domenica 20 settembre 2020


CARL GROSSMANN,
UN SERIAL KILLER CANNIBALE


Carl Friedrich Wilhelm Grossmann (1863 - 1922) è stato un serial killer cannibale e predatore sessuale, soprannominato "Macellaio di Berlino". Spesso il suo nome di battesimo è scritto Karl anziché Carl. Nell'ortografia tradizionale il cognome è scritto Großmann. Nacque il 13 dicembre 1863 nella città di Neuruppin, nel Brandeburgo, in quello che all'epoca era il Regno di Prussia. Si conosce assai poco della sua infanzia. Il padre esercitava la professione di straccivendolo, così si può dedurre che fosse di bassa condizione sociale. Sappiamo che già da giovanissimo Carl manifestò forti pulsioni sadiche e perversioni sessuali, che lo portavano a infliggere ai coetanei di entrambi i sessi molestie e violenze. Torturava anche gli animali. La sua fu un esistenza oscura e miserabile. Visse a Berlino come mendicante tra il 1879 e il 1895. Nel 1899 fu arrestato per aver violentato una bambina di 4 anni (morta dopo il giudizio) e averne molestata una di 10 anni. Per questi crimini subì una condanna al carcere, tutto sommato abbastanza mite, che finì di scontare nel 1913. Abitò quindi a Friedrichshain, un quartiere malfamato di Berlino. In tale luogo sordido visse fino al termine della sua sanguinaria esistenza. Dopo abbondanti libagioni abbordava le prostitute in una piazza conosciuta come Andreasplatz e le conduceva nel suo piccolo appartamento. Dopo aver fatto sesso sfrenato le uccideva a colpi d'ascia e le decapitava. Procedeva subito alla macellazione dei corpi, selezionando le parti commestibili. Ciò che non poteva essere utile, come le ossa e il cuoio capelluto, lo faceva sparire in un canale, occultandolo per sempre alla vista degli umani. La carne che aveva messo da parte la cucinava. Ne mangiava secondo i propri bisogni, il resto lo usava per imbottire panini che vendeva al pubblico, in un chiosco che aveva vicino a una stazione ferroviaria non distante dalla propria casa. I resti delle prostitute venivano così ingurgitati da persone che li credevano ghiotta carne di porco: finivano digeriti nello stomaco, scendevano nell'intestino dove erano trasformati in merda, processo a cui seguiva l'espulsione nella cloaca. 
 
Un florido commercio 

Oggi molti credono a baggianate di ogni genere, spinti da ragioni ideologiche e morali. Ad esempio è opinione diffusa tra le masse che una persona malvagia debba necessariamente essere stupida. Già agli avversari politici viene attribuita dai buonisti l'etichetta di "persone non intelligenti". A maggior ragione molti pensano che un criminale, che non si vanti di leggere almeno tre libri al giorno, sia per sua stessa natura un idiota. Altra baggianata a cui il volgo presta gran fede è quella secondo cui la carne umana sarebbe "disgustosa". Invece è succulenta. Coloro che mangiavano i panini cannibalici di Grossmann, ne apprezzavano moltissimo il sapore, ignorandone la provenienza! Accadeva questo, che molti gli chiedessero dove si fosse procurato quella carne così deliziosa. Lui non era uno stolto e sapeva bene che non doveva inoltrarsi in discorsi pericolosi. Non rispondeva alle domande o si mostrava evasivo, citando fantomatici fornitori. Soltanto in pochi notarono qualcosa di inconsueto nel sapore della carne, ma i loro dubbi furono ignorati. La vendita di panini imbottiti di carne umana ebbe un tale successo da fornire al serial killer di che vivere con un certo agio. Siccome tale esercizio andava alimentato di continuo, era perenne la ricerca di nuove vittime da macellare. Tanto abbondante fu la carne che riusciva a ottenere con i suoi omicidi, che poteva vendere il surplus al mercato nero. Passò a uccidere e macellare anche bambini e adolescenti, quindi arrivò ad usare la carne di cani e di gatti per integrazioni. Il problema dell'eliminazione dei resti umani non processabili si faceva ogni giorno più pressante e difficile a gestirsi. Così capitò che il canale in cui gettava questi residui di macellazione divenne simile a un orrido ossario. Nessuno sembrava accorgersene, ma a un certo punto la polizia ricevette numerose segnalazioni e cominciò a indagare, anche se senza successo. 

 
Un uomo evitato da tutti 
 
Mentre torme di berlinesi facevano la coda per poter divorare i panini a base di carne umana venduti da Grossmann, diversa era l'opinione che di lui avevano i suoi vicini di casa. Lo consideravano un uomo inquietante e pericoloso, una specie di stregone o di necromante, così si tenevano alla larga da lui e non si immischiavano nei suoi affari. Ne avevano grande paura, la sua stessa presenza dava loro i brividi. Posso ben comprendere questo sgomento: basta guardare una fotografia dell'antropofago per accorgersi che i suoi occhi irradiavano una luce diabolica. Il quello sguarda c'era qualcosa di inumano, di estraneo, difficilmente descrivibile con le limitate parole di questa lingua imperfetta. Come sappiamo, l'orrore ha un effetto ipnotico. Per quanto avessero paura, le persone osservavano in modo morboso, senza mai distogliere l'attenzione. A un certo punto qualcuno notò che troppo spesso delle donne entravano nell'appartamento di quell'individuo sinistro, senza più uscirne. Si sentivano urla strazianti, seguite da rumori sospetti che si protraevano per tutta la notte: erano i rumori prodotti dalla macellazione dei cadaveri! L'estrema riservatezza di queste persone per molto tempo impedì loro di reagire rivolgendosi alle forze dell'ordine.  
 
La resa dei conti 
 
Nel 1918 il cannibale di Neuruppin stuprò un bambino che aveva trovato solo per strada, ma anziché ucciderlo lo lasciò andare, limitandosi a minacciarlo di morte nel caso avesse rivelato qualcosa sul loro incontro. Tuttavia la vittima riferì tutto ai genitori e la notizia giunse alla polizia, che fu in grado di elaborare un identikit del violatore. Grazie a questo episodio gli investigatori cominciarono a sospettare del venditore di panini imbottiti, giungendo a collegarlo con il continuo rinvenimento di ossa umane nel canale di Luisenstadt. Alcuni residui di macellazione erano finiti nel fiume Spree, dove erano stati avvistati a notevole distanza. Nel 1921 un gruppo di bambini si imbatté sotto un ponte nei corpi di due prostitute, decapitati e atrocemente dilaniati. Di lì a poco i resti di altre tre donne furono rinvenute in una pozza da un vagabondo. Mancavano tuttavia le prove concrete del coinvolgimento del tetro macellaio. Le indagini sembravano sul punto di arenarsi, anche perché ostacolate dall'omertà delle prostitute, quando un giorno accadde qualcosa di inaspettato. Era il 21 agosto. I vicini di Grossmann, pervasi dal terrore, si decisero a denunciarlo dopo aver udito urla insolitamente forti e raccapriccianti, cessate di colpo. Accadde così che la polizia fece irruzione nell'appartamento del sospettato, nel cuore della notte, trovando l'uomo a letto sul corpo di una prostituta appena macellata, in un lago di sangue. Immediatamente scattarono le manette. L'accusa fu omicidio di primo grado. Sul luogo del delitto furono scoperte macchie di sangue che permisero di provare altri tre omicidi. Il processo fu lungo ed estenuante. Il cannibale si rifiutò di confessare ed irritava gli inquirenti col suo atteggiamento altezzoso. Tutti sapevano che era responsabile di un numero di vittime molto maggiore, ma si poté procedere soltanto per quattro omicidi. Avvenne quindi un colpo di scena. L'imputato si suicidò il 5 luglio 1922, all'età di 58 anni, e questo è un dato di fatto. Secondo quanto riportato da Blazek (2009), Grossmann non poté essere condannato a morte, perché si impiccò in cella, prima che il processo potesse giungere al termine. Altri riportano invece che Grossmann fu effettivamente condannato a morte, impiccandosi prima della data fissata per l'esecuzione (es. Pacicco, 2008; Wikipedia in italiano, 2020). Le stesse fonti riportano anche il dettaglio della reazione del Macellaio di Berlino, che si sarebbe messo a ridere nell'udire il giudice pronunciare la sentenza. Riporto il link all'articolo di Pacicco: 
 
 
A chi prestar fede? Credo di aver risolto la questione. Dopo un'attenta ricerca ho reperito questo brevissimo articolo apparso sull'East Mississippi Times il 14 agosto 1922:  
 
 
German Bluebeard Takes Own Life
Berlin. Germany. -Germany's notorious bluebeard, Karl Grossmann, committed suicide by hanging, a half hour before he was to be taken to the criminal court where he was undergoing trial for murder. He had admitted his guilt, in the case of four women, but was suspected of murdering twenty, who either mysteriously disappeared or were found horribly mutilated.   

Questa testimonianza sembra dare ragione a Blazek e confermerebbe che la sentenza di morte non era ancora stata emessa quando Grossmann si suicidò. A distanza di tanto tempo non è facile ricostruire scientificamente ogni dettaglio dell'accaduto. In ogni caso il mito delle risate del Macellaio Pazzo nell'istante della propria condanna a morte è diventato un meme e si è alquanto diffuso nel Web: la sua origine andrebbe indagata a fondo. Il contagio memetico è responsabile anche di altre distorsioni, in apparenza più banali ma non meno significative. Solo per fare un esempio, c'è chi riporta il nominativo del serial killer come Georg Karl Grossmann anziché come Carl Friedrich Wilhelm Grossmann. Anche questo è un fenomeno meritevole di studio. 

