sabato 8 agosto 2020

L'ETNONIMO SHARDANA E UNA SUA SOPRAVVIVENZA IN BASCO

Si è molto parlato dei valorosi Shardana, i guerrieri che invasero l'Egitto, divenendo le guardie del corpo del Faraone Ramses II il Grande, il Ramesse di cui narrano le Scritture. Pur essendo di per sé evidente l'identità tra questi Shardana e i Nuragici della Sardegna, come ci mostra anche l'iconografia, ci sono sempre accademici che cercano di negarla con ogni mezzo. I motivi di un simile atteggiamento non sono chiari, anche se il sospetto è che in qualche modo abbiano la loro origine nella politica. 
 

 
In egiziano l'etnonimo era trascritto usando come di  costume le consonanti, ma aggiungendovi alcuni segni che possono essere considerati matres lectionis e fornire una rudimentale indicazione della pronuncia delle vocali. La traslitterazione comune è Šrdn o Šrdn.w (essendo w il suffisso che forma il plurale dei sostantivi maschili, spesso omesso). Più corrette sono le varianti Š³rd³n³ e Š³rdyn³, che presuppongono una pronuncia /ʃar'da:na/ o /ʃar'danna/. Il suono /d/ non si trovava in parole egiziane native e veniva trascritto usando lo stesso carattere geroglifico che trascriveva la dentale sorda enfatica /ṭ/ (quello che sembra una mano rattrappita). Con buona pace di alcuni studiosi wikipediani, in egiziano non avevano valore distintivo le vocali atone nella sillaba precedente quella accentata - anzi, già nel Medio Regno dovevano suonare indistinte, come /ə/. L'uso della mater lectionis ³ (il geroglifico che rappresenta un rapace) doveva servire a suggerire ai parlanti egiziani il valore di una vocale piena e distinta, /a/
     

 
Abbiamo anche trascrizioni dell'etnonimo in lingue semitiche del Medio Oriente.
Ugaritico: Šrdnn(m), Trtn(m)
Accadico: Še-er-ta-an-nu 

Queste forme mi fanno propendere per la pronuncia /ʃar'danna/, con una nasale forte. Una variante /ʃer'danna/ è certo possibile, anche se credo che non ci fosse una gran differenza: la vocale /e/ presupposta dalla trascrizione accadica era dovuta all'influenza del suono palatale iniziale. È anche possibile che fosse una vocale /æ/ molto aperta, in pratica una via di mezzo tra /a/ e /e/. Trovo incredibile e meritevole di scherno l'idea di Bartoloni (2004), riportata dai genialoidi wikipediani, secondo cui "una sostituzione di vocale avrebbe mutato completamente il significato della parola". Questo significa ignorare completamente ogni elementare principio di fonotattica dell'antico egiziano e delle lingue semitiche. Una parola come Šrdn era riconoscibile all'istante come straniera, proprio come noi tutti comprendiamo all'istante che non sono germogliate nella Firenze di Dante parole come gangster, gangbang, blowjob, snuff movie, etc. Non sarebbe ora che gli archeologi la smettessero di pretendere di occuparsi di linguistica? 
 

 
Il fatto è a quanto pare ignorato dai vasconisti, che non lo commentano nemmeno, ma esiste in basco la parola sardana, che ha un duplice significato. Come aggettivo significa "audace, coraggioso" (glossa spagnola "osado, atrevido"), mentre come sostantivo indica una particolare danza circolate tipica della Catalogna, che si crede importata dalla Sardegna. Ebbene, all'origine del vocabolo basco sardana "audace, coraggioso" sta chiaramente l'etnonimo Shardana. Ne consegue che tale etnonimo è ben fondato e ben pronunciato. In basco la consonante s trascrive un suono apicale, che sembra quasi una via di mezzo tra /s/ e la palatale /ʃ/.
 
La forma protobasca ricostruibile è *sardaNa "audace, coraggioso" (< "sardo") con una consonante nasale forte (per facilità si potrebbe scrivere *sardanna) e una sibilante apicale.
 
Stando ai suoi residui toponomastici, in paleosardo questo vocabolo doveva essere pronunciato *SÀRDANA e avere un plurale *SÀRDARA, che è effettivamente attestato come nome di paese: Sardara (in sardo Sàrdara), nella provincia del Sud Sardegna, ex Medio Campidano. 

Incredibile quanto queste parole siano trascurate dal mondo accademico. Larry Trask nel suo Etymological Dictionary of Basque (University of Sussex, 2008) non menziona neppure il vocabolo in questione, come se fosse fatto di aria sottile (made of thin air). Secondo lo studioso inglese, ormai deceduto, l'isolamento del basco sarebbe stato assoluto e tutto ciò che non rientrava in questi schemi era etichettato come "made of thin air". Ho trovato un post nel vasto Web in cui si parla dell'etimologia di sardana, ma soltanto nella sua accezione di "ballo circolare catalano" e per giunta usando un approccio che a mio avviso non è affatto scientifico.
  
 
Senza dubbio è una falsa etimologia: la formazione è incompatibile con la fonologia del protobasco e con la sua morfologia. 
Questa è la proposta etimologica dell'autore del testo, Antonio Arnaiz Villena:

SARTU (vasco)= agarrados, ensartados (castellano)
ANA (o ANAI, vasco)=hermandad (castellano)

1) sartu significa "entrare, inserire": è un infinito, non è un participio passivo col significato di "afferrati; tesi" e la semantica non quadra affatto;    
2) anai significa "fratello" e non fratellanza; la sua protoforma è complessa (Trask ricostruisce *aNanea); 
3) non si ha alcun caso di sartu come primo elemento di parole composte, ridotto a sard-: si ignora la fonotattica basca; la formazione è grammaticalmente erronea;
4) una simile paretimologia, sommamente improbabile, non spiega il nome degli Shardana, mentre al contrario il nome degli Shardana spiega il nome della danza. 

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