da una lingua semitica e le glosse di Esichio. Inoltre, in qualche caso, una spiegazione all'interno del greco o un'interpretazione indoeuropea sembrano preferibili al postulato di un'origine pre-ellenica.    

Il pelasgico di Georgiev 

La teoria pelasgica fu fondata dal linguista bulgaro Vladimir Ivanov Georgiev (1908-1986) negli anni '40 del XX secolo. Nel suo libro Introduction to the History of Indo-European Languages (1981) egli dedicò un capitolo alla lingua pelasgica, concepita come sostrato indoeuropeo pre-ellenico, cosa che gli attirò feroci critiche. In tale trattato, analizzò diverse voci problematiche della lingua greca, riconducendole alle seguenti mutazioni fonetiche dall'indoeuropeo: 

1) IE *e si conserva, tranne che prima di *nt(h) atono, nel qual caso
    > i
2) IE *o > Pelasg. a
3) Sonanti IE:
   *ṛ, *ḷ, *ṇ, *ṃ > Pelasg. ur / ru, ul / lu, un / nu, um / mu
    rispettivamente
4) Rotazione delle occlusive IE:
   IE *p, *t, *k > Pelasg. ph, th, kh
   IE *b, *d, *g > Pelasg. p, t, k
   IE *bh, *dh, *gh > Pelasg. b, d, g
5) Assibilazione satəm delle palatali IE:
   IE *k' > Pelasg. s, θ
   IE *g', *g'h > Pelasg. z, ð (d)
6) Delabializzazione delle labiovelari IE:
   IE *kw, *gw > Pelasg. k, g
7) Conservazione di IE *s (in posizione iniziale e intervocalica)
8) Dissimilazione delle aspirate: 
    (es. IE *bh...gh... > *b...gh... > p...g...)
9) IE *s- > Pelasg. s- 

Alcune etimologie di Georgiev sono riportate da Francisco Villar nel suo volume Gli indoeuropei e le origini dell'Europa: lingua e storia (1991). Il linguista spagnolo non ha nascosto il fascino esercitato su di lui da questa ipotesi, arrivando a trovare alcune di queste etimologie "brillanti e irresistibili". A quanto sono riuscito a ricostruire, il glossario originale di Georgiev è quello riportato da Cyril Babaev in una sua pagina (con una grezza traslitterazione). Lo propongo in questa sede, con le parole in caratteri greci e aggiungendovi le radici indoeropee a cui sono state fatte risalire: 

ἀλείφω  "io ungo"
   IE *leip- "ungere"
ἀσάμινθος "vasca da bagno"
    IE *ak'men- "pietra", donde *ak'men-to- "fatto di pietra"
ἄστυ "città"
    IE *
astu- "costruzione; dimora"
ἀτέμβω "io offendo"
    IE *dhembh- "maltrattare"
ἄφνος "ricchezza, abbondanza"
    IE *op- < *h3ep- "frutto del lavoro" (cfr. lat. ops, opulentus)
βαλιός "pezzato, macchiato (di bianco)" (1) 
    IE *bhel- "bianco, splendente"
βρέτας "statua, immagine di legno"
    IE *bherdh- "tagliare, incidere" (2)
γαῖα, γῆ "terra, paese"
    IE *g'hdhom- "terra"
δεύω "io irrigo"
    IE *dheu- "correre, fluire"
δύναμαι "io posso"
    IE *dheu- "scuotere; muovere", sanscr. dhūnāti "egli scuote; egli
    fa marciare" (> "egli forza" > "egli è potente") (3)  
εἴκω "io mi ritraggo"
    IE *weig- "evitare, cedere" (cfr. sanscr. vijate "fugge")
ἔλαιον "olio"
    IE *lei- "versare; ungere", donde *loi-
o- "olio"
θεράπνη "dimora" (4)
    IE *treb- / *t
b- / *terəb- "abitazione"
ἴδη "foresta"
    IE *
idhu- "legno"
λάχη "pozzo"
    IE *laku- "corpo d'acqua"
νεώς "tempio"
    IE *nes- "vivere", donde
*nas-o- "dimora (degli Dei)" (5)
πύνδαξ "fondo di vaso"
    IE *bhundh-
< *bhudhn- / *bhudhm- "fondo"
πύργος "torre"
    IE *bh
g'h- "alto" (6)

(1) Tradotto con "bianco" da Babaev.
(2) Con ipotesi ad hoc di dissimilazione inversa *bherdh- > *bherd- > bret-.
(3) Si converrà che la forzatura semantica è assai poco convincente. Meglio collegare il verbo greco al latino bonus < lat. arc. duenos < *d
en- "buono; forte". 
(4) Significa anche "ancella".
(5) Il derivato in questione non è in realtà attestato in nessun'altra lingua IE: l'etimologia è a dir poco forzata
(6) Georgiev presuppone *bh
gh-, in contrasto con la postulata assibilazione di -g'h- in pelasgico.

