lunedì 14 gennaio 2019


ECLISSE DEL DIO UNICO

Autore: Ferruccio Parazzoli
Anno: 2012
Genere: Saggio
Argomenti: Religione, morte di Dio, panteismo, filosofia 
Editore: Il Saggiatore
Autore della prefazione: Vito Mancuso
Codice ISBN: 9788842817758
Pagine: 160


Sinossi (da www.ibs.it): 
"Non avrai altri dei di fronte a me" (Esodo 20,3). Oggi quell'Unico Dio si è disciolto come una montagna di ghiaccio. Con questa immagine sconcertante si apre l'inconsueto saggio di Ferruccio Parazzoli, dove il sublime e l'abisso si incrociano. Con l'eclisse del Dio Unico è crollato il pilastro a cui, in obbedienza e in rivolta, stava abbarbicata la cultura occidentale. Muore la rivolta metafisica, muore la tragedia cristiana, la grande creazione artistica nata dopo il Golgotha. L'autore rifugge da quello che definisce il pensiero ordinato del linguaggio debole, frutto dell'odierno nichilismo di massa, della "pappa del niente" di cui si nutre l'uomo contemporaneo, morto alle grandezze di ogni mitologia. La scrittura di Parazzoli è un incalzare di affermazioni demistificanti, di immagini ribaltanti, è la messa in scena di un dramma dove il Vecchio Dio di Abramo è caduto dietro le quinte, ma dove sul palco non è mai comparso quel Dio Padre che Gesù chiamò dalla croce. A capitoli di lucido sconcerto sull'attuale disorientamento dell'uomo occidentale ("Gli sciamani non volano più", la piatta orizzontalità dell'arte contemporanea; "Apologia del rischio", la perduta eroicità di Prometeo), si alternano capitoli visionari ("La tenda gialla", confine tra vita e morte; "Il discorso di Gesù morto", dove la vittima rivendica il proprio vittorioso fallimento). Fino alla chiusa commovente y final (*) de "La cerimonia dell'addio". Un appassionato j'accuse. Prefazione di Vito Mancuso.  

(*) Non si capisce il perché dell'inserimento di questa locuzione in spagnolo, che si trova in ogni sito nel Web, anche in quello di Mancuso. Forse è stata copiata in modo pedissequo da un originale già bacato? Molti siti hanno anche "commuovente" per "commovente"

Recensione:
Non ringrazierò mai abbastanza l'amico C. per avermi fatto conoscere il libro di Antonio Franchini, Cronaca della fine (2003), che a sua volta mi ha fatto conoscere l'opera di Ferruccio Parazzoli - e la sua stessa esistenza, che prima ignoravo. Tutto è iniziato dal caso assai complesso dell'autore nichilista Dante Virgili, che rappresentava un autentico rompicapo nel panorama letterario italiano. A modo suo, il libro di Franchini mi ha enormemente aiutato a fare chiarezza e a comprendere molte cose. Frugando nella produzione eclettica del Parazzoli, sono arrivato fino a questa gemma pubblicata nel 2012, Eclisse del Dio Unico. Non userò mezzi termini. Per come la vedo, tecnicamente parlando si tratta di un vero e proprio atto di abiura. Coraggioso, non ci sono dubbi, per certi versi unico nel suo genere. Non basta: questo scritto rappresenta molto di più di un mucchietto di opinioni e certamente merita un approfondimento. Questo perché a tutt'oggi, nel 2019, il Parazzoli è ancora presentato come autore cattolico, nonostante abbia da tempo fatto convinta professione di panteismo, negando proprio la fede in quel Dio che è il nucleo stesso del teismo cattolico.

"Questo libro è un documento significativo. L’autore infatti è stato per molti anni (ed è ancora considerato tale ora che scrivo) un intellettuale organico alla gerarchia della Chiesa cattolica, con una collaborazione fissa con “Famiglia Cristiana”, una rubrica sul mensile “Jesus”, svariati articoli su “Avvenire” dove gli è stata affidata anche la striscia di spiritualità quotidiana detta Mattutino, e i puntuali inviti della Presidenza della Conferenza Episcopale a prendere la parola nei congressi e nei simposi ufficiali, per i quali, si sa, la minuziosa e diplomatica selezione degli invitati è già parte integrante del messaggio finale."  

Così Mancuso nella prefazione al saggio in analisi. Il documento è consultabile sul sito del teologo panenteista e anticataro. Questo è l'url:


Come si può ben vedere, non mi sto inventando nulla. Questo però non basta. Leggete tutti con grande attenzione: 

"Ferruccio Parazzoli ha voluto indagare lo sfondo oscuro, “scoprire il punto oscuro del mondo in cui piantare la mia leva per rovesciarlo”, come si legge nel Discorso di Gesù morto. In queste pagine l’ha fatto in forma saggistica, anche se non prive di invenzioni narrative, dopo che nei suoi numerosi romanzi, tra cui desidero ricordare Nessuno muore (Mondadori 2001) e Il mondo è rappresentazione (Mondadori 2011), l’ha fatto in forma narrativa. Ma l’indagine è unica, come unica è la vita. E l’indagine alla fine l’ha condotto ad abbracciare il panteismo.
Questo libro si presenta quindi come l’onesto documento di un uomo che è stato cattolico per tutta la vita, e quindi naturalmente teista, e che ora non è più teista, bensì panteista."


Non bisogna correre troppo con l'immaginazione per comprendere che questo punto oscuro del mondo, che Parazzoli ha usato come leva, ha un nome e un cognome: Dante Virgili. L'identificazione è ancor più interessante, perché proprio la fede cattolica dello scrittore romano - che a quanto mostrato sopra è ormai tutto fuorché certa - è talvolta usata come prova dell'impossibilità di attribuirgli le opere di Virgili. Il ragionamento di chi sostiene questa tesi è lineare e chiaro, anche se a parer mio è fuorviante:

   1) Virgili è tutto fuorché cattolico e simpatizza per Adolf Hitler;
  2) Parazzoli è cattolico, oltre che un importante espontente dell'intellighenzia cattolica.
Ergo, nemmeno una riga delle opere di Virgili può essere stata scritta da Parazzoli. 


Il punto 2) contiene un anello debole della catena logica. In effetti quanto sostengo è duro da mandar giù. Ne sono pienamente consapevole. L'idea che l'autore di Carolina dei miracoli sia anche l'autore di Metodo della sopravvivenza è come un pugno nello stomaco, qualcosa da cui è difficile riprendersi. Eppure questa è la conclusione che possiamo trarre dall'analisi dei dati di fatto, come già mostrato con argomenti piuttosto solidi. Adesso però torniamo a noi, dato che in Eclisse del Dio Unico non si fa alcuna menzione di Dante Virgili e dei due romanzi a lui attribuiti. 

Come Mancuso fa notare, l'uso del termine Eclisse non descrive bene ciò che Parazzoli esprime nel suo saggio. Infatti si tratta di una parola che allude all'occultamento improvviso ma temporaneo della luce di un astro. Se il sole è eclissato, sembra calare la notte, ma poco dopo la luminosità torna a crescere finché la tenebra non viene del tutto dissipata. Parazzoli avrebbe dovuto intitolare la sua opera Tramonto del Dio Unico, perché all'occultamento dell'astro divino non farà seguito la ricomparsa neppure di un singolo raggio di luce. Certo, non si tratta di un annuncio nuovo. Immagino di non dover parlare in modo approfondito del famoso proclama "Dio è morto" (Gott ist tot) che compare in due opere di Friedrich Nietzsche: Così parlò Zarathustra (Als sprach Zarathustra, 1881-1885) e La gaia scienza (Die fröhliche Wissenschaft, 1882). Abbiamo poi Il crepuscolo degli idoli (Götzen-Dämmerung, 1889), sempre del filosofo di Röcken, e L'eclissi di Dio (Gottesfinsternis, 1953), di Martin Mordechai Buber. Il processo di dissoluzione di Dio e del monoteismo è irreversibile e genera un aumento dell'entropia. Non a caso l'autore ricorre all'immagine di un gigantesco iceberg che dapprima dà segni di cedimento per poi scioglersi a ritmo sempre più sistenuto, finendo quindi col disintegrarsi. Una volta che l'iceberg divino si è dissolto nell'oceano, ha perso completamente e per sempre la sua individualità: non c'è più nulla che lo possa ricostituire. 

