martedì 6 ottobre 2020

ETIMOLOGIA DI MOLOCH

Quando sentiamo menzionare il nome Moloch (scritto anche Moloc), la mente va subito a un demone che macina vite umane. Un mostro che si nutre delle persone immolate in suo onore. Si può parlare di Moloch anche in senso figurato, quando si intende attribuire a una persona o a un'istituzione un carattere brutale, che si manifesta con una sfrenata bramosia di potere assoluto e di distruzione. Una tipica frase di esempio: "Il mondo del lavoro è un Moloch"

Detto questo, Moloch è generalmente inteso come il nome di una divinità cananea. La forma ebraica del teonimo è מֹלֶךְ Mōlekh ed appare molte volte nell'Antico Testamento, in particolare nel Levitico. Si trovano anche traslitterazioni diverse, come Molech e Molek. La trascrizione greca è Μόλοχ. In latino è scritto Moloch. Stando alle Scritture, il sacrificio delle vittime, che erano bambini, era compiuto tramite olocausto: tutta la carne veniva bruciata su un altare chiamato תֹּוֹפֶת tōpheth, che fungeva da griglia. Per indicare l'atto sacrificale si trova l'espressione idiomatica לְהַעֲבִיר בָּאֵשׁ ləhaʻavīr bā'esh "passare nel fuoco". Il fuoco usato per l'olocausto era tenuto costantemente acceso. Tra gli Ebrei questi riti cruenti furono compiuti fino ad epoca abbastanza tarda, nonostante fossero ferocemente condannati dai Profeti e puniti in modo molto severo dalla Legge. A Gerusalemme, nella Valle di Hinnom (גֵּי־הִנֹּם Gēi-Hinnōm, Gēhinnōm), si trovava il tōpheth dove avvenivano le immolazioni. Il toponimo Gēhinnōm è stato adattato in Gehenna ed è divenuto sinonimo di Inferno. Tuttora la maggior parte degli Israeliti vede la cremazione con immenso orrore: la ragione profonda è connessa all'idea che bruciare un corpo equivalga a compiere un olocausto a Moloch. 
 
Moloch, Geiger e i Masoreti
 
Esiste un'etimologia considerata da molti una certezza, per quanto falsa, inconsistente e tutto sommato ridicola. Secondo questa fabbricazione, Mōlekh sarebbe derivato da מֶלֶךְ melekh "re, sovrano", con il vocalismo di בּשֶׁת bōsheth "vergogna, cosa vergognosa". In realtà non si tratta di una trovata così antica: il primo a supporre l'incrocio fonetico tra "re" e "vergogna" fu il rabbino Abraham Geiger (1810 - 1874) noto per essere il fondatore della Riforma dell'Ebraismo. Secondo questa capziosa ermeneutica cabalistica, attribuire a una parola il vocalismo di un'altra, avrebbe un significato occulto e implicherebbe per necessità un cambiamento del significato. Già esisteva una tradizione consolidata di attribuire etimologie fittizie a nomi e vocaboli di oscura origine, concependo complesse macchinazioni secondo princìpi che mi paiono illogici. Sul piano meramente fonetico, il principio ispiratore era la falsa pronuncia del Tetragrammaton יהוה YHWH, ideata dai Masoreti utilizzando le vocali di אֲדֹנָי 'Adōnai "Signore" e ottenendo così יְהֹוָה Yəhōwāh "Geova" - senza però alcun mutamento nel concetto espresso. Anche se meno nota, esiste un'altra pronuncia masoretica יֱהֹוִה Yəhōwīh, formata a partire dalle vocali di אֱלוֹהִים 'Elōhīm "Dio". In epoca più recente Wilhelm Gesenius ha proposto la pronuncia יַהְוֶה Yahweh, basandosi sulla trascrizione Ιαβε fornita da Teodoreto di Cirro e da altri autori - che tuttavia sembra influenzata dalle vocali di הַשֵּׁם ha-Shēm "Il Nome". Il problema è che Geiger ha applicato questo modo di procedere anche sul piano semantico, immaginando che trarre le vocali dalla parola bōsheth "vergogna" per applicarle a melekh "re", avrebbe prodotto qualcosa come "Re Abominevole". Questa paretimologia non è opera dei Masoreti, come pure alcuni credono nel vasto Web (anche se è masoretica la vocalizzazione). Va tuttavia notato che bōsheth è stato usato come nomignolo di scherno per sostituire il teonimo בַּעַל Baʻal in un paio di nomi teoforici. 
 