In realtà le etimologie proposte dall'autore in questione sono più numerose. A titolo di esempio possiamo aggiungere le seguenti:

ἔτνος "zuppa di legumi"
    IE *ed- "mangiare"
ὄμβρος "tempesta di pioggia" 
    IE *bhro- "pioggia" (cfr. lat. imber
σέλας "luce, splendore" 
    IE *sel- "splendore"
σῖτος "grano"
   IE *k'
eid- "bianco" (cfr. got. ƕaiteis "frumento")
σς "scrofa"
    IE *su:- "maiale"
τερέβινθος "terebinto"
    IE *deru- "legno, albero", donde *der
-ent-
τύμβος "tomba"
    IE *dhṃbh- "tomba"
τύρσις "torre"
    IE *dherg'h- "essere forte" 
φιαρός "pingue"
    IE *pei̯ə-, *pi(:)- "grasso"
φύλαξ "guardiano"
   IE *pol-okw- "che guarda la porta" (*)
 
(*) La radice "IE" del primo membro del composto è stata desunta in modo abusivo dal greco πύλη "battente della porta", in realtà di origine ignota. A parer mio è parente dell'etrusco culs-cva "porte", Culsans "Giano", Culsu "Custode della Porta" (un demone femminile) < *kwVl- "porta".

Anche se Verhasselt non cita la questione, una delle teorie georgieviane più notevoli - tanto da sembrare ispirate da un daimon socratico - sembrava aver offerto una soluzione all'annoso problema dei termini pre-ellenici per indicare tipi di danza. 

ἴαμβος "giambo"
   IE *d
i- "due" + *angw- "passo di danza"
θρίαμβος "inno a Dioniso"

  IE *tri- "tre" +
*angw- "passo di danza"
δι
θύραμβος "ditirambo" 
  IE *kwetu̯or- "quattro" +
*angw- "passo di danza"

Per l'elemento *angw-, Georgiev era convinto di aver trovato un valido parallelo nel sanscrito aṅga- "passo di danza" (di etimologia sconosciuta) - anche se con più senno in successivi studi di altri autori l'elemento -amb- è stato ritenuto un mero suffisso pre-ellenico.  
 
Revisioni di Hamp e Witczak 

Eric P. Hamp, maggiore proponente della teoria pelasgica negli anni '80 e '90 dal XX secolo, ha revisionato il lavoro di Georgiev, accettandone molti postulati, ma ritenendo il pelasgico una lingua centum anziché una lingua satəm, forte dell'etimologia di vocaboli come πύργος "torre" (la forma IE è *bhg'h- con palatale, non semplicemente *bhgh-). Questo però farebbe perdere l'etimologia IE di ἀσάμινθος "vasca da bagno", a meno che non si pongano due diversi sostrati, uno centum e l'altro satəm. Krzystof T. Witczak si è cimentato nell'analisi delle glosse di Esichio, che contengono molto materiale pre-ellenico di estremo interesse, facendo i salti mortali per ridurre all'indoeuropeo lessemi come i seguenti: 

χνυλα "noci"
     ricondotto a IE *h2knud- "noce"
θρινία "vite" (Vitis vinifera)
     ricondotto a IE *(s)tṛn- "rigido" 
βήλα "vino"
     ricondotto a IE *gwhe:la: "vino"

Sulla natura indoeuropea di *gwhe:la: c'è molto da ridire, nonostante forme derivate si trovino sia in greco che in sanscrito. Si tratta evidentemente di un remoto prestito da una lingua sconosciuta, dato che sembra indoeuropeo come la parola mafia sembra inglese.