In vino veritas 
 
Questo ebbe a dire il Macellaio di Berlino a un suo conoscente, durante una sessione di libagioni sfrenate a Friedrichshain, proprio nel 1921:
 
„Ich arbeite nicht, morde nur die Leute und nehme ihnen das Geld weg. Ich bin Schlächter von Beruf, schlachte aber kein Vieh, sondern nur Frauen. Ich schneide sie in Stücke und verbrenne die Stücke. Den Pferden steche ich die Augen, den Hunden schneide ich die Augen mit einem Messer aus, und die kleinen Kinder schlage ich mit einem Stein tot.“ 

Traduco per chi non conosce la lingua tedesca: 
 
"Non lavoro, uccido le persone e porto loro via i soldi. Sono un macellaio di mestiere, ma non macello bestiame, solo donne. Le taglio a pezzi e brucio i pezzi. Ho pugnalato gli occhi dei cavalli, ho tagliato gli occhi dei cani con un coltello e ho picchiato a morte i bambini piccoli con una pietra." 

Non è improbabile che questa dichiarazione del cannibale, resa in stato di ebbrezza, sia stata la vera causa della sua cattura. Dopo anni in cui aveva dato prova di grande astuzia, Grossmann era caduto in preda al delirio di onnipotenza, finendo così nella trappola dell'eccesso di sicurezza. Ho rinvenuto questo importante documento sul sito di Die Welt:   


La carne nera 

Pochi sono al corrente delle condizioni di vita in Germania nella prima metà del XX secolo. Solo per fare un esempio, la carne di cane era molto consumata dal Lumpenproletariat ed era chiamata schwarzes Fleisch, alla lettera "carne nera". È un interessante caso di tabù verbale. Esiste anche un vocabolo simile e tuttora in uso, Schwarzfleisch, che però designa la carne affumicata. Riporto l'abstract, da me tradotto, dell'articolo di P. Geppert dell'Università Ludwig Maximilian di Baviera (1992), Dog slaughtering in Germany in the 19th and 20th centuries with special consideration of the Munich area (Macellazione di cani in Germania nel XIX e nel XX secolo con speciale considerazione dell'area di Monaco): 
 

"Nel XIX secolo sorse la macellazione professionale di cani e anche la vendita pubblica di carne di cane. Queste macellazioni e vendite erano praticate principalmente dai macellai di cavalli. In Germania i cani erano stati per lo più macellati in Sassonia, Slesia, Anhalt e Baviera. Dal 1905 al 1940 è stata ispezionata la carne di 235.144 cani. Ma il vero numero di cani macellati era certamente maggiore. Eppure negli anni '50 i cani venivano macellati professionalmente. Dopo il 1960 il massacro cessò. Sporadicamente la carne di cane è stata utilizzata come cibo umano fino al 1985. Il numero annuo di cani macellati dipendeva da fattori economici come salari, prezzi della carne, disponibilità di carne e tasse canine. I cani erano anche macellati per produrre grasso come rimedio. La macellazione dei cani è stata già discussa nel XIX secolo. Dopo il 1930 fu chiamato per l'abolizione dell'ordine di ispezione per i cani o per il divieto di macellazione dei cani. Dopo quattro leggi degli anni 1954, 1963 e 1985 la macellazione dei cani per la produzione di cibo umano è stata finalmente vietata nel 1986."

L'autore omette di menzionare che questa pratica era già stata vietata da Hitler, anche se clandestinamente continuava, riprendendo con vigore dopo la caduta del Reich. 
 
Direi che è più difficile trovare qualche studioso tanto onesto da menzionare il cannibalismo in Germania, che coesisteva col consumo di carne canina. La carne umana non era affatto sconosciuta come cibo, con buona pace di chi ancora considera il cannibalismo "una cosa da negri". Nulla è più lontano dalla realtà di un simile luogo comune. L'antropofagia è un costume antichissimo dell'intero genere umano fin da epoca immemorabile. Combattuto da molte religioni già prima dell'avvento del moneteismo, nel corso dei millenni finì con l'essere quasi rimosso, ma mai del tutto. In Germania all'epoca della Grande Guerra, quando imperversava una tremenda carestia, molte persone scomparivano e le loro carni finivano vendute al mercato nero.   
 
La leggenda di Anastasia 
 
Carl Grossmann entrò a far parte della tradizione popolare della Slesia. Si racconta che una nobildonna russa scomparsa, Anastasia, fuggì dai Bolscevichi che volevano fucilarla. Giunse così in Polonia e da lì in Germania, dove esercitò il mestiere della prostituta, assumendo il nome di Franziska Schamzkowski. Si narra anche che Grossmann la portò nel suo appartamento il 13 agosto 1920, la uccise e la macellò, come era suo costume. Nel diario dell'assassino è registrata in quello stesso giorno una certa Sasnovski, il cui nome è un'evidente corruzione grafica di Schamzkowski. Per alcuni la Schamzkowski era soltanto una prostituta polacca nativa di Bytów e l'intera narrazione della fuga dell'aristocratica russa è soltanto una fabbricazione di fantasia.   

Ironia americana
 

Sul New York Times apparve questo titolo a caratteri cubitali: "BUTCHER HELD FOR KILLING TWENTY GIRLS AND SELLING FLESH" (sottotitolo: "SLAYER IS HELD TO BE DEMENTED"). Proprio sotto, sulla colonna sinistra, compare lo slogan pubblicitario "Talk About BACON" con l'immagine un uomo intento ad annusare voluttuosamente alcune fette di pancetta affumicata! 

Alcune riflessioni sul caso Grossmann
 
La personalità di Grossmann era assai bizzarra: univa pulsioni sessuali insaziabili alla sete di sangue e a una crudeltà infernale. Oltre al cannibalismo, molti sono gli aspetti a dir poco aberranti della sua indole: era un pedofilo, un infanticida, uno zooerasta, un seviziatore di animali e un necrofilo. Sorgono alcuni problemi non indifferenti. Cosa dovremmo farne di un uomo simile? Cosa dovrebbe farne la società di un uomo simile? Perché nasce un uomo simile? Ovviamente un mostro deve essere rimosso dalla società affinché non possa più nuocere. Per quanto riguarda l'origine dei mostri, è senza dubbio metafisica. Non risolve nulla la stupida tendenza contemporanea a classificare come "orientamento sessuale" ciò che è considerato lecito e a liquidare come "parafilia" ciò che è problematico. Si tratta soltanto di un tabù verbale che non sottende alcuna differenza di ontologia. La parafilia di oggi può essere, mutato il contesto, l'orientamento sessuale di domani. Quindi il mostro può benissimo fare irruzione e porre le basi di una società di mostri! Se vogliamo limitarci alla mera codifica genetica, possiamo elaborare una spiegazione abbastanza semplice dell'esistenza delle aberrazioni, basandoci sul concetto di selezione e di ereditarietà mendeliana. 
 
In una società tribale, l'efferatezza può essere un valore aggiunto. Un uomo come Grossmann, in un contesto di lotte perenni tra gruppi ostili, può acquisire grande fama di guerriero e diventare un capo potente. Se stupra, uccide, tortura, mutila, e cannibalizza persone di una tribù nemica, elimina minacce per la propria tribù. Giunto a una posizione di comando, il suo seme ha grandi possibilità di essere sparso in ventri fecondi e di generare una strirpe consistente - e tra questi rampolli ve ne saranno senza dubbio alcuni che erediteranno le truci inclinazioni paterne. Se questo capo rivolge invece il sadismo e la ferocia contro il proprio popolo, sarà ritenuto un tiranno. Non è tra l'altro detto che un popolo riesca a liberarsi facilmente di un tiranno. Tutto ciò spiega in ultima analisi come mai esistano tuttora serial killer di questo genere. Sono caratteri genetici oggigiorno indesiderabili e dannosi, che quando furono selezionati erano in qualche misura desiderabili e utili. Questa è la verità sulla specie umana. 

venerdì 18 settembre 2020


CARL PANZRAM,
LO SPIRITO DELL'ODIO E DELLA VENDETTA

Carl Panzram (28 giugno 1891 - 5 settembre 1930) è stato un serial killer, incendiario, scassinatore, rapinatore e sodomizzatore violento. Nacque a East Grand Forks, nel Minnesota, dagli immigrati prussiani Johann e Matilda Gottlieb "Lizzie" Panzram. Crebbe nella fattoria di famiglia con cinque fratelli e una sorella. I suoi erano grandi lavoratori, ma ignoranti, poveri e ottusi, come ebbe a riconoscere egli stesso. Il fratelli lo punivano spesso, data la sua attitudine a rubare. Il padre, che dilapidava i soldi in alcol e prostitute, a un certo punto fece perdere le proprie tracce.
 
Nel corso della sua turbolenta esistenza Carl Panzram usò svariati soprannomi: Carl Baldwin, Jefferson Davis, Jeff Davis, Jefferson Rhodes, Jeff Rhodes, Jack Allen, Jefferson Baldwin, John King, Captain John K. O'Leary, Copper John, The River Pirate.  