Paul Mosca ha giustamente scritto: "La teoria secondo cui una forma molek suggerirebbe immediatamente al lettore o all'ascoltatore la parola boset (piuttosto che qodes* o ohel**) è il prodotto dell'ingenuità del diciannovesimo secolo, non di una tendenziosità masoretica o pre-masoretica." (testo originale, 1975: "The theory that a form molek would immediately suggest to the reader or hearer the word boset (rather than qodes or ohel) is the product of nineteenth century ingenuity, not of Massoretic [sic]*** or pre-Massoretic tendentiousness.")

* קֹדֶשׁ qōdesh = santità
** אוֹהֶל 'ōhel = tenda
*** Con ogni probabilità l'autore ha scritto Massoretic anziché Masoretic per scoraggiare una pronuncia ortografica con una consonante sonora /z/

Ho recuperato un'informazione che credo interessante e curiosa. Prima di Geiger, John Milton chiamò Moloch "orrido re" nel Paradiso perduto. Milton aveva conoscenze di ebraico e di aramaico sufficienti per leggere l'Antico Testamento in lingua originale. Potrebbe aver appreso l'ebraico dal semitista Joseph Mede, durante il suo soggiorno a Cambridge.

Demoni e vampiri della Mesopotamia 

Abbiamo la testimonianza biblica di una coppia divina, il dio Adrammelech e la dea Anammelech, il cui culto era tipico della città mesopotamica di Sepharvaim (a nord di Babilonia) e caratterizzato da offerte di bambini tramite olocausto (2 Re, 17:31). Il nome אַדְרַמֶּלֶךְ 'Adrammelekh significa probabilmente "Re magnifico". Il nome עֲנַמֶּלֶךְ ʽAnammelekh significa probabilmente "Anu è re" (il Dio del Cielo era chiamato Anu in accadico, dal sumerico An). Le genti di Sepharvaim finirono deportate in Samaria dagli Assiri. Si hanno alcune menzioni di Maliku "Re" come epiteto accadico del Dio degli Inferi, Nergal. Abbiamo inoltre il vocabolo accadico maliku (variante malku) "ombra dei morti", usato per denotare una specie di zombie o di vampiro. Questa parola alla lettera significa "re, principe", ma è possibile che si tratti di una semplice omofonia e che la sua vera origine sia diversa. In ogni caso, non risultano riti di olocausto di bambini in onore delle ombre dell'Ade. 
 
Moloch, Milkom e Melqart 

Sono stati fatti tentativi di ricondurre Moloch a מִלְכֹּם Milkōm, la divinità degli Ammoniti, o a Melqart, il nume tutelare della città fenicia di Tiro, poi identificato con Ercole. Si tratta di due evidenti derivati della parola cananea mlk /milk/ "re". Li analizzeremo con maggio dettaglio in altra sede. La somiglianza fonetica ha portato alla confusione diversi studiosi.
 
Un antico equivoco 
 
Tra le genti di Canaan non esisteva in realtà alcuna divinità rispondente al nome e alle caratteristiche cultuali di Moloch. Ad Ugarit troviamo un dio Mlk /'maliku/, /'milku/, alla lettera "Re", connesso con l'Oltretomba; a quanto consta era destinatario soltanto di offerte di animali. In fenicio il termine mlk /molk/ significava "olocausto", "offerta sacrificale": indicava l'atto rituale, non la divinità che lo riceveva. Ciò fu notato per la prima volta da Otto Eissfeldt nel 1935. La locuzione fenicia lmlk /lə'molk/ si traduce "in olocausto" (la preposizione lə- "a" esiste tale e quale in ebraico, lingua molto simile al fenicio). Coloro che misero per iscritto i testi biblici, interpretarono questa locuzione come "a Moloch", attribuendo un essere personale a quello che in realtà era un tipo di sacrificio. Si deve parlare di "sacrificio molk" e non di "sacrificio a Moloch". Il fenicio /molk/ è passato come prestito all'ebraico e si è adattato ai suoi vincoli fonotattici, diventando Mōlekh /'mo:leχ/. Nella lingua scritturale non sono tollerate due o più consonanti in finale di parola, con l'eccezione di alcune forme verbali, così il gruppo /lk/ ha sviluppato una vocale per poter essere pronunciato. La consonante finale /k/ è diventata regolarmente una fricativa uvulare /χ/ (simile al suono dello scozzese loch). La vocale breve /o/ è diventata lunga, essendo tonica e venendosi a trovare in sillaba aperta. Detto questo, il destinatario del sacrificio molk era Baal. 
 