Revisioni di Van Windekens

Continuando sul cammino aperto da Georgev, Albert Joris Van Windekens (1915-1989) ha aggiunto numerose altre etimologie pelasgiche. Tra queste, alcune sono riportate dallo stesso Villar, che ne fa grandi lodi:

βαλανεῖον "stabilimento di bagni"
   IE *bhe:- "scaldare"
   (Villar ha *bhə2no- "bagno caldo")  
βασσάρα "volpe"
   IE *bhaghi-oro- "che mangia uccelli"
γαλλία "intestini"
   IE *ghol- "bile"
ταμί
ς "servo domestico"
   IE *dom- "casa" 

L'etimologia proposta per la parola indicante la volpe è cervellotica e non convince; probabilmente βασσάρα è una glossa di origine libica, che meriterebbe in ogni caso ulteriori ricerche. Invece è importantissima l'etimologia della parola indicante il servo domestico. Infatti la parola all'origine di ταμίας è attestata in etrusco nel testo parlante tesinθ tamia-θura-s "curatore dei servi domestici" (su un affresco etichetta un uomo collerico che sorveglia alcuni infelici cuochi). La radice spiega inoltre due importanti vocaboli etruschi: tamera "tomba, camera sepolcrale", tmia "tempio". Mi sembra chiaro l'iter dell'indoeuropeo *dom-, preso a prestito come *tam-, forse già in proto-tirrenico.

Verhasselt, che sembra poco interessato all'etrusco, cita un lavoro di Van Windekens, il Dictionnaire étymologique complementaire de la langue grecque, la cui prima pubblicazione risale al 1986, specificando che era inteso come un'integrazione ai lavori etimologici di P. Chantraine e di H. Frisk. A quanto riporta Verhasselt, Van Windekens con questo dizionaro etimologico ha iniziato a dissociarsi dall'idea stessa di sostrato pelasgico. Al termine del suo percorso, è giunto a considerare le parole oscure della lingua greca come oscurate nella loro genuina etimologia da complessi sviluppi fonetici come assimilazioni, dissimilazioni, aplologie, metatesi, aferesi e via discorrendo. Tuttavia Verhasselt nella sua discussone riporta un'interessante etimologia pelasgica di Van Windekens, rimasta nel Dictionnaire étyologique:

σοφός "sapiente, intelligente"
   IE *sup-, grado ridotto di *swep- / *swop- "dormire"

Questa trovata si fonda sull'idea della sapienza ottenuta come ispirazione tramite il sogno, assai comune nell'antichità. Ciò che rende questo etimo poco credibile è un fatto molto semplice: in greco si trova anche un altro elemento di sostrato collegato a σοφός, ossia σαφής "chiaro, facile, distinto" (donde l'avverbio σάφα "chiaramente, facilmente, in modo distinto"), che non può risalire alla radice indoeuropea citata, per motivi fonetici. Le possibilità di imbattersi in allucinazioni cognitive è elevatissima quando si gioca col rumore di fondo dell'Antichità defunta.

La teoria anatolica 

Nel 1980 Leonard R. Palmer ha trattato lo spinoso problema della preistoria della lingua greca nel suo lavoro The Greek Language. La sua idea portante era quella dell'identificazione del sostrato pre-greco con la lingua luvia. Il fondamento principale consisteva nell'identificazione dei suffissi -νθ-, -σσ- / -ττ- e -υννα con importanti suffissi anatolici: -anda / -wanda, -ašša e -unni- rispettivamente. Quest'ultimo suffisso deriva da una protoforma -*uwan-, contratta in -unni- in luvio, mentre in hittita si è evoluta in -uman-, -umana-, -umna-, -umma. Anche il suffisso -umn- è ben noto nella toponomastica ellenica, così Palmer ne dedusse che vari dialetti anatolici fossero parlati sul territorio. Potremmo aggiungere due toponimi di cui ci è comprensibile anche la radice: 

 1) Παρνασσός (Parnaso), che corrisponde alla perfezione al toponimo luvio Parnaššaš (derivato da parna- "casa");
  2) Πήδασος (Pedaso), che corrisponde alla perfezione al toponimo luvio Petaššaš (derivato da pata- "piede"). 

Non è difficile comporre una lista di parole greche che hanno corrispondenze anatoliche, ma risulta evidente che si tratta di prestiti, spesso risalenti a lingue della Mesopotamia. 