Confessò di aver ucciso 21 uomini e di aver commesso sodomia violenta su più di 1.000 uomini e ragazzi. Alcuni riportano 22 omicidi confessati, ma ho potuto vedere un documento scritto di suo pugno, in cui si legge 21. Questo è il testo originale: "In my lifetime I have murdered 21 human beings, I have committed thousuands of burglaries, robberies, larcenies, arsons and last but not least I have committed sodomy on mere than 1000 male human beings. For all of these things I am not the least bit sorry. I have no conscience so that does not worry me." Sommando tuttavia le confessioni avvenute in diverse occasioni, il conto non torna comunque e si ottiene un numero maggiore (10 marinai, un ragazzino, 6 vogatori, due ragazzini, altri due ragazzini, uno strillone, un ladro, un uomo mai identificato e un caposquadra carcerario, per un totale di 25). Soltanto 5 di questi omicidi hanno potuto essere accertati, tuttavia si ha il sospetto che abbia ucciso un numero molto più grande di uomini, forse addirittura un centinaio. La discrepanza si potrebbe spiegare ammettendo che non considerasse esseri umani molte delle sue vittime, sopprattutto in Africa, dove ha imperversato. 

Biografia sintetica

Già da piccolo Carl Panzram sentiva di avere in sé qualcosa di strano. Questo riportano le cronache: a 6 anni era un ladro e un bugiardo; a 8 anni, nel 1899, comparve davanti alla corte minorile per ubriachezza e "condotta disordinata"; a 11 anni, nel 1903, fu arrestato e incarcerato con l'accusa di essere un alcolizzato incorreggibile. In quello stesso anno rubò dalla casa di un vicino una torta, delle mele e un revolver. Per punirlo, i genitori lo mandarono alla Minnesota State Training School, un istituto che godeva di una fama terribile. Tra quelle mura Carl subì ogni genere di abusi. Per vendicarsi incendiò quel luogo e riuscì a non farsi scoprire. Agli inizi del 1905 rubò soldi dal portafoglio di sua madre e fu rilasciato sulla parola dalla scuola. Quando aveva 14 anni fuggì di casa e divenne un vagabondo che viaggiava servendosi dei vagoni merci delle ferrovie. In seguito dichiarò che durante uno di quei viaggi fu stuprato da un gruppo di vagabondi. Questa violenza subita lasciò in lui segni profondi. 
 
Nel 1906, a quindici anni, si ubriacò in un saloon nel Montana ed ebbe l'insana idea di arruolarsi nell'esercito degli Stati Uniti (alcuni riportano che fu nel 1907, ma fa testo quanto egli scrisse). Ben presto iniziarono i problemi. Fu sorpreso a rubare qualche spicciolo dall'ufficio del comandante. Per questo furto fu giudicato dalla corte marziale e condannato a tre anni di detenzione nella caserma disciplinare di Fort Leavenworth. In seguito affermò che quell'esperienza distrusse in lui ogni traccia di bontà residua, insegnandogli che la vera natura dell'essere umano è maligna. Quando ebbe finito di scontare la sua pena, nel 1910, fu congedato con disonore (condizone che negli States comporta la perdita di numerosi diritti civili). Da quel momento la sua vita fu tutta un susseguirsi spasmodico di atti criminali, arresti ed evasioni. Fu imprigionato in California, in Texas, in Idaho, in Montana, in Oregon, in Connecticut e a Washington D.C., ogni volta fornendo nomi diversi. A quanto pare in America non esisteva l'obbligo di portare con sé documenti d'identita, e forse è così ancora oggi: quando una persona arrivava in uno Stato, poteva fornire le generalità che desiderava. Anche in caso di arresto, chiunque poteva finire registrato con un nominativo di fantasia. Non esisteva nessun interesse a indagare sulla vera identità dei detenuti e a connettere eventualmente crimini compiuti in altri stati. Forse è stato questo punto debole del sistema giudiziario ad impedire a Panzram di finire presto all'ergastolo per ostinata reiterazione di reati comuni come furti e aggressioni. Durante la sua reclusione si ribellava ai carcerieri, sfidandoli e ricevendo punizioni corporali continue per rappresaglia. Fu battuto come un cencio e messo in isolamento un'infinità di volte, eppure il suo desiderio era sempre uno solo: riuscire a liberarsi e uccidere i suoi aguzzini nel peggiore dei modi! Egli era la "rabbia personificata", per usare una sua colorita espressione. Infieriva sulle sue vittime, penetrando il loro intestino con il fallo eretto e portandovi devastazione. Annientò numerosissi uomini, umiliandoli, degradandoli, depositando loro lo sperma nelle feci.
 
Ebbe pochi lavori onesti. In un'occasione fece il crumiro contro i dipendenti iscritti al sindacato. Lavorò come steward su una nave di trasporto dell'esercito, venendo cacciato quando fu risaputo che lavorava in stato di ebbrezza. Nell'inverno del 1910 mosse a sud, verso Ciudad Juárez, avendo intenzione di arruolarsi nell'esercito federale del Messico. Si unì ai rivoluzionari di Pascual Orozco e poté assistere a spaventosi massacri di prigionieri. Si dice che questi fatti lo influenzarono profondamente, condizionando il suo modus operandi negli anni a venire. Nel 1911 era già tornato negli Stati Uniti. Dopo diversi arresti ed evasioni, nel 1915 subì una dura condanna a sette anni, da scontare nel penitenziario statale di Salem, nell'Oregon. Il direttore del carcere, Harry Minto, sottoponeva i prigionieri a un regime durissimo. Tuttavia Panzram non fu piegato e anzi giurò che non avrebbe mai scontato i suoi sette anni di pena. Aiutò a fuggire il compagno di cella Otto Hooker, che uccise Minto (subito sostituito dal fratello John, non meno bastardo): quella fu la sua prima partecipazione nota ad un omicidio. Evase a sua volta nel 1917, ma fu presto ricatturato. Fuggì di nuovo l'anno dopo e questa volta riuscì a raggiungere New York e si imbarcò, iniziando un periodo di viaggi e finendo fino in Perù, ove lavorò in una miniera di rame. Si spostò poi in Cile, quindi fu a Londra, a Edimburgo, a Parigi e ad Amburgo. 
 
Qualcosa lo spinse a ritornare negli Stati Uniti. Si recò a New Haven, nel Connecticut, dove svaligiò l'abitazione di William Howard Taft, a cui attribuiva la causa della sua prigionia a Leavenworth. Rubò molti soldi e obbligazioni, oltre alla pistola di Taft. Con i proventi del furto comperò uno yacht chiamato Akista, con cui iniziò una nuova attività: a New York attirava i marinai facendoli ubriacare, poi li torturava, li sodomizzava e li uccideva sparando loro in gola con la pistola di Taft, quindi gettava in mare i corpi fatti a pezzi. In tutto ne uccise dieci in questo modo. Poi lo yacht colò a picco dopo essersi incagliato nei pressi di Atlantic City. Due marinai con l'ano devastato poterono mettersi in salvo dalla sua furia fuggendo a nuoto. Ancora qualche arresto per furto e qualche evasione, poi nel 1921 si imbarcò su una nave diretta in Angola. Sbarcato a Luanda, lavorò come caposquadra su una piattaforma petrolifera, che diede presto alle fiamme. Sodomizzò un ragazzo di 11 anni, rompendogli il cranio fino a fargli uscire frammenti di cervello dalle orecchie - come ebbe a scrivere in seguito nel suo diario. In una terra senza legge, poteva dare libero corso ai suoi impulsi violenti. Ancora bramoso di uccidere, noleggiò una barca con 6 vogatori, sparò loro nella schiena, abbattendoli uno dopo l'altro, quindi diede poi i cadaveri in pasto ai coccodrilli. Nell'autobiografia chiamava queste sue vittime "niggers", mostrando nei loro confronti il massimo disprezzo.

Nel 1922 era di nuovo in America, dove stuprò ed uccise due ragazzini, uno a Salem e l'altro vicino a New Haven. Al primo fracassò il cranio contro una roccia, il secondo lo strangolò. In seguito rubò lo yacht del capo della polizia di New Rochelle e prese con sé un ragazzo di nome George Walosin, che finì più volte posseduto carnalmente, prima di guadagnare la riva e mettersi in salvo dall'impeto sodomitico. In quel periodo Panzram aveva ucciso un uomo che si era introdotto nello yacht con l'intenzione di rubare, e per inveterata abitudine aveva gettato nel fiume il corpo estinto. Non passò molto che l'irrequieto serial killer fu arrestato a New York con l'accusa di aver pugnalato una donna, certa Dorothy Kaufman di Greenberg. Questo era evidentemente il frutto della calunnia e dell'errore giudiziario: Panzram era un gentiluomo con le donne e non torse mai loro un solo capello, tutta la sua violenza era rivolta contro il genere maschile. Condannato a cinque anni di reclusione, fu infine prosciolto e liberato nel 1928. Nello stesso anno fu arrestato per l'ennesima volta in seguito alla sua irruzione nella casa di un dentista, a Baltimora, Washington D.C. 
 