Procedendo, Parazzoli analizza punto per punto il processo di morte e di decomposizione del concetto stesso di Dio. Non soltanto: è l'idea del rapporto di Dio col mondo, tipica del teismo, che sta subendo disintegrazione. Ad essere in crisi e condannata alla scomparsa è proprio l'idea di Dio come eternamente distinto dall'Universo che ha creato dal Nulla. Va da sé che a sostituire il teismo morente non è l'ateismo. Infatti l'ateismo è la negazione del teismo, che costituisce un presupposto indispensabile per la sua esistenza. Con la dissoluzione del polo monoteista, anche l'ateismo ne subirà le sorti. Ci possiamo porre una prima domanda: "Come muore il teismo?" La risposta data da Parazzoli è semplice: il teismo non muore per azione di un uccisore, che sia consapevole o meno.  Il processo che si è da tempo innescato è spontaneo. Il teismo agonizza nell'indifferenza delle masse. Questo perché Dio è come un attore che ha abbandonato il teatro del mondo a se stesso. Altra domanda cardine è questa: "Perché muore il teismo?" Anche in questo caso la risposta è diretta. Il teismo cristiano si spegne perché non fornisce risposte credibili ai problemi dell'esistenza. Più in dettaglio, non è in grado di risolvere questi problemi, con buona pace dei teologi cattolici: 
1) Il paradosso del Male, che non è semplice "assenza di Bene", ma dolore concreto che colpisce e stritola anche bambini innocenti. 
2) La natura intrinsecamente incoerente di Dio, in cui il Padre amorevole del Nuovo Testamento si scontra con il carnefice genocida dell'Antico Testamento.
3) Il supplizio della croce come destino ontologico di Gesù, deciso ab aeterno, cosa che implica il sostanziale fallimento dell'opera dell'Artefice.
4) L'impossibilità di leggere la Bibbia come Sacra Scrittura, la sua riduzione a semplice narrativa teologica, neppure meritevole di essere salvata da un futuro macero universale.
5) La natura intollerante degli attuali monoteismi, di cui è evidente l'antica derivazione "tribale, nazionalista e populista"


Queste aporie a mio avviso possono essere risolte soltanto per mezzo del Dualismo manicheo, ma si tratta di una soluzione estremamente impopolare che nessuno sembra voler accettare. Infatti Parazzoli non ci pensa nemmeno per un momento, e non fa la benché minima menzione a questa possibilità concettuale: la soluzione che escogita è invece il panteismo. Cessa così la divisione tra Dio e il mondo: Dio è il mondo - con tutte le perigliose conseguenze del caso. Conseguenze che l'autore non esplora: la sua professione di fede panteista resta piuttosto ermetica. Eppure anche il panteismo presenta aporie, non meno spaventose di quelle del teismo cristiano. Ad esempio, se lo sterco fa parte del mondo, e Dio è il mondo, quali conclusioni possiamo trarne? Che anche lo sterco è Dio, che il divino si identifica con lo sterco. Esiste una setta induista di fachiri denominati Aghori, che fanno di queste proposizioni panteiste il loro vessillo: ritengono che nulla di ciò che esiste nel mondo sia impuro, perché tutto è divino, così ingeriscono le feci, bevono l'orina e il mestruo delle prostitute, si cospargono il corpo delle ceneri dei morti, consumano carne umana putrefatta. Soltanto gli Aghori hanno assunto su di sé il peso del panteismo, fino in fondo, con gesti concreti e con coerenza estrema. Per il resto, tutte le parole dei sedicenti panteisti del mondo paiono soltanto un flatus vocis.

Altra soluzione rifiutata da Parazzoli è quella nichilista. Egli distingue tra un nichilismo forte, consapevole ed estrema negazione di qualsiasi senso dell'esistenza, e un nichilismo debole o nichilismo delle masse, quasi una forma di entropia del pensiero, una sfocata scoria collettiva definita come "pappa del niente" (ma forse sarebbe meglio dire "cacca del niente"). La cosa mi lascia un po' perplesso. Se tutto è Dio, come il panteismo afferma, allora è Dio anche la "pappa del niente" (o "cacca del niente"). Per un panteista tutto deve per necessità essere equivalente, perché tutto è Dio. Quindi semmani dovremmo parlare di "pappa di Dio" o di "pappa divina". Un teista cristiano ha ragione di lamentarsi di questa degradazione del sentire delle masse, un panteista non ne avrebbe motivo. Sembra quasi che l'autore, pur cambiando la rotta della propria vita, mantenga ben fissi alcuni residui della sua precedente condizione di cattolico. Spero che altri commentatori dell'opera parazzoliana colgano questa incoerenza e sviluppino trattati più approfonditi del mio. 

Acute, caustiche e pienamente condivisibili sono le osservazioni su un punto di capitale importanza: l'afasia della cultura cattolica. Il mondo cattolico, una volta che la fine del teismo ha spezzato il legame tra il linguaggio e i dati di fatto che dovrebbe descrivere, è diventato autoreferenziale. Un microcosmo cattolico paragonato a "un albero senza fronde né frutti". Altra suggestiva locuzione parazzoliana che ben descrive l'accaduto è "ingresso della cultura cattolica in un alone di buio". Ecco un estratto particolarmente significativo a questo proposito:

"A quasi quattromila anni di distanza un settimanale cattolico ha provato a lanciare un appello ad alcuni attuali e volonterosi sacerdos del linguaggio perché tentino di ricomporre il tramite con il Dio monoteista.
Ridato al linguaggio, sia pure occasionalmente e artificialmente, il Polo di riferimento del Dio Unico - ignorando, o fingendo di ignorare, il discioglimento di Antartide o cercando comunque di esplorarne il disfacimento - gli improvvisati sacerdos - un filosofo, due poeti, tre narratori -, rivestiti per l'occasione i paramenti del rito, riprovano a frarsi tramite con il Dio Personaggio. Ma le fragili navi di Argo trovano il livello delle acque inaspettatamente innalzato, il periplo delle coste irriconoscibile e un silenzio siderale. Gli esploratori mandati in avanscoperta fanno ritorno a mani vuote. Il loro linguaggio si è risolto in un soliloquio senza più alcuna possibilità di risalire all'origine del mito, al «Trono di Dio», come era chiamato il luogo dei cieli dove sedeva il Dio di Occidente.
Ognuno lamenta la moneta perduta, l'ansia della ricerca, il proprio smarrimento, la debolezza della propria nostalgia. In realtà non hanno più alcun Dio a cui parlare. Parlano a un cielo oscurato, forse già vuoto. Il vecchio Dio di Occidente non ritorna in scena.
La Rappresentazione, scaduta in spettacolo, non lo interessa più. Scivolato giù dal Trono, il Dio di Occidente si aggira dietro le quinte, dietro le cupole e i colonnati, nei sotterranei della Storia."

(pagg. 79-80)


Mancuso paragona il testo di Parazzoli all'oracolo che annunciò la morte di Pan, così ben descritto da Plutarco. Si chiede se l'annunciata morte del Dio Unico non possa essere al contempo una resurrezione di Pan e del paganesimo politeista. Poi favoleggia sul passaggio dal Deus cristiano (maschile, personale) a un Deum pagano (neutro, impersonale). Se devo essere franco, non amo molto queste trovate. Iniziamo a stendere un pietoso velo sul fantomatico Deum: le antiche divinità erano peronali e dotate di sesso. Passiamo quindi alla natura stessa delle cose del mondo. In questo Universo dominato dalla crescita dell'entropia, non avvengono resurrezioni. L'antico politeismo si è eroso e degradato, si è mutato in scorie che sono state disperse dalla nuova religione del Dio Unico. Questo è un processo che non ha possibilità alcuna di essere reversibile. Nulla ritorna mai dalla dispersione e dall'Oblio. Una volta che il fuoco delle Vestali è stato spento, nessuno potrà mai pretendere che la sua fiamma, presa a viva forza dai secoli passati in cui ardeva, possa formarsi dal nulla e riprendere ad attecchire. L'Eclisse del Dio Unico non dà nuova luce a ciò che c'era prima che questo Dio Unico sorgesse in Occidente, come la fantasia mancusiana vorrebbe: costituisce invece un inarrestabile progredire dello sfacelo, verso l'orizzonte della Mors Ontologica.