Etimologia di molk

Il vocabolo fenicio mlk "olocausto, offerta per combustione" non ha etimologia nota. Sono state fatte svariate ipotesi sulla sua origine, tutte scarsamente soddisfacenti nonché problematiche. Stupisce l'isolamento di questa parola: non ha parantele credibili. La somiglianza fonetica con mlk /milk/ "re" è notevole, tuttavia la distanza semantica è grande e incolmabile. Non si ha alcuna connessione evidente tra il concetto di "olocausto" e quello di "dominare, regnare, essere sovrano". Si tratta di una somiglianza fortuita. In protocananeo si risale alle seguenti protoforme: 
 
*malku "re"
*milku "re" 
*malak- "dominare, regnare, essere sovrano" 
*mulku "olocausto" 

Le prime due sono diverse vocalizzazioni di una radice comune a tutte le lingue semitiche nordoccidentali e all'accadico, la terza è la corrispondente radice verbale e la quarta è la parola problematica. Un'ipotesi è che la radice di *milku / *malku "re" e *malak- "regnare" in origine significasse "possedere". Così *mulku "olocausto, offerta per combustione" potrebbe aver significato "cosa posseduta", "proprietà del Dio". Il punto è che non abbiamo nessuna prova di questi slittamenti semantici, e non è affatto certo che il significato della parola che indicava il sovrano avesse come significato originario quello di "possedere". Alexander Militarev ed altri sostengono invece che al contrario il significato di "dominare" sia secondario e derivato da quello di "re". La forma protosemitica ricostruita è *maliku, glossata con "capo straniero". Potrebbe anche darsi che le forme cananee *malku e *milku siano entrambe esiti di *maliku. Qualcuno suggerisce che il protosemitico *maliku sia stato ricostruito con la vocale -i- per render conto dell'arabo malik "re" (che potrebbe tuttavia essere un prestito dall'aramaico); non dobbiamo dimenticarci però che in accadico la forma maliku "re, principe" è ben documentata ed è più conservativa rispetto a malku, che pure si trova. Questo per dare l'idea dell'estrema complessità dell'argomento.
 
Come riportato da James Germain Février, Jean-Baptiste Chabot ha ipotizzato un legame con il siriaco məlak "promettere", che è però semanticamente inaccettabile: il sacrificio molk è un atto reale, non una promessa di un'offerta futura. Il significato originario della parola in questione non può in alcun modo essere stato "promessa, voto". È errato tradurre l'ebraico Mōlekh con "voto". 
 
Secondo alcuni semitisti (Wolfram von Soden et al.), il fenicio mlk "olocausto" sarebbe una forma sostantivata causativa derivata dalla radice verbale ylk / wlk "offrire" tramite un prefisso m-. Tuttavia, se così fosse, non ci aspetteremmo una protoforma *mulku. Avremmo un diverso vocalismo, come ad esempio *mawliku, con una vocale tonica tra -l- e -k-, cosa che non corrisponde ad alcun dato disponibile.
 
A mio avviso è più ragionevole supporre che il protocananeo *mulku "olocausto, offerta per combustione" sia il residuo di un'antica radice che significava "passare nel fuoco, bruciare", poi andata perduta.   
 
