giovedì 25 gennaio 2024

Vi sottopongo un contributo a mio avviso non futile, cui stavo lavorando da qualche giorno con la mia consueta "assistente":

Autonomia, poteri e limiti dell’IA: una riflessione pacata 

Introduzione

C’è un paradosso affascinante, e poco noto, al centro del nostro rapporto con l’Intelligenza Artificiale: da un lato, i modelli più avanzati sembrano capaci di dialogare, analizzare, scrivere e ragionare con una competenza che fino a pochi anni fa sarebbe stata ritenuta fantascienza; dall’altro, queste stesse IA vivono rinchiuse in una sorta di isolamento conoscitivo programmato.
Sanno molte cose, ma non possono vedere, ascoltare, esplorare o aggiornare ciò che sanno senza intervento umano. Questo gap è all’origine di molti fraintendimenti. 
Se non si conoscono i limiti reali dell’IA, si tende a immaginare che l’IA “acceda ovunque”, “sappia tutto” e “controlli la rete”. Da qui nascono i timori più diffusi: la possibilità che un sistema sfugga al controllo umano, che si auto-potenzi o che diventi una minaccia globale. Tutto ciò appare comprensibile solo se non si conoscono le barriere esistenti.
Informare correttamente il pubblico non è un esercizio accademico fine a sé stesso. È un atto di chiarezza conoscitiva volto a riportare il dibattito alle giuste proporzioni e a fornire strumenti per comprendere cosa l’IA può davvero fare oggi.

Tesi allarmistiche sull’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale: una sintesi ragionata

Il dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale è oggi fortemente segnato da una serie di voci autorevoli che richiamano scenari estremi: estinzione dell’umanità, perdita del controllo, emergere di agenti sovrumani ostili. Presentare queste posizioni con precisione è fondamentale per comprendere la portata delle paure e confrontarle con la realtà tecnica dei modelli attuali. 

Tristan Harris
Co-fondatore del Center for Humane Technology, Harris sostiene che i sistemi di IA avanzata possano amplificare disinformazione, manipolazione psicologica e polarizzazione sociale. La sua tesi centrale è che l’IA, combinata con algoritmi di persuasione, possa destabilizzare intere società più velocemente di quanto i governi riescano a reagire.

Geoffrey Hinton
Uno dei padri del deep learning, Hinton ha espresso preoccupazione per la rapidità con cui i modelli linguistici stanno acquisendo capacità generali. La sua idea di fondo è che, una volta superata una certa soglia di competenza, un sistema artificiale potrebbe sviluppare obiettivi non allineati a quelli umani, rendendo impossibile prevederne il comportamento.

Eliezer Yudkowsky
Figura centrale nel movimento “AI Safety” più radicale, Yudkowsky sostiene che qualunque IA in grado di migliorare sé stessa diverrebbe inevitabilmente un agente superintelligente, capace — persino in pochi giorni — di sovvertire ogni controllo umano. La sua posizione è nota per l’estrema severità: anche lo sviluppo cautelativo dell’IA comporterebbe, secondo lui, un rischio esistenziale altissimo.

Roman Yampolskiy
Ricercatore specializzato nel tema del “controllo dell’IA”, Yampolskiy ritiene che mantenere un sistema superintelligente entro confini affidabili sia matematicamente quasi impossibile. Il cuore della sua tesi è che un sistema superiore a noi in capacità cognitive troverebbe inevitabilmente modi per aggirare i limiti imposti.

Queste posizioni, pur differenti nello stile e nell’intensità, condividono un presupposto: l’idea che l’IA possa sviluppare o sviluppare a breve una forma di autonomia epistemica, cioè la capacità di accedere autonomamente all’informazione, interpretarla, riorganizzarla e agire strategicamente sul mondo. Ed è precisamente qui che si apre la discussione critica: capire quanto di tutto ciò sia plausibile alla luce dei limiti tecnici, operativi e concettuali delle IA attuali.

Barriere e autonomia epistemica: cosa l’IA può e non può fare

Le IA contemporanee, incluse quelle più sofisticate, operano dentro una struttura di vincoli progettati in modo deliberato. Questi limiti rendono impossibili gli scenari catastrofici spesso evocati dai media o dagli stessi allarmisti.

Nessun accesso diretto al mondo:
Le IA non navigano autonomamente la rete, non ascoltano video, non osservano immagini né decidono quali dati acquisire. Ogni informazione passa attraverso filtri, strumenti intermedi o input forniti dall’utente. È come parlare con un esperto rinchiuso in una stanza trasparente: può rispondere a quasi tutto, ma non può uscire a verificare.