1994 LA NUDITÀ E LA SPADA

Autore: Ferruccio Parazzoli
Anno: 1990
Genere: Romanzo
Sottogenere: Ucronia, distopia, fantareligione, fantapolitica
Argomenti: Religione cattolica, integralismo, guerra santa

Ambientazione: Italia, 1994-95, 2015
Lingua originale:
Italiano
Editore: Mondadori
Collana: Omnibus italiani
Codice ISBN-10: 8804333227
Codice ISBN-13: 978-8804333227
Codice EAN: 5000000403320
Pagine: 275

Panoplia satyrica 

Personaggi "reali":
    Monsignor Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano in un periodo particolarmente difficile. Fa di tutto per mediare le varie anime cattoliche presenti nella sua diocesi e per far sì che la situazione non diventi troppo incandescente. Nonostante il suo grande impegno, fallisce. Il suo destino è la fucilazione.
    Don Luigi Giussani, fondatore della setta neopelagiana dei Mammoniti (più nota come Comunione e Lottizz... pardon... Liberazione). Ridotto alla clandestinità, finirà fucilato assieme a Martini, che lo aveva nascosto nella sede arcivescovile.  
     Don Roberto Busti, descritto come un prete-manager dai capelli fulvi; ora Google lo mostra come un attempato vescovo. Gli tocca una patata bollente: gestire il videomessaggio dell'arcivescovo sull'epidemia di AIDS. 
    Cesare Cavalleri, scrittore e giornalista, dirige la rivista Studi cattolici. Descritto come aspro e intrattabile, ma dotato di sprito profetico. Adepto della setta dell'Opus Dei - quella che esalta come dono il dolore... degli altri. Il suo dramma Cristo, il Grande Terrorista fa precipitare la situazione, gettando Milano nell'anarchia, con conseguente repressione. 
   Vittorio Messori, scrittore e giornalista cattolico, presente alla cena di Don Busti. Noto per essere un amante dei tortellini alla carne, che a sua detta giustificherebbero lo sterminio dei Catari.
     Ferruccio Parazzoli, scrittore presente alla cena di Don Busti. Autore di opere non immuni da una vena di ispirazione mefistofelica. 
     Roberto Formigoni, un celebre capo della setta mammonita (vedi sopra). Presidente del Movimento Popolare, al Meeting riminese intona geremiadi a causa della sempre maggior lontananza delle autorità ecclesiastiche.
     Giulio Andreotti, politico democristiano, considerato un tappo dal volgo italiano, in realtà era gigantesco e non aveva nemmeno la gobba. 
     Giovanni Spadolini, corpulento politico repubblicano, calato sul palco al Meeting di Rimini per un'improbabile crociata neo-illuministica, quasi linciato da folle di mammoniti urlanti.
   Ciriaco De Mita, politico democristiano, proprio quello che alcuni soprannominano Re Mida. Presidente del Consiglio dei Ministri dal 1945 al 1995.
     Eugenio Scalfari, un giornalista-scrittore e politico, direttore de La Repubblica. Si salva per il rotto della cuffia dall'attentato in cui perde la vita Giampaolo Pansa.
    Gaspare Barbiellini Amidei, arriva trafelato alla cena di Don Busti, annunciando che Giovanni Paolo II ha deciso di trasferire la Santa Sede a Manila. 
  Giampaolo Pansa, un giornalista-scrittore-saggista, vicedirettore de La Repubblica. Viene ucciso in un attentato.
    Giuliano Ferrara, un giornalista, conduttore televisivo e politico, fautore dell'idea del cosiddetto "ateismo devoto" e dotato di barba rossiccia, poi in parte incanutita. Nel romanzo non viene citato per nome, bensì con l'evocativo soprannome Bretelle Rosse.  

Personaggi immaginari: 
    Tommaso Vegas, il protagonista, un professore universitario di Storia del Cristianesimo alla Cattolica; è di incerte convinzioni, in ogni caso incline al nicodemismo.
    Mara, la milf amante di Tommaso, ninfomane, perennemente scolvolta da flussi ormonali, stravagante e imprevedibile. È una tipica radical chic milanese sconvolta da immani quantità di droga.
    Claudia Vigevani, studentessa del corso di Tommaso e infine sua amante. La sua famiglia è di origine ebraica. Avvicinatasi alla setta di Comunione e Liberazione, durante le rivolte finirà imprigionata, torturata e uccisa.
    Marco Vigevani, il padre di Claudia, docente ebreo convertito in gioventù al cattolicesimo, ancora traumatizzato dalle leggi razziali del '38, a cui assimila la presente repressione anticattolica. La sua passione è la fanta-paleontologia.
   Antonio Mattalia, un militante mammonita, che seduce e radicalizza Claudia, condividendone il triste destino in uno stadio uso campo di concentramento di pinochetiana memoria. 
   Leone Besana, un amico di Mara, cultore delle arti marziali nonché omosessuale confesso, ma aperto ad assumere ruoli di assoluta passività con Mara, improvvisatasi dominatrice armata di fallo di gomma.
   Don Giacomo Carnevali, parroco di San Babila e amico di vecchia data di Tommaso; persa la fiducia nei suoi parrocchiani e nel mondo intero, deciderà per l'abiura. Non sopportando un'esistenza divenuta senza significato, si darà fuoco come un bonzo.
     Don Luigi Crivelli, parroco di San Simpliciano e studioso delle dottrine gnostiche, per cui sembra quasi provare un'occulta simpatia. Consultato dall'arcivescovo Martini per un cruciale videomessaggio sull'AIDS, gli raccomanda di non discostarsi dal magistero della Chiesa - ovviamente senza menzionare in modo esplicito l'idea fondante dell'epidemia come punizione divina per i peccati umani.

Trama: 
Il romanzo parazzoliano, che è assai denso e di straordinaria complessità, è incentrato su un drammatico tema: la fine violenta e improvvisa della religione cristiana in Italia e più in generale nell'intera civiltà occidentale. La narrazione, troppo articolata per essere ridotta a una stringata sinossi, si divide in più parti.

Parte prima: 2015 
In Italia l'esercizio del culto cattolico è proibito con leggi draconiane. Il narratore va con la mente ai fatti che hanno portato a simili sviluppi, risalenti a un decennio prima. Mentre rimugina, viene avvicinato da un giovane che lo invita a una celebrazione della Veglia pasquale nel segreto di un appartamento privato. Non essendoci più sacerdoti, il rito clandestino viene officiato da un diacono. Finita la cerimonia, il narratore torna a casa e decide di mettere per iscritto la storia degli eventi di cui è stato testimone, utilizzando i confusi appunti lasciati da Tommaso Vegas.

Parte seconda: 1994 
Tommaso Vegas, docente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, convive con la sua amante Mara: la loro dimora è frequentata da un vasto assortimento larve umane. Una studentessa che segue il corso di Storia del Cristianesimo, Claudia Vigevani, rimane coinvolta in uno scontro tra militanti di Comunione e Liberazione e anticlericali. Tommaso accompagna la ragazza a casa e fa la conoscenza del padre, un pensionato ex insegnante di scienze naturali che passa il suo tempo a costruire fantasiosi modelli di dinosauri ucronici.
Febbraio 1994: Tommaso è invitato in Arcivescovado per un incontro presieduto dall'arcivescovo Martini, il cui argomento è la difficile situazione della Diocesi di Milano. Martini cerca di affermare l'autonomia della Chiesa ambrosiana da tutte le parti in causa: Comunione e Liberazione,
il Papato wojtyliano e la Massoneria. A distanza di pochi giorni, Tommaso è invitato a una cena a casa di don Busti, ove trova i rappresentanti dell'intellighenzia cattolica milanese. Un corrucciato Cavalleri profetizza l'imminente avvento di feroci persecuzioni anticristiane. Nessuno lo ascolta: tutti hanno come unico orizzonte i tortellini! A questo punto fa la sua irruzione il direttore di Avvenire, che gela tutti con la notizia della traslazione della corte pontificia a Manila. Il papa polacco, interessato solo al supposto risveglio cristiano dell'Est e all'evangelizzazione del Terzo Mondo, ha abbandonato la Chiesa italiana a se stessa. 
Agosto 1994: Tommaso riceve l'invito al Meeting di CL a Rimini. Si reca quindi nella città romagnola con l'amante più giovane, Claudia. Durante una visita al Tempio Malatestiano, incontra Cavalleri, che profetizza nuovamente, vaticinando un fosco futuro. Il Meeting è teatro di eventi convulsi. Il rapporto tra Tommaso e Claudia si rovina in modo subitaneo: lei mostra segni di fanatismo e non vuole più avere rapporti. Al ritorno del professore a Milano, anche il rapporto con Mara è ormai in crisi.
Autunno 1994:
Gli eventi precipitano a causa dei tumulti scatenati a Milano dalla rappresentazione del dramma incendiario di Cesare Cavalleri, Cristo, il Grande Terrorista. La devastante epidemia di AIDS non fa che esacerbare gli animi. I cattolici sono accusati di questo disastro, a causa della loro pervicace opposizione all'uso del profilattico. L'arcivescovo Martini - ormai papa de facto - in un messaggio televisivo sul contagio, pavidamente non affronta la questione del condom. 
23 dicembre 1994: Uccisione di Giampaolo Pansa in un attentato. Eugenio Scalfari riesce invece invece a sfuggre al Tristo Mietitore. L'accaduto, visto come un attacco alla stessa laicità del Paese, porta a un nuovo giro di vite contro i cattolici. 