Nel corso dell'interrogatorio, Panzram confessò di aver soppresso tre ragazzini dall'inizio del mese in corso, tra cui uno strillone, che forse aveva irritato i suoi nervi acustici. Rivelò anche alcuni suoi desiderata poco realistici: progettava di avvelenare le riserve idriche di una grande città e di provocare l'affondamento di una nave britannica per far scoppiare una guerra tra gli States e il Regno Unito. Gli omicidi dei tre ragazzi non poterono essere provati. Tuttavia, dato il suo curriculum criminale che fu riconosciuto immenso, finì condannato a 25 anni di carcere. Durante la reclusione ottenne un lavoro nella lavanderia. Subito avvertì il direttore che se qualcuno avesse anche soltanto osato dargli fastidio, avrebbe reagito uccidendolo all'istante. Così avvenne: il caposquadra della lavanderia carceraria era un insopportabile bullo che si divertiva a dare a tutti il tormento. Il serial killer afferrò una spranga e lo ridusse in poltiglia con estrema gioia. Per questo fu processato per omicidio e condannato a morte. Così commentò la sentenza capitale: "Non vedo l'ora di avere un posto a sedere sulla sedia elettrica o ballare alla fine di una corda come fanno alcune persone alla loro notte di nozze". Quindi aggiunse: "Il mio motto è: rapinali tutti, stuprali tutti, uccidili tutti!" Quando salì sul patibolo, fu preso dalla frenesia. Prima sputò in faccia al boia, poi gli rivolse queste parole: "Sì, sbrigati, bastardo dell'Indiana! Potrei uccidere una dozzina di uomini mentre stai armeggiando col cappio!" (Yes, hurry it up, you Hoosier bastard! I could kill a dozen men while you're screwing around!"). La sua tomba è senza nome, identificata soltanto dal numero del detenuto: 31614. 
 
Carl Panzram e l'omosessualità  

Sappiamo che il nostro serial killer preferito si congiunse carnalmente a una donna una sola volta nella sua vita, avendone in cambio una gonorrea devastante. A causa di ciò, egli decise scientemente di non avere più alcun contatto col genere femminile per il resto dei suoi giorni, dedicandosi unicamente ad atti di sodomia violenta su persone del suo stesso sesso. Tutto ciò confuta le perniciose dottrine politically correct del genderismo e dell'orientamento sessuale, dimostrando che un uomo può decidere senza sottostare al conformismo cosa fare del proprio corpo... e di quello altrui! Per colmo del paradosso, nessuna femminista radicale dei nostri tempi degenerati potrebbe rivolgere all'uomo di East Grand Forks la benché minima accusa, visto che egli non diede mai fastidio mai a nessuna. Magari le Erinni getterebbero fuori dalla tomba il cadavere di persone vissute secoli fa accusandole di "sessismo", intonando i cori greci delle molestiadi, ma non troveranno mai nulla contro Carl Panzram, di qui alla Fine dei Tempi. 
 
Il dogmatismo medico e i suoi limiti 
 
Com'è risaputo, i medici propugnano l'idea che l'alcol, non metabolizzabile dai giovani, danneggi la crescita in modo irrimediabile. Mi piacerebbe capire come spiegherebbero il caso di Carl Panzram, ubriaco già a 8 anni, etilista a 11, che crescendo divenne gigantesco e robustissimo, simile a Conan il Barbaro. Così, tanto per farmi un'idea dei loro futili balbettamenti pierangelisti! 
 
Un'astuzia degna di Ulisse 
 
Durante la sua permanenza nel carcere di Salem, Panzram rubò qualche dozzina di bottiglie di essenza di limone (un liquore potentissimo, in pratica etanolo aromatizzato). Non ne bevve, ma distribuì prontamente le bottiglie agli altri galeotti, che tracannarono all'istante, scatenando un putiferio infernale. Approfittando della confusione, appiccò un incendio e poté evadere. Fu presto catturato, ma il piano era geniale. Sarebbe interessante capire come mai i gestori della prigione detenevano quel materiale inebriante. Proprio loro, così ligi alla morale evangelica astemia ostentata dalle autorità morali degli States.
 
Carl Panzram e i Cainiti 
 
Quando Carl Panzram fu condannato a morte per impiccagione, subito si attivarono numerosi sostenitori del buonismo politically correct (ebbene sì, esisteva già, anche se non si chiamava così) per salvarlo dall'esecuzione. Del resto era scritto anche nella Bibbia: Nessuno tocchi Caino. In nome dei diritti umani volevano che al condannato fosse risparmiata la vita. Quando lui venne a saperlo fu preso dall'ira e affermò che li avrebbe ammazzati tutti con gioia, dal primo all'ultimo, strangolandoli con le proprie mani! 

Carl Panzram o del libero arbitrio 
 
Qualcuno ha detto che Carl Panzram era il prodotto del sistema carcerario americano, basato sull'austera e punitiva etica protestante. Tutta la sua aspra esistenza viene da costoro letta come una reazione, spesso automatica, alle coercizione e alle punizioni inflitte. Mi sono però anche imbattuto in opinioni diverse. In un commento a un thread su Youtube, un navigatore ha formulato l'ipotesi che Carl Panzram sia stato afflitto già da giovanissimo da un'otite purilenta. L'infezione gli sarebbe arrivata al cervello, scatenando in lui un irrefrenabile impulso alla violenza, al crimine e all'omicidio. In ogni caso, qualunque sia stato il fattore scatenante, si capisce che l'idea cattolica del Libero Arbitrio debba necessariamente andare in crisi. Si segnala un paradosso religioso notevole: il sistema legislativo americano si fonda sul Libero Arbitrio professato della Chiesa di Roma e non sul Servo Arbitrio enunciato da Lutero, pur essendo quella nazione retta da istituzioni plasmate dalla Riforma.   

Il nichilismo di Carl Panzram   

L'uomo di East Forks affermò di non credere a Dio e neppure al Diavolo, proprio come non credeva nell'essere umano come metro e misura dell'Universo. Non credeva nel Principio Antropico, prorpio come non ci credo io. Queste sono le sue parole, subito dopo la confessione dei suoi efferati crimini: "I don't believe in man, God nor devil. I hate the whole damed human race including myself". Fin da bambino sviluppò una feroce avversione verso la religione cristiana dei suoi precettori, di cui gli fu sempre evidente l'ipocrisia. Quando fu portato alla Minnesota State Training School, gli furono poste molte domande. Gli fu chiesto se il padre bevesse, se la madre fosse una prostituta, se avesse mai subìto sodomia o se si fosse mai masturbato.  

Più elevate aspirazioni 
 
Pur appartenendo per nascita al mondo del White trash, Carl Panzram aveva un'intelligenza incredibilmente vivace, che irradiava idee potenti, raggi del Sole Nero del Nichilismo. Idee che per il suo ambiente di origine avrebbero dovuto essere inconcepibili. Egli anelava a una sola cosa: il completo annientamento del genere umano e della vita nel Cosmo! Ora pongo ai pasdaran materialisti dell'evoluzionismo di Darwin una domanda simile a uno strale: "Secondo voi, cosa accade quando in una specie compare anche soltanto un individuo che ne desidera l'annichimilento? Credete che chi è condannato dal Genio della Specie ad essere un reietto sparisca sempre nel Nulla senza lasciare traccia?" Ve lo dico io cosa accade qunado compare un individuo siffatto: quella specie è condannata! Panzram credette di agire utilizzando i metodi del crimine comune, distruggendo la propria vita senza poter realizzare i propri aneliti. Si trovava in una ambiente che lo limitava e gli impediva quasi di muoversi. Ebbene, altri verranno dopo di lui e porteranno il loro contributo alla Fine di Homo sapiens, alla Fine della Biologia!

Esegesi lovecraftiana 

In un racconto del Solitario di Providence, Oltre il muro del sonno (Beyond the Wall of Sleep, 1919), si parla di Joe Slater, un uomo imprigionato in una realtà brutale e miserabile, a cui si ribellava con atti di violenza inaudita. Alla fine si riusciva ad appurare che egli era un alieno fatto di puro Spirito, che un tempo vagava come un vento nero negli abissi siderali più profondi, finché ebbe uno scontro con un innominabile nemico che lo sconfisse e lo fece precipitare nella Schiavitù Planetaria. Ecco, io credo fermamente che questa sorprendente narrazione contenga un nucleo di verità e che presenti singolari punti in comune con il mistero dell'esistenza di Carl Panzram!
 
Letture e approfondimenti nel Web
 
Questi sono alcuni link molto interessanti:  



Le fonti andrebbero verificate con cura e incrociate, anche se mi rendo conto che è un lavoro immane: noto che la biografia pubblicata sul sito La Tela Nera non menziona affatto il primo periodo di prigionia a Leavenworth, solo per fare un esempio. In caso di dubbio, a far testo deve essere quanto il serial killer scrisse con le proprie mani. Questo è il link: 


Soprattutto è utile la visione del film documentario Carl Panzram: The Spirit of Hatred and Vengeance (John Borowski, 2011), che non mi risulta sia uscito in Italia. 
 
 
CARL PANZRAM:
THE SPIRIT OF HATRED AND VENGEANCE
 
 
Anno: 2011
Paese: Stati Uniti d'America
Lingua: Inglese
Durata: 80 min

Regia: John Borowski 
Produttore: John Borowski
Produttore associato: Mark Berry
Produttore esecutivo: Douglas Wynne
Genere: Documentario
Distribuzione: Waterfront Productions
Interpreti e personaggi: 
   John DiMaggio: Carl Panzram (voce)
   Tom Lodewyck: Carl Panzram (adulto)
   David Salmonson: Carl Panzram (giovane)
   Brett Jetmund: Charlie Panzram
   David Weiss: Henry Lesser
   Douglas Wynne: Colonnello Peak
   Matthew Aaron: Torturatore
   David Schmidt: Guardia sghignazzante
   William Frederick Knight: Robert Stroud (voce)
   Henry Lesser: se stesso (guardia carceraria)
   G. Thomas Gitchoff: se stesso (criminologo)
   Mark Gado: se stesso (investigatore)
   Scott Christianson: se stesso (attivista dei diritti umani)
   Katherine Ramsland: se stessa (psicologa forense)
   Charlie Rodgers: se stesso (archivista)
   Joe Coleman: se stesso (artista)
   Joel Goodman: se stesso (Ufficio Federale delle Prigioni)
   Kenneth M. LaMaster: se stesso (storico)
   Charles Dudley Martin: se stesso (procuratore)
Premi: 2012 Director's Choice Award - Chicago Horror Film
   Festival
Budget (stimato): 150.000 dollari US
Sito ufficiale:
Canale YouTube:

Sinossi:
Il film di Borowski ripercorre la vita di Carl Panzram e narra la sua amicizia con una giovane guardia carceraria, Henry Lesser, che gli dona un dollaro e lo convince a scrivere la sua autobiografia. Il serial killer compone un eccezionale testo di 40.000 parole, che documenta la propria intera esistenza fatta di prigionia, torture, stupri e omicidi. 
 