Ἀπόλλων "Apollo" : hittita Appaliunaš
δέπας "tazza; vaso" : luvio geroglifico tipaš "cielo; tazza"
     (cfr. hittita nēpiš "cielo; tazza") 
ἐλέφᾱς "elefante" : hittita lahpa- "elefante; avorio"
     (a sua volta da una lingua semitica)
κύανος "verderame" : hittita kuwanna- "rame", luvio kuwanza- id.
     (a sua volta dal sumerico)
κύμβαλον "cembalo" : hittita
huhupal- "strumento a percussione
     in legno"
κύμβαχος "elmo" : hittita kupahi- "coprcapo"
μόλυβδος "piombo" : lidio mariwda(ś)- "scuro"
ὄβρυζα "crogiolo" : hittita
huprušhi- "vaso"
τολύπη "gomitolo, palla di lana" : hittita taluppa- "zolla, gleba",
     luvio cuneiforme taluppa-, taluppi- id.

Le idee di Palmer sono state riprese agli inizi del nostro secolo da Margalit Finkelberg (Università di Tel Aviv), nel suo lavoro Greeks and Pre-Greeks (2005). L'autrice lamenta questo fatto: le lingue dell'Asia Minore, che erano inizialmente considerate non indoeuropee, sono state infine ricondotte all'indoeuropeo, mentre l'etrusco, il lemnio, il retico e il sostrato pre-greco continuano dal mondo accademico mainstream ad essere considerati non indoeuropei. Resta il fatto che la teoria anatolica non ha portato grandi frutti sul piano dell'intelligibilità del lessico pre-greco e della toponomastica, non andando molto oltre le identificazioni di pochi suffissi.

La teoria egea

La teoria egea ha il suo precursore nella teoria del sostrato mediterraneo. Il postulato fondante era che il pre-greco fosse una lingua non indoeuropea e non semitica, che si estendeva su larga parte del Mediterraneo. La tesi di dottorato di Eduard J. Furnée (Università di Leida), Die wichtigsten konsonantischen Erscheinungen de Vorgrieschischen (1972) è la pietra miliare: un volume ponderoso costato ben venti anni di lavoro, in cui sono analizzate 4.000 parole, tratte dal dizionario greco di H. G. Liddell e R. Scott, integrate con il lessico di Esichio.
Questi sono i criteri usati per l'attribuzione di un lemma al sostrato preindoeuropeo:
 
1) Occorrenza di certe variazioni fonetiche;
2) Mancanza di una buona etimologia indoeuropea;
3) Uso di certi suffissi e aree semantiche (es. parole tecniche o affettive). 

Queste sono le più importanti variazioni fonetiche riscontrate: 

1) Variazione tra occlusive sorde, sonore e aspirate;
2) Variazione tra occlusive labiali e μ, tra occlusive labiali (o μ) e ϝ, e tra occlusive dentali e σ(σ), ζ (assibilazione);
3) Inserimento di consonanti:
  - nasale secondaria davanti a occlusiva (nasalizzazione);
  -
σ secondaria prima di occlusiva velare o dentale (all'interno di
    parola);
  - inserimento di λ o ρ prima di consonante;
  - dentale secondaria dopo occlusiva labiale o velare;
  - inserimento di dentale prima di consoante velare o labiale;
  - s secondaria dopo di occlusiva labiale (π/β/φ ~ ψ);
  - inserimento di λ o ρ dopo occlusiva (all'interno di parola).

Nella prima appendice, l'autore analizza le variazioni vocaliche nelle voci pre-greche e i fenomeni di protesi vocalica, anaptissi, sincope.
Nella seconda appendice, sono menzionate le seguenti variazioni che non erano state discusse a fondo nel suo lavoro:

1) Variazione tra consonante singola e geminata;
2) Variazione tra liquide (
λ ~ ρ) e variazione tra dentali (inclusa ν) e liquide;
3) Variazione tra velari, labiali (inclusa
μ) e dentali; tra μ e ν;
4) Doppioni con e senza
σ iniziale prima di occlusive e μ (s mobile)
5) Doppioni con e senza κ/γ, τ/θ/δ, ν o λ prima di vocale;
6) Metatesi.