Parte terza: 1995
Il potere, dopo mesi di crisi di governo, passa alla Giunta di Unificazione Nazionale, che subito applica leggi restrittive contro i cattolici, secondo l'autore su modello delle leggi razziali del '38, ma direi piuttosto simili a quelle emanate dal presidente Plutarco Elías Calles in Messico nel '26. Ai cattolici praticanti, messi sotto stretto controllo, è assegnato un tesserino giallo, necessario per poter assistere alle funzioni. L'Università Cattolica viene chiusa: Tommaso perde quindi la sua cattedra. Per mantenersi si vede costretto a curare un'edizione dei frammenti di Eraclito per la Mondadori. Risale a questo periodo la sua frequentazione di Marco Vigevani, con cui visita il Museo di Storia Naturale. 

La congravescenza dell'epidemia di AIDS è incessante, i casi si moltiplicano senza sosta. Comincia a diffondersi un'infamante accusa rivolta ai volontari cattolici che assistono i malati: quella di essere untori e di diffondere il morbo per sterminare i peccatori. Agli estremisti cattolici viene attribuito anche un attentato alle Ferrovie Nord, con morti e feriti. La folla insorge e devasta le Librerie Paoline a Milano. L'Arcivescovado viene posto sotto assedio. Claudia, entrata a far parte di un movimento oltranzista, viene arrestata e fucilata assieme ad alcuni compagni. I loro corpi vengono esposti al pubblico ludibrio, mentre l'esercito interviene coi carri armati.
6 dicembre 2015: Fucilazione dell'arcivescovo Martini e di don Giussani. Il cattolicesmo italiano, privato del clero, in pratica cessa di esistere. I superstiti, che vegetano in stato catacombale, si confonderanno sempre più in una galassia di conventicole settarie.


Epilogo: 2015
A questo punto si viene a sapere che il narratore della storia è proprio Tommaso Vegas. Nuove elezioni sono state indette per pacificare gli animi degli italiani, dopo anni di dittatura militare. In un'ultima pagina si introduce un ulteriore livello di ucronia: l'intero romanzo sarebbe l'invenzione di uno scrittore in un'Italia teocratica in cui Martini siede sul soglio pontificio! 


Recensione: 

Mi è molto piaciuta quest'opera, senza dubbio una pietra miliare della narrativa ucronica, il cui titolo rimanda al 1984 di George Orwell e all'Apostolo delle Genti. Ne raccomando a tutti la lettura: è come ossigeno per la mente. Come penso debba essere ovvio, accolgo il principio cardinale della sospensione dell'incredulità ogni volta che mi immergo nei meandri di una trama fantascientifica o fantastica. Se però dobbiamo passare all'analisi dettagliata dei contenuti, siamo costretti ad evidenziare le nostre perplessità.

Fantasia e realtà 

Una scena di vivida violenza. Una rivolta anticattolica è in atto. In un bar alcuni adepti di Comunione e Liberazione vengono aggrediti, trascinati in strada e percossi selvaggiamente. A uno di loro vengono assestati poderosi calci nel ventre, che gli provocano l'eruzione di getti di vomito. Una volante giunge a sirene spiegate e carica gli attivisti di Comunione e Liberazione, senza badare nemmeno per un attimo a chi li ha massacrati di botte. Non posso fare a meno di confrontare questo pezzo di bravura del Parazzoli con quanto da me vissuto all'università, quando frequentavo il corso di laurea in Fisica, in Via Celoria a Milano, proprio nei tardi anni '80 e primi anni '90. Il braccio politico della setta neopelagiana dei Mammoniti era noto come movimento dei Cattolici Popolari, il cui nome era abbreviato in CP; in pratica avevano il potere incontrastato nell'ateneo. Non c'era alcuno che si opponesse loro. I Comitati Leninisti erano ridicoli e patetici, si limitavano a distribuire il loro fogli di carta igienica con baggianate incomprensibili scritte a caratteri fittissimi. Intanto i Cattolici Popolari invadevano interi corridoi e si mettevano a pregare, senza nessun rispetto per chi non voleva sentire le loro lagne. Il punto è che in un corridoio c'erano tavoli e sedie, con molti studenti che studiavano. Verso chi voleva studiare in pace non c'era rispetto di sorta. Arrivavano i CP e tutti dovevano sgomberare immantinente per lasciar posto alla folla orante. Si aveva l'impressione di vivere in una teocrazia. Dei militanti laicisti e di sinistra evocati come picchiatori dal romanzo parazzoliano non c'era traccia alcuna. Solo fievole segno di insofferenza verso i teocrati ciellini: una scritta in un cesso, il cui testo era il seguente: "Odiare i negri è razzismo. Odiare i CP è intelligenza!"  Non ho scritto io quella sentenza - non mi abbasso a scrivere nei cessi - ma in un'occasione ho reagito con tali parole alla provocazione di un gran numero di ciellini, che avevano ostruito il corridoio con i posti per gli studenti, rifiutando di farmi passare. Un amico mi ha trascinato via prima che lo scontro degenerasse: all'epoca ero temerario e non mi era chiaro che sarei finito pestato come un sacco di patate. Più tardi avrei ideato una forma di scherno nei confronti dei CP, il cui nome ha subìto una magica trasformazione in CIPPIRIMERLO. Il trucchetto funziona ancora, con la metamorfosi del PD in PIDDIRIMERLO.

Alcune note antropologiche 

La facilità con cui Tommaso Vegas riesce a farsi delle amanti è tale da non avere precedenti nemmeno nella storia del paese di Sodoma e Gomorra. Al docente universitario nicodemita basta una breve conversazione casuale sul treno per convincere Mara, la milfona divorziata, a concedersi e a iniziare una convivenza. E che dire dell'invereconda, morbosissima seduzione messa in atto dalla giovane Claudia, che si mette nuda nella sua stanza permettendo al professore di sbirciarla? Il Parazzoli evita di evocare l'atmosfera plumbea che regnava ai tempi in cui il romanzo stesso fu scritto, regnante Karol Wojtyła. Il tonitruante pontefice polacco rivolgeva incessantemente alle nazioni del mondo i suoi anatemi e i suoi tentativi di moralizzazione sessuale, il cui testo poteva sintetizzarsi grossomodo così: E BUBÙBU BUBÙBU!! Convinto seguace delle dottrine dell'homunculus spermatico, Wojtyła riteneva che ogni eiaculazione fosse un genocidio, così cercava di imporre alle genti, con determinazione tirannica, che lo sperma fosse trattenuto nei testicoli. I fatti paiono mostrare che, almeno implicitamente, ammettesse un'unica possibile valvola di sfogo: la pedofilia ecclesiastica (vedi i casi Groër e Maciel Degollado, etc.). Di tutto questo non troviamo la benché minima traccia in 1994 La nudità e la spada. Com'è possibile? Parazzoli si limita a menzionare qualcosa di sfuggita sull'esaltazione wojtyliana dei popoli del Terzo Mondo, che "rifiutano la contraccezione e credono nei valori". Si tace sul fatto che secondo il pontefice cracoviese, agendo così, questi popoli contribuivano a far battezzare il maggior numero possibile di homunculi prodotti dalle gonadi, altrimenti destinati alla dannazione eterna. 

Ucronia oppure onirostoria? 

Una domanda pressante. Dove possiamo collocare il punto di divergenza tra il nostro corso storico e quello del romanzo? Non è poi così facile dare una risposta sensata. La narrazione parazzoliana potrebbe anche essere onirostorica, relativa a eventi che non si sarebbero mai potuti verificare nell'universo in cui siamo costretti a vivere. Le fosche profezie che lo scrittore romano naturalizzato milanese mette in bocca all'intellettuale dell'Opus Dei, Cesare Cavalleri, lasciano piuttosto perplessi, soprattutto se si pensa al contesto dei primi anni '90 dello scorso secolo, quando la teocrazia wojtyliana rasentava il totalitarismo. Posso contare sulla punta delle dita le manifestazioni di dissidenza antiwojtyliana di cui sono stato testimone nel corso degli anni di pontificato del tiranno polacco. Eccole:

1) A Seregno comparve sul muro di un palazzo la scritta: "IL PAPA E' PEGGIO DELLA PESTE".
2) Su un banco di un'auletta di Via Celoria, nell'edificio di Fisica, uno sconosciuto ha scritto in pennarello: "WOYTILA = HITLER DELLE COSCIENZE".
3) Nei primi anni del XXI secolo, io e il fraterno amico P., esasperati dai continui "BUBÙBU BUBÙBU!", definivamo il pontefice di Cracovia "DEMENTE BAVOSO". In un'occasione un medico cattolico è rimasto raggelato nell'udire queste parole dalla bocca di P., ricordo le labbra che gli tremavano come per un tic. Come se nell'Antico Egitto qualcuno avesse inveito contro il Faraone.
4) Mentre eravamo sul treno, io e l'amico P. udimmo le proteste di una milf e di due suoi amici, che seppur timidamente protestavano contro l'invadenza dei media papisti. Come intervenimmo e facemmo sapere che eravamo d'accordo, la milf e gli altri furono sinceramente rincuorati.