Recensione: 
Molto realistico e ricchissimo di particolari inediti, questo capolavoro avrebbe meritato una maggiore diffusione. Purtroppo così non è stato. Con mia grande sorpresa ha anche ricevuto alcune critiche nel Web. Un commentatore ha insinuato un'accusa di apologia criminale nei confronti del regista, a suo avviso reo di aver descritto Lesser come un eroe e Panzram come una specie di Sherpa che cercava di convincere l'umanità a cambiare i suoi modi di vita. 
 
Una canzone struggente fa parte della colonna sonora del documentario di Borowski. Mi è rimasta impressa all'istante. 


JUST BORN BAD 
 
Scritta ed eseguita da: World Famous Crawlspace Brothers
(Ethan Urban e Rich Hillen Jr.)
 
Testo: 

I was just born bad
the bad come to me
bad the only thing I learned
through a life of misery
The building of the gallows
outside my prison cell
They did tie the noose to hang me
and send me back to hell
I was just 13
my first time out on parole
Jumped up on a boxcar
and became a hobo
Started in stealing
and burglary at will
Prison taught me how to hate
how to lie and how to kill
I was just born bad
as bad as I could be
Take a life, got to give your life
is what they said to me 
Stole a little money
and bought myself a boat
After I raped the crew
I shot'em all right through the throat
I went around in West Africa
put out from the docks
Had my way with all the men
and I feed them to the crocs
I was just born bad
as bad as I could be
Take a life, got to give your life
is what they said to me
Stuck me in this prison
the first thing they ever did
Was wait for someone to bother me
and I killed the first one that did
Now they're building up the scaffold
to lay me in the ground
But I could hung a dozen men
in the time they fooled around
I was just born bad
as bad as I could be
Take a life, got to give your life
is what they said to me
I was just born bad
as bad as I could be
Take a life, got to give your life
is what they said to me

Etimologia del cognome Panzram 

Ebbene, il cognome Panzram è quanto di più misterioso si possa trovare. Non sembrano esserci proposte etimologiche convincenti, né si trovano grandi risorse per affrontare il problema. Il suffissoide -ram potrebbe significare "corvo" e derivare dal protogermanico *χraβnaz, come negli antroponimi maschili Wolfram (alla lettera "Lupo-Corvo"), Guntram (alla lettera "Corvo della Battaglia") e Bertram (alla lettera "Corvo Splendente"). La parola tedesca comune per indicare il corvo è Rabe, dalla stessa radice. Il primo membro del composto Panzram sembrerebbe essere Panz, che in tedesco renano significa "stomaco, ventre" (prestito dal francese antico pance, a sua volta derivato dal latino pantex). La parola, rara nel tedesco standard, ha la forma plurale Pänz "stomaci, ventri", con Umlaut. Esiste anche un altro significato di Panz, ossia "bambino" (il plurale è Pänz, Penz "bambini"). Non è chiaro se sia un semplice slittamento semantico di Panz "ventre" ("ventre di donna gravida" > "bambino") o se sia un semplice caso di omofonia. Panzram potrebbe dunque una kenning e significare "corvo del ventre" (ossia "avvoltoio") oppure "corvo dei bambini" (ossia "orco, predatore sessuale"). Se queste supposizioni fossero vere, in entrambi i casi getterebbero una luce sinistra sul capostipite della stirpe. Comunque va tenuto presente che lo spettro della paretimologia è sempre in agguato. Esistono attestazioni della variante Banzram, che sembra creare ulteriori problemi. Sono riportate varianti anche più strane, classificate come errori ortografici: Ponzram, Panzlam, Panzrama, Panzrram, Panzarm, Pnazram, Panzrma (Namespedia.com). Il mistero si infittisce. C'è poi il problema dell'adattamento fonetico dei cognomi tedeschi nell'inglese d'America. La pronuncia tedesca è /'pantsram/, mentre in America è usata la pronuncia ortografica /'pæn(d)zræm/. Dato che nell'inglese americano le consonanti finali sono in genere assai fievoli o addirittura mute, molti hanno equivocato il cognome trascrivendolo Panzran, con -n finale. A un certo punto ho persino pensato che la sillaba panz- potesse derivare dalla parola romaní pandž "cinque". Sappiamo che i Lanzichenecchi usavano un linguaggio criptico che derivava gran parte del lessico dal romaní: è ben possibile che panz in questa parlata significasse "cinque". Si noterà che in Afghanistan esiste il cognome Panjram e che in India si ha la variante Panchram. Possono essere o meno coincidenze. Mi auspico studi più approfonditi.  

Ho scoperto che esiste una certa Sabine Panzram, una studiosa di filologia germanica, che però non sembra aver scritto nulla sull'origine del proprio cognome. 

martedì 15 settembre 2020

LA TEORIA DELLE TRAIETTORIE CALDE

Si è sempre fatto un gran parlare del concetto di caso e di casualità. Posso dimostrare con pochi esempi che si tratta di un concetto comunemente inteso in modo erroneo. Mi rendo conto che si tratta di un argomento insidioso, che richiede la massima attenzione. 
 
Questa è la parte che ci interessa della definizione della parola "caso" tratta dal Vocabolario Treccani: 
 
"1. Avvenimento fortuito, accidentale e imprevisto: è stato proprio un c. ch’io me ne sia accorto; molto frequente la locuz. avv. per caso (meno com. a caso), per combinazione, accidentalmente: è avvenuto per c., l’ho incontrato per c., sono capitato lì proprio per c.; attraversando le sale per uscire, s’abbatté nel principe, il quale pareva che passasse di là a caso (Manzoni). In diritto, c. fortuito, ogni evento esterno alla volontà dell’individuo che gli impedisca di uniformarsi al precetto della legge o di adempiere a un’obbligazione (è in genere sinon. dell’espressione forza maggiore). 2. Per estens., causa irrazionale a cui si suole attribuire ciò che avviene indipendentemente dalla nostra volontà e, in genere, da un disegno o fine predeterminato (in questo senso, è contrapp. a necessità): è stato il c. che ha voluto così; io non ne ho colpa, pìgliatela col c.; Democrito, che ’l mondo a caso pone (Dante)." 

Noi diamo per consuetudine linguistica il nome di "caso" a qualcosa che è il prodotto di un nesso causale, ossia dotato di una causa, che però ignoriamo. Il caso è quindi un prodotto dell'entropia cognitiva, non una condizione ontologica in sé. 

Le genti in genere non fanno alcuna considerazione sul caso come ignoranza della vera causa di qualcosa. Credono fermamente che un evento casuale sia privo di causa. Credono fermamente che quando entra in gioco il caso potrebbe capitare di tutto, anche la comparsa dell'elefantino Dumbo che svolazza a pochi centimetri da terra servendosi delle gigantesche orecchie.
 
Immaginiamo una prima successione di eventi. Il signor A. si dirige verso l'ufficio postale della sua uggiosa cittadina per sbrigare una sua faccenda. Non appena ci arriva, ecco che entra in scena un bandito intenzionato a compiere una rapina. Tutti coloro che si trovano nell'ufficio sono minacciati e alcune commesse vengono prese in ostaggio. Siccome il signor A. è un individuo impulsivo e indisponente, fa una cazzata: cerca di intervenire, così il malvivente si agita e una contrazione delle sue dita fa partire il colpo in canna. Il proiettile colpisce il signor A. proprio in mezzo alla fronte, uccidendolo all'istante. 
 
Immaginiamo una seconda successione di eventi. Il signor B. si trova in una zona impervia di montagna e per fare ritorno al paese deve scegliere tra prendere una funivia e percorrere un certo sentiero sterrato. Volendo camminare e contemplare il paesaggio tra i boschi di conifere, decide di andare a piedi. A un certo punto sbuca fuori dalla vegetazione un grosso cinghiale furioso che lo carica, lo travolge e lo uccide. Il giorno seguente un escursionista ritrova i miseri resti del signor B., che è stato ridotto in poltiglia dall'animale. 
 
Immaginiamo una terza successione di eventi. Il signor C. deve prendere un volo per andare a un importante convegno, che si svolge in un paese lontano. Al mattino non gli suona la sveglia. Quando si alza è già troppo tardi. Si veste in fretta e furia, prende il trolley, si mette alla guida della sua autovettura, ma nonostante tutti i suoi sforzi non riesce a raggiungere in tempo l'aeroporto. L'aereo sta per partire proprio in quel momento. Non appena inizia il decollo, succede un disastro. Un'esplosione spaventosa sventra il velivolo, che viene divorato dalle fiamme. Non ci sono superstiti, ma il signor C. si è salvato. 
 
Come dare una spiegazione a queste successioni di eventi?