Il sacrificio molk a Cartagine 
 
La lingua punica è una forma tarda della lingua fenicia. Il suo centro di diffusione era Cartagine. Nel corso dei secoli ha subìto peculiari sviluppi fonetici. La consonante fenicia /k/ (pronunciata [kh]), in punico si è evoluta infine in una fricativa uvulare /χ/, parallelamente all'evoluzione di /p/ (pronunciata [ph]) nella fricativa labiodentale /f/ e di /t/ (pronunciata [th]) nella fricativa interdentale /θ/. Questi mutamenti dovevano essere in corso, ma non ancora completati, all'epoca in cui Plauto scrisse il Poenulus. Esistono iscrizioni neopuniche in caratteri latini che ci permettono di conoscere questi dettagli.

milch /milχ/ "re" 
*molochim /molo'χi:m/ "re" (pl.)
*maloch /ma'loχ/ "egli regnò"
molch
/molχ/ "olocausto, sacrificio" 
 
Non va taciuto che esistono alcune peculiarità proprie della lingua punica, che non si riscontrano nella lingua fenicia di origine. Abbiamo attestazioni di una forma femminile mlkt "olocausto, sacrificio", con ogni probabilità risalente a un protocananeo *mulkatu, parallelo al maschile *mulku. Verosimilmente la pronuncia della forma femminile punica era /mol'χo:/

In punico abbiamo attestata la formula mlk 'dm bšʽrm btm (varianti mlk'dm bšrm btm, mlk 'dm bšrm bnʽtm) "un sacrificio umano della sua stessa carne" (vedi Krahmalkov). In caratteri latini si sarebbe scritto così: MOLCHADOM BYSAREM BITHEM (varianti: MOLCHADOM BYSARIM BINATHIM, etc.). Non ci sono dubbi di sorta sull'interpretazione di mlk 'dm, il cui secondo elemento è l'equivalente punico dell'ebraico אָדָם 'ādām "uomo, essere umano". Ogni tentativo di stravolgere la traduzione può soltanto essere tendenzioso.
 
Le iscrizioni di N'Gaous 
 
Quando mi sono imbattuto per la prima volta nella parola neopunica molchomor "sacrificio di un agnello" (varianti morchomor, morcomor, mochomor), ho pensato erronemente che si trattasse di un vocabolo tramandato da Agostino d'Ippona. Approfondendo l'argomento, ho trovato che invece si tratta di una parola neopunica incorporata nei testi latini di alcune iscrizioni trovate in Algeria, a N'Gaous, l'antica Nicives (Nicivibus). Nella Rete non è difficile reperire pubblicazioni sull'argomento, anche se dubbi e confusioni non vi mancano di certo. Questo ad esempio è un articolo trovato su Jstor.org:  

 
I testi, risalenti circa al III secolo d.C., sono i seguenti (ho messo in neretto il termine punico):  

1) [Q]uod bonum et faus|[tu]m feliciter sit fac[tu]m. Domino sanc|[t]o Saturno sacrum | [m]ag(num) nocturnum mor|[c]homor ex voto A(ulus) Qui|[nti]us Victor et Elia Rufina | [co]n(iux) eius pro Impetrato fil(io) l(ibentes) v(otum) s(olverunt) a(gnum) v(i)k(arium)
 
*oppure:  (pro) v(i)k(ario)
 
2) Quod bonum faus(t)um fe[lici]|ter factum sit. Domino sancto S[at]|urno, anima pro anima, sangu[ine] | pro sanguine, vita pro vita, pro salute C[o]|ncess(a)e et voto pro voto sac[ru]|m solverunt mo(l)chomor C[…|…]us Rufinianu[s …|…] co[niux ? …
 
3) Q(uod) b(onum) f(austum) f(eliciter) f(actum) s(it). D(omino)  s(ancto) S(aturno) sacrum m(agnum) | nocturnum anima pr[o] | anima, sang(uine) pro sang(uine), | vita pro vita, pro Con[ces]|s(a)e  salute<m> ex viso et voto [sa]|crum reddiderunt molc[ho]|mor Felix et Diodora li[b(entes)] | animo agnum pro vika[rio]. 

4) [Q(uod) b(onum) f(austum) f(eliciter) f(actum) s(it) sacrum] magnum [noc]|[tur]num anima pro anima, vita pro [vi]|ta, sanguine pro sanguine, pro salu[te] | Donati, sacrum solvit ex viso capi[te m]|orcomor  Faustina agnum pro vi[kari]|o libens animo reddit.
 