5) Possiamo aggiungere una protesta politica, ma senza dubbio antiwojtyliana. Sui muri cittadini di Seregno comparve una scritta in rosso: "SOLIDARNOŚĆ FUORI DALLE PRIGIONI... NEI FORNI!" (ricordo che i diacritici del nome del movimento polacco erano corretti). Immagino lo sdegno del pubblico per il fatto che riporto queste memorie nella loro durezza. Pochi poi parlano del fatto che Lech Wałęsa proponeva la castrazione degli omosessuali. 

E poi? E poi basta. I media erano nelle salde mani dei Mammoniti, che imponevano una cappa di censura e di oppressione senza precedenti. Una situazione quasi iraniana!
Si noterà che il teologo dissidente Hans Küng ha pubblicato la requisitoria Wojtyła, il Papa che ha fallito soltanto quando l'interessato era da poco spirato, nell'Anno del Signore 2005.
Approfitto dell'occasione per scagliare vergogna sulla barba di F., un convinto anticlericale che disse di sostenere Wojtyła e di apprezarlo per via del suo impegno contro la guerra! 


Possiamo giungere a una conclusione forse lapalissiana: il punto di divergenza tra il nostro cosmo e quello del romanzo si deve per necessità collocare dopo l'insediamento di Giovanni Paolo II sul soglio pontificio, il 16 ottobre 1978 e prima dei fatti narrati. Quello che temo è che un così breve lasso di tempo sia insufficiente a giustificare la prodigiosa accelerazione degli eventi descritta da Parazzoli, così come il diffuso clima anticlericale. Un'impetuosa ondata di anticlericalismo si è verificata soltanto con l'elezione di Benedetto XVI, il 19 aprile 2005, in parte a causa dell'origine etnica del nuovo pontefice - essendo molto diffuso in Italia l'antigermanismo - in parte a causa della reazione eruttiva alla pervasiva oppressione di 26 anni di dominio wojtyliano.

Il mito della Chiesa del Silenzio

Parazzoli descrive con maestria e dovizia di particolari il commovente rito della Veglia pasquale, celebrato da un ingegnere elettronico che faceva del suo meglio per mimare il sacerdozio cattolico, ormai soppresso. Leggendo le pagine in questione, una lampadina si è accesa nella mia mente. Ricordo quando il mitissimo don F. ci parlava della repressione della religione cattolica in Cecoslovacchia, con preti che venivano torturati, rinchiusi in cubicoli in cui non potevano nemmeno muoversi, privati del sonno. Così ci disse don F., che a quei poveri testimoni di Cristo veniva applicata la corrente ai testicoli eppure essi non cedevano. "Un prete non può abiurare", precisava, come se fosse un'impossibilità fisica o concettuale, un autentico adynaton - dimenticando ovviamente la stessa esistenza di Cristóvão Ferreira e l'efficacia estrema dei feroci sistemi dei Tokugawa. Poi dovetti sorbirmi ore di geremiadi sulle comunità cristiane cecoslovacche e polacche, costrette a incontri clandestini in case di montagna e in scantinati. In netto contrasto con l'opulenza di noi brutti e cattivi cresciuti nella bambagia di un futile consumismo, quegli slavi vivevano in condizioni paleocristiane, come i perseguitati sotto l'Impero di Decio e di Diocleziano! Una mattina, mente con fatica mi levavo e mi preparavo per la quotidiana razione di tortura scolastica, mio padre ascoltava la radio. Usciva da quella macchinetta una vocina stridula, con ogni probabilità di un mammonita di CL, proclamava: "In Russia ogni giorno milioni di giovani si convertono a Dio!" Su un giornalaccio, non ricordo se fosse Famiglia Crisitana o qualche immondizia similare, un prete faceva un altro proclama: "Mentre in Occidente ci sia affanna a negare Dio, in Russia ci si sta accorgendo che senza Dio non si può vivere!" Ecco, di queste pornografie concettuali si nutriva e si accresceva giorno dopo giorno lo sconcio mito della Chiesa del Silenzio. Poi, caduto quello che il mitico Giurato chiamava Mudo li Merlino, ecco svelata la realtà. La Chiesa del Silenzio non è mai esistita! Era tutta una baggianata, un imbroglio inverecondo! Sapete quali sono i frutti del fantomatico risveglio cristiano dell'Est? Ve lo dico io. Mafia, mafiosi, gangster, assassini, papponi, puttane, pornografi, pedofili, cannibali, carnefici, produttori di snuff videos, oligarchi, policanti iniqui, tiranni, pingui popi orgiasti e corrotti col crocefisso pieghevole sul sontuoso copricapo! Schifo assoluto e nemmeno un uomo di Dio! 

Cristianesimo e asfissia

Così dice il Cavalleri a Tommaso Vegas: 

«È la conclusione di una lotta mortale. È il progetto di asfissia del cristianesimo e di ogni altra forza che si opponga in nome di una fede ad un potere che si è venuto ad identificare con lo Stato, ad una democrazia che è stata di mano in mano, subdolamente o apertamente, sostituita da una tecnocrazia manovrata da oscure oligarchie economiche che, attraverso alcuni ingenui e ambiziosi intellettuali, si sono impadronite degli strumenti di comunicazione, sotto la mascherata di un'élite laicista.» 

Tutto molto condivisibile. C'è solo un piccolo dettaglio. Cosa asfissierebbe un Cristianesimo trionfante? Ecco che ci risponde Emil Cioran: verrebbe il tempo del Carnefice della Croce. Sostengo la Rivoluzione quando mi han tolto le sostanze e son ridotto a un povero tra i poveri. Poi riconquisto le sostanze e divento un tiranno spietato. Il bello sta tutto qui. 

Curiosità 

A quanto ho letto, pare che il vescovo Roberto Busti sia stato molto sorpreso e infastidito dal trovarsi descritto nel romanzo di Parazzoli. Per contro, il Cavalleri sarebbe stato lusingato dal ruolo attribuitogli. Già mi sento il consueto urlo stridulo: "Fonti?!" Eccole: 

Ecco l'estratto, con un uso massiccio della paratassi e separazioni moleste tra l'apostrofo e la parola successiva: 

"Minaccioso eppure divertente, 1994, la nudità e la spada (e la scelta dell' anno è ovviamente un riferimento ad Orwell) intreccia pochi personaggi inventati alle tante figure reali del presente, da Giuliano Ferrara a Ida Magli, da Miriam Mafai a Eugenio Scalfari, da Giampaolo Pansa che, toccando ferro, muore in un attentato, a Barbiellini Amidei (diventato direttore dell' Avvenire), da Berlusconi a De Benedetti, dando spazio soprattutto a figure di credenti come Cesare Cavalleri, elegante ed enigmatico direttore della rivista Studi Cattolici e membro dell' Opus Dei, autore di un celebre articolo sull' Avvenire di qualche anno fa, intitolato le Mimosanti, con il quale aveva attaccato il movimento femminista. Si sono divertiti anche i personaggi da lui così disinvoltamente usati, per esempio il fucilato cardinal Martini e lo stesso Cavalleri? Quest' ultimi certamente sì: dalla Curia non ho avuto reazioni ufficiali, ma soffiate mi dicono che soprattutto Don Busti è rimasto sconcertato e arrabbiato. L' Avvenire non sa come reagire: aspetto Il sabato, per vedere come se la cavano."

Che altro aggiungere? Davvero divertente!

Altre recensioni e reazioni nel Web 

Come per altri capolavori parazzoliani, esiguo è purtroppo lo spazio dedicato sul Web. Oltre all'estesa descrizione su Wikipedia (gennaio 2019), che mi è anche servita da canovaccio per costruire questa recensione, troviamo ben poco di significativo. C'è una stringata descrizione sul sito di fantascienza wwww.delosstore.it

Sul mitico Anobii.com si trovano al momenti ben poche recensioni. Questo è il link: 

Illuminante il breve commento di Marco Cobianchi: 

"Letto molti anni fa. Bello, anche se non amo i romanzi."