I tre esempi riportati mostrano l'azione delle traiettorie calde. Nel Medioevo la genta credeva che non esistessero leggi naturali capaci di spiegare gli eventi e le traiettorie. Credevano così che Dio si occupasse personalmente di dirigere ogni freccia sui campi di battaglia, di governare il moto di tutti gli oggetti secondo il proprio arbitrio. Le genti dell'epoca moderna, che hanno smesso da tempo di credere all'esistenza di Dio, ritengono che ogni evento sia il prodotto del caso, inteso come forza imprevedibile, imponderabile e sommamente capricciosa. Se i signori A., B. e C. vanno incontro al loro destino, non è a causa di Dio né ad opera del caso. Se i banditi irrompono nella vita di A., non è altrettanto probabile che all'ufficio postale faccia la sua comparsa Rita Hayworth nuda, al massimo del suo fulgore, leccandosi le labbra e mostrando ai passanti la voluttuosa linguetta. Anzi, non è proprio possibile, essendo la splendida attrice morta da tempo. Questo lo capisce chiunque. I banditi hanno fatto i loro piani, programmando l'assalto all'ufficio postale. Questa è una catena causa-effetto, non un prodotto del caso. Il signor A. ha fatto i suoi piani, programmando la visita all'ufficio postale. Questa è una catena causa-effetto, non un prodotto del caso. Né Dio né il caso. Il problema è che il signor A. non sa nulla dei piani dei banditi. A loro volta, i banditi non sanno nulla delle possibili reazioni del signor A. alla rapina. L'insieme delle catene causa-effetto che portano al triste fato del signor A., sono per lui traiettortie calde. Lo stesso dicaso per il cinghiale che uccide il signor B.: è stata la fame a muoverlo, unitamente alla guida dell'olfatto, non il caso. L'insieme delle catene causa-effetto che portano al triste fato del signor B., sono per lui traiettorie calde. Il signor C. ha invece la fortuna di scampare per un soffio alle traiettorie calde che lo avrebbero potuto stritolare e uccidere!   
 
L'Uomo Falena osserva da un'orbita satellitare la vita dei signori A., B. e C., potendo estendere il proprio sguardo su un'intero continente. La spettrale creatura può prevedere tutto ciò che accade a questi individui. Quella che per noi è entropia cognitiva, ossia un insieme di variabili sfocate, per l'Uomo Falena è invece un'osservabile. Egli vede i banditi che progettano l'assalto all'ufficio postale e sa che il signor A. verrà ucciso. Egli vede il cinghiale affamato e furioso che compie un certo percorso e sa che il signor B. lo incontrerà, facendo una brutta fine. Egli prevederà il malfunzionamento della sveglia dei signor C., oltre all'avaria dell'aereo che questi avrebbe dovuto prendere - anche se lo potrà fare solo facendo ricorso a facoltà decisamente sovrumane. Del resto, l'Uomo Falena ha sensi così acuti da poter scansionare ogni oggetto composto, pasasndolo ai raggi X e comprendendo all'istante lo stato di tutte le parti da cui è formato.
 
Illustriamo ora qualcosa di molto insidioso, in cui la traiettoria calda riguarda il mondo microscopico.   
 
Immaginiamo una quarta successione di eventi. Un frammento di materiale altamente radioattivo scaturisce da un reattore nucleare dell'impianto di Fukushima Dai-ichi. Questo frammento, invisibile ad occhio nudo, viene trasportato dai venti e percorre enormi distanze, fino a raggiungere l'Europa. Il signor D. si ritrova, completamente ignaro, ad aspirare il materiale radioattivo, che gli penetra nei polmoni senza possibilità alcuna di essere individuato per tempo e rimosso. Così gli atomi del materiale finito nei polmoni continuano a decadere sprigionando particelle alfa ed energia, lesionando i tessuti e portando nel giro di un anno alla formazione di un notevole eccesso di cellule tumorali. Ne scaturisce una metastasi particolarmente aggressiva che non tarda a manifestarsi. Il sistema immunitario non riesce a contrastare questa invasione.  Il signor D. può disporre di cure ottime, ma questo non basta a debellare il male, le cui cause non gli saranno mai conosciute. Intanto, dopo una serie di miglioramente dovuti alla chemioterapia e di ricadute, il signor D. finisce con lo spegnersi. 
 
Anche il triste fato del signor D. è determinato da una serie di catene causali, ossia di traiettorie calde. La loro definizione non è però altrettanto chiara come nelle successioni di eventi vissute dai signori A., B. e C. 
 
Dalla sua orbita satellitare, l'Uomo Falena osserva la vita del signor D., ma non è in grado di comprendere quanto è successo. La causa del tumore gli sarà per sempre oscura, non potrà tracciare il percorso della particella radioattiva che ha provocato l'insorgere di un tumore. Potrà dedurre quanto è successo, usando la potenza del proprio intelletto, ma sarà in grado di fare previsioni soltanto quando la prima metastasi avrà raggiunto dimensioni tali da poter essere scansionata. Si dice che nel mondo atomico e subatomico non sia possibile definire il tempo. Molti studiosi reputano problematico anche il concetto di nesso causa-effetto, ritenendolo fallace. Eppure è chiaro che se un nucleo atomico subisce il decadimento radioattivo, questo processo è irreversibile e genera quindi una freccia del tempo. 

sabato 12 settembre 2020

ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA NATURA DEL TEMPO: LA NATURA DEL PASSATO

Propongo un semplice tentativo di formulazione matematica del presentismo legato alla freccia del tempo. Mi rendo conto di usare un formalismo rudimentale. Credo tuttavia che queste note possano avere una qualche utilità. 
 
Immaginiamo quattro eventi in successione d'ordine: 
 
a, a', a'', a''' 
 
L'evento a''' è successivo all'evento a'', che è successivo all'evento a', che è successivo all'evento a.

Immaginiamo di trovarci in un istante b, successivo a tutti i quattro eventi sopra menzionati.  

Definizione 1 
Il passato è costituito da proiezioni che appartengono al presente b e possono essere così definite: 

fb(a), fb(a'), fb(a''), fb(a''') 

La funzione è f, mentre il pedice b indica che dipende dall'istante b in cui compiamo la misura, ossia l'osservazione. Se l'osservazione è compiuta in un altro istante successivo, poniamo c, le proiezioni saranno ancora diverse:

fc(a), fc(a'), fc(a''), fc(a''')  
 
Nella pratica, ai fini della nostra discussione, possiamo anche trascurare questa dipendenza dall'istante dell'osservazione, omettendo l'indice e descrivendo così le proiezioni degli eventi passati:  
 
f(a), f(a'), f(a''), f(a''') 
 
Il passato non esiste di per sé. Il passato non ha un'esistenza separata dalla misura quantistica chiamata presente, ossia dalla nostra esperienza presentacea. Esistono solo le proiezioni degli eventi passati, come abbiamo descritto sopra.

Definizione 2
La freccia del tempo è una serie ordinata di misure quantistiche, da cui il passato si può eliminare, perché non ha alcuna definizione indipendente dal presente. 
 
In altre parole, le proiezioni di misure precedenti, che definiscono il nostro concetto di passato, sono fossili che appartengono al presente. Il destino della misura che definisce il presente è quello di fossilizzarsi. Errano coloro che accusano questa visione della realtà temporale di essere una "strategia del trasferimento" (relocation strategy), come Ingthorsson et al., a cui raccomando la lettura del mio contributo. Perché si possa trasferire qualcosa, questa deve innanzitutto esistere come realtà indipendente. Così non è. Non si trasferisce nulla perché non c'è nulla da trasferire.  

La conoscibilità del passato

A questo punto si possono enunciare i princìpi essenziali della conoscibilità del passato. Immaginiamo di scoprire le proiezioni di vecchie serie di misure (fossili, archivi, etc.): si trovano le proiezioni f(x), f(x'), f(x''), f(x''') di istanti passati x, x', x'', x''', di cui si ignorava del tutto l'esistenza. L'indagine di queste proiezioni si può fare unicamente attraverso processi cognitivi.

Domanda: Che cosa succede quando un essere appartiene al passato? 
Risposta: Questo essere non esiste più. Esistono soltanto le sue tracce nella nostra dimensione presentacea.

Natura delle proiezioni del passato 

Le proiezioni f(a), f(a'), f(a''), f(a'''), etc., hanno le dimensioni di dettagli spaziali, conoscibili non con la misura quantistica che ha generato gli eventi a, a', etc., ma con processi allocati nello spazio oltre che nel tempo: il lavorio cognitivo delle sinapsi. 

Esempi:
Giulio Cesare non viene pugnalato in eterno durante le Idi di Marzo come supposto da Penrose in un delirio degno di Caligola nel suo più furioso attacco di demenza: tutto ciò che rimane di Giulio Cesare è allocato nello spazio, è esplorabile tramite osservazione con gli organi di senso. Osservo la piazza di Lodi da cui si dice che Giulio Cesare sia partito per la sua spedizione nelle Gallie. Sfoglio e leggo una copia del De bello Gallico in latino e nella sua traduzione in italiano. Ne memorizzo i contenuti, almeno in parte. Osservo statue di Giulio Cesare e la ricostruzione della sua fisionomia, che è stata tentata da alcuni studiosi. Leggo biografie di Giulio Cesare, antiche e moderne. Mi faccio idee e opinioni su Giulio Cesare. 

Analisi delle proiezioni = Illusione di esistere

Si perde parte della struttura, nelle proiezioni si perdono i dettagli. Le proiezioni si disgregano. La loro disgregrazione è ineluttabile. Questo perché l'esperienza presentacea è impermanente: ogni misura quantistica che definisce il presente diventa all'istante passato, finisce nell'Oceano delle Proiezioni. 
 
