martedì 12 settembre 2017

NOTE SUL LAVORO DI WILLIAMS

Hugo Williams (Università di Melbourne) è l'autore dell'ambizioso lavoro A defence of B-Series Eternalism: A facilitator between self & physics, in cui si intende fornire una dimostrazione della teoria B-eternista, o eternismo non tensionale, che considera il tempo come un insieme ordinato di configurazioni statiche anziché come un flusso. In quest'ottica, l'attimo presente non si troverebbe in alcuna posizione di privilegio rispetto agli attimi passati e futuri, che sono tutti dotati della stessa realtà. Lo studio in questione può essere consultato e scaricato gratuitamente al seguente url:


Mentre scrivo, Williams è ancora uno studente graduato, eppure è già diventato un missionario della Setta dei B-Eternisti, fanaticamente convinto della natura soggettiva dello scorrere del tempo. Già nella descrizione del contenuto del suo breve articolo, egli sostiene di voler argomentare che la narrazione eternista del tempo è corretta e che è la più compatibile con la fisica e con il sé. Questa cruciale dimostrazione, a sentir lui, sarebbe contenuta - incredibile dictu - in sette pagine. 

Egli afferma quanto segue:

"La più notevole obiezione è che l'eternismo non può rendere conto del flusso temporale o della nostra fenomenologia temporale, del fatto che il tempo sembra fluire per primo e che il tempo sembra passare attraverso momenti di futuro/presente/passato rispetto alla nostra mente. Il tempo mi sembra fluire, e persino Einstein lottava contro ciò, ma dovette concludere che questo flusso non è nel tempo stesso."

Premesso che non ho in tasca una risposta definitiva e inconfutabile alla delicatissima questione dell'ontologia temporale, devo dire di essere molto scettico sulle teorie B-eterniste. La questione non sarà certo risolta da un post, come non lo è dall'articolo di Williams, ma ho alcune obiezioni, che a quanto pare non sono state mosse in alcun contesto accademico, o almeno non sono riuscito a trovarne traccia.

1) Una grave e sistematica confusione tra percezione e realtà soggiacente

La soggettività della percezione del flusso temporale è confusa da Williams, come già da Gödel e da Einstein, con l'assenza di ontologia del flusso stesso. Così riassume lo studente di Melbourne:

"Se noi tentiamo di dire che il flusso è caratteristico del mondo, allora perché nessuno stato cognitivo, empirico o temporale può collocare un flusso che è consistente tra la gente? Nonostante questo, se accettiamo che il tempo non abbia in se stesso un flusso oggettivo, e che prenda il suo flusso dal tempo stesso, ma anche che il movimento direzionale del tempo è stabilito dal suo flusso, allora come venire da <qualche parte> e rendere conto del tempo oggettivo? Questa inconsistenza con i propri requisiti soggettivi di flusso temporale, e la sua registrazione ad opera dello stato temporale della gente, indica che se non possiamo rendere conto empiricamente della sua oggettività, allora è minato dalla sua percezione inconsistente da parte delle nostre menti temporali/soggettive e dai requisiti che riponiamo in esso. Ciò che sembra, è che sia una proprietà completamente soggettiva che è creata come metafora per fondare noi stessi e i momenti nel più vasto passaggio del tempo o la nostra fenomenologia temporale intuitiva."

Nella mente dell'autore non è chiara la differenza: secondo la sua logica dire che la percezione del tempo che passa dipende dal contesto ed è soggettiva, equivale a dire che l'universo è immobile e che non esiste il mutamento. Affermazioni gravissime per le conseguenze che comportano. Questa confusione può essere messa in evidenza da questa sequenza di eventi:

istante t1: Albert stringe tra le mani un bicchierino
     con un cicchetto di acido cianidrico
istante t2: Albert si porta alle labbra il bicchierino
istante t3: Albert ingerisce l'acido cianidrico
istante t4: Albert stramazza al sulo, fulminato dal veleno.