Più estesa la recensione eulogistica di Lucia, che sospetto essere una simpatizzante di Comunione e Liberazione. Ne riporto il nucleo:

"Non avevo mai letto altre opere di fantastoria; e soprattutto, non avevo mai letto un’opera di fantastoria in cui il cattolicesimo è stato dichiarato fuori legge, qui, in Italia. Magari, gli abituè del genere conoscono anche dei titoli migliori: però, questo mi è piaciuto un sacco, per l’originalità della trama.
Scritto nel 1990, il romanzo è particolarmente affascinante perché ambientato in un posto che conosciamo benissimo (Milano), con protagonisti che sono in gran parte esistiti realmente (es. Don Giussani; Messori; Carlo Maria Martini). È un romanzo assolutamente realistico, nel senso che la persecuzione anticattolica comincia in sordina, poi diventa un po’ più seria, poi cresce ancora… ma in maniera del tutto graduale. E quindi, potenzialmente verosimile. Non c’è nessuna forzatura.
Anche i “capi d’accusa” alla Chiesa sono quelli che i cattolici si son sentiti ripetere millemila volte in queste anni: rifiuto del preservativo, ingerenze temporali, e bla bla bla. Nelle note, ho inserito tre citazioni che sono tratte dal romanzo, ma potrebbero campeggiare su qualsiasi quotidiano d’oggi: verosimiglianza al massimo. Da brividi."


Bizzarra è anche la recensione di Nick:

"allucinato? irrisolto?
premetto che questo libro è rimasto non letto sugli scaffali per troppo tempo, e non riesco a capire perchè...
non è il primo libro di questo filone apocalittico che leggo, e probabilmente non sarà l'ultimo. ma questo mi ha stupito, proprio come mi stupisce il motivo per cui l'ho riposto senza leggerlo per così tanto tempo...
il protagonista è uno storico, e narrando in prima persona narra da storico, è giusto... e infatti alla fine ti resta in bocca proprio lo stesso sapore come di aver letto un libro di storia, senza suspance (spero si scriva così...), senza introspezioni e retrospezioni...
eppure la lettura ti prende come un romanzo, vuoi arrivare fino in fondo anche se il finale ti è stato già raccontato nelle prime dieci pagine e il resto è tutto un racconto al passato...
boh... in ogni caso, da leggere."


Mi auguro che molti altri contributi si aggiungeranno in futuro e che di 1994 si continuerò a parlare a lungo!

sabato 12 gennaio 2019


TI VESTIRAI DEL TUO VESTITO BIANCO

Autore: Ferruccio Parazzoli
Anno: 1997

Editori:
    Frassinelli (1997)
    Mondadori (2008, formato Altri)

Genere: Romanzo
Sottogenere: Romanzo di formazione, romanzo della memoria,
     pseudo-autobiografia

Codice EAN (Frassinelli): 9788876844645
Codice EAN (Mondadori):
9788804576556
Codice ISBN (Frassinelli): 8876844643
Codice ISBN (Mondadori): 8804576553
Pagine (Frassinelli): 142 
Pagine (Mondadori): 125


Trama: 
Milano, anni '60. La bella Regina, una ragazza delicata e snob, è amata e desiderata da due uomini. Il primo spasimante è un ventiseienne bohémien che vive in una zona periferica, in una squallida mansarda, conducendo fiaccamente studi universitari senza fine e giocando ogni notte immaginarie partite a scacchi con Mefistofele. Il suo nome, che non doveva essere molto fantasioso, è sprofondato nei miei banchi di memoria stagnante e non sono riuscito a recuperarlo nel Web (forse era Stefano, ma potrei ingannarmi). Il secondo spasimante si chiama Lorenzo ed è un ex militante del Partito Comunista, pieno di nauseabondo idealismo e sposato a una donna scialba che sembra sua sorella. Ha anche un figlio, una specie di clone, roba da villaggio dei dannati! Dalla vivida descrizione dell'aspetto fisico del comunista rottamato si capisce all'istante qual è stato il modello che lo ha ispirato: Piero Fassino. Regina, che è una allumeuse, si diverte a illudere entrambi i proci, senza concedere loro granché. Ne nasce un ambiguo ménage à trois, fatto di debilitanti escursioni domenicali in bicicletta e di altre simili trovate afflittive. Lorenzo viene scaricato nel corso di una gita a Genova. Lo studente riesce invece a ottenere qualche strusciamento, ma poi quando la ragazza gli si concede è lui a rifiutarla: lei non vuole farlo nella mansarda, ma lui, in preda a un invincibile attacco di pigrizia, si sottrae alle profferte. Regina, sconvolta, abbandona tutto e si reca in un paese barbarico dell'America Centrale come missionaria laica, solo per finire brutalizzata e uccisa da una banda di spaventosi energumeni. Il finale, che mi asterrò di rivelare, ha in sé un'inaspettata vena macabra... 

Recensione: 
Questo scritto parazzoliano, definito dai critici romanzo di formazione e della memoria, è della massima importanza per un motivo molto semplice: uno dei suoi personaggi è Dante Virgili. È proprio lui: l'inquilino del terzo piano! Anche se non viene mai menzionato per nome, non ci sono dubbi sulla sua identità. Quello che più sorprende è l'omogeneità stilistica pressoché assoluta con il secondo romanzo attribuito a Virgili, Metodo della sopravvivenza, composto a quanto si dice nel 1990 - sempre stando alla narrazione di Antonio Franchini - ossia sette anni prima della prima pubblicazione del presente testo di Parazzoli. Quando ho letto Ti vestirai del tuo vestito bianco ho avuto la nettissima sensazione che interi passi di Metodo della sopravvivenza vi fossero migrati come per un prodigioso gioco di prestigio. Subito ne ho avuto piena coscienza: Metodo della sopravvivenza è stato scritto da Ferruccio Parazzoli, dalla prima sillaba all'ultima. Sono assolutamente sicuro di quanto sostengo, e che Thor mi possa incendiare il cranio con la folgore se dico il falso!

Questo riporta Franchini sul perverso personaggio parazzoliano:   

"Ricostruito con esattezza filologica assoluta: ogni frase pronunciata dall'inquilino del terzo piano era stata presa da qualche pagina di Virgili, verosimilmente, era stata da lui pronunciata nella realtà e fedelmente registrata nella memoria [...]"
(Cronaca della fine) 


Bisognerà ammettere che l'ipotesi di un Parazzoli che ricorda con memoria assoluta ogni singola sillaba proferita da un Dante Virgili somigliante al pupazzo Provolino appare per forza di cose piuttosto improbabile. Se invece Dante Virgili fosse un'invenzione di Parazzoli e dei suoi compari, in toto costruita a tavolino, tutto ciò avrebbe una spiegazione immediata, semplice e diafana come cristallo di rocca. Probabilmente Parazzoli ha scritto Ti vestirai del tuo vestito bianco introducendo una figura che poi gli sarebbe servita qualche anno dopo per scrivere proprio Metodo della sopravvivenza. In altre parole, la mia tesi è questa: in realtà Ti vestirai del tuo vestito bianco precede cronologicamente Metodo della sopravvivenza e ne costituisce il germoglio.

La descrizione di Dante Virgili occupa qualche pagina. Invito tutti a procurarsi una copia del romanzo di Parazzoli, magari prendendolo in biblioteca come ho fatto io, e a leggere con attenzione. L'inquilino del terzo piano è ossessionato dalla pornografia e dalle pratiche sadomasochistiche. Invita persino Regina nel suo appartamento e le mostra un apparato di contenzione con cui vorrebbe immobilizzare qualche vittima (si capisce fin troppo bene che la sua è un'esistenza di vagheggiamenti e di desideri inappagati). Si fa cenno alla strana alimentazione dell'uomo luciferino, che consiste quasi esclusivamente di prosciutto e di carne cruda. Si fa allusione anche alle sue croniche difficoltà pecuniarie: è proprio la caritatevole Regina a comprargli la carne trita, che altrimenti lui non si potrebbe permettere. A un certo punto l'inquilino del terzo piano ferma la ragazza sulle scale ed erompe in una sinistra profezia: "Ti vestirai del tuo vestito bianco". Proprio la frase che dà titolo al libro. Non alludeva però a un abito da sposa, bensì all'abito bianco delle missionarie laiche. Era quindi una promonizione dell'atroce morte della ragazza, che sarà violentata e sottoposta a torture prima di essere uccisa. 