Esempi: 
Io trovo un'iscrizione antica, ma tutto ciò che riguarda il suo significato deve essere indagato col processo cognitivo; si è perso tutto sul contesto di tale relitto, non si ha più notizia dello scriba e della sua esistenza, etc.

La proiezione f(a) ha meno dettagli di f(a') che a sua volta ha meno dettagli di f(a''), etc., ad infinitum. 
Questo definisce e misura la disgregazione ontologica.

L'ontodimamica e i suoi princìpi 
 
Possiamo enunciare una legge di "termodinamica temporale", che potremmo chiamare  ontodinamica:
Non si può avere una proiezione f(a) con una quantità di dettagli pari alla misura a che l'ha generata. 
Quello che noi chiamiamo "passato", ossia le tracce di configurazioni non più attuali, è votato alla dispersione e all'annientamento della sua ontologia, in netto contrasto con quanto affermano le religioni monoteiste, secondo le quali ogni istante sarebbe eterno ed eternamente presente agli occhi di Dio. Più vicina al vero è la filosofia dei popoli Indiani d'America, sintetizzabile in queste affermazioni: 

UNA COSA ESISTE SOLO FINCHÉ QUALCUNO LA RICORDA.

UNA COSA ESISTE SOLO FINCHÉ QUALCUNO LA SA RICONOSCERE.
 
Chiunque può osservare le prove di questa usura, di questo attrito ontologico che distrugge ogni cosa. Dell'eternità postulata da Penrose nessuno ha mai potuto osservare la benché minima prova: è il semplice prodotto del fumo di quantità colossali di cannabis. 

I princìpi dell'ontodinamica sono analoghi a a quelli della termodinamica. Esiste un'impressionante somiglianza, che spero sarà approfondita da studiosi con più mezzi di me. In particolare possiamo affermare quanto segue:

1) Non è possibile fabbricare una macchina in grado di determinare il collasso della funzione d'onda temporale prima che questo sia avvenuto.

2) Non è possibile fabbricare una macchina in grado di estrarre dalla proiezione f(a) la conoscenza piena dell'evento a che l'ha generata, da f(a') la conoscenza piena dell'evento a' che l'ha generata, etc. 

Qualcuno dirà che ho dimostrato l'inesistenza del tempo. Possibile. C'è però qualcosa che non è corretto in questa affermazione. L'inesistenza del Tempo di Newton è già stata dimostrata da Albert Einstein. Nessuno si sogna più di ritenere il tempo una dimensione assoluta, ossia un contenitore degli eventi, in grado di esistere anche senza eventi. Esiste però il tempo come ordine degli eventi. La nostra realtà è legata a questo ordine ed è intrinsecamente tensionale. Penrose e altri sostenitori dell'eternismo non tensionale negano la differenza ontologica tra presente, passato e futuro, sostenendo un Universo simile all'Iperuranio platonico, il che porta a insanabili contraddizioni. Anche se ora della fine affermo la natura illusoria dell'Esistenza, ciò che osservo mi porta a formulare la non equivalenza ontologica del presente col passato. In altre parole, la nostra esperienza presentacea è un'Illusione di cui siamo prigionieri, non è possibile dominarla. Della natura del futuro tratteremo in altra sede.

martedì 8 settembre 2020

I GRUPPI DI FACEBOOK: PICCOLE AUTOCRAZIE DIGITALI

"Mussolini capì una cosa fondamentale: che per piacere agli italiani bisognava dare a ciascuno di essi una piccola fetta di potere col diritto di abusarne, e questo era il fascismo. Il fascismo aveva creato una gerarchia talmente articolata e complessa che ognuno aveva dei galloni: il capofabbricato... tutti avevano una piccola fetta di potere, di cui naturalmente ognuno abusava come è nel carattere degli italiani."
(Indro Montanelli) 

Trovo oltremodo interessante il concetto espresso dal giornalista dal grande cranio pelato. Non sono sicuro che Mark Zuckerberg lo abbia ripreso scientemente quando ha avuto l'idea di dare origine ai gruppi di Facebook. Certo, non c'è un Mussolini del Web che forma una gerarchia adornando le uniformi delle folle oceaniche con galloni appariscenti. C'è soltanto il capofabbricato, che i galloni se li mette da sé. Mi si dirà che il problema potrebbe non essere universale, che ha più l'aria di essersi formato nella realtà tipicamente italiana, sviluppandosi in modo spontaneo dalla nostrana avidità di micropoteri, per quanto inconsistenti e futili. Forse è così, ma non mi faccio illusioni: l'essere umano in quanto tale è un legno storto, come diceva Kant, e lo è in tutte le nazioni. In ogni caso, avendo esperienza soprattutto di gruppi in lingua italiana, non me la sento di estendere all'intero globo terracqueo ciò che vi ho riscontrato. Mi limiterò a farne una sommaria descrizione. Ogni gruppo che abbia un sufficiente numero di iscritti è uno spazio chiuso, governato da un tirannello con un suo stuolo di bravacci pronti a tutto pur di fare valere i suoi diktat. Direi che la soglia minima perché si formi una simile cloaca è quella dei 100 iscritti. Non appena la si supera, ecco che le più belluine dinamiche sociali si impongono in modo ineluttabile. Non ci sono dubbi sul fatto che l'atmosfera in tali ambienti è irrespirabile. I tirannelli di Facebook sono soltanto squallidi falliti e insignificanti narcisisti che si credono divinità sulla Terra, come se fossero i Figli del Faraone dell'Egitto. Tutti questi Figli del Sole potrebbero fornire energia al pianeta per un milione di anni, se le loro bizze e le loro pretese potessero far funzionare i pannelli fotovoltaici. Cosa vogliono gli stramaledetti tirannelli chiamati "amministratori"? Semplice: pretendono che siano loro tributati atti di fellatio virtuale in grado di gonfiare il loro ego smisurato! Se qualcuno pubblica un commento giudicato irritante o anche solo critico, capace di sgonfiare suddetto ego, si scatena il finimondo! Essendo tutti dotati di personalità infantile e capricciosa, i tirannelli non sanno gestire le situazioni che via via si presentano. Quando qualcosa sfugge loro di mano, cadono in preda a crisi isteriche e convulsioni. Si capisce che questo è accaduto tutte quelle volte che si vede un post i cui commenti sono stati disabilitati. 
 
Il teatrino dei like  

Ecco un modus agendi tipico, riscontrato nella maggior parte dei gruppi di Facebook in lingua italiana: non appena qualcuno pubblica un commento critico o non in linea col pensiero imperante, subito accorrono gli scherani dell'autocrate. Non potendo ricorrere al tirapugni o al manganello, questi tirapiedi usano una tattica più subdola. Uno di loro scrive qualcosa per rispondere a quella che è percepita come una provocazione. Gli altri suoi compari sommergono il suo commento di like. Se si osa ribattere, il canovaccio si ripete: nuovi commenti da parte dei bravacci, a turno, ciascuno tempestato di like. Così l'utente percepito come provocatore, i cui interventi non ricevono ovviamente l'approvazione di nessuno, viene isolato e spinto a lasciare il gruppo. Chiamo questa tattica invereconda "teatrino dei like". Ho visto accadere questo schifo centinaia di volte, tanto che a un certo punto mi sono obbligato a non apporre quasi più commenti in alcun gruppo. Mi limito a scrivere "Splendida creatura!" quando vedo la foto di un pettirosso in un gruppo dedicato all'avifauna, oppure "Che bell'addome sensuale!" quando vedo la foto di un vellutato ragno crociato in un gruppo dedicato agli invertebrati. Cose di questo genere, e basta. 
 
La logica del branco, ovunque!  

Quello che mi sorprende e a cui non so dare spiegazioni razionali è la varietà estrema degli argomenti trattati dai gruppi autocratici in cui ho avuto gravi problemi. Sono argomenti nobilissimi! Si va dall'etruscologia alla produzione casalinga di idromele, dalla filosofia all'ornitologia, dallo studio dei funghi all'entomologia. Tutto ciò che mi interessa e che mi ha sempre appassionato! Com'è possibile che la belluina natura degli energumeni abbia potuto contaminare anche questi panorami di immensa bellezza? Lo ignoro e sono basito. Eppure questa è la triste realtà dei fatti. Provate ad aggregare un numero sufficiente di persone, dando loro un capoccia, e diventeranno dei bulli, simili a lupi in un branco, pronti a sbranare ogni intruso!
 