Non c'è alcuna soggettività nel flusso che porta dall'istante t1 all'istante t4. In ogni caso, quale che sia la percezione di Albert, varrà la proposizione seguente: "t1 precede t2, che precede t3, che a sua volta precede t4". Non è possibile invertire questi istanti. Negando questo dato di fatto, lo stesso Einstein, così perfettamente razionale, ha flirtato pericolosamente con la pseudoscienza. L'eternismo non tensionale attribuisce a t1, t2, t3 e t4 la stessa dignità ontologica nell'eternità, senza distinguere passato, presente e futuro, ma non può spiegare il loro avvicendarsi.

2) Insensatezza delle configurazioni statiche

Se immaginiamo che il tempo abbia origine in un universo statico, ecco che le nostre sequenze dotate di senso (causalità), ne sarebbero prive nell'universo d'origine. Chi avrebbe ideato l'insieme di configurazioni che sta dietro a ciò che chiamiamo "evento"? Partendo da cosa? Dovremmo presupporre un disegnatore paranoico che dispone in ordine quadri ritraenti leoni predanti e gazzelle fuggenti, al fine di creare una specie di cartone animato - che è la realtà in cui viviamo! E codesto disegnatore da dove trarrebbe ispirazione per creare o plasmare e disporre in ordine i quadretti in questione? Trarrebbe ispirazione da un altro universo più grande del nostro? E tale universo, da dove trarrebbe a sua volta la sua origine? Dato che questo disegnatore dovrebbe agire, sarebbe lui stesso sottoposto al divenire, al passaggio da una configurazione a un'altra. E il suo "tempo", da dove trarrebbe origine?

3) Insensatezza del quadro universale  

Se affermassimo che gli eventi esistono indipendentemente dalla loro collocazione in quello che chiamiamo "tempo", allora l'intero corso della storia dell'Universo esisterebbe da sempre e per sempre, o meglio, nell'eternità. Resta allora da capire cosa significherebbe mai questo immane quadro definito al di fuori di quello che percepiamo come "flusso". Sarebbe un affresco scoordinato di proporzioni inconcepibili, che comprende tanto i dinosauri quanto il contesto in cui Cicciolina ha preso in bocca i suoi primi uccelli, ricevendo i suoi primi carichi spermatici. Mentre noi potremmo, a patto di disporre delle informazioni necessarie, tracciare una cronistoria degli eventi che dai dinosauri hanno portato a Cicciolina nel corso di milioni di anni, Williams e i suoi consimili non ci possono riuscire, in quanto negano il principio stesso di causa-effetto per affermare una forma radicale di monadismo in cui ogni configurazione a noi nota come "istante" è scollegata da tutte le altre. 

4) Violazione del principio di economia ontologica

Come impedire la moltiplicazione infinita dell'universo fisico? Possiamo evidenziare un grande paradosso. Il mondo scientifico usa in modo disinvolto il Rasoio di Occam per radere ogni possibile complessità che non vuole accettare, come quando ad esempio riduce l'autocoscienza alla neurochimica, per poi negare lo stesso Rasoio di Occam quando si tira in ballo lo studio della natura del tempo!

Conclusioni:

Per quanto la Scienza dia segno di allinearsi al B-eternismo, non posso fare a meno di rilevare in questa teoria la presenza di bachi pseudoscientifici. Come gli pseudoscienziati, anche i seguaci di questa teoria pertono dalle conclusioni ("il tempo non esiste") e raccolgono quelle che ritengono evidenze in grado di dare conferma al loro pregiudizio. Il fatto che Einstein fosse un logico rigoroso nell'enunciare teorie come la relatività ristretta e la relatività generale, non implica che fosse immune da errori anche gravi quando si avventurava nel campo minato dell'ontologia temporale. In questo caso partiva da un dogma, procedendo come i moderni anti-vax. Questo atteggiamento lo portò anche a negare i fondamenti della stessa fisica quantistica ("Dio non gioca a dadi"), nonostante tutte le evidenze sperimentali, e a rifiutarsi di prendere in considerazione le conseguenze (es. "la spaventosa azione a distanza"). Come l'eternismo non tensionale possa conciliare questo spaventoso marasma, il nostro Williams non ce lo dice. 

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