Una famiglia selvatica e pagana 

Una simpatica storiella è incorporata nella trama del romanzo del Parazzoli. Si narra di un prete che nel corso del suo magistero in una valle montana impervia si imbatta in una famiglia descritta come "selvatica e pagana". Il punto è che a questa famiglia di pastori, sfuggita chissà come alla cristianizzazione, appartiene una bellissima fanciulla con l'abitudine di girare nuda per i pascoli - quasi un'immagine tratta da un quadro silvestre neoclassico in cui campeggiano procaci dee e lascive ninfe. Che accade? Semplice: il prete getta la tonaca alle ortiche, se la strappa proprio di dosso, quindi si congiunge con la pastorella pagana. Abbandonata la Chiesa di Roma, l'ex chierico finirà i suoi giorni invecchiando assieme alla sua amata, lontano dallo spettro della sua passata vita cattolica. Il tema dell'abiura della Chiesa di Roma da parte di persone che le erano devotissime non è affatto isolato nella produzione parazzoliana. Potremmo dire che si tratta quasi di un Leitmotiv. Anzi, sarà lo stesso scrittore romano, agli inizi del XXI secolo, a seguire in qualche modo le orme di Cristóvão Ferreira e per giunta senza essere stato sottoposto a coercizione alcuna dai Tokugawa, emergendo dal suo passato teista come "sciamano" e "cavaliere Jedi"

Pregi del romanzo 

Certe descrizioni evocano atmosfere melanconiche e sognanti. Questo brano mi è stato possibile trovarlo nel Web, lo riporto a titolo d'esempio:

“L’aspettammo con delle biciclette appoggiate al marciapiede, il rumore dei treni che entravano in stazione e un odore molle di sera estiva come può darlo soltanto una grande città quando il sole non si decide a tramontare ma rimane sospeso in un cielo senza colore e sembra che il buio non debba venire mai, un misto di catrame, di gas e di ligustri che ti scioglie quel filo di volontà che hai tenuto con i denti per tutta la giornata e se sei giù di corda ti mette voglia di non sai che cosa, la nostalgia di quello che non hai avuto mai.” 

E ancora: 

Nel ricordo, piacere e dolore si confondono e benchè la memoria tenda per sua natura ad addolcire ogni cosa, nel rievocare a me stesso quei giorni provo un'impercettibile fitta, come di una spina mai uscita dalla carne.

Tutto ciò fa vibrare una fibra di masochismo nel mio essere, come quando il nervo di un dente mal devitalizzato inizia a pulsare in sottofondo proprio nel bel mezzo di un orgasmo.  

Altre recensioni e reazioni nel Web 

Mi ha incuriosito una recensione apparsa su La Stampa, intitolata Sotto il vestito molto dolore. Parazzoli in stile Bergman. Nell'incipit l'autore si lamenta del fatto che il romanzo parazzoliano avrebbe raccolto meno di quanto meritava. Dubito che il problematico caso Virgili abbia anche soltanto sfiorato la sua mente. Purtroppo non è possibile procedere oltre: il sito Web richiede un pedaggio per poter proseguire nella lettura. Non pago tributi feudali agli editori e ai giornalisti! Riporto il link, nel caso qualche abbonato abbia la possibilità di completare la lettura: 


Su Anobii.com ci sono alcune recensioni: 


Numerose sono le banalità (troppo nordico, troppo intellettuale, etc.), ma trovo assai utile una citazione riportata da un commentatore:

Basta restare soli perchè ci si possa persuadere di decifrare il labirinto di fatti e sentimenti che si è venuto a creare intorno a noi. Allora siamo disposti ad assegnare un preciso valore ad ogni più piccolo avvenimento, a caricare ogni frase, che abbiamo conservato nella memoria, di un significato recondito che le parole certo non esprimono se non secondo un codice segreto, il cui vero senso porta a conclusioni spesso opposte a quando ci è sembrato intendere in un primo momento.

Che Parazzoli volesse alludere cripticamente a Dante Virgili?

giovedì 10 gennaio 2019


ROMA SENZA PAPA 

Titolo completo: Roma senza papa. Cronache romane di fine secolo
      ventesimo 
Autore: Guido Morselli
Prima pubblicazione:  1974
Editore: Adelphi
Genere: Romanzo
Sottogenere: Ucronia, satira, fantascienza fantareligione,
     fantapolitica
Codice EAN:
9788845909344
Pagine: 184 (Brossura)


Ambientazione:
Roma, Zagarolo

Personaggi: 
Don Walter, il prete svizzero.
Lotte, la moglie di don Walter, da lui amatissima ma affetta da 

     sterilità.  
Don Costantini, il nostalgico della vecchia Chiesa; leggendo tra le
     righe, si capisce che ha inclinazioni pedofile.
Don Rusticucci, il prete-affarista, romano de Roma.
Padre Johnson, un papabile afroamericano con un sorriso a 
     trentasei denti, ex giocatore di basket.
Giovanni XXIV, un monaco irlandese salito al soglio pontificio:
    fidanzato con una teosofa di Bengalore, ha la passione di allevare
    vipere.


Trama:
Fine XX secolo. L'Urbe è resa orfana della presenza papale e si respira un'aria di grande decadenza. La Santa Sede è stata infatti trasferita a Zagarolo in uno squallido complesso edilizio che sembra un gruppo di motel, il Vaticano è stato ridotto a un grande museo, la presenza papale nella basilica di San Pietro si riduce a un ologramma, proiettato lungo le navate a ciclo continuo da un'apposita macchina. L'edificio della Chiesa Cattolica Romana ha subìto riforme epocali: solo per fare un esempio, il celibato dei preti è stato abolito, anche se ai chierici non è permesso l'uso della pillola. In questo scenario stravagante e convulso, il prete svizzero Don Walter si reca a Roma con l'intenzione di sottoporre all'attenzione del Pontefice, Giovanni XXIV, un suo testo teologico intitolato Difesa dell'Iperdulia, che propugna la necessità del culto mariano in un'epoca in cui le stesse fondamenta della tradizione cattolica sono messe in discussione dallo stesso clero. Come l'ecclesiastico elvetico scoprirà presto, essere ricevuti dal papa nella sua residenza non è impresa facile. Nella defatigante attesa, non perderà occasione di annotare le principali bizzarrie antropologiche in cui si imbatte durante il suo inquieto vagare per l'augusta città. 

Recensione:
Questo è il primo romanzo di Morselli ad essere stato pubblicato, un anno dopo il suo suicidio, provocato dalla vigliaccheria e dalla perfidia del mondo editoriale italiano. Roma senza papa è un capolavoro di ironia tagliente e di sferzante satira, pieno di considerazioni oltremodo interessanti. Eppure lo scrittore nichilista non è riuscito a prevedere gli sviluppi che hanno portato alla morte teologica e ontologica della Chiesa Romana. Senza dubbio il romanzo fu ispirato dall'atmosfera del Concilio Vaticano II, che prometteva tante innoazioni. Le proiezioni nel futuro fatte da Morselli hanno però un sapore incongruo, combinando elementi di varia implausibilità. Ad esempio vediamo dipinto un clero composto in maggior parte da sacerdoti sposati e con figli, ma tuttora in abito talare e celebrante la messa in latino. Il risvolto del volume edito da Adelphi riporta quanto segue: "È questa la ‘Roma senza papa’ che si mostra a un discreto e percettivo sacerdote svizzero che vi torna dopo anni di assenza, in attesa di essere ricevuto in udienza da Giovanni XXIV: una città offesa per l’oltraggio commesso dal papa contro il turismo, ormai principale attività del Paese, «impigrita, svuotata, con un che di depresso», ma pur sempre una città che continua ad accogliere, con la consueta indifferenza, un instancabile cicaleccio teologico. Negli antri climatizzati della Università Gregoriana, in ampi refettori dalla luce soffusa, in modeste case di parroci, in convegni di seriosa incongruità proliferano e si accavallano come mai prima le teologie, e le nuove tesi vengono spesso pronunciate da sacerdoti che parlano una lingua mista fra il romanesco e lo slang americano." E ancora:  "L’acutezza ironica di questa vicenda, la padronanza con cui Morselli si muove nei labirinti delle dottrine, vere e immaginarie, della Chiesa, i magistrali ritratti di ecclesiastici di alto e basso rango, l’incessante invenzione satirica, fanno di questo libro un felicissimo romanzo di ‘anticipazione teologica’, dove le idee hanno la concretezza e il grottesco dei personaggi e dove, a ogni passo, si sente uno sguardo disincantato e penetrante posarsi su un futuro che incontriamo ogni giorno." Alcune trovate sono davvero irresistibili, come il Meridione d'Italia trasformato in un feudo dei Gesuiti con applicazione del sistema delle reducciones. Resta in ogni caso il fatto che nel testo ci sono pochi elementi profetici. Morselli immagina una Chiesa in cui il dibattito teologico è poderoso e pervasivo, in nettissimo contrasto con lo scenario a cui assistiamo ai nostri giorni, che può descriversi soltanto come morte teologica. Una morte sopravvenuta dopo una lunga agonia. Il punto di divergenza tra la nostra realtà e l'ucronia morselliana può essere collocato in qualche momento del pontificato di Paolo VI (menzionato più volte nel testo), procedendo linearmente lungo la via già tracciata da Giovanni XXIII. Nel mondo in cui viviamo, le cose sono andate ben diversamente. Si è prodotta una drastica discontinuità. Con il trapasso di Paolo VI la Chiesa Romana è sprofondata nel coma. Il pontificato mediatico di Giovanni Paolo II non deve essere visto come nuova linfa per l'istituzione ecclesiastica, ma come un villaggio Potëmkin in terra di desolazione: ciò che si è lasciato dietro è il Nulla. Il Papa Teologo Benedetto XVI è stato espulso a calci nell'augusto deretano, in brevissimo tempo, per volontà del collegio cardinalizio, forse preoccupato dalle ondate di odio antitedesco che si registravano tra il popolino. Nello stesso istante in cui Ratzinger annunciava le proprie dimissioni forzate, un fulmine si è abbattuto sulla cupola di San Pietro. Ora vediamo tutti che col Papa Podologo, Francesco I (e si spera ultimo), la morte della Chiesa Romana è realtà. Scambiare per vitalità le manifestazioni della religione cattolica nel secondo decennio del XXI secolo è come confondere con segni di vita il brulichio di masse di cagnotti in una salma decomposta! Morselli fa succedere Liberi I a Paolo VI, evitando così questo scenario.