Etruscologi dilettanti e molesti  
 
Sono stato in un gruppo dedicato alla lingua degli Etruschi, il nobilissimo popolo dei Rasna. Ho subito riscontrato una grande sete di conoscenza da parte di molti membri, unita però a una sostanziale mancanza di basi e di nozioni elementari. Imperava il paleocomparativismo, fondato interamente sulle assonanze. A questo approccio non scientifico, era dato il nome di "scienza degli umili". Con grande pazienza cercavo di spiegare come un tale modo di procedere fosse fallace e portasse a conclusioni erronee. Questo mio impegno è stato scambiato per sete di protagonismo e ha destato un'immensa irritazione. Ecco che un giorno, dopo aver definito "aberrante" un'enormità letta nel gruppo, ho ricevuto diverse email piene di insulti: erano state mandate da un bullo affiliato a una loggia massonica, che aveva firmato i suoi interventi con elaborati simboli criptici della Libera Muratoria, apponendo come sigillo una frase in latino: ABSIT INIURIA VERBIS. Certo, come no. Perché vedete, un cittadino può dire qualunque cosa, anche che uno è un mongoloide figlio della merda, e poi basta pronunciare la formula magica per annullare l'insulto. Il bravaccio ha agito nel modo più subdolo, codardo e infame: ha commentato i miei interventi su Facebook, cancellandoli subito dopo, facendoli così giungere nella mia mailbox come notifiche. Ho esplorato il profilo di questo individuo e ho visto diverse sue foto. Il bello è che la Sorte me lo ha fatto incontrare sul treno proprio il giorno dopo! Me lo sono visto proprio seduto davanti a me sul treno per Milano! Avrei potuto riconoscerlo tra mille, le foto del suo profilo non lasciavano adito a dubbi. Era un individuo simile al capitano Picard di Star Trek, alto, massiccio e pelato, con un'espressione brutale e assente, un cranio a forma di ogiva. Possibilità di errore nell'identificazione: 0%. Sono stato preso dall'impulso di palesarmi e di tirargli una gragnola di pugni sul grugno fino a distruggergli il setto nasale. Invece ho dato prova di un aplomb da lord britannico: mi sono astenuto dalla violenza e l'ho lasciato perdere. Se avessi potuto professare la legge dei Longobardi, non se la sarebbe cavata così. Perché capita che qualcuno agisca da demente fottuto (ABSIT INIURIA VERBIS), in un modo tanto insensato? Ho formulato un'idea che è molto più di un'ipotesi: quello era il comandante dei bravacci al servizio del tirannello del gruppo! E questi sono gli umili di Facebook.
 
Funghi esuberanti 

In un gruppo di micologia c'era un individuo irritante che pubblicava foto di funghi giganteschi, simili a falli rigonfi. Era un giovane paffuto che si vestiva con un copricapo faraonico ed esibiva i suoi carnosi trofei, in genere porcini. Nella mia ingenuità, pensavo che il problema fosse lui. Non intervenivo spesso, mi astenevo quasi dall'apporre commenti che non fossero telegrafici. Eppure quando ho scritto qualcosa in occasione di un post sui devastatori di boschi, è stata una catastrofe. Ho dato notizia degli scempi di cui ero stato testimone molte volte, affermando che i peggiori devastatori di boschi sono proprio le genti della provincia di Varese! In Val Vigezzo, nel piovoso paese dell'Ossola, ogni estate giungevano molte persone dalle infelicissime lande del Varesotto. Armati di bastoni, quei tristi figuri distruggevano il sottobosco. La loro ignoranza era duplice: da una parte colpivano tutti i funghi da loro creduti velenosi, dall'altra erano tanto avidi da raccogliere esemplari non commestibili, scambiandoli per mangerecci e ingozzandosi fino a intossicarsi. Una volta capitò a me e al fraterno amico P. di trovare alcuni esemplari di Boletus satanas, già raccolti da qualcuno e abbandonati sul ciglio della strada. Li prendemmo perché eravamo intenzionati a essiccarli per compiere uno stravagante esperimento (mio padre mi aveva raccontato anni prima che piccolissime quantità di quei funghi davano un aroma particolare ai porcini secchi). Così lasciammo i boleti di Satana fuori dalla porta di casa. La mattina seguente erano spariti: alcuni ingordi di Varese li avevano trafugati! Venimmo poi a sapere che i ben noti ladri di funghi erano stati ricoverati in ospedale per via di terribili crisi gastroenteriche. Cos'è accaduto nel gruppo dei micologi quando ho parlato dei pessimi costumi dei famigerati fungiatt de Varés? L'amministratrice, che era proprio di Varese, ha preso il mio intervento come lesa maestà e insulto personale, battendo i piedi, sfuriando e pretendendo le mie scuse: come si è accorta che queste non giungevano, ha reagito scatenandomi contro i bravacci! Prima che mi colpisse appieno l'onda di merda gettatami addosso da quei furiosi mirmidoni, me ne sono andato via di mia sponte dallo staterello tirannico in cui avevo avuto la sventura di capitare. L'abuso dei micropoteri non conosce distinzioni di sesso! 

Logica fallace 

Sembrava un gruppo oltremodo utile e interessante, dedicato alle fallacie logiche, un argomento filosofico affascinante. Come un coglione ci sono cascato e mi sono iscritto. Col tempo ho visto che qualcosa non quadrava. C'era un'isterica che continuava a menarla senza sosta sul Satanismo razionalista, affermando che la definizione stessa fosse una fallacia logica. Non conosceva nulla di Anton Szandor LaVey e parlava senza alcuna cognizione di causa. Più volte sono stato tentato di intervenire, ma non l'ho fatto, perché capivo che mi sarei impantanato senza ottenere nulla. Poi un giorno mi sono deciso a pubblicare un questito in quello squallidissimo gruppo, la cui vera natura ancora non conoscevo a fondo. Proposi come esempio di fallacia logica la furia di certi antirazzisti, che giungevano ad usare epiteti ferocemente razzisti contro i razzisti stessi. Ero stato testimone per molti anni di comportamenti di questo genere. Solo pochi giorni prima mi ero imbattuto nel post di un contatto di Facebook, che etichettava i razzisti come "geneticamente tarati", "esseri inferiori meritevoli di sterminio" e simili, usando un frasario nazista della più bell'acqua. Mi sono limitato a chiedere conto di un paradosso così marchiano, ma sono stato frainteso. Mi si è scatenato contro un branco di bravacci infami, che hanno messo in atto la tattica del "teatrino dei like". Ne ricordo uno in particolare, che ha cominciato a tirare in ballo Popper e il Paradosso della Tolleranza, usando come una clava argomentazioni inconsistenti e fuori luogo. Rammento ancora il suo avatar: era un energumeno dai tratti grossolani e scimmieschi, un pitecantropo animato da immenso furore! Magari avrebbe fatto meglio ad annusarlo, il popper! Non avevo affatto chiesto se il razzismo dovesse essere tollerato. Avevo soltanto segnalato un paradosso marchiano, sesquipedale. Niente da fare. Dopo un estenuante quanto inutile thread, è arrivata l'amministratrice del gruppo, ossia l'autocrate. Pensando che con la mia domanda volessi giustificare il razzismo, ha osato definire "merda" il mio post, che invece era perfettamente razionale. Quella non era gente interessata a discutere fallacie logiche: erano adepti di una setta che venerava Karl Popper come una divinità sulla Terra e che cercava con un atteggiamento dogmatico di imporne a tutti il culto! Ho abbandonato il suo gruppo escrementizio, non prima di averle scagliato contro una maledizione in enochiano, augurandole di finire divorata dal Dragone della Morte! E questi sono i tolleranti di Facebook.
 
Fermentatori altezzosi 
 
Sono capitato in un gruppo sulla produzione domestica di idromele e di altre antiche bevande, pensando che fosse un'ottima occasione per conoscere persone con interessi comuni. Nulla di più lontano dal vero! Ho potuto constatare che gli iscritti pubblicavano foto delle loro produzioni, caratterizzate da un'assurda complessità della strumentazione utilizzata e da tempi di fermentazione quasi biblici. In particolare mi colpivano le foto dei gorgogliatori, manufatti grotteschi simili a tubi di laboratori di chimica, la cui funzione è quella di far uscire l'anidride carbonica dal bottiglione usato per la fermentazione. Perché diavolo usare qualcosa di tanto contorto e antiestetico? Ho sempre usato come "tappo valvola" dei semplici fazzolettini di carta assicurati con elastici! Metto questi fazzolettini uno sopra l'altro fino a formare una barriera sufficiente a impedire all'alcol di uscire, permettendo però la fuga dell'anidride carbonica. Perché usare un complesso gorgogliatore se bastano dei semplici fazzolettini di carta? Diabole, non lo sono riuscito a capire! Il tirannello del gruppo aveva deciso che i gorgogliatori fossero indispensabili, imposti dalla sua legge, così ad ogni mia critica andava su tutte le furie. Un altro motivo di contrasto era la mia passione per l'idromele fresco, da me bevuto appena ha raggiunto un buon grado alcolico (bastano due settimane o poco più). Di solito la bevanda è frizzante e simile a un moscato, ma marcatamente dolce. Tutto ciò irritava i fermentatori del gruppo, sostenitori di una bevanda ferma invecchiata per molti mesi. Il loro era una specie di dogma di una religione, qualcosa di arbitrario portato avanti con fanatismo e livore. La mia abitudine di bere l'idromele fresco era ritenuta esecrabile, addirittura "il peggior consiglio mai sentito". Anche in questo caso si è giunti alla lite. Ho reagito con furia e ho tirato strali di maledizione usando la lingua enochiana, invocando la combustione eterna del tirannello nella Geenna! Vedete che odiosi ricettacoli di oppressione sono sorti nel Web? Uno non è neppure più libero di avere i propri gusti: cercano anche di imporgli cosa gli deve piacere tracannare e cosa no! Forse Mussolini è giunto a simili eccessi? No di certo! A quanto mi consta ha soltanto detto: "Bevo e me ne frego! Barcollo ma non mollo!"  

Conclusioni 

Forse sono io che ho qualcosa in me che non va? Ho dentro di me qualcosa di stravagante che mi porta a litigare con tutti? Oppure c'è davvero qualcosa che non va nelle persone con cui ho interagito? Lascio agli eventuali lettori il giudizio. Sapete cosa ha detto Philip K. Dick in un'occasione? Ha detto che quando si colpisce uno scrittore bisogna essere sicuri di ucciderlo, perché altrimenti si rialzerà e si metterà a scrivere, ottenendo così la sua vendetta.