Oltre a connettere tra loro le parole elleniche prive di etimologia indoeuropea, Furnée ha tentato di trovare loro paralleli in altre lingue problematiche (basco, proto-hattico, hurritico, urartaico, lingue caucasiche, burushaski, etc.), pur astenendosi dal prendere posizione sulla precisa parentela genetica del pre-greco. Importanti contnuatori dell'opera di questo pioniere sono stati Raymond A. Brown (Evidence for Pre-Greek Speech on Crete from Greek Alphabetic Sources, 1985),  Robert S. P. Beekes e Frans B. J. Kuiper.

Per un approfondimento della fonologia del sostrato pre-greco rimando al mio articolo: 

NOTE SUL LAVORO DI BEEKES 

La teoria kartvelica

Si tratta di un filone di ricerca completamente nuovo, che connette il pre-greco alle lingue kartveliche, ossia sud-caucasiche (es. georgiano). Somiglianze tra il kartvelico e l'indoeuropeo sono state notate da lungo tempo: molti linguisti le considerano le isoglosse lessicali come presiti dall'indoeuropeo al kartvelico. Per contro, i propolenti della teoria kartvelica sono dell'idea che il flusso sia nella direzione inversa. Tutto è partito da un articolo del 1969 di Rismag Gordeziani, da cui E. J. Furnée ha preso ispirazione, divenendo il fondatore di questa teoria. Le critiche sono fondate soprattutto sulla nostra limitata conoscenza della diacronia delle lingue kartveliche. Furnée non si è scoraggiato e ha elaborato una ricostruzione innovativa della lingua proto-kartvelica, rinvenedo corrispondenze fonetiche regolari col materiale preindoeuropeo presente in greco. Si può a titolo di esempio segnalare la connessione tra il greco δαύω "io dormo" e il georgiano dev-, dv-, d- "giacere". Non si deve per questo credere che Furnée abbia rinnegato i suoi importanti lavori sul sostrato egeo: egli è infatti giunto a supporre l'esistenza di due diversi sostrati, di cui uno mediterraneo (chiamato anche tirrenico) e l'altro kartvelico. Importante è anche la considerazione dell'esistenza di rami occidentali del sostrato tirrenico, non kartvelico, che emergono come sostrati nelle lingue romanze e nelle lingue germaniche. Conto di approfondire gli studi di Furnée, di farne una review e di pubblicarne approfondimenti, pur consapevole di tutte le criticità presentate dalle lingue kartveliche.

Punti che rimangono aperti

Questo è un elenco di problemi tuttora sub iudice, alle quali urge una soluzione non ambigua: 

1) parole pre-greche che mostrano parallelismi in IE;
2) fonologia del pre-greco;
3) morfologia del pre-greco;
4) interpretazione delle variazioni fonetiche descritte da Furnée; 
5) unità del pre-greco. 

Sono incline a ritenere che alcune parole con parallelismi indoeuropei siano davvero prestiti remoti da qualche lingua scomparsa, integrati nel sostrato egeo, mentre altre saranno invece affette da false etimologie. Ad esempio, l'etimologia proposta da Georgiev per ἀσάμινθος "vasca da bagno" ha l'aria di essere il prodotto di un'allucinazione cognitiva. L'analisi della supposta protoforma IE *ak'men-to-s è certamente errata, dato che il suffisso -ινθο- - che si ritrova in moltissime altre parole - prova che la segmentazione corretta è ἀσάμ-ινθ-ος e non *ἀσάμιν-θ-ος. Inoltre il significato antico e centrale del presente vocabolo non è affatto detto che abbia a che fare con la pietra: potrebbe invece essere connesso al concetto di lavare o simili, il che invaliderebbe all'istante ogni speculazione brugmanniana. Insistendo con la ricerca di un'origine indoeuropea delle parole del sostrato pre-greco, si arriva ad inoltrarsi in una palude: per quanto si possano fissare regole fonologiche, si scopre che non possono essere generali, né è possibile risolvere ogni difficoltà invocando variazioni regionali. Basti considerare l'esempio di πύργος "torre", di cui esiste la variante φύρκος, ovviamente non considerata da Georgiev. Come Verhasselt fa notare, solo raramente gli studiosi hanno considerato la possibilità della contemporanea presenza di elementi indoeuropei e non indoeuropei nel materiale pre-ellenico: mi sento di dire che una simile partigianeria sia lontana dal vero spirito della Scienza e causata dalla deleteria impostazione di certi neogrammatici, che reputano le lingue indoeuropee come "moralmente superiori" alle altre e prive per necessità ontologica di qualsiasi commisitione con elementi estranei.