Fantareligione e fantapolitica 

Qualcuno ha detto che la Chiesa descritta da Morselli è più spirituale di quella della nostra linea storica. Spirituale? Ne siamo proprio sicuri? Se devo essere franco, vedo nella narrazione una Chiesa altamente politicizzata e dotata di un potere temporale immenso. Nonostante il trasferimento della corte pontificia a Zagarolo, Giovanni XXIV è in grado di compiere un arbitrato per noi inconcepibile e plasmato sul modello di quel papa che spartì il nuovo mondo tra Spagna e Portogallo: essendo sorto un conflitto tra USA e URSS sul possesso della Luna, ecco l'irlandese in abito bianco dividere l'argenteo satellite con una linea ideale e attribuire le parti così ottenute alle due superpotenze. Questa è purissima ironia morselliana! Che dire poi della politica italiana in Roma senza papa? In pratica si tratta di un fantasma, di un mero riflesso della sagoma imponente e torreggiante del Papato! Mi domando quale mai possa essere stato il propellente di una simile trasformazione in senso teocratico.

Fantareligione e sessualità

Il lettore che sia arrivato fino a questo punto già lo sa: l'ecclesiastico di Roma senza papa è il prete che scopa! Il prete lo si riconosce non soltanto dall'abito talare, ma dalla prole numerosa che conduce seco per le vie. Quale stridore rispetto a ciò che si è realizzato! Nel mondo in cui viviamo, non soltanto l'abito talare è stato abolito ed è odioso alle genti, ma persino il clergyman non è più utilizzato. Questo per un motivo molto semplice: i preti si nascondono, hanno terrore di essere aggrediti in pubblico da qualche energumeno. Coi miei occhi ho visto quelle che già soltanto quando ero giovane era impensabile: a quanto pare hanno più paura i preti in un paese post-cattolico come l'Italia che nel Giappone dell'epoca Edo! Il romanzo ci dice qualcosa di più. La sessualità imposta ai preti fin dai tempi di Libero I è stata canalizzata sulla proceazione con un espediente molto semplice, il divieto degli anticoncezionali. Don Walter soffre molto perché non ha discendenti. Nonostante il suo ravanare tra le cosce dell'amata Lotte, il suo sperma non si condensa in un embrione, non trovando un ambiente adatto nell'utero di lei. Nel quadro delineato da Morselli, esiste anche qualcosa di molto oscuro. Don Costantini, fautore del celibato ecclesiastico e in questo senso ribelle ai costumi imperanti, è un pedofilo praticante. Si circonda di ragazzi di vita e li concupisce. Per usare un lessico tecnco, egli è un sodomizzatore che penetra le sue giovani vittime dopo averle adescate. In sostanza il suo modello è Gilles de Rais, con la precipua differenza che non uccide. Come il Maresciallo di Francia, egli prova disgusto per l'odore della pelle femminile e ha nei confronti degli infanti un'insaziabile quanto infame passione. Che dire? Nel nostro mondo le riforme immaginate dallo scrittore di Bologna non troverebbero assolutamente fautori, nonostante i ripetuti tentativi del Papa Podologo, anche perché il lupo don Costantini è pur sempre più vicino alla realtà rispetto all'agnello don Walter. Nel frattempo, nel mondo di Roma senza papa, Giovanni XXIV è concupito da un'illustre quanto matura fellatrice: Jacqueline Kennedy!

Fantareligione e fantapsicanalisi

Il robusto arruffone don Rusticucci fa un'esposizione delirante quanto dettagliata delle sue surreali dottrine, che integrano la psicanalisi freudiana nell'edificio della teologia nicena, per arrivare a conclusioni paradossali come la negazione dell'anima della donna. Non è difficile immaginare le cause di tutto questo. Il denaro. Don Rusticucci è dannatamente avido. Un prete-manager con le mani in pasta dappertutto, sempre pronto a sfruttare qualsiasi nuova suggestione per estendere il proprio potere, per farlo diffondere nell'Urbe come una metastasi vorace. In questo, egli incarna lo stesso Spirito della Corruzione.

Dio non è un prete 

Queste sono le parole che l'irlandese Giovanni XXIV rivolge a don Walter nel finale: 

"I preti sono portati a vedere il buon Dio a loro immagine e somiglianza, anche quando predicano che siamo noi a immagine e somiglianza Sua. Invece... bisogna persuaderci che Dio è diverso, Dio non è prete... E nemmeno frate."  

Non si tratta di parole scritte dalla moglie di don Walter, Lotte, come erroneamente riportato dalla Wikipedia in italiano (gennaio 2019). Senza dubbio alcuno siamo di fronte dal concentrato della massima profondità teologica riscontrabile in tutta la storia del pensiero cattolico. Peccato che ben pochi abbiano compreso appieno i concetti espressi da Morselli, che poi non distano troppo da quelli enunciati a suo tempo in modo assai chiaro da Senofane di Colofone (570 a.C. - 475 a.C.). I Traci hanno occhi azzurri e capelli rossi, così sostengono che i loro dèi hanno gli occhi azzurri e i capelli rossi; gli Etiopi hanno il naso camuso e sono neri, così sostengono che i loro dèi hanno il naso camuso e sono neri. Allo stesso modo, i preti hanno immaginato Dio come un prete. Non è escluso che tra le loro schiere possa esserci persino chi attribuisce alla divinità la pedofilia, seguendo lo stesso ragionamento che all'epoca fu fatto dai Traci e dagli Etiopi. 

Altre recensioni e reazioni nel Web

Segnalo una breve ma meritoria recensione di Carlo Menzinger, il famoso scrittore ucronico. Si intitola Er Papa a Zagarolo! 


Anche a costo di essere impopolare, non nasconderò l'impressione che ho sempre avuto. Non soltanto il Lazio al di fuori di Roma - ma gran parte dell'Italia Centrale - sembra una terra di nessuno, dove ogni abitato è qualcosa di spettrale e destinato all'Oblio, un po' come un nulla in mezzo al niente. Nello scritto del buon Carlo è riportata un'interessante testimonianza antropologica, che riporto in questa sede: 

"Ricordo che quando, da ragazzino (vivevo a Roma), si doveva dire di un posto triste e squallido si citava Zagarolo, pur non avendo la minima idea di come e dove fosse questa cittadina laziale. Dire “e che sei de’ Zagarolo” equivaleva a dare del “burino” al nostro interlocutore. Nel contempo sembrava un posto “lontano”, nonostante il suo essere a pochi chilometri.
Un papa a Zagarolo appare dunque come un’incongruenza allo sguardo dei romani." 


Interessante è anche la recensione comparsa su Rivista Pagina Uno, intitolata Esorcismi letterari:

http://www.rivistapaginauno.it/riflettori7.php

Queste sono le conclusioni a cui giunge l'autrice, Luciana Viarengo: 

"Anche in questo romanzo, Morselli conferma la sua capacità di affrontare realtà spinose – come già ne Il comunista o in Dramma Borghese – con la freddezza di un ricercatore, il distacco di un analista, insofferente alle ‘verità consolidate’. Talmente outsider da potersi permettere una visione dissacrante e disincantata dei tabù contemporanei." 

Su Anobii.com vediamo un gran numero di recensioni (la prima è ancora quella del Menzinger), di cui molte brevi o brevissime: 


Si insiste sul profetismo del romanzo, cosa a mio avviso abbastanza controversa.  "Mi sa che ci ha preso molto", afferma ad esempio un certo Sirjo. "Tristemente profetico", commenta AK-47, alludendo al pontificato bergoglionesco, "dirittumanistico" e pauperistico. Eppure mi piacerebbe tanto sapere dove questi utenti vedono il dibattito teologico ai nostri giorni, dove vedono l'ipertrofia dell'apparato ecclesiastico che Morselli profonde nel testo, inondando il mondo di torme di preti sposati in talare. :)