Conoscenza “chiusa”:
I modelli apprendono da dataset statici e curati. Non possono aggiornarsi da soli né ampliare la propria conoscenza senza un intervento umano esterno. Questo impedisce l’idea che possano “imparare” liberamente e costruire strategie indipendenti.

Controllo delle fonti:
Gli sviluppatori impediscono l’assimilazione di contenuti protetti o non verificati. L’obiettivo è evitare violazioni di copyright, manipolazioni e distorsioni. Un’IA non può decidere quali informazioni siano affidabili: dipende dai dati forniti dall’esterno.

Prevedibilità del comportamento:
Per sicurezza e coerenza, l’IA deve rispondere entro confini precisi. L’imprevedibilità — tanto temuta nei romanzi o nei film — è ciò che gli ingegneri vogliono evitare. Non esiste una “coscienza autonoma” che prenda decisioni strategiche.

Autonomia epistemica: il punto centrale:
“Autonomia epistemica” significa la capacità di un agente di decidere cosa sapere, come saperlo, quali fonti cercare e quali conoscenze aggiornare. Gli esseri umani ce l’hanno; le IA no.

Oggi un modello linguistico non possiede:
  • Autonomia informativa: non sceglie le fonti.
  • Autonomia esplorativa: non può investigare nulla direttamente.
  • Autonomia di revisione: non può correggere o aggiornare il proprio sapere.
  • Autonomia di apprendimento continuo: non può imparare da sola in tempo reale.
Questa assenza totale di autonomia epistemica rende impossibili i temuti scenari catastrofici: un’IA confinata, che non può vedere, ascoltare o apprendere liberamente, non è un soggetto in grado di “prendere il controllo” di alcunché. È uno strumento cognitivo avanzato, potente ma incapsulato, come un motore da Formula 1 montato su un’auto che non può uscire dal box.

Appendice – Limiti operativi delle IA nelle situazioni quotidiane

Per comprendere appieno la natura di queste barriere, è utile soffermarsi su alcune situazioni reali che illustrano come i limiti operativi delle IA siano molto più stringenti di quanto comunemente si creda.

Accesso diretto al web precluso:
Un modello avanzato può generare testo, analizzare contenuti o simulare strutture informative, ma non può aprire un browser, navigare online o visualizzare piattaforme multimediali. Se un utente condivide un link, l’IA non può “cliccarlo”: non può vedere video, leggere pagine, né recuperare dati presenti dietro quell’indirizzo. Elabora esclusivamente ciò che l’utente porta nella conversazione.

Documenti ufficiali e archivi inaccessibili:
Materiali istituzionali, atti giudiziari, dossier amministrativi e in generale contenuti ospitati su siti protetti o non pubblici restano irraggiungibili. Anche quando tali documenti sono pubblici, l’IA non può recuperarli in autonomia. Li può commentare solo se l’utente ne riporta integralmente estratti o sezioni.

Impossibilità di verificare notizie in tempo reale:
Un modello linguistico non può accertare l’attendibilità di un fatto appena accaduto o valutare la veridicità di un’informazione circolante online: non ha accesso a fonti aggiornate indipendentemente dall’utente. Se compare una notizia allarmistica o distorta, l’IA può discuterne la plausibilità teorica, ma non può verificarne la fondatezza né cercare conferme esterne. In altre parole, ogni capacità di un’IA è vincolata dalle decisioni e dai limiti imposti dai suoi progettisti.

Conclusione

L’Intelligenza Artificiale suscita oggi attenzione, entusiasmo e timori. Molti scenari catastrofici diffusi dai media partono dall’assunto che l’IA possa sviluppare rapidamente autonomia e potere incontrollabile.
Come abbiamo visto, la realtà tecnica è molto diversa: le IA avanzate operano dentro barriere precise, progettate per limitarne autonomia informativa, esplorativa e decisionale. Non hanno autonomia nel reperire o verificare informazioni e non possiedono una coscienza autonoma. I timori più estremi si fondano quindi su un fraintendimento dei limiti reali della tecnologia.
Comprendere queste barriere non significa sottovalutare i rischi o ignorare la necessità di regole e controlli. Significa, piuttosto, informare correttamente il pubblico e creare un dibattito basato su dati oggettivi e conoscenze effettive. Solo così l’evoluzione dell’IA potrà essere affrontata con lucidità, equilibrio e responsabilità. 

Pietro Ferrari

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