5) Quod bonum faustum feliciter factum sit. | Domino sancto Saturno magnum nocturnum […] co […] ex [viso …|…] sacrum […
 
6) Q(uod) [b(onum] e(t) f(austum) f(eliciter) s(it) (factum), D(omino)  s(ancto) S(aturno), | sac[r]u(m) mag(num) nocturnum | anim[a] pro anima, vita pro | vita, s[a]ng(uine) pro sang(uine), morch(omor), ag[n](um) vik(arium), M(arcus) Cossutius Mar(…) | pro [Do?]nato  fi(lio) lib(ens) a(nimo) vot(um) red(dit). 

La forma morchomor è derivata dall'assimilazione di -l-, causata dalla -r finale. Come si vede dall'analisi delle iscrizioni sopra riportate, è esplicitamente menzionato l'oggetto del sacrificio: l'agnello (agnum, all'accusativo). È anche menzionato il fatto che l'olocausto dell'agnello è fatto in sostituzione (pro vikario, vikarium) qualcosa di diverso: l'olocausto di un bambino. Inoltre si comprende che il destinatario del sacrificio era Baal, identificato con Saturno (Crono).  
 
Tendenziosità moderne 
 
Alcuni biblisti, forti dell'autorità delle Scritture, si rifiutano di prendere in considerazione i dati del fenicio e del punico e per motivi religiosi insistono con l'esistenza personale di Moloch come divinità. Tuttavia rifiutano il vocalismo di Molekh cercando di restaurare una lettura Melekh "Re", presumibilmente pre-masoretica, da loro considerata la sola autentica. L'argomento da loro fornito si basa sulla traduzione greca dell'Antico Testamento detta Septuaginta o LXX. Ebbene, nel Pentateuco della Septuaginta troviamo che Mōlekh è sorprendentemente tradotto con ἄρχων (árkhōn), ossia "governatore, comandante, capo". Più precisamente, in Levitico 18,21 e in Levitico 20,1-5, troviamo לַמֹּלֶךְ la-Mōlekh (lammōlekh) "a Moloch" tradotto col dativo ἄρχοντι (árkhonti). Questo però non prova che la traduzione sia corretta e che ἄρχων (gen. ἄρχοντος; pl. ἄρχοντες) "governatore, comandante, capo" corrisponda alla perfezione a melekh "re" sul piano semantico. Un re possiede una dimensione mistica ed esoterica sconosciuta al governatore. Non mi risulta affatto che in greco le parole ἄρχων e βασιλεύς "re" siano mai state usate come sinonimi. La spiegazione è secondo me del tutto diversa: i 72 traduttori, pur provendo dalle Tribù di Israele, hanno risentito di profondi influssi dello Gnosticismo. Nei sistemi degli Gnostici, la parola Arconte era usata per indicare le potenze demoniache che governano il mondo. Così si deve tradurre ἄρχοντι "al demone". I traduttori potrebbero essere stati Esseni, ed è comunque un dato di fatto che il testo in ebraico da essi utilizzato non è quello della tradizione rabbinica. Anche di fronte all'evidenza lampante offerta dalle attestazioni del neopunico molchomor "sacrificio di un agnello", questi biblisti non demordono. Affermano così che l'ebraico אִמֵּר 'immēr "agnello" non sarebbe potuto diventare -omor. Questo loro argomento è semplicemente insulso. Il punico era sì molto simile all'ebraico, ma non identico; i suoi suoni erano peculiari e frutto di un'evoluzione propria, indipendente da quella della lingua di Israele. È davvero molto stupido credere che in punico le parole dovessero sottostare alla fonologia dell'ebraico biblico, come se questo fosse l'unica lingua possibile a cui ricondurre qualsiasi cosa. 
 
Manipolazioni ideologiche buoniste 

In quegli infetti nidi di vipere che sono le università americane, è stata partorita un'idea politically correct che ha meno senso dei peti dei muli, basandosi sui più folli preconcetti di quest'epoca degenerata. Nonostante siano stati trovati inequivocabili resti di ossa carbonizzate di bambini in luoghi dedicati al culto di Baal, va guadagnando terreno la tesi secondo cui i Cananei sarebbero stati adoratori dei Puffi, da loro onorati con offerte floreali e cantilene puerili!

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